Projects. Luoghi e Non-Luoghi Places and Non-Places LUOGHI E NON-LUOGHI PLACES AND NON-PLACES. Ripensare lo spazio urbano Re-thinking urban space

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1 Projects Luoghi e Non-Luoghi Places and Non-Places Ripensare lo spazio urbano Re-thinking urban space Maurizio Vitta* 32 Èa Marc Augé, come è noto, che si deve la le percezioni e delle immagini che definiscono la riflessione sui luoghi e sui non-luoghi natura del gruppo che lo abita. Per comprendere che da qualche tempo appassiona architetti e una identità collettiva, l antropologo deve dunque urbanisti. Ma su queste nozioni bisogna intendersi: compiere un percorso essenzialmente culturale, esse sono affiorate nell ambito di studi di natura poiché, passando attraverso i segni più visibili, più etnologica e antropologica, e hanno toccato i territori delle discipline progettuali solo in quanto que- disegna simultaneamente il luogo. In altri termini, istituiti e più riconosciuti dell ordine sociale, esso ne ste ci hanno dato alcune tra le rappresentazioni più lo spazio abitato rispecchia i caratteri sociali del vivide di un mutamento sociale di dimensioni planetarie, sul quale è ancora difficile pronunciarsi. luogo antropologico. gruppo nella misura in cui questi lo trasformano in Ciò impone dunque di riferirle a universi culturali Ma che accade nella surmodernità, quando l eccesso cancella i tratti distintivi dell esistenza, li più ampi, partendo dalla percezione del mondo che attualmente domina la nostra società per arrivare ai modelli di comportamento collettivo che ne affiora il concetto di non-luogo come spazio confonde, li rende fluidi e inafferrabili? È qui che conseguono. tipico della nostra condizione contemporanea. Augé, che insegna Logica simbolica e Ideologia I non-luoghi, scrive Augé, sono tanto le installazioni necessarie per la circolazione accelerata del- all École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, è uno studioso di antropologia delle società le persone e dei beni (strade a scorrimento veloce, complesse. Nel suo libro Non-lieux, uscito in svincoli, aeroporti) quanto i mezzi di trasporto stesso o i grandi centri commerciali o, ancora, i campi Francia nel 1992 e tradotto in Italia un anno dopo da Elèuthera col titolo Non-luoghi. Introduzione ad profughi dove sono parcheggiati i rifugiati del pianeta. Di questi non-luoghi sappiamo pochissi- una antropologia della surmodernità, egli ha sviluppato un analisi del luogo antropologico partendo da due idee: la prima sostiene la centralità codificate si dissolvono, i concetti di tempo e di mo. In essi, infatti, le strutture sociali storicamente Nel radicale processo di trasformazione che caratterizza il nostro tempo, l architettura dell individuo nell analisi antropologica; la seconda individuo si contraggono o si espandono secondo ritmi imprevedibili, e la stessa nostra percezione è chiamata a progettare sottolinea come lo sguardo antropologico sia i luoghi storici, fissati dalla oggi sollecitato non più da fenomeni esotici, ma del mondo si fa incerta. È lo stesso Augé a precisarlo: Il mondo della surmodernità non si commi- tradizione, e i non-luoghi emergenti dalla crisi della dal mondo contemporaneo nel quale noi stessi modernità. Nascono nuovi viviamo. Questo mondo è però soggetto a radicali sura esattamente a quello in cui crediamo di vivere; spazi, nuovi modelli trasformazioni. È mutata la percezione del tempo, viviamo, infatti, in un mondo che non abbiamo di relazione, nuove immagini, nuovi linguaggi visivi. oppressa da una sovrabbondanza di avvenimenti ancora imparato a osservare. Abbiamo bisogno di che provoca una accelerazione della storia ; è re-imparare a pensare lo spazio. As part of the radical process of mutato il concetto di spazio, che si riduce a un Pensare lo spazio è però compito istituzionale dell architettura; e non è un caso che negli ultimi transformation characterizing the age in which we live, punto nel momento stesso in cui il mondo ci si spalanca dinanzi; ed è mutata infine la figura dell e- decenni la crisi dell urbanistica e l emergere del- architecture is called upon to design historical places go, dell individuo, che sempre più si considera l artefatto architettonico come solitario protagonista del panorama urbano siano stati i segnali as handed on by tradition and non-places emerging from un mondo a sé. Viviamo dunque, per Augé, una the crisis in modernity. This has situazione di eccesso di tempo, di spazio, di più urgenti e immediati del passaggio dalla led to the emergence of new individualità grazie alla quale la modernità modernità novecentesca alla situazione attuale, spaces, new models for relationships, new images, novecentesca si è trasformata in una surmodernité attraverso la mediazione, in verità alquanto effimera, della cultura postmoderna, preludio in and new visual idioms. tradotta in italiano col termine surmodernità che esige nuovi modelli d analisi antropologica. prima approssimazione alla surmodernità additata da Augé come nuova condizione del mondo. È evidente che queste tre figure dell eccesso tendono a condizionarsi reciprocamente; ed è altrettanto chiaro che tanto quella del tempo quanto re in profondità e non certo da oggi il suo sta- L architettura, in effetti, è stata costretta a rivede- quella dell ego finiscono col convergere nella tuto tecnico e culturale, la sua funzione sociale e i figura dello spazio, nella quale esse si trovano canoni formali destinati a fissarla come immagine rappresentate, definite da situazioni concrete e icastica della nostra rappresentazione collettiva. In composte in immagini omogenee e coerenti. È a pratica, le sono stati affidati nuovi compiti, primo questo punto che, nell analisi di Augé, affiora la tra i quali quello di governare il mutamento disegnandone gli spazi nel momento stesso della tra- nozione di luogo, o meglio di luogo antropologico, vale a dire lo spazio socialmente e culturalmente organizzato sulla base delle relazioni, del- zione, in mancanza di solidi presupposti sformazione: compito ingrato, che fa dell innova- funzionali, un linguaggio destinato a usurarsi rapidamente e comunque a dichiararsi fin dall inizio soggettivo e autoreferenziale. Non per nulla le maggiori sfide poste all architettura contemporanea sono venute proprio dai nonluoghi indicati da Augé come figure dell eccesso surmoderno: aeroporti, stazioni ferroviarie, centri commerciali, cinema multiplex, musei tutti spazi che rispecchiano, nella loro mobilità continua, nel loro flusso amorfo di presenze e significati, una realtà più ampia, segnata soprattutto da quella che l antropologo francese definisce la complessa matassa di reti cablate o senza fili che mobilitano lo spazio extraterrestre ai fini di una comunicazione così peculiare che spesso mette l individuo in contatto solo con un altra immagine di se stesso. In questa sfida, la posta in gioco non è tanto il valore culturale dell architettura, ovvero la sua capacità di rispondere a richieste sociali precise, quanto la possibilità di definire una griglia di lettura dei fenomeni dalla quale ricavare una normativa di governo del mutamento. Nell immediato, ciò che si ricava dall esperienza quotidiana è un processo che si avvita su se stesso. Sulla base di sollecitazioni fondate su basi incerte, si realizzano opere che si impongono come modelli immediati di interpretazione delle nuove condizioni di vita: musei spettacolari che innovano antichi panorami urbani, trasformazione delle stazioni ferroviarie in àmbiti di consumo e di transito commerciale, moltiplicazione del negozio in enormi complessi polifunzionali e così via. Ma la stessa presenza di queste strutture finisce col modellare i comportamenti di chi ne fruisce, il che moltiplica l accelerazione delle esperienze e conferma lo stato di incertezza iniziale. Se infatti è vero che il senso dell esistenza del nostro tempo si identifica sempre più nel movimento e nella sua velocità, è altrettanto vero che di esso ignoriamo non solo la direzione, ma anche l orientamento. La distinzione tra luogo e non-luogo coglie per l appunto questa condizione. Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, osserva Augé, uno spazio che non può definirsi né identitario né relazionale né storico, definirà un non-luogo. Ma questo mutamento avviene in un contesto planetario che è fittamente storicizzato, e che conserva dovunque il retaggio del suo passato, spesso tuttora vivo. È il caso, soprattutto, degli edifici del culto: poli d attrazione di una religiosità intrinsecamente estranea al mutamento, essi si propongono spontaneamente come luoghi la cui identità architettonica rispecchia quella storica e relazionale del- LUOGHI E NON-LUOGHI PLACES AND NON-PLACES la liturgia che vi si svolge e della fede che ne è ispiratrice, il che ne farebbe dei luoghi in grado di equilibrare la proliferazione dei non-luoghi. Augé non è sicuro di questo, e ritiene al contrario che la surmodernità non integri in se stessa i luoghi antichi, i quali invece, repertoriati, classificati e promossi luoghi della memoria, vi occupano un posto circoscritto e specifico. Il problema è però aperto, almeno per ciò che riguarda le chiese. Per un verso si può sostenere che la stabilità del culto impone una sostanziale invariabilità delle strutture e degli spazi, appena intaccata dal mutamento delle forme e delle immagini di cui può farsi carico la cultura architettonica; il che darebbe conto della presenza, nel panorama occidentale, di chiese che si richiamano a linguaggi progettuali tipici della modernità e oltre, a partire da quelle realizzate da Michelucci, Quaroni e Spadolini, per finire alla recente fatica di Richard Meier a Roma. Per un altro, però, non sono da ignorare spinte tendenti ad accogliere nel seno della tradizione sollecitazioni provenienti da realtà nuove e in ebollizione, come il mondo giovanile o le culture non occidentali, che premono per una maggiore elasticità e molteplicità del rapporto tra rito, fedele e spazio sacro. Il discorso è destinato, evidentemente, a restare aperto. In effetti, non solo, come osserva Augé, i non-luoghi rappresentano l epoca, ma costituiscono anche lo spazio entro il quale noi stessi ci muoviamo, trasformandoci con il loro stesso ritmo. Solo che, invece che essere euclideo, questo spazio ci si presenta come un iperspazio, il cui senso è afferrabile solo nella moltiplicazione dei collegamenti, nello sterminato intreccio delle relazioni, nella moltiplicazione delle identità. Si potrebbe pensare allora allo spazio come non-luogo e all iperspazio come luogo antropologico della surmodernità? Per quanto prematura, l ipotesi è allettante. In ogni caso, varrebbe la pena di approfondirla. * Maurizio Vitta è laureato in filosofia, è docente di Teorie e Storia del Disegno industriale presso la III Facoltà di Design e Architettura del Politecnico di Milano. E autore di numerosi articoli, saggi e libri sull arte, la letteratura, l architettura e il design contemporanei. Collabora con il supplemento domenicale de Il Sole24ore ed è vicedirettore de l Arca. Tra le sue ultime pubblicazioni: Il disegno delle cose, Napoli 1996; Il sistema delle immagini, Napoli 1999; Il progetto della bellezza. Il design tra arte e tecnica , Torino

2 34 As we know it was Marc Augé who first studied ble, established and widely-acknowledged signs of the through their constant motion and shapeless flow of West of churches designed along the typical lines of 35 the phenomenon of places and non-places, social order, it simultaneously designates the place in presences and meanings; reality marked above all by modernity and beyond, such as those designed by that architects and town-planners have become which it unfolds. In other words, the inhabited space what the French anthropologist describes as an intricate Michelucci, Quaroni and Spadolini, not to mention so interested in over recent times. But we need to clarify these notions properly: they first emerged in the realms of ethnological and anthropological studies, and have only really been incorporated in design because it has provided us with some of the most vivid representations of social change on a planetary scale, whose consequences are still uncertain. This means they really ought to be referred to much wider fields of culture, starting with the way the world is perceived in present-day society and eventually progressing to the collective behavioural patterns they entail. Augé, who teaches Symbolic Logic and Ideology at the École des Hautes Études en Sciences Sociales in Paris, is a scholar of the anthropology of complex societies. In his book called Non-lieux, which was first published in France in 1992 and translated into English in 1995 under the title Non-Places: Introduction to an Anthropology of Supermodernity, he analyzed the concept of anthropological place based on two ideas: firstly placing the individual at the focus of anthropological analysis; and secondly underlining that our anthropological eyes are no longer attracted to exotic phenomena but rather to the contemporary world in which we ourselves live. But this world is undergoing radical changes. Our perception of time has changed after being bombarded by an overabundance of events causing an accelerating of history; the concept of space has changed, being reduced to a point at the very moment when the world opens up before us; and finally the figure of the ego has also changed, the individual who increasingly considers he is a world of his own. Augé thinks we are living in an excess of time, space and individuality, resulting in twentieth-century modernity being turned into surmodernité (translated into English as supermodernity) calling for new forms of anthropological analysis. It is obvious that these three figures of excess tend to reciprocally influence each other; and it is equally evident that the figures of both time and the ego end up converging into the figure of space in which they are represented, defined by concrete situations and composed of smooth and coherent images. This is the point where the notion of place or rather anthropological place emerges in Augé s analysis, or in other mirrors the social traits of the group to the extent that they turn it into an anthropological place. But what happens in supermodernity when sheer excess cancels out the distinctive features of existence, mixes them up, and makes them fluid and ungraspable? This is where the concept of a non-place emerges as a typical space of our modern-day condition. Augé writes that non-places are the installations required for the accelerated circulation of people and goods (fast-running roads, turn-offs, airports), as well as the means of transport themselves, big shopping malls or even refugee camps where the planet s homeless are parked away. We know very little about these non-places. The historically coded structures of society fade away here, the concepts of time and individual contract or expand at unexpected rates and our very perception of the world grows uncertain. As Augé points out: The world of supermodernity does not correspond precisely to the world in which we think we live; we actually live in a world that we have not yet learnt to observe. We need to re-learn to think space. But thinking about space is architecture s official task; and it is no coincidence that the crisis in town-planning and emergence of the architectural artifact as the only leading player on the cityscape over the last few decades have become the most pressing and urgent signs of the transition from twentieth-century modernity to the current state of affairs, mediated (rather transiently it must be admitted) by postmodern culture as a prelude as a first approximation to the supermodernity Augé talks about as the world s new condition. Architecture has in fact been forced to profoundly revise and not just starting now its own technical-cultural by-laws, its social functions, and the stylistic canons designed to make it an icastic image of our collective representation. In actual fact it has been given new tasks, most significantly to control change by designing its spaces as change actually occurs: a thankless task which, in the absence of firm practical premises, makes innovation a language soon destined to fade or, in any case, openly avow its subjective, selfreferential nature right from the start. It is no coincidence that the greatest challenges facing skein of cabled or wireless networks mobilizing ex- tra-terrestrial space for means of communication peculiar enough to often bring individuals into contact with just another image of themselves. The stakes in play in this challenge are not so much the cultural value of architecture (i.e. its ability to meet specific social needs) as the possibility of setting up a grid for reading the phenomena setting the normative regulations for controlling change. The initial result of daily experience is a process that twists around itself. Based on input grounded on uncertain foundations, works are constructed that provide instant guidelines for interpreting new living conditions: spectacular museums innovating old cityscapes, the transformation of railway stations into trading and consumer sites, the multiplying of shops into huge multipurpose complexes and so on. But the very presence of these structures ends up shaping the behavior of their users, speeding up experience even more, and confirming the initial state of uncertainty. Even though our modern-day sense of life is increasingly identified with motion and speed, it is equally true that we do not know either their direction or orientation. Distinguishing between places and non-places grasps this state of affairs: If a place can be defined as relational, historical, and concerned with identity, so Augé points out, then a space which cannot be defined as relational, or historical, or concerned with identity will be a non-place. But this change is taking place in a planetary context that is densely historicized and hence still holds onto the heritage of its past, that is still very much alive. This is particularly true in the case of places of worship: by attracting religious feeling that is intrinsically alien to change, they spontaneously present themselves as places whose architectural identity mirrors the historical/relational identity of the worshipping that goes on inside and the faith that inspires it, making them places capable of counterbalancing the proliferation of nonplaces. Augé is not so sure of this and, on the contrary, believes that supermodernity does not integrate the earlier places, which instead are listed, classified, promoted to the status of places of memory, and assigned to a circumscribed and specific position. This is an open issue, however, at least as far as churches Richard Meier s recent work in Rome. But on the other hand there can be no ignoring a certain tendency to try and incorporate into tradition fresh input from new enthusiastic sources, like the world of young people and non-western cultures, all calling for greater elasticity and multiplicity between ritual, faith, and religious space. Of course this is destined to remain an open question. Indeed, not only (as Augé points out) do non-places represent our age, they are also the space in which we ourselves move, transforming us at their own rhythm and rate. The difference is that this is not Euclidean space, it is a hyperspace, whose meaning can only be grasped through a multiplicity of links in an endless web of relations, and in a multiplication of identities. Does this mean space may be thought of as a non-place and hyperspace as the anthropological place of supermodernity? This is a tempting hypothesis, however premature it might seem. In any case, it is certainly worth looking into. * Maurizio Vitta, graduated in philosophy, is professor of Theories and are concerned. On one hand, it may be claimed that History of Industrial Design at the III Faculty of Design and Architecture words space which is socially and culturally organized modern-day architecture have come from those very at the Politecnico University in Milan. He has written many articles, around relations, perceptions and images defining the non-places Augé pointed out as being figures of supermodern the stable nature of worship calls for basically invariant essays and books on contemporary art, literature, architecture and excess: airports, railway stations, shopping structures and spaces hardly affected at all by any design. He writes for the Sunday supplement of Il Sole 24 Ore, and nature of the group inhabiting it. In order to grasp collective identity, an anthropologist must follow an es- malls, multiplex film theatres, museums all places re- change in forms and images associated with architec- cose, Napoli 1996; Il sistema delle immagini, Napoli 1999; Il progetto is deputy editor of l Arca. Among his recent books: Il disegno delle sentially cultural path, because, through the most visiflecting reality on a much wider scope and scale tural design; this would account for the presence in the della bellezza. Il design tra arte e tecnica , Torino 2001.

3 LUOGHI E NON-LUOGHI PLACES AND NON-PLACES Nel segno della bellezza In the Name of Beauty Strasburgo, Palazzo del Parlamento Europeo Strasbourg, European Parliament Building Progetto di Architecture Studio Project by Architecture Studio 36 Se il concetto di trasparenza sta alla politica come la bellezza sta all architettura, il complesso del Parlamento Europeo è già un icona, un parametro di riferimento per altre costruzioni destinate a rappresentare comunità di popoli diversi. Articolazione volumetrica, varietà di piani e scala paesaggistica restituiscono il senso di un architettura centripeta, aperta non solo alla città di Strasburgo ma anche al mondo intero. Il tutto senza enfasi monumentale, con un elegante understatement espresso attraverso l immaterialità di ampie superfici vetrate e senza voler stupire con effetti speciali di alta tecnologia, troppo spesso, in simili contesti, risultata inadeguata poiché autoreferenziale. Tutto ciò non ha comunque impedito ai progettisti di creare una serie di luoghi ad alto tasso emozionale, di realizzare ambienti di grande suggestione, come nel caso dello spazio intorno al grande emiciclo, caratterizzato da scale elicoidali, vari ascensori a vista, da passaggi pedonali in quota in grado di creare vertiginose quanto emozionanti visioni prospettiche. Posto alla confluenza tra il fiume Ill e il canale della Marna al Reno, il complesso si pone come un vero e proprio brano urbano, un luogo in cui coesistono una piazza, varie strade ornate da giardini e una passerella in vetro che attraversa il canale nel bacino del fiume Ill, collegando il Parlamento al Palazzo d Europa, un edificio senza particolari attributi, realizzato negli anni Settanta. La necessità di costruire un nuovo complesso per accogliere il Parlamento Europeo si evidenzia verso la fine degli anni Ottanta, quando gli spazi del Palazzo d Europa divengono insufficienti ad accogliere nuove strutture burocratiche. Una preselezione, che vede la partecipazione di circa cento studi di architettura, individua tra i possibili progettisti, per l Italia il gruppo coordinato da Pierluigi Spadolini, per la Gran Bretagna Powell e Moya e per la Francia Jourda et Perraudin e Architecture Studio. Vince su tutti forse avvantaggiato poiché ancora nella lunga scia di fama acquisita come autore (insieme a Jean Nouvel, Soria e Lézènes) dell Istituto del Mondo Arabo, realizzato a Parigi fra il 1981 e il 1987 il gruppo composto da Martin Robain, Rodo Tisnado, Jean- François Bretagnolle, René-Henry Arnaud, Laurent- Marc Ficher e Gaston Valente. L obiettivo principale del progetto era di realizzare un architettura di forte impatto, un icona che, attraverso un linguaggio pregnante di allusioni e rispecchiamenti al passato, traducesse in forme contemporanee archetipi come sostengono i progettisti del Classico e del Barocco. La classicità come portatrice dell ordine delle proporzioni, della simmetria, dell importanza della funzione pedagogica dell arte e dell architettura; del Barocco, come controcanto, si è recuperato il movimento quale trasgressione ideologica e il capriccio come espressione di geometrica follia. Il tutto mixato con una tecnologia non invasiva, affinché non fossero oscurati altri segnali, altre sonorità in sintonia con la città. La maglia, infatti, su cui è organizzato il sistema planimetrico del complesso riprende le coordinate con cui è stato concepito il reticolo viario di Strasburgo. If transparency is to politics what beauty is to architecture, then the European Parliament complex is already an icon, a guideline for other constructions designed to represent communities of different people. The structural layout, variety of planes and landscape scale of the design create a sense of centripetal architecture, open not only to the city of Strasbourg but also to the world. All this without resorting to heroic-monumental forms, drawing on an elegant sense of understatement through the immateriality of wide glass surfaces and refusing to try and astound us with high-tech special effects, which far too often in this kind of context turn out to be unsatisfactory due to their self-referential nature. Nevertheless, all this has not stopped the architects from creating a series of highly emotive spaces and evocative surroundings, as epitomized by the space around the large hemicycle featuring spiral staircases, a variety of exposed lifts and high-level walkways creating head-spinning and striking views. Situated where the River Ill and the Marne-Rhine Canal flow together, the complex looks like an authentic fragment of cityscape, a place where a square, various roads lined with gardens and a glass walkway crossing the canal in the basin of the River Ill all co-exist. This is where the new Parliament complex is connected to the rather bland Palace of Europe constructed in the 1970s. It became clear in the late 1980s that a new complex would be needed to house the European Parliament, as the Palace of Europe did not have enough room to accommodate the new bureaucratic structures. A pre-selection process picked out about one hundred architectural firms as potential designers of the new facility: a team headed by Pierluigi Spadolini for Italy, Powell and Moya for Great Britain, and Jourda et Perraudin and Architecture Studio for France. The eventual winner perhaps exploiting the advantage of the great reputation it had earned for designing (together with Jean Nouvel, Soria and Lézènes) the Arab World Institute in Paris from 1981 to 1987 was the team composed of Martin Robain, Rodo Tisnado, Jean-François Bretagnolle, René-Henry Arnaud, Laurent-Marc Ficher and Gaston Valente. The main purpose of the project was to design a striking piece of architecture; an icon drawing on plenty of stylistic allusions and reflections of the past to translate archetypes of the Classical and Baroque periods (as the architects themselves put it) into modern-day forms. Its classical verve lends a sense of order, proportion and symmetry, focusing on the educational importance of art and architecture. In contrast, the influence of the Baroque can be seen in motion as an ideological transgression and caprice as an expression of geometric folly. All mixed with unobtrusive technology so that other signs are allowed to emerge, other sounds in harmony with the city. The basic pattern of the complex s site plan draws on the co-ordinates used to design the Strasbourg road network. Pagina a fianco, sezione trasversale. In alto, modello del complesso; in basso, pianta del livello +3,67/+4,00 e pianta del livello +7,33/+9,17. Pagine seguenti, un particolare del sistema di passerelle pedonali, ascensori e scale mobili che conducono all emiciclo; scala elicoidale a doppio tornante nella corsia laterale all asse principale; il foyer dove si erge il volume dell emiciclo rivestito di legno di quercia. Opposite page, cross section. Top, model of the complex; bottom, plan at level +3.67/+4.00 and plan at level +7.33/ Following pages, a detail of the footpaths, lifts and escalators leading to the hemicycle; double-twisting spiral staircase at the side of the main path; the foyer where the oak-clad hemicycle stands. 37

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5 40 41 In senso orario, l aula dell emiciclo, dettagli degli interni e un particolare dell asse principale. L atmosfera solare è arricchita dall illuminazione zenitale e dalle piante di filodendro rampicanti su cavi d acciao inox. Clockwise, the hemicycle hall, details of the interiors and detail of the main axis. The bright atmosphere is enhanced by zenith lighting and philodendron plants climbing up the stainless steel cables.

6 L???????????? M?????????????? Una sacralità interpersonale Interpersonal Sacredness Tokyo, Church of Christ Tokyo, Church of Christ Progetto di Fumihiko Maki + Maki Associates Project by Fumihiko Maki + Maki Associates 42 Èconvinzione comune che le chiese abbiano perso il senso del sacro, che non siano più la Casa di Dio. Anche quando si tratta della Cappella di Notre- Dame-du-Haut, a Ronchamp, realizzata su progetto di Le Corbusier, considerata un capolavoro di architettura ma non una vera chiesa poiché concepita eludendo non poche indicazioni liturgiche. Ciò è pienamente condiviso da un noto liturgista come Klaus Gamber che considera l architettura sacra un luogo immutabile, una struttura spaziale codificata da regole liturgiche destinate a provocare particolari stati d animo, anch essi immutabili. Questa visione statica del sacro appare però insostenibile poiché è innegabile che l uomo sia intimamente legato al suo tempo storico: gli stati d animo dell uomo postindustriale sono profondamente diversi da quelli di chi ha vissuto prima della rivoluzione industriale. Il tempo, dunque, è un forte motore di cambiamento che coinvolge la cultura, la visione della vita e quindi anche lo spirito. Anche l architettura sta radicalmente mutando i suoi statuti disciplinari: il mondo del progetto, nelle sue espressioni più innovative, punta su un architettura orientata verso forme spaziali talmente estreme da capovolgere gerarchie ritenute inamovibili. Che la forma segue la funzione è ormai un assioma in via d estinzione: si tende sempre più a realizzare architetture autoreferenziali. In alcuni casi si assiste a una sorta di ritorno alle origini, quando l uomo non costruiva ma sceglieva un luogo, adattandolo alle proprie necessità sia simboliche sia funzionali. Zaha Hadid, architetto inglese di origine irakena di fama internazionale, descrive la sua architettura vettoriale idealmente disegnata dalla velocità di un ipotetico missile che, sfrecciando velocissimo davanti a volumi elementari, crea forme visionarie difficilmente catalogabili rispetto all immaginario collettivo. Tali metodologie, che, con varianti più o meno simili, sono comuni a molti progettisti, danno vita a una serie infinita di forme archetipali, il cui valore emozionale è paritario a quello della destinazione funzionale. L annosa diatriba fra liturgisti e progettisti sembra dunque risolversi in favore di chi crede più nell evoluzione dell architettura che nella staticità della fede. Qualcosa in comune per dare sacralità al luogo di culto è tuttavia rimasta. La luce, grande protagonista sia del Gotico, sia del Barocco, continua a rappresentare un elemento simbolico in grado di trasformare lo spazio fisico in un luogo dell anima. Fumihiko Maki, nella Church of Christ, usa la luce per dematerializzare la grande parete translucida prospiciente l altare, creando nello stesso tempo un piano luminoso come ideale interfaccia di comunicazione fra Dio e i fedeli. Anche la particolare configurazione delle pareti laterali è funzionale al linguaggio della luce: inclinandosi leggermente verso l esterno, le pareti lasciano filtrare una lama di luce che illumina la compatta trama verticale dei pannelli di rivestimento. È quindi chiaro che nelle intenzioni del progettista più l ambiente è dematerializzato più esprime sacralità. L interno della chiesa, caratterizzato da rivestimenti e pavimentazioni prevalentemente realizzati in legno di betulla, risulta gradevole e distensivo, adatto non solo alle procedure rituali ma anche agli incontri e agli scambi interpersonali di chi è consapevole di appartenere a una comunità. 43 Pagina a fianco, particolare della fronte ovest, caratterizzata da una grande facciata continua di vetro a doppio strato. Lo strato esterno è trattato con una serigrafia ceramica puntinata in modo da mascherare in parte la struttura. Opposite page, detail of the west front featuring a large double-glazed curtain façade. The outside sheet of glass is treated with ceramic serigraphy to partially hide the structure.

7 44 La scala di legno di betulla che collega il piano terra - dove sono ubicati gli uffici e le sale destinate alle attività parrocchiali - al primo piano in cui è situata l aula principale; a destra, l atrio del secondo piano. The birch wood stairs connecting the ground floor where the offices and rooms used for parish activities are located to the first floor where the main hall is located; right, the second-floor lobby. It is a common belief that churches are losing their sense of holiness and that they no longer feel like a House of God. Even Le Corbusier s masterful architectural design for Notre-Dame-du-Haut Chapel in Ronchamp is not considered a proper church, because it was designed without paying due heed to a number of liturgical guidelines. This is certainly the view of a well-known expert in liturgy, Klaus Gamber, who believes that holy architecture should be a neverchanging place, a special structure coded according to liturgical rules designed to induce certain states of mind, that are likewise unchanging. This static vision of holiness is hard to subscribe to because there can be no doubt that man is intimately bound to the changing historical passage of time: postindustrial man s state of mind is quite different to that of people who lived before the industrial revolution. Time is a powerful driving force behind change that encompasses culture, our view of life and hence even the human spirit. Architecture is also radically changing its disciplinary by-laws: the most innovative expressions in the world of design focus on architecture directed toward spatial forms that are so cutting-edge and extreme that even previously thought unchangeable hierarchies are being turned upside down. Form follows function is today an invalid axiom: there is now a growing tendency to design self-referential works of architecture. In certain cases there is hint of a return to our origins when man did not build anything as such, he just chose a place to live and adapted it to his own symbolic and functional needs. Zaha Hadid, a British architect of Iraqi origin renowned internationally, describes her architecture as vectorial ideally designed by the velocity of a hypothetical missile flashing past simple structures that creates visionary forms hard to be classed by the collective psyche. These working methods shared by many architects (more or less similar variations on the same basic theme) bring to life an endless series of archetypal forms, whose emotional value is on a par with their functional purposes. The age-old diatribe between liturgical experts and designers tends to lean in favor of those who believe more deeply in architectural progress than the static nature of faith. Nevertheless, there is still some common ground to ensure the place of worship remains sacred. Light, the key feature of both Gothic and Baroque architecture, is still a symbolic element enabling physical space to transform into a spiritual place. Fumihiko Maki s Church of Christ uses light to dematerialize the huge translucent wall overlooking the altar, at the same time creating a luminous plane acting as an ideal communicative interface between God and worshippers. The peculiar design of the side walls is also geared to the language of light: as they slope gently outwards the walls let in a blade of light that illuminates the closelyknit vertical pattern of cladding panels. It is obvious that the architect feels that a more dematerialized setting is inevitably more holy. The inside of the church features predominantly birch-wood claddings and floors creating a soothing and relaxing atmosphere, suitable for both religious ceremonies and also meetings and encounters between people keenly aware that they are part of a community. 45

8 Facciata ovest. West façade. 46 Pagina precedente, da sinistra, piante dei piani terzo, secondo e terra e la fronte sud. In questa pagina, in senso orario, l aula principale che può contenere fino a 700 fedeli, veduta parziale del sito e planimetria generale. Previous page, from left, plans of the third, second and ground floors and the south front. This page, clockwise, the main hall, that can accommodate up to 700 worshippers, partial view of the site, and site plan. 47

9 LUOGHI E NON-LUOGHI PLACES AND NON-PLACES Riti urbani Urban Rituals Parigi, Notre-Dame de l Arche d Alliance Paris, Notre-Dame de l Arche d Alliance Progetto di Architecture Studio Project by Architecture Studio Facciata laterale e particolare della facciata a nord-est. La chiesa sorge al centro di un giardino pubblico ed è caratterizzata da un volume cubico sorretto da dodici pilastri simboleggianti i dodici Apostoli. Side façade and detail of the north-east façade. The church stands in the middle of a public garden and features a cube-shaped structure supported by twelve columns symbolizing the twelve Apostles. 48 Planimetria generale e l ingresso della chiesa a quota 3,5 metri. Site plan and church entrance at a height of 3.5 meters. La chiesa di Notre-Dame de l Arche d Alliance sorge nel XV arrondissement, al centro di un giardino pubblico, di fronte a Piazza Falguière. Il complesso è caratterizzato da un volume cubico (contenente l aula assembleare e il presbiterio con quattro alloggi) sorretto da dodici pilastri, che simboleggiano le dodici tribù d Israele e i dodici Apostoli. Il volume è contenuto in un reticolo tridimensionale d acciaio inossidabile trasposizione spaziale del nartece che definisce lo spazio di transizione con l esterno. La forma cubica è un chiaro riferimento all Arca dell Alleanza, il contenitore in cui erano custodite le Tavole della Legge che Dio aveva consegnato a Mosé, sul Monte Sinai. Gli interni della chiesa sono, infatti, in legno d acacia, la stessa essenza dell Arca dell Alleanza. L abside del coro è di forma cilindrica, inclinata nel piano della facciata dove disegna una parabola. Al suo interno c è il tabernacolo realizzato in legno d acacia rivestito di foglie d oro. Sull asse di collegamento fra il coro e l aula assembleare trovano posto l altare, costruito in marmo di Tassos, l ambone e gli altri elementi destinati alla funzione liturgica. Normalmente, il rapporto fra liturgia e architettura sacra riguarda soprattutto gli spazi interni della chiesa. Il percorso del credente prevede alcune soste ideali: la parte iniziale simboleggia la fase esistenziale di avvicinamento alla fede. Chi attende di essere battezzato è invitato a sostare nell area presso l ingresso, l abside e il tabernacolo sono le mete finali del percorso. Nonostante siano presenti molti elementi simbolici riferibili alla tradizione, la nuova chiesa si propone come un architettura in qualche modo trasgressiva, una presa di posizione per dar vita alla ricerca di un nuovo linguaggio, in altre parole rimettere in gioco il rapporto fra l edificio sacro e lo spazio urbano. La sempre maggiore densità della città pone molti limiti al suo rinnovamento. La città invecchia, l architettura anche: poiché la sola sperimentazione rischia di rimanere semplice teoria, architettura di carta con esigue opzioni di tradursi in spazio urbano. La valenza simbolica dell edificio sacro può dunque porsi quale efficace strumento di riflessione critica per gettare uno sguardo verso il futuro. Il reticolo posto all esterno della chiesa che, nelle intenzioni dei progettisti, definisce lo spazio di transizione fra spazio sacro e ambiente urbano è contemporaneamente anche una soglia, una linea virtuale che segna la divisione degli opposti e nello stesso tempo anche il luogo della loro relazione. È dunque anche attraverso l ambiguità semantica dell assenza/presenza che si può incidere sul linguaggio dell architettura contemporanea. Il reticolo della chiesa, quasi fosse una Gabbia di Faraday, include il tutto e nello stesso tempo è anche una soglia virtuale che estende i confini geometrici dell insieme. L intorno non ha quindi più una sua identità spaziale certa, poiché intervengono effetti ottici che ne mettono in discussione la stabilità della percezione. Questa trasmutabilità virtuale diviene dunque metafora del costante mutamento del mondo attraverso una scena urbana che riproduce, in scala ridotta, la condizione d instabilità che pervade la società contemporanea. 49

10 50 Dal basso in alto, piante dei piani primo, terzo, quinto, sesto e sezione trasversale. From bottom up, plans of the first, third, fifth and sixth floors, and cross section. Notre-Dame de l Arche d Alliance Church stands in the 15th arrondissement, in the middle of a public garden opposite Falguière Square. The church complex features a cube-shaped structure (holding the congregation hall and the presbitery with four lodges) supported by twelve columns symbolizing the twelve tribes of Israel and the twelve apostles. The structure is encompassed in a three-dimensional web made of stainless steel spatial rendering of a narthex marking the area of transition to the outside environment. The cube-shaped form clearly evokes the Ark of the Covenant used to hold the Tablets of Stone inscribed with the Ten Commandments that God handed down to Moses on Mount Sinai. The interiors of the church are, like the Ark of the Covenant, made of acacia wood. The church apse is cylindrical and slopes at an angle toward the façade, where it marks a parabola. The tabernacle made of acacia covered with golden leaves is placed inside here. The altar made of Tassos marble, the ambo and other liturgical features are situated along the axis connecting the choir to the congregation hall. Religious architecture and liturgy are brought together through the interiors of a church. Worshippers follow a sort of ideal path starting with a symbolic rendering of their own approach to faith. Those awaiting baptism are expected to wait near the entrance area, while the apse and tabernacle are the final destinations. Despite plenty of references to tradition, the new church is designed around rather transgressive lines, an approach aimed at searching for a new idiom or, in other words, a way of calling into question the religious building s relation to an urban environment. The increasing density of cities is hampering their development in many ways. The city ages and so does architecture: since experimentation alone is likely to be nothing more than mere theory, architecture on paper, with little chance of being transformed into urban reality. The building s symbolic worth might be a useful means of casting a critical eye toward the future. The web on the outside of the church, according to the architects plans, represents the transition between holy space and the urban environment, suggesting a threshold; a virtual line marking the division of opposites and also the place where they are united. The semantic ambiguity between absence/presence is also a means of influencing the idiom of modern-day architecture. The church s web, almost like a Faraday Cage, encompasses everything and at the same time marks another virtual threshold extending the geometric boundaries implying the surroundings have no definite spatial identity. Optical effects are introduced to call into question its perceptual stability. This virtual transmutability ultimately turns into a metaphor for our constantly changing world as the cityscape provides a smaller scale reproduction of the instability pervading modern-day society. Particolare della scalinata che porta all ingresso dominata dal campanile. Il rivestimento esterno è realizzato con pannelli in resina rinforzati con fibra di legno e rivestiti con una resina acrilica serigrafata che riproduce all infinito il testo dell Ave Maria (Je vous salue Marie). Pagine seguenti, l abside del coro di forma cilindrica inclinata nel piano della facciata dove disegna una parabola: al suo interno, il tabernacolo è in legno d acacia coperto di foglie d oro. Il battistero, situato a livello del terreno. Detail of the steps up to the entrance beneath the bell tower. The outside cladding is made of resin panels reinforced with wooden fiber and clad with a serigraphed acrylic resin featuring an endless reproduction of the Ave Marie (Je vous salue Marie). Following pages, the cylindrical-shaped choir apse in the façade plane forming a parabola: the tabernacle inside is made of acacia wood covered with gold foil. The baptistery at ground-floor level. 51

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12 LUOGHI E NON-LUOGHI PLACES AND NON-PLACES Una volta sotto il cielo d Oriente A Dome beneath Eastern Skies Abu Dhabi, nuovo terminal aeroportuale Abu Dhabi, new airport terminal Progetto di ADP-Paul Andreu Project by ADP-Paul Andreu 54 Sezione trasversale e prospetto. La grande copertura a volta è stata pensata come metafora di un cielo stellato nel deserto. Cross section and elevation. The large vaulted roof is designed as a metaphor for a starry night in the desert. Nell iconografia dei complessi aeroportuali la cupola rappresenta una tipologia alquanto inusuale. Forse la sua purezza geometrica e l intensa carica simbolica hanno il potere d intimorire chiunque pensi di confrontarsi con un maestro come Brunelleschi, l autore della cupola più famosa al mondo (realizzata nei primi anni del XV secolo nella chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze). Il Module2, come viene definito il nuovo terminal dell aeroporto di Abu Dhabi, con la sua cupola semitrasparente e mutante, secondo l alternarsi del giorno e della notte, potrebbe essere una sorta di omaggio-sfida lanciato da Paul Andreu verso uno dei più grandi ingegni della storia dell architettura rinascimentale? Se così fosse, varrebbe la pena d indagare sui possibili significati simbolici della cupola attraverso i secoli e le diverse culture che si sono avvicendate nel corso del tempo. Nel contesto culturale, temporale e geografico, la cupola è sempre stata la forma architettonica che rappresenta il cosmo, sia nell accezione laica, sia in quella religiosa. Nel progetto del nuovo terminal si è voluto soprattutto creare in scala ridotta un cielo stellato nel deserto, una metafora che alluda alla necessità del viaggiatore di avere punti di riferimento certi per muoversi agevolmente in un luogo estremo e disorientante. L intervento proposto da ADP-Paul Andreu riguarda il progetto di ampliamento dell aeroporto attraverso la realizzazione di due edifici: un satellite, a pianta circolare, e una seconda unità, posta lungo la linea di raccordo con l edificio del terminal esistente. L edificio satellite è destinato alle operazioni d imbarco e di arrivo e agli spazi del duty-free, nonché ad accogliere alcune strutture accessorie organizzate su due piani separati; la seconda unità comprende invece l area dei banchi per le operazioni di check-in e gli uffici amministrativi. La cupola che fa da copertura all edificio satellite misura cento metri di diametro ed è sostenuta da una struttura composta di cento tubi in acciaio con un diametro di venticinque centimetri e uno spessore di un centimetro. Si tratta dunque di uno spazio di notevole ampiezza, in cui la particolare conformazione strutturale crea effetti di notevole suggestione: la disposizione a raggiera dei tubi ricorda una grande sorgente i cui getti d acqua generano una superficie parabolica simile a una monumentale fontana zampillante. Sostenuta dal cono centrale, la grande volta è rivestita da una serie di vetri caratterizzati da diversi gradi di opacità e trasparenza, con un intensità che aumenta progressivamente dalla base verso la sommità, per poi digradare nuovamente verso la zona perimetrale. Ad altezza d uomo, la superficie al livello di massima circonferenza è praticamente trasparente, lasciando così la possibilità di osservare il panorama a trecentosessanta gradi. Basata su complessi calcoli statici, la cupola presenta una struttura composta di elementi portanti di sezione relativamente limitata, ma ad alta resistenza al carico, un sistema simile a quello impiegato nelle costruzioni aeronautiche. Il progetto si è basato dunque su alcune affinità fra architettura e sistema di trasporto, creando un paesaggio artificiale in cui i diversi ambiti disciplinari si fondono senza però perdere le reciproche identità. T he dome certainly is not the type of stylistic feature usually associated with airport designs. Perhaps its geometric purity and powerful symbolic force are a daunting prospect for any designer daring to face up to a master like Brunelleschi, who designed the world s most famous dome (built in the early-15th century at the Santa Maria del Fiore Church in Florence). Might Module2 (as the new Abu Dhabi airport terminal is called), whose semi-transparent dome alters between day and night, actually be a sort of homage-challenge thrown down by Paul Andreu to one of the greatest engineers in the history of Renaissance architecture? If this were so, it would be worth investigating the various possible symbolic meanings of the dome down through the centuries and across different cultures. Through every culture, the dome has always been the architectural form chosen to represent the heavens, both from a secular and religious viewpoint. The project for the new terminal was designed to simulate a starry desert sky; a metaphor alluding to a traveler s need to have definite bearings in order to find one s way if faced with extreme conditions. The project designed by ADP-Paul Andreu involves extending the airport through the construction of two buildings: a circular-based satellite building and a second unit placed along the connecting line to the old terminal building. The satellite building serves boarding and disembarking procedures and accommodates duty free spaces. It also houses some ancillary facilities sited over two separate levels. The second unit houses the check-in area and administration offices. The dome over the satellite building measures one hundred meters in diameter and is held in position by a structure made of one hundred steel tubes measuring twenty-five centimeters in diameter and one centimeter thick. This is a spacious area, where the unique structural form creates striking effects: a sundial formation of tubes calls to mind spurting water creating a parabolic surface rather like a gushing monumental fountain. The large vault supported by the central cone is clad with a set of glass windows each with different degrees of opacity and transparency. The opacity increases gradually from the base up, before gradually decreasing again toward the edges. The glass surface at eye level is almost transparent providing a three hundred and sixty degree observation point. The dome, whose design is based on extremely complex static calculations, has a structure made of bearing elements with relatively small sections but high load-resistance, a system similar to that used for aeronautical constructions. The project encompasses certain similarities between the design of architecture and that of transport systems, thereby creating a sort of manmade landscape in which disciplinary boundaries break down without, however, losing their own separate identities. 55

13 Sezione trasversale parziale. Partial cross section. Pagine seguenti, prospettiva aerea del complesso aeroportuale; sezione trasversale prospettica; particolare dell interno con la volta di 100 m di diametro, sostenuta da una struttura composta di un centinaio di tubi d acciaio. La volta è rivestita con pannelli di vetro con diversi gradi di trasparenza e opacità. Following pages, aerial view of the airport; perspective cross section; detail of the inside, whose vault measuring 100 meters in diameter is held up by a structure made of about one hundred steel tubes. The vault is clad with glass panels of different degrees of transparency and opacity

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15 Da porta a porta From Door to Door Roissy, Terminal 2F Roissy, Terminal 2F Progetto di Paul Andreu Project by Paul Andreu 60 Pagina a fianco, planimetria generale e piante dei livelli partenze e arrivi. La nuova aerostazione si inserisce lungo il prolungamento est-ovest dei precedenti quattro moduli A, B, C, D e di quello di scambio con la linea ferroviaria del TGV-RER. Opposite page, site plan and plans of the departures and arrivals levels. The new airport fits in along the eastwest extension to the previous four modules (A, B, C and D) and the junction with the TGV-RER railway line. Per vastità e tipo di configurazione compositiva, il complesso aeroportuale di Roissy è un vero e proprio paesaggio artificiale, un luogo in cui si confrontano, ad armi pari, architettura e territorio, ovvero: natura e artificio. Esperto di progettazione di grandi aeroporti (fra gli altri, ha progettato quelli di Giakarta, di Osaka e di Nizza), Paul Andreu, nelle sue realizzazioni, oltre alla parte ingegneristica, cura con particolare attenzione anche gli aspetti emozionali che l architettura è in grado di creare quando punta sull innovazione. Nell intervento a Roissy, grazie alla particolare concezione delle penisole d imbarco, l alternarsi di materia e di luce gioca un ruolo primario. Il progetto, sviluppato da RFR quando c era ancora Peter Rice, poi scomparso prematuramente, presenta una soluzione di raffinata fattura ingegneristica per le parti strutturali, grazie alla modellizzazione computerizzata, ma che dimostra anche grande sensibilità nel trattamento della luce naturale. Un sistema frangisole, composto di lamelle forate in grado di filtrare e attenuare i raggi solari, permette di proteggere l interno senza precludere il passaggio della luce. La copertura è quindi una superficie mutevole, che secondo il punto di osservazione presenta diversi gradi di opacità o di trasparenza. L intervento a Roissy riguarda la realizzazione del nuovo Terminal F2 quale ampliamento dell aeroporto Charles De Gaulle, di cui Andreu seguì la realizzazione alcuni decenni fa. Data l importanza dello scalo, il complesso aeroportuale si confronta con aeroporti internazionali come il Kansai Airport, progettato da Renzo Piano e con l Hong Kong Airport, realizzato su progetto di Norman Foster. Contrariamente ai due grandi scali intercontinentali, Roissy presenta accentuate differenze, grazie a rotondità e accentuate contrapposizioni materiche che segnano le diverse destinazioni funzionali degli edifici. La parte cosiddetta land side, quella aperta a tutti, dove si effettua il check-in, è un volume in cemento dall aspetto austero rivolto verso la città, mentre la struttura prossima alla fase d imbarco è caratterizzata dalla leggerezza e dalla trasparenza, permettendo così ai viaggiatori l osservazione diretta sull area destinata al volo, una veduta in cui il mondo tecnologico si confronta con il paesaggio naturale. La differenziazione tra corpi materici e una superficie immateriale come il vetro gioca un importante ruolo, sia come orientamento per chi transita a terra, sia come percezione visiva dall alto. In quest ultimo caso, la connotazione planimetrica percepibile durante la fase di volo precedente l atterraggio è il dato che definisce con maggiore completezza il ruolo dell aeroporto quale moderna porta d accesso alla città. In realtà i grandi aeroporti, per la loro notevole estensione e complessità, costituiscono un segno forte nel territorio in quanto, oltre al nucleo aeroportuale vero e proprio, sono spesso generatori di nuove reti infrastrutturali come ferrovie e autostrade a grande traffico. L aumento costante dell intensità del traffico passeggeri fa degli aeroporti, oltre che straordinarie macchine logistiche, importanti poli di scambio, quindi ottime occasioni per creare strutture che quando puntano su un immagine forte e innovativa costituiscono grossi veicoli di comunicazione culturale.

16 62 Roissy Airport s design layout and size make an impressive manmade landscape, a place where architecture and environment (or rather artifice and nature) face each other on an even standing. An expert in designing large airports (such as those in Jakarta, Osaka and Nice), Paul Andreu does not just focus on the engineering aspect, his designs also pay careful attention to the emotions architecture is capable of evoking when it is designed around innovation. Thanks to the unique design of the passenger boarding peninsulas, the Roissy project allows the alternation of material and light to play a key role. The project developed by RFR while Peter Rice was there (before his untimely death) works around elegant structural features drawing on computer modeling, and also shows great sensitivity in handling natural light. A sunblind system made of perforated shutter blades capable of filtering through and toning down the sun s rays protect the interior without blocking out all the light. The roof is therefore an ever-changing surface with different degrees of opacity and transparency depending on the position from which it is viewed. The Roissy project concerns the construction of the new Terminal F2 as an extension to Charles De Gaulle Airport, designed by Andreu himself a few decades earlier. Given the importance of this airport, the complex must inevitably confront the likes of Kansai Airport designed by Renzo Piano and Hong Kong Airport designed by Norman Foster. In contrast with these two major intercontinental airports, Roissy differs due to its rotundity and accentuated contrasts between differing materials marking the different purposes the various buildings serve. The land side of the project, where passengers check in, is an austere-looking cement structure facing the city, while the building near the boarding area is much lighter and more transparent, providing passengers with a direct view of the flight area, a view of where technology meets nature. The distinction between material bodies and an immaterial surface like glass plays a key role in guiding passengers in transit and opening up vistas that can be viewed from above. In this latter case, the view of the building layout that can be seen just before landing is a distinctive feature of a modern airport s role as a gateway to a city. The expansion and complexity of large airports make them important landmarks as, in addition to the airport complex itself, they also generate new infrastructure networks such as busy motorways and railways. The constantly increasing number of passengers make airports important points of interchange, as well as incredibly effective logistical mechanisms, providing excellent opportunities to create structures that, when focusing on a powerful new image, function as a major means of cultural communication. Pagina precedente, l area d attesa dei passeggeri. In questa pagina, spazi relativi alle partenze e agli arrivi. Pagine seguenti, il corpo principale dove sono organizzati i due livelli delle partenze e degli arrivi e quello intermedio destinato ai passeggeri in transito. Previous page, the passenger waiting area. This page, spaces serving the departures and arrivals areas. Following pages, the main section housing the departures and arrivals levels and the intermediate level serving passengers in transit. 63

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18 LUOGHI E NON-LUOGHI PLACES AND NON-PLACES L utopia degli scambi The Utopia of Trade Amsterdam, World Trade Center Amsterdam, World Trade Center Progetto di Benthem Crouwel NACO Project by Benthem Crouwel NACO 66 Ingresso e atrio del nuovo WTC, realizzato presso l aeroporto internazionale di Amsterdam Schiphol come supporto logistico. Entrance and lobby of the new WTC built inside Schiphol International Airport, Amsterdam, as a logistics facility. Da più parti si sostiene che nell era delle comunicazioni di massa non esistano più regole sicure sull etica dello spazio, ovvero l architettura, globalizzandosi, sembra aver perso la sua originaria carica di strumento sensibile, di cartina di tornasole per misurare il tasso di bellezza dell ambiente costruito. La perdita d identità è il dato comune dei paesaggi urbani contemporanei, e l omologazione è un segno dell assenza della bellezza poiché manca la materia del confronto. In uno scenario dove tutto sembra destinato a soccombere alla non-bellezza, vi sono tuttavia alcune isole felici in cui la bellezza non ha ancora definitivamente abdicato. Il World Trade Center di Amsterdam è, infatti, un esempio di come l architettura abbia a disposizione un efficace sistema immunitario in grado di assicurarle un minimo di decenza formale. Per ottenere un antivirus abbastanza vigoroso, a volte basterebbe affidarsi alla tecnologia delle costruzioni in metallo. Un architettura realizzata sostanzialmente in ferro e vetro suggerisce un idea di leggerezza e quindi di effimero, di transitorio e assicurerebbe un minimo impatto sull ambiente. Ciò che si può facilmente smontare, sollecita il cambiamento, quindi fornirebbe l occasione per costruire strutture con una maggiore qualità della volta precedente. La nuova struttura, realizzata fra il 1999 e il 2000, rappresenta l ultima fase prevista per il completamento dell Amsterdam Airport Schiphol, progettato sempre da Benthem Crouwel NACO. L intervento consiste nella realizzazione di una struttura comprendente la stazione ferroviaria che collega la capitale olandese con Bruxelles e Parigi, un grande parcheggio, alcuni alberghi e il World Trade Center, suddiviso in otto edifici per uffici. Si tratta quindi di una porzione di città ad alto tasso di specializzazione poiché al suo interno il complesso include ambienti di ricevimento, sale conferenze, negozi, banche e aree destinate agli incontri. È dunque espressione eclatante di quella modernità che ha prodotto nuovi territori di scambio, spazi della civiltà globalizzata, ovvero i non-luoghi, come li ha definiti l antropologo Marc Augé: Il mondo della globalizzazione economica e tecnologica è il mondo del passaggio e della circolazione, e ha come sfondo il consumo. Gli aeroporti, le catene alberghiere, le autostrade, i supermercati (aggiungerei volentieri alla lista anche le basi di lancio missilistiche) sono dei non-luoghi, nella misura in cui la loro vocazione principale non è territoriale, non è di creare identità individuali, relazioni simboliche e patrimoni comuni, ma piuttosto di facilitare la circolazione (e quindi il consumo) in un mondo di dimensioni planetarie (da Narrazione, viaggio, alterità, relazione al seminario presso la Scuola Superiore di Studi Umanistici dell Università di Bologna). Se il non-luogo è, in sintesi, uno spazio privo d identità, la ricerca di segni identitari sembrerebbe dunque un percorso possibile per risolvere il problema. Ma da dove partire per iniziare con una minima probabilità di successo? Forse, dall utopia? Richard Buckminster Fuller sosteneva che il mondo è troppo pericoloso per qualsiasi cosa, meno che per l utopia. 67 Planimetria generale e atrio del terzo livello. Site plan and third-floor lobby.

19 Atrio di ingresso al secondo piano. Entrance lobby on the second floor. Sezione trasversale e 68 Many people claim that in an age of mass communication there are no longer any defining sels and Paris, a large car park, several hotels and the railway station that connects the Dutch capital to Brus- longitudinale. Cross section and longitudinal section. rules governing the ethics of space or in other World Trade Center divided into eight office buildings. words architecture. As standards have globalized architecture has lost some of its original force as a yardstick of the complex houses reception rooms, conference This is a highly specialized corner of the city: the inside for gauging the beauty of the built environment. Loss halls, shops, banks and meeting areas. This makes it a of identity is the real leitmotif of modern-day cityscapes striking example of the kind of modernity that has produced new areas of exchange, places of globalized civi- and indistinctiveness is a sign of a certain lack of beauty due to the absence of any means of comparison. lization or non-places as Marc Augé called them: The In an environment where everything seems destined to world of economic and technological globalization is the give way to non-beauty, there are still some examples world of passage and circulation, and its background is of outstanding beauty that have refused to abdicate consumerism. Airports, hotel chains, motorways and supermarkets (I d also gladly add missile launch pads to the once and for all. The World Trade Center in Amsterdam is an example of how architecture is still blessed with an list) are non-places in as much as their main vocation is effective immune system capable of providing at least not territorial, they are not designed to create individual minimal stylistic decency. identities, symbolic relations or common wealth but To find a reasonably strong antivirus, we need only turn rather to make circulation easier (and hence consumerism) in a world of planetary dimensions. (From to the technology used for metallic constructions. Architecture using mainly iron and glass creates a sense of Narration, voyage, altérité, a publication circulated at a lightness, impermanence and transience, with little environmental impact. What can be easily dismantled, en- School of Human Studies.) If, in brief, a non-place is a seminar held at the University of Bologna's Superior courages change and hence would provide the chance space with no identity, the quest for identifying signs to build structures of a better quality than in the past. would seem to be a possible means of solving the problem. But where do we start to have even a minimum This new facility, built between , is the last phase envisaged in the completion of Schiphol Airport, chance of success? Perhaps from utopia? Richard Buckminster Fuller claimed that the world is too dangerous Amsterdam, also designed by Benthem Crouwel NA- CO. The project involves a structure encompassing the for anything; except for utopia. 69

20 Corridoio di arrivo degli Interno della grande ascensori. vetrata. Lift corridor. Inside the large glass section. Atrio del terzo piano. Third-floor lobby. Grande atrio centrale a tutta altezza con le installazioni dell artista statunitense Dale Chihuly. Huge full-height central lobby showing the installations by the American artist Dale Chihuly.

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