Sviluppi globali, tendenze europee e invecchiamento in Svizzera

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1 Demografia: quello che ci aspetta domani Una vita media in costante aumento a fronte di una natalità in calo e, nel contempo, un intensificazione della migrazione internazionale. Pur con intensità e tempistiche diverse, questi sviluppi demografici si osservano in tutti i paesi del mondo. L aumento della speranza di vita è un evoluzione positiva. Le persone vivono sempre più a lungo e presentano nel complesso una salute e una qualità di vita migliori. E una realtà che si osserva anche nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo. D altro canto però si diffonde la consapevolezza che l invecchiamento demografico comporta sfide sociali di ampia portata, in particolare per il mercato del lavoro e le assicurazioni sociali. Ciononostante manca ancora una distinta cognizione degli ordini di grandezza e delle tendenze demografiche. Questo opuscolo ha per l appunto lo scopo di riassumere i dati principali e illustrare le conseguenze concrete per la Svizzera. Contenuto: Rainer Münz (Senior Fellow, HWWI e responsabile delle ricerche, Erste Bank) e Philippe Wanner (professore di demografia all Università di Ginevra) Redazione: Lukas Steinmann e Stefan Flückiger (Avenir Suisse) Traduzione italiana: Rosita Fibbi (Swiss Forum for Migration and Population Studies, Università di Neuchâtel), Deborah Cometti Grafica: rio grafik, Zurigo; Yves Winistoerfer, Oliver Schmid (Avenir Suisse) Sviluppi globali, tendenze europee e invecchiamento in Svizzera Scaricare e ordinare: +41() Avenir Suisse, 27

2 TENDENZE GENERALI: MONDO EUROPA SVIZZERA fonte: nazioni unite 65 di abitanti nel mondo Attualmente vivono sulla terra più di 6,5 miliardi di persone, cui se ne aggiungono ogni anno circa 76 milioni. La causa di questa crescita annua dell 1,2% è il forte squilibrio fra nascite e decessi: a fronte di 135 milioni di neonati l anno vi sono solo 59 milioni di persone decedute. La crescita demografica mondiale varia però notevolmente da una regione all altra. Gli incrementi più rapidi si osservano in Medio Oriente e in Africa, dove la popolazione crescerà più del doppio entro il 25. In Oceania, Asia, America del Nord e del Sud la popolazione aumenterà di circa un terzo. In Europa, invece, si prevede una diminuzione del 1% circa. Popolazione in miliardi Africa 4 Asia e Oceania 3 America latina 2 America del Nord 1 Europa di abitanti in Europa occidentale e centrale Nei paesi dell Unione europea (UE 25), nei paesi dello Spazio economico europeo (SEE) e in Svizzera vivono in totale 472 milioni di persone. Nel 25 questa cifra è aumentata di circa 2 milioni, vale a dire meno dello,5%. Inoltre l 85% di questa crescita è ascrivibile alle migrazioni. Fino agli anni 6 nell Europa occidentale prevaleva l emigrazione. Da allora il numero degli immigranti ha superato quello degli emigranti. Anche negli Stati dell Europa centrale membri dell UE si osserva, dalla metà degli anni 9, il passaggio da un emigrazione netta a un immigrazione netta di persone in Svizzera A fine 25 la Svizzera contava 7,46 milioni di abitanti, con un incremento annuo di circa 5 persone. Anche in questo caso l 8% della crescita demografica è dovuto all immigrazione internazionale. È dal 1945 che in Svizzera i flussi in entrata tendono a prevalere su quelli in uscita. Inoltre dalla fine degli anni 7 il saldo migratorio è superiore a quello naturale. Senza la migrazione internazionale, la popolazione della Svizzera sarebbe oggi in diminuzione. Dati demografici in Svizzera (25) Popolazione: Persone nate all estero: 22,6 % Persone di nazionalità estera: 2,6 % Divorzi ogni 1 matrimoni: 45,5 Nascite: 72 8 Decessi: 6 7 Eccedenza delle nascite (nascite meno decessi): di cui: svizzeri (eccedenza di decessi) 3 stranieri (eccedenza di nascite) +15 1

3 DATI DEMOGRAFICI DI BASE: EUROPA fonti: eurostat, consiglio d europa, us census bureau 1,5 figli In Europa, 1 donne danno alla luce in media 15 bambini. Questa cifra non basta per mantenere costante la popolazione in quanto, per raggiungere questo obiettivo, sarebbero necessari 2,1 figli per donna. Solo la Turchia (2,2) supera questa media, mentre la Francia (1,9) e i paesi scandinavi come l Islanda (1,9), la Norvegia (1,8) e la Svezia (1,8) si avvicinano a questo valore. Con 1,4 figli per donna, la Svizzera si situa al disotto della media europea. Nell Europa meridionale e centrale, il tasso di natalità è inferiore a 1,3 bambini per donna. I valori più bassi si osservano in Slovenia, nella Repubblica Ceca e in Polonia, dove la media è di circa 1,2 figli per donna. Numero di figli per donna (24) 2,5 2, 1,5 1,,5 Slovenia Repubblica Ceca Polonia Slovacchia Ungheria Bulgaria Romania Spagna Le donne sono più longeve Italia Russia Svizzera Svezia Norvegia Francia Islanda Turchia In Europa, la speranza di vita è in media di 78 anni per le donne e di 7 per gli uomini. Il valore di gran lunga più basso per gli uomini si riscontra in Russia (59,1), seguita dall Ucraina (62,6) e dalla Bielorussia (63,2). I più longevi vivono in Islanda (79,2), in Svizzera (78,6) e in Svezia (78,4). Anche per le donne la speranza di vita è più bassa in Russia (72,5), Ucraina (74,1) e Bielorussia (76,), mentre è più alta in Spagna e Francia (entrambe 83,8), in Svizzera (83,7) e in Svezia (82,7). Speranza di vita in anni (24) Russia Romania Turchia Polonia Francia Italia Spagna Norvegia Svezia Svizzera Islanda Uomini Donne Saldo migratorio positivo di 34 9 persone Nella maggior parte dei paesi europei il numero degli immigrati è superiore a quello degli emigrati. Le sole eccezioni sono i paesi baltici, la Polonia, l Ucraina e alcuni paesi dei Balcani. Nel 25 l immigrazione netta (differenza tra gli arrivi e le partenze) più elevata è stata registrata in Spagna (saldo migratorio di 625 unità) e in Italia (338 ), seguite a distanza da Gran Bretagna (196 ), Francia (13 ), Germania (99 ), Austria (61 ) e Portogallo (41 ). Negli ultimi anni anche in Svizzera si è osservato un saldo migratorio positivo: 43 persone nel 23, 45 nel 24 e 349 nel 25. Nel complesso il numero degli abitanti nei paesi dell UE 25, dell SEE e della Svizzera è cresciuto di circa 2 milioni nel 25, grazie all immigrazione. fonti: eurostat, consiglio d europa, us census bureau

4 SOCIETÀ CHE INVECCHIANO: MONDO EUROPA 15 di persone oltre i 65 anni L invecchiamento demografico è un evoluzione globale. Il numero e la quota di anziani, ossia le persone con più di 65 anni, sono in aumento quasi ovunque nel mondo. A metà del XX secolo vi erano in totale circa 13 milioni di persone anziane, che equivale al 5,2% della popolazione mondiale di allora. Nel 25 questa cifra è passata a 475 milioni, ossia il 7,4% circa della popolazione mondiale. Nei prossimi 4 5 anni si stima a un miliardo la crescita della popolazione anziana che, nel 25, rappresenterà il 16% della popolazione mondiale (vale a dire 1,5 miliardi di persone). In Europa e in Giappone l invecchiamento demografico è rafforzato da un secondo fenomeno. L aumento del numero di anziani si accompagna, infatti, a un tasso di natalità decrescente e, quindi, a un calo del numero di giovani. Motivo per cui la quota di anziani sulla popolazione complessiva crescerà in modo ancora più rapido. Una tendenza, questa, che in demografia viene denominata «double-ageing». 3% al di sopra dei 65 anni Attualmente in Europa occidentale e centrale si contano 79 milioni di persone di età superiore ai 65 anni, una cifra che equivale al 17% della popolazione totale. Questa classe d età raggiungerà i 17 milioni (22%) nel 225 e supererà i 133 milioni (29%) nel 25. In altre parole, tre europei su dieci avranno più di 65 anni. Il «double-ageing» si riscontra in tutta Europa. In alcuni paesi europei, inoltre, si osserva già oggi una diminuzione della popolazione attiva (15 65 anni), mentre in altri paesi una simile evoluzione è attesa a partire dal 21. Evoluzione della popolazione entro il 25 secondo la classe d età, in milioni 7 Classi d età: Europa (UE, SEE, Svizzera) Europa dell Est e Asia centrale America del Nord Asia dell Est e Pacifico America latina e Caraibi Medio Oriente e Africa del Nord Africa subsahariana Asia del Sud fonte: nazioni unite, 25

5 UNA SOCIETÀ CHE INVECCHIA: SVIZZERA 58,5 giorni di vita in più ogni anno Dalla fine del XIX secolo la speranza di vita alla nascita degli Svizzeri è raddoppiata. Nel 1881 la vita media era di 4,4 anni per gli uomini e 43,1 anni per le donne; nel 24 era salita a 78,6 anni per gli uomini e di 83,7 anni per le donne. Fino agli inizi del XX secolo la durata media della vita era aumentata soprattutto grazie al calo della mortalità infantile. Negli ultimi decenni si è allungata invece la vita degli anziani grazie soprattutto alla lotta contro le malattie cardiovascolari. Dal 197 la speranza di vita media residua per un uomo di 6 anni è progredita di 5,4 anni, passando da 16,7 a 22,1 anni (24). Per una donna di 6 anni è passata da 2,4 a 25,9 anni, pari a un aumento di 5,5 anni. In media, ciò equivale a un allungamento della durata di vita di 58 giorni l anno per gli uomini e di 59 giorni per le donne. Di pari passo è aumentato anche l arco di vita trascorso libero da disabilità. Oggi un 65enne può contare di vivere ancora tra i 13 e i 16 anni in buona salute. Anche se il ritmo dovesse rallentare, si prevede per i prossimi anni un ulteriore aumento della speranza di vita in buona salute. Speranza di vita alla nascita, in anni ( ) Due anni di vita in più in Ticino La speranza di vita più elevata si riscontra, per gli uomini, nei cantoni Basilea Campagna, Ginevra e Ticino, come pure in parte della Svizzera centrale. In media, gli uomini di Appenzello Esterno, Friborgo, Glarona e Giura muoiono quattro anni prima. Quanto alle donne, le differenze regionali sono meno marcate. Ma anche loro vivono più a lungo nei cantoni Basilea Campagna, Ginevra e Ticino. Non si conoscono con precisione a tutt oggi le cause di queste differenze cantonali, che vanno probabilmente ricercate nei flussi migratori dei pensionati e nei diversi comportamenti osservati nei vari cantoni (abitudini alimentari, consumo di alcol e di tabacco, incidenti stradali e sportivi, ecc.). Speranza di vita delle donne (24) > 83,9 anni 83,5 83,9 anni 83, 83,4 anni 82,5 82,9 anni 81,9 82,4 anni < 81,9 anni SH BS TG BL JU AG SO ZH ZG AR AI SG NE LU NW SZ GL BE OW UR GR FR VD TI GE VS fonte: ufficio federale di statistica Donne Influenza spagnola Uomini Speranza di vita degli uomini (24) > 78,9 anni 78,5 78,9 anni 78, 78,4 anni 77,5 77,9 anni 76,9 77,4 anni < 76,9 anni JU NE FR VD GE SH BS BL ZH AG SO ZG LU NW SZ BE OW UR TI VS TG AR AI SG GL GR

6 NUMERO DI FIGLI IN SVIZZERA Numero di figli per donna (186 23) 4,5 4 3,5 3 2,5 2 1, Totale Svizzere Straniere regionali sono dovute a fattori culturali, ma anche agli effetti dei flussi migratori dei giovani. Spiccate disparità internazionali In alcuni paesi europei il tasso di fecondità è nettamente superiore rispetto a quello svizzero. In Francia, per esempio, si registrano in media 1,9 figli per donna. Altrettanto elevato è il numero delle nascite in Scandinavia (1,7 2,). Uno dei motivi alla base di questa tendenza potrebbe essere la maggiore offerta di infrastrutture come le scuole a orario continuo e i servizi per l infanzia destinati a neonati e bambini in età prescolare. Diventa così più facile per le donne conciliare lavoro e famiglia. I tassi di attività delle donne, e in particolare delle madri, in Francia e in Scandinavia sono più elevati che in Svizzera. Da 4 a 1,4 figli per donna Nel 188 le donne in Svizzera mettevano al mondo in media quattro figli. Nel 1937 questo valore era sceso a 1,7. Il crescente benessere dopo la fine della seconda guerra mondiale ha dato luogo al fenomeno del baby boom. All inizio degli anni 6 si è raggiunto il livello massimo di 2,6 figli per donna, da allora il tasso di fecondità è in continuo calo. Oggi la media del numero di figli per donna è 1,4, il livello più basso mai registrato nella storia svizzera. 1,2 figli per donna svizzera Tra le Svizzere, il tasso di fecondità attualmente riscontrato è di soli 1,2 figli per donna; tra le straniere residenti in Svizzera raggiunge invece ben l 1,9. Si osservano inoltre significative differenze regionali. I livelli più elevati si registrano nei cantoni Appenzello Esterno (1,7), Friborgo e Svitto (1,6) mentre in Ticino, nei Grigioni e a Basilea Città si rilevano i livelli più bassi. Queste differenze Numero medio di figli per donna (24) SH > 1,5 figli BS 1,3 1,5 figli JU AG < 1,3 figli SO NE VD GE LU BE OW FR VS ZH ZG SZ NW UR TI TG AR AI SG GL GR

7 PIRAMIDE DELLE ETÀ: SVIZZERA 19: 6% di persone oltre i 65 anni oggi: 17% All inizio del XX secolo la popolazione svizzera era relativamente giovane. Il 41% circa aveva meno di vent anni e solo il 6% superava i 65 anni. Nel complesso, il 53% delle persone era in età da lavoro. Oggi la generazione del baby boom incide in modo preponderante sulla struttura della popolazione svizzera: la fascia delle persone nate all inizio degli anni 6 è numericamente la più consistente. I bambini e gli adolescenti ( 19 anni) rappresentano attualmente solo il 22% della popolazione. Il 62% è costituito da adulti in età lavorativa, mentre una persona su sei in Svizzera fa parte delle generazioni più anziane (16%). Un elettorato sempre più anziano L invecchiamento della popolazione svizzera avrà ripercussioni anche sui processi politici e sul comportamento degli elettori. Attualmente le persone oltre i 55 anni rappresentano il 39% degli aventi diritto al voto, mentre nel 23 tale quota supererà il 5%. Gli interessi di questa futura maggioranza potrebbero vertere sul mantenimento o addirittura sull estensione delle cure sanitarie e delle prestazioni in favore degli anziani. Il sistema politico dovrà quindi tenere in maggiore considerazione le attese e le esigenze di questa fascia di popolazione. Da 3 ottuagenari oggi a 62 nel 23 La struttura delle età si è profondamente modificata nel corso degli ultimi cento anni. Nei prossimi decenni la quota delle persone anziane sul totale della popolazione crescerà ancora. Si prevede che nel 23 oltre un quarto della popolazione avrà più di 65 anni, mentre solo il 2% ne avrà meno di 2. La proporzione di adulti in età da lavoro (2 64 anni) scenderà al 55%. La crescita più marcata è attesa tra le persone di età superiore agli 8 anni. Attorno al 19 si contavano solo 17 persone in questa fascia d età, contro le 3 di oggi. Entro il 23 si stima che questo numero sarà praticamente raddoppiato e passerà a circa 62 persone, rappresentando così l 8% della popolazione totale, a fronte dell attuale 4%. Questa evoluzione avrà un considerevole impatto sul fabbisogno futuro in infrastrutture sanitarie nonché sulla domanda di aiuti e cure per le persone anziane. Questi sviluppi demografici comporteranno importanti ripercussioni anche sul mercato del lavoro: la popolazione attiva in Svizzera diminuirà, mentre aumenterà la domanda di manodopera. Piramide delle età 25, 23 e 26 età Uomini Donne fonte: münz e ulrich, 21

8 EVOLUZIONE DEMOGRAFICA REGIONALE Concentrazione nelle città Attualmente metà della popolazione svizzera vive nei cantoni di Zurigo, Berna, Vaud, Argovia e San Gallo. Zurigo è il più popoloso, con 1,25 milioni di abitanti. Nella maggior parte dei cantoni e delle regioni il numero dei residenti è aumentato dal 197. Gli incrementi più marcati sono stati registrati a Nidvaldo e a Zugo (tasso di crescita annua dell 1,3%), a Svitto (1,2%), in Vallese e a Friborgo (1,%). Gli aumenti più contenuti sono stati osservati nei cantoni di Berna (,2%), Giura, Sciaffusa, Glarona (,1% ciascuno) e Neuchâtel (crescita nulla). Basilea Città è l unico cantone ad aver riscontrato una diminuzione della popolazione dal 197 (del 2% circa). 9,1 milioni di persone nella «Svizzera estesa» Nondimeno, i tradizionali confini di cantoni e Stati non rispecchiano più in modo del tutto fedele la geografia degli attuali insediamenti urbani. Si coglie più chiaramente la realtà odierna analizzando le cinque regioni transcantonali di Basilea, Ginevra, Losanna, Lugano e Zurigo, dove vivono e lavorano circa i quattro quinti della popolazione svizzera. Queste aree metropolitane si estendono al di là delle frontiere, grazie alla sempre più stretta interdipendenza con i paesi vicini: la Germania, la Francia e l Italia. Alcuni Svizzeri di queste zone metropolitane abitano oltre confine, nelle zone frontaliere. Inoltre, un numero di gran lunga più elevato di frontalieri di nazionalità straniera esercitano un attività lavorativa in una delle città menzionate poc anzi. Sulla base di questa nozione di regione metropolitana transfrontaliera, nel 2 la Svizzera contava una popolazione di oltre 9,1 milioni di abitanti. Aumento della popolazione (197 23) > 4% 31 4% 21 3% JU 1 2% NE < 1% FR VD GE SH BS TG ZH AR AG SO AI ZG SG LU SZ NW GL BE OW UR GR TI VS Regioni metropolitane della «Svizzera estesa» RM Basilea RM Zurigo RM Berna RM Losanna RM Ticino RM Ginevra fonte: avenir suisse

9 SVIZZERA: PAESE D IMMIGRAZIONE 23% di persone nate all estero Quasi un quarto degli abitanti della Svizzera è nato all estero (23%). Se si aggiungono i rispettivi figli e nipoti, si raggiungono i 2 milioni di persone. In altre parole, senza l immigrazione dall estero la Svizzera conterebbe oggi solo 5,4 milioni di abitanti. Nel 23 i tassi di immigrazione più elevati sono stati registrati nei cantoni di Ginevra (1,5 ogni 1 abitanti), Vaud (1,1) e Basilea Città (9,8). Seguono i Grigioni (9,1) e il Vallese (8,3). La libera circolazione dei cittadini dell Unione europea svolge senza dubbio un ruolo preponderante in questi cantoni. Immigrazione netta di 42 persone all anno L immigrazione verso la Svizzera risale al XIX secolo. Ma è solo dal 1945 che il numero degli immigranti è nettamente superiore a quello degli emigranti. In media, tra il 2 e il 25, il saldo migratorio annuo è stato pari a circa 42 persone. I paesi dell ex Jugoslavia, in particolare la Croazia e la Serbia (Kosovo compreso), hanno ampiamente contribuito a questa immigrazione netta. Di recente è aumentata sensibilmente anche la migrazione in provenienza dalla Germania (saldo migratorio nel 25: 11 5 persone). Si constata invece un flusso di rientri in patria d Italiani e Spagnoli; esso è dovuto, da un lato, alla ripresa economica nei paesi meridionali in seguito all adesione all Unione europea e, dall altro lato, al fatto che molti immigrati decidono di trascorrere gli ultimi anni della loro vita nel paese d origine. Presso gli stranieri, i flussi in entrata superano i flussi in uscita. Invece, dall inizio degli anni 9, il numero degli Svizzeri che lasciano il paese è superiore a quello di coloro che rimpatriano: il saldo migratorio annuo tra il 2 e il 25 è stato di circa 5 persone. Questo calcolo tiene conto anche degli Svizzeri naturalizzati che rientrano nel loro paese d origine. Migrazione netta (23): eccedenza/deficit in base all età e alla nazionalità Europa Asia e Oceania anni e più Africa America del Nord America latina e Caraibi Immigranti giovani e qualificati L immigrazione in provenienza dall estero compensa oggi la diminuzione della manodopera autoctona. La migrazione inoltre «ringiovanisce» la società, dato che la maggior parte degli immigranti ha tra i 2 e i 39 anni. Ma al di là dell entità dei flussi migratori, per la Svizzera sono determinanti soprattutto le qualifiche professionali e la motivazione di queste persone. Negli anni 6 e 7 prevaleva l immigrazione di lavoratori scarsamente qualificati. Tra gli immigranti adulti arrivati in Svizzera fra il 1995 e il 2, invece, erano altamente qualificati l 84% dei Tedeschi, il 74% dei Francesi, il 49% degli Italiani e il 46% degli Spagnoli.

10 NATURALIZZAZIONI IN SVIZZERA fonte: censimento naturalizzazioni Complessivamente circa 62 le persone hanno ottenuto la nazionalità svizzera dal Nel 25 il numero delle naturalizzazioni ha raggiunto la cifra record di 384, superando addirittura il saldo migratorio (33 9). Questa cifra rappresenta tuttavia il 2,5% soltanto degli stranieri residenti in Svizzera e il 4% delle persone che soddisfano i criteri per ottenere la naturalizzazione. Questi tassi sono decisamente bassi rispetto ai valori osservati in Europa occidentale. Un numero crescente di bambini di origine straniera acquisisce la nazionalità svizzera già alla nascita, a seguito della naturalizzazione di un genitore. Motivo per cui la quota di stranieri rimane stabile attorno al 2% nonostante l immigrazione. Se nei prossimi decenni il saldo migratorio annuo si manterrà attorno alle 3 persone di origine straniera, (supponendo un tasso di naturalizzazione costante) la proporzione di stranieri diminuirà al 18% entro il 23 e al 16% entro il 26. Lingue in Svizzera (2) Tedesco: 63,7% Francese: 2,4% Italiano: 6,5% Portoghese, Spagnolo: 2,3% Serbo-croato: 1,5% Albanese: 1,3% Inglese: 1,% Romancio:,5% Altre: 2,8% Nazionalità (popolazione residente permanente, 24) Svizzera: 79,4% Italia: 4,1% Portogallo: 2,2% Germania: 2,% Altri paesi UE 15: 3,3% Europa Centro orientale:,3% Bosnia, Croazia, Serbia-Montenegro, Slovenia, Macedonia: 4,7% Resto dell Europa: 1,3% Africa:,6% Asia: 1,2% America del Nord e del Sud:,8% Religioni in Svizzera (2) Chiesa evangelica riformata: 33,% Altre comunità protestanti: 2,2% Chiesa cattolica romana: 41,8% Altre comunità cristiane: 1,3% Comunità islamiche: 4,3% Comunità ebraiche:,3% Altre comunità religiose:,8% Senza risposta, senza informazioni: 15,4% fonte: censimento 2

11 FORMAZIONE, ATTIVITA, PENSIONE Formazione più lunga Si dedica sempre più tempo agli studi e alla formazione: in media, infatti, gli Svizzeri frequentano una scuola fino all età di 19 anni. L allungamento della durata degli studi nel corso degli ultimi decenni ha interessato in primo luogo le donne. Tasso di attività in crescita fra le donne Negli anni 6 e 7, la durata media dell attività lavorativa di una donna era di 29 anni. Da allora è in crescita il numero delle donne senza figli che rimangono attive, in genere senza interruzioni. E anche aumentato il numero delle madri che riprendono il lavoro dopo la nascita di un figlio. La durata media dell attività professionale di una donna è quindi in aumento nonostante l allungamento della durata della formazione e l ingresso più tardivo sul mercato del lavoro. In media una donna in Svizzera è attiva professionalmente per 34 anni. Tasso di attività in calo fra gli uomini A differenza delle donne, la durata media dell attività lavorativa degli uomini è in diminuzione. Anch essi proseguono più a lungo gli studi e iniziano a lavorare più tardi, ma vanno in pensione prima rispetto alle generazioni passate. In media esercitano un attività lavorativa per 42 anni, contro i 43 registrati negli anni 6 e 7. Ad ogni modo la crescente diffusione del tempo parziale comporta una diminuzione del numero annuo di ore lavorate sia dalle donne sia dagli uomini. Pensione più lunga L innalzamento della vita media comporta una durata più lunga del periodo in pensione. Attualmente le donne di 65 anni hanno in media ancora 2 anni di vita, mentre gli uomini della stessa età ne hanno 17. Rispetto agli altri paesi europei, gli Svizzeri vanno in pensione relativamente tardi: si va in pensione molto prima in Belgio e in Austria, come pure nell Europa meridionale, specialmente in Italia e in Grecia. Tasso di attività delle donne (197 2) Jahre Tasso di attività degli uomini (197 2) Jahre

12 CONSEGUENZE PER LA SVIZZERA Come affrontare il fenomeno del «double-ageing»? La nostra società invecchia per due motivi. In primo luogo aumenta la vita media, per questo motivo cresce la quota di persone anziane. In secondo luogo gli Svizzeri hanno meno figli rispetto alle generazioni passate, per questa ragione diminuisce il numero dei giovani. Queste tendenze si ripercuotono soprattutto sul mercato del lavoro e sulle assicurazioni sociali. Diminuisce, infatti, il numero di giovani che entrano sul mercato del lavoro con nuove conoscenze e, nel contempo, diminuisce il numero di giovani che controbilanciano i pensionati anziani. Aumento della durata del lavoro In considerazione dell allungamento della speranza di vita e dell attuale età di pensionamento fissata dalla legge, sarà impossibile garantire a lungo termine il finanziamento delle pensioni per un numero crescente di anziani. Occorre quindi introdurre incentivi per accrescere la durata della vita attiva. Ciononostante un innalzamento dell età di pensionamento sembra inevitabile a medio termine. Migliore sfruttamento del potenziale Un aumento del tasso di attività può essere raggiunto non solo favorendo il prosieguo dell attività lavorativa dei più anziani, ma anche diminuendo la durata della formazione o conciliando meglio lavoro e famiglia. E possibile, ad esempio, agevolare il rientro nella vita professionale delle giovani madri, ampliando l offerta di asili nido e di scuole a orario continuo. Una politica migratoria proattiva L estensione della libera circolazione delle persone fra la Svizzera e l Unione europea compensa la diminuzione della popolazione attiva. Dato che quasi tutte le società industriali sono confrontate a tendenze demografiche simili, si innescherà una concorrenza mondiale per l acquisizione delle competenze di migranti qualificati. A medio e lungo termine potrà rendersi necessario il reclutamento attivo di giovani qualificati provenienti dall estero. Nel contempo occorrerà consentire alla forza lavoro meno qualificata l accesso al mercato del lavoro svizzero altrimenti potrebbero risultare strozzature in determinati settori d attività (edilizia, agricoltura, turismo, sanità). Consumare meno oggi o in futuro Molto probabilmente le generazioni future non potranno beneficiare dello stesso livello di prestazioni previdenziali. I pensionati di domani dovranno quindi lavorare più a lungo o ridurre i propri consumi. Tuttavia questa seconda opzione non dovrà interessare necessariamente la terza età. Se si aumenta il risparmio durante la vita lavorativa, si potrà disporre di mezzi supplementari una volta raggiunta l età della pensione. Rischi: emigrazione ed economia sommersa Nessuna delle misure citate basterà da sola a far fronte alla sfida demografica. Se adottate congiuntamente, potrebbero però avere un certo successo. In assenza di una soluzione politicamente sostenibile per tutte le generazioni, si rischia di assistere ad un aumento dell emigrazione all estero dei lavoratori attivi e ad un gonfiamento dell economia sommersa. In questo modo si aggraverebbero le conseguenze dell invecchiamento della popolazione e diventerebbe ancora più difficile assicurare il finanziamento delle prestazioni sociali.

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