PUBBLICISTI Giancarlo Armuzzi, Ermanno Comizio, Mario Conter, Antonio Dorsa, Emilio Mariano, Alcide Paolini, Pasquale Scardillo.

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1 Ordine dei giornalisti della Lombardia Inpgi, ora il re è nudo. Siamo a rischio default Caro presidente, con la pubblicizzazione (grazie alla tua iniziativa perché, in caso contrario, il documento sarebbe molto probabilmente rimasto segreto ) della relazione tecnico-attuariale al bilancio 2003 dell Inpgi, ora il re è nudo. Purtroppo, dico io, perché ora è sotto gli occhi di tutti che il nostro istituto non gode affatto di ottima salute come andavano strombazzando zelanti imbonitori ma, addirittura, rischia il cosiddetto default, cioè il collasso, cioè il fallimento. Con gravi conseguenze non solo per chi, prima o poi, deve andare in pensione ma anche per tutti i colleghi già in pensione. La relazione tecnica è chiara: dal primo gennaio 2017 le uscite dell Inpgi supereranno le entrate e da subito comincerà l erosione del patrimonio. Si dirà che il 2017 è lontano, che c è tutto il tempo per intervenire. Non è vero: perché, ricordiamolo, nei mesi passati la cassa di previdenza dei ragionieri ha deciso di passare dal regime retributivo a quello contributivo soltanto perché le previsioni la davano in default dal E i ragionieri i conti li sanno fare. Una cosa, infatti, dev essere chiara: quando si tratta di previdenza dieci o vent anni non sono nulla. Anche su ciò dovremmo riflettere tutti invece di sorprenderci quando le cose non vanno bene e invece di irridere chi queste cose le sta dicendo e scrivendo da tempo. Associazione Walter Tobagi per la Formazione al Giornalismo Istituto Carlo De Martino per la Formazione al Giornalismo Lettera di Ezio Chiodini al presidente dell OgL Servizi alle pagine 2-7 Anno XXXIV n. 12 Dicembre 2004 Direzione e redazione Via Appiani, Milano Telefono: Telefax: Spedizione in a.p. (45%) Comma 20 (lettera b) dell art. 2 della legge n. 662/96 Filiale di Milano Appello ai colleghi distratti QUOTA 2005 è possibile da subito aderire al Rid e non pensarci più anche negli anni successivi Istruzioni a pagina 7 Ma tant è. Io credo, tra l altro, che il rischio fallimento sia più vicino perché il documento redatto dal prof. Fulvio Gismondi, perfetto da un punto di vista tecnico, laddove prende in considerazione le variabili economiche è stato, molto probabilmente, ottimista. Ogni studio di questo tipo, come si sa, poggia su alcune ipotesi. E le ipotesi economico-finanziarie prese in considerazione dal prof. Gismondi molto probabilmente si rifanno a quelle ufficiali per quanto riguarda tassi di inflazione, tassi di rivalutazione dei redditi, eccetera. Ma come andrà l economia nei prosssimi anni e come andrà il tasso di occupazione dei giornalisti? Ecco il punto Io credo che lo studio perfetto, ripeto, dal punto di vista tecnico meriti un aggiornamento e un ripensamento prima ancora di decidere che cosa fare. Cioè, che cosa fare del nostro sistema previdenziale che così com è non funziona più. Anche perché il nostro non è, purtroppo, soltanto un istituto previdenziale ma anche un istituto assistenziale in quanto spesa direttamente gli oneri derivanti da prepensionamenti e cassa integrazione. Ora il re è nudo. Bisogna occuparsene. E soprattutto debbono occuparsene quei tanti giovani ancora lontani dalla pensione perché il futuro dell Inpgi riguarda soprattutto loro. Ma anche tutti noi. Ezio Chiodini L assemblea degli iscritti giovedì 24 marzo 2005 Oro a 19 colleghi per cinquant anni anni di Albo Milano, 18 novembre Sono 19 i colleghi (12 professionisti e 7 pubblicisti) che nel 2005 compiono i 50 anni di iscrizione negli elenchi dell Albo. Riceveranno la medaglia d oro dell Ordine della Lombardia in occasione dell assemblea annuale degli iscritti che si terrà giovedì 24 marzo (h 15) al Circolo della Stampa. Ed ecco i loro nomi: PROFESSIONISTI Adone Carapezzi, Giovanni Cesareo, Emilio Fede, Nicolino Fudoli, Mario Lodi, Gualtiero Mantelli, Armando Mariotto, Enrico Morati, Gaetano Neri, Mario Pancera, Andreina Pinotti Araldi, Luigi Pizzinelli. La nuova sede operativa dal 27 dicembre PUBBLICISTI Giancarlo Armuzzi, Ermanno Comizio, Mario Conter, Antonio Dorsa, Emilio Mariano, Alcide Paolini, Pasquale Scardillo. Nel corso dell assemblea verranno premiati anche i vincitori del Concorso Tesi di laurea sul giornalismo. All ordine del giorno dell assemblea degli iscritti all Albo figura l approvazione del bilancio preventivo 2005 e del conto consuntivo Gli uffici del nostro Ordine in via Antonio da Recanate 1/A (angolo via Vitruvio-piazza Duca d Aosta; Milano) Milano, 4 novembre Una nuova sede per il nostro Ordine professionale in via Antonio da Recanate 1/A (angolo via Vitruviopiazza Duca d Aosta, MIlano). Il trasloco è previsto a partire dal 13 dicembre e la nuova sede (posta all ottavo piano) dovrebbe essere operativa a partire dal 27 dicembre. I nostri sportelli rimarranno chiusi per due settimane: ci affidiamo alla comprensione dei colleghi. Dopo 12 anni lasciamo i prestigiosi locali di via Appiani 2 (Ca brutta) perché sono diventati largamente insufficienti. La nuova sede (tutta cablata) ha una superficie netta di 360 mq e un archivio di 120 mq ed è dotata di aria condizionata. Il canone è contenuto in rapporto alla metratura e alla qualità dell immobile. Il palazzo di proprietà della Curia è noto ai giornalisti perché in passato ha ospitato quattro quotidiani (La Patria, La Notte, l Italia e l Avvenire) ed oggi accoglie la redazione della stampa periodica cattolica. Il Consiglio si era rivolto all Inpgi perché acquistasse una sede adeguata alle nostre esigenze. La risposta era stata positiva e i locali (ex Rusconi) erano stati individuati in via Vitruvio. Si trattava, però, di locali troppo grandi (770 mq) che avrebbero implicato un canone elevato per le possibilità dell Ordine. Al presidente Gabriele Cescutti e al Consiglio d amministrazione dell Istituto va il ringraziamento del Consiglio dell Ordine della Lombardia. Giovanni Negri nuovo presidente dell Alg (succede a Maurizio Andriolo) Milano, 12 novembre Giovanni Negri è il nuovo presidente dell Associazione Lombarda dei giornalisti. Sarà affiancato da due vicepresidenti professionali e da un vicepresidente collaboratore: Paolo Chiarelli, Daniela Stigliano, Massimo Cherubini. Segretario della giunta esecutiva è Piefrancesco Gallizzi. Il Consiglio direttivo, dopo l elezione del presidente, ha proceduto a quella della Giunta che risulta così composta: Giovanni Negri, Paolo Chiarelli, Daniela Stigliano, Pierfrancesco Gallizzi, Giuseppe Ceccato (professionali), Franco Marelli Coppola e Massimo Cherubini (collaboratori). Giovanni Negri, che succede a Maurizio Andriolo, è caposervizio a Io Donna, magazine del Corriere della Sera. Nella precedente legislatura era vicepresidente dell'alg. "Sono stato eletto da una coalizione di quattro componenti sindacali - ha dichiarato Negri - sulle sette rappresentate in direttivo. Ho cercato l'accordo con tutti. Sarò il presidente di tutti". Nuove norme sulla diffamazione. La libertà di informazione sotto minaccia. A rischio anche i direttori responsabili Servizi alle pagine La nostra scuola di giornalismo (Ifg Carlo De Martino) per andare avanti ha bisogno di altri 228mila euro all anno A pagina 9 1

2 RELAZIONE ATTUARIALE (30 AGOSTO 2004) DEL PROF. FULVIO GISMONDI AL PRESIDENTE L Inpgi evidenzia dal 1 gennaio 2017 uno squilibrio che non consente di fronteggiare, nel lungo periodo, il pagamento delle pensioni promesse agli iscritti mediante le risorse derivanti dalla contribuzione corrente L Inpgi non riconosce il superbonus a chi ha 57 anni, perché il bilancio non lo permette. Così viene negato un diritto a 933 colleghi. Se tutti i 933 giornalisti dovessero chiedere il superbonus l Inpgi perderebbe contributi per euro ,00, ma avrebbe una minore spesa per euro ,00 con un sbilancio effettivo di euro ,00 Dal 1 gennaio 2008 la riforma Maroni delle pensioni si applicherà anche all Inpgi per quanto riguarda le pensioni di anzianità. Fino al 31 dicembre 2007 le finestre di uscita saranno quattro (gennaio, aprile, luglio e ottobre). Dal 1 gennaio 2008 le finestre saranno due Milano, 19 ottobre L Inpgi evidenzia dal 1 gennaio 2017 uno squilibrio che non consente di fronteggiare, nel lungo periodo, il pagamento delle pensioni promesse agli iscritti mediante le risorse derivanti dalla contribuzione corrente : questa affermazione è sottoscritta dal prof. Fulvio Gismondi, titolare di uno studio di consulenza finanziaria e attuariale che, in data 30 agosto 2004, ha trasmesso al presidente dell Inpgi una Relazione al bilancio tecnico al 31 dicembre 2003 della Gestione Previdenziale Principale dell Inpgi. Il prof. Gismondi scrive ancora: Ritengo opportuno precisare quanto segue: 1. Dalle simulazioni attuariali eseguite, ed in particolare dalle dinamiche descritte nei bilanci tecnici, emergono alcuni rilevanti tendenze. 2. Con riferimento alla Gestione Principale, il Fondo evidenzia dal 1 gennaio 2017 uno squilibrio che non consente di fronteggiare, nel lungo periodo, il pagamento delle pensioni promesse agli iscritti mediante le risorse derivanti dalla contribuzione corrente. 3. La natura dello squilibrio è di tipo strutturale: l attuale modello contributi/prestazioni, sancito dal Regolamento, stante l attuale assetto demografico del Fondo, non consente ipotesi di equilibrio tendenziale della gestione in ripartizione. 4. Peraltro l ottimizzazione dell area finanziaria ed amministrativa del Fondo non può essere considerata una soluzione di riequilibrio della gestione previdenziale; in primo luogo perché l attuale stato dell arte presenta una condizione in linea con quella di enti analoghi, in secondo luogo perché pur ulteriormente ottimizzando le aree in questione (attivazione di strategie di asset allocation coerenti con la struttura temporale degli impegni del Fondo, perfetto allineamento tra entrate e uscite, ulteriore contenimento delle spese) il risultato prodotto potrebbe posporre, peraltro marginalmente, l epoca del default senza incidere strutturalmente sulla condizione di squilibrio del Fondo. A questo punto bisogna parlarsi chiaro ed avere buon senso. Se la situazione è quella descritta dal prof. Gismondi e se è vero che nei prossimi 12 anni le uscite (pensioni) supereranno le entrate (contributi), allora bisognerà riconsiderare la scelta fatta nel 1994, cioè la privatizzazione del Fondo. Bisogna tornare ad essere ente pubblico, come l Inpgi lo era tra il 1951 e il 1994 e come lo siamo ancora, per un certo aspetto, in base all articolo 76 (punto 4) della legge n. 388/2000 (l Istituto è definito ente sostitutivo dell Inps tenuto a rispettarne la normativa). L Inpgi non riconosce il superbonus a chi ha 57 anni, perché il bilancio non lo permette. Così viene negato un diritto a 933 colleghi. Se tutti i 933 giornalisti dovessero chiedere il superbonus l Inpgi perderebbe contributi per euro ,00, ma avrebbe una minore spesa per euro ,00 con un sbilancio effettivo di euro ,00. L Inpgi nega la libertà di cumulo, un diritto questo che presto spetterà anche ai pensionati di anzianità (occorre un decreto legislativo). Dal 1 gennaio 2008 la riforma Maroni delle pensioni si applicherà anche all Inpgi per quanto riguarda le pensioni di anzianità. Fino al 31 dicembre 2007 le finestre di uscita saranno quattro (gennaio, aprile, luglio e ottobre). Dal 1 gennaio 2008 le finestre saranno due: a) il mese di gennaio per colori che hanno maturato i requisiti previsti entro il secondo trimestre dell anno precedente; b) il mese di luglio per coloro che hanno maturato i requisiti previsti entro il 4 trimestre dell anno precedente. La risposta dell Istituto: La riforma pensioni non ci riguarda. Il bonus contributivo può, ma non deve, essere recepito Roma, 19 ottobre Il dibattito che precede l elezione dei delegati al prossimo Congresso della Fnsi, rileva una nota dell Inpgi, sta interessando anche il settore previdenziale e l Inpgi, con notizie inesatte che è opportuno precisare e che riguardano l età pensionabile, il cosiddetto superbonus e la stabilità stessa dell Inpgi che coinvolge il futuro di molti giornalisti. Età pensionabile - La riforma previdenziale approvata dal Parlamento, sottolinea l Inpgi, non interessa i giornalisti in quanto l Inpgi, come tutti gli enti privatizzati, è stato escluso dalla nuova norma. Di conseguenza, nota l Istituto, i requisiti per l accesso alla pensione di anzianità Inpgi sono i seguenti: almeno 57 anni di età e 35 anni di contributi, oppure 40 anni di contributi con qualsiasi età anagrafica. Per l accesso alla pensione di anzianità la riforma generale ha innalzato l età anagrafica. Ma l Inpgi - si legge nella nota - non è obbligato ad adeguarsi. Restano confermati i requisiti per la pensione di vecchiaia che sono sempre i seguenti: 65 anni di età per gli uomini e 60 per le donne, con un minimo contributivo per entrambi di 20 anni. Superbonus - Anche a questo riguardo, rileva l Istituto, il decreto attuativo del ministro del Lavoro rispetta l autonomia della Casse previdenziali privatizzate, e prevede che l Inpgi possa, ma non sia obbligato, recepire la norma sul superbonus. Ogni decisione deve tener conto che il bonus contributivo è stato concepito dal legislatore per incentivare il posticipo al pensionamento, ai fini del contenimento della spesa. Quindi il Cda dell Istituto previdenziale dei giornalisti deve accertare se, adottando la regola del superbonus, la spesa sia destinata a diminuire o ad aumentare. Se cioè la differenza fra contribuzione che verrebbe a mancare, e pensioni non corrisposte, determinerebbe un beneficio ovvero un danno all Inpgi e quindi alla categoria nella sua generalità. Stabilità dell Inpgi - L assestamento al bilancio di previsione 2004, che sarà discusso in novembre, rileva infine la nota, evidenzia un avanzo di gestione di 67,671 milioni di euro, superiore di quattro milioni all avanzo del consuntivo Una situazione dunque solida, che tuttavia richiede l adozione di misure le quali allontanino i rischi che si potrebbero profilare negli anni futuri. Questa realtà, sottolinea l Inpgi, era stata già espressa dal bilancio tecnico triennale predisposto nel 2001, che evidenziava dal 1 gennaio 2019 l inizio di un disequilibrio tra entrate contributive e pensioni. Di conseguenza il Cda aveva proposto l adozione di una mini riforma previdenziale che, pur approvata dal Consiglio generale, non era poi entrata in vigore. Oggi quella situazione è confermata da un nuovo bilancio tecnico attuariale, il quale prevede che il punto di criticità decorra dal 1 gennaio Questo peggioramento è determinato dall opportuna decisione dell attuario di tener conto anche dell onere dei prepensionamenti per stati di crisi, i quali provocano un aumento di spesa annuo pari a 13 milioni di euro. La situazione è stata già discussa dal Cda, conclude la nota, che a breve affronterà l esigenza di proporre le opportune misure al fine di garantire la stabilità dell Istituto non solo nel presente, ma anche nel più lontano futuro. (ANSA) 2

3 GABRIELE CESCUTTI Alberto Arrigoni: La bancarotta è ineludibile Caro presidente Abruzzo, il tuo grido d allarme sull Inpgi non sarà compreso dai più ma rappresenta una situazione davvero drammatica e preoccupante, dato che se l attuario afferma che le entrate non copriranno le uscite, e sappiamo tutti come le rendite del patrimonio siano insufficienti, l unica alternativa è la bancarotta. Questo potrebbe avvenire presto o tardi, a seconda della capacità di sopravvivenza degli iscritti, ma si presenta come ineludibile. Dispiace non sentire nuovamente la sottolineatura sulla indebita ingerenza della componente assistenziale che, complice la demagogia di certe componenti della professione, ha affossato i conti dell Ente. Dato il carattere pubblicistico dello stesso come si fa a gestirlo, e controllarne la gestione, in presenza di un default annunciato? Forse un intervento drastico e rivoluzionario potrebbe limitare i danni. Cordialmente Alberto Arrigoni dottore commercialista in Milano e giornalista pubblicista Cari giornalisti, che siate giovani, maturi o di mezza età, un unico destino vi accomuna: a partire dal 2017 avrete pensioni sempre più ridotte, fino a non intascare più neanche un euro. Parola di Fulvio Gismondi, professore di Teoria del rischio alla Sapienza di Roma, autore di un recentissimo libro, La gestione finanziaria dei fondi pensione e partner di Pirola Gismondi & associati, studio di consulenza finanziaria e attuariale. Gismondi ha redatto una ponderosa relazione previsionale sull andamento del fondo pensioni dell Inpgi (Istituto di previdenza dei giornalisti italiani) e, alla fine, ha scritto al presidente dell Istituto Gabriele Cescutti, che l aveva incaricato del lavoro, queste inequivocabili parole: «Il fondo evidenzia dal 1 gennaio 2017 uno squilibrio che non consente di fronteggiare, nel lungo periodo, il pagamento delle pensioni promesse agli iscritti mediante le risorse derivanti dalla contribuzione corrente». Perché le uscite (pensioni) supereranno le entrate (contributi). Si potrebbe pensare che, se l Inpgi riuscisse a gestire al meglio i suoi beni, potrebbe capovolgere la previsione avversa. Ma l inesorabile professor Gismondi non lascia scampo: «Lo squilibrio è di tipo strutturale», dice e «l ottimizzazione dell area finanziaria e amministrativa del fondo non può essere considerata una soluzione di riequilibrio della gestione previdenziale», perché potrebbe solo marginalmente «posporre l epoca del default senza incidere strutturalmente sulla condizione di squilibrio del fondo». E ciò perché la previsione effettuata dallo studio in questione ha già tenuto conto dello stato di tutti i beni e di tutti i possibili investimenti del fondo pensioni Inpgi: immobiliari, depositi e certificati fruttiferi, titoli di stato e corporate bond, quote di Oicr, mutui e prestiti fruttiferi, azioni di società quotate, polizze assicurative. Ecco così serviti i giornalisti che già oggi sono pensionati e che, si prevede, in sopravviveranno almeno fino al 2017, e i oggi attivi ma che, tra 12 anni, dovrebbero passare nella schiera dei pensionati. In tutto giornalisti dalla pensione futura alquanto incerta. Il campanello d allarme attivato da Gismondi, squilla irreversibilmente a partire dal 2017, quando l Inpgi incasserà meno contributi, quasi 470 milioni di euro, di quanto invece dovrà pagare in pensioni, cifra, quest ultima, che supererà i 487 milioni. A quella stessa data, però, l Istituto potrà contare su rendimenti netti e rivalutazioni del patrimonio immobiliare pari a circa 23,5 milioni di euro e, in definitiva, riuscirà ancora ad avanzare qualcosa per accrescere il suo patrimonio totale fino a poco più di 2 miliardi di euro. Dall anno seguente, però, lo squilibrio tra pensioni e contributi diventerà tale da superare anche tutti i guadagni, un fatto che produrrà una prima piccola erosione del patrimonio dell istituto pari a 9,7 Ecco i numeri verità milioni di euro. Da quel momento la caduta sarà però verticale e porterà, all inizio del 2034, alla completa distruzione del patrimonio Inpgi. DAL 1 GENNAIO 2007, GIORNALISTI IN PENSIONE A 65 ANNI (UOMINI) E 60 ANNI (DONNE) L Inpgi nega il superbonus ai giornalisti violando l articolo 3 della Costituzione Roma, 15 settembre La maggioranza, che guida il sindacato e l Inpgi, continua a sviluppare la sua politica che appare ed è in rotta gli interessi dei giornalisti. L ultima impresa è quella di negare ai giornalisti il superbonus (28,97% contro il 32,70% dell Inps). Gabriele Cescutti il 1 ottobre ha diramato questa lettera (prot. 501): «Cari colleghi, come avete già potuto apprendere dalle agenzie e dai quotidiani odierni, il ministro del Lavoro, assieme al ministro dell Economia, ha firmato e diffuso la circolare relativa al cosiddetto superbonus, la quale ha come titolo campo di applicazione dell incentivo al posticipo del pensionamento di anzianità. Il ministro (e di questo lo ringraziamo) ha tenuto conto delle preoccupazioni che il Consiglio di amministrazione dell Inpgi aveva espresso lo scorso 22 settembre e che vi avevo riassunto con una breve informativa. Infatti il decreto attuativo specifica che resta ferma, per gli Enti previdenziali privatizzati, la possibilità di adottare le disposizioni di cui al decreto, nel rispetto dei principi di autonomia affermati dal decreto legislativo del 30 giugno 1994 n. 509, e dall articolo 3, comma Allarmante rapporto commissionato dall Istituto di previdenza a un esperto della Sapienza 12, della legge 8 agosto 95, n Di conseguenza, per gli iscritti all Inpgi che dispongano dei requisiti per la pensione di anzianità, l eventuale accesso al superbonus sarà subordinato all adozione di un apposita delibera del Consiglio di amministrazione dell Istituto. A tale riguardo, prima di adottare una decisione, sarà necessario valutare con attenzione e rigore - eventualmente ricorrendo ad un attuario - le conseguenze economiche che da tale possibilità potrebbero derivare Questo nuovo diniego (condiviso dalla Fieg) si aggiunge ad altri (libertà di cumulo, lavoro occasionale fino a 5000 euro all anno e cessione dei diritti fuori dalla gestione separata) DA IL MONDO N. 36 DEL 12 NOVEMBRE 2004 Rischio default per l Inpgi: giornalisti senza pensione? Nel 2017 le prestazioni (487 milioni) supereranno le entrate dei contributi (470 milioni) BILANCIO INPGI Contributi Spese Rendimenti Rivalutazione patrim. imm Prestazioni PATRIMONIO TOTALE negativo per la stabilità dell Ente. Cordialmente. Gabriele Cescutti». «Interessanti e allarmanti sono le ultime righe: Per gli iscritti all Inpgi che dispongano dei requisiti per la pensione di anzianità, l eventuale accesso al superbonus sarà subordinato all adozione di un apposita delibera del Consiglio di amministrazione dell Istituto. A tale riguardo, prima di adottare una decisione, sarà necessario valutare con attenzione e rigore - eventualmente ricorrendo ad un attuario - le conseguenze economiche che da tale possibilità potrebbero derivare per la stabilità dell Ente». In Consiglio di amministrazione dell Istituto, Cescutti (spalleggiato dagli uomini della Fieg) ha già fatto capire che la delibera sarà negativa, illustrando le preoccupazioni trasmesse in precedenza al ministro Maroni. In sintesi i conti dell Inpgi non reggono il ricorso dei colleghi al superbonus: le casse dell Istituto non possono rinunciare a quei contributi previdenziali!!! L articolo 3 della Costituzione (uguaglianza) è carta straccia!!! Cescutti continua a dirci che i conti dell Inpgi sono in salute. La verità non è questa, è diversa, quindi è negativa. Abbiamo il diritto di conoscere la verità per quanto amara essa sia! Il no al superbonus comporterà il no anche alla libertà di cumulo fino a 13mila euro! Questi niet si aggiungono ad altri (lavoro occasionale fino a 5000 euro all anno e cessione dei diritti fuori dalla gestione separata). Dal 1 gennaio 2007, i giornalisti andranno in pensione a 65 anni (uomini) e 60 anni (donne): la nostra piccola riforma ha anticipato quella del governo Berlusconi. 3

4 Ecco i numeri verità D I B A T T I T O Inpgi/2, è necessaria Inpgi: vincono le tesi lombarde Roma, 20 ottobre Il consiglio generale dell Inpgi - dopo anni di martellanti critiche e analisi di Franco Abruzzo - ha approvato nuove proposte relativamente ai contributi della gestione separata dell Inpgi e al superbonus, che tengono conto delle tesi del presidente dell Ordine dei giornalisti della Lombardia. I consiglieri della maggioranza hanno sostenuto l esigenza di esentare dalla contribuzione del 10% all Inpgi 2 tutti i free lance che abbiano redditi inferiori a 5000 euro annui e di obbligare gli editori a versare l ulteriore contribuzione del 2% direttamente all Istituto. Per quanto riguarda il superbonus previsto dalla riforma delle pensioni, la maggioranza ha rilevato l esigenza di avere a disposizione rapidamente tutti i dati indispensabili a scegliere la soluzione migliore. Dire no al superbonus senza i necessari approfondimenti sarebbe oggi un errore. È emersa grande preoccupazione per il progressivo ridursi del potere d acquisto delle pensioni dei giornalisti da anni non più agganciate alla dinamica delle retribuzioni prevista dal contratto. È stata sollecitata una soluzione non episodica ma strutturale che possa tenere conto della necessità di adeguare le pensioni. Esentare dalla contribuzione del 10% all Inpgi/2 tutti i free lance che abbiano redditi inferiori a 5000 euro annui e obbligare gli editori a versare la contribuzione del 2% direttamente all Istituto Approfondimenti sul superbonus Pensioni legate alle retribuzioni. Abruzzo: Al Parlamento bisogna chiedere, per salvare l Inpgi, che i prepensionamenti e la cassa integrazione siano addossati al più presto alla fiscalità generale Franco Abruzzo ha dichiarato: Quel che non si capisce è la decisione del Consiglio generale dell Inpgi di chiedere al Parlamento una legge che esenti i giornalisti dell iscrizione alla gestione separata, quando guadagnano compensi fino a 5mila euro. La legge già c è. Anzi le leggi al riguardo sono due. L Inpgi è tenuto ad applicarle. La manovra dilatoria è sospetta ed è dettata dalle esigenze elettorali del momento. La maggioranza di sinistra (che, invece, è una destra conservatrice/tecnocratica e senza cuore) tenta di catturare i consensi, che ha perso, tra i colleghi free lance. Abruzzo aggiunge: Per quanto riguarda il superbonus, la legge va applicata per garantire il diritto all uguaglianza. L Inpgi non è in grado di farvi fronte per difficoltà economiche? Allora siamo messi male. Bisogna in fretta correre ai ripari e tornare ad essere ente pubblico con la copertura dello Stato, copertura che abbiamo avuto dal 1951 al Al Parlamento, invece, bisogna chiedere, per salvare l Inpgi, che i prepensionamenti e la cassa integrazione siano addossati alla fiscalità generale. di Anna Mannucci A chi e a che cosa serve l Inpgi2/gestione separata? La domanda non è retorica, il problema è grave. Ed è un problema di equità sociale (per non dire giustizia, che è una parola troppo grossa). Se la legge che regola l Inpgi2 è sbagliata o mal fatta, che si rifaccia, oltretutto ci sono giornalisti anche in parlamento. L Inpgi 1, quella vera, tutela i lavoratori. Citando dal sito: «L Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani, nel quadro pluralistico del sistema previdenziale del nostro Paese, si colloca nella categoria di enti deputati a compiti di previdenza ed assistenza sociale obbligatoria nell ambito del disposto dell art. 38 della Costituzione il quale, come è noto, recita al comma 2: I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria». Sante parole. La sua meritoria funzione istituzionale, che fa riferimento alla Costituzione, è dunque a favore dei lavoratori, se sono assunti. E i contributi previdenziali sono versati dai datori di lavoro. I giornalisti lavoratori dipendenti hanno ferie e malattia e infortunio pagati e la liquidazione e così via. E non devono perdere ore e ore a fare note e fatture, controllare e sollecitare i pagamenti. A nalogamente, l Inpgi2/gestione separata dovrebbe essere a favore, al servizio nel senso nobile del terminedei lavoratori non assunti, ovvero free lance, ovvero liberi professionisti, considerandoli lavoratori che hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. L Inpgi2 non fa nulla di ciò. Non fornisce ai free lance mezzi adeguati nel caso di infortunio, né nel caso di malattia, né in vecchiaia e tanto meno in disoccupazione. La sua funzione principale sembra essere quella di perseguitare i free lance, con lettere minacciose, ingiunzioni di pagamento, sanzioni pesanti a ogni minimo errore o ritardo e modelli incomprensibili. Anche se è l editore a sbagliare, per esempio versando all Inps, l Inpgi2 multa il free lance. Più in generale, l Inpgi2 si guarda bene dal controllare il comportamento degli editori e si accanisce contro i free lance. L a maggior parte dei free lance sono miserabili, mal pagati, precari, o forse fanno i giornalisti come secondo lavoro o per passare il tempo. Ecco i redditi dei free lance come risulta dal giornaletto Inpgi Comunicazione: il 10% circa degli iscritti guadagna 0 (zero) euro l anno (ma anche questi devono versare un contributo minimo annuo di euro 70,00!), l 11% fino a 650 euro, e così via con cifre ridicole per arrivare al 28-30% (la classe di reddito più numerosa) che guadagna da 2500 a euro l anno, lordi. Il 67,646% guadagna meno di euro l anno. Quanto un vero professionista (avvocati, dentisti, idraulici, architetti, anestesisti ecc.) guadagna in un mese. Più in generale, l 88% guadagna meno di euro l anno (lordi), meno dunque del lordo di qualsiasi lavoratore dipendente a tempo pieno. Questo è precariato mal pagato, non è libera professione. Q ui forse serve una precisazione. Un lavoratore dipendente che guadagna 1000 euro al mese (lo stipendio dei nuovi poveri ), ne costa circa 2200 al suo datore di lavoro (è questo il famoso costo del lavoro ), che gli versa i contributivi previdenziali, assistenziali, gli mette via la liquidazione, gli fa da sostituto di imposta, ecc. Dunque uno stipendio mensile netto di 1000 euro equivale a circa 24/ euro lordi l anno. Tornando ai free lance, sui loro redditi da poveri essi devono, giustamente, pagare le imposte; chi ce la fa, si paga, di tasca sua, la Casagit; molti si pagano un assicurazione privata, e bisogna pure pagare l Inpgi2. Che non serve a niente. Perché su questi redditi da poveri, si versano cifre da poveri che porteranno a pensioni da ridere (o da piangere), 15 euro al mese e simili. Meglio mettere i soldi nel salvadanaio. Si potrebbe fare allora una proposta: poter riavere indietro i soldi versati se non bastano a dare una pensione dignitosa (l attuale regolamento prevede questa possibilità solo per chi ha versato per meno di cinque anni). Il criterio di irrepetibilità dei contributi previdenziali versati ha senso solo se la gestione è solidaristica. La gestione dell Inpgi2 invece non è neanche solidaristica, non c è neanche la consolazione altruista di pensare che i soldi lì buttati servano a qualcun altro ancora più bisognoso. L Inpgi2 non assicura una pensione decente, non fornisce assistenza sanitaria (per fortuna c è il Servizio sanitario nazionale), non dà sussidi di disoccupazione, non aiuta nel caso di malattia seria e neanche se il free lance ha un grave incidente che gli impedisce di lavorare per qualche mese. È solo un inutile salasso, una ulteriore oppressione di chi è già oppresso. Anche lo sbandierato aiuto alla maternità è retorica, se una donna con questi redditi decide di fare un figlio è perché ha un marito che la mantiene. Inoltre, l Inpgi2 c è da pochi anni, e deve versare anche il free lance che ha già 40 o 50 anni e contributi sparsi in varie casse previdenziali. Un altro aspetto negativo di questa cassa è infatti che l Inpgi2 non è ricongiungibile con altri contributi. Lo dice la legge, è vero, ma le leggi sbagliate e ingiuste si devono cambiare. Il centro del problema è che nessuno né Serventi Longhi: Per i free lance il sindacato deve essere più coraggioso Firenze, 25 ottobre Di fronte ai problemi del giornalismo free-lance il sindacato deve avere più coraggio. È l invito che, a un mese dal 24 Congresso della Fnsi (Saint Vincent, novembre), il segretario generale della Federazione della stampa Paolo Serventi Longhi lancia ai quadri e agli iscritti del sindacato dei giornalisti, in occasione della diffusione di un Dossier dal titolo Free lance: l altra metà delle redazioni. Si tratta - spiega una nota diffusa a Firenze - di un lavoro realizzato da Lsdi (Libertà di stampa/diritto all informazione), un gruppo informale di giornalisti impegnati nella Fnsi nato nei mesi scorsi con l obiettivo di documentare problemi e trasformazioni del giornalismo contemporaneo e di contribuire alla nascita nell ambito della Federazione della stampa di un Centro studi sulla professione giornalistica e il mondo dell informazione. Il Dossier, consultabile sia sul sito di Lsdi (www.lsdi.it) che su quello della Federazione della stampa (www.fnsi.it), raccoglie vari materiali sul giornalismo autonomo, fra cui, in particolare, un Rapporto sui free lance in Europa realizzato per conto della Federazione europea dei giornalisti da Gerd Nies, uno studioso tedesco, e Roberto Pedersini, docente di Sociologia economica alla facoltà di Scienze politiche di Milano. Il Rapporto analizza la diffusione impetuosa del lavoro free lance nei paesi dell Unione europea (in alcuni di essi, come Grecia e Ungheria, esso è ormai la forma di lavoro giornalistico predominante), mette in luce i principali problemi del settore compresa una forte dose di ambiguità nella definizione di uno status preciso del free lance e indica le principali esigenze in termini legislativi, contrattuali e di rappresentanza piena all interno del sindacato. Temi sviluppati, a corredo del Rapporto, in una conversazione col professor Pedersini e in una intervista a Paolo Serventi Longhi, in cui i problemi posti dallo studioso milanese vengono sviluppati anche alla luce della strategia del sindacato dei giornalisti alla vigilia del Congresso della Fnsi. Il Dossier di Lsdi sarà al centro di un incontro, a cui parteciperanno sia Serventi Longhi che Pedersini, in programma a Milano martedì 9 novembre (alle 10,30) al Circolo della Stampa. (ANSA) 4

5 una riforma Inpgi né l Ordine, né il sindacato - controlla il comportamento degli editori nei confronti dei free lance. E questo è un settore dove la mano invisibile del mercato regolamenta ben poco, è invisibile e immobile, forse morta. Tra l altro, l editore può decidere che una collaborazione è coordinata e continuativa anche per due o tre pezzi l anno, senza contratto. Il senso di collaborazione coordinata e continuativa dovrebbe essere un altro, cioè garantire una certa quantità di lavoro e di compenso. E, sperabilmente, un dialogo e un confronto con le professionalità dei capi interni ai giornali. Altri editori impongono ai free lance la partita Iva e così via. Ci si aspetterebbe che l Inpgi2 controllasse questi comportamenti talvolta vessatori. Invece no, l Inpgi2 se la prende con gli struttati (i free lance) e non con gli sfruttatori. È una terminologia desueta, ma rende bene l idea. L E T T E R E I N R E D A Z I O N E CONTINUA LA POLITICA PREDATORIA DELL INPGI2 Nel 96 reddito di 240mila lire e richiesta dell Inpgi2 di 559 euro da versare entro fine novembre S embra che i dirigenti dell Inpgi2 non si rendano conto che il 10% di un reddito decente è meglio del 10% di un reddito indecente. O che, oltre la soglia di sopravvivenza, i free lance sono contenti di mettere via qualcosa per la vecchiaia. Ma se il reddito non basta a sopravvivere, i free lance non sanno dove trovare i soldi per l Inpgi2. I dirigenti dell Inpgi2 dovrebbero preoccuparsi e occuparsi di questi lavoratori che troppo spesso non hanno mezzi adeguati alle loro esigenze di vita, invece di perseguitarli. Perché l Inpgi, l Ordine, il sindacato, non si fanno dare ufficialmente le tabelle con gli importi di quanto vengono pagati davvero i giornalisti collaboratori? S ul già citato Giornalisti, il giornale unico firmato da Ordine nazionale dei giornalisti, Fnsi, Inpgi, Casagit e Fondo Integrativo (enti che dunque dovrebbero leggerlo), vengono continuamente pubblicate, con tanto di firma, storie lacrimevoli di lavoro nero e sfruttamento, pezzi di quattro cartelle pagati 7 euro, giornalisti a tempo pieno pagati pochi euro al mese, messi al desk senza contratto e così via. Perché nessuno né Inpgi né Ordine, né sindacato - interviene? Un altra frequente difficoltà, anche se meno grave, sempre per i free lance, sono i tempi di pagamento, soprattutto se la collaborazione è occasionale. Gli editori pagano, se va bene, dopo due mesi, più spesso tre o quattro. Ma dalla pubblicazione. Dalla consegna i mesi possono diventare dieci, dodici e così via. Per saperlo, è sufficiente una telefonata, da parte di Inpgi, Ordine, sindacato, all amministrazione di qualche editore. Sui tempi di pagamento c è una Direttiva europea, che qualcuno dovrebbe far rispettare. Se il free lance ritarda a pagare, l Inpgi2 lo sanziona con durezza, ma agli editori ritardatari non dice niente. In questo come in molti altri casi, dovrebbe intervenire un organo collettivo di difesa dell intera categoria. 1Caro presidente, grazie per la tua battaglia di civiltà, speriamo dia i frutti sperati. La cosa mi tocca da vicino poiché sono una delle vittime designate dell Inpgi2 e della signora Cappa. Sono iscritto all Inpgi dal 1986 in quanto redattore del quotidiano Bresciaoggi, e recentemente ho anche effettuato il versamento per il riscatto-ricongiunzione del periodo di praticantato e per alcuni periodi pensionistici Inps precedenti. Mi pare di aver insomma dimostrato piena fiducia nel nostro Istituto. Questo non mi ha impedito di finire nel mirino delle minacciose lettere dell Inpgi2. L estate scorsa, stanco delle missive minatorie che ben conosci, ho avuto una debolezza: ho risposto nel modo più cortese chiarendo che nel 1996 avevo percepito (come indicato dal fisco) lire per collaborazioni, di cui 250mila lire da collaborazione occasionale, e il resto per diritti d autore, dunque - per ammissione generale - non soggetti ad alcuna contribuzione. Immaginavo che la cifra residua (le 250mila lire) fosse talmente risibile da situarsi al di sotto di qualunque contribuzione. Così, ahimè, non è stato. Nei giorni scorsi ho ricevuto una lettera dell ineffabile signora Cappa in cui mi informa che quelli come me ( che hanno confermato di aver svolto nell anno attività giornalistica autonoma, dunque i fessi che hanno risposto, e non quelli che hanno alzato le spalle e hanno tirato dritto) non sfuggiranno più alle sgrinfie di Inpgi2 e in particolare: a - mi comunica che sono stato iscritto d ufficio all Inpgi2; b - che sono tenuto a pagare entro novembre 335,70 euro di quota fissa e 223 euro di more e sanzioni, per un totale di 559,03 euro. E qui allibisco: per una collaborazione fruttatami 250mila lire nel 96 dovrei pagare il 300% all Inpgi2 (senza sanzioni) o il 400% con le sanzioni? Se non è una rapina dimmi tu che cosa è; c - mi si chiede in modo spiccio di comunicare i miei redditi 97 (in cui, ahimè, c è ancora un milione di lire di collaborazioni occasionali e qualche diritto d autore). Ora, se avrai la cortesia di leggere questa mia e di rispondermi, ti chiedo: A - la proposta di esenzione fino a 5000 euro di cui parli nella tua lettera, avrà qualche effetto chiarificatore sul passato, o il mio contenzioso con Inpgi 2 continuerà a trascinarsi? B - cosa risponderesti tu alla signora Cappa se fossi nei miei panni, di fronte alla richiesta di pagamento di oltre un milione di lire su un anno in cui i miei proventi libero-professionali, detratti i diritti d autore, assommavano a 250mila lire? Grazie per l attenzione e il sostegno morale Massimo Tedeschi Brescia, 25 ottobre Caro presidente, con la presente volevo chiederle alcuni chiarimenti. Io sono giornalista professionista (dipendente e senza partita Iva) dal 1992 presso una testata radiofonica e da alcuni anni ho una collaborazione con un quotidiano. Nel 1996 sono stato iscritto d ufficio all Inpgi2 per una mia collaborazione coordinata e continuativa con un quotidiano. Dall anno successivo ho avuto solo redditi derivanti da cessione di diritti d autore, adesso l Inpgi2 mi sta chiedendo tutti gli arretrati comprensivi di sanzioni e interessi sia per la collaborazione coordinata e continuativa (ad esempio nel 96 reddito di 240mila lire e richiesta dell Inpgi2 di 559 euro da versare entro fine novembre) e anche dei redditi per le cessioni dei diritti d autore per gli anni successivi dal 1997 al 2004 comprensivi anche questi di sanzioni e interessi nonostante non abbia mai ricevuto la richiesta di pagamento (incomprensibili, quindi, gli initeressi e le sanzioni). Ho già inviato a luglio la comunicazione obbligatoria riferita al reddito professionale prodotto nel 2003 e ho già versato l acconto per il Ad una mia raccomandata dove chiedevo, usando il suo modulo, quale legge prevede l iscrizione all Inpgi2 non ho mai ricevuto risposta, ma solo i bollettini di pagamento. Visto che Lei sembra l unico ad interessarsi e a conoscere bene il problema, vorrei sapere cosa mi consiglia. Cordiali saluti Pierluigi Senatore Carpi (Mo), 14 ottobre 2004 Risposta: A questo punto è guerra: si porta l Inpgi2 in tribunale. Franco Abruzzo La quota d iscrizione può essere detratta solo dal giornalista free lance Cancellati dall Albo 200 colleghi morosi La quota annuale (che per legge è una tassa) versata dagli iscritti negli elenchi dell Albo può essere inclusa tra le detrazioni in sede di stesura della dichiarazione Irpef, ma soltanto da chi, tra i giornalisti (professionisti e pubblicisti), esercita la professione in forma autonoma. Lo «sconto fiscale» è negato ai giornalisti dipendenti. È questa la risposta (giugno 1996, ndr) della Direzione regionale delle Entrate (nuova struttura del ministero delle Finanze, che ha sostituito le Intendenze di Finanza) a un quesito posto dal presidente dell Ordine dei giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo. Scrive la Direzione regionale delle Entrate: «Per gli iscritti all Albo per i quali dall esercizio della professione di giornalista deriva un reddito di lavoro autonomo, ai sensi dell articolo 49, comma 1, del Dpr n. 917/1986, la predetta quota annuale costituisce componente negativa nella determinazione di tale tipo di reddito, che viene dichiarato nella prima sezione del quadro E del modello 740. Infatti, ai sensi dell articolo 50 del Dpr 917/1986, nella determinazione del reddito di lavoro autonomo sono deducibili le spese sostenute nell esercizio della professione, purché risultino effettivamente sostenute nel periodo di imposta, inerenti all esercizio della professione stessa e debitamente documentate. Per gli iscritti all Albo, per i quali dall esercizio dell attività giornalistica derivano altri tipi di reddito (redditi di lavoro dipendente, redditi derivanti da diritti d autore o da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa), la quota versata per l iscrizione all Albo non rileva in sede di dichiarazione dei redditi. Infatti, nella determinazione di tali tipi di redditi, nessun costo è deducibile in maniera analitica». Milano, 13 luglio Nella seduta di ieri il Consiglio ha cancellato dagli elenchi dell Albo 200 giornalisti (70 professionisti) per morosità. Si tratta di giornalisti, che per lo più devono all Ordine della Lombardia anche cinque anni di quote. Il pagamento delle somme fa cessare la materia del contendere e spiana la strada all annullamento immediato del provvedimento. L Inpgi non può ricevere i contributi versati dalle aziende a favore dei giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti non più iscritti negli elenchi dell Albo. 5

6 Ecco i numeri verità Non una parola sulla somma di 1,464 mln di euro girata alla Fnsi e alle Associazioni regionali della stampa Silenzio assoluto sul cadeau (180mila euro) della Banca di Roma: quei 180mila euro tra quali organismi sono stati distribuiti? Il Cda dell Istituto ha approva Bilancio di previsione 2004: il comunicato dell Inpgi ignora le preoccupazioni di Cescutti e Tortora Milano, 15 novembre Il 9 novembre l Inpgi ha diramato un comunicato sull approvazione da parte del Cda dell assestamento del bilancio di previsione L estensore (chi?) ha tagliato tutte le note critiche espresse nelle relazioni allegate al bilancio sia dal presidente (Gabriele Cescutti) sia dal direttore generale (Arsenio Tortora) della Fondazione. Ed ecco i testi tagliati: Cescutti Luci ed ombre, soddisfazione e preoccupazioni emergono dunque dall'assestamento Soddisfazione per un avanzo in crescita, per i rapporti di lavoro in aumento, per il ricupero compiuto, rispetto alle previsioni, nel rapporto contributi correnti-pensioni. Ma anche preoccupazione per non riuscire a far scendere tale rapporto al di sotto di "quota 90", e per i segnali che giungono da una spesa pensionistica in gagliarda lievitazione: mentre più affannosa, nonostante l'aumento realizzato della base contributiva, appare la crescita percentuale dei contributi correnti. Luci ed ombre che dovranno presto costituire, per gli amministratori dell Inpgi, la base per un'analisi approfondita nella quale rientreranno anche i risultati del bilancio tecnico attuariale, di recente ratificato dal Cda. Un'analisi dalla quale far emergere proposte per interventi che diano stabilità ai dati positivi che si evidenziano anche in questo bilancio, e che consentano di guardare al futuro, anche il più lontano, non con speranze ma sulla base di solide certezze. È indispensabile comunque ricordare, al riguardo della spesa per pensioni, che una percentuale non trascurabile dell'aumento dipende dai prepensionamenti per stati di crisi aziendale, i quali anche quest'anno pesano complessivamente per 13 milioni, e costituiscono quindi, da soli, il 5% dell'intera uscita previdenziale dell'anno. Una spesa che, per di più, è destinata a crescere dopo lo stato di riorganizzazione aziendale accordato dal ministero del Lavoro al Gruppo Riffeser (ben 30 uscite in due anni) e che sta già suscitando in varie aziende consistenti spinte imitative. Tortora Rispetto al consuntivo 2003, l'assestamento 2004 denota un tendenziale peggioramento della Gestione previdenziale. Infatti, il risultato passa dai 63,616 mln del 2003 ai 58,531 mln dell'assestamento 2004, con una diminuzione di 5,085 mln. I proventi in assestamento (335,543 mln) sono cresciuti di ben 10,826 mln (3,33%); ma gli oneri (277,012 mln) sono aumentati proporzionalmente più dei primi, attestandosi ad un aumento reale di 15,910 mln e ad un aumento percentuale del 16,09%. Detta tendenza si conferma anche in sede di previsione 2005, in cui si evidenziano proventi per 347,727 mln, con un aumento reale di 12,184 mln rispetto all'assestamento e un incremento percentuale del 3,63%. Gli oneri, per il 2005, sono stimati in 293,228 mln, con un incremento reale di 16,216 mln ed un incremento percentuale del 5,85%. II risultato della Gestione previdenziale passa dai 58,531 mln del 2004 ai 54,499 mln dei 2005, con una diminuzione di 4,032 mln. Sull'assestamento 2004 ha avuto diretta incidenza - quanto alla contribuzione corrente - l'ingresso nell'inpgi dei giornalisti dipendenti della pubblica amministrazione, dai quali è derivato un gettito di 2 mln di euro. Dalla pubblica amministrazione si è inoltre avuto finora un trasferimento di circa 5 mln di euro per contributi dovuti in favore dei giornalisti dipendenti, assicurati all'inpgi dal 1 gennaio Contributi Inpgi alle associazioni stampa Nel corso del 2004 l Inpgi ha versato alla Fnsi e alle Associazioni stampa euro, somma che nel 2005 salirà di euro a quota Nel comunicato stampa non si parla di tutto ciò e non si parla neanche dei 180mila euro che la Banca di Roma regala ogni anno all Inpgi per fare assistenza...alle organizzazioni sindacali. L'Inpgi può finanziare il sindacato? È lecito? È corretto? È legittimo? O no? Queste notizie (documentate in base a "carte" in nostro possesso) non sono "false e calunniose. Sono notizie. Punto. Rispettare i princìpi Il legislatore delegante non autorizza l'istituto a funzionare come ente sovvenzionatore della Fnsi e delle sue strutture periferiche. L'Inpgi è tenuto a rispettare i princìpi stabiliti dall'articolo 2 del Dlgs n. 509/1994 "nei limiti fissati dalle disposizioni del presente decreto (Dlgs n. 590/1995, ndr) in relazione alla natura pubblica dell'attività svolta". L'articolo 2 (I comma) del Dlgs n. 509/1994 è limpido e non ha bisogno di commenti: l'autonomia gestionale, organizzativa e contabile dell'istituto non abbraccia e non ingloba le "elargizioni" previste dai commi 8 e 9 dell'articolo 4 dello Statuto. Tale attività non rientra nella "natura pubblica dell'attività svolta" dall'inpgi. Se ne deve desumere che i commi 8 e 9 (affitti agevolati) dell'articolo 4 dello Statuto appaiano ictu oculi una evidente violazione del Dlgs n. 509/1994. Dove sono quei milioni? L'Inpgi ha stipulato una convenzione (per l'espletamento del servizio di cassa) con la Banca di Roma in base alla quale la banca stessa mette a disposizione dell'istituto un contributo annuo di euro. Questa somma, non contabilizzata nel bilancio, viene impiegata (fuori bilancio) per convegni, congressi e "scopi istituzionali" (aiuti economici ad associazioni regionali oppure a Gus, Unione pensionati e Unione cronisti)? I sindaci dell'istituto cosa dicono di tali elargizioni? Che ne pensano i ministeri vigilanti dell'economia e del Lavoro? Che fa la Corte dei Conti? Contributo giustificato? Serventi Longhi ha spiegato che la Fnsi riceve un contributo ordinario dall'inpgi per il coordinamento degli uffici di corrispondenza dell'istituto. Questo coordinamento è tutto da dimostrare ma spetta al sindacato o all'inpgi? Serventi poi ha giustificato, non rendendosi conto della gravità delle ammissioni, le elargizioni Inpgi al sindacato con il ruolo della Fnsi "di intervento sul sistema previdenziale dei giornalisti... con una attività contrattuale e sindacale di rilevante impegno relativa alla contribuzione e alle prestazioni". In sostanza la Fnsi ha diritto ai quattrini perché fa il suo mestiere di sindacato a favore dei giornalisti iscritti all'inpgi previsto dal suo Statuto. Non ci risulta che Cgil-Cisl-Uil ricevano soldi dall'inps perché fanno il loro mestiere di sindacato a favore dei cittadini iscritti a quell'istituto. La Fnsi, invece, deve vivere con il contributo contrattuale (0,30% ridotto allo 0,15 per i pensionati) versato dagli iscritti. E deve vivere solo di quello. E la privacy? Uffici privati (quelli del sindacato) non possono trattare pratiche degli iscritti in alcuni casi coperti dalla legge sulla privacy. Perché l'istituto non crea una sua rete periferica di uffici come suggerisce la Corte dei Conti? È il momento anche di dare attuazione al suggerimento del giudice contabile (C. Conti, Sez.contr. enti, 22/05/1992, n.19/rel.; parti in causa Inpgi; fonte Riv.. Corte Conti, 1992, fasc.4, 20) secondo il quale gli uffici di corrispondenza dell'istituto meritano, ed era ed è una misura indilazionabile, "una loro specifica regolamentazione, segnatamente ove l'ente stesso non intenda darsi una propria articolazione decentrata". In attesa di una risposta Ho posto ufficialmente questi problemi all'inpgi, perché, come pubblico ufficiale, ho l'obbligo di segnalare eventuali reati alla Procura della Repubblica (art. 331 Cpp). Attendo paziente da un anno una risposta esauriente. E sulla risposta baserò le mie mosse successive improntate al rispetto rigoroso dell'articolo 24 (I comma) della Costituzione. Mi ritengo danneggiato dalla politica delle elargizioni: l'inpgi mi nega il diritto alla libertà di cumulo, nega il diritto al superbonus a 800 colleghi, sostenendo che non ha i mezzi sufficienti, mentre regala annualmente oltre tre miliardi di vecchie lire al sindacato, che, invece, vive o dovrebbe vivere soltanto delle entrate assicurate dagli iscritti. Porre questi problemi è, secondo alcuni, "gettare discredito sull'inpgi". La libertà di informazione e di critica, ricordo a me stesso, "è diritto insopprimibile dei giornalisti" (articolo 2 della legge professionale n. 69/1963). Ordine/Tabloid ORDINE - TABLOID periodico ufficiale del Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia Mensile / Spedizione in a. p. (45%) Comma 20 (lettera B) art. 2 legge n. 662/96 - Filiale di Milano Anno XXXIV - Numero 12, Dicembre 2004 Direttore responsabile FRANCO ABRUZZO Direzione, redazione, amministrazione Via Appiani, Milano Tel. 02/ Telefax 02/ Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia Franco Abruzzo presidente; Cosma Damiano Nigro vicepresidente; Sergio D Asnasch consigliere segretario; Alberto Comuzzi consigliere tesoriere. Consiglieri: Michele D Elia, Letizia Gonzales, Laura Mulassano, Paola Pastacaldi, Brunello Tanzi Collegio dei revisori dei conti Giacinto Sarubbi (presidente), Ezio Chiodini e Marco Ventimiglia Direttore dell OgL Elisabetta Graziani Segretaria di redazione Teresa Risé Realizzazione grafica: Grafica Torri Srl (coordinamento Franco Malaguti, Marco Micci) Stampa Stem Editoriale S.p.A. Via Brescia, Cernusco sul Naviglio (Mi) Registrazione n. 213 del 26 maggio 1970 presso il Tribunale di Milano. Testata iscritta al n del Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) Comunicazione e Pubblicità Comunicazioni giornalistiche Advercoop Via G.C.Venini, Milano Tel. 02/ Fax 02/ La tiratura di questo numero è di copie Chiuso in redazione il 18 novembre

7 to l assestamento Il comunicato dell Inpgi (http://www.inpgi.it/inpgi/inpgi2.nsf) Roma, 9 novembre Il Consiglio di amministrazione ha approvato oggi l'assestamento al bilancio di previsione 2004 che chiude con un avanzo di 67,671 milioni di euro. Di particolare rilievo la buona redditività riguardante gli investimenti mobiliari ed immobiliari, l'aumento dei rapporti di lavoro e l'ottimo risultato delle verifiche ispettive nelle aziende editoriali. Contemporaneamente è stata però rilevata anche una tendenza all'aumento della spesa previdenziale, soprattutto al riguardo dei prepensionamenti derivanti da stati di crisi aziendale. Il risultato del bilancio, che dovrà ora passare alla ratifica del Consiglio generale, è caratterizzato dai seguenti capitoli: I rapporti di lavoro Rispetto al 2003 è stato rilevato un aumento del 6,94%: rapporti di lavoro contro i registrati a fine Ma il dato più significativo riguarda gli articoli 1 a tempo indeterminato: (con una crescita di 878 casi) cui si aggiungono contratti a termine. Positivi anche i risultati derivanti dal contratto differenziato Fnsi -Aer/Anti/Corallo per le emittenti locali, che registra nell'anno una crescita di 113 rapporti di lavoro a tempo pieno (560). I contributi correnti Il totale dei contributi Ivs correnti, rispetto al consuntivo 2003, aumenta di 11,592 milioni per un totale di 284,200 milioni. Le previsioni per il 2005 indicano una entrata complessiva di 303,200 milioni (più 6,69%) derivanti dall'aumento dell'1% della contribuzione Ivs che avrà decorrenza dal prossimo primo gennaio (11 milioni di euro) e dalla dinamica salariale e delle carriere (8 milioni). L'attività ispettiva I dati assestati consentono di migliorare le previsioni di 5,2 milioni di euro: si calcola infatti che per fine anno il risultato complessivo sarà di 15,6 milioni (8,5 per contributi e 7,1 per sanzioni). Altrettanto rilevanti gli elementi che emergono dai 38 verbali finora notificati ad altrettanti aziende. Le verifiche hanno dato luogo a contestazioni relative a 196 rapporti di lavoro, formalmente qualificati come collaborazioni autonome, per i quali il Servizio ispettivo dell'inpgi ritiene invece di avere raccolto solide prove in merito alla loro natura subordinata. In altri 176 casi è stato inoltre accertato che i lavoratori, benché adibiti a mansioni giornalistiche, erano inquadrati con mansioni diverse (impiegato, grafico editoriale, ecc.) e quindi con assicurazione previdenziale trasmessa ad altri Enti (Inps o Enpals). Disoccupazione e Cigs È confermato il rallentamento della disoccupazione. Per prudenza si mantiene comunque nell'assestamento lo stanziamento iniziale in uscita di 9 milioni. La stessa cifra è indicata con riferimento al In forte diminuzione il ricorso alla cassa integrazione nei primi 10 mesi dell'anno. Lo stanziamento iniziale viene diminuito da 1,487 a 0,800 milioni. Per il 2005 è prevista una spesa di 0,970 milioni. I fondi di svalutazione Sono stati incrementati i fondi di svalutazione, i quali costituiscono una necessaria cassa di compensazione per dare certezze sull'attendibilità degli avanzi espressi. Il totale degli accantonamenti è di 112,801 milioni. Di particolare rilievo l'ammontare del fondo svalutazione contributi, la cui consistenza ha raggiunto 105,368 milioni e che, non appena il provvedimento di condono sarà approvato dai ministeri vigilanti, potrà essere parzialmente utilizzato senza che vi siano ripercussioni negative sui bilanci. Le prestazioni previdenziali e i prepensionamenti La somma stanziata in previsione (262,500 milioni) è quasi in linea con la spesa finale (260,500 milioni) che si calcola di dover sostenere entro dicembre 2004 per far fronte al pagamento delle pensioni nei confronti di iscritti con trattamento in atto: con pensione diretta, 470 con pensione indiretta, con trattamento di reversibilità. Nella spesa previdenziale spicca anche per il 2004 quella relativa ai prepensionamenti derivanti dagli stati di crisi: un'uscita di 13 milioni, che costituisce il 5% dell'intera spesa previdenziale annua. Senza quest'onere il rapporto percentuale fra entrate contributive correnti e spesa pensionistica, oggi fissato nell'assestamento al 91,7%, scenderebbe all'86,9%. L'aumento percentuale della spesa pensionistica rispetto al consuntivo 2003 è del 5,90%, e quindi superiore alla crescita della contribuzione Ivs corrente, pari al 4,25%. È tuttavia previsto che questo rapporto si inverta nel 2005: spesa pensionistica pari a 276 milioni di euro (+5,95%) contro 303,200 milioni di contributi correnti (+6,69%). Gli investimenti mobiliari Il 2004 ha confermato la decisa ripresa verificatasi nel 2003, dopo due anni di risultati negativi. L'assestamento alle previsioni 2004 presenta un reddito netto contabile di 13,2 milioni, al quale si aggiungono plusvalenze implicite, stimate in circa 3,5 milioni di euro. Il settore immobiliare La buona redditività del patrimonio Inpgi è confermata anche dall'assestamento al bilancio di previsione 2004, con un reddito complessivo lordo di 26,05 milioni (+6,54% rispetto al consuntivo 2003). Aumenta anche il valore della redditività lorda calcolata in base al rapporto tra affitti e valore di bilancio degli immobili: + 4,03% (+3,78% nel consuntivo 2003) rispetto al valore complessivo di 655 milioni di euro. APPELLO AI COLLEGHI DISTRATTI Quota 2005 (110 euro): possibile da subito aderire al Rid e non pensarci più anche negli anni successivi Visto il gradimento che gli iscritti all'ordine dei giornalisti della Lombardia hanno dimostrato con la massiccia adesione al servizio di pagamento mediante addebito in via continuativa sul conto corrente bancario (Rid), Esatri ha riaperto (ovviamente a favore di chi non ha ancora fatto ricorso al servizio) i canali di adesione per il pagamento dell'avviso della quota annuale (110 euro) relativa all'anno 2005 e agli anni successivi. Per aderire al servizio Rid è sufficiente: a) compilare il modello Rid ricevuto con l'avviso di pagamento del 2004 e trasmetterlo via fax ad Esatri al numero b) oppure compilare il modello Rid elettronico disponibile su Internet al sito (selezionando nell'home page del sito la voce ADESIONI RID) c) oppure comunicare via telefono i dati richiesti nel modulo Rid al n (dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle 17.00). Tale numero è disponibile per informazioni e variazioni relative al Rid. Esatri provvederà ad ogni scadenza, a partire dalla quota del 2005 e per gli anni successivi, salvo revoca, al pagamento in automatico con addebito dell'importo sul conto corrente indicato. Con il Rid è possibile pagare gli avvisi di pagamento, ma non le cartelle esattoriali. Il termine ultimo di adesione al Rid verrà indicato sugli avvisi di pagamento relativi alla quota annuale 2005 e verrà pubblicato su Tabloid. Giornalista bulgara iscritta all Albo: un decreto del ministero Roma, 10 settembre Chiunque dimostri di aver fatto il giornalista in qualsiasi parte del mondo può diventare giornalista anche in Italia. È sufficiente che richieda un decreto al ministero della Giustizia e superi una prova presso l Ordine o svolga un tirocinio d adattamento. Questa collega ha chiesto l iscrizione al nostro Albo professionale rivolgendosi al ministero della Giustizia e facendo appello sia al Testo unico sulla disciplina dell immigrazione e sulla condizione dello straniero sia alla direttiva Cee relativa al sistema generale di riconoscimento della formazione professionale. Il ministero, sentito il parere dell Ordine e valutata la documentazione sull effettiva e sostanziale attività giornalistica svolta dalla richiedente, ha emesso il decreto con il riconoscimento del titolo professionale valido per l iscrizione all Albo dei giornalisti professionisti italiani. Alla condizione però che la giornalista bulgara si sottoponga ad una prova attitudinale presso l Ordine nazionale. L esame, in lingua italiana, sarà scritto e orale. Si è aperta dunque una nuova strada per i giornalisti stranieri che vogliono essere iscritti all Albo in Italia. Da sottolineare come il ministero, in applicazione della legge professionale abbia ritenuto che il riconoscimento deve comunque avvenire anche attraverso l Ordine professionale. Canone Rai: legittimo per la Ue. Chiusa una procedura che durava dal 1999 Roma, 16 settembre La Commissione europea ha giudicato il canone Rai pienamente conforme alle norme comunitarie, chiudendo la procedura avviata nel 1999 nei confronti dell Italia. La Commissione - si legge in una nota - ha precisato che i principi contenuti nella legge sul riordino del sistema radiotelevisivo e quelli previsti dal Contratto di Servizio sottoscritto dallo Stato e dalla Rai per il triennio in materia di separazione contabile, recepiscono integralmente le norme europee sugli aiuti di Stato e, pertanto, fanno decadere i motivi per i quali, in base alla precedente normativa, si era avviata la procedura di infrazione. Sono molto soddisfatto per la decisione della Commissione europea che giunge dopo un lungo e accurato esame da parte di giudici dichiara il ministro delle Comunicazioni, on.maurizio Gasparri. La precisazione della Commissione dimostra la correttezza dei nuovi principi introdotti dalla legge sul riordino del sistema radiotelevisivo e giunge come una risposta indiretta a tutti quelli che, nel corso del dibattito parlamentare, hanno sostenuto l illegittimità della legge rispetto alla normativa europea. Il positivo esito della vicenda dimostra che questa legge può diventare un modello europeo di riferimento per tutti quegli Stati sottoposti a procedure di infrazione avviate per il canone di abbonamento Tv, conclude il ministro. (AGI) PROMOSSO E ORGANIZZATO DAL CONSIGLIO DELL ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA LOMBARDIA Via al VII Concorso tesi di laurea sul giornalismo Sette sezioni: a ogni vincitore euro. I candidati dovranno consegnare le tesi entro dicembre Milano, 2 luglio Promosso dal Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia, prende il via la settima edizione del Concorso destinato a valorizzare le tesi di laurea dedicate al giornalismo e alle istituzioni della professione. Giudice insindacabile del Premio è lo stesso Consiglio dell Ordine. Le tesi (in unica copia e anche su dischetto in programma word oppure rtf) dovranno pervenire alla segreteria dell Ordine (via Appiani Milano) entro il 31 dicembre Le tesi, comunque, non verranno restituite. Ogni candidato dovrà presentare la domanda in carta semplice corredata dai dati anagrafici comprensivi del codice fiscale, recapiti telefonici e residenza. Potranno concorrere le tesi discusse nelle Università italiane (pubbliche e private) nel periodo gennaio-dicembre 2004 a conclusione dei corsi quadriennali e quinquennali nonché dei corsi biennali specialistici post laurea triennale (laurea magistrale). Le sezioni del Premio (al quale ogni candidato dovrà far riferimento) sono sette e ogni vincitore di sezione riceverà euro. L impegno finanziario dell Ordine è, pertanto, di euro complessivi. La cerimonia della consegna avverrà in occasione dell assemblea degli iscritti all Albo dell Ordine della Lombardia. La cerimonia, quindi, è prevista per il marzo 2005 al Circolo della Stampa. Estratti (di 400 righe) delle tesi premiate (e segnalate) verranno pubblicati su Tabloid, organo mensile dell Ordine dei giornalisti della Lombardia. Per la valutazione delle tesi il Consiglio si avvarrà, come lo scorso anno, dell opera di consulenti (giornalisti e professori universitari). Queste le sezioni: 1) Storia del giornalismo italiano, dei suoi interessi e dei suoi protagonisti, anche attraverso le vicende storiche e di costume che lo hanno impegnato. 2) Storia del giornalismo occidentale. 3) Istituzioni della professione giornalistica. La deontologia e l inquadramento contrattuale dei giornalisti in Italia, in Europa e nel resto del mondo occidentale. 4) Giornalismo radiotelevisivo. 5) Giornalismo telematico. 6) Giornalismo economico e finanziario. 7) Giornalismo culturale, sociale, scientifico, sportivo e di costume. 7

8 LAUREA PIÙ CHIARAMENTE ORIENTATA ALL'INSERIMENTO NEL MONDO DEL LAVORO RISPETTO ALL'ATTUALE Università Un percorso a Y sostituirà il 3+2. Il titolo di dottore spetta ai laureati triennali Roma, 9 novembre Con la registrazione da parte della Corte dei Conti si è chiuso l'iter del Decreto che modificherà l'ordinamento didattico universitario con l'introduzione del percorso a Y per la laurea triennale. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevista per i prossimi giorni, il provvedimento diventerà operativo e permetterà la rivisitazione delle attuali classi di laurea di primo e secondo livello, per le quali sono già in corso i lavori di sei tavoli tecnici. Abbiamo raggiunto un altra importante tappa per rendere il sistema universitario più efficiente e rispondente alle esigenze di una società in sempre più rapida trasformazione, ha commentato il ministro Letizia Moratti. Con la revisione del Decreto che ha istituito il 3+2 sarà garantita una maggiore flessibilità alla progettazione formativa e saranno, al tempo stesso, riqualificate le lauree in modo da potenziare il raccordo con il mondo del lavoro e consentire più opportunità di sbocchi professionali. L'Università italiana", ha concluso il ministro, ha ora gli strumenti per assicurare ai nostri giovani sia la qualità dell offerta formativa sia titoli maggiormente spendibili sul mercato del lavoro. Il Decreto prevede tra l altro nuove qualifiche accademiche: il titolo di dottore spetta ai possessori della laurea triennale, mentre a chi consegue la laurea magistrale e il dottorato di ricerca spettano, rispettivamente, le qualifiche di dottore magistrale e dottore di ricerca. La qualifica di dottore magistrale compete anche a coloro i quali hanno conseguito la laurea secondo gli ordinamenti didattici previgenti al decreto 509/1999. A completamento della rigida architettura di sistema del cosiddetto 3+2, potrà essere introdotta una struttura di primo livello a "Y" con due percorsi paralleli e distinti, adeguatamente progettati. Dopo un primo anno, dove si frequenteranno attività didattiche comuni, lo studente potrà scegliere tra il percorso professionalizzante che conduce alla laurea triennale (1+2) ed il percorso metodologico per gli studenti che dopo la laurea triennale intendano conseguire anche la laurea magistrale (+2). In particolare, dopo un primo anno comune, pari a 60 crediti, a forte contenuto di base, lo Il ministro Moratti: un sistema flessibile per rispondere alle esigenze degli studenti e del mercato del lavoro studente, conscio delle proprie capacità e sulla base delle attitudini dimostrate potrà, dunque, proseguire per altri due anni, per un numero complessivo di 180 crediti: in un percorso professionalizzante e, quindi, entrare nel mercato del lavoro con una preparazione adeguata. In sostanza, un percorso triennale "razionalizzato" che porterà ad una laurea più chiaramente orientata all'inserimento nel mondo del lavoro rispetto all'attuale. Il percorso di laurea sarà maggiormente caratterizzato dalla presenza di stages e attività di tirocinio; in un biennio "metodologico-formativo" che non fornisce una preparazione specifica per il lavoro perché è finalizzato al conseguimento di una solida preparazione metodologica di base più consigliabile a coloro che intendano proseguire gli studi in un successivo ed ulteriore biennio (120 crediti), al cui termine si conseguirà la laurea magistrale (nuova denominazione della "specialistica"). Si svolgerà, quindi, complessivamente un ciclo di studi quinquennale, che condurrà ad ottenere un titolo di peso specifico più elevato rispetto all'attuale. Con la revisione del "3+2" gli atenei godranno di maggiore autonomia e flessibilità per quanto riguarda la determinazione dei crediti. Infatti i crediti vincolati a livello nazionale scenderanno per i percorsi triennali dall'attuale 66 per cento al 50 per cento e per il biennio magistrale al 40 per cento e soltanto per le discipline di base e caratterizzanti. Da sottolineare inoltre che si passa da una concezione "verticale" dei percorsi formativi a un modello trasversale: in pratica, adottando un criterio multidisciplinare della formazione si potrà conseguire una laurea triennale umanistica e proseguire in un biennio "magistrale" nel settore scientifico e viceversa, ovviamente dopo una verifica, da parte dell'ateneo, della preparazione e degli eventuali debiti formativi da colmare. Tale possibilità viene garantita allo studente attraverso il ricorso alle cosiddette passerelle. Molto importante è la modifica dei percorsi finalizzati alle professioni legali di magistrato, avvocato e notaio. Ciò consentirà di costruire un modello a "ciclo unico" - di 5 anni (300 crediti formativi universitari) - che garantirà maggiore organicità, unitarietà, completezza e qualità nella formazione. Verrano definiti comunque percorsi triennali per quanto riguarda le classi di laurea non correlate alla formazione delle professioni legali classiche. Specifiche disposizioni transitorie prevedono che la nuova normativa si applichi dopo la ridefinizione delle classi dei corsi di laurea e di laurea magistrale, con la possibilità di una fase di sperimentazione che consenta agli atenei che lo vorranno di applicare l'ordinamento didattico a "Y" nonché gli attuali ordinamenti delle lauree specialistiche sulla base di 120 crediti fin dall'anno accademico Il Garante: Tutela rafforzata sempre. In caso di molestie sessuali, hanno diritto a non rivivere i traumi subiti Minori e diritto di cronaca: Non basta celare il nome Roma. È vietata la diffusione di informazioni che, anche indirettamente, permettano il riconoscimento di minori coinvolti in fatti di cronaca, a maggior ragione quando abbiano subito violenze o molestie sessuali. Renderli identificabili potrebbe far loro rivivere in pubblico i traumi subiti e pregiudicarne l armonico sviluppo della personalità. Lo ha ribadito il Garante (Stefano Rodotà, Giuseppe Santaniello, Gaetano Rasi, Mauro Paissan), intervenuto a tutela di una donna e della sua bambina che lamentavano la pubblicazione, su un settimanale locale, di un articolo che dava notizia di un procedimento a carico dell ex convivente della donna, accusato di violenza e molestie a danno proprio e della sua bambina. Nell articolo non venivano citati i nomi di alcuna delle parti in causa, ma erano specificati l età della minore e degli altri soggetti coinvolti, le iniziali del nome e del cognome e l attività lavorativa prestata dall imputato, la posizione famigliare della minore nonché l esatta indicazione del paese di residenza. La donna aveva chiesto al periodico che non venissero pubblicate ulteriori informazioni sulla vicenda. Non avendo ricevuto risposta, si era rivolta al Garante. In seguito all invito dell Autorità di rispettare le richieste dell interessata, l editore e il direttore avevano sostenuto la legittimità del comportamento del settimanale che, a loro avviso, aveva rispettato il principio dell essenzialità delle notizie riferite dall articolista giornalista nell adempiere il proprio diritto di cronaca giudiziaria. Il Garante ha stabilito, invece, che non è sufficiente celare il nome della vittima per evitarne il riconoscimento. Esistono informazioni collaterali che, se riferite, possono Dai giornali poche notizie e negative sui bambini Firenze, 28 ottobre Poche notizie e in gran parte negative: così la stampa italiana affronta il tema bambini, nelle sue varie sfaccettature. È il risultato, in sintesi, del primo rapporto di analisi realizzato in Italia a cura dell Istituto degli Innocenti, Bambini e stampa che ha preso in esame circa 6000 articoli pubblicati nel 2003 dalle principali testate nazionali. Uno sguardo alla prima pagina: secondo il rapporto - presentato oggi nel corso di un convegno all Istituto degli Innocenti - dei 6000 articoli su bambini, ragazzi e famiglie presi in considerazione, solo 291 hanno ottenuto uno spazio in prima, circa il 5% del totale. Solo il 10% ha però valenza positiva a fronte di un 44% con valenza negativa, mentre il restante 46% ha un taglio neutro, non giudicante. Al di là delle percentuali - segnala Roberto Volpi, autore del rapporto per l Osservatorio su Stampa e Minori - i giornali non sanno far diventare notizie le buone notizie. Anche quando si parla di diritti dei bambini, inesorabilmente se ne parla solo in termini di diritti negati. Dopo un certo numero di anni in cui hanno prevalso le notizie eclatanti, che estendevano il rischio di pericolo estremo a tutti i bambini (violenze, abuso e abbandono), negli ultimi tempi - secondo i risultati dell analisi sta subentrando una nuova generalizzazione che muove dalla quotidianità e si annida nella perfetta normalità, vista come rischio diffuso, costante. (ANSA) causare un equivalente identificazione. In particolare, l indicazione del comune di residenza delle due ha causato la loro individuazione all interno della cerchia di conoscenti e amici, ledendo il loro diritto a non rivivere in pubblico i traumi subiti. L Autorità ha ribadito, inoltre, che il minore ha diritto ad una tutela rafforzata. In primo luogo, ha ricordato il Garante, quando una notizia permette il riconoscimento del minore deve prevalere il diritto alla riservatezza, come stabilito dall articolo 7 del codice di deontologia sul trattamento dei dati personali nell esercizio dell attività giornalistica. A maggior ragione, quando ci si trovi di fronte a casi di minori vittime di molestie e violenze di natura sessuale. A ciò deve aggiungersi quanto previsto da varie fonti, nazionali ed internazionali, riguardo ai minori, al fine di non pregiudicarne l armonico sviluppo. Basti pensare alla Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, alla Carta di Treviso, all art. 13 del d.p.r. 22 settembre 1988, n. 448 (che vieta la divulgazione di notizie o immagini che permettano l identificazione dei minori coinvolti in procedimenti penali) esteso ad altri casi da due articoli del Codice, all art. 734 bis del codice penale (che vieta la divulgazione delle generalità di persona offesa da violenza sessuale). L Autorità ha, pertanto, vietato all editore l ulteriore diffusione di informazioni idonee a identificare, anche indirettamente, la bambina e ha posto a carico di quest ultimo l ammontare delle spese e dei diritti del procedimento. (Newsletter n. 229 del 4-10 ottobre 2004) 8

9 PROPOSTA ELABORATA DAL PRESIDENTE DELL OGL (10 NOVEMBRE 2004) Quote pagate dagli iscritti agli Ordini e ai Collegi di Milano (informazioni raccolte nel novembre 2004) Quota Consiglio Quota Consiglio in euro nazionale in euro nazionale Ordine Giornalisti Lombardia 110,00 50,00 Ordine dei Farmacisti 127,00 55,55 Ordine Dottori Commercialisti 335,00 130,00 Collegio dei Ragioneri 420,00 250,00 Ordine Avvocati 207,00 21,00 Collegio dei Geometri 180,00 35,00 Ordine Medici 100,00 18,00 Ordine Consulenti del lavoro 206,58 160,00 Ordine Psicologi 155,00 28,00 Collegio Periti Industriali 250,00 (quota intera) Ordine degli Ingegneri 88,00 (35 anni) 140,00 (30/70 anni) 45,00 114,00 (70anni) Ordine Veterinari 130,92 39,00 La nostra scuola di giornalismo (Ifg Carlo De Martino ) per andare avanti ha bisogno di 228mila euro all anno da aggiungere al contributo regionale (357mila euro) Cari colleghi, l Europa comunitaria ha tagliato i quattrini destinati al Fondo sociale europeo (Fse), che, così com è oggi, cesserà di operare alla fine del La Regione Lombardia ha previsto di destinare alla nostra scuola per il periodo 1 agosto 2004/31 luglio 2005 un finanziamento di 357mila euro. Il fabbisogno reale, invece, è di euro Il finanziamento 2003/2004 di euro ,00 ha subito una riduzione di euro ,00 dirottatati verso un corso di formazione dell Amministrazione provinciale di Milano. Il finanziamento 2004/2005 copre soltanto il 61% del costo totale preventivato, mentre nel 2003/2004 copriva il 79% e nel 2002/2003 addirittura l 88 per cento. Il contributo regionale, già da molti anni, non copre tutte le spese che l Ifg deve sostenere per garantire la propria attività. Negli anni precedenti (esattamente ) il bilancio presentava, infatti, un disavanzo di 93 milioni di lire, mentre la perdita di esercizio ( ) è stata di 193 milioni. Negli anni successivi il rosso di bilancio si è mantenuto costante. Solo grazie a contributi erogati (130mila euro nel 2004!) dall Ordine dei giornalisti della Lombardia, è stato possibile garantire l attività istituzionale dell Istituto. Siamo davanti a una alternativa: o reperire i 228mila euro mancanti o chiudere la scuola a conclusione del 14 biennio (ottobre 2005). Frattanto la direzione dell Ifg è impegnata a preparare il bando per il biennio 2005/2007. Tassiamoci di 10 euro pro-capite da versare con la quota dovuta annualmente all Ordine professionale!!! Avanzo una proposta immediata e ragionata: gli iscritti lombardi agli Albi sono Tassiamoci di 10 euro pro-capite da versare con la quota dovuta annualmente all Ordine professionale!!! Così siamo in grado nel 2005 di reperire 215mila euro; gli altri 13mila potranno essere prelevati dalle riserve dell Ordine. I nostri bilanci sono pubblici e possono essere letti sul sito Anche su questa proposta dovrà pronunciarsi il Consiglio nella seduta fissata per il 15 novembre Ed ecco le contropartite per la categoria: l Ifg si impegna ad aumentare da 2 a 5 all anno i corsi (gratuiti) di aggiornamento per i colleghi senza lavoro; l Ordine a sua volta si impegna ad intensificare l assistenza (gratuita) sul fronte legale, amministrativo e fiscale. Questa proposta raggiunge via internet 11mila giornalisti lombardi su 18mila: impegnatevi a far circolare il messaggio. Il passaparola è un arma democratica per eccellenza. Date forza all iniziativa e al referendum. Fatemi conoscere la vostra opinione! Sono in ballo la nostra autonomia e la libertà della scuola, che ha creato in 27 anni 596 giornalisti professionisti (tra questi: 35 direttori, 22 addetti stampa, 4 vicedirettori, 77 capiredattori, 42 inviati o corrispondenti dall estero, 88 capiservizio, 2 segretari di redazione, 193 redattori ordinari, 19 cococo e 6 vari...). Non vogliamo chiedere quattrini ai privati, agli editori e alle imprese: l indipendenza del Consiglio dell Ordine non può essere barattata e non può essere messa in gioco!!! L Ifg espressione di due enti pubblici (Regione Lombardia e Ordine dei Giornalisti della Lombardia) garantisce un valore alto della nostra Repubblica scritto nell articolo 34 della Costituzione: I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. I 40 allievi-praticanti della nostra scuola pagano una retta di 50 (cinquanta) euro all anno contro i 4-10mila euro all anno delle altre scuole di giornalismo! L'Europa ci vieta di far pagare rette agli studenti almeno finché via Regione riceveremo il finanziamento Fse e questo significa che non possiamo fare accordi con Università lombarde (che chiedono agli iscritti una retta). Non possiamo rinunciare ai 357mila euro del Fondo sociale europeo (Fse). Il contributo di 10 euro all'anno è equivalente all'acquisto di una pizza in un locale di periferia. I giornalisti lombardi vorranno rinunciare a una pizza (all'anno) per sostenere la loro scuola, che è un patrimonio della professione? Colleghi, dimostriamo la nostra unità, la nostra determinazione e la nostra forza!!! Franco Abruzzo, presidente dell Ogl Il testo della delibera approvata dal Consiglio dell Ordine Delibera amministrativa che stabilisce un contributo/diritto annuale di 10 euro (a partire dal 2005) a carico degli iscritti nei vari elenchi dell Albo e destinato al funzionamento dell Ifg (struttura dell Ordine dei Giornalisti della Lombardia) con riferimento alla decisione dell OgL 27 novembre 1974 (che ha istituito la scuola di giornalismo oggi denominata Ifg), all articolo 27 (2 comma) del Dpr n. 115/1965 e all articolo unico della legge n. 292/1978 Il Consiglio dell Ordine dei Giornalisti della Lombardia, riunito il 15 novembre 2004; considerato che il Consiglio dell Ordine dei Giornalisti della Lombardia, nella seduta del 27 novembre 1974, ha deliberato di istituire una scuola di giornalismo (il cui primo biennio è stato avviato nel ); che successivamente ha creato l Associazione per la Formazione al Giornalismo (oggi intitolata a Walter Tobagi) ente senza fine di lucro convenzionato (articolo 25 della legge regionale n. 95/1980) con la Regione Lombardia con il compito di gestire il centro di formazione professionale denominato Istituto per la Formazione al Giornalismo (oggi intitolato a Carlo De Martino) con i compiti fissati nell articolo 34 della legge regionale n. 95/1980; sottolineato che, in base all articolo 4 dello Statuto dell Afg, i nove consiglieri dell Ordine dei Giornalisti della Lombardia sono i soci benemeriti di diritto dell Associazione Walter Tobagi per la Formazione al Giornalismo; che l'assemblea ordinaria dei soci benemeriti (convocata dal presidente dell O- GL): a) approva il bilancio consuntivo; b) approva il bilancio preventivo; c) approva le linee direttive dell'azione dell'associazione; d) elegge i Revisori dei conti (due professionisti e un pubblicista e due supplenti: un professionista e un pubblicista); che l'assemblea straordinaria degli stessi soci: a) modifica lo statuto; b) delibera lo scioglimento dell'associazione ; che, in base all articolo 10, il Consiglio dell'ordine dei giornalisti della Lombardia nomina la maggioranza dei membri del Consiglio di presidenza dell Afg, assumendo, quindi, di fatto, il ruolo di azionista di maggioranza dell Afg; preso atto che l Europa comunitaria ha tagliato i finanziamenti destinati al Fondo sociale europeo (Fse), che, così com è oggi, cesserà di operare alla fine del 2006 e che la Regione Lombardia ha previsto di destinare all Afg W. Tobagi -Ifg De Martino per il periodo 1 agosto 2004/31 luglio 2005 uno stanziamento di 357mila euro, mentre. Il fabbisogno reale è di euro così come individuato dalla direzione dell Ifg; preso atto che il finanziamento 2003/2004 di euro ha subito una riduzione di euro dirottatati verso un corso di formazione dell Amministrazione provinciale di Milano; che il finanziamento 2004/2005 copre soltanto il 61% del costo totale preventivato, mentre nel 2003/2004 copriva il 79% e nel 2002/2003 addirittura l 88 per cento; sottolineato che il contributo regionale, già da molti anni, non copre tutte le spese che l Ifg deve sostenere per garantire la propria attività e che negli anni precedenti (esattamente ) il bilancio presentava, infatti, un disavanzo di 93 milioni di lire, mentre la perdita di esercizio ( ) è stata di 193 milioni; che soltanto grazie a contributi erogati (130mila euro nel 2004!) dall Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è stato possibile garantire l attività istituzionale dell Istituto; notato che il Consiglio è davanti a una alternativa: o reperire i 228mila euro mancanti o chiudere la scuola a conclusione del 14 biennio (ottobre 2005); che l'europa comunitaria vieta di far pagare rette agli studenti almeno finché via Regione l Afg- Ifg riceve il finanziamento Fse che questo significa l impossibilità di stipulare accordi con Università lombarde (che chiedono agli iscritti una retta); considerato che l Ifg ha creato in 27 anni 563 giornalisti professionisti (tra questi: 35 direttori, 22 addetti stampa, 4 vicedirettori, 77 capiredattori, 42 inviati o corrispondenti dall estero, 88 capiservizio, 2 segretari di redazione, 193 redattori ordinari, 19 cococo e 6 vari...) e che il Consiglio non può chiedere sostegni finanziari agli editori e alle imprese editrici per non compromettere la sua indipendenza e la sua autonomia; visto che Fnsi e Fieg, benché sollecitate in data 8 marzo 2004 dal Consiglio dell Ordine dei Giornalisti della Lombardia, non hanno provveduto a istituire (d intesa con il Ministero del Lavoro) il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua (di cui all articolo 118 della legge n. 388/2000) nel cui ambito avrebbero potuto trovare una soluzione anche i problemi finanziari dell Ifg nonché l attuazione dell articolo 45 (sull aggiornamento culturale e professionale) del vigente Cnog; considerato che l Ifg espressione di due enti pubblici (Regione Lombardia e Ordine dei Giornalisti della Lombardia) - garantisce un valore alto della Repubblica scritto nell articolo 34 della Costituzione: I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi e che i 40 allievi-praticanti dell Ifg pagano una retta simbolica di 50 (cinquanta) euro all anno contro i 4-10mila euro all anno delle altre scuole di giornalismo; considerato che il Consiglio dell OgL deve rispettare i parametri fissati dal Consiglio nazionale con la delibera 17 aprile 2002 sul Quadro di indirizzi per il riconoscimento delle strutture di formazione al giornalismo per garantire il riconosci- mento dell Ifg quale struttura formativa finalizzata all'accesso professionale e sede idonea allo svolgimento del praticantato previsto dalla legge 3/2/1963 n. 69; richiamato un principio giuridico consolidato secondo il quale le spese dell ente pubblico - qual è l Ordine dei Giornalisti della Lombardia in base agli articoli 1 (ultimo comma) della legge n. 69/1963 e 1 (comma 2) del Dlgs 165/ devono essere funzionali alle finalità istituzionali; preso atto che tra queste finalità rientra la formazione professionale degli aspiranti giornalisti professionisti (tramite una scuola qual è l Ifg - riconosciuta del Consiglio nazionale dell Ordine) e preso atto ancora che per questa prestazione il Consiglio regionale dell Ordine è autorizzato, in base all articolo 27 (2 comma) del Dpr n. 115/1965, a determinare la misura dei contributi e dei diritti ; preso atto che l articolo unico della legge n. 292/1978 riconosce che gli organi statutari competenti degli Ordini e dei Collegi professionali possono stabilire con delibera... contributi...che devono essere corrisposti dagli iscritti agli albi degli Ordini e (dei) collegi professionali... ; tutto ciò premesso, il Consiglio delibera a) di stabilire un contributo/diritto annuale di 10 euro (a partire dal 2005) a carico degli iscritti nei vari elenchi dell Albo e destinato al funzionamento dell Ifg (struttura dell Ordine dei Giornalisti della Lombardia) con riferimento alla decisione dell OgL 27 novembre 1974 (che ha istituito la scuola di giornalismo oggi denominata Ifg), all articolo 27 (2 comma) del Dpr n. 115/1965 e all articolo unico della legge n. 292/1978. b) di riscuotere detto contributo/diritto di 10 euro con la quota annuale (dovuta per legge), che così sale a 110 euro (di cui 50 sono destinati al Consiglio nazionale; 50 al Consiglio regionale e 10, appunto, all Ifg) c) di aumentare da 2 a 5 all anno il numero dei corsi (gratuiti) di aggiornamento per i colleghi senza lavoro preparati dalla direzione dell Ifg; d) di intensificare, d intesa con l Associazione lombarda dei giornalisti, l assistenza (gratuita) a favore degli iscritti negli elenchi dell Albo sul fronte legale, amministrativo e fiscale. Si dà mandato alla segreteria del Consiglio dell'ordine di provvedere ad effettuare le conseguenti comunicazioni al Ministero della Giustizia, alla Procura Generale della Repubblica, al Consiglio nazionale dell'ordine dei Giornalisti, alla Fnsi, all Alg, alla Fieg nonché alla Giunta della Regione Lombardia nelle persone del Presidente e dell'assessore alla Formazione professionale. Il presidente-estensore prof. Francesco Abruzzo 9

10 DELIBERA DISCIPLINARE ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA LOMBARDIA Il Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia nella sua seduta del 20 settembre 2004; sentito il consigliere relatore Sergio D Asnasch (articolo 6 della legge 7 agosto 1990 n. 241); visti gli articoli 2 e 48 della legge n. 69 sull ordinamento della professione giornalistica; lette la sentenza n. 11/1968 della Corte costituzionale secondo la quale l Ordine «...con i suoi poteri di ente pubblico vigila, nei confronti di tutti e nell interesse della collettività, sulla rigorosa osservanza di quella dignità professionale che si traduce, anzitutto e soprattutto, nel non abdicare mai alla libertà di informazione e di critica e nel non cedere a sollecitazioni che possano comprometterla» e la sentenza n del 9 luglio 1991 (Mass. 1991) della Cassazione civile secondo la quale «la fissazione di norme interne, individuatrici di comportamenti contrari al decoro professionale, ancorché non integranti abusi o mancanze, configura legittimo esercizio dei poteri affidati agli Ordini professionali, con la consequenziale irrogabilità, in caso di inosservanza, di sanzione disciplinare»; espletate le sommarie informazioni di cui all articolo 56 della legge n. 69; tenuto conto della sentenza 14 dicembre 1995 n. 505 della Corte costituzionale; visti altresì gli atti del procedimento; considerato quanto segue: Rapporti difficili con la redazione: Emilio Fede sanzionato (avvertimento) 1. Esposto, fatti, avviso disciplinare e difesa In data 3 maggio 2004 il Cdr del Tg4 ha inviato al Consiglio tre documenti (una lettera/censura di Emilio Fede alla redazione, un odg approvato dall assemblea dei redattori, una replica di Fede), che fanno parte integrante di questo atto amministrativo. Fede rimprovera la sua redazione, che non ha sentito il dovere di esprimere, né privatamente, né pubblicamente un ringraziamento a chi approvando la legge Gasparri ha salvato il vostro posto di lavoro. Salvo rare eccezioni - proseguiva la lettera - nessuno ha avuto la dignità di dire grazie. Eppure siete tutte persone che in questa Azienda straguadagnate. Guadagnate milioni. Avete un posto di lavoro assicurato. Avete tutti i vantaggi possibili ed immaginabili. E anche di più. C è un solo modo per commentare il vostro atteggiamento: vergognatevi. Fede osserva, quindi, che La vita è lunga. Spero per tutti. E chissà che un giorno non dobbiate rimpiangere ciò che oggi dimostrate di non apprezzare. È seguita un assemblea del Tg4 conclusa con un odg, approvato all unanimità, in cui si dichiarava la lettera irricevibile, perché offensiva di tutti i redattori della testata e che di fatto questa lettera sancisce la rottura del rapporto di fiducia tra Direttore e redazione perché viene a mancare il necessario rispetto professionale e umano e perché fa seguito a ripetuti insulti a singoli colleghi via lettera e addirittura in video. Fede replica, dicendo che la sua fiducia nei colleghi c era e resta. Nella memoria difensiva (del 7 maggio 2004) in risposta all avviso disciplinare del 4 maggio, Fede ricorda le tappe della sua lunga e indubbiamente brillante carriera, comprendente anche l appartenenza al Cdr del Tg1 ed all esecutivo dell Ordine nazionale dei giornalisti. Afferma quindi: La richiesta di chiarimenti è già in queste prime righe. Alle quali aggiungo che la protesta della redazione del Tg4 è quantomai legittima. Infatti io non intendevo dire vergognatevi. Ma esprimere complimenti vivissimi per il rispetto che hanno mostrato verso l Azienda, che garantisce loro il posto di lavoro e la libertà di informazione. Dunque chiedo pubblicamente scusa. Rivolto a quest Ordine precisa poi: Se avete altre accuse da rivolgermi, sono a vostra disposizione. Fatto salvo il mio diritto a prendere in considerazione il sospetto che tutto questo rappresenti un piano strategico che - Vi assicuro - è fallito in partenza ; Il Consiglio ha deliberato il 28 giugno 2004 di aprire il procedimento disciplinare nei confronti del giornalista professionista Emilio Fede. Il Consiglio in quella occasione ha sottolineato quanto affermato dalla Cassazione (sez. un. civili 25 ottobre 1979 n. 5573) per cui il provvedimento con il quale il Consiglio dell Ordine deliberi l apertura del procedimento disciplinare non implica, neppure implicitamente, alcuna pronuncia sulla colpevolezza del professionista, ma costituisce mero atto preliminare della decisione. Quella delibera fa parte integrante di questo provvedimento amministrativo. 2. La difesa dell avvocato Salvatore Pino Emilio Fede ha rinunciato a comparire davanti al Consiglio di fronte al quale è stato rappresentato dall avvocato Salvatore Pino del Foro di Milano. Questa la trascrizione dell audizione: Abruzzo: Do atto che Emilio Fede ha rinunciato alla sua facoltà di comparire, ha delegato l avvocato Pino a rappresentarlo e a difenderlo. Pino: Sì, sì, non è comparso insomma. Abruzzo: Allora l avvocato Salvatore Pino ha la parola. Prego, avvocato. Pino: No, volevo sapere presidente se per caso fate un riassunto della contestazione oppure se tocca direttamente Abruzzo: Ma noi diamo per letta la delibera di apertura del procedimento... Pino: Va bene, ci riportiamo all atto che è stato inviato. Abruzzo: Ci riportiamo all atto 2 luglio Pino:Va bene. E allora io volevo affrontare preliminarmente una questione di fatto che è poi quella relativa allo svolgimento della vicenda. La vicenda mi sembra una vicenda diciamo di piccolo cabotaggio, mi sia passato il termine, perché è una vicenda che prende le mosse dalla tensione che si era accumulata all interno di Rete 4, ma in particolare all interno della redazione del Tg4 in concomitanza con la possibilità che questa rete venisse emarginata sul satellite, scusatemi il termine poco tecnico, quindi fosse cessata l emissione su onde per via analogica terrestre e andasse invece diciamo a ricoprire un area di utenza molto più limitata che è quella, appunto, determinata dall avere in proprietà una parabola, un decoder satellitare e quindi sicuramente un utenza molto più limitata. Questo avrebbe determinato certamente un calo di importanza e probabilmente anche forse la definitiva scomparsa sia della rete, ma magari della rete sotto certi profili no ma certamente il Tiggì avrebbe avuto un pregiudizio veramente notevole. Questo mi sembra evidente, non credo che sia necessario comparando dei dati però è evidente che vi è una diffusione che la tecnologia Vi è una diffusione della tecnologia satellitare di gran lunga inferiore rispetto alla ricezione che tutti, o quasi tutti, abbiamo in casa del segnale analogico terrestre. Sotto questo profilo quindi questa tensione aveva generato una, come dire, un particolare carico emotivo sul direttore e probabilmente anche su parte della redazione, sicuramente tutti, ciascuno preoccupato del proprio posto di lavoro. E quindi questo è l antefatto diciamo che giustifica ad avviso del difensore la presa di posizione del direttore a seguito dell entrata poi in vigore della cosiddetta legge Gasparri. Ora è chiaro che dobbiamo qui prescindere dal merito della bontà della legge perché non è questa la sede e né tanto meno passerebbe dalla bontà o meno della legge la legittimità che io asserisco essere insita nello sfogo e nella critica del direttore. La legittimità ovviamente è tutta soggettiva in questo senso. Io mi permetterei di, ho portato qui due copie e mi scuso, mi scuso se le ho omissate ma soltanto per motivi di privacy ma se ritenete io ho anche il testo completo. Si tratta di una richiesta di archiviazione formulata da un pubblico ministero, il dottor Amato, della procura presso il tribunale di Roma. Questa richiesta di archiviazione fa riferimento ad una pletora di procedimenti penali di cui mi sono occupato personalmente come difensore che sono intercorsi tra Antonio Ricci, l ideatore e autore di Striscia la notizia e una serie di altri soggetti tra cui Paolo Bonolis. Con particolare riferimento a quest ultimo il Ricci aveva interposto una querela per una trasmissione che si era riassunta alla fine in un monologo abbastanza prolungato del Bonolis che aveva il suo acme nell espressione «Vergognati!» urlata dal Bonolis nei confronti del Ricci con viso a piena telecamera. E allora vi leggo cosa ne pensa il pubblico ministero del tribunale di Roma che per voi ovviamente non costituisce precedente vincolante, assolutamente, però io ritengo che sia opportuno che comunque anche l Ordine dei giornalisti prenda atto di quello che è il metro di valutazione che il pubblico ministero utilizza nell esercizio dell azione penale. E quindi... infatti sotto questo profilo il pubblico ministero qui dice una cosa che io reputo abbastanza importante perché specifica, non sembra discutibile dice che il monologo de quo non costituisce altro che uno sfogo o una reazione alle trasmissione di Striscia la notizia sopra esaminate di cui qui non interessa certo né la fondatezza né l opportunità anche sotto il profilo della sede utilizzata.trattasi invero di profili che riguardano semmai i rapporti del conduttore con l emittente. Qui è sufficiente evidenziare che nessuna delle espressioni utilizzate si palesa rilevante oggettivamente ex articolo 595 cp. La cosa importante che io voglio evidenziare a voi di questa prima affermazione è che non è che qui il Pm ritenga scriminata l affermazione perché è una reazione legittima, la ritiene proprio oggettivamente irrilevante ai fini penalistici. Cioè inoffensiva con riguardo al bene giuridico tutelato dalla norma che è per l appunto, nella diffamazione, la reputazione, il decoro, eccetera. Dice Ciò vale anche per l espressione vergognati su cui particolarmente si pone l attenzione in querela giacché è espressione ex se non offensiva ma solo emblematicamente indicativa del profondo dissenso del dichiarante nei confronti del precedente comportamento del destinatario. Orbene, io sotto questo profilo non posso, come dire, non essere d accordo con il pubblico ministero in quanto (tant è che questo difensore non ha nemmeno presentato opposizione a questa richiesta di archiviazione) perché obiettivamente il richiamo a provare un sentimento di, come dire, rimorso per ciò che è stato o non è stato fatto non può effettivamente obiettivamente costituire alcun tipo di aggressione alla reputazione o comunque al decoro, all onore o alla reputazione di sé che ciascuno di noi ha. Ma voglio fare un passo in più, poteva avere qualche rilievo ove fossero rimaste ignote le ragioni per cui il Fede ha avanzato questa critica ma qui la lettera è conclusiva in sé, cioè vi è una premessa. Cioè, il Fede specifica qual è sostanzialmente il suo pensiero, cioè dice «Io avrei, io ho ringraziato, non capisco perché nessuno di voi lo abbia fatto dice tranne qualche rara eccezione, questa cosa non la capisco che sotto questo profilo», poi si esprime dicendo «Vergognatevi». Ora quello che il pubblico ministero in sede penalistica ritiene continente potrebbe certamente questa è una vostra facoltà e non potrò essere sicuramente io ad impedirvelo potrebbe certamente essere ritenuta lesiva in questa sede, però non ci dobbiamo dimenticare che la giurisprudenza deve avere una sua coerenza, deve avere una sua crescita omogenea e che ritengo che le espressioni che vengono correntemente utilizzate abbiano, come dire, delle valvole di riferimento, delle valvole respiratorie che teoricamente dovremmo proprio identificare con le decisioni dell autorità giudiziaria; le decisioni dell autorità giudiziaria che tendenzialmente sono l espressione del sentimento collettivo e che poi vengono sistematicamente riscontrate e sancite dalla Cassazione e devo dire che, visto che mi occupo frequentemente di questo tipo di reati, siamo andati molto in là e quindi vi invito anche a tenere in considerazione che attualmente vi è come dire una maggiore tolleranza rispetto a tutta una serie di espressioni, questo proprio sotto il profilo della continenza del termine che il pubblico ministero ritiene assolutamente non esorbitanti in questo caso rispetto allo scopo. Tra l altro non vi è alcun attacco personale che vada a colpire l individuo come persona ma semplicemente una censura all atteggiamento complessivo della redazione. Devo aggiungere questo. Proprio il direttore mi ha dato due lettere in originale che ora io vi produco, non fanno riferimento al caso di specie ma sono due lettere che reputo interessanti e che lui reputa (quindi io le reputo lui le reputa per mio tramite) interessanti perché sono in particolare una, l ho trovata molto interessante dell 11 marzo del 2002 dal Comitato di redazione al direttore. Caro direttore, queste poche righe per ringraziarti della lettera che hai voluto inviare al presidente del senato Marcello Pera. Abbiamo apprezzato le tue parole ironiche ma chiare sulla vicenda, l esclusione delle giornaliste del Tg4 è ingiusta e immotivata, che lo pensi anche tu ci conferma la stima che hai delle colleghe che lavorano lavoro al tuo telegiornale. Ancora grazie. Cordiali saluti il Comitato di redazio- 10

11 ne. Ancora un altra che invece è inviata da Emilio Fede ad Aldo Grasso. È del 9 aprile 2003 dove si dice Caro Aldo, la mia amicizia e la stima nei tuoi confronti mi consenso di sottoporti una riflessione. Riguarda la pagella sul Corriere della Sera per i notiziari televisivi e i protagonisti di essi. Il Tg4 non viene considerato, fra noi ti dico che è stato quello che più ha coinvolto i telespettatori e che Anna Migotto è stata, ed è, il miglior inviato impegnata nel raccontare la guerra. Ho ricevuto un affettuosa testimonianza del tuo direttore su certi collegamenti e sulle emozioni che è riuscito a fornire Anna Migotto. Tengo alla tua amicizia e al tuo giudizio. Cari saluti, Emilio Fede. È chiaro che queste lettere non provano nulla di più di quello che vi è scritto, potrebbero essere considerate soltanto delle parole però, a mio avviso, traspare invece da un lato il riconoscimento che occasionalmente per iscritto il Comitato di redazione ha espresso al direttore, questo per dimostrare quanto comunque anche solo due anni fa fosse profondo il legame di fiducia e di stima reciproca tra il direttore e il Comitato di redazione, e dall altra invece Fede ha voluto testimoniare il proprio impegno a difesa dei suoi giornalisti nei confronti di terzi soggetti estranei al Tg4. Quindi io vi chiederei, appunto, di prendere in considerazione anche questi documenti. Abruzzo: Diamo atto che l avvocato deposita due lettere. Pino: In conclusione, appunto, ho concluso. Io reputo che il fatto in questione sia stato uno sfogo che reputo soggettivamente giustificato proprio per la particolare pressione che in quel periodo è stata esercitata sul Tg4. Vi rammento tra l altro che la legge Gasparri era denominata decreto salva Tg4, sostanzialmente dalla gran parte dei mass media nazionali Abruzzo: Anche Rai3! Pino: Sono d accordo, salvava anche Rai3 però non potete negare, non potete negare che Abruzzo: Rai3 senza pubblicità era alla chiusura era la disoccupazione per 200/300 giornalisti Pino: Questa pressione, a mio avviso, poi giustifica soggettivamente quella che è stata l unica espressione che può in qualche modo avere offeso la dignità del Comitato di redazione ma che in realtà non è offensiva per le valutazioni che vi ho esplicitate in discussione. Vi rammento peraltro che non è offensivo ciò che si reputa tale sulla base della propria particolare suscettibilità. Il direttore Fede è noto diciamo per il suo carattere umorale, per il grande trasporto che comunque consegna ai telespettatori, che talora consegna ai colleghi nell un senso e nell altro, nel caso di specie, a mio avviso, non è andato assolutamente al di là per stare in linea con le valutazioni che il Pm ha fatto in un caso analogo non è andato al di là dei limiti di continenza che a mio avviso sono stati tutti rispettati. Quindi sotto questo profilo vi chiedo appunto di archiviare il procedimento disciplinare in questione. Abruzzo: Grazie avvocato. Pino: Grazie. 3. Conclusioni La lettera di Fede (datata 30 aprile 2004) alla redazione è da inquadrarsi in una critica, che appare incomprensibile per molti versi, rivolta a tutti i redattori del Tg4. La vicenda non è di piccolo cabotaggio ; l incidente non può essere considerato uno sfogo. Non avere ringraziato il ministro delle Comunicazioni e coloro che lo hanno aiutato a far passare la sua legge è considerato da Fede un vero affronto nei confronti dell Azienda. Fede, con il suo comportamento, ha violato diversi principi deontologici fissati negli articoli 2 e 48 della legge professionale n. 69/1963: la dignità dei suoi redattori, il mantenimento del decoro e della dignità professionali, il rispetto della propria reputazione, il rispetto della dignità dell Ordine professionale (al quale lo stesso Fede appartiene e di cui è stato dirigente nazionale) e il dovere di promozione dello spirito di collaborazione tra i colleghi. Fede in sostanza ha l obbligo di comportarsi in modo conforme alla dignità professionale: In assenza di tipizzazione dei comportamenti illeciti sul piano disciplinare, la rilevanza deontologica dei comportamenti del giornalista va teleologicamente valutata in rapporto all obbligo di comportarsi in modo conforme al decoro ed alla dignità professionale e tale da non compromettere la propria reputazione o la dignità dell Ordine sancito dall art. 48 l. n. 69 del 1963 nonché al dovere di lealtà e buona fede ed all obbligo di promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione tra giornalisti ed editori e la fiducia tra la stampa ed i lettori sanciti dall art. 2 della legge medesima (App. Milano, 18 luglio 1996; Foro It., 1997, I, 919). Il giornalista deve essere e deve apparire corretto con l osservanza dei doveri di lealtà e di buona fede: Oltre all obbligo del rispetto della verità sostanziale dei fatti con l osservanza dei doveri di lealtà e di buona fede, il giornalista, nel suo comportamento oltre ad essere, deve anche apparire conforme a tale regola, perché su di essa si fonda il rapporto di fiducia tra i lettori e la stampa (App. Milano, 18 luglio 1996; Riviste: Foro Padano, 1996, I, 330, n.brovelli; Foro It., 1997, I, 938). Il direttore Fede non ha la libertà di dire quel che crede in questo caso sulle persone che formano il collettivo redazionale del Tg4. La legge sull ordinamento della professione giornalistica (n. 69/1963) assegna un ruolo centralissimo alla tutela della persona umana, quando afferma (all articolo 2) che è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d informazione e di critica, limitata dall osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. La libertà d informazione e di critica, insopprimibile, quindi, sulla scia dell articolo 2 della Costituzione, ha due confini invalicabili: il rispetto della dignità della persona e quello della verità sostanziale dei fatti. Il diritto di critica, infatti, non è un diritto sciolto dal rispetto degli altri diritti primari costituzionalmente protetti (onore, decoro e dignità della persona, riservatezza e identità personale): Il diritto di critica giornalistica, che rientra tra i diritti pubblici soggettivi inerenti alla libertà di pensiero e di stampa, deve consistere in un dissenso motivato, espresso in termini corretti e misurati e non deve assumere toni gravemente lesivi dell altrui dignità morale e professionale. Il limite all esercizio di tale diritto deve intendersi superato quando l agente trascenda in attacchi personali diretti a colpire, su un piano individuale, senza alcuna finalità di pubblico interesse, la figura morale del soggetto criticato, giacché in tal caso, l esercizio del diritto, lungi dal rimanere nell ambito di una critica misurata ed obiettiva, trascende nel campo dell aggressione alla sfera morale altrui, penalmente protetta (Cass. pen., sez. V, 11 marzo 1998; Parti in causa Iannuzzi; Riviste Giust. Pen., 1999, II, 183). Fede per di più non ha mai spiegato da dove nasce (o nasceva) il dovere dei suoi redattori di esprimere gratitudine verso qualcuno per l approvazione di una legge sulla quale anche il Presidente della Repubblica ha espresso il suo dissenso pubblico, rinviando alle Camere la prima stesura, e sulla quale, comunque, grava il rischio di una pronuncia della Corte costituzionale e della Giustizia comunitaria. Il richiamo della vicenda Ricci-Bonolis è improprio. Fede è un professionista, professionisti sono i suoi redattori. Tra professionisti i comportamenti del tipo di quelli messi in atto da Fede non sono ammissibili; PQM Il Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia, valutati i fatti, delibera di sanzionare con l avvertimento (articolo 52 legge n. 69/1963) il giornalista professionista Emilio Fede, che viene richiamato all osservanza dei suoi doveri fissati negli articoli 2 e 48 della legge professionale. Avverso la presente deliberazione (notificata ai controinteressati ex legge n. 241/1990) può essere presentato (dall interessato e dal Procuratore generale della Repubblica) ricorso al Consiglio nazionale dell Ordine dei giornalisti (Lungotevere dei Cenci 8, Roma) ai sensi dell articolo 60 della legge n. 69/1963 nel termine di 30 giorni dalla notifica del provvedimento stesso e secondo le modalità fissate dagli artt. 59, 60, e 61 del Dpr 4 febbraio 1965 n Il presidente dell OgL-estensore (prof. Francesco Abruzzo) DELIBERA DISCIPLINARE Il testo della delibera nel sito Daniela Hamaui (direttore dell Espresso) assolta da 5 diverse ipotesi di commistione pubblicità/informazione Milano, 15 settembre Il Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia unanime ha assolto Daniela Hamaui, direttore del settimanale L Espresso, accusata di violazioni deontologiche collegate a cinque ipotesi di commistione pubblicità/informazione. 1. Le difese di Daniela Hamaui In data 8 marzo 2004 l avvocato Maurizio Martinetti, difensore di Daniela Hamaui, ha depositato un articolata difesa scritta, osservando in dettaglio che le ipotesi accusatorie muovono dalla constatazione di una contemporanea pubblicazione, nei numeri del settimanale L Espresso elencati nell avviso disciplinari, di articoli che citano determinate aziende (e/o loro managers e/o prodotti) e messaggi pubblicitari delle medesime aziende, da ciò inferendosi il dubbio di una presunta commistione tra attività informativa e diffusione di inserzioni pubblicitarie. Le scelte redazionali, la cui responsabilità è assunta dalla dott.ssa Hamaui, vengono dalla stessa effettuate in assoluta autonomia (autonomia che, per quanto necessario, si rivendica di fronte a codesto Ill.mo Consiglio dell Ordine che con l avviso disciplinare ha implicitamente messo in ombra). In ragione di ciò la redazione de L Espresso e la dott.ssa Hamaui non ritengono che le scelte redazionali nella ideazione, estensione e realizzazione dei contenuti informativi di ogni singola edizione debbano scendere a patti con la politica pubblicitaria adottata. E ciò significa, in primo luogo, che le scelte di occuparsi o meno, in modo positivo ovvero negativo, di argomenti e tematiche che riguardano settori merceologici, aziende o prodotti vengono assunte a prescindere dal fatto che dette aziende siano o meno inserzioniste pubblicitarie. Tale autonomia viene regolarmente, e con piena convinzione, difesa quotidianamente dalla dott.ssa Hamaui e dalla redazione tutta, anche se, come si vedrà meglio in seguito, ciò possa comportare conseguenze negative sotto il profilo dell attività di raccolta pubblicitaria. E ciò acquista ancora maggiore valenza per il fatto che L Espresso non è affatto un periodico tematico o di settore, ove il problema delle interferenze tra pubblicità ed informazione acquista una dimensione che ai periodici di cronaca e di opinione è sconosciuta. I casi che hanno attirato l attenzione di codesto Ill.mo Consiglio dell Ordine null altro sono che semplici e casuali concomitanze, peraltro, si ripete, assolutamente lecite e legittime. E tanto è vero quanto sopra precisato, che proprio alcuni degli inserzionisti - che secondo la prospettazione dell Ill.mo Consiglio sarebbero presuntivamente beneficiati dalla altrettanto presunta pubblicità mascherata - hanno percepito in modo ben diverso tali articoli e tali menzioni che suscitano l interesse dell Ill.mo Consiglio dell Ordine. Ci si riferisce, in particolare, all articolo Domani è un altro lusso, che nell effettuare una ampia panoramica ed analisi critica delle imprese del c.d. settore del lusso, e dei loro risultati gestionali e di vendite nel corso del 2003, ha suscitato decise critiche proprio da parte di alcuni degli inserzionisti che codesto Ill.mo Consiglio dell Ordine ha rilevato come sospetti nell avviso disciplinare che ci occupa. E si tratta di aziende del calibro del Gruppo Prada e del Gruppo Gucci, che per penna dei rispettivi presidenti ed amministratori delegati hanno contestato direttamente alla dott.ssa Hamaui di porre in cattiva luce deviata una categoria di prestigiose aziende del settore (così il dott. Bertelli, presidente ed amministratore delegato della Prada Industrial S.p.a.; non posso che concordare con quanto espresso da Bertelli è il messaggio del dott. De Sole, presidente e amministratore delegato della Gucci Group N.V). Basti ricordare che: a) nella primavera 2003 è stato pubblicata una inchiesta sulle acque minerali che ha riguardato, tra gli altri, anche il Gruppo San Pellegrino (inserzionista de L Espresso). Il giudizio sui prodotti Panna, Panna Tione e Claudia, dei cui marchi è proprietario, era fortemente critico e, certamente, non positivo. Ebbene detto inserzionista ha annullato le prenotazioni per gli spazi pubblicitari in uscita; b) non diverso è il caso che ha riguardato l inserzionista Gruppo Unicredit. In ragione di alcuni di articoli pubblicati su L Espresso nell autunno 2003 ed aventi ad oggetto il Gruppo Unicredito (inserzionista de L Espresso) ed i suoi vertici aziendali, è stata disdetta una intera campagna pubblicitaria. 2. Conclusioni Il Consiglio intende ribadire preliminarmente che il direttore responsabile di un periodico o di un quotidiano risponde sul piano penale, civile e disciplinare di tutto quello che viene pubblicato nel periodico o nel quotidiano. Codici, leggi, giurisprudenza sono concordi sul punto. Basti sottolineare quanto afferma la legge n. 633/1941: il direttore è l autore dell opera collettiva dell ingegno che è il giornale. Questo Consiglio ha già affermato, a conclusione di altre vicende, che il direttore ovviamente risponde anche dei contenuti delle inserzioni pubblicitarie nonché della qualità del giornale tutelata e vigilata dagli articoli 2 e 48 della legge professionale n. 69/1963 e dall articolo 44 del vigente Cnlg. Il Consiglio intende sottolineare che questa vicenda rappresenta una significativa novità, nel segno della discontinuità, rispetto ai comportamenti di alcuni direttori responsabili di periodici in passato censurati da questo giudice disciplinare. E pertanto ha deliberato di escludere ogni responsabilità disciplinare a carico di Daniela Hamaui. Daniela Hamaui, secondo questo Consiglio, ha rispettato le regole della categoria, quando ha pubblicato articoli che suonavano come una critica forte a quattro inserzionisti di prestigio della sua rivista. Risponde a verità quanto scrive e documenta la difesa. È indubbio, quindi, che Daniela Hamaui abbia salvaguardato la libertà di critica della sua rivista e dei suoi redattori, attuando sul campo il precetto inserito nell articolo 6 del vigente Cnlg ( è competenza specifica ed esclusiva del direttore fissare ed impartire le direttive politiche e tecnicoprofessionali del lavoro redazionale, stabilire le mansioni di ogni giornalista, adottare le decisioni necessarie per garantire l autonomia della testata. nei contenuti del giornale e di quanto può essere diffuso con il medesimo ). È evidente, quindi, che l illecito deontologico ipotizzato nell avviso disciplinare non regge alla verifica dei fatti. Il comportamento tenuto dal direttore Hamaui in quattro circostanze di grande rilievo per la vita economica del suo settimanale elimina ogni ipotesi o sospetto di addebito etico. Il Consiglio ha condiviso il punto di vista della difesa secondo il quale appare di solare evidenza come non solo Daniela Hamaui non abbia violato alcuna normativa ovvero principio professionale e/o deontologico, ma, al contrario, li abbia rispettati correttamente e scrupolosamente, interpretandoli come strumenti di indirizzo per una piena assunzione di responsabilità nei confronti dei cittadini lettori. 11

12 DA ITALIAOGGI DEL 28 OTTOBRE 2004 Nuove norme sulla diffamazione La libertà di informazione sotto minaccia. A rischio anche i direttori responsabili di Franco Abruzzo* La Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge relativo a norme in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante. Ora la parola passa al Senato. Per quanto riguarda l aspetto penale del reato scompare la sanzione del carcere sostituta, - nel caso di diffamazione commessa con il mezzo della stampa, consistente nell attribuzione di un fatto determinato -, con la pena della multa da euro a euro L offesa semplice, invece, è punita con la pena della multa da euro a euro In entrambi i casi di condanna e nell ipotesi di recidiva consegue la pena accessoria dell interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un mese a sei mesi. Oggi la pena accessoria dell interdizione è una facoltà riservata al giudice penale, ma va detto che si contano al riguardo sentenze sporadiche. La previsione dell interdizione dalla professione (con il rischio per il giornalista di perdere lavoro e stipendio da uno a sei mesi nonché di perdere anche il lavoro in maniera definitiva come decisione dell azienda editoriale verso un dipendente inaffidabile ) porta ad affermare che questa riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa non convince. Non sono condivisibili le parole di un deputato pronunciate nel corso del dibattito del 26 ottobre: La pena accessoria della sospensione dall albo dei giornalisti da uno a sei mesi in caso di recidiva è una scommessa, una sfida positiva lanciata al mondo del giornalismo, considerata anche l importanza che esso riveste, in una società democratica e aperta come la nostra. Il mondo del giornalismo deve saper raccogliere questa sfida positiva e rivendicare il diritto di informare, nello stesso tempo punendo al proprio interno chi non informa ma diffama, chi distrugge la vita di una persona e della sua famiglia. L interdizione è una sfida? La realtà è molto, molto diversa. Non è accettabile che il destino dei giornalisti, impegnati nella cronaca, sia consegnato in caso di recidiva nelle mani dei giudici. I cronisti lavorano sul tamburo e hanno, - soprattutto quando i fatti accadono in un ora vicina alla chiusura del giornale -, un nemico implacabile: il tempo. Nella fretta può capitare di scrivere un aggettivo di troppo, di riferire una circostanza a metà, di collocare una persona in uno scenario negativo. Tali sfumature possono provocare una querela della parte, che si ritiene offesa. Pensiamo poi alle iniziative penali (intimidatorie?) di sindaci, ministri, assessori adottate a tutela della dignità dell ente pubblico o della pubblica amministrazione. È vero: il reporter non rischierà più la galera (da 1 a 6 anni, quando attribuisce un fatto determinato oppure da sei mesi a tre anni, quando riferisce in maniera generica). Se la potrà cavare nel massimo, come riferito, con una multa. L interdizione temporanea dalla professione, però, verrà applicata in modo automatico (e ci sarà anche una coda disciplinare obbligatoria con il Consiglio dell Ordine chiamato a sanzionare il comportamento del reo ). Nessun altro professionista (medico, avvocato, commercialista, etc) corre tale alea. Il rischio dell interdizione pesa anche sul direttore responsabile, qualora lo stesso sia chiamato a rispondere del reato di diffamazione in concorso con il suo cronista. I direttori, però, sono trattati in malo modo: finora rispondevano di omessa vigilanza (reato colposo), mentre in futuro risponderanno in chiave dolosa, ma la pena sarà ridotta di un terzo rispetto a quella prevista per l autore dell articolo. La Camera ha respinto la proposta di far celebrare il processo davanti a un tribunale in composizione collegiale. L abolizione del carcere e dell udienza preliminare significa così che il giornalista finirà davanti a un giudice onorario, che non ha l esperienza e la maturità di un magistrato di carriera. L eventuale sentenza di condanna potrà essere corretta solo in appello, quando l imputato comparirà di fronte a tre giudici togati. Tutto questo è collegato alla circostanza che il Pm chiederà la citazione diretta a giudizio del giornalista. Oggi il filtro del Gip elimina almeno il 50 per cento dei procedimenti penali. Bisogna tener conto che nei processi per diffamazione vengono ricostruite anche vicende storiche di grande rilievo con personaggi - non solo giornalisti spesso protagonisti della vita pubblica nazionale. Il dibattimento di fronte a un giudice monocratico di carriera offre garanzie e certezze che il giudice onorario non potrà mai assicurare. L eventuale multa di 5 mila euro e di 10mila euro non esaurisce il processo penale. È una condanna, che sarà seguita da una causa civile per stabilire l entità del danno (non solo morale). Il giornalista entra in una catena di montaggio giudiziaria dalla quale rischia di uscire stritolato. Oggi le querele sono facili e abbondano. Raccogliere due, tre o quattro querele è probabilità facile. Quale cronista rischierà il posto dopo aver subito una prima condanna penale? Ecco perché questa riforma va fermata anche per evitare autocensure o cronache ricostruite al telefono o pantofolaie. La battaglia è un altra: bisogna chiedere al Senato la cancellazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Le eventuali controversie per offese all onore dovrebbero essere regolate soltanto in sede civile. La nuova legge, però, offre vie impossibili per sfuggire alla condanna penale e all interdizione. L autore dell offesa non è punibile se provvede, ai sensi dell articolo 8, alla pubblicazione di dichiarazioni o rettifiche. E se il direttore e l editore rifiutano la pubblicazione della smentita? Al cronista non resta che citare in giudizio il suo direttore e la sua azienda per chiedere al giudice in via d urgenza un provvedimento con il quale ordini (al direttore e all azienda) di pubblicare la smentita. E poi che accadrà nella vita professionale del cronista ribelle? In sede civile, invece, nella determinazione del danno derivante dalla pubblicazione ritenuta lesiva della reputazione o contraria a verità, il giudice tiene conto dell effetto riparatorio della pubblicazione della rettifica, se richiesta dalla persona offesa. La smentita attenua l entità del risarcimento. C è un contrasto, però, fra sfera penale e civile, che crea disuguaglianze di trattamento. In sede penale la smentita neutralizza il reato, mentre in sede civile la smentita attenua solo l entità del risarcimento. Il problema potrebbe finire all attenzione della Corte costituzionale, che prevedibilmente sarà chiamata a dirimere altre due questioni: l amnistia impropria concessa al senatore Lino Jannuzzi (mentre altri detenuti per condanne definitive di diversa indole restano in prigione) e il tetto del risarcimento fissato in 30mila euro, quando il giudice procede alla liquidazione del danno in via equitativa.tale misura è volta ad eliminare le richieste milionarie, ma si può porre un limite al risarcimento in via equitativa? Ci si potrà rivolgere al giudice civile per il resto del risarcimento del danno patrimoniale o biologico? *presidente dell Ordine dei giornalisti della Lombardia La legge sulla stampa con le modifiche introdotte dalla Camera nella seduta del 26 ottobre 2004 Legge 8 febbraio 1948, n. 47 (1).Disposizioni sulla stampa. (1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 20 febbraio 1948, n. 43. (in nero le modifiche) 1. Definizione di stampa o stampato Sono considerate stampe o stampati, ai fini di questa legge, tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione. Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, ai siti INTERNET aventi natura editoriale. 8. Risposte e rettifiche Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale. Per i quotidiani, le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma precedente sono pubblicate, senza commento, non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono. Per i periodici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, non oltre il secondo numero successivo alla settimana in cui è pervenuta la richiesta, nella stessa pagina che ha riportato la notizia cui si riferisce. Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell articolo 10 della legge 6 agosto 1990 n Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono. Le rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate e devono essere pubblicate nella loro interezza, purché contenute entro il limite di trenta righe, con le medesime caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce direttamente alle affermazioni contestate. Per la stampa non periodica l autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a propria cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata entro sette giorni dalla richiesta con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l ha determinata. Qualora, trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, e sesto comma, la rettifica o dichiarazione non sia stata pubblicata o lo sia stata in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, quinto e sesto comma, l autore della richiesta di rettifica, se non intende procedere a norma del decimo comma dell articolo 21, può chiedere al pretore, ai sensi dell articolo 700 del codice di procedura civile, che sia ordinata la pubblicazione. Della stessa procedura può avvalersi l autore dell offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche, non pubblicano la smentita o la rettifica richiesta. La mancata o incompleta ottemperanza all obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da lire a lire (3). La sentenza di condanna deve essere pubblicata per estratto nel quotidiano o nel periodico o nell agenzia. Essa, ove ne sia il caso, ordina che la pubblicazione omessa sia effettuata (4). (3) La sanzione originaria della multa è stata sostituita con la sanzione amministrativa dall art. 32, L.24 novembre 1981, n. 689, e così elevata dall art. 114,primo comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689, in relazione all art. 113, secondo comma, della stessa legge. (4) Così sostituito dall art. 42, L. 5 agosto 1981, n Articolo 11-bis. Risarcimento del danno 1. Nella determinazione del danno derivante dalla pubblicazione ritenuta lesiva della reputazione o contraria a verità, il giudice tiene conto dell effetto riparatorio della pubblicazione della rettifica, se richiesta dalla persona offesa. 2. Quando il giudice procede alla liquidazione del danno in via equitativa, l entità del danno non patrimoniale non 12

13 Offesa anche l autonomia degli Ordini professionali di Rino Sica* DA IL SOLE 24 ORE DEL 29 OTTOBRE 2004 Diffamazione, rettifica a doppio taglio di Caterina Malavenda Vi possono essere differenti letture del disegno di legge di riforma della diffamazione a mezzo stampa recentemente approvato da uno dei rami del Parlamento. Quella tecnicogiuridica, lungi dall essere soltanto settoriale, può forse consentire una visione organica della tematica e dare sostanza alle numerose perplessità che l iniziativa legislativa presuppone e favorisce. Il giurista, se conscio pienamente del proprio compito, ad esempio, deve muovere innanzitutto da una ricognizione della policy che il legislatore intende perseguire; di solito è un operazione che si compie dopo, ma sarebbe bene che venisse anticipata l analisi degli effetti molteplici che una nuova normativa induce, in funzione degli obiettivi che la legge che si intende emanare ha di mira. In questo caso, v è da domandarsi: che cosa ha in mente il Parlamento non è, tra l altro, casuale che la riforma stia facendo segnare alleanze trasversali dentro e fuori le istituzioni? Si sente ripetere che occorre garantire un equilibrio dei piatti della bilancia che da quasi un quarantennio oscillano, alternativamente, tra le esigenze dell informazione ed i diritti dei cittadini. In altre parole, la nuova disciplina nascerebbe dal bisogno di porre un argine ad un modo di fare informazione poco rispettoso delle prerogative dei singoli, da un lato, e di limitare le conseguenze nefaste dell ipoteca giudiziaria sotto forma di condanne penali o di risarcimento dei danni che negli ultimi tempi condiziona il settore in esame. Bene, se tali sono le premesse, è probabilmente possibile affermare senza mezzi termini che peggior via di risposta alle finalità segnalate non si poteva trovare. La legge concede qualcosa ai giornalisti ed ai direttori con la riformulazione dell impianto delle pene per il reato di diffamazione nell ottica della valorizzazione della sanzione pecuniaria: di qui lo slogan accattivante ed idoneo a generare la sostanziale complicità dell Ordine e dei sindacati di categoria mai più carcere per i giornalisti! Certo, c è abbastanza materiale per scomodare la più consumata retorica sulla funzione sacrale del giornalismo, strumento di libertà sociale, conculcata con la minaccia del carcere. Eppure tranne l Ordine della Lombardia ed il suo illuminato presidente nessuno si è premurato di fare l elenco dei cronisti privati della libertà personale in oltre cinquant anni di vigenza dell attuale art. 596 bis del codice penale. A redigerlo ci si accorgerebbe che l emergenza libertà dei giornalisti non è mai esistita se non quale abusato argomento dialettico. Ma, su questo versante, ciò che si toglie ai giornalisti è, in realtà, molto di più; l introduzione dello strumento dell interdizione dall esercizio della professione, seppur connesso ad una reiterazione del reato ma quale cronista, che assuma il rischio del proprio lavoro e non si rassegni a fare il trascrittore di note di agenzia non è esposto a due condanne per diffamazione? è grave sul piano della forma e della sostanza ed inoltre offende l autonomia degli ordini professionali, chiamati ad applicare automaticamente la sanzione disposta dal giudice ipso jure. Certo dalla riforma pare emergere rafforzato l istituto della rettifica, che può evitare sia la condanna che la pena accessoria dell interdizione: sicché il destino del singolo giornalista è nelle mani del direttore e, soprattutto, dell editore, unici a dover assicurare l effettività della rettifica: se guardiamo alle nostre spalle abbiamo ben poco da sperare, con la sola differenza che adesso a subire la frustrazione del rimedio cautelare saranno proprio i giornalisti, con buona pace della riaffermazione del loro diritto costituzionalmente garantito. Ed i cittadini? Risulterebbero meglio garantiti, si fa per dire, dall accentuazione della funzione della smentita, con il non secondario particolare che la smentita stessa se ottenuta ha il contrappeso della limitazione del risarcimento del danno morale in 30 mila euro. E qui il legislatore tradisce le sue reali intenzioni: la riforma è in definitiva animata dalla necessità di arginare la valanga di richieste risarcitorie, che ormai sono una voce di bilancio fissa e consistente della imprese editoriali. Anche in questo caso con un mezzo sbagliato, ammesso che il fine sia da condividere! La previsione escogitata è ben oltre il sospetto di incostituzionalità: è legittimo intervenire con legge ordinaria su questioni il diritto alla tutela della propria persona di assoluta rilevanza costituzionale (nazionale ed ora europea)? Rispondere no e prevedere che analogamente farà il giudice delle leggi non è improprio. È insomma indifferibile l impegno per bloccare il tentativo in atto e se esso sarà vano, almeno si dica con chiarezza che quella in via di emanazione non è né la legge dei giornalisti né dei cittadini, i primi ancor più condizionati rispetto al profilo sensibile dell esercizio della professione, i secondi limitati nelle loro prerogative di difesa. Chi ci guadagnerà, in tutti i sensi, saranno le imprese editoriali: nell affermarlo non c è pregiudizio ideologico verso il mercato, peccato che, come avviene dal 1948, il mercato le imprese del settore se lo facciano modellare a loro piacimento dal legislatore, cioè dalla politica. Le distorsioni di una parte della nostra informazione sono tutte qui e potranno soltanto aumentare se passa la riforma della diffamazione. *Ordinario di Diritto privato comparato nell Università di Salerno e Direttore del Laboratorio INDICO (Informazione-Comunicazione-Diritto) Le nuove norme sulla diffamazione hanno introdotto elementi positivi nella disciplina previgente: l eliminazione della pena detentiva per tutti i delitti contro l onore; la cancellazione della riparazione pecuniaria (una sorta di «risarcimento aggiuntivo» previsto solo per le diffamazioni a mezzo stampa); la riduzione ad un anno del termine di prescrizione dell azione civile per danno alla reputazione; la possibile condanna del querelante al pagamento di una somma di denaro in caso di lite temeraria ; il tetto massimo del danno non patrimoniale fissato a euro. Numerose sono, però, le ombre che offuscano anche le modifiche più incisive. Si è potenziato l istituto della rettifica: se pubblicata nei dovuti modi e soprattutto senza commenti, è causa di non punibilità per l autore dell offesa, cioè, di norma, il giornalista. Questi ha il diritto, anche facendo ricorso alla procedura d urgenza ex articolo 700 Codice di procedura civile contro il suo direttore, di ottenerne la pubblicazione. Anche a voler tralasciare la valutazione dei rischi derivanti da una tale iniziativa (quanti saranno i redattori ordinari disposti a correrli?) occorre riflettere su alcuni dati: la rettifica è, per legge, indirizzata al direttore, che non ha alcun obbligo di portarla a conoscenza del giornalista interessato; la pubblicazione della rettifica non pare avere alcuna conseguenza diretta sulla punibilità del direttore, stando al nuovo reato disegnato dall articolo 57 Codice penale; l operatività della causa di non punibilità dipende esclusivamente dalla volontà della persona offesa, cioè da una sua richiesta formale, non essendo prevista alcuna scriminante per la pubblicazione spontanea. Quanti processi saranno evitati, a queste condizioni? Ed è giusto imporre al direttore la pubblicazione senza commento, anche quando il fatto rettificato è vero? Se non va più in carcere, ammesso che tale prospettiva sia mai stata reale, il giornalista è però soggetto a pene forse meno afflittive, ma certe. Alla seconda condanna per diffamazione, verrà automaticamente interdetto dalla professione da uno a sei mesi (senza stipendio e senza contributi) dallo stesso giudice penale. Inoltre, fin dalla prima condanna, sarà sottoposto a procedimento disciplinare L operatività della causa di non punibilità condizionata alla volontà della parte offesa Troppo severa anche la sanzione dell interdizione dall ordine professionale, cui il giudice dovrà trasmettere gli atti, con probabili sanzioni aggiuntive. Tutto per bilanciare la soppressione di una pena detentiva, di fatto, quasi mai applicata e mai in concreto espiata. Il procedimento penale sarà forse più spedito, ma certo più rischioso. All eliminazione della pena detentiva, prima assai elevata per i casi più gravi, segue la soppressione dell udienza preliminare, finora un vero filtro, per l alto numero di proscioglimenti; il dibattimento potrà, inoltre, essere celebrato da un Got, cioè da un giudice onorario, in luogo di quello togato. Potrebbe poi aumentare, salvo l opposizione espressa del querelante, il ricorso al decreto penale, una condanna senza processo, cui l interessato può opporsi, entro e non oltre 15 giorni dalla notifica: per inviati e collaboratori esterni, in caso di notifica in redazione, il rischio di ritardi irreparabili è assai elevato. Ultima ombra è quella che si allunga sul direttore. Il vecchio ed assai criticato articolo 57 del Codice penale gli attribuiva la responsabilità per un reato colposo («a titolo di colpa» era detto espressamente) consistente nel non aver controllato il contenuto del suo giornale, abbastanza da evitare la commissione di reati. Non solo è mancato il coraggio di eliminare tale previsione, almeno quando si tratta di articoli firmati, ma si è fatto ricorso ad espressioni che sembrano aggravarne la posizione. Se vi è concorso con il giornalista, il direttore risponde del medesimo reato. Se, invece, il reato del giornalista è conseguenza della violazione di non meglio specificati «doveri di vigilanza» (violazione che costituisce dunque il presupposto di fatto) il direttore «risponde dei delitti commessi» (da altri) «con il mezzo della stampa», avendo solo diritto ad uno sconto di pena. La locuzione «risponde dei delitti», quantomeno oscura, se esclude la responsabilità per le contravvenzioni altrui consente, ove applicata alla lettera, solleva inquietanti interrogativi: il direttore risponde, a sua volta, del delitto di diffamazione commesso da altri? Ed, in tal caso, sarà soggetto alle medesime conseguenze? In particolare, se così fosse, data la inevitabile, più elevata soglia di rischio, quanti direttori saranno prima o poi interdetti dalla professione e sanzionati dall Ordine? può comunque eccedere la somma di euro Il giudice non è vincolato al limite predetto nel caso in cui l imputato sia già stato condannato, in sede civile o penale, con sentenza definitiva, al risarcimento del danno in favore della medesima parte offesa. 12. Riparazione pecuniaria (abrogato) 13. Pene per la diffamazione 1. Nel caso di diffamazione commessa con il mezzo della stampa, consistente nell attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della multa da euro a euro Alla condanna per il delitto di cui al comma 1 consegue la pena accessoria della pubblicazione della sentenza nei modi stabiliti dall articolo 36 del codice penale e, nelle ipotesi di cui all articolo 99, secondo comma, del codice penale, la pena accessoria dell interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un mese a sei mesi. 3. L autore dell offesa non è punibile se provvede, ai sensi dell articolo 8, alla pubblicazione di dichiarazioni o rettifiche. 3-bis. Nel dichiarare la non punibilità, il giudice valuta la rispondenza della rettifica ai requisiti di legge. 4. Il giudice dispone la trasmissione degli atti al competente ordine professionale per le determinazioni relative alle sanzioni disciplinari. CODICE PENALE Articolo 57. Reati commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione. Salva la responsabilità dell autore della pubblicazione, e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vicedirettore responsabile del quotidiano, del periodico o della testata giornalistica, radiofonica o televisiva, risponde dei delitti commessi con il mezzo della stampa, della diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione se il delitto è conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul contenuto della pubblicazione. La pena è in ogni caso ridotta di un terzo. Articolo (Ingiuria) Chiunque offende l onore o il decoro di una persona presente è punito con la multa fino a euro Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, telefonica o telematica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. Le pene sono aumentate qualora l offesa consista nell attribuzione di un fatto determinato, ovvero sia commessa in presenza di più persone. Articolo 595. Diffamazione Chiunque, fuori dei casi indicati nell articolo 594, comunicando con più persone, offende l altrui reputazione, è punito con la multa fino da euro a euro La pena è aumentata se l offesa consiste nell attribuzione di un fatto determinato. Se l offesa è arrecata con il mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, si applica la pena della multa da euro a euro Si applicano le disposizioni di cui al comma 3 dell articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, nel caso in cui l autore dell offesa pubblichi una completa rettifica del giudizio o del contenuto lesivo dell altrui reputazione. Alla condanna consegue la pena accessoria dell interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da un mese a sei mesi, nelle ipotesi di cui all articolo 99 (recidiva, ndr), secondo comma, del codice penale. Modifica all articolo 427 del Codice di procedura penale 1. Dopo il comma 3 dell articolo 427 del codice di procedura penale è inserito il seguente: 3-bis. Il giudice può altresì condannare il querelante al pagamento di una somma da euro a euro a favore della cassa delle ammende. Norma transitoria 1. Nel caso in cui la condanna a pena detentiva per i reati di cui alla presente legge debba essere ancora eseguita prima della data di entrata in vigore della legge stessa, ovvero, a tale data, sia in corso di esecuzione, la pena della reclusione è convertita in pena pecuniaria ai sensi dell articolo 135 del codice penale. 13

14 Nuove norme sulla diffamazione Milano, 18 ottobre La perentorietà dell accusa di faziosità e disinformazione è certamente idonea a suscitare una reazione che, però, non è stata contenuta dal destinatario dello scritto in termini di legittimità. È su questa base che il giudice Giuseppe Tarantola ha condannato l ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, e la Rcs Editori in solido ad un risarcimento danni agli avvocati Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini 20 mila euro e ad una sanzione pecuniaria di 5 mila euro. Il giudice unico ha infatti ritenuto parzialmente diffamatorio il contenuto dell articolo di fondo pubblicato dal Corsera il 31 luglio 2002, dal titolo Sgradevoli sensazioni. Nell editoriale, tra l altro, l articolista, rivolgendosi ai legali del premier (entrambi parlamentari), affermava che quando qualcuno rivolge loro garbatamente critiche lo scambiano per un pericoloso e prezzolato nemico e che farebbero bene a presentarsi alle udienze anziché accampare ogni sorta di giustificazione, e concludeva con un invito a Berlusconi: mandi in ferie, ne hanno bisogno, quegli onorevoli avvocaticchi preoccupati più per i loro onorari che per le sorti del paese. Andato a vuoto un tentativo di conciliazione, malgrado il reciproco riconoscimento di serietà nello svolgimento delle rispettive professioni, il giudice Tarantola - colui che a suo tempo presiedette il processo Cusani - ha sgombrato il campo dall ipotesi che Pecorella e Ghedini, non citati nell articolo, non fossero riconoscibili ed è arrivato alla decisione. Ha sostenuto che la prima sensazione, nel fondo, è espressa in termini di assoluta continenza e appare espressione di corretta critica politica Rassegna di giurisprudenza del Tribunale penale e civile di Milano Articolo di fondo parzialmente diffamatorio : condannato Ferruccio de Bortoli di Sabrina Peron e Emilio Galbiati, avvocati in Milano Su incarico del Consiglio regionale dell Ordine dei giornalisti della Lombardia, sono state esaminate tutte le sentenze emesse dal Tribunale penale e civile di Milano, in materia di diffamazione a mezzo stampa o, più in generale, per il tramite dei mass-media, nel biennio La ricerca è stata cortesemente autorizzata dal presidente del Tribunale di Milano, dott. Vittorio Cardaci, e le sentenze sono state reperite grazie all Ufficio statistiche del Tribunale di Milano, all uopo incaricato, con l ausilio della Cancelleria del Tribunale di Milano. A tale proposito si ringraziano per la preziosa collaborazione la dott.ssa Piccione dell Ufficio statistiche, il dott. Cossovel della Cancelleria centrale penale, nonché il dott. Primavera ed il dott. Garofalo della Cancelleria civile. Si precisa che le copie delle sentenze - per rispetto delle normative vigenti in materia di privacy - sono state rilasciate dalla Cancelleria competente senza indicazione dei nomi delle parti e che per ogni copia sono stati versati i relativi diritti. Di seguito verranno sinteticamente riportati alcuni dei dati più interessanti emersi dalla ricerca, con la precisazione che i risultati completi sono stati pubblicati in allegato alla rivista Ordine Tabloid, n. 7/8 (quanto alle sentenze emesse in sede penale) e n. 12/2003 (quanto alle sentenze emesse in sede civile). I) In sede sede penale, sono state pronunciate complessivamente 91 sentenze. La durata media di un processo di primo grado è di circa due anni. I procedimenti hanno coinvolto nella netta maggioranza dei casi testate giornalistiche e soprattutto quotidiani nazionali, mentre in misura decisamente minore hanno riguardato la pubblicazione di libri e la diffusione di volantini. Tra le categorie delle persone offese dal reato di diffamazione spiccano i magistrati (23%), gli imprenditori/amministratori di società (17%) ed i politici (16%). Dall analisi delle singole fattispecie è emerso che la tipologia degli articoli e/o servizi diffamatori investiva per il 50% dei casi la cronaca dei fatti, il rimanente 50% riguardava, invece, la critica e le interviste. Con riguardo alle domande proposte dal Pm è interessante anche perché è scritto che i magistrati che conducono l inchiesta sono insofferenti alle critiche come i difensori. Una sottolineatura del conflitto in atto secondo il giudice. Quanto alla considerazione nell articolo sul decadimento del tasso di legalità...ogni volta che una legge dà l impressione di essere stata fatta ad uso immediato di qualcuno, per il giudice non appare di contenuto offensivo perché le idee di un intervento legislativo su alcuni argomenti in coincidenza con le vicende giudiziarie del premier possono ragionevolmente porre degli interrogativi. La frase sugli avvocaticchi e sugli interessi personali, per Tarantola, ha invece un contenuto chiaramente diffamatorio, anche perché nessuno ha poi sostenuto che Pecorella e Ghedini abbiano violato il loro mandato parlamentare per perseguire interessi personali. La difesa di de Bortoli ha chiesto l esimente della provocazione, che si sarebbe configurata nelle reiterate accuse di faziosità rivolte alla direzione del quotidiano. Ma per il giudice la scriminante della provocazione richiede l attualità, che non c era in alcuni casi portati ad esempio. Attuale era invece una lettera riservata personale, a firma Ghedini, a de Bortoli con il rilievo che la linea del Corsera si concentrava in una prospettazione degli eventi squisitamente di parte e fortemente critica. Accusa, secondo il giudice, che poteva suscitare reazione: ma, in definitiva, era sufficiente rispondere alla lettera di Ghedini con un esposizione dei fatti illustrativi della imparzialità delle notizie pubblicate e priva di aggettivazioni diffamatorie. (ANSA) DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA E GIORNALISTI. FA RIFLET L interdizione pr Firmato Adolfo B Milano, 4 novembre È tempo di riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa. Il disegno di legge, approvato dalla Camera, ora all esame del Senato, è estremamente pericoloso, perché rende obbligatoria, in caso di seconda condanna, l interdizione dalla professione giornalistica da uno a sei mesi. Fa riflettere un articolo di Adolfo Beria di Argentine, già Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d Appello di Milano, pubblicato sul Corriere della Sera del 12 aprile 1986 dal titolo: Rapporti tra giustizia e stampa/se al giornalista si toglie la penna. La sintesi dell articolo può essere questa: L interdizione professionale è contro la Costituzione. Scrive Beria: Giustamente, pertanto, alcuni giuristi italiani hanno fatto rilevare che queste interdizioni contrastano con l art. 27 della Costituzione che vuole la pena finalizzata alla «rieducazione» del condannato e con l art. 133 del codice penale che impone al giudice di «individualizzare», a tale fine, la sanzione. La natura essenzialmente e funzionalmente punitiva, a carattere afflittivo, retributivo e intimidatorio dell interdizione professionale contrasterebbe, quindi con i moderni sistemi penali che tendono a supplire alla funzione della pena classica attraverso misure di moderna difesa sociale che corrispondano a sanzioni più complesse e polivalenti. (Mi sembrano questi i motivi ispiratori della scelta adottata dal progetto di codice penale francese che sopprime la pena dell interdizione professionale). Forse la soluzione al problema sta in un migliore autocontrollo professionale, basato su precisi statuti che deleghino ad organismi interni il compito di pronunciare eventuali interdizioni, profondamente diverse per natura ed effetti. L analisi giuridica può sì effettuare una delimitazione in materia, ma è un settore troppo vasto e complesso per essere disciplinato totalmente ed efficacemente dalle norme del diritto penale. Diffamazione a mezzo stam notare che non sempre da parte di quest ultimo è stata richiesta la condanna degli imputati (non è stata difatti richiesta nel 34% dei casi). Si è riscontrata inoltre una carta dialettica processuale, tra le richieste avanzate dalla Pubblica Accusa e le determinazioni adottate dal Tribunale all esito del procedimento di primo grado: il Giudice di primo grado, infatti, ha rigettato le richieste del P.M. nel 36% dei casi. La persona offesa, invece, si costituisce parte civile nella stragrande maggioranza dei casi, chiedendo ogni volta il risarcimento dei danni civili ed in misura minore l applicazione della sanzione civile e della pubblicazione della sentenza di condanna. Con riferimento all esito dei procedimenti penali per diffamazione tramite mass-media, si è potuto rilevare un sostanziale equilibrio tra le pronunzie di assoluzione (48%) e quelle di condanna (52%), con la precisazione che nella maggior parte dei casi la condanna è motivata in via principale per difetto del requisito di verità; seguono i casi di violazione del limite della continenza e, in misura molto più ridotta, quelli in cui è stata rilevata la carenza di interesse pubblico. Per completezza, si è ritenuto interessante enucleare il dato relativo al rapporto percentuale tra assoluzioni e condanne in funzione della professione della persona offesa dal reato di diffamazione contestato, con particolare riferimento alle categorie maggiormente interessate, vale a dire magistrati e politici. In particolare si è rilevato che per magistrati e politici la percentuale di assoluzioni e condanne è identica e pari al 50%. Con riferimento poi alle condanne penali concretamente comminate, va sottolineato che nella stragrande maggioranza dei casi gli imputati vengono condannati solo al pagamento di una multa mentre la condanna alla reclusione viene comminata in percentuali estremamente ridotte. Venendo alla disamina delle pronunce di condanna civile in sede penale, la media delle condanne di risarcimento danni (morali e patrimoniali) della parte civile è di euro ,13 (contro una media di euro ,21 richieste dalla parte); quella al pagamento della sanzione civile è di euro 5.550,45 (contro una media di euro ,10 richieste dalla parte), la media delle condanne in via di provvisionale è di euro ,10 (contro una media di euro ,24 richieste dalla parte). II) In sede civile, vediamo che nel biennio 2001/2002 sono state pronunciate 157 sentenze. La durata media del procedimento di primo grado è di quasi tre anni e mezzo. Anche per le sentenze pronunziate in sede civile, la maggior parte di queste ha coinvolto testate giornalistiche e soprattuto i quotidiani nazionali. Tra le parti attrici spiccano soprattutto i privati (vale a dire soggetti in cui la fattispecie diffamatoria non ha investito l attività professionale), seguono poi i magistrati, le persone giuridiche ed i politici. Generalmente la parte attrice chiede il risarcimento sia dei danni patrimoniali che di quelli morali; vengono poi richieste in oltre il 50% dei casi la condanna al pagamento della sanzione civile e della pubblicazione della sentenza. Quanto alla tipologia degli articoli diffamatori una netta maggioranza riguarda gli articoli di cronaca (53%) seguono poi i pezzi di critica e le interviste. Con riferimento all esito dei procedimenti civili per diffamazione tramite mass-media, si è potuta rilevare una lieve prevalenza delle pronunzie di accoglimento della domanda (53%) e la condanna è stata motivata soprattutto con riguardo al difetto di verità (anche solo putativa) della notizia pubblicata, seguono poi la violazione del criterio della continenza ed il difetto dell interesse pubblico. Anche per il procedimento civile si è ritenuto interessante enucleare il dato relativo al rapporto percentuale tra assoluzioni e condanne in funzione della professione della persona offesa dal reato di diffamazione contestato, con particolare riferimento alle categorie maggiormente interessate, vale a dire privati, magistrati e politici: i primi registrano in percentuale di accoglimento della domanda pari al 67%; i secondi una percentuale pari al 68%, i terzi pari, invece, al 48%. Venendo alle pronunzie di condanna nella maggior parte dei casi sono stati liquidati solo i danni morali che si aggirano intorno ad una media di euro ,94 (contro la media di euro ,44 richiesti dalla parte); mentre la media delle condanne al pagamento della sanzione civile di aggira intorno ad euro 4.131,49 (contro la media di euro ,37, richiesti dalla parte). Va infine evidenziato che alcune delle pronunzie emesse in sede civile hanno riguardato anche aspetti relativi alla tutela del diritto all immagine ed alla tutela della privacy, quest ultima esaminata con riferimento al principio dell essenzialità della notizia. III) Oltre ai dati statistici di cui sopra vengono in rilievo i principi giuridici posti a base delle motivazioni delle sentenze esaminate. A tale proposito il Tribunale di Milano non sembra discostarsi dall orientamento espresso da giurisprudenza ormai consolidata in materia. 14

15 TERE UN ARTICOLO DELL ALTO MAGISTRATO (PUBBLICATO SUL CORRIERE DELLA SERA ofessionale è contro la Costituzione eria di Argentine (12 aprile 1986) I n un periodo in cui appaiono sempre più psicologicamente incombenti le iniziative giudiziarie nei confronti dei giornalisti, giunge quasi come un frutto di attualità il parere espresso dall organo rappresentativo di tutte le componenti associative della magistratura in favore di due riforme in discussione al Parlamento: e cioè sia delle proposte di legge degli onorevoli Sterpa e Violante, che, coerenti alla direttiva n. 70 della legge di delega del nuovo codice di procedura penale in materia di segreto professionale del giornalista, ne rappresentano un ulteriore articolazione; sia del disegno di legge proposto dal ministro Martinazzoli (recentemente presentato dal governo al Senato) che limita l applicazione al giornalista della pena accessoria dell interdizione professionale solo per i reati di diffamazione commessi a mezzo dei media e allorché il fatto sia particolarmente grave ed il colpevole sia stato già condannato più volte per infrazione dello stesso genere. L a stessa Corte di Cassazione ha recentemente ritenuto che l applicazione di questa sanzione dovesse conseguire solo ad un «abuso della professione», che deve concretarsi in una condotta particolarmente reprensibile dal punto di vista oggettivo in ragione della sua gravità e reiterazione, e dal punto di vista soggettivo dell intensità del dolo. S embrano quindi essere ora tenuti presenti non solo il principio costituzionale della libertà di stampa, di cui all art. 21 della Costituzione, ma anche le conclusioni di un dibattito in sede dottrinale fra giuristi, criminologi, sociologi, sviluppatosi in sede internazionale sin dagli anni Sessanta, nel quale si è andata affermando la convinzione che le sanzioni di interdizione professionale pongano un vero e proprio problema sociale. I n effetti l uomo del XX secolo, dal punto di vista sociale, non può essere considerato separatamente dalla professione che svolge. E, dal punto di vista individuale, l attività alla quale egli dedica gran parte del suo tempo fa parte della sua personalità al punto che, privarlo anche solo temporaneamente di essa, può costituire causa Rapporti tra giustizia e stampa Se al giornalista si toglie la penna di Adolfo Beria d Argentine (dal Corriere della Sera del 12 aprile 1986) di gravi sconvolgimenti psicologici. L organizzazione professionale, la politica della professione, nel senso più lato e più nobile del termine, che può tradursi in «igiene sociale professionale», pone problemi generalmente affrontati in maniera parziale e frammentaria delle diverse discipline. D altro canto è evidente la necessità, per il legislatore, di tener conto, nel disciplinare la materia, sia pure di un esame critico complessivo ed imparziale della realtà giuridica e sociologica. È stato detto che le interdizioni professionali sono sopravvivenza storica della legislazione penale del XIX secolo che configurava la privazione dei diritti civili, civici o di famiglia, come complemento naturale di alcune pene afflittive o infamanti. Caratteristica del diritto moderno, si osserva per contro, è proprio quella di abbandonare queste posizioni repressive. Il carattere di pena accessoria, obbligatoria e automatica, riconosciuto a molte interdizioni, anche se con fine di prevenzione individuale, non fa che aggravare il danno che per il colpevole già consegue alla condanna. G iustamente, pertanto, alcuni giuristi italiani hanno fatto rilevare che queste interdizioni contrastano con l art. 27 della Costituzione che vuole la pena finalizzata alla «rieducazione» del condannato e con l art. 133 del codice penale che impone al giudice di «individualizzare», a tale fine, la sanzione. L a natura essenzialmente e funzionalmente punitiva, a carattere afflittivo, retributivo e intimidatorio dell interdizione professionale contrasterebbe, quindi con i moderni sistemi penali che tendono a supplire alla funzione della pena classica attraverso misure di moderna difesa sociale che corrispondano a sanzioni più complesse e polivalenti. (Mi sembrano questi i motivi ispiratori della scelta adottata dal progetto di codice penale francese che sopprime la pena dell interdizione professionale). F orse la soluzione al problema sta in un migliore autocontrollo professionale, basato su precisi statuti che deleghino ad organismi interni il compito di pronunciare eventuali interdizioni, profondamente diverse per natura ed effetti. L analisi giuridica può sì effettuare una delimitazione in materia, ma è un settore troppo vasto e complesso per essere disciplinato totalmente ed efficacemente dalle norme del diritto penale. pa nella lettura dei giudici milanesi E difatti, quanto agli articoli di cronaca, viene anzitutto in rilievo il criterio di verità della notizia, sul presupposto che diffusione di notizie non rispondenti al vero (o comunque così gravemente lacunose, da non risultare rispondenti al vero) è non solo inutile, ma controindicata al formarsi di una retta opinione del pubblico. La verità viene valutata in relazione a quanto effettivamente risulta al momento della pubblicazione e non sulla base di eventuali risultanze successive, con alcune rilevanti precisazioni: a) non inficiano la verità sostanziale della notizia eventuali imprecisioni di carattere marginale; b) la ricerca della verità non può essere omessa per la necessità di inseguire la notizia ; c) sono considerati diffamatori quegli articoli che espongono una verità monca ossia carente di quella parte in grado di dare una giusta luce sulla personalità del soggetto. Strettamente connesso alla verità è poi la problematica delle fonti in relazione alle quali si chiede sempre un attività di controllo e si si esclude che si possa procedere ad un interpretazione arbitraria, parziale e superficiale delle stesse. Ovviamente l onere di fornire la prova della verità di quanto divulgato grava su colui che ha pubblicato la notizia ed in difetto di tale prova viene affermato l illecito diffamatorio. Quanto al requisito della continenza nella forma espressiva, il Tribunale richiede che la notizia: a) venga scritta in termini corretti e misurati, da valutarsi in proporzione alla gravità dei fatti esposti. Ad esempio, ad avviso del Tribunale sono tipiche ipotesi di incontinenza, l utilizzo di allusioni, sottintesi, toni sarcastici e malevoli (oppure indugianti su dettagli di colore frutto di una ricostruzioni arbitraria e funzionali ad un gratuito sensazionalismo), di domande retoriche ed allusive; b) esponga in modo oggettivo ed integrale le prospettazioni fornite dalle diverse parti, senza manipolare il contenuto delle dichiarazioni rese ed anzi evidenziando tutti gli aspetti della discussione e le ragioni addotte da ciascuna. Ad ogni modo, nel valutare la continenza o meno, delle espressioni usate, il Tribunale di Milano, ben considera la devalorizzazione dei termini utilizzati nell articolo all interno del contesto sociale di riferimento. Conseguentemente, è stato ritenuto lecito l utilizzo di espressioni orientate a drammatizzare ed a semplificare gli eventi, a condizione che queste risultino contenute entro gli ormai ampi limiti di tollerabilità segnati dalla coscienza sociale e siano comunque rapportate allo scopo informativo della notizia. Con riguardo, infine, all interesse pubblico, il Tribunale ha evidenziato la difficoltà di procedere a definire, in via generale ed astratta, tale nozione, la cui sussistenza dovrà invece essere di volta in volta accertata con riferimento al fatto concreto, considerando anche la funzione sociale svolta della stampa. In via generale esso è stato valutato con riguardo al contenuto della notizia, sul presupposto che questa deve essere di tale rilievo ed importanza per la generalità dei cittadini da prevalere sul diritto alla riservatezza ed alla onorabilità dei singoli. In altre parole, l interesse pubblico viene sicuramente in rilievo di fronte ad argomenti di sicura attualità o di oggettiva gravità; mentre viene escluso quando si tratta di riferire circostanze del tutto marginali e riportate per il loro sapore intrigante ed indiscreto, al fine di suscitare la curiosità del lettore. Sotto il profilo dei limiti all esercizio del diritto di critica, il Tribunale di Milano, afferma anzitutto che l espressione di opinioni, giudizi e valutazioni deve necessariamente ricondursi alla matrice politica, ideologica, morale cui il criticante aderisce ed il soggetto che si assume leso da tali dichiarazioni non può pretendere che la stesa coincida o tenga conto della sua diversa percezione. Allo stesso modo il Tribunale ha ritenuto che il giudice debba astenersi da ogni profilo di condivisibilità sia pure sotto il profilo del comune sentire. Ciò posto la critica non può prescindere dal riferimento a fatti quali effettivamente accaduti e storicamente reali, per criticare i quali sono ammessi toni aspri e vivacemente contraddittori, con l unica condizione che essi non sconfinino in attacchi gratuiti e strumentali diretti a colpire sul piano individuale la figura morale e la dignità professionale del soggetto diffamato. In questo contesto una critica impietosa e fortemente polemica è ben ammissibile se trae spunto da elementi di fatto che possano indurre ad un interpretazione non pretestuosa, connotata da un severo giudizio critico su fatti e comportamenti altrui. Nell ambito del diritto di critica un particolare rilievo merita la satira i cui capisaldi interpretativi possono individuarsi nell effetto comico e dissacratorio di una contestazione, aspra, salace, ironica e sovente sgradita al suo destinatario. L intervista, secondo la definizione data dallo stesso Tribunale, è un attività giornalistica tramite la quale vengono diffuse notizie od opinioni esposte da altra persona su sollecitazione delle domande poste dal giornalista e si distingue da un articolo comune contenente delle dichiarazioni di una persona, poiché in quest ultimo manca la formulazione delle domande e le dichiarazioni rese da un soggetto non sono precisamente distinte sotto il profilo grafico dal testo dell articolo se non per la presenza di alcune virgolette. Anche in materia di intervista sussiste l obbligo per il giornalista di rispettare i limiti di verità, continenza e interesse sociale, obbligo che non è rispettato per il solo fatto che il testo dell intervista riporti fedelmente le dichiarazioni altrui. Infatti riportare dichiarazioni relative ad accadimenti ben precisi, impone all autore dell intervista l onere di verificarli, chiedendone ragione all intervistato. Per contro, invece, qualora le dichiarazioni altrui consistano nella formulazione di giudizi critici e personali, la loro pubblicazione è lecita se alla conoscenza degli stessi è connaturato un interesse pubblico. In questo contesto, la riproduzione di giudizi espressi da soggetti di rilievo istituzionale non possono involgere la responsabilità del giornalista che abbia riportato fedelmente il contenuto di tali dichiarazioni. Diversamente opinando, difatti, l omessa pubblicazione potrebbe tradursi in un pregiudizio alla stessa completezza ed obiettività dell informazione. Con specifico riferimento alla figura del direttore responsabile, dall analisi delle sentenze esaminate è emerso che egli non debba sostituirsi al cronista, ma deve, tuttavia, svolgere un serio accertamento circa la congruità dell attività svolta dal cronista per verificare l autenticità della notizia sotto il profilo dell uso legittimo dell attendibilità della fonte informativa. In linea generale, quindi, la responsabilità del direttore risulta integrata in considerazione dell omissione del dovuto controllo volto ad impedire la consumazione di fatti penalmente rilevanti, mediante l esercizio dei poteri ad esso spettanti nell ambito delle sue funzioni. Per quanto concerne i profili risarcitori, il Tribunale di Milano aderisce al consolidato orientamento secondo cui il danno patrimoniale deve essere oggetto di specifica prova da parte del soggetto che lo lamenta. Parimenti il Tribunale di Milano conferma l altrettanto consolidato orientamento secondo cui in caso di diffamazione i danni morali sussistono in re ipsa e sono oggetto di una liquidazione equitativa che tiene conto dei seguenti criteri: gravità ed estensione dell offesa; personalità della vittima; qualità e grado di diffusione del mezzo d informazione; spazio occupato dall articolo, nonché rilievo e collocazione data alla notizia. Analoghi criteri equitativi sono stati enucleati anche per la determinazione della riparazione pecuniaria ai sensi dell art. 12 della legge 8 febbraio 1948 n. 47 sulla stampa. (http://www.stleaa.it/diffamazione.html) 15

16 Nuove norme sulla diffamazione Protesta di Abruzzo: Violate Costituzione e Convenzione europea dei diritti dell uomo Milano, 3 novembre Ai giornalisti non può essere impedito di esercitare, senza censure (e nel rigoroso rispetto delle regole deontologjche della professione), il loro ruolo costituzionale di mediatori intellettuali tra i fatti e il pubblico. Questo assunto sorregge la lettera di protesta trasmessa da Franco Abruzzo (presidente dell OgL) al presidente del Tribunale di Vigevano, Domenico Attimonelli, al presidente della Corte d Appello di Milano e al vicepresidente del Csm. Per la seconda volta in due anni un giudice del Tribunale di Vigevano ha negato a un cronista una sentenza emessa al termine di un dibattimento avvenuto in pubblico e a porte aperte. Questa volta il giudice ha sbagliato addirittura motivazione, citando l articolo 52 del Dlgs 196/2003 (Testo unico sulla privacy). L articolo 52, su richiesta dell'interessato per motivi legittimi, consente alla cancelleria di apporre un annotazione volta a precludere l indicazione delle generalità e di altri dati identificativi «in caso di riproduzione della sentenza, o provvedimento in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica, su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica. Nell'istanza, invece, non era indicata alcuna motivazione da parte dell interessato. Nel caso specifico la cronaca del processo doveva essere pubblicata sulle pagine di un settimanale locale (che sicuramente non è una rivista giuridica!). Una svista paradossale da parte del giudice (di cui si omettono le generalità). Il giudice nega ai cronisti una sentenza con un richiamo (sbagliato) al Testo unico sulla privacy Questo il testo della lettera di Franco Abruzzo al presidente Attimonelli La risposta Illustre presidente, giornalisti di Vigevano segnalano a quest Ufficio quanto segue. Il 24 settembre un cronista del giornale locale, come d'abitudine, ha seguito l'udienza del Gup. Ha potuto normalmente visionare tutte le sentenze emesse (sei), mentre in un caso gli è stato opposto un netto rifiuto. L'imputato aveva formulato un'istanza - di cui il cronista ha potuto prendere rapidamente visione - in cui negava il consenso al trattamento dei suoi dati personali «ai sensi dell'articolo 52 del Dlgs n. 196/2003». Sotto l'istanza, tre righe in tutto, c'era il visto del giudice. Osservo che: 1) l'articolo 52, su richiesta dell'interessato per motivi legittimi, consente alla cancelleria di apporre un annotazione volta a precludere l indicazione delle generalità e di altri dati identificativi «in caso di riproduzione della sentenza, o provvedimento in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica, su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica». Nell'istanza, invece, non era indicata alcuna motivazione da parte dell interessato; 2) nei casi previsti dai commi 1 e 2 dell articolo 52 la cancelleria o segreteria appone e sottoscrive anche con timbro la seguente annotazione: «In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi di...». 3) secondo il settimo comma dello stesso articolo, Fuori dei casi indicati nel presente articolo è ammessa la diffusione in ogni Usarono lo scanner per ascoltare i Cc: assolti tre giornalisti di merateonline.it Lecco, 9 novembre Sotto inchiesta erano finiti il direttore del quotidiano telematico Merateonline, Claudio Brambilla, e i giornalisti Daniele De Salvo e Fabrizio Alfano. Secondo il Tribunale di Lecco il fatto non costituisce reato. Una sentenza molto attesa nel mondo del giornalismo italiano perché costituirà un importante precedente. La camera di consiglio è durata circa un ora. Difesi dall avvocato Antonio Di Pietro (ex Pm di Mani pulite) e da Maria Grazia Corti di Lecco, erano accusati dalla Procura di Lecco di aver violato gli articoli 617, 617 bis e 623 bis del codice penale. La vicenda aveva preso l avvio dalla forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali. Ritengo che ciò che è accaduto sia di rilevante gravità soprattutto sotto il profilo della violazione sostanziale degli articoli 3 e 21(I e II comma) della Costituzione; 1 (primo comma) della legge professionale dei giornalisti n. 69/1963; 10 della Convenzione europea dei diritti dell uomo (legge n. 848/1955). I cittadini di Vigevano hanno il diritto di ricevere le notizie giudiziarie. Ai giornalisti non può essere impedito di esercitare, senza censure (e nel rigoroso rispetto delle regole deontologjche della professione), il loro ruolo costituzionale (art. 21, II comma, della C.) di mediatori intellettuali tra i fatti e il pubblico. Esiste un interesse generale alla informazione - indirettamente protetto dall articolo 21 della Costituzione - e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee (Corte costituzionale, sentenza 15 giugno 1972 n. 105). Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione e questo diritto comprenda la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere interferenza di pubbliche autorità afferma l articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell uomo e Usare uno scanner per l ascolto in chiaro delle conversazioni delle Forze dell ordine non costituisce reato. In sintesi la sentenza ha assolto tre giornalisti lecchesi finiti a processo per essere intervenuti sul luogo di una operazione dei carabinieri di Merate dopo aver ascoltato le conversazioni attraverso una ricetrasmittente in libera vendita nei negozi delle libertà fondamentali (recepita nella legge 4 agosto 1955 n. 848). L articolo 10 della Convenzione, mutuato dall articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell uomo, è stato ampliato successivamente dall articolo 19 del Patto internazionale di New York relativo ai diritti civili e politici (legge dello Stato italiano 25 ottobre 1977 n. 881) il quale stabilisce:...ogni individuo ha il diritto della libertà di espressione; tale diritto comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere, senza riguardo a frontiere, oralmente, per iscritto, attraverso la stampa, in forma artistica o attraverso qualsiasi altro mezzo a sua scelta. È di importanza strategica per una società democratica il nuovo diritto fondamentale dei cittadini all informazione ( corretta e completa ), costruito dalla Corte costituzionale (tra le tante la sentenza n. 112/1993) sulla base dell articolo 21 della Costituzione e dell articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell uomo. Sono sicuro, signor presidente, che vorrà intervenire a tutela del diritto dei cittadini di Vigevano all informazione e del lavoro professionale dei giornalisti. In data 20 maggio 2002 ho denunciato un altro grave episodio di informazione negata. Lei non ha risposto. Sono costretto pertanto a informare il Csm e la Corte d Appello di Milano. Con cordialità. prof. Francesco Abruzzo perquisizione della redazione avvenuta il 1 o agosto 2002 e richiesta dall allora capitano dei carabinieri Domenico di Stravola e concessa dal Sostituto di turno Valeria Bove, ora in forza ad altra Procura. La perquisizione, ad opera di sette militari, era stata preceduta dal fermo dei giornalisti De Salvo e Alfano a Merate al culmine di quella che il dibattimento in aula ha dimostrato essere stata una vera e propria trappola realizzata ad arte, come la definisce Brambilla. Il Pubblico ministero, Paolo Del Grosso, pur avendo ribadito l esistenza del reato ai sensi dell art. 623 bis ha dato la sensazione di non esserne del tutto convinto quando ha chiesto al giudice di valutare l eventuale riqualificazione del capo di imputazione originario sostituendolo o affiancandolo con l ipotesi delittuosa di cui all articolo 18 del Regio decreto 8 febbraio 1923 n.1067, Del Grosso ha concluso la sua requisitoria chiedendo la condanna di Brambilla e De Salvo a 1 anno e tre mesi e di Alfano a sei mesi. In subordine, ai sensi del Rd del 1923 i primi due a otto mesi e Alfano a sei. I difensori hanno parlato per un ora e mezza per chiedere l assoluzione dei loro assistiti. Sul fronte del diritto i legali hanno prospettato con esempio di controvertibile chiarezza la differenza che il codice pone tra la tutela del segreto delle comunicazioni private interpersonali per loro natura inaccessibili, se non con la violenza di un comportamento fraudolento, e il libero ascolto di comunicazioni diffuse via radio in chiaro, ovvero non protette perché non valutate meritevole di riservatezza. Antonio Di Pietro ha rimarcato che la sentenza, qualunque ne fosse stato il In riferimento alla Vostra lettera di cui in oggetto si rappresenta quanto segue: - Ai sensi di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 30/6/2003 n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali) per "trattamento dei dati personali" deve intendersi, anche, la consultazione dei medesimi; - Ai sensi ed agli effetti di cui all'articolo 23 del decreto legislativo n. 196/2003 il trattamento dei dati personali (e,quindi, anche la consultazione) "è ammesso solo con il consenso dell'interessato ; - Per Sua espressa ammissione tale consenso è stato negato, per iscritto, dall'imputato che ha fatto riferimento all'espressa previsione legislativa di tutela della sua propria dignità; Peraltro, ai sensi di cui agli articoli 18, comma 2 e 22, primo e terzo comma, il "trattamento dei dati personali" da parte di soggetti pubblici è consentito soltanto per lo svolgimento delle funzioni istituzionali attenendosi a modalità " nel trattamento di dati sensibili e giudiziari " idonee a prevenire violazioni di diritti, delle libertà fondamentali e della dignità dell'interessato. In ragione di quanto sopra l'attività istituzionale svolta dal giudice dell'udienza preliminare dott. Paolo Fabrizi deve intendersi legittima e corretta anche, soprattutto, sotto il profilo di salvaguardia dei diritti che la vigente normativa riconosce ai soggetti i cui dati personali, sensibili e giudiziari possono essere oggetto di trattamento Il presidente del Tribunale (Domenico Attimonelli) contenuto, avrebbe costituito giurisprudenza perché interessa tutto il mondo del giornalismo italiano. Maria Grazia Corti ha citato e chiesto l inserimento nel fascicolo di una pronuncia della Corte di Giustizia Europea in tema di diritto di riservatezza alle fonti di informazioni e di divieto di perquisizione delle redazioni dei giornali. La pronuncia di assoluzione, avvenuta con la formula piena ribadisce Claudio Brambilla rende giustizia ai colleghi del loro comportamento. È motivo di orgoglio per tutta la redazione vedere riconosciuta la trasparenza del lavoro svolto e la legittimità degli strumenti di lavoro. Gli scanner ci saranno restituiti in men che non si dica. Chi non ha mai cessato di usarli, a Merate come altrove, continui a farlo senza timore alcuno. A favore degli imputati era intervenuto anche il presidente dell Ordine dei giornalisti, Franco Abruzzo, ricordando che da decenni nelle redazioni dove si segue la cronaca nera si usano gli scanner. (AGI) 16

17 Reporter senza frontiere pubblica la terza classifica mondiale Milano, 27 ottobre Reporter senza frontiere pubblica la terza classifica mondiale della libertà di stampa. È in Asia orientale (Corea del Nord, 167 in ultima posizione; Birmania 165, Cina 162, Vietnam 161, Laos 153 ) e in Medio-Oriente (Arabia saudita 159, Iran 158, Siria 155, Iraq 148 ) che la libertà di stampa risulta essere più minacciata. In questi paesi, la stampa indipendente è semplicemente inesistente e i giornalisti devono fare quotidianamente i conti con la repressione o con la censura. Non sono garantite inoltre né la libertà di informazione, né la sicurezza dei giornalisti. La guerra in corso in Iraq si sta rivelando, per chi fa informazione, il conflitto più micidiale di questi ultimi anni (44 uccisi dall inizio del conflitto, nel marzo del 2003). Ma per la libertà di stampa nel mondo ci sono purtroppo molte altre pagine scure. Cuba (166 posto) è, dopo la Cina, la più grande prigione del mondo per i giornalisti (26 detenuti). Dopo essere stati condannati a pene detentive che vanno dai 14 ai 27 anni di carcere, questi giornalisti indipendenti cubani marciscono in prigione dalla primavera del In Turkmenistan (164 ) e in Eritrea (163 ), non esiste nessuna forma di stampa privata. Gli abitanti di questi paesi hanno come unica fonte di informazione solo i media di Stato, che sono i ripetitori addomesticati della propaganda ufficiale. In testa a questa classifica, si trovano soprattutto i paesi dell Europa del Nord (Danimarca, Finlandia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Paesi-Bassi), vere e proprie oasi di pace per i giornalisti. Tra i 20 paesi meglio classificati, solo tre non sono europei (Nuova Zelanda 9, Trinidad e Tobago 11 e il Canada 18 ). Altre piccole democrazie, spesso economicamente piuttosto povere, rientrano comunque tra i paesi tradizionalmente più rispettosi della libertà di stampa: in America centrale troviamo El Salvador (28 ), il Costa Rica (35 ) e Capo Verde (38 ); in Africa la Namibia (42 ), in Asia Timor Est (57 ). Classifica mondiale della libertà di stampa: Italia e Spagna all ultimo posto dell Unione Europea Per elaborare questa classifica Reporter senza frontiere ha chiesto alle organizzazioni partner (14 associazioni di difesa della libertà di stampa sparse nei cinque continenti), alla sua rete di 130 corrispondenti, ad alcuni giornalisti, ai ricercatori, ai giuristi o ai militanti dei diritti umani di rispondere a un questionario di 52 domande che permettono di valutare la situazione della libertà di stampa di un paese. Nella classifica compaiono 167 nazioni, mentre le altre sono assenti per mancanza di informazioni. Tutti gli Stati membri dell UE tra i primi quaranta classificati. L Italia e la Spagna sono i due paesi dell Unione Europea con la peggiore posizione in classifica (ex-aequo al 39 posto). In Italia, il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, allo stesso tempo presidente del Consiglio e proprietario di un impero mediatico, continua a pesare sull indipendenza del settore radiotelevisivo. Ma la relativa cattiva posizione è dovuta, quest anno, anche alle decisioni liberticide prese dalla giustizia italiana che ha moltiplicato le perquisizioni, le violazioni del segreto delle fonti giornalistiche e le pene detentive inflitte per sanzionare i reati a mezzo stampa. La Spagna invece deve la sua posizione alla ripresa della campagna terroristica dell ETA contro i giornalisti che non condividono la sua visione su i Paesi baschi o sulla politica internazionale. La posizione attribuita a questo paese è dovuta anche alla manipolazione dell informazione e alle pressioni dirette esercitate dal governo guidato da José Maria Aznar in occasione degli attentati dell 11 marzo La posizione attribuita al Regno Unito (28 ) è dovuta in gran parte alla situazione in Irlanda del Nord, dove i giornalisti sono costantemente minacciati da alcuni gruppi paramilitari. Inoltre, l inchiesta sull assassino di Martin O Hagan, il giornalista del Sunday World ucciso nel 2001, è ancora a un punto morto. In Francia (19 ), l anno è stato marcato da un tentativo di attentato contro un giornalista del quotidiano Le Figaro la cui auto, fortunatamente vuota, è stata centrata da colpi di pistola nel settembre del La retrocessione del Belgio (al 22 posto), si spiega per un grave caso di violazione della protezione delle fonti di un corrispondente della stampa estera. Quella della Grecia (33 ) è imputabile alla moltiplicazione di ostacoli al lavoro dei giornalisti in occasione dei Giochi olimpici. I nuovi 10 paesi dell UE dimostrano di essere rispettosi della libertà di stampa. Tuttavia, alcune legislazioni non sono ancora conformi agli standard europei che raccomandano di sopprimere le pene detentive per i reati a mezzo stampa. La Polonia (32 ), ha condannato un giornalista a tre mesi di carcere senza condizionale per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Solo la mobilitazione nazionale e internazionale ha permesso a questo giornalista di evitare la prigione. La cattiva classificazione della Romania (70 ) e, in misura minore, della Bulgaria (36 ), entrambe candidate all UE, così come quella della Moldavia (78 ), contrastano con il generale miglioramento della situazione osservata nei paesi balcanici. La Serbia- Montenegro (77 ) accusa ancora un certo ritardo a causa dell assassinio di un giornalista che indagava su alcuni casi di corruzione nei quali era implicato il primo ministro montenegrino. I notevoli progressi realizzati dalla Turchia (113 ) sul piano legislativo, nella prospettiva della sua adesione all Unione Europea, non si sono ancora tradotti in un miglioramento significativo della libertà di stampa. Il numero di violazioni registrate nell elaborazione di questa classifica mondiale non è significativamente diminuito nel corso dell anno preso in considerazione. La Russia, il Caucaso e l Asia centrale sono ancora il fanalino di coda Nel Caucaso il brutale scivolone dell Azerbaijan (136 posto) è la conseguenza della degradazione della libertà di stampa osservata nel paese dopo l elezione presidenziale dell ottobre Nel corso dei disordini che hanno seguito lo scrutinio, sono stati aggrediti e messi sotto inchiesta almeno 100 giornalisti. Uno di loro, che era anche leader di un partito d opposizione, è stato condannato a cinque anni di carcere. I disordini nelle repubbliche di Adjarie e Abkhazia, in Georgia (94 ), hanno dato luogo a numerose violazioni della libertà di stampa, che sono in gran parte all origine della retrocessione di questo paese nella classifica. Il totale controllo esercitato dal Cremlino sulle televisioni nazionali è stato illustrato in maniera palese dalla copertura giornalistica, parziale e non obiettiva, della tragica vicenda degli ostaggi di Beslan, in Ossezia del Nord (Russia, 140 ). In quell occasione, a numerosi giornalisti russi e stranieri è stato di fatto impedito di lavorare e la censura sulla Cecenia si è estesa fino alle repubbliche vicine. Il corrispondente dell Agence France-Presse (AFP) nella regione risulta ancora disperso, mentre due giornalisti sono stati uccisi, tra cui il caporedattore del magazine americano Forbes, assassinato a Mosca l anno scorso. In Ukraina (138 ), nella prospettiva delle elezioni presidenziali dell ottobre 2004, sono stati censurati i giornalisti vicini all opposizione e alcuni media esteri. Il numero di aggressioni è stato peraltro molto elevato e i responsabili degli assassinii di giornalisti, tra cui quello di Géorgiy Gongadze, continuano a beneficiare della più totale impunità. Il regime di Alexandre Loukachenko, presidente della Bielorussia (144 ), che non tollera alcuna critica, ha messo sistematicamente in opera tutti i mezzi per ridurre al silenzio le rare voci dissedenti. Con l approssimarsi delle elezioni legislative e del referendum del 17 ottobre, sono stati chiusi o sospesi dal ministro dell Informazione una dozzina di giornali indipendenti adducendo motivi di carattere amministrativo o pretestuosi. L inchiesta sulla scomparsa del giornalista di opposizione Dmitri Zavadski, avvenuta nel 2000, è stata chiusa nonostante non ci fossero dubbi sull implicazione delle più alte autorità del paese in questo dramma. Infine, in Uzbekistan (142 ), la condanna di un giornalista e difensore dei diritti umani a una pesante pena detentiva per «omosessualità» è un esempio significativo della brutale repressione esercitata dal potere contro la stampa indipendente, peraltro quasi inesistente nel paese. Il rank attribuito al Kirghizistan (107 ) e al Tadjikistan (95 ), relativamente buono rispetto ad altri paesi della regione, non maschera comunque l estrema precarietà della libertà di stampa in questi due paesi. A Baldo Meo (Garante privacy) il premio Addetto stampa dell anno nella pubblica amministrazione Roma, 1 ottobre È Baldo Meo, responsabile dell ufficio stampa del Garante della privacy, il miglior addetto stampa dell anno nella pubblica amministrazione. Lo ha stabilito la Giuria del premio nazionale Giornalismo: l addetto stampa dell anno che ha anche selezionato i vincitori delle altre sette sezioni di concorso. La Giuria ha assegnato i riconoscimenti ai colleghi di Uffici stampa di varie zone d Italia che si sono distinti nelle diverse categorie: Sezione Spettacolo e sport: Giuseppe Sapienza (addetto stampa della società Milan Calcio); Sezione Cultura e arte Benedetto La Padula (addetto stampa Comune di Nettuno, Roma); Sezione Attività sul territorio: Daniele Lo Porto (capo Ufficio stampa Provincia Regionale di Catania); Sezione Produzione di qualità, Innovazione: Giorgio Mancini (addetto stampa Comune di Calci, Pisa); Sezione Economia, finanza, terziario e servizi Matteo Ghisalberti (addetto stampa Assogestioni); Sezione No profit e diritti: Marco Reggio (addetto stampa Federcasse); Sezione Ambiente: Antonio Castello (addetto stampa Ecotur-Borsa Internazionale del Turismo-Natura). Baldo Meo è nato a Roma il 14 giugno È iscritto all Albo dei giornalisti dal Tra il 1985 e il 1991 è stato vice capo Ufficio stampa del ministero delle Poste e telecomunicazioni; nell agosto 1991 è stato chiamato, dall allora ministro di Grazia e giustizia, a ricoprire il ruolo di vice capo Ufficio stampa dove si occupa, in particolare, delle questioni riguardanti la lotta alla criminalità organizzata, collaborando con Giovanni Falcone, e Gasparri: 800 mila decoder nelle case degli italiani le problematiche minorili. Per il ministero ha curato anche i rapporti con la stampa estera. Nel maggio 1993 viene nominato capo Ufficio stampa e portavoce del ministro di Grazia e giustizia, Giovanni Conso. Cura per il ministero campagne di comunicazione istituzionale. Dal 93 al 97 ricopre il ruolo di capo della Segreteria generale dell Ufficio centrale per la Giustizia minorile e di direttore reggente della I Divisione (formazione, ricerca, statistica), nel momento di trasformazione dell ufficio in Direzione generale e poi in dipartimento. Nel giugno 1997 viene chiamato a ricoprire il ruolo di capo Ufficio stampa del Garante per la protezione dei dati personali. La cerimonia di premiazione avverrà venerdì 1 o ottobre a Catania, al teatro Sangiorgi, dove si terranno anche l Incontro nazionale degli addetti stampa, il seminario di studio Televisione e pubblica amministrazione: l idea della web tv e l Assemblea degli uffici stampa delle Regioni. La manifestazione è organizzata da Assemblea regionale siciliana, Regione siciliana, gruppo Giornalisti uffici stampa (Gus), con la collaborazione e il patrocinio di Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), Ordine dei giornalisti (Odg), Fondazione Federico II. (ANSA) Brescia, 12 ottobre - Con il digitale terrestre siamo molto avanti: entro la fine dell anno ci saranno mila decoder nelle case degli italiani. Lo ha rivelato il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, a margine di un incontro sulla protezione dei minori nella navigazione Internet organizzato da Lion s Club a Brescia. Nel 2005 proseguiremo con gli incentivi e arriveremo a qualche milione, ha aggiunto il ministro. (AGI) 17

18 Premiati al Circolo della Stampa di Milano i cronisti lombardi dell anno 2004 SEZIONE CARTA STAMPATA Giovanni Scarpa 39 anni professionista dal 1994 Testata: La Provincia Pavese 1 Premio Cronista dell anno Assegnando il premio a Giovanni Scarpa la Giuria ha voluto sottolineare, oltre alla professionalità dell autore, lo spirito di servizio del cronista e l attualità di un problema ambientale che ha creato una difficile vivibilità in una zona dove sorge una fabbrica ad alto rischio. Scarpa ha affrontato la questione con passione, precisione e rispetto per gli abitanti di Pieve Porto Morone impegnandosi a trovare una soluzione e a cancellare situazioni di pericolo. Federico Bianchessi 48 anni professionista dal 1982 Testata: La Prealpina Marco Romualdi 39 anni professionista dal 1994 Anna Campaniello 26 anni pubblicista dal 2000 Menzione speciale Un riconoscimento per l inchiesta in cinque puntate sulla Massoneria del Grande Oriente d Italia in Lombardia, che ha contribuito a svelare i lati meno noti dell Associazione, nonché le particolarità, le diversità e i contrasti con i vertici nazionali. Menzione speciale per aver ricostruito una complessa inchiesta della Magistratura su alcune morti sospette avvenute in Ospedale, mantenendo un approccio asciutto, basato sui documenti giudiziari. Esempio di giornalismo d indagine condotto in modo trasparente, corretto e approfondito. Paolo Moretti 33 anni professionista dal 1999 PREMIO ALLA CARRIERA Giuseppe Pugliese (Ansa) Marco Garzonio (Corriere della Sera) Ranieri Orlandi (Corriere della Sera) Mario Lodi (La Prealpina) Paolo A. Paganini (ex Notte) Tullio Barbato (ex Notte) Domenico Alessi (Rai) Achille Rinieri (Rai) Un riconoscimento ai cronisti che hanno dimostrato nell arco della loro carriera professionale una passione e un impegno che possono essere portati come esempio ai colleghi più giovani. Testata: Corriere di Como Grazia Maria Mottola 39 anni professionista dal 1997 Testata: Corriere della Sera Claudio Scarinzi 41 anni professionista dal 1994 Testata: Ansa Milano Con una serie di interviste esclusive è entrata in contatto con vittime di tragedie, autori di efferati omicidi e portatori di gravi handicap, mostrando capacità di approfondimento sulle problematiche sociali e mettendo in evidenza il dramma delle persone intervistate. Con i suoi servizi, pur restando nelle formule espressive imposte dal giornalismo di agenzia, ha dimostrato di poter sottolineare anche gli aspetti umani delle vicende del mondo del lavoro. Testimoni oculari al servizio di Patrizia Pedrazzini Dicevano, una volta, direttori e vecchi capi, che la cronaca si fa con i piedi. Andando per strade e ospedali, commissariati di polizia e stazioni dei carabinieri, municipi e palazzi di giustizia. Davanti ai cancelli delle fabbriche, sui marciapiedi di periferia teatro di regolamenti di conti, lungo le carreggiate ancora avvolte dalla nebbia e dall urlo delle ambulanze. A parlare con la gente, a guardare in faccia i protagonisti di piccole e grandi tragedie, a toccare con mano l esito di una brutta storia finita bene. Comunque, fuori dalle redazioni. Oltre i comunicati stampa e oltre i seppur preziosissimi, indispensabili lanci di agenzia. Poi le reti televisive hanno incominciato a moltiplicarsi. È iniziata l era di Internet. E tutto un mondo è cambiato. Ma la cronaca, nella sua accezione più ampia, non è cosa che si possa fare seduti alla scrivania. Non, almeno, se questo lavoro lo si è scelto per il solo motivo valido per il quale è giusto sceglierlo: la passione, che diventa poi impegno, e professionalità. Lo hanno capito molto bene i giovani cronisti che sabato 16 ottobre, al Circolo della Stampa di Milano, hanno ricevuto, soddisfatti e orgogliosi, il Premio regionale Cronista dell anno Colleghi i cui lavori - servizi, inchieste, interviste e quant altro la cronaca possa offrire - avevano tutti lo stesso denominatore: l aver alzato i tacchi, l essere andati a verificare, l aver appurato tutte le fonti possibili. Per poi, finalmente, raccontare, sulla pagina di un giornale, al microfono di una radio, davanti all occhio di una telecamera. Promosso dal Gruppo Cronisti Lombardi (con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano, Provincia di Como, Provincia di Varese, Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Unione nazionale cronisti italiani, Associazione lombarda giornalisti, Inpgi e Circolo della Stampa), il riconoscimento è stato anche occasione per rilevare, come ha sottolineato il presidente della giuria, Ferruccio de Bortoli, lo stato di salute, decisamente buono, della professione. Una valutazione dalla quale l ex direttore del Corriere della Sera ha tuttavia preso le mosse per mettere in guardia dall insorgere di alcuni precisi rischi. È grave - ha detto - che il diritto di cronaca e di critica siano spesso vissuti, in questa società dell informazione, come una sorta di fastidio, in particolare dai potenti. Si tratta di diritti fondamentali per la democrazia, socialmente utili, e salvaguardati dall articolo 21 della Costituzione: limitarli equivale a indebolire una democrazia. Più rispetto, quindi, per il diritto di cronaca e di critica, e più rispetto, in generale, per l opinione pubblica che, come diceva Einaudi, deve essere informata per deliberare. Diritti che comunque, pur doverosamente esercitati, non devono mai prescindere, come ha tenuto a chiarire il presidente onorario del Gruppo cronisti lombardi, Annibale Carenzo, dal cuore e dalla coscienza del cronista, soprattutto quando si è alle prese con vicende intime e delicate. Mai Il pubblico alla premiazione (le foto di queste pagine sono di Francesco Corradini-TamTam) trascurare - ha aggiunto il decano della giudiziaria milanese - le occasioni per essere, con il proprio lavoro, di aiuto alla società e alle categorie più deboli in particolare. È l impegno nelle cause difficili, non di rado disperate, quello che dà le soddisfazioni migliori. Oltre che dal presidente Ferruccio de Bortoli, la giuria del Premio era composta dal vice direttore del Tgr Rai Alessandro Casarin, dal direttore de Il Giorno Xavier Jacobelli, da Manuela Ferri di Telelombardia, da Paola Pastacaldi in rappresentanza dell Ordine dei giornalisti della Lombardia, dal vice presidente dell Alg Franco Marelli Coppola, dalla Giunta del gruppo cronisti, presieduta da Michele Crosti e formata dal presidente onorario Annibale Carenzo, dal vice presidente Rosi Brandi, dal tesoriere Gianfranco Pierucci, dai consiglieri Elena Golino, Beppe Ceccato, Alessandro Galimberti, Paolo Pirovano, Mimmo Spina. In particolare, Michele Crosti ha voluto richiamare l attenzione su uno dei punti cardine dell attività giornalistica, che non di rado rappresenta un ostacolo al lavoro di un cronista: l accesso agli atti. È una questione di civiltà - ha detto -. Più si rafforza il potere centrale, più devono essere allertati i meccanismi di controllo. E la stampa è il meccanismo di controllo per eccellenza. Stiamo definendo alcuni articoli mirati a far sì che l accesso agli atti amministrativi, peraltro disciplinato dalla legge 241, divenga realmente automatico. Ed ecco riaffacciarsi l immagine del cronista testimone oculare. A dispetto di tutte le difficoltà, di tutte le censure e di tutti i bavagli. E della veloce diffusione dei nuovi mezzi di informazione che, con il loro proporre gli avvenimenti praticamente in diretta, trasmettono la sensazione che, quasi, il giornalista nemmeno serva più. Niente di più sbagliato - ha tenuto a precisare Ferruccio de Bortoli -, perché è proprio questo il grande futuro del cronista: osservare la realtà con i propri occhi, giudicare secondo coscienza, rivolgersi al lettore perché decida. Accompagnato dal dubbio che non esista una verità completa, bensì una verità da completare. Mentre le immagini questo dubbio lo fanno sparire. Nel salone delle feste del Circolo della Stampa - presenti, fra gli altri, il questore Paolo Scarpis, il procuratore generale presso la Corte d appello Mario Blandini, il colonnello dei carabinieri Enrico Alicandro, comandante territoriale di Milano, in rappresentanza del generale Antonio Girone, comandante Regione carabinieri Lombardia - i premiati hanno ritirato, fra gli applausi, le loro targhe e i loro diplomi. Ma l applauso più lungo e affettuoso è stato quello che ha accompagnato Mario Lodi, classe 1919, per ben 24 anni al timone de La Prealpina, che, con altri sette colleghi, è stato insignito del Premio alla carriera Una vita da cronista. Sullo sfondo di tutto, l immagine del giovane Indro Montanelli che, seduto su una pigna di giornali, bavero alzato e cappello in testa, picchietta sulla sua Lettera 22. Nemmeno più una fotografia. Un simbolo. Il simbolo di che cos è un cronista. 18

19 SEZIONE RADIO TELEVISIONE IMPEGNO E PROFESSIONALITÀ Fabio Maritano 35 anni professionista dal 1994 Testata: Rai Milano Giorgio Bardaglio 37 anni professionista dal 2001 Mauro Migliavada 33 anni professionista dal 2001 Mauro Maggi 39 anni pubblicista dal 1989 Testata: Espansione TV 1 Premio Cronista dell anno 2003 Dopo lungo e paziente appostamento ha scovato e intervistato Stefano Tanzi quando tutti lo davano latitante all estero. Esempio significativo di giornalismo esercitato sul campo. Menzione speciale Hanno fatto parte della troupe televisiva protagonista di una incursione notturna vietata sotto la galleria ferroviaria intermodale di Monte Olimpino Due. Lo scopo, raggiunto, dimostrare l esistenza di gravi e pericolose infiltrazioni d acqua sulla massicciata. Fatti fino ad allora minimizzati, quando non negati, da Ferrovie Italia. Franco Mondini 46 anni professionista dal 1987 Testata: Bresciaoggi Giangavino Sulas 61 anni professionista dal 1975 Testata: Oggi Gianni Spartà 51 anni professionista dal 1975 Testata: La Prealpina Cinque lustri di vita professionale spesi a raccontare piccole e grandi storie di persone coinvolte in episodi di cronaca, raccolte nella provincia lombarda. Un esempio di inestinguibile passione e di dedizione al lavoro del cronista. Formatosi alla scuola della Notte, una volta approdato a un settimanale familiare si è contraddistinto per le sue capacità di indagine e di approfondimento e per la scrupolosa ricerca della verità. Soprattutto quando si è trovato a raccontare eventi di cronaca particolarmente delicati e controversi: uno per tutti il delitto di Cogne. Profondo conoscitore della realtà varesina, per tanti anni ha seguito con passione e grinta i principali fatti di cronaca nera e giudiziaria offrendo in molteplici casi notizie esclusive. Sue anche numerose interviste a personaggi di spicco della società italiana, tratteggiati sempre con una penna felice. Paola D Amico 42 anni professionista dal 1992 Testata: Il Giorno Il suo impegno nella cronaca d inchiesta ha contribuito a far emergere retroscena fino a quel momento oscuri in settori cardine della vita amministrativa quali sanità e assistenza. È stata una antesignana delle grandi inchieste giudiziarie di Tangentopoli. Daniele Biacchessi 46 anni professionista dal 1990 Testata: Radio 24 Diego Bianchi 35 anni professionista dal 2003 Testata: Telecity 7 Gold La Giuria ha voluto segnalare un inchiesta sul terrorismo islamico in Italia condotta con estremo rigore attraverso la ricostruzione dalle indagini della Magistratura sulla rete dei gruppi operanti a Milano e in tutto il Paese. L inchiesta ha rivelato anche i flussi finanziari a sostegno delle cellule eversive. Una menzione per un servizio speciale che racconta storie di emarginazione della periferia milanese e che narra la battaglia quotidiana per la sopravvivenza di alcuni immigrati dell Est confinati in una piccola città fatta di cartone e lamiere. della verità Una targa alla memoria di Enzo Baldoni buon giornalista e testimone di civiltà Enzo Baldoni era un uomo che prendeva spunto dagli stimoli del mondo per riproporli sotto forme nuove, con idee originali. Doti che facevano di lui un buon giornalista, oltre che un testimone di civiltà. Con queste parole Michele Crosti ha consegnato nelle mani di Marco Andolfato, amico e socio di Baldoni, una targa ricordo alla memoria del giornalista e pubblicitario assassinato in Iraq il 24 agosto scorso in circostanze non chiare. Dopo aver ricordato come, dall inizio dell anno, in Iraq siano morti quasi civili, il presidente del Gruppo cronisti lombardi ha riferito il dato di Reporters sans frontières relativo ai giornalisti uccisi nell ambito di quel conflitto: 43, già da aggiornare a 45. Giornalisti, non eroi - ha aggiunto - che affrontano i rischi con la consapevolezza e la preparazione di chi sa quello che sta facendo. Vittime del caso, a volta, ma sempre più spesso vittime di una barbarie che non vuole testimoni oculari. Perché in guerra la prima vittima è la ragione, e lo dimostra il fatto che le prime vittime della guerra sono gli inermi. Premiare Enzo Baldoni significa valorizzare il meglio di questa categoria. Drammi privati, pubblici scandali, inchieste eccellenti e storie di periferia L Inquinamento, pericolo ambientale, salute a rischio. Questi i temi che, affrontati con passione, precisione e continuità, sono valsi a Giovanni Scarpa, de La Provincia Pavese, il primo premio Cronista dell anno nella sezione Carta stampata. Al centro della vicenda, seguita fin dall inizio, nel 2000, l insediamento a Pieve Porto Morone, nel Pavese, in un area per di più già compromessa dalla presenza di altre fabbriche di piccole e medie dimensioni, di una fonderia non in regola con la prevista valutazione di impatto ambientale. Di qui l avvio di una serie di servizi, tesi a denunciare la situazione, nell ottica del rispetto per la salute degli abitanti e di una migliore vivibilità dell intera zona. La fabbrica è stata chiusa. Nella stessa sezione, menzione speciale a Federico Bianchessi che, su La Prealpina, è riuscito a realizzare, in cinque puntate, un ampio e circostanziato affresco della Massoneria del Grande Oriente d Italia in Lombardia, con una dettagliata anagrafe delle logge esistenti, provincia per provincia. L inchiesta, arricchita di fotografie e forte di interviste al Gran Maestro lombardo e a quello nazionale, ha messo in luce anche le differenze e i contrasti fra la Massoneria della nostra regione e quella romana. Menzione speciale anche a Paolo Moretti, Marco Romualdi e Anna Campaniello che, sul Corriere di Como, hanno dato prova di vero giornalismo d indagine ricostruendo il complesso caso di un primario di chirurgia dell ospedale S. Anna di Como, accusato di omicidio colposo dopo la morte di otto pazienti. Affrontando la vicenda con piglio asciutto, con il gusto dell approfondimento, e ad ampio raggio (con interviste ai parenti delle vittime, ai colleghi di reparto, allo stesso primario), i tre cronisti hanno fornito, in quattro dossier, un quadro assolutamente completo della complessa situazione. Sul Corriere della Sera, Grazia Maria Mottola (altra menzione speciale) ha invece firmato sei interviste esclusive a vittime di tragedie, autori di delitti, portatori di handicap, evidenziando, di ognuno, l intimo e doloroso dramma. Ecco allora l incontro con la mamma della giovanissima Desirée Piovanelli, uccisa a Leno, in provincia di Brescia, nel settembre del 2002; con i genitori di Andrea Calderini, che nel maggio del 2003, a Milano, uccise la moglie e una vicina di casa, prima di suicidarsi; con Francesco Canale, un ragazzino di 14 anni, focomelico, che disegna con la bocca; con un altro quattordicenne, Manuel, campione di rugby, che, sordo, non ha voluto farsi operare perché, dopo l intervento, avrebbe dovuto portare un apparecchio con il quale non si sarebbe più potuto dedicare al suo sport preferito. Menzione speciale nella sezione Carta stampata anche a Claudio Scarinzi, cronista dell Ansa, che lo scorso anno ha realizzato una serie di servizi sulla crisi dell Alfa Romeo, sottolineando, con interviste ai dipendenti, gli aspetti umani della vicenda, legati ai problemi quotidiani di chi vede messo a rischio il proprio posto di lavoro. Si configura invece come un vero e proprio scoop quello che ha consegnato nelle mani di Fabio Maritano, della Rai di Milano, il primo premio Cronista dell anno nella sezione Radio Televisione. Dando prova di vero giornalismo esercitato sul campo, Maritano è riuscito a intervistare il figlio del presidente della Parmalat Calisto Tanzi, Stefano, mentre usciva dallo studio milanese di un suo avvocato, quando tutti lo davano già all estero. Ma i premiati hanno tutti lo stesso vizio : fare cronaca La menzione speciale ai cronisti di Espansione TV Giorgio Bardaglio, Mauro Migliavada e Mauro Maggi è invece il risultato di un blitz notturno che i tre hanno messo a segno nella galleria ferroviaria di Monte Olimpino Due, realizzata allo scopo di migliorare il traffico merci fra Italia e Svizzera. Da tempo il tunnel era stato chiuso, a causa di infiltrazioni sull entità delle quali si tendeva tuttavia, da parte di Ferrovie Italia, a minimizzare. Di qui la decisione dei tre di procedere a un incursione notturna nella galleria, dove hanno scoperto l esistenza di gravi e pericolose infiltrazione d acqua sulla massicciata, tali da aver formato un vero e proprio lago. Sempre nella sezione Radio Televisione, menzione speciale anche a Daniele Biacchessi di Radio 24, per la sua inchiesta sul terrorismo islamico in Italia e sulla rete dei gruppi attivi a Milano, oltre che nel resto del Paese.Tra l altro i servizi hanno anche rivelato il percorso dei flussi di denaro destinati a finanziare le cellule eversive, dalle offerte in moschea ai gruppi terroristici. Per Telecity 7 Gold Diego Bianchi (altra menzione speciale) ha invece raccontato le storie di quotidiana emarginazione di un gruppo di immigrati dell Est - in gran parte romeni e ucraini - costretti a vivere, seppur muniti di permesso di soggiorno, in una baraccopoli di cartone e lamiere nel bel mezzo di un bosco alla periferia nord di Milano. Tra gli intervistati, anche una donna ingegnere elettronico che nel capoluogo lombardo fa la domestica e che, come gli altri, non riesce a trovare casa. Nella sezione Impegno e professionalità, i riconoscimenti sono andati a Franco Mondini, di Bresciaoggi, da vent anni impegnato a narrare, con dedizione e passione, le piccole e grandi storie raccolte nel suo quotidiano occuparsi di giudiziaria e di nera; a Giangavino Sulas, assiduo, scrupoloso e instancabile, soprattutto se alle prese con fatti di cronaca complessi e delicati (sue, per Oggi, due interviste esclusive: alla dottoressa che, la mattina dell omicidio del piccolo Samuele, visitò nella villa di Cogne Anna Maria Franzoni e al medico legale che fece l autopsia al bambino); a Gianni Spartà, classico cronista a tutto campo de La Prealpina, profondo e acuto conoscitore della realtà varesina; a Paola D Amico che, per Il Giorno, ha affrontato con determinazione e sensibilità le problematiche legate a due settori particolarmente delicati della vita pubblica quali la sanità e l assistenza. Spesso riuscendo a portare alla luce retroscena altrimenti sconosciuti. I Premi alla carriera, riconoscimento a un immutata passione e a una continuità di impegno che, per i colleghi più giovani o per quanti stanno solo ora compiendo i primi passi in questo mestiere, non possono che essere d esempio, sono andati a Giuseppe Pugliese (Ansa), Marco Garzonio e Ranieri Orlandi (Corriere della Sera), Mario Lodi (La Prealpina), Paolo A. Paganini e Tullio Barbato (La Notte), Domenico Alessi e Achille Rinieri (Rai). Cronisti che in anni e anni di professione magari non sempre e non solo di cronaca si sono occupati. Ma che sempre e comunque cronisti sono rimasti. Un po perché certe origini non si scordano mai. Un po perché il gusto della notizia, il piacere quasi maniacale del dettaglio, il bisogno di andare a scavare, di non fermarsi all apparenza, di riuscire a mettere le mani su quell unico particolare che magari è la chiave di volta di un intera vicenda, la soddisfazione di prendere tutto questo e di raccontarlo, così com è, sono vizi dei quali non ci si libera più. Per tutta la vita. 19 (27)

20 TESI DI LAUREA Paolo Mieli tesi di Sonia Miletta UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO BICOCCA, FACOLTÀ DI SOCIOLOGIA Paolo Mieli, dal gruppo Espresso alla Stampa e, negli anni di Tangentopoli, al Corriere della Sera, un metodo che ha segnato una svolta nel giornalismo italiano Un metodo che ha dato una svolta al giornalismo italiano Paolo Mieli, uno dei più rilevanti personaggi giornalistici dei nostri tempi, ha impresso nel giornalismo una particolare impronta e ha dato il via ad un nuovo metodo rivoluzionario e vincente per la carta stampata. Per poter capire meglio le sue caratteristiche stilistiche e giornalistiche, e per poter ricostruire gli antecedenti che sono sfociati poi nell ideazione del nuovo metodo giornalistico, che prese il nome di metodo Mieli o mielismo, direttamente dal cognome di chi l ha proposto, è necessario iniziare con l analisi della sua formazione scolastica e professionale attraverso una breve biografia. Mieli, nato il 29 febbraio 1949 (oggi 55enne), milita a 18 anni nel movimento politico sessantottino, Potere Operaio, della sinistra extraparlamentare. Queste posizioni politiche estremiste influenzano anche i suoi primi anni nel mondo del giornalismo. Lavora, in quegli anni, per Eugenio Scalfari all Espresso ereditando ed attuando le caratteristiche del giornalismo di denuncia. Questo peculiare tipo di giornalismo, nato nei anni 60 negli Usa, voleva contrapporsi, come alternativa, alla stampa liberal-borghese. È solo con i preziosi insegnamenti universitari di due grandi storici, come Rosario Romeo (studioso del Risorgimento) e Renzo De Felice (uno dei più grandi revisionisti della storia del fascismo), che Mieli sceglie posizioni più moderate e liberali sia in campo politico, sia giornalistico. Si laurea alla facoltà di Storia moderna con De Felice e, in seguito, gli fa da assistente. 1 Il metodo storiografico Rosario Romeo e Renzo De Felice introducono Mieli al mondo storico e storiografico, insegnandogli un metodo che analizzi i fatti nei minimi particolari e che permetta di scorgere degli aspetti che altrimenti non sarebbero emersi. Per questo motivo la storia deve essere letta e scritta più volte, una volta sola non basta: significherebbe limitarsi alla superficie dei fatti. Gli eventi, invece, devono essere sviscerati, perché solo in questo modo ci si può avvicinare sempre di più ad un ipotesi obiettiva e veritiera. Per Mieli questo è un metodo «molto semplice: si tratta di prendere la versione ufficiale dei fatti (questo criterio mi è servito molto anche per il giornalismo) e di andare a vederne quanto meno i risvolti, i conti che non tornano, e poi porsi delle domande. Se le cose non fossero andate davvero così? Se quelli che vengono considerati i buoni, fossero un po meno buoni di quanto ci appaiono? E i cattivi fossero stati meno cattivi di quanto ci è stato fatto credere? Queste domande fondamentali sul capovolgimento hanno ispirato sempre i miei interessi e hanno portato a risultati molto curiosi nel rifare la storia». Questo metodo è stato anche definito con l accezione critica di revisionismo. Ma Mieli, in merito a ciò si esprime dicendo che non teme questa parola: lo storico non può accettare passivamente i risultati a cui è pervenuta la storiografia precedente. Egli ha il compito di vagliare accuratamente le ricostruzioni dei fatti e di reinterpretare continuamente questi ultimi alla luce della scoperta di una nuova documentazione. Mieli ritiene che, il mondo dei personaggi storici sia diviso in vincitori e vinti e che la storia sia scritta, almeno in un primo momento, dai vincitori. Ma per essere esaminata nella sua interezza, è necessario avere anche la versione dei fatti dei vinti, i quali esporranno i loro punti di vista in un secondo momento.toccherà, poi allo storico interrogarsi sugli aspetti oscuri e contraddittori, cercare documenti che mettano in dubbio le versioni precedenti, liberarsi, quando necessario, della vulgata tradizionale. Mieli ritiene opportuno applicare il metodo storiografico anche al mondo del giornalismo. In primo luogo, il giornalismo, altro non è che la critica e l analisi di ciò che in un prossimo futuro diverrà storia. I giornalisti, quindi, devono proporsi come storici del momento attuale, e, per citare una frase di Umberto Eco, diventano gli storici dell istante, del presente, intervenendo sui fatti in maniera analitica, scavando nelle profondità, sino a portare alla luce ogni piccolo frammento recondito. La visione 2 su un determinato evento deve essere il più dettagliata possibile, in modo da poter essere interpretato più correttamente avvicinandosi maggiormente alla verità. Il raggiungimento totale della verità, non può esistere, in quanto le interpretazioni anche se oggettive, provengono dalle ricerche di un soggetto, che, in qualche misura, prenderà coscienza dei particolari in modo personale, individuale e unico, quindi in un certo senso soggettivo. Inoltre, è difficile riuscire a fluttuare nei meandri di una situazione senza lasciare nulla di nascosto o di considerato con la giusta unità di misura. In secondo luogo, il giornalista deve applicare il metodo storiografico nella redazione dei propri articoli, in quanto, soprattutto se il giornalista si occupa di politica, storia e politica sono vissute sempre di pari passo: non c è storia senza politica e non c è politica senza storia. Vicende storiche e politiche sono sempre strettamente intrecciate tra di loro, per questo è utile prenderle in considerazione congiuntamente. È impossibile considerarle separatamente.in terzo luogo, la storia, secondo Mieli, è necessaria per intendere anche il presente. Rileggere la storia serve per riuscire ad individuare un metodo scientifico per analizzare la storia del presente. In quarto luogo, sempre per quanto riguarda il metodo storiografico applicato praticamente nel giornalismo, Mieli ritiene che i giornalisti sportivi siano unità di confronto: bisogna ispirarsi allo stile che i giornalisti sportivi propongono, in quanto vagliano i fatti secondo la prassi dei vinti e dei vincitori. Questo atteggiamento giornalistico consente di avvicinarsi meglio al metodo storiografico nella trattazione delle notizie e di essere maggiormente esaustivi. Ecco l opinione di Mieli a riguardo di tale discorso: Pur non interessandomi di sport, ho preso molti giornalisti sportivi e li ho spostati nel settore politico. Ho fatto quest operazione perché i giornalisti sportivi hanno un abitudine al racconto, al guardare le sfaccettature, a capire che c è un epopea del vincente, del perdente, lo sforzo, il dramma. Questa scelta ha infatti dato degli ottimi risultati. [ ] L operazione era di usare generi dalla cronaca e dallo sport trasferendoli nel giornalismo politico, perché intuii che la gente più che interessata a quel che aveva detto l onorevole tal dei tali si interessava alle battaglie della vita, alla vittoria, alla sconfitta, alla rimonta. Il metodo consisteva nel raccontare delle storie con un linguaggio diverso da quello che si usava nella politica e mischiare i generi. Gli anni all Espresso, Repubblica e alla Stampa Mieli inizia a 18 anni la sua carriera giornalistica all Espresso. Vi rimane per i successivi 18 e suo maestro è stato Livio Zanetti (allora direttore), il quale gli insegna i trucchi del mestiere e come comportarsi, come relazionarsi nei confronti del potere politico, seguendo una linea imparziale ed equilibrata. Questo atteggiamento superpartes, però, non è stato capito e apprezzato da tutti, come si capirà negli anni successivi dalla disputa cerchiobottismodoppiopesismo che vede schierati Paolo Mieli versus Eugenio Scalfari. Nel 1985, Mieli viene chiamato da Scalfari a Repubblica e dopo un anno e mezzo da Agnelli alla Stampa. Finalmente il 21 maggio 1990 diventa direttore di quest ultimo quotidiano, e proprio in questo contesto il mielismo comincia a prendere forma, ad assumere le sue caratteristiche particolari, interessanti e innovative che tutti, in ambito giornalistico, attualmente conoscono. Il suo metodo ha modo di perfezionarsi e definirsi con la direzione al Corriere della Sera dal 10 settembre 1992 (giorno in cui assume la direzione) fino al 7 maggio 1997, giorno in cui viene sostituito da Ferruccio de Bortoli. 3 Cerchiobottismo Doppiopesismo È in questo contesto che nascono i termini doppiopesismo e cerchiobottismo: probabilmente questo confronto o affronto tra Scalfari e Mieli altro non è che uno sfogo che scaturisce da motivi riguardanti invidie e lotte per il primato delle vendite delle testate (si tratta dei due quotidiani più importanti nazionali: la Repubblica e il Corriere della Sera di cui erano direttori rispettivamente Scalfari e Mieli). Ma questo motivo non è mai stato esplicato: secondo i due la controversia riguarda esclusivamente caratteristiche di stile e di scelte politiche dei giornali. Scalfari imputa a Mieli di essere cerchiobottista; viceversa, Mieli apostrofa Scalfari come doppiopesista. In sostanza Eugenio Scalfari, biasima a Mieli la mancanza di chiare direttrici politiche (di campo) nella linea editoriale, tirando ugualmente un colpo al cerchio ed un colpo alla botte. Il cerchiobottismo, da quel momento in avanti, sarà caratteristica del modo di porsi di Mieli nei confronti della politica. Mieli cerca di non schierarsi troppo apertamente, di mantenere un atteggiamento sostanzialmente neutrale nei confronti delle parti politiche, di non lesinare critiche agli uni ed agli altri (a maggioranza ed opposizione). Mieli stesso dichiara: se sei un guardiano devi continuare ad esserlo anche quando sono i tuoi a governare: non è possibile usare un doppio peso, una doppia misura. Ed è impensabile concentrare le critiche sull opposizione, lasciando la maggioranza libera dalle attenzioni giornalistiche più fastidiose. Questa imparzialità viene introdotta nella linea politica del Corsera definendone l autonomia e l equidistanza dai poteri e dalle parti politiche. Guardiano dei poteri, secondo Mieli, è la funzione che deve avere un giornale nazionale. Il Corriere, infatti, era la guardia che sorvegliava il potere politico. Soprattutto in un periodo storico particolarmente delicato, come quando scoppiò lo scaldalo delle tangenti nel 1992: i giornali dovevano assumere un ruolo di informatori e critici imparziali per non distorcere oltremodo le notizie riguardanti indagini, arresti ed avvisi di garanzia. In quel momento gli italiani avevano bisogno, dopo tante menzogne e truffe, di verità, di una verità totalmente incondizionata, di obiettività e trasparenza: i quotidiani dovevano rappresentare un ancora di salvezza contro i sotterfugi politici che avevano dominato per troppo tempo. Così si esprime Mieli a riguardo: Nel 1992, quando esplode Mani Pulite, nei giornali italiani avviene un cambiamento. Buona parte dei quotidiani decide di mutare abitudini. È come se in molti avessero detto: «da oggi in poi nei confronti dei poteri costituiti cambiamo registro, da oggi in poi noi facciamo i guardiani, i cani da guardia». In seguito all accusa mossa da Scalfari di cerchiobottismo, Mieli si difende accusando, a sua volta Scalfari di doppiopesismo: adottare due pesi e due misure nel giudicare, criticare e commentare a seconda che si stia parlando della parte avversaria o di quella simpatizzante. Mieli obietta a Scalfari e al giornale da lui fondato di essere poco obiettivo e completamente parziale: quando si parla della parte politica alla quale si appartiene o per la quale si simpatizza bisogna cercare di essere critici e pungenti come lo si è quando ci si riferisce agli avversari. Nell ottica di Mieli, un giornale deve rimanere non schierato e al di sopra delle parti, in quanto risulta essere il guardiano dei poteri; schierarsi significherebbe, infatti, essere parziali svuotando di significato l espressione guardiano dei poteri. Il guardiano è colui che sorveglia, che tiene a bada, ma se lui stesso partecipa alla disputa, sicuramente la parte supportata avrà la meglio, magari ingiustamente. 20 (28)

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