IL RESTAURO DELL ARCO DEL PALAZZO DEL VICARIO E IL RIPRISTINO DELLA CAMPANA CIVICA NEL SACRARIO DEI CADUTI. a cura di Claudia Massi

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1 IL RESTAURO DELL ARCO DEL PALAZZO DEL VICARIO E IL RIPRISTINO DELLA CAMPANA CIVICA NEL SACRARIO DEI CADUTI a cura di Claudia Massi

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3 SOMMARIO 5 Roberta Marchi Sindaco di Pescia 5 Lando Silvestrini Presidente Associazione Quelli con Pescia nel cuore 7 Il palazzo del Vicario a Pescia: vicende restaurative Claudia Massi 15 Il restauro del Sacrario dei Caduti Anna Maria Maraviglia 19 La campana del palazzo del Vicario Claudio Stefanelli 23 L intervento di restauro dell arco sulla scalinata del palazzo del Vicario Laura Conca 27 Il resoconto dei lavori e le fotografie dei volontari 3

4 I restauri, promossi dall associazione Quelli con Pescia nel cuore e finanziati dalla stessa, sono stati diretti e coordinati dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le province di Firenze, Pistoia e Prato nelle persone della dott.ssa Maria Cristina Masdea e dell arch. Valerio Tesi. Tecnico incaricato dei lavori per il Comune di Pescia: Arch. Anna Maria Maraviglia Opere murarie: INCERPI s.r.l. Via Umbria 15/b Uzzano Opere di tinteggiatura: Ditta BARGHINI MAURO, Via delle Casette Pescia Recupero lapideo: Ditta NARDINI GERMANO di Nardini Marco Vellano di Pescia Si ringraziano per la collaborazione: Le ditte: Fattorini Franco, Frateschi Paolo, Nuova Metalpress, Anzilotti Natale e Figli, Ferramenta Cecchi Ottavio, Tabaccheria Pagni, Negozio Da Franca e Casa della Penna. I signori: Renzo Angeli, Lorenzo Bartolomei, Luca Bernardini, Paolo Brunelli, Giacomo Celli, Raffaello Giometti, Renzo Michelotti, Sergio Ricciarelli e Claudio Stefanelli. I soci: Mario Biagioni, Benedetto Bonazzi, Roberto Bottaini, Laura Conca, Paolo Corona, M.Paola Ghilardi, Mario Losi, Michele Nicastro, Domenico Scalcione e Amedeo Valbonesi. IL RESTAURO HA GODUTO DI UN CONTRIBUTO DA PARTE DELL AMMINISTRAZIONE COMUNALE, ASSESSORATO ALL ASSOCIAZIONISMO E VOLONTARIATO. 4

5 L Arco del Palazzo del Vicario, porta di accesso alla Casa Comunale e appena restaurato, contribuisce a dare lustro al notevole patrimonio artistico comunale. L Amministrazione a nome di tutta la cittadinanza ringrazia l Associazione Quelli con Pescia nel cuore, che ha finanziato i lavori, dando ancora una volta dimostrazione del suo affetto nei confronti della città. Preme sottolineare la competenza dimostrata nella scelta dei restauratori a cui si è unita l opera di volontariato dei concittadini che hanno effettuato altri lavori minori, ma indispensabili per rendere decoroso l accesso al Palazzo del Vicario. Roberta Marchi Sindaco di Pescia Ogni città, piccola o grande che sia, conserva nel suo centro storico importanti testimonianze del passato che cerca gelosamente di conservare, sia per tramandarle alle future generazioni, sia perché rappresentano un richiamo turistico che porta benefici all intera comunità. La nostra Associazione nasce nel 2002 proprio con il medesimo obiettivo, quello di collaborare con enti e istituzioni allo scopo di rimediare allo stato di degrado di certi monumenti un tempo orgoglio e vanto della città. Ecco che nel 2004 interviene sulla Fontana di Viale Fiume, nel 2007 è la volta della Cappella del Rio del Giocatolo e successivamente della Margine di San Michele, per terminare con l'odierno intervento con cui viene completato il recupero architettonico dell'area compresa fra il Palazzo del Vicario e la Cancelleria. Molto altro rimane da fare e, con calma, cercheremo di farlo. Importante è che i nostri soci non facciano mai mancare l apporto economico e diano la loro approvazione alle nostre scelte. La conferma della fiducia di cui godiamo si è materializzata proprio in occasione di quest ultimo intervento, durante il quale hanno offerto la loro opera gratuita diversi dei nostri iscritti. Termino ricordando, con un pizzico d orgoglio che, in collaborazione con l Amministrazione Comunale, siamo riusciti a far sentire nuovamente la voce della quattrocentesca campana, un tempo sulla sommità del Palazzo del Vicario, e ora conservata all interno del Sacrario. Quale suono più solenne potrebbe riportare alla mente il sacrificio dei nostri caduti? Lando Silvestrini Presidente Quelli con Pescia nel cuore 5

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7 IL PALAZZO DEL VICARIO A PESCIA: VICENDE RESTAURATIVE Claudia Massi Le campane annunciavano coi loro rintocchi festosi il tanto atteso avvenimento; dal balcone della pretura, dalle finestre del palazzo del Vicario mutilato, nei cui uffici rinvenute delle granate inesplose, garriva al vento il tricolore unitamente alle bandiere degli alleati 1. Era l otto settembre del 1944 quando dalle finestre del mutilato palazzo del Vicario, lo sventolamento delle bandiere annunciava la fine dell occupazione tedesca a Pescia. Proprio in quel palazzo, uno dei più rappresentativi della città, da un lato si mostravano le ferite della guerra, documentate dalla fotografia scattata in quegli istanti con le macerie sul fronte principale, dall altro si annunciava a tutta la cittadinanza l avvenuta Liberazione. Assurgendo a emblema di un particolare evento storico, il monumento riusciva così a svolgere contemporaneamente un doppio ruolo, segnato dalla distruzione e dalla rinascita. Ubicato in una posizione privilegiata, il palazzo del Vicario chiude a nord la lunga piazza Mazzini, come se la sua facciata fosse il fondale di un teatro, un luogo civico in costante dialogo con quello sacro, rappresentato dall oratorio dei Santi Pietro e Paolo, sul lato opposto dello spazio pubblico. D altronde è da questo lato che il palazzo si percepisce in tutta la sua austerità anche da una certa lontananza, così come il suo prospetto est spicca sul fiume Pescia, quando lo si intravede attraversando il ponte del Duomo, all imbocco del lato civile della città. In questa area già dai primi anni del Quattrocento si trovavano tre palazzi concepiti per la gestione del bene pubblico e per l amministrazione della comunità, il palazzo del Podestà 2, la Cancelleria e il palazzo del Vicario. Quest ultimo è comunicante a est con la Cancelleria, mentre a ovest è in prossimità, separato da due strade parallele, dal palazzo del Podestà, sul versante occidentale del colle dei Fabbri. 7

8 Dal 1345 in poi a Pescia il Vicario fu insediato stabilmente. Il suo compito era quello di soprintendere alle Milizie delle Valli di Nievole e Arriana, aveva superiorità sui Potestà delle dette valli, giudicava in cause criminali e stava in ufficio sei mesi. Ma nel 1424, a istanza del comune di Pescia, fu riunito l ufficio di Potestà a quello del Vicario 3 e da questa data il palazzo del Vicario divenne l unica sede del potere pubblico. Il modello tipologico di questo palazzo è simile a quello di altri edifici pubblici di comunità vicine, come Uzzano 4, o più lontane, come Pistoia e Prato. Privo di torre, compatto di volume, ha planimetria quadrangolare, scarse aperture a forma di bifora o di trifora. Il fabbricato comprende inoltre elementi che caratterizzavano tutti i palazzi pubblici in Toscana: il cortile, la loggia e l arengo 5. Il cortile accoglieva una scalinata monumentale, dalla quale gli oratori sentenziavano le condanne e amministravano la giustizia verso la popolazione riunita nello spazio circostante (arengo), oltre ad essere utilizzata per accedere alle prigioni. La loggia era uno spazio di sosta, in cui si decidevano le sentenze giudiziarie o si assegnavano le investiture. 8

9 A Pescia, il cortile rappresentava una sorta di prolungamento tra lo spazio interno e quello esterno. Il sistema palazzo-piazza diventava così il fulcro civile della città contrapposto a quello religioso, rappresentato dalla cattedrale, dall altra parte del fiume. Anche la pianta del 1621, redatta da Michele Ciochi, evidenzia lo spazio di fronte al palazzo, in cui il disegno geometrico degli elementi pavimentali, delineato da fasce di pietra e da lastricato di laterizio, rimanda quasi a una piazza in una piazza più grande, una soluzione forse tesa a sottolineare il potere civile attinente ai due edifici, il palazzo del Vicario e la Cancelleria. Secondo un attenta ricostruzione storica redatta da Alessandro Merlo 6, restituita anche graficamente, vengono ripercorse le vicende costruttive del palazzo del Vicario, dotato di una loggia negli anni Settanta del Trecento al piano terra del fabbricato, nella porzione orientata verso l attuale piazza degli Obizzi. All epoca l edificio era però in un tale stato di degrado che nel 1374 si volle consolidarlo attraverso la chiusura delle arcate, a esclusione di quella prospiciente la piazza del mercato. Negli stessi anni venne anche rinnovata la copertura 7. 9

10 A partire dal XV secolo nel palazzo erano presenti al piano terra, nell ala che guarda la Pescia, i locali adibiti a prigione; sempre nella stessa parte terrena vi erano la stalla con il magazzino, gli alloggi dei meno titolati componenti della famiglia e la cucina. Al piano superiore trovava posto la sala dove si celebravano i consigli, che poteva avere molteplici funzioni, come ad esempio quella di aula di giustizia e sala d armi. Affreschi con temi sacri e profani dovevano adornare le sale interne. Altro locale presente, come in tutti gli edifici pubblici di una certa importanza, era la cappella posta, nel nostro caso nel cortile. Le stanze private del Vicario si trovavano nella zona più recondita dell edificio 8. Nel 1584 venne elaborato un progetto di sistemazione e ampliamento delle prigioni verso il fiume, ma per evitare inopportune manomissioni alle mura cittadine, si preferì restaurare le carceri esistenti e soltanto nel 1698 venne concessa la torre civica per impiantarvi le prigioni 9. Nella già citata pianta seicentesca, il palazzo viene raffigurato con le mura merlate di delimitazione del cortile, al quale si accede tramite un apertura, sottolineata dal disegno dell ammattonato della pavimentazione. In facciata, in alto, è visibile un frontone a vela con la campana. L edificio sul lato est è addossato alle mura cittadine e, per consentire l entrata o l uscita sul lungofiume in caso di pericolo, ha nell immediate vicinanze la porta del soccorso, che agli inizi del Novecento fu spostata nella posizione attuale, per dar vita a un cantino o chiasso. Nel 1719 vennero eseguiti interventi di restauro, diretti dall ingegnere Stefano Zocchi di Firenze, alla facciata, al salone e all appartamento del vicario 10. Osservando una fotografia risalente ai primi anni del Novecento, è chiaro che la facciata del palazzo presentava ai primi due piani un paramento di pietra a filaretto, mentre agli altri due un intonaco. All ultimo piano svettava un complesso fastigio a coronamento di stile barocco, comprendente un campanile di piccole dimensioni a vela. Il piano terra, un portico, coperto a terrazza, aveva pareti laterali e pilastri di finto bozzato. Quando l ultimo vicario che governò a Pescia, Ferdinando Corbelli, consegnò in data 31 dicembre 1849 l ufficio a Luciano del Chiaro, primo pretore della città 11, l edificio aveva bisogno di ingenti lavori di restauro. Solo nel 1886 però furono invitati i tecnici a presentare solu- 10

11 zioni progettuali indirizzate verso un restauro stilistico, per riportare il palazzo alle sue primitive condizioni, seconda la moda del tempo. Due furono i progetti vagliati dal sindaco Franco Sainati, l uno redatto dal pesciatino Giulio Bernardini e l altro dall ingegnere del Genio Civile di Lucca. Erano questi i cinque punti essenziali dell intervento del primo progettista: demolizione dell avancorpo di fabbrica coperto da terrazza e attualmente destinato a magazzino per i cantonieri, nonché alla fontana pubblica prospiciente sulla piazza e del portone di ingresso al cortile; numero quattro di aperture da praticarsi nei vani degli archi a sesto acuto del muro del palazzo corrispondente sulla via dell Arancio; demolizione di alcune pareti interne di divisione al piano terreno e costruzione di altro; costruzione di un muro di cinta al terreno comunale sulla via Francesco Forti con cancello in ferro sostenuto da pilastri di materiale laterizio; demolizione delle sporgenze inutili alla facciata del palazzo pretorio sulla via Francesco Forti e arriccio e intonaco e coloritura della medesima 12. Il secondo progettista invece indicava solo tre punti sostanziali: nella demolizione di quella parte della terrazza-coperta che ricorre lungo la via dell Arancio per il fronte principale del palazzo pretorio e il limite attuale della piazza Vittorio Emanuele; nella apertura di una porta nel muro che chiude gli archi a sesto acuto lungo la via dell Arancio; nella chiusura infine di alcune porte nei muri interni del piano terreno, e nella costruzione di vari divisori in muramento, riconosciuti indispensabili per dare ai magazzini in progetto la migliore distribuzione, ed un cancello indipendente l uno dall altro 13. In entrambi i progetti si prevede di demolire il portico-terrazza e di eliminare il muro del cortile, compresa la fontana pubblica, così da ampliare la piazza Vittorio Emanuele e trasformare i locali del piano terreno. Ma i lavori procedettero con lentezza e in quella circostanza fu tolto solamente il muro di cinta. Dal 1907 al 1909 alcuni locali del piano terra accolsero il cinema Marconi 14. Soltanto nel 1916 i prospetti del palazzo furono riportati alle condizioni originarie, ripristinando l apparecchio murario di pietra arenaria a faccia a vista 15. Attraverso l ufficio comunale, rappresentato dal geometra Guido Michelotti, sotto la sorveglianza della Soprintendenza all Arte Medioevale e Moderna della Toscana, rappresentata dal professore Alfredo Barlacci, gli interventi restaurativi furono ultimati negli anni Trenta. 11

12 Secondo la relazione, attribuibile a Carlo Magnani, i lavori di restauro da svolgere sarebbero stati: rimozione terrazza di levante per la costruzione del nuovo accesso. Rimozione e rimontatura porta ingresso a levante. Chiusura porta, rinsaldamento dell angolo mezzogiorno a levante e costruzione finestra. Smontatura e rimontatura porta scala esterna e sistemazione del corrimano. Chiusura porta di mezzogiorno-riattamento finestra. Demolizione vecchia terrazza, costruzione del terrazzino a capo scala. Sistemazione di tre finestre al primo piano nella facciata di ponente. Sistemazione di qualche parte della facciata di mezzogiorno, saldatura archi a terreno etc. travi in cemento armato e consolidamento fabbricato. Saldatura mura esterne. Costruzione Sacrario. Rifondazione pilastro dell angolo mezzogiorno ponente. Rimozione e abbassamento del tetto e costruzione merlatura. Apertura due finestre, ripristino del terrazzo e sistemazione della facciata di ponente 16. Accanto alla vicenda dei restauri al palazzo si colloca la storia del nuovo sacrario dedicato ai caduti della Grande guerra. A Pescia il monumento ai caduti ebbe un percorso abbastanza difficile, tanto che si concluse con la collocazione al cimitero comunale di un opera bronzea plasmata da Agostino Giovannini, già autore di analoghi monumenti a Collodi e a Veneri, su un basamento disegnato da Giulio Bernardini. Anche in città tuttavia si volevano onorare i caduti dell ultima guerra, per cui Bernardo Fabbri, nuovo podestà, il 17 agosto 1935 riunì varie personalità, sottoforma di comitato, interessate alla realizzazione di una cappella, da collocare all interno del palazzo del Vicario, sottoposto all intervento di restauro 17. La parte più importante e preziosa di questi lavori deve essere il Sacrario; il quale, disegnato da un architetto di fiducia del Comitato, deve essere eseguito senza lesina e senza miseria; semplice sì, nudo, austero, ma senza appiccicature, senza surrogati, senza brutture 18. Come finanziamento, il comitato si fece carico del reperimento di fondi. Il progetto fu redatto dall ufficio tecnico comunale sotto la tutela della Soprintendenza all Arte Medioevale e Moderna di Firenze, che delegò la Sezione di Pisa, le cui indicazioni vennero recepite dal Comitato. Per le decorazioni pittoriche si fece ricorso a un importante pittore fiorentino, Giuseppe Dini, mentre a Libero Andreotti si chiese la Vittoria Alata, destinata ad altro monumento non realizzato, acquistata nel 1935 con le risorse finanziarie raccolte 19. A proposito del progetto di restauro, non si può dimenticare il parere negativo di Piero Sanpaolesi, funzionario della Soprintendenza pisana, circa l inserimento di merlature, non giustificabili culturalmente e, sotto il profilo strutturale, troppo gravose per l assetto dell edificio 20. I lavori di sistemazione del palazzo vicariale per essere adibito a sede comunale furono affidati alla ditta Giovanni Michele Massagli nel 1937, quelli per l impianto del riscaldamento furono assegnati alla ditta Luigi Bartoli e figli e quelli per la realizzazione di nuovi infissi per gli uffici dell anagrafe e igiene furono commissionati alla ditta Mario Maraviglia di Galileo 21. Il 27 novembre del 1937, il gabinetto del podestà e del segretario capo, la segreteria, la ragioneria e l ufficio delle tasse furono trasferiti nella nuova sede del palazzo del Vicario. Sempre nel 1937 si deliberò che l ufficio di Stato Civile Leva e Anagrafe, sarebbe stato collocato in un corpo aggiunto, sul lato ovest di via Forti, con un ingresso autonomo 22. E finalmente il 27 settembre 1938, con il collaudo dei lavori di muratura, il nuovo palazzo del Vicario si può considerare completato. 1 Nel X anniversario della Liberazione, 8 settembre settembre 1954, a cura dell Amministrazione Comunale di Pescia, Stamperia A. Benedetti, Pescia. 2 Cfr. AA.VV., Un palagio per la città. Note e contributi sul Palazzo del Podestà di Pescia in occasione del restauro del monumento e della sistemazione della Gipsoteca di Libero Andreotti, Casa Editrice EDAM, Firenze, G. Bernardini, Memorie sparse della Città di Pescia, Tipografia Nucci, Pescia, 1899, p

13 4 P. Vitali, Castello chiese e ville nel Comune di Uzzano in Valdinievole, in Uzzano percorsi nella storia, a cura di Alberto Maria Onori, Edimedia edizioni, Pescia, 2004, pp F. Cardini, S. Raveggi, Palazzi pubblici di Toscana. I centri minori, Sansoni, Firenze, 1983, pp A. Merlo, La loggia nella città medioevale. Genesi, rilievo e ricostruzione dei processi di trasformazione: l esempio di Pescia, Tesi di dottorato, Sezione Architettura e Disegno, Firenze, dicembre 2001, pp G. Salvagnini, Pescia, una città. Proposta metodologica per la lettura di un centro antico, La Valdera, Firenze, 1975, p A. Merlo, La loggia cit., p G. Salvagnini, Pescia, una comunità nel Seicento ( ), Firenze, Granducato, 1989, pp Ibidem, p G. Bernardini, Memorie sparse cit., p Relazione di Giulio Bernardini, architetto costruttore al sindaco di Pescia, 15 febbraio, 1888, in Fondo Nardini, c. 7, fascicolo 195, Biblioteca comunale di Pescia. 13 Relazione circa ai lavori che il Comune di Pescia si è proposto di eseguire per la riduzione dei locali terreni a quel palazzo pretorio, in Fondo Nardini, c. 7, fascicolo 195, Biblioteca comunale di Pescia. 14 G. Magnani, Pescia il volto di ieri, Litografia IP, Firenze, p A. Merlo, La loggia cit., p Relazione senza firma anche se è riconoscibile la calligrafia di Carlo Magnani, in Fondo Nardini, c. 7, fascicolo 195, Biblioteca comunale di Pescia. 17 SASPe, Postunitario, Beni comunali, Ibidem. 19 Senza autore, Per il monumento ai caduti, in Il Popolo della Valdinievole, 24 agosto SASPe, Postunitario, Comitato per il monumento ai Caduti, SASPe, Postunitario, Beni comunali, Ibidem. 13

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15 IL RESTAURO DEL SACRARIO DEI CADUTI Anna Maria Maraviglia Il restauro dell arco del Palazzo del Vicario ad opera di Quelli con Pescia nel cuore, si aggiunge al recente intervento nel Sacrario dei Caduti, eseguito a cura del Lions Club di Pescia nella primavera di quest anno e curato dal restauratore e scultore Giuseppe Gavazzi di Firenze. L intervento ha riportato a nuovo splendore il locale, che si trova a piano terreno dell'antico fabbricato, ed era stato ricavato nel 1936 da un antica cappella già decorata con affreschi, databili fra il 1480 e il 1510, relativi a diversi Vicari di Pescia, tutti appartenenti a famiglie nobili fiorentine. Fra questi, possiamo ricordare il più antico, quello dei Pitti del 1481, poi dei Lucalberti del 1487, dei De Nobili 1497 e ancora dei Davanzati, degli Ubaldini, dei Paganelli, dei Federighi ecc. La fascia in basso con specchiature a finto marmo risale al momento in cui il locale venne destinato a Sacrario nel A destra dell ingresso nel 1937 fu ricavata un ampia nicchia in cui successivamente prese posto la Vittoria Alata, un bronzo dell artista pesciatino Libero Andreotti (Pescia Firenze 1933), uno dei massimi scultori italiani del suo tempo. L opera è collocata su un capitello medioevale di provenienza sconosciuta. Grazie al recentissimo interessamento dell associazione Quelli con Pescia nel cuore all'interno del Sacrario è ora custodita la medievale Campana Comunale (1472), un tempo sulla sommità del Palazzo. 15

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17 17 Al centro della parete, di fronte all ingresso, si trova un piccolo altare, nell incavo sovrastante è collocato un affresco, proveniente dalla Torre del Seminario, Madonna col Bambino e Santi, databile al XVII secolo. Per lungo tempo, al suo posto era custodito un trittico trecentesco attribuito a Lorenzo Monaco, ora esposto nel Museo Civico. Nel 1998 venne aggiunta una scultura del collodese Agostino Giovannini: il Monumento ai Caduti, opera eseguita nel 1920 per il cimitero urbano di Pescia. Dato il continuo degrado del bronzo e la riconosciuta importanza artistica dell opera, il Comune ritenne opportuno sostituirla con una copia e collocare l originale nel Sacrario. Il locale, pur così importante e prezioso per la realtà locale, è rimasto trascurato per numerosi decenni, ma per fortuna, nella primavera del 2010, grazie al Lions Club Pescia, è arrivato l intervento restaurativo delle decorazioni, che ha riportato a nuova luce l intera Cappella.

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19 LA CAMPANA DEL PALAZZO DEL VICARIO Claudio Stefanelli Fra le opere d arte appartenenti al Museo Civico gode di notevole rilievo una campana medievale, che fino a pochi anni fa, prima dell inizio dei lavori di restauro della sede museale, era collocata nell ingresso di Palazzo Galeotti sopra una pedana in legno. La campana è alta cm. 80 ed ha un diametro di cm. 66 nella parte inferiore (labbro), la parte superiore è dotata di un maniglione a sei anse (corona). La sua forma è tardo gotica ed è datata in caratteri romani e stile gotico

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21 La decorazione esterna è costituita da alcune linee a rilievo, che l attraversano nella sua circonferenza in numero di quattro appena sopra il labbro e di sei nella parte superiore. Queste linee racchiudono vari elementi decorativi a rilievo compresa la data. I nove rilievi decorativi rappresentano e seguono questo ordine: Crocifissione fra Maria e S. Giovanni entro un tabernacolo; sigillo rappresentante un Leone passante su seminato di Francia sul cui capo c è il giglio fiorentino. Nel suo contorno c è una iscrizione poco leggibile, ma che si può presumere in TERRE DI PARTI GUELFE ; segue una Madonna col Bambino entro una edicola gotica; due sigilli di diverse dimensioni con Delfino in palo su seminato di Francia, nel suo contorno c è un iscrizione che recita SIGILLUM COMUNIS PISCIE. Inoltre, una Croce patente su sostegno, o ostensorio, entro cornice rettangolare decorata con motivi vegetali; un altro sigillo di Pescia; S. Antonio Abate entro un tabernacolo; un quarto sigillo di Pescia, di misura più grande. La data, MCCCCLXXII, è rappresentata da lettere rettangolari ognuna delle quali è decorata con motivi vegetali e animali ed è preceduta dalla medesima Croce patente, che riporta le solite caratteristiche decorative della data stessa. Con certezza sappiamo che fino al 1936 la campana era collocata in un magazzino al piano terra del palazzo del Vicario come testimoniato da una lettera del Podestà di Pescia datata 11 aprile dello stesso anno con cui veniva richiesto di riposizionare la campana, perché costituisce il più vivo desiderio della popolazione, il risultato tuttavia fu il trasferimento della stessa dal magazzino al Museo. Infatti la campana fu collocata a terra, all inizio del Novecento, dopo la sua rimozione dal campanile a vela che sovrastava la facciata del palazzo, a seguito dei tanto attesi lavori di restauro stilistico dell intero immobile, che l Arch. Giulio Bernardini aveva progettato nel 1888 per eliminare le numerose trasformazioni che la struttura aveva subito in epoca barocca. Oltre alle vecchie foto che dimostrano la precedente e funzionale collocazione della campana, un altro significativo elemento ci indica il punto esatto da cui la campana veniva azionata dal campanaro, ossia il foro attraverso il quale scorreva la fune, ancora oggi visibile in alto, a sinistra dell ingresso del Sacrario dei Caduti. Non abbiamo notizie in merito alla collocazione della campana nel periodo antecedente il 600, quasi certamente è da correlare a quei lavori lunghi e costosi deliberati il 13 marzo 1457, che prevedevano la riparazione e successiva espansione del palazzo. 21

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23 L INTERVENTO DI RESTAURO DELL ARCO SULLA SCALINATA DEL PALAZZO DEL VICARIO Laura Conca Osservazioni preliminari La superficie in pietra serena dell arco e degli stemmi annessi si presentava coperta da una pellicola di sporco atmosferico e polverulento che raggiungeva uno spessore consistente (croste nere) nelle zone non sottoposte al dilavamento diretto della pioggia e nei sottosquadri del modellato. La microflora (muschi) era presente un po ovunque e sul margine di alcune commettiture vi erano tracce di calcare formatosi a causa dell infiltrazione dell acqua piovana. Inoltre si osservava il forte degrado a cui era sottoposta la pietra soggetta sia al fenomeno di esfoliazione che di sfarinamento. Si evidenziava inoltre una serie di fratture e microfratture più o meno profonde che avevano provocato il distacco totale di alcuni pezzi di modellato. Si sono notate anche vecchie stuccature di malta cementizia eseguite probabilmente in precedenti interventi di restauro. 23

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25 Intervento di restauro Spolveratura dei depositi di polvere con pennelli di setola naturale. Pulitura della superficie della pietra mediante piccole spazzole e acqua demineralizzata. Dove lo sporco risultava più tenace e dove erano presenti le croste nere sono stati eseguiti degli impacchi di carbonato di ammonio disciolto in acqua demineralizzata supportato da polpa di carta. Stesura di un opportuno biocida nei punti con presenza di microflora. Rimozione con bisturi o resine a scambio ionico desolfatanti del calcare formatosi per infiltrazioni di acqua piovana. Rimozione meccanica a bisturi e per mezzo di piccoli scalpelli in widia di alcune vecchie stuccature in malta cementizia. Consolidamento della pietra serena con silicato di etile. Iniezioni di resina epossidica ad alta fluidità dove erano presenti profonde fratture, sigillate temporaneamente con una membrana di gomma facilmente rimovibile. Nelle fratture più profonde la resina iniettata è stata addensata con della silice micronizzata. Integrazione volumetrica delle lacune del modellato che risultavano più deturpanti con malta a base di calce e legante acrilico. Stuccatura delle commettiture con malta a base di calce, sabbia, terre naturali e legante acrilico. Stuccatura e microstuccatura della pietra con stucco cellulosico addizionato a polvere di pietra e pigmenti minerali. Creazione, sulla parte superiore dell arco, di una mantellina di malta impermeabilizzante per evitare infiltrazioni di acqua piovana. Patinature diverse con terre naturali disciolte in acetone con aggiunta di resina fluororata al 3%. Stesura finale a pennello di un protettivo a base siliconica. 25

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27 RESOCONTO DEI LAVORI E LE FOTOGRAFIE DEI VOLONTARI Restauro dell Arco del Palazzo del Vicario. Pulizia della cimasa del muretto esterno della scala. Nuova intonacatura e tinteggiatura muretto esterno della scala. Nuova intonacatura e tinteggiatura della parete a retta del ballatoio. Nuova tinteggiatura di porta, finestre e inferriate della stanza ai piedi della scala. Sostituzione della malta del muro a faccia vista a sostegno del ballatoio. Collocazione di una piccola mantovana in piombo al cordolo del ballatoio. Nuova commettitura degli scalini. Nuova tinteggiatura del corrimano della scala e della ringhiera del ballatoio. Nuova tinteggiatura della inferriata a ventaglio della terrazza comunale. Restauro e ripristino delle parti mancanti di due torciere a muro Palazzo del Vicario. Nuova tinteggiatura e sistemazione del portone a sinistra del Palazzo del Vicario. Ripristino di alcune pietre mancanti della facciata del Palazzo del Vicario. Nuova tinteggiatura della cancellata del Sacrario dei Caduti. Dono di un telaio in ferro battuto a sostegno della campana comunale. Dono di un leggio in plexiglas con descrizione del Sacrario dei Caduti. Dono di un portabandiera per il Sacrario dei Caduti. 27

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36 Finito di stampare nel novembre 2010 dalla Casa della Penna di Enrico Gobbi & C. Pescia

RESTAURO CONSERVATIVO ELEMENTI LAPIDEI E INTONACI

RESTAURO CONSERVATIVO ELEMENTI LAPIDEI E INTONACI CINCOTTO ADRIANO RESTAURO CONSERVATIVO Cannaregio, 1333/c 30121 VENEZIA PALAZZO COLOMBO VENEZIA RESTAURO CONSERVATIVO ELEMENTI LAPIDEI E INTONACI 1 RELAZIONE DI INTERVENTO RESTAURO CONSERVATIVO FACCIATA

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