Legislazione Infrastrutture e programmazione dei lavori pubblici: gli intendimenti del nuovo Ministro.

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1 Osservatorio Fillea Grandi Imprese e Lavoro Newsletter Costruzioni e Grandi Imprese Note di approfondimento ed informazione sull industria delle costruzioni maggio 2015 a cura di Alessandra Graziani 1 e Giuliana Giovannelli 2, Centro Studi Fillea Cgil I commenti della settimana Economia Stazionaria la produzione nazionale nelle costruzioni in marzo 2015; cresce invece a livello europeo, ma solo rispetto al mese precedente, mentre segna una flessione rispetto al Legislazione Infrastrutture e programmazione dei lavori pubblici: gli intendimenti del nuovo Ministro. Grandi imprese Bene nel I trimestre 2015 i bilanci dei grandi gruppi delle costruzioni. Le notizie della settimana Congiuntura: ed. scolastica: inutilizzato 1 miliardo al Sud (Corriere della Sera, ) appalti: progetti, 25% in appalto integrato (Edilizia e Territorio, ) infrastrutture: mettiamo l Italia in sicurezza (Famiglia Cristiana, ) Grandi imprese delle costruzioni: Caltagirone: migliora ricavi e margini (Il Sole 24 Ore, ) Salini Impregilo: raddoppia gli utili in tre mesi (Il Sole 24 Ore, ) Astaldi: in rialzo utile e fatturato (Il Sole 24 Ore, ) Vianini: vola sull opa Caltagirone (Milano Finanza, ) Anas: una nuova era per le concessioni (Il Sole 24 Ore, ) Sacci: intesa e niente licenziamenti (Corriere Adriatico, ) Cmc: cresce all estero e scommette sulle talpe (Il Sole 24 Ore, ) Rapporti e studi: Istat: produzione nelle costruzioni, marzo 2015 (Comunicato Istat, ) Eurostat: produzione nelle costruzioni, marzo 2015 (Comunicato Eurostat, ) Eventi: Fillea Cgil e Iuav, Le città fallite. Presentazione del libro, Venezia, 15 maggio 2015 Istat, Presentazione del Rapporto annuale 2015, Roma, 20 maggio 2015 Congiuntura Edilizia scolastica ( ): Lo dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti: «Il problema principale non sono le risorse bensì la capacità di tradurle in opere concrete». Sull'edilizia scolastica si sono «spese» tantissime occasioni per spiegare che saremmo stati ad un passo dalla soluzione del problema dei crolli e della scarsa sicurezza degli edifici grazie ad ingenti risorse, sblocco del patto di stabilità dei Comuni, mutui della Banca europea di investimento. Ora le Parole di De Vincenti ci riportano alla realtà: il problema è un altro, si chiama «inadeguatezza tecnica e inerzia» nel far procedere i progetti verso la loro realizzazione. I dati che sono stati presentati ieri dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio sono significativi: facendo il punto sulla task force per l'edilizia scolastica ha spiegato che nelle tre Regioni interessate - Calabria, Campania e Sicilia - è stato perso un miliardo di finanziamenti che le scuole non sono riuscite a usare. Erano 2,31 miliardi stanziati per interventi vari e da varie fonti. Ma «l'inadeguatezza tecnica e l'inerzia, in alcuni casi entrambe, da parte dei tanti soggetti coinvolti, a livello degli enti attuatori e degli enti regionali e statali responsabili delle autorizzazione e il trasferimento di fondi», ha spiegato DeLrio, hanno fatto evaporare i denari. E la task force ministeriale ha potuto sbloccare finora non più di un progetto su tre. E gli altri? Una sanzione vera e propria per chi ritarda non c'è. C'è però per gli studenti. Che non avranno le scuole che meriterebbero. (Manna Fregonara) appalti ( ): Uno strumento in continua crescita ma che non riesce a mettere d'accordo imprese e progettisti. L'appalto integrato nel 2014 è arrivato ad avere un'incidenza del 5.5% sul numero complessivo dei bandi di lavori pubblici e del 16,2% sul valore complessivo (lavori più progettazione). Ma il dato più significativo riguarda la quota dei servizi compresi negli appalti integrati rispetto all'ingegneria pura: 25,6% nel 2014 contro il 5,3% del 2006, anno quando la procedura è stata liberalizzata con il codice de Lise. Per Paolo Buzzetti, presidente dell'ance, «si può abbandonare l'appalto integrato complesso, fatto sul preliminare. Ma assolutamente non bisogna ricorrere a soluzioni 1 politiche 2

2 che dicano addio anche all'appalto integrato sul definitivo che serve soprattutto in chiave europea. L' Ue non prevede limitazioni, anzi le imprese straniere ne fanno un grande uso. Se dovessimo limitarlo, un domani potremmo trovarci con problemi di concorrenza a livello europeo per le nostre imprese». L'Oice invece si è sempre dichiarato contrario al bando misto che prevede progettazione e lavori: «Temevamo che il progettista sarebbe stato vittima della sua posizione di debolezza - ha dichiarato Patrizia Lotti, presidente Oice stretto fra la stazione appaltante e l'impresa. che non si sarebbero risolti i problemi di varianti e ritardi e che la qualità delle opere non sarebbe migliorata. Così è stato. L'utilizzo degli appalti integrati avviene senza alcuna protezione del ruolo dei progettisti, con un livello di corrispettivi assolutamente inadeguato rispetto alle responsabilità che deve assumere in gara e in sede di esecuzione del contratto e senza alcuna possibile tutela sul fronte del pagamento diretto da parte della stazione appaltante». Nel 2014 la quota di progettazione andata in gara attraverso l'appalto integrato è stata di 131 milioni contro i 511 milioni dell'ingegneria pura. Una fetta di mercato che, secondo l'associazione delle società di ingegneria e architettura, viene sottratta alla libera concorrenza deì professionisti. Secondo uno studio Cresme gli appalti integrati dal valore superiore a 15 milioni, dal 2002 al 2014, sono stati 530 per 28,6 miliardi, di cui 358 con l'importo di progettazione noto, per un totale di 292 milioni di compensi per l'ingegneria. Durante questo periodo la media annua è stata di 53 appalti integrati superiori ai 15 milioni per un importo di 2,8 miliardi e una quota dì progettazione di 29 milioni. (Alessandro Lerbini) infrastrutture ( ): Cambio tutto». Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture, vale a dire il ministero dei Lavori pubblici, delle ferrovie, delle autostrade, dei porti, degli aeroporti, spiega cosa si deve fare per rendere il Paese più efficiente e come spendere bene i soldi, e avvisa: «Con me è finita un'epoca». L'epoca è quella delle Grandi opere, della Legge Obiettivo inventata da Berlusconi e dal ministro Lunardi, che aveva stanziato 285 miliardi di euro per vederne impiegati solo 1'8 per cento, in un turbinio di appalti e varianti in corso d'opera che facevano lievitare i costi fino al 40 per cento, con danno ai cittadini e beneficio per i corrotti e i corruttori. Ministro, lei non teme pressioni di lobby, magari anche criminali? «Voglio avvisare tutti che con me non attacca. Anzi, credo che tutti l'abbiano già capito». Fine delle Grandi opere? «No. Basta intendersi sul concetto. Grande opera è mettere in sicurezza le scuole, costruire una metropolitana per una città congestionata, collegare un porto all'autostrada e alla ferrovia, perché spesso è il cosiddetto ultimo miglio che fa la differenza». La priorità? «La ferrovia. Abbiamo linee a doppio binario sotto la media europea e poi troppe differenze tra Nord e Sud, quota di trasporto ferroviario delle merci ben al di sotto dei principali Paesi europei». Troppa Alta velocità e poca attenzione ai pendolari? «Esattamente. Per i pendolari dobbiamo fare di più. La mobilità nelle zone metropolitane soffre: treni vecchi, linee obsolete, troppa frammentazione amministrativa, scarsa capacità di aprirsi al mercato». Chi soffre di più per mancanza di infrastrutture? «La Sicilia. Senza ferrovie i turisti non vengono. La ferrovia in Sicilia è una grande opera per la quale abbiamo trovato 3 miliardi di euro. Ma puntiamo a una riforma complessiva del trasporto locale». Seconda priorità? «I porti. L'Italia è un molo nel Mediterraneo, ma non siamo capaci di trarre alcun vantaggio. Oggi ogni autorità portuale fa da sé, vi sono competizioni assurde, eccesso di regole sui dragaggi e sullo sdoganamento delle merci. La fatica più grande è cercare di far pensare tutti i soggetti in termini di sistema. Invece ognuno vuole il suo porto, il suo aeroporto, la sua università, il suo ospedale. È per questo motivo che il Paese ha perso efficienza e si è allontanato dalla crescita e dal progresso. Dunque se uno vuole il suo aeroporto minore non può pensare di farlo con risorse pubbliche come è avvenuto finora». Il sistema cosa prevede? «Merci che viaggiano su treni molto lunghi invece che sui camion e autostrade del mare con porti efficienti e veloci nel carico e scarico, collegati alle reti ferroviarie strategiche, cioè ai corridoi europei». E le autostrade? «Bastano e avanzano, ma dobbiamo cambiare il sistema delle concessionarie, che hanno avuto fin qui un atteggiamento sbagliato e nessuno glielo ha contestato. Le concessionarie non si sono assunte il rischio di impresa, ma lo hanno scaricato sulle tariffe, cioè sugli utenti. Dobbiamo cambiare mentalità e fare le gare: l'imprenditore che vince investe e si assume il rischio. Lo Stato non è il bancomat dei privati che non fanno le cose bene. Oggi ci sono 25 concessionarie, troppe, ma una sola di esse, Autostrade per l'italia, possiede la metà dell'intera rete ed è efficiente e competitiva, le altre molto meno. Dunque vanno stimolate fusioni». E i ponti che si sbriciolano? «Sulla rete dell'anas ci sono il mila ponti. I1 70 per cento ha bisogno di manutenzione. Le opere stradali realizzate prima degli anni '80 risentono tutte della mancanza di manutenzione programmata. Ma adesso le cose stanno cambiando e la sicurezza è stata messa al primo posto». L'Anas è un buco nero? «No. Ha bisogno di pulizia e la stiamo facendo, senza disperdere il suo patrimonio di persone e di cultura industriale». Quando verrà approvato il nuovo codice degli appalti? «Spero entro l'estate. Con il Senato stiamo lavorando bene. Ci saranno poche e semplici regole. Troppa burocrazia favorisce la corruzione. Prevediamo un albo delle persone abilitate a far parte delle commissioni giudicatrici, un albo dei collaudatori e vincoli stretti sui subappalti. Inoltre va superata la logica del massimo ribasso e quella delle procedure in emergenza e straordinarie. Infine, non saranno più ammessi progetti preliminari e poi le varianti in corso d'opera che fanno lievitare i costi. Se si deve fare un ponte in montagna si deve sapere prima come deve essere realizzato, tempi certi e costi pure. E chi controlla non è lo stesso che realizza le opere, come è avvenuto fin qui». Quante sono le opere prioritarie? «Sono 25, la metà di quelle previste dal mio predecessore: costo totale 70,9 miliardi di euro. Ne abbiamo già 48, di cui 31 destinati ai treni e alle metropolitane. Ma tutto con regole normali senza procedure accelerate, commissariamenti o strutture tecniche speciali e informando i cittadini on line passo per passo. L'Italia deve dimostrare all'europa che può fare opere in tempi certi, senza sprecare denaro. Fino a oggi mediamente i tempi si allungavano del 40 per cento per scarsa efficienza e capacità amministrativa. Dobbiamo cambiare registro. Io sono qui per questo». (Alberto Bobbio) Grandi imprese delle costruzioni Caltagirone ( ): Sfruttando il traino assicurato dalla controllata Cementir e dalla buona performance conseguita nei paesi scandinavi, il gruppo Caltagirone chiude i conti del primo trimestre con ricavi per 297,5 milioni di euro (+2,5% sui 29o,3 milioni di primi tre mesi del 2014), un margine operativo lordo pari a 23,2 milioni (contro i 22,3 milioni del primo trimestre dello scorso anno, +3,8%) e un risultato ante imposte che ha cambiato segno e che, includendo anche la quota di competenza terzi, è positivo per 1,4 milioni (a fronte delle perdite per 3,6 milioni registrate sul 2o14). Migliora, poi, anche il risultato operativo che, al netto di ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni, passa dai-837mila euro del primo trimestre 2014 ai -453mila dei risultati approvati ieri dal board. Che ha rinnovato anche i vertici, dopo l'indicazione arrivata dall'assise dei soci di fine aprile, confermando Francesco Gaetano

3 Caltagirone alla presidenza della holding capitolina e, in qualità di vicepresidenti, Azzurra Caltagirone e Gaetano Caltagirone. Tornando ai numeri, risulta positivo per 728mila euro anche il risultato netto della gestione finanziaria, che, nel primo trimestre 2014 aveva registrato un rosso di 5,6 milioni e che beneficia del miglioramento delle esposizioni in valuta estera e della buona valorizzazione dei derivati messi in campo per la copertura. La posizione finanziaria netta, invece, è negativa per 124,1 milioni di euro (a fronte dei -74,6 milioni registrati a fine 2014), per effetto del fabbisogno finanziario generato dalla gestione operativa. Il patrimonio netto si attesta a 2,29 miliardi di euro (contro i 2,19 miliardi indicati a chiusura dell'esercizio 2014), di cui 1,o2 miliardi di euro di competenza del gruppo (969,1 milioni di euro al 31 dicembre 2014). L'incremento, si legge nella nota diffusa ieri dal board del gruppo capitolino, «deriva principalmente dall'effetto positivo della valutazione al fair value delle partecipazioni azionarie detenute dal gruppo e dall'adeguamento cambi dei patrimoni netti delle società estere». Quale sarà l'andamento nei prossimi mesi? Nei settori del cemento e dei grandi lavori, le previsioni per il 2o15 saranno in linea con l esercizio precedente Il segmento dell'editoria, invece, continuerà a scontare gli effetti della contrazione degli investimenti pubblicitari. I primi dati dell'anno, si legge ancora nel comunicato, «non mostrano una reale inversione di tendenza». Ma il gruppo ha già messo in campo delle contromisure sul fronte del controllo e della riduzione dei costi e continuerà a lavorare nello sviluppo del multimediale e delle attività web «con l'obiettivo di intercettare nuovi flussi di pubblicità e nuovi lettori». (Celestina Dominelli) Salini Impregilo ( ): Il 2015 inizia conia quarta marcia ingranata per Salini Impregilo. Salgono tutte le voci di bilancio del «campione nazionale» delle costruzioni voluto da Pietro Salini. E come ciliegina sulla torta, c'è un utile raddoppiato (a 5o milioni di curo). Il dato ha poco a che vedere con il quadro macroeconomico dell'italia perché il gruppo di grandi opere è di fatto una multinazionale e ha un portafoglio ordini pluriennale che è totalmente slegato dal ciclo economico. Scendendo in dettaglio, i ricavi consolidati da gennaio a marzo hanno superato quota i miliardo con un balzo de1 14,4% dagli 875,9 milioni dell'anno prima. La corsa è frutto, ha spiegato l'azienda, dal buon andamento dei progetti in corso, la contribuzione dei nuovi progetti entrati più recentemente in fase di piena operatività ed una tantum di 5 milioni. A maggiori ricavi sono corrisposti più costi, ma la marginalità non ne ha sofferto. I costi operativi totali sono paria 885,2 rnilioni rispetto ai 783,9 milioni de margine operativo lordo, però, è comunque impennato: 117 milioni, con un balzo del 27,1%, rispetto alla stesso periodo dell'anno precedente. Il margine operativo netto, pari a 61,8 milioni, ha registrato un aumento del 28,5%. Le incidenze sui ricavi del margine operativo lordo e del margine operativo netto risultano pari rispettivamente a 11,7%, e 6,2%. Tali margini, nel primo, trimestre 2014 erano stati rispettivamente pari al 10,5% e al 5,5%. La gestione finanziaria e delle partecipazioni ha generato proventi netti per 4,6 milioni rispetto a oneri netti per 14,2 milioni. La sola gestione finanziaria ha evidenziato un risultato positivo pari a r,4 milioni, invertendo l'assorbimento di cassa dell'anno scorso (18,2 milioni di liquidità bruciata), grazie sia a minori oneri finanziari per circa 11 milioni dovuti alla riduzione del debito lordo, sia a un incremento degli utili su cambi che sono passati da 7,1 milioni a16,8 milioni. Altri 3,3 milioni sono arrivati dalla gestione delle partecipazioni. Così l'ultima riga di bilancio sfoggia un notevole 51,2 milioni, più del doppio rispetto ai 21,2 milioni di dodici mesi prima. Il balzo, ha spiegato una nota della società, riflette il positivo andamento della gestione delle attività continuative e quello della gestione finanziaria; e in più il beneficio delle attività operative cessate per 6,1 milioni, mentre l'anno scorso il risultato era stato in perdita per quasi 4 milioni. I dati sono stati comunicati a mercati chiusi: oggi si vedrà la reazione in Borsa (ieri il titolo ha chiuso a 3,93 euro). «I risultati raggiunti nel primo trimestre 2015, in termini di crescita e marginalità, confermano un buon inizio d'anno per il nostro gruppo» ha commentato il patron Salini. «L'efficacia della gestione unitamente al favorevole contesto del nostro mercato di riferimento ci rendono fiduciosi verso il raggiungimento dei target comunicati per l'anno in corso» è stata la previsione. Astaldi ( ): Astaldi chiude il primo trimestre dell'esercizio 2015 con un utile netto consolidato in crescita a 23,3 milioni di euro (+21,3% rispetto al primo trimestre 2014) e ricavi totali pari a 604,6 milioni di euro (+9,6%). Ieri il consiglio di amministrazione del gruppo ha approvato il resoconto intermedio di gestione a fine marzo che ha evidenziato un andamento positivo per i principali indicatori di bilancio. Sul fronte della redditività l'ebitda del trimestre, sostanzialmente in linea con quanto registrato nello stesso periodo dell'esercizio precedente, si attesta a 72,5 milioni di euro, con un Ebitda margin al 12%. Il portafoglio ordini totale è pari a 28 miliardi circa, di cui: 14 miliardi di ordini in esecuzione e 14 miliardi di ulteriori iniziative acquisite e in via di finalizzazione. I nuovi ordini nel trimestre sono paria 573 milioni. Quanto all'indebitamento finanziario netto lo stesso a fine marzo si attesta a milioni rispetto a milioni a1 31 marzo 2014 e 798,6 milioni a1 31 dicembre dato-osserva la nota diffusa dal gruppo riflette essenzialmente le dinamiche registrate a livello di capitale circolante gestionale, legato al ciclo dei pagamenti, con un andamento tipico di questa prima parte dell'anno» «L'esercizio ha commentato Stefano Cerri, amministratore delegato del gruppo - rappresenta l'anno di svolta dal punto di vista strategico per il gruppo Astaldi. Il ciclo degli investimenti in concessione ridurrà progressivamente la propria intensità, anche grazie alla prospettata costituzione di un fondo infrastrutturale, liberando così risorse finanziarie di entità tale da consentire il completo riposizionamento della struttura patrimoniale e finanziaria nel breve periodo. Tutto ciò sarà agevolato dalla solidità industriale del gruppo, che genera un autofinanziamento in crescita progressiva per effetto del portafoglio ordini, la cui qualità ed entità è costantemente in crescita». Per quanto riguarda i prossimi mesi, spiega una nota, «il gruppo si focalizzerà sul raggiungimento degli importanti obiettivi produttivi e commerciali previsti per l'anno. Da un punto di vista operativo, alla crescita del gruppo contribuiranno le attività in corso nelle aree oggi maggiormente presidiate (Russia, Turchia, Canada), ma grande attenzione sarà rivolta anche alle milestone delle altre rilevanti commesse in esecuzione (in particolare, in Italia). Da un punto di vista commerciale, si vedranno gli esiti di interessanti iniziative, per cui Astaldi risulta già la classificata negli iter di aggiudicazione. Ne risulta un quadro complessivo che avvalora la capacità del gruppo di conseguire gli obiettivi dell'anno». In Borsa il titolo Astaldi ha beneficiato della diffusione dei conti trimestrali: le azioni hanno registrato un rialzo del 2,67% attestandosi a un prezzo di riferimento di 7,7 euro. Natuzzi ( ): Il Consiglio di Amministrazione di Natuzzi SpA ha approvato i risultati consolidati del primo trimestre del Dopo la riunione del Cda, il presidente e amministratore delegato Pasquale Natuzzi ha commentato: "I risultati del primo trimestre mostrano un significativo miglioramento dei ricavi e dei margini che confermano il trend positivo dei trimestri precedenti". Nel primo trimestre del 2015 il fatturato è aumentato del 24,6%

4 a milioni di euro, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con una crescita significativa del settore arredamento, coerente con l'offerta "Total Home" della Natuzzi Italia. Da un punto di vista geografico, è stata registrata una crescita dei ricavi su tutti i mercati principali. Confermato il trend positivo dei negozi a gestione diretta che ha registrato una crescita del 26,9% nel primo trimestre dell'anno. Il miglioramento del margine lordo al 29,4% del fatturato (+0,9% rispetto al primo trimestre del 2014) è dovuto in primo luogo al progressivo aumento della efficienza e della produttività degli stabilimenti (sia in Italia che all'estero) negli ultimi mesi, la crescita dei volumi e un prodotto migliore. ( ) Intanto procede il lavoro della società di scouting di Milano, la Sofit, per la ricerca di azienda e new.co in cui ricollocare i 534 esuberi strutturali del gruppo concordati a marzo con i sindacati e la stipula dell'accordo che ha aggiornato quello sottoscritto nell'ottobre Diversi i progetti in ballo al momento: una fabbrica italiana di meccanica ciclistica (sul cui nome c'è al momento riserbo) che potrebbe rioccupare tra i 60 e i 70 lavoratori nella realizzazione realizzare di telai in alluminio per le biciclette, che già produce e vende accessori per il settore. Un altro riguarda la nascita di una new.co per la produzione e distribuzione di prodotti gluten free, che andrebbe ad operare nei siti Natuzzi di Altamura: il business plan è già stato presentato a Puglia Sviluppo, l'agenzia regionale di attrazione degli investimenti e sviluppo d'impresa, per l'avvio della procedura di accesso al finanziamento. Inoltre si parla di una new.co che opererebbe nel settore medico, per la realizzazione di protesi ortopediche biomedicali degli arti inferiori. Così come non è tramontato il progetto - in questo caso il business plan fu presentato a settembre scorso - di una new.co per la fornitura di materiali plastici da imballo, ed un altro per la produzione di tensioattivi destinati ad una grossa azienda del Centro- Sud che già opera nel settore. C'è anche un'azienda di metalmeccanica interessata alla realizzazione di impianti per la produzione di macchinari per la sterilizzazione di rifiuti sanitari infetti e la disinfezione di acque dì scarico provenienti da strutture sanitarie e laboratori: anche in questo caso la proposta è di una società che lavora da tempo nel settore. Tutti questi progetti andrebbero ad occupare all'incirca 150 lavoratori. E' bene ricordare che per le aziende che eventualmente andrebbero a costituire le new.co, c'è la possibilità di attingere Per tutti agli incentivi dell'accordo cli programma sul distretto del salotto a valere sui bandi cli settore dì Puglia (bandi Pia in istruttoria) e Basilicata (nuovi bandi Pìa attivi) sottoscritto l'8 febbraio del 2013 dal valore di 100 milioni di euro. I1 26 maggio, al Mise, si terrà una nuova cabina di regia dove si farà il punto sulle attività di scouting per ricollocare gli esuberi (per 130 su 534 vi sarà l autoimprenclitorialità nel territorio), e si approfondiranno i dossier professionali e formativi di ciascun addetto per l'eventuale ricollocazione. Sono 1400 i lavoratori della Natuzzi che dal 2 maggio sono al lavoro con i contratti di solidarietà ed altri 500 sono ìn cig a zero ore: da ottobre 2015 invece, altri 120 rientreranno a Ginosa, 280 sono andati via in mobilità incentivata e almeno 100, secondo i sindacati, sono quelli che dovrebbero essere ricollocati a breve nelle prime due new.co che aspettano l ok della Regione per partire. (G. Leone) Vianini ( ): opa di Fgc, la finanziaria del gruppo Caltagirone, sulla controllata Vianini Lavori è arrivata ieri. Alla notizia il titolo a Piazza Affari è balzato del 17,3% a 6,77 euro, a fronte dí un Ftse Mib che ha lasciato sul terreno 1'1,2%. E sembra aver dato una scossa un po' a tutta la galassia Caltagirone, con Vianini Industria che ha chiuso a +2,6%, Caltagirone a +10,3 e Caltagirone Editore a +2,4%. Obiettivo dell'operazione è togliere dal listino milanese la società che opera nell'ingegneria civile e nelle costruzioni, «a causa della protratta e perdurante illiquidità del titolo Vianini», nonostante quest' ultimo sia cresciuto dell '80% negli ultimi tre anni. Secondo i piani della finanziaria di Caltagirone, il delisting permetterebbe infatti alla società di procedere, anche attraverso operazioni straordinarie, alla razionalizzazione e alla valorizzazione dei propri asset. Attraverso 1' opa si intende quindi «concedere agli azionisti terzi di Vianini un'opportunità di disinvestire agevolmente e a condizioni più favorevoli di quelle registrate nei mesi scorsi sui mercati azionari». L' opa su Vianini Lavori, la cui azione è trattata sulla Borsa Valori di Milano dal 1986 e che in Italia è conosciuta soprattutto per aver costruito l'alta velocità tra Napoli e Roma e la fiera di Milano Rho-Pero, riguarda il 28,1% del capitale, cioè la quota non in possesso della famiglia dell'imprenditore romano, mentre il gruppo Caltagirone controlla attraverso diverse società il restante 67,4%. Il corrispettivo dell'operazione, lanciata insieme alla Piemontese srl, controllata indirettamente da Alessandro Caltagirone, è di 6,80 euro per azione (con premio del 23,4% sul prezzo di borsa dello scorso giovedì) da intendersi al netto del dividendo di un centesimo per azione staccato ieri. In caso di adesione totalitaria l'esborso ammonterebbe a 83,7 milioni. Vianini Lavori ha chiuso il primo trimestre dell'anno con ricavi ín calo a 35,5 milioni dai 36,1 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Il margine operativo lordo è risultato positivo per 332 mila euro (era in rosso per 69 mila nel primo trimestre del 2014) e l'utile prima delle tasse si è attestato a 2 milioni, in crescita dagli 1,9 milioni al 31 marzo La posizione finanziaria netta è risultata positiva, nel primo trimestre di quest' anno, per 44,6 milioni, in aumento rispetto ai 40,6 milioni al 31 dicembre (FRANCESCO COLAMARTINO) Anas ( ): La nomina di Gianni Armani è una buona nomina, visto il buon lavoro svolto a Terna negli anni passati. Ma non sarà un compito facile quello che lo attende, chiamato com'è a fondare il nuovo corso dell'anas. Al nuovo presidente e amministratore delegato, infatti, tutti chiederanno di fare chiarezza sulla missione e sulla natura stessa della società che oggi è un ibrido praticamente senza eguali nel panorama pubblico italiano: un po' concedente (anche se formalmente si è spogliato di questo ruolo) e un po' concessionario, un po' amministrazione pubblica (sia pure con la foglia di fico formale della spa) e un po' con pretese di competere sul mercato (ma quale mercato?). Al momento l'idea della privatizzazione dell'anas non sta in piedi e Armani, una volta entrato in confidenza con il gruppo, dovrà forse suggerire ai suoi azionisti quale strada percorrere perché è quasi certo che non ce l'hanno chiaro neanche loro. Basti ricordare che una volta che si è tentato di dare all'anas ricavi di mercato con il decreto che avrebbe dovuto pedaggiare raccordi e bretelle già in gestione (come il Gra e la Roma-Fiumicino), l'allora sindaco di Roma Gianni Alemanno ha minacciato di fare a pezzi i caselli sul Raccordo anulare e da allora nessuno ci ha più provato. Per non parlare della Salerno-Reggio, unica autostrada italiana totalmente gratuita. In realtà è probabile che ad Armani -perso anche il poter di vigilanza sulle concessionarie autostradali che il ministro Lupi ha voluto anacronisticamente riportare al ministero delle Infrastrutture invece di affidarlo all'autorità di regolazione dei trasporti - alla fine si chiederà solo di completare la Salerno-Reggio Calabria e di realizzare strade, possibilmente con gare trasparenti e costi e tempi sotto controllo. Cosa non da poco: come chiedere a qualcuno di fare bene il suo mestiere. Una missione solida e importante nell'italia che vuole ripartire, a patto che si abbandonino velleità di privatizzazione. Oppure, al contrario, si privatizzi ma avendo il coraggio di abbandonare tutte le contraddizioni e i conflitti di interesse e facendo dell'anas il primo concessionario di una nuova era delle concessioni in Italia. (Giorgio Santilli)

5 Sacci ( ): Dietrofront sulla mobilità alla Sacci. Ieri mattina a Roma l'azienda ha ritirato la richiesta che interessava gli ottantatré dipendenti del cementificio di Castelraimondo, per cui si aprirà nei prossimi mesi la cassa integrazione in deroga, a costo zero per l'azienda. La decisione della società è arrivata al termine del confronto con i sindacati, presso il ministero del lavoro. Scongiurato quindi il licenziamento, che sarebbe scattato il prossimo 27 maggio, per tutti i lavoratori che dallo scorso marzo hanno vissuto settimane di angoscia. "Siamo soddisfatti perché così sono stati scongiurati i licenziamenti - commenta Massimo Giacchetti segretario regionale Filca Cisl - ma ora si apre una fase molto difficile. L'azienda ha accolto la nostra richiesta di accedere alla cassa integrazione in deroga, contiamo di firmarla nei prossimi giorni, la concede la Regione". Il futuro all'orizzonte, appare quantomeno incerto, dopo il mancato acquisto del gruppo da parte di Buzzi Unicem, al momento non è noto se ci siano altri acquirenti. "La Sacci dovrà presentare entro l'otto luglio il piano concordatario, che dovrà poi essere omologato dal Tribunale - prosegue Giacchetti è questa l'incognita, contiamo di ottenere la cassa integrazione in deroga almeno sino a settembre". Ci vorranno diversi mesi prima che il giudice del tribunale, senta i fornitori e i creditori, concedendo l'omologazione che renderà effettivo il concordato sul debito. Per l'azienda resta la possibilità di accedere anche alla cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione, che è prorogabile sino a due anni. "Cercheremo di capire cosa succederà, siamo pronti a ragionare su ogni ipotesi, ora l'importante è aver evitato i licenziamenti, vedremo se il mercato è aperto, se ci saranno altri acquirenti o un rilancio di Buzzi, la situazione è aperta", conclude Giacchetti. All'incontro al ministero sono intervenuti i rappresentanti nazionali e regionali di Fillea Cgil, Feneal Uil, Filca Cisl, Ugl Costruzioni, Rsu di stabilimento e vertici aziendali. Cmc ( ): Con fatturato e redditività in crescita, con nuove commesse per 1,2 miliardi di euro, con la metà dei ricavi all'estero, e ora con l'accordo strategico con Seli Technologies, la cooperativa Cmc di Ravenna si candida a essere sempre più "multinazionale tascabile" (di successo) delle costruzioni. Rispetto a una crisi che dal 2008 ha sottratto all'edilizia in Italia i1 33% del suo valore (dati Ance a moneta costante), e un panorama delle coop edilizie che ha visto molti fallimenti e concordati, la Cmc mantiene una invidiabile solidità. Nel bilancio 2014 approvato il 16 maggio dall'assemblea dei soci (401 soci lavoratori e due soci "sovventori", la Federazione coop di Ravenna e il fondo mutualistico Coopfond) il fatturato Cmc è cresciuto dell'8,8%, da a 1.1o4 milioni di euro. La quota realizzata all'estero è da molti anni intorno al 50%: è stata i1 55% nel 2013, il 52% nell'ultimo bilancio (2014), ma nel piano industriale approvato il 7 marzo scorso Cmc prevede nel triennio una crescita del giro d'affari fino a 1,3 miliardi, «trascinata dalle attività all'estero». Nel bilancio 2014 l'ebitda (margine operativo) è cresciuto de1 18,2% a 122,6 milioni, rispetto ai 103,6 del Stabile l'utile netto, in tutti gli anni della crisi, tra io e 13 milioni di euro: nel ,8, nel 2014 u milioni. Il portafoglio ordini si attesta (al 31 dicembre 2014) a 2,91 miliardi di euro, in lieve diminuzione rispetto ai 2,97 miliardi del 2013, con quota estera in crescita dal 45 al 54 per cento. Nel 2014 sono arrivate nuove commesse per 1,179 miliardi, tra le quali il contratto da 241 milioni in Kenya per diga e impianto di trattamento acque, e le commesse in Italia per la Circumetnea a Catania, un tratto del metrò di Torino, il cunicolo esplorativo della Torino-Lione sul territorio francese, i padiglioni francese, thailandese e coreano per Expo Milano Se i buoni dati di bilancio non sono una novità per Cmc, altri eventi sono nel segno della discontinuità. Nel 2014 la coop di Ravenna ha emesso per la prima volta obbligazioni quotate alla borse di Milano e Singapore, per un valore di 300 milioni di euro, sottoscritte da 90 investitori. «Per noi è stata una rivoluzione copernicana» spiega Roberto Macrì, direttore generale, di fatto il capo azienda dopo la revoca delle deleghe all'ad Dario Foschini ila marzo scorso. «Il 95% dei sottoscrittori è straniero - prosegue Macrì - avranno un rendimento lordo certo del 7,5% ma non possono vendere per sette anni, di fatto sono i nostri soci più stabili». I bond hanno consentito a Cmc, nel 2014, di ridurre l'esposizione verso le banche da 443 a 225 milioni di euro. «Sono tre le novità strategiche - spiega Macrì - su cui puntiamo. Primo: usciamo del tutto dalle concessioni. Già valevano zero in bilancio, ma ora siamo usciti dal progetto dell'autostrada Tirrenica e vogliamo uscire dal 3% in Tem». «Secondo prosegue il direttore-lo stop all'immobiliare. Anche qui facevamo pochissimo, ma avevamo un team al lavoro su 100 dossier, abbiamo chiuso tutto. Quello su cui puntiamo, terza novità, è invece la specializzazione nel settore delle Tbm» (le talpe meccaniche per scavare i tunnel). A metà aprile è stato firmato l'accordo con Seli Technologies, società del Gruppo Seli (in concordato). «Noi volevamo comprarla - spiega Macrì -ma il concordato in continuità ha imposto di tenerla attiva per due anni. Abbiamo comunque l'accordo con l'azionista Banca Imi per acquisirla se il concordato si chiude in bonis. Seli ha abbandonato la costruzione di 'Tbm, ma sono ancora bravissimi nella manutenzione, gestione in cantiere, assistenza tecnica. Noi abbiamo 16 Tbm attive nei nostri lavori, l'accordo con Seli serve ad avere un fornitore in house di servizi, ma soprattutto a vendere a terzi questi servizi, per buttarsi su un mercato florido e in espansione, dove molti usano le macchine ma pochi le sanno usare bene». (Alessandro Arona) Rapporti e studi Istat ( ): A marzo 2015 l indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni ha registrato, rispetto al mese precedente una variazione nulla. Nella media del trimestre gennaio-marzo 2015 l indice è aumentato dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. L indice corretto per gli effetti di calendario a marzo 2015 è diminuito in termini tendenziali del 3,6% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di marzo 2014). Nella media dei primi tre mesi dell anno l indice è diminuito del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell anno precedente. Eurostat ( ): A marzo 2015 l indice destagionalizzato europeo della produzione nelle costruzioni è cresciuto dello 0,8% nell area euro e dell 1,5% nell EU28. L indice corretto per gli effetti di calendario a marzo 2015 è diminuito in termini tendenziali del 2,7% nell area euro e dell 1,3% nell EU28.

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