Corrado Cavallo Il trasloco del Consiglio di Stato a palazzo Spada. Prefazione di Guido Melis

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2 Si ringraziano: il Prof. Guido Melis per il sostegno, per la preziosa collaborazione e per la stesura della prefazione, il Dott. Saverio Urcioli e tutto il personale della biblioteca del Consiglio di Stato

3 Corrado Cavallo Il trasloco del Consiglio di Stato a palazzo Spada Prefazione di Guido Melis

4 Copyright MMXI ARACNE editrice S.r.l. via Raffaele Garofalo, 133/A B Roma (06) ISBN I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dell Editore. I edizione: ottobre 2011

5 All amico Andrea Giovannelli, per i suoi preziosi aiuti

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7 Indice 9 Prefazione di Guido Melis 15 Premessa 33 La Relazione editata 49 Il primo contratto di locazione editato 55 Foto del manoscritto originale 7

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9 Prefazione Lo Stato italiano si trasferì a Roma, come è noto, dopo il 20 settembre 1870, per lo più nel corso dell anno successivo, con qualche propaggine nel 72 e nel 73. Fu un impresa titanica, a suo modo una testimonianza della raggiunta capacità organizzativa dell amministrazione pubblica appena costituita (o per lo meno appena strutturata su scala nazionale). I vignettisti del Pasquino, del Fischietto o degli altri giornali satirici dell epoca pubblicarono gustose vignette di uomini panciuti (Travet, dal titolo della celebre commedia di Vittorio Bersezio scritta appena dieci anni prima), cilindro in testa, le grandi valigie, i mobili issati sulle spalle, le mogli impettite nelle improbabili toilettes alla moda e la numerosa figliolanza a carico, balia inclusa a fare da corteo. Sfilata di travetteria, titolarono sarcasticamente. Nella nuova capitale (una città assopita nel lungo dominio papalino, con strutture urbanistiche fatiscenti, i grandi e sfarzosi palazzi del potere e le chiese misti alle rovine del passato romano) dovette apparire una specie di invasione dei barbari. Ordinata, ben regolata dalle circolari del superiore Ministero, ma pur sempre incontrollabile. Dialetti piemontesi (gran parte della burocrazia era ancora di quella estrazione regionale), affannose ricerche di nuovi appartamenti, al tempo stesso decorosi (lo imponevano i regolamenti ministeriali) ma di prezzo non troppo esoso. Schizzarono alle stelle, invece, i prezzi degli affitti, perché la nuova burocrazia dovette trovar casa, possibilmente intorno ai palazzi adibiti a sede amministrativa e poco poté tirare sul prezzo. Secondo uno studio di Manuela Cacioli la Presidenza del Consiglio, avvalendosi del municipio romano, cercò di reperire il maggior numero di abitazioni, sulla scorta di un questionario nel quale furono raccolti i dati essenziali: quanti celibi, quanti ammogliati e con famiglia più o meno numerosa, quale l affitto pagato a Firenze, quale la posizione in carriera e lo stipendio di ciascun impiegato. Na- 9

10 10 Il trasloco del Consiglio di Stato a palazzo Spada sceva allora il problema delle pigioni, destinato a divenire annoso e ripetuto leitmotiv nella stampa burocratica della capitale e nei mille memoriali rivolti da gruppi di impiegati scontenti all attenzione (e alla compassione) del Signor Ministro. Nel 1872, per ovviarvi, fu concessa a tutti una indennità di alloggio. Ma il vero problema fu sistemare l amministrazione, trovare spazi adeguati e funzionali per gli uffici pubblici. Una prima soluzione, di emergenza (ma in Italia l emergenza fa presto a diventare stabilità) furono i decreti di espropriazione delle comunità religiose, emanati subito dopo la legge del febbraio 1871 sul trasferimento della capitale. Capitò così che molti degli uffici statali finissero nei conventi, specie in quelli di clausura, adattandosi subito però (questo va detto) alla struttura peculiare per celle e per lunghi corridoi che caratterizzavano quegli ambienti. In qualche modo fu quasi naturale: vigeva nei ministeri italiani, per effetto del modello organizzativo prescelto in Piemonte sin dal 1853 (riforma Cavour), una divisione del lavoro su base gerarchica, fondata sullo sminuzzamento esasperato delle funzioni; una sorta di catena organizzativa entro la quale a ciascun segmento era attribuito un compito circoscritto, in stretta dipendenza con quelli del segmento superiore e di quello inferiore. Modello di distribuzione del lavoro alla francese, che produceva quasi naturalmente una frammentazione individualistica degli spazi, ciascun ufficio separato dagli altri, ciascun impiegato isolato da solo nella sua scrivania, impegnato a scrivere e copiare con la sola compagnia di uno o due colleghi, sovrastato da cumuli di fascicoli. Ebbene, le celle monacali offrirono subito a quella divisione del lavoro cellulare l assetto più congeniale. Poi però si costruirono i primi ministeri. Il 1 luglio 1871 si trasferirono nella nuova capitale le due Camere, nei palazzi di Montecitorio e Madama, arrangiati alla meglio (la Camera ebbe a lungo l aula nell attuale cortile interno, in una struttura lignea fredda d inverno e torrida d estate). Nell aprile 1872 ebbero inizio i lavori di edificazione del nuovo Ministero delle finanze, nella vasta area prospiciente la via XX settembre (fu ultimato però solo nel 1878, anche a prezzo di qualche giacobina decisione di Quintino Sella quando emersero e furono subito coperte per superiore disposizione cospicue rovine d epoca romana). Nel gennaio 1876 si pose la prima pietra del

11 Prefazione 11 Ministero della guerra (terminato nel 1889). Le Poste (fatte autonome da Crispi) finirono a Piazza San Silvestro, coi Lavori pubblici da cui prima dipendevano. Si sarebbe dovuta attendere poi l età giolittiana per vedere l inizio dei lavori del Ministero dei Lavori pubblici a Porta Pia, la nascita dell Agricoltura in via XX settembre, della Marina sul Lungotevere, più tardi di Grazia e giustizia in via Arenula. E ancora dopo della Pubblica istruzione a Trastevere. Molti di questi edifici furono però ultimati e inaugurati solo nel dopoguerra, talvolta sotto il fascismo (mentre fu l ultimo Giolitti nel 1921 ad inaugurare il Viminale: sebbene egli negasse ai dipendenti, con un perentorio ordine di servizio, persino la ricreazione di una bicchierata si lavori normalmente, scrisse severamente di suo pugno). Il complesso di questi insediamenti, sia pure lontano da quella razionale e raccolta cittadella amministrativa che aveva auspicato agli inizi del Novecento Maggiorino Ferraris sulle pagine della Nuova Antologia, tuttavia corrispondeva ad un disegno con qualche organicità interna: l asse sul quale si distribuivano le sedi del potere era quello con al centro il Quirinale e i due palazzi del Parlamento. La serpentina principiava da Porta Pia, scendeva verso Largo Santa Susanna (qui furono collocati vari uffici, in stretta continuità col palazzo dell Agricoltura, ideato pare da Luigi Bodio), proseguiva (ma solo dagli anni Venti come si è detto) col Viminale, poi si collegava con la Reggia, quindi scendeva verso il Corso. Il Consiglio di Stato finì per essere alla fine collocato a Palazzo Spada (ma dopo vari trasferimenti provvisori ), piuttosto decentrato dunque rispetto al continuum appena evocato. Dicono fonti documentarie che tutto ciò avvenisse nell estrema povertà dei bilanci. Per restare al Consiglio di Stato, quando se ne era dovuta trasferire la sede da Torino a Firenze s era arrivati alla sparagnina decisione di distaccare i fogli della tappezzeria dalla sede sabauda per riapplicarli a Firenze. Del resto, se si volesse indagare sullo stile di vita di chi quei palazzi abitava, sulle parsimoniose abitudini della classe dirigente postrisorgimentale, si troverebbe facilmente la conferma di uno Stato dedito alle virtù della modestia e della abnegazione alle istituzioni, piuttosto che alla grandeur di altre epoche e di altri Paesi. Di Giolitti, a lungo consigliere di Stato

12 12 Il trasloco del Consiglio di Stato a palazzo Spada (e operosissimo) si conosce la lunga passeggiata mattutina, dalla sua casa a via Cavour sino a Palazzo Spada, o a Montecitorio, o più tardi a Palazzo Braschi, ove aveva sede la Presidenza del Consiglio e con essa il Ministero dell interno. Altri tempi. Gli ambienti delle sedi pubbliche si uniformavano a quell understatement di fondo. Un articolo divenuto celebre di Ugo Ojetti, nel 1921, raccontò ai lettori del Corriere della Sera, con qualche sarcasmo antigiolittiano, delle miserie del Viminale: il tavolo delle riunioni del Consiglio dei Ministri, in tavolaccio senza pregio, addirittura allungato con un nuovo pezzo inchiodato alla bell e meglio, quando nel dopoguerra erano cresciute le poltrone ministeriali. E coperto con un drappo consunto, il tutto al centro di una stanza dalle improbabili tappezzerie, degne del pessimo gusto piccolo-borghese cui avrebbe alluso in quegli stessi anni un verso celebre di Guido Gozzano. In contrasto con la magniloquenza delle facciate, con la pretenziosa spaziosità di certi anditi e scalinate d onore, l aria dei Palazzi, negli ambienti interni, nei corridoi dei passi perduti vigilati da sonnolenti uscieri in divisa, in genere è malsana. Non sempre perfetta l areazione, angusti gli uffici, affacciati su corridoi talvolta poco luminosi. Grava dappertutto dicono molte testimonianze un odore stagnante, tipico dei ministeri: un misto di scarsa pulizia, di polvere d archivi, di petrolio da lampade di cattiva qualità, di effluvi umani. Luce, poca: Quintino Sella, l occhiuto custode del bilancio ai tempi della Destra, obbligava i suoi impiegati a portarsi appresso da casa, a proprie spese, l olio per le lampade o le candele. Polvere moltissima, sino a divenire una componente organica dell ambiente. Nel primi regolamenti d ufficio tocca agli impiegati, in orari prestabiliti e secondo preordinati turni domenicali, tenere puliti gli uffici. Fastosi nell aspetto esteriore, i palazzi dello Stato celano spesso all interno una sobrietà di arredi quasi spartana, una modestia (si direbbe meglio una miseria) piccolo-borghese un po squallida: paraventi improvvisati, stufe di fortuna, tramezzi improbabili, poggiapiedi posticci, tappezzerie consunte dal tempo e dall uso. Piero Jahier ci ha lasciato un gustoso quadretto della distribuzione degli spazi interni, naturalmente in senso rigorosamente gerarchico: Solo un profano ha

13 Prefazione 13 scritto nelle sue Resultanze in merito alla vita e al carattere di Gino Bianchi, satira finissima della regolarità burocratica potrebbe credere che gli impiegati in una stanza son uguali e ripartiti per caso. Come mai, allora, si deve chiedere a questo profano, come mai entrando in una stanza dove sono in parecchi, se ne vede uno solo, ci si rivolge naturalmente ad uno solo? È perché tutto è ripartito scrupolosamente in una stanza, a seconda del grado e dell anzianità: la luce, l aria, come il minimo mobile. È superiore chi ha la luce da sinistra, in modo da non farsi ombra col braccio, scrivendo: è superiore chi ha l autorità di aprire o chiudere la finestra, chi ha almeno due étagères e qualche volta un armadio; chi ha una sputacchiera, ma soprattutto chi ha una scrivania orientata bene, il cui seggiolone a braccioli abbia figliato lateralmente una sedia di Vienna, per far accomodare i visitatori. È orientata bene la scrivania di faccia alla porta d accesso, la scrivani anche esclude la familiarità della posizione laterale leggi tutto, la scrivania che impone al visitatore il riguardoso di fronte. Lo studio che qui segue, dedicato specificamente agli arredi e agli spazi del Consiglio di Stato, solo in parte può inquadrarsi nelle poche linee sin qui tracciate. Troppo peculiare è stato il ruolo dell istituto di cui si parla; troppo eccezionali le personalità dei magistrati che, specie in età postunitaria, ne hanno composto l organico. Nato come grande corpo consultivo al servizio del Governo, il Consiglio di Stato si è conquistato per l autorevolezza della sua expertise istituzionale una posizione che già alla fine dell Ottocento difficilmente potrebbe confondersi con quella di un centro, sia pure autorevole, della catena amministrativa. Prassi, ritualità, atteggiamenti e stili delle sentenze e dei pareri rimandano piuttosto, persino prima dell istituzione della IV Sezione, ma ancor di più dopo, alla più complessa antropologia dei grandi corpi della magistratura ordinaria, dai quali derivarono progressivamente molte delle attitudini del Consiglio di Stato. Per di più Palazzo Spada non fu, da subito, una sede qualunque. Giacché il valore artistico del Palazzo e dei suoi arredi originari, la presenza tanto immanente della grande arte figurativa italiana impressero certamente all ambiente di lavoro stigmate peculiari, al cui cospetto dovettero forse adattarsi persino le

14 14 Il trasloco del Consiglio di Stato a palazzo Spada pratiche burocratiche più tenaci. Ciò accresce, se possibile, il prezioso contributo di Corrado Cavallo. Alla lettura del quale, dopo queste poche note sparse, conviene davvero lasciare il lettore. GUIDO MELIS Professore ordinario Sapienza Università di Roma

15 Premessa Il 2011 è l anniversario dei 150 anni dell Unità d Italia ma anche dei 180 anni del Consiglio di Stato. In occasione di questo importante anniversario viene offerta una elaborazione di un manoscritto che reca la relazione sul trasloco del Consiglio di Stato da palazzo Cerri Baleani all attuale sede, a palazzo Spada. Non vuole essere solamente un saggio per gli addetti ai lavori. Lo si vuole proporre cercando di capire quando è avvenuto realmente il trasloco nella bellissima sede a piazza Capo di Ferro, dove si trova anche una delle più belle pinacoteche di Roma, la Galleria Spada 1. Chi descrisse con maggior dovizia di particolari il trasloco fu, in anni recenti, Giovanni Paleologo, magistrato, presidente di Sezione del Consiglio di Stato 2 che in uno studio in occasione del centenario dell istituzione della IV Sezione, nel 1989, riportò ampi brani tratti da una relazione manoscritta, ancora oggi conservata presso la Biblioteca del Consiglio di Stato, redatta da un consigliere di Stato, tal Barone Carlo Mazzolani, deputato a sorvegliare che il trasloco e l acquisto di nuovi mobili e suppellettili, nonché di tappezzerie, tavoli, sedie e altro, per la nuova sede di palazzo Spada fosse portato a termine nel minor tempo possibile 3. Lo scritto di Paleologo è stato poi ripreso da Giuseppe Barbagallo dieci anni dopo 4 e il ricercatore Andrea Giovannelli lo ha citato nella biografia del Mazzolani da lui curata, nella poderosa raccolta del 2006 di Guido 1. Su Palazzo Spada si veda tra tanti L. NEPPI,Palazzo Spada, Editalia, Roma, 1975, ed. a cura della Banca Nazionale dell Agricoltura. 2. G. PALEOLOGO, La prima Quarta Sezione, in Studi per il centenario della Quarta Sezione, Istituto poligrafico dello Stato, Roma, 1989, vol. I, pagg Relazione conclusiva del Barone Carlo Mazzolani, Consigliere di Stato, sull arredamento di palazzo Spada in Roma, manoscritto del 1892 corredato di copia del contratto e di conto delle spese fatte. 4. G. BARBAGALLO, Le grandi decisioni del Consiglio di Stato. Notazioni su una ricerca in corso, in Le Carte e la Storia, Il mulino 2/1999, pp.64 67, versione rielaborata dell intervento alla tavola rotonda per il corso di Storia dell amministrazione, sul tema Una ricerca sulle 15

16 16 Il trasloco del Consiglio di Stato a palazzo Spada Melis 5. Quando fu istituito il Consiglio di Stato, ben 180 anni fa nel 1831, ebbe come prima sede palazzo Carignano a Torino e vi rimase, pare, fino al 1865, quando dopo l Unità d Italia, si provvide al suo trasloco, temporaneo, nel palazzo Strozzi di Firenze 6, seguendo la capitale che da Torino era stata spostata anch essa a Firenze. Di certo il Consiglio di Stato ha condiviso dal 1848 la sua sede di palazzo Carignano con il Parlamento quando quest ultimo fu creato a seguito dell emanazione dello Statuto Albertino, e a palazzo Strozzi era in affitto, essendo il suddetto palazzo ancora di proprietà della famiglia Strozzi. Sembra, inoltre, che palazzo Strozzi sia stata la sede dell Istituto per soli 6 anni e che intorno al 1871, contemporaneamente a tutti gli uffici governativi, anche il Consiglio di Stato si sia trasferito a Roma, a palazzo Cerri-Baleani, acquistato nel 1870 dal Governo italiano 7. Il palazzo, a tre piani più il mezzanino, aveva allora la sua entrata sulla facciata su via Larga, facciata completata nel 1628, che era la sua unica grandi decisioni del Consiglio di Stato svolta nell ambito del secondo corso di formazione per l accesso alla dirigenza pubblica, Scuola superiore della pubblica amministrazione, Roma 30 aprile 1999 consultabile anche sul sito internet del Consiglio di Stato 5. Per tutte le notizie sui magistrati del Consiglio di Stato nominati dal 1861 al 1948 si veda Il Consiglio di Stato nella storia d Italia. Biografie dal 1861 al 1948, a cura di G. Melis, Giuffrè, Milano, In particolare su Mazzolani si veda di A. Giovannelli pagg Di forma cubica a 3 piani, palazzo Strozzi rappresenta l esempio perfetto dell ideale di dimora signorile del Rinascimento e nel complesso appare, secondo volontà dello stesso Filippo Strozzi, come una piccola fortezza nel cuore della città. All interno, il pregevole cortile realizzato dal Cronaca è circondato su tutti e quattro i lati da archi che poggiano su colonne dai capitelli corinzi. Al piano terra è possibile inoltre osservare gli splendidi ambienti della Sala Ferri. Al secondo piano, in corrispondenza del cortile si affaccia un loggiato sulle cui colonne poggiano capriate lignee. Nel piano nobile si possono percorrere gli ampi saloni con eleganti finestre a bifora ed monumentali caminetti, frutto di un accurato intervento di restauro volto al recupero di questa originaria e suggestiva dimora quattrocentesca. Il palazzo rimase proprietà della famiglia Strozzi fino al 1937, anno in cui fu acquistato dall Istituto Nazionale delle Assicurazioni, e successivamente ceduto allo Stato nel 1999, che lo ha dato in concessione al Comune di Firenze. 7. Il palazzo è legato alla famiglia Cerri, che proveniente da Pavia, si stabilì a Roma. Nel XVII sec. alcuni illustri membri del casato ricoprirono importanti cariche capitoline come conservatori e senatori ed ebbero un cardinale. Il palazzo eretto per questa nobile famiglia, passa poi al casato napoletano dei Caucci e da questi, nell 800 alle famiglie Guglielmi Baleani. Fino al 1870 era stata la sede del Ministero dei lavori pubblici, industria e artigianato dell amministrazione pontificia. Cfr. A. Giovannelli, Gli uffici pubblici dell Amministrazione Pontificia alla vigilia del 20 settembre 1870, in Palladio, 2000, 26, p. 63.

17 Premessa 17 entrata e il suo unico sbocco su strada. Infatti ancora oggi, quando si cita Palazzo Baleani come penultima sede del Consiglio di Stato, si dice che Palazzo Baleani è in via Larga. Da qui si accedeva attraverso il vestibolo al corpo scale e al piccolo cortile. Ma con Roma Capitale molte cose nella città cambiarono e gli sventramenti furono un classico esempio di come il governo del Regno di Sardegna cercò di «piemontesizzare» Roma 8. Infatti nel 1886 venne realizzato Corso Vittorio Emanuele II, ampia strada che collega piazza Venezia con il Tevere. Dopo la costruzione di questa imponente, all epoca, arteria cittadina, grazie anche agli sventramenti tra piazza della Chiesa Nuova e Palazzo Cerri Baleani, fu costruito un secondo portone di ingresso al palazzo, presso l attuale civico 244, lasciando in disuso l originario ingresso. Ma il Consiglio di Stato stette lì per quasi 20 anni anche se il palazzo era di proprietà dello Stato, forse perché condivideva l edificio con la Direzione Generale delle Carceri 9. Il 1 aprile 1889 la Gazzetta Ufficiale del Regno pubblicava il testo della legge 31 marzo 1889 n «che costituendo una nuova sezione del Consiglio di Stato per la giustizia amministrativa, modifica alcuni articoli della legge 20 marzo 1865, allegato D». La legge, sancita dal re Umberto I in Roma, e recante la controfirma del presidente del Consiglio dei ministri Crispi nonché il visto del guardasigilli Zanardelli, istituiva appunto la Sezione Quarta per la giustizia amministrativa, disponendo che essa fosse composta da un presidente e da otto consiglieri, designati con decreto reale all inizio d ogni anno, e poi col tempo in parte mutati. La creazione di questa Sezione sotto il governo Crispi, sembra che sia stata l occasione per cercare una nuova sede per il Consiglio di Stato. Questa sede fu trovata in palazzo Spada che dista a piedi 7 minuti, ossia circa 600 metri di distanza, per passare dal VI rione di Roma (Parione) al VII (Regola) Cfr. ex multis I. INSOLERA, Roma moderna, Un secolo di storia urbanistica, , Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, A. GIOVANNELLI, Gli uffici pubblici, op. cit., oggi ospita alcune strutture di Ingegneria dell Università La Sapienza di Roma. 10. Il termine rione è una volgarizzazione del latino regio (regione) ed è utilizzato sin dal medioevo per indicare le zone del centro storico di Roma, secondo una suddivisione che è stata modificata più volte nel corso dei secoli.

18 18 Il trasloco del Consiglio di Stato a palazzo Spada Il manoscritto Lasciando alla fine alcuni commenti che già sorgono spontanei, si tratterà ora del manoscritto del Barone Carlo Mazzolani 11, che riporta la data del 21 luglio Esso non è altro che una relazione del consigliere alla commissione di vigilanza, di cui egli stesso faceva parte, dell avvenuto trasloco a quella data di tutti gli uffici di tutte le sezioni operanti presso il Consiglio di Stato. Il manoscritto contiene anche commenti personali, suggerimenti, note polemiche, lodi e scusanti, nel tipico linguaggio, ridondante, dell epoca. La lettura veloce della relazione è vivamente consigliata data la sua scorrevolezza e piacevolezza, e si compone di alcuni parti notevolmente interessanti e utili al fine di stabilire l esatta data del trasloco. Se è vero che il saggio di Paleologo sulla storia della prima Quarta Sezione, pubblicato nel 1989, contiene ampi stralci di questo manoscritto, è pur vero che appare oltremodo interessante riproporre oggi l intera relazione e conto annesso, nella sua rarità e nella volontà di renderlo disponibile ad un più ampio pubblico. Le opere redatte in occasione del centenario della Quarta Sezione, raccolte in due tomi pubblicati dall Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, risultano essere di difficile reperibilità ad un pubblico non del settore. La relazione del Mazzolani, a 120 anni di distanza, conserva tutto il suo valore storico e di costume, prezioso documento, al fine di stabile l esatta data del trasloco a Palazzo Spada. 11. Nacque a Fossombrone nelle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino, il 6 maggio La carriera di Mazzolani iniziò nello Stato pontificio quando fu nominato nel 1857 governatore supplente nel governo distrettuale di Senigallia. Poi fu trasferito a Gubbio dove, due anni dopo, fu nominato governatore provvisorio. Quasi subito dopo divenne giudice presso il Tribunale civile e penale di Ferrara e, nel dicembre del 1859, fu promosso presso il Tribunale penale di Bologna. Dopo l Unità d Italia fu trasferito al Ministero di grazia e giustizia e nel 1865 entrò per la prima volta nel Consiglio di Stato in qualità di segretario di sezione. Nel 1873 fu nominato referendario di 2 classe e nel 1879 referendario di 1 classe. Infine nel 1884 fu nominato consigliere di Stato e assegnato alla Sezione II, ove rimase, assumendone la presidenza, dal 1902 fino al Svolse anche varie attività nelle amministrazioni statali pur garantendo la sua presenza continua e attiva al Consiglio di Stato. Morì a Roma l 11 maggio Cfr. la biografia curata da A. Giovannelli in Il Consiglio di Stato nella storia d Italia, op. cit., pagg

19 Premessa 19 Il manoscritto si compone di n. 4 parti: a) la relazione vera e propria b) una breve annotazione con la copia di una lettera di ringraziamenti del presidente del Consiglio di Stato a Mazzolani c) la copia del primo contratto di affitto di palazzo Spada d) il conto delle spese fatte in ordine cronologico e per singolo fornitore con riportati i materiali o lavori forniti. Per rendere più agevole la lettura si riporta la versione editata delle prime tre parti così come risulta dal manoscritto, riportato integralmente in copia fotografica. Si vogliono dare alcune indicazioni su cui soffermarsi: in alcuni punti vi si trovano delle curiosità, degli aneddoti, delle informazioni utili e le cifre in lire del tempo. Si è tentata una trasposizione in euro alla data del 2011, ma le cifre risultano molto alte anche per il costo della vita attuale. Non bisogna dimenticare che in Italia, e non solo, si viveva nell ultimo periodo del secolo XIX un periodo di profonda crisi economica e i prezzi erano molto alti dato l elevato tasso di inflazione, di difficile comparabilità con l attuale. Rimane interessante la comparazione tra i diversi tipi di manufatti che il Mazzolani stesso confronta per dare un idea del costo di alcuni oggetti. Va innanzitutto tenuto presente che, mentre la data di questa adunanza è del 1892, la prima adunanza della Quarta Sezione del Consiglio di Stato fu tenuta il 10 aprile 1890, a palazzo Cerri Baleani. Il presidente del Consiglio di Stato era, nel 1892, Marco Tabarrini che era succeduto al presidente Carlo Cadorna. Tabarrini fu nominato il 3 dicembre 1891 all età di 73 anni, dopo la morte di quest ultimo avvenuta il 2 dicembre, e rimase in carica fino al 14 gennaio Infatti, a differenza di ciò che accadeva per i magistrati di Cassazione, che cessavano dal servizio al compimento del settantacinquesimo anno di età, i componenti del Consiglio di Stato erano allora collocati a riposo o su domanda ovvero per età. Ma all età era legata la previsione del regio decreto 6166/1889, il testo unico che prevedeva all art. 4, la possibilità di essere colloca-

20 20 Il trasloco del Consiglio di Stato a palazzo Spada to a riposo «per infermità o debolezza di mente non siano più in grado di adempiere convenientemente ai doveri della carica». Ecco perché alcuni presidenti sono rimasti in carica fino a veneranda età. Solo successivamente, con legge 7 marzo 1907, n. 55, si equipararono i magistrati del Consiglio di Stato agli altri magistrati per il collocamento a riposo, previsto al compimento del settantacinquesimo anno di età. Mazzolani inizia la sua relazione facendo una premessa. Oltre a sottolineare il continuo rapporto con il precedente presidente, deceduto sette mesi prima, sembra voler giustificare il suo lavoro che non fu mai frutto di sue decisioni. Evidentemente non era rimasta traccia delle sue relazioni al presidente Cadorna, anche perché erano state fatte oralmente. Ad oggi infatti rimane solo questo manoscritto conservato presso la Biblioteca del Consiglio di Stato. Molte indicazioni le ricaviamo dal testo. Infatti egli dice che «ora, che il detto arredamento è compiuto», e quindi si desume che, alla data del 21 luglio 1892, il trasloco a palazzo Spada è terminato. Poi precisa che tale sede è stata scelta dal Ministero dell Interno, il che equivale a dire dallo stesso Crispi, che nel suo secondo governo ricopriva anche la carica di ministro dell Interno. Egli, esponendo la sua relazione, introduce una prima nota polemica, su cui tornerà in seguito. Il primo contratto di affitto, della durata di nove anni, era stato firmato il 20 novembre 1889 e decorreva dal 1 dicembre successivo, ma tale contratto seppur sottoposto al vaglio del Consiglio di Stato, era stato firmato dal Ministro dell Interno, da Crispi cioè, «senza tener conto delle osservazioni e dei suggerimenti nel relativo parere contenuti». Il Consiglio di Stato aveva come competenza quella di esprimere pareri sui contratti dello Stato, ma in questo caso il ministero non ne tiene conto, anzi successivamente stipula altri due contratti aggiuntivi, resisi necessari per insufficienza del primo. A quell epoca, per come era strutturata l organizzazione gerarchica della burocrazia, nulla si muoveva, si decideva, si stabiliva, se non ad opera del Ministro stesso, secondo una rigida organizzazione gerarchica 12. Questa proli- 12. Su questo si veda l importante volume di G. Melis, Storia dell amministrazione italiana ( ), Il Mulino, Bologna, 1996.

21 Premessa 21 ferazione di piccoli contratti successivi e integrativi, tanto in termini di nuovi spazi, quanto in termini economici, viene altrove criticata dal Mazzolani. Il Ministero dovette rivolgersi più volte alla famiglia Spada, con cui evidentemente aveva delle relazioni, e in particolare al proprietario del palazzo, Federico Spada-Veralli, principe di Castelviscardo. Questa era una famiglia nobile, originaria di Gubbio, trapiantatasi in Romagna verso il 1200, e là vi possedette notevoli signorie. Orazio Spada, nato nel 1613, ereditò dalla moglie Maria Veralli il feudo di Castel Viscardo presso Orvieto, sul quale Urbano VIII concesse nel 1655 il titolo di marchese, mutato in quello di principe da Pio VI nel 1777 a favore del marchese Giuseppe Spada Veralli. L agnazione, cioè la discendenza, maschile degli Spada Veralli si estinse con la morte senza discendenza del principe Federico, il 21 marzo Il nipote ex sorore, cioè figlio della sorelladi questo, Ludovico Potenziani, ottenne nel 1926 di surrogare la famiglia Spada Veralli mediante preposizione dei cognomi Spada Veralli al suo. Comunque appariva assai strano che nel primo contratto non si era prevista la necessità di affittare i locali dove alloggiare le caldaie per il riscaldamento, forse perché non c era il riscaldamento a palazzo Spada. Strano che se ne siano accorti dopo. Mazzolani evita poi di raccontare spiacevoli disguidi «Mi limito a questa semplice avvertenza, astenendomi dal riferire sgradevoli incidenti occorsi». Seconda nota polemica, anche se lui la chiama avvertenza. Ovviamente Mazzolani si trattiene, a stento, dal raccontare in pubblica udienza, comunque verbalizzata, questi episodi, ma si capisce bene che, quali essi siano stati, lo hanno molto agitato e preoccupato. La prima cifra che viene riportata è l affitto, il primo dato che poi aumenterà, di palazzo Spada: lire, sarebbe a dire un affitto annuo di circa euro di oggi. Basti pensare che lo stipendio del presidente del Consiglio di Stato era, all epoca, di circa lire, pari a circa euro. Il fenomeno inflattivo ha prodotto modifiche nel potere d acquisto della moneta nel corso del tempo. Al fine di rendere confrontabili nel tempo acquisti/investimenti o qualsiasi altra somma espressa in Lire italiane si può fare riferimento a vari convertitori che utilizzano i fattori di conversione riferiti ad un

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