GIOCOGIOCARE. Atti del seminario. Direzione centrale cultura e affari sociali Servizio osservatorio per le politiche sociali Spazio Neutro

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1 GIOCOGIOCARE Il gioco e il giocare come strumento di relazione nei servizi per il diritto di visita e di relazione del coordinamento della Provincia di Milano Atti del seminario Direzione centrale cultura e affari sociali Servizio osservatorio per le politiche sociali Spazio Neutro

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3 GIOCOGIOCARE Il gioco e il giocare come strumento di relazione nei servizi per il diritto di visita e di relazione. Gli atti del seminario del 18 ottobre 2007 Palazzo Isimbardi, Provincia di Milano Progetto grafico Editing Disegni Roberto Aprigliano, Barbara Forti, Settore Comunicazione Marco Codignola Gabriele A cura di Paola Dallanegra, responsabile del Coordinamento dei servizi per il diritto di visita e di relazione, Provincia di Milano Alberto Zoia, responsabile Osservatorio Spazio Neutro Via Pusiano 22, Milano tel

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5 Indice Giovanni Daverio Direttore settore politiche per la famiglia, Comune di Milano Ezio Casati Assessore alle attività economiche, formazione professionale, programmazione socio-sanitaria rapporti con volontariato associazioni e terzo settore, politiche familiari e della terza età, servizi sociali; Provincia di Milano Francesca Codignola...ma il bambino dovʼè? Emanuela Buda la parola agli operatori: Perché un gruppo di studio sul gioco? Presentazione di giocogiocare Silvia Fornari Il gioco, il giocare, come strumento per avvicinare il bambino e comprendere la sua situazione emotiva Cristina Nicolini la parola agli operatori: Un diverso modo per mantenere il legame: quando il gioco e il comunicare diventano incontro, la storia di Anna e Francesco Luisa Della Rosa Il gioco, il giocare come strumento per sostenere la relazione bambino genitore Monica Pinciroli la parola agli operatori:... passeggiando in bicicletta io e te.., la storia di Baldo

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7 GIOCOGIOCARE Gli atti del seminario 18 ottobre 2007, Milano Dr. Giovanni Daverio Direttore settore politiche per la famiglia, Comune di Milano Porto volentieri il saluto dellʼassessore Mariolina Moioli allʼappuntamento odierno che focalizza il tema complesso del diritto di visita e di relazione del minore con le sue figure di riferimento affettivo. La vostra massiccia presenza è un elemento significativo perché evidenzia lʼimpegno di tanti operatori in prima linea nellʼattività quotidiana e nella ricerca elaborativa di nuove modalità di intervento in un ambito di nota criticità relazionale nel nostro contesto sociale. Un ringraziamento ovviamente alla Provincia che ha organizzato questo momento di confronto, che trovo assolutamente lontano da un esercizio lezioso di carattere teorico, e che, viceversa evidenzia molto attentamente il rapporto fra i livelli dellʼintervento operativo di un servizio specialistico, e la ricerca metodologica che guida, in termini relazionali, i rapporti tra adulti e minori, ma anche fra i minori stessi. Credo quindi che il significato del convegno manifesti intenzionalmente una contraddizione positiva: uno dei servizi che interviene negli ambiti di criticità estrema della relazione fra adulti e minori nel nostro contesto sociale, indica infatti una delle attività più antiche della storia delle relazioni, cioè il gioco, come strumento relazionale. È perciò solo apparente la contraddizione tra i due modi di porsi, ribadisco, da una parte la specializzazione di un intervento come quello di Spazio Neutro, dallʼaltra la cosa più normale, più naturale, che dovrebbe caratterizzare il rapporto genitori bambini. Da questi momenti di riflessione credo ci si aspetti dagli operatori nuove proposte metodologiche, che devono poi generalizzarsi, ma anche le Istituzioni si dinamizzano, nel momento in cui assumono la responsabilità nel sostenere le ricadute positive delle nuove acquisizioni nellʼorganizzazione dei servizi. Le tematiche inerenti il servizio Spazio Neutro, vedono convergere nel nostro contesto territoriale una buona collaborazione tra gli enti che attraverso diverse competenze cercano di raggiungere, in maniera condivisa, i medesimi risultati e gli stessi obiettivi: affrontare, con unʼattenzione molto orientata al prevalente interesse del bambino, una serie di problemi legati proprio alle conflittualità dei 7

8 legami familiari che sempre più caratterizzano il nostro tessuto sociale. Conflittualità che nel nostro periodo, guardando quello che è lo sviluppo dei casi presi in carico da servizi come questo, è in progressiva crescita e che determineranno, in una prospettiva abbastanza vicina, la necessità di una maggiore attenzione. Sempre più le conflittualità allʼinterno della famiglia generano infatti una serie di problematiche su cui occorre riflettere, su cui occorre investire, seguendo una logica che deve partire da un assetto preventivo, rispetto a questi tipi di situazioni problematiche, ma che poi si deve anche confrontare, verificare, scontrare certe volte, con le difficoltà di prevenirla e ridurla. È una sorta di attenzione e salvaguardia di alcuni principi fondamentali che regolano il nostro assetto e il nostro sistema sociale. La necessità di salvaguardare tali principi ci orienta ad intervenire affinché la realtà familiare, come realtà portante, dentro cui comunque il bambino cresce, si relaziona e si sviluppa, nel momento in cui subisce momenti di conflittualità e momenti di crisi, possa avere situazioni di ricomposizione relazionale. Ai Servizi viene quindi richiesto un orientamento preventivo al fine di evitare ulteriori disagi relazionali al bambino attraverso la ricomposizione possibile dei suoi legami parentali. Non elenco i dati dei servizi Spazio Neutro gestiti allʼinterno del territorio comunale, ma anche allʼinterno della Provincia, perché sono noti, ma ritengo sia utile ricordare che sono veramente positivi e significativi allʼinterno della ricomposizione delle dinamiche familiari altamente conflittuali. Quindi lʼoggetto, il fulcro della situazione su cui porre lʼattenzione è proprio quello di tutelare il bambino allʼinterno di una conflittualità che deve essere, nei limiti del possibile, ridimensionata, pur essendoci la necessità di individuare elementi conoscitivi che poi possano essere ricondotti ai livelli dellʼautorità giudiziaria. Credo che questo tentativo di mediazione familiare, e in parte anche di mediazione sociale, per una casistica che sempre più dovrà confrontarsi con lo sviluppo multiculturale del nostro contesto, debba avere adeguata attenzione e debba essere valorizzata. Noi stiamo rivedendo, come Comune, il bando di concorso, che sta per scadere, per il funzionamento dei due Spazi Neutri che gestiamo: uno in raccordo con la Provincia, lʼaltro in convenzione esterna, per apportare quegli adattamenti che consentano una valorizzazione e un potenziamento dello sforzo ricompositivo e migliorativo dei legami parentali del bambino, nellʼottica di un suo positivo sviluppo. Ciò allʼinterno delle dinamiche che oggi esaminerete, ma anche rispetto ad alcuni elementi di riflessione che si stanno sviluppando nelle diverse istituzioni e che interagiscono in questo contesto operativo. 8

9 Dalle verifiche che stiamo facendo in raccordo con lʼautorità giudiziaria emerge un elemento sempre significativo legato ad unʼautorità giudiziaria che sviluppa la sua capacità, i suoi poteri, le sue funzioni in un ambito appunto giudiziario e non sostitutivo dei servizi, quindi sempre più con una volontà di non inserirsi, di non intervenire direttamente nella gestione operativa dei singoli casi, anzi delle singole esistenze e dunque storie. I servizi comunali dovranno perciò sempre più porsi il problema, anche allʼinterno di quelle che sono le nuove normative, tipo lʼaffido condiviso (che è un elemento di congiunzione ma che deriva comunque da una conflittualità), e sarà sempre più necessario porre nuovi elementi di supporto alla struttura storica dello Spazio Neutro. Eʼ necessario infatti disporre di uno spazio di intervento sempre maggiore, legato anche alla mediazione sociale come fonte specifica di integrazione, oltre a quello che è il lavoro storico appartenente a queste funzioni ricompositive del conflitto familiare. Si diceva che lo spaccato, il riferimento è comunque quello dellʼambito familiare, però è chiaro che diventa fondamentale la qualità delle prestazioni professionali ed il tipo di professione messe in campo e tra loro interagenti per raggiungere un obiettivo più vasto, con positive ricadute nellʼintero tessuto sociale. Se si perseguirà questo obiettivo si andrà verso un concetto più ampio di mediazione: la professionalità degli operatori dovrà essere aggiornata e perfezionata e sarà necessario un importante lavoro di riflessione sugli aspetti formativi degli operatori. Credo che da questo punto di vista le sinergie, a livello istituzionale, troveranno convergenze significative. Il Comune ha compiti specifici di gestione in stretto raccordo con il mondo delle professioni, ma anche con il mondo rappresentativo del contesto familiare e del privato sociale; lʼamministrazione Provinciale ha altre funzioni che si integrano costantemente nella quotidianità con questi compiti. Quindi sotto questo profilo, la formazione, ma anche la supervisione che deve essere garantita alle figure professionali coinvolte, assumono un aspetto sempre più rilevante, così come credo che assuma un aspetto ulteriormente rilevante la possibilità che questi centri abbastanza diffusi nel nostro territorio nazionale, mantengano tra loro un coordinamento, per uno scambio di buone prassi, per uno scambio di idee, per uno scambio di iniziative. In tal senso il lavoro di coordinamento della Provincia fra i vari centri di Spazio Neutro diviene fondamentale per facilitare il lavoro di ricerca e di riflessione al fine di migliorare complessivamente la qualità delle relazioni familiari e sociali. Questi sono gli obiettivi che come Comune ci poniamo, riconfermando un impegno significativo nei termini che ho evidenziato, per raggiungere lʼobiettivo che 9

10 ci siamo dati: realizzare unʼattività che intende assolutamente raccordarsi con gli altri livelli istituzionali affinché venga posto al centro lo scopo fondamentale del servizio, cioè garantire in tutti questi livelli di criticità, lʼattenzione al bambino ed al suo diritto di svilupparsi in maniera adeguata, affinché, allʼinterno di questo sviluppo, abbia la possibilità di vivere le proprie relazioni nel contesto familiare o in contesti affettivamente rapportabili a quello familiare nel momento in cui questʼultimo non sia disponibile, seppure solo per una fase. Vi ringrazio quindi dellʼattenzione e vi auguro davvero buon lavoro, oltre che aspettarmi nuovi suggerimenti di riflessione e proposte sul piano operativo che prendano spunto dagli orientamenti che emergeranno nel corso della giornata. Grazie 10

11 Ezio Casati Assessore alle politiche sociali. Provincia di Milano Buongiorno a tutti. Ho due osservazioni che voglio fare. Innanzitutto, guardando il programma della giornata la politica deve dare la risposta alla prima domanda che viene posta immediatamente dopo il nostro intervento: ma il bambino dovʼè? È assolutamente indispensabile porre il bambino al centro di tutti gli sforzi della politica, delle istituzioni, del mondo che cura la tutela di queste categorie di cittadini, e questo è quello che chiede la politica agli operatori. Oggi presentiamo un libro che è Gioco-giocare, che punta alla valorizzazione di quello che è il rapporto tra i bambini che vivono una difficoltà per il trauma della separazione familiare o lʼallontanamento coatto forzato dalla propria famiglia dʼorigine e quindi riapre una porta verso la possibilità che non sʼinterrompano comunque quei canali privilegiati che devono essere i rapporti tra genitori e figli e tra la famiglia naturale ed i figli naturali con tutte le difficoltà che sappiamo, con tutti i buon esiti a volte ma anche esiti non positivi che esso comporta. Gli operatori che curano, tutelano e sorvegliano questo percorso hanno realmente una responsabilità che va oltre a quello che è lʼimpegno lavorativo, ma devono mettere dentro adesso proprio un atteggiamento non soltanto scientifico ma del cuore che molto spesso coinvolge, e quindi questo trascinamento deve essere un trascinamento positivo. Il ruolo della Provincia. Lʼapprovazione della legge 34 del 2004 di fatto toglie alla Provincia una serie di compiti e volevo innanzitutto tranquillizzare gli operatori. Ci sentiamo in obbligo di continuare a fare una serie di cose perché penso che la struttura della Provincia di Milano sia assolutamente dotata di grandi qualità personali, e di mezzi tali, che si pone come interlocutore verso gli altri Enti intermedi, verso il sistema organizzato dellʼassociazionismo, nel rapporto che deve avere alla risposta ai propri cittadini, con una serie di servizi che sono il coordinamento, la formazione e il sostegno alla ricerca. Quando Claudio diceva prima: Presentiamo un libricino, lʼha detto in termini bonari. È una ricerca assolutamente di buon livello. Dobbiamo valorizzare gli incontri tra soggetti extraprovinciali, dobbiamo mettere insieme prodotti di lavoro e questo è un prodotto di lavoro, dobbiamo favorire e mediare rispetto alla continua evoluzione degli strumenti che siano dati in capo, per poter rendere più efficace ed efficiente un lavoro. E devo anche dire che la politica deve fare lo sforzo di comprendere che le risorse non sono infinite, ma le risorse non sono 11

12 finite, deve mettere in capo alle cose importanti, le risorse adeguate in termini di personale qualificato e di risorse adeguate perché è vero che non sono più i bilanci degli anni ʼ90, dove si poteva fare molto, ma è anche vero che questi territori hanno una storia sui servizi alla persona che sono talmente forti che non possono essere ridotti ma devono essere mantenuti, implementati e migliorati. La tecnologia scientifica ci dà veramente una grossa mano. Il mio pensiero è: al centro cʼè sempre il bambino, quindi ieri ero chiamato a parlare della povertà, si ragionava sulla povertà, e oggi ho a caso tre appuntamenti in cui si parla di servizi allʼinfanzia. Devo dire che sono argomenti che appassionano il cuore perché andiamo a parlare verso chi è più debole allʼinterno della società, ma bisogna mantenere, oltre alla passione del cuore anche la lucidità della mente, perché non rimangano soltanto premesse e promesse, ma si concretizzino. Noi, da questo punto di vista, volevo proprio rassicurare tutti, ci siamo, con criterio, per sostenere tutte le attività di formazione e tutti gli altri compiti della Provincia. Chiudo qui il mio intervento e auguro a tutti un buon lavoro. 12

13 ... ma il bambino dov è? Dott. ssa Francesca Codignola psicoanalista SPI Il bambino a Spazio Neutro è al centro della cura e dellʼattenzione degli operatori, il bambino con le sue paure e la sua confusione ma anche con il suo bisogno fondamentale, talvolta riconosciuto da lui stesso con grande difficoltà, di avere dei genitori, possibilmente due, un papà ed una mamma. Mettere il focus sul bambino, sul suo diritto ad essere riconosciuto come individuo, sul suo diritto a crescere e a svilupparsi è stata la posizione scelta dagli operatori fin dalla nascita del servizio e sostenuta dalla supervisione, che è iniziata poco tempo dopo la nascita del servizio stesso, circa 12 anni fa. In seguito, grazie anche a questa esperienza pilota che ha fatto da battistrada e che ha offerto formazione e supervisione agli operatori dei servizi per il diritto di visita in costruzione, ne sono stati aperti molti altri in varie zone della Provincia di Milano, con nomi diversi (Nuovo Giardino ecc.) ma impostazione simile. Negli ultimi quattro anni, alle attività di supervisione condotte da me, hanno partecipato circa 50 operatori. Desidero in questa circostanza ringraziarli tutti per lʼinteresse e lʼimpegno che hanno mostrato e per le occasioni di riflettere e di elaborare che mi hanno offerto. Speriamo anche che il nostro lavoro comune possa continuare. Ma riprendiamo. La persona, intorno a cui e su cui incentrano la loro attenzione gli operatori, è dunque il figlio, bambino o adolescente, e di questa scelta sono subito messi al corrente sia il genitore accompagnante, sia il genitore incontrante. Il servizio per il diritto di visita e di relazione è Neutro dunque ma non neutrale, non osserva in modo equidistante la relazione fra genitori e figlio, si sbilancia decisamente e si impegna a fare sentire la voce del bambino anche ai suoi genitori quando questi sono immersi nella loro guerra, e tendono a mettere il figlio al centro del loro conflitto e rischiano quindi di non vederlo più né riconoscerlo come individuo separato. Questa è purtroppo, infatti, una delle conseguenze dellʼintensa conflittualità di coppia. Ma allora perché questo titolo? In realtà mi è stato suggerito da Paola Dallanegra; sembra che durante molte sedute di supervisione, dopo la descrizione accurata e puntuale di un caso, io dica spesso: Dovʼè il bambino? Non si vede.... Anche gli operatori a volte non si accorgono o non vedono o non ascoltano i 13

14 bambini, eppure essi esprimono abbastanza chiaramente ciò che sentono... Il frastuono del conflitto fra i genitori ottenebra la mente anche dellʼoperatore che si trova, al pari del bambino, al centro della rissa. Potremmo dire che anche lui si trova al centro del ciclone. Essere al centro del ciclone, può inibire od ostacolare lʼesercizio della funzione di contenimento delle emozioni specifica dellʼadulto e, a maggior ragione, dellʼoperatore psicosociale. La funzione di contenimento, unita alla competenza emotiva, rappresenta la modalità di base della capacità di prendersi cura. Inoltre, il carico emotivo della rissa sollecita ed entra in risonanza con i conflitti e le difficoltà emotive degli operatori stessi che si possono sentire spinti a controagire anziché elaborare risposte coerenti. Non è facile stare in mezzo a due genitori che litigano, non è facile riuscire a non schierarsi con uno contro lʼaltro, pensare di potere fare lʼarbitro e fare andare tutto bene, pensare che in fondo forse, per quel bambino, sarebbe anche meglio perderlo quel genitore là... E poi cʼè questo bambino che non agevola per niente il compito dellʼoperatore: a volte piange, altre volte si arrabbia, altre si isola e si chiude: sembra quasi un fratellino rompiscatole. Meglio dimenticarlo... Se lʼoperatore è più vecchio, o meglio, non più così giovane, e magari è a sua volta genitore, può entrare in competizione con i genitori del bambino: può pensare fra sé e sé: Guarda come è disperato Giovanni, certo con due genitori così... con me le cose andrebbero diversamente... se fosse figlio mio.... Potrebbe sembrare che in questi ipotetici vissuti degli operatori, il bambino occupi un posto importante, ma è così solo in apparenza: egli può diventare un pretesto per dare voce a sentimenti personali e vecchi rancori dellʼoperatore o può diventare una bandiera o il simbolo del figlio di un genitore perfetto, lʼoperatore, appunto. Quindi il bambino può sparire anche negli Spazi Neutri. Qualche esempio: la violenza verbale e il disprezzo di una mamma venuta ad incontrare la figlia al servizio, erano riusciti a paralizzare e a mettere fuori gioco lʼoperatrice che assisteva impotente alle aggressioni sottili ma lancinanti nei confronti della bimba, accolta in comunità quindi allontanata dalla madre che la reincontrava. La bambina racconta un sogno alla mamma: Sai, ho sognato che il papà veniva a scuola e cʼeri anche tu... stavate di nuovo insieme. La madre: Io e tuo padre? Che incubo, non è proprio una bella cosa. E ancora la madre: La tua educatrice in comunità ti fa sicuramente male quando ti pettina, perché tu non sei sua figlia... Ma si può? Dicono che ti fanno sempre la doccia, ma tu sei sempre sporca. Quello che colpisce è il silenzio assordante dellʼoperatrice che non riesce a intervenire, schiacciata, come la bambina, dalla violenza materna. 14

15 La bambina non cʼè più con i suoi bisogni e diritti, come non cʼè più un adulto protettivo e tutelante: sulla scena ci sono solo due sorelline silenziose e impotenti. Un altro esempio. Durante un lungo e difficile intervento per fare riavvicinare Rita, di 5 anni, al papà, lʼoperatore si è accorto di avere stretto unʼalleanza troppo forte con la bambina: lei con lui gioca volentieri, si diverte, mentre rifiuta il contatto e il gioco con il padre. In un incontro, su richiesta di Rita, lʼoperatore e il papà si mettono a disegnare e la bambina, quando sta per andarsene, sceglie di portare con sé il disegno fatto dal padre. Lʼoperatore si sente subito deluso e irritato perché non ha scelto il suo ma poi riflette... È la bambina in questo caso che rimette al suo posto lʼoperatore: ma allora si assume lei la funzione adulta temporaneamente offuscata nellʼoperatore. Il problema non sta nel fatto che possa succedere questo: tutti noi abbiamo delle debolezze e delle fragilità che inevitabilmente portiamo nelle relazioni con gli altri. Ma cosa sarebbe successo se lʼoperatore non avesse capito, dopo, avesse chiuso gli occhi e la mente alla riflessione sulla sua delusione e irritazione? Ancora: e se lʼoperatore tutto preso dal suo problema di rivalità con il padre non si fosse neanche accorto del gesto, e del suo significato, della bambina? Ci sono situazioni ancora più drammatiche che espongono gli operatori a sentimenti e vissuti così violenti e intollerabili da indurli a rifiutarli e con essi ad allontanare la fonte che li ha generati: il bambino così rischia di essere buttato con lʼacqua sporca. Gli incontri tra una madre violenta con la figlia preadolescente iniziano con cadenza settimanale, come espressamente scritto nel decreto del TM. Maria è molto tesa; mostra un aperto rifiuto nei confronti della madre con atteggiamenti a volte aggressivi. Con il passare del tempo, il rapporto appare più tranquillo, parlano del quotidiano, giocano, affrontano questioni legate allʼabbigliamento, ai trucchi. Lʼoperatrice è però colpita dalla netta separazione che Maria mette in atto tra i due nuclei, quello dei nonni paterni presso cui è collocata e quello materno: la ragazzina sembra infatti ritenere impossibile qualsiasi contatto tra il mondo della madre e quello dei nonni e del padre. A seconda della persona con cui sta, si comporta in modo molto diverso e non nomina mai i nonni con la madre o viceversa. La madre, anche se spesso provocata apertamente, mantiene il controllo e riesce anche a fare scelte con le quali difende il suo ruolo e la sua dignità. Con il passare del tempo, la signora inizia a chiedere una maggiore autonomia e la possibilità di passare più tempo con la figlia senza la presenza dellʼoperatrice. I nonni ed il padre, che appare in un ruolo assolutamente secondario e poco decisionale, collaboranti a parole ma di fatto oppositivi, non permettono a Maria 15

16 di effettuare i normali colloqui con lʼoperatrice, si oppongono strenuamente a qualsiasi mutamento. Lʼoperatrice non coglie la paura di Maria nei confronti della madre, paura che invece viene spesso evocata dal nucleo paterno come deterrente per qualsiasi cambiamento. Con lʼassistente sociale Maria ribadisce di non voler vedere la madre da sola, di voler diminuire il numero degli incontri perché la cadenza settimanale incide eccessivamente nella sua vita di preadolescente. Lʼoperatrice non comprende la posizione della ragazzina e pensa che, probabilmente, la stessa sia sottoposta ad un martellamento serrato da parte dei nonni. Durante un incontro, mentre la madre si assenta per pochi minuti, Maria, da sola con lʼoperatrice, dice Non cambierà niente, ho paura della mamma che mi ha sempre picchiata e minacciata. Per la prima volta lʼoperatrice sente la paura della ragazzina. La sente quasi come un dolore fisico: Non ho capito niente!!!, e il suo stato dʼanimo oscilla tra lo stupore di non aver sentito né capito per tanto tempo, e lʼangoscia. Vorrebbe poter parlare con la ragazzina, ma la madre torna e lʼoperatrice non ritiene opportuno farlo visto che Maria immediatamente introduce un altro argomento. Alla fine dellʼincontro, lʼoperatrice è confusa, le sembra di aver ricevuto un forte colpo. Cerca di scavare nella memoria tra le centinaia dʼincontri passati per trovare qualcosa che non ha visto, che non ha sentito, che non ha ascoltato: 4 anni dʼincontri settimanali! Non trova niente, sente di aver fallito, di non essere stata capace di aiutare Maria. Quando si calma, pensa che probabilmente Maria aveva bisogno di un tempo così lungo per potersi fidare di lei e quindi confidarsi, e che comunque in quel lungo arco di tempo non era stato fatto nulla contro la sua volontà. Solo quando Maria si è sentita veramente minacciata dalla possibilità dʼincontri più liberi con la madre, ha potuto esprimere la sua paura, pensando di potere essere capita. La pietà per la donna, la madre, rimasta sola, la malcelata irritazione per lʼatteggiamento chiuso e ostile dei nonni, lʼapparente leggerezza degli scambi tra madre e figlia hanno impedito a lungo la comprensione. Ma lʼoperatrice questa volta ha sentito e ha sentito fortemente: forse la ragazzina ha trovato il coraggio spinta dalla paura ma certo anche lʼabitudine maturata in supervisione ad un atteggiamento di grande attenzione alle parole e alle reazioni emotive più intime e personali che accompagnano questo difficile lavoro, nonché la vicinanza non giudicante del gruppo dei colleghi le ha permesso di tollerare un drammatico vissuto di fallimento e di rielaborarlo. Ho detto poco fa che i bambini esprimono chiaramente ciò che sentono ma forse 16

17 questo è vero solo per un orecchio formato e attento alle sfumature. Un esempio. Lʼoperatore gioca al circo con un bambino di 6 anni che verrà ad incontrare prossimamente ad incontrare il padre. La coppia dei genitori si è separata dopo un lungo periodo di litigi e scontri furibondi. Il circo cui Matteo dà vita nel gioco è strano perché non esistono giocolieri né tanto meno pagliacci: tutto è estremamente pericoloso e inquietante. Ci sono soltanto leoni, tigri e domatori che maneggiano cerchi infuocati. Lʼoperatore chiede al bimbo: ma tu, in questo circo, cosa fai? Il bambino risponde: Io sono solo il presentatore. Rossella è una bambina di 8 anni, di quelle non troppo simpatiche, un poʼ petulanti. Al termine dellʼincontro con il papà, lʼoperatore chiede di riordinare i giochi. La bambina accoglie lʼinvito e dà disposizioni: dice allʼoperatore di mettere a posto il grande coccodrillo di gomma, specificando però di metterlo in un luogo dove non possa far male a nessuno e di mettergli vicino del cibo perché non muoia di fame. Entrambi i bambini comunicano attraverso il gioco e le verbalizzazioni indirette quanto la situazione dʼincontro con il genitore non affidatario susciti in loro inquietudine e paura, quanta rabbia e quanto dolore debbano imparare precocemente a gestire, ma soprattutto quanto grande sia la solitudine nella quale si sentono immersi: Matteo, ridotto a fare il presentatore e non il protagonista, come capita di solito ai maschietti di quellʼetà, Rossella sola a gestire la sua rabbia ma anche in pericolo di morirne. Se lʼoperatore riesce a cogliere il senso di queste comunicazioni, per il bambino si apre davvero la possibilità di farlo sentire accompagnato, sostenuto e protetto in queste difficili situazioni. Alessandro di 10 anni e suo fratello Filippo di 8 vivono in una comunità con la mamma: lei ora ne è uscita e sta cercando di organizzare per sé e per i figli unʼindipendenza economica: i due bambini incontrano il padre. Il padre ha una forte dipendenza dallʼalcol che nega strenuamente: molti dei problemi relazionali con la ex moglie e i figli sono legati alla sua dipendenza. I figli sono molto arrabbiati con il padre, soprattutto non tollerano che neghi pervicacemente le sue responsabilità; Alessandro, durante gli incontri, si fa portavoce di questi sentimenti. Lʼoperatore matura la convinzione che fino a quando figli e padre non riusciranno a parlare esplicitamente dellʼalcol-dipendenza del padre stesso, non sarà possibile realizzare un vero riavvicinamento. Un giorno, Alessandro e Filippo con il padre si mettono a giocare con camion e macchinine. Ad un certo punto Alessandro simula un violento scontro tra unʼauto e il camion con cui il padre sta giocando. Alessandro commenta: Lʼautista sarà stato ubriaco. 17

18 Perché ubriaco?, domanda il padre. Perché gli ubriachi fanno male agli altri e poi dicono di non ricordarselo.... Il padre si offende, dice di non essersi mai ubriacato e, a questa affermazione, Alessandro reagisce e finalmente riesce a dirgli ciò che per molto tempo si è tenuto dentro. La fatica degli operatori nei servizi per i minori non è tanto quella relativa al carico di lavoro, che pure è spesso troppo oneroso, anche in termini temporali, ma ha soprattutto a che fare con la necessità continua di analisi e di elaborazione dei vissuti controtransferali, emotivi ed affettivi cioè, suscitati dallʼincontro con i bambini e i loro genitori e la conseguente scelta, che spesso deve essere molto tempestiva, delle parole, risposte, azioni da mettere in campo. La dinamica transfert-controtransfert è presente non solo nella relazione psicoterapeutica ma è contenuta in misura maggiore o minore in tutte le relazioni umane in cui circola lʼaffettività: così appartiene anche alla relazione di aiuto fra operatore e utente. È il desiderio dellʼoperatore di prendersi cura del suo utente ciò che spinge a sopportare questa fatica e che sollecita alla comprensione di ciò che sta accadendo lì, in quel momento, nellʼincontro con lui. Lʼoperatore è chiamato così a coltivare e a nutrire dentro di sé quella competenza emotiva che sʼidentifica con lʼamore per la conoscenza e per la comprensione. Può fare da solo? Hai bisogno degli altri? E di che cosa ha bisogno? E poi, può farlo una volta per tutte? Io che ho lavorato da sempre e lavoro tuttora anche in un servizio per adolescenti come psicoterapeuta, so che la formazione e la supervisione individuale sono necessarie ma non sufficienti. Lʼéquipe e il gruppo di lavoro in un servizio sono un organismo vivente e su questo argomento esistono importanti pubblicazioni italiane e straniere. Il gruppo, lʼéquipe ha bisogno di cure come qualsiasi organismo vivente: ogni colpo al servizio ha un contraccolpo su di esso e sui suoi operatori e il contraccolpo si riverbera a catena sullʼutente del servizio stesso. In che modo? Soprattutto quando il gruppo degli operatori, misconosciuto, schiacciato o svalutato, reagisce disinvestendo il lavoro e rifugiandosi nellʼindifferenza. Le cure di un servizio riguardano lʼambiente fisico, il luogo, ma soprattutto il clima affettivo ed emotivo nel e per il gruppo di lavoro stesso: più o meno come accade in una famiglia in cui è importante per i figli, lʼaccordo nella coppia dei genitori. Un buon coordinatore attento, sollecito e puntuale, la regolarità degli orari, la sicurezza nella continuità del proprio operare, lʼorganizzazione e la difesa di spazi comuni di confronto e di dialogo sui casi, un ascolto attento e rispettoso delle difficoltà e delle risorse di ciascun operatore, la possibilità di confronti anche accesi ma franchi ne sono gli ingredienti. 18

19 Queste cure offerte al gruppo degli operatori, da una parte dal contesto politico istituzionale e dal coordinatore e, dallʼaltra, dalla supervisione, lo fanno sentire sostenuto e valorizzato e questo si riflette sullʼatteggiamento emotivo ed affettivo e sulla capacità di intervento degli operatori stessi con gli utenti del servizio. Mi piacerebbe non avere più occasione di dire: ma... il bambino dovʼè? Perché questo vorrebbe dire non che la supervisione è finita e non serve più ma che il gruppo ha interiorizzato e fatto proprio uno specifico modo di stare in rapporto e di prendersi cura dei nostri bambini: vederli, ascoltarli ed aiutarli a crescere e a diventare adulti consapevoli. 19

20 La parola agli operatori: Perché un gruppo di studio sul gioco? Presentazione Giocogiocare Per il gruppo di lavoro: Emanuela Buda, Spazio Neutro Comune di Milano Riccardo Nebel, Pianeta Famiglia Cinisello, Spazio Neutro Offerta Sociale È curioso accorgersi che siamo arrivati allʼelaborazione di un documento sul tema del gioco dopo che lʼimpianto metodologico dei nostri Servizi era già stato da tempo ampiamente definito. La cosa risulta di un certo interesse perché il gioco è uno strumento usato quotidianamente dagli operatori di Spazio Neutro, sia con i bambini nei momenti di ambientamento, che negli incontri con i genitori. La spiegazione è forse da ricercare nella complessità del lavoro dellʼoperatore, che deve tenere nella propria mente e salvaguardare molti aspetti dellʼintervento: dallʼinteresse del bambino ed il suo diritto ad incontrare il genitore lontano alla difesa di uno spazio protetto e sereno dellʼincontro, alle tematiche riguardanti i genitori ed ai grandi temi del conflitto e della coazione, momenti che caratterizzano il contesto di intervento nei Servizi per il diritto di visita e relazione. Molti attori, inoltre, rimangono dietro le quinte ma sono presenti nella mente dellʼoperatore quando si realizza la scena dellʼincontro: il giudice, i genitori, in alcuni casi gli affidatari, i nonni, lʼassistente sociale, gli avvocati, tutti i componenti dellʼéquipe che collaborano al caso. Lʼoperatore deve conoscere e tenere in considerazione la voce e le ragioni di ogni personaggio non dimenticando però che i veri interpreti sono il bambino ed il suo genitore e la scena più importante da costruire, permettere, salvaguardare, è la possibilità della relazione tra di loro. Quando, come operatori di Spazio Neutro, abbiamo avviato una riflessione sullʼargomento del gioco, è emerso come, fino ad ora, il gioco ed il giocare siano stati utilizzati e sperimentati senza però avere in mente un pensiero complessivo su questo tema, che davvero potesse guidarci ed offrirci strumenti di comprensione e decodifica di quanto via via sperimentavamo con il nostro lavoro a Spazio Neutro. Si è così compreso, come un pensiero strutturato su questo argomento, così come si è cercato di definire con questo gruppo di studio, potesse davvero costituire un valido strumento per impostare in modo più completo ed organico il lavoro con i bambini ed i genitori. 20

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