INTRODUZIONE: (A) -la battaglia di Torino (particolare) (B)- L arrivo di Vittorio Amedeo II e del Principe Eugenio in Duomo dopo la battaglia

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1 INTRODUZIONE: - Trecento anni fa Torino fu protagonista di un incredibile pagina di storia: il piccolo ducato di Savoia affrontò e sconfisse la potenza del Re Sole, Luigi XIV; cinta da un lungo assedio, la città prima resistette e poi vinse, contribuendo a capovolgere gli equilibri politici in Europa; ma con quella vittoria i Savoia diventarono anche Re ed assunsero un ruolo-guida per il futuro dell Italia (da F.Galvano - L ASSEDIO -Torino 1706 ). Appunti per le visite guidate al Maschio della Cittadella, sviluppati da Armando TOSCANO da un idea di Rosanna BERSANO e con il contributo di Piera FAVETTO ABERGO (gioco di Genova v.nota 14), Gabriele STRAZZER (S.Sindone v.nota 24) -Monitori Volontari al Maschio della Cittadella, e Francesco CAVIGLIA Guida al Museo Pietro Micca. Dopo la chiusura della Mostra al Maschio della Cittadella, questi appunti sono stati arricchiti con nuove informazioni, raccolte specialmente con la collaborazione dei colleghi del Museo P.Micca, presso il quale Ar.Toscano svolge attività di Guida volontaria. Sono stati utilizzati riferimenti colorati per evidenziare l importanza degli argomenti ed avvenimenti descritti: livello 1, livello 2, livello 3. W/Doc-AT/TO1706-Bignamino39.L(08C31) (A-B) dipinti di Francesco GONIN ( olio su tela ) esposti alla Mostra (v. nota 13) (A) -la battaglia di Torino (particolare) (B)- L arrivo di Vittorio Amedeo II e del Principe Eugenio in Duomo dopo la battaglia Francobollo del PIEMONTE (serie Regioni) e- messo dalle Poste Italiane il 29/4/2006) che riproduce il caval d brôns (p.s.carlo). Nel bordo superiore ed inferiore del foglio di 50 pz è riportato lo stemma regionale. Porta di Città (verso Est)- ricostr. Annulli filatelici (in formato ridotto) emessi dalle Poste Italiane a di Emanuele MANFREDI (2006) ricordo delle Manifestazioni di TO centenario (1806): non fu celebrato, poiché a quel tempo Torino ed il Piemonte erano sotto l amministrazione napoleonica. 2 centenario (1906): fu celebrato con grande enfasi e retorica ed il 7.Settembre fu dichiarato Festa Nazionale (v. nota 22). 250 anniversario (1956): fu celebrato con il ricordo del combattente ignoto nella Basilica di Superga (v.nota 23). 3 centenario (2006): le celebrazioni e gli eventi che stiamo vivendo e che si concluderanno il 3.Giugno L Associazione Torino , curatrice della Mostra, è un Associazione di Associazioni fondata il 18/10/2004 da un gruppo di Lions Club torinesi, ai quali si sono uniti una cinquantina di organismi a carattere culturale di Torino e del Piemonte. - L ingresso è gratuito, così come le VISITE GUIDATE*, organizzate nelle due sedi della Mostra: al Maschio della Cittadella ed al Museo P.Micca** (dove sono visitabili circa mt di gallerie), avvalendosi di una cinquantina di Monitori Volontari, che a turno prestano servizio nei giorni di apertura (fino al 3.Giugno.2007), mentre nella sede al Museo P.Micca la Mostra continua fino a tutto Nov./07. - Convegni di studi sull argomento si sono tenuti nel 2003 e sett.2006 (v. nota 31) oltre ad un interessante sito web (v. nota 32), ed uno spettacolo di Marionette dal titolo Giandoja e l assedio di Torino del 1706 (v. nota 33). - Maschio della Cittadella, una delle due sedi: è quanto rimane dell antica Cittadella fortificata, fatta costruire fra il 1564 ed il 1566 dal Duca Emanuele Filiberto (Chambery1528 Torino1580). - All ingresso sono riprodotte le sagome del Duca Vittorio Amedeo II (a Sx) e del cugino Principe Eugenio di Savoia-Soissons (a Dx). - Nel salone delle armi (v. nota 5): entrando a Dx= vista verso Est, la Porta di città: Ponte levatoio (anche definito caditoio ) e, oltre il Muro di cinta, la città con sullo sfondo il Colle di Superga e la Torre civica (a Sx, alta oltre 60 mt) e utilizzata quale valido osservatorio durante l assedio (v. nota 8), fu abbattuta dai giacobini nel nella parete opposta= vista verso Ovest: in primo piano la caserma delle guardie e sullo sfondo il profilo delle Alpi (con il Rocciamelone a Dx e la Sacra di S.Michele a Sx). (*) Centro Prenotazioni 011/ (presso il Museo P.MICCA): visite guidate dal Mar (am+pm) al Sab (am), gruppi di almeno 8/10 max 20/25 persone. (**) in v.guicciardini 7, ove si trovava la Mezzaluna del Soccorso, nei pressi della nuova stazione ferroviaria di TO-P.Susa in fase di costruzione.

2 2 VITTORIO AMEDEO II -Torino 1666 Rivoli 1732 (XIII Duca di Savoia, Principe di Piemonte) (lo stemma è quello in vigore durante l Assedio di Torino,risale a Vittorio Amedeo I ed è utilizzato dalle Guide volontarie al Museo P.Micca) - E il secondo Duca di Savoia con il nome di Vittorio Amedeo, inizia a governare il Ducato nel 1684 a soli 18 anni, dimostrando straordinaria energia e spregiudicatezza. - Figlio unico di Carlo Emanuele II, di cui è orfano a soli nove anni, è sottoposto alla pesante tutela materna di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours (moglie in seconde nozze del Duca di Savoia), di cui mal sopporta la politica filo francese; con la maggiore età (14 anni per il Duca di Savoia) pone fine alla Reggenza della madre, ma assume il governo effettivo soltanto più tardi nel Deve tuttavia sottostare alla volontà del Re Sole che gli impone il matrimonio con la nipote quindicenne Anna Maria d Orleans (StCloud1669 Torino 1728), figlia del Duca Filippo d Orleans (fratello di Luigi XIV) e di Enrichetta Stuart, sorella del Re Carlo II d Inghilterra. Con quel matrimonio, celebrato per procura a Versailles nel 1685, il Re Sole contava di poter facilmente esercitare il controllo sul Ducato di Savoia, mal valutando la personalità del Duca e la debolezza della nipote. - Con il matrimonio si è definitivamente affrancato dalla madre che, incapace di attenzioni e tenerezze, lo aveva allevato trattandolo con durezza e freddezza. - In conseguenza della rigida educazione ricevuta ne è scaturita una personalità domi-nata da una ferrea volontà di potere e di dominio, che esprime anche in ambito famigliare, ed in una straordinaria capacità di lavoro e fertilità di progettazione, in continua fibrillazione intellettuale (G.Oliva). - Il Duca, duro e trasgressivo, capace di una girandola di rapporti passionali sovente all orlo della violenza, è tutto l opposto della moglie Anna M. d Orleans, donna dolce e sentimentale che gli darà cinque figli e ne alleverà altri due non suoi, frutto di altri rapporti del marito. - Soprannominato la volpe savoiarda, per l astuzia che si affianca all audacia della sua azione politica, sovente a carattere ondivago, alla continua ricerca delle migliori condizioni politiche per il Ducato, nel 1690 aderisce alla Grande alleanza antifrancese (Lega di Augusta) ma, ripetutamente sconfitto (Staffarda, Cascine Marsaglia), non ottiene alcun risultato utile e ritorna ad allearsi con Luigi XIV che lo costringe a perseguitare sanguinosamente la minoranza valdese delle valli pinerolesi. - È tuttavia doveroso riconoscere che i mezzi adoperati dal Duca Vittorio Amedeo per raggiungere la pace (ed i migliori risultati per il suo Stato) non furono sempre leali e leciti; nel giovane Duca l interesse politico ebbe a volte il sopravvento sul principio della fedeltà ad un alleanza giurata (da Il Ducato di Savoia tomo IV, pag. 97 di G. Amoretti). - Con l avvicinarsi della fine del Re di Spagna Carlo II fu ventilata anche l ipotesi di un suo diritto alla successione quale terzo pretendente, ma mosse politiche francesi lo impedirono; a tal proposito l ambasciatore francese Tallard, scrivendone a Luigi XIV per contrastare una pericolosa candidatura, commentava. Il Duca di Savoia è ambizioso, economo, destro, capace di ristorare le finanze della Spagna e di fabbricare fortezze dove sono necessarie; possiede già il Piemonte, posto in sito pericoloso alla Francia, e con questo principe lo stesso potrebbe avvenire alla Spagna (citazione da Il Ducato di Savoia di G.Amoretti vol.iv, pag. 145), esprimendo con ciò un lusinghiero giudizio sulle sue capacità politiche e di governo, in evidente contrasto con gli interessi francesi. - Nella Guerra di Successione è dapprima alleato con il Re Sole e, dopo l episodio di s.benedetto Po ( ), passa definitivamente al campo imperiale; nel corso degli eventi che seguono i francesi sono sconfitti nella Battaglia di Torino del , con la completa liberazione del Ducato. - Con il suo piccolo esercito, alleato degli imperiali guidati dal Principe Eugenio di Savoia-Soissons, si oppone allo strapotere francese che, con una popolazione di 20 milioni di abitanti può contare su un esercito di oltre uomini - Al termine della Guerra di Successione spagnola, con il trattato di Utrecht (1713), diventa Re di Sicilia; nel 1720 vi sarà lo scambio con la Sardegna. - Dopo la guerra, riprende l opera riformatrice dell organizzazione statale ed economica già avviata agli inizi del suo governo, ampliandola alle esigenze del nuovo Regno: limita i privilegi feudali ed ecclesiastici, crea il Consiglio di Stato (1717), il Catasto (1722, un quarto di secolo prima di quello francese), promuove l istruzione scolastica ed universitaria. - Vittorio Amedeo II si dimostra abile nella scelta dei collaboratori che, abbinata alla sua ambizione e capacità di svolgere una gran mole di lavoro, portano il Regno ad una solidità senza precedenti, tanto da essere definito nell analisi degli storici un grande Re (F.GALVANO L Assedio di To1706, pag.268,) nonché ago della bilancia europea (C.Moriondo Questi Piemontesi pag.24). - Nel 1730, già vedovo di Anna d Orleans e risposato con l ultima delle sue numerose amanti (Anna Teresa Canalis, a cui assegna il titolo di marchesa di Spigno), abdica in favore del figlio Carlo Emanuele III ritirandosi a Chambery. - Ormai preda probabilmente da demenza senile, se ne pente e cerca di riprendere il potere (lo storico G.OLIVA lo definisce un tramonto disperato); il figlio stesso, rendendosi conto della situazione che potrebbe portare a gravi conseguenze, fino a distruggere il Regno, ne firma l arresto (fra le lacrime) e lo confina nel castello di Rivoli, dove muore a 66 anni dopo quasi un anno di sostanziale prigionia ( talune autorevoli fonti sostengono sia morto nel castello di Moncalieri). - Il suo funerale fu celebrato nel Duomo di Torino con un catafalco disegnato per l occasione da F.Juvarra, ma non fu inizialmente sepolto nella basilica di Superga; soltanto molti anni dopo, il nipote Vittorio Amedeo III ne ordinò il trasferimento nella tomba come egli aveva desiderato. EUGENIO Francesco, Principe di Savoia-Soissons (Parigi 1663 Vienna 1736) - 5 figlio maschio del Principe Eugenio Maurizio Savoia- Carignano e di Olimpia Mancini (a cui seguirono poi tre sorelle); di tre anni più anziano del cugino Vittorio Amedeo II, capo della casata Savoia, è soprannominato il Nobile Cavaliere. - È cugino primo del Duca Luigi di Vendôme, comandante dell armata d Italia di Luigi XIV (dal 1703 al 1706), essendo figli delle sorelle Mancini (Laura x Luigi di Vendôme, ed Olimpia x Eugenio Francesco), a loro volta nipoti del card. Mazarino (italiano, già segretario del card. Richelieu e poi Primo Ministro alla sua morte). - Orfano di padre a 10 anni (condividendone la condizione con il cugino Vittorio Amedeo), è abbandonato dalla madre che fugge da Parigi per sfuggire alla giustizia del Re Sole perché coinvolta nella congiura dei veleni contro di lui (sebbene ne fosse stata una pro-

3 babile amante ancor prima di sposare il Principe di Carignano); è allevato a Parigi dalla nonna materna Maria di Borbone-Soissons. - A 19 anni si oppone alla volontà della nonna che lo voleva destinato alla carriera ecclesiastica, come già era intenzione dei genitori; in disaccordo con la nonna chiede al Re Sole Luigi XIV di essere arruolato nell esercito, ma questi rifiuta, anche per l opposizione di parte della Corte, che lo giudica inadatto alla vita militare (per la sua gracile costituzione). - Abbandona Parigi e la Francia per mettersi al servizio dell Imperatore (del Sacro Romano Impero) d Austria Leopoldo I d Asburgo, dove già militavano il fratello maggiore Luigi Giulio ed altri parenti (non della casa Savoia). - Vive a Vienna, da principio con l aiuto economico del cugino Vittorio Amedeo II, Duca di Savoia capo della casata. - Leopoldo I inizialmente non lo vuole arruolare, in quanto non ritiene opportuno avere due Savoia nel suo esercito ma, alla morte di Luigi in battaglia, è l Imperatore stesso, ritenendo superate le motivazioni per le quali aveva inizialmente rifiutato, a stabilirne l inserimento in un Reggimento di Dragoni. - A soli 20 anni è al comando del Reggimento dei Dragoni di Kufstein, il cui comandante era caduto in combattimento contro i turchi nell assedio di Vienna (1683); da quel momento il Reggimento si chiamerà Dragoni di Savoia, mantenendone il nome fino allo scioglimento del corpo (al termine della I Guerra Mondiale -1918)). - Al servizio dell Imperatore Leopoldo I, diviene il capo delle forze imperiali con il grado di feldmaresciallo (1693), distinguendosi per coraggio, sagacia, e capacità strategiche; nel 1704 assunse il comando del corpo di spedizione imperiale in Italia inviato in due riprese in soccorso del Duca Vittorio Amedeo II. - Partecipa attivamente alla difesa di Vienna assediata dai turchi (1683), vincitore della battaglia di Torino (1706), sconfigge gli eserciti dell Impero Ottomano più volte, vincendo le battaglie di Zenta (1697), Petervardein (1716) e Belgrado (1717), costringendoli infine alla pace di Passarowitz (1718). - A seguito delle vittorie riportate sugli eserciti dell Impero Ottomano venne definito Turcarum terror et flagellum. - Sviluppò un sapiente utilizzo della cavalleria leggera (cioè liberata delle corazze, quindi molto più agile e veloce) e le nuove tecniche derivati dalle armi da fuoco, soprattutto quelle dell artiglieria pesante. - Fu il vero vincitore della Battaglia di Torino (7/9/1706), insieme con il cugino Vittorio Amedeo II, liberando la città dall assedio (v. nota 30) e ponendo le basi per la liberazione dell intero Piemonte. - Al termine della Guerra di Successione spagnola, con l acquisizione del Ducato di Milano da parte austriaca ne viene nominato Governatore, carica che inizialmente cerca di rifiutare per riguardo della casata Savoia che aspirava all annessione con il Ducato di Savoia, ma che per fedeltà all Imperatore infine accetterà; questa situazione sarà causa del raffreddamento dei rapporti con il cugino Vittorio Amedeo. - Insieme con il Duca di Marlborough fu il principale antagonista di Luigi XIV nelle guerre che insanguinarono l Europa fra il XVII ed il XVIII sec. - Partecipò a 32 campagne militari, percorrendo una carriera strepitosa al servizio di tre Imperatori della casa d Asburgo (Leopoldo I, Giuseppe I, Carlo VI) e fu unanimemente considerato uno dei massimi strateghi della storia, tanto che Napoleone Bonaparte lo pose nel novero dei sette più formidabili generali che il mondo avesse mai visto (C.Moriondo Questi Piemontesi pag. 38). - Raffinato collezionista d arte, bibliofilo e mecenate, fece costruire sontuose residenze fra cui il Belvedere a Vienna; egli, che si definiva sempre servo (al servizio) dell Imperatore, firmava le sue carte con Eugenio von Savoje (italiano-tedesco-francese, per riaffermare le sue patrie); nella firma la parola Savoj appare senza le lettera finale e ). 3 - Non gli vengono attribuite amicizie e/o frequentazioni femminili, salvo quella con la contessa Batthyany, l unica che godesse della sua confidenza, con un legame di testa e di cuore, più che di pelle (R.Gervaso -da Storia Illustrata n 197/Apr.74). Del suo stato di celibato egli spiegava che contrarre matrimonio avrebbe significato sottrarre parte delle sue energie, delle sue attenzioni, delle sue cure al grande monumento d impegno politico e militare che aveva costruito (dal saggio monografico di Vittorio Sincero sul Principe Eugenio pag.18 ediz. Ass.Immagini del Piemonte,1994) - Muore a Vienna nel sonno nella notte fra il 20 ed il 21/4/1736 senza eredi, all età di 73 anni e viene sepolto nella cattedrale di s.stefano. Il cuore venne espiantato e trasferito a Superga, da dove sembra abbia poi fatto ritorno a Vienna (in data non definita) e racchiuso in un cofanetto d argento posato sul sarcofago (sarebbe stato ritrovato nel corso dei lavori di ripristino dei danni causati alla cattedrale dai lavori per la costruzione della metropolitana). La Cittadella ed il Maschio (anche detto Mastio -nell Italia centro-meridionale- o Dongione al di là delle Alpi) - Il progetto per il rafforzamento difensivo della città, con la costruzione di una fortezza, fu affidato fin dal 1552 dal Governatore francese Carlo Cossé de Brissac ad alcuni architetti militari che elaborarono alcune proposte. - I progetti dell architetto vicentino Francesco HO- ROLOGI prevedevano in un primo tempo la costruzione oltre il Palazzo Madama (=Porta Prætoria, in talune carte indicata come Porta Decumana) verso il Po, e successivamente con un secondo progetto da realizzarsi oltre Porta Susina (l attuale piazza Savoia); un terzo progetto fu elaborato dal De Marchi. Tutte le proposte prevedevano la realizzazione di una fortezza a pianta pentagonale, ritenuta più economica ed ugualmente funzionale di quella a pianta esagonale. - Il Duca Emanuele Filiberto (che gli spagnoli definirono cabeza de hierro = Testa di Ferro, vincitore nel 1557 della battaglia di S.Quintino nelle Fiandre (v. nota 3.a ), approva la forma pentagonale proposta nei primitivi progetti ma affida l incarico definitivo all arch. militare Francesco PACIOTTO da Urbino conte di Montefabro ( ) cono-sciuto nel corso della Campagna delle Fiandre, che gli era divenuto consigliere inseparabile. Francesco Paciotto, che era nipote del sommo pittore Raffaello Sanzio, si era distinto per vari interventi, in particolare per il rafforzamento delle fortezze di Cuneo-Savigliano-Montmélian e per la progettazione della fortezza di Montecchio per il Duca di Parma. - Il definitivo progetto del Paciotto prevede la costruzione nell area su cui sorgono i ruderi dell Abbazia pre-romanica di S.Solutore (sorta sulle vestigia del tempio di Iside), dove erano anticamente custodite le reliquie dei Patroni di Torino (Solutore, Ottavio e Avventore, martiri della legione tebea), che si trovavano in posizione più elevata rispetto alla città. - La Cittadella, che costituisce il primo ampliamento urbano oltre le mura romane, fu costruita a partire dal Settembre 1564 ed inaugurata nel Marzo 1566 (in meno di 20 mesi!!), si estende per 76 giornate + 63,5 ta-vole piemontesi ( m 2 = quasi 29 ettari) e per la sua costruzione furono spesi scudi d oro (v. nota 3.b + allegato). - Le maestranze impiegate nella costruzione assommavano a quasi uomini che furono reclutati nelle valli di Lanzo, Biella, in Savoia e Canton Ticino, mentre le fornaci di Moncalieri e Rivalta fornirono i mattoni che veni-vano trasportati a Torino per via fluviale. - Quasi al centro del complesso della Cittadella, su progetto del luganese G.B. SOMASSO, fu successivamente costruito un amplissimo pozzo ( ) conosciuto come il Cisternone, (ornato alla sommità di un artistico colonnato) era utilizzato per l abbeveraggio

4 4 dei quadrupedi, che potevano accedere alla falda acquifera (al circa 18 mt di profondità) attraverso due rampe elicoidali della larghezza di 160 cm, una per la discesa e l altra per la risalita (come il Pozzo di S.Patrizio ad Orvieto, di dimensioni più modeste ma di profondità maggiore e ben conservato, costruito dal Sangallo nel ). Il pozzo, che ha un dia-metro di circa 20 mt, fu ricoperto nel 1899 prima della costruzione della Scuola Elementare Ricardi di Netro, ed è stato recentemente riscoperto (ricerche del gen. G.Amoretti , 2005), ma non è attualmente accessibile al pubblico e sono in corso lavori per riportarlo par-zialmente alla luce. - La costruzione della Cittadella fu completata nel 1577 sotto la direzione del gen. Nicolis di Robilant. - La Cittadella di Torino, una delle prime, più belle e formidabili piazzeforti d Europa (v. nota 4.a), è posizionata all angolo sud-ovest della città; le punte del pentagono sono costituite da cinque bastioni u- guali ai quali furono dati i nomi dei membri della famiglia ducale (a dx del Maschio, in senso orario): (1)-Duca, (2)-Principe (il figlio Carlo Emanuele), poi modici-cato in (2)-S.Lazzaro, (3)-Paciotto (in onore del progetti-sta-costruttore,come usava a quel tempo), poi mutato in (3)-Beato Amedeo, (4)- S.Maurizio (antico patrono della casa Savoia) ed infine 5- Madama (Margherita di Valois, moglie di E.Filiberto). - Nella pianta della Cittadel-la (riprodotta a fianco) redatta dal col. P.MAGNI sul tessuto urbano del 1910 in scala 1:2150, sono inoltre identificate le Mezzelune: (6) della Porta di Città - (7) degli Invalidi - (8) di S. Lazzaro - (9) della Porta del Soccorso (10) di S.Mauizio, oltre a: (C) Controguardie - (M) Maschio - (P) Cisternone - (T) Tagliata reale. - Il bastione di S.Lazzaro (posizionato all incrocio fra gli attuali c. Matteottii e G. Ferraris), che era considerato il più esposto, fu realizzato con un accurato sistema di difese di artiglierie, capaci di sparare sia all esterno sia verso l interno del fossato, in modo di poter colpire il nemico che fosse riuscito a penetrare all interno. - Nel 1568 fu solennemente collocato sulla porta della Cittadella lo stemma sabaudo, fuso in bronzo dall artista perugino Mario D Aluigi che i rivoluzionari francesi asportarono nel 1799 fondendolo per farne cannoni; nel marzo dello stesso anno furono collocati i primi cannoni e nominato il primo Governatore della Cittadella, il conte Giuseppe Caresana. - Nel 1572, sei anni dopo l inaugurazione, Emanuele Filiberto, si ritiene che, rendendosi conto dell eccessiva vulnerabilità della fortezza, abbia prospettato la costruzione di una rete di gallerie le quali, munite di fornelli di mina, avrebbero dovuto svolgere compiti di difesa sotterranea all avvicinarsi del nemico. - La tecnica di difese sotterranee delle fortezze si sviluppò, a partire dal XVI sec. per neutralizzare gli attacchi di mina degli assedianti. Recenti studi hanno potuto appurare che le gallerie ritrovate, nella quasi totalità, siano da attribuirsi al periodo settecentesco, quindi nell imminenza dell assedio (v. notizie successive riguardanti l arch. BERTOLA). - L illuminazione all interno delle gallerie era ottenuta con candele di sego e con lampade (poste nelle nicchie ricavate lateralmente) alimentate da oli misti (vegetali e animali) di costo economico a cui, per ridurre la fumosità, veniva aggiunto un pizzico di sale. - All interno della Cittadella fu costruita una chiesa, di cui il Duca Emanuele Filiberto aveva posto la prima pietra nel maggio 1577, dedicata in un primo tempo a S.Lorenzo (la cui ricorrenza è il 10.Ago, in ricordo della battaglia di s.quintino) e successivamente a S.Barbara (v. nota 4.b). - Nel 1639, per fronteggiare le artiglierie sempre più potenti, inizia la costruzione delle mezzelune a difesa dei tratti di muro (= cortine) che collegano i bastioni (poi raddoppiate nel 1705 nell imminenza dell assedio). - La Tagliata Reale, al centro del cortile interno (rif. T), fu fatta costruire da Vittorio Amedeo II nella primavera del 1706 (arch. Antonio Bertola), allo scopo di realizzare una ulteriore opera di difesa, nel caso in cui gli assedianti fossero riusciti a penetrare all interno della Cittadella (v. nota 2); allo stesso tempo furono ampliati e potenziati i tre bastioni interni (s.maurizio, Beato Amedeo, s.lazzaro). - Contemporaneamente, nell imminenza dell assedio e durante lo stesso, decine di imprese e migliaia di lavoranti operarono seguendo i progetti dell Ing. Antonio BERTOLA (coadiuvato dagli ingg. A.SEVALLE, M.GAVORE ed altri) per l ampliamento della rete di gallerie di contromina, raggiungendo l estensione di 21 km, dei quali 14 nell area della Cittadella (oltre 1 km sono oggi visitabili); fu in tal modo realizzato un sistema di fortificazione sotterranea tale da rallentare in modo decisivo i numerosi tentativi dei minatori francesi di raggiungere il cuore della Cittadella, distruggendo o neutralizzando molte delle batterie assedianti. - Il cap. Andrea BOZZOLINO, Comandante della Compagnia minatori durante l assedio (che contava 53 elementi, compresi gli ufficiali), nella sua importante opera Guerra sotterranea e Difesa della Piazza redatta nel 1711 e ricca di dettagliatissime tavole, descrive le opere di contromina della Cittadella di Torino come le migliori d Europa. Per la realizzazione delle opere durante l assedio furono impiegati oltre 300 muratori e manovali, fra i quali molti giovani e giovanissimi, che lavorarono giorno e notte (da Mastri da Muro e piccapietre pag.148 di Bevilacqua-Zannoni). - Durante l assedio furono approntati 155 fornelli di mina (da il Ducato di Savoiavol. IV pag.321 di G.Amoretti) e fatte esplodere sotto le linee francesi 45 mine, di cui 32 nell area della Cittadella, dove i nemici erano riusciti a penetrare. - Il Maschio della Cittadella, che era munito di 28 cannoni, era la sede del Quartier Generale e del Governatore, ed al suo interno potevano essere ospitati oltre uomini. - La storica celebrità di questa fortezza è legata in particolare a tre assedi che subì nel corso degli anni: 1640, durante la cosiddetta guerra dei cognati (Principe Tommaso e Cardinal Maurizio), che li vedeva contrapposti alla Reggente Cristina di Francia (= Madama Cristina), in cui subì un assedio di 132 gg. 1706, ricordato in questa Mostra, per 117 gg. 1799, durante la campagna napoleonica. - Risparmiata da Napoleone, la fortezza venne smantellata a partire dal 1852; ciò che si vede ora è quanto rimasto e costituiva la porta d ingresso verso Est, detta Porta di Città; la Porta era munita di un piccolo ponte levatoio (in alcune opere è definito caditoio), di cui restano tracce nelle feritoie attraverso le quali passavano le catene, e fu abbellita nel 1694 dall ing. GUIBERT con finiture in pietra di Gassino (lo stesso materiale poi utilizzato da F.JUVARRA per la facciata di Palazzo Madama). - Nel 1855 la Cittadella venne radiata dal novero delle piazzeforti (in virtù della mutata situazione politica che vedeva il Regno di Sardegna alleato dei Francesi di Napoleone III) e venne smantellata (su decreti del ministro Paleocapa) per consentire lo sviluppo urbanistico della città e la costruzione delle Caserme Lamarmora (poi Cernaia, su v.cernaia) e

5 della retrostante Pietro Micca (su v.valfrè); unico manufatto rimasto è il Maschio dove è ospitata la Mostra Torino1706). - Nel 1892 l arch. BRAYDA effettuò il restauro dell edificio e l adeguamento a sede espositiva permanente del Museo Nazionale d Artiglieria (tra i più ricchi ed importanti al mondo, con oltre reperti conservati); l edificio è di proprietà del Comune di Torino, mentre i reperti custoditi sono di proprietà del Ministero della Difesa che ne cura la conservazione. Attualmente il Museo di Artiglieria non è visitabile ed i reperti sono stati in gran parte immagazzinati in locali del Ministero della Difesa. Ducato di Savoia -uno stato a cavallo delle Alpi - comprendeva tutta l area a Sud del Lago di Ginevra, ad Ovest confinava con il Delfinato e la Provenza, a Sud con la Repubblica di Genova e ad Est con i Ducati di Milano e del Monferrato; a Sud aveva accesso al mare Ligure dalla Contea di Nizza (con il porto militare di Villefranche-sur-mer) e con l enclave della Contea di Oneglia (raggiungibile soltanto dal mare). - Copriva una superficie di circa Kmq, con una popolazione di ab.; Torino, che contava ab. quando divenne capitale (per il trasferimento da Chambery, voluto da Emanuele Filiberto), all inizio della guerra aveva superato i abitanti, e nel corso del conflitto si ridussero a L attuale Piemonte + Valle d Aosta si estendono per kmq. - Nel 1563, al momento del trasferimento della capitale da Chambery (che Em.Filiberto stimava non essere in grado di resistere ad un eventuale attacco neppure un gorno da Questi Piemontesi pag.15) a Torino, essa contava poco più di abitanti, mentre altre città del Piemonte erano assai più importanti, per popolazione, ricchezza e/o posizione strategica (Aosta, Asti, Mondovì, Casale, Chieri, Ivrea, Pinerolo, Susa, Vercelli). - Fin dal 1571 Emanuele Filiberto dispose che gli atti pubblici in Savoia fossero redatti in francese e quelli in Piemonte in italiano (non in piemontese, lingua-dialetto allora in uso dalla popolazione minuta), ma un idioma maggiormente diffuso nel resto d Italia (anche se con varie sfumature locali), ciò a conferma della vocazione italiana della Casa Savoia. - L intuizione del Duca Emanuele Filiberto (definito da C.Moriondo l inventore del Piemonte -da Questi Piemontesi pag.8) di proteggere il Ducato portando la capitale da Chambery a Torino, segnò il destino dello stato sabaudo e della Casa di Savoia, spostando la direttrice espansionistica verso l Italia, in particolare verso la vicina e più ricca Lombardia. La posizione geografica faceva però del Ducato uno stato in posizione politica assai precaria perché stretto fra due colossi (da un lato la Francia, dall altro il Ducato di Milano governato dalla Spagna), così che il Moriondo lo definisce come un vaso di coccio tra mazze di ferro ( Questi Piemontesi -pag. 9). - Fin dal 1698, quindi prima ancora dell inizio della Guerra di Successione Spagnola, con un trattato fra Inghilterra-Francia-Olanda, forse all insaputa dello stesso Duca di Savoia, che infatti non vi è menzionato, si ipotizzava la cessione della Savoia, della contea di Nizza e della vallata di Barcelonette alla Francia in cambio di alcuni territori in Lombardia. GUERRA di SUCCESSIONE SPAGNOLA - E conseguenza della morte del Re di Spagna Carlo II d Asburgo (1.Nov. 1700) che non lascia eredi legittimi, e dura 12 anni. - Vede contrapposti i Borboni di Francia agli Asburgo d Austria poiché entrambe le casate vantavano pretese sul trono di Spagna: il Re Sole Luigi XIV, che aveva sposato la sorella del re di Spagna Carlo II ma che con il matrimonio aveva dovuto rinunciare ad ogni pretesa su quel trono, ambiva a porta-re sul trono spagnolo il nipote Filippo d Angiò; l Imperatore Leopoldo I ( ), figlio di Maria Anna sorella di Filippo IV di Spagna, che invece avrebbe voluto sul trono il suo secondogenito Carlo; terzo in linea di successione, è Vittorio Amedeo II Duca di Savoia, che per altro non vi faceva alcun affidamento, ben conscio della sua debole posizione rispetto gli altri colossi europei. - Ne consegue un lungo e sanguinoso conflitto con il coinvolgimento delle maggiori potenze europee; Inghilterra ed Olanda partecipano attivamente anche per sostenere i prote-stanti, minoritari in Francia-Spagna ed in particolare i valdesi nel Ducato di Savoia. - All approssimarsi della fine del Re di Spagna il Marchese d Harcourt, Ambasciatore di Francia alla corte di Madrid, ottiene dal Re morente che designi alla sua successione Filippo d Angiò, contro la clausola testamentaria secondo cui le corone di Spagna e Francia non avrebbero dovuto mai essere unite. - Luigi XIV accetta il trono di Spagna in nome del nipote, Filippo d Angiò, e lo manda a Madrid dove assume il nome di Filippo V, dando in tal modo inizio alla dinastia dei Borbone (tuttora regnanti); con quella mossa il Re Sole innesca la Guerra di Successione Spagnola. - In funzione antifranco-spagnola, per contrastare lo strapotere che sarebbe derivato dalla loro unione, Leopoldo I stipula (sett. 1701) il trattato della Grande Alleanza con gli Stati della Confederazione Germanica+Olanda (=Provincie Unite)+Inghilterra e più tardi col Portogallo, ed invia a Barcellona il figlio Carlo, che aveva designato al trono di Spagna. - Capo dell'armata anglo-olandese è John CHURCHILL, I Duca di Marlborough (antenato dello statista inglese del XX sec. Winston Churchill). - La Francia si allea con la Spagna contro l Imperatore d Austria e schiera in Lombardia, al confine con l impero asburgico, un esercito di uomini al comando del valente Maresciallo CATINAT. - Per questioni politico-diplomatiche (data anche la posizione geografica del Ducato: in alcune citazioni di importanti autori si afferma che il Ducato di Savoia è come un vaso di coccio fra due vasi di ferro Francia e Spagna)) e motivazioni di famiglia, Vittorio A- medeo II di Savoia (è cognato del Duca d Orleans, nipote di Luigi XIV) è inizialmente costretto, ma senza convincimento, ad allearsi con la Francia. - Nel 1703, Vittorio Amedeo II inizia a prendere in considerazione l opportunità di schierarsi con la Grande Alleanza, giacché gli Alleati potrebbero assicurare maggiori libertà e vantaggi per il Ducato. - Il 29.Settembre, a S.Benedetto Po (MN), il Re Sole Luigi XIV, che era stato informato delle manovre del Duca (v. nota 25) tendenti ad accordarsi per il passaggio nel campo degli imperiali, ordina ai suoi generali operanti in Italia di disarmare, catturare ed internare le truppe sabaude che stavano fronteggiando le truppe austriache sul fiume Secchia. - Venuto a conoscenza dei fatti di S.Benedetto, Vittorio Amedeo II rompe ogni indugio e chiede aiuto a Leopoldo I ed, in attesa degli aiuti richiesti all Imperatore, provvede a: far arrestare i Ministri di Francia e Spagna alla Corte di Torino e tutti i sudditi francesi all interno dello Stato, porre sotto sequestro i beni francesi in transito nel Ducato, arrestare tre Compagnie di cavalleria francese. - A seguito di quell episodio Vittorio Amedeo II stringe un patto di alleanza con l Imperatore Leopoldo I ed aiuto militare, garantito da Inghilterra ed Olanda, le principali potenze navali dell epoca, che potevano assicurare i rifornimenti attraverso il porto di Nizza- Villefranche. 5

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