CAPITOLO II I BENI SUSCETTIBILI DI SEQUESTRO GIUDIZIARIO

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1 CAPITOLO II I BENI SUSCETTIBILI DI SEQUESTRO GIUDIZIARIO Sommario: 1. Premessa. 2. I beni incorporei. 3. I beni fungibili. 4. I crediti ed i titoli rappresentativi del credito. 5. I titoli di credito, i titoli messi nel c.d. sistema di deposito accentrato ed i titoli decartolarizzati. 6. Le azioni di società. 7. Le quote di società a responsabilità limitata. 8. Le quote di società personali e l esecuzione su beni sociali. 9. I beni delle associazioni non riconosciute. 10. Le aziende. 11. Gli immobili e le universalità di beni. 12. I provvedimenti di sequestro del giudice civile concernenti la pubblica amministrazione. Il mutato ambito della giurisdizione esclusiva. 13. Segue. I beni pubblici. 14. Segue. I beni oggetto di provvedimenti ablatori della pubblica amministrazione. 15. Le aziende esercitate in base a provvedimento amministrativo. 1. Premessa. L art. 670 c.p.c. individua in senso ampio e sembrerebbe omnicomprensivo i beni che possono essere - nel concorso naturalmente di tutti gli altri presupposti necessari alla concessione del provvedimento cautelare - oggetto della misura cautelare; il riferimento della disposizione legislativa è infatti genericamente..a beni mobili e immobili, aziende o altre universalità di beni... La compatibilità del sequestro giudiziario su determinate categorie di beni è però oggetto di discussione in dottrina e giurisprudenza, ed è necessario trattare analiticamente delle incertezze che su questi temi oggi si presentano, e che attengono a profili diversi, vertendo sulle 23

2 caratteristiche strutturali (beni immateriali, beni fungibili), ma anche sul regime di circolazione giuridica (titoli di credito, beni pubblici), o sulla possibilità di essere soggetto a custodia (aziende esercitate in base a provvedimento autorizzativo della P.A.) del bene, e spesso, è naturale, su più profili contemporaneamente. Da qui l esigenza di dedicare una riflessione analitica alle diverse questioni in oggetto, poiché è da ritenersi un vero e proprio presupposto del sequestro giudiziario anche l ammissibilità giuridica della pretesa alla consegna del bene. 2. I beni incorporei. È controversa l ammissibilità del sequestro giudiziario quando esso sia chiesto su beni immateriali, o per essere più precisi, incorporei perché non suscettibili di apprensione materiale, da ultimo così efficacemente schematizzati: L espressione abbraccia beni aventi tra loro una diversa oggettività giuridica: beni genericamente incorporei o dematerializzati (ad es. le quote di s.r.l., le azioni di s.p.a.); beni che sono sì materiali, ma non hanno forma corporale sensibile (ad es. le energie); beni immateriali in senso stretto (ad es. le creazioni intellettuali) 1. Sotto un profilo teorico, la questione in oggetto manifesta di certo un indubbio fascino, se la riflessione non si limita all esame del pur interessante piano esegetico, dal quale tuttavia è utile prendere le mosse. Chi ritiene inammissibile il sequestro su beni incorporei 2 fonda esegeticamente la propria convinzione sull art. 677 c.p.c., laddove recita: Il sequestro giudiziario si esegue a norma degli articoli 605 e seguenti, in quanto applicabili, omessa la comunicazione del precetto. Se ne deduce, dunque, che i beni sequestrabili sarebbero solo quei beni che potrebbero essere assoggettati 1 CAPONI, op. ult. cit., ANDRIOLI, op. cit., 149; C. FERRI, op. loc. ult. cit., 468; LUISO, op. cit., IV, 196. In giurisprudenza, il problema dell ammissibilità del sequestro giudiziario su beni immateriali si è manifestato naturalmente non in astratto ma su una serie di fattispecie concrete, ed in particolare sulla tutela dei diritti di credito e sulle quote di società di persone ed a responsabilità limitata. Se ne darà conto, pertanto, analiticamente nei prossimi paragrafi. V. comunque ad es. Cass. pen., 21 aprile 1997, in Cass. pen. 1999, 635, con nota di LATTANZI, Brevi considerazioni sulla sequestrabilità dei beni immateriali. 24

3 all esecuzione forzata per consegna o rilascio, beni cioè determinati, infungibili e corporei 3 4. Ma la lettura della disposizione ora proposta, a nostro avviso, non convince. Il punto di partenza di una riflessione esegetica va ricondotto non all art. 677 c.p.c., che si occupa dell attuazione della misura, ma in primis all art. 670 c.p.c., disposizione che espressamente definisce il possibile oggetto del sequestro giudiziario. Questa norma espressamente richiama l azienda, che non sembra di per sé inquadrabile facilmente tra i beni materiali, e che comunque può certo essere composta anche da beni immateriali; più ancora, l art. 670 c.p.c. fa riferimento a beni e non a cose (come ad esempio invece l art. 810 c.p.c.) utilizzando così un termine che ricomprende tanto i beni materiali che i beni immateriali. L art. 677 c.p.c. va inquadrato per quello che è, solo come una norma che deve delineare come eseguire un sequestro su un oggetto che però già l art. 670 aveva il compito di definire, come in effetti ha definito; risulta già a tutta prima, dunque, come l art. 677 c.p.c. possa incidere solo sul modo di eseguire il sequestro, non anche sulla sua ammissibilità. Della stessa disposizione di cui all art. 677, peraltro, è poi più logico dare una diversa lettura, se solo si pone l attenzione come quest articolo richiama gli articoli sull esecuzione per consegna o rilascio soltanto in quanto applicabili, non escludendo pertanto affatto la possibilità, o meglio l onere, di individuare le più confacenti forme per l attuazione del sequestro giudiziario non suscettibile di esecuzione nelle forme di cui agli art. 605 ss. c.p.c. Queste considerazioni sono vieppiù confermate dalla riforma dei procedimenti cautelari introdotta nel 1990 con le disposizioni di cui agli art. 669 bis-quaterdecies c.p.c., che, ai sensi dell espresso disposto dell art. 669 quaterdecies, sono applicabili anche alle sezioni sui sequestri (senza previe valutazioni di compatibilità, come invece è previsto per altre misure cautelari); e, segnatamente, dall art. 669 duodecies c.p.c., che disciplina i poteri del giudice della cautela in merito all attuazione della misura attribuendo al giudice una ampia discrezionalità nell adattare l attuazione al provvedimento ed al bene 3 CAPONI, op. ult. cit., Così G: VERDE-CAPPONI, Profili del processo civile, III, Napoli 1998, 362, escludono che il sequestro giudiziario possa essere attuato sulle energie, in quanto insuscettibili di detenzione. 25

4 oggetto del provvedimento, e che deve essere intesa come norma generale e di chiusura anche per l attuazione dei sequestri, per tutti gli aspetti non espressamente disciplinati dalle norme di cui agli art. 677 ss. c.p.c. 5. In conclusione, sotto un profilo esegetico non vi sono ragioni che permettano di restringere la misura del sequestro giudiziario escludendone la concessione su beni immateriali; argomentazione di per sé probabilmente sufficiente a chiudere il discorso. Va sottolineato, certo, che l esclusione del ricorso al sequestro giudiziario non comporterebbe altresì l esclusione di una tutela cautelare, potendo comunque ricorrersi alla misura residuale di cui all art. 700 c.p.c.; ma, a ben riflettere, anche questa possibilità alternativa non condurrebbe comunque alla medesima situazione per la tutela dei beni incorporei. Possiamo infatti fondatamente sostenere l identità delle soluzioni solo sotto il profilo dell attuazione, perché con una lettura ampia della norma di cui all art. 677 c.p.c. e dell inciso in quanto applicabili in buona sostanza otterremmo per l esecuzione del sequestro giudiziario sui beni immateriali la stessa libertà per il giudice della cautela che l art. 669 duodecies c.p.c. riserva ai provvedimenti d urgenza 6 ; ma rimarrebbe una differenza essenziale tra la tutela dei beni incorporei con la misura del sequestro giudiziario piuttosto che del provvedimento d urgenza ex art. 700 c.p.c. nei presupposti per la concessione, nel senso che per la concessione del sequestro giudiziario è richiesta una forma di periculum assai leggero, mentre al contrario per la concessione del provvedimento d urgenza si richiede la presenza di un imminente ed irreparabile pregiudizio 7. Da quanto esposto, si deduce l inopportunità di accogliere una proposta ricostruttiva, d altronde poco sostenibile già su un piano meramente esegetico, che conseguirebbe il solo risultato di rendere 5 Per una riflessione sui rapporti tra l art. 669 duodecies e l attuazione dei sequestri, v. più avanti al par. 3 del Cap VIII. 6 Non si condivide, pertanto, la tesi di MONTESANO, Attuazione delle cautele e diritti cautelabili nella riforma del processo civile, in Riv. dir. proc. 1991, 939 ss.; MONTESANO- ARIETA, Diritto processuale civile, III, Torino 1999, 287 che ritiene doversi restringere l area del sequestro giudiziario a favore dei provvedimenti d urgenza per la più duttile discrezionalità giudiziaria proprio nella fase di attuazione coattiva. 7 Anche CAPONI, op. ult. cit., 113 nota questa disparità di trattamento, pur ritenendo tuttavia di mantenere ferma la sua opinione, contraria all ammissibilità del sequestro giudiziario per i beni incorporei. 26

5 più difficile la tutela cautelare dei beni incorporei, in dissonanza con il principio di eguaglianza, per la non giustificata disparità di trattamento di tutela tra beni corporei e beni incorporei. Un argomento di estremo interesse a favore della lettura restrittiva dell oggetto del sequestro giudiziario è però offerto da chi prende le mosse da una rimeditazione del concetto di proprietà da parte della dottrina civilistica, ritenuto solo una tra le possibili tecniche in forza delle quali i privati si appropriano in forma esclusiva dei beni, e che non sarebbe applicabile ai beni incorporei ( se non per via di traslati ed indebite generalizzazioni 8 ) ma esclusivamente alle cose materiali, per dedurre l inammissibilità della misura del sequestro giudiziario per i beni immateriali 9. In buona sostanza, a noi sembra che in questo modo la tesi che nega l applicabilità della misura del sequestro giudiziario alla tutela dei beni incorporali si fonderebbe proprio sull art. 670 c.p.c., mettendosi in discussione nel caso in specie l esistenza di un altro presupposto, l esistenza di una controversia sulla proprietà o sul possesso di un bene, dato che in questo caso le controversie non sarebbero rivolte alla proprietà o al possesso, concetti che non sarebbero applicabili ai beni immateriali. Ora, neanche questa versione della tesi ci sembra potersi accogliere, ed in prima battuta va già ricordato come la pur interessante prospettazione sulla definizione del concetto di proprietà nei termini generali suesposti non può certo dirsi unanimemente accolta 10, cosicché viene a mancare in radice l appiglio per estendere questo concetto alla fattispecie di cui all art. 670 c.p.c. In tutta onestà, sosterremmo probabilmente l opinione da noi espressa anche se effettivamente la lettura civilistica in senso restrittivo del concetto di possesso e proprietà fosse maggioritaria, perché tenderemmo comunque a 8 PUGLIATTI, La proprietà nel nuovo diritto, Milano 1964, 250; GIORGIANNI, voce Diritti reali, in Noviss. Dig. It., V, Torino 1960, 748 ss.; SCOZZAFAVA, I beni e le forme giuridiche di appartenenza, Milano CAPONI, op. ult. cit., 105 ss. 10 Il problema dovrebbe essere affrontato analiticamente, distinguendo all interno della generale categoria dei beni immateriali le diverse ipotesi, e cioè quelle relative ai beni genericamente incorporei o dematerializzati (quali azioni o quote sociali) dai beni immateriali quali le creazioni intellettuali (queste probabilmente non inquadrabili nella categoria della proprietà, ma per le quali peraltro soccorre l espressa previsione della sequestrabilità dei brevetti e dei marchi) alle energie. Per una panoramica su tali profili cfr. GAMBARO, La proprietà. Beni, proprietà, comunione, Giuffrè 1990, 28 ss. 27

6 prediligere una scelta ermeneutica che eviti la penalizzazione della tutela cautelare concessa ai beni incorporei rispetto ai beni materiali; e propenderemmo, allora, per un più ampio concetto di proprietà quando il termine sia utilizzato dall art. 670 c.p.c., come indice comunque semplicemente di un giudizio sull appartenenza su un bene, con una libertà esegetica del resto che la giurisprudenza ha già dimostrato proprio sul punto laddove, nonostante il disposto legislativo, ha interpretato la disposizione ammettendo anche la tutela degli iura ad rem, e non soltanto degli iura in re, applicando la fattispecie anche alle ipotesi di detenzione ed accogliendo comunque una lettura quasi agiuridica dei termini proprietà e possesso 11. Beninteso, la nostra opinione sulla tutela cautelare (e in generale giudiziale) sui beni materiali e immateriali non pretende di operare un equiparazione sulle discipline esecutive grazie alle quali fornire la tutela richiesta, e del resto nell un caso si applicheranno le forme di cui all art. 605 c.p.c. e nell altro invece no, ed è indubbiamente vero che spesso i nuovi diritti immateriali sono meglio garantiti da nuove tutele cautelari speciali 12 ; e tuttavia, ogni volta in cui ciò non accade, non v è ragione per consentire una lettura della norma a priori penalizzante per i beni immateriali, concessi solo nelle ipotesi del periculum estremo del 700 e non anche del periculum leggero tutelato dalla misura del sequestro giudiziario. In argomento, non varrebbe neppure sottolineare come in questa fase di ulteriore evoluzione del diritto si tende a prediligere per il bene immateriale (la cui proprietà non sia soggetta a registrazione) una tutela esclusivamente risarcitoria, più conveniente per ragioni economiche rispetto a misure ripristinatorie; la questione, a nostro avviso, ammesso e non concesso naturalmente che si voglia accettare l esattezza della anzidetta ricostruzione giuridicoeconomica come quadro di riferimento per la problematica in esame, non può porsi nei termini ora evidenziati se si pone mente che la posizione del terzo acquirente di buona fede è comunque salvaguardata dalla disciplina del sequestro giudiziario 13, e francamente apparrebbe eccessivo escludere un provvedimento 11 V. retro al par. 3 del Capitolo precedente. 12 V. così CAPONI, op. ult. cit., 237 ss. 13 V. più avanti al par. 1 del Cap. XIV. 28

7 cautelare di tutela per il titolare del diritto per tutelare un terzo in mala fede. Alla luce di quanto asserito, riteniamo ammissibile che si possa procedere a sequestro giudiziario su beni immateriali; tuttavia, ma allo stesso modo che per i beni materiali, per l ammissibilità del sequestro sul bene dovranno concorrere altre qualità, quale ad esempio la determinatezza. 3. I beni fungibili. Va riservata una riflessione autonoma quanto all ammissibilità della figura del sequestro giudiziario per quei beni materiali che sono determinati solo nella qualità e nel genere, ritenuti non tutelabili con la misura in questione dalla dottrina e dalla giurisprudenza prevalente 14 ; una posizione che, tuttavia, va debitamente precisata. Non può accogliersi tout court una tesi che fonda l inammissibilità della misura sull inutilità di prevedere una custodia temporanea su beni fungibili; la potenziale utilità di questa si potrebbe rinvenire, invero, anche per le stesse somme di danaro (bene fungibile per eccellenza), di cui si contesti la forma di investimento. Appare invece centrata una opinione che si fondi sull impossibilità di individuare una controversia sulla proprietà o sul possesso e di eseguire su un bene determinato, nelle ipotesi in cui manca un bene (materiale o no) individuato su cui appunto controvertere. Tale tesi, tuttavia, vale appunto se però riferita esclusivamente ai beni fungibili ed indeterminati; se, per esempio, io ho concluso un contratto per l acquisto di 1000 bottiglie di acqua minerale di una determinata marca nei confronti di un grossista, non potrò agire per ottenere la statuizione sulla proprietà di 1000 bottiglie individualmente determinate, ma sul diritto a ottenere 1000 bottiglie di acqua minerale di quella marca. Una simile considerazione, invece, non si può applicare de plano anche alle ipotesi in cui il bene sia sì fungibile, ma determinato; in questi casi, 14 CAPONI, op. ult. cit., 103; C. FERRI, op. cit., 468; Trib. Milano, 28 marzo 1994, in Giur. it. 1994, I, 2, 625; così anche Trib. Nocera Inferiore, 17 ottobre 1995, in Arch. Civ. 1996,

8 infatti, a nostro avviso non c è ragione di negare la tutela del sequestro giudiziario all attore che ad esempio contesti la proprietà proprio di quelle 1000 bottiglie di acqua minerale (di una determinata marca) che sono contenute nel tal magazzino (o che in quel magazzino sono state separate dalle altre) e che egli afferma essere state da lui comprate. Quello che va precisata è, semmai, la necessaria correlazione tra il provvedimento cautelare e l azione di merito, che in buona sostanza spiega il motivo del dissenso tradizionale sulla concedibilità, dato dal fatto che sulle cose fungibili si eseguirebbe con la misura del sequestro conservativo. In effetti, laddove, ad esempio, la domanda sia diretta ad ottenere il risarcimento del danno, o la restituzione di una somma data a mutuo, quel diritto di credito va tutelato con le forme del sequestro conservativo, perché non esiste una controversia sulla proprietà o sul possesso di somme di danaro specificamente individuate; se anche fosse possibile individuare nel caso in specie una quantità di denaro determinata e specifica (ad es contenuti in una cassaforte) di proprietà del soggetto nei cui confronti si chiede il risarcimento, la richiesta nel merito non si riferirebbe comunque a quella somma individuata, ma pur sempre a una somma di denaro individuata solo nel genere ( e quei 10 milioni ben potranno essere bloccati con la misura del sequestro conservativo). Una soluzione diversa dovrà però essere accolta nei (rari) casi in cui la somma richiesta (con l azione di merito) sia non genericamente una certa quantità di beni fungibili ma espressamente proprio un bene fungibile specificamente individuato; così, riterremmo, ad esempio, per una somma in contanti versata a titolo di caparra e depositata in busta in una cassaforte; allorquando l attore richieda nel giudizio di merito la consegna proprio della somma contenuta in quella busta ed in quel luogo specifico. In questo caso la richiesta (non solo della misura cautelare ma anche dell azione di merito) sarebbe rivolta esclusivamente ad un bene fungibile ma determinato, ed a nostro giudizio il sequestro giudiziario dovrebbe essere concesso. Quei beni hanno certo una loro determinatezza ed individualità, sicché è ben possibile che essi siano oggetto di una specifica richiesta di (condanna alla) consegna nel processo di merito, e che poi già in sede cautelare si proceda alla loro individuazione ed esecuzione. 30

9 4. I crediti ed i titoli rappresentativi del credito Parte della dottrina e della giurisprudenza sostengono che i crediti possano essere sequestrati, sul riflesso che la norma non può essere limitata, per l ampiezza della sua dizione, alla tutela delle cose materiali, perché (ai sensi dell art. 813 c.c.) le disposizioni concernenti i beni mobili si devono applicare anche a tutti gli altri beni, compresi gli immateriali; e tra questi vanno annoverati i crediti in quanto entità patrimoniali attive suscettibili di commercio giuridico 15. L orientamento di gran lunga prevalente è contrario, invece, all ammissibilità del sequestro CARNELUTTI, Sequestro giudiziario di un credito?, in Riv. dir. proc. 1960, 526, secondo cui le misure cautelari non sono eccezionali e le relative disposizioni sono perciò applicabili in via analogica: tra la controversia sulla proprietà di una cosa e la controversia sulla titolarità del credito ricorrerebbe appunto un rapporto di analogia legis e consequenzialmente l art. 670 n. 1 sarebbe applicabile; né potrebbe condividersi la tesi per cui il sequestro è ammesso solo a garanzia della successiva esecuzione specifica. Una posizione per certi versi simile è in SATTA, op. ult. cit., IV, 160 ss.; nonché, in giurisprudenza, Pret. di Roma, ord. 10 novembre 1975, in Foro it. 1976, I, 1746; Pret. di Roma, ord. 10 gennaio 1969, in Giust. civ. 1969, I, 547 e in Banca, borsa, tit. cred. 1969, II, 467, con nota di RUOPPOLO. 16 Così, ad es. ANDRIOLI, op. cit., 149; BONSIGNORI, Espropriazione della quota a responsabilità limitata, Milano 1961, 105 ss.; CONIGLIO, op. cit., 36; Trib. Potenza, 2 agosto 1995, in Gius 1995, 3373: il creditore non ha diritto ad una determinata somma costituita da una specifica quantità di danaro, ma, appunto, ha solo il diritto a farsi consegnare una quantità di numerario corrispondente all entità del credito ; Cass., 23 novembre 1991 n , dichiara l inammissibilità del sequestro giudiziario concesso per un credito verso terzi avente ad oggetto la prestazione di una somma di danaro. Nella fattispecie concreta la somma era stata sequestrata su un libretto di deposito, ed era stato eseguito sulle somme portate nel certificato di deposito al portatore di titoli obbligazionari. La parte assumeva che il sequestro in realtà era stato richiesto e concesso non su una somma di danaro, ma su obbligazioni che erano depositate in amministrazione, ai sensi dell art c.c., con l obbligo della banca di custodia e restituzione delle stesse cose ricevute, e che pertanto nel caso in specie era invece configurabile una controversia sulla proprietà di detti titoli; la Cassazione ha tuttavia replicato non prendendo posizione sull ammissibilità del sequestro giudiziario nell ipotesi così costruita, ma negandone la veridicità nel caso di specie, e dimostrando che la richiesta e la stessa esecuzione del sequestro giudiziario poi revocato erano stato richieste e condotte su una parte della somma (fino al valore di concessione del sequestro) portata in quei titoli (libretti di deposito, certificati di deposito al portatore di titoli obbligazionari)), dunque pur sempre su una somma di danaro. 31

10 In questo paragrafo si affronta il problema della sequestrabilità del credito che si riferisce alla controversia tra persone che si contendono la titolarità dello stesso credito nei confronti del debitore 17. Poiché il diritto di credito dà luogo ad una posizione giuridica tutelata anche nei confronti dei terzi 18, la controversia sull appartenenza del credito è in qualche misura comparabile a quella sulla proprietà di una cosa. Sennonché, ai sensi dell art. 670 n. 1 c.p.c., occorre considerare che la misura cautelare non è concessa a tutela di un diritto qualsiasi, bensì di quelli inerenti a beni suscettibili di proprietà o possesso, dei quali (con l azione di merito) si pretenda la consegna, ed è finalizzata alla custodia o alla gestione degli stessi. E ciò significa, per quanto concerne i diritti di credito che la tutela è applicabile soltanto ai rapporti obbligatori il cui oggetto - inteso nel senso innanzi precisato - sia una res determinata: in queste ipotesi, in sostanza, la cautela concerne non la prestazione in sé considerata, ma il bene che ne forma oggetto, consistente in una cosa individuata. Diversi sono i casi in cui oggetto della prestazione sia una somma di denaro ovvero siano cose determinate soltanto nella qualità e genere, nelle quali ipotesi in radice non si configurano i presupposti della cautela, ove si consideri che la finalità della misura non può essere allora quella di sottrarre alla disponibilità materiale e giuridica delle parti la res controversa, che non è in discussione, bensì quella di impedire al debitore l adempimento dell obbligazione nei confronti di una delle parti in contesa, di corrispondere, cioè, la somma o, comunque, di eseguire la prestazione dovuta. Conseguentemente (a differenza di quanto disposto nell art. 671 relativamente al sequestro conservativo) è inammissibile il sequestro giudiziario di un credito verso terzi, avente ad oggetto la prestazione di carattere obbligatorio e personale di una certa quantità di danaro o di derrate fungibili non individuate né separate, ma determinate soltanto nel genere; in queste ipotesi, quando si voglia impedire al debitore di pagare ad una delle parti e di pregiudicare così le eventuali ragioni degli altri 17 Già nel paragrafo precedente si sono offerti esempi che attenevano ad ipotesi in cui la controversia ineriva alla contestazione circa l esistenza di un debito tra i soggetti attivo e passivo del rapporto obbligatorio. 18 Sulla tutela nei diritti di credito nei confronti dei terzi, v. CANTILLO, Le obbligazioni, vol. I, in Giur. sistematica dir. civ. comm. fondata da Bigiavi, Torino 1993, 149 ss. 32

11 contendenti, tale risultato può essere raggiunto mediante un provvedimento d urgenza compreso tra quelli innominati previsti dall art. 700 c.p.c., che importi il divieto giudiziale al terzo di pagare e quindi la temporanea indisponibilità del diritto di credito 19. Rimane, a nostro avviso, l ammissibilità del sequestro giudiziario se richiesto in una controversia di merito tra più parti per l individuazione di quella a cui favore il terzo sia legittimato alla consegna o al pagamento se rivolta ad un bene fungibile ma determinato, ad una somma di danaro individuata e determinata; ad esempio, una somma determinata custodita in una busta e depositata in una cassaforte da un notaio che si sia impegnato a consegnarla alla parte adempiente, quando le parti controvertano su chi sia adempiente ed abbia diritto ad ottenere il bene determinato costituito dalla busta 20. Abbiamo, del resto, già evidenziato come la figura del sequestro giudiziario sia ammissibile anche su beni immateriali, quale è il diritto di credito 21, purché, si può ora aggiungere, siano comunque individuati e determinati (e se ne chieda la consegna con l azione di merito); pertanto, la soluzione ora proposta sarà allo stesso modo applicabile se la somma di danaro sia stata depositata in banca in una cassetta di sicurezza (così conservando la sua materialità), sia se sia stata depositata in un apposito conto, fino a che mantiene le suddette caratteristiche. Il problema dell ammissibilità del sequestro giudiziario in queste ipotesi va tuttavia attenzionato anche alla luce dei documenti che potrebbero essere emessi come titoli rappresentativi del credito (del deposito), che in alcuni casi devono anche rispondere alle proprie leggi di circolazione dei titoli; di questo si darà conto nel prossimo paragrafo, per quanto attiene ai titoli di credito. La giurisprudenza, ad esempio, ha avuto modo di pronunciare sull ammissibilità del sequestro giudiziario sull atto fideiussorio, sia come documento in sé che come titolo voluto a garantire il soddisfacimento di una 19 Cfr. Cass., 6 agosto 1965 n. 1879, in Foro it. 1966, I, 316; Cass., 25 maggio 1973 n. 1536; App. Milano, 26 giugno 1973, in Dir. fall. 1974, II, 320; Trib. Lanciano, 8 novembre 1979, in Giur. it. 1980, I, 2,450. BRACCI, op. cit., 181 ss., GUARNIERI, op. cit., 37 ss.; C. FERRI, op. cit., 468; PROTO PISANI, op. ult. cit., 612; CONSOLO, op. ult. cit., I, Per una dimostrazione dell assunto, si rimanda in fine al precedente paragrafo. 21 In buona sostanza, l inquadramento giuridico che va dato al denaro depositato in banca da un correntista va qualificato come un diritto di credito su un bene immateriale. 33

12 pretesa creditoria laddove sussista un contrasto sull esigibilità del credito fideiussorio I titoli di credito, i titoli messi nel c.d. sistema di deposito accentrato ed i titoli decartolarizzati. In materia dottrina e giurisprudenza non hanno individuato soluzioni univoche. Non si discute che il titolo di credito, come res costituita dal documento, possa formare oggetto di diritti soggettivi e, come tale, sia in astratto sequestrabile, ma occorre considerare in via di principio, che i diritti sul documento che incorpora il credito possono farsi valere esclusivamente secondo la legge di circolazione del titolo, in conformità alla funzione propria del documento. In concreto il problema della sequestrabilità si pone principalmente quando esiste un vizio (o una vicenda estintiva o modificativa) del rapporto sottostante l emissione del titolo. Per la legge di circolazione del titolo, non è possibile opporre ai terzi che non abbiano agito intenzionalmente ai danni del debitore vicende attinenti al rapporto causale, cui questi ultimi sono per definizione estranei (art secondo comma c.c.). In forza di tale principio, condiviso sia dalla dottrina unanime che dalla giurisprudenza, questa ha precisato che non è ammissibile il sequestro giudiziario di cambiali che, a seguito di una serie continua 22 Così Trib. Milano, 13 luglio 1992; Trib. Milano, 2 dicembre 1992, rigetta la richiesta di un provvedimento d urgenza sul credito fideiussorio, perché non v è motivo di ricorrere alla misura innominata cautelare quanto sussista tra le parti un contrasto sulla esigibilità del credito fideiussorio, laddove invece la fattispecie va inquadrata sulla normativa della cautela tipica ex art. 670 n. 1 c.p.c.; conseguentemente Trib. Milano, 7 gennaio 1993, decidendo sulla medesima fattispecie concreta, poiché sussiste come corollario, una controversia accessoria e conseguente, sul diritto della venditrice-creditrice di ricevere i ratei, sul diritto dell acquirente-debitrice di non adempiere e, in definitiva, per quanto qui interessa, sulla titolarità ed esigibilità del credito fideiussorio, tra la venditrice creditrice da una parte e l acquirente-debitrice dall altra: l una assumendo di poterlo escutere e di poterne quindi entrare in possesso l altra negando tale possibilità, che la spoglierebbe subito ed ingiustamente della somma mentre è in forse la validità del contratto principale da lei impugnata.se non si sottoponesse a sequestro il titolo fideiussorio e la somma da esso portata a garanzia, verrebbero frustrate le (eventuali) ragioni di merito della ricorrente P.Q.M. Autorizza, anche presso terzi, il sequestro giudiziario degli atti di fideiussione e dei diritti di credito in essi incorporati. 34

13 di girate, siano in possesso di persone diverse dal contraente diretto di chi richiede il sequestro. Ai sensi dell art c.c., il terzo portatore di un titolo di credito in conformità delle norme che ne disciplinano la circolazione non è soggetto a rivendicazione, e nei suoi confronti non può essere invocato quello jus ad rem che riposa soltanto su un rapporto diretto sottostante all emissione o al trasferimento e che costituisce il presupposto della misura cautelare, fondata sulla possibilità di una controversia sulla proprietà o sul possesso 23. Dunque, il problema si pone esclusivamente nei rapporti tra i contraenti immediati. Secondo un autorevole indirizzo 24, nell ipotesi in cui l emittente si avveda che il prenditore, pur non avendo il diritto di chiedere il pagamento del titolo (perché ad esempio emesso sine causa), sia intenzionato a girare il documento ad un terzo di buona fede, la tutela giuridica può essere realizzata facendo ricorso al sequestro giudiziario del titolo. E ciò - è stato osservato - perché in tal caso l emittente ha il diritto di ottenere la restituzione del titolo, e si configura, quindi, controversia sulla proprietà o sul possesso, richiesta ai fini della concessione del provvedimento cautelare. A conforto di tale affermazione si aggiunge che la giurisprudenza, formatasi sotto l impero dei codici previgenti, già accordava il sequestro giudiziario a tutela non soltanto di un diritto reale, ma anche di un semplice jus ad rem, cioè a tutela di un diritto di credito avente ad oggetto uno o più beni determinati. 23 Trib. Milano, 21 febbraio 1991, in Banca, borsa, tit. cred. 1992, II, 498; Cass., 17 gennaio 1985 n. 106; Trib. Verona, 26 luglio 1958, in Giur. it. 1959, I, 2, 660. Trib. Milano, 18 novembre 1985, in Banca, borsa, tit. cred. 1988, II, 123; Trib. Milano, 19 aprile 1982, ivi 1983, II, 242, secondo cui non è opponibile al giratario il sequestro del titolo che eventualmente l emittente riesca ad ottenere nei confronti del prenditore in data successiva alla girata da parte di quest ultimo. Un ipotesi particolare è data dalle cessioni di cambiali al factor, su cui Trib. Milano, 22 aprile 1989, in Riv. it. Leasing 1989, 660, (con nota di OLGIATI, Sequestro giudiziario di cambiali cedute al factor): è legittimo il sequestro giudiziario di cambiali consegnate al factor quale accessorio del credito ceduto, poiché il factor medesimo, lungi dal poter essere considerato terzo giratario, per effetto della cessione subentra invece nella identica posizione giuridica del fornitore-cedente, con la conseguente possibilità che gli siano opposte le eccezioni relative al rapporto fondamentale. 24 BIGIAVI, Sequestro giudiziario di cambiale per vietarne la girata, in Riv. dir. civ. 1955, II, 496, nota a Trib. Bologna 30 ottobre 1954; PAVONE LA ROSA, La cambiale, in Tratt. di dir. civ. comm. a cura di Cicu e Messineo, Milano 1982, 663 ss. Per un esempio di sequestro giudiziario concesso su un assegno, v. Trib. Bergamo, 21 novembre 2001, in Foro it. 2002, I,

14 Tuttavia, altra parte della dottrina 25 ha osservato che il titolo di credito segue le vicende attinenti alla propria legge di circolazione, le quali implicano che il possesso del documento non può non seguire le norme che disciplinano la vita del titolo fino al momento in cui la sua funzione non si esaurisce col pagamento. Non è possibile cioè all emittente, esercitando diritti derivanti dal rapporto causale, incidere sulla legge di circolazione del titolo, facendo valere eccezioni che attengono non già al diritto sul titolo, ma al diritto menzionato nel titolo 26. Si contesta che l emittente, una volta venuta meno la causa che determinò l emissione della cambiale, abbia diritto alla restituzione del titolo, perché le vicende del rapporto causale non possono incidere sulla legge di circolazione del titolo, neanche nei rapporti tra contraenti immediati. La possibilità consentita all emittente nei confronti del prenditore di paralizzare nei rapporti tra le parti l esercizio dell azione cambiaria con le eccezioni ex causa, non esclude che la cambiale conservi comunque la sua struttura e funziona giuridica, tanto vero che nei rapporti interni è il rapporto causale che consente all emittente di respingere, in via di eccezione, l azione cartolare spettante per legge nei suoi confronti al prenditore. É dimostrato così che, anche tra i contraenti immediati, i diritti che l emittente può far valere nei confronti del prenditore attengono al rapporto che ha dato causa all emissione del titolo, e quindi non possono in nessun caso incidere sulla sua legge di circolazione. L emittente, una volta che ha rilasciato la cambiale, subisce il rischio inerente alla sua utilizzazione da parte del prenditore secondo la funzione specifica che la legge le riconosce, e non può influire in nessun modo sui diritti spettanti al medesimo in base alla disciplina propria del titolo 27. Le riflessioni ora proposte possono essere riferite anche al sequestro di libretti di deposito al risparmio pagabili al portatore 28, i quali sono sostanzialmente ritenuti dei titoli di credito SATTA, op. ult. cit., IV, 161 ss.; MONTELEONE, Diritto processuale civile, Padova 2002, 1187; MONTESANO, Misure cautelari sulla cambiale a favore di chi la ha emessa senza causa o per causa venuta meno?, in Banca Borsa e tit. cred. 1955, II, 547 ss., contrario anche ad un provvedimento d urgenza ex art. 700 c.p.c. 26 Cfr. ANDRIOLI, op. cit., In giurisprudenza v. così Trib. Napoli, 3 marzo 2000, in Giur. Napoletana 2000, Diversamente, ma con riguardo al sequestro penale (ex art. 316 c.p.p.), v. Cass., 2 dicembre 1993 n , in Giust. civ. 1994, I, 672, e in Fallimento 1994,

15 L unica possibilità per l emittente di ottenere il sequestro giudiziario del titolo si configura, quindi, esclusivamente in relazione al diritto alla restituzione del titolo che egli, secondo la legge di circolazione, può far valere in caso di avvenuto pagamento, quando ha diritto alla consegna della cambiale quietanzata (art. 45 legge cambiaria e art c.c.). Una riflessione ulteriore va dedicata ai titoli emessi nel sistema di deposito accentrato ed ai c.d. titoli decartolarizzati o dematerializzati in senso forte o in senso debole 30, la cui sottoponibilità a sequestro giudiziario è osservata con perplessità 31 a seguito della incorporeità del bene; ma, a tal fine, abbiamo già dimostrato 32 come l incorporeità del bene non comporti il divieto di ottenere il sequestro giudiziario. 6. Le azioni di società É pacifico in giurisprudenza e in dottrina il principio secondo cui le azioni di società - le quali sono per natura beni mobili e suscettibili in quanto tali di diritti reali e di possesso 33 - possono costituire oggetto di sequestro giudiziario. I problemi si pongono sul ruolo ed i poteri del custode, e sulle modalità di esecuzione del sequestro; temi che saranno trattati in altra sezione di questo scritto, cui pertanto si rinvia Un esame delle diverse posizioni in materia in dottrina ed in giurisprudenza è offerta da BRIOLINI, Osservazioni in tema di libretti di deposito a risparmio sottoposti a sequestro penale e prescrizione del diritto alla restituzione, in Banca, borsa, tit. cred. 2000, 517, laddove si rammentano anche le tesi contrarie che inclinano a ravvisare nel libretto di deposito al portatore dei semplici documenti di legittimazione. 30 L esame della normativa in argomento è offerta al par. 8 del Cap. IX cui si rimanda. 31 SPADA, La circolazione della ricchezza assente alla fine del millennio in Banca, borsa, tit. cred. 1999, I, 420; CIAN, Dematerializzazione degli strumenti finanziari e possesso della registrazione in conto, in Banca, borsa, tit. cred. 2002, nota V. retro al par PELLIZZI, Principi di diritto cartolare, Bologna s.d., 1967, V. al par. 4 del Cap. VIII. 37

16 Da ultimo va segnalato che, nelle ipotesi di mancata emissione dei titoli ex art. 5 r.d. n. 239 del , si presentano gli stessi problemi di ammissibilità e di esecuzione del sequestro giudiziario che saranno esaminati nel paragrafo seguente per le quote di società a responsabilità limitata. La giurisprudenza ha poi avuto modo di pronunciarsi in un giudizio di impugnazione per nullità di delibera assembleare, nullità che avrebbe comportato l annullamento delle nuove azioni emesse sulla base della delibera; si è ritenuta inammissibile l istanza di sequestro giudiziario delle azioni, ammettendosi invece la pronuncia di un provvedimento ex art. 700 c.p.c. teso a inibire l esercizio del voto con le nuove azioni 36. Nel caso in specie, riterremmo che fosse in effetti difficilmente configurabile il requisito di una controversia sulla proprietà delle azioni; se si può giungere a sostenere che in via mediata si controverte sulla proprietà discutendosi in via immediata sull esistenza dei titoli, rimane però che non è l attore che si afferma titolare della proprietà dei nuovi titoli, e pertanto sembra mancare il requisito della necessaria controversia ai sensi dell art. 670 c.p.c., comma 1 c.p.c., che ci sembra richieda un affermazione di lesione non a causa del bene, ma direttamente sul bene da parte del richiedente. In ogni caso, nell ipotesi in specie ci sembra che non fosse stata avanzata la richiesta della consegna dei titoli azionari la cui esistenza giuridica è contestata, ciò che rende comunque il sequestro inammissibile Art. 5 R.D. 29 marzo 1942 n. 239: Le società per azioni hanno facoltà di deliberare in assemblea straordinaria che non si distribuiscano ai soci i titoli delle azioni. In tal caso la qualità di socio è provata dalla iscrizione nel libro dei soci e i vincoli reali sulle azioni si costituiscono mediante l annotazione nel libro stesso. Va rammentato tuttavia il 1 comma del nuovo art c.c. (contenuto nel d.lgs. n. 6 del 2003, e che andrà in vigore dall ): (Circolazione delle azioni). Nel caso di mancata emissione dei titoli azionari, il trasferimento delle azioni, ha effetto nei confronti della società dal momento della iscrizione nel libro dei soci. 36 Trib. Ancona, 15 giugno 1998, in Le Società 1998, 1336 ss. con nota di Giorgio TARZIA, cit. 37 Con l atto di citazione il tribunale avverte di come nell atto introduttivo la parte aveva domandato la nullità della delibera e la reintegrazione del capitale sociale tramite riduzione; non si richiedeva, pertanto, la riconsegna-restituzione dei titoli azionari. 38

17 7. Le quote di società a responsabilità limitata. ( ) La questione dell ammissibilità del sequestro giudiziario delle quote di società a r. l. è oggetto di divergenti soluzioni in dottrina e in giurisprudenza. La tesi negativa pone l accento sulla natura personale del diritto attinente alla quota, sostenendone l inquadramento nello schema dei diritti di credito e quindi l impossibilità di dar luogo a posizioni giuridiche suscettibili di qualificazione nell ambito della nozione di proprietà o possesso, cui si riferisce l art. 670 n. 1 c.p.c. 38. La tesi positiva, oggi prevalente in giurisprudenza, muove dal rilievo che la quota si inquadra nella categoria dei beni e si presta, quindi, ad essere assoggettata a misure cautelari, potendosi configurare rispetto ad essa una controversia in ordine alla titolarità o appartenenza 39. ( ) Le osservazioni di cui al testo si riferiscono esclusivamente alla normativa in vigore fino al Quando questa monografia era in fase di ultimazione sono stati varati i decreti legislativi n. 5 e 6 del 2003, pubblicati sul S.O. n. 8 della Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2003, che innovano radicalmente la disciplina delle S.p.A., delle s.r.l. e delle cooperative, e istituiscono il c.d. processo societario. Le nuove disposizioni del processo societario non sembrano innovare quanto alla disciplina del sequestro giudiziario (d. lgs. n. 5/2003), e peraltro, mercé il rinvio del nuovo art bis c.c. al nuovo art c.c., ora si prevede espressamente il sequestro delle quote di s.r.l. Tuttavia la radicale riscrittura del procedimento e della struttura della misura di cui all art. 700 c.p.c. potrebbe consigliare una diversa riflessione quanto ai rapporti tra sequestro giudiziario e provvedimento d urgenza, argomento non inessenziale nelle nostre riflessioni sulla stessa ammissibilità del sequestro giudiziario su beni incorporei. Abbiamo tuttavia ritenuto di astenerci del commentare anche le nuove disposizioni (che andranno in vigore dal ), per non limitarci ad offrire un attività interpretativa non sufficientemente meditata, riservando la riflessione ad altra occasione più avanti nel tempo. 38 Trib. Reggio Emilia, 7 giugno 1993, in Gius. 1994, I, 99; Trib. Roma, 23 marzo 1974 (decreto), in Giust. civ. 1974, I, 1164, in Foro it. 1974, I, 2502 ed in Riv. not. 1975, 586; Pret. Roma, 5 maggio 1969, in Giust. civ. 1969, I, 1589; Pret. Roma, 7 marzo 1967, in Giust. civ. 1967, I, 1301 e in Banca, borsa, tit. cred. 1967, II, 316, con nota adesiva di RUOPPOLO, Sulla pretesa applicabilità dell art. 670 c.p.c. alle quote di società a resp. lim.; Trib. Roma, 18 ottobre 1960, in Foro it. 1961, I, 384, ed in Temi Romana 1960, 684, ivi, ulteriori richiami. In dottrina SANTINI, Società a responsabilità. limitata., in Comm. cod. civ., a cura di Scialoja e Branca, Bologna-Roma 1964, 164 ss.; ANDRIOLI, op. cit., 150; RIVOLTA, Sequestro giudiziario di quote sociali?, in Riv. dir. soc. 1960, Cass., 26 maggio 2000 n. 6957, in Le Società 2000, 1131 ss., (con commento di COLLIA, Sequestro giudiziario di quote di società a responsabilità limitata); Trib. Biella, 6 39

18 Quest ultimo indirizzo merita di essere condiviso. L equivoco in cui è caduta l opinione negativa risiede nell aver sovrapposto tra loro nozioni che invece devono essere tenute nettamente distinte per affrontare adeguatamente il problema. Nessuno dubita che nei rapporti tra soci e società a r. l., proprio per la distinta soggettività giuridica di quest ultima, i diritti che il socio può far valere sul patrimonio sociale nei limiti della quota non possono essere che diritti di credito esercitabili secondo la legge o lo statuto sociale. Ciò tuttavia non esclude che la posizione del socio, in se stessa considerata, debba prendersi in esame partendo dal rapporto tra il medesimo e la quota di cui è titolare. Sotto questo profilo, non può essere trascurato che la quota costituisce la misura della partecipazione del socio nella società, che comprende diritti di natura patrimoniale (ad esempio, partecipazione agli utili e alla ripartizione finale del patrimonio sociale), diritti di ingerenza e di partecipazione alla vita della società (diritto al voto e all opzione); e comprende altresì i corrispondenti doveri derivanti dalla disciplina dell organizzazione societaria, assumendo così rilievo giuridico come situazione unitaria avendo la consistenza di individualità ontologica oggettiva, rispetto alla quale il soggetto socio si trova in relazione di appartenenza. marzo 1998, in Giur. Merito 1999, I, 242; Trib. Roma, 27 luglio 1994, in Giust. 1994, fasc. 17, 79; Trib. Piacenza, 16 luglio 1993, in Banca, borsa, tit. cred. 1994, II, 537 con nota di CAREDDA; Trib. Ferrara, 9 gennaio 1991, in Giur. Merito 1992, 1135, con nota di BIANCO, Il sequestro giudiziale di quote di s.r.l.: presupposti e modalità; Trib. Bologna, 20 novembre 1991, in Le Società 1992, 691; Trib. Chiavari, 6 giugno 1990, in Foro it. 1991, I, 621; Trib. Napoli, 6 aprile 1987, in Giur. Merito 1987, 847; Trib. Prato, 3 settembre 1986, in Foro it. 1987, I, 597; Trib. Napoli, 18 maggio 1981, in Dir. giur. 1981, 3160, ed in Giur. comm. 1982, II, 364, con nota di RACUGNO, In tema di sequestro giudiziario di quote di s.r.l.; Pret. di Roma, 23 febbraio 1974 (decreto), in Foro it. 1974, I, 2503; Trib. Roma, ord. 7 giugno 1973, in Giust. civ. 1974, I, 1164, in Foro it. 1974, I, 2502 ed in Riv. not. 1975, 586; Pret. di Roma, ord. 6 marzo 1970, in Giur. Merito 1971, I, 117; App. Milano, 25 maggio 1970, in Foro pad. 1970, I, 607; App. Roma, 9 aprile 1963, in Foro pad. 1964, I, 913; App. Palermo, 28 novembre 1958, in Foro it. 1959, I, 1988 ed in Banca borsa e tit. di credito, 1960, II, 267, con nota di MAGRONE, Brevi osservazioni sul sequestro giudiziario della quota di società a r. l.. In dottrina, cfr. FERRARA, Gli imprenditori e le società, Milano 1971, 598, secondo cui il sequestro giudiziario e istituto generale applicabile a tutti i beni in senso lato; MESSINEO, Manuale di dir. civ. comm., Milano 1954, IV, 534; SATTA, op. ult. cit., IV, 161 ss.; MILONE - LOPS, Il sequestro della quota, in Dir. fall. 1985, I, 476; CAGNASSO, Sequestro giudiziario di quota di società a responsabilità limitata o provvedimento d urgenza?, in Giur. comm. 1978, II, 880; MORERA, Contributo allo studio del sequestro di azioni e quote di società, in Banca, borsa, tit. cred. 1986, I,

19 Pertanto, il concetto di quota sociale esprime la tutela giuridica di un complesso di interessi che fanno capo al titolare e che l ordinamento gli garantisce sia nella titolarità e nel godimento sia nella possibilità di disporne. Sussistono nella fattispecie gli elementi essenziali che identificano nel rapporto anzidetto tra il titolare e questa complessa serie di situazioni soggettive, unificate e vivificate dallo status di socio, gli estremi del diritto di proprietà della quota (art. 832 c.c.). Il titolare, infatti, non soltanto può godere della quota esercitando nei confronti della società i diritti ad essa inerenti, ma ha il potere di disporne attraverso il trasferimento sia per atto tra vivi che per successione mortis causa con effetti nei confronti della società, la quale è tenuta ad operarne l iscrizione nel libro dei soci, salva contraria disposizione dell atto costitutivo (art c.c.). Inoltre, la quota può formare oggetto di espropriazione (art c.c.) e di pegno (come si desume con argomentazione a contrario dall art c.c.), nonché di usufrutto; ed un argomento di carattere testuale si ricava dall art c.c., secondo cui la quota sociale può formare oggetto di proprietà comune, con la conseguenza che torna applicabile il principio di indivisibilità della gestione del bene, come sancito dall art c.c., cui la norma rinvia 40. Va semmai verificata la tesi della cassazione allorquando equipara la quota, bene immateriale, ad un bene mobile non iscritto in pubblici registri: questa definizione, ineccepibile nella considerazione che il libro soci non è un pubblico registro (in quanto può essere visionato solo dai soci e le iscrizioni non hanno efficacia se non verso la società), deve adesso essere riconsiderata alla luce dell istituzione del registro delle imprese 41 ; sicché a nostro 40 Cass., 26 maggio 2000 n. 6957:.In particolare, questa Corte ha più volte affermato che la quota di partecipazione in una s.r.l. esprime una posizione contrattuale obiettivata, che va considerata come un bene immateriale equiparato al bene mobile non iscritto in pubblico registro, ai sensi dell art. 812 c.c., di talché ad essa possono applicarsi- a mente dell art. 813 ultima parte, c.c. - le disposizioni concernente i beni mobili e, specificatamente, la disciplina delle situazioni soggettive reali e dei conflitti tra di esse sul medesimo bene: la quota, se non può considerarsi come un bene materiale al pari dell azione, tuttavia ha un valore patrimoniale oggettivo, che è dato dalla frazione del patrimonio che rappresenta, ed è trattata dalla legge come oggetto unitario di diritti (oltre che di obblighi), che impediscono di considerarla come un mero diritto di credito (cfr. Cass. 1355/85, 7409/86, 697/97).. 41 Al par. 5 del Cap. VIII mostreremo come l istituzione del registro delle imprese influisce sulle modalità di attuazione del sequestro giudiziario. 41

20 avviso dovrebbe adesso riflettersi sull equiparazione della quota, ora, semmai al bene materiale iscritto in pubblici registri 42. Poche parole possono ora riservarsi per superare le tesi contrarie all ammissibilità del sequestro giudiziario alla luce dell immaterialità del bene e della conseguente impossibilità di eseguire ai sensi degli art. 605 ss. c.p.c. 43 ; già nel secondo paragrafo, infatti, si è dimostrata l erroneità di questo assunto, ed in questa sede appare sufficiente il rinvio alle considerazioni ivi espresse 44. La personalità giuridica della s.r.l. esclude poi la richiesta dei soci di procedere al sequestro giudiziario dell azienda quando si lamenti la cattiva gestione dell amministratore 45 ; in queste ipotesi non esiste alcuna controversia sulla proprietà o sul possesso dell azienda societaria, e le esigenze di tutela del socio troveranno dunque soddisfazione con i rimedi espressamente previsti dalla disciplina societaria. 8. Le quote di società personali e l esecuzione su beni sociali. Iniziamo dall ipotesi di una controversia su quale tra due soggetti sia davvero il legittimo titolare della quota (ciò accade, in genere, a seguito di un trasferimento della quota poi contestato). Riteniamo di ammettere la possibilità di ottenere un sequestro giudiziario sulla 42 A nostro giudizio, peraltro, se anche si equiparasse la quota ad un diritto di credito, si dovrebbe comunque utilizzare il sequestro giudiziario poiché la quota appare come un bene individuato e determinato (in specie nel registro delle imprese) di cui si chiede specificatamente la consegna. 43 C. FERRI, op. cit., 468, e similmente sembra VULLO, L attuazione dei provvedimenti cautelari, Torino 2001, 297, nota 126; GRASSO, L espropriazione della quota, Milano 1957, 213 ss.; per l indicazione di altri ulteriori autori che si riferiscono in generale all inammissibilità del sequestro sui beni immateriali, v. retro al par Va poi richiamata l opinione di VULLO, op. loc. ult. cit., che ritiene che un argomento a favore dell inammissibilità della tutela con il sequestro della quota delle s.r.l. potrebbe essere ricavato dalla difficoltà che giurisprudenza e dottrina rinvengono nell individuazione delle modalità di esecuzione; non ci sembra comunque che una (peraltro ingiustificata) incertezza applicativa possa indurre a ritenere l inammissibilità della misura. 45 Tribunale di Ascoli Piceno, 3 aprile 1993, in Foro Pad. 1995, I,

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