Fonti per una storia della Borsa di Napoli nel periodo preunitario di Maria Carmela Schisani

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1 III. DAGLI ARCHIVI Fonti per una storia della Borsa di Napoli nel periodo preunitario di Maria Carmela Schisani Cosa si intende per fonte storica e come si eá evoluto il significato della stessa per lo studioso di storia dell'economia? Nel senso piuá ampio del termine, ogni prodotto ``culturale'' del passato conservato fino ai giorni nostri puoá essere definito fonte storica. Lo studio della storia, dunque, riguarderaá ± a seconda del passato piuá o meno remoto ± tracce materiali che andranno dai monumenti (di cui si occupa l'archeologia, che tende a trasformarli in documenti facendoli parlare) ai documenti (oggetto di interesse delle discipline storiche piuá recenti). Secondo un efficace passaggio di Jacques Le Goff, l'evoluzione del significato di fonte storica puoá essere rintracciato giaá nel significato etimologico dei due termini. Monumentum, dal verbo latino monere ± che significa far ricordare ± eá collegato alla radice men che esprime la funzione mentale della memoria; documentum ± dal verbo latino docere, che significa insegnare ± il cui significato si eá evoluto progressivamente verso quello di prova 1. Evoluzione della fonte da memoria a prova, dunque, da traccia data a traccia da ricercare, scegliere e interpretare. Restando ancora brevemente su un livello di tipo generale e teorico, analizziamo le tre fasi appena accennate: ricerca, selezione e interpretazione del documento. Riguardo alla ricerca, particolarmente orientativo eá quanto scriveva Marc Blochnella sua Apologia della Storia o Mestiere di storico, in cui affermava: ``Sarebbe una grande illusione immaginare che a ciascun problema storico corrisponda un unico tipo di documenti, specializzati per quell'uso. Al contrario, quanto piuá la ricerca si sforza di cogliere i fatti profondi tanto meno puoá sperare luce da altra fonte che dai raggi convergenti di testimonianze di natura assai diversa'' 2. 1 J. Le Goff, Documento/monumento, in ``Enciclopedia Einaudi (lett. D)'', Torino, 1978, p M. Bloch, Apologia delta Storia o Mestiere di storico, Torino, ristampa, 1991, p

2 Seconda e terza fase, in realtaá, non possono essere considerate singolarmente e separatamente, confluendo piuttosto in un unico processo di trasformazione di documento in monumento. Quella fase, cioeá, che ± con l'applicazione del metodo storico ± consente di mettere in serie i documenti e trattarli in modo generale e quantitativo e che consente di enucleare una massa di elementi da ``isolare, raggruppare, rendere pertinenti, mettere in relazione'' al fine di costruire un insieme che non tenga piuá conto del singolo oggetto di studio ma che lo inserisca in un contesto possibilmente veritiero di cultura, societaá, sistema economico e che, soprattutto, arrivi preliminarmente a mostrare in che misura i documenti siano espressione del condizionamento di un potere o autoritaá costituita. Queste brevissime nozioni di metodo, in realtaá, servono ad introdurre il percorso che normalmente uno studioso segue, o dovrebbe seguire, nel proprio lavoro di ricerca. La fase della ricerca delle fonti documentali per la ricostruzione della storia della Borsa di Napoli eá stata molto complessa a causa della mancanza di documenti presso l'archivio della Camera di Commercio di Napoli che, istituzionalmente, doveva costituire la fondamentale base della ricerca, essendo l'organo camerale deputato al diretto controllo dell'istituzione borsistica e dunque normalmente deputato a fungere da collettore di tutti i documenti riguardanti la stessa. In mancanza della fonte privilegiata, il primo passo eá stato quello della consultazione di una bibliografia generale economica e non sul Regno di Napoli che, oltre a fornire, in pochissimi testi coevi, cenni sulla costituzione della Borsa a Napoli ± per tutti si citano i volumi di Galanti 3, Bianchini 4 ele cronache sul regno di Carlo De Cesare 5 ± costituiva comunque l'immediato indispensabile ausilio per un'analisi del contesto epocale politico, economico e finanziario in cui l'istituzione borsistica andava ad inserirsi. Contemporaneamente, si eá proceduto ad una ricostruzione cronologica di tutte le leggi e decreti che avevano riguardato la Borsa dalla sua nascita fino all'unitaá enucleando, allo stesso tempo, l'organigramma di tutte le istituzioni ad essa collegate per vie diverse. Una prima analisi ha riguardato la gerarchia dei controlli; una seconda analisi ha riguardato gli organi direttamente coin- 3 G.M. Galanti, Della descrizione geografica e politica delle Sicilie (a cura di F. Assante e D. Demarco), Napoli, 1969; G.M. Galanti, Descrizione dello stato antico ed attuale del Contado di Molise, con un saggio storico sulla costituzione del regno, Napoli, L. Bianchini, Della storia delle finanze del Regno di Napoli, III edizione, Napoli, C. De Cesare, Delle condizioni economiche e morali delle classi agricole nella tre province di Puglia, Napoli,

3 volti nei settori di attivitaá. Tale processo eá servito a circoscrivere il campo di indagine sui fondi archivistici relativi alle singole istituzioni. Partendo, dunque, dalla gerarchia dei controlli si sono individuati i seguenti fondi esistenti presso l'archivio di Stato di Napoli: 1) Ministero della Finanze ± che era la massima autoritaá competente In materia di Borsa; 2) In tendenza di Napoli (composto a sua volta di due fondi) ± l'intendente, infatti, rappresentava la massima autoritaá della Camera di Commercio; 3) Prefettura di Polizia ± un delegato di Polizia sorvegliava quotidianamente l'attivitaá della Sala di Borsa stilando un rapporto per il Prefetto; 4) Tribunale di Commercio ± che era l'organo giurisdizionale competente a giudicare tutte le questioni riguardanti la Borsa e, maggiormente, organo deputato (insieme con la Camera di Commercio) a ricevere copia dei libri degli agenti di cambio. Passando, poi, agli organi coinvolti nei settori di attivitaá della Borsa: 5) Cassa di Ammortizzazione del Debito Pubblico ± che con il Banco del Regno delle Due Sicilie si occupava dell'estinzione a sorteggio del capitale noncheâ della liquidazione semestrale delle cedole di interesse della Rendita pubblica; 6) Ministero di Agricoltura e Commercio ± che era deputato a ricevere ed autorizzare tutti gli atti relativi alle societaá per azioni del Regno; 7) Regia Zecca ± che aveva competenza in tutte le problematiche inerenti la moneta e il cambio; 8) Giunta dei contratti militari ± istituzione sui cui documenti di appalto di fornitura alimentare, si snoda e trova soluzione la questione fondamentale della speculazione sul grano e sulle avene presso la Borsa merci. Procedendo nella ricerca, si sono consultati anche fondi archivistici di carattere molto generale, la cui documentazione si eá rivelata fonte ricchissima e utilissima alla ricostruzione delle vicende dell'istituzione borsistica: 9) Casa Borbone ± in questo fondo confluivano documenti indirizzati direttamente al Re, tra cui memorie segrete e carteggi riservati delle massime autoritaá in materia di Borsa, noncheâ denunce di abusi perpetrati nella sala di Borsa sia riguardo alle contrattazioni di valori che di merci; 10) Consulta di Stato ± che era l'organo incaricato della discussione e del vaglio di tutte le leggi dello Stato. I verbali delle sedute di quest'organo ± una sorta di moderni atti parlamentari ± hanno portato alla luce tutte le questioni sottese all'emanazione di un provvedimento centrale prospettando soluzioni alternative. Altri fondi archivistici sono stati inoltre consultati a fini specifici. La necessitaá, ad esempio, di ricostruire delle note biografiche sugli agenti di cambio e sui sensali di commercio ha richiesto l'esame ± oltre che degli Alma- 95

4 nacchi Reali del Regno, da cui si eá desunta la lista completa di tali operatori anno per anno ± anche i seguenti fondi archivistici: 11) Ministero della Polizia e 12) Alta Polizia ± nella cui documentazione erano reperibili le cosiddette Giunte di Scrutinio che consistevano nella raccolta di notizie su tutti gli impiegati statali (e su tutti coloro che facevano domanda di poter entrare a servizio dello Stato) all'indomani dei moti rivoluzionari del Laddove queste fonti particolari non coprivano tutto l'arco cronologico preso in esame dalla ricerca si eá supplito ± per la stessa tipologia di notizie ± con la consultazione del seguente fondo presente presso l'archivio Storico del Banco di Napoli: 13) Fondo patrimoniale - Affari diversi. Tutta la serie di fonti documentali consultata eá stata poi incrociata con le fonti quantitative, cioeá con i prezzi dei listini rilevati dalla pubblicazione quotidiana degli stessi sul Giornale Ufficiale del Regno delle Due Sicilie. A conclusione dell'analisi del complesso percorso di ricerca documentale condotto per la ricostruzione delle vicende della Borsa di Napoli, eá opportuno soffermarsi su un esempio dei risultati ottenibili mediante un uso comparato e un tentativo interpretativo della diversa tipologia di fonti a disposizione. Restringendo il campo di analisi al ceto degli intermediari di Borsa, il processo di analisi della documentazione ha mirato a definirne la caratterizzazione sociale ± superando la caratterizzazione esclusivamente normativa ± e a inserirne l'attivitaá tipica nel piuá generale contesto dell'attivitaá mercantile della piazza e della cultura del tempo. L'approccio istituzionale allo studio del ceto suggerisce, come punto nodale della definizione delle regole e della tipizzazione del ceto a livello normativo, il periodo francese. L'adozione del Code de Commerce e, di conseguenza, del modello di Borsa francese definisce l'identitaá degli intermediari attraverso tre caratteri ± specializzazione (rottura con il modello del mezzano settecentesco), monofunzionalitaá e neutralitaá dell'attivitaá ± al fine di tutelare la trasparenza del mercato e allo stesso tempo instaura un sistema garantista rispetto alla sicurezza degli investitori mediante la fissazione di una cauzione elevata per l'accesso alla professione di agente e sensale, sancendone ± al contempo ± una caratterizzazione oligo-monopolistica rispetto ad una massa popolosa di intermediari non autorizzati, i cosiddetti marroni. Il modello istituzionale appena accennato resta insuperato fino all'unitaá. La successiva normativa borbonica, infatti, si caratterizza come continuazione dell'opera riformatrice dei francesi con interventi di adattamento alla realtaá locale (comporta solo variazioni numeriche all'interno del ceto e nell'ammontare della cauzione, contribuisce ad una maggiore specificazione degli obblighi degli intermediari, etc.). 96

5 La formazione della figura istituzionale degli agenti e sensali ± per assumere la sua reale portata ± va peroá contestualizzata nel piuá ampio processo innovativo che, sempre nel periodo francese, investe l'intero mercato. Si tratta della ``rivoluzione'' del ruolo operativo degli intermediari operata per mezzo di una ``rivoluzione'' dei prodotti del mercato finanziario, mediante l'introduzione del Gran Libro del Debito Pubblico ± con la conseguente negoziabilitaá dei titoli di rendita in Borsa ± noncheâ l'introduzione della pratica delle vendite a vuoto in particolare sugli ordini in derrate. A questo punto incrociando le due tipologie di osservazioni ricavate dallo studio delle fonti normative e bibliografiche con la ricostruzione documentale dei componenti del ceto degli intermediari e con le note biografiche degli stessi si arriva a dare fondamento alla caratterizzazione sociale del ceto. In particolare, la longevitaá di un gruppo ristretto di agenti e sensali e l'ereditarietaá della carica sono riconducibili al carattere di privilegio attribuito alla nomina di agente o sensale e al conseguente legame fiduciario che si instaurava tra intermediari e ceto mercantile mediante le disposizioni normative che privilegiavano coloro che accompagnavano la candidatura con lettere di presentazione dei maggiori negozianti del Regno e che fissavano cauzioni altissime che, generalmente, erano per la maggior parte anticipate dai negozianti stessi. La rivoluzione dei prodotti finanziari sul mercato napoletano daá invece ragione di altre due caratteristiche riscontrate nella ricostruzione del ceto degli intermediari: l'accesso laterale al sistema, da parte di una cospicua componente straniera (inglesi, francesi, olandesi) che beneficiava di una rendita di posizione data dal vantaggio informativo sulle tecniche di negoziazione mobiliare giaá a lungo praticata sui mercati esteri; l'accesso interno al sistema, da parte cioeá di ex negozianti settecenteschi falliti con il tramonto delle istituzioni annonarie, che godevano di una rendita di posizione dovuta alla pratica nelle negoziazioni sul mercato delle derrate. A conclusione del processo di raccolta ed elaborazione delle fonti su agenti e sensali, dunque, si desume che la specificitaá del sistema di intermediazione napoletana si compone testando la capacitaá degli operatori stessi a confrontarsi e a recepire regole e strumenti che li caratterizzano come agenti di un mercato regolato e come agenti di distribuzione di strumenti finanziari particolari. 97

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