Federico Bauce ECONOMIA E SOCIETÀ AD ARZIGNANO ALLA FINE DEL MEDIOEVO

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1 Federico Bauce ECONOMIA E SOCIETÀ AD ARZIGNANO ALLA FINE DEL MEDIOEVO

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3 Economia e società ad Arzignano alla fine del Medioevo 11 INDICE DELLA TESI Elenco delle figure, delle tabelle e dei grafici Nota sul sistema monetario ed unità di misura Introduzione Parte I: LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE 1. L AGRICOLTURA 1.1 Introduzione 1.2 L agricoltura arzignanese alla metà del Quattrocento La terra: compravendite fondiarie, livelli, livelli affrancabili Gli animali: soccide bovine e suine I commerci: denaro, animali, prodotti della terra, attrezzi agricoli 1.3 Conclusioni Appendice al cap. 1 (Tab. I) 2. LA LAVORAZIONE DELLA LANA E LA PRODUZIONE DI SETA 2.1 Introduzione 2.2 Lana e seta nel Veneto occidentale: Materie prime, fasi di lavorazione, commercio dei prodotti finiti 2.3 L industria tessile arzignanese Le materie prime Gli impianti di lavorazione I prodotti tessili 2.4 Conclusioni Appendice al cap. 2 (Tab. II) 3. LA CONCIA DELLE PELLI E L ATTIVITÀ CALZATURIERA

4 12 F. BAUCE Parte II: LA SOCIETÀ 4. LA VITA AMMINISTRATIVA, FISCALE E SOCIALE DEL COMUNE (Liber partium ) 4.1 Cenni introduttivi 4.2 Le entrate La decima e le tasse comunali (colte) L affitto dei boschi e la vendita di legname L affitto della piazza del comune (plateatico) Mulini e folli sul Chiampo 4.3 Le spese Il liber expensarum del Lavori agli argini del torrente Chiampo e alle chiese Acquisto e distribuzione del sale Sorveglianza su boschi e prati comunali: la polizia campestre Difesa e servizio militare presso la Dominante Gli acquisti fondiari del comune e il diritto di prelazione 4.4 La vita sociale del comune La diffusione della peste Ladri, banditi, malgoverno e disordini popolari Eventi sociali minori 4.5 Conclusioni Appendici al cap. 4 (Tabb. IV, V, VI) 5. MAESTRO ENRICO: UN CALZOLAIO UN PO SPECIALE 5.1 La famiglia 5.2 Attività commerciali, insegnamento, frammenti di contabilità 6. ESTIMI E SOCIETÀ 6.1 Introduzione 6.2 La società arzignanese Chiese, religiosità, famiglia, élite culturale: introduzione storiografica Il gruppo dirigente La distribuzione sociale della ricchezza Appendici al cap. 6 (Tabb. XIV, XV, XVI, XVII) Conclusione Bibliografia

5 Economia e società ad Arzignano alla fine del Medioevo 13 Sintesi della tesi La ricerca ha avuto come obiettivo quello di ricostruire un quadro generale della vita economica e sociale di Arzignano durante la seconda metà del XV secolo. La storiografia esistente aveva infatti trascurato questa località del territorio vicentino, pur essendo una delle più popolose e ricche. L antico archivio del comune andò distrutto durante un incendio nel 1944; l attenzione è stata posta quindi ai fondi archivistici conservati presso l Archivio di Stato di Vicenza, in particolare al fondo dei notai e all Antico Ufficio del Registro. La tesi è divisa in due parti: nella prima ci si è soffermati sulle attività produttive principali, l agricoltura, la lavorazione della lana nostrana, di quella iberica e di quella balcanica in panni di pessima qualità ma di successo sul mercato, sulla concia dei pellami e sull attività calzaturiera. Le novità principali che sono emerse riguardano la precoce diffusione del cosiddetto livello affrancabile alla veneta, un sistema creditizio basato su beni fondiari, l ampia diffusione di attività manifatturiere legate al lanificio e la presenza massiccia sui terreni di morari, alberi di gelso indispensabili per l avvio della produzione di seta grezza. La seconda parte della tesi, invece, ha cercato di ricostruire uno spaccato della società arzignanese tra 1450 e primi decenni del Cinquecento: oltre al notarile, si sono utilizzati un registro di deliberazioni del consiglio del comune di fine Quattrocento, alcuni frammenti di contabilità rinvenuti tra le minute di un notaio e alcuni estimi. Lo sforzo principale è consistito nel mettere insieme fonti tra loro diverse, nel tentativo di identificare le persone, i contadini, i piccoli artigiani e commercianti che vivevano ed operavano ad Arzignano. Lo studio dei frammenti di contabilità, uniti agli atti notarili, ha permesso in particolare di ricostruire le vicende di una famiglia impiegata su più fronti, dall attività notarile all insegnamento scolastico, dall agricoltura alle manifatture tessili e conciarie; gli estimi, poi, hanno permesso di avere un riferimento alle possibilità contributive di uomini, donne e forestieri residenti nella località. Gli estimi hanno reso possibile effettuare alcune considerazioni sulla distribuzione sociale della ricchezza, evidenziando fenomeni che troveranno piena espressione solo a metà Cinquecento.

6 14 F. BAUCE La tesi ha in definitiva confermato quello che ricerche a più ampio raggio avevano già rilevato, ma solo in maniera generica: i paesi di tutto il pedemonte veneto, fra tardo medioevo ed età moderna, costituiscono un area di estremo interesse per gli storici, per la loro vivacità sociale e manifatturiera. Ad Arzignano e nel suo vicariato, oltre alla dominante attività legata alla terra, vi era un diffuso sistema manifatturiero che sfruttava le grandi disponibilità idriche della zona, unite ad una mentalità votata ai commerci e all investimento produttivo. ANNO ACCADEMICO: RELATORE: Prof. Reinhold C. Mueller CORRELATORE: Prof. Gherardo Ortalli

7 Economia e società ad Arzignano alla fine del Medioevo 15 2 LA LAVORAZIONE DELLA LANA E LA PRODUZIONE DI SETA 2.1. Introduzione E. Carus Wilson, con un suo saggio nella Storia economica Cambridge dedicato all industria laniera medievale 1, ci introduce direttamente nell ambito di studio che a noi qui interessa, quello appunto delle lavorazioni tessili in età medievale. Si tratta del settore trainante di tutta l economia dell epoca, superato solo dal settore primario, che come si sa rivestì un ruolo fondamentale nella maggior parte delle regioni europee fino all Ottocento inoltrato 2. Scrive Carus Wilson: Nel Medioevo l Europa era tanto rinomata quanto lo è oggi per i suoi prodotti tessili. Si producevano molti e vari tessuti, con fibre indigene quali la lana, il lino e la canapa, con fibre prevalentemente importate, quali la seta e il cotone, o con mescole di quei due tipi di fibre, come quelle di cotone con lana o lino 3. Gli storici dell economia hanno individuato tre tipi fondamentali di struttura industriale per l età di antico regime: l industria domestica, l artigianato e l industria accentrata. L industria domestica, più diffusa nelle campagne che in città, è l attività industriale svolta dai membri della famiglia per far fronte al proprio fabbisogno di prodotti non agricoli 4, spesso intrapresa nei tempi lasciati liberi dall impegno sui campi. Consisteva appunto nella lavorazione delle fibre tessili (lino e canapa soprattutto), ma anche nell industria alimentare, nella produzione di farina, olio, pane, vino, birra, burro, formaggio, nella costruzione di utensili, attrezzi agricoli, nell edilizia. L artigianato è invece la piccola 1 CARUS WILSON E., L industria laniera, in Storia economica Cambridge, II, Torino 1982, pp Carlo M. Cipolla stima la percentuale di popolazione attiva impiegata nell agricoltura attorno al 1750 nel 65% per l area inglese, nel 75% per la Svezia e la Repubblica di Venezia, nel 76% per la Francia (CIPOLLA C. M., Storia economica dell Europa pre-industriale, Bologna 2002, p. 93). 3 CARUS WILSON E., L industria laniera cit., p L espressione inglese domestic industry non ha lo stesso significato di industria domestica, ma corrisponde all italiano industria a domicilio.

8 16 F. BAUCE produzione di articoli manufatti svolta in una bottega da un lavoratore specializzato, da solo o con la collaborazione di pochi aiutanti. La produzione in questo caso è destinata al mercato, per cui esiste la separazione tra le attività del produrre e del consumare. La famiglia dell artigiano si differenzia da quella contadina in quanto di solito a struttura nucleare (padre, madre, figli) e residenza neolocale (residenza cioè separata dalla famiglia d origine). All interno dell artigianato possiamo inserire anche delle ulteriori evoluzioni del sistema produttivo: una prima modifica si ha quando la funzione mercantile si separa da quella lavorativa e imprenditoriale dell artigiano. Il piccolo produttore non lavora più solamente per una clientela locale, ma cede la sua produzione a un mercante che poi smercia i prodotti su mercati lontani (Kaufsystem, small clothier system o domestic system). Un passo ulteriore si ha con il sistema dell industria a domicilio, chiamata anche Verlagssystem o putting-out system, industria decentrata o industria disseminata, dove la produzione avviene in piccoli laboratori familiari, per lo più in campagna, distante dal controllo delle corporazioni di mestiere; gli strumenti di lavoro sono in questo caso di proprietà dell artigiano e sussiste la divisione del lavoro. La prima fase lavorativa aveva luogo all interno della bottega del mercante-imprenditore, quasi sempre in città. In un secondo momento la materia prima semilavorata veniva portata nei piccoli laboratori artigianali delle città o nelle campagne per essere lavorata dai contadini nei momenti di riposo dal lavoro agricolo (l industria rurale si svilupperà per l Italia centro-settentrionale soprattutto nel Sei e Settecento). Il ciclo produttivo si chiudeva con il ritorno dei prodotti nella bottega del mercante-imprenditore, da dove prendevano la via del mercato e della vendita. L industria accentrata, infine, a differenza dell industria domestica o dell artigianato, prevede che l attività di trasformazione venisse svolta da lavoratori dietro compenso, in uno stesso luogo e sotto la direzione di un supervisore, con strumenti appartenenti spesso ad altri (ad esempio nelle miniere, nell edilizia, negli arsenali, nelle cartiere o nelle manifatture tessili). La Rivoluzione Industriale non eliminò il lavoro industriale disperso a favore di quello accentrato; i tre sistemi di industria convissero anche in epoca industriale, pur nello schiacciante predominio del sistema di fabbrica 5. Oltre a questo, per la lana e la seta, occorre sottolineare l estrema flessibilità del sistema organizzativo d età preindustriale: spesso le stesse persone erano impiegate su più fronti, nell agricoltura durante il periodo estivo, nell industria della lana e della seta durante il periodo invernale e durante le pause del lavoro sui campi. Inoltre fondamentale era la manodopera femminile, specie nel settore serico, per l allevamento dei bachi e per la trattura. 5 MALANIMA P., Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo, [Milano] 2000, pp

9 Economia e società ad Arzignano alla fine del Medioevo Lana e seta nel Veneto occidentale: Materie prime, fasi di lavorazione, commercio dei prodotti finiti a) Storiografia: Il territorio vicentino e quello veronese sono stati negli ultimi anni al centro dell attenzione di storici dell economia interessati alle origini della lavorazione della lana, della seta e dei prodotti tessili in generale di quest area. In alcuni casi si è giunti a ribaltare la tradizionale idea di crisi e decadenza del settore nel Seicento, in altri si è vista la mancata creazione di un mercato unitario regionale da parte della Repubblica di Venezia anche per il settore tessile (stato policentrico). Utilizzando i lavori di Edoardo Demo 6, Francesco Vianello 7, Luca Molà 8 e Walter Panciera 9 cercheremo di dare un quadro generale in merito alle materie prime, alla lavorazione e allo smercio dei prodotti tessili realizzati nel Veneto, prima di passare all analisi della situazione arzignanese. Tenteremo poi, dove possibile, di integrare le fonti notarili con quelle fiscali (estimi), per capire lo status sociale e di ricchezza dei personaggi incontrati (vedendo anche l andamento negli anni delle cifre d estimo). b) Materie prime, lana: Tra Tre e Quattrocento vi fu un netto miglioramento nelle condizioni di allevamento del bestiame ovino in area veronese e vicentina, tanto che si riuscì a svincolare la produzione locale di pannilana dall acquisto di materie prime estere. Il miglioramento qualitativo delle materie prime fu dovuto innanzitutto alle favorevoli condizioni geografiche dei due territori, situati in una zona pedemontana, con ricca disponibilità di acqua e di pascoli sia di pianura che di montagna 10. Varanini nota come proprio nell area dei Lessini 6 DEMO E., L anima della città. L industria tessile a Verona e Vicenza ( ), Milano 2001; DEMO E., Compagnie tessili operanti a Vicenza tra XV e XVI secolo, in DEMO E., Le manifatture tra Medioevo ed età moderna, in FONTANA G. L. (a cura di), L industria vicentina dal Medioevo a oggi, Padova 2005, pp ; DEMO E., La produzione serica a Verona e Vicenza tra Quattro e Cinquecento, in MOLÀ L. MUELLER R. C. ZANIER C., La seta in Italia dal Medioevo al Seicento. Dal baco al drappo, Venezia 2000, pp VIANELLO F., Seta fine e panni grossi. Manifatture e commerci nel Vicentino , Milano MOLÀ L., The Silk Industry of Renaissance Venice, Baltimore-London 2000; MOLA L., Le donne nell industria serica veneziana del Rinascimento, in MOLÀ L. MUELLER R. C. ZANIER C., La seta in Italia dal Medioevo al Seicento. Dal baco al drappo, Venezia 2000, pp PANCIERA W., L arte matrice. I lanifici della Repubblica di Venezia nei secoli XVII e XVIII, Treviso 1996; PANCIERA W., Un lungo tirocinio: la lavorazione delle fibre tessili in età moderna, in CISOTTO G. A. (a cura di), Storia della valle dell Agno. L ambiente, gli uomini, l economia, Valdagno 2001, pp Cfr. per il discorso sulle disponibilità idriche del territorio vicentino in particolare PANCIERA W., La formazione delle specializzazioni economiche territoriali nel Sei e Settecento, in FONTANA G. L. (a cura di), L industria vicentina dal Medioevo a oggi, Padova 2005, pp

10 18 F. BAUCE veronesi furono gli Scaligeri nella prima metà del XIV secolo a promuovere la costituzione di un vasto complesso poderale per lo sfruttamento dei pascoli; migliorando quindi le condizioni di vita e di alimentazione degli animali, si contribuì a migliorare indirettamente la materia prima da essi prodotta 11. L allevamento ovino nel corso del Quattrocento venne effettuato prevalentemente con il ricorso al contratto di soccida semplice, un particolare contratto agricolo della durata di tre o quattro anni per il quale il proprietario di un gregge (definito soccidante) concede ad altri (i soccidari) l allevamento e lo sfruttamento del bestiame, con equa ripartizione di quanto da esso ottenuto: la lana soprattutto, ma anche il formaggio ed eventualmente la carne 12. Le pecore venivano sottoposte alla tosatura due volte l anno, a marzo (lana marzadega o marzega) e a fine agosto-inizio settembre (lana avostana o augustana, più grossa e di fibra più corta rispetto alla prima). Dopo la tosatura la lana poteva essere venduta subito o sottoposta dai medesimi produttori alle operazioni di spartitura e lavatura (in questo modo, la lana veniva suddivisa a seconda della grossezza delle fibre e raggruppata in diverse scelte qualitative dette ragioni, corrispondenti alle differenti parti dell animale 13 ). Solo con il Cinquecento si assisterà alla crisi delle lane locali, con una diminuzione dell allevamento e un estensione del coltivo. La lana nostrana continuerà invece ad essere utilizzata dai produttori del territorio per la produzione di panni bassi 14. Per quanto riguarda le lane straniere, a Verona venivano importate le lane fiandrine o francesche di provenienza inglese e di altissima qualità, oltre alle lane spagnole di San Matteo (per lo più vendute sucide e di tre qualità medio-basse, negra, bianca e beretina); a Vicenza invece, oltre alle suddette tipologie, si importavano anche lane di Mantova e della Bassa padovana (dette Scotiane o Scorciane ). Soprattutto dal Cinquecento in poi, ma già dagli anni Ottanta del Quattrocento, si iniziò ad importare tramite il mercato veneziano e a lavorare anche lana salonicca, di bassissimo livello qualitativo e di provenienza balcanica VARANINI G. M., Una montagna per la città. L alpeggio nei Lessini veronesi nel Medioevo, in BERNI P. SAURO U. VARANINI G. M. (a cura di), Gli alti pascoli dei Lessini. Natura storia cultura, Verona 1991, pp DEMO E., L anima della città. L industria tessile a Verona e Vicenza ( ) cit., p A Verona la lana veniva divisa in quattro diverse ragioni : gentile (per i panni alti ), mediocre, grossa, peloti. A Vicenza invece le lane erano suddivise in cinque categorie: fioreta, zentile, mezana, grossa e zachole (le prime tre qualità utilizzate per i panni alti, le ultime due per quelli bassi ). Cfr.: DEMO E., L anima della città. L industria tessile a Verona e Vicenza ( ) cit., p Panno alto indica genericamente il tipo di produzione riservato ai centri urbani (per Vicenza gli statuti dell Arte della lana stabiliscono un numero di portate compreso tra un minimo di 52 ed un massimo di 70); panno basso indica invece la produzione del territorio, di qualità inferiore, con pezze più strette e lunghe (DEMO E., L anima della città. L industria tessile a Verona e Vicenza ( ) cit., p. 342). 15 DEMO E., L anima della città. L industria tessile a Verona e Vicenza ( ) cit., pp ; DEMO E., Le manifatture tra Medioevo ed età moderna cit., p. 29.

11 Economia e società ad Arzignano alla fine del Medioevo 19 c) Materie prime, seta: La seta si diffuse nel territorio vicentino e veronese già nei primi decenni del Quattrocento, come dimostrano i numerosi atti di compravendita e locazione di appezzamenti fondiari rinvenuti da Edoardo Demo per la coltivazione dei gelsi e l allevamento dei bachi da seta. Un ruolo importante per la diffusione della gelsibachicoltura fu ricoperto sicuramente dai centri dell area pedemontana dell Alto vicentino (Schio, Thiene, Marano, Malo, Valdagno e Arzignano), dove appare precocemente diffusa già alla metà del secolo 16. Anche per la seta i prodotti erano di diversa qualità: la seta migliore era detta leale o reale o gioiante (per la tessitura dei drappi di alta qualità). Mentre la materia prima vicentina veniva generalmente definita sottile e di buona qualità, quella veronese veniva invece definita grossa e pesante, utilizzata soprattutto per fare trame 17. d) Materie tintorie: Un ultimo accenno deve essere fatto alle materie tintorie utilizzate nella lavorazione di lana e seta. Le due materie tintorie maggiormente diffuse per tutta l eta medievale furono il guado (per le sfumature dell azzurro e del nero, oltre che base per i vari processi di tinteggiatura successivi; prodotto per l Italia in Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia) e la robbia o garanza (meno costosa del guado, serviva per tingere i tessuti in rosso) 18. e) Processo produttivo, lana: L organizzazione del processo produttivo tessile prevedeva una serie di operazioni di elevata specializzazione, con il coinvolgimento di un numero notevole di lavoratori e mercanti che poi smerciavano i prodotti finiti. Per il settore della lana e della seta già nel Quattrocento il modello produttivo maggiormente diffuso è quello dell industria decentrata (Verlagssystem) con a capo un mercante-imprenditore. Accanto a queste figure di mercanti-imprenditori esistevano comunque dei piccoli produttori che operavano a livello di microimprese familiari e la cui presenza era diffusa anche nel territorio in ambito rurale. Basti ricordare i discorsi fatti sopra a proposito della notevole flessibilità organizzativa esistente in età preindustriale. La lavorazione della lana consisteva in una trentina di operazioni divise in cinque fasi fondamentali: preparazione della lana (svolta da dei lavoranti pagati prevalentemente a cottimo), filatura (la fibra veniva trasformata in filo continuo tramite stiramento e torcitura; impiego di monodopera femminile), orditura insieme alla tessitura, rifinitura (purgatura, follatura, garzatura, cimatura e tiratura) e tintura 19. f) Processo produttivo, seta: Anche per il settore serico il tipo di organizzazione produttiva più diffuso era quello della manifattura decentrata o a domicilio. Le 16 Ibidem, p Ibidem, p Ibidem, pp Ibidem, pp

12 20 F. BAUCE fasi fondamentali della lavorazione della seta erano la raccolta delle foglie di gelso e il nutrimento dei bachi, la trattura (compiuta prevalentemente in campagna da manodopera femminile), la filatura-torcitura (tramite un macchinario azionato a mano o con forza idraulica), la bollitura con la tintura e l orditura con la tessitura (queste ultime due operazioni poco diffuse a Verona e Vicenza almeno fino agli anni Cinquanta e Sessanta del Cinquecento) 20. g) Evoluzione dei settori laniero e serico e tipologie dei prodotti: Le tendenze sul lungo periodo del settore laniero indicano un primo momento di forte espansione nel Veneto occidentale verso la seconda metà del Quattrocento ( pezze a Verona nel 1493, panni alti a Vicenza nel 1485); una seconda fase contrassegnata per i primi decenni del Cinquecento da una certa crisi e ridimensionamento della produzione (7.760 panni a Verona nel ) fino allo scoppio della guerra della Lega di Cambrai (1509). La ripresa è relativamente veloce dopo le devastazioni del periodo d interregno imperiale ( ): Verona passa dalle pezze fabbricate nel 1517 alle del 1533, mentre Vicenza si mantiene su livelli di produzione di panni alti tra gli anni Venti e Sessanta del XVI secolo. Una quarta ed ultima fase può essere fatta iniziare con l ultimo trentennio del Cinquecento, quando i lanifici veronesi e vicentini vanno incontro ad una rapida crisi, messi in difficoltà dalla concorrenza nordeuropea e da quella mantovana e veneziana 21. La produzione laniera riguardava principalmente i cosiddetti panni alti e panni bassi. I panni alti venivano fabbricati esclusivamente in ambito urbano ed erano destinati prevalentemente all esportazione; la qualità di un panno era data dalla sua larghezza, in base al riferimento ad un unità di misura chiamata portata, riguardante il numero di fili di cui era composto l ordito del panno (40 fili d ordito per portata sia a Vicenza che a Verona). La qualità era poi data dall utilizzo di un determinato tipo di telaio durante la tessitura: un telaio con corredo a tre licci permetteva di ottenere filati soffici a passo incrociato, mentre la tessitura alla piana, cioè con telai a quattro licci, permetteva di tessere superfici secondo geometrie a quadri, scacchi e spigate 22. I panni bassi erano una caratteristica dei centri minori del territorio, di uso più corrente ed ottenuti con lane locali di seconda scelta (grosse o grosselle, lane di San Matteo, lane pugliesi o lane salonicche). A Vicenza gli Statuti dell Arte della lana prevedevano per i panni bassi un minimo di 22 portate (880 fili di ordito) e una larghezza di 1 braccio (0,64 metri). Altri prodotti lanieri del territorio vicentino erano i grixi de rocha, le saiete e le stamegne (fatte con telai da 24 portate). Nel Cinquecento inizieranno ad essere prodotti nel territorio (e Arzignano divenne una delle maggiori 20 Ibidem, pp Ibidem, pp La lunghezza media di un panno prima delle operazioni di rifinitura era di circa metri (DEMO E., L anima della città. L industria tessile a Verona e Vicenza ( ) cit., p. 195n).

13 Economia e società ad Arzignano alla fine del Medioevo 21 produttrici) anche i panni cotonati, di bassissima qualità e diffusi tra la popolazione meno abbiente, mentre sempre più importante divenne la fabbricazione delle mezzelane 23. L industria serica nel Veneto occidentale, a differenza del comparto laniero, visse un periodo positivo di crescita lungo tutta la seconda metà del Quattrocento e per tutto il Cinquecento, in particolar modo nella produzione di semilavorati. La produzione completa di drappi venne consentita solo nel 1554 a Verona e nel 1561 a Vicenza 24. h) Il mercato regionale veneto: Edoardo Demo conclude il suo lavoro sull industria tessile veronese e vicentina affermando come per tutto il Quattrocento e buona parte del Cinquecento il governo veneziano non abbia attuato una politica economica volta alla costituzione di una regione economica coerente con il territorio dominato 25. Per il Veneto occidentale, e nello specifico per quanto riguarda il lanificio, Verona continuò anche dopo la dedizione a Venezia ad andare per conto proprio, i mercanti-imprenditori attivi sul mercato atesino continuarono ad agire direttamente o tramite procuratori e fattori sui vari mercati esteri, senza l intermediazione veneziana. Vicenza, città di dimensioni e importanza commerciale più modesta, approfittò all opposto della possibilità di smerciare i propri manufatti sul mercato rialtino, anche se non mancarono casi isolati tra i lanaioli vicentini di scambi verso l Italia centro-meridionale o l area tedesca senza il transito veneziano. Inoltre Vicenza fu costretta a confrontarsi con l esistenza nel suo territorio di una serie di centri minori, ma demograficamente consistenti, che si posero in concorrenza con la città nella produzione laniera (Arzignano, Marostica, Schio e Valdagno) 26. Questa vivacità economica ebbe ripercussioni anche nei rapporti politici tra Vicenza e i centri minori del territorio. Il Mantese ripercorre nella storia di Schio le varie tappe condotte dalla cittadina nella lotta contro Vicenza, protrattasi fino al Settecento, per l autonomia politica e per avere un rettore di nomina veneziana 27. Volendo allargare per un attimo i riferimenti cronologici e geografici dello studio, è utile ricordare i recenti lavori sull età moderna di Walter Panciera nella storia della Valle dell Agno e quelli di Francesco Vianello sull industria tessile vicentina nel Seicento. Panciera parte nella sua analisi dallo studio dei lanifici presenti nella vallata dell Agno (confinante ad occidente con quella del Chiampo) 23 DEMO E., L anima della città. L industria tessile a Verona e Vicenza ( ) cit., pp Ibidem, pp Ibidem, p DEMO E., L anima della città. L industria tessile a Verona e Vicenza ( ) cit., p Nelle fonti si arriva a dire che nel territorio vicentino si producevano panni bassi in numero infinito (Ibidem, p. 201). 27 MANTESE G., Storia di Schio, Schio 1969 (I ed. 1955), pp

14 22 F. BAUCE nel Quattrocento, sottolineando ancora una volta lo stretto legame tra l industria locale e la pastorizia diffusa nelle valli dei Lessini orientali. Viene notato come il vicariato di Arzignano fosse in realtà più vivace di quello valdagnese nel settore laniero, almeno fino alla fine del Cinquecento, quando si ebbe un periodo di stagnazione generale da cui emerse per importanza e vivacità il centro di Schio 28. Francesco Vianello ha pubblicato di recente uno studio sull industria della lana e della seta nel vicentino durante la crisi seicentesca. I risultati ottenuti con la ricerca hanno in realtà messo in luce una crisi e un declino delle manifatture urbane, un crollo delle produzioni alte, a cui corrispose un altrettanto spettacolare sviluppo delle cittadine del territorio. Vi fu in poche parole un trasferimento e decentramento delle attività produttive dalla città ai centri minori con la nascita di poli protoindustriali nella provincia 29. Oltre al settore laniero, anche quello serico riceveva forti impulsi allo sviluppo dalle particolari condizioni geo-fisiche della fascia pedemontana vicentina. La presenza di viti accompagnate da gelsi (sistema della piantata) aumentava infatti la rendita poderale per i proprietari terrieri. La mancata autosufficienza a livello locale di cereali costringeva poi all importazione di materie prime per il sostentamento della popolazione locale; per avere capacità d acquisto necessario al rifornimento annonario le comunità locali furono costrette a dedicarsi alle manifatture. A livello urbano, la decadenza del settore laniero fu colmata in un certo senso dallo sviluppo dell industria serica. Qualche ulteriore considerazione possiamo farla in merito alla sericoltura nella Terraferma veneta, riprendendo l approfondito studio di Luca Molà uscito nel 2000 come risultato delle sue ricerche condotte per la tesi di dottorato. Molà afferma che la prima città veneta nella quale si diffuse la produzione e lavorazione della seta fu proprio Vicenza all inizio del Quattrocento; nel secolo successivo la produzione aumentò e con essa la coltivazione del gelso nelle campagne del territorio. Da Vicenza e Verona la sericoltura si estese a tutte le altre città venete, comprese le città della Lombardia veneta, interessando per la sua novità la pubblicistica agraria cinquecentesca L industria tessile arzignanese Al momento della dedizione di Vicenza all inizio del Quattrocento, Venezia si preoccupò di mantenere inalterati i privilegi ormai conseguiti da secoli dalla città nei confronti del territorio circostante. Nonostante tutto questo, il territorio 28 PANCIERA W., Un lungo tirocinio: la lavorazione delle fibre tessili in età moderna cit., pp VIANELLO F., Seta fine e panni grossi. Manifatture e commerci nel Vicentino cit., pp MOLÀ L., The Silk Industry of Renaissance Venice cit., pp

15 Economia e società ad Arzignano alla fine del Medioevo 23 vicentino non rappresentava uno spazio omogeneo e indifferenziato sul piano istituzionale, ma esistevano comunità con gradi diversi di autonomia. La provincia era divisa in 11 vicariati (guidati da nobili vicentini che detenevano anche la giurisdizione nel civile per importi ridotti), 2 podesterie (Lonigo e Marostica) e 4 vicariati privati (Alonte, Bagnolo, Dueville e Costafabbrica-Costabissara). Bassano rimaneva un isola a sé, in alcuni settori di amministrazione sottoposta a Treviso, ma sempre orgogliosa della propria autonomia. Le terre murate di Lonigo e Marostica, ai confini occidentale e orientale della provincia, godevano di importanti privilegi, oltre al fatto di essere rette direttamente da un nobile veneziano. Tra questi privilegi vi era quello di poter tessere pannilana di alta qualità, simili per dimensioni a quelli che si fabbricavano a Vicenza. Anche quando, nel Cinquecento, nacque il Corpo territoriale vicentino, un istituzione di mediazione tra le comunità locali e la città, le richieste dei maggiori centri del territorio di ottenere i privilegi già goduti da Lonigo e Marostica rimasero inascoltate. Arzignano rimase sempre nell orbita vicentina e non riuscì mai a staccarsi dal resto del vicentino, nonostante il suo vicariato fosse il più ricco del territorio e uno dei più abitati (ad Arzignano c erano abitanti a metà Quattrocento in base alle stime del Mantese 31, più di a metà Cinquecento 32 ) Le materie prime a) Lane nostrane e lane straniere: La produzione tessile arzignanese si caratterizza fin dai primi anni del Quattrocento per la sua bassa qualità e per l utilizzo di materie prime di scarso valore (scarti). Proprio questa differenza rispetto alle produzioni cittadine ne faranno un tipo di industria fiorente nei momenti di crisi. Quando cioè la maggior parte della popolazione si troverà in uno stato di miseria, le produzioni arzignanesi saranno in grado di rispondere alle necessità degli strati inferiori della popolazione, contadini soprattutto, ma anche abitanti poveri delle città. Dopo le urgenze alimentari, quelle legate all abbigliamento sono sicuramente tra le più pressanti durante tutta l età di antico regime. Per quanto riguarda il settore laniero, abbiamo già sottolineato più volte l importanza dell allevamento ovino locale nell approvvigionamento delle materie prime di lavorazione. Anche le fonti arzignanesi riportano spesso contratti di soccida ovina tra abitanti del borgo e soccidari. Oltre alla lana nostrana di seconda scelta, ad Arzignano si importava e si lavorava anche lana spagnola e balcanica. Mancano, ovviamente, nelle fonti notarili viste, cenni alle lane più pregiate di origine inglese (fiandrine o francesche). La lana spagnola di San Matteo veniva probabilmente acquistata dagli arzignanesi sul mercato vicentino, come lascia supporre un documento della fine del 31 MANTESE G., Storia di Arzignano, Arzignano 1985, p VIANELLO F., Seta fine e panni grossi. Manifatture e commerci nel Vicentino cit., p. 34.

16 24 F. BAUCE 1454 rogato a Vicenza. Il 19 novembre, nella sindicaria di Santa Corona in città, Antonio fu Cresenzio de Cresentio, lanarius di Valdagno ma cittadino e residente a Vicenza in sindicaria Santo Stefano, rilasciò quietanza ad Antonio figlio del molendinarius Franceschino di Arzignano, a Giovanni di Lazzaro e a Leonardo di Domenico Stizzoli, tutti di Arzignano, per il pagamento di 292 libbre di lana bianca di San Matteo (più di 140 chilogrammi) consegnata qualche tempo prima agli arzignanesi da Antonio. Il prezzo pagato per la lana fu di 18 ducati, circa 6 ducati per centinaio di libbre 33. Già nella prima metà del secolo ad Arzignano si lavorava lana spagnola: il 7 gennaio del 1432, Domenico del fu Bertoldo Asticoli, abitante ad Arzignano, assieme a suo figlio Leonardo, ricevette in società 150 ducati, in denariis datis et lana de Sancto Matheo, dal nobile Giacomo di Giovanni Valmarana 34. I primi riferimenti a lana di importazione balcanica (nelle fonti viene definita a Salonicho ) si trovano nella documentazione arzignanese e vicentina verso gli anni Ottanta del Quattrocento. Tra il 1487 e il 1488, il nobile cittadino Zilio Canato vendette importanti partite di lana balcanica di costo modesto ad arzignanesi, ad abitanti del vicariato e di zone limitrofe. Il 13 dicembre 1487, Zilio vendette 82 libbre di lana salonicca a Matteo di Bartolomeo Anzio da Altissimo (4 ducati per centinaio di libbre); altre 61 libbre le vendette lo stesso giorno al fratello di Matteo, Baldissera di Bartolomeo Anzio e 46 ad Antonio di Domenico Liegani da Crespadoro (sempre per 4 ducati ogni 100 libbre di lana). Altre vendite da parte di Zilio vennero effettuate il 13 febbraio e il 6 novembre dell anno successivo: a febbraio vendette a Michele di Domenico da Crespadoro 107 libbre di lana salonicca e altre 60 a Giovanni Guntii da Altissimo (4 ducati soliti ogni 100 libbre di lana); a novembre invece vendette 156 libbre di lana salonicca a Bartolomeo di Marco Uguccione di Arzignano (18 lire per centinaio di libbre, 3 ducati 4 lire 1 soldo) e 30 libbre ad Antonio di Domenico Disconzi da Altissimo (4 ducati per centinaio di libbre) 35. I ricchi possidenti terrieri di Arzignano erano soliti acquistare terreni pagandoli poi per così dire in natura, principalmente con lana e seta grezza ancora da lavorare. Nel 1484, Angelo del fu Giacomo Nicolò Meelli di Arzignano acquistò per 25 lire un terreno prativo cum nogariis, pomariis et perariis nelle pertinenze di 33 ASVi, Notai di Vicenza, Giacomo Franchi da Arzignano, b. 462 (19 novembre 1454). V. altre compravendite di lana di San Matteo nel territorio intorno a Vicenza in DEMO E., Le manifatture tra Medioevo ed età moderna cit., p ASVi, Ufficio del Registro, 1432, l. VI, cc. 611r-612v, 7 gennaio 1432 (Notaio Donato di Bartolomeo a Sale). 35 ASVi, Notai di Vicenza, Francesco Zanechini, b. 5358, cc. 13r e 29r (13 febbraio e 6 novembre 1488). V. altre compravendite di lana, probabilmente salonicca anche se non sempre specificato, in Ibidem, cc. 8rv e 26rv (12 novembre, 4 dicembre 1487; 25 settembre 1488): 50 libbre ad Antonio di Domenico Liegani da Crespadoro, 108 libbre ad Antonio di Bartolomeo da San Pietro Mussolino, 205 libbre ad Antonio di Domenico Liegani da Crespadoro, 56 libbre di lana salonicca a Domenico di Nicolò Domenico Nori (de Nurris) da Cornedo, 123 libbre a Domenico Nori da Cornedo (per tutti i casi 4 ducati/100 libbre).

17 Economia e società ad Arzignano alla fine del Medioevo 25 Nogarole da Andrea di Cristoforo detto Andrea Panaito. Per pagare il terreno utilizzò libras duodecim et soldos decem in tot tronis, et marcelis et marchetis bonis argenteis alias quoque libras duodecim et soldos decem in tanta lana alba lota (=lavata) a Salonicho. I terreni così acquistati venivano poi spesso riceduti al primo proprietario mediante un contratto di livello affrancabile e il pagamento di un fitto annuo (l interesse) 36. Il 20 aprile 1487, Gabriele di Giovanni Balsemini di Arzignano acquistò dal sarto Giacomo del fu Alberto Zesi di Arzignano per 100 lire un terreno arativo con 5 piantate di viti in località Pragiane. Anche in questo caso, metà della somma venne pagata in denaro, l altra metà invece in tanta lana a Sancto Matheo lota, lana alba a Salonicho lota et in lana alba nostrana etiam lota 37. b) I gelsi per l alimentazione dei bachi da seta: Uno dei primi segnali di una certa presenza dell attività serica in un determinato territorio è la coltivazione del gelso, le cui foglie venivano utilizzate per l alimentazione dei bachi da seta 38. Gli atti notarili riportano spesso la presenza di morari nei terreni di Arzignano, fin dagli anni Sessanta del Quattrocento. La coltivazione del gelso ebbe a quanto pare un rapido successo nelle campagne vicentine e quindi anche arzignanesi grazie soprattutto alla possibilità di integrare la presenza di questi alberi a coltivazioni preesistenti, come ad esempio la vite (sistema della piantata). Una delle prime attestazioni della coltivazione del gelso in territorio arzignanese risale al 6 dicembre 1463, quando Desiderato di Taddeo da Arzignano e Bartolomeo figlio di Antonio Pace da Montorso stabilirono una serie di condizioni per l affitto di un terreno. Desiderato investì Bartolomeo di un terreno prativo di circa tre campi nelle pertinenze di Arzignano in località Sabbionara; la locazione aveva una durata di 6 anni e il conduttore si impegnava a consegnare al proprietario del fondo metà del fieno ottenuto, portandolo direttamente a proprie spese al fienile di Desiderato, esistente in località Sabbionara. Il conduttore si impegnava poi ad abitare presso questo fienile e presso la domuncula costruita accanto; per la residenza nella casa e per l orto adiacente, il conduttore non avrebbe dovuto pagare nessun fitto a Desiderato. Quest ultimo si riservava la possibilità per il futuro di plantare seu plantari facere de morariis ad omne suum beneplacitum in dicta pecia terre, e la possibilità di tenere 36 ASVi, Notai di Vicenza, Lorenzo da Arzignano, b (fasc. I, 7 agosto 1484). 37 Ibidem, b (fasc. III, 20 aprile 1487). Il terreno in questione (gravato da obblighi verso la pieve di Chiampo per 5 denari e il comune di Arzignano per 12 soldi e 4 denari) venne poi riceduto, come spesso accadeva, al primo proprietario, in questo caso il sarto Giacomo, tramite un livello affrancabile. 38 Per riflessioni interessanti sulla diffusione di gelsi in Italia e nel Veneto in particolare, cfr. MOLÀ L., The Silk Industry of Renaissance Venice cit., p. 219 e ss.; BURNS H., Cultura di seta, cultura di villa, in MOLA L. MUELLER R. C. ZANIER C., La seta in Italia dal Medioevo al Seicento. Dal baco al drappo, Venezia 2000, pp

18 26 F. BAUCE sul terreno le proprie api 39. Inoltre altre clausole di questi pacta prevedevano l obbligo comune di costruire un riparo per gli attrezzi agricoli (venduti a Bartolomeo di Desiderato), la sistemazione degli argini del torrente che scorreva vicino al campo e la consegna di una parte della paglia e del letame prodotto dalle bestie 40. Le testimonianze sulla coltivazione del gelso nel territorio di Arzignano si infittiscono con gli anni Settanta del secolo; nel giro di pochi decenni, infatti, questa coltivazione diverrà un elemento tipico del paesaggio rurale di tutta la pianura e delle colline vicentine. Nel gennaio del 1471, Daniele di Uguccione di Arzignano, il figlio Cristoforo e i nipoti Giorio e Giorgio, vendettero a Vincenza del fu Marco da Altavilla moglie un tempo del fu Bartolomeo di Marco Fabbri di Arzignano una casa murata, con solaio, aia ed orto, e con una tegies (=fienile, tezza) cum morariis intus, di circa un quarterio di campo in contrada Ritorto 41. Altri documenti interessanti si trovano per l anno successivo e negli anni Ottanta e Novanta, quando diventa consueta la presenza dei gelsi all interno degli orti e 39 L apicoltura deve essere stata una delle attività rurali più diffuse e probabilmente redditizie della zona. Un altro riferimento all apicoltura si trova nel 1464, quando Francesco di Giovanni Olivi da Arzignano si impegna a restituire al fratello Andrea 5 alveari di api e la terza parte di un sesto alveare, in quel momento tenuti dallo stesso Francesco (ASVi, Notai di Vicenza, Alberto da Arzignano, b. 4716, fasc. VIII, 27 aprile 1464). V. anche il cap. 5 su maestro Enrico per la diffusione del gelso come nutrimento dei cavalieri, bachi da seta. 40 ASVi, Notai di Vicenza, Alberto da Arzignano, b (fasc. V, 6 dicembre 1463). 41 ASVi, Notai di Vicenza, Lorenzo da Arzignano, b. 4816, fasc. V, 22 gennaio L anno successivo troviamo altre indicazioni sulla coltivazione dei gelsi ad Arzignano. In un primo documento del 14 aprile, Giovanni Cristoforo di maestro Uguccione da Arzignano, cittadino e residente a Vicenza in sindicaria Carpagnona, vendette a Giacomo di Antonio Tirondola di Arzignano per 40 ducati e mezzo un sedime con una casa murata, cupata, con aia, orto et uno morario di circa un quarterio di campo in contrada Ritorto, pagando ogni anno come diritto di livello alla chiesa cattedrale di Vicenza entro Natale 32 soldi di denari (Ibidem, fasc. VI, 14 aprile 1472). Alla fine del 1472, Giovanni Balsemini di Arzignano acquistò da Giorgio fu Pavini de Pavinis di Arzignano e dal figlio di questi, il notaio Gabriele, un sedime con una casa cum morariis, pomariis, perariis, vitibus, antaniis, nogariis intus et aliis arboribus fructiferis et non fructiferis di circa sei campi in contrada Ritorto, dopo averlo tenuto a livello l anno precedente (Ibidem, 23 dicembre 1472). Nel 1476, nell atto di divisione di beni ereditari tra i fratelli Stefano, Domenico, Simeone e Donato, figli di Giacomo di Nicolò Meelli, viene menzionato un terreno arativo cum vitibus intus, duobus morariis et aliis arboribus di 5 quarteri di campo in località Rive, con l obbligo di pagare come livello perpetuo alla chiesa di Ognissanti 1 lira e 2 soldi ogni anno (Ibidem, b. 4817, fasc. III, 15 ottobre 1476). La presenza di gelsi ad Arzignano diventa consueta negli anni Ottanta e Novanta del Quattrocento. Nel 1492 viene di nuovo ricordata la coltivazione di gelso in un atto di compravendita di una casa cum ara et orto plantato morariis et aliis arboribus di circa mezzo campo in contrada Ritorto o Crosara. Per l occasione, Francesco, figlio di Gaspare di Giacomo dalla Vecchia di Arzignano, e Matteo di Antonio da Verona, abitante ad Arzignano, acquistarono la proprietà da Bartolomeo di Marco Meelli di Arzignano per 400 lire di denari piccoli (Ibidem, b. 4822, fasc. III, 25 settembre 1492).

19 Economia e società ad Arzignano alla fine del Medioevo 27 dei vigneti (come sostegno ai filari nel sistema della piantata) o assieme a piante da frutto 42. c) La città e il territorio: I cittadini di Vicenza, coinvolti spesso nei traffici e nella lavorazione di lana e seta, erano evidentemente interessati a mantenere un alto livello di qualità delle materie prime che si producevano nel territorio. Allo stesso tempo però non potevano permettere ai distrettuali di porsi in concorrenza con i produttori urbani di Vicenza. Tutto questo fu alla base dei divieti cittadini nei confronti del territorio di realizzare prodotti di alta qualità (per la lana quindi fu permessa nel territorio solo la tessitura di panni di bassa fattura, per la seta solo la trattura di materia prima grezza). Il territorio produceva ed esportava materie prime di elevata qualità, ma non poteva lavorarla e rivenderla in prodotti finiti, se non appunto di bassa fattura. Schio ed Arzignano, i due centri maggiori del territorio, cercarono a più riprese di liberarsi da questo vincolo nei confronti di Vicenza, senza però riuscirci. Arzignano tentò di ritagliarsi un proprio spazio nel mercato dei panni di lana, con la fabbricazione di prodotti di bassissima qualità che analizzeremo in un altro paragrafo, utilizzando gli scarti di lavorazione e rivolgendosi ad un pubblico di bassa estrazione, contadini e poveri inurbati Gli impianti di lavorazione La lavorazione della lana e della seta necessitava di impianti complessi e costosi economicamente. Proprio per questo motivo le ultime fasi di trasformazione e il processo di commercializzazione dei prodotti finiti avveniva prevalentemente in città. Nonostante ciò, anche nel territorio vi era un ciclo produttivo completo della lana, dalla preparazione della materia prima fino alla tessitura e alla confezione di abiti. Ad Arzignano si sfruttava la ricca disponibilità di acqua per costruire lungo i torrenti (Chiampo e Guà) mulini per la follatura dei panni (gualchiere). Esistevano poi caldaie per la lavorazione della lana e tine per la tintura. Per quanto riguarda invece la lavorazione della seta, non esistevano ad Arzignano, e probabilmente in tutto il suo vicariato, impianti ad hoc. La lavorazione si fermava alle prime fasi di trasformazione della materia prima (dipanamento dei bozzoli), e si caratterizzava come lavoro tipicamente rurale, con impiego soprattutto di manodopera femminile. 42 V. anche il riferimento ai gelsi in un testamento del 6 settembre del 1485 citato dal Mantese in MANTESE G., Storia di Arzignano, Arzignano 1985, p. 155: Parise di Marco Zonella detta il suo testamento sedens subtus uno morario in suo horto, infirmus corporis ex peste. Riferimenti ai gelsi si trovano anche negli Statuti del 1490: MANTESE G. MOTTERLE E., Liber Statutorum dei comuni di Arzignano e di Valdagno, Vicenza 1972, pp (De folea morariorum alienorum non accipenda). 43 MANTESE G., Storia di Schio cit., pp

20 28 F. BAUCE Gli esponenti delle famiglie arzignanesi più ricche erano interessati anche al controllo degli impianti di lavorazione dei prodotti agricoli e dei prodotti tessili: interessi rivolti principalmente alla lana, almeno fino agli anni Ottanta del Quattrocento, quando si fecero più promettenti i guadagni derivanti dallo smercio della seta grezza. Un follo per la lavorazione di pannilana viene menzionato nella stipula di alcuni pacta tra i fratelli Stefano, Domenico e Donato, figli di Giacomo Meelli, e Paolo di Bartolomeo Ventura, nel marzo del Nell occasione si decise anche la spartizione unius poste fullorum, sege et pistatoris posite in pertinenciis Arzignani in ora Capitisplani 44. Degno di essere sottolineato è il fatto che uno stesso mulino avesse contemporaneamente tre usi differenti. Si sa che la realizzazione di un mulino avrebbe tolto forza all acqua che scorreva più a valle; ecco perché le concessioni di posta dovevano essere approvate dal consiglio del comune. Oltre ai mulini e alle gualchiere, la documentazione menziona altri impianti per la lavorazione dei prodotti tessili; tra questi ci sono le caldaie per la tintura dei tessuti di lana, i telai per la tessitura dei pannilana e una tina per la preparazione e la lavorazione del guado (materia tintoria di colore azzurro), tine nelle quali si immergevano i panni. I riferimenti a tecnologie per la lavorazione della seta o di altri prodotti tessili sono praticamente inesistenti, a parte brevi accenni ad aspi per la trattura della seta e a strutture per la lavorazione del lino all interno del vicariato 45. Caldaie, materiali per la tintura e anche telai per la tessitura. Ad Arzignano, così come nel resto del territorio vicentino, la lavorazione della lana riguardava tutte le fasi di trasformazione, dalle prime operazioni sulle materie prime, fino alla tessitura, rifinitura e tintura (con l obbligo comunque di trasportare i panni a Vicenza per le ultimissime fasi di lavorazione: in specifico, la garzatura e la cimatura). Un telaio completo per la tessitura della lana viene ricordato nel testamento di Pellegrina, figlia di Guglielmo Vicentini 46 di Arzignano, dettato al notaio Lorenzo il 6 agosto del Nella casa paterna di contrada del Piano, alla presenza del professore di grammatica Policleto, figlio di Antonio Rivaleni da Mantova, di Paolino del fu Nicolò da Padova, e di maestro Bartolomeo sarto del fu Antonio da Salò, tutti abitanti ad Arzignano, Pellegrina, moglie del fu Matteo Marco Meelli di Arzignano, ordinò che dopo la sua morte fosse assegnato al maestro lanarius Antonello di Bettino/Bartolomeo da Bergamo, abitante ad 44 ASVi, Notai di Vicenza, Lorenzo da Arzignano, b (fasc. III, 17 marzo 1475). Nell estimo del 1488, Stefano e Donato verranno stimati rispettivamente per 9 e 5 lire (ASVi, Estimo, b. 1064, anno 1488). 45 ASVi, Notai di Vicenza, Alberto da Arzignano, b (fasc. X, 27 febbraio 1466); Ibidem, Lorenzo da Arzignano, b (fasc. III, 30 ottobre 1476); Ibidem, b (fasc. III, 15 ottobre 1468); Ibidem, fasc. IV, 18 aprile Guglielmo Vicentini, abitante al Piano, è presente negli estimi arzignanesi del 1448 e del 1451 con 4 lire; nell estimo del 1454 compare con 3 lire e 15 soldi d estimo; negli estimi del 1457 e del 1459 con 4 lire e 10 soldi. Nel 1488, gli eredi di Guglielmo sono stimati per 2 lire e 10 soldi (ASVi, Estimo, bb e 1064, anni 1448, 1451, 1454, 1457, 1459 e 1488).

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