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2 NUOVA CLASSIFICAZIONE RIFIUTI IMPLICAZIONI PER LE GIACENZE SISTRI Si ritiene utile informare che il 19 maggio u.s., sul portale sono state pubblicate le linee guida per la corretta gestione e riclassificazione dei rifiuti in giacenza che diventerà operativa dal il 1 giugno Secondo quanto disposto dalla Decisione 2014/955/Ue e dal Regolamento 1357/2014/Ue, infatti, a partire da tale data entrerà in vigore il nuovo elenco dei codici di identificazione dei rifiuti (Elenco Europeo dei Rifiuti) e la nuova codifica per le caratteristiche di pericolo. Al fine di garantire la corretta gestione dei rifiuti da movimentare, e quindi delle relative giacenze, è stata rilasciata la nuova release dell'applicazione di movimentazione e la procedura relativa alle modalità operative previste per l'adeguamento della classificazione dei rifiuti alle nuove disposizioni normative. Viene specificato, in particolare, che in presenza di registrazioni di carico effettuate secondo la vecchia codifica e non ancora movimentate, ovvero parzialmente movimentate, è necessario procedere alla compilazione di registrazioni cronologiche di scarico per azzerare le quantità residue e, contestualmente, provvedere alla compilazione di nuove registrazioni cronologiche di carico per registrare le medesime quantità secondo i nuovi criteri di classificazione. Pertanto può ritenersi che la riclassificazione debba essere necessariamente effettuata a partire dal 1 giugno 2015, prima di ogni movimentazione. CLASSIFICAZIONE RIFIUTI APPLICAZIONE NUOVI CRITERI Si ricorda che dal 1 giugno 2015 entrano in vigore le nuove norme comunitarie sulla classificazione dei rifiuti concernenti le procedure di attribuzione delle classi di pericolosità e dei corrispondenti codici Cer. 2

3 Da tale data diventano quindi applicabili: la Decisione 955/2014 Ce che modifica l'elenco europeo dei rifiuti, introduce tre nuovi codici cer (fanghi rossi, mercurio metallico, mercurio stabilizzato) e riscrive l'introduzione all' Elenco dei rifiuti, andando così a sostituire interamente l'allegato D di cui alla Parte IV sui rifiuti del d.lgs. 152/06; il Regolamento (UE) 1357/14 che contiene le nuove indicazioni europee per attribuire ai rifiuti le caratteristiche di pericolo e sostituisce le precedenti caratteristiche da H1 a H15 con le nuove da HP1 a HP15. Ciascuna di queste caratteristiche è corredata da prescrizioni e tabelle che consentiranno di armonizzare la disciplina comunitaria sui rifiuti con quella contenuta nel Regolamento CLP 1272/2008, anch'esso in vigore dal 1 giugno sulla classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e preparati pericolosi, mediante l'individuazione, per ciascuna classe di pericolo, delle corrispondenti classi e categorie di pericolo ai sensi del Regolamento CLP. Vengono poi definiti nuovi limiti di concentrazione e nuovi criteri per l'attribuzione delle diverse frasi "HP". Il Regolamento (UE) 1357/14 va a sostituire l'allegato III della direttiva 2008/98 Ce, che nell'ordinamento italiano è stato recepito come Allegato I al "codice ambientale". Pertanto a far data dal 1 giugno vengono meno sia Allegato I sia l'allegato D alla Parte IV del d.lgs. 152/06 in quanto sostituiti rispettivamente dalla Decisione 955/2014 Ce e dal Regolamento (UE) 1357/14. L'entrata in vigore di tali provvedimenti ha anche delle ricadute sul sistema di tracciabilità dei rifiuti pericolosi (sistri) in ordine al quale è stata prevista una specifica procedura. DICHIARAZIONI FISCALI 2014 STUDI DI SETTORE, IRPEF, IVA ANALISI E STATISTICHE. Il Ministero dell'economia e delle Finanze (Dipartimento delle Finanze) ha diffuso le statistiche relative agli studi di settore, alle dichiarazioni delle persone fisiche in base al reddito prevalente, alle dichiarazioni Iva e ad altri dati trasmessi dai contribuenti nel 2014, relativi al periodo d'imposta Di seguito, si illustrano, sinteticamente, i dati di maggior interesse. Studi di settore. Gli studi di settore nel 2013 sono stati applicati a circa 3,6 milioni di soggetti (di cui il 65% persone fisiche), con una lieve diminuzione (-0,8%) rispetto all'anno precedente. Il reddito totale dichiarato, pari a 98 miliardi di euro, mostra una variazione negativa (-1,8% rispetto al 2012) che riflette principalmente gli andamenti ciclici registrati nel 2013, anno in cui il PIL è calato dell'1,7% in termini reali rispetto all'anno precedente (-0,4% in termini nominali). Il reddito medio dichiarato è risultato pari a euro per le persone fisiche (-1,2% rispetto all'anno precedente), a euro per le società di persone (-1,0%) e a euro per le società di capitali ed enti (+0,8%). 3

4 Rispetto all'attività esercitata (considerando tutti i soggetti che applicano gli studi di settore), il reddito medio più elevato, analogamente al 2012, si è registrato nel settore delle attività professionali ( euro, -2,9% rispetto all'anno precedente), seguito dal settore delle attività manifatturiere ( euro, +6,8%) e dal settore dei servizi ( euro, -2,7%), mentre il reddito medio dichiarato più basso si è registrato nel commercio ( euro, +2,0%). Significativa è la differenza tra il reddito medio dei soggetti "congrui" rispetto a quello dei soggetti non "congrui": escludendo i soggetti di minori dimensioni, si passa complessivamente da un reddito medio di euro per i soggetti congrui ad una perdita media di euro per quelli non congrui. Statistiche Irpef in base al reddito prevalente. I dati statistici delle dichiarazioni Irpef delle persone fisiche sono stati arricchiti dalla classificazione dei contribuenti in base al reddito prevalente. L'82,6% dei circa 41 milioni di contribuenti Irpef detiene prevalentemente reddito da lavoro dipendente o pensione e solo il 5,9% del totale ha un reddito prevalente derivante dall'esercizio di attività d'impresa o di lavoro autonomo, in linea con l'anno precedente. La percentuale di coloro che detengono in prevalenza reddito da fabbricati è pari al 3,8% (in aumento rispetto al 2,5% del 2012, per effetto delle novità Irpef sui redditi immobiliari). Dall'analisi integrata delle dichiarazioni dei dipendenti con quelle dei propri datori di lavoro si osserva che circa il 78% dei dipendenti ha prestato servizio presso lo stesso datore di lavoro nell'arco dell'anno, mentre il restante 22% ne ha avuti due o più. Rispetto alla natura giuridica del datore di lavoro, si rileva che il 54% dei lavoratori dipendenti presta servizio presso società per azioni, società a responsabilità limitata e società cooperative, seguiti da coloro che sono occupati presso enti pubblici (14%), ditte individuali (9%), società di persone (8%) ed enti e istituti di previdenza e assistenza sociale (6%). Il reddito medio da lavoro dipendente presenta un'elevata variabilità rispetto alla diversa natura del datore di lavoro: il reddito medio più basso, pari a euro, si osserva per i lavoratori dipendenti il cui datore di lavoro è una persona fisica (1,5 milioni di dipendenti); il valore sale a euro per i dipendenti di società di persone (1,4 milioni), a euro per i dipendenti della Pubblica Amministrazione (3,5 milioni), mentre il reddito medio più elevato, pari a euro, si registra per i dipendenti delle società di capitali (10,3 milioni). Dichiarazioni Iva. Sono circa 5,3 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva per l'anno d'imposta 2013, con un lieve calo rispetto all'anno precedente (-1,4%), che riflette principalmente la mancata presentazione della dichiarazione da parte dei soggetti in "regime fiscale di vantaggio". L'Iva di competenza dell'anno d'imposta, definita come saldo tra Iva a debito e Iva detraibile, mostra un incremento dell'1,7%. Tale andamento è influenzato dall'aumento dell'aliquota ordinaria al 22% a partire dal 1 ottobre L'incremento è imputabile alle sole società di capitali (+3,3%), mentre si registra un calo per le ditte individuali (-3,7%) e per le società di persone (-1,9%). Il regime Iva per cassa, introdotto alla fine del 2012, consente all'imprenditore o al lavoratore autonomo di posticipare il versamento dell'imposta sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi dal momento di effettuazione dell'operazione a quello dell'incasso. Limitatamente alle operazioni le cui fatture non sono state pagate nell'anno, le uniche desumibili dalle dichiarazioni, sono circa i soggetti (0,7% del totale) che si sono avvalsi di tale facoltà, per un ammontare di cessioni di circa 2,9 miliardi di euro, mentre il campo della dichiarazione relativo agli acquisti non detraibili è stato compilato da circa contribuenti per un ammontate di 856 milioni di euro. 4

5 RATEIZZAZIONE DELLE CARTELLE DI RISCOSSIONE DATI EQUITALIA. Con il Comunicato stampa dell'8 giugno 2015, Equitalia ha diffuso i dati sulla nuova possibilità di rateizzazione delle cartelle di riscossione messa a disposizione dei contribuenti dallo scorso mese di marzo e riservata a chi ha perso il beneficio della dilazione dei pagamenti alla data del 31 dicembre In particolare, l'agente della riscossione ha evidenziato che, a due mesi dalla scadenza del 31 luglio per aderire alla rateizzazione delle cartelle di riscossione, sono state presentate domande e di queste ne sono state già concesse (97%) per un importo dilazionato di oltre 1,2 miliardi di euro. Al riguardo, si ricorda che, secondo quanto stabilito dal D.L. n. 192 del 2014 (cosiddetto "Decreto milleproroghe"), i contribuenti possono richiedere fino ad un massimo di 72 rate (6 anni) presentando la domanda entro il prossimo 31 luglio (i moduli per la richiesta sono disponibili nella sezione: Modulistica Rateazione del sito internet In vista della predetta scadenza Equitalia ha sottolineato che il citato provvedimento consente ai cittadini ed alle imprese in difficoltà di usufruire di nuove condizioni favorevoli per regolarizzare la loro situazione debitoria. Ci sono, però, alcuni limiti rispetto alle regole generali sulla rateizzazione: il nuovo piano concesso non è prorogabile e decade in caso di mancato pagamento di due rate anche non consecutive (anziché 8 rate). Le dilazioni di pagamento rappresentano circa la metà dei volumi riscossi annualmente. Ad oggi sono attive circa 2,9 milioni di rateizzazioni per un importo dilazionato di 30,5 miliardi di euro. Infine, Equitalia ha reso noto i dati sul recupero dell'evasione fiscale da riscossione. In particolare, nei primi cinque mesi del 2015, sono stati riscossi, complessivamente, oltre 3,4 miliardi di euro, con un incremento del 8,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che, peraltro, aveva beneficiato di circa 700 milioni di incassi derivanti dalla definizione agevolata delle cartelle. La riscossione si concentra sugli importi più rilevanti: circa i due terzi deriva, infatti, da debiti superiori a euro. IMU E TASI PROBLEMATICHE CONCERNENTI GLI OBBLIGHI DICHIARATIVI - RISOLUZIONE DEL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE (DIPARTIMENTO DELLE FINANZE) N. 2/DF DEL 3 GIUGNO Con la Risoluzione n. 2/DF del 3 giugno 2015, il Ministero dell'economia e delle Finanze (Dipartimento delle Finanze), ha chiarito che non è necessaria l'approvazione di un apposito modello di dichiarazione TASI, essendo a tale scopo valido quello previsto per la dichiarazione dell'"imposta Municipale Propria" (IMU), approvato con Decreto del Ministro dell'economia e delle Finanze del 30 ottobre

6 Tale determinazione è fondata sulla circostanza che le informazioni necessarie al Comune per il controllo e l'accertamento dell'obbligazione tributaria, sia per quanto riguarda l'imu sia per ciò che concerne la TASI, sono sostanzialmente identiche; per cui, in un'ottica di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti ed anche in vista della preannunciata riforma della tassazione immobiliare locale, non sussiste la necessità di emanare un nuovo modello di dichiarazione. La Risoluzione in esame segue il precedente documento di prassi del 25 marzo 2015 con la quale il Dipartimento delle Finanze ha precisato che il modello di dichiarazione TASI deve essere approvato con Decreto del Ministro dell'economia e delle Finanze e deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale non sussistendo, al riguardo, la facoltà per i singoli Comuni di predisporre, autonomamente, modelli di dichiarazione TASI. Nello stesso documento di prassi veniva specificato che, "ai fini della dichiarazione relativa alla TASI si applicano le disposizioni concernenti la presentazione della dichiarazione dell'imu". Al riguardo, il Ministero ha ricordato che nelle FAQ del 3 giugno 2014, si era, già, espresso sull'argomento, precisando che, "data la sostanziale identità delle informazioni richieste ai fini del controllo dell'esatto adempimento relativo ai tributi in oggetto "La dichiarazione IMU vale anche ai fini TASI"". Con la Risoluzione in esame viene, dunque, confermato tale orientamento e viene affrontata l'ulteriore problematica relativa agli obblighi dichiarativi dell'occupante nel caso di immobile in locazione o affitto. Al riguardo, il Ministero precisa che, ai sensi dell'art. 1, comma 681, della L. 27 dicembre 2013, n. 147, "nel caso in cui l'unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull'unità immobiliare, quest'ultimo e l'occupante sono titolari di un'autonoma obbligazione tributaria.". Un'applicazione rigorosa della norma comporterebbe che gli "occupanti" diversi dai titolari del diritto reale sull'immobile - che non hanno, quindi, finora assolto gli adempimenti dichiarativi in materia di IMU - dovrebbero essere tutti tenuti a presentare la dichiarazione TASI. Tuttavia il Ministero - richiamando per analogia quanto affermato nelle istruzioni alla dichiarazione IMU - precisa che la dichiarazione non deve essere presentata nel caso di contratti di locazione e di affitto registrati a partire dal 1 luglio 2010, poiché da tale data, ai sensi dell'art. 19, commi 15 e 16, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, al momento della registrazione devono essere comunicati al competente ufficio dell'agenzia delle Entrate anche i relativi dati catastali. Per i contratti di locazione e di affitto registrati precedentemente alla data del 1 luglio 2010, permane, invece, l'obbligo dichiarativo, a meno che i relativi dati catastali non siano stati comunicati al momento della cessione, della risoluzione o della proroga del contratto, ai sensi dello stesso art. 19 del D.L. n. 78 del Sempre nell'ambito dell'illustrazione della stessa fattispecie è stato chiarito, altresì, che "la dichiarazione non deve essere presentata anche nel caso in cui il comune, nell'ambito della propria potestà regolamentare di cui all'art. 52 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, ha previsto, ai fini dell'applicazione dell'aliquota ridotta, specifiche modalità per il riconoscimento dell'agevolazione, consistenti nell'assolvimento da parte del contribuente di particolari adempimenti formali e, comunque, non onerosi, quali, ad esempio, la consegna del contratto di locazione o la presentazione di un'autocertificazione.". Ne deriva, secondo le istruzioni della risoluzione in esame, che l'ambito applicativo dell'obbligo dichiarativo TASI si riduce a casi residuali, dal momento che il Comune è già a conoscenza delle informazioni relative agli immobili locati e può, comunque, adottare strumenti idonei ad integrare le suddette informazioni. In conclusione, viene chiarito che nei casi in cui il contribuente sia un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull'immobile, detto soggetto possa utilizzare la parte del modello di dichiarazione dedicata alle "Annotazioni" per precisare il titolo (ad esempio "locatario") in base al quale l'immobile è occupato ed è sorta la propria obbligazione tributaria, ai sensi del citato comma 681 dell'art. 1 della L. n. 147 del

7 OSSERVATORIO SULLE PARTITE IVA DATI APRILE 2015 Il Ministero dell'economia e delle Finanze (Dipartimento delle Finanze) ha diffuso i dati di aprile 2015 dell'osservatorio sulle partite Iva. In particolare, nel mese di aprile 2015 sono state aperte nuove partite Iva, con un leggero incremento (+2,7%) rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Distribuzione per natura giuridica. Per natura giuridica, le nuove partite Iva aperte da persone fisiche rappresentano il 72,6% del totale; quelle aperte dalle società di capitali il 21,2%, quelle dalle società di persone si attestano al 5,4% mentre la quota delle nuove partite Iva di "non residenti" ed "altre forme giuridiche" è pari allo 0,8%. Rispetto al mese di aprile 2014, risultano in aumento le aperture delle persone fisiche e delle società di capitali (rispettivamente di +2,3% e di +8,9%); registrano, invece, un sensibile calo (-12,3%) le aperture delle società di persone. Questa flessione potrebbe riflettere l'effetto delle recenti norme civilistiche che agevolano l'apertura di società di capitali (a responsabilità limitata). Ripartizione territoriale. Riguardo alla ripartizione territoriale, il 41,2% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,6% al Centro ed il 36,1% al Sud ed Isole; il confronto con lo stesso mese dell'anno scorso fa rilevare le flessioni più marcate nella Valle d'aosta (-25,5%), in Liguria (-10%) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (- 9,7%), mentre aumenti significativi si sono registrati in Calabria (+26,6%) e Puglia (+22,8%). Classificazione per settore produttivo. La classificazione per settore produttivo evidenzia, come di consueto, una maggiore concentrazione del numero di aperture di partite Iva nel commercio (23,1% del totale), seguito dall'agricoltura (12,7%) e dalle attività professionali (12,5%). Rispetto a mese di aprile 2014, tra i principali settori, gli incrementi più significativi si rilevano nei settori dell'agricoltura (+22,3%), dell'istruzione (+15,3%) e delle "altre attività di servizi" (+11,7%); di contro, mostrano un calo dell'8,5% le attività professionali, del 6% il trasporto e magazzinaggio e del 5,9% il settore sanitario. Dati relativi alle partite Iva delle persone fisiche. Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è sostanzialmente stabile, con il 64% delle partite Iva aperte da soggetti di sesso maschile. Il 44,7% delle aperture è attribuibile ai giovani fino a 35 anni ed il 34,4% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto al mese di aprile dello scorso anno, calano le aperture nella classe dei più giovani mentre aumentano tutte le altre (dal +2,3% della classe tra 36 e 50 anni al +47,6% della più anziana). Regime fiscale di vantaggio e regime forfetario. Nel mese di aprile 2015 complessivamente soggetti hanno aderito al regime fiscale di vantaggio od al regime forfetario (circa il 28% del totale delle nuove aperture). L'opzione tra i due regimi è stata prevista dal D.L. n. 192 del 2014 (cosiddetto "Decreto milleproroghe") ed è possibile solo per l'anno in corso: da gennaio 2016 resterà in vigore solo il regime forfetario. I dati disponibili rappresentano la somma delle adesioni ai due regimi in considerazione della circostanza che la modulistica attualmente in uso non consente ancora di identificare il regime scelto. 7

8 Il giorno 25 giugno 2015 presso la Sede Centrale della Camera di Commercio di Napoli in Piazza Bovio, l Eurosportello Azienda Speciale della CCIAA di Napoli organizza un incontro con la Camera di Commercio Italiana a Singapore per presentare le opportunità di business con Singapore e più in generale con l ASEAN - Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico in particolare nei seguenti settori: - Agroalimentare - Abbigliamento - Arredamento - Navale - Costruzioni - Ospedaliero Nello specifico la giornata sarà così articolata: ore 9.30 Registrazione dei partecipanti ore Opportunità commerciali offerte dal mercato di Singapore a cura del dott. Giacomo Marabiso, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana a Singapore ore Seguono incontri one to one tra le imprese partecipanti e la Camera di Commercio Italiana a Singapore. Le imprese interessate a partecipare potranno inviare la scheda di partecipazione disponibile sul sito web: al seguente indirizzo di posta elettronica: o via fax al seguente n.: Per ulteriori informazioni rivolgersi a: Eurosportello - Azienda Speciale della Camera di Commercio I.A.A. di Napoli per le Attività Internazionali Enterprise Europe Network - B.R.I.D.G. conomies Consortium partner Address: Palazzo Borsa Merci - C.so Meridionale, Napoli (Italia) tel.: fax: O web: 8

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