club milano n. 24 Claudio Cecchetto: Se fai il talent scout, un po di bravura devi per forza averla pure tu. pagina 16

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1 club milano n. 24 Il modernariato conquista i milanesi: un oggetto che ha già vissuto ha sempre una storia da raccontare. Daria Bignardi ha ricevuto talmente tanto affetto dai lettori che ha deciso di pubblicare un nuovo romanzo. Cattelan: Amo Milano per quello che non può darmi New York. Forse non è molto, ma per me è essenziale. La cucina nordeuropea ha radici antiche e sapori in grado di prendere per la gola anche noi italiani. gennaio - febbraio 2015 Claudio Cecchetto: Se fai il talent scout, un po di bravura devi per forza averla pure tu. pagina 16 Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - LO/MI 3,00 euro

2 Porsche consiglia Porsche consiglia Elogio della leggerezza. 911 Carrera GTS. Con formula Carrera GTS Light Leasing. Vieni a scoprirla presso i Centri Porsche di Milano. Rate a partire da 993 euro e zero costi di bollo e superbollo per un anno*. Centro Porsche Milano Nord Porsche Haus srl - Concessionario Porsche Via Stephenson 53, Milano Tel Centro Porsche Milano Est Porsche Haus srl - Concessionario Porsche Via Rubattino 94, Milano Tel *Esempio per Porsche 911 Carrera GTS. Prezzo finale ,00 euro (IPT prov. MI e messa su strada incluse). Leasing Porsche Financial Services Italia: durata 48 mesi. Anticipo, spese e bolli: ,46 euro. 47 rate mensili da 993,50 euro cadauna. Riscatto finale opzionale ,73 euro e chilometraggio totale TAN 5,25%. Tasso Leasing 5,38%. Spese istruttoria pratica 366 euro. Spese d incasso canone 4,88 euro. Tutti i valori IVA inclusa. L offerta è valida per immatricolazioni entro il 31/03/2015. La copertura assicurativa furto/incendio (prov. MI), è disponibile a partire da 140,72 euro mensili per tutta la durata della locazione (TAEG 8,43%) in presenza di antifurto satellitare approvato dalla casa. Salvo approvazione di Porsche Financial Services Italia S.p.A. Ulteriori informazioni sui fogli analitici e informativa europea sul credito ai consumatori disponibili in concessionaria. Consumi ciclo combinato: da 10 a 8,7 l/100 km. Emissioni di CO 2 : da 235 a 202 g/km. Offerta disponibile solo presso i Centri Porsche di Milano.

3 editorial Tra passato e futuro Per chi viene da fuori, Milano rappresenta qualcosa di straordinario. Senza essere una metropoli in senso stretto, e con una superficie abitativa molto inferiore rispetto ad altre grandi città europee, a Milano viene da sempre riconosciuta una dimensione internazionale unica in Italia. Prima capitale mondiale della moda, poi del design e ora del food. Si può dire che tutto quanto sia lifestyle, nel senso di tendenze (parola abusata ma sempre attuale), prima passi da qua. Il gap di attrattività che inevitabilmente viene scontato a livello turistico rispetto alle più ricercate città d arte come Roma, Firenze, Venezia o Verona, viene ampiamente colmato dalla capacità del capoluogo meneghino di essere sempre un passo avanti e di reinventarsi. La proiezione verso il futuro è la vera caratteristica distintiva della nostra città, che non a caso ha una concentrazione di start up e incubatori inimmaginabile nel resto del nostro Paese. Per non parlare degli aspetti urbanistici e architettonici che, mai come in questi anni, hanno stravolto il nostro stesso sguardo, mai annoiato. Tutto questo è la migliore risposta per coloro che recentemente mi hanno chiesto come facciamo a trovare sempre, ogni due mesi, degli argomenti di cui parlare su Milano. Chi non vive in una redazione forse neppure immagina quanti temi, altrettanto interessanti, abbiamo dovuto selezionare, scartare o posticipare in questi quattro anni di attività, tante sono le storie da raccontare. Con questo numero entriamo nel nostro quinto anno. Un periodo volato via velocissimo e un traguardo che all inizio pareva davvero un utopia, soprattutto vista la crisi che ha colpito a più livelli ogni settore economico. Se siamo ancora qua, se siamo cresciuti, e se ora ci siamo persino rinnovati, a partire dalla copertina con una nuova veste grafica, è solo grazie al fatto che in questi anni siamo stati lo specchio fedele di una città che come una donna volubile e geniale ti fa impazzire, spesso arrabbiare, ma alla fine vince sempre lei. Teo Teocoli, Flavia Pennetta, Linus, Andrea Berton, Sergio Scariolo, Giovanni Soldini, Fabio Novembre, Nicola Guiducci, Paolo Rossi, Elio Fiorucci, Eugenio Finardi, Marco Lodola, Giulio Cappellini, Elio, Gino e Michele, Carla Sozzani, Stefano Bollani, Giovanni Gastel, Stefano Giovannoni, Beppe Bergomi, Benedetta Arese Lucini, Claudio Bisio, Gualtiero Marchesi e ora Claudio Cecchetto. Sono i personaggi delle 24 copertine di Club Milano che ci hanno accompagnato fin qua, ognuno con una storia unica, a proprio modo straordinaria. Non tutti di Milano, ma con un solo comune denominatore: la storia di ciascuno di loro si sarebbe potuta realizzare solo qua. Stefano Ampollini 4

4 contents point of view 10 Gente fiduciosa e ladri di biciclette di Roberto Perrone focus 26 Gli oggetti raccontano di Marilena Roncarà inside 12 Brevi dalla città a cura della Redazione di Club Milano outside 14 Brevi dal mondo a cura della Redazione di Club Milano cover story 16 Giocare Creare Superman! di Simone Sacco interview Una famiglia sullo sfondo di Nadia Afragola 28 focus 30 Servizio in guanti bianchi di Elisa Zanetti interview 32 Milano (quasi) meglio di New York di Nadia Afragola portfolio 20 Seguendo le orme di Bonatti Testo di Andrea Zappa Foto di Walter Bonatti focus 36 L almanacco dei desideri di Carolina Saporiti focus 38 La web-tv su Milano di Marilena Roncarà 6

5 contents design 42 Manifesto Scandinavia di Davide Rota wellness 56 Ayurveda in alta quota di Simona Lovati overseas 58 Arte, tradizione e curry di Elena Cappelletti food 44 Intrigo (culinario) a Stoccolma di Simone Zeni weekend 46 Museo vista Mar Baltico di Carolina Saporiti food 60 Enrico Derflingher di Andrea Zappa style 48 The vernissage di Luigi Bruzzone free time 62 Da non perdere di Enrico S. Benincasa secret milano 64 Il mondo sotterraneo dei Cobianchi di Marilena Roncarà wheels 52 Carrozze da sogno di Andrea Zappa hi tech 54 Godersi il tecno-comfort di casa di Paolo Crespi In copertina Claudio Cecchetto Foto di Matteo Cherubino. 8

6 point of view roberto perrone Giornalista e scrittore dalle radici zeneisi si occupa di sport, enogastronomia e viaggi per Il Corriere della Sera. Il suo ultimo romanzo si intitola La cucina degli amori impossibili edito da Mondadori che coniuga le sue passioni: la Liguria, la cucina, le donne, i viaggi e lo sport. Design & MoDern Living Gente fiduciosa e ladri di biciclette Mia moglie mi ha guardato con quella faccia un po così, quell espressione un po così che mette su quando deve farsi perdonare qualcosa. Mi hanno rubato la bici. Ho aggiornato il cahier des doleances dei furti milanesi subiti della signora (per quelli around the world ho un altro cahier): due biciclette; due monopattini; un trapano; le chiavi di casa (ho dovuto rifare le serrature). I due monopattini mi stanno ancora qui perché li avevo portati per i bambini da Sydney. Un viaggio di 24 ore, tre scali e poi vennero abbandonati sul pianerottolo. Adieu. La storia del trapano è troppo lunga. Perché deve farsi perdonare? Perché sono tutti furti dovuti alla sua fiducia nel prossimo, malgrado i miei avvertimenti. Lasciare la bici con una catenina che sembra quella della Cresima e non attaccarla nemmeno a un pilone/ palo/guardrail è un invito a farsela portare via, come mollare i due monopattini sul pianerottolo della nostra vecchia casa, diventato una specie di deposito. Pensava che lì non sarebbe venuto nessuno a prendersi quei due gioiellini cromati made in Australia. Penso alla fiducia di mia moglie, al fatto che va in giro per Milano come se fosse il paesino ligure dove abbiamo il nostro buen retiro, senza guardarsi le spalle come faccio io, ignorando certi recenti, e più gravi, racconti di micro-criminalità che testimoniano l imbastardimento della metropoli. Non è solo sconsideratezza, è un atteggiamento del cuore. Infatti mi piace quel suo sguardo, anche se dovrebbe stare più attenta. Mi piace perché io non ce l ho, perché faccio fatica a non guardarmi le spalle e a fissare con sospetto certe facce, certi angoli, certe ore. Milano è una grande città, ha un fascino che mi colpisce ancora, anzi forse ancora di più rispetto al passato. Offre scorci indimenticabili e luoghi incantati che ora diventeranno patrimonio dei milioni di persone che arriveranno tra poco per l Expo. Nelle pagine che seguono questi miei pensieri in (molta) libertà ci sono i racconti di persone che hanno vissuto e vivono la città, che hanno costruito qui le loro vite, magari venendo da fuori, come me. A loro, a noi stessi, a tutti quelli che vengono qui dovremmo saper offrire una città funzionale, moderna, rispettosa del suo passato. Una città sicura. Una città dove i ladri di biciclette siano una minoranza, anzi scompaiano del tutto. Una Milano sicura, che sappia ripagare la fiducia che persone come mia moglie le regalano ogni giorno. SPOTTI MILANO + VALCUCINE MILANO PIAVE Viale Piave, Milano T F LOGISTICA + CENTRO CONSEGNE Viale Nobel, 26/A Lissone - MB T F Roberto Perrone VALCUCINE MILANO BRERA C.so Gribaldi, Milano T F SEDE LEGALE Viale Piave, Milano P.IVA C.F

7 INSIDE Click and ticket ATM ha lanciato la sua nuova app, ATM Milano Official App. La principale novità è la possibilità di comprare i biglietti (anche quello singolo urbano) pagando con Paypal o carta di credito. Disponibile in italiano e inglese, per ios, Android e Windows Phone, è aggiornata costantemente sul traffico di Milano e consente di calcolare il percorso più veloce per raggiungere la propria destinazione. LA LUCE SVELA CHI SEI La cucina del mondo Dal 12 al 16 gennaio a Expo Gate si è parlato di cucina dell altro mondo, in collaborazione con Identità Golose. A pochi mesi dall inizio di Expo i milanesi hanno potuto scoprire chi sono e cosa cucinano i migliori chef stranieri della città. Il ciclo di incontri La cucina internazionale a Milano ha incluso racconti seguiti da showcooking di cuochi provenienti da Giappone, Perù, Cina, India, Brasile, Egitto, Tunisia, Mali, Congo e Vietnam. Le nuove serie di Kris Ruhs Ha inaugurato lo scorso 17 gennaio la mostra, che andrà avanti fino al primo febbraio, di Kris Ruhs presso la Galleria Sozzani di Milano. I lavori di New Series esplorano la divisione tra spazio, tela e soggetto attraverso la costruzione di schermi al di sotto dei quali altre superfici sono svelate e in cui la mano dell artista è visibile. Un White da wow Si è conclusa il 19 gennaio l ultima edizione di White Show, questa volta inaugurata con il rapper Marracash che ha scelto proprio il salone della moda contemporanea per lanciare la sua prima collezione KG. Tra gli spazi di Superstudio Più e dell Ex Ansaldo hanno esposto le loro linee 180 marchi; nuovo il progetto WOW 0.15, un esclusivo brandmix dedicato al web e studiato dal team di Highsnobiety insieme a White. Training puro Ha aperto a Milano in via Borgogna 5 San Babila PURE che supera il concetto di palestra e lancia quello di Personal Training Studio. Qui i clienti si allenano in esclusive lezioni one-to-one. In programma ci sono anche collaborazioni con esperti internazionali e un calendario eventi per scoprire metodologie di allenamento sperimentali. purewellness.it DS 3 CON NUOVI FARI XENO FULL LED DS VTi 95 GPL. Consumo su percorso misto: 5,9 l/100 Km (uso benzina) - 8,2 l/100 Km (uso GPL). Emissioni di CO2 su percorso misto: 136 g/km (uso benzina) g/km (uso GPL). La foto è inserita a titolo informativo. CRÉATIVE TECHNOLOGIE Ti aspettiamo presso i nostri showroom e su 12 CITROËN ITALIA S.P.A. FILIALE DI MILANO VIA GATTAMELATA 41 - VIALE MONZA 65 TEL

8 outside Ancora più Premium Dopo il successo della passata stagione, PREMIUM (che si è svolto dal 19 al 21 gennaio scorsi) ha deciso di ingrandirsi. Con un aumento della superficie del 17%, PREMIUM quest anno ha infatti ospitato marchi e collezioni disposti su circa metri quadrati, rafforzando il ruolo internazionale di Berlino nel mondo della moda. Nella nuova sala hanno esposto solo marchi di lusso, nuovi brand internazionali e giovani designer di talento. A ritmo scandinavo Watch/lab, nuova realtà distributiva specializzata in marchi di nicchia, debutta con il lancio degli orologi di design svedese Daniel Wellington, che esprimono il successo della creatività scandinava. Sottili ed eleganti, questi cronografi hanno la cassa tonda e priva di eccessivi dettagli. Elemento distintivo è il classico cinturino NATO. La collezione comprende 24 modelli con cinturini in cuoio più 10 cinturini NATO interscambiabili. MORE house La collezione di case prefabbricate MORE si è arricchita della wowhouse, realizzata con il nuovo sistema legno, che permette di realizzare una casa durevole, sicura in caso di sisma ed ecosostenibile. La forma si ispira al modello archetipo di casa il cui cuore è rappresentato da un vano strutturale che si occupa della distribuzione architettonica ed energetica. MORE è un sistema innovativo di progettazione architettonica e costruzione prefabbricata per case su misura del gruppo Terra Moretti. Versace apre a San Paolo Una nuova boutique, presso lo Shopping Iguatemi, che esprime il concept pensato da Donatella Versace in collaborazione con l architetto inglese Jamie Fobert. Il negozio, che si sviluppa su un area di 135 metri quadrati, fonde sapientemente opulenza e tradizione architettonica italiana con il dinamismo e l energia Versace di oggi: un dialogo tra passato e futuro e tra la maison e i suoi clienti. 15 anni di puro gusto Havana Club Gran Reserva Añejo 15 Años riflette la prodigiosa essenza dell identità cubana. Un edizione limitata, per la prima volta disponibile in Italia, che nasce dalla ripetuta miscelazione, in fusti di quercia, delle migliori riserve custodite nelle cantine Havana Club e invecchiate almeno 15 anni. Un rum unico, custodito in un elegante bottiglia in vetro slanciata e sinuosa e impreziosita dal lettering in rilievo e da un etichetta sofisticata. La confezione è completata da un astuccio total black. havana-club.it 14

9 Cover story Cover story claudio cecchetto GIOCARE CREARE SUPERMAN! Ha inventato personaggi mediaticamente potentissimi (Jovanotti, Fiorello, gli 883, Fabio Volo), ha baciato sulle labbra il successo e l etere italiano non sarebbe stato lo stesso senza le sue visioni sfociate in Radio Deejay e Radio Capital. Avrebbe potuto vivere di rendita in quella Milano che l ha accolto fin dagli anni Cinquanta, ma ancora oggi è alla ricerca di qualcosa che non c è. Ha provato a raccontarcelo nella sua sincera autobiografia In Diretta e poi è andato decisamente più a fondo in questa chiacchierata con Club Milano. Lui è Claudio Cecchetto e, se da piccoli ballavate il Gioca Jouer o sognavate l Italodisco, è inutile aggiungere altro di Simone Sacco Foto di Matteo Cherubino Come se si accendesse la lucina rossa dell On Air e tu, travolto da quel comando, ti sentissi improvvisamente libero di parlare col mondo. La magia della radio, sapete? Solo che chi parla alla fine è sempre lui: Claudio Cecchetto da Ceggia (vicino a Venezia), classe 1952, di professione talent-scout, discografico, disc jockey. O spirito warholiano nel senso di colui che trascina il pop alle masse. E tu, cronista, devi solo riannodare i fili del discorso e seguire il suo coinvolgente flow. Anche perché l ex proprietario di Radio Deejay (prima della lunghissima guerra fredda con il successore Linus scongelatasi solo di recente) sarebbe qui per promozionare In Diretta, l autobiografia che ha scritto per Baldini & Castoldi dopo anni di corteggiamento editoriale. Solo che Cecchetto preferisce liquidare la pratica in poche battute ( Il libro? È stata un idea dell editore, ma ho preferito scriverlo io per evitare una sequenza di nozioni modello Wikipedia. A mia moglie è piaciuto molto fin dall inizio e questo mi ha dato coraggio nel portarlo a termine ) e comincia subito a sviare sul copione. Mi rendo conto dal suo sguardo vispo e dalle sue occhiate ficcanti che crede molto in quello che dice. E comprendo che è stata questa sua incrollabile sicurezza ad averlo tramutato nell uomo del prima e del dopo che diverte l Italia fin dagli anni di piombo. Pensateci bene: prima di Cecchetto non avevamo il funky trasmesso nell aria, le scarpe da ginnastica portate audacemente con lo smoking (a Sanremo, per di più!), Radio Deejay, People from Ibiza, Jovanotti, il karaoke, i punti cardinali cantati dagli 883, i bestseller di Fabio Volo, la bonomia di Gerry Scotti e molte altre cose. Dopo invece era già tutta cultura di massa. E nel mezzo ci stava questo veneto dai capelli lunghi: enigma per molti; grande burattinaio del mainstream per chi lo critica; genio per chi fa fatica oggigiorno a vendere un sogno, figuratevi un disco. Partiamo subito in quarta: Cecchetto si nasce o si diventa? Vallo a capire! (sorride, NdR) Nel mio caso credo si sia trattato di una buona combinazione tra talento, analisi, passione e fortuna. Il talento devo per forza includerlo perché, se fai il talent scout, un po di bravura devi averla pure tu. Poi però serve anche l analisi, capire su cosa stai investendo. E infine una bella botta di fondoschiena perché io ce l ho fatta venendo da Ceggia, un comune di 5 mila anime. Che non è come dire Londra o New York Ti riconosci nella definizione di talent scout? Perché è facile inquadrarti come una specie di icona-pop che ha segnato il confine tra il peso ideologico degli anni Settanta e la leggerezza (apparente) del decennio successivo In tutta sincerità, io continuo a sentirmi un semplice disc jockey. In fondo qual è il compito di un dj? Selezionare il prodotto migliore tra le centinaia che sente ogni giorno. Avere quell intuizione che 16 17

10 Cover story Cover story Non ho mai voluto spendere tutta la mia vita su un solo artista perché a me piace più costruire che gestire Il Gioca Jouer, il ballo di gruppo declamato da Cecchetto nel 1981 (uno dei singoli più venduti quell anno), nacque grazie al grande lavoro di Claudio Simonetti dei Goblin. Gli chiesi una melodia sulla falsariga di Whatever You Want degli Status Quo e lui tornò con quella base: direi che ha funzionato. ciò che piace in primis a te, può piacere anche agli altri. A molti altri. Ecco perché non mi ritengo un predestinato. Chiunque, con la giusta dose di passione e un pizzico di metodo, potrebbe raggiungere i miei stessi risultati. Anche in quest epoca? Certo: cos ha che non va il terzo millennio? Beh, crollo della discografia a parte, è palesemente nostalgico. Ritengo che sia difficile proporre qualcosa di nuovo se accendi la radio e ci trovi dentro un orgia di evergreen degli ultimi trenta/quarant anni. Ma quella è solo una conseguenza di Internet. Il web ha aperto questo scrigno di cose belle e il grosso pubblico ci si è buttato. Sai, non ci trovo grandi differenze da quando i CD fecero la loro prima apparizione sul mercato, alla metà degli anni Ottanta. Anche lì cosa credi che si vendessero? Le ristampe dei Beatles o l ultimo gruppo più innovativo? La gente, ciclicamente, ha bisogno di passato. Ma poi va avanti Quindi ci sarà futuro per la musica? O ci ritroveremo anche nel 2025 a fare la fila per le prevendite di Springsteen o degli U2? La vedo dura, durissima se restringiamo il discorso alla sola musica. Nel senso che il gusto popolare si è spostato altrove. Nei talentshow, ad esempio, dove per me le innovazioni sono ancora consentite. L importante è non intestardirsi a ricreare il passato. O a cercare ossessivamente nuovi generi musicali visto che le note restano sette. Cosa intendi quando dici che nei talent si può ancora innovare? Che la voce non è tutto. Proprio in questi mesi sto lavorando a un mio talent (di prossima uscita) in cui voglio scoprire esattamente chi sei, che attitude hai, prima di metterti davanti a un microfono e mandarti in televisione rischiando di rovinarti la carriera. E considera che io ho prodotto degli album da milioni di copie senza che il cantante solista fosse al livello di Pavarotti Ti riferisci al Jovanotti di Gimme Five? Esattamente. For President, il debutto di Lorenzo datato 1988, vendette qualcosa come 500 mila copie e, musicalmente parlando, era abbastanza povero. Però aveva dentro quell energia, quella faccia tosta che oggi faccio fatica a trovare nei dischi contemporanei. L input, in quel caso, chi te lo diede? Il primo rap che arrivava dagli States? Il rap, certo, ma anche Malcolm McLaren. L inventore dei Sex Pistols fu uno degli artisti che trasmisi di più a Radio Deejay ai tempi dei suoi singoli Buffalo Gals e Double Dutch. E comunque, quando arrivò il punk, mi dissi: Ok, anch io voglio ricreare quella botta!. Prima mi citavi i Beatles. So che uno dei tuoi modelli principali è stato Brian Epstein, il cosiddetto Quinto Beatle. Il loro manager morto in circostanze tragiche nel 1967 I Beatles erano il massimo, collezionavo ogni singola cosa su di loro. A me però intrigava anche la figura di Epstein visto che fu lui a dargli quell aria da bravi ragazzi, a consigliarli di fare l inchino ogni volta che terminavano una canzone, a suggerirgli di sorridere... Anni dopo avrei capito a fondo il suo ruolo basilare sintetizzandolo in una frase che ho messo pure nel libro: il talento è un dono, ma il successo è un lavoro che va fatto bene. Ogni singolo giorno. I Beatles significano anche BBC. Secondo te un modello simile è esportabile in Italia dove imperano radio improntate sul cazzeggio, sugli zoo e sulla parlantina vuota dei dj? Gli inglesi sanno fare radio e musica di qualità esattamente come noi siamo bravi con gli spaghetti. Nei nostri network manca innanzitutto il gusto del rischio: sintonizzi una stazione a caso e le trovi tutte accomodanti nei confronti dell ascoltatore, legatissime alle classifiche Top 30, quasi come se non volessero disturbare... Torniamo un attimo ad Epstein: a lui, ad un certo punto, il bel giocattolo scappò di mano in quanto i Beatles erano diventati troppo grandi. A te è mai successo con qualcuno dei tuoi protetti? Ogni singola volta e sempre per mia volontà. Non ho mai voluto spendere tutta la mia vita su di un solo artista perché a me piace più costruire che gestire. Un uomo deve essere ricordato non per ciò che è, ma per le cose che fa. Ed io fortunatamente ne ho fatte tante... Qual è il segreto? Agire per me stesso e non per il pubblico. Che tanto poi quest ultimo ci arriva. Quando ho fondato Radio Deejay, mi sono sentito dare spesso dell esterofilo dai colleghi, ma che colpa avevo io se mi piacevano la new wave e l hip hop? Certe cose la Rai manco si sognava di mandarle in onda! Vorrei aggiungere una cosa Prego. Mi piace ancora oggi non appiattire le mie emozioni. Se incontro Celentano o De Gregori, non mi metto a fare l amicone e preferisco starmene in disparte. Godo a sapere che quello non è lavoro, ma che ho ancora dei veri miti di fronte ai miei occhi. Che poi questo pudore, questa genuinità da forever fan è anche quella che ha reso grandi gli 883, no? Sì, Max e Mauro (Pezzali e Repetto, NdR) raccontavano un mondo, quello delle grandi compagnie di paese, che mi invaghì da subito. Un mondo che non avevo mai vissuto di persona a causa dei numerosi traslochi della mia famiglia, ma che sentivo profondamente mio. Diciamo che gli 883 hanno posto rimedio a questa mia mancanza. Cosa porti nel cuore di Milano? Affettivamente parlando, il quartiere della Chiesa Rossa perché è lì che sono cresciuto. E poi tutta la zona dei Navigli, dalla Darsena fino a Corsico: mi è sempre piaciuta l energia dei suoi localini aperti tutta la notte anche se ora vivo dalle parti di San Siro, un luogo decisamente più rilassante! (ride) I vecchi negozi di dischi ti mancano? Quelli storici, intendo. No, non sono nostalgico da questo punto di vista. Pensa che tutti i miei 33 giri e mix devo averli lasciati nei magazzini delle varie radio in cui ho lavorato: Radio Milano International, Radio studio 105, Deejay, Capital Mi sembra incredibile sentirlo dire da uno cresciuto a pane e vinile Il fatto è che sul vinile si è fatta troppa filosofia negli ultimi tempi. Oggi è inutile comprarlo se si parla di un artista moderno: l ultimo album di Beyoncé suona esattamente uguale su vinile come nell ipod. Un altro paio di maniche è Songs In The Key Of Life di Stevie Wonder. Che è del 1976 ed è stato studiato per essere suonato esclusivamente sul giradischi. Manco su CD rende, figurati compresso in tanti mp3... Ultima domanda: sei su una torre assieme a tutti i personaggi che hai scoperto e gli esperimenti vincenti in cui ti sei avventurato. Solo che state un po stretti: chi butti giù per fare spazio? Mi butto io. Che dici, la torre è bella alta? Immaginati quelle costruite e non ancora finite per l Expo Allora adopero il paracadute. E, una volta atterrato, penso subito a un nuovo progetto

11 Portfolio Portfolio In questa pagina. Isola di Pasqua, Cile. Novembre Nella pagina a fianco. Cascate Murchison, Nilo Vittoria, Uganda. Giugno SEGUENDO LE ORME di BONATTI Ho cercato di mettermi nei panni del primo uomo sulla Terra, un uomo che guarda affascinato e attento il mondo intorno a lui per trarne una lezione di vita, questo l approccio che il grande esploratore e alpinista Walter Bonatti, classe 1930, ha sempre mantenuto nei suoi viaggi di scoperta. Chi ama le terre lontane e le spedizioni può ripercorrere 30 anni di avventure attraverso la mostra Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi presso il Palazzo della Regione Fotografia in Piazza dei Mercanti 1 a Milano fino all 8 marzo. Un esposizione ampia caratterizzata da innumerevoli scatti, ma anche da video e documenti inediti che danno vita a un percorso visivo coinvolgente, che fa invidiare un po la vita del grande fotoreporter bergamasco. Testo di Andrea Zappa Foto di Walter Bonatti / Contrasto 20 21

12 Portfolio Portfolio In questa pagina. Villaggi e popolazioni toradja (centro isola Sulawesi), Indonesia. Dicembre Nella pagina a fianco. Michaelmas Cay, Grande barriera corallina, Australia orientale,

13 Portfolio Portfolio In questa pagina. Gruppo dell Illampu (6362 metri) nella Cordillera Real de Bolivia. Ottobre Nella pagina a fianco. Vulcano Krakatoa, Indonesia. Dicembre gennaio

14 FOCUS FOCUS gli oggetti raccontano Gli oggetti che hanno già vissuto piacciono perché hanno una storia da raccontare, che poi è la storia della nostra umanità. E lo testimoniano i tanti negozi di modernariato sparsi in giro per la città, un invito a riscoprire il gusto del bello e a rinnovarsi di continuo. di Marilena Roncarà 01 indirizzi Aria D Italia via Giovenale 7 via delle Tofane 5 Mauro Bolognesi Kindergarten Ripa di Porta Ticinese 47 Galleria Colombari via Maroncelli 10 Galleria Anna Patrassi via Maroncelli 3 Galleria Wabi via Garigliano 3 Fragile Milano via San Damiano 2 Nilufar via della Spiga 32 Spazio 900 viale Campania 51 corso Garibaldi il bistrot d antan Per chi vuole godere delle meraviglie dell arredo anche tra una forchettata e l altra di una cucina semplice e casalinga il bistrot da provare è Aromando, in zona Sempione. Qui ogni cosa: credenze, sedie, tavoli stoviglie, senza tralasciare i dettagli, dalle vecchie stufette elettriche a qualche pregevole oggetto design, è rimasto fermo agli anni Cinquanta e sembra di entrare nel salotto buono della zia. Insomma la ricercatezza estetica è assicurata, per la cucina non resta che andare a provare. Aromando Bistrot, via Moscati La galleria Nilufar, fiore di loto in lingua farsi, nasce dalla passione di Nina Yashar per il design. Sono 3 piani al 32 di via della Spiga, dove pezzi di Carlo Mollino, Ettore Sottsass, Piero Fornasetti e Giò Ponti si mischiano con lampadari cinesi, tappeti scandinavi e cabinet tibetani. Tante cose belle non è solo un saluto un po formale di congedo, con cui ci si augurano accadimenti felici, ma è anche un espressione che in senso ampio allude a quanto la felicità sia legata agli oggetti che ci circondano, che a volte solo a guardarli mettono di buonumore, sanno di casa, raccontano di persone e storie lontane. Insomma, le cose, per dirla con le parole del filosofo Remo Bodei, continuano a rappresentare nodi relazionali con la vita degli altri, anelli di continuità tra le generazioni, ponti che collegano storie individuali e collettive. E tutto questo diventa subito evidente entrando in un negozio di modernariato, dove ogni oggetto pare messo lì per provocarci un senso di curiosità misto a meraviglia. Noi che facciamo questo lavoro siamo come degli esteti, abbiamo una specie di istinto nei confronti di alcune cose e nella maggior parte dei casi ci innamoriamo degli oggetti che proponiamo, racconta Maiter Ferrario, teorica dell arte, amante della fotografia e del modernariato, nonché collezionista appassionata che sette anni fa ha aperto, nel cuore del quartiere Isola, la Galleria Wabi. La bellezza degli oggetti che tratto è che raccontano delle storie, perché hanno già vissuto in un altra casa, continua Ferrario, il cui prossimo obiettivo è aprire a Parigi, anche perché fuori dall Italia lavorare è più facile ci dice, come a rimarcare un leitmotiv che accomuna anche gli ambiti più impensabili. Chi invece già da tempo lavora soprattutto con il mercato internazionale è Nina Yashar, fondatrice nel 1979 della Galleria Nilufar, nella centralissima via della Spiga. Nota come una delle più importanti dealer della scena mondiale, Nina Yashar, orginaria di Teheran ma in Italia dall età di 6 anni, nella sua galleria combina, come in un gioco sempre ben riuscito, pezzi di design di epoche differenti. A chi entra da Nilufar voglio trasmettere la sensazione di essere dentro una casa immaginaria ci spiega la Queen of Design (così la chiamano) quello che cerco sono i pezzi meno visti, pezzi che poi sono speciali anche nel prezzo, dato che rarità coincide con costosità. Dell importanza di essere presenti sul mercato internazionale, data la staticità di quello italiano è convinto anche Walter Mondavilli che, assieme al socio Marco Arosio e soprattutto con l obiettivo comune di coniugare gusto e qualità, sei anni fa fonda Aria d Italia, una galleria per due sedi: una in via Giovenale, con oggetti e mobili degli anni Trenta, Cinquanta e Sessanta; l altra in via delle Tofane, dove un grande spazio è dedicato all oggettistica e in particolare ai vetri di Murano e all illuminazione. Ma davvero tante, per tutti i gusti e tutte le tasche, sono le possibilità per chi sceglie il modernariato a Milano: dalla tappa obbligata in via Maroncelli per la Galleria Anna Patrassi, la nota imperatrice del modernariato (al civico 3), e per la Galleria Rossella Colombari (civico 10) nata agli inizi degli anni Ottanta e specializzata anche in arte del XX secolo, alla grande esposizione permanente di mobili d antan di Spazio 900 fino a Fragile, altro luogo di riferimento per modernariato e l home decoration, da poco trasferitosi nella nuova location di via San Damiano, con il restyling firmato Alessandro Mendini. Tutt altra atmosfera, ma non meno affascinante è quella che si respira invece al 47 di Ripa di Porta Ticinese, dove ad accoglierci è un tripudio di mo- bili di design scandinavo: tavoli, poltrone, sedute, ma anche lampade, specchi e librerie che in un rimando di linee e forme fanno rimbalzare di continuo la nostra attenzione da un oggetto all altro. Qui il padrone di casa è Mauro Bolognesi e la sua Galleria nasce nel Prima mi occupavo di antiquariato fine 800 e inizi 900, poi mi sono appassionato di design scandinavo e ho aperto questo negozio. E tutto sommato funziona, anche se è meno facile di qualche anno fa ci racconta lo stesso Bolognesi Gli oggetti che hanno vissuto piacciono molto e poi ognuno si fa la fantasia che vuole sulla loro storia, a meno che non ci sia già una storia che posso raccontare io, come nel caso delle lampade Fontana Arte di cui avevo la ricevuta originale firmata dallo stesso signor Fontana. Sono brividi che riempiono di soddisfazione. Per questo non ci si stanca mai di questo mestiere e anche se da qui a 20 anni bisognerà reinventarsi qualcosa di nuovo, io continuo a immaginarmi in mezzo a mobili e mobiletti fino a 90 anni. E conto di arrivarci. Come a dire che il modernariato, tra l altro, mantiene giovani. 02. La Galleria Mario Bolognesi, in via Ripa di Porta Ticinese 47, è un riferimento in fatto di design e mobili scandinavi. 03. La sede espositiva di via delle Tofane 5, quella specializzata in oggettistica, illuminazione e vetri di Murano, della Galleria Aria d Italia. Riceve su appuntamento

15 Interview interview daria bignardi una famiglia sullo sfondo Custodisce i segreti delle interviste scoop, lei che con il suo programma Le invasioni barbariche occupa dal 14 gennaio 2015 la prima serata del mercoledì sera su La7. Ha alternato la conduzione del Grande Fratello, della Fattoria a programmi intellettuali capaci di catturare ascolti come pochi altri e scrive romanzi (anche per sé stessa), raccontando di famiglie, ingranaggi estremamente delicati e complessi. La cover di L amore che ti meriti, l ultimo romanzo di Daria Bignardi edito da Mondadori. di Nadia Afragola Dopo l autobiografico Non vi lascerò orfani (vincitore dei premi Rapallo e Elsa Morante) è la volta de L amore che ti meriti, un noir sentimentale che parla di segreti ma anche di donne, di generazioni diverse e di Ferrara, città dove è nata. Questo suo quarto romanzo cosa custodisce? I segreti ti fanno sentire più forte ma allo stesso tempo più solo. Dentro questo romanzo c è una storia familiare piena di misteri. C è sempre una famiglia sullo sfondo dei miei romanzi e poi c è un segreto da rivelare. Mi hanno chiesto se avessi un problema con le fughe, forse perché anche ne L acustica perfetta c era una sparizione. Nel libro si parla di verità negata, ci spieghi meglio Dire la verità è un privilegio. Antonia, giallista in attesa del primo figlio, ha un padre che l ha educata in questo senso, vuol dire essere consapevoli di chi siamo. Vale per i protagonisti del mio libro, ma vale anche nella vita reale. Nel libro prende vita un gioco delle generazioni in cui il tempo dirà quanto i protagonisti sono pronti a mettersi in gioco. E Daria, quanto è ancora pronta a mettersi in gioco? Ancora tanto. Il coraggio è qualcosa che non mi è mai mancato. È più difficile farlo nella vita privata, mettersi in gioco. Per quanto riguarda il lavoro è più facile, basta seguire delle regole ben precise, e soprattutto avere sempre la coscienza a posto. Ha recentemente dichiarato: Quando hai successo in televisione ti vergogni di scrivere: ti sembra che ti pubblichino perché fai televisione. La risposta a questo dubbio è il successo di pubblico? Sono solo i lettori a decretare il successo di un libro. Sono loro a decidere se al primo romanzo ne farà seguito un altro o meno e devo ammettere di aver ricevuto, nel corso degli anni, tanto affetto, talmente tanto che spero nel tempo e con i miei libri di poter in qualche modo ricambiare la fiducia ricevuta. L amore si merita e per amore si muore, sempre più spesso, in Italia come nel resto del mondo. Parliamo di femminicidio e di cosa l Italia non fa per tutelare le sue donne. In questi casi non parliamo di amore, sono rapporti involuti, sono donne che hanno smesso di amare se stesse, prima del proprio compagno o marito e si lasciano maltrattare da uomini che hanno bisogno del possesso più che dell amore. Come ha fatto a collegare in un libro sentimenti, deportazione degli ebrei, dipendenza da droghe, suicidio, menzogna. Basta veramente solo un segreto? A volte come nella vita reale basta un segreto a cambiare l ordine della carte in tavola. Ogni verità non condivisa diventa un peso e fa sì che ogni singolo problema cambi intere esistenze, di famiglie e generazioni. Il suo libro è una sceneggiatura pronta. Lo ha fatto apposta? Lo dicono in tanti, ma dicono che i produttori preferiscano investire nelle commedie. Diciamo che il mio libro ha la fortuna di farsi leggere anche in modo divertente. Sta già lavorando a un nuovo libro? Un idea c è, ma devo covarla il giusto tempo e la gestazione è ancora lunga. Come si diventa un personaggio televisivo oggi? Basta dare del comunista a Lucio Dalla come ha fatto tempo fa Fedez in una puntata di XFactor? Questo episodio devo ammettere di essermelo perso. Credo che le scemenze lascino spazio al tempo che trovano e che il pubblico non sia per nulla stupido come invece spesso lo disegnano. Se diventi un personaggio televisivo, di quelli capaci di superare una stagione e magari anche una decade, è perché sei stato onesto con il tuo pubblico. È un dare e un avere, come in ogni rapporto che si rispetti. Com è cambiata la sua professione, oggi che si sente tanto parlare di giornalismo digitale? Dipende da cosa si fa. La tv digitale è diventata un canale molto importante, la tv in chiaro è più spettacolo. Trovo che il cambiamento sia relativo, cambiano solo i modi in cui una notizia è fruita. Interviste Barbariche. Chi manca all appello? Chi non rifarebbe? Moggi? All appello manca Nanni Moretti e spero di averlo presto ospite in studio. Quella di Moggi non fu una brutta intervista, diciamo che non fu semplicissima. È riuscita laddove neppure Renzi riuscì: uscire indenne da uno scontro con la D Urso. Come ha fatto? Barbara è simpatica, è una donna che lavora tanto ed è stato divertente averla ospite nel mio programma. Abbiamo due stili diversi ma ci stiamo simpatiche. Dal 1984 vive a Milano, tra poco, tutto il mondo punterà gli occhi sulla sua città, per Expo2015. L Italia è pronta? Non saprei dirle se siamo pronti per Expo. Lo scopriremo come sempre quando scatterà l ora X

16 FOCUS FOCUS Servizio in guanti bianchi Li abbiamo incontrati più spesso sul grande schermo e nei libri che nella realtà, ma non si sono certo estinti : i maggiordomi esistono ancora. Oggi si chiamano assistenti personali e a Milano si trova la loro associazione nazionale. di Elisa Zanetti corsi gratuiti per diventare maggiordomi Dal 2013 l Associazione Italiana dei Maggiordomi, in collaborazione con Formawork, organizza corsi di formazione gratuiti per disoccupati. Il 70% dei partecipanti all ultima edizione ha trovato lavoro nei primi sei mesi di ricerca. Lo stipendio di partenza per un maggiordomo di primo livello è di euro Galateo a tavola e nella conversazione, cura della propria immagine e gestione di uno staff sono solo alcuni dei corsi proposti dall Associazione. gio. Il maggiordomo tornò a indicare chi all interno di palazzi signorili si occupava di amministrare la servitù e il buon andamento della casa. L idea di creare l Associazione dei Maggiordomi è nata dal desiderio di riportare in auge un mestiere che si stava andando a perdere e che invece è molto attuale spiega Elisa Dal Bosco, presidente dell Associazione Maggiordomo è un termine obsoleto, che abbiamo scelto di mantenere per il suo valore simbolico, anche se oggi è più opportuno parlare di assistente personale: una figura che può operare non soltanto presso un abitazione privata, ma anche durante un viaggio, un trasloco o un periodo di permanenza in un albergo. L associazione annovera 200 iscritti e propone corsi in italiano e in inglese sia per chi desidera intraprendere questa professione, sia per chi sogna di trasformarsi in un perfetto padrone di casa. Si va dall house keeping al galateo a tavola e nella conversazione, dal personal shopping alla cura della propria immagine, dalla gestione dello staff a quella degli acquisti, dalla mise en place, all organizzazione di un viaggio. E poi ancora: l arte del thè, il rammendo, la cura delle calzature, l organizzazione del guardaroba. Fare il cambio di stagione può essere un incubo quando si hanno stanze piene di armadi racconta Dal Bosco spesso molte signore ci contattano semplicemente per essere aiutate nel cambio dei vestiti. Un altro elemento fondamentale è la conoscenza di culture diverse. I maggiordomi lavorano all interno di hotel e boutique di lusso, oppure durante eventi organizzati da consolati, ambasciate e organizzazioni che si rapportano con persone provenienti da tutto il mondo. Risulta dunque fondamentale sapere ad esempio che: in Giappone chi serve la cena non comunica con i commensali, ma si limita a un saluto; la cultura musulmana prevede che le donne siano accolte da altre donne e che un uomo non le guardi mai negli occhi; i rumori a tavola sono un segno di apprezzamento del cibo nella cultura orientale, mentre la nostra stretta di mano è considerata fuori luogo nelle presentazioni, meglio chinare il I guanti bianchi non li mettono quasi più, ma li tengono pronti all uso nelle tasche. Spesso indossano blazer abbinati a jeans, ma hanno l immancabile uniforme appesa nell armadio. Lavorare per loro può anche volere dire saper condurre una partita a scacchi, fumare la pipa davanti al camino o scegliere un buon vino. Parliamo dei maggiordomi, dal latino maior domus, maggiore della casa, ovvero chi si occupa di governare una dimora. Qualcuno di voi si starà probabilmente chiedendo se queste figure che così tante volte hanno popolato film e romanzi davvero esistono ancora. Ebbene sì e proprio a Milano, in via Silvio Pellico 8, dal 2009 ha sede la loro associazione. Nella storia il maggiordomo fa la sua prima comparsa presso la corte dei Merovingi, prima dinastia dei Franchi, nel V secolo. Inizialmente schiavo predisposto alla sovrintendenza della casa, assunse poi grande rilievo, tanto da ottenere la gestione delle pubbliche finanze e da partecipare con il Re all amministrazione della giustizia. Successivamente il suo potere diminuì, ma non il suo presticapo porgendo con le mani un biglietto da visita. Oltre a proporre corsi l associazione mira a valorizzare le passioni degli iscritti: Si tratta di una professione particolare: un maggiordomo è una sorta di angelo custode, vive a stretto contatto con le persone per le quali lavora ed è importante che sappia entrare in sintonia con loro: alle volte un hobby può rappresentare un punto di incontro e fare la differenza. Ricordo anni fa una signora che si era rivolta a noi per trovare un assistente personale che però come lei amasse lavorare a maglia, in modo da farle compagnia. Per noi i nostri maggiordomi non sono semplici iscritti abbinati a un numero, ma Mario Rossi che sa cucinare e ama fumare il sigaro e Sara Bianchi che ha il pollice verde e sa come comportarsi su una barca a vela, conclude Dal Bosco. Dopo averli formati cerco di incontrarli spesso e di conoscere le loro famiglie, in modo da accompagnarli nel mondo del lavoro e da poter proporre alle persone che si rivolgono a noi collaboratori che calzino a pennello, proprio come un abito su misura. 02. Saper preparare al meglio una valigia è un abilità fondamentale per i maggiordomi, che spesso accompagnano i loro datori di lavoro in viaggio

17 Interview interview maurizio cattelan milano (quasi) meglio di new york È tornato a far parlare di sé con una mostra a Torino, Shit and Die, che ha portato a Palazzo Cavour quasi 30 mila visitatori. Provocatorio come pochi altri artisti dell arte contemporanea mondiale; irriverente al pari del suo dito medio di marmo di Carrara, a Piazza Affari; spregiudicato al punto da appendere (realmente) al muro il suo gallerista. Disincantato come solo un bambino, che non ha smesso di sognare, saprebbe essere. di Nadia Afragola Foto di Pierpaolo Ferrari È un caso nazionale: genio o sberleffo? Ogni impero ha avuto bisogno del suo buffone, ma era pur sempre lui a dire la verità, tutta la verità e nient altro che la verità, al re. Non mi sento investito di un ruolo così rilevante, ma ammetto che ogni tanto credo di essere stato una lingua che batte dove il dente duole. Nel 2011 ha annunciato il suo pensionamento e l anno scorso ha curato una mostra a Torino, appena conclusa, dal titolo Shit and Die. Nuova carriera? C è chi dice scegli un lavoro che ti piace e non lavorerai un giorno della tua vita. Nel 2011 ho smesso di produrre perché mi sembrava di ripetere un pattern già visto, mi sentivo in un déjà vu. Non per questo ho smesso di aver bisogno di lavorare: dopo tre giorni in vacanza mi sento a disagio. A partire dalla rivista Toilet Paper fino alla mostra di Torino mi sono dedicato a progetti che prima erano collaterali e che nella vita da pensionato sono diventati la mia occupazione principale. Intuizione o concetto: cosa arriva prima al Cattelan curatore? Non essere curatori professionisti ha dato a Myriam, Marta e me una certa libertà. Non ci siamo preoccupati di regole o convenzioni. La mostra si basa sulle sensazioni di pancia e sulle nostre intuizioni, più che su concetti organizzati a tavolino. È stato un privilegio poter sbirciare il rapporto curatore/ artista. Mi sono reso conto che gli artisti possono essere fantastici ma anche impegnativi, e sempre di più ammiro la pazienza e la flessibilità dei curatori. La prossima estate arriverà nelle sale un documentario su di lei, opera della regista inviata di solito a descrivere scenari di guerra, Maura Axelrod. Ci può raccontare qualcosa di questa esperienza? Maura è stata molto abile a intrufolarsi di soppiatto in alcune situazioni, come avrebbe fatto un gatto. Ricordo che era a Milano durante uno shooting di Toilet Paper. Quel giorno il set era un laboratorio in cui stavamo cercando di scoprire quanti würstel sarebbero entrati nella bocca di una ragazza, e quanto ci mette una carrozzina per neonati a trasformarsi in una palla di fuoco con le ruote. Non era pericoloso quanto uno scenario di guerra, ma era abbastanza incendiario. Expo 2015 per Cattelan che sembianze ha? È un occasione di trasformazione per Milano: ogni tanto ho l impressione che se non ci fossero questi eventi/raduni mondiali nelle nostre città mancherebbero dei servizi basilari. C è una linea della metropolitana costruita apposta, mi chiedo se ci sarebbe stata comunque. E credo che momenti di vitalità come il Salone dovrebbero essere potenziati. Le nostre città stanno diventando questo: contenitori di eventi. Ovviamente questo genere di trasformazioni rischia di diventare un autogol devastante, e proprio per questo va guidato con cura. Ha pronta un opera inedita, uno dei suoi classici coup-de-théâtre? Non mi interessa tornare sui miei passi, un ciclo è finito e ne ho cominciato un altro. Sarebbe come pretendere di correre in una gara di Formula Uno con una moto, non è proprio lo stesso sport. Una volta ho letto su una tomba nel mio principio è la mia fine e nella mia fine è il mio inizio, sto valutando di scriverlo anche sulla mia. Corro per la vittoria in un nuovo circuito, ma non escludo di arrivare ultimo. Talenti. Ce ne indichi uno, escluso lei ovviamente Stelios Faitakis, Pugnaire, Raffini, Davide Balula, Julius Von Bismarck: tutti gli artisti che abbiamo invitato a Shit and Die hanno un lavoro che ci ha colpito, altrimenti non sarebbero lì. Ha fondato con Pierpaolo Ferrari la rivista Toilet Paper, un affascinante fanciulla dalla fervida immaginazio

18 Interview Mettere in discussione l autorità è il mio primo istinto, da sempre sentenzia Cattelan e in molti lo vorrebbero alla guida del Castello di Rivoli, orfana da tempo di un direttore. ne. Come definisce questo progetto? È una rivista di sole immagini, puoi descriverla durante una cena con gli amici, ma non arriverai mai a spiegarla del tutto, devi vederla coi tuoi occhi per capirla, come una ragazza. È una raccolta di gesti quotidiani, immortalati nel momento in cui deliberatamente si discostano dalla normalità e prendono una piega inaspettata. Sembra una seduta dallo psicanalista! Ha stravolto Torino in occasione di Artissima. Non pensa che stravolgere Milano durante il prossimo Fuorisalone sarebbe una bella scommessa? Non credo che la mostra abbia stravolto Torino: è stata un commentario fatto da tre turisti curiosi. Abbiamo capitalizzato gli spunti trovati in città e convogliato le energie sotto un unico tetto. Ripeterei l esperienza a Milano, dove le stesse modalità darebbero risultati molto diversi. C è una figura che mi assilla come un fantasma, la Pietà Rondanini di Michelangelo grida vendetta nella mia testa. Se i due bronzi di Riace sono riusciti a rilanciare un intera regione, quel tesoro rinascimentale dimenticato, una volta tirato fuori, aiuterebbe a rilanciare l intera città. Nato a Padova ma è a Milano che inizia a lavorare. Chi deve ringraziare? Prima di Milano ho fatto cinque anni di limbo. A Milano mi ha portato la determinazione, il volere una vita diversa da quella che avevo. Mi ero ripromesso che non avrei più lavorato alle dipendenze di qualcuno e Milano è stata la città dove ho capito come potevo riuscirci. Era una città aperta al nuovo e tutti erano pronti a incoraggiare i giovani artisti. Una rete relativamente piccola, ma molto ricettiva. Tristemente, per essere riconosciuto in Italia, sono dovuto andare a New York: Milano è stata un trampolino, un momento di passaggio tra essere all asciutto e immerso in acqua. Cosa la lega a questa città? Ha il sistema di piscine più efficiente ed economico che abbia mai sperimentato e ne ho visti parecchi negli anni. E poi c è Toilet Paper, che la maggior parte delle volte è ideato e prodotto a Milano, tra casa di Pierpaolo e lo studio dove scattiamo le foto. Amo Milano per quello che non può darmi New York. Forse non è molto, ma per me è essenziale. Indimenticabile quando attaccò al muro con lo scotch il suo gallerista Massimo De Carlo. Una dimostrazione di affetto e di stima reciproca. Un rito di passaggio da superare per poter continuare a lavorare insieme. Avendo accettato quelle prove di buon grado mi hanno dimostrato che potevo fidarmi di lui. Cos è il bello? L ha detto Kermit: La bellezza è negli occhi di chi guarda e può essere necessario di tanto in tanto, a uno stupido o malinformato osservatore, causare un occhio nero. È approdato all arte senza studi. Sarebbe ancora possibile oggi? Certo che sì: se è vero che l arte si fa per dare agli altri i propri problemi, non credo che il mondo possa essere cambiato tanto. I problemi rimangono e anche gli artisti! 34

19 FOCUS FOCUS L ALMANACCO DEI DESIDERI 50 anni di Calendario Pirelli celebrati in una mostra a Milano. Un viaggio, non cronologico, che celebra uno degli oggetti di culto più desiderati di sempre. di Carolina Saporiti Peter Beard, Abu Camp/Jack s Camp, Botswana, Foto courtesy The Cal - Collezione Pirelli. dio a New York, in tempi record, anche perché questo 50 almanacco torna un po alle origini, abbandonando la ricerca concettuale e gli astrattismi e concentrandosi sulle immagini. E così, siccome le cifre tonde si festeggiano, Pirelli ha acconsentito alla realizzazione della mostra Forma e desiderio. The Cal Collezione Pirelli, promossa dal Comune di Milano-Cultura con il patrocinio di Expo. 200 fotografie tra quelle scattate per i 50 calendari (50 perché dal 1975 al 1983 il Calendario non venne realizzato) suddivise non in ordine cronologico, ma tematico. I curatori, Walter Guadagnini e Amedeo M. Turello, pur sapendo che il Calendario Pirelli è stato ed è interprete di cambiamenti sociali e culturali, hanno preferito un percorso narrativo che esplorasse e accostasse relazioni, analogie e contrasti tra le varie edizioni. Cinque le aree tematiche, cinque le sale: L incanto del mondo, Il fotografo e la sua musa (sedotti dall arte), Lo sguardo indiscreto, La natura dell artificio, Il corpo in scena. Il calendario è inevitabilmente lega- to a un limitato periodo storico spiega Amedeo M. Turello coglie lo spirito del momento e lo mostra al pubblico, mentre l intenzione di questa mostra è guardare come i diversi autori abbiano saputo dare nuova vita ai temi ricorrenti della propria ricerca: come la fotografia ha raccontato la scoperta del nudo e il pudore dell intimo, la presenza di simboli evocativi e muse ispiratrici, la seduzione e il desiderio di provocazione, la natura del reale e l artificio dell immaginazione, l eleganza e la bellezza senza tempo. Perché chi lo dice che i lavori su commissione non possano avere valenza artistica o segnare un epoca? E in fondo, come riflette Walter Guadagnini, è anche così che è nata la fotografia artistica: il portfolio Électricité di Man Ray era un cadeau della Compagnia parigina della distribuzione dell elettricità fatta realizzare in 150 esemplari, la Migrant Mother di Dorothea Lange rientrava nel progetto Farm Security Administration e anche alcuni scatti di Anonyme Skulpturen dei coniugi Becher furono realizzati a uso aziendale. Parlare di artisticità Di cosa parlano gli uomini quando non ci sono donne tra i piedi? Sesso e motori? Si dice sia uno stereotipo, sta di fatto che il Calendario Pirelli, la massima incarnazione di questo binomio, è capace ancora oggi di suscitare interesse mondiale e non è esagerato parlare di uno status symbol cresciuto negli anni. La storia è abbastanza nota, la casa di pneumatici nel 1963 decide di realizzare un calendario per la promozione dei propri prodotti e affida il compito al fotografo Terence Donovan. Il resto è leggenda. Da subito però non viene commercializzato, è un regalo che Pirelli fa ai suoi clienti più importanti e ad alcuni VIP, ed è proprio questa scelta a renderlo status symbol: averlo vuol dire contare. E così sono le donne che vengono fotografate: belle, bellissime, inarrivabili a meno che non si appartenga a quella piccola schiera di gente che conta, appunto. L ultimo Calendario Pirelli, quello del 2015, è del fotografo che non c è, Steven Meisel. Non ama apparire e parlare in pubblico, ha scattato in studel Calendario Pirelli e organizzare una mostra a Palazzo Reale a Milano con alcuni di questi scatti iconici non è dunque fuori luogo. The Cal si chiude con gli scatti dell ultima edizione, quella curata da Carine Roitfeld, ex direttrice di Vogue Francia, che ha vestito le donne di latex: mutande, stivali, guanti, reggicalze e corpetti di questo materiale, la rappresentazione degli stereotipi che la moda e lo star system ci impongono in questo momento, sostiene Meisel. Non un lavoro concettuale, ma dove protagonista è la donna, come lo era alle origini, un po eccessivo (forse) ma coerente con la voglia di concedersi qualche vizio, per dimenticarsi della crisi. Meisel dice addio, o arrivederci, ai lavori astratti, segnando un ritorno a un prodotto più vicino alla cultura popolare, come lo era quello di Donovan, dove anche la presenza dell azienda era percettibile. Perché, in fondo, agli uomini al bar di provincia o nella sala di un ristorante stellato, piacciono le stesse cose, o quasi. 02. Herb Ritts, Los Angeles, California, Stati Uniti, Hans Feurer, Isole Seychelles, Foto courtesy The Cal - Collezione Pirelli

20 focus Focus La web-tv su Milano In tempi di memoria super corta, a farcela recuperare, almeno per quel che riguarda la città di Milano, ci pensa uno dei media più contemporanei e accessibili dei nostri giorni: la web-tv. Il progetto si chiama memomi e oltre 100 sono i video già online. Ma scordatevi ogni operazione amarcord. di Marilena Roncarà nasce la casa della memoria È prevista per il 25 aprile 2015, a 70 anni esatti dalla Liberazione, l inaugurazione della Casa della Memoria, una struttura in costruzione in zona Isola, all ombra dei grattacieli di Porta Nuova e destinata in primo luogo alle associazioni storiche della città. Sarà la sede dei partigiani, dei deportati, delle vittime del terrorismo e della strage di piazza Fontana, ma l intento è produrre cultura e riflessioni che a partire dall identità storica sappiano farsi interpreti luminosi del presente Galleria Stazione di Milano Centrale, Foto courtesy Fondazione Ferrovie dello Stato. Lo sapevate che la stazione di Porta Genova è la più antica di Milano? E che, sempre da quelle parti, l amato odiato ponte, che a oggi è l unico modo per superare i binari e raggiungere il quartiere Tortona-Savona, ha più di 100 anni? O ancora che, fra i suoi tanti primati, Milano vanta anche un caso antichissimo di welfare? E qui bisogna indietreggiare fino al 787 quando l arciprete Dateo creò il primo istituto di assistenza per l infanzia abbandonata. Ma potremmo continuare per ore a raccontare aneddoti e a dare corpo e storia a quelli che per molti di noi sono solo nomi delle fermate della metro, o facciate di edifici lì da sempre. Eppure basterebbe approfondire per scoprire luoghi che sono stati teatro di gesta addirittura epiche, testimonianze di delitti più o meno risolti o attrazioni per gli appassionati di sport, come l oasi circondata dai palazzi di cemento del Tennis Club Bonacossa, tutt ora in piena attività ma inaugurato nel 1923, piuttosto che ritrovare la storia, sconosciuta ai più, dei Gran Premi al parco Sempione, quando Nuvolari sfrecciava fra gli alberi e l Arco della Pace. Del resto si sa, la memoria, di questi tempi, ha una gittata piuttosto corta e allora a farcela recuperare ci pensano loro, gli oltre 100 video che compongono l archivio (in continua crescita) di memomi, un portale web che ha l ambizione di raccontare la storia e il presente della città di Milano. Se un uomo o una donna perdono la memoria, la prima conseguenza è lo smarrimento: non ricordano più chi sono, da dove vengono e non sanno neppure bene dove andare. E se a perdere la memoria è una città? Che ne è della sua identità?. A parlare è Didi Gnocchi, direttore editoriale di memomi, nonché fondatrice della 3D Produzioni a cui è affidata la realizzazione dei video. Quello che vogliamo evitare prosegue Gnocchi è l effetto nostalgia. Ci interessa piuttosto far conoscere ciò che è stato. E tutto questo è ancora più importante in una città come Milano, dove gran parte dei cittadini sono acquisiti, per cui declinare una nuova relazione con gli spazi, che poi sono i luoghi in cui si fanno le esperienze, è sia un processo verso una maggiore responsabilità, sia una sfida per la costruzione di una cittadinanza consapevole, ha sottolineato in sede di presentazione l assessore alla cultura Filippo Del Corno, il Comune di Milano è infatti tra gli enti patrocinatori della web-tv. Il progetto, promosso dall Associazione Chiamale Storie, con il sostegno della Fondazione Pasquinelli, nasce da un lavoro di ricerca in collaborazione con archivi pubblici e privati, dall Istitituto Luce (che ha fornito cinegiornali dagli anni Trenta agli anni Settanta) a Medialogo, fonti generose di materiali altrimenti poco raggiungibili e dalla collaborazione con firme prestigiose della cultura e del giornalismo: da Giovanna Milella ad Andrea Kerbaker, da Maria Perosino a Lea Melandri, solo per citarne alcuni. Sul portale memomi sono possibili tre livelli di approccio: uno più classico, che fa riferimento a una suddivisione per palinsesti (storia, società, lavoro, arte, architettura, musica, design, moda, teatro, cinema e sport) e uno più narrativo, in cui le storie sono ricostruite dalla viva voce dei protagonisti o dei testimoni. In più c è un terzo livello dedicato alla scuola, dato che memomi vorrebbe diventare anche uno strumento a disposizione degli insegnanti. Ma basta mettersi un po a guardare, questi video, per non riuscire quasi più a staccarsi, tra le storie dei quartieri, le web series, come quella sui delitti della metropoli, o ancora l avventura della grande industria, fino ai personaggi del Novecento: architetti, designer e signore della moda. Di più si può visitare la città in compagnia di Pier Paolo Pasolini, grazie alla Nebbiosa, la sceneggiatura mai diventata film e scritta di getto nel 1959, da rileggersi per ritrovare una metropoli irrisolta e lampeggiante esplorata nel corso di una notte brava, o ancora si può riscoprire la Stazione Centrale attraverso le parole della scrittrice Anna Maria Ortese. Tutti i materiali video sono fruibili in maniera gratuita sulla web-tv memomi.it, ma si sta già pensando anche a postazioni disponibili in giro per la città: dalle biblioteche agli infopoint. L intento è di colmare un vuoto e ricostruire un tessuto di ricordi a partire dal racconto e dalle emozioni di chi certi eventi li ha vissuti per davvero. Perché ritrovare la memoria è come ritrovare le radici: un buon primo passo per pensare di andare lontano. 02. Padiglione Breda Fiera campionaria, Foto courtesy Fondazione ISEC. 03. Donne alla Ercole Marelli. Foto courtesy Fondazione ISEC

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