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1 POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1, DCB TRENTO RIVISTA PER AMMINISTRATORI E DIPENDENTI DELLA COOPERAZIONE TRENTINA - CONTIENE IR - carta ecologica n 10 - novembre 2014 Facebook Coperazione Trentina Futuro e cambiamento 06 LUIGI PADOVESE La socialità? è il cuore delle cooperative 08 MAURO LUSETTI Serve una staffetta intergenerazionale 26 FRANCO BRIGHENTI Maestro cooperatore per capire VERSO L ASSEMBLEA Al via gli incontri territoriali > 10 C è DEL NUOVO Un ufficio in Kosovo > 12

2 CON TE, DAL gruppoitas.it SCEGLI I PERCORSI DI ITAS VITA

3 Periodico della Federazione Trentina della Cooperazione Trento, Via Segantini, 10 - Tel Direttore responsabile Walter Liber Coordinatrice Dirce Pradella Foto copertina Archivio Apt Val di Non Comitato di Redazione Corrado Corradini, Franco de Battaglia, Carlo Dellasega, Silvia De Vogli, Michele Dorigatti, Cesare Dossi, Egidio Formilan, Cristina Galassi, Walter Liber, Diego Nart, Sara Perugini, Dirce Pradella, Bernardino Santoni, Paolo Tonelli, Vincenzo Visetti. Hanno collaborato Carlo Borzaga, Davide Ciola, Silvia De Vogli, Umberto Folena, Paolo Tonelli. Progettazione grafica Cooperativa ARCHIMEDE - Stampa tipografica Cooperativa Nuove Arti Grafiche Abbonamenti Costo singola copia: 3 Abbonamento annuale (11 numeri): 30 Abbonamento semestrale (5 numeri): 15 n n o v e m b r e EDITORIALE 03 Le due anime della nuova governance IN PRIMO PIANO 4-7 Socialità. La funzione delle cooperative di consumo nella comunità si è allargata e oggi comprende la risposta a nuovi bisogni. è quanto è emerso dal Progetto socialità, presentato al convegno del consumo. Il prof. Padovese spiega: La socialità non è un optional, ma il cuore della cooperazione Futuro e cambiamento. Al via un tour sul territorio per parlare di futuro e del prossimo presidente della Federazione. Intervista al nuovo presidente Aci Mauro Lusetti che fa proposte per aiutare i giovani. Internazionalizzazione: la Federazione apre un ufficio in Kosovo. NEWSCOOP 15 Nelle scuole con nuovi occhi per i media 16 Ong e imprese, dialogo possibile 17 Fondazione Mach e Cooperazione insieme 18 A Ledro, lavoro e creatività 19 Bcc, appello all Europa 20 Campagne d autunno 21 Rurale di Levico premiata 23 Mandacarù, a Trento la più grande bottega d Italia 24 Impact Hub apre nel centro storico di Trento 25 Fidente, un sorriso amico contro la povertà CULTURA COOPERATIVA Racconti 26 Franco Brighenti: Maestro cooperatore per capire L'intervista 29 Petrella: sconfiggiamo la povertà entro il 2018 Welfare 30 Contro il non profit Buone prassi 31 Perché diventiamo maestri cooperatori 32 Regali natalizi dal mondo della cooperazione sociale C'è del nuovo 35 Insieme al Coni per promuovere lo sport 36 Progetto 92 : inaugurato il vivaio al Muse 37 Le cooperative trentine all Expo Scuola 38 Cooperquiz, un motivo per studiare di più Finestra sul mondo 40 Cooperazione, modello di sviluppo Storia 41 Una nuova centrale per festeggiare il centenario La ricerca 42 Online banking, il ruolo delle Casse Rurali L'esperto risponde 43 Bonus fiscali per le imprese che investono Libri 42 Pop economix OPINIONI Economia 46 Aspettando il Festival dell'economia Orizzonti 47 Un incompetente tira l altro La porta aperta 48 Famiglia al centro Promozione 2014 Paga i primi 10 abbonamenti a prezzo pieno (30 euro, fermo da molti anni) e i restanti solo la metà. Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Trento n. 26 Registro stampa di data Fidente, sorriso amico contro la povertà Sconfiggiamo la povertà entro il 2018 Natale con le cooperative sociali Le cooperative trentine all Expo

4 2 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N O V E M B R E

5 EDITORIALE Le due anime della nuova governance Fra poco inizieranno su tutto il territorio gli incontri per discutere del futuro del movimento cooperativo trentino. Il contesto in cui ci troviamo ad operare è in continuo cambiamento, e questo ci costringe a compiere analisi e scelte strategiche conseguenti che mai avremmo immaginato prima. Territorio, mercati, appalti, concorrenza, sono solo alcuni dei temi in agenda che i nuovi gruppi dirigenti saranno chiamati ad affrontare. Nuovi almeno per ciò che riguarda l assetto di governance della Federazione, che tra pochi mesi eleggerà il nuovo presidente e il cda. Temi che ci interrogano sulla nostra visione del mondo, da cui qualsiasi strategia prende le mosse. Vedo emergere abbastanza chiaramente, soprattutto in questi anni di crisi, due anime ben distinte, che si rincorrono, a volte competono, si contrappongono, più raramente convivono: gli aziendalisti e i filosofi (la semplificazione è rozza, ma ci capiamo). A scanso di equivoci, dico subito che considero salutari entrambe le posizioni, purché trovino il modo di convivere e interconnettersi, altrimenti per noi non ci sarà futuro. Le cooperative sono imprese, ma non solo. Sono, appunto, imprese cooperative, con dentro un carico di valori che non sono soltanto retaggio della nostra storia, ma parte viva e integrante del nostro presente, delle decisioni che prendiamo, dei rapporti che intratteniamo, delle scelte che facciamo. Della nostra visione del mondo, appunto. Un economista che conosce da vicino la cooperazione come Stefano Zamagni, afferma che chi sceglie di lavorare in cooperativa sceglie anche implicitamente di forgiare in un certo modo, piuttosto che in un altro, il proprio carattere. In questi anni abbiamo cercato di lavorare molto per contribuire a forgiare questo carattere, superando le divisioni tra le diverse anime cooperative, che vivono anche dentro la cooperazione trentina. Se non pratichiamo nei fatti questa nuova consapevolezza, le scelte che dovremo fare organizzative, di mercato, di nuovi rapporti territoriali ci porteranno non alla costruzione interna di una dialettica viva, capace di contemperare le posizioni e di valorizzarle, ma al bivio: o di qua o di là. Più di una avvisaglia è già stata avvertita. La forza cooperativa si misurerà anche dalla capacità di far convivere al proprio interno le differenze. Pena il rischio di una lenta erosione, delle idee prima ancora che dei numeri. Ci sentiamo quindi di raccomandarvi di ragionare avendo chiaro che il compito non è solo quello di trovare un presidente, ma di formare un gruppo dirigente che lo accompagni. Alle rappresentanze di settore, di genere, territoriali ne va consapevolmente aggiunta un altra. La rappresentanza delle sensibilità diverse che dovranno per il futuro convivere contaminandosi. Se il presidente, chiunque sia, le contenesse tutte sarebbe ottimo, ma l importante è che ne sia consapevole e che questa preoccupazione non lo abbandoni mai C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N o V E M B R E

6 IN PRIMO PIANO Sanità e welfare, i nuovi orizzonti della socialità nelle Famiglie Cooperative La funzione delle cooperative di consumo nella comunità si è allargata e oggi comprende la risposta a nuovi bisogni. è quanto è emerso dal Progetto socialità, il cui esito è stato presentato nei giorni scorsi al convegno del consumo. Dopo la fase della ricerca e quella della sperimentazione, ora parte la graduale attivazione dei risultati. Perché il legame tra cooperative e soci resta l elemento distintivo vitale. di Dirce Pradella Inquadrando questo codice con smartphone abilitato potrai vedere il video, realizzato dal Sait, Identità e valori, che spiega in modo efficacie i principi che regolano il funzionamento di una cooperativa di consumo. Questo filmato può essere proiettato nelle assemblee delle Famiglie Cooperative per renderle maggiormente coinvolgenti. Per rafforzare il rapporto tra Famiglia Cooperativa e socio serve attualizzare il bisogno che spinge le persone ad associarsi in cooperativa. Nati per rispondere alle necessità di approvvigionamento alimentare da parte delle famiglie, oggi i negozi del consumo cooperativo sono chiamati ad un altro ruolo, più connesso con la comunità. La scelta di essere un socio di Famiglia Cooperativa, nel 2014, richiama a motivazioni molto più collegate con il paese in cui si vive, con la volontà di mantenerlo vivo e attrattivo, per trovare risposta a bisogni che anch essi cambiano, si ampliano anche al campo della salute. Partendo da queste considerazioni Federazione, Sait e Associazione cooperative del Distretto Adriatico hanno avviato ed ora concluso un importante progetto, chiamato Socialità, il cui esito è stato presentato al convegno autunnale delle cooperative del settore. Dopo una fase di ricerca che ha coinvolto tutte le Famiglie Cooperative e una di sperimentazione che ne ha attivate sei, il progetto è destinato a dare nuova linfa al rapporto associativo che ha bisogno di cure continue e di nuovi ingredienti. Vediamo nel dettaglio. La ricerca di Euricse Partendo dalla differenza tra interesse esclusivo per il socio (e quindi mutualità), e interesse anche per la comunità (e quindi funzione sociale allargata), la ricerca di Euricse si basa sulle risposte ad un corposo questionario somministrato a 58 Famiglie Cooperative su 78. Dalla indagine coordinata da Sara Depedri con la responsabilità scientifica di Carlo Borzaga emerge come le cooperative di consumo siano consapevoli della propria funzione sociale e siano nel contempo impegnate a farla riemergere anche in risposta alla crisi economica. Le cooperative di consumo ritengono che la relazione con i soci sia buona e non evidenzi particolare problematicità. Anzi: il trend di crescita del numero dei soci viaggia a percentuali a doppia cifra e questo comunica ai vertici una certa tranquillità, così come la ricaduta sociale: il 57% delle cooperative ritiene che i soci rappresentino tra il 50 e il 75% dei clienti totali. Le cooperative sentono di rispondere efficacemente alle aspettative rispetto alla comodità, alle offerte, ai premi e alla possibilità di pagare a fine mese senza costi e commissioni. Tutto bene anche sul fronte dei servizi secondari, come la capacità di far diventare il punto vendita un luogo di incontro e socializzazione (punteggio medio 7,7) dove riconoscersi nei valori del movimento (punteggio 6,8). Va detto però che le cooperative rilevano come la crescita nella base sociale e la soddisfazione dei clienti non corrisponda sempre ad una crescita della fidelizzazione. Analizzando la funzione sociale, è emerso come si possano identificare due modelli di cooperazione di consumo. Il primo, quello delle società di piccole dimensioni, dimostra una mission marcatamente sociale, sentendo di perseguire l interesse del territorio ancor più che dei soci, proponendo servizi con altre cooperative e mantenendo una sua identità. Il problema in quest ambito sta nel moderato impatto sociale generato, poiché i processi non sono formalizzati. Il secondo modello di cooperative emerso è quello di medio e grandi dimensioni, con caratteri spesso più marcatamente commerciali, ma anche con una buona capacità di identificare la sua funzione sociale. In quest ambito si pensa a fusioni, alla riduzione delle diseconomie e ci si sente organizzazione che persegue più gli interessi dei soci. In questo caso l impatto sociale è buono, perché le cooperative investono nel territorio per innescare innovazione sociale, lavorano in rete, sono attente all ambiente e cercano di 4 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N O V E M B R E

7 IN PRIMO PIANO socialità comunicare tutto questo ai soci e alla comunità. Dalla ricerca emerge anche come sia necessario ragionare in modo più innovativo su nuovi beni e servizi che la comunità richiede e che possono generare maggiore impatto sociale e aumento delle proprie economie. Ne sono esempi l offerta di servizi postali o di farmaci, ma anche di informazioni turistiche o territoriali, la fornitura di moduli o l assistenza per la compilazione di alcune pratiche. Gli esiti della sperimentazione Un tariffario sanitario e odontoiatrico agevolato a cui possano accedere i soci delle Famiglie Cooperative, un kit di benvenuto che accolga in modo caloroso e diretto chi si avvicina a queste realtà, nuovi servizi attivati da soci volontari (consegna spesa a domicilio, accompagnamento degli anziani a fare la spesa), assemblee più strutturate e motivanti (con filmati, slide e sintesi). Sono questi i principali elementi di innovazione introdotti nelle sei Famiglie Cooperative attraverso la sperimentazione attivata con la consulenza per prof. Luigi Padovese (leggi l intervista a pagina 6): Coop Consumatori Alto Garda, Famiglie Cooperative Vallagarina, Ledro, Monte Baldo, Isera e Ronzo Chienis. Il progetto ha anche previsto di istituire alcuni momenti di valorizzazione dei prodotti che i soci trovano soltanto nel loro supermercato Coop, per far comprendere le caratteristiche distintive in termini di salubrità e sicurezza, attraverso serate di degustazione, con esperti ospiti, produttori coinvolti e tante informazioni utili. La novità più interessante spiega Daniele Lucchini, il collaboratore del settore consumo della Federazione che ha seguito fin dall esordio questo progetto è l introduzione di nuove figure, i soci volontari attivi, persone che decidono di mettere gratuitamente a disposizione del tempo per favorire il ruolo sociale della cooperativa, per esempio garantendo la spesa a domicilio a qualche anziano o ammalato che non riesce a raggiungere il supermercato o accompagnando al punto vendita le persone non del tutto autosufficienti. Sanità integrativa La spesa per la salute incide sempre di più sui bilanci delle famiglie, anche di quelle trentine. Infatti, le lunghe liste d attesa o la delicatezza di determinati accertamenti medici spesso orientano le persone ad affidarsi alla sanità privata, mentre è di questi giorni la notizia di un possibile aumento dei ticket sanitari per il prossimo anno nella nostra provincia. Partendo dall esame di questa situazione, i protagonisti del progetto socialità hanno appoggiato una interessante proposta di Cooperazione Salute, la Società di Mutuo Soccorso del movimento cooperativo trentino: dare la possibilità ai soci delle cooperative di consumo di iscriversi alla Mutua e ottenere, per sé e per i propri famigliari, l accesso ad un network di strutture sanitarie, odontoiatriche e socio sanitarie-assistenziali che offriranno prestazioni ad un tariffario agevolato rispetto ai prezzi di mercato. I soci possessori della Carta in Cooperazione potranno accedere a questa opportunità a partire dal 1 gennaio 2014, dopo aver versato la quota di iscrizione per mezzo di bonifico bancario o destinato ad essa i punti maturati con gli acquisti presso le Famiglie Cooperative. A differenza di una assicurazione sanitaria che individualizza il rischio spiega Andrea Ferrandi, direttore di Cooperazione Salute la Mutua lo aggrega, accogliendo tutti, e riuscendo attraverso i grandi numeri ad offrire coperture sanitarie a costi accessibili. Questo meccanismo è già noto agli oltre dipendenti di cooperative trentine, che godono di una copertura sanitaria integrativa prevista dalla contrattazione collettiva, ma finora raramente esteso alla collettività dei soci. L iscrizione a Cooperazione salute per l attivazione di un piano di assistenza che prevede l accesso alle agevolazioni tariffarie su prestazioni sanitarie, odontoiatriche e socio assistenziali è un primo passo conclude Ferrandi per testare l interesse e i bisogni concreti dei soci del consumo nell area della salute. Se risulterà marcato, potremo in un secondo momento studiare delle vere e proprie coperture sanitarie che comprendano più prestazioni e soprattutto la possibilità per i soci di richiedere rimborsi per le spese sostenute nel corso dell anno. Obiettivi futuri Il nostro primo obiettivo spiega Giuseppe Fedrizzi, responsabile del settore consumo della Federazione è ora quello di allargare il cerchio delle ricadute della sperimentazione. La volontà, infatti, è quella di estendere i risultati a più Famiglie Cooperative, attivando il kit di benvenuto, la sanità per i soci e la particolare e più coinvolgente modalità di organizzazione delle assemblee. Poi, Famiglia per Famiglia, servirà un affiancamento per introdurre anche gli altri benefici, frutto per esempio dell individuazione e attivazione dei soci volontari che potranno studiare e mettere in campo le risposte più utili alle comunità di appartenenza nel campo del welfare. 7' 15" 5 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N o V E M B R E

8 IN PRIMO PIANO La socialità? Non è un optional, è il cu Sei Famiglie Cooperative protagoniste di un percorso durato un anno e mezzo. è il momento di fare il punto del progetto di sperimentazione sulla socialità, sviluppato con la consulenza di Luigi Padovese, esperto di questi temi e con all attivo alcune pubblicazioni dedicate al tema della socialità e delle politiche sociali. di Diego Nart Luigi Padovese è psicologo e consulente di management. Ha insegnato ( ) all'università di Firenze come professore a contratto e collabora da più di vent anni con Coop sia nell'area della socialità che della formazione e sviluppo del personale. Ha pubblicato Socialità e partecipazione (2010) e, con Luciano Visentini, Formazione e politiche delle risorse umane (2000) e Organizzazione e gestione delle risorse umane (2004). Dottor Padovese, cosa è emerso da questa sperimentazione? Parto da un concetto di base: la socialità apre una porta. E questa porta la apre sul socio. Questa sperimentazione, vale a dire la porta che è stata aperta, ha messo in evidenza una serie di aspetti. Alcuni noti, altri meno. La prima è che puntare sulla socialità non è un optional ma è una funzione vitale, è l anima stessa della cooperativa di consumo, è una componente indispensabile per la sua sopravvivenza, per il suo sviluppo. Inoltre ci ha permesso di mettere al centro il socio e di attivare una serie di iniziative a lui dedicate: dal kit di benvenuto al nuovo socio, alla ricerca di soci attivi, ad altre idee ancora. Ci ha anche detto che, il percorso sulla socialità, è un percorso possibile. La socialità è dei soci e non può essere delegata alla direzione e al personale della cooperativa, anche se ne sono naturalmente coinvolti. Sono innanzitutto i soci ad essere chiamati a mettere a disposizione tempo ed energia per promuovere iniziative che esprimano socialità. Un altro aspetto cruciale: è indispensabile fare sistema perché la socialità ha un significato se è trasversale e intercooperativa. Un processo, dunque, non solo del settore consumo ma di tutta la Cooperazione. Non è settoriale ma è di sistema. Può partire da un settore ma deve contagiare, deve interessare, tutti i comparti. In quest ottica, l autonomia di impresa, per fare socialità, deve coniugarsi con la consapevolezza dell appartenenza a un sistema: operare all interno di attività, linee guida condivise e non calate dall alto, avere un luogo integrativo (il gruppo intercooperativo di valle) dove discutere e progettare insieme. Tutto questo permette di sviluppare socialità. Il Trentino in questo è davvero un laboratorio formidabile Il Trentino è molto ricco di socialità per la gran quantità di esperienza di associazionismo, per l attenzione delle istituzioni, per i valori di trentinità presenti. Ma è necessario sviluppare un concetto di organizzazione e di comunicazione della socialità. Intendiamoci: non marketing sociale ma un dialogo con la comunità attraverso la partecipazione e la condivisione. Le cooperative del territorio possono davvero diventare un motore per lo sviluppo della comunità. Mutualismo e altruismo si mettano insieme in processi di partecipazione. La pluriappartenenza da parte di molti soci alle molteplici associazioni presenti sul territorio possa essere un opportunità per collegare sempre di più la Cooperativa alla Comunità. La sperimentazione ha evidenziato altro? Sì, alcuni rischi. La cooperativa se non valorizza la socialità e non fa emergere la sua vera natura corre il rischio di essere percepita sempre più come un negozio e sempre meno come cooperativa, indebolendo la sua forza identitaria. La conseguenza è che i soci diventano sempre più clienti e meno soci. In questa prospettiva è fondamentale coinvolgere i soci nella 6 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N O V E M B R E

9 IN PRIMO PIANO socialità ore della cooperativa vita della Cooperativa, nel progetto economico e nel progetto sociale che la sostengono. Così le cooperative potranno evitare di omologarsi con la distribuzione privata. L individualismo che caratterizza la nostra epoca non favorisce certo la cooperazione. è anche vero, però, che può essere uno stimolo positivo affinché la cooperazione possa rilanciare la sua proposta, facendosi conoscere per la distintività che la caratterizza. Una cooperativa è capace di generare socialità e partecipazione o non è cooperativa. Un altro rischio, un po legato al momento di crisi prolungata, si lega ad atteggiamenti di possibile chiusura e di arroccamento rispetto a tutto ciò che può essere percepito come una novità e che richiede un impegno ritenuto forse eccessivo. Infine, un ultimo rischio da sottolineare: di aderire all idea di socialità ma poi di delegarla al direttore o al personale della cooperativa. Ripeto: la socialità è prima di tutto dei soci. Quali sono le condizioni irrinunciabili per proseguire in questo progetto? Un sostegno convinto da parte del consiglio di amministrazione, il primo depositario della socialità. Altra condizione, soprattutto nella fase di avvio e di rilancio della socialità, riguarda il forte impegno richiesto per cercare e contattare soci attivi volontari. Una volta trovati, coordinarli e motivarli. Bisogna dar loro da fare subito qualcosa, in progetti e iniziative concrete. Inoltre i processi e l organizzazione avviati attraverso la socialità devono essere ben governati sia dalla singola cooperativa che dagli organismi centrali con strutture dedicate, competenze e risorse. Questo per evitare il rischio di avere fatto un bel percorso di sperimentazione che però non ha futuro. Infine l approccio intercooperativo e una socialità trasversale: fin dall inizio dobbiamo avere in mente che, il territorio, è il luogo di espressione principale di socialità. Noi dobbiamo, dunque, avere un fulcro integrativo nella cooperazione e non solo nella singola cooperativa, sul territorio. Il futuro di questo progetto? Fondamentali i tre capisaldi. Il primo: l autonomia, vale a dire cittadini e soci capaci di auto organizzarsi, di innovare i sistemi di relazione presenti sul territorio. Il secondo: la montagna, gente di montagna che ama la propria terra, le proprie origini, il proprio ambiente, che sa essere solidale ma che è aperta al mondo, che è in movimento, che ha voglia di fare innovazione. Il terzo: la cooperazione, cooperatori consapevoli del valore del noi senza dimenticare gli altri, mutualismo e altruismo, soci e comunità. Tre pilastri che ci portano a dire quale è la socialità che vogliamo in sei direzioni di marcia. 7 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N o V E M B R E Quali sono? La prima: il valore e la forza della mutualità e della socialità, portare tanta gente attorno alla cooperativa e viceversa. La seconda il valore della relazione. La terza è l ascolto dei soci: non dare per scontato che tu sai quello che pensano ma dare loro voce in modo organizzato. La quarta il valore delle associazioni, delle reti e della comunità per fare socialità. La quinta è il valore della cooperazione e del sistema cooperativo, creando occasioni di incontro tra le cooperative uscendo dalle reciproche periferie. La sesta è il valore dell autonomia che, attraverso questa proposta di socialità, dia un contributo come cooperazione a innovare il sistema relazionale del territorio, creando connessioni e contatti tra associazioni, operatori economici, enti locali. Perché è strategico rimotivare i soci? Per una questione di fondo: i soci non sono un vantaggio competitivo per la cooperativa, essi sono la cooperativa. Quale è la differenza tra socio, consumatore e cliente? Il socio esprime la proprietà di un impresa di persone. Il socio attivo volontario, poi, è protagonista di un tipo particolare di volontariato. è volontario perché mette a disposizione della cooperativa idee, energie, tempo, risorse in una relazione di gratuità, ma contemporaneamente è protagonista di un progetto economico d impresa. Fondamentale è alimentare questa consapevolezza e mantenerla nel tempo. Il consumatore è un cliente potenziale ed è un attore presente sul mercato, sul territorio, nella comunità. Il cliente è il protagonista di un atto di acquisto, il socio è la base portante della cooperativa di consumo. Certamente la socialità può contribuire a promuovere per il socio, per il cliente, per il consumatore una visione più ampia e consapevole dell atto d acquisto: verso la qualità, l origine e la salubrità dei prodotti, verso l ambiente, verso l eticità della filiera, verso stili di vita sostenibili. Il bilancio della sperimentazione? è positivo. La presenza delle cooperative è stata continua e sistematica in ogni fase e in ogni passaggio. è emersa la consapevolezza che si può aprire una porta che ci aiuta a rimettere al centro dell impresa cooperativa il socio e la sua partecipazione alla vita dell impresa. La socialità può contribuire, inoltre, ad alimentare un vivaio destinato a garantire il ricambio generazionale della classe dirigente. Fondamentale, per questo, il coinvolgimento dei giovani. 8

10 IN PRIMO PIANO Lusetti: serve una staffe La propone il presidente dell Alleanza delle cooperative italiane: le imprese assumono under 40 a fronte del prepensionamento di dipendenti tra i 64 e i 66 anni. Così si innescherebbe un procedimento virtuoso il cui costo andrebbe ripartito tra impresa, Stato e lavoratore. di Umberto Folena Si chiama Alleanza delle cooperative. Ma a lui, Mauro Lusetti, il neo presidente a cui è affidato il compito trinitario di realizzare il processo unitario, da tre denominazioni a una, piace usare un altra espressione, alleanza dei cooperatori. Dettaglio? No, sostanza. «Le cooperative sono fatte di uomini e donne, cooperatori e cooperatrici. Sono loro che devono convincersi e cominciare concretamente a fare l alleanza». Le persone con i loro problemi, a volte i drammi ma anche le capacità, il desiderio e la forza di riscattarsi. Lusetti parla al telefono mentre sta recandosi a Padova, per una storia di morte e risurrezione : una tipografia storica, un impresa alla cui guida si sono avvicendate tre generazioni di imprenditori, l ultimo dei quali, di fronte a difficoltà ritenute insormontabili, sceglie di togliersi la vita. Una tipografia storica ma anche unica, specializzata in ampi formati. I lavoratori si organizzano in cooperativa e il tribunale dà loro il via libera. Competenze e posti di lavoro salvati. Una nuova piccola grande vittoria della forma e dell idea cooperativa. Idea che Lusetti, appassionato ciclista, riassume in una metafora a pedali : «Il ciclismo è uno sport di lunga durata. Ma soprattutto, nel ciclismo come nella cooperazione, non devi aver paura di cadere. Devi fare fatica e accettare l idea di cadere per rialzarti e arrivare fino in fondo». Lusetti, il suo, senza retorica, è un compito storico. Unire, anzi fondere assieme tre denominazioni, tre storie centenarie, tre ispirazioni, tre stili. Che cosa la induce a credere di poterci riuscire? L Alleanza è una grande idea, e tutte le grandi idee esigono una grande quantità di lavoro. Ma è un lavoro entusiasmante. I corpi intermedi sono in crisi: associazioni, società, partiti E noi cooperatori raccogliamo la sfida di costruire un unica forma aggregativa. D altronde così, e non altrimenti, possiamo sperare di avere un futuro. Vuol dire che è una scelta obbligata? Voglio dire che è un fatto evolutivo, nell interesse degli associati e del Paese. Pensare di vincere le sfide lanciate dalla crisi ciascuno per conto proprio è illusorio. L unica soluzione è pensarci e rappresentarci in modo unitario. Prima lei parlava di compito storico senza retorica. Ecco, non vorrei proprio sembrare retorico se dico che è giusto, opportuno, obbligato renderci coscienti di essere forti, una realtà che conta 12 milioni di associati, 1,2 milioni di lavoratori e rappresenta l 8 per cento del Pil. Una realtà del genere deve essere unita per potersi mettere a disposizione del Paese. Del Paese, non della cooperazione? Non coltivo un idea pan-cooperativa della società ma è bene e giusto che abbiamo un alta idea di noi stessi. Là dove un impresa fallisce, noi ci siamo. Là dove lo Stato si ritira, nel welfare, noi ci siamo, operando in chiave di sussidiarietà. Dove imprese sono sottratte alla malavita, noi ci siamo. Fare il nostro bene e il bene del Paese, dare speranza ai lavoratori e a una comunità. Fatti concreti, non slogan. Recentemente, quando il governo ha aperto il fascicolo sul tfr (trattamento di fine rapporto, la liquidazione in busta paga, ndr) siamo stati convocati pure noi affinché potessimo dare il nostro contributo, ancora una volta, lo sottolineo, nell interesse dei cooperatori e del Paese. Se siamo forti, possiamo fare di più. Ma vorrei ripeterlo oltre: chi pensasse di difendere soltanto il proprio orticello cooperativo, farebbe male il suo mestiere. Occorre avere una visione più vasta delle cose. Più forti non tanto per rivendicare quanto per proporre? Sì. I fatti dicono che sempre più spesso bene della cooperazione e bene comune coincidono. In questi anni di recessione, nessuno si è dimostrato resistente quanto noi. Per capirci, non mi risulta che alcuna cooperativa sia scappata all estero, delocalizzando. Le nostre radici, la nostra storia, la nostra ragion d essere sono nel locale, nella comunità da cui siamo nati e di cui siamo a servizio. Pur sapendo che agiamo su 8 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N O V E M B R E

11 IN PRIMO PIANO futuro e cambiamento tta intergenerazionale un mercato europeo. E che essere forti, e avere una dimensione ragguardevole, in questo senso e in questo momento è una necessità. Per resistere e crescere, in quali direzioni devono orientarsi le cooperative? Sono convinto che saranno decisivi il tema del made in Italy e la capacità di aprirci a mercati nuovi, attirando capitali. Penso al turismo, all ambiente e alla cultura, all alimentazione. E penso soprattutto alla messa in sicurezza del territorio e alla riqualificazione delle città. Costruire, costruire l edilizia come l abbiamo conosciuta per decenni è finita. Dobbiamo pensare al risparmio energetico degli edifici, alla mobilità sostenibile, a proteggere le nostre case, i nostri paesi, il territorio da terremoti, alluvioni e frane, uscendo dalla logica dell eterna emergenza. Penso poi al settore del welfare, ai mercati sociali e socio-sanitari, dove si stanno aprendo spazi interessanti. Le cooperative devono farsi trovare pronte. E per i giovani? Vorremmo avanzare questa proposta: una staffetta intergenerazionale. Le imprese assumono degli under 40 a fronte del prepensionamento di dipendenti tra i 64 e i 66 anni. Vorremmo si innescasse un procedimento virtuoso il cui costo andrebbe ripartito tra impresa, Stato e lavoratore che va in pensione, a vantaggio dei più giovani. Certo che realizzare l incontro tra realtà così diverse per storia e ispirazione potrebbe non essere semplicissimo. Lei da quale tradizione proviene? L Alleanza non sarà la semplice somma algebrica di Legacoop, Confcooperative e Agci (Associazione generale cooperative italiane). Stiamo costruendo la casa comune dei cooperatori e delle cooperatrici. La diversità? Sempre senza retorica, sono convinto che la diversità possa e debba essere una ricchezza, non un problema. I nostri punti di partenza sono diversi, è vero, ma la crisi ci spinge nella stessa direzione. Il percorso avviato ci terrà impegnati per due anni e mezzo, per concludersi nel Io? La mia formazione è quasi esclusivamente dentro la cooperazione, sono un cooperatore eletto da cooperatori. Un tempo il confronto con la politica era più ravvicinato, ma molte cose sono cambiate. I cooperatori non cercano Mauro Lusetti nasce a Sassuolo (Modena) nel A 20 anni inizia il suo percorso professionale nel mondo della cooperazione presso Federcoop di Modena e nel 1980 approda a Mercurio Modena, la cooperativa che riunisce i dettaglianti della provincia. In qualità di Responsabile sviluppo e ufficio tecnico dal 1984 guida il gruppo di lavoro a cui è affidata l apertura del Centro commerciale La Rotonda di Modena, il primo ipermercato Conad in Italia, che inaugura nel 1990, anno in cui dalla fusione di Mercurio Modena e Mercurio Bologna nasce Conad Nord Est. Nel 1996 è tra gli artefici dell unificazione con Conad Liguria e Conad Piemonte e nel 1998 della nascita di Nordiconad, di cui diventa tre anni dopo Amministratore Delegato. Dal febbraio 2011 è presidente di Conalec Srl, società partecipata al 60% da Conad e al 40% dal gruppo francese E. Leclerc, con l obiettivo di potenziare la rete degli ipermercati in Italia e di sviluppare partnership in diversi settori. L 8 maggio scorso è stato eletto presidente di Legacoop nazionale. Due mesi dopo, il 4 giugno, diventa presidente dell Aci (Alleanza delle cooperative italiane). la politica e la politica non cerca i cooperatori. Il Trentino ha anticipato di una decina di anni questo processo unitario. L esperienza trentina potrà aiutare l Aci? Il Trentino insegna almeno due cose importanti. La prima: l alleanza si può fare, un unica rappresentanza è davvero possibile. La seconda: l unica rappresentanza è opportuna e necessaria affinché i cooperatori possano essere interlocutori importanti e credibili per la trasformazione della società. Il Trentino non sarà replicabile pari pari a livello nazionale, ma ci dà indicazioni importanti su come procedere C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N o V E M B R E

12 IN PRIMO PIANO parte dal territorio la scelta del nuovo presidente Dal secondo lunedì di novembre al primo mercoledì di dicembre, un calendario di undici incontri sul territorio. Per capire il mondo che sta cambiando, e le sfide che attendono la cooperazione. A partire dalla scelta del nuovo presidente che succederà a Diego Schelfi. La data in calendario è ancora lontana: giugno Parte per tempo il complesso iter elettivo che porterà l assemblea della Federazione ad esprimere il nuovo presidente e consiglio di amministrazione. Un presidente che dopo dodici anni sostituirà Diego Schelfi. Ma prima che una procedura amministrativa, il percorso di elezione dovrà essere un processo di partecipazione e decisione il più possibile dal basso, dai territori, dai cooperatori. Il Consiglio della Federazione ha individuato undici date per cominciare a capire l orientamento dei soci. Un gruppo di lavoro coordinato da Schelfi e formato dai consiglieri e consigliere Marina Mattarei, Giorgio Fracalossi, Mauro Coser, Paola Dalsasso e Katia Tenni, si incaricherà di fare sintesi delle proposte di candidature scaturite dagli incontri, anche se ovviamente sono invitati tutti i consiglieri. L obiettivo è di arrivare, entro l anno o inizio del prossimo, ad una figura che diventerà la proposta del consiglio, e che si metterà a confronto con eventuali altre candidature autonome che si presenteranno ai soci in assemblea. Il metodo scelto dovrebbe consentire di dare voce alle varie espressioni della base, individuando un candidato il più possibile rappresentativo. Cosa prevede lo statuto L articolo 29 bis dello statuto approvato lo scorso giungo dall assemblea straordinaria della Federazione prevede le modalità di candidatura ed elezione del presidente. Esso afferma che Il Consiglio di Amministrazione può proporre all'assemblea un candidato all'elezione alla carica di presidente, individuato attraverso un'apposita consultazione effettuata secondo modalità fissate dal Consiglio di Amministrazione stesso. La candidatura dovrà essere ufficializzata entro il 31 marzo antecedente all assemblea di elezione delle cariche sociali. ( ) Accanto alla proposta del Consiglio di Amministrazione potranno essere presentate altre 10 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N O V E M B R E

13 IN PRIMO PIANO futuro e cambiamento Il programma degli incontri Il via il 10 novembre. Chiusura il 3 dicembre. Undici incontri sul territorio per confrontarsi con i responsabili delle cooperative per discutere assieme a loro intorno ai futuri e necessari indirizzi strategici e alla figura del prossimo presidente della Cooperazione Trentina. Lunedì 10 novembre per la Comunità Alta Valsugana e Bernstol (ore 20) sala Rossi Cassa Rurale di Pergine filiale Piazza Serra; Martedì 11 novembre per la Comunità dell Alto Garda e Ledro (ore 20) a Bolognano alla filiale della Cassa Rurale Alto Garda; Mercoledì 12 novembre per la Comunità Rotaliana Konigsberg e Comunità della Valle di Cembra (ore 20) a Mezzolombardo alla sala riunioni della cooperativa Grazie alla Vita; Lunedì 17 novembre per la Comunità della Val di Sole (ore 17) a Malè alla sede della Cassa Rurale Rabbi e Caldes; Lunedì 17 novembre per la Comunità della Val di Non (ore 20.30) a Cles al Centro Direzionale della Cassa Rurale Tuenno-Val di Non; Martedì 18 novembre per la Comunità della Vallagarina e Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri (ore 20) a Rovereto all Auditorium della Cassa Rurale di Rovereto; candidature secondo le modalità di seguito indicate. Il soggetto interessato deve inviare al Consiglio di Amministrazione una lettera di candidatura, che deve pervenire allo stesso almeno dieci giorni prima dell Assemblea di elezione delle cariche sociali; alla lettera dovranno essere allegate le dichiarazioni di sostegno alla candidatura di almeno quindici soci cooperatori della Federazione che rappresentino i quattro settori (almeno uno per settore) e abbiano diritto complessivamente ad almeno quaranta voti. Le dichiarazioni di sostegno dovranno essere sottoscritte dal legale rappresentante del socio. Viene eletto Presidente il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti presenti in Assemblea. Nel caso in cui nessuno dei candidati alla carica di Presidente ottenga la suddetta maggioranza, si procederà ad una seconda votazione alla quale parteciperanno i due candidati alla carica di Presidente che avranno ottenuto il maggior numero di voti. Qualora vi siano più candidati a parità di voti per il secondo posto utile, tutti i predetti candidati saranno ammessi alla seconda votazione. Nei casi previsti dai due commi precedenti, sarà eletto il candidato che otterrà la maggioranza relativa dei voti presenti. 3 Lunedì 24 novembre per la Comunità di Primiero (ore 17) a Transacqua alla sala riunioni della Cassa Rurale Valli di Primiero e Vanoi; Lunedì 24 novembre per la Comunità Valsugana e Tesino (ore 20.30) a Borgo Valsugana alla sala riunioni della Cassa Rurale Olle-Samone-Scurelle; Lunedì 1 dicembre per la Comunità delle Giudicarie e Comunità della Paganella (ore 20) a Tione alla sede della Famiglia Cooperativa Giudicarie; Martedì 2 dicembre per Comunità Territoriale della Val di Fiemme e Comun Generale de Fascia (ore 20) a Tesero all auditorium Luigi Canal della Cassa Rurale di Fiemme; Mercoledì 3 dicembre per il Territorio Val d Adige e Comunità della Valle dei Laghi (ore 20) alla sala della Cooperazione in via Segantini a Trento. Inquadrando questo codice con smartphone abilitato, puoi leggere lo statuto della Federazione. 11 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N o V E M B R E

14 IN PRIMO PIANO La Federazione apre un ufficio in Kosovo Presso la sede dell ambasciata italiana a Pristina. Obiettivi? Fare ricerca di nuovi mercati e proporre le cooperative trentine per partnership pubblico private, in particolare per la gestione delle acque reflue e della filiera corta per la produzione di energia da biomasse. Il percorso di internazionalizzazione della Cooperazione Trentina prosegue seguendo la direzione della ricerca di nuove opportunità di lavoro per le cooperative associate nell ambito di relazioni di scambio e di partenariato tra territori. Dopo l apertura dell ufficio a Bruxelles e il distacco di un dipendente dell Ufficio legislativo per seguire da vicino le tematiche di rilievo sui tavoli politici europei (dall agricoltura al credito), il Consiglio di amministrazione della Federazione ha deliberato di aprire un ufficio a Pristina, capitale del Kosovo, nella nuova sede dell Ambasciata italiana, in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e l Associazione Trentino con i Balcani. All apertura di questo desk si collega il primo protocollo d intesa per l attivazione di partenariati economici firmato tra la Federazione e il Comune di Peja (capoluogo della regione di Dukagjini). L intesa punta ad una stretta collaborazione su programmi di sviluppo locale che puntino alla valorizzazione delle competenze presenti all interno della Cooperazione Trentina con particolare riguardo ad alcune tematiche: gestione del ciclo di captazione e depurazione delle acque reflue urbane; gestione del ciclo di gestione e trattamento dei rifiuti solidi urbani; energie da fonti rinnovabili; credito rurale e microcredito; educazione, istruzione e formazione professionale; promozione dell imprenditoria giovanile; sviluppo turistico sostenibile. Queste aree strategiche sono state individuate in incontri bilaterali di lavoro nel mese di giugno e confermati dopo l incontro a Trento di fine settembre tra il responsabile dell Ufficio studi e intercooperazione della Federazione Egidio Formilan, i referenti dell Associazione Trentino con i Balcani e il responsabile delle politiche di sviluppo della Camera di commercio del Kosovo, Samir Lleshi. Obiettivo condiviso: fare attività di scouting a favore delle cooperative trentine che hanno poca dimestichezza km² 1,8 milioni di abitanti 7 miliardi di dollari di Pil dollari di Pil pro capite con l estero, per garantire loro nuove opportunità grazie ad un tessuto di relazioni qualificate che accompagnino la creazione di modelli di partnership economiche per lo sviluppo locale in Kosovo, valorizzando le relazioni create tra il Trentino e Peja in oltre un decennio di progetti di solidarietà e gli ottimi rapporti instaurati in questo periodo con l Ambasciata d Italia, l Agenzia di sviluppo nazionale e i referenti dei Ministeri competenti. 12 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N O V E M B R E

15 IN PRIMO PIANO futuro e cambiamento I SETTORI STRATEGICI Il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia nel Da allora ha manifestato l urgente bisogno di un sistema di infrastrutture e di servizi pubblici efficiente, ma dispone di poche risorse finanziarie per realizzarlo. Per risolvere questo problema ha messo a disposizione numerosi strumenti operativi e alcuni incentivi fiscali in sintonia con le esigenze legate al suo essere ufficialmente riconosciuto come potenziale candidato all'adesione dell'unione europea. Il mercato in questione è interessante: la differenza tra le risorse disponibili e la quantità di investimenti necessari per soddisfare le esigenze di infrastrutture fondamentali (gap infrastrutturale) è stimata in circa 1 miliardo di euro. Per colmare questo gap, l Autorità Pubblica intende promuovere Partnership pubblico private (PPP) dando spazio anche alle Partnership a valenza istituzionale (PPPI). I settori nei quali si intende investire in logica di Partenariato Pubblico Privato sono la produzione di energia da fonti rinnovabili (Biomasse), le infrastrutture e la raccolta e depurazione delle acque reflue civili e industriali. La politica fiscale in Kosovo è guidata da semplici regole legate a tre principali regimi. Primo: Imposta sul Valore Aggiunto (VAT). è la principale tassa in Kosovo, pagata su beni e servizi. L aliquota è fissa al 16% per tutti i beni a prescindere dalla loro origine. Esenti i beni destinati all'esportazione. Seconda: imposta sul reddito d'impresa. Si paga su base quadrimestrale in base al fatturato annuale. L'imposta sul reddito d'impresa con un fatturato superiore ai 50,000 è pari al 10%. Terza e ultima: imposta sul reddito delle persone fisiche. Le imposte doganali sulle importazioni in Kossovo sono inesistenti sui beni importati dai Paesi CEFTA e pari al 10% sui beni importati da tutti gli altri Paesi. INCENTIVI E COMMERCIO Per attrarre capitali il Kosovo ha ridotto sensibilmente le tariffe doganali per il capitale fisso (base) e le materie prime per l'agribusiness e alcuni altri settori di produzione. Inoltre per incoraggiare nuovi investimenti, il Governo kosovaro prenderà a breve una decisione su sgravi e agevolazioni fiscali. Le imprese che investono dai 2 ai 10 milioni di euro e creano dai 30 ai 150 posti di lavoro saranno esenti da tassazione per un periodo dai 3 ai 7 anni. Nel primo quadrimestre di quest'anno (2014) il Kosovo ha importato dall'italia 18 milioni di euro esportandone 7 (rappresenta il più alto livello di esportazione verso un Paese UE). Nello stesso periodo il volume complessivo delle importazioni dall'ue è stato di 195 milioni di euro. I principali partner per l'export sono: Italia (25.8%), Albania (14.6%), Macedonia (9.6%), Svizzera (5.5%), Germania (5.4%), Serbia (5.4%), Turchia (4.1%), Cina (1.2 %) Beni esportati: beni trasformati (56%), materie prime(25%), cibo e animali vivi 6%, 4% carburante, macchinari e attrezzature per il trasporto (3%). I principali partner per l'import sono: Germania (12.1%), Macedonia (11.5%), Serbia (11.1%), Italia (8.5%), Turchia (8.0%), Cina (6.4%), Albania (4.4%), Svizzera (0.9%). Beni importati: macchinari e attrezzature per il trasporto (21%), beni trasformati (20%), carburante (16%), cibo e animali vivi(16%), prodotti chimici (10%) etc. Le importazioni dal Trentino sono quadruplicate nel corso del 2014 (dati Camera di Commercio). Oltre ad avere un terreno agricolo molto fertile, il Kosovo possiede risorse naturali come lignite, zinco, piombo, Ferronikel (d.p) Le possibili forme contrattuali Il Kosovo prevede varie forme di partnerariato applicabili, in armonia con le direttive comunitarie: gli appalti di servizio, i contratti di gestione, la locazione, la concessione e la cessione. Ma anche strumenti particolari. I BOT (Build Operate and Transfer), per esempio, prevedono che un soggetto privato progetti, realizzi e gestisca un infrastruttura ma con finanziamenti pubblici che possono essere comunitari, nazionali e regionali. In questo schema rientra anche il contratto chiavi in mano. Poi c è il contratto DBFO (Design, Build, Operate and Transfer), con il quale il partner privato progetta, costruisce, finanzia e gestisce l infrastruttura, ma la proprietà dell opera resta pubblica per tutto il periodo della concessione mentre il partner privato detiene solo il possesso dell infrastruttura stessa per il periodo concessorio. In questo schema contrattuale sono comprese anche la concessione di servizio ed il cosiddetto BOOT (Build Own Operate Transfer), variante della concessione, in quanto il privato costruisce e nel periodo della concessione è anche titolare del diritto di proprietà sull immobile; lo stesso privato al termine della concessione ritrasferisce nuovamente l immobile all Amministrazione (in logica di Project Financing). Infine il JOINT VENTURE PPPI (Partenariato Istituzionale Pubblico Privato), che prevede la creazione di una new entity (società mista) tra pubblico e privato. La società mista, assistita a livello ministeriale, prepara il piano di PPP, lo presenta al Governo per il tramite del Ministero dell Economia e delle Finanze e se lo fa finanziare. I fondi sono attivabili dal partner pubblico grazie ai consistenti aiuti internazionali in capo, in particolare, a Banca Mondiale e BESR. Nel progetto PPPI vengono previsti anche i modelli PPP contrattuali che saranno applicati. 13 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N o V E M B R E

16 Le Casse Rurali Trentine, attente ai temi della sostenibilità e del risparmio energetico, agevolano gli acquisti che favoriscono la salvaguardia dell ambiente. Scopri le soluzioni più adatte alle tue esigenze. le Banche della comunità

17 NEWSCOOP Nelle scuole con nuovi occhi per i media Quali messaggi si nascondono dietro una pubblicità? Quali rappresentazioni della realtà si costruiscono a partire dalla comunicazione televisiva? Quale immagine della donna viene proposta dai media e come entra a far parte del pensare comune? Per rispondere a queste domande e provare a smascherare il sistema dei mezzi di comunicazione, in La presentazione del progetto Nuovi occhi per i media. Da sinistra Giuseppe Armani, responsabile marketing di Cassa Centrale Banca, Lorella Zanardo e Giorgio Pasolli, direttore di Formazione Lavoro. particolare della televisione, nasce la proposta formativa "Nuovi Occhi per i Media", dedicata a studenti degli istituti superiori e delle classi terze medie trentini. Il percorso formativo nasce dalla consapevolezza dell enorme divario tra l uso che i giovani fanno dei mezzi di comunicazione e la scarsa formazione a un accesso consapevole e critico ai media e si pone l'obiettivo di colmare questo gap, fornendo ai ragazzi gli strumenti per accedere all informazione audiovisiva conoscendone i meccanismi. Dopo il grande successo delle precedenti edizioni, in cui sono stati coinvolti oltre studenti, il progetto, coordinato da Formazione Lavoro, prende il via per l anno scolastico con il sostegno anche di oom+ delle Casse Rurali Trentine. Nuovi Occhi per i Media nasce da un idea di Lorella Zanardo, attraverso la sua esperienza di attivismo sui territori e sul web. In moltissimi Paesi europei la media education è oggetto di materia scolastica, si studiano strumenti di lettura e interpretazione di tutte le informazioni che quotidianamente si ricevono da tv, giornali e web. Il marketing di Cassa Centrale Banca, vista la validità dell iniziativa, ha aderito al progetto in quanto si avvicina alla filosofia del giovane attivo propria del sistema di offerta oom+. Una occasione per dimostrare, ancora una volta, come le Casse Rurali Trentine si differenziano sul territorio con iniziative volte a creare supporto e coinvolgimento nei confronti delle giovani generazioni. Il sito e gli altri canali che parlano direttamente ai giovani saranno veicolo privilegiato per diffondere questo progetto. Cooperazione alle Torri Nuova sede per il Servizio commercio e cooperazione della Provincia autonoma di Trento. Da un po di tempo si è trasferito al civico 3 di via Trener alle Torri di Trento nord. Nel dettaglio: al piano terra della Torre C si trovano gli uffici del Servizio commercio e cooperazione e l ufficio attività commerciali. Invece, al piano terra della Torre B, è collocato l ufficio vigilanza sugli enti cooperativi. Per mettersi in contatto: numero telefonico 0461/494786, fax 0461/ Indirizzo di posta elettronica: provincia.tn.it. Orari di apertura al pubblico: lunedì, martedì, mercoledì e giovedì: ; Il venerdì dalle ore alle ore C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N o V E M B R E

18 NEWSCOOP Serve proporzionalità. Non possono valere le stesse regole per le grandi banche internazionali e per le piccole banche di territorio, altrimenti siamo condannati a sopprimere. Diego Schelfi Ong e imprese, dialogo possibile L intervento del presidente Diego Schelfi. La cooperazione è nata in temi di crisi e malattie, proprio come quelli attuali. Ed è ancora uno strumento moderno per creare uno sviluppo giusto. Con queste parole Diego Schelfi, presidente della Cooperazione Trentina, è intervenuto a nome dell Alleanza Cooperativa Internazionale al convegno Le strategie di cooperazione allo sviluppo dell Unione europea: un nuovo ruolo per il settore privato e la società civile, promosso dalla Provincia autonoma di Trento, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale DGCS e da Alleanza delle Cooperative Italiane nell'ambito Dalvit incontra i vertici della Federazione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'unione Europea. Davanti ad una sala affollatissima, il presidente ha ripercorso i progetti internazionali in cui la Cooperazione Trentina è protagonista in Ecuador, in Perù e Mozambico, dove si stanno sviluppando esperienze di cooperative agricole, di credito e di lavoro che stanno dando risultati sorprendenti. Durante la giornata sono stati presentati i nuovi strumenti finanziari che l'unione Europea mette a disposizione di imprese cooperative e ong. Dialogo e collaborazione in tempo reale. Si sono salutati con questo buon auspicio Franca Dalvit, la nuova dirigente del Servizio commercio e cooperazione della Provincia autonoma di Trento e i dirigenti della Federazione Trentina della Cooperazione, con in testa il direttore generale Carlo Dellasega, dopo un cordiale e proficuo incontro conoscitivo. Al centro dell attenzione i temi di maggiore interesse per le cooperative trentine, dalla autonomia della vigilanza alla competizione nel commercio, dal modello del credito alle questioni aperte in agricoltura, passando Il peso delle cooperative nel mondo Per leggere la sintesi dei risultati della ricerca inquadra questo codice con lo smarth phone ,7 miliardi di dollari. Tanto è stato nel 2012 il fatturato complessivo delle 300 maggiori cooperative al mondo. Il dato, contenuto nel report scientifico World Co-operative monitor 2014, è stato diffuso in occasione del Summit Internazionale delle Cooperative in corso a Quebec City da Gianluca Salvatori, ad del centro di ricerca Euricse, partner scientifico della ricerca. per l internazionalizzazione delle cooperative e per l attività nelle scuole fino alla delicata vicenda degli appalti nei servizi. La scommessa è quella di creare tempestività nella comunicazione tra Federazione e Provincia, per cercare di prevenire le situazioni di difficoltà e riuscire così ad attivare strumenti più efficaci. Si tratta della terza edizione del WCM, nato nel 2012 per volontà di ICA (Alleanza Internazionale delle Cooperative) come il primo e il più completo progetto di studio delle cooperative di maggiori dimensioni in tutto il pianeta e del loro impatto socioeconomico. I risultati presentati in Canada tratteggiano un settore in crescita continua, in grado di affrontare la crisi La dirigente Franca Dalvit con il direttore della Federazione Carlo Dellasega. finanziaria globale e di influenzare positivamente il benessere economico e sociale di molti individui. In termini di fatturato totale, infatti, le top 300 cooperative sono cresciute dell 11,6% nel corso delle tre edizioni del WCM (dati del 2010, del 2011 e del 2012). 16 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N O V E M B R E

19 NEWSCOOP La Fondazione Edmund Mach svolge attività di ricerca scientifica, istruzione e formazione, sperimentazione, consulenza e servizio alle imprese, nei settori agricolo, agroalimentare e ambientale. Fondazione Mach e Cooperazione insieme La delegazione della Fondazione Mach accolta in Cavit La Cooperazione Trentina ha incontrato la Fondazione Edmund Mach, rappresentata da un gruppo di docenti impegnato, nella quotidianità, a formare i professionisti dell agricoltura di domani. Si è trattato di un importante momento di dialogo e confronto, tra chi prepara i giovani che domani si occuperanno di agricoltura e chi raccoglie, trasforma e commercializza il 90% circa della produzione agricola trentina.due i momenti: il primo vissuto alla sede della Federazione, il secondo alla Cavit. In via Segantini hanno incontrato il direttore generale della Federazione, Carlo Dellasega, il responsabile del Settore cooperative agricole, Michele Girardi e il responsabile dell ufficio di educazione cooperativa nelle scuole Egidio Formilan. Ricordiamo che entrambi i settori, da sempre, agiscono e interagiscono con la Fondazione Mach. CooperazioneTrentina, esempio di eccellenzain MEMORIA Lo sviluppo economico dove la persona è al centro. Uno sviluppo economico equo e sostenibile che, nello stesso tempo, sia moderno, attivo, che avanza. è la considerazione di fondo che ispira l agenda post 2015 della Cooperazione allo Sviluppo che le Nazioni Unite stanno costruendo in maniera partecipata. Un agenda nella quale il raccordo tra il ruolo del privato, con particolare riguardo alle imprese cooperative, le Ong e la società civile costituirà il perno su cui impegnare le politiche dei Paesi in logica di partnership. è il tema centrale che ha caratterizzato l incontro, promosso dall assessora provinciale Sara Ferrari con i rappresentanti dell Undp, organismo della Nazioni Unite per i Programmi di Sviluppo, Giovanni Camilleri e Barbara Pesce-Montero. L incontro è servito per fare un primo punto su una possibile collaborazione tra Undp e Trentino legata alla valorizzazione nei programmi di cooperazione allo sviluppo in Paesi partner delle buone pratiche locali di sviluppo e coesione sociale realizzate nel nostro territorio a partire da quelle cooperative. Presenti all incontro per la Cooperazione Trentina, Paolo Tonelli, assistente alla presidenza ed Egidio Formilan, responsabile dell ufficio studi e intercooperazione. Foto di gruppo dei partecipanti all incontro. Nino Fedrizzi Aveva la cooperazione nel cuore. Perché Benigno Nino Fedrizzi era nato e aveva sempre vissuto nel territorio che rappresenta la culla della Cooperazione Trentina e perché credeva fortemente nei valori cooperativi. Li metteva in pratica nella sua quotidianità, personale e professionale. Per comprenderlo basta ricordare la sua carica di vicepresidente dell Associazione don Lorenzo Guetti o l impegno che lo aveva visto partecipe nell allestimento del Museo della Cooperazione o ancora alla frequentazione del corso per diventare Maestro Cooperatore. Anche la musica lo affascinava da sempre: era stato ispiratore del Coro giovanile Le Sorgenti. Ha lasciato un vuoto nei tanti che lo hanno conosciuto e apprezzato lasciando un solco profondo di umanità e di spirito di appartenenza alla Cooperazione Trentina. 17 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N o V E M B R E

20 NEWSCOOP Cassa Rurale di Ledro soci 32 collaboratori 5 sportelli A Ledro, lavoro e creatività Con il progetto "Giovani in Movimento 2014", la Cassa Rurale di Ledro sostiene concretamente l orientamento al lavoro dei giovani della sua comunità e incentiva nuove forme di pensiero e l osservazione dei grandi cambiamenti in corso da una prospettiva diversa. La formula Giovani in movimento, giunta al terzo anno, è anche un momento di relazione, in cui il consiglio di amministrazione della Rurale siede accanto ai giovani e condivide le riflessioni, le idee e le domande che nascono durante i question time, momenti che coinvolgono i relatori della materia e i partecipanti stessi. A Pinè la Cassa per la casa Quattro serate nei quattro Comuni che rappresentano l area operativa storica della Cassa Rurale Pinetana Fornace e Seregnano. Due giovedì e due venerdì. Tema e titolo degli incontri: la casa. Sottotitolo: le agevolazioni fiscali garantite dallo Stato per le ristrutturazioni e le riqualificazioni energetiche degli immobili. Tecnici e commercialisti hanno presentato un quadro informativo completo. Lo hanno fatto con linguaggio semplice, rendendo il più possibile comprensibili temi non proprio facilissimi per chi non opera nel settore. Comunità a Tuenno La Cassa Rurale di Tuenno-Val di Non, nell'ambito delle iniziative di incontro con la comunità, ha organizzato la serata sul tema "La capacità del Credito Cooperativo di farsi interprete dei cambiamenti", presso il teatro parrocchiale di Tuenno, gremito da soci e clienti che hanno apprezzato e gradito l iniziativa e, soprattutto, il tema proposto. Wi-fi gratuito con Itas Il Gruppo Itas dimostra ancora una volta di saper guardare al futuro e di essere aperto alle nuove tecnologie con due importanti iniziative: una zona di libero accesso Wi-Fi che copre tutta l area antistante la nuova sede nel quartiere Le Albere, alla quale potranno accedere gratuitamente cittadini e visitatori del parco e del Muse, e un percorso didattico-formativo dedicato ai giovani sulla comunicazione digitale. Un servizio in più sicuramente apprezzato da moltissime persone. Gellindo a Mori Bambine e bambini "amici" di Gellindo Ghiandedoro hanno partecipato a Mori a una bella iniziativa: una festa dal titolo Happy School, promossa dal Consorzio Centriamo e dalla Cassa Rurale Mori- Val di Gresta. Happy School, cioè scuola felice: un modo originale e simpatico di festeggiare l'inizio dell'anno scolastico con giochi, arrampicate, merende, gelati, trucchi coloratissimi, pagliacci che hanno fatto ridere tantissimo i più piccini, musica allegra e tante fiabe. Il Tessadri a Cassa Centrale Cassa Centrale Banca-Phoenix Informatica Bancaria 2 a 1. è il risultato della finale del secondo Memorial Adriano Tessadri di calcio. Il triangolare è stato giocato sul campo di San Donà. Cassa Centrale Banca segue, nel giovane albo d oro del torneo, la squadra della Cooperazione Trentina che, un anno fa, aveva messo al collo la medaglia di metallo più pregiato. 18 C O O P E R A Z I O N E T R E N T I N A n N O V E M B R E

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