MESSAGGERO VENETO giovedì 29 maggio Indice articoli

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1 MESSAGGERO VENETO giovedì 29 maggio 2014 (Gli articoli di questa rassegna, dedicata esclusivamente ad argomenti di carattere economico e sindacale, sono scaricati dal sito internet del quotidiano. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti) Indice articoli REGIONE (pag. 2) La Regione: limitiamo le aperture festive Il pm chiede il processo per 22 consiglieri Treni, 30 milioni per velocizzare la Ve-Ts Gli imprenditori veneti: stop alla Specialità del Fvg Una pensione su 3 vale meno di mille euro Mangiarotti, le Rsu temono il fallimento Despar in controtendenza: ai dipendenti fino a 600 euro UDINE (pag. 8) Nuovo ospedale, si spaccano i tubi: slitta il trasloco (2 articoli) La Weissenfels è fallita. A Tarvisio si chiude un era Cartiera, dai creditori l ok al concordato PORDENONE (pag. 10) Nuove tensioni a Orcenico. Oggi operai in assemblea (2 articoli)

2 REGIONE La Regione: limitiamo le aperture festive di Stefano Polzot UDINE Il muro che pare invalicabile è quello della direttiva comunitaria Bolkestein che liberalizza l apertura dei negozi senza limiti di orario o festività. Una norma contro la quale si sono schierati politici, organizzazioni sindacali e associazioni di categoria, senza successo. Ora la giunta Serracchiani rilancia la sfida sul tavolo della Conferenza delle Regioni per chiedere un intervento normativo forte che non può essere limitato solo al Friuli Venezia Giulia. La proposta formalizzata dal vice presidente e assessore alle Attività produttive, Sergio Bolzonello, è quella di abbassare le serrande in occasione delle festività nazionali e per almeno altre 4 domeniche nel corso dell anno. L attuale normativa E, per l appunto, la direttiva Bolkestein che consente di poter tenere aperto in ogni momento dell anno. A nulla sono valse le innovazioni legislative anche in Friuli Venezia Giulia. Così il primo giorno dell anno piuttosto che in occasione della Festa del lavoro o a Ferragosto c è qualche negozio - soprattutto esercizi della grande distribuzione - che tiene aperto a prescindere che si trovi in una località turistica. L offensiva Una richiesta forte alla Conferenza delle Regioni per arrivare a una modifica sostanziale delle norme che regolano gli orari degli esercizi commerciali, superando la logica della liberalizzazione generalizzata delle aperture domenicali e festive e introducendo chiusure obbligatorie in occasione delle ricorrenze nazionali, è stata assunta dal vicepresidente e assessore alle Attività produttive del Friuli Venezia Giulia, Sergio Bolzonello, che ha inviato una lettera ai suoi omologhi delle altre Regioni e al coordinatore della Commissione attività produttive della Conferenza delle Regioni, chiedendo che alla prossima riunione della Commissione sia posto all ordine del giorno il tema delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali. Lo scopo esplicito della richiesta, con la quale si attua fra l altro un ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, è definire alcuni elementi essenziali e largamente condivisi come base per far adottare, su iniziativa delle Regioni, una nuova disciplina nazionale. «Le Regioni - spiega Bolzonello - continuano a ricoprire, sotto il profilo istituzionale, un ruolo preminente nel settore del commercio e nella gestione del territorio. Per questo mi pare opportuno che assumano un iniziativa comune e condivisa per promuovere, sollecitare e possibilmente indirizzare l azione legislativa del Parlamento e del Governo nazionale che porti a forme di regolazione del settore». La proposta Nella lettera si indicano anche alcuni strumenti concreti per arrivare all obiettivo: una proposta di legge nazionale, di iniziativa regionale; un intesa in sede di Conferenza unificata per definire un percorso attuativo assieme al ministero; l elaborazione di un documento tecnico che contenga gli elementi essenziali della disciplina, individuando criteri di applicazione omogenei su tutto il territorio nazionale e allo stesso tempo i livelli istituzionali coinvolti. Le proposte del Friuli Venezia Giulia, come base del confronto con le altre Regioni, sono comunque chiare, a partire dalla chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali in occasione delle festività nazionali. Si tratta in particolare del primo giorno dell anno e del giorno dell Epifania, oltre a Pasqua, lunedì dell Angelo, 25 aprile (Festa della Liberazione), 1 maggio (Festa del lavoro), 2 giugno (Festa della Repubblica), 15 agosto, 1 novembre, 25 e 26 dicembre. La Regione suggerisce di aggiungere eventualmente anche la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali per ulteriori quattro o più domeniche l anno, a scelta dell esercente, previa comunicazione al Comune, oppure fissate in maniera unitaria sul territorio municipale dal sindaco. Il commento «Una modifica necessaria - sottolinea il vice presidente della Regione - per contenere un eccesso, oramai fuori controllo, e, soprattutto, tutelare il diritto di tutti gli addetti al commercio di trascorrere le festività con i propri cari». Una partita non certo facile proprio in ragione della normativa comunitaria. La strada è in salita ma, anche in questo caso, sarà indispensabile l asse tra la Regione (o meglio le Regioni) e Roma.

3 Il pm chiede il processo per 22 consiglieri di Anna Buttazzoni UDINE Sono 22, ex o attuali consiglieri regionali. Dalla Procura di Trieste, guidata dal procuratore capo Carlo Mastelloni, è partita ieri la richiesta di rinvio a giudizio per 22 indagati nell inchiesta sui rimborsi disinvolti della Regione. Spese che sono state consumate tra il 2008 e il Le ipotesi di reato sono il peculato e la truffa. La richiesta è del pm Federico Frezza, titolare dell indagine, e sarà il Gup a fissare l udienza preliminare e a disporre il processo oppure a rigettare il rinvio proposto dal pubblico ministero, archiviando i casi. I protagonisti Tutti i partiti e tutti i 59 consiglieri della scorsa legislatura sono stati coinvolti nell indagine, ma 22 sono gli esponenti politici di Pdl, Pd, Lega Nord, Cittadini e Misto cui Frezza aveva già notificato la conclusione delle indagini preliminari. Si tratta per il Pdl dell ex governatore Renzo Tondo (attuale consigliere regionale e capogruppo del Misto), dell ex capogruppo Daniele Galasso e di Massimo Blasoni (oggi vice coordinatore vicario di Fi), Maurizio Bucci, Piero Camber, Roberto Marin, Antonio Pedicini, Piero Tononi (attuale responsabile della segreteria del coordinamento regionale di Fi) e Gaetano Valenti. Tra i pidiellini c è anche Elio De Anna, ricandidato e attuale consigliere regionale di Fi. Tra i democratici a ricevere la comunicazione di fine indagini sono stati l ex capogruppo Gianfranco Moretton, gli ex componenti dell Assemblea Fvg Sandro Della Mea, Alessandro Tesini e Daniele Gerolin, quest ultimo ricandidato e attuale consigliere regionale del Pd. Tra le file della Lega Nord la conclusione delle indagini preliminari è stata notificata all ex capogruppo Danilo Narduzzi e agli ex consiglieri Ugo De Mattia, Enore Picco e Federico Razzini, ma anche all attuale capogruppo del Carroccio Mara Piccin. Nel Gruppo Misto hanno ricevuto l atto di fine indagini l ex capogruppo Roberto Asquini e Edouard Ballaman, l ex leghista che si dimise da presidente del Consiglio nel 2010 per aderire, appunto, al Misto. L esponente della civica Cittadini cui è stata notificata la chiusura indagini è l ex capogruppo Stefano Alunni Barbarossa. Da quando è stato loro comunicata la fine delle indagini a dicembre 2013 a ieri alcuni casi possono essere stati archiviati oppure il pm può avere ridotto il numero di ipotesi di reato o ancora mantenuto il fascicolo com era. È possibile, quindi, che tra questi 22 ex o attuali consiglieri alcuni siano usciti dall indagine e che tra le 22 persone per le quali è stato richiesto il rinvio a giudizio ci siano altri soggetti, non esponenti politici. Persone, per esempio, che possono aver mentito rispetto all emissione di scontrini e fatture o che, vicine ai consiglieri, sono comparse nell inchiesta e oggi sono accusate di altre ipotesi di reato. Le spese pazze Dal 2012 i rimborsi ottenuti dalla Regione sono stati passati ai raggi X. E la fotografia scattata dalla Procura di Trieste e dalla Corte dei conti ha messo in luce gli oggetti più vari. Negli anni con i soldi assegnati dalla Regione ai gruppi consiliari è stato comprato un po di tutto. Dai regali ai dipendenti dalle scarpe alla bigiotteri all acquisto di passeggini, profumi, gioielli. E poi nel mirino sono finiti svariati pranzi e cene, per pochi intimi o per compagnie numerose, organizzati a Natale, Capodanno, Ferragosto. Ci sono viaggi, la riparazione dell auto e il cambio gomme, acquisiti di carne e pesce, spese fatte al supermercato e in farmacia, sigarette, articoli sportivi o comperati in negozi di casalinghi e ferramenta. E c è anche chi, dopo aver fatto acquisti, ha restituito oggetti alla Regione, ottenuti anni prima con i soldi a disposizione per le spese di rappresentanza. Così negli uffici del Consiglio di piazza Oberdan a Trieste sono comparsi una torcia, un giubbino in pile antizecca, un paio di stivali tuttocoscia e pantaloni antizecca. L inchiesta della Corte dei conti È partita dal palazzo di viale Miramare, nel dicembre 2012, l indagine che ha sconquassato il Palazzo. Finiti sotto i riflettori della magistratura alcuni consiglieri non sono stati ricandidati, mentre altri hanno dovuto sudare non poco per convincere i propri leader della loro onestà e ritrovare spazio nel partito. E gli schieramenti sono ben definiti, da una parte un centrodestra garantista, dall altro un centrosinistra con il Pd in testa che ha promesso dimissioni nel caso di rinvii a giudizio. Nel frattempo la Guardia di Finanza ha setacciato scontrini e fatture. Ieri sono state formulate le richieste di rinvio a giudizio nel filone penale dell inchiesta, mentre il procuratore regionale della Corte dei conti, Maurizio Zappatori, sta portando avanti alcuni processi per danno erariale. A marzo la magistratura contabile era riuscita a recuperare 127 mila euro dei 645 mila di spese

4 di rappresentanza effettuate in passato e giudicate danno erariale. Ma proseguono davanti alla sezione giurisdizionale della Corte dei conti le udienze per le spese di rappresentanza 2011 considerate illegittime. Così come proseguono le indagini di Zappatori che sta esaminando tutte le spese rimborsate agli ex o attuali consiglieri nel 2010, nel 2011 e nel Il cambio di passo Nel luglio 2013 il rinnovato Consiglio regionale ha approvato la legge taglia-costi. Sono stati ridotti stipendi e indennità, ma dopo le inchieste con la nuova norma i fondi ai gruppi sono passati da 3 milioni annui a 300 mila euro. Treni, 30 milioni per velocizzare la Ve-Ts UDINE «Siamo consapevoli di lavorare su tematiche complesse e che richiedono particolare attenzione, per questo siamo convinti che sia necessario un confronto costante per assicurare che le prossime gare europee per l affidamento del servizio di trasporto pubblico locale portino gli effetti positivi che ci attendiamo». Così si è espressa la presidente della Regione Debora Serracchiani che, assieme all assessore alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro, ha incontrato oggi a Udine i rappresentanti delle sigle sindacali del trasporto ferroviario (Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Fast Confsal, Orsa Tasporti, Ugl, Faisa Cisal, Usb) per un confronto sulle future gare europee del tpl. «D altra parte - ha detto - il ricorso alle gare è la linea dettata anche a livello nazionale, tanto che in futuro il fondo nazionale pare sarà ridotto per quelle Regioni che non vi ricorreranno». Serracchiani ha ribadito come la scelta di aggiudicare le gare con il criterio dell offerta economicamente più vantaggiosa sia un sistema più garantista del massimo ribasso e che consente di dare centralità a qualità, sicurezza, condizioni di lavoro ed efficienza del servizio. «Abbiamo la necessità di razionalizzare il sistema per riqualificare la spesa al fine di migliorare il servizio soprattutto nelle aree periferiche», ha ribadito la presidente. Gli esponenti della giunta regionale hanno inoltre dato garanzie sull introduzione nel bando di gara della clausola sociale già prevista dalla normativa regionale a garanzia dei livelli occupazionali. Verranno inoltre introdotti dei limiti al livello di subaffido dei servizi. L assessore Santoro ha annunciato la pubblicazione del bando indicativamente a luglio e l approvazione da parte della giunta del Veneto del protocollo di intesa tra le due Regioni per garantire i servizi condivisi e indivisi, mentre è in fase di valutazione la sostenibilità della gestione da parte di Ferrovie Udine-Cividale di alcuni servizi complementari rispetto a quelli attualmente gestiti da Trenitalia. Serracchiani ha infine ricordato gli investimenti in infrastrutture, in particolare l imminente impegno di 30 milioni di euro sulla velocizzazione della Venezia-Trieste (per impianti tecnologici) e il finanziamento di 70 milioni di euro (di cui 10 milioni già cantierati) necessari ad interventi di superamento delle criticità del nodo di Udine.

5 Gli imprenditori veneti: stop alla Specialità del Fvg di Domenico Pecile UDINE Il 60 per cento degli imprenditori veneti ritiene che il Friuli Venezia Giulia ma anche il Trentino Alto Adige non devono più essere Regioni a Statuto speciale. Nel contempo, il 40 per cento dice, invece, che il Veneto deve diventare una Regione a statuto speciale con Fvg e Trentino. È questo uno dei dati salienti dell Opinion panel realizzato dalla Fondazione Nord Est tra gli imprenditori veneti proprio sul tema del federalismo e dell indipendentismo. Tra le altre risposte, da segnalare quella secondo cui la richiesta indipendentista è il risultato della crisi economica per il 78,8 per cento degli intervistati, del fallimento del progetto federalista per il 77,9% e dell inefficienza dell azione politica dei parlamentari veneti per il 77,3%. Tuttavia, va rimarcato che gli stessi imprenditori intervistati sono quasi unanimamente d accordo (il 97,4 per cento) che serve un percorso federalista che porti a una maggiore autonomia piuttosto che imboccare la strada secessionisti che conduca, invece, alla prima indipendenza (il restante 2,6 per cento). Ma c è un altro dato che l Opinion panel di Fondazione Nord Est vuole sottolineare. E cioè che a conferma di una richiesta di maggiore autonomia (non indipendenza) vi è la sostanziale adesione all euro. Solo pochissimi intervistati auspicano un uscita dalla moneta unica. Insomma, in breve dai dati emerge che le principali cause del malessere sono la crisi economica e il fallimento del progetto federalista. In questo quadro, gli ambiti di miglioramento attesi dagli imprenditori veneti (ma il fenomeno è abbastanza generalizzato) riguardano il fisco, la burocrazia e la crescita economica. «Per gli imprenditori veneti la spinta indipendentista coincide di fatto con una forte richiesta di autonomia - osserva il presidente di Fondazione Nord Est Francesco Peghin -, non certo con ipotesi di stampo secessionista. Più che da rivendicazioni identitarie o culturali, tale spinta deriva dalla mancanza di risposte da parte dello Stato centrale a problemi accentuati dalla crisi, come la burocrazia e l alta pressione fiscale». Proprio in quest ottica - insiste ancora il presidente di Fondazione Nord Est - la fiducia che il Veneto ha pragmaticamente dato al governo in occasione delle elezioni europee non rappresenta ovviamente un assegno in bianco, ma è condizionata dall aspettativa di risposte concrete e rapide sull economia e sul lavoro». «I dati evidenziano dunque una compatta adesione del nostro panel di imprenditori alla stabilità nell euro - aggiunge il direttore scientifico Stefano Micelli -. Gli imprenditori lo considerano come un dato acquisito».

6 Una pensione su 3 vale meno di mille euro UDINE Un pensionato su tre in Friuli Venezia Giulia incassa un assegno mensile lordo inferiore a mille euro. Esattamente 131 mila persone vivono in questa condizione, pari al 35% del totale. Appena il 6% supera i 3 mila euro. La fotografia scattata per la regione dall Istituto di ricerca economiche e sociali (Ires Fvg) sulla base dei dati forniti dall Istat, restituisce anche la scarsa parità di genere: le donne sono penalizzate rispetto ai colleghi uomini perché nel 47% dei casi incassano un assegno con meno di mille euro (quasi una su due) e soltanto il 2,4% con più di 3 mila. I numeri I pensionati in regione sono 373 mila (meno 0,8% rispetto al 2011), mentre le pensioni sono complessivamente più di 538 mila (meno 1%), tenuto conto che in alcuni casi una stessa persona può beneficiare di più trattamenti. Il 25,7% dei pensionati ha meno di 65 anni. Dato in calo negli ultimi anni (erano il 30,7% nel 2008) a causa del processo di invecchiamento della popolazione e dei cambiamenti della normativa in materia previdenziale. Per quest ultima ragione il numero di pensioni di vecchiaia e anzianità segna un inversione di tendenza con la flessione registrata nel 2012, mentre i trattamenti legati all invalidità e agli eventi bellici sono in sensibile calo già da diversi anni (meno 27% rispetto al 2008). L importo medio lordo delle pensioni erogate è di euro, il reddito medio pensionistico è invece fermo a euro (come già ricordato, il medesimo soggetto può beneficiare di più di un trattamento). Il territorio La provincia di Trieste, con un reddito di euro è la prima provincia della regione e la terza in Italia dopo Roma (20.586) e Milano (20.125). Per la provincia giuliana uno dei fattori determinanti è l incidenza dei dipendenti pubblici, che in media percepiscono redditi pensionistici molto superiori (quasi il doppio) rispetto al comparto privato, in cui rientrano anche gli ex lavoratori autonomi e i liberi professionisti. Quella di Trieste è anche la provincia del Nord con il numero più elevato di pensionati in rapporto agli occupati (87 ogni 100). Pordenone registra il valore più basso ( euro) del Friuli Venezia Giulia. Ma stacca di poco Udine, ferma a euro. Gorizia gode di una buona media con i suoi euro. Le donne I redditi da pensione delle donne sono decisamente inferiori a quelli degli uomini, in media del 34% (oltre euro in meno in regione: contro ). Il dato rispecchia la minore (e più discontinua) partecipazione femminile al mercato del lavoro, più marcata in passato rispetto a oggi. Le donne sono infatti più spesso titolari di pensioni sociali o, in virtù della maggiore longevità, di quelle di reversibilità, caratterizzate da importi decisamente minori. Sul dato incide inoltre il differenziale salariale (il cosiddetto gender gap, ancora oggi del tutto attuale) e la maggiore diffusione del part time. È il rapporto pensioni per numero di occupati che pone dei problemi. Perché a Pordenone per 100 occupati ci sono 61 pensionati. Ed è la provincia più giovane della regione. Infatti, a Udine quel numero sale a 75, per toccare i 78 a Gorizia e persino gli 87 a Trieste. Michela Zanutto

7 Mangiarotti, le Rsu temono il fallimento SEDEGLIANO È di nuovo fumata nera nera nelle trattative Mangiarotti-Westinghouse. La Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) dello stabilimento di Pannellia di Sedegliano fa sentire la sua voce: «Visto l allungamento della trattativa in atto fra l azienda Mangiarotti e Westinghouse, intendiamo portare all attenzione alcuni punti scrivono in una nota diffusa ieri pomeriggio - in primo luogo la mancanza di concrete decisioni delle istituzioni (Friulia per la Regione) che con i soldi pubblici investiti nell azienda sono parte integrante del consiglio d amministrazione. Inoltre vorremmo una spinta maggiore anche da parte della Fim Cisl regionale per la conclusione della trattativa». I lavoratori auspicano «una soluzione nel più breve tempo possibile, tenendo presente che il mercato del settore petrolchimico in questo momento è in forte espansione il che consentirebbe con adeguati investimenti di far ripartire l azienda in tutti tre gli stabilimenti di Monfalcone, San Giorgio di Nogaro e Pannellia stessa». I dipendenti insomma non ne possono più di subire quella che da più parti è stata definita un alchimia economico-industriale «fatta sulla pelle dei lavoratori», con trattative che ormai si protraggono da oltre 5 mesi senza portare alcuna certezza. Per questo i dipendenti vanno giù duro: si definiscono ormai «stanchi» perché «tutti fanno politica su di noi. Vogliamo fatti. Centinaia le famiglie rischiano la sicurezza economica». Sono infatti circa 450 i lavoratori dipendenti che coralmente si dicono «fortemente preoccupati che la trattativa non vada a buon fine e che quindi ci sia lo spettro del fallimento». Nulla di nuovo, infatti, è emerso nell ennesimo incontro che si è tenuto a Pannellia di Sedegliano martedì tra il consiglio di amministrazione di Mangiarotti Spa e la Westinghouse americana. Nessuno spiraglio. Gli accordi, se ci sono stati, sono criptati. Continua così il braccio di ferro con il colosso americano per l eventuale passaggio di proprietà, a quanto pare alquanto sofferto. Un contratto che per essere attuativo deve superare alcune barre vincolanti dettate dal colosso americano che, pare, peraltro, seriamente interessato ad acquisire l azienda. I lavoratori iniziano a dare segni di impazienza: per 314 di loro (148 impiegati, 166 operai suddivisi nelle 3 sedi dell azienda) è in vigore dal 19 maggio scorso, il taglio di ore e di stipendio con il contratto di solidarietà, una misura presa dopo un lungo confronto tra sindacati, Rsu e vertici Mangarotti che di fatto ne impedisce la licenziabilità. Maristella Cescutti Despar in controtendenza: ai dipendenti fino a 600 euro UDINE Aspiag service, la concessionaria Despar per il Nordest, ha erogato con il mese di maggio un premio di risultato per ben collaboratori impiegati presso le filiali Despar, Eurospar e Interspar che l azienda gestisce nel Triveneto e in Emilia Romagna. I premi sono di entità variabile, fino ad un massimo di 600 euro per collaboratore. Nonostante la crisi del settore e la difficile congiuntura nazionale, l azienda (che nel 2013 ha investito 78 milioni di euro in ristrutturazioni e nuove aperture, e per il 2014 ha predisposto un piano di investimenti da oltre 95 milioni) ha consolidato nel biennio ben 618 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, che diventeranno 900 entro la fine di quest anno. «Nell era del precariato - spiega Angelo Pigatto, direttore delle risorse umane dell azienda - il 93% dei nostri collaboratori ha un contratto a tempo indeterminato e il 7% di contratti a termine si concentrano prevalentemente nelle località turistiche, caratterizzate da lavoro stagionale». Il contratto collettivo aziendale prevede inoltre norme a tutela del part time post maternità (il personale impiegato è costituito per il 67% da donne e per il 33% da uomini), bonus per nascita dei figli e facilitazioni per l ottenimento dell anticipo sul trattamento di fine rapporto. Sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro Aspiag service ha rinnovato nel 2014 la certificazione internazionale Ohsas «La nostra azienda - spiega Pigatto - è stata la prima realtà della grande distribuzione organizzata a certificare tutta la propria rete: un impegno non ancora previsto per legge, ma che Aspiag service ha voluto assumere a maggiore tutela della salute e della sicurezza di collaboratori e clienti».

8 UDINE Nuovo ospedale, si spaccano i tubi: slitta il trasloco di Alessandra Ceschia Mesi di lavoro per mettere a punto il grande trasferimento al nuovo ospedale del Santa Maria della Misericordia e, a pochi giorni dal grande esodo, si rompe un giunto nell impianto idraulico e l ospedale si allaga. Niente trasloco, almeno non per ora. Se ne riparla a settembre. Questa, in sintesi, la comunicazione chock che la direzione ha dovuto dare ieri nel corso di una lunga riunione con le rappresentanze sindacali del comparto, stessa cosa è prevista per la giornata di oggi, nel corso di un incontro con la dirigenza medica. Per la direzione generale dell Azienda ospedaliero universitaria, già alle prese con bilanci in rosso, afflussi massicci e mal di pancia per la revoca dell appalto sull automedica, è una nuova grana da risolvere. E non di poco conto. Era il gennaio del 2013 quando al Santa Maria della Misericordia la direzione Favaretti alzava i calici e tagliava i nastri di un opera che sembrava ormai praticamente ultimata e che era costata 112 milioni di euro solo per la parte edilizia. «Solo piccole rifiniture si disse poi siamo pronti per il trasloco». Mai previsione fu più disattesa. Completate le piccole rifiniture, sono arrivati i collaudi, quindi le procedure per le necessarie autorizzazioni. Una volta ultimate, la direzione Delendi ha speso mesi per mettere a punto il programma dei trasferimenti, ancorandolo alle previsioni del piano ferie. Negli ultimi mesi si sono intensificati gli incontri per programmare il trasloco, riducendo al minimo l impatto per l utenza. Un lavoro che ha portato a una riprogrammazione delle funzioni da trasferire. «Ogni cosa è stata progettata per far scattare le operazioni fra il 9 e il 23 giugno mette in chiaro il direttore generale Mauro Delendi : sia l articolazione del piano ferie, sia la riduzione dell attività programmata. Eravamo pronti a partire. Fino a sabato, quando si è verificato un guasto». Tutta da chiarire l origine della rottura. Quello che è certo è che uno degli oltre 500 giunti dell impianto, disseminati all interno dell edificio, all alba di sabato si è rotto al quarto piano, dove sono dislocati gli ambulatori medici, e dalle tubature è fuoriuscita una grande quantità d acqua che è filtrata attraverso i cavedi e ha raggiunto tutti i piani, fino al seminterrato. Stando agli esiti di un primo sopralluogo, a seguito di un interruzione dell energia elettrica, le pompe hanno smesso di funzionare e, quando hanno ripreso la loro attività, il giunto non ha retto. «Il problema non riguarda solo i danni alle strutture ragiona il direttore Delendi a questo punto si pone una questione di sicurezza sull interno impianto». Resta da capire, infatti, se si sia trattato di un solo giunto difettoso o se invece il problema sia più esteso e riguardi tutto l impianto. L unico modo per saperlo è imporre al Consorzio Edilsa che si è occupato dei lavori, una revisione generale di tutto l impianto. Non si può certo correre il rischio di portare i pazienti all interno del nuovo ospedale senza avere garanzie sulla perfetta tenuta di tutta l impiantistica. «Si tratta di un operazione che potrebbe richiedere almeno tre settimane osserva il direttore generale e, a questo punto, finiremmo per effettuare le operazioni di trasferimento a luglio, vale a dire con un piano ferie già avviato e il personale a ranghi ridotti. Questo non è ipotizzabile. A questo punto, quindi osserva, non ci resta che disporre un rinvio a metà settembre, quando cioè il personale sarà rientrato dalle ferie e si potrà riprogrammare il trasferimento». Cannarsa (Cisl): «Più garanzie per l utenza e il personale» Più garanzie a tutela dei pazienti e del personale. Queste le istanze avanzate dalle rappresentanze sindacali nel corso di una lunga riunione che ha impegnato il pomeriggio di ieri. Presenti, oltre alla Rsu le altre sigle sindacali, dalla Cisl alla Cigil, alla Uil e alla Fials. È stato Nicola Cannarsa, segretario generale Csil Fp per l Udinese e la Bassa, a chiedere al direttore generale Mauro Delendi - che assieme al direttore sanitario Giampaolo Canciani e a quello amministrativo Andrea Cannavacciuolo ha illustrato le nuove problematiche nel corso dell incontro con i rappresentanti del comparto - ulteriori garanzie. «Abbiamo proposto sottolinea Cannarsa che venga fatta una massiccia informazione al personale e all utenza affinchè i percorsi destinati a entrambi le categorie siano messi in sicurezza».

9 Cercando di fare buon viso a cattivo gioco, Cannarsa ha osservato che «questo guasto può essere un occasione per una prova generale per il grande trasloco, che comporterà anche una riorganizzazione dei sistemi operativi. Non ci preoccupa più di tanto che il trasloco venga rinviato a metà o alla fine di settembre ha detto quanto che tutto il personale sia coinvolto e messo nelle condizioni di sapere nel dettaglio non solo cosa sarà chiamato a fare, ma anche come, dove e quando lo farà». Stando a una tabella di marcia, a spostarsi nei due nuovi lotti sarà prima il Dipartimento chirurgico con la Chirurgia generale, quindi la Clinica chirurgica, l Ortopedia e la traumatologia, infine la Clinica ortopedica, la Chirurgia vascolare e la Clinica urologica. Poi toccherà alla Clinica di Anestesia e Rianimazione, insieme alle terapie intensive ospedaliere, a seguire l Oncologia medica e la Clinica ematologica centro Trapiani di midollo osseo, per finire, una parte della Radiodiagnostica, la Medicina nucleare e la Fisica sanitaria.(a.c.) La Weissenfels è fallita. A Tarvisio si chiude un era di Luana de Francisco UDINE Della Weissenfels Tech-Chain, d ora in avanti, si parlerà soltanto come di un colosso imprenditoriale del passato. Con decisione contestuale a quella di non ammettere la storica acciaieria di Fusine alla procedura del concordato preventivo, martedì il tribunale di Udine ne ha dichiarato il fallimento. Decretando in tal modo anche la fine di un era. Non, però, delle attività che tanto lustro e occupazione avevano portato al territorio. Risorta a dicembre con il nome di Acciaierie Valcanale, grazie allo sbarco in Friuli del gruppo austriaco Pewag, l azienda tarvisiana continuerà a produrre. E i suoi dipendenti a lavorare. È stato il liquidatore di Weissenfels, Matteo Rossini, a confermare la sentenza dei giudici (presidente Bottan, a latere Massarelli e Zuliani) di fronte ai quali, una settimana fa, aveva illustrato i contenuti del piano. Ora la palla passa al curatore fallimentare, che il tribunale ha individuato nella dottoressa Paola Cella e che nei prossimi giorni incontrerà le parti, per raccogliere i dati necessari a predisporre la procedura fallimentare e amministrare il patrimonio. Per la soluzione del fallimento, qualche giorno fa, si era espressa anche la Procura di Udine, attraverso la relativa istanza depositata in tribunale insieme a quella della Italricambi spa di Cividale e Flagogna, cioè della società che controllava la Weissenfels all 80 per cento e che è stata a sua volta dichiarata fallita, con sentenza di venerdì scorso. Al di là dell inevitabile amarezza con la quale la notizia è stata accolta, considerato il peso specifico che l azienda - portata ai vertici mondiali nel settore delle catene dal cavalier Carlo Emanuele Melzi - ha avuto nell economia e nella vita di centinaia di famiglie, a prevalere tra i sindacati, in queste ore, è la fiducia. Perchè se è vero che un capitolo si chiude, è non meno vero che i macchinari continuano a lavorare. Ed è proprio questo il messaggio che i loro delegati porteranno alle maestranze, parlando a una sola voce, nell assemblea che si terrà a metà della settimana prossima. «Intendiamo rassicurare i lavoratori», ha detto Marco Palese, referente di Fim per l Alto Friuli, anticipando i contenuti dell incontro programmato insieme al collega Gianpaolo Roccasalva, numero uno in regione delle tute blu di Cgil. «Con ogni probabilità - spiega -, il contratto d affitto del ramo d azienda delle acciaierie perfezionato con Pewag e che sta funzionando molto bene, continuerà il proprio corso. Questo significa che gli 84 lavoratori da poco reintegrati a Fusine manterranno il proprio posto. Il condizionale è d obbligo, ma siamo fiduciosi. L accordo scadrà a metà dicembre del 2015: la speranza - conclude - è che il gruppo austriaco, qui per rilanciare l attività di produzione dopo decenni di difficoltà, tra fallimenti e non solo, decida a quel punto di proseguire in quanto di buono ha già fatto».

10 Cartiera, dai creditori l ok al concordato CAMPOFORMIDO Passa il concordato per la Romanello. Con il 70% dei sì, i creditori ieri pomeriggio hanno accettato la proposta dell amministratore unico e legale rappresentante di Terzifin srl, Stefano Mastagni. Un operazione da 300 mila euro con cui Terzifin rileva alcuni crediti della Cartiera verde Romanello spa, ma anche l Immobiliare Romanello srl (proprietaria dello stabilimento di Basaldella), i quadri, i mobili e gli arredi. Ai creditori nel migliore dei casi va il 10% di quanto dovuto. L alternativa però era il fallimento. «Con la presente, il sottoscritto dottor Stefano Mastagni, in qualità di amministratore unico e legale rappresentante della Terzifin srl, procede a formulare un offerta irrevocabile di acquisto di alcuni crediti della Cartiera verde Romanello spa in liquidazione e in concordato preventivo, delle quote della Immobiliare Romanello srl e degli arredi, nonché di attribuzione alla società in concordato del ricavato della vendita del terreno sito a Balsadella di Campoformido». È datata 21 gennaio la lettera con cui Mastagni presenta l ultima proposta. Ora, leggendo il documento, il lavoro non sembra trovare spazio (il 19 giugno scade la cassa integrazione). Ma, senza voler instillare inutili speranze, non tutto pare perduto. Perché i macchinari potrebbero ancora ripartire. E con loro anche il lavoro. Con tutta probabilità a ranghi ridotti. Ma una flebile apertura esiste. Certo è che le altalene di promesse e delusioni incassate in questi ultimi anni dagli operai tengono alto il livello dell allarme. Perché proprio quelle altalene hanno peggiorato una situazione già grave. In sostanza, i commissari certificano la perdita di liquidità per i creditori, ma «la soluzione alternativa del fallimento non consentirebbe la prospettazione di scenari più favorevoli». (m.z.) PORDENONE Nuove tensioni a Orcenico. Oggi operai in assemblea di Elena Del Giudice C è l accordo per la cassa integrazione in deroga, c è la ratifica al ministero dello Sviluppo economico, ci sono una serie di impegni che vincolano Ideal Standard a garantire volumi, a utilizzare la cig in modo equo, eppure il clima a Orcenico non è dei più distesi. Convocata per oggi alle 13, nella sala mensa dello stabilimento pordenonese da Femca Cisl, Filtcem Cgil e Uiltec Uil l assemblea con i lavoratori. All ordine del giorno due punti: l illustrazione dei contenuti dell accordo raggiunto al Mise la settimana scorsa, e la situazione attuale. Ufficialmente i sindacati spiegano che «non c è stata, dopo l incontro a Roma, un occasione per spiegare ai lavoratori nel dettaglio l accordo raggiunto», da qui la convocazione dell assemblea. Ma i lavoratori rimangono in fibrillazione per le modalità con cui Ideal Standard potrebbe utilizzare la cassa integrazione in deroga, per i volumi assegnati in produzione a Orcenico, per le prospettive di questo stabilimento. Inoltre «non c è stato, fino ad oggi, un incontro con l azienda per definire più in dettaglio la questione legata alla mobilità» che non è più obbligatoria, legata alla procedura, ma è diventata volontaria a partire dal 15 luglio, e in progressione fino alla fine dell anno quando, dal 31.12, Ideal Standard registrerà la diminuzione del proprio organico di almeno 399 unità. La progressione è legata alla auspicata costituzione della cooperativa che dovrebbe rilevare le attività produttive di Orcenico e rilanciare lo stabilimento. Man mano che la newco coop si farà carico di soci-lavoratori, Ideal Standard riceverà le lettere di licenziamento. A fine dicembre, a prescindere da quanti addetti avrà rioccupato la coop, tutti i dipendenti di Orcenico saranno iscritti alla mobilità. L accordo raggiunto al Mise prevede che Ideal Standard agevoli l avvio dell operazione di workers buyout in vari modi, tra cui l affidamento di una quota di produzione conto terzi, la consegna di marchi e stampi, la disponibilità dello stabilimento. A che condizioni e con quali quantità, è cosa ancora da definire. Ma non sono certamente tematiche secondarie. Il punto è che Ideal Standard soffre di una contrazione dei volumi legata alle condizioni, sfavorevoli, di mercato, e ha altri due stabilimenti in Italia ai quali dovrebbe garantire la saturazione degli impianti; cosa difficile se una parte degli ordini li girerà alla newco pordenonese. E questo è già

11 un problema oggi, nel momento in cui deve ripartire la modesta quantità di ordini tra tre stabilimenti. Conto alla rovescia, poi per il piano industriale di Bpi Italia atteso entro giugno, dal quale si dovrà capire se l operazione è fattibile e con quali prospettive. Rizzo (Femca Cisl): «Al Gruppo si chiede più responsabilità» «L accordo sottoscritto al Mise, punto di riferimento importante, non esaurisce la discussione intorno alla vertenza Ideal Standard. Molti sono gli aspetti che vanno approfonditi negli appositi incontri che seguiranno, molte le verifiche da effettuare per avere la certezze che gli impegni assunti e sottoscritti dall'azienda siano effettivamente concreti ed esigibili»ò. Lo sostiene Franco Rizzo, segretario regionale della Femca, il quale rimarca come «l obiettivo principale dell accordo è rappresentato dal rilancio dell attività produttiva e occupazionale del sito di Orcenico a cui fa seguito un corollario di strumenti tesi a facilitare il percorso di reindustrializzazione. Da questo punto di vista il ruolo di Ideal Standard resta fondamentale per la nascita del nuovo soggetto imprenditoriale: la cessione dei beni strumentali, ma soprattutto la messa a disposizione dei volumi produttivi, da concedere al potenziale imprenditore in conto terzi e per un arco di tempo limitato, sono il vero banco di prova su cui andrà misurata l effettiva volontà del management di stare dentro gli impegni assunti. Volumi che dovranno essere congrui e in linea con le necessità previste dal business plan che verrà presentato dalla Bpi Group al sindacato e alle istituzioni». Un mix di volumi produttivi è indispensabile «per dare sostenibilità all avvio del progetto di auto imprenditorialità, dove i lavoratori potranno tentare di rimettere in gioco le proprie competenze/professionalità in un percorso di Workers Buy Out. Questa complicata vertenza potrà chiudersi nei tempi previsti e con gli esiti sperati - prosegue Rizzo - solo se non ci saranno colpi di scena, se prevarrà da parte del management coerenza e senso di responsabilità, almeno pari a quello che hanno dimostrato i lavoratori, le istituzioni e Unindustria. Se Ideal Standard comprenderà, finalmente, che ha un obbligo morale e sociale nei confronti di un territorio dal quale ha ricevuto molto e che ha ripagato con azioni e comportamenti che stanno generando drammi e sofferenza a centinaia di famiglie e a una intera comunità; se accompagnerà e favorirà seriamente il percorso di rinascita di una realtà produttiva dove i lavoratori potranno porre il futuro nelle loro mani diventando imprenditori di se stessi - conclude Rizzo - allora davvero qualcosa di buono uscirà da questa vicenda».

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