GLI OBBLIGHI DEONTOLOGICI NEI RAPPORTI CON I COLLEGHI (artt Cod. Deontologico Forense )

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1 (artt Cod. Deontologico Forense ) Relatore: avv. Giovanni Battista PAMIO Relazione tenuta al convegno delll AIGA sezione di Pordenone l sul tema «Determinare il compenso, maneggiare il denaro del cliente, relazionarsi con gli operatori, farsi pubblicità: quali limiti?». 1. Premessa Il rapporto di colleganza (artt. 22 e 23). 3. I rapporti con il Consiglio dell Ordine (art 24). 4. Rapporti con collaboratori e praticanti (artt. 25 e 26). 5. La corrispondenza con i colleghi (artt. 27 e 28). 6. Le notizie riguardanti il collega (art. 29). - 7 Rapporti con il collega incaricato (art. 30 e 31). 8. L impugnazione della transazione (art. 32) La sostituzione nell incarico La responsabilità dei collaboratori (art. 34). 1. PREMESSA. L oggetto della presente indagine è l esame del titolo II del Codice Deontologico Forense, che fissa negli articoli da 22 al 34 gli obblighi di condotta nei rapporti tra colleghi. Non si intende procedere ad un commento sistematico di tali norme, ma solo a porre in evidenza gli aspetti che sollevano maggiori questioni o problemi applicativi e ad individuare degli orientamenti interpretativi ricavandoli in particolar modo dai precedenti del Consiglio Nazionale Forense (CNF). 2. IL RAPPORTO DI COLLEGANZA (artt. 22 e 23). 2.1 Il rapporto di colleganza in genere. L art 22 ribadisce il generale obbligo di correttezza e lealtà (art 6 Cod. Deont.) cui è tenuto l avvocato e che vale a maggior ragione come regola di comportamento nei confronti dei colleghi perché, in mancanza, le relazioni professionali sarebbe oltremodo difficili se non impossibili. Vengono indicati come contenuti specifici del rapporto di colleganza 1 ad esempio l obbligo di fornir notizie vere sulle iniziative in corso, l'obbligo di coltivare le trattative in buona fede, il divieto di usare nelle relazioni espressione sconvenienti od offensive (aspetto peraltro già sanzionato dall art 20 del Cod. Deont.). Fra i recenti casi della giurisprudenza disciplinare, è stato ritenuto violare l obbligo di colleganza l avvocato che affermi circostanze contrarie al vero per screditare un collega, accusandolo di scorrettezze non commesse 2 ; l'avvocato che affermi verso la controparte ed il proprio assistito l inesistenza del rapporto professionale facente capo invece anche ad collega con procura 3 ; l avvocato che si proponga di testimoniare relativamente ad una circostanza 1 DANOVI, Commentario del Codice deontologico forense, Milano, 2004, p CNF n. 204: Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l avvocato che affermi circostanze contrarie al vero al fine di screditare il collega accusandolo di scorrettezze che in realtà non aveva commesso (Nella specie considerando che il comportamento posto in essere era ispirato più da un incontrollato rancore nei confronti del collega che dal proposito di arrecargli un danno reale, la sanzione della sospensione per quattro mesi è stata sostituita dalla più lieve sanzione della censura). 3 CNF n. 38: Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante, in violazione dell art. 22 c.d.f e del dovere di correttezza e lealtà nei confronti del collega, il professionista che verso le controparti e l assistito neghi l esistenza di un rapporto professionale facente capo anche al collega esponente e che abilitava quest ultimo a pretendere compensi in virtù di procure ad entrambi conferite dal medesimo cliente, conseguentemente accusandolo di ingerenza nel rapporto professionale e di tentativo di accaparramento di clientela, pur sapendo che il rilievo non corrispondeva a verità (Nella specie è stata ritenuta congrua la sanzione della censura).

2 appresa in via confidenziale da un collega 4 ; la slealtà nelle trattative di una transazione 5 ; ingannare il collega sulle reali intenzioni di un sopralluogo al fine di poter ottenere l accesso per dar corso ad una esecuzione 6, indurre con pressioni un cliente a revocare l incarico al collega 7. Non è invece stato ritenuto contrario alla norma l indicazione alla controparte di un collega in sostituzione di quello revocato per chiudere formalmente un accordo transattivo 8 Venendo all esame dei tre canoni complementari 9 dell art. 22 l obbligo del canone I (obbligo di rispondere con sollecitudine alle richieste di informativa del collega con cui si collabora, quest ultima specificazione è stata introdotta nel 2006) è un chiaro corollario dei principi esposti. (peraltro tra avvocato e suo corrispondente i rapporti sono regolati in maniera più dettagliata dall art. 31). E invece più rilevante segnalare che il canone II è stato totalmente sostituito nel 2006, mutandone decisamente la portata. La precedente disposizione stabiliva infatti che, quando si doveva assumere una qualsiasi iniziativa giudiziaria, civile o penale, contro un collega vi era l obbligo di informare il Consiglio dell Ordine per svolgere il tentativo di conciliazione (e se per esigenze di urgenza o riservatezza ciò non era possibile anteriormente la comunicazione doveva essere successiva) CNF n. 301: Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l avvocato che si proponga come testimone relativamente ad una circostanza appresa in via confidenziale dal collega (Nella specie è stata confermata la sanzione della censura). Nel caso viene ovviamente in rilievo anche la violazione dell art. 58 Cod. Deont. 5 CNF n. 42: Viola i doveri di lealtà, probità e colleganza l avvocato che, in sede di un accordo transattivo, in qualità di difensore di due lavoratori, non porti a conoscenza del difensore della controparte convenuta (datore di lavoro) che i propri assistiti hanno fatto ricorso anche alla procedura speciale di cui al d.lgs. n. 80/92 per riscuotere il credito nei confronti del medesimo datore e che, inoltre, perseveri in tale comportamento omissivo provvedendo a ricevere, per conto dei clienti, le rate corrispondenti al debito determinato consensualmente fra le parti, nonostante, nel frattempo avesse provveduto a corrispondere per lo stesso titolo ulteriori somme ricevute in applicazione del citato decreto legislativo (Nella specie è stata confermata la sanzione della censura). 6 CNF n. 114: Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l avvocato che inganni il collega di controparte sulle reali intenzioni di un sopralluogo richiesto per dare (in realtà) corso senza problemi ad una esecuzione mobiliare ottenendo, grazie all inganno, il libero accesso ai locali e la presenza della controparte. 7 CNF n. 271: Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l avvocato che a mezzo di pressioni psicologiche induca un detenuto a conferirgli l incarico revocandolo al collega verso il quale usi giudizi denigratori e che si appropri senza alcuna autorizzazione, della corrispondenza scambiata tra questi e il suo cliente. (Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione per mesi tre). 8 CNF n. 265: Pone in essere un comportamento deontologicamente corretto l avvocato che suggerisca il nominativo di un collega per sostituirne altro a cui la controparte aveva revocato l incarico. Nella specie è stato ritenuto non responsabile disciplinarmente l avvocato che sapendo che era stato revocato l incarico al collega aveva suggerito il nominativo di un altro a cui la controparte avrebbe potuto affidare l incarico al fine di concludere formalmente l accordo transattivo già raggiunto). 9 Nel codice deontologico i canoni complementari rappresentano regolamentazioni pratiche della norma generale con riferimento alle situazioni più ricorrenti. 10 In particolare il precedente testo era così formulato: II L avvocato, salvo particolari ragioni, non può rifiutare il mandato ad agire nei confronti di un collega, quando ritenga fondata la richiesta della parte o infondata la pretesa del collega; tuttavia è obbligo dell avvocato informare appena possibile il Consiglio dell Ordine delle iniziative giudiziarie penali e civili da promuovere nei confronti del collega per consentire un tentativo di conciliazione, salvo che sussistano esigenze di urgenza o di riservatezza; in tal caso la comunicazione può essere anche successiva.. Il tentativo di conciliazione cui si riferisce la norma è quello previsto dall art. 14 lett. f) legge forense (l n. 36) che prevede che i Consiglio Interpongono i propri uffici, a richiesta degli interessati, per procurare la conciliazione delle contestazioni che sorgano tra avvocati ovvero tra questi professionisti ed i loro clienti, in dipendenza dell esercizio professionale. Quando gli avvocati non dipendono dallo stesso Consiglio la conciliazione è promossa da quel Consiglio che ne sia stato per primo richiesto. Il fatto che questa conciliazione sia a richiesta e non obbligatoria mal si raccordava con l obbligo di segnalazione all Ordine. Si veda sulle ragione della modifica PERFETTI, Le recenti modifiche del codice deontologico forense, in Rass. Forense, 2006, p

3 Senza entrare nel merito della ragioni che hanno spinto a tale modifica, basti qui evidenziare che il nuovo canone riduce decisamente gli obblighi di colleganza qualora si intenda iniziare un azione contro un altro avvocato: si prevede infatti la necessità di una preventiva comunicazione scritta (purché non pregiudichi il diritto da tutelare) da indirizzare unicamente al collega e non all Ordine e tale obbligo è ristretto solo al caso che l azione riguardi fatti attinenti all esercizio della professione. Venendo al canone III (divieto di registrare telefonate tra colleghi, nonché di effettuare registrazione di riunioni salvo, in questo caso, il consenso di tutti i presenti), risponde ad evidenti ragioni di correttezza e fiducia tra colleghi. Tuttavia, va evidenziato che in merito alla registrazione delle telefonate vi sono alcuni precedenti che hanno ritenuto lecita la registrazione per documentare la formulazione di pretese illecite da parte del collega avversario, costituenti un grave reato 11. E tuttavia da ritenersi che solo in questi eccezionali casi. sia legittima la registrazione occulta, altrimenti l essenza stessa del divieto verrebbe vanificata. 2.2 La colleganza nel processo. L art. 23 stabilisce con chiarezza che la colleganza nell ambito processuale è sempre subordinata al dovere di difesa. Il canone II esemplifica bene la più immediata applicazione: l avvocato deve opporsi a qualsiasi istanza, irrituale o ingiustificata, formulata nel processo dalle controparti che comporti pregiudizio per il proprio assistito (il testo è stato anche qui modificato nel 2006 generalizzando le ipotesi prima riferite alle richieste di rinvio delle udienze, di deposito di documenti e quant altro ). Una situazione che si presenta usualmente nella pratica è quello della condotta da tenere fra colleghi per il pagamento delle somme a fronte di un provvedimento giudiziale. Al riguardo non vi è un obbligo dell avvocato del creditore di far precedere il precetto da una richiesta di pagamento bonario al collega avversario, anche se la richiesta può avvenire per rispetto di regole di cortesia e di buoni rapporti. Tuttavia è stata affermata la responsabilità deontologica dell avvocato del creditore che, a fronte della richiesta di quantificazione dell importo dovuto da parte del collega del debitore non dia alcuna risposta e notifichi il precetto 12. Gli altri canoni stabiliscono come si deve manifestare la colleganza in particolari situazioni processuali: oltre alle regole relative ai rapporti tra codifensori (canone V) 13, e collaborazione 11 Si veda Cass. S.U n. 7072: La registrazione e la successiva rivelazione, da parte di un avvocato, della conversazione telefonica con un collega (ignaro della registrazione stessa) non integrano una condotta scorretta e riprovevole sul piano deontologico, ove il ricorso a detta registrazione sia avvenuto a tutela di un legittimo interesse - leso o messo in pericolo dalla condotta altrui - e la rivelazione del contenuto del colloquio, in quanto eseguita al fine d'impedire che un reato fosse portato a compimento, non abbia arrecato un danno ingiusto. Nel caso si trattava di un tentativo di estorsione posto in essere da un avvocato per ottenere l immediato risarcimento. A seguito della cassazione con rinvio pronunciato dalla ricordata sentenza il CNF n. 118 così ha statuito: Non tutte le registrazioni magnetiche effettuate da un avvocato all insaputa dell interlocutore, rappresentano una condotta scorretta e riprovevole sul piano deontologico; devono infatti ritenersi legittime quelle effettuate al fine di evitare un danno ingiusto al proprio cliente. 12 Si veda CNF ( n. 316) che ha stabilito che: Pone in essere un comportamento deontologicamente corretto l avvocato che per il recupero di un suo credito agisca esecutivamente nei confronti del suo debitore, senza preavviso al difensore; nessuna norma, infatti, impone di informare il difensore della controparte dell intenzione di intraprendere una azione esecutiva, come pure non può essere oggetto di sindacato in sede disciplinare la scelta tra le possibili modalità di esercizio della tutela giurisdizionale (nella specie il professionista è stato assolto) nonché CNF n. 233: Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante ed in contrasto con il principio di colleganza l avvocato che, richiesto dal collega di controparte di quantificare l importo dovuto dal suo cliente non dia alcuna risposta, ma notifichi l atto di precetto (Nella specie è stata confermata la sanzione dell avvertimento). 13 Vi sono diversi precedenti disciplinari per contrasti tra codifensori. La casistica spazia dalla scorretta estromissione dell uno ai danni dell altro al momento del compenso (si veda ad es. CNF n. 58), la transazione della lite e 3

4 con altri difensori nell interesse della propria parte (canone IV), è opportuno ricordare la regola del canone VI (ex canone IV dell art. 28, qui spostato per coerenza con le modifiche del 2006), che impone in caso di interruzione di trattative stragiudiziali per dar corso all azione giudiziale, la necessità di comunicarlo al collega avversario. Si tratta di un evidente principio di correttezza per evitare la strumentalità delle trattative 14. Il canone III regola il subentro con mandato fiduciario al difensore d ufficio: la colleganza consiste nel comunicare tempestivamente e con mezzi idonei tale subentro per evitare evidentemente inutile attività e impegno del difensore d ufficio. Vi è inoltre l obbligo limitato di raccomandare al cliente di pagare il difensore d ufficio per l attività svolta, senza pregiudizio per il diritto di difesa : questo significa che non si può subordinare la tutela difensiva al previo pagamento del precedente difensore. Tale previsione appare in parte ridondante se si considera che tale obbligo sussiste già in generale, nel caso di subentro ad altro difensore, in base all art. 33 Cod. Deont. e che l art. 11 Cod. Deont. canone I stabilisce che lo stesso difensore d ufficio può informare che anche chi svolge detto incarico deve essere retribuito. Veniamo infine al canone I dell art. 22, che stabilisce il principio del rispetto della puntualità alle udienze e in ogni altra occasione di incontro con il colleghi. Si tratta di regola chiara e certo condivisa da tutti ma che spesso richiede periodici richiami al suo rispetto: è forse un difetto dell'avvocatura se si considera che ricerche storiche sulle origini della nostra professione hanno rinvenuto circolari a stampa dell'inizio dell'800 dove vi erano plurimi richiami alla puntualità in udienza! 15 Inevitabilmente anche la giurisprudenza disciplinare ha avuto più volte modo di occuparsi di casi relativi. In primo luogo, è stato affermato che il semplice ritardo del collega avversario non legittima lo svolgimento della causa senza di esso ed anzi integra condotta sleale 16. Vi è pertanto un margine di ragionevolezza entro cui attendere il collega che va determinato a seconda della situazione concreta e della prassi del foro. Nei vari precedenti ma si tratta di casi evidentemente limite - è stato ritenuto scorretto non tollerare il ritardo di 10 minuti del collega, mentre è stato ritenuto corretto lo svolgimento dell attività processuale in assenza dell avversario dopo un attesa di ore 17. Si noti che la norma deontologica non impone l incasso dell onorario senza informare il codifensore (CNF ), l indicazione in comandato senza indicare poi concordare la strategia difensiva (CNF n. 137). 14 CNF n. 115 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, perché lesivo del dovere di colleganza e lealtà, l avvocato che, pur partecipando ad una trattativa per la risoluzione consensuale di una causa di separazione, abbia omesso di avvisare i colleghi di controparte e abbia depositato il ricorso per la separazione giudiziale (Nella specie è stata confermata la sanzione dell avvertimento). 15 Si veda AIMERITO, Note per una storia della professione forense, in Rass. For. 2004, p. 404 che riferisce di almeno 5 comunicazione del Priore del Collegio dei Procuratori di Torino in merito alla puntualità in udienza (ed una relativa ai ritardi superiori ai 45 minuti). 16 CNF n. 147: L attendere il collega per la trattazione della causa, ovviamente entro i limiti della ragionevolezza, costituisce un preciso obbligo di lealtà e correttezza, la cui lesione integra un comportamento deontologicamente sanzionabile. 17 Ad esempio si veda CNF n. 137: Il professionista che, in nome del dovere di difesa verso il proprio cliente, non tollera il ragionevole ritardo (10 minuti circa) del collega di controparte, ma chiede darsi atto dell assenza e faccia fissare udienza di conclusioni definitive, pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante. Infatti, se è principio fondamentale che il dovere di difesa prevalga sul dovere di colleganza, è pur vero che non si viola il primo se si assume un comportamento che contemperi i rispetti diritti nel rispetto dei principi di lealtà e ragionevolezza. CNF : Non commette illecito disciplinare l avvocato che, in udienza, non attenda l arrivo del collega di controparte ove il ritardo sia superiore al tempo ragionevole di attesa a cui ogni professionista è tenuto. (Nella specie il professionista aveva superato le due ore di ritardo). Si veda anche CNF n. 5: (..) Nella fattispecie è stato prosciolto il professionista (accusato di non aver rispettato tale dovere di colleganza) che era entrato con i coniugi in udienza presidenziale, dopo aver a lungo atteso il collega avversario, dando la precedenza a ben 10 coppie, ed avere trascorso circa un ora avanti il presidente senza che l avvocato della controparte si presentasse o comunque avvertisse del proprio ritardo. 4

5 comunque all avvocato di attivarsi per cercare il collega assente (ad esempio telefonando in studio), anche se ciò è una prassi di buoni rapporti seguita in molti Fori. Ovviamente lo svolgimento dell udienza in assenza del collega, qualora quest ultimo abbia preventivamente comunicato il ritardo o si sappia impegnato in altra contestuale udienza è sicuramente comportamento scorretto 18. Parimenti va detto dell avvocato ritardatario che riapra il verbale in assenza della controparte 19. Fra le altre situazioni connesse, è stata ritenuta deontologicamente scorretta la condotta dell avvocato che dopo aver concordato con controparte il provvedimento da richiedere: muti poi arbitrariamente la richiesta 20. Infine, in caso di allontanamento dall udienza, grava sull avvocato che si è assentato chiedere notizia degli esiti al collega rimasto il quale deve però dare informazioni corrette e veritiere I RAPPORTI CON IL CONSIGLIO DELL ORDINE (art 24). La norma potrebbe sembrare apparentemente fuori contesto non riguardando i rapporti con i colleghi. Così non è se si considera che il Consiglio dell Ordine è l organo eletto e rappresentativo di tutti gli iscritti e svolge funzioni pubblicistiche (in primis tenuta degli albi e l esercizio dell azione disciplinare) che richiedono la collaborazione di tutti i colleghi. La mancata collaborazione fornendo informazioni in modo veritiero (si pensi alle notizie richieste sulle incompatibilità o comunque inerenti l iscrizione all albo) può dar luogo a responsabilità deontologica. Ricordiamo in particolare l obbligo imposto dal canone IV, introdotto con la riforma del 2006 e non da tutti conosciuto, che impone di dare comunicazione senza ritardo anche dell apertura di recapiti e di studi secondari (nonché di ogni variazione dell attività) all Ordine di appartenenza nonché a quello competente territorialmente: è infatti interesse di ciascun Ordine avere la precisa conoscenza di tutti color che esercitano nell ambito del Foro. I canoni I e II sono poi importanti perché specificano quali sono gli obblighi di risposta alle richieste di chiarimenti a seguito di esposti. Ebbene, il canone II stabilisce che la mancata sollecita risposta costituisce illecito disciplinare quando, in relazione ad un esposto presentato da una parte o da un collega, con la richiesta si intendono ottenere notizie o adempimenti 18 Si veda Cons. Ord. Vicenza : Il dovere di lealtà impone che nella celebrazione dell udienza civile, in cui numerose cause sono chiamate in uno stesso giorno avanti a giudici istruttori diversi, l avvocato attenda il collega avversario per la trattazione della causa in cui presta patrocinio; ciò a fortiori quando trovi il verbale d udienza già «aperto» con l indicazione della presenza in tribunale dell avversario, che sta a dimostrare che lo stesso è impegnato in altre cause contemporanee avanti ad altro giudici; è contrario al dovere di lealtà trattare la causa in assenza dell avversario, chiedendo ed ottenendo un provvedimento istruttorio suscettibile di ledere l interesse processuale dell avversario. (tratta da DANOVI, op. cit., p. 416). 19 CNF La condotta dell avvocato deve essere costantemente ispirata a principi di lealtà, pur nel rischio o al cospetto di insorgere di inconvenienti, specie quando gli inconvenienti non siano dipendenti da cause altrui, ma addebitabili a fatto proprio. Nella fattispecie al professionista che si era presentato in udienza in ritardo di un ora e mezza, ed aveva preteso ed ottenuto dal pretore la riapertura del verbale, procedendo ad autonome annotazioni, pur in assenza dei suoi contraddittori, è stata applicata la sanzione dell avvertimento. 20 CNF Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante il professionista che, dopo aver assunto nei confronti del collega avversario l impegno di chiedere in udienza un differimento della discussione, abbia chiesto al collegio di pronunciarsi, venendo così meno alla promessa fatta al collega. (Nella specie è stata confermata la sanzione della censura). Si veda anche CNF : Il professionista che, in seguito ad accordi con il collega avversario circa il rinvio di una causa, in sua assenza faccia fissare l udienza per la precisazione delle conclusioni e, senza avvertire l altro professionista del rinvio così ottenuto, alla successiva udienza, precisi le proprie conclusioni ed ottenga la rimessione della causa al collegio,tiene un comportamento contrario al dovere di lealtà e correttezza fra colleghi e merita la sanzione dell avvertimento. 21 CNF n. 93: Il dovere di lealtà e correttezza verso i colleghi non contempla l obbligo di informare la controparte di quanto avvenuto in udienza nel caso di un eventuale allontanamento. Invece l avvocato espressamente richiesto dal patrono di controparte di informazioni su quanto avvenuto in sua assenza ha sicuramente l obbligo di rispondere in maniera veritiera. 5

6 nell interesse della parte reclamante (gli esempi tipici sono notizie sulla causa, restituzione di documenti o somme ecc.). Il canone I stabilisce invece che la mancata risposta o presentazione di difese nell ambito del procedimento disciplinare non può costituire autonomo illecito disciplinare, pur essendo comportamento che può essere valutato nella formazione del libero convincimento dell Organo giudicante. Riteniamo che, a rigore, il diritto al silenzio dovrebbe essere riconosciuto sin dal momento in cui vengano richiesti chiarimenti a seguito dell esposto: infatti, pur non essendo in tale fase ancora formalmente aperto il procedimento disciplinare (che si apre con la notificazione dell incolpazione), ci si trova già in una necessaria fase preistruttoria in cui l avvocato è per così dire indagato per una possibile violazione deontologica e quello che verrà ad esporre potrà utilizzato per formulare l addebito disciplinare. Tuttavia, va detto che la giurisprudenza del CNF è assolutamente costante nel ritenere che il diritto al silenzio spetta solo dopo l apertura del procedimento disciplinare e che i mancati chiarimenti al Consiglio dell Ordine in merito ai fatti contenuti in un esposto costituiscono quindi ulteriore ed autonomo illecito disciplinare RAPPORTI CON COLLABORATORI E PRATICANTI (artt. 25 e 26). Al riguardo ci limitiamo solo ad un breve cenno sia perché i principi esposti nelle due norme sono chiari nella loro portata, sia perché non vi sono significative questioni disciplinari (si tratta di casi limite quali il mancato pagamento ai collaboratori o la copertura data a praticanti per compiere attività cui non sono abilitati 23 ). Tuttavia si deve onestamente ammettere che forse è proprio riguardo tali norme deontologiche che vi è il maggior distacco tra i principi enunciati e l effettiva situazione della professione. In effetti il problema del giusto compenso di praticanti e collaboratori, dell effettività, proficuità e dignitoso svolgimento della pratica sono questioni non facilmente risolvibili alla luce dell esplosione dei numeri dell avvocatura e che devono trovare soluzioni nell ambito di politiche di regolamentazione dell accesso, peraltro di non semplice realizzazione. E comprensibile, che a fronte della ingestibilità del fenomeno sostanziale di riflesso anche i relativi obblighi deontologici restino relegati a livello di principio con seri limiti nella concreta attuazione. 5. LA CORRISPONDENZA CON I COLLEGHI. 22 CNF n. 12 Pone in essere una condotta disciplinarmente rilevante, in violazione dell art. 24 c.d.f.. il professionista che, a seguito di numerosi esposti presentati nei suoi confronti, non dia riscontro ad alcuna delle richieste di chiarimenti da parte del Consiglio dell Ordine, dovendosi distinguere tra il diritto al silenzio nel corso del procedimento disciplinare (a tutela del diritto a difesa) e l obbligo di rispondere, precedentemente ad esso, alle richieste del Consiglio. Quest ultimo, infatti, opera come persona giuridica pubblica cui è affidato il delicatissimo compito di amministrare la «giustizia domestica», privilegio questo concesso agli avvocati per l altissima dignità della loro funzione che, tuttavia, non può divenire comodo usbergo per consentire all indagato di sottrarsi alle indagini necessarie. (Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione per mesi otto). In senso conforme CNF n. 72; CNF n. 31 Cass. S.U. 6643/ CNF , n. 4 È compito precipuo del titolare dello studio indirizzare non solo tecnicamente ma anche deontologicamente i collaboratori all esercizio della professionale. Non rappresenta una mancanza contro la dignità della professione l essere convenuto in giudizio; ma indubbiamente l essere convenuto da ex-collaboratori i in un pubblico dibattimento in un giudizio di lavoro, per mancata corresponsione di un qualsiasi corrispettivo, e soprattutto l aver accusato un ex-collaboratore dello studio di falsa testimonianza (accusa infondata, che ha poi determinato la condanna dell avvocato per calunnia) viola il decoro e il prestigio della professione. CNF 27 giugno 2003, N. 200 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l avvocato che costituendo una associazione professionale con il praticante consenta a quest ultimo di svolgere attività di competenza dell avvocato, accreditandola, peraltro, come svolta da professionista abilitato. (Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione per mesi tre e della censura ai due professionisti che, per un lungo tempo il primo ed un tempo molto breve il secondo, avevano partecipato alla predetta associazione). 6

7 5.1 L obbligo di corrispondere con il collega. L articolo 27 sancisce in generale il divieto di mettersi in contatto diretto con la controparte che si sa assistita da un avvocato: quindi tale limite vale per qualsiasi forma di rapporto, dal contatto diretto a quello epistolare, telefonico o con qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Simmetrico a tale divieto è l obbligo indicato nella rubrica della norma di corrispondere con il collega. La ratio del principio è abbastanza evidente: la parte che si rivolge ad un legale dà mandato a quest ultimo per gestire tecnicamente i suoi interessi. Scavalcare il collega significa ignorare il mandato difensivo conferito da controparte e agire scorrettamente (il cliente avversario è un interlocutore svantaggiato, non potendo avere le conoscenze tecniche e giuridiche di un avvocato). Tuttavia, può accadere che sia la controparte che cerchi di contattare direttamente l avvocato, scavalcando il proprio difensore. Tale situazione è regolata dal secondo canone che sancisce il divieto di ricevere la controparte personalmente senza il consenso del suo difensore. Si dovrà pertanto rifiutare il colloquio con la controparte e, se si intende invece averlo, è opportuno documentare opportunamente l assenso del collega avversario. Evidenziamo che il fatto che la controparte affermi di aver già avvisato il proprio legale 24 o entrambi le parti sostanziali siano d accordo ed insistano per svolgere un colloquio senza l altro legale non scrimina la condotta.. A maggior ragione integra la violazione quando all esito dell incontro e in mancanza di avviso del collega avversario si siano conclusi accordi 25. Vi sono ovviamente delle eccezioni al divieto di comunicazioni dirette: il canone I stabilisce che in casi particolari (necessità di chiedere determinati comportamenti, intimare una messa in mora od evitare prescrizioni o decadenze) la corrispondenza può essere indirizzata direttamente alla controparte (perché è l unica destinataria naturale per produrre il voluto effetto giuridico), ma, tuttavia, in tali casi si deve inviare copia per conoscenza al legale avversario. E stata peraltro affermata la liceità di una corrispondenza diretta con la controparte anche in casi in cui improrogabili necessità di urgenza per la tutela dei diritti dell assistito e nell impossibilità di contattare il collega (che poi è comunque necessario informare) 26. Fra le situazioni particolari si è ritenuto che l avvocato, qualora sia parte del giudizio possa inviare la 24 CNF : Non vale ad escludere l illecito il fatto che la controparte abbia più volte assicurato di aver avvisato il proprio difensore. Gli obblighi che discendono dai consolidati principi di deontologia professionale hanno infatti come unico destinatario il professionista forense. Questi è vincolato personalmente alla loro osservanza, che non è delegabile ad alcuno. Nella fattispecie è stata applicata la censura CNF : E obbligo deontologico, che discende dai principi generali di correttezza e lealtà verso i colleghi, non prendere accordi con la controparte nè comunque partecipare ad accordi intervenuti con la stessa, quando sia assistita da un avvocato, senza che quest ultimo sia avvertito. Tale obbligo sussiste anche nell ipotesi in cui la controparte s impegni ad avvertire il proprio difensore o, addirittura affermi di averlo : già avvertito. 25 CNF n. 111: Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l avvocato che contatti direttamente la controparte e concluda con esso un accordo transattivo omettendo di informare dell avvenuto accordo il collega di controparte (Nella specie è stata confermata la sanzione dell avvertimento). Si veda tuttavia anche CNF n. 43 che, ribadito il principio con identica massima della precdente decisione ha statuito che Nella specie è stato assolto l avvocato in quanto da una approfondita analisi si è rilevato che lo stesso aveva avvisato il collega avversario, lo aveva contattato ripetutamente e gli aveva partecipato l intenzione di chiudere con una transazione la controversia, peraltro nell interesse della controparte medesima. 26 CNF E obbligo dell avvocato informare il collega di controparte di quanto si stia per operare, senza procedere ad azioni o contatti diretti con il di lui cliente, salvi casi eccezionali, in cui ciò sia imprescindibilmente postulato dall esigenza primaria di non compromettere gli interessi del proprio assistito. CNF n. 67 (..) Non è passibile di censura il comportamento dell avvocato che abbia inviato alla controparte una diffida telegrafica e una lettera, quando questo sia stato reso necessario dall esigenza primaria di non compromettere determinati interessi del proprio assistito e non sia stato possibile avere un tempestivo precedente contatto con il collega avversario. 7

8 richiesta di pagamento delle spese di lite, direttamente alla controparte e non al collega avversario 27. L invio per conoscenza risponde poi ad un esigenza di colleganza e permette che il difensore avversario sia immediatamente e pienamente informato della situazione (senza dovere attendere l informazione del proprio cliente, con tutti rischi di ritardi o mancanze connessi), con ciò dando attuazione anche al principio di correttezza e lealtà che deve ispirare le parti nel gestire il contraddittorio. 5.2 Divieto di produrre la corrispondenza scambiata con il collega (art. 28). La norma pone un duplice divieto specifico di produzione e precisamente: a) delle lettere (e ovviamente equipollenti: fax, ) che i legali hanno formalmente qualificato come riservate Qualora vi sia questa dicitura è stato affermato che non vi è spazio per una valutazione discrezionale della natura riservata o meno della comunicazione 28. Per tale motivo è rimesso alla correttezza dell avvocato qualificare solo nei casi effettivamente necessari la corrispondenza come riservata. b) in ogni caso (quindi anche se non c è la dicitura riservata) non si può produrre la corrispondenza contenente proposte transattive scambiate tra colleghi. L utilizzo della locuzione corrispondenza invece che lettere fa intendere che il divieto si estende a tutto l insieme delle comunicazioni volte a giungere ad una soluzione transattiva e quindi tutto il carteggio comprese le missive che fanno parte o sono comunque collegate alla complessiva trattativa, anche se in ipotesi singolarmente considerate non contengono proposte transattive. I numerosi precedenti disciplinari denotano come l obbligo in questione sia non sempre ben conosciuto 29. La norma, al fine di evitare elusioni formali, stabilisce, oltre al divieto di produrre la predetta documentazione, anche il divieto di riferire in giudizio sulla medesima quindi il relativo contenuto non può essere trascritto in qualche atto o comunque entrare nel giudizio sotto forma di testimonianza o allegazione verbale al giudice. La ratio della norma è quello di permettere agli avvocati, nell interesse dei rispettivi clienti, di trattare liberamente e senza pregiudizio tra di loro, scambiandosi informazioni riservate che, per i più svariati motivi, ritengono di non esporre in atti giudiziali o proposte formali, al fine di raggiungere un vantaggioso componimento della lite. 27 CNF n. 30: Deve ritenersi immune da responsabilità di natura disciplinare il comportamento dell avvocato che, parte nel giudizio all esito del quale sia stata emessa in suo favore la condanna di controparte al rimborso delle spese, indirizzi un invito al pagamento delle stesse direttamente a controparte e non al collega., trattandosi di richiesta rivolta da una parte ad un altra invero, latra cosa è l attività difensiva, altra cosa è la cura dei propri interessi, giacchè il contatto diretto tra le parti ha regole diverse rispetto a quello tra difensore e parte. 28 CNF n. 36: Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l avvocato che produca in giudizio la corrispondenza intercorsa con il collega e qualificata come riservata dallo stesso mittente; tale qualifica, infatti, non consente alcuno spazio valutativo e deliberativo circa la producibilità, alla stregua del contenuto o della più o meno rilevante pregnanza della corrispondenza stessa al possibile fine della decisione della lite. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell avvertimento). 29 Si veda tra le molte CNF : Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante il professionista che produca in giudizio una lettera inviatagli dal collega di controparte e contenente una proposta transattiva. La riservatezza, infatti, colpisce non solo tutte le comunicazioni espressamente dichiarate riservate ma anche le comunicazioni scambiate tra avvocati nel corso del giudizio, e quelle anteriori allo stesso, quando le stesse contengano espressione di fatti, illustrazioni di ragioni e proposte a carattere transattivo ancorché non dichiarate espressamente «riservate». (Nella specie è stata confermata la sanzione dell avvertimento)". In termini analoghi si veda CNF n. 57. Ed ancora si veda CNF n. 66. Per un caso particolare si veda CNF n. 49 che ha ribadito che anche l avvocato che si difende personalmente, assumendo la duplice veste di parte e di avvocato, è tenuto al rispetto dell art. 28 cod. deontologico e non può quindi produrre in giudizio la corrispondenza scambiata con il collega e contenente una proposta transattiva. 8

9 La delicatezza della documentazione scambiata (che può contenere ammissioni, riconoscimenti o indicazione di circostanze sfavorevoli) impone che vi sia la certezza che il difensore avversario che la riceve conservi sulla stessa la totale riservatezza e non la utilizzi in giudizio. In caso contrario tutte le trattative tra legali sarebbero, se non impossibili, oltremodo difficili, correndo sempre il rischio di fornire a controparte elementi a sé sfavorevoli. Per questi motivi la norma deontologica pone per l avvocato (come accade anche per l art. 20 Cod. Deont.) un limite più restrittivo rispetto a quello giuridico: infatti tali documenti in sé considerati potrebbero costituire (almeno in certi casi) validi mezzi di prova in giudizio (pensiamo a documenti che comprovano un ammissione o riconoscimento) e comunque, se prodotti o riferiti, quasi sempre potrebbero influire sul convincimento del giudice in merito ai fatti di causa. E bene precisare che l obbligo di riservatezza vale solo per gli avvocati: per questo motivo il terzo canone dell art. 28 stabilisce che l avvocato non può consegnare all assistito la corrispondenza riservata tra colleghi e, quando viene meno il mandato, può consegnarla al collega che gli succede il quale è tenuto ad osservare i medesimi criteri di riservatezza. Va comunque precisato che il fatto che non possa essere consegnata la corrispondenza riservata non significa che l avvocato non debba informare il proprio cliente del contenuto degli elementi in essa contenuti (spesso è anzi necessario per predisporre una risposta, una controproposta e quant altro), tanto più che l art 40 III canone stabilisce, più in generale, che Il difensore ha l obbligo di riferire al proprio assistito il contenuto di quanto appreso nell esercizio del proprio mandato se utile all interesse di questi. Quello che è vietato è quindi la consegna della documentazione riservata (e, parimenti, è da ritenersi la trascrizione del contenuto riservato). Per completare il quadro, veniamo infine ad esaminare le situazioni in cui, in ogni caso, la corrispondenza non può ritenersi riservata. Il canone I e II dell art. 28 stabiliscono che è sempre producibile la corrispondenza intercorsa tra colleghi quando la stessa costituisca attuazione di un accordo già perfezionato, ovvero che assicuri l adempimento delle prestazioni richieste. In tali situazioni, essendoci della situazioni già consolidate e non più controverse (accordo perfezionato o assicurazione di adempimento) non vi è ragione di riservatezza ed anzi coprire detta corrispondenza sotto tale vincolo per renderla inutilizzabile sarebbe in realtà una condotta poco corretta e leale. Aggiungiamo che, ovviamente, non rientrano nell ambito dell art. 28 e quindi sono pienamente producibili le diffide, gli atti dimessa in mora e quant altro come pure le eventuali risposte ufficiali a detti atti svolte dal collega avversario (contestazioni, rifiuti ecc.) e tutti i carteggi nelle situazioni in cui non si sia svolta una vera trattativa volta ad una chiusura transattiva, e le comunicazione inviate per conoscenza anche a terzi. Anche la sintetica menzione negli atti di causa di precedenti trattative senza esito tra le parti (non implicando alcuna rivelazione del contenuto delle stesse) è sicuramente ammissibile. Va anche ricordato che le missive della parte avversaria che ha agito senza farsi assistere (almeno in tale fase) da un legale sono tutte liberamente producibili, riguardando il divieto dell art. 28 solo la corrispondenza scambiata tra colleghi. A conclusione di quanto esposto ci pare condivisibile l esemplificazione delle possibili eccezioni al divieto di produzione formulata dal Consiglio dell Ordine di Genova 30 : la corrispondenza il cui naturale destinatario sia la controparte assistita dal Collega (in sostanza le ipotesi dell art. 27 c. 1 Cod. Deont.); la corrispondenza inviata per conoscenza anche a terze persone (venendone meno il carattere confidenziale); la corrispondenza per il quale vi sia stato l assenso del mittente alla produzione; la corrispondenza alla quale il mittente stesso faccia riferimento nelle sue difese ed argomentazioni; la corrispondenza contenente proposte tendenti 30 Pronunciamento del C.d.O. di Genova pubblicato nel Notiziario n. 2, 2007 XVIII. 9

10 a regolare un esigenza contingente di un aspetto particolare della vertenza (come, ad esempio, aspetti particolari del regime di separazione quali date ed orari delle visite dei minori presso i genitori in occasioni di imminenti festività etc.); infine, quale clausola residuale la produzione viene indicata come eccezionalmente producibile quando ciò costituisca l unico modo per provare e tutelare gli interessi dell assistito rappresentando l unico modo per controbattere le affermazioni rese sia in atti che oralmente in giudizio dalla controparte. 6. LE NOTIZIE RIGUARDANTI IL COLLEGA (art. 29). L avvocato è parte tecnica del processo che rappresenta il cliente ma non si identifica nella sua posizione e nei suoi interessi sostanziali. Ne deriva che, nell ambito del contraddittorio processuale tutto quanto riguarda la posizione personale dell avvocato (la sua professionalità ma anche gli aspetti attinenti alla vita privata) non può avere alcun rilievo nel giudizio e non può esservi introdotto salvo che abbia essenziale attinenza con i fatti di causa e sempre che l avvocato sia parte del giudizio. Il canone complementare specifica poi la più ricorrente situazione tipica e cioè il divieto di esprimere apprezzamenti denigratori sull attività professionale del collega (il canone è stato rimaneggiato formalmente nel 2006 rispetto alla precedente formulazione). In particolare la giurisprudenza disciplinare ha avuto modo di affermare l'illegittimità della produzione di documentazione quale il casellario penale o gli esposti o notizie di procedimenti disciplinari riguardanti il collega che ovviamente vengono a ledere la sua credibilità personale 31, nonché gli apprezzamenti negativi sulla capacità o i presunti errori professionali 32. E' da notare che nel 2002 è stato abrogato l'ultimo canone della norma che disponeva il divieto di esprimere giudizi sullo stato di un causa salvo che il collega incaricato vi consentisse. Pertanto, è possibile esprimere giudizi professionali richiesti da un cliente sul contenzioso che ha affidato ad altro avvocato, ovviamente con la necessaria astensione da giudizi che trascendano nella denigrazione dell altro collega RAPPORTI CON IL COLLEGA INCARICATO (artt ). L'art. 31 impone un obbligo di reciproca diligenza tra dominus e collega incaricato: il primo deve dare tempestive istruzioni ed il secondo deve dare tempestive dettagliate informazioni sull'attività svolta e da svolgere. 31 CNF n. 241 Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, perché lesivo del rapporto di colleganza e del dovere di correttezza a cui ciascun professionista è tenuto, l avvocato che produca in giudizio copia di un esposto disciplinare presentato dalla propria assistita nei confronti del collega di controparte. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell avvertimento). CNF n. 96: "Il professionista forense non ha piena libertà di diffondere o, comunque, fra conoscere all'esterno gli atti di un provvedimento disciplinare a carico di un collega. Tale condotta è oggettivamente idonea a gettare discredito sul collega e, pertanto,, ad essa può farsi ricorso unicamente qualora la situazione lo richieda in via di necessità. Se detta necessità non sussiste, tale comportamento deve considerarsi denigratorio. Ciò che rileva, infatti, non è la valutazione dell'intenzione, ma la consapevolezza della idoneità denigratoria degli atti compiuti." 32 CNF n. 7 "Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante il professionista che in uno scritto difensivo esprima apprezzamenti negativi sull'attività professionale di un collega, sulla sua condotta e sui suoi presunti errori ed incapacità." Si veda in termini simili anche CNF n. 250, CNF n Si veda sulle ragioni dell'abrogazione DANOVI, op. cit., p. 465 ed in particolare sull'opportunità di adeguarsi alla giurisprudenza comunitaria. In effetti C. Giust c. 309/99 (caso Wouters) ( in F. It, 2002, IV, 186 con nota di BASTIANON) ha ribadito che, per il diritto comunitario, un ente come l ordine degli avvocati (nel caso si trattava dell ordinamento forense olandese) costituisce un associazione di imprese e i regolamenti che emana possono quindi essere valutati sotto il profilo del rispetto della concorrenza e della libera circolazione, pur potendo essere considerate legittime delle restrizioni per l interesse pubblicistico del buon esercizio dell attività forense. Nel nostro caso la norma dell art. 29 c. II poneva all avvocato un sostanziale divieto generalizzato di dare pareri su cause altrui, così limitando (anzi impedendo) al cliente la possibilità di rivolgersi ad altri professionisti per chiedere pareri ulteriori in pendenza del rapporto (con evidente limite alla concorrenza). Ciò ha sicuramente influito sulla scelta dell eliminazione del precetto. 10

11 I canoni complementari dettano regole molto chiare (divieto di effettuare domiciliazioni senza preventiva comunicazione e accettazione del domiciliatario; divieto dell'avvocato corrispondente di transigere la controversia senza effettuare il dominus; necessità per il corrispondente di adoperarsi nel modo più opportuno per la tutela degli interessi della parte informando il dominus non appena possibile). I precetti sono molto chiari ma la presenza di numerosi precedenti evidenzia che spesso vi sono problemi nel corretto adempimento dei rispettivi obblighi, verificandosi anche situazioni piuttosto gravi dove si è cercato di coprire le mancanze con false notizie o comunicazioni 34. L'art. 30 regola invece la delicata questione del pagamento del collega cui vengano affidate prestazioni. La norma è stata mutata nel 2006, avendo creato non pochi problemi la precedente formulazione che nei fatti instaurava una vera e propria solidarietà passiva tra il cliente e l avvocato che conferiva direttamente l incarico di rappresentanza e assistenza ad altro avvocato, per il pagamento di quest ultimo 35. Ciò in molti casi si poteva risolvere in un onere di pagamento esclusivo a carico del dominus, sopportando tutti i rischi dell insolvenza del cliente: si pensi ad esempio all'ipotesi del fallimento del cliente ma anche ai semplici ritardi od omissioni di pagamento a fronte dei quali l avvocato incaricato poteva pretendere il pagamento diretto dal collega. Ora è invece possibile evitare tale solidarietà dimostrando di essersi attivati fattivamente verso il cliente per il pagamento del collega, anche postergando il proprio credito (che è quindi un ipotesi di comportamento attivo che dimostra l adempimento dell obbligo imposto dalla norma deontologica). Ovviamente fatti impeditivi oggettivi (come il fallimento) liberano ora da qualsiasi responsabilità. Un'ultima osservazione va fatta sul presupposto applicativo della norma: deve ricorrere un'ipotesi in cui l'avvocato «scelga o incarichi direttamente» l'altro collega. Quindi, sembra desumersi che l'obbligo è escluso solo quando il cliente abbia dato personalmente l'incarico anche al secondo difensore 36. Ricordiamo infine che, sotto l'aspetto civilistico, la giurisprudenza afferma invece che l'obbligato al pagamento è solo il cliente anche se l'incarico materialmente è stato dato da altro collega CNF : Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l avvocato domiciliatario che ometta di dare informazioni e di restituire documenti al collega dominus e al cliente, che trattenga somme avute in ragione del mandato ed emetta titoli di credito, andati poi ripetutamente protestati. (Nella specie è stata confermata la sanzione della sospensione per un anno) Fra i molti altri casi simili CNF n. 41; CNF n CNF n. 50 L avvocato che non espleti l incarico affidatogli e dia notizie false in ordine all andamento della procedura affidata alle sue cure; che quale procuratore domiciliatario di un collega ometta di dare a questo informazioni e di restituire atti o documenti; che inoltre, richiesto di chiarimenti, giustifichi il suo comportamento con notizie false pone in essere un comportamento gravemente lesivo della dignità e decoro dell intera classe forense (Nella specie è stata ritenuta adeguata la sanzione della sospensione per mesi otto.) 35 Il testo previgente così stabiliva: "salvo diversa pattuizione, l'avvocato che scelga e incarichi direttamente altro collega di esercitare le funzioni di rappresentanza o assistenza deve provvedere a retribuirlo, ove non adempia la parte assistita." Sulla ratio delle modifiche si veda PERFETTI, op. cit., p In questo senso sembra essere l'unico precedente specifico peraltro anteriore all'adozione del codice deontologico: CNF n. 44: " Quando l incarico viene conferito al professionista personalmente dal cliente, sia pure su sollecitazione o indicazione di un altro collega, e il professionista lo abbia espletato autonomamente, si instaura un rapporto negoziale direttamente tra cliente ed avvocato con esclusione di ogni responsabilità da parte del collega che abbia eventualmente suggerito al cliente la scelta del professionista, venendo meno altresì in questa ipotesi la figura del sostituto processuale. 37 Cass /04: "Ai fini di individuare il soggetto obbligato a corrispondere il compenso professionale al difensore, occorre distinguere tra rapporto endoprocessuale nascente dal rilascio della procura "ad litem" e rapporto che si 11

12 8. L IMPUGNAZIONE DELLA TRANSAZIONE (art. 32). Il divieto (con la clausola esimente dei fatti non conosciuti o sopravvenuti) discende da evidenti ragioni di lealtà e correttezza nei confronti del collega: impugnare la transazione conclusa (seppure assecondando il volere del cliente) fa dubitare della stessa buona fede dell avvocato 38. Tra i casi affini viene indicato 39 il divieto per i legali di impugnare la separazione consensuale (od opporsi all omologa) qualora abbiano raggiunto l accordo per definire i rapporti patrimoniali e familiari nell ambito della separazione. Tuttavia riteniamo che proprio la delicatezza della materia, dove anche minimi cambiamenti possono alterare l equilibrio complessivo dell accordo, debba portare in tali casi ad una valutazione molto prudente della sussistenza della violazione deontologica. 9. LA SOSTITUZIONE NELL INCARICO (art. 33). Tale norma rappresenta in sostanza una specificazione degli obblighi di colleganza degli artt. 22 e 23. Il primo obbligo del nuovo difensore è di segnalare il subentro nel mandato ed evitare spiacevoli equivoci nello svolgimento delle attività defensionali. Per quanto poi il cliente assicuri di aver revocato il mandato (o che il precedente legale vi ha rinunciato) è consigliabile contattare il collega per averne diretta conferma prima di procedere alla formale assunzione dell incarico. Il collega subentrante deve poi adoperarsi (volutamente la norma non individua una condotta specifica) per soddisfare le legittime (quindi è lecito sindacarle) richieste di pagamento delle prestazioni del precedente difensore, senza tuttavia che questo obbligo possa pregiudicare il diritto di difesa (e quindi non impone di subordinare l accettazione al pagamento del precedente collega). A questo riguardo il canone complementare prevede che il difensore sostituito dovrà collaborare per permettere il subentro nel mandato sena danni per l assistito, mettendo a disposizione tutti gli elementi necessari per la prosecuzione della difesa: in primo luogo dovrà pertanto fornire tutta la documentazione di causa (se già non restituita al cliente a sua richiesta: si veda art. 42 Cod. Deont.), in secondo luogo tutte le informazioni necessarie sulla causa e ciò anche se non sia stato ancora pagato dal cliente. 10. LA RESPONSABILITA' DEI COLLABORATORI (art. 34). instaura tra il professionista incaricato ed il soggetto che ha conferito l'incarico, il quale può essere anche diverso da colui che ha rilasciato la procura. In tal caso chi agisce per il conseguimento del compenso ha l'onere di provare il conferimento dell'incarico da parte del terzo, dovendosi, in difetto, presumere che il cliente sia colui che ha rilasciato la procura. Nè rileva, nell'ipotesi di procura "ad litem" rilasciata congiuntamente a due diversi avvocati, il ruolo di dominus svolto dall'uno rispetto all'altro nell'esecuzione concreta del mandato, il quale attiene alle modalità di svolgimento della difesa ad opera dei due professionisti, e non all'incarico di patrocinio che, in base alla procura e in difetto di prova contraria, deve presumersi conferito ad entrambi." In senso analogo si veda anche Cass. 4628/ Cass. S.U. 6067/93: Il dovere di lealtà, che gli art. 88 c.p.c. e 12 del r.d.l. 27 novembre 1933 n. 1578che si impone, nell'interesse non solo delle parti ma anche della giustizia, agli avvocati e procuratori, comporta l'illiceità, sul piano disciplinare, del comportamento del professionista che proceda o comunque partecipi alla redazione di una scrittura conciliativa con il preordinato intento (non dichiarato alla controparte) di vanificare l'accordo subito dopo aver ottenuto lo scopo. (Principio affermato con riguardo ad avvocato che, prima della transazione volta a conseguire la rinuncia della controparte all'eseguito sequestro conservativo, aveva presentato un esposto-denuncia alla magistratura penale per annullare, con il sequestro penale degli atti della transazione e di quanto versato in esecuzione di essa, gli effetti dell'accordo conciliativo sfavorevoli al proprio cliente). 39 Formula questa ipotesi DANOVI, op. cit., p

13 La norma esime i collaboratori o sostituti dell avvocato da responsabilità quando hanno agito per il compimento di atti per incarichi specifici ricevuti, salvo che il fatto integri un'autonoma responsabilità (ad esempio il praticante che abbia compiuto atti al di fuori del proprio ius postulandi). In tali ipotesi è stato rilevato che manca la volontarietà della condotta requisito necessario per affermare la loro responsabilità deontologica (art.3 Cod. deont.). Detta responsabilità ricadrà semmai sull'avvocato che ha dato lo specifico incarico, anche sotto l'aspetto della mancata vigilanza e controllo 40. Fra le situazioni discusse vi è la poi sussistenza della corresponsabilità dell'avvocato corrispondente per la sottoscrizione degli atti inviati dal dominus, ad esempio perché contenenti espressioni sconvenienti od offensive 41. Si tratta comunque di situazioni in cui è difficile fornire una regola preventiva di condotta, assumendo preminente rilievo ai fini di valutare un eventuale responsabilità deontologica le concrete circostanze di fatto. 40 CNF : "Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l avvocato che nominato commissario liquidatore in una amministrazione coatta di società disponga illegittimamente di rilevanti somme della stessa e omettendo altresì ogni controllo nei confronti dei suoi collaboratori consenta anche a questi di accedere illegittimamente ai fondi liquidi della società. (Nella specie è stata confermata la sanzione della cancellazione dall albo)." CNF : ".Il professionista che riceve il mandato ha la responsabilità deontologica del corretto svolgimento della pratica anche nell ipotesi in cui l abbia affidata alle cure dei suoi collaboratori, dovendo egli stesso rispondere dell attività dei suoi sostituti ed avendo inoltre il dovere di vigilanza e l obbligo di avvisare il cliente che la pratica è stata affidata ad altra persona del suo stesso studio" 41 Si veda DANOVI, op. cit. p. 499 che propende per la tesi della mancanza di corresponsabilità, salvo la prova di una preventiva conoscenza o consapevolezza e dell'intento specifico di condividere le violazioni riscontrate, anche rilevando che la valutazione e la correzione degli atti non compete la valutazione e correzione degli atti ricevuti. 13

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