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5 «DopoMatera capitale della Cultura abbiamo Melfi come capitale europea dell'automotive» Ma prima di prendere il volo con l'elicottero presidenziale, Matteo Renzi ha il tempo di un abbraccio con Marcello Pittella. I due si fermano a 20 metri dai cronisti in un piccolo piazzale. Prima si parlano fitto fitto a pochi centimetri di distanza poi c'è l'abbraccio. E i saluti. Qualche secondo e il governatore lucano riguadagna la ressa e si riavvicina a John Elkann e Sergio Marchionne. E ' raggiante in volto. Alleggerito nel volto e nella camminata. Naturale la domanda sul cosa si siano detti lui e il premier. Pittella con il sorriso più sincero svela al giornalista che lo intercetta a metà strada tra il luogo del saluto a Renzi e l'assembramento di corpi intorno ai due capi della multinazionale dell'automobile. «Mi ha assicurato che a settembre verrà in Basilicata per una visita istituzionale». Poi corregge il tiro: «In autunno comunque sarà da noi...». Ma non è finita qui. Pittella raggiante aggiunge: «Mi ha detto, "stai tranquillo, sono con te" e poi abbiamo strappato anche altri impegni dal ministro Del Rio». Il ministro fedelissimo di Renzi è arrivato a Melfi a sorpresa. A quel punto si avvicina anche il sindaco di Melfi, Livio Valvano chiamato dal presidente quasi volesse un "testimone". E Pittella ha illustrato gli accordi: «Del Rio verrà in Basilicata insieme al viceministro alle Infrastutture Riccardo Nencini» - (che tra l'altro è : : : : : : : : : : : il segretario nazionale del Psi, partito di Valvano) - «per affrontare le questioni - ha aggiunto il presidente della Regione - della viabilità e delle ferrovie». E se non bastasse, Pittella continua negli annunci: «Del Rio ha anche assicurato che verrà a Mater a per un iniziativa legata alle 4 giornate di Panorama nei Sassi». Ovviamente quello che più conta è la visita di Renzi in autunno su cui Pittella avrebbe strappato la promessa. Il presidente del Consiglio non mette piede in terra lucana (se si esclude ovviamente la visita di ieri a casa Fiat) dall'ottobre del 2012 quando era in campagna elettorale per le primarie del centrosinistra contro Pierluigi Bersani. Troppi tre anni per chi in Basilicata ha comunque una truppa di renziani di primissimo piano. Insomma a Pittella riesce l'operazione recupero : la visita di ieri con Renzi che evita le piazze lucane inpiena campagna elettorale rischiava di mettere in imbarazzo anche lo stesso governatore renziano. La promessa di una prossima visita è l'asso nella manica del presidente della Regione. Ovviamente ora Renzi deve davvero venire. Detto questo rimane comunque tutto lo scontento di chi comunque (tutti gli altri) non ha nemmeno visto da lontano il premier: i sindacati sono sempre di più sul piede di guerra e non solo Cgil e Piom. In ogni caso Pittella ha rilasciato anche altre dichiarazioni sul futuro della Basilicata e sull'importanza strategica della Regione sul panorama nazionale. Pittella alla stampa quindi, prima di congedarsi a sua volta, ha spiegato: «Innanzitutto è una grande giornata di festa. Renzi ha carisma ed è un grande trascinatore. Ha voluto dedicare quest'ora per guardare i tanti giovani, e sono davvero tanti, che animano questa industria e che consegnano un valore aggiunto alla Basilicata e la catapultano a livello mondiale. Le nostre Jeep le vendiamo in America e le produciamo a Melfi. Renzi ha voluto abbandonare, come fa da quanto si è insediato da premier, la polemica sterile e ha abbracciato la politica del fare. Lui è un uomo del fare e consegna nel rapporto umano questa grande carica anche emotiva, passionale di una freschezza e voglia di andare avanti. L'abbraccio che c'è stato ha voluto significare un appuntamento in autunno foriero di altre grandi positività per i lucani». E quindi ha concluso il presidente della Regione: «A Renzi abbiamo quindi ricordato l'importanza del lavoro svolto nella nostra regione per contribuire al rilancio dell'automotive. Siamo convinti, come Renzi che sia necessario abbandonare le polemiche e andare avanti con le riforme, a dimostrazione che la Basilicata può farcela a raggiungere tutti gli obiettivi che si era prefissata. Dopo Matera Capitale della Cultura 2019 abbiamo celebrato Melfi come capitale europea dell'automotive». RIPRODUZIONE RISERVATA

6 In autunno la visita del premier in Basilicata Renzi: «Pittella mi ha precettato. Verrò di sicuro» MELFI. Un breve incontro con il governatore Marcello Pittella, il sindaco di Melfi Livio Valvano e il prefetto di Potenza Antonio D'Acunto. Nessun altro impegno istituzionale per Renzi durante la sua apparizione a Melfi. L'annuncio di una visita ufficiale in Basilicata c'è stato: «Pittella mi ha precettato - ha sorriso il premier - e verrò da voi tra settembre e ottobre. Spero che fino ad allora le cose continuino a migliorare per quanto riguarda l'economia italiana e mi auguro che anche Fca prosegua sulla strada dello sviluppo. Mi aspetto buone notizie da Cassino, non vedo l'ora - ha aggiunto Renzi - di potermi comprare un'alfa Romeo». Proprio sul destino di Cassino il presidente ha auspicato un rilancio in tempi rapidi: «Mi hanno spiegato che a Melfi lavorano su venti turni e che ci sono 260 lavoratori da Cassino. Quando lo stabilimento laziale ripartirà in modo straordinario e quindi a breve questi lavoratori rientreranno». Il governatore Pittella, durante il colloquio con Renzi (salutato con abbracci e carezze come tra due vecchi amici), ha rimarcato l'importanza dello stabilimento lucano per il settore industriale e per l'economia nazionale. E ha esortato il capo del governo a creare le condizioni «affinché la Basilicata diventi sempre più un laboratorio per l'automotive di eccellenza. Da Melfi - ha sottolineato Pittella - si consegnano le Jeep in America. Ma ciò è stato reso possibile dagli importanti investimenti effettuati da Fca e dall'impegno di un management che, sotto la guida di Sergio Marchionne e John Elkann, ha scommesso sul futuro del Mezzogiorno e della Basilicata in particolare. A Renzi - ha aggiunto Pittella - abbiamo quindi ricordato l'importanza del lavoro svolto nella nostra regione per contribuire al rilancio deu'automotive, e poi ci siamo dati un nuovo appuntamento al prossimo autunno. Siamo convinti, come Renzi che sia necessario abbandonare le polemiche e andare avanti con le riforme, a dimostrazione che la Basilicata può farcela a raggiungere tutti gli obiettivi che si era prefissata. Dopo Matera Capitale della Cultura ha concluso - abbiamo celebrato Melfi come capitale europea deu'automotive». A margine dell'incontro con il premier, il sindaco di Melfi, Livio Valvano, ha evidenziato l'importanza dello stabilimento in una visione internazionale dei mercati: «Dobbiamo imparare ad interpretare il nuovo paradigma della competizione globale e del welfare - ha detto Valvano - con strumenti nuovi soprattutto ad una velocità diversa come quella che simpaticamente abbiamo colto nella visita del premier Renzi che ha voluto abbracciare i lavoratori in carne ed ossa dentro lo stabilimento».

7 n STABILIMENTO DI SAN NICOLA Ad accompagnare il presidente del Consiglio anche il ministro Delrio, il consulente Guerra e il presidente FcaElkann «A Melfi c'è l'italia che vuole ripartire» Renzi «benedice» il rilancio di Fca e affossa le polemiche GAIEZZA Pittella e Renzi MASSIMO BRACCATI MELFI. È qui l'italia che funziona. È qui il risultato di una scommessa vincente, di una visione lungimirante su come rilanciare la fabbrica. Il premier Matteo Renzi pronuncia parole al miele durante la sua visita nello stabilimento Fca di San Nicola di Melfi. Ad accompagnarlo il ministro per le Infrastrutture, Graziano Delrio, e Andrea Guerra, consulente economico del presidente. L'arrivo in elicottero intorno alle 9.45, un incontro a porte chiuse con l'ad Sergio Marchionne, il presidente del gruppo industriale John Elkann e una rappresentanza di operai. Tutto in una trentina di minuti prima di affrontare il «plotone» di giornalisti portati in pulmino nel reparto dov'era stata prevista una breve conferenza stampa. Reduce da quello che gli operai hanno definito uno show, tra battute e selfie, Renzi si è concesso a taccuini e microfoni dribblando domande su questioni prettamente politiche e focaliz- <Sk : Renzi in fabbrica zando l'attenzione sulla Fca: «Dieci anni fa prendevano in giro, dicevano che la Fiat avrebbe chiuso, che non ci sarebbe stato più un futuro. Oggi l'investimento intelligente di Fca porta quest'azienda, dal Sud, a costruire macchine per l'america, per tutto il mondo. E ciò ci deve inorgoglire». L'annuncio di Marchionne su nuovi mille operai entro fine anno (si veda articolo nell'altra pagina) rinvigorisce l'ottimismo professato dal premier. Ottimismo neppure scalfito dai recenti dati sulla disoccupazione giovanile (rapporto Ocse) che in Italia risulta essere ai massimi storici: «Qui a Melfi il lavoro ha volti e storie, non statistiche. Qui abbiamo donne e uomini che spero anche grazie al Jobs Act vedranno contratti di lavoro sempre più solidi e più stabili. In Italia - aggiunge Renzi - son tutti buoni a fare le polemiche. Da fiorentino sono abituato. Nella mia città si è sempre litigato su tutto, basta pensare ai guelfi e ai ghibellini, però quando ci sono delle persone che ci credono e con un progetto straordinario immaginano il futuro, il governo fa quello che deve fare, ma l'italia deve ripartire. Con quanto sta facendo Fca ci aspettiamo che torni il gusto di dire che l'industria automobilistica italiana è la più forte del mondo». Concetti che, da perfetto motivatore, Renzi ha ribadito ai lavoratori durante l'incontro riservato: «Ci sono le condizioni per cui l'italia torni a correre. Con Marchionne e Elkann abbiamo visto una realtà che non è teorica, ma pratica, concreta. Ho ascoltato in fabbrica gli operai. Qui c'è gente che ha voglia di lavorare e ha voglia di crederci e che pensa che Melfi non possa essere una cattedrale nel deserto ma un luogo di grande investimento». La visita di Renzi, durata complessivamente un paio d'ore, è cominciata dalle unità lastratura e montaggio: il premier ha visto da vicino i nuovi impianti frutto di un lavoro di ammodernamento cominciato a dicembre 2012 per preparare la produzione della Jeep Renegade e della 500X, due vetture che «marciano» senza sosta sul mercato internazionale, disegnando nuovi confini occupazionali per lo stabilimento. Oggi l'organico di Fca conta persone, di cui nuovi assunti tra gennaio e marzo. Si tratta della soglia occupazionale più alta nella storia della fabbrica. Oltre ai nuovi assunti, sono stati temporaneamente trasferiti 475 lavoratori da altri stabilimenti del gruppo. "..' vi

8 MARCHIO» «ANDIAMO AVANTI PER LA NOSTRA STRADA» L'ad di Fca: «Confindustria non mi manca anche se il presidente è mio amico» ^ MELFI (POTENZA). Renzi ha scelto Melfi, declinando l'invito di Confindustria per l'assemblea all'expo di Milano. Ha scelto un'azienda che è fuori da Confindustria proprio nel giorno in cui l'associazione degli industriali si riunisce per fare il punto della situazione. La lettera che il premier ha inviato al presidente Giorgio Squinzi, in cui ribadisce l'appoggio del governo e la volontà di proseguire insieme per il bene del Paese, non è riuscita a stemperare la polemica. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il governatore lombardo Roberto Maroni: «La sua assenza è un segnale molto negativo per le imprese perché questo è un momento molto importante per tutta la categoria». Si smarca dalle polemiche l'amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne: «Adesso che siamo fuori se la domanda è "se mi manca" Confindustria, la risposta è no. C'è Marchionne un grandissimo apprezzamento per Giorgio Squinzi come industriale ma l'appartenenza a Confindustria non la posso basare sull'amicizia che mi lega a lui». Nessun passo indietro, nessun ripensamento. «Andiamo avanti per la nostra strada», conclude Marchionne. Una strada che porta anche ad una nuova stagione sindacale con la nascita, sulla scia del nuovo accordo aziendale, di un gruppo di rappresentanza che dovrà decidere, a maggioranza, in caso di astensione dal lavoro. [ma.bra.j

9 # I commenti 0 Valvano (Psi) rilancia il ruolo Lacorazza (Pd) apprezza cauto? Latronico (FI) di Melfi critica il Governo * «# li 1 I * Le reazioni politiche alla visita di Renzi. Il primo è il segretario del Psi di Basilicata e sindaco di Melfi, Livio Valvano che alla visita ha partecipato: «Melfi con Fiat partecipaal campionato del mondo. Favorire e replicare investimenti coraggiosi come quelli di Fiat significa promuovere lavoro: questo è il ruolo delle Istituzioni e della sinistra moderna che vuole governare anziché protestare. Dobbiamo imparare ad interpretare il nuovo paradigma della competizione globale e del welfarecon strumenti nuovi soprattutto ad una velocità diversa come quella che simpaticamente abbiamo colto oggi con nella visita del Premier Renzi che ha voluto abbracciare i lavoratori in carne ed ossa dentro lo Stabilimento». Ci sono quindi le parole del presidente del Consiglio regionale, Piero Laeorazza che pur non avendo partecipato dice di apprezzare l'iniziativa: «Siamo a tre giorni dal voto, Renzi viene a Melfi per parlare al Paese. Che sia una iniziativa elettorale ocomunque una scelta di un presidente del Consiglio che vuole lanciare un messaggio di fiducia agli italiani, credo che per noi lucani sia un fatto positivo: dal Sud, dalla Basilicata si parla al Paese e al mondo per ciò che Fiat ha fatto in questi anni». «In questi anni, non tutti, ricordiamolo, erano dalla parte della ripresa della Fiat - ha proseguito Lacorazza - anzi la cassa integrazione avviata due anni fa era, per alcuni, quasi il segno del possibile declino anche dello stabilimento Fiat. Ora questa ripresa, questa ripartenza è positiva per la Basilicata e per l'italia; evitiamo, però, difarne il campo ideologico di un nuovo conflitto tra capitale e lavoro». Lacorazza quindi prosegue: «Forse non è male che Renzi annunci una nuova visita in Basilicata, con più tempo e non a tre giorni dal voto. C'è da discutere seriamente di risorse naturali (petrolio e acqua), di infrastrutture, di ambiente, di un nuovo rapporto tra noi e lo stato che la vicenda dello "Slocca Italia" e la riforma del titolo V della Costituzione potrebbe compromettere». E' critico invece il commento del deputato lucano di Forza Italia, Cosimo Latronico: «Il presidente Renzi ha scelto con la sua visita a Melfi di non affrontare le problematiche di una regione del Sud, la Basilicata, che paga pesantemente i riflessi della crisi anche per la mancanza di politiche a favore dello sviluppo del Mezzogiorno. Ricordo che alla inaugurazione della Fiat negli '90 l'ambizione degli amministratori lucani del tempo era quella di lucanizzare la Fiat, nel senso di renderla la tessera di un progetto industriale che riguardasse l'intera regione e le sue aree produttive. Tutti sappiamo come é andata. Naturalmente siamo lieti della ripresa produttiva dello stabilimento, dopo anni di cassa integrazione, ciauguriamo che Fiat si leghi ai destini produttivi della nostra regione e del nostro Paese. Resta però la necessità di conoscere da parte del governo Renzi una strategia di sviluppo per il Mezzogiorno che crei le condizioni per una ripresa degli investimenti e del lavoro. Non vanno in questa direzione la sottrazione delle risorse destinate ai fondi strutturali che di recente il governo Renzi ha tolto al Meridione per finanziare il bonus occupazione allocato prevalentemente nel nord del Paese».

10 LA COPPIA VINCENTE L'OilETTIWO Nello stabilimento lucano, Fiat Chrysler Automobiles conta di elevare la produzione raggiungendo quota 400mila unità Renzi incorona Marchionne «Fabbrica traino dell'italia» E l'ad di Fca rilancia: qui entro fine anno altre mille possibili assunzioni MASSIMO BRANCATI MELFI (POTENZA). Renzi e Marchionne, affinità elettive. Perfettamente in sintonia, dal Jobs Act alla visione dei rapporti sindacali. L'uno parla di «fabbrica traino dell'italia», di «lungimiranza del progetto», l'altro di «buone riforme del governo per il rilancio dell'economia». Sullo sfondo dell'idillio l'annuncio dell'amministratore delegato di Fca: entro fine anno potrebbero esserci altre mille nuove assunzioni nello stabilimento lucano, con una produzione di auto destinata a raggiungere quota 400mila unità. È questa la vera notizia della visita del presidente del Consiglio dei Ministri nel sito industriale di San Nicola di Melfi dove si producono Jeep Renegade e 500X, i due modelli che hanno consentito all'azienda automobilistica di rilanciarsi sul mercato internazionale. Accompagnato dal presidente di Fca, John Elkann, dal ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio e dal suo consulente economico, Andrea Guerra, il premier ha percorso un itinerario lungo gli impianti di lastratura e di montaggio dello stabilimento prima di incontrare un «plotone» di giornalisti pronto al fuoco di domande. Nessun cenno a questioni politiche (gli «impresentabili» del Pd e le imminenti elezioni amministrative), ma tutto è focalizzato sul futuro della fabbrica, sul lavoro e sull'economia. Ottimismo è la parola chiave. Quell'ottimismo che neppure i recenti dati Ocse sulla disoccupazione giovanile in Italia riesce a scalfire. Renzi li bolla come fredde statistiche: «In politica - dice - spesso si parla di occupazione guardando agli indici, ai numeri, ed è una cosa molto brutta. In questa giornata abbiamo visto volti e conosciuto storie di donne e di uomini. Di lavoratori entusiasti. Da qui, dalla Basilicata si fanno le Jeep per l'america ed è una cosa di cui voi siete orgogliosi e noi con voi. Melfi dimostra che ci sono le condizioni per cui l'italia torni a correre». Al suo fianco Marchionne gongola. E aggiunge: «Ora nel comprensorio lavorano complessivamente 12mila persone. Ne arriveranno altre. Questo è uno stabilimento che funziona, è un'ottima storia. Nei nostri lavoratori c'è un entusiasmo che è eccezionale». La fabbrica, sottolinea l'ad di Fca, va a gonfie vele, ma allora perché nei giorni scorsi si è parlato con insistenza di possibili alleanze e fusioni con altri gruppi industriali? E cosa c'è di vero nella che lo stesso Marchionne avrebbe inviato a General Motors per chiedere di fare corpo unico tra le due società, ricevendo un netto rifiuto? Il manager italo-canadese, visibilmente contrariato, taglia corto: «Non confermo la a Gm, ne mando tante e ne ricevo, non si parla di queste cose in questo modo, quando ci sarà qualcosa da annunciare lo faremo. Intanto godiamoci il successo di Fca». È l'unico momento in cui il clima da «vogliamoci bene» ha vacillato. Per il resto l'incontro con Renzi - che ha annunciato una visita istituzionale in Basilicata tra settembre e ottobre prossimi - è stato un continuo scambio di complimenti e riflessioni condivise. «Il tempo cura le ferite e smussa gli angoli», diceva Orson Welles. Lo confermano anche i due interlocutori che solo tre anni fa si pizzicavano al vetriolo, con Renzi che accusava Marchionne di essere «una brutta copia di Obama» e il manager in cachemire gli rispondeva che lui era solo il sindaco di «una piccola e povera città». Sembra essere passato un secolo. Renzi in fabbrica

11 Il primo pensiero di Renzi: la Viola Ennesimo attacco ai talk politici, ma solo quelli del martedì :i i 3 4 *-*i?p Mattec Réna e >n Marchi* >nne P Deliri in.etsione ptirmim Tei-silli nei cnindoi rtei ff-inra-c ni ieyli <jf-ini (li sctftì J e cm f rtau<j efili^f b^h, i liei > liei pustd eme la rima con Melfi JL CVCntO Q3113 A 3,113, ù Elkann campione difoto ricordo in assenza di Matteo. Che però saluta i neoassunti come ilprimario Tersilli impersonato da Sordi A 1GENI0 FURIA MERICA La Punto, che poverina si era fatta trovare all'ingresso tra le due sorellepiù importanti, ci rimane malissimo quando Matteo Renzi gongola al microfono : «In Basilicata si fanno le Jeep per l'america». John Elkann rilancerà con una sua dichiarazione di elogio per i due «straordinari» modelli prodotti qui (Jeep Renegade e 500X). Non si trattano così gli (automezzi) anziani. OCCHE cucite: la consegna è il silenzio, guai se chiedi di poter scambiare B due chiacchiere con qualche dipendente, così, a caldo dopo la visita. Si sbottona (ma con un amico, al cellulare) solo l'autista che ci riporterà all'uscita C: «C'è stato Renzi. È arrivato con l'elicottero. Già se n'è ggiùt'». Sintesi perfetta. C ENTRO (del mondo) Sarà pure vero, come dice il governatore, ma se in Puglia il premier ha snobbato Emiliano, qui ha fatto lo stesso con Matera che si prepara al voto amministrativo di domenica (ma che avrà in più Vincenzo De Luca?). Ci consoleremo con Delrio, ospite della Capitale della Cultura 2019 nei quattro giorni dell'iniziativa Panorama. Ma non sarà lo stesso... D UCESCO La mistica del leader che "scende" al livello della classe operaia è - più che mussoliniana (vedi aratura) - presidenzia-

12 le, nel senso di premier: ecco che Renzi nel muletto giallo tra i corridoi dell'unità montaggio ricorda i tanti predecessori in elmetto nei vari cantieri sparsi per l'italia. Non solo: «Quello di Renzi oggi a Melfi sembra il remake della visita elettorale che fece Monti prima delle ultime elezioni politiche. Visita che non portò proprio bene al premier di allora. I nostri Presidenti del consiglio si pongono verso la nuova "Fiat dei 2 mondi" più come dei "Fracchia" che come dei Napoleone» (Giorgio Airaudo, responsabile lavoro di Sei). I Proletari comunisti che manifestano coi licenziati preferiscono parlare di «moderno fascismo padronale». E GLI ALTRI? Nel suo (non nuovo) attacco ai talk-show («Per difendere il lavoro non si va ai talk show del martedì sera a fare grandi slogan ideologici, si creano le fabbriche»; Barbara D'Urso e Maria de Filippi non fanno talk politici, ca va sans dire), Renzi scontenta non poco PresaDiretta, Servizio Pubblico et similia, oltre a tutti gli altri approfondimenti politici che effettivamente ammorbano i palinsesti. Sarà per questo che poche ore prima aveva smentito le voci di un confronto tv con Berlusconi. Si trova meglio senza contraddittorio. F IORENTINA «Ho trovato un tifoso della Fiorentina, un ganzo totale! E soprattutto coraggioso...». Inizia così il discorso del premier al microfono dopo il breve passaggio a favore di telecamere (poche, mentre dietro il cordone si scatena la ressa). G UELFI E GHIBELLINI «Vengo dalla città delle divisioni, ma in Italia ci sono davvero troppe polemiche e lamentele. Grazie al Jobs Act questi lavoratori avranno contratti sempre più solidi e stabili». H IGH SPEED Cronisti esaltati: ci faranno sicuramente entrare in una di queste benedette Renegade, o no?!? Niente di tutto ciò: i potenti mezzi messi a disposizione da Fca per il trasporto nello stabilimento sono dei pulmini (quelli della lettera B). I NFRASTRUTTURE II ministro Deirio, non potendo arrivare in sella alla bicicletta su cui è solito muoversi a Roma, marca comunque la differenza presentandosi alla guida di una jeep bianca (Marchionne guida quella rossa che porta Renzi ed Elkann). Commento di un giornalista: «Sticazzi!» (la freddezza è data dal fatto che è un giornalista di agenzia). J OHN Elkann batte Renzi nei selfie, soprattutto in quelli con le donne. Ma lo spin doctor renziano Filippo Sensi, su twitter firma lo scoop pubblicando una meta-fotografia: il presidente del gruppo che fotografa a sua volta Renzi abbracciato agli operai. L ANDSCAPE (paesaggio in inglese; è per darci anche noi un tono internazionale) L'interno dello stabilimento è a metà strada fra un aeroporto (spazi enormi, hangar e prati curatissimi che sono l'ideale per un pic-nic) e un ranch: il 90% del parco macchine in circolazione è composto da jeep. M ISTERI/1 Marchionne glissa sulla trattativa con Gm: ma questo scambio di mail in ottica fusione c'è stata o no? «Non confermo nulla... mando così tante mail... E poi non si parla così di queste cose, lo farò quando sarà il momento». M ISTERI/2 Cos'ha fatto Marcello Pittella nell'ora che lo separa dal suo arrivo (ore 10) a quello del premier (ore 11) all'interno dell'unità di montaggio? Per qualche momento, nel pomeriggio, si teme un comunicato stampa in stile ISTITVTO LVCE del tipo "Il governatore s'è rimboccato le maniche e in appena sessanta minuti ha costruito un modello di Jeep Renegade confondendosi tra le maestranze in tuta: è record" (vedi anche lettera D). N UOVI SLOGAN «Con Melfi, Matera e le risorse naturali, Renzi si renderà conto che Cristo ha superato Eboli» (Piero Lacorazza, presidente del consiglio regionale). O VER La Borsa reagisce male all'annuncio di Marchionne secondo cui entro la fine dell'anno «molto probabilmente ci saranno altre mille assunzioni nel comprensorio di Melfi» (il titolo Fca chiude lo stesso a -0,14%). ETROLIO Ma le macchine vanno ad acqua? Domanda più che lecita visto P che il petrolio è stato il grande assente della visita del presidente del Consiglio. Nessun accenno nemmeno nei discorsi del governatore. La cosa che più si potrebbe associare al liquido nero è il sapore del caffè offerto ai giornalisti. Q UI MILANO «Il fatto che Renzi sia a Melfi è significativo. Essere presenti nei luoghi giusti e che ce la fanno è importante, e penso che la ripresa sia consolidata ma con il governo dobbiamo avere ambizioni più elevate. Ma mi hanno detto che invece Marchionne avrebbe voluto essere qui» (Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, prima di prendere parte all'assemblea di Confindustria snobbata da Renzi e Marchionne, ex associato Confindustria). R EPARTI Occhio ai fotomontaggi sui social perché il Matteo Renzi in giro

13 nel reparto lastratura tra Elkann, Delrio e Marchionne ricorda non poco il Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste. Soprattutto nel saluto ecumenico ai neoassunti. Manca solo l'aurea fantozziana del Capo gran farabutt. figl. di putt. sceso dai piani alti per parlare col volgo. S IMPATIA «Le domande? Dopo. Quando? Dopo». Un'ora e un quarto d'attesa (9,45-11) davanti all'unità montaggio per telecamere, taccuini e flash, ma il premier scivola via in un minuto con questa battuta. Non proprio apprezzatissima. L'organizzazione rimedierà con un buffet tra dolce e salato nel reparto lastratura, ma segnaliamo una falla nell'organizzazione lucano-sabaudo-statunitense: non c'era il reparto per celiaci! T RASLOCHI Per allestire la sala stampa hanno fatto "traslocare" in tutta fretta tre uffici. Si spera temporaneamente, altrimenti le stime sugli assunti vanno riviste al ribasso e comunque i detrattori della riforma del lavoro renziana avranno un po' di pane per i loro denti. U NICO (SINDACATO) «Chi parla di regimi totalitari si sbaglia», dice Marchionne riferendosi alla polemica sul sindacato unico (altra battaglia del premier negli ultimi giorni). V OLTI «Oggi siamo qui per dimostrare che il lavoro non è solo statistiche ma anche volti e storie di donne e uomini». Ciò non esula lo zelante Claudio D'Agostino, impeccabile maestro di cerimonia, dal fornire un report di 4 pagine sui numeri di "Fca Melfi - Lo stabilimento e la nuova sfida internazionale". Più apprezzato del caffè. Z OO «Da qui ci fanno fare le domande?», battuta di un giornalista davanti a una gabbia gialla che sa tanto di leoni allo zoo, effettivamente. Il recinto nel quale terranno i media, però, non sarà da meno, non tanto per la scomodità del posto quanto per il prolungamento della pena (torna alla lettera S). Se c'è un numero che descrive Melfi alla perfezione è proprio questo: 1500 (più 50, in realtà) sono i neoassunti nel 2015 ma anche i pezzi sfornati ogni giorno (tra 500X e Jeep Renegade) nello stabilimento di San Nicola; in euro è lo stipendio medio dei dipendenti; e 1500 sono, ad oggi, i giorni passati senza un infortunio in Sata (l'ultimo risale a 4 anni fa: 20 aprile 2011)

14 IL CASO Iselfiedi Melfi elaconfindustria ALBERTO STATERÀ UNA abbagliante jeep Renegaderossa, abbracci, selfie, John Elkartn che fotografamatteorenziconcorona di operai quasi festanti, sotto lo sguardo compiaciuto di Sergio Marchionne a Melfi. Fiacca liturgia, nelle stesse ore, a Milano, iocation auditorium Expo, all'assemblea annuale di Confindustria. TANNO in onda la flemma- tica relazione del presidente uscente Giorgio Squinzi e il torrentizio intervento di Federica Guidi, ministro sì, ma come si può esserlo di Renzi. A Melfi una sorta di narrazione da argonauti alla ricerca del vello d'oro messa in scena da due uomini potenti e talvolta insolenti: Renzi, cultore per sé del ruolo di one man showche, nonostante i non rari rovesci velleitari, occupa tutta la scena politica; Marchionne, che dopo aver arrancato per un quasiun decennio, inforca la buona sorte anche con quel modello grande, lucente e rosso esibito ieri come un trofeo, l'uomo che porta in dote al gemello quelle nuove assunzioni di operai nello sprofondo del Sud. AMiìano, al di là della festante novità della location espositiva, nonostante i soliti convenevoli, spira l'aria pesante della crescente irrilevanza, dei deficit di autorevolezza, della quotidiana sterilizzazione del potere dei corpi intermedi decretata dall'aspirante ìider màximo. Confindustria ai margini come i sindacati. Ancora più esplicito non segnali ma fatti Marchionne, che abbandonò senza tanti complimenti i riti confindustriali già nel 2012: «Confindustria non mi manca», dice ora. Con Fca ha cambiato e intemazionalizzato! teatri dellasuasfida. Figurarsi poi se la Confindustria, con o senza le sue riforme bizantine, come quella firmata da Giampiero Pesenti, manca a Renzi, che dei presunti "salotti buoni" ha rimandato l'immagine di boudoir per babbei. Lo vedete "il Bomba", come lo chiamavano icompagni a Rignano sull'arno assiso tra parrucconi emaneggioni ai tavoli della Angiolillo? O avvinto agli arzilli vecchietti che governano il capitalismo di relazione all'italiana? Quanto al capo di Fca le sue rela zioni salottiere le immaginiamo sul lettuccio del jet che di notte trasvola l'atlantico a vagheggiare giostre più grandi, come adesso quella sulla General Motors. Marchionne, per spiegare il feeling tra lui e il presidente del Consiglio, che peraltro non fu immediato, dice: «Il fatto è che io e Renzi non abbiamo paura». Perdi più si sono trovati in una situazione simile: tante promesse mirabolanti per prendere il potere e neanche un soldo pei realizzarle. Quanti piani d'investimento ha promesso Marchionne di anno in annosenzamai portarne a compimento nessuno? Poi il vento ha girato. Per dur ar e finché non va meglio concordano i due bisognaessere«cattivi edeterminati» come loro. «Io sono stato criticato, ma me ne sono fregato», ha detto Marchionne per sostenere Renzi, che subisce davvero per la prima volta un ripiegamento della luna di mielecongliitalianieche tra poche ore dovrà confrontarsi con i risultati incerti delle elezioni regionali, che potrebbero riservare qualche non felice sorpresa di fronte ai deludenti risultati sull'economia e la disoccupazione. «Il lavoro non si crea con i talk show», mette le mani avanti, trascurando che appassionato dello star system metà della sua vita la trascorre negli studi televisivi. La fenomenologia accoppiata dei due, in realtà, richiederebbe più spazio e più strumenti. Ma è più di una teoria l'assonanza di moltestrategie:primafratutte,la ricerca costante di un nemico. Marchionne se l'è vista con tanti, a cominciare dai dandy della famiglia Fiat, per finire con la Fiom di Landini. Strada spianata tra i tanti avversari per Renzi, che, a parte i nemici interni al Pd che se non ci fossero dovrebbe inventarli, con l'ultima uscita sul sindacatounico, ultimadelegittimazione dei cosiddetti corpi intermedi, ha riscosso ieri il bacio in fronte del gemello nato prima: «11 sindacato unico? Chi parla di regimi totalitari si sbaglia alla grande. Meglio un interlocutore che otto». Certo, meglio ancora nessuno. La Confindustria è letteralmente fuori di sé per Renzi che ormai abitualmente la snobba per fare comunella con il disertore Marchionne. Chissà che ieri a Milano-Expo non abbia timidamente cominciato a palesarsi un nuovo nemico, con Squinzi fin qui aulico zelatore, che potenza del lessico ha accennato a una "manina antimpresa" del governo. Sarà poilastoriaadir ci sesui gemelli sobillatori, Matteo e Sergio (ildisertore confindustriale) aveva ragione Diego Della Valle che, prima di venire a più miti consigli esclamò: «Sono due grandissimi sòia».

15 Melfi, nasce la concertazione del selfie FOTO DI GRUPPO TRA IL PREMIER, JOHN ELKANN E GLI OPERAI. RENZI: "IL LAVORO SI CREA COSI NON NEI TALK SHOW" di Salvatore Cannavo Non è stata una normale visita quella di Matteo Renzi alla Fca di Melfi. Piuttosto, un grande spot pubblicitario al governo, al Pd, al "genio" di Sergio Marchionne, alla centralità del selfie. Quando la Fiat girò lo spot, proprio qui, degli operai che ballavano al ritmo di Happy, non immaginava che avrebbe potuto contare su un originale molto più efficace. La foto del presidente John Elkann, nipote di Gianni Agnelli, mentre a sua volta scatta la foto di gruppo a Renzi e agli operai descrive lo spirito del tempo. "Quanto è bravo e vincente il capo del governo", dice la narrazione renziana; "Che azienda modello e che operai felici" (happy) dice quella di Marchionne. RENZI SI È FATTO FOTOGRAFARE in un bagno di folla permanente, si è prodigato in complimenti e apprezzamenti per lo stabilimento, per l'orgoglio di produrre automobili italiane, ha anche annunciato che "acquisterà un'alfa Romeo". E i dirigenti di Fca si sono prestati alla bisogna, battendo le mani, incassando il sostegno pieno del governo che a sua volta può vantare, come ha fatto il premier, la bontà e la centralità del suo Jobs act. E pazienza se le nuove mille assunzioni garantite a Melfi saranno fatte con un contratto che non ha piùl'articolo 18. Pazienza anche se il "miracolo" di Melfi è reso possibile da un accordo sindacale che istituisce i 20 turni, unico in Europa e quindi determina un sistema di flessibilità e di velocità della produzione da brivido. Marchionne commentando il contemporaneo discorso di Giorgio Squinzi all'assemblea annuale di Confindustria, ha detto chiaramente che a lui l'associazione degli industriali "non manca". E poi ha plaudito all'idea del "sindacato unico", almeno nell'industria. Marchionne, del resto, nella sua visione globale - in settimana si è visto respingere da General Motors un progetto di fusione - non ha bisogno di una regolamentazione nazionale del contratto di lavoro e quindi si è posto come testa di ponte del rilancio del sindacato aziendale. E Renzi lo segue, lo sostiene e ne viene, a sua volta, supportato. Nessuno potrebbe immaginare l'avvocato Agnelli intento a fotografare il presidente del Consiglio di turno. Agnelli era l'oggetto privilegiato della fotografìa, il cuore della notizia perché centro del potere. Non che Elkann abbia meno potere ma, anche per via dell'età, si presta a un gioco di convenienze reciproche con Renzi utile ai fini della comunicazione di massa. In questo abbraccio di felicità produttiva gli obiettivi sono almeno tre e coinvolgono entrambi gli interlocutori. IL PRIMO MESSAGGIO è rivolto all'elettorato: il governo sta avendo successo e il lavoro si crea sul campo "e non nei talk show del martedì sera, (dove il premier era martedì scorso ma l'obiettivo è soprattutto Landini). Il secondo punta a definire, per quanto possibile, la base sociale del premier e del suo Pd, nel mondo del lavoro. Gli operai "collaborativi" contro quelli sindacalizzati e scocciatori. Il terzo, infine, torna a segnalare alle associazioni sindacali, imprenditoriali o del lavoro, che il loro tempo è finito. La concertazione di Squinzi, Camusso o Landini, non serve più (anche se esistono casi come quello della Lamborgini dove è stato l'accordo con la Fiom, a rassicurare Volkswagen ). Renzi e Marchionne vanno avanti. E nel loro mondo, la concertazione si fa direttamente nel selfie tra il governo, i capi delle aziende e gli operai.

16 L'ORGOGLIO «Qui si fanno le Jeep per l'america. Ci aspettiamo che torni il gustodi dire che l'industria automobilistica italiana è la più forte del mondo» IL RICONOSCIMENTO «Qui abbiamo visto volti, storie di donne e uomini, che spero anche grazie al Jobs Act vedranno contratti di lavora sempre più solidi» I «selfie» con gli operai per il premier-popstar E un lavoratore gli dedica una poesia dal titolo profetico «11 cambiamento» MELFI (POTENZA). Accolto come una popstar. Immancabili «selfie» con gli operai, strette di mano, sorrisi. E versi in rima. Quelli di un lavoratore che gli ha dedicato una poesia, definita dallo stesso autore profetica, dal titolo «Il cambiamento». Pare che Renzi abbia apprezzato. Il dietro le quinte della visita allo stabilimento Fca di San Nicola di Melfi racconta di un premier «scoppiettante», pronto (come sempre) alla battuta e dispensatore di pillole di ottimismo. Ma, soprattutto, di un presidente allergico al protocollo, un «bischero» fiorentino che ha costretto l'ad Marchionne letteralmente a rincorrerlo tra una linea di produzione e l'altra. Il manager italo-canadese ha faticato - e non poco - a tenergli il passo, mentre John Elkann, presidente del gruppo, ha potuto affidarsi alle sue lunghe leve per recuperare il terreno perduto. Renzi «scheggia impazzita» che ha divertito molto i lavoratori, un po' meno il servizio di vigilanza, spiazzato dai suoi spostamenti improvvisi. Il mini-tour all'interno dei reparti ammodernati per la produzione di Jeep Renegade e 500X lo ha entusiasmato. Colpito, in particolare, dalla nuova linea robotica e dall'alta tecnologia, frutto del processo di ristrutturazione della fabbrica cominciato a dicembre del Ma il vero sussulto lo ha avuto quando un lavoratore gli ha confidato di essere tifoso della sua squadra del cuore. «Ale Fiorentina» ha gridato. Un fratello viola come il cittadino incontrato qualche ora dopo a Olbia, dove il presidente si è recato per visitare il cantiere dell'ospedale ex San Raffaele. Anche qui il tema calcistico del Giglio lo ha «acceso». Ma nello stabilimento di Melfi il tifoso ha fatto di più: «Che ganzo totale», ha scherzato Renzi durante l'incontro con i giornalisti assiepati in una zona del reparto di montaggio. «Ha detto quelle cose - ha aggiunto il premier - davanti ad Elkann». Sì, uno degli eredi Agnelli, juventino nel dna. Meriterebbe un premio: «Spero - ha concluso Renzi rivolgendosi a Marchionne - che gli diano un aumento». Risate che, in un battito di ciglia, lasciano il posto ad una riflessione seria su statistiche apocalittiche e attacchi in televisione: «In Italia son tutti buoni a fare polemiche, io - ha tuonato Renzi - vengo da Firenze dove si è sempre litigato su tutto, basta pensare ai guelfi e ai ghibellini, però quando ci sono delle persone che ci credono e con un progetto straordinario immaginano il futuro, il compito del governo è dire che le polemiche ce le prendiamo tutte, ma l'italia deve ripartire. Qui abbiamo visto volti, storie di donne e uomini, che spero anche grazie al Jobs Act vedranno contratti di lavoro sempre più solidi e più stabili. A Melfi si fanno le Jeep per r America. Ci aspettiamo che torni il gusto di dire che l'industria rrwn. automobilistica italiana è la più forte del mondo». Difesa d'ufficio di un prodotto nazionale o reale convinzione? Certo è che qualcuno, tra i giornalisti, non ha potuto fare a meno di ricordare che nella sua vita privata Renzi predilige altre case automobilistiche. E forse proprio per questo il premier, auspicando un rilancio anche dello stabilimento di Cassino, ha parlato del sogno di acquistare un'alfa Romeo. Chissà che quell'ingresso in fabbrica a bordo di una Jeep Renegade rossa Con gli operai fiammante, guidata da Marchionne, non gli abbia fatto cambiare idea. [ma.bra.]

17 il caso PAOLO BARONI INVIATO A MELFI Fca ha grandi marchi in Basilicata, Jeep RenegadeeFiat500X C'è tanto entusiasmo da parte di chi lavora John Elkann Presidente del gruppo Fca Nel comprensorio ci sono 12 mila persone Entro fineanno possibili altre mille assunzioni Sergio Marchionne Amministratore delegato del gruppo Fca Marchionne: "Melfi cresce ancora altre mille assunzioni entro Fanno" Renzi agli operai: qui si crea lavoro, non nei talk show. Col Jobs Act contratti più stabili Se il mercato tira, e in America il mercato tira per davvero, il futuro di Melfi è assicurato». Sergio Marchionne, ha riesaminato da poco col suo staff tutti i conti e visto che i nuovi modelli, la Jeep Renegade e la 500X «made in Lucania», stanno andando molto bene, annuncia che quest'anno la produzione supererà quota 400mila vetture toccando un livello record. Per questo a Melfi l'occupazione crescerà ancora: dopo i 1550 neo assunti di inizio anno, che hanno portato gli occupati diretti a quota 7500 unità (12mila neli'intero comprensorio), ieri l'ad di Fiat Chrysler ha annunciato che entro fine anno «molto probabilmente ci saranno altre mille assunzioni nel comprensorio». «Questo è uno stabilimento che funziona, è un'ottima storia. Nei nostri lavoratori c'è un entusiasmo che è eccezionale». il Tour aeii assemmaggio Ieri Marchionne ed il presidente di Fca John Elkann hanno accolto a Melfi il presidente del Consiglio ed una folta delegazione del governo. Matteo Renzi è arrivato al reparto Assemblaggio, uno dei più grandi d'europa, oltre loomila metri quadri di area coperta super tecnologica, a bordo di una Renegade rossa guidata dallo stesso Marchionne. Poi la visita agli impianti, tante strette di mano e decine di selfie. Renzi per essere a Melfi ha disertato l'assemblea di Confindustria: lo ha fatto per «vedere in faccia» gli operai, soprattutto i nuovi assunti. «Noi politici siamo abituati a parlare di lavoro sulle basi delle statistiche, di indici - ha spiegato al termine della visita assediato da fotografi, operatori tv e cronisti - mentre oggi ho visto volti, occhi e storie di donne e uomini che, spero anche grazie a Jobs act vedano nei prossimi mesi contratti di lavoro sempre più stabili e solidi». «Oggi è una bella giornata - ha commentato a sua volta Elkann -. Qui si fanno due straordinari marchi del nostro gruppo. C'è un grande entusiasmo da parte di chi lavora da tempo e anche dei nuovi assunti». Poche, ma di peso, le concessioni all'attualità, alle polemiche e alla situazione italiana. Polemiche e talk show «Le polemiche ce le prendiamo tutte, ma bisogna ripartire e noi andremo avanti, insieme a chi ci crede, perché il lavoro in Italia torni ad essere un diritto» ha sostenuto Renzi. Secondo il quale per difendere il lavoro non si va ai talk show il martedì sera, per difendere il lavoro si creano le fabbriche», riferimento esplicito al segretario della Fiom Landini. Quanto a Fiat, Renzi ha ricordato che «10 anni fa ci prendevano in giro, dicevano che la Fiat avrebbe chiuso. Oggi un investimento intelligente porta questa azienda a fare le Jeep che dal Sud vengono poi vendute in America e nel mondo». A sua volta Marchionne ha parlato di riforme, confermando il feeling col premier: «Si sta sbloccando un sistema ingessato da anni. Gli errori li fanno tutti, ma l'importante è andare avanti». Quanto al tema del sindacato unico, sollevato nei giorni scorsi da Renzi e contestato duramente soprattutto dal segretario della Cgil Susanna Camusso, per Marchionne «chi parla di regimi totalitari si sbaglia alla grande: esiste in tutti i sistemi del mondo, in Germania, negli Usa, e non mi pare che siano regimi». Quindi è toccato a Confindustria: «Siamo fuori ormai da tre anni. Mi manca? Assolutamente no, e questo a prescindere dal grandissimo apprezzamento per Giorgio Squinzi come industriale», ma l'appartenenza a Confindustria non «la posso basare sull'amicizia».

18 Le fusioni ed il «caso» Gm Infine Marchionne ha smentito l'indiscrezione di una «mail che, secondo il «New York Times», era stata inviata a GM per sollecitare una possibile fusione: «Di ne mando tantissime... e poi non si parla di queste cose in questo modo». Detto ciò, l'ad di Fca è «assolutamente sicuro che entro il 2018 si verificherà» un'aggregazione tra grandi produttori e Fca vuole essere della partita. «O lo facciamo noi o il sistema si renderà conto da solo che ci sono margini per migliorare questo business».

19 Marchionne: "Mille posti a Melfi Entro il 2018 possibile una fusione" Renzi: "Ecco gli effetti del Jobs act" Il premier visita lo stabilimento insieme aliaci di Fca: "Contratti sempre più stabili" Oggi assemblea di Exor. John Elkann: "Continuiamo a insistere su PartnerRe" MELFI ( POTENZA ). insieme su una Jeep Renegade rossa. È Marchionne che guida. Passeggeri: Matteo Renzi, John Elkann, il ministro delle infrastrutture Domenico Del Rio. «Ringrazio Sergio Marchionne e John Elkann per avermi fatto il regalo di portarmi qui tra voi, a incontrare le persone che lavorano, n lavoro è fatto della vita di ciascuno di voi, non solo delle statistiche o delie discussioni nei talk show». Qualcunocrededi leggere in questo discorso del premier agli operai di Melfi un attacco a Landini. Ma è pur vero che i salotti televisivi non sono frequentati solo da sindacalisti. La mattinata tra le tute blu è il messaggio del presidente del Consiglio a Confindustria. Un gestoclamoroso che quasi imbarazza Marchionne: «Ho grande stima per Giorgio Squinzi come imprenditore». Ma ora che Confindustria sembra accettare il modello Fca, il manager con il maglioncino tornerà in viaje dell'astronomia?: «Siamo usciti tre anni fa e non posso dire di averne sentito la mancanza». Per le decina di migli aia di abitanti della Basilicata, la vera notizia della giornata è l'annuncio di nuove assunzioni: «Da qui a fine anno arriveranno i n quest ' area post i di 1 a- voro in aggiunta agli attuali e lo stabilimento supererà gli dipendenti». Un nuovo record. Già oggi la fabbrica che produce Renegadee 500X occupa dipendenti. Entro fine anno circa 600 se ne aggiungeranno mano a mano che entrerà a pieno ritmo il nuovo orario con 20 turni alla settimana. Altri 400 verrannoassuntineuefabbrichedell'indotto. Cifre che dipendono innanzitutto dalla ripresa della domanda e dalla scelta dell'azienda di investire un miliardo nelle nuove linee. Senza chiedere aiuti pubblici, a differenza di Lamborghini che otterrà dallo Stato circa 80 milioni. Marchionne non raccoglie la provocazione: «Ho sentito dire che altri hanno chiesto aiuti pubblici. Noi non lo abbiamo fatto». Ma una parte del merito va agli sgravi fiscali e, in prospettiva al jobs act: «Con il nuovo sistema avremo posti di lavoro più sicuri», garantisce il premier tra gli apuausi degli operai. Poi, allontanatosil'elicotterodi Renzi, Marchionne ed Elkann tornano ai temi più legati alle strategie aziendali. È vero che ha scritto una mail alla signora Barra per proporle una fusione tra Fcae Gm?: «Non si rivelano le mail spedite alle signore», dribbla l'ad. Ma lei prevede una fusione nell'auto entro il 2018? «A istinto direi che è quasi sicura. Ma poi sono i fatti che contano». Lei è favorevole al sindacato unico?«nelt auto funzionerebbe. Noi abbiamounbuonrapportoconisindacati concili firmiamo gli accordi». La Cgil e Uil dicono che quello del sindacato unico è un modello autoritario: «C'è in Germania e in America. Non mi risulta che siano delle dittature» (Susanna Camusso contesterà: «Non è vero che in Germania e'è il sindacato unico» ). Infine il nuovo giudiziosul governo: «Ha portato avanti riforme importanti e necessarie per sbloccare il Paese». John Elkann conferma le strategie di medio periodo della finanziaria degli Agnelli: «Continuiamo a insistere su PamterRe», lasocietà di controassicurazioni delle Bermuda su cui il Lingotto ha lanciato un'offerta di acquisto. «Ne parleremo domani ( oggi n.d.r. ) in occasione dell'assemblea degli azionisti di Exor», conferma il presidente di Fca. (pgr)

20 L'annuncio di Marchionne. I! premier: da questo Sud le auto per il mondo Fiat di Melfi, arrivano altri 1000 assunti Nando Santonastaso INVIATO A MELFI La Breve stretta di mano con la quale Ennio Meccia, ingegnere di Termoli e tra i progettisti della nuova Jeep Renegade, accoglie ieri mattina Matteo Renzi all'ingresso del reparto di montaggio è vigorosa. Il premier lo riconosce subito: «Lei è quello che mi ha portatola Jeep a Palazzo Chigi l'an - no scorso», gli fa. E Meccia: «Sono io, ma adesso le mostro come la costruiamo». Inizia così, sotto lo sguardo sorridente e compiaciuto di Sergio Marchionne e John Elkann, la breve visita del capo del governo nel gioiello di Fiat-Chrysler a Melfi. Breve ma dalle emozioni forti e intense, come quelle raccontate da chi nella «fabbrica» aveva già avuto l'opportunità di entrarci. «Ho visto i volti, gli occhi di uomini e donne del Sud che costruiscono auto per l'america: dieci anni fa dicevano che lo stabilimento avrebbe chiuso, oggi da qui partono le macchine nel mondo. E qui che si crea lavoro, nonneitalkshawtelevisivi del martedì», dice prima di lasciare l'impianto. Gli applausi sì sprecano, i selfie pure, il clima è di festa e quasi non ci si accorge che comunque le tre linee di produzione non si fermano. Renzi arriva al reparto su una Renegade rosso fuoco, alla guida c'è lo stesso Marchionne: U feeling tra i due è evidente, le parole di entrambi lo confermano. «Cisono le condizioni per cui l'italia torni a correre», dice il premier. E spiega: «Questa è una realtà pratica, concreta. Co- saho detto ai ra- II feeling 8azz j? <<H ",WW»»»W ascoltato, qui li premier: c'è gente che ha è qui Che voglia di lavorasi Crea ^ re crederci, che Melfi non possa essere una catte- draie nel deser- il lowr.ro mavora non nei talk Show e cne P ensa televisivi to ma un luogo di grande inve- ~ stìmento». L'ad è in perfetta sintonia: «Il sindacato unico? Nell'auto è possibile, in Germania e negli Stati Uniti che non sono regimi totalitari è già così», risponde ad una domanda sul tema. E quanto alle prospettive di Melfi è persino più esplicito del solito: «Quest'anno - dice Marchionne - arriveremo a produrre ben 400mila auto in Basilicata, un record. Contiamo di superare, quando saremo a regime, questo tetto: in America le cose vanno molto bene». A regime vuol dire intanto che arriveranno altre assunzioni: a Melfi tra Fca e indotto ce ne saranno altre mille entro il 2015, dice l'ad, per un totale di oltre 12mila addetti. Renzi alla Sata mentre all'expo di Milano si tiene l'assemblea annuale di Confindustria, l'ultima per la presidenza targata Giorgio Squinzi. Èl'altro tema forte di giornata. Il premier - che a Melfi è accompagnato dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio e dal sottosegretario al lavoro Teresa Bellanova - non ne parla ma il suo rapporto con le imprese associate è ribadito nella lettera inviata a Squinzi e letta in apertura dei lavori dell'associazione. Marchionne invece non sitira indietro e risponde sull'argomento: «Ho un ottimo rapporto di amicizia con Giorgio Squinzi ma non è su questa base che si può fondare l'appartenenza a Confindustria» dice, ribadendo il senso della scelta che ha portato l'azienda fuori dal sistema di viale dell'astronomia dopo lo «strappo» di Pomigliano e l'accelerazione sul contratto aziendale. Marchionne incoraggia Renzi a proseguire sulla strada delle riforme, nella consapevolezza «che si puiò anche sbagliare ma Renzi ringrazia lui ed Elkann «per il regalo che mi avete fatto». Non c'è spazio per una conferenza stampa, i tempi non lo prevedono. Il capo del governo accenna a Cassino dove Fca ha iniziato un analogo processo di ristrutturazione per preparare la produzione delle nuove Alfa («Mi aspetto buonenotizie da Marchionne, comprerò anch'io un'alfa Romeo», promette). Quanto alle alleanze, il manager non appare turbato dal «no» di General Motors all'ipotesi (mai ufficializzata, peraltro) di una fusione con Fca: «Resto dell'avviso che questo settore abbia la necessità di diventare più efficiente e ci sono le condizioni per farlo. Se non lo facciamo noi verremo spinti dalle circostanze. Di una cosa sono certo: entro un 2018 un merger ci sarai Chiamatelo pure intuito». Ma nel giorno di Melfi anche Pomigliano riesce a ritagliarsi uno spazio: contemporaneamente alla visita del premier all'impianto lucano, a Milano viene presentata alla stampa internazionale dopo l'anteprima al Salone di Ginevra, la nuova Panda K-Way, nata dalla collaborazione tra la casa automo - bilistica torinese e il famoso marchio dell' antipioggia (20 combinazioni cromatiche, dettagli in colore titanio ed una ricca dotazione di serie, prezzo per la versione ].2 benzina di euro). È la dimostrazione che Fca continua a puntare su un modello che resta leader in Italia e in Europa del suo segmento. Ma è altrettanto innegabile che Pomigliano ha anche bisogno di altro per poter mantenere e sviluppare la sua competitività organizzativa e tecnologica e saturare tutti i cassintegrati. L'ipotesi di un secondo modello da affiancare, appunto, alla Panda resterebbe sul tappeto ma i tempi dì realizzazione non sembrano ancora imminenti. Per ora Pomigliano continuerà a fornire manodopera a Melfi in attesa di poter anch'esso lavorare a regime, magari in stretta connessione con Cassino. Dipenderà dal mercato, dalla crescita della domanda di auto (per ora è dall'autonoleggio che arrivano i segnali migliori). Di sicuro nelle fabbriche, a Melfi come in Campania, l'entusiasmo non manca: «È il clima giù - sto», dice il premier, per far ripartire l'italia.

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