COME SI FA UNA TESI DI LAUREA O UN ELABORATO FINALE NELLA FACOLTA DI SCIENZE DELL EDUCAZIONE

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1 COME SI FA UNA TESI DI LAUREA O UN ELABORATO FINALE NELLA FACOLTA DI SCIENZE DELL EDUCAZIONE A cura di Raffaele Mantegazza Responsabile ufficio orientamento tesi NB: si danno per scontate e per acquisite le norme indicate nel Regolamento. Si invita quindi a leggere questo libretto parallelamente al Regolamento stesso. Si fa riferimento alla dimensione testuale scritta delle Tesi e degli elaborati, dunque queste norme valgono anche per la parte testuale che accompagna le tesi e gli elaborati multimediali. 1. Le operazioni preliminari Che cosa è una tesi di laurea? E un elaborato finale? La tesi di laurea o l elaborato finale non è libro, non è un riassunto di libri, non è un romanzo, non è una lista delle proprie opinioni; è invece quello che potremmo definire un discorso sui discorsi ; utilizziamo la parola discorso in senso ampio, quindi questo vale anche per le tesi multimediali. Chi realizza una tesi di laurea o un elaborato finale dovrebbe allora scrivere qualcosa su argomenti e temi che altri/e hanno già scritto. Non è una cosa così deprimente per la fantasia e la creatività come potrebbe sembrare. L originalità non consiste tanto nello scoprire nuove teorie ma nel modo in cui si scrive su teorie, oggetti, ipotesi già formulati da altre autrici e altri autori. Per l elaborato finale vale la stessa cosa, ma ovviamente, date le dimensioni, occorre maggiore stringatezza e sintesi. Di che cosa parla la tesi di laurea? La progressiva definizione del titolo della tesi di laurea o dell elaborato finale parte di solito da un titolo generalissimo e assolutamente insostenibile sul piano scientifico ( Il concetto di educazione dall antichità ad oggi ) a un progressivo restringimento dell argomento ( Il concetto di educazione nell Ottocento ) fino al titolo vero e proprio ( Il concetto di educazione nel secondo capitolo di Leonardo e Gertrude di Pestalozzi ); un titolo ristretto non fa affatto perdere di credibilità alla tesi di laurea ma semmai ne aumenta la scientificità (e non è vero che ne semplifica e banalizza il lavoro: lo rende più preciso e serio). In alcuni casi è possibile prevedere titoli caldi ( La Madre infinita ) e sottotitoli freddi ( Il concetto di educazione nell opera di Froebel ), ma questa non è una regola. Comunque almeno uno dei due titoli deve chiarire di che cosa si sta parlando: troppo ermetismo è sconsigliato. Che si faccia una tesi di laurea o un elaborato su argomenti ampi o ristretti, alla fine del lavoro l autore/trice deve essere, come dice Umberto Eco, il massimo esperto del mondo in quello specifico argomento. In particolare l elaborato finale deve avere un argomento che sia padroneggiabile nei limiti di spazio previsti dal Regolamento: è vero che la Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito di Hegel parla dello Spirito della filosofia in 60 pagine, ma Hegel era Hegel. Occorre allora proporre titoli precisi e definiti sapendo che comunque si dovrà cercare di dire tutto il possibile sull argomento.

2 Con chi si deve lavorare? Il primo e più importante punto di riferimento umano per il lavoro di tesi o dell elaborato è il relatore o la relatrice: è questa la persona che stabilisce i criteri di realizzazione e di stesura del lavoro e, nella selva di informazioni che spesso caratterizza lo studio universitario, dovrebbe essere l unico punto di riferimento saldo; a lui/lei vanno consegnati i capitoli di volta in volta realizzati, scritti con elaboratore, e possibilmente a piccoli blocchi (non consegnare 100 pagine!); è decisamente sconsigliato presentare testi scritti a mano. C è poi il correlatore o la correlatrice che svolge un ruolo importante ma viene di solito contattato/a in un secondo momento. E certo possibile poi avvalersi dell ausilio di altri esperti ma occorre ricordare che il responsabile della presentazione della tesi di laurea in commissione è il relatore/trice e solo il relatore/trice ed è dunque lui/lei ad avere l ultima parola sul testo e sull insieme del lavoro. Come si sceglie il/la relatore/trice? L Ufficio Orientamento Tesi può aiutare in questo compito ma è sempre segno di pressappochismo chiedere una tesi qualunque o una cosa che mi faccia lavorare poco. Di solito le modalità di approccio al/la relatore/trice sono di due tipi: si può partire dalla persona, ovvero scegliere di laurearsi con il/la docente con il/la quale ci si è trovati particolarmente bene; e in questo caso la proposta di tema deve essere compatibile con gli interessi di ricerca del/la professore/ssa. Oppure si può partire da un argomento che sta a cuore al/la candidato/a e cercare un/a relatore/trice che sia disponibile a seguire il lavoro. Con una accortezza: se nessuno in Facoltà si è mai occupato della vita sociale dei coleotteri, è inutile insistere a voler fare la tesi o l elaborato su questo argomento. Nessuno vorrà seguirlo perché nessuno pretenderà di avere competenze scientifiche in un campo che non conosce. In questo caso, occorrerà salutare i coleotteri e cercare un altro argomento. Che cosa bisogna leggere? Dove bisogna cliccare? Come bisogna navigare? Le fonti per la tesi di laurea (i discorsi sui quali organizzare il proprio discorso) sono ovviamente i testi. Nell era della multimedialità è impossibile limitarsi solamente ai libri, ma la selva dei linguaggi rischia di essere un po stordente per chi inizia: spesso si inizia a scrivere subito senza avere fatto una selezione intelligente di ciò che esiste sull argomento; i saggi e i trattati generali sul pensiero pedagogico e sulla storia della pedagogia servono per un orientamento generale sullo status quaestionis della disciplina (e del problema trattato nella propria tesi); ci sono poi i saggi e i trattati specifici sull argomento scelto, che vanno letti con attenzione (andrebbero letti tutti, oppure andrebbe scelto un taglio, che va esplicitato e motivato: solo i saggi di una certa scuola? o di un certo autore? O di taglio psicoanalitico? ecc.). Possono essere di grande aiuto ovviamente gli articoli di giornale e di riviste; è utile anche consultare, dove è possibile, le altre tesi di laurea discusse su argomenti analoghi, magari anche contattando gli autori o le autrici per uno scambio di opinioni. I siti internet costituiscono un validissimo supporto; l ausilio di un buon motore di ricerca può individuare, tramite opportune parole chiave, qualche sito importante; i links da un sito all altro possono essere di ulteriore aiuto. Per le quadriennali e/o specialistiche può essere utile consultare il testo di Corrado de Francesco e Giovanni Delli Zotti, "Tesi (e tesine) con PC e Web", Franco Angeli, Milano, I diari, le lettere, la memorialistica ecc. pubblicati sono da trattare alla stessa stregua dei saggi, ma i testi privati sono sempre sottoposti alla legge sulla privacy. La tesi di laurea può contenere interviste, ma occorre sapere che esistono diversi tipi di interviste e precise metodologie. Brani da romanzi, racconti, poesie, testi di canzoni possono essere inseriti nella tesi come epigrafi, oppure possono essere oggetti di analisi, e in questo casi occorre essere molto precisi e analitici in modo che non sembrino solo degli abbellimenti. Una pratica assai utile è di munirsi di un quaderno della tesi ; un quaderno da tenere sempre

3 con sé e su cui prendere nota di tutto quello che riguarda il lavoro in corso: le note degli incontri con il relatore, le cose da chiedergli, le indicazioni bibliografiche di qualunque fonte, i pensieri o i temi da approfondire, indirizzi e telefoni delle persone da contattare e gli appunti su quel che ci dicono, insomma le cose che scritte sui foglietti si perdono, si disperdono o si dimenticano. Ogni annotazione dovrebbe contenere la data, il luogo, la persona. Uno strumento di filologia elementare. Che lavoro bisogna fare sui testi? La schedatura dei testi è un lavoro spesso trascurato ma che fa in realtà risparmiare tempo a chi sta lavorando a una tesi di laurea; utili indicazioni in Umberto Eco, Come si fa una tesi di laurea, Milano, Bompiani, 1985 e in Duccio Demetrio, Mariangela Giusti, Preparare e scrivere la tesi in scienze dell educazione, Sansoni, Milano, Gli studenti e le studentesse sono abituati/e a sottolineare o evidenziare i passi importanti all interno dei testi: schedare testi significa in un certo senso riportare su una scheda (di carta o sull elaboratore, nel qual caso il risparmio di tempo è doppio) queste informazioni importanti: occorrerebbe preparare una scheda individuale (cioè in cui viene schedato tutto il libro che si ritiene importante) per i testi davvero cruciali; poi delle schede per argomento ( la critica svizzera su Pestalozzi, nella quale si riportano informazioni sull argomento avute da vari testi che magari parlando anche di altro) e infine delle schede di citazioni, nelle quali vengono copiate letteralmente le citazioni che in qualche modo si ritiene di dover inserire nella redazione della tesi: in questo caso scheda contiene la citazione completa di riferimenti bibliografici, per i quali vedi sotto. Prima di essere consegnati, i capitoli scritti vanno riletti su carta, e non sullo schermo del computer. Sullo schermo i testi appaiono a brani, non nella loro completezza; non si colgono i collegamenti e le ripetizioni, non ne risulta la sequenza. Inoltre, i testi sullo schermo sembrano sempre perfetti, mentre la lettura su carta ne rivela errori e imperfezioni, di forma o di contenuto. Quindi: scrivere, rileggere sul computer, stampare su carta, rileggere attentamente e (meglio) ripetutamente su carta (e qui ci si accorge veramente di cosa va corretto), correggere su carta e riportare le correzioni sul computer prima di fare la stampa definitiva da consegnare. Questa è una piccola avvertenza che fa sciupare un po di carta (riciclabile con la raccolta separata) ma consente un gran risparmio di tempo 2. La stesura Come si deve scrivere? Spesso studenti e studentesse hanno timore di cominciare a scrivere; da dove si comincia, allora? Di solito si comincia da un indice degli argomenti da trattare (non sarà l indice definitivo, della tesi di laurea, anzi verrà modificato mille volte, ma almeno è un canovaccio di lavoro), da una introduzione che spieghi in sintesi che cosa si vuole dire nella tesi, e da una bibliografia vera, ovvero da un elenco dei libri che di fatto si conoscono sull argomento e ai quali si fa riferimento. Il linguaggio deve essere una intelligente via di mezzo tra eccessi soggettivi e freddezza oggettiva, tra esposizione di idee altrui e commenti; nei commenti non è bene mostrarsi troppo indignati: se credete che un testo sia di cattiva qualità fatelo dire al testo stesso; che il Mein Kampf di Hitler sia delirante non bisogna dirlo, ma dimostrarlo attraverso il testo, citandolo e analizzandolo freddamente. Occorre sempre definire ogni termine specifico o tecnico che viene introdotto per la prima volta, e non eccedere in virtuosismi linguistici. Ormai l uso del linguaggio differenziato per genere (maschile e femminile) è entrato nella letteratura scientifica: non è più rigoroso né sensato dire gli uomini che vivevano in Svezia nel XVIII secolo occorre dire gli uomini e

4 le donne. La pulizia formale del testo è importante; capoversi non troppo lunghi, ma neppure un a capo ogni riga: occorre andare a capo quando si cambia discorso; paragrafi e capitoli ben scanditi con le numerazioni progressive ecc.. Una attenzione particolare va prestata all uso degli aggettivi. Ogni volta che se ne scrive uno, occorre chiedersi: perché? Oppure: è proprio vero? O ancora: cosa voglio dire? Quando scriviamo le pratiche tradizionali dell insegnamento a quali pratiche ci riferiamo? Dire che la posizione di un autore su un tema è interessante, comporta o che nei periodi precedenti se ne sia spiegato il perché, o che lo si spieghi nel periodo successivo. Lo stesso discorso vale per gli avverbi (che sono gli aggettivi dei verbi): recentemente significa negli ultimi anni, negli ultimi decenni o nell ultimo secolo? Un altra trappola sono i luoghi comuni: attenzione ai vantaggi competitivi, al cambiamento inarrestabile, alla società sempre più complessa, ecc. ( che, a proposito, si scrive proprio e solo ecc.). Quanto deve essere lunga la tesi di laurea? Una volta chiesero a Benjamin Franklin quanto dovessero essere lunghe le gambe di un uomo. Lui rispose Abbastanza da toccare terra, Anche per la tesi o l elaborato occorrerebbe rispondere Abbastanza perché si dica tutto quello che si deve dire. Per gli elaborati il Regolamento fornisce comunque le dimensioni minime del lavoro. Per molti può apparire superfluo, ma la punteggiatura è uno strumento di espressione, e comprende, oltre alle virgole e ai punti, altri segni. Inoltre richiede il rispetto di alcune regole elementari: non si divide il soggetto dal predicato con una virgola, non sono necessari i due punti ogni volta che si elencano due termini, e così via. Lo stesso vale per l ortografia, per esempio l uso delle maiuscole. Gli studenti che già lo sanno potrebbero offendersi, ma a molti altri occorrerebbe consigliare uno studio preliminare di queste regolette che del resto temo che non a tutti siano state insegnate nella scuola media. Un sito da segnalare sulla scrittura è: (sito di settore ma interessante) poi ci sono i classici da vedere e monitorare (forse che valgono di più per l'esperto nei processi formativi che per l'educatore professionale): Come si deve citare? Le citazioni sono la copiatura letterale delle parole di colui o colei che si cita: vanno fatte tra virgolette, essendo precisi fino alla pignoleria, e lasciando al di fuori gli interventi del autore della tesi di laurea: Il tempo di ridere afferma Giorgio Senescato in un lucido saggio non è fatto per piangere Ma all interno di una citazione si può scegliere di non chiudere le virgolette, usando due tiretti: Il tempo di ridere afferma Giorgio Senescato in un lucido saggio non è fatto per piangere. Se si vuole citare solo una parte di un brano occorre il segno tipografico [...] che significa che sono state intenzionalmente omesse alcune parole, che la frase in originale non inizia così, non finisce così, oppure ha qualcosa in mezzo: Senescato infatti afferma : Il Friuli produce il cioccolato [...] e non l amarena Ricorda Zorelli: [...] il senso delle cose non è dato Come del resto afferma Sussi: Il calcio è uno sport nazionale [...[

5 Gli omissis sono dunque essere indicati tra parentesi quadre [ ], come pure ogni tipo di intervento dell autore all interno di una citazione. Le parentesi tonde appartengono di solito all autore che si cita. I puntini di sospensione, anche se usati per altro motivo (es: non crediamo che questa tesi sia proprio originale ), sono sempre e solo tre. Gli esempi citati sono sempre riferiti a citazioni di prima mano, cioè si citano le parole dell autore del libro cui ci si riferisce: in questo caso occorre citare in nota (vedi sotto) in modo completo l opera da cui è tratta la citazione e il numero di pagina; si farà allora una nata così: G. Alberti, Il senso della musica babilonese, Milano, Xenia edizioni, 2090,.Pag. 111 se la citazione immediatamente successiva sarà dello stesso autore e dalla stessa opera, si scriverà: Idem, pag. 121 e, se invece di un Giovanni si cita una Giovanna: Eadem, pag. 121 se, oltre che dallo stesso testo, la citazione immediatamente successiva è presa anche dalla stessa pagina, si scriverà: Ibidem Questo delle citazioni attraverso note è il sistema classico; esiste anche il cosiddetto sistema americano, che prevede che di fianco alla citazione venga solo indicato il nome dell autore, l anno di pubblicazione del libro e il numero di pagina Senza fine è il gioco delle maschere (De Solis, 2001, pag. 222) Questo ovviamente presuppone che la bibliografia sia poi organizzata con un elenco alfabetico di autori e di libri ordinati per anno (e per lettera progressiva all interno di uno stesso anno): DE SOLIS, Armando 1999a Il gatto con gli stivali 1999b Il cane con le ghette 2001 Il cardellino a piedi nudi Vi sono poi le citazioni di seconda mano, ovvero le parole di autori/trici citati/e a da altri/e autori/trici: in questo caso sarebbe opportuno ritrovare la fonte originale della citazione: se non è possibile, occorre scrivere: Adorno, Theodor cit. in Horkheimer, Max, La ragione e il suo altro, Milano, Mondadori, 2010 Per citare da riviste occorre indicare: Serio, Marcello, Il mio viaggio in barca, in Barche e remi, n. 321, autunno 2001, Milano, Mondadori, pagg. 212/232 Puddu Antonello, Gorbaciov e Madonna, in Corriere della Sera, 24 maggio 2001, pag. 2

6 Le citazioni da fonti orali vanno sempre precisate quanto a data e luogo dell avvenuta...citazione! Dove la persona citata ha detto quella cosa? In quale corso, lezione o, convegno? Se l ha detto a noi personalmente si indica comunicazione personale Autori e autrici vanno citati (almeno la prima volta che compaiono) per nome e cognome (F. Soldini non basta: è un maschio o una femmina? E poi, chi è? Meglio: l epistemologa sassarese Federica Soldini ). Infine, anche per le citazioni occorre essere selettivi: se due autori dicono la stessa cosa, sceglierne uno; se una citazione di dieci righe può essere ridotta a una riga con l aggiunta del segno (...) (ovviamente senza alterare minimamente il senso e la lettera di ciò che l autore/trice sta dicendo), meglio. Come si fanno le note? Le note possono essere collocate a piè di pagina o a fine capitolo: i più moderni sistemi di videoscrittura le collocano automaticamente dove lo scrivente desidera. Oltre alle note bibliografiche (per le citazioni) vi sono le note esplicative, che apportano alcuni chiarimenti che appesantirebbero il discorso se riportati in testo. E sempre meglio non eccedere nelle note e non farle troppo lunghe. Che cosa è una bibliografia? La bibliografia riporta l elenco di tutti i testi consultati (non solo di quelli citati) durante il lavoro di tesi: dunque, è meglio sempre fare una bibliografia ragionata, raggruppando i testi secondo un criterio (es.: 1. Testi generali di pedagogia; 2. Testi di Pestalozzi; 3. Testi di critica pestalozziana ecc.); all interno dei raggruppamenti i testi vanno sempre per ordine alfabetico di autore, sia che si segua il sistema autore-data americano, sia che si segua il metodo classico. E sempre meglio citare le prime edizioni dei testi, e in caso di testi stranieri è d obbligo citare tra parentesi l edizione originale. Si prega di seguire l esempio: Karen Hereyson, Il senso del senso (The meaning of meaning, New York, 2001), Milano, Feltinelli, La discussione La discussione della Tesi di laurea o dell elaborato avviene davanti a una Commissione composta da undici membri (per le quadriennali) o da due/tre (per le triennali) e presieduta da un Presidente. La discussione ha come scopo la valutazione della maturità scientifica della candidata o del candidato attraverso l esposizione di una ricerca originale di cui la Tesi di laurea o l elaborato è il documento (e dunque il candidato deve averla con sé al momento della discussione). La discussione è pubblica Normalmente (ma il fatto è a discrezione del Presidente) la discussione inizia con la presentazione della Tesi da parte del candidato o della candidata; in questo caso occorre preparare un breve discorso di circa 10 (5 per le triennali) che tocchi i seguenti punti: a) presentazione dell argomento e analisi del titolo; b) esposizione delle motivazioni scientifiche e culturali che hanno portato alla scelta dell argomento; c) presentazione della metodologia scelta per lo svolgimento della ricerca; d) breve presentazione schematica dell indice; e) sommaria esposizione delle parti ritenute maggiormente significative;

7 f) esposizione delle conclusioni della ricerca (questo è un punto fondamentale, troppo spesso trascurato). Durante la presentazione occorre attenersi alle seguenti regole: a) parlare in modo chiaro e fluido, con una terminologia scientificamente corretta ma comprensibile; b) rivolgersi sempre al Presidente e comunque all intera Commissione e non esclusivamente al Relatore; c) mantenere un distacco scientifico dal proprio lavoro, senza enfatizzarlo; d) citare in modo preciso gli eventuali testi analizzati e comunque i materiali utilizzati; e) evitare eccessivi momenti di enfasi personale e comunque di retorica. Evitare assolutamente riferimenti alla propria vita personale, alla propria storia privata, alle motivazioni profonde che non interessano i commissari e hanno spesso l effetto di distogliere l attenzione dall argomento discusso. Dopo la presentazione il Relatore apre la discussione ponendo domande al candidato; seguono le domande del Correlatore (per la quadriennale) e quelle eventuali del Presidente o di altri membri della Commissione. Per rispondere alle domande: a) lasciar concludere le stesse e non interrompere il Commissario che le sta ponendo; b) rispondere alla domanda posta senza dare l impressione di voler evitare l argomento; c) non far trasparire intenti polemici o ironici nei confronti della domanda o di chi l ha posta. Occorre sempre chiedere il permesso al Presidente (prima della discussione) per: a) aprire la propria copia della Tesi di laurea o elaborato per mostrare una sua parte o per citare testualmente un passaggio; b) mostrare alla Commissione materiale di qualsiasi tipo (se si tratta di materiale multimediale occorre prendere accordi con il Relatore con largo anticipo almeno due mesi). 4. E dopo (a parte lo spumante)? La tesi di laurea poi resta come una esperienza di ricerca scientifica (la prima della vita, di solito) e come il primo grande amore culturale: anche a distanza di anni ci si trova a parlare con entusiasmo delle edizioni manoscritte delle opere di Binswanger; entusiasmo di solito non condiviso dai poveri amici del neo-dottore, ovviamente! In bocca al lupo

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