SAVENA SETTA SAMBRO 8,50 RIVISTA SEMESTRALE DI STORIA, CULTURA E AMBIENTE A CURA DEL GRUPPO DI STUDI DELLE VALLI SAVENA, SETTA, SAMBRO

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1 8,50 RIVISTA SEMESTRALE DI STORIA, CULTURA E AMBIENTE A CURA DEL GRUPPO DI STUDI DELLE VALLI SAVENA, SETTA, SAMBRO Anno XV - N II Semestre SAVENA SETTA SAMBRO RIVISTA SEMESTRALE DI STORIA, CULTURA E AMBIENTE A CURA DEL GRUPPO DI STUDI DELLE VALLI SAVENA, SETTA, SAMBRO CONTIENE I.P. 29 Spedizione in A.P. - 45% - Art. 2 comma 20b - Legge 662/96 - Anno XV - N II Semestre Bologna

2 L arte di assicurarsi Presenti ai principali eventi dell arte per sostenere la cultura. Presenti dal 1838 per assicurare al meglio l uomo, i suoi valori e le sue espressioni artistiche. Anche assicurarsi è un arte. ASSICURAZIONI G. BRUSORI & C. AGENZIA PRINCIPALE E UFFICIO SINISTRI Via Bolognese, 36 Castiglione dei Pepoli, Bologna Telefono 0534/92039 (4 linee r.a.) Fax 0534/92309 Vado Cardi Anna in Fabbri, tel. 051/ Monzuno Antonelli, tel. 051/ Castiglione dei Pepoli Baragazza, tel. 0534/92039 Lagaro Brusori Laura, tel. 0534/96116 Sparvo Antonelli Maurizio, tel. 0534/98205 San Benedetto Val di Sambro Rossi Luca, tel. 0534/95476 Piano del Voglio Nora Agnese in Cumoli, tel. 0534/98128 SAVENA, SETTA, SAMBRO periodico semestrale a cura del Gruppo di Studi delle valli Savena, Setta, Sambro. S Direttore responsabile: Daniele Ravaglia Direzione e redazione: c/o Biblioteca Comunale di Monzuno Via Casaglia, Monzuno tel. 051/ web: S Anno XV, numero 29 Secondo semestre 2005 Autorizzazione del Tribunale di Bologna N del 28/10/91 Condirettore: Segretaria di Redazione: Adriano Simoncini Serena Bertini Progetto grafico: Impaginazione: Videoimpaginazione: Fabio Pellizotti Michelangelo Abatantuono ASLAY - Rastignano, (BO) tel. 051/ fax 051/ Comitato di redazione: Michelangelo Abatantuono, Mauro Bacci, Domenico Benni, Daniela Bernardi Claudio Cappelletti, Romeo Casarini, Fausto Desalvo, Fabrizio Monari, Eugenio Nascetti, Anna Maria Pericolini, Giorgio Pratellini, Giancarlo Rivelli, Antonio Santi, Terziglio Santi. Stampa: LITOSEI srl - via Rossini 10 Sesto di Rastignano, Bologna tel. 051/ fax 051/ L iscrizione al Gruppo di Studi Savena Setta Sambro dà diritto a ricevere anche la rivista. La quota per il 2006 è fissata in euro 16,00. È possibile effettuare il pagamento tramite conto corrente postale n , o tramite bonifico bancario sul conto corrente n acceso presso Emilbanca Credito Cooperativo. Il prezzo di ogni singolo numero è di euro 8,50. Sono ancora disponibili i seguenti numeri arretrati: 4, 6, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28. La rivista si trova in vendita presso le edicole degli otto comuni interessati, e, a Bologna, nelle seguenti librerie: Minerva (Via Castiglione, 13); Feltrinelli (Piazza di Porta Ravegnana); Veronese (Via Foscherari, 19), Tempo Libro (Via Mazzini 27/e), Libreria Bolognina (Via Matteotti 32/a), Feltrinelli (P.zza Galvani 14), Libreria Cappelli (Via Farini 6), Libreria Nanni (Via de Musei 8), Libreria Ulisse (Via degli Orti 8/A). A Prato: Libreria Free-Time (Via Settesoldi 36). L iscrizione e il pagamento della quota annuale si può effettuare anche presso i seguenti responsabili di zona, presso i quali è possibile ottenere ogni informazione circa le iniziative del Gruppo e formulare quesiti, proposte, suggerimenti, ecc. Castiglione dei Pepoli Romeo Casarini tel. 051/ /91175 Grizzana Morandi Daniela Bernardi tel. 051/ Loiano Eugenio Nascetti tel. 051/ Monghidoro Fabrizio Monari tel. 051/ Monzuno Serena Bertini tel. 051/ Pianoro Adriano Simoncini tel. 051/ S. Benedetto Val di Sambro Mauro Bacci tel. 0534/95318 Adriano Simoncini tel. 051/ Sasso Marconi Giorgio Pratellini tel. 051/ Passaggi di proprietà - Patenti Revisioni - Immatricolazioni via Bolognese, 37 Castiglione dei Pepoli (Bo) Tel. 0534/ Fax 0534/ Particolare della statua di Marco Aurelio: restauro sponsorizzato da RAS Gli autori degli articoli firmati si assumono la responsabilità delle opinioni espresse, che non necessariamente coincidono con quelle della redazione e della direzione. In copertina: Il castello di Montorio (Monzuno), foto di M. Bacci.

3 SOMMARIO Fondovalle Savena e altre cose loianesi intervista di Eugenio Nascetti Le pietre di Poggio Moreccio di Vittorio Lenzi TOPONOMASTICA Scanello tra Longobardi e Bizantini di Eugenio Nascetti La curtis di Scanello di Paolo Bacchi Primordi dell illuminazione pubblica a Castiglione dei Pepoli di Michelangelo Abatantuono Gorgognano: è rimasto solo il ricordo di Roberto Nanni La Torre Orologio di Castiglione dei Pepoli di Michele T. Mazzucato Autunno 1944: ordine di sfollamento a Castiglione dei Pepoli di Giulia Nicoletti Ennio Marchi. Breve storia di una grande vita di Giovanni Marchi Padre Bernardino Maria Piccinelli di Angelo Naldi La scomparsa di tre pittori dell Appennino tra ricordo e memoria di Gian Luigi Zucchini Alimentazione e gastronomia nell Appennino bolognese di Cristina Bignardi Gli agriturismi del nostro Appennino (5) di Daniela Bernardi FÒIA TONDA Il montanaro della foglia tonda di Adriano Simoncini Dialetto e linguaggio giovanile (2) di Annarita Degli Esposti OBIETTIVO NATURA Una stagione col falco pellegrino di Umberto Fusini, foto di William Vivarelli Colti al volo di William Vivarelli Gita autunnale nel bosco di Scascoli a cura della classe 3 a della Scuola Elementare di Pianoro V. Pag

4 Sante vocazioni nell alta valle del Sambro di Rosina Calzolari Gabrielli Matrimonio in montagna di Milla Arisi Madonna dei Fornelli 15 maggio 1945: strage di operai di C. dell Alpi di Terziglio Santi Nella memoria e nel cuore: la mia chiesa di Serena Bertini Un campo di grano di Gianluca Boninsegni Il ponte sul Savena di Orsola Bianconcini Brizzi Tragica sorte di una famiglia grizzanese avvelenata dai funghi di Claudio Cappelletti Non ti scordar di me di Giancarlo Rivelli Tra il Pilastrino, la Crocetta e la Salgataccia di Beppe Lucchi Nuvola di Fabrizio Monari Medaglia d oro a Monzuno di Renato Mazzanti Analisi dei residenti stranieri nei comuni delle valli Savena, Setta, Sambro di Fausto Desalvo Valli di Zena, Idice e Sillaro. Percorsi nel tempo tra storia e realtà di Matteo Benni NOVITÀ IN LIBRERIA LETTERE AL DIRETTORE AI SOCI Indice degli inserzionisti

5 Fondovalle Savena e altre cose loianesi intervista di Eugenio Nascetti Una semestrale che si occupa di storia, tradizioni, cultura e ambiente dell Appennino non ha tra i suoi fini quello di trattare argomenti di cronaca quotidiana, ma non può neppure esimersi dall affrontare temi che, per la loro importanza, incidono sulla vita delle nostre comunità pregiudicandone lo sviluppo. Per questo motivo abbiamo deciso di realizzare una serie di interviste ai sindaci della zona sui problemi principali delle comunità che amministrano, correndo il rischio di fornire informazioni che la nostra cadenza semestrale può rendere facilmente superate, ma con la certezza di rendere un servizio ai lettori che, conservando la rivista, avranno una memoria scritta di alcuni avvenimenti destinati a essere dimenticati. Iniziamo col sindaco di Loiano, Giovanni Maestrami, nel comune del quale si è verificata, nel corso del 2005, una grave emergenza che intendiamo trattare perché i suoi effetti vanno ben oltre la sfera degli interessi degli abitanti della Valle del Savena. Il tono confidenziale con cui mi rivolgo al sindaco è dovuto, oltre che ad un antica frequentazione, dal mio incarico di consigliere al Comune di Loiano. Quali sono i problemi più avvertiti nel tuo comune? I problemi che stanno a cuore ai loianesi sono molti, ma quelli di maggiore interesse collettivo per i quali vengo più frequentemente interpellato sono la viabilità, in particolare il pendolarismo di tutti coloro che lavorano nei comuni vicini o in città e i collegamenti per le aziende che operano in loco, la possibilità di usufruire di buoni servizi sociali, didattici, sanitari e la sicurezza in tutti i suoi aspetti. E qual è la situazione contingente che preoccupa in maggior misura l amministrazione? Attualmente ci preoccupa molto la riapertura della strada di fondovalle Savena, bloccata da una grande frana, e la riorganizzazione dei servizi comunali per migliorarne la qualità, dare maggiori servizi ai cittadini razionalizzando, dove si può, e ridurne il costo. 3

6 La frana è appena precipitata nel Savena e sulla fondovalle. (La foto è stata scattata dai vigili del fuoco) Da quando la fondovalle è interrotta e cosa è successo esattamente? La strada è stata interessata il 12 marzo 2005 da una grande frana da crollo nella zona delle Gole di Scascoli: il materiale staccatosi dal costone che incombe sulla riva sinistra del Savena è stato stimato in circa cinquantamila metri cubi di roccia; alcuni dei massi precipitati sulla sede stradale hanno le dimensioni di una casa di tre piani; il tratto interessato misura circa cento metri. L evento avrebbe potuto avere conseguenze fatali per alcuni automobilisti in transito che si sono salvati per pochi secondi. Gli agenti della polizia municipale, i carabinieri e i vigili del fuoco sono intervenuti prontamente per bloccare il traffico, verificare la situazione ed impedire il formarsi di un lago di grandi dimensioni che avrebbe messo a rischio le zone abitate più a valle. Anche costoro hanno corso un rischio grave ma calcolato: il Savena, reso impetuoso dallo scioglimento della neve, si è subito cercato un passaggio e l ha trovato sopra le barriere paramassi poste a monte della 4

7 strada, spazzandole via pochi minuti dopo il loro intervento, mentre si verificavano altri piccoli crolli. Quali sono le cause della frana? Sin dai primi sopraluoghi si è visto che il vero problema delle Gole di Scascoli non era il lato sinistro che è franato ma il lato in destra del fiume che fa parte di una grande frana millenaria. Infatti, i geologi intervenuti a seguito dell attivazione dell unità di crisi costituita dalla prefettura, dalla regione, dalla provincia e dal nostro comune, hanno spiegato che tutto il lato destro della valle è interessato da una enorme frana che scende dal limite dall abitato della valle fino al fiume: venti milioni di metri cubi di terreno calano alla velocità di qualche centimetro l anno. Nei secoli il fondo della vallata si è ristretto fino alle attuali dimensioni di un angusto passaggio per il corso d acqua e per la strada tra pareti rocciose a ovest e un ripido scivolo di terreno instabile a est. Si sono verificate altre frane in quella zona? Abbiamo la testimonianza di un crollo verificatosi nel 1954, ma è probabile che ve ne siano stati altri di cui non è rimasta memoria anche perché quella zona, impervia e disabitata, era frequentata nel passato solo da pochi bagnanti estivi e da qualche pescatore. Da quando la strada è percorribile si sono verificati nel 1990 il crollo di una parete rocciosa che ha ostacolato il corso del fiume ed eroso la strada, e nel 2002 una frana di grosse dimensioni che ha interrotto la fondovalle per molti mesi, il tutto a pochi metri dall attuale disastro. Si sono poi verificate numerose altre piccole frane e cadute di massi in quel punto e nel limitrofo territorio del comune di Pianoro. Dopo questi eventi non si temevano altre frane e non sono stati effettuati controlli periodici? La possibilità di nuovi crolli non era mai stata completamente esclusa e probabilmente non lo sarà del tutto neanche in futuro. La preoccupazione attuale è quella di modificare il percorso in modo da evitare in assoluto che eventuali prossime cadute di materiale possano di nuovo interessare la sede stradale, vista l instabilità della valle. Il versante crollato era monitorato con un sistema di sensori e di laser in grado di rilevare costantemente ogni minimo movimento della parete. Nella giornata precedente era stato riportato uno spostamento negativo di circa due millimetri, ovvero la fenditura lungo la quale è avvenuto il distacco si era leggermente chiusa. La sequenza degli eventi e la loro relativa imprevedibilità fa pen- 5

8 sare che il tracciato della strada sia sbagliato. La nostra amministrazione ha un grande interesse a ottenere la riapertura della strada nel minor tempo possibile e con le più ampie garanzie di sicurezza, e riteniamo inutile la ricerca di eventuali errori compiuti nel passato, sulla progettazione e nella realizzazione del tracciato. Evidentemente le informazioni geologiche a disposizione dei tecnici e degli amministratori dell epoca non inibirono la realizzazione dell opera: il motivo per cui non si optò per un altra soluzione strutturale per superare le Gole di Scascoli fu di natura essenzialmente economica, come lo è tutt ora. Sarà possibile riattivare la strada, in che modo e con quali tempi? Alle ultime due domande nessuno ha purtroppo risposte precise, si prevedono comunque tempi lunghi perché la situazione attuale è molto grave, soprattutto in destra del fiume e la mole di lavoro da fare è grande. Si deve considerare inoltre che in futuro rischi simili a quelli corsi negli ultimi due crolli non si devono più ripetere. Scartata definitivamente, per problemi economici di alti costi e tempi lunghi, l ipotesi di una galleria sul versante sinistro del fiume che avrebbe dovuto tagliare tutto il tratto delle gole, attualmente si sta terminando lo sgombero del materiale crollato e provvedendo alla rimodellazione del versante, poi si inizierà la preparazione del versante destro per la realizzazione del nuovo tracciato. L apertura di una pista provvisoria prima della cattiva stagione non potrà essere realizzata perché tecnicamente non è possibile, considerata l instabilità del versante. La soluzione proposta dai tecnici è quella di alzare l attuale tracciato e spostarlo sul lato destro per allontanarlo dal fiume, asportando le frazioni di pareti maggiormente soggette al pericolo di crollo. Nei 300 metri successivi saranno necessari due piccoli viadotti, per rendere sicuro il percorso. A una prima impressione questa soluzione sembrerebbe non essere definitiva. Vista la situazione a oggi, è difficile pensare che in futuro ci possa essere un percorso diverso da quello proposto, sicuramente sarà necessario prevedere costi di manutenzione più alti perché la strada correrebbe, come ora, sulla grande frana lenta e potrebbe progressivamente deteriorarsi, ma sarebbe al sicuro dal rischio di crolli. Chi ha la responsabilità della situazione? La responsabilità formale è del presidente della Regione Emilia- Romagna che è stato nominato Commissario Straordinario per l emergenza, ma evidentemente sono i tecnici a proporre le soluzioni da attuare. 6

9 Quali sono i danni? I danni complessivi sul territorio montano sono difficilmente quantificabili ma certamente ingenti e interessano, oltre agli abitanti del comune di Loiano, quelli dei comuni vicini, in particolare di Monghidoro, Monzuno e San Benedetto Val di Sambro. Un gruppo di cittadini e di imprenditori ha costituito un comitato per evidenziare i disagi, rivolgere proposte agli amministratori e sollecitare la riapertura. Le attività economiche della media e alta valle hanno registrato i danni più gravi ma l area colpita è molto più vasta. Sul piano della viabilità occorre notare che la nostra è una zona di pendolari e il traffico è attualmente concentrato sulla strada della Futa con effetti che ognuno può immaginare. I collegamenti con la città e le autostrade erano particolarmente difficili già prima della chiusura e il traffico è destinato ad aumentare anche per la crescita continua del numero dei residenti. Cosa sta facendo la tua amministrazione? Abbiamo migliorato la piccola viabilità alternativa utilizzata da chi abita nella zona, studiato alcune misure per attenuare il danno alle realtà imprenditoriali più colpite, cercato di fornire informazioni complete e corrette alla popolazione, collaborato proficuamente con gli enti e le amministrazioni interessate, richiesti e ottenuti finanziamenti per la sistemazione dell area, e ora stiamo seguendo i lavori con assiduità. Ritieni quello della fondovalle Savena un caso isolato? No, purtroppo non è un caso isolato, il dissesto idrogeologico è uno dei problemi più vasti e complessi per tutte le amministrazioni montane e se in futuro Stato e Regione non investiranno in modo consistente, i danni per frane o smottamenti su tutto il territorio saranno gravi con ripercussioni anche sulla pianura. Le competenze e le autorità interessate sono molte, da quella del ServizioTecnico di bacino ai Consorzi di Bonifica, dalla Regione alla Provincia e alla Comunità Montana, ma gli interventi di prevenzione sono sempre insufficienti e la situazione molto degradata. Quando mi sono insediato la strada di fondovalle Zena era interrotta nel comune di Monterenzio, a pochi metri dal confine col comune di Loiano, per una frana da crollo: siamo riusciti a riattivarla in tempi brevi e con costi abbastanza contenuti, ma la situazione di cui stiamo parlando è molto più complessa. Di fronte agli eventi che si verificano frequentemente non ci si può sempre giustificare con le precipitazioni straordinarie e con le piene decennali o centenarie, ma è necessario agire tempestivamen- 7

10 Sono iniziati i lavori sul fronte della frana: si innescano mine per frantumare gli enormi macigni. (La foto è stata scattata dal personale della Protezione Civile). te per rafforzare un sistema che si sta rivelando troppo fragile. Occorre partire da interventi piccoli ma importanti: stiamo mantenendo efficiente il sistema di raccolta delle acque ai bordi delle strade comunali con la pulizia delle cunette e la riattivazione e la sostituzione dei tombini; cerchiamo di stimolare gli agricoltori a una corretta regimazione delle acque che defluiscono dalle coltivazioni; prestiamo un attenzione particolare alle situazioni di potenziale pericolo come i cantieri e le cave. In diversi punti del comune le strade mostrano problemi perché sono poste su terreni cedevoli: abbiamo un programma interventi strutturali. Tuttavia i nostri progetti devono fare i conti con un bilancio che non ci permette di realizzare tutto subito: credo che i colleghi degli altri comuni abbiano gli stessi problemi e siano impegnati come noi ogni giorno per risolverli. Per la zona interessata dal crollo sulla Fondovalle Savena abbiamo ottenuto un consistente finanziamento dal Ministero 8

11 dell Ambiente finalizzato alla riduzione del rischio derivante dal dissesto e alla stabilizzazione della grande frana di Scascoli. Abbiamo ancora poco spazio per tutto il resto. Gli argomenti a cui abbiamo accennato necessitano di spazi ben più ampi della fondovalle. Il nostro paese sta vivendo una situazione simile e opposta a quella che si verificò negli anni Sessanta e Settanta quando, a causa dell abbandono delle campagne, il numero dei residenti scese al minimo storico di poco più di milleottocento. Ora siamo in quattromilaseicentocinquanta abitanti, continuiamo a crescere e, pur avendo molti anziani, ci stiamo svecchiando in virtù di un saldo naturale attivo: da questo dato si possono desumere le esigenze a cui l amministrazione deve offrire risposte. Per questo motivo dobbiamo ricordare quanto accadde nel tempo dello spopolamento e affrontare la situazione attuale con sensibilità e senso pratico. Il tessuto sociale della nostra comunità risente della provenienza recente e disparata di tante famiglie insediatesi negli ultimi anni, prive di quella ragnatela sociale di parentele, amicizie e conoscenze che fa sentire a proprio agio chi vive da sempre in paese. L integrazione e la creazione di una coscienza paesana sono la sfida per il futuro, assieme al rafforzamento di un tessuto imprenditoriale e commerciale ancora troppo debole, al potenziamento dei servizi alle famiglie e alle imprese, e alla tutela dell ambiente che si realizza anche attraverso gli interventi di riduzione del dissesto idrogeologico e soprattutto migliorando la viabilità. Buon lavoro. Grazie e buon lavoro anche a voi che con la vostra rivista tenete sempre vive le nostre tradizioni e vi occupate delle problematiche di questo territorio montano. Arrivederci. 9

12 Sicurezza Ambiente Qualità AREA CERTIFICAZIONI Organismo notificato per collaudo e verifica ascensori Abilitazione Ministeriale verifiche impianti elettrici e messe a terra Marchio CE Direttiva Macchine Controllo metodo di Prod. Biologico, G.U. n. 137/04 Certificazione CE per Emissioni Acustiche Ambientali Consulenza per Certificazione di Qualità - ISO/ VISION 2000 AREA SICUREZZA Sicurezza e salute negli ambienti di lavoro (DLgs 626/94) Sicurezza negli alimenti (sistema HACCP - DLgs 155/97) Protezione ambientale e Piani di emergenza AREA AMBIENTALE E DI LABORATORIO Valutazioni strumentali di agenti chimici, rumore, amianto, ecc. Gestione rifiuti, acque di scarico, emissioni in atmosfera AREA EDILE Progettazione edile ed ambientale Direttiva Cantieri (DLgs 494/96 e DLgs 528/99) AREA FORMAZIONE Corsi di formazione e per Responsabile Sicurezza Prev. e Protezione (RSPP), Rappresentante dei lavoratori (RLS); Pronto Soccorso, Rischio incendio basso-medio-elevato, per carrellisti, rischio chimico, ecc. SIDEL S.p.A. Via Larga 34/ Bologna Tel Fax Casella Postale: Succursale BO

13 Le pietre di Poggio Moreccio di Vittorio Lenzi La misteriosa epigrafe a Poggio Moreccio di Badi ha suscitato l interesse di un altro valente studioso L epigrafe e un altro manufatto in pietra rivenuti a Poggio Moreccio di Badi aprono un interessante capitolo di ricerche e di ipotesi sulla storia alto-medioevale della Valle del Limentra. Lo scritto di Paolo Bacchi, che ha ufficializzato e messo a fuoco la scoperta di Paolo Petazzoni, fissa già gli aspetti salienti del rinvenimento e ne ricava alcune fondamentali conclusioni (1). Si delinea la presenza nella zona, intorno al 1036, di un edificio religioso, una chiesa con ospitale, situato a lato della via che collegava il comitato pistoiese alla pianura padana e a Bologna. Il lavoro di Bacchi ha già acquisito due punti importanti: la data dell epigrafe (1036) ed il profilo del donatore, Guglielmo dei conti Cadolingi detto il Bulgaro, appartenente alla dinastia che a quel tempo signoreggiava sul contado di Pistoia (mentre la città era passata in potere del vescovo) e sul Valdarno fiorentino. Guglielmo dedicava molto impegno alle strutture viarie e ospitaliere, che apparivano un eccellente strumento per il controllo del territorio. L esame dell epigrafe, zeppa di abbreviazioni, deve procedere di pari passo con la ricostruzione della topografia medioevale, utilizzando alcuni significativi toponimi esistenti o esistiti nell area. Per dare maggiore chiarezza alla mia ipotesi di lettura, preferisco esporne prima il risultato finale, cioè lo scritto che ritengo di intravedere nella pietra incisa di Poggio Moreccio, riservandomi di esporre nel seguito il ragionamento da me seguito: WELL CO M AD L. F MXXXVI IACOMOMAT. Sono partito dal presupposto che i circoletti (una sorta di o piccole) corrispondano a punti. La O finale di IACOMO, piuttosto grande, sembra assolvere la doppia funzione di punto e del dativo cor- 11

14 L epigrafe di Poggio Moreccio di Badi, risalente all XI secolo. rispondente alla dedicazione. Trascrivo ora la mia proposta completa di lettura e la relativa traduzione italiana: WELLIGELMUS COMES MONTIS AD LUCUM FLORENTINI 1036 S. IACOMO MATIE (Guglielmo conte di Montelupo Fiorentino, 1036, a S.Giacomo della Massa) Lo studioso L. Chiappelli (2) ha sottolineato l estrema diffusione del potere cadolingio nel comitato pistoiese e fiorentino, isolando alcune località (in genere luoghi impervi e selvaggi) dove questi nobili di dura stirpe longobarda avevano castelli e case forti: Ripalta presso le mura di Pistoia, Monte Orlandi, Montemagno (presso Quarrata) e soprattutto Montecascioli e Salamarzana di Fucecchio (nel Valdarno fiorentino). Nel 1034, anno assai prossimo a quello della nostra epigrafe, il centro di potere della dinastia cadolingia si collocava appunto nel castello di Salamarzana (3). Nel 1096 il conte Uguccione figlio di Guglielmo risiedeva invece nel castello di Montecascioli (4). Alcuni dei monti sopra nominati potrebbero offrire una alternativa alla mia ipo- 12

15 tesi, ma essi non sembrano purtroppo presentare un aggancio plausibile con le successive lettere AD L.F dell epigrafe. Questo aggancio appare invece realizzabile con la località di Montelupo (5), situata nello stesso Valdarno fiorentino che sappiamo aver ospitato gli importanti castelli cadolingi di Montecascioli e Salamarzana di Fucecchio.. A onor del vero nessuna fonte storica attribuisce a Guglielmo detto il Bulgaro la contea di Montelupo, così come nessuna fonte ci segnala quale fosse la sua contea (doveva pur averla). Tra i Cadolingi e Montelupo è comunque esistito un possibile collegamento. Fra i secoli IX e XI, infatti, la zona di Montelupo, strategicamente importante per la presenza da tempo immemorabile di un ponte sull Arno, fu zona di confine e di conflitti tra i Cadolingi di Fucecchio, i conti Guidi di Pistoia e i conti Alberti che tenevano il castello di Capraia, di fronte a Montelupo (6). Nel 1203 i Fiorentini eressero a Montelupo un forte castello, per contrastare i Pistoiesi e i signori di Capraia, che erano consorti dei conti Alberti. Sembra che prima del 1203 il castello inferiore di Malborghetto, detto Montelupo, appartenesse anch esso ai signori di Capraia per cui i Fiorentini lo disfeciono perché non voleva ubbidire al Comune (7). Secondo una diceria popolare, il nome di Montelupo avrebbe avuto origine dalla sua funzione di soggiogare il castello di Capraia (come dire: il lupo sbranerà la capra). Passiamo all ultima riga della scritta, dove appare una successione di lettere ( ACOMOMAT ) che non ha alcun significato senza una interpunzione; la quale, a mio avviso, va posta dopo ACOMO, tenendo presente la quasi certa origine ospitaliera dell epigrafe e il suo probabile riferimento a San Giacomo. Resta l abbreviazione MAT, riferibile al genitivo Matie, da pronunciarsi Mazie, corrispondente al vocabolo Massa (8), largamente usato nell alto medioevo per indicare una tenuta, un agglomerato di poderi appartenenti a uno stesso proprietario, che in questo caso non poteva essere che lo stesso Guglielmo. Secondo Leonello Bertacci (9), estintasi la dinastia dei Cadolingi dopo la morte di Ugo (Uguccione) figlio di Guglielmo, la sua vedova Cecilia sposò in seconde nozze un conte Alberti, determinando il passaggio a questa famiglia di gran parte dei possedimenti già cadolingi. Ma una circoscrizione territoriale formata da Suviana, Badi, Stagno, Moscaccia, Casio, Granaglione, Succida, Capugnano e Monteluco (Montelocco di Gaggio Montano), in conformità alle disposizioni testamentarie di Ugo, finì ai Lombardi di Stagno, suoi vassalli. Appaiono in tal modo dimostrati i legami tra Guglielmo ed il territorio di Badi e Suviana. Per una interpretazione dell epigrafe del 1036 ed in particolare dell abbreviazione MAT appaiono molto significativi due toponimi conservatisi in zona, vale a dire Massovrana e La Maccia. Qui in epoca altomedioevale le masse dovevano essere due: la Massa sopra- 13

16 na o superiore (10) corrispondente a Badi e la subtana, quella di sotto, che ha dato il nome alla successiva Suviana (11). Tra le due masse, come elemento divisorio, si ergeva il crinale della Serra mezzana (12) (oggi la località Serra, in riva al lago). Va premesso che in questa area, lungo la strada che costeggiava la riva sinistra della Limentra, sono stati in funzione almeno due antichi ospitali. Il primo, situato presso la chiesa di Sant Ilario del Monte di Badi e ricordato nel 1103, venne acquisito più tardi dall abbazia di San Salvatore in Agna; e Sant Ilario mantenne pertanto una funzione ospitaliera nel territorio della Limentra orientale (13). Non sappiamo se la sua struttura ospitaliera avesse la stessa dedicazione della chiesa o se fosse invece dedicata a San Giacomo o ad altro Santo. Più in basso, poco a nord di Sant Ilario è esistito in epoca imprecisata l ospedale di Suviana, sul quale Serafino Calindri ci fornisce uno schematico ragguaglio (14) : Avea un Ospedale probabilmente dentro il suo Castello, che era nel luogo dove è ora la parrocchiale, dalle di cui rovine avvanzate vedesi, che era cinto di grosse mura, guarnito di una torre e di un baluardo, con una sola porta, ed in sito assai forte almeno da tre parti Come si vede, il Calindri non ha riconosciuto nella sua visita a Suviana l ospedale, che doveva essere scomparso da secoli e comunque non era riconoscibile come edificio. La congettura dell Abate, secondo la quale questa struttura poteva essere stata racchiusa all interno del castello, è invece da escludersi, poiché l attività ospitaliera era completamente differenziata da quella militare e proseguiva anche di notte, quando le porte dei castelli erano rigorosamente chiuse. L Ospitale del Pratum Episcopi (Pistoia) suonava la campana ininterrottamente da compieta a mezzanotte, per orientare e richiamare i viandanti sperduti (15) ; e forse questa consuetudine era generalizzata, per lo meno nelle zone più insidiose. In taluni casi, come a Bazzano, l edificio ospitaliero si appoggiava per maggior sicurezza all esterno delle mura castellane, a fianco di una porta. L ospedale di Suviana doveva aver cessato l attività ben prima del 1570, quando la Curia bolognese fece compilare un atlante illustrato delle singole pievi, raffigurante le chiese, gli oratori, qualche castello e anche gli ospedali e ospedaletti (16). Nella zona che ci interessa, corrispondente alla pieve di Capanne, vengono disegnate solo tre chiese (Sant Ilario e le parrocchiali di Badi e Suviana) e nessun ospedale. Gli estimi hanno conservato invece alcuni interessanti toponimi. Il Castagnedo di Giacomo (Estimi di Suviana del 1725 e del 1775) confinava coi beni della chiesa parrocchiale e doveva essere piuttosto esteso, appartenendo a tre proprietari (nel 1775 Bartolomeo Tonali, Andrea Biasoli e 14

17 G.B.Marchetti); si può pensare che non si trattasse di un Giacomo qualsiasi, ma proprio del Santo dedicatario dell epigrafe di Poggio Moreccio e dell ospedale. Anche l antica borgata Pida (17), non lungi dalla chiesa, potrebbe far pensare a una storpiatura popolare di ospedale ; ma l ipotesi appare un po forzata e richiederebbe maggiori elementi di prova. Gli Estimi del 1700 riportano anche le località Il Prà dell Opera e Li Beni dell Opera, denominazioni che sembrano differenziarle dai comuni beni della chiesa (18). Note (1) P. Bacchi, L epigrafe di Poggio Moreccio presso Badi, in Savena Setta Sambro n. 27 / 2 semestre (2) L. Chiappelli, I conti Cadolingi, i conti Guidi ed il Comitatus pistoiese in Bullettino storico Pistoiese, XXIV, 1932, pagg (3) N.Rauty, Comunità rurali e signorie feudali nel contado e nella montagna pistoiesi tra XII e XIII secolo, in Signori feudali e comunità appenniniche nel medioevo, Centro Studi Valle del Reno e Società Pistoiese di Storia Patria, 1995, pag.22. (4) Regesta Chartarum Italiae; Le carte del Monastero di S. Maria in Montepiano ( ) n. 30, a cura di R. Piattoli, Roma 1942, pag.vii. (5) Per l etimologia di Montelupo ho considerato la derivazione da Mons ad lucum, situato cioè presso un bosco (sacro?). (6) (7) G.Villani, Cronaca, libro V cap. 31; citato nel Dizionario Corografico Universale dell Italia (Toscana) 1855 pag (8) Nota agli studiosi è la massa di Lizzano. (9) L. Bertacci, La montagna bolognese nell alto medioevo, in Nuèter-ricerche n.5 / 1995, pagg (10) ASBo, Estimi del Contado Serie I busta 2 Badi e Suviana 1540: A Mà soprana (Antonio e Carlo Giusti); A Mà sovrana (Aymerico del fu Bartolomeo Carini). (11) Le denominazioni documentali due-trecentesche di Suvigliana e Sivigliana appaiono meno antiche della forma popolare e dialettale Suviana oggi conservata. E un caso non infrequente nel nostro Appennino. (12) ASBo, Estimi del Contado Serie II Busta 164 Suviana 1700: Serra Mezzana (Heredi di Domenico Gianotti). (13) R.Zagnoni, (Antilopi-Holmes), Il romanico appenninico bolognese pistoiese e pratese, Gruppo Studi Alta Valle del Reno, 2000, pag (14) S.Calindri, Dizionario Corografico, vol. V, pag (15) R. Zagnoni, Il romanico appenninico, op. cit. pag (16) M. Fanti, Una cartografia cinquecentesca delle pievi del territorio bolognese, ne Il Carrobbio, Anno XVI, 1990, pag (17) È esistita anche la forma A Pita. Cfr. ASBo, Estimi del Contado Serie II, busta 164, anno 1578 (Un terreno di Pellegrino di Batista). (18) ASBo, Estimi del Contado Serie II busta 164, Suviana anno

18 Nato dal recupero e dal restauro di una caratteristica dimora del 1600, il Bed & Breakfast Lodole trasmette intatto il fascino della tradizione: camere dotate di bagno, un ampio salone con camino, soffitti con travi a vista, muri e pavimenti in pietra originale. Il Bed & Breakfast Lodole è un ambiente magico, dove respirare l atmosfera di una volta avendo la sensazione di sentirsi in una grande famiglia. Un luogo dal panorama incantevole, riservato, confortevole e vicino a tutti i servizi del Golf Club Molino del Pero. Località Lodole, Monzuno (Bologna) Italy Tel Mob

19 Scanello fra Longobardi e Bizantini di Eugenio Nascetti Due documenti medievali attestano nei toponimi tracce germaniche su base latina L amico Paolo Bacchi sta svolgendo un ottimo lavoro di ricerca su un presunto insediamento longobardo nei pressi di Scanello: spero che qualche riflessione sulla toponomastica della zona possa essergli d aiuto. Una volta deciso l argomento, per trarre il massimo beneficio dall indagine, occorre reperire una documentazione quanto più possibi- TOPONOMASTICA Vignale è un piccolo nucleo abitato, posto in prossimità di Scanello, di cui si trova traccia in documenti del XIII secolo. Nei dintorni non si conservano né si coltivano le vigne da cui trae il nome. 17

20 TOPONOMASTICA le antica e completa sui nomi dei luoghi del territorio in esame. In questo caso mi sono stati forniti due documenti di grande valore storico, sui quali potranno essere svolti approfondimenti che vanno bene al di là della toponomastica. Il più antico, non datato ma riferibile all anno 1135, è stato regestato da uno studioso tedesco un secolo fa e si presenta quindi in una forma perfettamente leggibile; proviene dall archivio capitolare del Duomo di Pisa e consiste in una breve descrizione dei rapporti economici, degli usi e dei servizi intercorsi tra alcuni abitanti di Scanello e dei paesi vicini e la grande contessa Matilde di Canossa al tempo in cui deteneva l intera curia, con lo scopo palese di conservarli a favore del clero pisano al quale era stata ceduta. Ho avuto il secondo in fotocopia dell originale, depositato all Archivio di Stato di Bologna, e dopo una lunga e faticosa attività di interpretazione e traduzione, per me inusuale, ho potuto decifrarlo quasi completamente: il lavoro sarà utile per il futuro perché contiene qualche interessante e utile informazione. Si tratta di un estimo dei fumanti redatto nel 1315 al fine di determinare il patrimonio che fungeva da base imponibile per il calcolo e l esazione delle imposte. Nella carta del XII secolo compaiono una ventina di toponimi di cui solo sette attengono sicuramente alla zona investigata, mentre l estimo del XIV secolo, pur molto posteriore al periodo longobardo, è una vera e propria miniera di microtoponimi e include un centinaio di nomi di località comprese nella curia e una ventina poste nel versante bolognese e fiorentino dell Appennino. La prima osservazione è la verifica della presenza, in forma pressoché invariata, nel documento del 1315 dei sette toponimi rilevati in quello del 1135, come Scanellum, Braila, Cafagiti, Vethianum, Quinthianum, Niathianum e Monte. Ciò che caratterizza i due documenti è la predominanza dell elemento latino. Scanello è al centro di una zona in cui sono particolarmente numerosi i toponimi prediali, ovvero i luoghi il cui nome trae origine dall antico proprietario del fondo che ne costituì il primitivo centro di aggregazione: Quinzano, Vezzano, Gragnano e Gnazzano sono i centri più antichi e relativamente più popolati dell area. Di origine prettamente latina sono i toponimi che descrivono le caratteristiche del terreno: le Lagune, la Valle, la Plana, la Lama Arcipreti, la Ruvina, il Pozolum de Favula, Bedostacium, Planum, Toletum, Tola de la Lama, Lagoxellum, la Planella, Fossa Cecha, Monte, Podium Sancti Martini illustrano la presenza di acquitrini, laghetti, zone pianeggianti più o meno estese, piccoli rilievi. Dal latino vengono i toponimi legati alla flora spontanea e alla coltivazione di piante, cereali e foraggio: Vignale, Panigale, Pratexellus, Culore di Merticho, Quarzedinum, Campedellus longus, Castanueus 18

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