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1 MENSILE DI ATTAC ITALIA il granello di sabbia Numero 3 Fuori i mercanti dalle Giugno 2011 nostre vite In questo numero: Analisi Politica - Finanza, crisi, riappropriazione sociale - Vittorio Lovera, Fabrizio Valli - pag. 2 - Disarmiamo i mercati, riappropriamoci dei beni comuni - Marco Bersani - pag. 4 - FinanzCapitalismo. Ultima chiamata - Luciano Gallino intevistato da Marco Revelli - pag. 6 Uno sguardo sul mondo - Speculazione sul cibo e finanziarizzazione - Andrea Baranes - pag. 8 - Mercati valutari e Tobin Tax: ricordare per comprendere - Vittorio Lovera - pag. 10 Le azioni concrete in atto per una prima fase di cambiamento - La tassa sulle transazioni finanziarie. Una tassa contro la speculazione, Misha Maslenikov, Andrea Baranes, Vittorio Lovera - pag ATTAC France e gli Amis de la Terre lanciano la campagna a noi le banche! - pag. 16 Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe prodotto benessere per tutti. Oggi, le ragioni di allora sono ancora più evidenti. Per questo motivo, 10 anni dopo ci rivediamo tutti a Genova, per tessere reti più forti di resistenza, di solidarietà, di costruzione di alternativa alla barbarie e di speranza. Ripensare, recuperare, allargare ed aggiornare lo spirito di Genova che ha segnato una generazione può aiutare. Non a guardare indietro, a quella che ormai è storia, ma a guardare avanti, al futuro che abbiamo tutti e tutte la responsabilità di costruire.

2 Analisi politica Finanza,crisi, riappropriazione sociale La crisi economica è tutt altro che finita. Non si vede all orizzonte nessuna nuova fase espansiva. Anzi, la crisi si sta riaffacciando pericolosamente in Europa e le Istituzioni Finanziarie, tremano. Salvare o no, il debito della Grecia? - è l attuale scontro tra Merkel e Sarkozy, che condiziona, già solo per questo, i Mercati. I salvataggi delle banche, a causa delle politiche neoliberiste delle istituzioni finanziarie mondiali e delle politiche legate al patto di stabilità e crescita dell UE, vengono scaricate ancora una volta sulle popolazioni degli stati con politiche di rigore, privatizzazione e attacco al welfare ed ai diritti del lavoro. Si tratta di una crisi mondiale che non ha origine da qualche isolato speculatore o da qualche paese marginale, bensì nasce dal centro del sistema della finanza statunitense, conseguenza diretta della bolla speculativa (mutui subprime) che l ha colpita, a partire dal Affermare che la sua causa scatenante sia il sistema finanziario non vuol dire che la crisi sia esclusivamente un problema del sistema finanziario cattivo che si riversa su una "economia reale sana". L obiettivo di ogni detentore di capitali è quello di ottenere, nel più breve tempo possibile più denaro di quanto ne avesse prima: la fase produttiva è per lui solo un termine medio inevitabile, un male necessario. La produzione è sempre produzione allo scopo del conseguimento di profitti e le merci ed i servizi vengono prodotti non per la loro utilità ma solo in quanto consentono di perseguire tale obiettivo. Per questo si sono avute nella storia periodiche ondate speculative e finanziarie. Questa crisi nasce dai meccanismi centrali del sistema capitalistico: dalla sempre più aggressiva concorrenza fra capitali per la ricerca di profitti sempre maggiori. E quindi la crisi di trent anni di politiche neoliberali e dell illusione di un capitalismo libero di muoversi dentro la globalizzazione dei mercati. La liberalizzazione della finanza, la delocalizzazione delle produzioni, la precarizzazione del lavoro e le privatizzazioni hanno prodotto un peggioramento delle condizioni di vita di gran parte della popolazione ed un impressionante accelerazione del degrado ambientale. Il ridursi delle occasioni di profitto nei settori produttivi ha portato gli imprenditori a riversare i capitali sui mercati finanziari, nell'illusione che il denaro potesse creare nuovo denaro dal nulla. Ma le speculazioni, anche le più sofisticate, generano profitti fittizi e le bolle finanziarie sono destinate a sgonfiarsi o ad esplodere a contatto con la realtà. I titoli finanziari altro non sono che titoli a partecipare alla divisione di profitti futuri, partecipazione che può avvenire solo se viene creato del valore. La finanziarizzazione è stato un aspetto che ha fortemente marcato sia la fase precedente la crisi, sia la crisi stessa. La deregolamentazione dei mercati finanziari ha dato modo ai finanzieri di girare per il globo intero alla ricerca dei più alti profitti, costringendo le imprese alla ricerca dei massimi livelli di redditività. Questo è stato un ulteriore stimolo per le imprese ad esasperare al massimo i meccanismi che utilizzano per ottenere profitti: intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori, licenziamenti per ridurre costi, sfruttamento di forme di lavoro precario, distruzione dell ambiente, evasione ed elusione delle leggi, delocalizzazione delle imprese in paesi dove le normative ambientali, fiscali e del lavoro sono più permissive, dove i costi del lavoro sono più bassi. Nei paesi della periferia questo ha concorso a rafforzare il meccanismo perverso del debito del Sud del mondo. Questi paesi, per avere le risorse con cui ripagare i creditori vengono costretti dalle istituzioni internazionali alle cosiddette politiche di aggiustamento strutturale: eliminazione di tutte le misure che ostacolino l apertura totale dei mercati, privatizzazioni selvagge, distruzione dello stato sociale, deregolamentazione, politiche economiche che strangolano le fasce di popolazione più povere, distruzione delle economie di quei paesi e ulteriore impoverimento degli stessi. Nello stesso modo questo ha imposto ai paesi più industrializzati politiche di rigore economico che smantellano lo stato sociale e privatizzano i beni comuni; spinto alla deregolamentazione dei mercati ed alla liberalizzazione dei capitali; operato una gigantesca redistribuzione dal salario e dai paesi cosiddetti in via di sviluppo verso le rendite e i profitti dei paesi ricchi, in Europa vincolati ai parametri di Maastricht (trattato sull Unione Europea, 7 Febbraio 1992), al trattato di Lisbona (trattato di Riforma, 1 Dicembre2009) ed al PSC - Patto di Stabilità e Crescita - (1997). Il carattere socialmente regressivo di questi trattati si è chiarissimamente palesato nella gestione della attuale crisi libica (2011) : per colpire i migranti si ritiene possibile rivedere gli accordi di Schengen ( ratificati nell 85 ma entrati in vigore solo nel 95, confluiti poi nel 99 nel Trattato di Amsterdam. Attualmente l Area Schengen per la libera circolazione dei cittadini conta 30 paesi membri ) mentre quando si tratta di alleviare la stretta che sta soffocando i cittadini europei, i trattati politico-economicisti (Maastricht, Lisbona, PSC) vengono considerati immodificabili. Tra gli obiettivi principali che il network europeo degli Attac si pone vi è la costruzione di un Europa radicalmente altra, partendo proprio dall abolizione di questi trattati. Il combinarsi di salvataggi pubblici per i banchieri, con relativo aumento del debito pubblico e dei parametri del Patto di stabilità, che ne richiede il contenimento entro parametri ristretti e arbitrari ha determinato misure di taglio della spesa pubblica, privatizzazioni, attacco al welfare ed al lavoro che colpiscono duramente i cittadini ed hanno ulteriormente aggravato la crisi. La prima fase della crisi greca ( ) né è stata la funesta avvisaglia; Portogallo, Spagna e Irlanda hanno subito seguito. Ora l onda lunga della crisi, secondo le ultime analisi della BCE, si sta avvicinando anche ad Italia e Belgio. La crisi ha sollevato le prime grandi proteste sociali: dagli scioperi generali dalla Grecia agli Indignados in Spagna. Gli effetti devastanti delle politiche neoliberiste, uniti all assenza di democrazia sono stati alla base delle rivolte nella sponda sud del mediterraneo,come abbiamo visto in Egitto e Tunisia. Alla liberalizzazione dei mercati finanziari sono naturalmente connaturati effetti perversi di speculazione e destabilizzazione. Il Granello di Sabbia è completamente copyleft. E anzi gradita la riproduzione e la diffusione di tutti gli articoli, in qualunque modo e forma Per informazioni e contatti: Approfondimenti sul sito: 2

3 3 Si pensi solo al ruolo che il sistema finanziario, con la titolarizzazione dei crediti sui subprime, ha avuto nell estendersi e nel rapido propagarsi di questa crisi. Questa crisi riconferma, quindi, l indispensabilità della lotta contro la finanziarizzazione dell economia, come premessa necessaria, ancorché non sufficiente da sola, a qualsiasi politica alternativa per superare l attuale crisi. I primi indispensabili passi: E necessario quindi mettere in campo una serie di misure per superare la liberalizzazione dei mercati finanziari e il ruolo centrale assunto dal settore finanziario. Non accettiamo che le condizioni di vita dei popoli siano soggette alle esigenze di redditività finanziaria di azionisti e speculatori. Attac Italia richiede l abrogazione delle clausole che vietano di porre restrizioni al movimento dei capitali. È urgente sopprimere i paradisi fiscali e vietare i fondi speculativi che destabilizzano i mercati. Chiediamo la creazione di un polo finanziario pubblico che copra l insieme del settore bancario e sia soggetto a un controllo democratico e a regole rispondenti ai bisogni economici, sociali e ambientali. Ad esempio, per ridefinire operativamente un nuovo ruolo del pubblico, ottenendo la riconversione della Cassa Depositi e Prestiti. Attac Italia aderisce quindi anche al percorso che si sta attivando, a cura dei vari Attac europei,nazione per Nazione, sulle Banche ( in merito a questo il Granello sulla Finanziarizzazione contiene specifico articolo.) A questo proposito, è assolutamente necessario porre fine all indipendenza della Banca Centrale Europea con il contestuale accompagnamento di un capitolato che la obblighi a praticare una politica monetaria conforme alle aspettative democratiche e che metta fine al divieto di finanziamento monetario della spesa pubblica. Infine, chiediamo un controllo dei movimenti di capitali, allo scopo di assoggettarli a finalità sociali e ambientali, nonché a obiettivi di solidarietà internazionale. In Italia nel 2002 Attac Italia ha guidato una campagna per l introduzione della Tobin Tax arrivando a depositare in Parlamento un disegno di legge di iniziativa popolare (quasi le firme raccolte) che dopo aver superato positivamente tutto l iter esplicativo, nelle commissioni riunite Esteri e Finanze (vedi apposito articolo su questo Granello), è decaduta a causa della conclusione di due consecutive legislature parlamentari (Berlusconi II, Prodi ). Una larghissima coalizione internazionale ha ora lanciato una petizione per una Tassazione sulle Transazioni Finanziarie (FTT). L istituzione di una tale tassa potrebbe contribuire a frenare le dinamiche di speculazione finanziaria che caratterizzano anche gli ultimi periodi e che potrebbero portare all esplosione di ulteriori bolle speculative, con gli effetti che abbiamo già recentemente conosciuto. Attac Italia è attiva nella Campagna Nazionale ZeroZeroCinque, per una Financial Transaction Tax, quale uno dei primi elementi per superare le politiche neoliberiste. Una tassa che riteniamo debba avere come obiettivo prioritario l ostacolare la speculazione dei capitali, ma è appunto solo un primo tassello di interventi necessariamente più complessivi e strutturati, come già emerse molto esplicitamente nel corso del Convegno Internazionale Tobin Tax e altri strumenti di Tassazione Internazionale. Riforme Italiane ed Europee che Attac Italia, le associazioni aderenti al Comitato Italiano per la Tobin Tax Europea, il Consiglio Nazionale dell Economia e del Lavoro,il Ministero dell Economia e delle Finanze e quello degli Affari Esteri, organizzarono in Roma il 30 Marzo Accanto a queste tasse specifiche è infatti necessaria una strategia condivisa che orienti verso un rafforzamento sostanzioso ed in ragione progressiva della tassazione dei redditi da capitale. Sappiamo bene che non possiamo aspettarci niente dalla delega a governi che hanno lavorato in questi decenni in senso diametralmente opposto alle nostre proposte. Come allora per la campagna sulla Tobin Tax, il centro del nostro lavoro è la costruzione di Movimenti per cambiare i rapporti di forza e lo stato di cose esistente, collegando le lotte contro i diversi aspetti delle politiche del neoliberismo. Un azione che partendo dall autonomia dei Movimenti pone l agenda politica di fronte a temi e bisogni di soggetti sociali che la politica istituzionale attuale non considera, non delegando quindi niente ma mantenendo sempre un iniziativa autonoma. Il primo passo per uscire dalla crisi secondo Attac Italia sta nel ridare un ruolo centrale al pubblico - come garante dell interesse generale in tutte le dimensioni dell economia, della società, della politica - un concetto di pubblico rigenerato e ridefinito in nuove forme : e questa una riflessione in corso ma che parte senza reticenza da un assunto incontrovertibile: se per oltre vent anni, il pensiero neoliberista ha fatto breccia e sfondato senza incontrare resistenza, una parte non secondaria è stata rivestita anche dalla progressiva distanza che il "pubblico" ha posto rispetto ai bisogni dei cittadini, con una gestione dei servizi che, anziché condivisa, si è progressivamente burocratizzata ed è divenuta appannaggio di pochi tecnici detentori del sapere, senza alcuna reale partecipazione sociale alla gestione dei servizi. [Su questo tema, per eventuali aggiornamenti, vedi il libro del 2006: Servizi Pubblici e Partecipazione Democratica a cura di Attac Italia in collaborazione con Fp Cgil-Arci- Associazione Rete Nuovi Municipi]. Con la straordinaria vittoria dei referendum per l acqua pubblica, di cui Attac Italia e stata tra gli ispiratori e promotori e per il cui esito positivo si e spesa incondizionatamente, si apre una nuova fase in cui emerge una rottura profonda tra le politiche neoliberiste e la volontà dei cittadini. La ridefinizione del ruolo del pubblico parte per noi dai percorsi per un nuovo pubblico partecipativo e per la riappropriazione sociale. Quello finanziario è uno degli aspetti di quella riappropriazione sociale che, come Attac Italia, riteniamo necessaria per superare sia l attuale crisi sia gli effetti delle politiche neoliberiste che l hanno preceduta. Riappropriazione sociale significa sottrarre al mercato ogni sfera che attiene ai diritti, ai beni comuni naturali e sociali per affidarla ad una gestione partecipativa a tutti i livelli. Questo sulla finanza come sull acqua, sul clima come sulle pensioni ed il lavoro. RIAPPROPRIAMOCI DI CIÒ CHE CI APPARTIENE! Vittorio Lovera Attac Italia e Comitato Italiano TobinTax Europea Fabrizio Valli Attac Italia

4 Disarmiamo i mercati, riappropriamoci dei beni comuni Disarmiamo i mercati! fu l appello lanciato nel 1998 da Ignacio Ramonet su Le Monde Diplomatique, che vide la nascita, nel medesimo ann,o di Attac France e negli anni seguenti della rete internazionale di Attac, oggi presente in oltre 40 Paesi, a partire dall Europa. L appello voleva segnalare le avvenute trasformazioni nell economia capitalistica in seguito ai processi di globalizzazione, seguita alla più completa e totale libertà di movimento dei capitali finanziari. In Italia Attac nasce con una grande due giorni assembleare, tenutasi a Bologna nel giugno 2001, un mese prima dell appuntamento di contestazione del G8 di Genova. Quell assemblea, frutto di un lavoro di decine di assemblee territoriali svoltesi nell autunno-primavera 2000/01, poneva la necessità di un associazione/rete nazionale che ponesse la lotta alle politiche liberiste ad un livello adeguato alle trasformazioni in atto. Mentre i movimenti sociali emersi in quella stagione (Seatlle 2009 Porto Alegre 2001) ponevano all attenzione soprattutto gli effetti dei processi di globalizzazione neoliberale, Attac Italia proponeva di alzare il tiro investendo direttamente nella mobilitazione contro la finanziarizzazione dell economia. Il grande appuntamento di Genova 2001 di contestazione del G8 fece emergere il grande movimento di massa che, anche nel nostro Paese, si opponeva alla globalizzazione neoliberista. Furono le giornate, insieme straordinarie e tragiche, nelle quali una nuova generazione scese in campo, costretta dalla scientifica repressione messa in atto dai poteri forti, a perdere immediatamente l innocenza e a doversi confrontare con la dimensione della guerra globale permanente, come tentativo di disciplinamento planetario delle popolazioni, al fine di consentire la completa appropriazione delle risorse umane, naturali, sociali e culturali e permetterne la loro valorizzazione finanziaria. Attac partecipò a quella stagione proponendo da subito una campagna in cui far convergere la necessità di una alfabetizzazione di massa sui temi della globalizzazione e della finanza e 4

5 l urgenza di inserire un granello di sabbia negli ingranaggi dello strapotere dei capitali finanziari. La campagna per una legge d iniziativa popolare che istituisse la Tobin Tax, ovvero una tassa su tutte le transazioni valutarie, per colpire direttamente la speculazione finanziaria, porre al centro la necessità del primato della politica sull economia e procurare un gettito ad uso sociale, fu lanciata nel gennaio 2001 e raccolse firme, ottenendo l importante risultato di aver costruito una conoscenza collettiva su temi apparentemente ostici per le persone. Quel percorso fu, a fasi alterne, sostanzialmente depotenziato da un mondo politico-istituzionale completamente immerso nella religione del pensiero unico del mercato e dell inviolabilità della libertà di movimento dei capitali finanziari. Fu nella seconda fase del movimento no global, quella successiva alla grande stagione (e alla grande sconfitta) del movimento contro la guerra, che vide il riposizionamento degli attivisti e delle reti associative nei territori, che anche l analisi di Attac Italia si riaggiornò. La dinamiche del modello capitalistico nella sua fase liberista rendevano ormai più che evidente come i grandi poteri finanziari non si limitassero più alla sola presa dell economia, ma cercassero di investire totalitariamente l insieme della società, sino alla messa a valore dell intera vita delle persone. Attraverso dinamiche oggi ancor più manifeste con la crisi globale in pieno svolgimento, il modello capitalistico cercava di rispondere alla crisi di sovrapproduzione (troppe merci per mercati saturi) e di mancata apertura di nuovi mercati (per totale impoverimento delle popolazioni di gran parte della pianeta), attraverso il tentativo di appropriazione totale dei beni comuni, visti come nuovi mercati a domanda rigida, ovvero a business garantito (trattandosi di beni essenziali) e di fonti permanenti di liquidità monetaria (attraverso il periodico pagamento delle bollette da parte dei cittadini). Le conseguenze di questa analisi portarono Attac Italia ad immergersi nel 5 campo dei beni comuni ed in particolare a contribuire alla nascita del movimento per l acqua che, in uno straordinario percorso iniziato con il Forum Sociale Europeo di Firenze 2002 e con il primo Forum Mondiale Alternativo per l Acqua di Firenze 2003 e passato per la legge d iniziativa popolare regionale toscana del 2004, la nascita del Forum italiano dei movimenti per l acqua del 2006, la legge d iniziativa popolare nazionale del 2007, è approdata proprio in questo mese alla straordinaria vittoria referendaria con la maggioranza assoluta dei cittadini italiani che chiede l uscita dell acqua dal mercato e l uscita dei profitti dall acqua. La prima sconfitta popolare delle politiche liberiste dopo due decenni, l inizio del disarmo dei mercati che apre la nuova stagione politica dei beni comuni e della democrazia partecipativa. Non è che l inizio, ma aver finalmente alzato la testa permette di guardare l orizzonte. Marco Bersani Attac Italia Continua la campagna tesseramento 2011 di Attac Italia. Per iscrivervi potete scrivere all indirizzo: oppure entrare in contatto con un nostro Comitato Locale, consultando l elenco sul nostro sito:

6 Intendiamoci subito: QUESTO BRANO NON VUOLE PUBBLICIZZARE UN LIBRO se non altro perché in questo caso le pubblicizzazioni dovrebbero moltiplicarsi. E' qui perché ci sembra che esprima - succintamente, ma con sufficienza che cos'è la finanziarizzazione dell'economia, chi ne è toccato e anche qualche accenno a cosa si può fare per combatterlo. FinanzCapitalismo Ultima Chiamata Luciano Gallino intervistato da Marco Revelli Definirei il libro di Luciano Gallino Finanzcapitalismo (Einaudi, 19 euro) decisivo, per comprendere il mutamento radicale di paradigma avvenuto negli ultimi trent'anni. Siamo in un altro mondo, e conviene capirlo piu' in fretta possibile. Perche' il tempo e' davvero agli sgoccioli. Ho intervistato l'autore per l'unita', qui pubblico l'intervista in versione integrale. Sappiamo che l'alternanza tra fasi espansive e produttive e fasi speculative sono sempre state una costante nella storia del capitalismo (ce lo ha spiegato ad esempio Giovanni Arrighi). Ma lei ci fa capire che oggi siamo in presenza di una sorta di salto quantico: ci dice con molta chiarezza che siamo in una fase del tutto nuova, non piu' nel classico capitalismo industriale, ma nel finanzcapitalismo. E ci dice che questo salto quantico e' un salto con esiti potenzialmente tragici. Vi e' stato in questi ultimi trent'anni un enorme sviluppo del sistema finanziario a paragone dello sviluppo del sistema dell''economia reale': se all'inizio degli anni ottanta il volume degli attivi finanziari corrispondeva al Pil mondiale, al momento della crisi ammontava a oltre quattro volte il Pil. Il mondo e' stato radicalmente trasformato da un processo patologico. E' enormemente e patologicamente cresciuta, in particolare nell'ultimo decennio, l'attivita' bancaria, che si continua a chiamare cosi anche se si tratta di attivita' finanziarie estremamente diversificate, non trattandosi piu' delle banche classiche depositi e prestiti, ma di conglomerati giganteschi che operano in ogni possibile settore. E' enormemente e patologicamente cresciuta la finanza ombra, un sistema senza nome ne' indirizzo ne' identita', formata da una grande quantita' di societa' di scopo (i cosiddetti 'veicoli'), e da centinaia di trilioni di dollari di derivati scambiati tra privati (otc) che sono stati un elemento decisivo di destabilizzazione. In questo processo i bilanci delle banche sono diventati incomprensibili e ingestibili, perche' molte attivita' sono state trasmesse ai 'veicoli', in particolare i titoli derivanti dalla cartolarizzazione, ovvero la trasformazione in crediti di debiti derivanti da prestiti alle famiglie o alle imprese (la crisi e' iniziata da li, negli Stati Uniti, dai derivati composti da mutui che le famiglie non erano piu' in grado di pagare). E' enormemente e patologicamente cresciuto il ruolo degli investitori istituzionali (compagnie di assicurazione, fondi pensione e fondi comuni di investimento): essi sono i 'nuovi proprietari universali', possedendo oltre la meta' del capitale delle imprese di ogni genere. E' infine enormemente e patologicamente cresciuto il peso che le istituzioni finanziarie hanno assunto nel governo delle imprese. Dal 1980 in avanti si e' affermato il criterio che un'impresa funziona unicamente per massimizzare il valore delle azioni, e questo ha modificato il criterio di governo e di gestione quotidiana delle imprese, con conseguenze ben visibili, drammaticamente, ogni giorno. A causa di questo sviluppo abnorme, l'insieme del sistema finanziario non e' controllabile da alcuna autorita', non solo per le sue dimensioni, ma anche per la sua composizione: chi parla di costruire 'trasparenza del mercato finanziario' davvero non ha compreso i fondamenti della questione. Questo mercato finanziario non puo' essere trasparente. Siamo su un aereo senza pilota in cabina di pilotaggio. Bisogna riformare il sistema dalle fondamenta, mentre invece dopo la crisi non e' stata intrapresa alcuna riforma. Guardando la copertina del suo libro, dove vi e' un grattacielo visto dal basso che ricorda la torre di Babele, viene naturale pensare che siamo di fronte a una sorta di hybris degli umani, alla smisuratezza di un processo totalmente sfuggito di mano, che ha preso vita propria, fuori da qualsiasi controllo. Si, e' cosi. E lo vediamo ogni giorno come l'intera economia sia totalmente a rimorchio del sistema finanziario. Lo vediamo anche da un punto di vista simbolico, che' il linguaggio della finanza ha permeato ogni ambito della civilta', del discorso quotidiano. Ma se questo sistema tende all'assolutezza, ed e' radicalmente incontrollabile, cio' equivale a uno svuotamento di fatto del concetto stesso di democrazia. Peraltro questo processo, lei lo mette in chiaro molto bene nel libro, e' stato determinato dalle scelte della politica, contrariamente alla vulgata proposta e introiettata dalla politica stessa che si e' dipinta come passiva e impotente di fronte ad esso. Non e' stato per nulla un processo naturale. E' stato invece un grande progetto ideologico, culturale e politico avviato dagli anni cinquanta e che ha preso piede a partire dagli anni ottanta. Non e' vero che la politica e' stata sopraffatta dalla finanza: l'assoluta liberta' di agire che ha acquisito la finanza e' stata un'operazione politica, iniziata peraltro in Europa. Si parla, a questo di proposito, di un 'consenso di Parigi' che ha preceduto il 'consenso di Washington'. La crisi ha dimostrato l'assoluta falsita' della tesi ideologica dell'autoregolazione del mercato, eppure essa continua a presentarsi come l'unica possibile. E questo lo verifichiamo anche nella continuita' delle persone: il consiglio economico di Obama, ad esempio, e' composto da banchieri che hanno avuto parte importante nella deregulation fatta sotto Reagan e Bush. 6

7 Europa degli anni ottanta, Obama: lei sta dicendo che anche il 'centrosinistra' globale e' caduto nella trappola? Si, le cosiddette 'sinistre' hanno fatto proprio lo scenario secondo cui la globalizzazione e' un fatto economico, laddove esso e' stato un fatto eminentemente politico. E' stato un progetto agevolato da organizzazioni internazionali che di democratico non hanno nulla, dal Fondo Monetario Internazionale alla Banca Mondiale alla Commissione Europea. Le sinistre socialdemocratiche hanno adottato il paradigma della signora Thatcher, credendo al fatto che 'non ci sono alternative': percio' le sinistre si sono distinte solo per 'aiutare i piu' deboli', e tamponare i disastri. Il mio timore e' che ancora oggi non abbiano capito che cosa e' successo: sono caduti nella scena del teatro, recitando la parte che la commedia (o meglio, la tragedia) gli ha assegnato, senza rendersi conto che stanno seguendo i dettami di in un immenso sistema industrial-finanziario, agevolato nella sua crescita dalla politica e che alla politica adesso spetterebbe incivilire. 7 Il successo di questo sistema e' appunto anche ideologico: esso si presente come il trionfo della ragione (o forse di una coincidenza perfetta di razionale e reale), dove invece esso e', nella sua essenza, pura irrazionalita'. Il finanzcapitalismo ha in questo senso radicalizzato un'istanza propria del capitalismo industriale, che ha sempre pensato la crescita come una pietra filosofale. Crescita a ogni costo, a scapito del resto. Ma questa furente irrazionalita' la vediamo al lavoro nei suoi esiti tragici, sia nella distruzione dell'ambiente e di qualunque tipo di ecosistema (e qui siamo giunti a un punto limite, davvero di non ritorno), sia nella quotidiana svalorizzazione delle persone. E le persone svalorizzate, infantilizzate come consumatori, non saranno mai in grado di salvare il pianeta. Lei pensa che al punto in cui siamo e' possibile un 'contromovimento', un'alternativa al disastro? Un contromovimento e' un'incognita grossa, nella presente situazione. Credo che una reazione ai danni globali di questo sistema che ci sta dominando possa prendere due direzioni. Una che potremmo definire socialdemocratica, una autoritaria, e in Europa quest'onda e' certamente montante. E' questo il grande dilemma e' questo: e su questo il dado non e' tratto. Lei ha segnalato qualche passo possibile da fare. Si, per esempio la gestione dei fondi pensione, potrebbe essere un passo piccolo ma significativo. La gestione dei fondi pensione e' affidata alle banche depositarie che fanno investimenti i quali assicurino un futuro ai fondi stessi, prescindendo del tutto da un investimento sostenibile, responsabile. I sindacati su questo dovrebbero essere piu' consapevoli e presenti. Ci sono poi riforme che si possono avviare solo in ambito internazionale, ma bisognerebbe cominciare a parlarne: e invece quando se ne parla lo si fa tirando fuori i documenti dell'ue, che pero' non fa altro che invocare trasparenza e sorveglianza, cio' che equivale a mettere telecamere intorno a un edificio pieno di buchi e con le fondamenta che crollano e buio all'interno. E' di questo buio che invece occorre discutere. Tratto da su Criticamente Newsletter 6 maggio 2011

8 Uno sguardo sul mondo Speculazione sul cibo e finanziarizzazione Dalla pubblicità di un paio di anni fa dei fondi di un grande gruppo finanziario internazionale: Approfittate dell'aumento dei prezzi delle materie prime alimentari! Tre la opportunità l'aumento della popolazione, i cambiamenti climatici, la scarsità di acqua e di terre coltivabili. La conseguenza è una penuria di prodotti alimentari e un aumento dei prezzi del cibo. A causa di questo stesso aumento, secondo la Banca mondiale nel solo 2008 il numero di persone malnutrite o sottonutrite è aumentato di 100 milioni. Una splendida opportunità per chi scommette sulla fame dei più poveri. Sul sito della Borsa italiana, accanto ad azioni e obbligazioni si trovano apposite sezioni dedicate agli ETF e agli ETC, i nuovi strumenti di investimento che consentono anche ai piccoli risparmiatori di investire sull'andamento di cibo, minerali, metalli, indici e via discorrendo. Nella sezione di formazione pensata per investitori alle prime armi che intendano lanciarsi in questo mercato, si ricorda come la gamma di commodities replicata dagli ETC è molto ampia e non si limita alle singole materie prime, ma si estende ai loro indici, sotto-indici e indici forward. Tutto ciò permette al risparmiatore, a seconda delle sue aspettative e della sua propensione al rischio, sia di scommettere sull andamento positivo di una singola materia prima, sia di ottenere una posizione ben diversificata su un paniere di commodities. Il cibo come asset finanziario per realizzare un profitto, con buona pace di chi pensa ancora che serva a sfamare le persone. Gli strumenti più utilizzati per speculare sull'andamento dei prezzi delle materie prime sono i derivati, che consentono di acquistare un prodotto a una data futura e a un prezzo determinato oggi. Così, posso comprare un derivato che mi permette di comprare tra tre mesi un certo quantitativo di grano a un prezzo già fissato oggi con la controparte. Se alla scadenza dei tre mesi il prezzo del grano è salito vinco, nel caso contrario perdo. E' oggi possibile scommettere praticamente su qualsiasi materia prima, indice o evento naturale. Esistono dei derivati che permettono di scommettere sul valore futuro di altri derivati, o sull'eventualità di un fallimento di un'impresa o di uno Stato. Nati come strumenti di copertura dal rischio, i derivati rappresentano oggi al contrario la principale fonte di volatilità e instabilità dei prezzi. Gigantesche scommesse sul prezzo futuro di un barile di petrolio o di una tonnellata di grano influenzano pesantemente i prezzi e li condizionano. Secondo la teoria economica classica, il prezzo è determinato dai fondamentali, ovvero dalla domanda e dall'offerta. Parlando di cibo, fattori che possono spingere a un aumento della domanda e quindi dei prezzi sono ad esempio il maggiore consumo nelle economie emergenti, Cina e India in testa, o la richiesta derivante dalla produzione di biocarburanti. Dal lato offerta, il peso dei cambiamenti climatici è sempre più rilevante. Tutti fattori che entrano sicuramente in gioco. Più in generale la produzione e il commercio di prodotti alimentari sono sempre stati caratterizzati da incertezze e squilibri. Il problema è che, da pochissimi anni, questi fattori reali sono esasperati dalla speculazione e dalla massa di investitori sui mercati finanziari. Facciamo un esempio. Esce la notizia che in un Paese produttore di grano la siccità rischia di rovinare il raccolto. Questo può fare calare l'offerta di grano sui mercati, e di conseguenza il prezzo tende a salire. L'aumento del prezzo tende a fare diminuire la domanda, e in questo modo si trova un nuovo equilibrio. E' questo uno dei meccanismi fondamentali della teoria dei mercati efficienti e quindi del neoliberismo, che postula la capacità del mercato di autoregolarsi e la necessità degli Stati di farsi da parte. Cosa avviene, però, nel momento in cui sul mercato del grano esistono speculazioni finanziarie di ordini di grandezza superiori alla dimensione del mercato reale? Alla notizia della siccità degli investitori ipotizzeranno che il prezzo del grano possa salire. Di conseguenza, investire nel grano potrà portare profitti. Così somme gigantesche vengono effettivamente riversate nell'acquisto di grano, il che porta a un aumento del prezzo superiore a quello dettato unicamente dai fondamentali e dalla realtà. La massa dei piccoli investitori vede che il prezzo sta salendo, e potrebbe essere portata a investire a sua volta per approfittare dell'andamento. Questo significa un ulteriore aumento di prezzo, il che attrarrà altri investitori, alimentando la spirale al rialzo. In termini tecnici sui mercati finanziari la domanda è una funzione crescente del prezzo, all'opposto di quanto postulato dalla teoria della domanda e dell'offerta. E' in questo modo che nascono e si gonfiano le bolle speculative, fino al momento in cui i prezzi diventano enormemente sopravvalutati rispetto al valore che suggerirebbero i fondamentali. 8

9 Basta allora un evento in sé limitato per innescare il processo inverso e scatenare una valanga di vendite. Chi acquista quando i prezzi sono bassi e vende ai massimi è chi si trova in posizione di forza sui mercati finanziari disponendo di maggiori informazioni ed esperienza. E' il caso delle grandi banche di investimento, degli hedge fund e degli altri attori che si muovono continuamente sui mercati. All'estremo opposto troviamo i piccoli risparmiatori che si muovono in gregge, subendo i consigli interessati degli stessi attori e intermediari finanziari e che acquistano quando i prezzi sono ai massimi per ritrovarsi con il cerino in mano dopo lo scoppio della bolla. In pratica, se qualcuno guadagna da queste scommesse, qualcun altro deve perdere. I lavoratori che rinunciano al proprio TFR per giocarsi la pensione in borsa, i piccoli risparmiatori spinti sui mercati finanziari rappresentano il parco buoi che alimenta il casinò finanziario. Lo stesso scoppio della crisi ha evidenziato la cinghia di trasmissione attraverso la quale il rischio dei mutui subprime veniva trasferito ai piccoli risparmiatori. Non è unicamente una questione di chi vince e chi perde. I cittadini spinti a investire alimentano con i loro capitali il Moloch finanziario che causa crisi e instabilità dei quali sono vittime. I conti degli Stati sono disastrati, prima a causa dei salvataggi al sistema finanziario che aveva causato la crisi, subito dopo per gli attacchi speculativi ai danni di interi Paesi. La disoccupazione segna livelli record, così come il mercato dei derivati e i bonus con i quali si auto-gratificano i top manager di Wall Street e della City di Londra. In ultimo, sono proprio i capitali di fondi pensione e fondi di investimento ad alimentare la finanziarizzazione dei beni comuni. Questi fondi hanno aumentato in maniera sostanziale la massa di capitali alla continua ricerca di sbocchi di investimento. Oltre la metà del capitale azionario delle cento più grandi imprese delle maggiori economie occidentali (USA, Gran Bretagna, Germania, Francia) è detenuto dagli investitori istituzionali. La disponibilità di azioni e obbligazioni non è più sufficiente. La continua ricerca di opportunità di investimento e di profitto rappresenta un motore di straordinaria potenza nella progressiva privatizzazione e finanziarizzazione di servizi essenziali quali la sanità, l'istruzione, l'accesso all'acqua e molti altri. Ancora una volta, i cittadini sono vittime del sistema che contribuiscono ad alimentare. Il necessario cambio di rotta richiede allora una spinta coordinata secondo diverse direttrici: la revisione delle regole che sovrintendono i mercati finanziari, partendo dall'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie che possa frenare la speculazione; un intervento pubblico mirato alla redistribuzione delle ricchezze; una riduzione dei volumi dei mercati finanziari; una definanziarizzazione delle attività umane e in ultimo, ma non meno importante, un cambiamento dei nostri stili di vita e dei nostri comportamenti in ambito economico e finanziario. I miei soldi, una volta incanalati nei canali bancari e finanziari possono avere enormi impatti, tanto in positivo quanto in negativo. Dobbiamo riappropriarci del nostro denaro e fare si che non alimenti la speculazione, il sistema bancario ombra, i paradisi fiscali, ma vada al contrario a contribuire al bene comune. E' necessario riportare la finanza al suo ruolo originario: uno strumento al servizio dell'economia e dell'insieme della società, e non un fine in sé stesso per fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile. Per andare in questa direzione, come primo passo occorre rendersi conto che nel grande casinò finanziario il banco vince sempre e che l'unico modo per non pagarne le conseguenze è evitare che altri continuino a giocare con le nostre fiches. Andrea Baranes Campagna per la Riforma della Banca Mondiale 9

10 Mercati valutari e Tobin Tax: ricordare per comprendere. Cronistoria di fatti ed eventi, dal 1944 al 2007 L idea di una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera venne suggerita per la prima volta nel 1972 dal Prof James Tobin ( futuro premio Nobel per l Economia nel 1981). L intuizione di Tobin nasceva dalla necessità di creare uno strumento tecnico che fosse in grado di continuare a garantire stabilità ai mercati valutari nel momento in cui il Presidente americano Nixon decise, nel 1971, di porre gli Stati Uniti fuori dagli accordi di Bretton Woods. Gli accordi di Bretton Woods Tra il 1 e il 22 luglio 1944 nella cittadina di Bretton Woods nello stato del New Hampshire si tenne una conferenza monetaria internazionale (oltre 700 delegati in rappresentanza di 44 nazioni). Siamo nel 1944 : si sta ancora combattendo la seconda guerra mondiale ma la preoccupazione delle principali Nazioni industrializzate è già palesata: devono garantire stabilità e sviluppo post-bellico, evitando i gravi errori economici che avevano portato alla drammatica depressione degli anni trenta e devono ricostruire uno scenario economico credibile e di sviluppo, dopo gli anni di lacrime,sangue e debiti ingenerati dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli accordi - il cui fondamento era la fiducia comune su un sistema basato sul capitalismo - erano un insieme di regole e procedure per stabilizzare la politica monetaria internazionale, e favorire il libero commercio Gli accordi di Bretton Woods furono quindi il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti Le caratteristiche principali di Bretton Woods furono appunto due: 1.la prima: l'obbligo per ogni Nazione di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro a sua volta ancorato al valore dell oro(standard aureo del dollaro), che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute. In pratica il sistema progettato a Bretton Woods era un gold exchange standard basato su rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all'oro. 2.la seconda: il compito di equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo Monetario Internazionale (o FMI) e alla Banca Mondiale, meglio definita allora come la Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BM o BIRS), operative dal 46. Nel 1947 fu poi firmato il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade - Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio) sostituito nel 1995 dal WTO (World Trade Organization- Organizzazione mondiale del commercio).che si affiancava all'fmi ed alla Banca mondiale, con il compito di liberalizzare il commercio internazionale. Questo secondo punto era stato previsto e combattuto dal capo delegazione inglese, l economista John Mayard Keynes che non riuscì tuttavia a far accettare completamente la sua idea (anche se, negli accordi complessivi, riuscì a far passare le sue proposte di conseguimento del pieno impiego interno - occupazione e l obiettivo della crescita dei redditi ) di cassa di compensazione internazionale, apertamente osteggiato dalla delegazione americana. Keynes intuì infatti che il sistema di cambi fissi stabilito dagli accordi, in presenza di economie molto diverse quanto a tassi di crescita, può essere mantenuto nel tempo solo a patto di costringere gli Stati Uniti, destinati ad avere una bilancia commerciale e finanziaria positiva, a finanziare i paesi con saldi finanziari negativi. Ma incontra l'opposizione americana verso la predisposizione di fondi destinati a tale scopo, che Keynes avrebbe voluto fossero molto ingenti.i fondi vengono sì predisposti ma sono, per volere americano e grazie all'azione del negoziatore statunitense Harry Dexter White, di dimensioni molto contenute. Risulteranno quindi assolutamente insufficienti a finanziare i saldi finanziari negativi dei paesi più deboli e a fronteggiare la speculazione sui cambi, che nel corso del tempo, e in particolare dopo che la crisi petrolifera degli anni settanta si farà sempre più drammatica. Gli accordi di Bretton Woods,di dichiarata matrice capitalistica, favorirono quindi un sistema liberista, che richiede, innanzitutto, un mercato con il minimo delle barriere e la libera circolazione dei capitali privati: in quei 20 giorni del 1944 si misero i presupposti a tutto ciò che i movimenti antiliberisti combattono ancora al giorno d oggi! Gli accordi derivati da Bretton Woods infatti pur garantendo di fatto una stabilità valutaria internazionale non prevedevano un corretto controllo della quantità di dollari emessi, permettendo così agli USA l'emissione incontrollata di moneta - fatto contestato a più riprese da Francia e Germania - in quanto gli USA esportavano così la loro inflazione, impoverendo di fatto il resto del mondo. Fino all'inizio degli anni '70, il sistema di accordi di Bretton Woods si rivelò sufficientemente efficace almeno nel regolamentare i conflitti valutari tra le Nazioni Industrializzate, ma ovviamente a discapito delle economie più fragili (Sud del Mondo) Poi, dopo circa trenta anni dalla loro ratifica, la guerra del Vietnam, fece aumentare fortemente la spesa pubblica americana e mise in crisi irreversibile quel sistema di cambi fissi: di fronte all'emissione sempre più incontrollata di dollari e al crescente indebitamento americano, aumentavano le richieste di conversione delle riserve in oro. Ciò spinse il 15 agosto 1971, a Camp David, il presidente statunitense Richard Nixon, ad annunciare la sospensione della convertibilità del dollaro in oro. Le riserve americane si stavano pericolosamente assottigliando: il Tesoro americano aveva già erogato tonnellate di oro. Questo evento diede l avvio all instabilità dei mercati economici e finanziari, compensata in una prima fase dal fatto che tutti i paesi ricchi potessero ancora esercitare un controllo reale sull economia, esistendo allora ancora un rapporto certo tra finanza ed economia reale, ma ancora una volta assolutamente insopportabile per le bilance dei pagamenti dei paesi fragili. La proposta di James Tobin La tassa sulle transazioni in valuta estera venne concepita per ammortizzare le fluttuazioni dei tassi di cambio dopo l abbandono del sistema dello standard aureo del dollaro e dei cambi fissi. 10

11 L'idea è molto semplice: ad ogni scambio di valuta in un'altra, una piccola tassa verrebbe applicata - diciamo lo 0,5% del volume della transazione. Questo dissuade gli speculatori poiché tanti investitori investono i loro soldi su una base a brevissimo termine. Se questi soldi vengono improvvisamente ritirati, le nazioni devono aumentare drasticamente i tassi di interesse per far sì che le loro valute restino attraenti. Ma alti tassi d'interesse sono spesso disastrosi per una economia nazionale, come hanno dimostrato le crisi degli anni novanta in Messico, sud-est asiatico e Russia. La mia tassa restituirebbe qualche margine di manovra alle banche emittenti delle piccole nazioni e sarebbe una misura di opposizione ai dettami dei mercati finanziari J. Tobin 11 Nel 1972, poco dopo lo scandalo Watergate in cui rimase invischiata l'amministrazione Nixon (costretto a dimettersi nel 1974), e poco dopo il ritiro unilaterale dal sistema di Bretton Woods che Nixon fece adottare agli Stati Uniti, James Tobin suggerì un nuovo sistema per la stabilità valutaria internazionale, e propose che tale sistema includesse una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera. Il Professor Tobin ricevette in seguito un Premio Nobel per l'economia nel 1981, e il suo nome rimase legato per sempre a questa idea. Naturalmente la comunità economica internazionale non adotto nulla del sistema proposto dal futuro Nobel. Dopo oltre vent anni nel 1997, Ignacio Ramonet, redattore di Le Monde Diplomatique, rinnovò il dibattito attorno alla Tobin Tax con un celeberrimo editoriale intitolato Disarmare i mercati L'uragano che ha colpito i mercati monetari in Asia rappresenta una minaccia per il resto del mondo. La globalizzazione del capitale di investimento è causa di insicurezza universale. Si fa beffe dei confini nazionali e diminuisce il potere degli Stati di difendere la democrazia e garantire la ricchezza e la prosperità dei loro popoli. La globalizzazione finanziaria è una legge a se stessa e che ha stabilito uno stato separato sovranazionale con il proprio apparato amministrativo, proprie sfere di influenza, i propri mezzi di azione.. Ramonet propose di creare un'associazione non governativa per l'introduzione di questa tassa, che venne chiamata ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie per l'aiuto dei Cittadini). L adozione della tassa divenne quindi una sorta di elemento fondativo del movimento altermondialista. Cosa spingeva Le Monde Diplomatique a sostenere che la globalizzazione dei mercati finanziari si fa beffe dei confini nazionali e diminuisce il potere degli Stati di difendere la democrazia e garantire la ricchezza e la prosperità dei loro popoli? 1995 Messico. Esattamente un anno dopo (1 Gennaio 1994) l entrata in vigore dell accordo NAFTA ( North American Free Trade Agreement. Accordo nordamericano per il libero scambio ) che segna anche l entrata in campo proprio nello stato messicano del Chiapas dell esercito di liberazione zapatista una serie di politiche economiche concordate con FMI e BM portano il paese condotto da due Presidenti succubi passivi di tutte le scelte liberiste americane ( Carlos Salinas de Gortari e Ernesto Zedillo ) portano il paese al crack finanziario. Naturalmente il FMI interviene solo dopo il crack, con iniezione di miliardi di dollari in cambio di un ennesimo piano di aggiustamento strutturale : drastico taglio dei salari, delle pensioni, della sanità e dello stato sociale da un lato, riduzione delle tasse alle Imprese per favorire gli investimenti. Il Messico si trascinerà questo debito per oltre un ventennio Crisi Asiatica. Sotto attacco le Tigri del Sud est asiatico tra cui Tailandia, Indonesia e Corea del Sud, Taiwan, Malesia. Nacque da una serie di speculazioni finanziarie che provocarono una forte svalutazione della moneta. La crisi provocò un ritiro dei capitali da parte degli investitori stranieri e delle banche, generando un forte indebitamento da parte delle aziende ed una forte recessione economica. In particolare in Tailandia il bath, la moneta tailandese, subì nella giornata del 2 luglio 97 (la crisi asiatica durò fino a metà 1998) una perdita secca del 25% del suo valore nominale. Il FMI cercò di arginare la crisi versando nelle casse thailandesi oltre 20 miliardi di $ per risanare il deficit nazionale e ripristinare la fiducia del mercato dei cambi nel baht. Questa azione sollevò tuttavia alcuni sospetti apparendo come il tentativo di fornire valuta pregiata per rimborsare le banche occidentali che avevano contratto prestiti con le aziende thailandesi. Paradossalmente i fondi versati dal FMI non fecero altro che alimentare le speculazioni e la fuga di capitali dall'economia thailandese, infatti il nuovo tasso vantaggioso (ma insostenibile per un'economia in piena crisi) del baht convinse i possessori di valuta a convertire i propri patrimoni in $ ed a trasferirli rapidamente all'estero. Insieme al cospicuo finanziamento l'fmi presentò alle istituzioni un pacchetto di riforme per risolvere i problemi strutturali alla base della crisi. Il pacchetto di "riforme strutturali" prevedeva oltre alla levitazione dei tassi di interesse, al taglio della spesa pubblica a all'aumento della pressione fiscale, una maggiore apertura e trasparenza del sistema finanziario unita ad una riforma della legislatura su banche ed istituti di credito. Questa manovra non mancò di sollevare ulteriori dubbi sulla "neutralità" del FMI, accusato di minare la sovranità monetaria nazionale in favore di una liberalizzazione del mercato dei capitali a beneficio degli investitori occidentali. Sulla gestione pre e post crisi asiatica da parte del FMI e sul loro rapporto The East Asiatic Miracle, il futuro premio Nobel per l economia (2001) Joseph Stiglitz sarà nettissimo: nel 2002 pubblica "Globalization and Its Discontents" ("La globalizzazione e i suoi oppositori", Einaudi), dove analizza gli errori delle istituzioni economiche internazionali - e in particolare del Fondo Monetario Internazionale - nella gestione delle crisi finanziarie che si sono susseguite negli anni novanta, dalla Russi ai paesi del sud est asiatico all'argentina. Stiglitz illustra come la risposta del FMI a queste situazioni di crisi sia stata sempre la stessa, basandosi sulla riduzione delle spese dello Stato, una politica monetaria deflazionista e l'apertura dei mercati locali agli investimenti esteri. Tali scelte politiche venivano di fatto imposte ai paesi in crisi ma non rispondevano alle esigenze delle singole economie, e si rivelavano inefficaci o addirittura di ostacolo per il superamento delle crisi Brasile, Russia e Cina. Mica paglia : oggi fanno parte dei Bric, l acronimo ideato per identificare le attuali 4 economie emergenti (Brasile, Russia, India e Cina) e contraltare dei Pigs, i paesi a rischio implosione (Portogallo, Irlanda,Grecia e Spagna). Le dinamiche assolutamente uguali ai precedenti racconti. Talquale l indifferenziato copione : attacco speculativo sulla valuta, fuga dei capitali e degli investitori, aiuti a strozzo del FMI Turchia e Argentina. Anche la crisi turca ( la più prossima territorialmente in quel periodo all Europa) fu complessa e drammatica ma nell immaginario collettivo pensare ad una crisi economica irreversibile richiama alla memorie le immagini che perseguitarono l Argentina per un periodo apparso eterno e compreso tra il 1999 e il 2003 e con il picco di drammaticità nel Ad una pregressa crisi di corruttela dei vari Governi, l Argentina viveva il dramma della dollarizzazione introdotta fin dal 1991 dal Presidente Carlos Menem, sotto la regia del solito FMI, imponendo un tasso di cambio fisso tra Peso e Dollaro per fermare l'iperinflazione e adottò delle estese politiche neoliberiste basate sul mercato, smantellando le barriere protezioniste e le regolamentazioni degli affari, e implementando un programma di privatizzazioni. Queste riforme contribuirono a un significativo aumento degli investimenti privati internazionali e con una recessione che toccò l'apice intorno alla fine degli anni novanta. Fu allora che debito estero, disoccupazione, corruzione e malcontento sociali arrivarono a livelli epocali. Le amministrazioni di Menem e de la Rúa fronteggiarono quindi una diminuita competitività nelle esportazioni (dovuta alla forzata parità del peso con il dollaro), conseguenti massicce importazioni che danneggiarono l'industria nazionale e ridussero l'impiego, un deficit fiscale e commerciale cronico, e il contagio di diverse crisi economiche. La crisi finanziaria asiatica del 1998 causò una ulteriore fuoriuscita di capitale che sfociò nella recessione e culminò nella crisi economica nel novembre del Il mese seguente, in mezzo a sanguinose rivolte, il presidente de la Rúa si dimise.

12 Nel giro di due settimane, 4 presidenti si avvicendarono in rapida successione, fino alla nomina ad interim di Eduardo Duhalde come presidente dell'argentina, da parte dell'assemblea legislativa, il 2 gennaio 2002 l'argentina fu costretta ad ammettere la manifesta impossibilità di far fronte agli impegni economici presi con gli altri stati, (default sulle sue obbligazioni internazionali).il paese nettamente più ricco del cono del Sud, considerato dai burocrati del Fmi l allievo modello era saltato. L'ancoraggio del Peso al Dollaro, vecchio di quasi undici anni, e ormai palesemente controproducente, venne abbandonato. Tuttavia l'improvviso distacco della moneta argentina dalla parità con quella statunitense, ancoraggio che da tempo non era più realistico, la riportò immediatamente ai suoi valori reali, producendo un grosso deprezzamento della valuta (ridotta nel giro di pochi giorni ad un terzo circa del suo valore iniziale) e un conseguente altissimo picco di inflazione. La crisi provocò per quasi un anno un totale blocco dell'economia, l introduzione dell odioso corralito (blocco di tutti i conti correnti, con possibilità di prelievi contingentati da parte dei possessori dei conti), un drammatico aumento di disoccupati e di nuovi poveri, una crisi di liquidità del sistema, un aumento della piccola criminalità e di atti di vandalismo contro banche ed esercizi commerciali, un'allarmante instabilità sociale. Abbandonando le politiche suggerite dal FMI con un tasso di cambio più competitivo e flessibile, tuttavia, la nazione attuò nuove politiche basate su reindustrializzazione, sostituzione di importazione, maggiori esportazioni e consistenti surplus fiscali e commerciali. Per la fine del 2002 l'economia cominciò a stabilizzarsi. Nel 2003, Néstor Kirchner venne eletto presidente. 'L Argentina ristrutturò il suo debito imponendo un forte sconto (circa il 75%) su molte obbligazioni (tale operazione fu poi oggetto di condanne dei tribunali statunitensi e tedeschi); ripianò per intero il suo debito con il Fondo Monetario Internazionale (addirittura chiedendo di restituire anticipatamente tutto il debito residuo per non rimanere invischiata con gli alti tassi d interesse derivanti da quel debito : 21,6 milioni di dollari) rinegoziò contratti con i fornitori di servizi e nazionalizzò alcune industrie in precedenza privatizzate. Attualmente, l'argentina sta godendo di un periodo di alta crescita economica e un miglioramento della stabilità politica. Siamo arrivati circa al Nei vent anni precedenti a questa data sono risultati censiti almeno 308 attacchi speculativi su divise nazionali. Nel 2001, il 76% dei movimenti in valuta estera aveva durata inferiore a 1 settimana (dati Banca Regolamenti Internazionali) e di questo 76% il 66 % non aveva alcun legale con transazioni reali (acquisto merci): solo pura speculazione finanziaria. Il Rapporto del montante dei movimenti in valuta sul commercio reale era pari nel 1977 a 3.5. Nel 1998, periodo di forti turbolenze e crisi - come abbiamo appena visto - questo rapporto era già pari a 60. Solo per capire anche i volumi : nell 89 il turn over giornaliero in valuta era pari a 600 miliardi di $, nel 1998 era più che raddoppiato attestandosi a 1500 miliardi di dollari, per poi dopo il 2001 attestarsi temporaneamente intorno ai 1200miliardi. Ci fermiamo nella sommaria descrizione delle crisi al 2003, ritenendo che le crisi finanziarie più recenti siano ancora beneimpresse nelle memoria anche dei più giovani : agosto 2008 Stati Uniti a furia di contratti a termine e a premio sulle merci, future, crediti reciproci a breve scadenza nelle transazioni tra banche Centrali, swap, stock option e azioni di leverage (senza investire tutto il capitale necessario per acquistare ad esempio 100 a z i o n i, acquisisco il diritto a quelle 100 azioni versando solo 1$ ma avendo così la facoltà di poterle spostare sui mercati bors i s t i c i ) anche il Centro dell i m p e r o finanziario americano ( W a l l S t r e e t ) cade: scivola sui mutui subprime, titoli spazzatura legati all intermediazione immobiliare. E una crisi di dimensioni ciclopiche, che richiama negli americani la paura della grande Crisi del 29.. Saltano numerosissime delle più quotate banche d affari internazionali e parte un nuovo tourbillon di concatenazioni che questa volta riguardano proprio il cuore dell impero finanziario: dopo gli States(2008 e ) la crisi si propaga in Europa : Grecia ( ); Irlanda ( ); Portogallo ( ) : richiesti alla Banca Centrale Europea e alla FMI, aiuti per 78miliardi di ; Spagna ( ). Ma lo strumento proposto nel 1972 da James Tobin proprio per continuare a garantire stabilità ai mercati valutari dopo il decadimento degli accordi di Bretton Woods? Che fine ha fatto la proposta di tassa sulle transazioni in valuta straniera? Abbiamo visto che fino all appello del 1997 di Ignazio Ramonet e alla costituzione di Attac, la proposta era caduta nel dimenticatoio più assoluto. La costituzione di Attac - organizzazione non governativa internazionale - autoformazione orientata all azione, porta migliaia e migliaia di cittadini ad informarsi e a fare pressione, porta gli economisti non schierati col pensiero dominante (neoliberismo) a studiare proposte tecniche, le donne e gli uomini di cultura si fanno ascoltare, spiegano e ascoltano, e gli iter per ottenere la Tobin Tax prendono il via a tutte le latitudini del globo. E un periodo elettrizzante: la curiosità Il tema della finanziarizzazione dell economia diventa centrale per il Movimento no global, ma non solo 23 Marzo 1999 Canada Mozione a larghissima maggioranza (164 si contro 83 no) che impegna il governo ad adottare la Tobin Tax Novembre 1999 Brasile Oltre 100 parlamentari, dopo un incontro internazionale ( Clinton, Blair, Jospin e udite udite, D Alema) sulla finanza mondiale con lusinghieri giudizi sull adozione di nuove misure per prevenire le speculazioni valutarie,creano un fronte trasversale pro TT. Il presidente Brasiliano Cardoso (che deve restituire 41,5 miliardi di$ all FMI per la crisi del 1999) interviene pubblicamente a favore dell adozione della TT nel suo paese. 20 Gennaio 2000 Parlamento Europeo Un gruppo misto propone una risoluzione che impegni la Commissine Europea a presentare entro 6 mesi lo studio di fattibilità per adottare la Tobin Tax in tutta Europa. Nonostante 220 voti favorevoli la risoluzione non passa per 6 voti ( determinante per questa occasione persa il voto contrario di tutta l area trotzchista francese, che valutano la proposta troppo moderata, con un poi riconosciuto errore di valutazione politica). Nasce un gruppo interparlamentare (cui chiede di aderire anche il Canada) di 13 paesi europei favorevoli all adozione della TT. 12

13 19 Novembre 2001 Francia. L Assemblea Nazionale adotta un emendamento alla finanziaria 2001 presentato da Bruno Jetin (Attac France) che introduce la Tassazione sulle transazioni in valuta sul mercato dei cambi Spagna. Viene presentata una proposta di Legge che inizia il suo iter deliberativo Finlandia. Il governo finnico prende ufficialmente posizione in favore della TT e impegnandosi a sostenerla in tutte le sedi internazionali. Nel 2004 il Presidente Alonen dichiara pubblicamente il suo favorevole parere perché inizi l iter parlamentare di adozione Belgio Camera dei Rappresentanti ed il Senato sottoscrivono una risoluzione per impegnare il governo all introduzione dellatt. Nel 2004 con voto trasversale il rami del parlamento belga approvano la tassa con l adozione della cosidetta variante Sphan ( dal nome dell economista P. B. Sphan: l aliquota ditassazione applicata sulle transazione è molto bassa, ma in caso di attacco speculativo sulla valuta nazionale viene portata al 100% del valore) Italia In Italia Attac sceglie una strada difficile ma molto intrigante, democratica e coinvolgente: la proposta di legge di iniziativa popolare. Passa la linea che la finanziarizzazione non è un problema dei tecnici e dei politici, ma che la gente se correttamente informata - sa valutare e giudicare. Parte una capillare campagna raccolta firme, su un tema comunque non semplicissimo da esemplificare: è un periodo indimenticabile: banchetti, dibattiti, creazione di testi esemplificativi, di fumetti divulgativi, gruppo di lavoro per la stesura della proposta di legge. Aderiscono al Comitato TT, costituito da Attac Italia per la raccolta firme, oltre 70 realtà sindacali e associative: un vero movimento trasversale. La campagna raccoglie duecentomila firme (per la precisione ) che verranno consegnate in Parlamento il 18 Giugno Nel frattempo (siamo nella XIV Legislatura, Governo Berlusconi II) sono state già presentate 3 proposte di legge sulla TT : 6 luglio 2001 Proposta Crucianelli (Violante, Benvenuto; Calzolaio, Realacci, Grandi, Chiaromente) 11 luglio 2001 Proposta Nesi (Cossutta, Diliberto, Pistone, Rizzo) 1 Agosto 2001 Proposta Bianchi (Bianchi, Castagnetti, Realacci) Il 18 Luglio 2002 viene ufficialmente depositata la proposta di Legge di Iniziativa Popolare Il 19 Luglio 2002 a nome dell On.le A. Grandi viene presentata una nuova proposta dove tutte le altre confluiscono adottando il testo di legge di Attac Italia. L Indagine Conoscitiva Parlamentare è affidata alle Commissioni Riunite III -Affari 13 Esteri e Comunitari e VI Finanze e il 5 Giugno 2003 vengono auditi alcuni degli economisti (Prof. E. Brancaccio, R. Bellofiore, Felice Roberto Pizzuti) che collaborarono con noi alla realizzazione della proposta. Nel periodo Giugno 2003 fino al 31 Dicembre 2004 avvennero 7 audizioni. Ad Attac, promotore della Proposta, è richiesto di stabilire i contatti con i massimi esperti europei. Vengono auditi in questa prima fase 20 relatori: 8 Economisti, 4 Sindacalisti, 1 Imprenditore, un esperto di Diritto Internazionale, il Direttore Generale dell Ufficio Cambi Italiano e 5 relatori esteri ( Prof. B. Jetin, i due parlamentari belgi Dirk Van Malen e Karine Lalieleux, il Prof. P.B. Sphan e il Prof. J. Pierre Landau capo del gabinetto economico del Presidente Francese Chirac.) E un successo: anche i membri delle Commissioni riunite più scettici, audizione dopo audizione,modificano sostanzialmente posizione rispetto ai pareri forniti (vengono auditi anche rappresentanti di pareri contrari alla Tt, ma sinceramente le loro argomentazioni solo semplici e vuote declaratorie di principio). Gli equilibri politici, sono equilibri politici : i Presidenti delle Commissioni (entrambi di di Centrodestra: Gustavo Selva e Giorgio La Malfa) non se la sentono di dare parere favorevole per il dibattito in aula: viene chiesta una proroga (fino al 31/07/2005) per nuove audizioni. I Professori Monti e Realfonzo, e poi via di internazionale: il prof. Heikki Patomaki, l inglese Sony Kappor, l europarlamentare inglese Glyn Ford, il belga Livien De Nyes. L ultima audizione è fissata il 21 Aprile 2005 : il 23 cade il governo Berlusconi (festa, di breve durata) Purtroppo lo rinominano con il Berlusconi III, dura un annetto durante il quale le Commissioni Riunite non vennero più convocate. Si vota. Or Bene: con il centrosinistra - come nel resto del mondo la Tobin Tax sarà un fiore all occhiello, pensavamo. Un dramma invece, un vero dramma. Nel voluminosissimo programma dell Ulivo di Prodi nessuno spazio per la proposta dei Movimenti, nella prima imbarazzante stesura di Programma. Molti singoli e importanti associazioni nazionali, delusissimi da tale prima bozza, aderiscono ad un comitato di pressione, Cambiare si può capofila ARCI per provare a...far dire qualcosa di sinistra.! Sembra che la proposta TT abbia nemici importanti nell Ulivo. L ultimo giorno, all ultima ora, anche la proposta di TT entra nel programma dell Ulivo. Ne sono talmente convinti che nella rappresentazione grafica del Programma (un albero - l Ulivo - con le sue proposte - le foglie), la foglia Tobin Tax non comparirà mai. L Ulivo vince. Inizia la XV Legislatura. Non veniamo convocati come Commissioni, sembra che il lavoro conoscitivo possa essere sufficiente ad andare in aula. Riusciamo a proporre ed organizzare un Convegno Internazionale con il patrocinio del Ministero dell Economia e delle Finanze e del Ministero agli Affari Esteri Tobin Tax e altri strumenti di tassazione internazionale. Riforme italiane ed europee per un mondo più equo Si svolge il 27 Marzo 2007 al CNEL di Villa Borghese. Successo di pubblico e grande soddisfazione per la qualità di contenuti espressi. Grande consenso sull idea di Attac di costituire un Osservatorio permanente sulle Tasse Globali ( Obiettivi di sviluppo del Millennio Millenium goals dell onu, che contengono sia una Tassa sulle transazioni finanziarie che sui profitti delle multinazionali, stanno orientando molti governi a creare strutture valutative indipendenti ma sovvenzionate, quali enti di pubblica utilità). Lì, personalmente, mi sono illuso : ho detto è fatta! Dieci anni dopo l appello di Ramonet porteremo finalmente a casa la TT anche in Italia. L otto Maggio 2008 invece si chiudeva anticipatamente anche la XV legislatura, con la caduta del governo Prodi, e con essa il sogno attacchino, che una proposta di legge di iniziativa popolare potesse diventare legge dello stato: in Italia infatti una proposta di legge deve essere trattata dai rami della Camera entro due Legislature, se no decade automaticamente. Questa lunga complessa e per ora.irrisolta esperienza ha permesso ad Attac Italia di attivare contestualmente, altri percorsi collettivi, partecipati e democratici che sapessero intrecciare finanziarizzazione e privatizzazione: dal percorso che ha portato alla manifestazione nazionale contro la direttiva Bolkestein(15 ottobre 2005), un primo stop ai progetti neoliberisti europei, e di lanciare, assieme ad altre associazioni e alle vertenzialità territoriali la prima assemblea nazionale dei Movimenti per l acqua, che darà il via alle trasversali battaglie sull acqua bene comune non privatizzabile, che porteranno ad una Legge di iniziativa Popolare per l acqua pubblica e poi ai referendum (finalmente una clamorosa ed assordante vittoria) Attac nasce però appunto per ottenere la tassa sulle transazioni finanziarie: eccoci allora, ancora impegnati con slancio,nel percorso per l istituzione della Financial Transaction Tax. (vedi in merito, articolo specifico) Vittorio Lovera Attac Italia e Comitato Italiano Tobin Tax Europea

14 Le azioni concrete in atto per una prima fase di cambiamento La tassa sulle transazioni finanziarie. Una tassa contro la speculazione La necessità di disincentivare la speculazione finanziaria, impedendo la formazione di nuove bolle e il perpetuarsi incontrastato di operazioni altamente rischiose sui mercati finanziari prive di legami con l economia produttiva ha dato slancio nell ultimo biennio alla proposta di introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF). La TTF è un'imposta con un tasso molto ridotto (tra lo 0,01% e lo 0,1%) da applicare su ogni compravendita di titoli e strumenti finanziari. Un'imposta sufficientemente piccola da non scoraggiare le normali operazioni di investimento realizzate sui mercati finanziari, che non avrebbe effetti apprezzabili per chi opera sui mercati con un'ottica di lungo periodo. Il tasso ipotizzato è nettamente inferiore alle commissioni annuali richieste dai gestori di fondi di investimento o fondi pensione. E' ben diversa la situazione per chi intende speculare. E' oggi possibile comprare e vendere strumenti finanziari centinaia, anche migliaia di volte in un giorno, 24 ore su 24, nella speranza di guadagnare su piccole variazioni dei prezzi degli stessi strumenti. Tali operazioni non hanno alcun legame con l'economia reale, ma aumentano l'instabilità e la volatilità dei mercati, con impatti potenzialmente devastanti per l'economia globale. Realizzando operazioni di compravendita sullo stesso titolo la tassa dovrebbe essere versata volte, il rendendo l'operazione speculativa economicamente sconveniente. E cugina diretta della Tobin Tax, che però tassava solo le operazioni in valuta. Per come è pensata, la FTT sarebbe tanto più onerosa quanto più breve è l'orizzonte temporale dell'investimento. In secondo luogo il mercato dei derivati, con costi delle transazioni molto più ridotte del mercato spot, sarebbe colpito in maniera proporzionalmente maggiore. Le transazioni a brevissimo termine e quelle sui derivati rappresentano esattamente quelle a carattere maggiormente speculativo. Al contrario, le operazioni di compravendita di titoli con orizzonti di medio lungo periodo non subirebbero effetti apprezzabili. In pratica i piccoli risparmiatori, i fondi pensione e gli altri investitori. istituzionali non subirebbero ricadute rilevanti, mentre strumenti altamente speculativi quali gli hedge funds pagherebbero il prezzo maggiore. I VANTAGGI DELLA TASSA Il freno alla speculazione e la generazione di un gettito sono unicamente i due effetti più immediati di una TTF, ma le ricadute positive sono molte di più: 1. Le attività finanziarie sono tassate in maniera del tutto inadeguata o non lo sono per nulla, in particolare rispetto alla tassazione sul lavoro. Una TTF va quindi nella direzione di una maggiore giustizia fiscale. 2. A pagare la tassa sono i grandi attori della finanza, e in particolare quelli a vocazione speculativa. La TTF è dunque uno strumento di redistribuzione delle ricchezze su scala globale e obbliga la finanza a pagare almeno una parte del costo della crisi. 3. Si ridà alla sfera politica una forma di controllo su quella finanziaria adottando una misura che permette di tutelare la stabilità finanziaria intesa come Bene Pubblico Globale. 4. Viene diminuito il volume complessivo delle attività finanziarie, liberando risorse che si possono investire nell'economia reale e riequilibrando, almeno in parte, le enormi disparità tra economia reale e attività meramente finanziarie. 5. L'imposta premetterebbe di migliorare la trasparenza e la tracciabilità dei flussi finanziari. 6. La TTF rappresenta uno dei sistemi più efficaci per adottare dei controlli sui flussi di capitale in entrata e in uscita dai Paesi, un'altra misura fondamentale per riscrivere le regole che sovrintendono la finanza globale. 7. A regime il gettito è prevedibile, permettendo di finanziare obiettivi di lungo periodo. 8. La maggioranza delle grandi imprese è oggi controllata da attori finanziari e investitori istituzionali che hanno come obiettivo profitti a breve e la massimizzazione del valore delle azioni, non uno sviluppo sostenibile dell'impresa. Questo crea instabilità per il mondo produttivo ed è una delle principali manifestazioni della finanziarizzazione dell'economia. La TTF permetterebbe di porre un forte freno a tale fenomeno, provvedendo a una definanziarizzazione dell'economia. 9. La TTF avrebbe ulteriori ricadute positive per il settore produttivo. L'eventuale minimo costo supplementare della tassa sarebbe ampiamente compensato dalla maggiore stabilità dei cambi, dell'import-export, dei prezzi delle materie prime e via discorrendo. IL GETTITO DELLA TASSA Uno dei principali vantaggi della tassa sulle transazioni finanziarie risiede nell'enorme gettito che garantirebbe. Con un'imposta dello 0,05% parliamo di 200 miliardi di euro l'anno nel caso di una sua applicazione in Europa e di 650 miliardi di dollari all anno se applicata su scala globale. Rimangono aperte due questioni. Primo: come impiegare questi soldi e per quali attività? Secondo: chi gestirebbe il gettito e chi dovrebbe occuparsi della raccolta e della supervisione? Riguardo il primo punto, le reti della società civile internazionale che spingono per l'introduzione della tassa chiedono che la metà del gettito venga impiegato su scala nazionale nei Paesi che l'hanno adottata e verrebbe destinato esclusivamente ad interventi sociali aggiuntivi : al sostegno del reddito e dell occupazione, all innovazione ed alla ricerca, alla tutela dei beni comuni; l'altra metà sarebbe destinata a scopi internazionali, finanziando interventi di lotta alla povertà e ai cambiamenti climatici., alla cooperazione internazionale, e alla mitigazione delle catastrofiche criticità sociali e ambientali nel Sud del mondo nonché al finanziamento dei beni pubblici universali. Il 50% del gettito sarebbe quindi gestito da ogni singolo Stato e destinato alle sue spese sociali, al welfare, a rimettere in sesto i conti pubblici disastrati dalla crisi, spostando il conto della crisi stessa dai cittadini che ne hanno già pagato le conseguenze ai grandi attori della finanza che ne rivestono le maggiori responsabilità. La tassa permetterebbe quindi di prelevare delle risorse dai grandi attori della finanza per restituirle ai cittadini. Non per nulla viene chiamata nel mondo anglosassone la Tassa Robin Hood. Dall'altra parte, quella sulle transazioni finanziarie è un tipico esempio di tassa globale, la cui applicazione può contribuire a tutelare un bene comune la stabilità finanziaria internazionale - e il cui gettito può finanziare altri beni comuni. 14

15 Il peso della crisi ricade anche, e forse soprattutto, sui Paesi più poveri, che non hanno nessuna responsabilità per la crisi attuale e che, non avendo dei mercati finanziari sviluppati, non trarrebbero beneficio da un utilizzo del gettito per politiche nazionali. In questo quadro, la metà delle entrate dovrebbe essere utilizzata per obiettivi internazionali, ovvero per la lotta ai cambiamenti climatici, per la cooperazione e l'aiuto allo sviluppo e per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Considerando il gettito, la TTF potrebbe dare un contributo di grande rilevanza in tutti questi ambiti. La seconda domanda riguarda la gestione della tassa. Si possono ipotizzare due casi opposti e una serie di situazioni intermedie. A un estremo, i singoli Paesi riscuotono il gettito e ne decidono l'impiego. L'intero processo viene quindi gestito a livello nazionale. In questo caso i Paesi con i mercati finanziari più sviluppati (Usa, Gran Bretagna, Germania) raccoglierebbero il grosso delle entrate. All'estremo opposto, il processo viene interamente gestito a livello internazionale dove un'istituzione ad hoc, sotto l'egida dell'onu, si occupa di tutti gli aspetti. Questa seconda ipotesi presenta diversi vantaggi: rispecchia l'idea di una tassa globale e permetterebbe di rafforzare la cooperazione internazionale. Uno dei motivi principali della crisi nasce dall'esistenza di un solo mercato finanziario globale senza frontiere, mentre le leggi e le normative sono ancorate agli Stati Nazione. Una gestione sovranazionale della TTF permetterebbe di introdurre delle regole globali in risposta a dei problemi globali. Dall'altra parte, però, al momento un tale meccanismo è molto difficile da ipotizzare e rischierebbe di allungare notevolmente i tempi di attuazione della tassa, mentre uno dei suoi vantaggi principali risiede nella semplicità tecnica della proposta. E' infatti improbabile che allo stato attuale i governi nazionali siano disposti a rinunciare alla propria sovranità in materia fiscale. Per rendersi conto di tale difficoltà basta citare l'esempio dell'unione Europea, che ha adottato un mercato unico, una moneta unica, la libera circolazione delle persone, ma dove i singoli Paesi mantengono un controllo ferreo riguardo le politiche fiscali e la gestione delle entrate. Per questo, l'ipotesi proposta è quella di partire con un'imposta che faccia capo ai singoli governi, i quali si impegnano a vincolare il 50% delle entrate a obiettivi internazionali. Progressivamente, con l'entrata a regime della tassa sulle transazioni finanziarie, ci si può poi spostare verso una gestione sempre 15 più internazionale, raggiungendo gli altri vantaggi segnalati. E questa la ratio utilizzata dal Gruppo Lex della Campagna ZerZerCinque per la bozza della proposta di FTT Italiana (che trovate linkata sul nostro sito). Misha Maslenikov, Andrea Baranes, Vittorio Lovera per Coordinamento Campagna ZeroZeroCinque IPERTESTUALE: Il Granello di Sabbia può essere scaricato anche dal nostro sito: A questo articolo è allegata la bozza della proposta di legge che, per ragioni di spazio, non abbiamo inserito e che troverete nella pagina dedicata ai Granelli sul nostro sito, linkata nel menu sotto la testata, cercando sotto il granello di sabbia info n. 222

16 ATTAC France e gli Amis de la Terre lanciano la campagna a noi le banche! Di fronte all'atteggiamento rinunciatario del G20, Attac e gli Amis de la Terre lanciano la campagna A noi le banche! per un controllo dei cittadini sul sistema bancario. Parigi, 14 aprile 2011 I ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali dei paesi del G20 si riuniscono oggi a Washington, per la seconda volta dopo l'inizio della presidenza francese del G20. Nel momento i cui i 20 hanno rinunciato a lottare contro la speculazione e a controllare severamente l'attività finanziaria, gli Amis de la Terre di Francia e Attac Francia chiamano alla mobilitazione su una campagna comune: A noi le banche. Si apre oggi un mese di valutazione delle banche da parte dei cittadini, con l'aiuto di un questionario inviato dalle associazioni e dai cittadini alle direzioni generali dei principali gruppi bancari che operano in Francia. Noi facciamo una ventina di domande per fare trasparenza sulle conseguenze sociali ed ecologiche delle loro pratiche. Ci attendiamo le risposte nell'arco di un mese, al termine del quale le pubblicheremo con i nostri commenti. I vertici passano e, nonostante le promesse, stiamo sempre aspettando la messa in opera di misure significative, che siano realmente obbligatorie per gli ambienti bancari e finanziari. Mentre i popoli subiscono le conseguenze ecologiche e sociali della crisi, la responsabilità degli i agenti finanziari, in particolare quella delle banche private, non è stata sinora riconosciuta dai governi. Ponendo il reddito finanziario al centro delle loro politiche di investimento, a discapito dei criteri sociali ed ambientali, le banche finanziano delle imprese e dei progetti controversi, che rovinano l'ambiente, si accaparrano la terra e violano il diritto delle comunità locali. Questa legge del profitto ad ogni costo fa anche sì che la banche rischino i depositi delle persone sui mercati finanziari; gli azionisti ci guadagnano sempre, la collettività e gli individui sono trasformati in profitto per pagare le eventuali perdite. Infine, impiantandosi nei paradisi fiscali e facilitando l'evasione fiscale, privano gli stati di importanti entrate fiscali, in un sistema in cui l'imposta resta il principale strumento di redistribuzione delle ricchezze e di finanziamento dei servizi pubblici. Speculazione e assunzione dei rischi, politiche verso i clienti, rapporto con i dipendenti, impatto ecologico e sociale dei finanziamenti, democrazie nel funzionamento: sono gli aspetti sui quali le banche sono interpellate con un questionario elaborato dalle due associazioni e messo a disposizione del pubblico. I clienti sono invitati a usarlo nel mese prossimo al fine di interpellare le banche sulle loro pratiche. Al termine del mese le risposte ricevute saranno pubblicate, al fine di permettere a ciascuno di valutare il funzionamento della propria banca. Nel quadro di questa campagna comune, ATTAC e Les Amis de la Terre propongono una serie di alternative concrete, indispensabili: la creazione di una tassa sulle transazioni finanziarie, una stretta definizione dei prodotti derivati, l'inquadramento delle attività e una limitazione delle remunerazioni dei traders e dei dirigenti di banca. Thomas Coutrot, copresidente di Attac France, commenta: Noi vogliamo dare ai cittadini degli strumenti per esigere dal sistema bancario un comportamento responsabile. L'opacità e la rapacità delle banche non sono più tollerabili. Dipendenti di banche, clienti, associazioni, lavoriamo insieme per dimostrare che un'altra banca è possibile. Juliette Renaud, incaricata degli Amis de la Terre per la Responsabilità degli attori finanziari, completa: E' giunto il tempo di richiedere dei conti alle nostre banche. Di fronte ai derivati del settore bancario, è più che mai necessario instaurare un controllo dei cittadini, che permetterà di verificare che le somme depositate in banca siano utilizzate nell'interesse pubblico, senza pericoli né per la gente né per il pianeta. Di fronte alla potenza della lobby bancaria e finanziaria, che blocca ogni tentativo di fissare delle regole, gli Amis de la Terre e ATTAC chiedono ai clienti, ai dipendenti e alle associazioni di unirsi per esercitare una vera pressione sulle banche e sui poteri pubblici: A noi le banche! Contatti stampa: Caroline Prak, Les Amis de la Terre +Francia Thomas Coutrot +Francia IPERTESTUALE: Il Granello di Sabbia può essere scaricato anche dal nostro sito: A questo articolo è allegato un questionario sulle banche che, per ragioni di spazio, non abbiamo inserito e che troverete nella pagina dedicata ai Granelli sul nostro sito, linkata nel menu sotto la testata, cercando sotto il granello di sabbia info n

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