«Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.» [ George Orwell ]

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1 Belgique - België P.P. - P.B BRU X 1/1605 P «Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.» [ George Orwell ] Bimestrale ( sauf Juillet - Août ) di cultura, politica, informazione della diaspora siciliana - Anno XIII- n 4 - Settembre Ottobre 2011 Ed. Resp.: Catania Francesco Paolo, Bld de Dixmude, 40/ bte 5 (B) 1000 Bruxelles - Tél & Fax: +32 (0) Gsm: Non è un sogno (pag. 3) Lo sapevi che lo Statuto Speciale Siciliano... (pagg. 4 & 5) Cours de Sicilien (pag. 7) Una ''moneta'' siciliana? Una provocazione... Seria PROPOSTA DI LEGGE d iniziativa del deputato...x... (pagg. 8, 9 &10) Le baroque en Sicile (pagg. 12 & 13)...nun ti pigghiu si nun t assumigghiu...! Chi è causa del nostro mal...!? (pagg. 15 & 16) Considerazioni sull apoteosi garibaldesca degli ascari nostrani nel 150 anniversario della perdita della nostra indipendenza. (pagg. 17 &18) C'era una volta in SICILIA... (pagg. 16 & 19) Quando ci svegliamo? (pag. 19)

2 Prima vennero a prendere i precari (*) Prima vennero a prendere i precari e tutti furono contenti. Erano bamboccioni che volevano il posto fisso, le ferie e gli straordinari pagati senza assumersi alcun rischio imprenditoriale. Poi vennero a prendere i lavoratori del settore privato che costavano troppo, erano fastidiosi per la Confindustria. Le aziende si spostarono in Paesi senza diritti sindacali, dove si pensa solo a lavorare. I lavoratori diventarono cassintegrati o disoccupati. Qualcuno, tra i più fortunati, precario. Poi vennero a prendere gli insegnanti delle scuole pubbliche a decine di migliaia, fannulloni pagati per scaldare la cattedra. Nessuno si indignò, in fondo se l'erano cercata. Poi vennero a prendere tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Fu bloccato ogni aumento di stipendio, tagliata la tredicesima, sottratto il Tfr e molti vennero licenziati. Non successe nulla. I dipendenti pubblici rimasero in silenzio, si sentivano in colpa per il debito pubblico. Poi vennero a prendere i futuri pensionati. La data della pensione fu spostata di un anno, poi di due, poi di cinque, poi per sempre. Nessuno reagì. Soprattutto i parlamentari con la pensione (o vitalizio come dice Veltroni) assicurata dopo una legislatura e chi in pensione c'era già. Mors tua, pensione mea. Ai politici cominciò a scarseggiare il materiale umano per la macelleria sociale. Ma non si persero d'animo. Disponevano ancora di risparmiatori, pensionati e proprietari di case. Le categorie già colpite avrebbero apprezzato di non essere le uniche a pagare la crisi. Poi vennero a prendere i possessori di titoli di Stato che furono congelati per dieci anni. Poi vennero a prendere i risparmiatori con un prelievo dal conto corrente. Poi tornarono a prendere i risparmiatori con la chiusura temporanea delle banche. Poi vennero a prendere i proprietari di case con un nuovo Ici e la patrimoniale sugli immobili. Poi vennero a prendere i pensionati togliendogli la pensione. Poi, visto che nessuno protestava, dichiararono il default dello Stato. Poi, precari, cassintegrati, disoccupati, insegnanti, dipendenti pubblici, mai pensionati, ex pensionati, risparmiatori, proprietari di casa e, in generale, tutti gli italiani ridotti alla miseria, vennero a prendere i politici. Nessuno protestò. (*) Liberamente tratto da "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari" attribuita a Bertolt Brecht TRANSPORTS - DEMENAGEMENTS - TRASLOCHI TRASLOCHI NAZIONALI & INTERNAZIONALI In Belgio, Belgio - Italia, Belgio - Sicilia e in tutti i Paesi a prezzi interessanti Lift fino al 10 piano - Deposito custodia mobili Ch.ée de Louvain, Bruxelles GSM: +32 (0) OVUNQUE IN EUROPA! Vendi o affitti casa in Sicilia o in Europa? Ti serve o vendi qualcosa? 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Pensi che lo stato italiano curi adeguatamente gli interessi della Sicilia e dei siciliani? Sì Ο; Si, ma non sempre Ο; Qualche volta Ο; Quasi mai Ο; Mai Ο. Pensi che l insegnamento che hai ricevuto a scuola sulla storia, cultura, arte, lingua, etc. della Sicilia sia stato: Sufficiente Ο; Insufficiente Ο; Non so Ο. Sai parlare in Siciliano? Sì Ο; Sì ma non bene Ο; Non so parlare ma lo capisco Ο ; Non so parlare e non lo capisco Ο. L Autonomia Speciale della Sicilia ritieni sia? Un rimedio minimo ma insufficiente rispetto alle esigenze di autogoverno dell Isola Ο; Un giusto compromesso Ο; Una soluzione giuridica priva di risvolti pratici essenziali Ο; Un ostacolo allo sviluppo dell Isola Ο. Ritieni che la Sicilia sia rispetto all Italia? Una Regione dell Italia insulare ; Una Regione a forte identità di Popolo ma pienamente inserita nella Nazione Italiana Ο; Una quasi-nazione, almeno in potenza, ma senza contrapposizioni con la più vasta identità italiana Ο; Una vera Nazione, annessa in modo violento e coloniale alla Penisola Ο. Sei favorevole alla costruzione del ponte sullo stretto? Sì Ο; Si, ma prima bisogna realizzare in Sicilia l alta velocità e una rete autostradale più efficiente Ο; No, preferirei il tunnel sotto lo stretto Ο; No, lascerei la situazione attuale Ο. DATI Sesso: M Ο; F Ο. Età:... Comune di nascita: Capoluogo Ο; Non capoluogo Ο; Fuori Sicilia Ο. Comune di residenza: Capoluogo Ο; Non capoluogo Ο; Fuori Sicilia Ο. Complilato il formulario inviatelo a: L ALTRA SICILIA - BLD de Dixmude 40/ bte 5 (B) Bruxelles

3 3 Non è un sogno di Eugenio Preta Q uando un popolo prende per mano il suo proprio destino, elegge degni rappresentanti in seno alle sue istituzioni regionali, si affranca dopo secoli di servilismo al potere centrale che lo ha tenuto subdolamente sotto scacco negandogli ogni possibilità di futuro, quando così è capace di riacquistare una dignità perduta e gli interessi della sua propria terra vengono anteposti al bene cosiddetto comune di uno Stato centrale lontano e distratto, allora non è proibito sognare neanche l'indipendenza. Indipendenza, parola fino a qualche tempo fa desueta e rivoluzionaria, provocatrice di un ordine prestabilito, concetto che riaffiora sempre più nelle pagine del dibattito politico che ha perso ormai ogni riferimento ideologico e che nelle aspirazioni della gente trova ormai motivo per il confronto e linfa per il consenso. Indipendenza, ormai vista come soluzione legittima e democratica dopo anni di ostruzionismi, grazie al segnale che ha portato alla vittoria le istanze più fiere che hanno operato per anni per il riscatto della loro "piccola patria", ormai un "must" nella visione geopolitica della globalizzazione. Certo, ricatturare all'indipendenza popoli indolenti e abitudinari è un lungo cammino che, a volte, è passato anche per forme di lotta armata. Noi in Sicilia abbiamo avuto battaglioni di carabinieri sbarcati dallo Stato centrale per sedare una rivolta prima di eletti armati, martiri ed eroi, poi di popolo, con infiltrazioni diplomatiche che alla fine ha portato comunque alla vittoria delle istanze indipendentiste e alla concessione dello Statuto di autonomia. La Scozia si avvia al processo di legittimazione parlamentare dell'indipendenza e lo ha fatto innanzitutto con un lento processo elettorale che ha premiato il partito nazionalista non solo per le istanze indipendentiste ma soprattutto per l'oculatezza delle scelte politiche in materia di bilanci, di finanze e di crescita occupazionale, poi, forte del consenso popolare ha convertito, se ce ne fosse stato bisogno, la gente all'autonomia quindi all'indipendenza dalla Gran Bretagna. I fieri gallesi stanno percorrendo lo stesso cammino nella definizione di una patria autonoma, come hanno fatto già nel 1993 consensualmente cechi e slovacchi nella riappropriazione di storia e destini che uno Stato centrale aveva Riflettiamo sugli esempi che popoli fieri ci indicano ogni giorno. Non lasciamo quindi che la casta che ci governa continui a bluffare e dopo l'autonomia ci serva anche la mano dell'indipendenza sempre dal suo mazzo di carte taroccate e su un piatto ormai di avanzi, doppie figure e di imbrogli. cancellato e banalizzato, come fanno da anni i valenciani ed i catalani che riescono a mettere in evidenza gli interessi della propria terra nel dibattito nazionale grazie ad una forte autonomia, quasi indipendenza se convenisse loro, tanto da definirsi come nazionalità spagnole e non soltanto e semplicemente spagnoli. Come oggi avviene nei Paesi baschi, terra di lotte armate, di attentati anche di terrorismo, quindi terra di un indipendentismo visto, proprio a causa dell'estrinsecazione armata della battaglia politica, come un'accezione negativa del concetto altamente positivo invece che riporta all'indipendenza. Ma i baschi sono stati bravi a ripercorrere a ritroso le ragioni della lotta armata: le analogie della Storia sono sorprendenti se pensiamo ad esempio ad Antonio Canepa e a Finocchiaro Aprile... Hanno resistito alle sirene di Zapatero, "el pacificador", che aveva tentato da una parte di reprimere l'ala terroristica del movimento indipendentista basco con la forza della polizia e dell'esercito e dall'altra cercando di favorire l'ingresso nella scena politica dell'ala dialogante dello stesso movimento. Bravi, dicevamo a capirne il gioco ed alla fine hanno "calatu l'assu" canalizzando quindi nella vita politica la forte richiesta di indipendenza che quella terra non aveva mai sopito. Quando anche nella Nostra Terra riusciremo a fare altrettanto e a capire che con Lombardo o Miccichè o l'ineleggibile Cracolici non andremo da nessuna parte? Quando riusciremo a portare nelle aule parlamentari regionali le istanze non più di Autonomia (ce la siamo giocata) ma di Indipendenza? I baschi si sono riappropriati delle loro scelte, della loro vita quotidiana ed hanno rimosso ad esempio i simboli che non appartengono al popolo basco e che non hanno ragione di esistere nelle aule deputate alla discussione e alla decisione di progetti che devono riguardare solo la terra e quel popolo basco. Ed allora via il ritratto di Juan Carlos o la bandiera con gli stemmi di Castiglia, Leon, Navarra e Granada dalle aule parlamentari e comunali regionali senza nessun dramma, nessuna iconoclastia, ma con la convinzione che attorno ad un simbolo di rappacificazione e di identità i popoli riescono con più vigore a fare valere le ragioni di un territorio e della sua gente. Riflettiamo sugli esempi che popoli fieri ci indicano ogni giorno. Non lasciamo quindi che la casta che ci governa continui a bluffare e dopo l'autonomia ci serva anche la mano dell'indipendenza sempre dal suo mazzo di carte taroccate e su un piatto ormai di avanzi, doppie figure e di imbrogli. Eugenio Preta

4 4 Lo sapevi che lo Statuto Speciale Siciliano i consentirebbe di pagare meno tasse, di avere stipendi e pensioni più T pesanti, di pagare meno carburanti ed energia? (art. 36) 2. Attribuirebbe alla Sicilia tutti i tributi che maturano nel nostro territorio, e quindi darebbe alla Regione più risorse per dare ai cittadini servizi degni di un paese civile? (art. 37) 3. Vieterebbe allo Stato di possedere nulla oltre alle caserme e tutto il resto sarebbe della Regione che potrebbe utilizzarlo per dare servizi ai cittadini? (artt ) 4. Consentirebbe alla Sicilia di dotarsi di aeroporti, ferrovie, strade, porti, metropolitane, scuole, aree industriali e tutte le infrastrutture che le servono per il suo sviluppo? (art. 38) 5. Ridurrebbe i dazi sulle importazioni di macchinari che servono per l agricoltura e per le imprese agro-alimentari? (art. 39) 6. Darebbe alla Sicilia una sua Banca centrale che stampa euro e, se i redditi monetari e le riserve valutarie sono in eccesso rispetto a ciò che serve per la politica monetaria, può restituirli o alla Regione o ai cittadini sotto forma di reddito di cittadinanza? (art. 40) 7. Consentirebbe alla Sicilia di farsi leggi proprie, come uno stato indipendente, in quasi ogni settore dell economia (agricoltura, industria, commercio), oppure per difendere il proprio territorio e i propri beni culturali, oppure ancora per i servizi d interesse generale (acqua, luce, gas, ) o, ancora, per le associazioni, onlus, cooperative,.? (art. 14) 8. Consentirebbe alla Sicilia di farsi una propria Scuola e una propria Università, dove si insegna la storia, la lingua, la letteratura, l arte siciliana e lo stesso Statuto speciale che invece oggi i cittadini sconoscono? (artt. 14 e 17) 9. Consentirebbe alla Sicilia di farsi una propria sanità e proprie leggi e contratti di lavoro che possano ridurre la nostra disoccupazione? (art. 17) 10. Consentirebbe alla Sicilia di dar vita ad un proprio sistema di banche e assicurazioni, persino una propria Borsa valori, senza sottomettersi al potere usuraio delle imprese del Continente? (artt. 17 e 41) 11. Prevederebbe la soppressione delle province, enti inutili, e la loro sostituzione con liberi consorzi di comuni? (art. 15) 12. Tutta l amministrazione statale in Sicilia dovrebbe essere regionalizzata e che il nostro Presidente potrebbe sedere nel Consiglio dei Ministri italiani in permanenza a rappresentare gli interessi della Sicilia come se fosse uno Stato quasi indipendente? (artt. 20 e 21) 13. Le tariffe ferroviarie, aeree, navali non si potrebbero stabilire senza il nostro parere? (art. 22) 14. Nei processi dovremmo trovare in Sicilia stessa il nostro giudice, fino alla Corte di Cassazione? (art. 23) 15. Avremmo persino una piccola Corte Costituzionale, l Alta Corte per la Regione Siciliana, che è l unica che può giudicare se le leggi regionali sono costituzionali o no e che lo Stato non potrebbe impugnare direttamente le leggi della Regione ma solo attraverso un Commissario dello Stato che è una figura terza di garanzia? (artt ) 16. Potremmo trascinare penalmente davanti a questa Alta Corte tutti i Presidenti e gli Assessori regionali che hanno commesso abuso d ufficio e altri reati connessi alle loro funzioni come una sorta di Tribunale dei Ministri? (art. 26) 17. Sarebbero abolite le prefetture, la polizia e i carabinieri e dovremmo REGIO DECRETO LEGISLATIVO 15 MAGGIO 1946 n 455: APPROVAZIONE DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA avere una Polizia di stato siciliana, compresi i servizi segreti e una guardia di finanza nostra? (art. 15 e 31) 18. In pochi anni una Commissione mista Stato-Regione avrebbe dovuto dare nel 1946 le norme attuative per applicare lo Statuto? (art. 43) E invece o Stato italiano impedisce dal 1946 che lo Statuto Siciliano venga L attuato e ne boicotta ogni manifestazione o la concede in minima parte o la ritarda... L Alta Corte è stata sciolta incostituzionalmente, senza modifica dello Statuto, già nel 1957, e da allora la Corte Costituzionale, che non ha competenza sulla Sicilia, ha provveduto e provvede ogni giorno a castrare la nostra Carta fondamentale a colpi di sentenze. La Sicilia è stata tenuta volontariamente nel sottosviluppo, nel clientelismo e nell illegalità con la complicità dei politici che l hanno amministrata per conto dei partiti nazionali. Ora possiamo ribellarci. Possiamo inviare una Petizione al Parlamento europeo in cui denunciamo lo Stato italiano al mondo intero per questa discriminazione. Lo Stato italiano da 65 impedisce che la Sicilia attui il proprio Statuto speciale che è parte integrante della Costituzione. Senza l applicazione dello Statuto la Sicilia continua a svenarsi per finanziare il Continente. Senza l applicazione dello Statuto in Sicilia a poco a poco chiude tutto per riaprire poi al Nord. Senza l applicazione dello Statuto per noi c è solo mafia, rifiuti e clientele pubbliche. Con lo Statuto la Sicilia può avere meno tasse, più

5 5 occupazione e più servizi pubblici. Con lo Statuto i Siciliani non hanno bisogno di fare anticamera nella segreteria dei politici per un miserabile posto di precario. Con lo Statuto la Sicilia torna ad essere quello che dovrebbe: il Centro del Mediterraneo, decidendo del proprio destino, camminando sulle proprie gambe e soprattutto riacquistando la propria dignità. Ed allora L ALTRA SICILIA - Antudo si chiede e chiede a chi parla di Statuto, di autonomia e diritto: - quante volte abbiamo indicato l inutilità degli enti regionali e le gite turistiche che non servono a nulla e che pletore di deputati, funzionari, familiari e cognati hanno dispiegato in giro per il mondo! Quante volte ne abbiamo chiesto la soppressione! - quante battaglie abbiamo fatto, dati alla mano circa la massa di denaro occorrente al loro funzionamento, per l abolizione delle Province, macchine inventate per pompare soldi alle asfittiche casse della regione e creare masse di impiegati, funzionari e consiglieri le cui funzioni rappresentavano soltanto un duplicato delle competenze dei Comuni! - quante volte abbiamo denunziato Unicredit e la banalizzazione che il suo socio di maggioranza, la Fondazione Banco di Sicilia, vive senza poter contare un autonomia neanche sulle operazioni elettroniche, trasferite dal prossimo novembre in Polonia o in Libia! - quante volte abbiamo rivendicato la necessità di una Banca del sud, una banca siciliana che conosca i bisogni del territorio e sia perciò in grado di indirizzare e intervenire con esattezza nella identificazione prima e nella concessione poi dei crediti necessari alle nuove imprese. - quante volte abbiamo chiesto che il Ministro-Presidente della Regione Siciliana, avvalendosi dei dettati dello Statuto di Autonomia partecipasse alle riunioni del CdM e rivendicasse per normale applicazione statutaria quello che la Lega deve invece inventarsi tra le pieghe di mito e falso storico! - quante volte abbiamo rivendicato un governo regionale con gli attributi che riuscisse a riportare nell Isola le tasse impagate e a zittire Marchionne e il suo preteso azzeramento dei diritti sociali, premio la sopravvivenza, ad esempio, di Termini Imerese! - quante volte abbiamo denunziato gli ascari che ostacolano il cammino verso un Autonomia compiuta, autonomia che deve iniziare pero col liberarsi dalle spire dei giochi e degli equilibrismi dei partiti romani che nella nostra Sicilia fanno il bello e cattivo tempo! Ora sembra che il Ministro - Presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo abbia intrapreso la strada che L ALTRA SICILIA - Antudo gli indica da tempo: applicare lo Statuto per trasformare la Sicilia da terra di consumo a terra di produzione ( parlano come voi, la pensano come voi, prendono le vostre idee, ma mai diranno che sono le vostre me compreso Nello Musumeci, deputato al Parlamento europeo, ). Ci otturiamo il naso, come ci indicò anni fa Indro Montanelli, osserviamo lu juncu ca passa la china e aspettiamo. «... soltanto un popolo consapevole delle radici della propria identità può costruire con fiducia il suo futuro.» Il Costruttore del NUOVO! 1. Il costruttore del nuovo è colui che si avvicina senza aspettative. Nessuno conosce il punto di arrivo, ma ognuno sarà l artefice dei piccoli passi quotidiani, quasi impercettibili, che portano lontano e costruiscono compiutamente il disegno che ancora non esiste. 2. Il costruttore del nuovo è colui che vede cosa c è da fare e non aspetta che qualcuno gli dica cosa fare, ma sapendo quali sono le sue caratteristiche e le sue professionalità si mette al lavoro senza che nessuno debba ringraziarlo per questo. 3. Il costruttore del nuovo sa di non essere da solo a costruire la strada e che per questo usa molto il rispetto e mette in pratica ciò che ha imparato sino ad oggi essendo però disposto a cambiare in qualsiasi momento, se questo agevola la realizzazione del nuovo. 4. Il costruttore del nuovo è colui che partecipa ai processi decisionali perché il nuovo non ha gerarchie, ma è anche rispettoso del lavoro che è stato fatto dagli altri in precedenza e si inserisce armonicamente rispettando ed essendo rispettato a sua volta. 5. Il costruttore del nuovo non ama il potere che appartiene solo al vecchio, ma se necessario si mette in evidenza con puro spirito di servizio. 6. Il costruttore del nuovo sta più nel cuore che nella mente. 7. Il costruttore del nuovo sa che, proprio perché il nuovo ancora non esiste, dovrà affrontare e sostenere chi ancora non è in grado di supportare la sua visione. 8. Il costruttore del nuovo sa che vedrà molte persone avvicinarsi e molte allontanarsi. 9. Il costruttore del nuovo non si prende troppo sul serio ed è sempre disponibile a ridere e scherzare. 10. Il costruttore del nuovo non ha ostacoli perché è abituato a superarli. 11. Il costruttore del nuovo ha fiducia nei suoi compagni di viaggio. 12. Il costruttore del nuovo sa che ogni sua azione è importante e produce un effetto e per questo riflette bene prima di agire. 13. Il costruttore del nuovo non sopporta chi ruba, chi dice bugie, chi parla solo di io e non di noi, chi maltratta e non rispetta esseri umani ed animali, chi inganna, chi segue la legge del più forte, chi non ha memoria e a volte anche chi ne ha troppa, chi non riesce ad amare altro che sè stesso ed il denaro a qualsiasi costo, chi separa e divide. E questo di qualunque razza sia, di qualunque religione sia, qualunque colore della pelle abbia. Pierluigi Paoletti Per vivere la storia della nostra Sicilia Abbonati a «L ISOLA» Abbonamento ordinario: Belgio 20 Altri Paesi europei: 50 Abbonamento sostenitore: versamenti volontari Puoi versare la somma sul conto corrente CBC : IBAN : BE BIC : CREGBEBB intestato a Catania Francesco Paolo specificando nella causale abbonamento a L ISOLA

6 6 LE ESILARANTI STORIE DI GIUFA Giufà, la moglie e l'asino uando morì sua moglie, Giufà non fu in grado di versare neanche una Q lacrima, ma quando, dopo qualche giorno, gli morì l'asino non faceva altro che piangere. Appena un amico gli domandava come stava, si metteva subito a piangere per la perdita dell'asino e a chi gli faceva notare questo suo strano comportamento, Giufà rispondeva: - Non accetto i vostri rimproveri e cercate di capire il mio dolore!! Quando è morta mia moglie tutti gli amici sono venuti a farmi le condoglianze e a confortarmi. «Non ti affliggere, col tempo, vedrai troverai una moglie, di donne ce ne sono tante», mi dicevate. «Mia sorella potrebbe essere la moglie giusta per te!» mi veniva proposto. Ed altri ancora mi offrivano la figlia senza dover pagare niente! Ma quando è morto il mio asino, nessuno di voi ha detto: «Non preoccuparti, ti darò un altro asino al suo posto!» Giufà e il chiodo iufà era sempre al verde e, disperato, decise di vendere la sua casa. G Trovato l'acquirente, pose solo una condizione per la vendita: - La casa diverrà tua, ma questo chiodo piantato nel muro deve restare per sempre mio - disse. Il compratore accettò la condizione senza riserve e l'affare fu fatto. Dopo qualche settimana, Giufà bussò alla porta del nuovo proprietario ed entrò in casa, si diresse verso il chiodo e vi appese un sacco. Dopo qualche giorno ritornò, si riprese il sacco e appese al chiodo un vecchio abito. Col tempo le visite di Giufà cominciarono a farsi giornaliere e, spesso, anche per più volte al giorno e sempre prendeva ciò che era appeso e metteva una nuova cosa. Un giorno Giufà spuntò con la carogna di un asino e, sotto gli occhi sbalorditi degli inquilini, appese al chiodo quell'ammasso puzzolente. Il proprietario, spazientito, urlò: - Non ti lascio ammorbare la mia casa, porta via questo schifo! Giufà, con la sua solita calma, disse: - Vedi, io ti ho venduto la casa, ma il chiodo resta mio. Ho tutto il diritto di appendervi quello che voglio e se tu non sopporti non so cosa farci! Puoi scegliere di andartene, ma non chiedermi nemmeno un soldo indietro.. Il proprietario non riuscì a sopportare le incursioni di Giufà e se ne andò via lasciando la casa a Giufà. Giufà si prese la casa e non restituì nemmeno un soldo. Giufà acquista il suo asino n giorno Giufà decise di vendere il suo asino, che cominciava ad essere U vecchio e debole, per comprarne uno più giovane. Si recò al mercato e si affidò ad un venditore per concludere l'affare. Questi se ne andò in giro per il mercato cercando di decantare il buon carattere e la forza dell'animale. Ma, arrivati vicino la casa gi Giufà i vicini riconobbero l'asino e si misero a deridere il venditore: - Giufà vuole vendere l'asino perché è malandato e vecchio! A quelle parole, la gente che sembrava interessata all'acquisto si allontanò in gran fretta, per evitare di fare un cattivo acquisto. Giufà preoccupato, per trattenere la gente, si mise a parlare a voce alta: - Ma che dite! Non è il mio asino! Sono qua perché sono interessato alle buone qualità di questo animale! Alle affermazioni di Giufà si riunì un capannello di persone e, attorno all'animale, si aprì una piccola asta per l'acquisto. Fatte le prime offerte, Giufà, pensando di poter fare un buon affare, si mise anche lui a fare proposte in modo da rialzare il prezzo di vendita. Però, man mano che il prezzo saliva, gli acquirenti cominciarono ad allontanarsi. Giufà, rimasto con l'ultimo possibile acquirente e tentando di spuntare un prezzo ancora più alto, fece una ulteriore proposta. L'altro, giudicando eccessivo il prezzo, abbandonò l'asta e Giufà fu costretto a riacquistarsi l'asino che voleva vendersi, pagando una borsa di denari. (messana.org) Storie Siciliane: leggende, curiosità, miti... LA GROTTA D ANZISA: una storia davvero interessante è quella della "travatura" della grotta d Anzisa, una grotta che si trova fra Bellarosa e Calascibetta. Si racconta che due cacciatori, aggirandosi per la vallata a caccia di conigli selvatici, lanciarono il furetto in una tana e in attesa all entrata con una rete in mano pronti ad impigliarvi il coniglio appena questo fosse uscito dalla tana, restarono però delusi perché il coniglio non uscì, ed era sparito anche il furetto. Dopo aver atteso a lungo i cacciatori decisero di scavare nella tana per ritrovare almeno il furetto. Più scavavano più la tana rivelava altre aperture,che si allargavano in grotte più profonde. Ad un tratto scorsero al centro della grotta un mucchio enorme di monete d oro; infilarono a manciate le monete in sacchi dei quali bardarono due mule che s erano fatte prestare da Zu Toni d Anzisa. La notte era intanto calata e i due compari decisero di mangiare le provviste che si erano portati; dopo aver mangiato e bevuto si assopirono fianco a fianco; ma ad un tratto si svegliarono in preda ad atroci dolori di ventre. Colti da atroci sospetti, si accusarono a vicenda di aver avvelenato il cibo per restare soli a godere del tesoro trovato. Ad un tratto la rissa tra i due finì: i due cacciatori erano morti all improvviso. Le ore trascorrevano. Le mule decisero da sole di tornare alla loro stalla. Alle prime luci dell alba giunsero dal padrone e, per svegliarlo e farsi aprire la stalla, smossero le teste per far tintinnare le sonagliere. Il padrone scese e vide tutto quel ben di Dio dentro le sacche. La fine del mondo! La Provvidenza aveva pensato a lui, e non ci penso due volte a nascondere il tesoro e ad usarlo con prudenza. La grotta fu chiamata d Anzisa,dal nome del ricco fortunato. Non vi si trovarono più tesori, ma acquistò la fama di essere stregata e gli amanti infelici vi accorrono talvolta per avere un segno del favore della loro amante. LA VENDETTA DI UN MORTO: nel XVI secolo si verificò a Gela una orripilante sequela di vendette baronali; la bella è ricca baronessina Isabella Moncada, orfana dei genitori, fu chiesta in sposa dal giovane barone Jacopo Introna. Lo zio di Isabella, Iago Moncada, che era il tutore della giovane, finse di acconsentire; ma in realtà voleva sposare lui la nipote, per appropriarsi della pingue dote: sicché non permise che il giovane barone frequentasse Isabella, che però gli fece conoscere segretamente le intenzioni dello zio nei suoi riguardi. L innamorato Jacopo non perse tempo. Invitò a una battuta di caccia tutti i signori della zona gelose; e fece in modo che lo zio di Isabella cadesse in un agguato. Il vecchio zio fu colpito, ma non mortalmente; anzi riuscito a fuggire, non appena rientrato nel suo castello, si recò con tutti i suoi uomini ad assalire il palazzo degli Introna, riuscendo a far prigioniero il giovane Jacopo, rinchiudendolo nella più segreta delle sue prigioni baronali. Isabella, che non sapeva nulla di quello che era accaduto a Jacopo, sentì una notte il canto malinconico del prigioniero, che narrava la sua disavventura; e, senza por tempo in mezzo, prese un pugnale, penetrò nella stanza dove dormiva lo zio, e lo uccise nel sonno; e subito andò a liberare il suo fidanzato, e si accinse a partire con lui. Ma aveva fatto i conti senza pensare alla perfidia dello zio tutore, il quale aveva dato l ordine ai suoi dipendenti di uccidere sul posto chiunque avesse tentato di abbandonare il castello senza un permesso da lui firmato. Quindi, quando i due giovani innamorati cercarono di abbandonare il castello, fu chiesto loro di mostrare il salvacondotto, che essi non possedevano: e pertanto furono immediatamente uccisi dalle guardie. Li aveva raggiunti la vendetta di un morto.

7 7 LINGUA E DIALETTU Un populu mittitilu a catina spughiatilu attuppatici a vucca è ancora libiru. Livatici u travagghiu u passaportu a tavula unnu mancia u lettu unnu dormi, è ancora riccu. Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubbanu a lingua addutata di patri: è persu pi sempri. Diventa poviru e servu quannu i paroli non figghianu paroli e si mancianu tra d iddi. Mi nn addugnu ora, mentri accordu la chitarra du dialettu ca perdi na corda lu jornu. Mentre arripezzu a tila camuluta ca tissiru i nostri avi cu lana di pecuri siciliani. E sugnu poviru: haiu i dinari e non li pozzu spènniri; i giuelli e non li pozzu rigalari; u cantu nta gaggia cu l ali tagghiati. Un poviru c addatta nte minni strippi da matri putativa, chi u chiama figghiu pi nciuria. Nuàtri l avevamu a matri, nni l arrubbaru; aveva i minni a funtana di latti e ci vìppiru tutti, ora ci sputanu. Nni ristò a vuci d idda, a cadenza, a nota vascia du sonu e du lamentu: chissi non nni ponnu rubari. Non nni ponnu rubari, ma ristamu poviri e orfani u stissu. Ignazio Buttitta COURS DE SICILIEN Grammaire Sicilienne: Introduction après Giorgiu Piccittu, l orthographe de la D langue Sicilienne tend à être déterminée par la prononciation de la langue parlée. Celle-ci aurait pu être une bonne règle, mais, comme dans chaque langue, dans la langue Sicilienne on trouve des dialectes, des termes et des inflexions. Il vient à dire souvent que les mots sont différents d un pays à l autre et la prononciation varie beaucoup d un point à l autre de notre île. Bien que beaucoup disent de leur dialecte que c est du Sicilien, ceci est faux. Le Sicilien est une langue comme une autre et comme telle a ses dialectes. Le seul problème, plutôt important, est que nous n avons pas de règles écrites de notre langue: une grammaire, une syntaxe, un traité d orthographe, pour affirmer que le Sicilien est une langue nationale, ou régionale, de Sicile. Nous autres nous avons des règles de grammaire et des syntaxes d'orthographe et la phonétique, qui font partie intégrante du processus. Nous avons des tentatives de grammaire et d'orthographe mais nous n'avons pas une étude concrète et approfondie de ces matières. C'est une chose étrange que les étrangers ont toujours démontré un certain intérêt pour notre langue, notre histoire, notre littérature, nos traditions, etc., tandis que nous Siciliens avons toujours pris comme un fait accompli ce que nous avons, jusqu'au point que notre langue est en train de mourir, et avec elle meurt aussi notre passé, notre histoire et nos traditions. Je suis désolé de dire que tout ceci est tout simplement honteux. Nous Siciliens devons avoir honte de traiter ainsi nous même. C'est pour cela que maintenant j'essaye d'écrire un bref cours de langue Sicilienne, afin d'essayer de faire mon possible pour sauver notre langue, pour donner quelques jours de vie en plus, autant que possible. Je veux le faire pour des Siciliens qui disent qu'ils ont besoin d'aide pour apprendre à écrire le Sicilien, et pour essayer d'encourager quelqu'un, peut être polémiquement, à écrire une bonne grammaire, une syntaxe, un traité d'orthographe. Je veux essayer d'établir certaines règles en ce qui concerne la langue Sicilienne écrite, avec l'aide de G. Piccittu, G. Pitrè et avec mon instinct de Sicilien. La Sicile est une nation avec sa langue, son gouvernement et ses lois, et tandis que tant d'autres régions d'italie ont déjà fait approuver le droit d'avoir leur langue comme langue officielle de leur propre région, nous Sicilien sommes encore à un stade léthargique et pathétique, comme d'habitude, envers notre mère patrie et ce qu'elle représente. L alphabet, Les voyelles, Les consonnes A a, B b, C c, D d, E e, F f, G g, H h, I i, L l, M m, N n, O o, P p, Q q, R r, S s, T t, U u, V v, Z z. Les Voyelles: Les voyelles dans la langue Sicilienne sont cinq : a, e, i, o, u. Ces voyelles ont un son court ou un son long selon leur position dans le mot. Exemple de voyelles longues et brèves. Les voyelles accentuées sont les longues et celles sans accents sont les courtes : (pàrma : paume); (sapùni : savon) ; (lèccu : écho) ; (benìssimu : très bien) ; (fìnu : fin) ; (minèra : mine) ; (sònu : son) ; (popùlu : peuple) ; (fùsu : pompe) ; (rusàriu : chapelet). Les consonnes: Le " b " a un son labial : (bàgnu : bain) ; (bèddu : beau) ; (biàncu : blanc). Le " c " a un son guttural devant les voyelles "a", "o" et "u": (càni : chien); (café : café) ; (còcu : cuisinier). Le " c " a aussi un son guttural devant les voyelles "e" et "i" si ces voyelles sont précédées d'un "h": (chiàvi : clé); (chiàru : clair); (chèccu : bègue). Le " c " a un son palatal lorsqu'il suit les voyelles " e " et " i ": : (ciùri : fleur) ; (cira : cire); (ciùmi : fleuve). Dans la langue parlée, le " c " a très souvent le son " ch " : (sciùmi : fleuve) ; (sciàrari : sentir) ; (sciùri : fleur). Le " d " a un son dental: (diàriu : journal intime) ; (dinàri : argent / monnaie) ; (dènti : dent). Le " f " se prononce comme dans les mots: (fùmu : fumée) ; (fàri : faire) ; (fìnu : fin). Le " g ", comme le " c ", a un son guttural lorsqu'il se trouve devant "a", "o" et "u": (gàttu : chat) ; (gòdiri : apprécier) ; (gùla : gorge). Le " g " est aussi guttural ou dur avec le " e " et avec le " i " si devant ces deux voyelles se trouve un " h ": (ghiàcciu : glace) ; (ghèrciu : louche / bizarre) ; (ghiòmmaru : pelote). Le " g " est palatal devant le " e " et le " i ": (giùvini : jeune homme) ; (gèmitu : gémissement) ; (giùgnu : juin). Le " g " devant le " n " devient un son nasal: (gnurànti : ignorant) ; (gnissàri : plâtrer) ; (gnumìnia : ignominie). Le " h " n'a aucun son, il est utilisé après le " c " et le " g " pour rendre le son dur. Le " l " est liquide: (lìnu : lin) ; (lùna : lune) ; (làna : laine) ; Le " m " est labial: ( maìstru - maître / enseignant) ; (mìu : le mien / mon) ; (mègghiu - mieux). Le " n " est palatal: (nàsu : nez) ; (nìdu - nid) ; (nànu - nain). Le " p " est labial: (piàttu - assiette) ; (pònti - pont); (pùmu - pomme). Le " q " est toujours suivi d'un "u": (quail - quell) ; (quànnu - quand) ; (àcqua - eau). Le " r " est semi liquide: (ràma - branche) ; (ràggia - outrage) ; (rìccu - riche). Le " s " est sifflant: (saìtta - flèche) ; (sìccu - sec) ; (sùli - soleil). Le " t " est semi dental: (tàli - tel) ; (tèmpu temps) ; (timùni - gouvernail). Le " v " se prononce comme dans les mots: (vìnu - vin) ; (vuluntà - volonté) ; (vòlu - vol). Le " z " se prononce comme dans les mots: (zòna - zone) ; (zìu - oncle) ; (zappùni - bêche). Dans le prochain numéro : ORTHOGRAPHE, Doubles consonnes, Diphtongues, Contrastes.

8 8 Correva l anno 2008 Una ''moneta'' siciliana? Una provocazione... seria L' ALTRA SICILIA - Antudo ha sempre privilegiato il realismo ed il rispetto "almeno" dello Statuto del 1946 rispetto a fughe in avanti di difficile comprensione e perciò pericolose. Già nella nostra "Carta" abbiamo osservato che il rispetto sostanziale dell'art. 40 dello Statuto (quello formale non è più pensabile perché è cambiato il mondo delle valute dal 1946 ad oggi) possa realizzarsi soltanto "regionalizzando" l'autorità di emissione monetaria e di controllo sul credito, facendo partecipare intanto la Sicilia al sistema europeo delle banche centrali come un paese a sé. Non andavamo oltre perché ci sembrava... (e ci sembra) improponibile mettere in agenda politica rivendicazioni "monetarie e creditizie" più avanzate di questa, almeno in questa fase storica. Già questa prima rivendicazione però sarebbe di per sé rivoluzionaria. Sul controllo siciliano del credito non c'è nemmeno bisogno di soffermarsi tanto è ovvio quanto la subalternità del sistema bancario isolano a quello italico abbia stritolato la nostra economia. Emettendo banconote e monete in euro come gli altri stati sovrani la Sicilia intanto riscuoterebbe quel diritto di signoraggio che le spetta e che oggi è un'imposta occulta che versiamo ad una banca centrale che ha il solo grande merito di avere desertificato il sistema bancario siciliano. Nel nostro piccolo parteciperemmo alle politiche valutarie europee e l'eventuale surplus valutario (perché nel medio-lungo termine si andrebbe incontro a questo) se non proprio a beneficio diretto della Sicilia, ci servirebbe per contare di più in un'europa in cui oggi non contiamo nulla in quanto pura colonia di un grande stato membro e non vera regione in esso integrata. Ma - a ben pensarci - si può andare oltre. Se non proprio sul piano immediatamente politico, intanto su quello degli studi di fattibilità. Si comincia sempre così. A parte il fatto che sono state introdotte talune sperimentazioni di "monete franche regionali" in alcuni länder tedeschi che potrebbero senza troppi problemi sperimentarsi anche in Sicilia per stimolare la domanda regionale e salvaguardare il potere d'acquisto della moneta, forse è giunto il momento di pensare a cosa succederebbe (in astratto, lo ripetiamo) se la Sicilia con un referendum decidesse di uscire dall'unione Monetaria Europea, cioè se ripudiasse questo pezzo di carta chiamato euro e si dotasse di una moneta propria. Che succederebbe alla Sicilia con una moneta distinta? Sarebbero di più i vantaggi o gli svantaggi? E, se fossero di più i vantaggi senza togliere niente a nessuno, perché soffrire come appendice malata di un continente in declino mentre in tutto il mondo i tassi di crescita impazziscono da un anno all'altro? Non è che, per caso, gli unici paesi europei che non hanno aderito all'euro sono proprio i più dinamici e produttivi? Vediamo di ragionare senza pregiudizi. Intanto l'operazione avrebbe dei costi. Immaginiamo a Messina, o nei porti e negli aeroporti, il "fastidio" di dover cambiare moneta ad ogni viaggio e i costi che banchieri e cambiavalute imporrebbero ai consumatori. Questo sarebbe certo un costo. Da non sopravvalutare però. Gli euro, moneta forte del continente, girerebbero comunque abbondanti in Sicilia e sarebbero facilmente reperibili dai Siciliani in tutti gli istituti di credito. Il fastidio maggiore sarebbe per i turisti italiani ed europei costretti a cambiare all'arrivo in Sicilia o a sopportare negli acquisti un cambio meno favorevole. Passato il primo shock, però, diventerebbe una cosa normale, come si fa ogni volta che si viaggia ed anzi diventerebbe quasi un fatto "esotico", come un souvenir di viaggio. Dal punto di vista dell'immagine questo cementerebbe il senso di appartenenza ad una comunità da parte dei Siciliani e la traduzione in prassi quotidiana della banale osservazione geografica che la Sicilia non è propriamente in Europa ma è una terra d'incontro e di transizione tra Europa, Africa e Asia. Sarebbe cioè il portato normale del progetto "Sicilia zona franca", terra di incontro e di libero scambio al centro del Vecchio Mondo. Questa moneta poi sarebbe agganciata naturalmente alle monete più forti, garantita cioè da riserva valutarie ed auree, le prime soprattutto in euro, ma anche in sterline e dollari e via via in Franchi svizzeri, Yen, etc. Cosa cambierebbe nella vita di tutti i giorni? Una politica valutaria attenta e libera da Francoforte e da Roma, affidata ad esperti economisti, ci consentirebbe (entro certi limiti) una relativa fluttuazione, ma anche un controllo più stretto sul potere d'acquisto di una moneta "nostra" che non ci sfuggirebbe di mano come è accaduto già con la "liretta" e peggio con l'euro. Una moneta siciliana non favorirebbe certo una integrazione totale dei mercati distributivi e sarebbe una parziale barriera occulta alla concorrenza esterna. Lo sanno bene gli inglesi e gli scandinavi che infatti non ne vogliono sapere. Infatti chi è al centro di una grande Europa, anche se paese povero come la Repubblica Ceca o la Romania, ha tutto da guadagnare da un'integrazione economica e monetaria che lo può vedere agire da protagonista nella produzione o nella distribuzione di beni. Chi è alla periferia fatalmente resta tale in tutti i sensi e fatalmente si deve approvvigionare di beni che per raggiungere il suo paese vedono lievitare al massimo i costi. Con la moneta a sé si incentivano produzioni locali, magari non altrettanto efficienti di quelle europee ma con benefici che ricadono nel territorio e con un apporto dall'esterno limitato ai beni davvero competitivi. Ovviamente per controllare il potere d'acquisto di una moneta non basta la moneta stessa, ma ci vuole la concorrenza. Se "Zona franca" dev'essere, dev'esserlo in tutti i sensi e quindi senza alcuna limitazione di concorrenza. Quindi prodotti interni a prezzi competitivi dove possibile, altrimenti prodotti esterni al miglior prezzo possibile e da dove che sia (tutto il contrario di oggi poiché la concorrenza è solo un'ideologia di regime che vale solo per far valere le politiche industriali italiane di esportazione in Sicilia dei loro beni e servizi non solo a discapito dei produttori siciliani ma anche di quelli stranieri). E poi? Poi ci sarebbero i cambi con l'euro che decidono tutto. Stando alle magre statistiche di oggi sembrerebbe che la povera "Onza" debba svalutarsi continuamente sull'"euro". Secondo noi questo sarebbe vero solo nel breve termine (da tre a cinque anni), il tempo di assestare il nuovo sistema economico e tagliare con il vecchio. In questo caso i consumi "di lusso" si contrarrebbero di molto nell'isola, ma per contro i salari diventerebbero (a parità di retribuzione nominale) più competitivi, le nostre merci più competitive e la bilancia dei pagamenti nei confronti dell'europa tenderebbe spontaneamente a riequilibrarsi. Per contro la vendita dei prodotti energetici al continente (in euro o in dollari) ci vedrebbe più ricchi e compenserebbe l'impoverimento derivante dalla svalutazione. Ma nel medio-lungo termine la situazione non potrebbe che rovesciarsi. Già oggi la bilancia commerciale dei prodotti energetici per la Sicilia è deficitaria solo perché si rilevano come importazioni le

9 9 materie prime provenienti dall'estero ma non si rilevano come esportazioni i prodotti finiti energetici esportati in Continente (perché ad oggi sono considerate transazioni interne); se a questo si aggiungono i benefici derivanti dall'esportazione di prodotti energetici che oggi la Sicilia "regala" al Continente, nonché in benefici derivanti dalla complessiva devoluzione fiscale degli artt nonché dal progetto di "Sicilia Zona Franca", con uno statuto doganale, tributario e finanziario peculiare e con il Porto Franco di Messina, l'effetto netto sarebbe quello di un vero e proprio boom commerciale. Non mancano i rischi però. Innanzi tutto una "ritorsione italiana" che potrebbe durare anche qualche decennio mirante a colpire i prodotti della "regione ribelle" sia sul territorio italiano sia su quello europeo (e gli strumenti politici non mancano); ma anche un doveroso progressivo necessario taglio dei "trasferimenti" dalla finanza continentale (italiana e comunitaria) che farebbero rallentare i consumi. Quale l'effetto netto di vettori di segno opposto e di intensità difficilmente valutabile? Non si può stimare a priori senza approfondite ricerche. In sintesi però gli esiti possibili sarebbero due o tre: un persistente deficit siciliano verso il Continente nonostante tutto (meno probabile in tempi di scarsità di risorse energetiche e comunque improponibile nel lungo termine per una terra naturalmente ricca come la Sicilia) per le cui conseguenze si veda quanto detto sopra; un sostanziale equilibrio che porterebbe ad un cambio puramente nominale della valuta (un pò come la Danimarca che rispetto all'europa non ha nessuno svantaggio ma neanche nessun vantaggio di avere una moneta separata, se non quello identitario che a noi peraltro non pare affatto secondario); un progressivo surplus tra Sicilia e Continente. Poiché a noi pare che prima o poi questa sarà la strada, proviamo a immaginare cosa significherà per la Sicilia trasformarsi in una Svizzera al centro del Mediterraneo. L'apprezzamento dell'onza sull'euro ci farà diventare più ricchi: diminuirà il disagio sociale e potremo acquistare di più dall'esterno, riequilibrando così i nostri conti con l'estero. La diminuità competitività dei nostri prodotti sarà soltanto relativa perché si tratta di beni in cui ci troviamo in posizione di rendita: beni naturali ed ambientali, posizione geografica strategica, risorse energetiche. Beni, cioè, a domanda relativamente rigida. Se l'autonomia monetaria sarà accompagnata da un massiccio investimento in formazione e ricerca, la ricchezza culturale e la creatività dei Siciliani faranno il resto. Per contro la vendita di prodotti energetici in dollari o euro potrebbe smorzare la portata di questa risorsa in regime di cambi crescenti. Ma la prospettiva di rialzo dei prezzi energetici dovrebbe in ogni caso risolversi in nostro favore. Semmai il problema di tanta ricchezza sarebbe quello di distribuirla in parte con i paesi mediterranei (soprattutto la Tunisia) per evitare che i dislivelli crescano oltre misura. Il surplus verso l'europa la Sicilia dovrebbe riversarlo in un "Piano Marshall" per il Maghreb, anche per garantirsi un contesto confinante di pace e prosperità. Forse il tema meriterebbe un vero e proprio libro, un "Libro Verde sulla Zona Franca Siciliana e sulla moneta separata" per valutare con maggiore attenzione la fattibilità e convenienza economica di una tale operazione. Ma, poi, se ci fosse la convenienza economica, perché mai non tradurla in fattibilità politica? Forse, però, questo è un tabù. Per molti italiani (e purtroppo anche per molti siciliani) se la Sicilia fa parte dell'italia parlare di autonomia monetaria è semplicemente vietato per definizione. Anche se in fondo molti paesi europei concedevano ai loro territori d'oltremare una moneta separata; perché non considerare la Sicilia un territorio italiano d'oltremare? Forse la vera scelta è tra la dipendenza e l'indipendenza economica. La strada da noi tracciata indirizzerebbe la Sicilia verso un'autosufficienza economica che ci farebbe più liberi (magari nell'immediato un pò più poveri, poi più ricchi, ma da subito più liberi); al contrario la strada attuale è quella di una dipendenza economica senza sbocchi, di un'economia asfittica e assistita, dove poi fatalmente tutta la società va in cancrena e fiorisce solo il malaffare. A Noi la scelta tra queste due vie, solo a Noi, per il bene dei nostri figli e per il futuro della Nostra Patria. L ALTRA SICILIA-Antudo PROPOSTA DI LEGGE d iniziativa del deputato...x... Presentata il... uello che noi siciliani vogliamo (se non sbagliamo) sono Q giustizia e libertà, che seguono solo dalla verità delle cose. A scanso di equivoci, definiamole. Giustizia vuol dire dare a ciascuno il suo, nella fattispecie il 100% dei frutti del lavoro (suo, non altrui). Libertà economica vuol dire soprattutto scelta tra lavorare in proprio o per conto terzi. Perchè si avverino queste due condizioni non è necessario fare sfoggio di indipendenza. Basta un autonomia di fatto, praticabile per mezzo di una sana politica fondiaria e del n. 40 dello Statuto del Questo dice: Le disposizioni generali sul controllo valutario emanate dallo Stato hanno vigore anche nella Regione (...). Orbene, è dal 2001 che lo Stato Italiano ha abdicato detto controllo mettendolo nelle mani della BCE. Il che obbliga la Sicilia a fare altrettanto, ma solo per quello che riguarda l Euro. Si noti che una emissione di valuta complementare (alla lira nel 1946 e all euro nel 2001) e a corso non legale ma reale non è mai stata proibita né può esserlo. È proprio quel che viene proposto qui. La Moneta Franca, libera da debito e da interesse com è, renderebbe possibile misurare il costo di un opera qualsiasi, privata o pubblica, in ore di lavoro, non più in unità monetarie. Qualsiasi pagamento di beni e servizi prodotti in Sicilia verrebbe fatto in contanti e alla consegna, senza scadenze di fine mese. Per risparmiare, si depositerebbero eccedenti di Moneta Franca in istituzioni pubbliche, che la riimmetterebbero immediatamente nel circolo sanguigno dell economia reale, cioè di produzione e di scambi. Non si potrebbe né specularvi su, né arricchirsi con stipendi strampalati, né contraffarla, né derubarla, né, insomma, fare da parassita sul sudore di chi lavora. Quest ultimo è il punto algido. Due poderosi ostacoli farebbero a gara per bloccare l emissione di Moneta Franca a livello regionale in Sicilia. Il primo, esterno, sarebbe Mammona, che così come la bloccò 79 anni fa a Wörgl nel Tirolo austriaco, farebbe del tutto per ripeterlo. Per fortuna però la BCE si trova a più di 2000 km di distanza. E siccome il loro sistema rimarrebbe intatto, non avrebbero ragioni di lamentarsi. La Sicilia decollerebbe economicamente senza ostacoli artificiali. Il secondo, interno, sarebbe la pletora di skiffarati con posti di lavoro lautamente retribuiti. Aspettarsi che costoro favoriscano una decisione che compensi chi produce e scambia, ma non chi non lo fa, è aspettarsi un pò troppo. Come rilanciare l economia sicula? Decollo economico in regime di Terra e Moneta Franca La MF siciliana, denominata Triskele, circolerebbe insieme all Euro, dollaro, o qualsiasi altra moneta che i Siciliani ritenessero opportuno accettare in pagamento di beni e servizi. Il triskele farebbe da livellatore, riempiendo la lacuna da sempre dovuta allo scarseggiare di mezzo di scambio con funzione parassitaria di portavalori. In omaggio al Trattato di Maastricht, il triskele non avrebbe corso legale, cioè non sarebbe reato rifiutarlo: avrebbe solo corso reale, ma chi lo accettasse vedrebbe il suo reddito crescere proporzionalmente ai suoi sforzi. La circolazione avverrebbe esclusivamente al di qua, non al di là, dello Stretto. L istituto emittente avrebbe un unica funzione: regolare i prezzi emettendo triskele (quando i prezzi cadono) o ritirandolo- (quando essi aumentano). L unico fattore importante sarebbe la velocità di circolazione, garantita dal detto istituto come autorità emittente e ricevente di triskele. Ne segue che l istituto emittente non avrebbe bisogno di avallo necessariamente regionale, anche se ciò sarebbe l ideale. Il triskele potrebbe venir emesso a livello municipale, o anche a livello di associazioni, cooperative, cementifici, fabbriche ecc., producenti ricchezza redimibile in triskele. Questo garantirebbe un potere d acquisto

10 10 stabile agganciandolo ad uno standard stabile, per esempio l euro 2001, o anche l onza L emissione iniziale potrebbe essere in ragione di due unità/abitante, cioè 10 milioni circa di unità. Circolando 500 volte in un anno, 10 milioni muoverebbero beni e servizi per 5 miliardi. I falsari non avrebbero alcun vantaggio, e quindi interesse, a contraffare e spacciare moneta deperibile. Sabotatori e collezionisti ne potrebbero deprimere la circolazione, ma dato che la velocità di circolazione pura e semplice elimina la necessità della presenza di grandi somme, il loro lavoro verrebbe minimizzato dall ufficio competente, che emetterebbe il circolante mancante all appello e ritirerebbe l eccedente. L adozione del triskele comporta uno spostamento di paradigma soprattutto psicologico. Operazioni come a) prestare a interesse 0% contro tesaurizzare al -6%; b) stimare il valore di un opera pubblica (o privata) in termini di ore di lavoro e di tempo, non di fondi preesistenti, eccetera, richiedono una ginnastica mentale che non è da tutti. Ma spezzerebbe l incantesimo di Mammona, che si ostina a far credere che ricchezza = denaro. Il Triskele indurrebbe chiunque abiti in Sicilia a lavorare; gli extracomunitari però non potrebbero inviare Triskele inconvertibile a casa, il che li costringerebbe a chiedere di esser pagati in euro o ad andarsene volontariamente. Le dogane diverrebbero ridondanti, eccetto che per lo Stato Italiano, che magari visto il successo del triskele finirebbe con l imitarci. I sogni comincerebbero a realizzarsi uno dopo l altro. Opere pubbliche impensabili in regime di euro diverrebbero possibili in regime di Triskele. Sarebbe solo questione di tempo e di disponibilità di manodopera. Per quel che riguarda la Terra Franca, l imponibile fiscale andrebbe spostato dal valore aggiunto dallo sforzo di chi lavora al valore sottratto da chi occupa suolo per qualunque ragione. Chi più lavorasse sul suolo occupato, rurale o urbano, meno tasse pagherebbe proporzionalmente. La rendita da terreno spoglio andrebbe pagata al municipio più vicino, e l eccesso convogliato da questo all erario regionale, così evitando l esercito di funzionari impiegato per mettere le mani in tasca a chi lavora. La Terra Franca metterebbe il 100% dei frutti del lavoro in tasca a chi lavora, e il 100% della rendita da suolo spoglio in tasca a chi causa l incremento di rendita, cioè la comunità attorno a una data proprietà. I 2,5 milioni di ettari di superficie siciliana sarebbero più che sufficienti a soddisfare la spesa pubblica. Art 1. (Princìpi) 1. L articolo 1 della Costituzione Italiana dichiara, L Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Così quindi è la Sicilia, che vuole però fondarsi sul primato del lavoro invece che su quello del denaro. 2. La Regione Siciliana emette quindi e gestisce il Triskele come moneta complementare all euro, mirando esclusivamente a far combaciare la ricchezza prodotta in Sicilia con un mezzo di scambio anch esso prodotto in Sicilia e sempre adeguato al libero movimento di detta ricchezza. 3. Il Triskele è Moneta Franca, cioè libera da debito e da interesse. Non è misura di valore, che in Sicilia sarà da ora in poi l uomo/ora di lavoro per qualsiasi opera pubblica o privata. Art. 2. (Strumenti) 1. La Regione Siciliana erige l Ufficio Monetario (UM) come quarta funzione di governo, indipendente e sovrana rispetto alle tre funzioni tradizionali legislativa, esecutiva e giudiziaria. 2. Codesto Ufficio, con sede a..., ha un solo mandato: emettere o ritirare Triskele così da mantenere i prezzi invariabili nel tempo di tutti i beni e servizi prodotti in Sicilia. 3. L UM non ha funzioni bancarie, e non è quindi aperto al pubblico. L emissione e il ritiro di Triskele avverrà attraverso gli uffici erariali, sia regionali che comunali. 4. Le istituzioni finanziarie esistenti, sia pubbliche che private, continueranno ad operare indipendentemente dall UM. Art. 3. (Caratteristiche fisiche del Triskele) 1. Il Triskele non è legato ad alcun metallo prezioso. Il suo valore intrinseco è quello del pezzo di carta che lo rappresenta. 2. Il Triskele viene emesso in tagli con valore facciale di 1, 5, e 10 unità. 3. Ogni Triskele porterà dodici caselle da riempire mensilmente con un bollino pari allo 0,5% del valore facciale acquistabile in qualunque ufficio erariale. I bollini circoleranno anche come moneta spicciola, fino al momento di doverli incollare sul buono-lavoro Triskele. Il bollino può essere sostituito da una obliterazione o goffratura ecc. Art. 4. (Caratteristiche di emissione e circolazione del Triskele) 1. Un Triskele ha potere di acquisto stabile nel tempo, equivalente a Il corso utile di un Triskele è di un anno dall emissione, datata sul bollino attaccato al primo pagamento, fino alla scadenza un mese dopo la data che appare sul dodicesimo bollino (o dodicesima obliterazione ecc.). 3. Tesaurizzare Triskele costerebbe -6% di interesse annuo. È possibile però depositare Triskele in qualsiasi ufficio erariale, per ricuperarlo in un tempo pattuito ad interesse 0%. 4. Chiunque si trovi in possesso di Triskele alla scadenza mensile, dovrà provvedere al suo rinnovo pena la perdita di corso utile. Il costo (0,5% del valore facciale) renderebbe l operazione del tutto indolore. 5. Il tasso di scambio del Triskele con qualunque altra moneta verrà determinato esclusivamente da domanda e offerta tra le parti contraenti. 6. I Triskele verranno accettati dagli uffici erariali siciliani in pagamento di imposte locali. 7. L accettazione di Triskele da parte del pubblico è facoltativa. Art. 5. (Triskele ed economia siciliana) 1. Saranno beneficiari di Triskele tutti coloro che vogliono lavorare in Sicilia e siano disposti ad accettarli in pagamento di beni e servizi costà prodotti. 2. L UM spedirà scorte di Triskele agli uffici erariali comunali. Questi ultimi li distribuiranno come segue: a. Alle scuole, sia pubbliche che private, operanti nel territorio del comune. Queste in turno retribuiranno il lavoro di produzione e di aggiunta di valore al capitale umano come segue: La maternità. Le madri di bambini dai 0 ai sei anni verranno considerate come personale esterno che prepara il futuro capitale umano da presentare alle scuole a tempo debito. Le madri verranno pertanto retribuite in quantità sufficiente da toglier loro ogni preoccupazione per tirare su i figli al di sotto dei cinque anni. La scolarità. Gli alunni verranno considerati come lavoratori a tempo parziale dai sei ai 18 anni. Saranno le autorità scolastiche a decidere quanto e come retribuire il loro lavori compiuti e ben fatti a giudizio dei maestri, il cui stipendio verrà integrato con Triskele secondo contratto con le autorità scolastiche. A chiunque abbia attitudine universitaria verrà elargita una borsa di studio in Triskele che gli permetterà di completare il corso di laurea. b. Ai produttori di beni di prima necessità, cioè agricoltori, artigiani tessili/indumentari, e piccoli costruttori edili. c. Agli appaltatori di lavori pubblici per opere di importanza locale. Le grandi opere a livello regionale verranno pagate dagli uffici erariali regionali. d. Al personale burocratico necessario per portare a termine le operazioni di cui all Art Il lancio del Triskele avverrà non appena il pubblico sarà debitamente preparato e l Ufficio Monetario eretto e in condizioni di funzionare, non più tardi di un anno dalla data di promulgazione della presente legge. Art. 6 Abbonamento a L ISOLA 1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana. 2. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione. 50 L ALTRA SICILIA - Antudo Che cos è una rapina in banca a confronto della fondazione di una banca? [Bertold Brecht] I politici non sono altro che i camerieri dei banchieri [Ezra Pound]

11 - Tél.: Gsm:

12 L a Sicile conserve énormément d'exemples d'architecture baroque, et un grand nombre de tableaux et de sculptures. Palerme, au pied du mont Pellegrino, fut successivement une ville phénicienne, grecque, romaine, arabe, normande, espagnole. Elle montre encore aujourd'hui les signes de ces différentes cultures, qui en font la ville la plus intéressante de l'île. Ici, l' introduction des thèmes baroques coïncide avec une profonde transformation de l'aménagement urbain sous la direction d'éminents architectes. Ce renouvellement est attesté par des exemples grandioses, scénographiques, imposants, riches en dorures, marbres, peintures, décorations polychromes, stucs et statues. Eglises et palais renferment l'opulence du Baroque espagnol. Et c'est a Palerme que les églises s'arrogent la part du lion: Saint-Josephdes-Théatins aux "Quatre Coins", dont le magnifique intérieur est richement décoré; Saint- Dominique, sur la place du même nom, une des plus extraordinaires constructions baroques de la ville; Saint-Mathieu, érigée au XVIIe siècle, avec sa façade en marbre gris et son intérieur particulièrement élaboré; Sainte-Thérése, construite entre les XVIIème et XVIIIème siècles, qui est considérée comme un des meilleurs témoignages du Baroque sicilien; le Jésus, Sainte-Catherine, la Chapelle de l Immaculée (dans l'eglise Saint-François-d'Assise), du XVIIIème siècle, entièrement décorée de tesselles en marbres polychromes; et enfin la Martorana, un joyau de l'art normand, a laquelle fut ajoutée, au XVIIème siècle, une façade baroque. Nous quittons Palerme pour nous rendre dans Palerme, un angle de la place Vigliena une autre ville particulièrement significative de l'évolution du Baroque dans l'île, Noto, située au sud de la Sicile, en heureuse position panoramique. La très belle décoration baroque de cette ville est le fruit de sa radicale restructuration après le désastreux tremblement de terre de Le nouveau centre résidentiel fut aménage sur un tissu urbain homogène, engendrant de la sorte les prémisses d'un développement non seulement économique et civil, mais aussi de la construction. On peut apprécier Noto en se promenant le long du Corso Vittorio Emanuele et en visitant l'impressionnante Piazza del Municipio, avec le grandiose escalier à trois rampes du Dôme, construit au XVIIème siècle. En longeant le Corso, nous rencontrons l'eglise Saint- François, dessinée par l'architecte Vincenzo Sinatra, et le Monastère bénédictin du Sauveur, datant du début du XVIIIème siècle, dont la façade est caractérisée par des grilles très originales, qui provoquent un curieux effet de clairs-obscurs. Poursuivant notre chemin, nous visiterons l'eglise Sainte-Claire, réalisée en 1748 d'après un projet de l'architecte Gagliardi, et enrichie a l'intérieur par de précieuses décorations en stuc. Sur la place voisine, Piazza del Municipio, se dressent le beau Palais Ducezio, bâti en 1746 sur un projet de l'architecte Sinatra, et le Dôme, dont l'ample façade est flanquée de deux clochers surmontes de petites coupoles. L'intérieur abrite de nombreuses œuvres d'art de différents siècles. L'Eglise du Sauveur, bien qu'elle fût construite a la fin du XVIIIème siècle, reflète elle aussi certains canons de l'architecture baroque, comme son plan intérieur elliptique. Le Palais Nicolaci Villadorata offre une spectaculaire série de balcons baroques, qui s'appuient sur des grotesques en pierre. A voir aussi, les belles Eglises Saint- Charles et Saint- Dominique. Jetons maintenant un coup d'œil à d'autres chefs-d'œuvre d'art baroque dissémines sur cette terre privilégiée, ou sont représentes plus de deux mille ans d'art et d'histoire. Catane, après l'éruption de l'etna et le tremblement de terre de 1693, fut entièrement reconstruite, suivant de nouveaux critères urbanistiques plus fonctionnels. C'est pour cela que son centre historique présente essentiellement les caractéristiques des XVIIème et XVIIIème siècles. Une des artères les plus suggestives de la ville, a l'empreinte clairement baroque, est la Catane, la façade de l ex-couvent Saint-Nicolas rue des Porte-Croix, le long de laquelle s'érigent plusieurs importants édifices réalisés en cette période: l Arc Saint-Benoît, que la tradition veut qu'il fut construit en une seule nuit; les Eglises Saint-Benoît et Saint-Julien, le Collège des Jésuites, dont les cours intérieures sont superbes; le Couvent des Pères Porte-Croix et la Villa Cerani. II faut encore citer la Collégiale, l'inachevée mais grandiose Eglise Saint- Nicolas, la plus vaste de la Sicile, et l Abbaye Sainte-Agathe, de style borrominien. Sans oublier le Dôme, qui se dresse sur une place harmonieuse, flanquée de palais du XVIIIème siècle entourant une délicieuse fontaine, œuvre de G.B. Vaccarini, sans doute le nom les plus prestigieux du Baroque catanais. L'intérieur du Dôme est impressionnant, et riche en œuvres d'art; il faut aussi en visiter la sacristie, avec ses fresques du XVIIème. En province, nous signalons Acireale et Caltagirone. La première possède de splendides constructions baroques: le Palais Communal, Acireale, la Cathédrale et la Basilique des Saints Pierre et Paul la Basilique des Saints Pierre et Paul, la somptueuse Eglise Saint-Sébastien, et le Dôme monumental, dont l'intérieur est admirablement décore a fresque. A Caltagirone, nous visiterons les remarquables Eglises du Jésus, Sainte-Marie-du Mont, cette dernière reconstruite au XVIIIe siècle et a laquelle on accède par un escalier monumental a remblais de majoliques polychromes. Syracuse n'est pas seulement intéressante pour ses trésors archéologiques, mais aussi pour ses monuments baroques. Au cœur de la Syracuse baroque, la place du Dôme est entourée d'élégants édifices des XVIIème et XVIIIème siècles: le Palais de l'archevêché, l Eglise Sainte-Lucie-de-l'Abbaye, le Palais du Sénat, maintenant hôtel de ville, et le Dôme, bâti sur l'ancien temple d'athéna, et dont la grandiose façade remonte a la première moitie du XVIIIème. Voir aussi les très belles Eglises du Collège, Saint-François, Saint-Philippe-Neri et Sainte- Lucie-au -Sépulcre. Caltanissetta, au cœur de l'île, offre un centre historique d'un dessin urbanistique rationnel, datant du XVIIème. II faut y visiter l Eglise Sainte-Agathe, construite au tout début du XVIIIème siècle, et dont l'intérieur décoré de stucs abrite d'inestimables œuvres d'art sacré;

13 Syracuse, le Palais Impellizzeri du XVIIIème siècle (détail du chéneau) Saint-Dominique, du XVIIIème, et, surtout, le Dôme grandiose, ou sont conserves de précieux tableaux et des fresques, datant des XXVIIIème et XVIIIème siècles. On ne peut quitter la Sicile "baroque" sans avoir vu avec beaucoup d'attention Ragusa et quelques-unes des petites villes de sa province, ou ce style est d'une fantaisie débridée et pleine de surprises. A Ragusa, nous admirerons la Cathédrale, avec son Presbytère voisin, les Eglises Sainte-Marie-des- Escaliers et Saint-Joseph, dont l'intérieur de forme elliptique renferme de richissimes autels; enfin, nous nous arrêterons longuement devant l'extraordinaire et grandiose Eglise Saint-Georges, chefd'œuvre de Gagliardi, qui se dresse en haut d'un splendide escalier. Une Modica (Ragusa) - Eglise Saint George autre Eglise Saint-Georges, d'une architecture semblable et du même auteur, s'érige a Modica, ou il faut voir aussi l'intéressante Eglise Saint- Pierre, du XVIIIème. On trouvera encore à Comiso et à Scicli d'autres constructions religieuses et civiles tout a fait dignes d'intérêt. Ragusa, Modica, Noto, perles du baroque sicilien L es 9 et 11 janvier 1693, le tremblement de terre qui secoue le Sud-Est de l'île raye de la carte une vingtaine de villes, détruit soixante-quatre monastères, cent quarante couvents, des dizaines d'églises, et fait soixante mille victimes. Des siècles d'histoire sont anéantis. De cette catastrophe vont naître les plus beaux monuments baroques de l'île. Influencée par l'espagne qui la domine ou par ses propres artistes partis étudier dans la Rome du Bernin et de Borromini, la Sicile ne pouvait qu'embrasser un art baroque qui lui permette d'extérioriser une sensibilité si mal disposée à être contenue. Baroque espagnol? Baroque romain? Qu'importe, bientôt ce ne sera que du baroque sicilien. La Noto Antica ayant été anéantie, l'architecte Rosario Gagliardi, un enfant du pays, fut chargé par la famille Landolina de recréer une nouvelle ville. Cet ancien ingénieur militaire la conçut comme un décor: palais ornés de balcons pansus, parvis d'églises scénographiques, rues en trompe-l'œil avec en toile de fond une façade vers laquelle toutes les lignes convergent. Pour un peu on s'attend à voir surgir un acteur en habit d'époque. Lors du Corteo barroco, en mai, plusieurs centaines d'habitants revêtent d'ailleurs des habits du XVIIIème siècle. Jamais le baroque sicilien, fait de formes généreuses, de spirales, de volutes, de rondeurs, n'a été aussi exubérant ni aussi riche. Même la façade austère du monastère bénédictin se pare de grilles travaillées. Tout le charme de Noto vient de son unité et de la qualité de la pierre utilisée, un calcaire d'une belle carnation qui oscille entre le jaune pale et l'orange et qui décline au soleil couchant toutes les teintes chaudes et douces du miel. Mais une malédiction semble peser sur Noto. Le 13 decembre 1990, jour de la sainte Lucie, patronne de Syracuse, la terre tremble a nouveau, fissurant la plupart des monuments ; le 13 mars 1996, la coupole de la cathédrale, minée par des infiltrations, s'effondre, détruisant toute la nef. Noto vit désormais dans les échafaudages, et il est difficile, parfois, de savoir si on est sur la scène ou dans les coulisses de cette «ville théâtre» qui ne compte pas moins de trentedeux églises. Elles ne sont jamais austères, bien au contraire; leur intérieur ressemble parfois plus a un parloir, ou même a un salon, qu'a un lieu de prière. A Raguse, deux clans s'affrontent pour la reconstruction: les partisans d'une nouvelle cité à proximité de l'ancienne et ceux qui préfèrent rester sur place. Ainsi sont nées deux villes: Ragusa Nuova, la cite commerçante, bâtie en damier, et Ragusa Ibla, la noble, riche en monuments baroques. Les deux Raguse, désormais réunies administrativement et reliées par un escalier de deux cent cinquante marches, gardent encore chacune leur caractère. Ragusa Ibla, l'ancienne Raguse des Grecs, dominée par la très théâtrale architecture de l'église San Giorgio réserve bien des surprises au hasard de ses ruelles. Le Palazzo La Rocca aligne sur la console de son balcon une série de figures grotesques. Même chose sur le Palazzo Cosentini. À croire que les grandes familles rivalisaient d'imagination pour avoir en façade les plus belles grimaces de la ville. Mais c'est bien sûr vers San Giorgio que se portent tous les regards. Vue de la place, plantée de palmiers exotiques, elle apparaît comme un magnifique «surtout de table» avec sa façade mouvementée et sa tour clocher intégrée qui épouse les sinuosités de l'édifice.rosario Gagliardi, son architecte, va encore se surpasser à Modica, avec une autre église toujours dédiée à saint Georges de Cappadoce, patron de l'île depuis les Normands. Le terrain étant accidenté, il imagina une véritable mise en scène de l'édifice avec un monumental escalier. Ce qui fit dire a Pierre Sébilleau: «C'est du théâtre, bien sûr, comme il est de règle dans l'art baroque jésuite. Mais quel théâtre! Et quel art!» Pour découvrir d'autres trésors baroques, moins connus, il faut se rendre à Scicli, Palazzolo Acreide, Buscemi, Buccheri, Vittoria, Comiso, Grammichele, Caltagirone, villes dont la visite est souvent négligée, ce qui est bien dommage. Patrick de Panthou (SICILE - Edition EDL Paris)

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15 15...nun ti pigghiu si nun t assumigghiu...! N elle scorse settimane, stampa locale e nazionale hanno dato risalto, con grande enfasi, ad una notizia, quasi ad un record: poco meno di un terzo dei deputati all Assemblea Regionale Siciliana avrebbe problemi ( di differente natura ed entità ovviamente! ) con la giustizia ed alcuni di loro sono stati addirittura sottoposti a misure restrittive! Tra i reati ipotizzati, associazione mafiosa, corruzione, concussione, peculato, truffa, abuso d ufficio, falso, eccetera. Magari non sarà un primato, ma non è gratificante vedere la propria terra, la propria comunità, citate ed additate in occasioni di questo tipo. Ma, d altra parte, ce li siamo scelti noi! Forse è stato solo un problema prettamente locale, regionale!? Candidati scelti con un pò di disattenzione, forse!? Ah sì, è certamente stato così! Da una semplice, sommaria ricerca, verrà fuori! Ed invece, è proprio vero, al peggio non c è mai fine! La legislatura in corso ha visto complessivamente la proclamazione, al parlamento italiano, di cinquantadue deputati e ventinove senatori in rappresentanza dei siciliani. Circa un quinto dei deputati ed un quarto dei senatori ha avuto, o ha in corso, pendenze giudiziarie! Tra le accuse più gettonate, abuso d ufficio, truffa (più o meno aggravata!), voto di scambio, concorso esterno in associazione mafiosa! Ma non mancano appropriazione indebita, concussione, falso ideologico, false dichiarazioni a pubblico ministero! Ancora, violazione della legge elettorale, condanne per debiti, indagini per calunnia e documenti falsi! E ancora, peculato, finanziamento illecito, lesioni, abuso edilizio, traffico di droga, turbativa d asta! Nel nostro ordinamento, ogni imputato è innocente fino a sentenza di condanna passata in giudicato. Tale diritto va riconosciuto e garantito a tutti, anche ai rappresentanti che ci siamo scelti! È altrettanto vero, in ogni caso, che la stragrande maggioranza degli eletti siciliani, ovunque lo siano stati, non è stata nemmeno sfiorata da qualsivoglia indagine, da qualsivoglia sospetto! Ma un numero di indagati o, peggio, di condannati, così alto non fa piacere, non può fare piacere! E non può essere frutto solo del caso, o di errore giudiziario, o di persecuzione giudiziaria! Non riuscirei a crederlo, anche solo su base statistica! Se poi vogliamo aggiungere che, tra i rappresentanti che ci siamo scelti, ci sono voltagabbana e personaggi di una tale sensibilità e senso del dovere che, in un momento in cui si chiedono sacrifici, sudore e sangue a tutti, ma proprio a tutti, in un tale momento, loro sono tra coloro che sono riusciti ad evitare la riduzione di parte dei privilegi di cui godono i parlamentari, allora i siciliani siamo proprio messi male! E, poi, devo accorgermi che esistono figure di uno spessore umano, culturale, politico di ben altra levatura, galantuomini, persone intelligenti che, forse proprio perché tali, hanno speso tutto il loro impegno politico al di fuori degli schemi vincenti, devo accorgermi che esistono figure di tale spessore, dicevo, che in pochi considerano! I detti popolari poche volte sbagliano, ma mi augurerei davvero che i siciliani non ce li scegliamo puntualmente, categoricamente, immancabilmente, perché nun ti pigghiu si nun t assumigghiu! Sikeloi Chi è causa del nostro mal...!? Chi è causa del suo mal pianga se stesso, così, almeno, ammonisce un antico proverbio! Sì, ma chi non lo è cu ccu minchia s a pigghiari!? Da una lettera del 1868, indirizzata da Giuseppe Garibaldi ( o Cunebardo, come in Kaos dei fratelli Taviani!) ad Adelaide Cairoli: Gli oltraggi subiti dalle p o p o l a zi o n i m e ridion a l i s o n o incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio! La veridicità di queste parole non è confermata, personalmente non ho mai visto l originale della lettera! Ma se lo fosse Ne La Sicilia ai Siciliani!, oltre ad esprimere il suo profondo amore per la Sicilia, Antonio Canepa cita Sidney Sonnino, né siciliano né separatista, presidente del consiglio dei ministri e ministro del regno d Italia negli anni a cavallo tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo: Quel che trovammo nel 1860 dura ancora. La Sicilia lasciata a sé troverebbe il rimedio: stanno a dimostrarlo molti fatti particolari; e ce l assicurano l intelligenza e l energia della Quel che trovammo nel 1860 dura ancora. La Sicilia lasciata a sé troverebbe il rimedio: stanno a dimostrarlo molti fatti particolari; e ce l assicurano l intelligenza e l energia della sua popolazione e l immensa ricchezza delle sue risorse. Ma noi italiani delle altre province impediamo che tutto ciò avvenga; abbiamo legalizzato l oppressione esistente; ed assicuriamo l impunità all oppressione! Sidney Sonnino, presidente del consiglio dei ministri e ministro del regno d italia sua popolazione e l immensa ricchezza delle sue risorse. Ma noi italiani delle altre province impediamo che tutto ciò avvenga; abbiamo legali zzato l oppressione esistente; ed assicuriamo l impunità all oppressione! Immagino che Sonnino volesse riferirsi ad un nord, ad un Piemonte con le pezze al culo che, 150 anni fa, sanò i propri conti appropriandosi delle riserve auree del Mezzogiorno, il doppio di quelle degli altri stati preunitari messe insieme, o dei beni delle ricche banche meridionali, delle regge, dei musei, delle case private! Immagino fosse al corrente di come Sicilia e Sud fossero stati massacrati, presi in giro nel nome di una finta unità d Italia, resa mitica da una fantomatica spedizione dei mille, in cui spiccavano migliaia di disertori dell esercito piemontese, ufficiali e mercenari ungheresi e, soprattutto, la protezione degli inglesi, con i loro interessi per le miniere di zolfo, il petrolio del tempo! Probabilmente sapeva anche delle fucilazioni sommarie e di massa, delle deportazioni! Doveva essere conscio dell enorme squilibrio tra spesa pubblica al nord ed al Sud ed in Sicilia! Di come alla nascente industria meridionale fossero state spezzate le gambe, prima ancora che i m p a r a s s e a c a m m i n a r e! (Suite page 16)

16 16 (Suite de la page 15) Dell emigrazione, fino ad allora pressoché sconosciuta in Sicilia! E mi pare che tutto ciò, in qualche modo, duri ancora, nella misura in cui le grandi società petrolchimiche del nord hanno fatto e continuano a fare quello che hanno fatto e continuano a fare! Nel momento in cui sono stati massacrati il nostro territorio, il nostro mare! Nel momento in cui non ci si è preoccupati dell insorgenza e dell incremento di malattie a Priolo, a Melilli, a Milazzo, a Gela! Nel momento in cui non ci si è fatto scrupoli nel conservare chissà che a Pasquasia o nelle altre miniere dell entroterra siciliano! O nel mettere le basi aeree in Sicilia a disposizione per la guerra umanitaria di turno! Poi, quando avranno inquinato l ultimo fiume, catturato l ultimo bisonte, abbattuto l ultimo albero, pescato l ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare tutto il denaro accumulato nelle loro banche, come diceva Ta-Tanka I-Yotank, Toro Seduto (per la verità, letteralmente, Bisonte Seduto)! E, allora, di cosa dovremmo piangere noi? Qual è la nostra colpa? La nostra colpa è enorme! La nostra colpa è quella di non sapere, di non volere reagire! E quella di non sapere, di non volere, di non riuscire a riprendere possesso della nostra terra e dei nostri mari, della nostra memoria, della nostra coscienza, della nostra identità! Ci siamo imbastarditi, uniformati, spersonalizzati! La nostra colpa è il non saperci, il non volerci rimboccare le maniche e dimostrare di cosa siamo davvero capaci! La nostra colpa più grande, forse, è quella di non essere mai stati bravi (e di continuare a non esserlo) nello scegliere chi ci rappresenti! Mohandas Karamchand Gandhi, il Mahatma, sosteneva che nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio. Se si fa una cosa apertamente, si può anche soffrire di più, ma alla fine l azione sarà più efficace. Chi ha ragione ed è capace di soffrire alla fine vince. Credo avesse ragione lui! Nel nostro caso, però, nel caso di noi siciliani, dovremmo prima convincerci di ben altro, dovremmo essere capaci di aprire gli occhi, di scuoterci. Giovanni Falcone, che troppo bene conosceva la Sicilia ed i siciliani, diceva che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così, solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è, allora, che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare! Saremo capaci di smettere di lamentarci, di rimboccarci le maniche ed incominciare a cambiare? Altrimenti, diventeremo anche noi, ancor più a pieno titolo, causa del nostro mal! E non ci resterà che piangere noi stessi! Ai nostri politicanti e non solo ricordiamo che: I traditi saranno pure degli ingenui, ma i traditori sono e resteranno sempre degli infami Sikeloi C'ERA UNA VOLTA IN SICILIA... Quando la Sicilia era ancora una regione di piccole e medie industrie Da Sicilia da conoscere e da amare di Santi Correnti (ed. 1998) Q uando l'imperatore Francesco Giuseppe soleva, tra una risata e l'altra, insinuare l'idea di fare progredire i Lombardi a suon di pedate; allorché costoro ritenuti delle nullità dai severi dominatori godevano la fama di appartenere al novero dei popoli fiacconi (ciò che veniva spiegato dagli antropologi di Vienna con la inferiorità della razza); prima ancora che la rapacità piemontese, rappresentata degnamente dal famoso Quintino Sella, avesse defraudato, con la vendita dei beni ecclesiastici, la terra di Sicilia di quasi un miliardo di lire, cifra corrispondente ai miliardi di oggi; nei tempi in cui il capitale circolante dell'intero Mezzogiorno ammontava a 443,3 milioni contro i 222,2 del resto della Penisola; fino a qualche anno prima che il piemontese Alessandro di Saint Jurioz avesse esclamato; "II 1860 trovò il popolo siciliano vestito, calzato ed ora, l'opposto...", la nostra regione era una terra fiorente di piccole e medie industrie ed il commercio isolano era per il 90% alimentato dai nostri prodotti. Palermo, Catania, Messina. Siracusa, Trapani e Marsala erano costellate di cantieri navali e stabilimenti meccanici, mentre vi fioriva quasi tutta la gamma industriale di allora, talché essa non solo era sufficiente ai fabbisogni dell'intera regione, ma alimentava un florido commercio con l'estero, tale da consentire ai Florio di battere moneta. Pregiata era la nostra seta e le industrie ad essa collegate, ottimo il tabacco di cui fino al 1860 se ne producevano ben chilogrammi; buono e famoso il pecorino conosciuto in tutto il mondo; mentre lo zolfo siciliano andava a ruba e rappresentava una fonte dignitosa di ricchezza per i nostri conterranei. E che cosa dire dell'industria della pasta e dei dolciumi? Di quella delle calzature, dei tappeti, della pesca e perfino dell'industria siderurgica, e della "Oretea" di Palermo, produttrice di motori marini, letteralmente trasportata a Genova qualche anno dopo l'avvento della "liberazione" garibaldina e di tante altre che presero la via del Nord? Il benessere era in un certo senso diffuso tra tutti gli strati della popolazione e, quel che di più oggi lascerebbe incredulo chicchessia era un senso di umana dignità, così caratteristico nel nostro popolo. Infatti esso, dava allora le preferenze ai prodotti nostrani, conscio - cosi facendo - di alimentare le industrie dell'isola. Peraltro non si esagera affermando che la Sicilia, prima del 1860, era una terra molto ricca - forse la più ricca del Paese - dal momento che lo stesso Bolton King ci da un'idea di questa ricchezza dicendoci che il nostro commercio con l'estero dava un attivo di 35 milioni di lire di allora contro i 7 del Piemonte. Al contrario, il Lombardo-Veneto, terra di mercato dell'austria- Ungheria era eminentemente agricolo e povero, al punto che i contadini di questa regione trangugiavano la loro miseria in vecchie e cadenti bicocche, "divorando pane di segala e polenta ammuffita." Rare industrie lillipuziane vegetavano qua e là attorno ad una città ambrosiana di poche pretese, e il Piemonte che "si dié vanto" di essere la terra più ordinata dello Stivale, la così detta Palermo, Catania, Messina. Siracusa, Trapani e Marsala erano costellate di cantieri navali e stabilimenti meccanici, mentre vi fioriva quasi tutta la gamma industriale di allora, talché essa non solo era sufficiente ai fabbisogni dell'intera regione, ma alimentava un florido commercio con l'estero, tale da consentire ai Florio di battere moneta. Prussia d"italia, si guardava le mille miglia dal mostrare, con malcelato orgoglio, le sue industrie, se ve ne fossero state degne di questo nome! Torino non arrivava alle anime e le sue fabbrichette si riducevano a quelle di comuni vinelli. Per fortuna del Piemonte, dopo il terremoto unitario, le cose cambiarono. Infatti l'annessione delle regioni italiane al regno di Vittorio Emanuele fu un affarone per l'italia del Nord, annessione che causò irreparabili danni alla economia meridionale e insulare. L'eccessivo fiscalismo, la politica dei due pesi e delle due misure, (un esempio vergognosissimo è quello dei terremoti del Belice e del Friuli per i quali sono state regalate al Veneto cifre otto volte maggiori rispetto a quelle "stanziate", ma mai spese per intero, per i terremotati del Belice, come ha rilevato il dimissionario Ministro dei Lavori Pubblici, Antonio Di Pietro); l'ingiusta ripartizione dei fondi monetari, frutto di una politica trustaiuola e disumana, hanno regalato fondi ingenti alle regioni settentrionali aumentando a dismisura il benessere economico e sociale dell'italia degli affari e dei quattrini! Segue a pagina 19

17 17 CONSIDERAZIONI SULL'APOTEOSI GARIBALDESCA DEGLI ASCARI NOSTRANI NEL 150 ANNIVERSARIO DELLA PERDITA DELLA NOSTRA INDIPENDENZA Alla sbornia garibaldina seguono crudeltà e malgoverno I Siciliani ed in particolare i Salemitani del tempo, prestissimo si accorsero che l'euforia garibaldesca ben presto esaurì i suoi effetti narcotizzanti e al momento del risveglio ci si accorse per dirla con Ie parole del nostro concittadino Salvatore Cognata (v. "Da Alicia a Salemi" pag. 24) che dopo il periodo eroico delle vittorie riportate sui Borboni, tutto ritornava come prima o forse peggio di prima: ritornavano Ie imposte e Ie tasse, si riorganizzava la forza pubblica, si ordinava la leva dei giovani, e spesso, con grave disappunto si vedeva che proprio coloro che non erano corsi sui campi di battagiia e che erano ligi al passato regime, ritraevano dal nuovo stato di cose i migiiori vantaggi". Salemi fu la prima Città Siciliana ad insorgere dopo l avvento del nuovo regime e nel tumulto del 1 e del 2 luglio 1860 manifestò tutta la sua rabbia giustiziando Giuseppe Salvo e Francesco Giacalone, forse vittime anch'essi di quell'assurdo stato di cose. L'anno successivo la Gran Corte Criminale di Trapani infliggeva pesanti condanne ad alcuni nostri concittadini, ritenuti responsabili del tumulto. Sottolineo che nell' ultimo quarantennio del XIX secolo la Sicilia venne governata con continui, proclamati stati d'assedio. Il Cognata (op. cit. pag. 27) così a proposito scrive: "Dal 1861 al 1863 i Piemontesi con il loro dispotismo militaresco e con il disprezzo verso i Siciliani, avevano suscitato nell Isola un forte senso di insofferenza e di odio contro di essi e dei loro amici del Partito Moderato, in massima parte nobiii e ricchi proprietari, a cui il Popolo aveva dato il nomignolo di "cutrara". Il 10 Agosto 1860 si inaugura l'epoca delle sanguinose violenze esercitate dai nuovi padroni della Sicilia: Nino Bixio da un bordello di Corleone emette il suo editto di morte contro i rivoltosi di Bronte e così l avv. Nino Lombardo e tre contadini, tra cui, un minorato, L OPINIONE DEL MAGISTRATO Foto di Rosario Scaduto, artigliere di leva a Bologna alla data della morte di Giuseppe Garibaldi (2 giugno 1882) vengono fucilati. Qualche sprovveduto, esaltato e gioioso dell impresa garibaldina potrebbe obiettare che a prescindere da ogni altra considerazione più o meno esatta e veritiera, il popolo nella sua stragrande maggioranza ratificò con il plebiscito del 21 ottobre 1860 l'unione della Sicilia al Regno Savoiardo piemontese. Nulla vi è di più falso e menzognero. AI voto del plebiscito vennero ammessi appena elettori su una popolazione di abitanti. Il voto tra l' altro era palese e non segreto e pertanto il detto plebiscito e radicalmente nullo. Infatti i voti venivano depositati coram populo in due distinte urne: una per il si e l'altra per il no. Il voto, quindi, tra l'altro non fu nemmeno libero, ma controllato. Il risultato fu di sì e di appena 67 no. Stranamente non vi furono astensioni: cosa veramente strana e forse unica nel suo genere. Nemmeno Stalin della Russia Sovietica pote vantare risultati elettorali così vergognosamente spudorati e fasulli. La mala signoria dei moderni Angioini si radica e colpisce ancora ata parvenza di legalità alla D conquista bellica con la farsa del plebiscito, nel 1861 venne estesa alla Sicilia la legge piemontese che imponeva la lunghissima coscrizione obbligatoria del servizio militare di leva per i giovani della nostra Terra. Sotto l'ingiustamente bistrattato Govemo Borbonico la leva obbligatoria militare era una istituzione totalmente sconosciuta dai Siciliani. I nuovi fratelli piemontesi, acquisiti con l'avventurosa impresa dei Mille, si rivelarono anche in questo campo sempre avidi ed assetati di denaro e barattavano l'esonero dal servizio militare di leva dietro pagamento: chi aveva, perciò, denaro e pagava otteneva l'esonero; chi era povero o non voleva pagare doveva subire la spropositata ferma di leva. A proposito mi, piace ricordare che mio nonno materno di nome Scaduto Rosario era solito raccontare che nel giorno in cui morì Giuseppe Garibaldi (2 giugno 1882) egli si trovava con altri Siciliani a Bologna per adempiere al servizio militare di leva. Diffusasi la voce della morte di Garibaldi i Siciliani che adempivano il servizio militare di leva in detta Città, la sera di quel giorno si riunirono in una trattoria per festeggiare con gioia quel funereo avvenimento in quanto essi si trovavano lontani per così lungo tempo dalla famiglia, dalla loro Terra e dai loro interessi per colpa del defunto Garibaldi. Sommariamente passo a ricordare agli infatuati ed ai compiaciuti assertori della graziosa bontà dell'impresa garibaldina dei Mille Ie principali atrocità compiute dallo Stato Unitario Italiano nei confronti della nostra popolazione. Il servizio militare di leva, per come anzidetto, era un'istituzione completamente sconosciuta e comunque assai lontana dal nostro sentire e dalla nostra coscienza. IlGovemo Borbonico del Regno delle Due Sicilie mai fece guerra ad altri Stati, mentre la storia dei Governi Savoiardi italici è costellata e scandita da continue guerra sino alla loro definitiva caduta, di cui due classificate di portata addirittura mondiale. La vocazione guerresca dell'italico governo Savoiardo impose al pacifico popolo Siciliano la coscrizione obbligatoria del servizio militare di leva, tra l'altro di assai lunga durata. Pere chi aveva denari poteva ( Suite page 18 ) 2 Salvatore Riggio Scaduto, già Magistrato a Caltanissetta, apprezzato per il suo autentico Sicilianismo, è un impegnato studioso di storia e di etnologia.

18 18 ( Suite de la page 17 ) d'assedio vennero chiusi in carcere madri, repressa dall'esercito italo-savoiardo barattare l'esonero, mentre chi era povero mogli, padri, sorelle e parenti dei renitenti comandato dal generale Raffaele Cadorna, doveva subire la spropositata ferma di di leva e sottoposti alie più feroci torture. padre del generale sconfitto a Caporetto e leva. Furono uccisi giovinetti a colpi di frusta e di nonno del partigiano comunista, che non Tantissimi siciliani di quel tempo subirono baionette, fatte morire donne gravide. A risparmiò massacri, violenze e soprusi atrocità e massacri per vere o presunte Trapani, a Girgenti, Sciacca, Favara, nella durissima repressione che ne seguì. renitenze alia leva militare imposta dal Bagheria, Calatafimi, Marsala, toccò la Questa rivolta è passata alla storia come novello Stato Unitario Italiano. stessa sorte di Licata". quella del "Sette e Mezzo" perché durata Il sordomuto dalia nascita Antonio Antonio Gramsci nel 1920 su "Ordine appunto in tale arco di tempo. Questa Cappello da Palermo venne torturato a Nuovo" così scriveva in proposito: "Lo insurrezione è stata, però, sempre ignorata morte con ferri roventi perché ritenuto Stato Italiano è stato una dittatura feroce dalla ascarizzata storia ufficiale riportata erroneamente alia visita di leva simulatore che ha messo a ferro e fuoco l'italia nei libri scolastici, mentre tali libri non dal medico divisionale Antonio Rastelli di Meridionale e Ie Isole, squartando, trascurano Ie bagattelle filounitarie come Milano. Il Rastelli invece di essere fucilando e seppellendo vivi i contadini per esempio il modesto episodio di Pietro processato e punito per il suo barbaro poveri, che scrittori salariati tentarono di Micca ecc. i quali vengono ingigantiti ed comportamento e per la sua crassa infamare col nome di briganti". accura-tamente studiati. imperizia ed ignoranza, venne insignito Il 3 gennaio 1862 a Castellammare del Nello stesso anno (1866) della rivolta del dell'onorificenza della croce dei SS. Golfo il generale piemontese Pietro "Sette e Mezzo" il governo liberalmassonico del tempo, animato da sentimenti Maurizio e Lazzaro. Sandro Attanasio nel Quintino fece fucilare ben sette persone suo libro "Gli Occhiali di Cavour" a pag. 83 tra cui una bambina di nove anni (orribile a palesemente anticlericali, emanò Ie Ieggi così scrive: "Nella Provincia di Trapani le dirsi) di nome Angela Romano ed il eversive che portarono alla soppressione operazioni dirette dal colonnello sacerdote Benedetto Palermo. delle corporazioni religiose ed allo Eberhardt, ebbero caratteristiche di particolare Tali nefande e criminali azioni, rimaste incameramento dei beni ecclesiastici, ferocia. Trapani, Salemi, Monte San impunite, gridano vendetta. Sinanche il mascherando questa maldestra opera- Giuliano e Castelvetrano, posti sotto stato rinnegato Francesco Crispi il 13 Gennaio zione come un atto di giustizia sociale d'assedio ebbero a subire l'interruzione 1863 rivolgendosi a Garibaldi così diceva: verso i manuali coltivatori della terra. I delle condutture d'acqua. Anche in questi Ho visitato Ie carceri e Ie ho trovate zeppe beni immobili espropriati alle corporazioni Paesi i parenti dei ricercati furono presi in di individui, che ignorano il motivo per il religiose, invece, vennero venduti ai ostaggio e incarcerati". quale sono prigionieri. E che dirvi del loro siciliani facoltosi con Ia conseguenza che il Anche la nostra Salemi venne sottoposta trattamento... Ia popolazione in massa cospicuo denaro liquido ricavato andò a ad operazioni di rastrellamento dei veri o "DETESTA IL GOVERNO D'ITALIA". finire nelle casse statali ed impiegato, poi, presunti renitenti sotto il comando del Il giornale "Il Movimento" di Genova del nella industrializzazione del Nord Italia. maggiore Raiola. Per tre giorni la così scrisse: "Arresti, persecuzioni Lo spappolamento dei conventi e l'inca- e torture come ai tempi di Attila". popolazione e gli animali vennero privati meramento dei beni ecclesiastici provocò dell'acqua. Ricordo agli smemorati miei conterranei inoltre un danno incalcolabile al nostro Il 28 Agosto 1863 il deputato salemitano che nessun sovrano della tanto vituperata patrimonio artistico, storico, librario e Simone Corleo inviò per tale privazione un dinastia Borbonica si rese responsabile di culturale in genere, che in buona parte telegramma di protesta e di denunzia al tante e così gravissime nefandezze. andò distrutto, disperso e in tantissimi Prefetto di Trapani dal quale si apprende Ecco perché il nostro grande conterraneo modi perduto. che anche una madre moribonda di un Ruggero Settimo, artefice della rivoiuzione Accenno appena alla smodata ed inesauribile sete di denaro dei governanti presunto renitente alia leva venne antiborbonica del 1848, consapevole di incarcerata. Il Corleo chiese, perciò, che tutte queste angherie del governo savoiardo savoiardi italici, che ci liberarono dagli italiano dominante in Sicilia, in seguito innocui Borboni, facendo riferimento al venisse subito levato il comando "a tale persona dal feroce aspetto", autore di all'invasione garibaldina anzidetta, rimase gioiello impositivo costituito dal diabolico "violenze contro leggi e contro natura" volutamente esule a Malta sino alla morte, "dazio" avente tutte Ie caratteristiche di perché altrimenti sarebbe stato costretto nonostante i reiterati inviti a tornare in un vero e proprio sistema doganale in tutti ad andare a chiudersi a Salemi per Patria. i punti di accesso alle Città, compresi quelli resistere alia testa della popolazione. Stanchi di tutti questi soprusi, nel mese di delle campagne al fine di spillare soldi ai Agli Amministratori di Marsala che vanno settembre 1866 Palermo insorse al grido di cittadini. Con questo diabolico sistema i gloriosi dello sbarco dei Mille nel loro cittadini erano costretti a pagare territorio e che ogni anno ne celebrano il dazio per qualsiasi prodotto, con incosciente giubilo la ricorrenza, anche minimo, che dalla ricordo che ben duemila soldati campagna veniva introdotto nel piemontesi cinsero letteralmente d'assedio centro abitato. la loro città, minacciarono di L aborrita tassa borbonica sul rappresaglia il Sindaco se non avesse macinato si rivelò, perciò, una consegnato loro i renitenti entro dieci ore; bazzecola rispetto all odioso arrestarono e rinchiusero in una buia cava dazio anzidetto: eppure il di tufo circa tremila persone ammassandole lavaggio del cervello savoiardo- "come sacchi di paglia", così come italico continua ancora oggi a disse, poi, in Parlamento il deputato Vito spiegare i suoi effetti sulle D'Ondes Reggio. generazioni del nostro tempo, A Petralia il tenente Dupuys impunemente riversando sui Borbone valanghe fece bruciare vivi il contadino Alberto di fango e di insuldaggini. I vinti Gennaro Bonè e due suoi figli minori. "Viva Ia Repubblica e Santa Rosalia" e per hanno, purtroppo, sempre torto. Il deputato siciliano D'Ondes Reggio a sette giorni e mezzo Ie strade di Palermo si ( 2. - continua ) proposito dei renitenti alia leva così esordiva trasformarono in un campo di battaglia. alia Camera: "A Licata in stato Tale rivolta venne, però duramente Salvatore Riggio Scaduto

19 19 a funzione sociale L della moneta può essere svolta solo dallo Stato, perché lo Stato è del popolo, mentre l interesse è solo del banchiere. Lo stato deve essere solidale verso il suo popolo, la funzione di uno stato è il benessere del suo popolo. Il banchiere è solidale solo verso i suoi azionisti e si preoccupa solo se non può riscuotere gli interessi. Il banchiere è premuroso verso i popoli che assoggetta alla sua moneta debito solo nel momento in cui quel popolo non è più in condizione di pagare gli interessi (Grecia, Portogallo, Irlanda ecc). L obiettivo del banchiere con falsa solidarietà infatti non è (in parte) far fallire gli stati, ma mantenerli nel "debito perenne" per averne una rendita continua con gli interessi (tasso di sconto). Gli stati infatti non vengono salvati facendo la "moratoria del debito", ma solo facendo ulteriori prestiti per reiterare la schiavitù della moneta debito e continuare così la rendita perenne con gli interessi sempre maggiori. Lo stato (ideale) che ha come obiettivo il bene del suo popolo, infatti dovrebbe fare, anche delle scelte impopolari come stampare inflazionando, infatti se stampasse per se, lo strumento di rappresentazna del valore nel tempo e nello spazio (denaro), non devrebbe rendere conto a nessuno se non solo a se stesso, in quanto nessun azionista chiederebbe il dividendo. Nei momenti di crisi, infatti, si dovrebbe introdurre liquidità nel mercato, sia sotto forma sociale: assegni, cassa integrazione, pensioni, borse ecc ( in altri termini reddito di cittadinanza ) sia sotto altre forme come: iniziative e bandi di gara/lavoro, soprattutto nel settore dei servizi (dove non c è da scomodare il pagamento con gli esteri o chissà quali energie!!!) da parte degli enti pubblici creando lavoro pubblico (assistenza, wellfare, istruzione, formazione, arte, manutezione, sport, ecc). Tutto questo, però, se si ha una moneta debito come l euro non si può fare. Succede infatti che i comuni potrebbero aumentare i servizi (per esempio gli asili) invece a causa della "moneta debito" (l'euro) sono costretti a tagliare servizi perché lo Stato non è più quell ente che serve a fare stare bene il suo popolo e riconoscergli dignità (articolo 2 e 3 della costituzione italiana) ma è semplicemente un ente che si è trasformato in una "agenzia di recupero crediti" per conto della banca centrale Bakitalia SpA che è privata al 95%. In queste condizione la funzione sociale della moneta di uno stato sovrano non potrà mai essere svolta, qualunque governo salga al potere di qualunque colore politico. Lo Stato, che dovrebbe somministrare giustizia, di fatto è il primo che pensa solo ai bilanci di cassa, non paga le imprese che lavorano per lui, e gli allunga i pagamenti costringendo le imprese ad indebitarsi ed ad utilizzare lo strumento (obbrobrioso) dell anticipo fattura Economia (Suite de la page 16) QUANDO CI SVEGLIAMO? Il monopolio sui beni di consumo esercitato (favorendo solo le banche) al tasso anche del 10% al mese, oltre all interesse (tasso di sconto) sulla moneta debito (euro). L imprenditore è costretto per forza di cose ad indebitarsi paradossalmente anche per pagare le tasse (statali) richieste da Equitalia (e in che modo!!) che servono per la maggior parte a pagare gli interessi del debito pubblico ai banchieri privati. Lo Stato, ormai strumento dei banchieri, non può far altro che alzare le tasse, fare continui tagli in ogni direzione e settore e svendere patrimonio pubblico (la finta privatizazzione che tutto risolve). Lo Stato in mano ai banchieri, quindi non solo non può espletare funzioni sociali, ma è costretto sempre di più a tagliare ciò che di sociale è stato fatto nel passato, per accontentare la voracità dell interesse applicato sulla "moneta debito" (l'euro). Come mi fanno pena tutti quei sindaci di sinistra (ma anche di destra) che non conoscendo la storia di chi ha svenduto la sovranità monetaria ai banchieri, ma soprattutto la proprietà della banca di Italia trasformandola in Bakitalia Spa (1992) e che inveiscono contro il governo per i tagli che fa, che si trasferiscono direttamente sulla popolazione, senza conoscerne minimamente le cause che stanno a monte del vero problema (la moneta debito); come al solito si guarda l effetto e mai la vera causa. In tutto questo l imprenditore, nella assenza totale dello stato, ansi con lo stato a favore delle banche spsesso, in fine è costretto a rivolgersi alle regole delle banche che a questo punto possono decidere se tu sei degno di stare sul mercato o meno. Se continuare a darti credito (fiducia) o indirizzarti dagli usurai. Chi fa quindi la vera politica economia? Solo le banche. La dimostrazione veramente emblematica la si è avuta con il caso Nino De Masi in Calabra a Gioia Tauro, dove delle banche avevano applicato interessi usurai fino al 35% per costringere questo imprenditore a piegarsi alla mafia, al pizzo, agli usurai. Non ci crederete ma la magistratura sapete a chi ha dato la colpa ai "computer".. e Bakitalia S.p.A. cosa ha vigilato? E cosa mai poteva vigilare? i suoi padroni? (altro che politiche sociali). A questo punto chi è più mafioso? chi lo fa di professione e apertamente o chi lo fa in maniera legalizzata con lo scudo delle leggi dello stato? Ricordiamo che la legge 262/2005 prevedeva la restituzione delle azioni di Bankitalia S.p.A. allo Stato italiano come previsto dallo statuto della Banca di Italia (prima che fosse modificato), per tutta risposta anziché ottemperare alla legge, sopra citata, hanno cambiato l articolo 3 dello statuto della banca d Italia per mano di Padoa Schioppa, Prodi, Napolitano (altro che garante della giustizia, del diritto, del popolo italiano) Garante, forse dei potentati economico bancari. (della serie depenalizziamo i reati). Quando ci svegliamo? Giuseppe Turrisi C'ERA UNA VOLTA IN SICILIA... dalle industrie del Nord ha annientato la nostra economia in maniera determinante. Si può, a ragione, dire che la Sicilia è ormai tutta un boccone prelibato da cui traggono grandi profitti affaristi e sfruttatori settentrionali. I nostri quattrini, che sono frutto di sudati risparmi e di fatiche incommensurabili, rastrellati dalle banche del Nord con filiali in Sicilia prendono così la via dorata dell'ago magnetico, dinanzi all'impotenza o all'indifferenza di tutti. I mezzi di informazione hanno fatto, poi, il resto determinando quel complesso coloniale che si manifesta nella mente di molti nostri conterranei per vie tortuose, molteplici e diaboliche. Prova ne sia che i Siciliani, o almeno gran parte di essi, sembrano essere costretti a preferire i prodotti di lassù, in quanto onnipresenti in tutti i settori del commercio, in forma schiacciante e massiccia. Le varie Grandi Rivendite nordiste dislocate nell'isola, veri moloch spillaquattrini dalle tasche della gente, sconoscono artatamente i nostri prodotti e non c'è verso di trovarli nei loro punti vendita nemmeno con il lanternino di Diogene! Volontà organizzate impongono lo smercio di articoli settentrionali, dinanzi alla complicità di incoscienti uomini politici. Ma quel che più addolora è la constatazione che il popolo siciliano, quasi rassegnato a questo stato di cose, concede i suoi favori all'industria settentrionale. E nelle nostre scuole si impongono testi scolastici di autori e di case editrici settentrionali, che per prezzo e rispondenze didattiche differiscono notevolmente dalla nostra realtà, dove si insegna ai nostri figli, complici alcuni docenti nostrani, formatisi anche loro, ahimè, su questi libracci, che la Sicilia, prima dell'avvento della unificazione italiana: "... era una regione estremamente povera infestala di briganti in cui non esisteva industria, né artigianato...". Ignorando, o facendo finta di ignorare, le nostre industrie, iniziando da quelle dello zolfo, del sale, della siderurgia, della pesca, del vino, dei tessuti, delle ceramiche, per finire a quelle della chimica e delle manu-fatturiere; e il nostro fiorente artigianato, come attestano le tante strade dei nostri comuni dedicate a vasai, bottai, orefici, ceramisti, ferraioli, ecc. Così dicasi per tutti i prodotti siciliani travolti dalla sleale concorrenza del Nord. Il latte, il burro, i formaggi, la pasta, la carne, i vari insaccati, le bibite, e perfino gli oli, i vini e i limoni ci giungono dal Settentrione, in ragione del ben 80 per cento e per di più di qualità indubbia e di valore nutrizionale inferiore. Siamo ormai al limite, e, se consapevoli, anche pronti a cambiare le regole di questo gioco. Dipende da ciascuno di noi volerlo fare. Giuseppe Corrao

20 20 Pasta con il pomodoro crudo Ingredienti per 4 persone 500 g di spaghetti 100 g di ricotta salata 7 pomodori maturi 3 spicchi d'aglio prezzemolo tritato peperoncino olio extravergine di oliva basilico Preparazione Tagliate e tritate i pomodori pelati in una ciotola, aggiungendo l'aglio pestato e condendo con sale, olio e peperoncino. Lasciate macerare per 1 ora circa. Lessate gli spaghetti in acqua salata molto al dente, scolateli bene e versateli sulla salsa. Mescolate e aggiungete il prezzemolo tritato sul singolo piatto e la ricotta salata grattuggiata. Il piatto può essere servito anche freddo. Parmigiana alla Siciliana Ingredienti per 4 persone 1,5 kg di melanzane 200 g di passata di pomodoro 300 g di caciocavallo (in alternativa 300 g di tuma) 1/2 cipolla 3 ciuffi di basilico 2 uova 100 g di parmigiano grattugiato 1 dl di olio extravergine di oliva sale fino e grosso Preparazione Lavate le melanzane, tagliatele a fette quindi mettetele in acqua salata per 30 minuti. Tagliate a fette il formaggio e spezzettate a mano 2 ciuffi di basilìco. Affettate la cipolla, fatela soffriggere con 2 cucchiai di olio, unite la passata di pomodoro, il ciuffo intero di basilico, fate insaporire e mettete a cuocere a fuoco dolce per circa 20 minuti. Sciacquate e asciugate le melanzane. Scaldate l olio extravergine rimasto e friggetevi le melanzane finché saranno tenere e colorite da entrambi i lati. Scolatele su un foglio di carta assorbente da cucina. Sbattete le uova con i pizzico di sale e aggiungetele alla salsa di pomodoro. Ricoprite il fondo di una teglia con uno strato di melanzane, condite con parmigiano, 5-6 cucchiai di salsa, un pò di basilico, qualche listerella di formaggio. Sistemate di nuovo uno strato di melanzane e continuate la sequenza fino a esaurimento di tutti gli ingredienti, avendo cura di terminare con formaggio, salsa e parmigiano. Fate cuocere in forno a temperatura media per 45 minuti, quindi levate, lasciate che le melanzane alla parmigiana intiepidiscano e infine servitele. PUISIA SICILIANA Lu sonnu Notti di primavera nun passari, arrobba un'uricedda a la matina, Luna d'argentu tu nun t'astutari, culura di brillanti l'acquazzina, Stidduzzi rilucenti nun scappati, ncatinati in tempu chi camina Ii canzuni vostri mbriacati lu suli mentri munta la marina, Rusignuleddu speddi di cantari, resta ntra lu to nidu silinziusu, Zefiru matutinu nun ciusciari, nun essiri stanotti dispittusu. Si m'e cuncessu esprimiri un disiu vurria ca la nuttata nun passassi, ca stu silenziu fussi tuttu miu ca la luci firmassi Ii so passi. Mi staiu nsunnannu d'essiri vicinu a un ancilu scappatu a Ii so stiddi Teni la testa ncapu lu cuscinu e Ii so manu ntra Ii me capiddi. L'occhi versanu ciumi di surrisu la vucca trema ansiosa di vasari lu coddu biancu comuu fussi risu lu pettu na muntagna di scalari. Li cianchi du' cunchigghi d'alabastru Ii cosci modellati di la cira gammi e pedi su opira d'un mastru ch'ebbi manu d'artista e granni mira. Lu lettu nun è lettu ma jardinu Ii mura sunnu arvuii ntrizzati lu tettu na stinnuta d'oru finu pi matarazza l'erba di Ii prati. Nui semu sulu spiritu e pinseri nui semu sulu di disiu ammaiiati Ii sensi sunnu tutti priggiuneri. Chista nun è nuttata di piccati. Guido Catalano (Sicilia Parra - Arba Sicula) * * * * * Lu ciatu di Diu Ju criru ca u Signuruzzu quannu criò lu munnu era accussì priatu ca lu pigghiò nte manu, e firriannulu e rigirannulu si rummuliava suddisfattu dicennu: "Ccà misi lu mari, ccà misi la terra tutti l'arburi sunnu ô so postu, Ii ciumi scurrinu versu u mari: m'arrinisciu bonu stu munnu!" E la cuntintizza di lu Signuri fu tanta ca, mentri stu munnu ci firriava tra Ii manu, l'avvicinò a la vucca e lu vasò: na vasata di chiddi cu lu scrusciu, ca fici trimari tuttu l'universu. E propriu dda, unni Diu appuiò Ii so divini labbra nasciu la Sicilia. Maria Rosaria Mutolo (Sicilia Parra - Arba Sicula)

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