Per vivere la terza età

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1 Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro panorama per i giovani Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo 74 - Roma - Quadrimestrale - POSTA TARGET CREATIVE Aut. n. S/SA0188/2008 valida dal 01/07/ anno XLIII - n. 2 - maggio-agosto 2010 SOCIETÀ ARTE La notte di Caravaggio FUMETTI Carl Barks e il suo Paperino STUDIO Un MBA a New York Per vivere la terza età

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3 Sommario panorama per i giovani n. 2, maggio-agosto Un numero sulle prospettive, le risorse e i problemi che l invecchiamento della popolazione porta alle società contemporanee (Foto: istockphoto/ northlightimages). PANORAMA PER I GIOVANI Periodico della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro - Roma Anno XLIII - n. 2 - maggio-agosto Editoriale di Stefano Semplici Per vivere la terza età 4. Il mondo in grigio Invecchiamento demografico: numeri e prospettive di un mondo a due velocità. di Giovanni Benvenuto ed Elena Martini 8. Italia: un paese per vecchi? Gli anziani: detonatori del welfare o ammortizzatori sociali. di Elisa Giacalone, Mattia Soldan e Manuel Trambaiolli 12. Nuove sfide per Stato, Regioni e società civile Cresce la consapevolezza del ruolo e delle potenzialità degli anziani. di Marianna Meriani 15. Badanti: chi sono gli angeli dei nostri anziani Più di un milione le lavoratrici straniere in Italia. La legge ha regolarizzato la loro posizione nel di Gabriele Rosana 18. Help the ageing! Anziani: nuovi stili di vita e consumo. di Beatrice Poles 22. La gerontocrazia in Italia Uno sguardo sulla situazione nazionale in ambito politico e accademico per capire la condizione anagrafica del nostro sistema-paese. di Andrea Traficante 24. La risorsa longevità Le nuove frontiere dell assistenza sociosanitaria agli anziani in Italia, in una visione di longevità attiva. di Carlotta Orlando 26. La vecchiaia nella letteratura La vecchiaia era per gli antichi un traguardo molto più difficile da raggiungere. di Donato Sambugaro e Maria Teresa Rachetta 28. Un binomio inaspettato Longevità e matematica: gli studiosi che non esauriscono la vena dopo i quarant anni. di Damiano Ricceri 30. Le università della terza età Corsi di yoga e pittura, ma anche di lingue straniere, diritto e filosofia. Per la formazione permanente. di Maria Teresa Rachetta 32. L età del cinema: da De Sica a Eastwood Il rapporto degli anziani con la settima arte: spettatori, protagonisti e artefici. di Francesco Pipoli 35. L amore dopo gli anta Non più solo nonni, senza per questo inseguire le emozioni e gli atteggiamenti di chi ha vent anni. di Claudia Macaluso 37. Post scripta di Luigi Abete Primo Piano 38. La notte di Caravaggio Le difficoltà e le contraddizioni d un uomo nel dare luce al buio. di Selene Favuzzi 43. D.U.C.K. A dieci anni dalla scomparsa di Carl Barks, l uomo che ha reso Paperopoli la capitale del fumetto. di Carmelo Di Natale e Selene Favuzzi 46. I had a dream Un Cavaliere del Lavoro ha offerto a un laureato del Collegio la possibilità di frequentare un prestigioso MBA a New York. di Loris Lanzellotti Dal Collegio 48. Incontri Gli incontri del Collegio Universitario Lamaro Pozzani. Direttore responsabile Mario Sarcinelli Direttore editoriale Stefano Semplici Segretario di redazione e impaginazione Piero Polidoro Redazione: Carmelo Di Natale, Selene Favuzzi, Elisa Giacalone, Claudia Macaluso, Beatrice Poles, Maria Teresa Rachetta, Gabriele Rosana, Donato Sambugaro, Sara Simone, Andrea Traficante. Direzione: presso il Collegio Universitario Lamaro Pozzani - Via Saredo Roma, tel fax Internet: Agli autori spetta la responsabilità degli articoli, alla direzione l orientamento scientifico e culturale della Rivista. Né gli uni, né l altra impegnano la Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Potete leggere tutti gli articoli della rivista sul sito: Autorizzazione: Tribunale di Roma n. 361/2008 del 13/10/2008. Scriveteci Per commenti o per contattare gli autori degli articoli, potete inviare una all indirizzo:

4 Quando questa rivista nacque, nel 1968, prendeva forma dalle mani di Giacinto Trojano. All epoca si usavano forbici, colla e foto. La tecnologia andò avanti e portò i primi computer grafici. E così, per più di trent anni, Giacinto Trojano ha accompagnato Panorama per i giovani, con nuove idee, nuove tecniche e nuovi spunti, ma sempre con la grande pazienza con cui risolveva tutti i problemi e con il sorriso sereno con cui sapeva accoglierti e spiegarti cosa fare e come farlo. Ora il Ragionier Trojano non c è più. Lascia il vuoto malinconico ma rassicurante delle belle persone che ti fanno capire come si può e si dovrebbe essere.

5 Editoriale La crisi del Welfare State si potrà affrontare senza tagli pesanti ai diritti solo superando l alternativa secca per la quale o si produce ricchezza o si è un costo. È impossibile leggere Il vecchio e il mare senza pensare a Moby Dick. Il tema è lo stesso: la lotta dell uomo con la natura, con la forza e il mistero del mare sul quale l uomo traccia le sue rotte e nel quale getta le sue reti, ma che in qualsiasi momento può travolgerlo e ucciderlo. Quanto è diverso, tuttavia, lo svolgimento. Santiago è l anziano pescatore nel quale Hemingway trasfigura il personaggio reale di Gregorio Fuentes, da lui incontrato in una delle tante soste fra i colori, i sapori e i cocktail dei tropici alla Terraza di Cojimar, il piccolo villaggio che è ormai un sobborgo dell Avana. In lui non c è traccia del titanismo metafisico e della solitaria ansia di vendetta del capitano Achab, l indomabile cacciatore della balena bianca. La sua lotta con il più grosso pescespada che gli fosse mai capitato di incontrare è intessuta non solo di rispetto, ma anche della pacata consapevolezza di un destino comune a tutti i viventi e che va accettato senza protervia e senza rimpianti, diventando così scuola di saggezza: Sono un vecchio stanco. Ma ho ucciso questo pesce che è mio fratello e ora devo fare il lavoro da schiavo. Quando la sua storia sembra concludersi comunque in una sconfitta che vanifica tutto il suo sforzo, perché la preda, troppo grossa per essere issata sulla piccola barca, viene divorata dagli squali, Santiago non si ribella e torna alla sua capanna. E non è solo, perché accanto a lui c è il ragazzo al quale aveva insegnato a pescare e che subito, rivedendolo, vorrebbe correre per una camicia pulita, qualcosa da mangiare, una pomata per le mani insanguinate. Il vecchio di Hemingway è qualcosa di più della declinazione mite dell archetipo del confronto uomo-natura. Già nei tratti della sua descrizione, nella prima pagina del racconto, si intrecciano e si fondono i due vocabolari della senectus che abbiamo cercato di sviluppare in questa navigazione nelle acque per certi versi ancora da esplorare della condizione e delle esperienze degli anziani. Il viso di Santiago è scavato da rughe e cicatrici profonde, la sua pelle è indurita e chiazzata da tanti anni di sole, il suo corpo ha perso molta della forza e dell agilità della giovinezza. Non c è dubbio che la vecchiaia rimane l età di un progressivo declino che può essere rallentato e deve essere accompagnato, ma che non ci è dato fermare. Neppure le magie della chirurgia estetica possono impedire alla natura di incidere sul e soprattutto dentro il nostro corpo lo scorrere del tempo. Il vero problema è però quello del significato di questo percorso, delle relazioni che in esso si mantengono, della qualità della vita di cui si continua a godere. Si tratta insomma di capire se questo declino sia destinato a trasformarsi in una condizione strutturale di marginalità o addirittura di esclusione. Proprio come rischia di accadere al pescatore cubano, che rimane ottantaquattro giorni senza prendere nulla e per questo appare ai compaesani decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna. Al ragazzo, l altro protagonista della storia, i genitori impongono di cambiare barca, perché è ormai chiaro che su quella di Santiago perderebbe il suo tempo. Eppure toccherà proprio al vecchio uccidere il pesce più grande, che con il suo scheletro e la sua coda enorme susciterà l ammirata meraviglia dei turisti della Terraza. Per la morale della storia è ovviamente cruciale che Santiago non arrivi a vendere la carne della sua preda al mercato. Ma lo è altrettanto l idea che non sia mai troppo tardi per aggiungere un altra esperienza alla propria storia, o addirittura per vivere l esperienza più importante. Nell anti-eroe di Hemingway tutto appare irrimediabilmente consumato, tranne gli occhi allegri e indomiti, che hanno lo stesso colore del mare. Il vecchio non sognava più tempeste, né donne, né grandi avvenimenti, né grossi pesci, né zuffe, né gare di forza e neanche di sua moglie. Continua però a sognare leoni sulla spiaggia, intenti a giocare come gattini nel crepuscolo. E quando arriva il momento non si tira indietro: Qualcosa farò. C è un mucchio di cose da poter fare. Cose che farà, anche se in porto arriveranno solo le ossa scarnificate del suo trofeo. Quando Santiago si addormenta e il racconto si conclude sta ancora sognando i leoni... La fragilità e la libertà sono entrambe elementi costitutivi della condizione umana. Nella vecchiaia la prima si fa più incombente, mentre la seconda riduce inevitabilmente il raggio della sua portata. Anche quando il tratto più lungo della vita è alle spalle si continua però a fare, pensare, rischiare, amare. Abbiamo allora davanti due sfide. La prima è quella della giustizia, se è vero che la crescita rapidissima della speranza di vita e della sua qualità vale solo per una parte dell umanità e il diritto a poter diventare vecchi rimane un privilegio dal quale troppi sono ancora esclusi. La seconda, che ci riguarda tutti più direttamente e da vicino, è la sfida di una nuova solidarietà intergenerazionale. La crisi del Welfare State si potrà affrontare senza tagli troppo pesanti ai diritti delle persone solo superando l alternativa secca per la quale o si è produttori di ricchezza o si rappresenta un costo, che si tratti del bilancio familiare o di quello nazionale. Qui, ovviamente, Hemingway ci abbandona: il problema di come evitare che i vecchi si rinchiudano in se stessi e non si sentano solo un peso per la famiglia e le finanze pubbliche non si risolve facilmente. Basti pensare a come la facile ricetta che chiede di mantenere al lavoro gli anziani finisca inevitabilmente con il comprimere la possibilità per i giovani di emergere, sacrificandoli ai loro padri. La retorica del giovanilismo a tutti i costi e l occupazione gerontocratica di tanti spazi della vita quotidiana sono due errori uguali e simmetrici. Una terza via va costruita insieme. Stefano Semplici panorama per i giovani 5

6 Il mondo in grigio Numeri e prospettive di un mondo a due velocità; questioni e possibili soluzioni all invecchiamento demografico. di Giovanni Benvenuto ed Elena Martini A vent anni dalla prima Assemblea mondiale sull invecchiamento, durante il secondo vertice tenutosi a Madrid, la comunità internazionale ha riconosciuto l invecchiamento demografico come una forza universale che ha il potere di incidere sul futuro tanto quanto la globalizzazione. È un fenomeno senza precedenti, un processo che non ha paralleli nella storia dell umanità. Una popolazione invecchia quando cresce la percentuale di persone anziane (convenzionalmente, individui di In Europa l invecchiamento solleva preoccupazioni per quanto riguarda l ambito pensionistico e assistenziale. età superiore ai 60 anni), mentre si riduce la quota di bambini (individui al di sotto dei 15 anni) e cala quella di persone in età lavorativa (tra i 15 e i 65 anni). A livello globale, gli anziani sono cresciuti costantemente dal secondo dopoguerra, passando dall 8% del 1950 all 11% del 2009, e dovrebbero raggiungere il 22% nel Si prevede quindi che il numero di anziani supererà quello dei bambini per la prima volta nel Tuttavia, nelle aree maggiormente sviluppate, dove l invecchiamento demografico è ormai strutturale, il sorpasso è avvenuto già nel Le principali determinanti del fenomeno possono essere individuate in una complessiva riduzione del tasso di fertilità e nell allungamento delle aspettative di vita degli individui, quindi in un minore tasso di mortalità. Mentre il primo fattore è dovuto a diversi comportamenti sociali, tra cui principalmente il crescente tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro, il secondo ha le proprie radici nel miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e nei progressi compiuti dalla medicina. Ecco alcune cifre: la fertilità generale si è quasi dimezzata, da 4,9 figli per donna nel periodo a 2,6 tra il 2005 e il 2010, e si stima che raggiungerà i due figli per donna nel L aspettativa di vita alla nascita è cresciuta di 21 anni, da 46,6 nell arco temporale a 67,6 nell ultimo quinquennio. Ma il dato di maggiore interesse associato alla mortalità è l aumento della speranza di vita in età avanzata, che presenta peraltro notevoli differenze tra uomini e donne. L impatto dell invecchiamento è riscontrabile quasi in ogni aspetto della vita umana: ha infatti implicazioni dirette sull equità e sulla solidarietà intergenerazionali, cioè sulle fondamenta della società. Per ciò che concerne la sfera economica, i suoi effetti investono la crescita, il risparmio, gli investimenti, i consumi, il mercato del lavoro, la spesa pensionistica, la tassazione. Nell ambito sociale, gli esiti riguardano la composizione familiare, il mercato immobiliare, i trend migratori, le malattie epidemiche, la domanda di servizi sanitari. Sotto il profilo politico, le conseguenze potrebbero riguardare le abitudini di voto e il meccanismo della rappresentanza politica. Foto: istockphoto (Yuri_Arcurs; monkeybusinessimages) 4 n. 2, maggio-agosto 2010

7 La salute nel mondo Popolazione mondiale con più di 60 anni (in percentuale) Mondo Paesi più sviluppati Paesi meno sviluppati Bisogna avere fiducia o sfiducia nel futuro? Questa è una delle domande più importanti che tutti, anziani e non, devono porsi in un epoca che vede un progressivo invecchiamento della popolazione Fonte: Significative differenze nella consistenza e nel peso della componente anziana della popolazione si evidenziano tra le aree economicamente avanzate e quelle in via di sviluppo. Nelle prime, oltre un quinto degli abitanti supera attualmente i 60 anni. E le proiezioni dicono che nel 2050 quasi un terzo della popolazione sarà costituita da anziani. Nelle seconde, le persone anziane ammontano solo all 8% del totale ma si prevede che ne rappresenteranno un quinto a metà del secolo corrente. Inoltre, il tasso di invecchiamento futuro atteso è più alto nelle economie emergenti rispetto a quelle progredite; ciò implica che nelle aree sottosviluppate saranno più ristretti i margini per reagire al fenomeno. Assumendo l Europa come regione rappresentativa dei paesi avanzati, si possono individuare una serie di questioni poste dal processo in analisi e loro possibili soluzioni. In Europa si registra oggi la più elevata proporzione di individui anziani (22%); nel 2050 presumibilmente circa il 35% della popolazione europea supererà i 60 anni. L invecchiamento demografico ha rappresentato una conquista e un segnale di progresso per la società del Vecchio Continente, ma solleva anche preoccupazioni, in particolare nell ambito pensionistico e assistenziale. Mantenendo inalterati gli schemi previdenziali vigenti, le pensioni dovranno essere elargite molto più a lungo. Uno dei possibili aggiustamenti al fine di assicurare la sostenibilità del sistema è quello di ridurre i benefici pensionistici per le prossime generazioni di pensionati; ciò esporrebbe però un maggior numero di anziani in futuro al rischio di cadere in povertà. D altro canto un ingiustificata generosità dei sistemi pensionistici comporterebbe insostenibilità fiscale e sociale a causa dello squilibrio tra contribuenti e beneficiari. La maggior parte delle riforme poste in essere dai governi europei si focalizza invece principalmente sull aumento dell età pensionabile. Non essendo la maggiore longevità sinonimo di buona salute, l aspetto assistenziale richiede sempre più ingenti risorse da panorama per i giovani 5

8 Per vivere la terza età destinare ai servizi sanitari per conseguire un miglioramento dello standard qualitativo dell esistenza. Misure preventive in questo senso includono l adozione di stili di vita più salutari, che garantiscono non solo un accrescimento della speranza di vita ma anche un buono stato di salute in età avanzata. In ogni caso si rende necessario fornire un apparato assistenziale accessibile agli anziani cosiddetti fragili. Le politiche pubbliche e il settore privato dovranno incrementare la disponibilità di meccanismi di cura formali e informali per soddisfare le loro esigenze. Inoltre, i governi nazionali dovrebbero assicurare incentivi alle famiglie e alla società civile affinché si impegnino maggiormente nell assistenza ai membri più anziani. A questo proposito vale la pena di soffermarsi sulle difficoltà di coesione sociale, tema troppo spesso assente dai dibattiti: dato il trend di invecchiamento inarrestabile e il conseguente ampliamento della forbice intergenerazionale, le politiche pubbliche, la società civile e i media dovranno adoperarsi per individuare le strade per il sostegno e per la solidarietà tra giovani e anziani, in un ottica che non consideri le persone anziane come un peso da sopportare bensì come una risorsa da valorizzare. Fenomeno legato a quello dell invecchiamento demografico è la riduzione della popolazione in età lavorativa. Il modo migliore per agevolare la transizione sarebbe quello di incoraggiare gli individui a lavorare più a lungo e di rimuovere le barriere che lo impediscono. Come già accennato, le politiche pensionistiche hanno fornito incentivi a carriere più lunghe innalzando l età pensionabile (in Danimarca, Germania, Italia e Gran Bretagna) e restringendo le possibilità di pensionamento anticipato (in Austria, Finlandia e Olanda). Anche in seguito all adozione di tali misure permane il rischio che le norme vengano aggirate, come nel caso delle false pensioni di invalidità. Una soluzione per le società avanzate è data dal cospicuo movimento migratorio in entrata dalle più giovani società dei paesi in via di sviluppo, che attutisce l impat- Aspettativa di vita a 60, 65 e 80 anni (in anni) 16 8 Mondo Regioni più sviluppate Regioni a sviluppo medio Regioni meno sviluppate Fonte: Se nei paesi occidentali aumenta la percentuale di popolazione con più di 65 anni, è importante riflettere sul modo di continuare a coinvolgere queste persone nella società e di aiutarle a realizzarsi anche nella terza età. to della penuria di forza lavoro, ma spesso crea problemi di convivenza sociale, talvolta di emarginazione e persino di esclusione. Tuttavia, in aggiunta al problema del brain drain, la migrazione di giovani lavoratori potrebbe esacerbare la situazione nei loro paesi di provenienza, anch essi soggetti all invecchiamento della società. Nell ambito europeo questo processo interessa i paesi dell ex blocco sovietico, dove quasi una persona su due ha lasciato o programma di lasciare la regione per trasferirsi in Europa occidentale. Considerando il Continente africano come rappresentativo del macrocosmo costituito dalle economie meno sviluppate, si possono svolgere considerazioni parallele a quelle compiute per l Europa. Oltre a essere la regione più povera, l Africa sub-sahariana è anche la più giovane del mondo: il 64% della popolazione ha meno di 25 anni (comparato al 46% dell Asia e al 48% dell America latina) e la struttura demografica rimarrà relativamente immutata fino al 2025 a causa della persistente fertilità (attualmente 5,13 figli per donna) e degli alti tassi di mortalità. Il dibattito sull invecchiamento in quest area ruota attorno a due questioni principali. In primo luogo, le implicazioni delle Foto: istockphoto/laflor 6 n. 2, maggio-agosto 2010

9 Per vivere la terza età Aspettativa di vita a 65 anni nel 1960 e nel 2000 nei paesi più sviluppati (in anni) Canada Germania Francia Italia Giappone Stati Uniti Regno Unito Uomini 1960 Uomini 2000 Donne 1960 Donne 2000 Fonte: proiezioni demografiche secondo cui, nel 2050, il tasso di crescita della popolazione anziana sarà cinque volte più alto nelle regioni meno sviluppate (2,1%) che in quelle più sviluppate (0,4%). In secondo, la particolare vulnerabilità degli anziani che già si riscontra in questo contesto geografico, spiegabile sulla base di tre elementi. Cambiamenti fisici, mentali e sociali provocano innanzitutto la diminuzione dell autosufficienza o della capacità di impegnarsi in lavori produttivi sufficientemente pagati. Inoltre, la pressione economica e i rapidi cambiamenti socio-culturali portano alla migrazione dei giovani verso le città e all insorgere di crisi occupazionali o sanitarie; ciò ha mandato in crisi i tradizionali sistemi di assistenza familiari nei confronti dei membri anziani, costretti essi stessi a fornire cure ai membri giovani. L emarginazione socio-economica è determinata infine dalla virtuale assenza di servizi sociali diretti alle persone anziane e dalla loro esclusione da gran parte dei programmi umanitari internazionali. Politiche volte ad affrontare i diversi problemi posti dall invecchiamento delle società sottosviluppate includono: strategie dirette ai giovani (incentivi all accumulazione di capitale umano e alla conservazione dei valori tradizionali africani) per ottimizzare il loro benessere in età avanzata; strategie volte a migliorare la qualità della vita degli anziani oggi (attraverso trasferimenti sotto forma di pensioni e/o servizi assistenziali). Considerando lo scenario descritto, si è pronti a gestire la longevità ottenuta e le sfide della transizione demografica verso una società che invecchia? Con tutta probabilità, la comunità internazionale si sta probabilmente movendo troppo lentamente e sta facendo troppo poco per affrontare le nuove sfide e per cogliere le nuove opportunità in quest ambito. L insufficienza delle politiche attuate è da ricercare nella frammentazione della ricerca e dei vari livelli di azione sull invecchiamento della popolazione, particolarmente accentuata nei paesi in via di sviluppo; per raggiungere risultati migliori si rende quindi necessario un coordinamento internazionale. Il primo tentativo di formulare principi basilari per il trattamento delle persone anziane come diritti umani ebbe luogo nel 1948, quando l Argentina presentò alle Nazioni Unite una bozza di dichiarazione dei diritti degli anziani, che però non vide mai la luce. Fu solo nel 1991 che l Onu adottò i Principi delle Nazioni Unite per le persone anziane un documento non vincolante che delineava i diritti basilari degli anziani con riguardo alla loro indipendenza, partecipazione, assistenza, autorealizzazione e dignità. Questo tema di impatto e importanza globale venne discusso in prima battuta dalla comunità internazionale nel 1982 a Vienna durante la prima Assemblea mondiale sull invecchiamento. Nonostante questo impegno dichiarato e nonostante il 1999 sia stato proclamato Anno internazionale delle persone anziane le questioni dell invecchiamento individuale e demografico non hanno avuto priorità nell agenda politica di molti paesi e sono state spesso trascurate. Nonostante il mancato impegno, si sono realizzati sul piano dei Oltre a essere la regione più povera del mondo, l Africa sub-sahariana è anche la più giovane. principi ulteriori passi avanti, in particolare attraverso il Piano internazionale d azione sull invecchiamento (Mipaa) adottato a Madrid nel 2002 in conclusione della seconda Assemblea mondiale sull invecchiamento, nonché diverse strategie attuate dagli organismi delle aree di integrazione regionale (come il Piano d azione sull invecchiamento dell Unione Africana). Il percorso, in ogni caso è segnato da una consapevolezza che appare inconfutabile: la valorizzazione della società odierna non potrà che passare anche attraverso la tutela, l integrazione e il coinvolgimento fattivo di chi, con il proprio bagaglio di esperienza, può costituire un volano per nuovi traguardi individuali e collettivi. panorama per i giovani 7

10 Per vivere la terza età Foto: istockphoto (naphtaline; dra_schwartz) Italia: un paese per vecchi? Gli anziani: detonatori del welfare o ammortizzatori sociali? di Elisa Giacalone, Mattia Soldan e Manuel Trambaiolli Ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione silenziosa. Si tratta di un processo che va ben al di là della semplice demografia e che presenta degli importanti risvolti economici, sociali, culturali, psicologici. Così affermava Kofi Annan alla seconda Assemblea mondiale delle Nazioni Unite sull invecchiamento della 100 popolazione, tenutasi a Madrid nell aprile L Italia è uno dei paesi nei quali l invecchiamento della società appare più avanzato. Nel nostro paese, infatti, il 20% della popolazione è composta da persone con più di 65 anni, ma in ben 12 capoluoghi di regione, la percentuale raggiunge punte dal 26 al 28%. Fra il Evoluzione della struttura dell età nell Europa a 25 (in percentuale) più di 80 Fonte: EPC (Economic Policy Committee) e Commissione Europea, The 2005 EPC projections of age-related expenditure ( ) for the EU25 Member States: underlying assumptions and projection methodologies (2005) e il 2008 l indice di vecchiaia ha registrato un incremento del 50%. Tutto ciò ha rivoluzionato anche i legami familiari: un bambino nato nel 2010 molto probabilmente avrà la fortuna di conoscere la bisnonna, ma vede diminuire le probabilità di giocare con cuginetti e fratellini. Sono però le conseguenze sullo Stato sociale di questo shift nella distribuzione della popolazione tra le diverse classi d età a essere da tempo al centro dell attenzione, non solo del mondo politico. Un attenta riflessione sui dati e sulla situazione reale è la necessaria premessa di una strategia efficace e si spera in grado di evitare la progressiva erosione di garanzie e diritti che consideriamo ormai parte integrante del nostro patto di cittadinanza. Anzianità e salute È risaputo che con l allungamento della vita aumenta il rischio di malattia; tuttavia i problemi di salute non devono essere considerati un inevitabile conseguenza dell avanzare dell età, poiché per numerose patologie esistono misure di prevenzione efficaci. Queste comprendono l adozione di uno stile di vita salutare, con una costante attività fisica, un alimentazione equilibrata e l astensione da fumo e alcol, indagini cliniche per la diagnosi precoce e controlli periodici per monitorare il decorso delle malattie. 8 n. 2, maggio-agosto 2010

11 Per vivere la terza età Nonostante che la medicina abbia compiuto notevoli progressi nel migliorare la qualità della vita, il paziente geriatrico rimane però spesso un soggetto particolarmente complesso per la grande instabilità delle sue condizioni cliniche, rientranti in un quadro definito sindrome da fragilità, che può facilmente determinare scompensi a cascata. Una caratteristica di questa tipologia di pazienti è rappresentata dalla compresenza di molteplici malattie, che impegnano il medico nella ricerca di quale tra le patologie acute o croniche sia responsabile della sintomatologia e nella scelta di un piano terapeutico efficace, che tuttavia non determini una compromissione dell autosufficienza. Secondo l indagine Condizioni di salute, fattori di rischio e ricorso ai servizi sanitari elaborata dall Istat per l anno 2005, le principali patologie che riguardano la popolazione ultrasessantacinquenne sono rappresentate dall artrosi-artrite per il 56,4% e dall ipertensione arteriosa che interessa il 40,5% dei soggetti. Ugualmente rilevanti risultano l osteoporosi (18,8%) e il diabete (14,5%), mentre i tumori affliggono solo il 2,7% degli anziani. L anziano fragile, essendo solitamente affetto da più patologie, è costretto ad assumere numerosi farmaci, è a maggior rischio di sviluppare complicanze derivanti dalla precarietà della sua condizione e, conseguentemente, va incontro a ripetute ospedalizzazioni, che aumentano il rischio di contrarre patologie iatrogene. Questo paziente necessita pertanto di un lungo periodo di tempo per raggiungere la stabilizzazione clinica e, ancora di più, per ottenere un soddisfacente recupero funzionale. Tuttavia, la guarigione risulta spesso incompleta, con elevato rischio di perdita dell autonomia funzionale. un notevole impatto in termini di aumento della spesa sanitaria, anche se attualmente risulta difficile elaborare stime precise sul suo andamento futuro per l incertezza che prevale intorno a molti parametri. È da tenere presente che la sanità è uno dei pochi (se non l unico!) settore in cui i miglioramenti nella tecnologia non sono accompagnati da una riduzione dei costi, bensì da un aumento. In base alle proiezioni ufficiali elaborate dalla Ragioneria generale dello Stato (Rgs), in Italia la spesa sanitaria nel 2050 sarà intorno al 9% del Pil. Secondo il rapporto Il sistema sanitario in controluce elaborato da Farmafactoring, nel 2009 la spesa sanitaria è stata di 113 miliardi di euro, contro i 106,5 del Il finanziamento di tali spese è a carico dello Stato per il 76,4%, con un incidenza superiore rispetto ai paesi Ocse di quasi il 3,5%. Uno studio americano pubblicato nel 2004 (B. Alemayehu, K.E. Warner, The lifetime distribution of health care costs, in Health Services Research, 39, 3, pp ) ha sottolineato che la distribuzione dei costi per l assistenza sanitaria dipende dall età. In particolare, tali costi raggiungono il loro minimo nel periodo infantile, tendono ad aumentare lentamente al crescere dell età, fino ad assumere un andamento esponenziale dopo i 50 anni. È da tenere presente però che, generalmente, le proiezioni sull andamento della spesa sanitaria si basano su regressioni che non pesano adeguatamente il Nel nostro paese il 20% della popolazione è composta da persone che hanno più di 65 anni. valore dell assistenza (ospedaliera e non) nella fase terminale della vita e così facendo distorcono in maniera significativa il fattore età. Nella nostra società, l assistenza alle persone anziane poggia principalmente sulla famiglia, istituto che tuttavia al giorno d oggi è in via di disgregazione sia per il minor numero di figli per coppia, sia per la ridotta disponibilità a prendersi cura dei propri familiari malati, a causa degli impegni lavorativi. L ospedale rimane ancora una delle strutture principali di riferimento per gli anziani, nonostante la sua organizzazione non risulti idonea alla gestione di questa tipologia di pazienti, in quanto maggiormente orientata al trattamento delle patologie acute. La tendenza dei costi in ambito sanitario a crescere nel lungo periodo in misura maggiore rispetto al Pil non è però Il sistema sanitario in cifre L eterogeneità dei bisogni sanitari e assistenziali del paziente geriatrico, che ne rendono difficile l inserimento in determinate categorie diagnostiche, comporta un considerevole onere per il Sistema sanitario nazionale. Si può quindi ipotizzare che l invecchiamento della popolazione avrà Spesso si pensa agli anziani come a un peso per il sistema sociale. Ma si dimentica che molti anziani aiutano i loro figli, accudendo per esempio i nipoti, o la società intera, con le attività di volontariato. panorama per i giovani 9

12 Per vivere la terza età Rapporto fra la spesa pensionistica e il Pil (in percentuale) Scenario nazionale EPC-WGA baseline Nota: Scenario nazionale rappresenta lo scenario elaborato per l Italia dalla Ragioneria Generale dello Stato. EPC- WGA (Economic Policy Committee - Working Group on Ageing) baseline è invece la previsione per l Italia elaborata da Eurostat nel 2005 e che prevede dinamiche macroeconomiche più sfavorevoli. Nel 2030 la Riforma Dini entrerà a pieno regime. Fonte: Ragioneria Generale dello Stato, Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario (2007). da imputare soltanto all inadeguatezza delle strutture per una popolazione che invecchia, ma anche alla gestione costosa e inefficiente della spesa sanitaria. Le cause sono riconducibili a problemi di appropriatezza delle prestazioni e a difficoltà legate all efficienza e alla qualità dei servizi erogati. In primo luogo risultano determinanti l utilizzo inappropriato dei ricoveri ospedalieri e dei servizi di pronto soccorso, oltre alla carenza di assistenza domiciliare per i pazienti non autosufficienti. Concorre a peggiorare questa situazione anche l inefficienza dell attuale organizzazione sanitaria in alcune aree del paese, 2022 BISMARCK E LA NASCITA DELLO STATO SOCIALE Circa 120 anni fa, Otto von Bismarck, padre dell unificazione tedesca e Cancelliere del secondo Reich, gettò le basi di quello che successivamente sarebbe stato definito lo Stato sociale, welfare state. Prima di lui solo nell opera della Chiesa si potevano ravvisare alcuni sostanziali interventi a sostegno delle classi svantaggiate. A livello statale si dovette aspettare il Seicento in Inghilterra per avere qualche timido accenno di una politica a sostegno dei reietti e degli indigenti: tuttavia si era ben lungi dal teorizzare il concetto di Stato sociale. Solo con Bismarck andrà formandosi il primo embrione di questa declinazione dello Stato. Nel 1883 il Reichstag votò la legge sull assicurazione contro le malattie, nel 1884 fu introdotta l assicurazione contro gli infortuni, nel 1889 quella per l invalidità e la vecchiaia: per la prima volta nella storia si ebbe una previdenza pubblica, un sistema di assicurazioni sociali obbligatorie! Da quelle primigenie riforme fatte agli albori di una travolgente e fumosa rivoluzione industriale, ai giorni odierni molta strada è stata percorsa, passando, per citare una delle tappe più importanti e famose, per la pubblicazione nel 1942, nell Inghilterra in guerra con la Germania nazista, del Rapporto sulla povertà di Lord Beveridge. Dando uno sguardo al passato non possiamo non sorridere al ricordo del pensiero che motivò Bismarck nell intraprendere il suo percorso innovatore: Chiunque abbia una pensione per la vecchiaia è molto più soddisfatto e malleabile di chi è privo di tale prospettiva. La ragion di stato innanzitutto soprattutto nel Mezzogiorno. L assistenza potrebbe diventare però ancora più caotica in seguito all attuazione del federalismo fiscale in ambito sanitario, in quanto le regioni che già presentano un pesante disavanzo, a parità di entrate, rappresentate dai costi standard, potrebbero cercare di ripianare i conti riducendo la qualità dei servizi e delle cure verso i pazienti. Un alternativa al modello attuale, che potrebbe ridurre i costi in ambito sanitario, è rappresentata dall attivazione di un modello a rete, capace di fornire in maniera tempestiva i servizi diagnostici necessari e di garantire un assistenza continuativa ai pazienti geriatrici principalmente a domicilio. Il sistema pensionistico L invecchiamento della popolazione ha naturalmente significative ricadute anche sul bilancio dello Stato, in particolare per quanto riguarda la spesa pensionistica. Secondo il Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, le pensioni da sole potrebbero rappresentare nell anno corrente circa il 15% del Pil (era il 10,69% nel 2008, l 11,32% nel 2009 secondo i dati Inail). Ed oggi, dopo l onda lunga della fase recessiva che ha colpito l economia mondiale in seguito alla crisi dei subprime, questi costi fanno sentire tutto il loro peso. Una situazione congiunturale sfavorevole, la mancanza di politiche economiche lungimiranti che si è concretizzata in un insostenibile debito pubblico, l invecchiamento della popolazione, politiche pensionistiche generose che si reggevano sul postulato di una crescita economica continua, sono oggi i fattori scatenanti di un ripensamento in itinere delle linee d azione generali dello Stato. Come è scritto nel Libro Verde del Ministro del Lavoro Sacconi, l obiettivo è reindirizzare il welfare verso la flexsecurity, trasferendo le risorse destinate alle pensioni ad altri interventi dello Stato sociale. Non si tratta di un abiura del welfare, bensì di un profondo ripensamento e revisione delle modalità e dei limiti endogeni ed esogeni dell intervento statale. Un cambio di rotta, questo, che viene indotto non solo dalla caduta dei livelli di crescita del Pil, ma anche dalla consapevolezza che dinamica demografica e socioeconomica si influenzano vicendevolmente. L invecchiamento della popolazione comporta infatti un cambio strutturale nella domanda di beni e servizi di un paese, nonché un incremento proporzionale delle spese previdenziali. Ma se queste osservazioni preliminari sono di chiara evidenza empirica, si deve però prendere atto dai continui ammonimenti dell Ue che, al momento di predisporre le linee politico-economiche d intervento, in Italia si sono più o meno consapevolmente prima ignorati e poi sottostimati i costi del sistema pensionistico. Si deve riconoscere che solo negli anni Novanta si è giunti a riforme della previdenza volte a fronteggiare il problema dello sbilanciamento tra forza lavoro e lavoratori a riposo, 10 n. 2, maggio-agosto 2010

13 Per vivere la terza età traghettando il sistema pensionistico dal principio retributivo a quello contributivo e affiancando al criterio della ripartizione quello della capitalizzazione e rimodulando gli indici di commisurazione delle pensioni (gli ultimi, definiti dalla legge 247/2007, sono entrati in vigore nell anno corrente), nonché i criteri per poter accedere alla pensione. Nell ultimo ventennio si sono succedute riforme più o meno importanti, con lo scopo di tenere sotto controllo il trend crescente della spesa pensionistica, frutto anche di trattamenti che, giudicati ex post, appaiono troppo generosi. La prima grande riforma è stata approvata dal governo Amato nel Essa prevedeva l innalzamento dell età pensionabile per i lavoratori dipendenti del settore privato da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 a 60 per le donne; inoltre veniva modificato il calcolo del montante pensionistico sulla base non più degli stipendi degli ultimi 5 anni (regime pre- Amato), ma della media degli stipendi di tutta la vita lavorativa. Nel 1995 si è avuta la Riforma Dini, che ha segnato il passaggio dal metodo di calcolo retributivo a quello contributivo. Il montante contributivo per il lavoratore pubblico si ottiene dalla capitalizzazione del 33% della retribuzione a un saggio pari alla media mobile degli ultimi 5 anni della crescita del Pil. Il montante è poi trasformato in pensione dividendolo per un coefficiente variabile in ragione della speranza di vita al momento del pensionamento. Tale riforma prevedeva un applicazione graduale del nuovo sistema, che Il valore delle attività non retribuite svolte dagli anziani è pari a 18,3 miliardi di euro, circa l 1,3% del Pil. opera a pieno regime per gli assunti dopo il 31 dicembre Nel 2004 è stata approvata la Riforma Berlusconi, che ha ritoccato l età minima pensionabile portandola a 65 per gli uomini e 60 per le donne, ha introdotto forme di previdenza complementare e modificato la disciplina del Tfr. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da interventi settoriali principalmente volti a favorire forme di previdenza complementare privata, la posticipazione della pensione Rapporto fra la spesa sanitaria e il Pil italiano (in percentuale) Fonte: Ragioneria Generale dello Stato, Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario (2007). pur in presenza dei requisiti minimi, con restrizione delle finestre per il pensionamento anticipato, nonché l ultimissima novella che ha portato l età pensionabile pure per le donne a 65 anni. Dall analisi del sunto qui presentato non possiamo non notare come il vero punto di svolta nella storia delle pensioni si sia avuto con la riforma Dini, dalla quale risulta con cristallina chiarezza il collegamento tra crescita economica, pensioni e invecchiamento della popolazione. Svolta che peraltro sembra risolversi non solo in una maggiore economicità del sistema, bensì in una decisa diminuzione dell ammontare delle pensioni individuali (si stima mediamente un -9% dell importo annuale) L anziano: costo o risorsa? Finora si è focalizzata l attenzione su quanto incide l invecchiamento della popolazione sullo Stato sociale. La recente ricerca Ires Il capitale sociale degli anziani, però, ci aiuta a vedere il fenomeno da un altro punto di vista. In base a tale ricerca infatti, il valore delle attività non retribuite svolte dagli anziani è pari a 18,3 miliardi di euro, circa l 1,2% del Pil. Non certo una cosa da poco. Tale dato non si riferisce solo al valore vero e proprio delle attività svolte ma anche alle esternalità positive che esse generano, soprattutto nei confronti delle donne lavoratrici e dei minori e che si traducono in un aumento del benessere collettivo. Gli over 54 impegnati nell aiuto gratuito sono circa (dati Istat 2006 Parentela e rapporti di solidarietà) e assicurano ogni mese approssimativamente 150 milioni di ore di aiuto, pari a oltre il 50% del volontariato prestato dai cittadini italiani. Circa l 80% di questo monte ore è dedicato alla cura dei minori. In termini monetari il contributo lavorativo di un anziano è pari a euro il mese. Il tutto ha una ricaduta positiva sul risparmio delle famiglie: il risparmio indiretto assicurato dai nonni è stimabile in una cifra tra e euro annui. Questa ricerca però non può fare a meno di sollevare degli interrogativi che da tempo tolgono il sonno agli economisti: come valutare effettivamente il valore delle attività non di mercato? Purtroppo spesso i numeri e il bisogno esasperato di ricondurre tutto a indicatori ci fanno dimenticare che esistono dimensioni difficilmente quantificabili in denaro, le quali, tuttavia, costituiscono comunque una fonte importante di produttività ed efficienza economica nonché di coinvolgimento e partecipazione sociale degli anziani. Nell ambito del volontariato le persone con più di 55 anni sono circa su volontari. È indiscutibile inoltre che un anziano attivo goda di una migliore salute e ciò ha ricadute positive sul sistema sanitario. Se Terenzio nel II secolo a.c. affermava che senectus ipsa morbus est, ovvero che la vecchiaia è di per sé un male, al giorno d oggi gli anziani possono invece godere di una migliore qualità di vita, svolgendo un ruolo di grande importanza nella società. panorama per i giovani 11

14 Per vivere la terza età Nuove sfide per Stato, Regioni e società civile Cresce la consapevolezza del ruolo e delle potenzialità degli anziani, ma occorrono strutture idonee che permettano loro di mettere al servizio della società le loro capacità. di Marianna Meriani Foto: istockphoto/davydov Gli anziani sono divenuti una componente rilevante della società italiana. Negli ultimi decenni si è avuto un trend crescente nell aspettativa media di vita. Una valorizzazione del loro ruolo nel contesto socio-lavorativo rappresenta ormai un obiettivo auspicabile, da cui possono derivare benefici generalizzati. Nuove sfide sono lanciate in particolare al sistema sanitario e assistenziale, che deve essere adeguato per rispondere ai bisogni di una terza età sempre più composita ed esigente. Occorre sfatare l immagine dell anziano come soggetto non più produttivo e stanco spettatore della realtà che lo circonda. Si parla ormai di una longevità attiva, a sottolineare l importanza di un atteggiamento che incentiva gli aspetti relazionali e riduce quella naturale propensione alla solitudine che inclina alla depressione; esse son frutto dell allentamento dei rapporti sociali e del vecchio pregiudizio nei confronti dell anzianità come condizione di declino e disimpegno. Da uno studio presentato nel 2007 dalla Fondazione Censis, che ha preso in esame alcune concrete realizzazioni per la longevità attiva, emerge per esempio che circa l 80% delle persone intervistate testimonia di aver conosciuto un gran numero di amici, di avere maggiore autostima, mentre più del 50% mostra grande responsabilità comunitaria Al Sud le probabilità per un anziano di fare ricorso all assistenza domiciliare integrata sono meno della metà rispetto al Nord. e svolge attività di volontariato. Inoltre vi sono stati miglioramenti anche nell uso delle nuove tecnologie: molti hanno cominciato a usare il personal computer e a navigare in rete, più del 90% utilizza normalmente il cellulare. C è addirittura chi ha stimato che la piena valorizzazione di questo patrimonio di competenze e potenzialità potrebbe valere in termini economici qualcosa come 128 miliardi di euro, quasi il 9% del Pil italiano! La speranza di vita della nostra popolazione è quasi raddoppiata nell ultimo secolo: nel 2008 la vita media si attestava intorno a 84 anni per le donne e a 78 per gli uomini. Il Censis stima che nel 2030 gli abitanti del Sud diminuiranno del 4% circa, mentre nel Nord vi sarà una crescita del 7%. Ciò, tuttavia, non deve far pensare che il tasso di natalità sia più elevato nelle regioni settentrionali rispetto al mezzogiorno: è ancora l immigrazione a spingere migliaia di persone verso il Nord più ricco e dotato di infrastrutture idonee a rispondere ai bisogni sociali. Il Nuovo patto per la Salute, siglato da Stato e Regioni nel dicembre dello scorso anno, delinea in termini finanziari e programmatici le linee guida della politica sanitaria del prossimo triennio, al fine di migliorare la qualità dei servizi e garantire l unitarietà del sistema. Si tratta di un passo importante, anche se queste dichiarazioni programmatiche non sembrano per il momento trovare riscontro nella realtà, con riferimento agli interventi che più specificamente riguardano la condizione degli anziani. Secondo il Rapporto Osservasalute del 2009, elaborato dall Osservatorio nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane, sul territorio nazionale vi è una notevole disomogeneità nell assistenza domiciliare integrata (Adi). Le forme assistenziali offerte dal servizio sanitario nazionale non sempre risultano soddisfacenti e nel Sud la probabilità per un anziano di ricorrere all Adi è pari al 19,3, rispetto al 43,8 nel Nord: meno della metà! Anche per le forme di assistenza di lungo periodo (long-term care) per gli anziani non autosufficienti si riscontrano dati analoghi: a fronte di un totale di circa unità e di 300mila posti letto, elevato è il numero di strutture nel Nord, per lo più nella provincia di Trento e in Valle D Aosta, mentre nel Centro-Sud solo il Molise, le Marche e la Toscana superano la media nazionale. L obiettivo primario è la realizzazione di strutture sanitarie e assistenziali efficienti su tutto il territorio nazionale. È necessario modificare l attuale situazione, che soprattutto nel Mezzogiorno vede l assistenza prestata soprattutto dalle famiglie direttamente o per il tramite di badanti. Un altro elemento da considerare sono le differenti condizioni di vita e le diverse possibilità socio-assistenziali offerte in città rispetto alla campagna. In un convegno tenuto lo scorso febbraio dalla Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori, si è sottolineato che la carenza di servizi sociali si riscontra soprattutto nelle zone rurali. A ciò si aggiungono i problemi connessi a una perdita del potere d acquisto delle pensioni di oltre il 13% a causa dell inflazione. In questo quadro si inse- 12 n. 2, maggio-agosto 2010

15 Per vivere la terza età risce la proposta del presidente della Cia di portare le pensioni minime a 600 euro mensili, elevare il livello di incapienza, ridurre l aliquota minima d imposta al 20% rispetto all attuale 23 e applicare un paniere speciale per la rivalutazione annua delle pensioni in coerenza con l andamento del tasso d inflazione. Alcune regioni italiane hanno elaborato specifici piani d azione per gli anziani, con l obiettivo politico di tracciare le linee guida per la gestione delle risorse e per l organizzazione del territorio, usando anche strumenti differenziati tra aree rurali e cittadine. In tal modo, si è cercato di garantire la sostenibilità delle iniziative e offrire agli anziani la tutela necessaria. L ambiente urbano si afferma deve essere salubre, accogliente e sicuro: la città non solo deve essere accessibile a tutti e a maggior ragione a soggetti deboli come gli anziani. Non è sufficiente garantire la presenza di infrastrutture, è necessario che si crei un clima inclusivo e attento ai bisogni di soggetti anche non autosufficienti. Nelle zone rurali, sicuramente più salubri e lontane dai frenetici ritmi cittadini, deve essere incentivata al contrario la realizzazione di infrastrutture e bisogna garantire almeno i servizi più elementari, come farmacie, uffici comunali, guardia medica. Inoltre sono necessari interventi nel settore dei trasporti e della mobilità, bisogna diffondere l uso di nuove tecnologie per ampliare le possibilità di vita indipendente e anche per valorizzare le risorse locali a tutela dell autonomia dei piccoli centri. Nella società attuale, così dinamica ed eterogenea, servono iniziative differenti e coordinate per rispondere ai vari bisogni dei soggetti più deboli. Quest esigenza è stata avvertita dal Spi-Cgil (Sindacato Pensionati Italiani), che nel piccolo comune di Valduga nel Trentino ha avviato pratiche concertative con la giunta comunale per stilare un documento sulla situazione degli anziani, sulle prospettive future in termini socio- assistenziali e sulla possibilità di promuovere iniziative culturali per ridurre l isolamento e la solitudine. Perché gli anziani siano assistiti in modo adeguato, occorre incentivare la realizzazione di infrastrutture sanitarie e la creazione di servizi sociali efficienti. È necessario, tuttavia, che il sistema di welfare sia basato su un coordinamento tra servizi pubblici e famiglia, in un ottica di familismo ambivalente che, in caso Gli agricoltori sottolineano che la carenza di servizi sociali si riscontra soprattutto nelle zone rurali. di insufficienza dell assistenza domiciliare, assicuri il ricorso a centri specializzati. Non necessariamente l assistenza pubblica è succedanea di quella familiare. Infatti, è stata incentivata la realizzazione a livello locale di enti non lucrativi di utilità sociale e centri di volontariato per stimolare l autonoma iniziativa e dare attuazio- panorama per i giovani 13

16 Per vivere la terza età Foto: istockphoto (sdominick; sil63) Nella pagina precedente: le mani di un contadino segnate da anni di duro lavoro nei campi. Sopra: un anziano signore sorride sulla terrazza di un palazzo di città. In Italia c è una forte disparità nel livello dei servizi sociali in città e campagna. Un altro forte squilibrio è quello fra Nord e Sud del Paese (in basso: un piccolo villaggio calabrese). ne concreta a un principio costituzionalmente garantito: L assistenza privata è libera (art. 38, comma 5, Cost.). Essen- ziale resta l intervento integrativo dello Stato in caso di insufficienti condizioni di tutela. Del resto è di competenza esclusiva dello Stato la materia della previdenza sociale (art. 117, comma 2, lett. o, Cost.), pur essendo garantita alle Regioni grande autonomia nella strutturazione di forme di previdenza complementare e integrativa (art. 117, comma 3, Cost.). La materia è devoluta alla legislazione Non è sufficiente garantire la presenza di infrastrutture: è necessario che si crei un clima inclusivo. concorrente (che si definisce così perché a essa contribuiscono tanto il Parlamento nazionale quanto i diversi consigli regionali) e dunque le Regioni possono operare liberamente nell ambito dei principi stabiliti dal legislatore statale. Un esempio degno di nota è la creazione della struttura intermedia, nata in Lombardia come attività sperimentale tra l Azienda ospedaliera di Niguarda e la Fondazione Don Gnocchi per dare assistenza continua ai pazienti che, dopo un lungo ricovero ospedaliero, non sono in grado di rientrare a casa per la permanenza di disturbi cognitivi, o per la perdita dell autosufficienza, o per problemi sociali. Auspicabile sarebbe il potenziamento sul territorio nazionale di questa struttura, caratterizzata da un livello di assistenza più basso rispetto al ricovero ospedaliero, con limitazione di nuovi ricoveri e conseguente diminuzione dei costi sanitari. 14 n. 2, maggio-agosto 2010

17 Per vivere la terza età Foto: istockphoto/alexrath BADANTI: chi sono gli angeli dei nostri anziani Più di un milione le lavoratrici straniere in Italia. La legge ha regolarizzato la loro posizione nel di Gabriele Rosana Il ciuffo sbarazzino di Christian Chivu, i delicati tratti di una ragazza avvolta in un hijab, il sorriso d avorio di una giovane donna dal profilo slavo. Sono i loro caratteri, prim ancora che i messaggi a questi affidati, a parlare, dai cartelloni pubblicitari che campeggiano sui bus di mezza Italia e alle fermate della metropolitana. Sono i testimonial che una nota compagnia telefonica italiana ha scelto per veicolare un semplice quanto essenziale messaggio: con noi vi sentirete più vicini a casa. Romania, Filippine, Polonia... lavoratori stranieri in terra italica rimasti con il cuore (oltre che con l orecchio) nelle loro terre d origine. C è un altra faccia dell immigrazione in Italia, sospesa tra Africa e Cina. Un esercito che rifugge la clandestinità e reclama un regolare posto di lavoro. È l affaire badanti e colf, cui la normativa ha, nella calda estate 2009, cercato di dare una risposta, sottraendolo innanzitutto al giro di vite alla base della restrittiva politica di rimpatrio immediato degli immigrati irregolari. Una mannaia, quella del Governo, pronta a cadere sulle teste di più di un milione di lavoratori che sino ad allora avevano alimentato le cifre dell economia sommersa del nostro paese; presenze, però, sempre più vitali come si sottolineò provvidenzialmente da più parti politiche in seno alle famiglie italiane avviate inesorabilmente verso un progressivo invecchiamento, la cui posizione era indispensabile sanare. La sanatoria delle posizioni di quei lavoratori, soprattutto extraeuropei, che prestano la loro attività in famiglia, s era resa necessaria con l entrata in vigore della legge sulla sicurezza, che aveva introdotto il reato di clandestinità, determinando d un tratto gravi difficoltà proprio per badanti e colf e travolgendo così inevitabilmente e di riflesso le famiglie che traggono giovamento dal loro apporto lavorativo. Incassate le mediazioni politiche e le convergenze bipartisan, il provvedimento fu inserito dal governo nel decreto legge anti-crisi (d.l. 78/2009), all art. 1-ter, contenente disposizioni in materia di attività di assistenza e di sostegno alle famiglie. Provvedimento urgente convertito dal Parlamento, con modifiche, il 3 agosto successivo con la legge 102/2009: di lì a poco le previsioni legislative sulla regolarizzazione dei lavoratori domestici, con i relativi moduli, avrebbero occupato i tavoli di sindacati e patronati. Rigido dal 1 al 30 settembre 2009 il termine previsto per la presentazione delle dichiarazioni di emersione, al fine di regolarizzare i rapporti di lavoro già esistenti ma in nero. Cinquecento euro il contributo unico richiesto dalla normativa per regolarizzare rapporti di lavoro in atto da almeno tre mesi, per un massimo di tre per ciascun nucleo familiare. A presentare la domanda per la sanatoria dei collaboratori domestici possono essere datori di lavoro italiani ma anche cittadini di un paese dell Unione Europea e finanche extracomunitari, purché in possesso del permesso di soggiorno. Ripercorrendo i momenti in cui a fronte di problematiche sociali puntualmente incalzanti la legislazione s è trovata ripetutamente a fare i conti con la sistematizzazione giuridica del profilo delle badanti, segnali interessanti vanno colti nei decreti flussi e nelle manovre finanziarie di inizio decennio, quando, in seguito ai provvedimenti della Legge Bossi-Fini sull immigrazione straniera, proprio la categoria delle assistenti domestiche ha strappato una regolamentazione più flessibile. Con la Finanziaria 2005, che ha definito il lavoro delle badanti in relazione a persone che possano documentare, con certificazione medica, lo stato di bisogno di assistenza (determinata anche semplicemente dall avanzata età e non esclusivamente da particolari patologie), si è giunti a distinguere proprio il lavoratore domestico responsabile di attività di assistenza rispetto alla più ampia categoria dei lavoratori domestici sic et simpliciter (tra cui, quindi, anche baby sitter, cuochi, addetti alle pulizie). La legge ha in sostanza risposto a un C è un altra faccia dell immigrazione italiana, che rifugge la clandestinità e reclama un regolare posto di lavoro. costume sempre più diffuso in Italia dalla metà degli anni Novanta, sicché a fronte di un welfare leggero la figura assistenzialista in seno alla famiglia dai bambini è passata ad occuparsi degli anziani. panorama per i giovani 15

18 Per vivere la terza età Foto: istockphoto.com (AlexRath; prmoeller) In costante crescita sono i canali per trovare chi si prenda cura dei nostri anziani: se i sistemi più diffusi restano il passaparola e anche l indagine nei luoghi di ritrovo (fino a pochi decenni fa baluardi della vita di paese e oggi nuclei di aggregazione per i lavoratori stranieri), ciò talora comporta i rischi legati al fenomeno malavitoso del caporalato. Così i Centri per l Impiego si stanno gradualmente attrezzando per favorire l incontro di domanda e offerta anche in questo neonato settore, delegando associazioni già presenti sul territorio o appoggiandosi ad appositi Sportelli Badanti, che orientino nella selva normativa chi cerca un lavoratore domestico. Da un lato c è il contratto nazionale che, per esempio, regola il periodo di prova, la paga minima, le ferie, il preavviso; ma al momento dell assunzione è fondamentale stipulare anche un contratto individuale per stabilire le mansioni che la badante dovrà svolgere e la paga stabilita. Proprio quest ultimo dà sicurezza sia alle badanti, che possono pertanto recarsi in questura per rinnovare il permesso di soggiorno, sia alle famiglie presso cui prestano attività lavorativa, che hanno maggiori garanzie dalla possibilità che la collaboratrice non vada improvvisamente via. Accanto al pubblico, i primi (timidi) passi li muove anche il privato, attraverso agenzie interinali presso cui le immigrate straniere seguono corsi di formazione gratuiti, prima di venir inserite nelle famiglie. E intanto le cifre sulla presenza di badanti nel Belpaese toccano quote da capogiro, che confermano come si tratti di un trend che molto difficilmente potrà abbassarsi. Recenti ricerche, condotte dal Centro di ricerche sulla gestione dell assistenza sanitaria e sociale (Cergas) dell Università Bocconi di Milano, stimano tra e le badanti presenti sul territorio nazionale (in gran parte figlie delle macerie dell Unione Sovietica: polacche, rumene, moldave, russe). Il 91% delle famiglie intervistate afferma di aver messo in regola la propria badante, che nella quasi totalità dei casi si occupa dell assistenza a persone ultrasettantacinquenni. E se proprio i contratti di lavoro tendono a eliminare i non-detto e a far chiarezza riguardo alle mansioni delle badanti, una famiglia su due fra quelle intervistate afferma di non conoscere il titolo di studio della lavoratrice straniera, né di sapere se sia in possesso di conoscenze infermieristiche: Le mansioni domestiche e quelle infermieristiche si legge nello studio si mischiano, facendo riconoscere nell assistenza continuativa 24 ore su 24 la motivazione che sta alla base di molte scelte di ricorso alla badante. Il fenomeno delle badanti si è sviluppato come risposta spontanea a un insufficienza del settore pubblico nell assistenza agli anziani [l assegno di accompagnamento, riconosciuto a chi ha gravi handicap, è di appena 500 euro, NdR]: tutti gli attori hanno alcune convenienze nascoste a perpetuare la situazione che, allo stato attuale, non è però ottimale. Per le famiglie si tratta del modo più economico di risolvere, o almeno di minimizzare, l impatto di una problematica pressante; per le immigrate è un mezzo di sussistenza ottenibile senza grande specializzazione; mentre al sistema pubblico evita di doversi interrogare sull adeguatezza delle soluzioni proposte. Un giusto compromesso, frutto di cooperazione fra pubblico e privato conclude l indagine dell ateneo milanese potrebbe trovarsi nella formalizzazione dell utilizzo di cooperative di badanti. Le tipologie di contratti di lavoro individuali prevedono tanto casi di rapporti full-time quanto part-time (talora anche di tipo semi-sommerso, quando la lavora- 16 n. 2, maggio-agosto 2010

19 Per vivere la terza età L ASSISTENZA NEL RESTO D EUROPA: DOVE C È PIÙ STATO La normativa dell estate scorsa per la regolarizzazione delle badanti non ha fatto altro che confermare quanto già sostenuto da numerosi analisti, alla luce della comparazione con altre realtà socio-politiche: in Italia l assistenza agli anziani non autosufficienti si dimostra più a carico della famiglia che dello Stato. Il ricorso dei familiari a persone retribuite disponibili a vivere a tempo pieno presso l anziano congiunto, sacrificando vita privata e affetti personali, riguarda prevalentemente il Sud Europa, paesi che non hanno sviluppato politiche pubbliche di sostegno alla non autosufficienza adeguate per affrontare una problematica sociale così incalzante. Se una badante, che in Italia percepisce uno stipendio che oscilla tra 600 e oltre euro mensili, viene a gravare in maniera non irrilevante sul bilancio di famiglie già provate dalla crisi e dalle congiuntura economica, il resto dell Europa ha sperimentato diverse soluzioni. Le scelte politiche riflettono particolarmente l assetto istituzionale di quei paesi (come non tener conto della storia delle grandi socialdemocrazie nordeuropee?), ma rappresentano un altra via per affrontare la questione. Inevitabilmente, il marchio su tali politiche di assistenza è quello della Pubblica Amministrazione. In Danimarca, per esempio, gli anziani non autosufficienti vengono ospitati in stanze singole presso istituti le cui spese sono a carico dello Stato. In Francia per venire a realtà anche istituzionalmente a noi più vicine gli assistenti domiciliari sono invece assegnati dal Comune, con spese detraibili anche fino al 100%. Politiche simili vi sono nel Regno Unito, dove esistono agenzie specializzate a cui rivolgersi, ferme restando le spese a carico dell erario pubblico. Più articolato il sistema vigente in Germania, dove i servizi sociali possono seguire a domicilio gli anziani fino a cinque ore il giorno; mentre, nel caso di persone non più autosufficienti, queste vengono ospitate presso strutture specializzate, in virtù della Pflegeversicherung, un assicurazione obbligatoria per l assistenza in età avanzata con premio pagato alle casse statali insieme ai contributi pensionistici e previdenziali. trice è assunta regolarmente prevedendo un numero di ore settimanali o mensili decisamente inferiore a quelle effettive). Pressoché la totalità delle badanti risiede presso l assistito o comunque nell abitazione familiare. Di particolare interesse, nelle varie indagini condotte sul tema, notare come non si tratti di un rapporto di lavoro riconducibile esclusivamente alla corrispondenza tra salario e prestazione, in primo luogo perché alcuni elementi fondamentali della contrattazione riguardano aspetti non monetari della relazione di scambio: il vitto e soprattutto l alloggio messi a disposizione dalle famiglie per la badante straniera costituiscono elementi cruciali del contratto stesso. Poiché l anziano spesso vive in un abitazione sovradimensionata rispetto alle sue esigenze, l offerta di un alloggio per la badante non costituisce per le famiglie un costo gravoso, ma rappresenta un salario aggiuntivo che consente alle famiglie un minore esborso monetario per il compenso della lavoratrice che, in questo modo, risolve il proprio problema abitativo che sul mercato avrebbe presentato invece costi del tutto proibitivi. Accanto alla contrattazione avente come oggetto unicamente gli aspetti economici del rapporto di lavoro, va pertanto considerata la relazione di reciproco vantaggio che si viene a instaurare, essendo spesso il progetto migratorio di queste donne non finalizzato a un inserimento definitivo in Italia, ma vissuto piuttosto come una situazione temporanea in cui l obiettivo è massimizzare il reddito da inviare alla propria famiglia, minimizzando i costi economici del mantenimento all estero, a fronte dei notevoli sacrifici che costringono le lavoratrici a lunghi periodi d assenza dai loro affetti. Il fenomeno delle badanti pur se la legge approvata dal Parlamento un anno fa prevede disposizioni mirate nello specifico ai soggetti non in regola non batte però unicamente bandiera straniera. Anzi. Secondo alcuni analisti reca proprio il segno della crisi economica, i cui effetti non sono ancora del tutto smaltiti. Bologna ha registrato un incremento del 48% di badanti italiane al servizio delle persone non autosufficienti nel primo quadrimestre del 2010, rispetto allo stesso periodo del Si tratta di un trend che ha lentamente preso piede negli ultimi due anni, anche se un impennata di questa portata non s era ancora mai vista, spiegano dalla federazione provinciale delle Acli, che da sole si occupano della quasi totalità delle badanti in regola nel capoluogo emiliano (Repubblica Bologna, 23 maggio 2010). Un età compresa tra i 45 e i 55 anni, quasi tutte disoccupate a causa della crisi (molte in cassa integrazione, ma alcune pure con lunghe storie di precariato alle spalle): questo il profilo delle badanti italiane, pressoché raddoppiate in un anno. Una concorrenza spietata alle colleghe provenienti dall Europa dell Est per portare a casa 1000 euro per 54 ore di assistenza settimanali, registrando talora loro, emiliane la preferenza degli anziani bolognesi, pur a fronte di molta meno esperienza alle spalle rispetto alle badanti straniere. Non è razzismo è il commento delle Acli ma le famiglie le scelgono perché parlano la stessa lingua dei loro anziani, se non addirittura il dialetto. E poi sanno cucinare anche una buona tagliatella al ragù.... panorama per i giovani 17

20 Per La salute vivere nel la terza mondo età Siamo abituati a pensare ai membri della terza età come a una categoria sociale dai bisogni limitati e circoscritti. In verità le più recenti indagini socio-economiche rivelano che questo punto di vista è quanto mai parziale. Il pianeta anziani è una realtà statisticamente sempre più rilevante: entro i prossimi quarant anni gli ultrasessantenni nel mondo saranno più di due miliardi e supereranno i giovani. Il nostro Paese vedrà aumentare la percentuale di anziani sul totale della popolazione dal 24,5 al 37%. Addirittura, se si considerano proiezioni a più lungo termine, nel 2150 il rapporto fra gli anziani e le fasce più giovani sarà di uno a tre. Questo processo di invecchiamento sociale è particolarmente vivo nei paesi sviluppati, tanto che entro il 2050 gli ultrasessantenni rappresenteranno la metà della popolazione. Il tasso di dipendenza della popolazione anziana, cioè il rapporto tra ultrasessantacinquenni e persone in età lavorativa (tra i 15 e i 64 anni), che esprime il peso che grava sugli adulti di età media per il mantenimento dei pensionati, entro i prossimi 50 anni raddoppierà nei paesi avanzati e triplicherà in quelli in via di sviluppo. Negli ultimi decenni l aspettativa di vita media nel mondo è straordinariamente cresciuta: un abitante di un parse industrializzato può sperare di vivere venti anni di più rispetto a un coetaneo degli anni Cinquanta. Ciò implica una grande rivoluzione socioantropologica, poiché gli anziani saranno numericamente maggioritari e in grado di gestire adeguatamente questo surplus di vita indirizzando in senso qualitativo i propri bisogni e la propria domanda economica. Ovviamente, all interno di questa tendenza che appare sempre più consolidata il sesso femminile godrà di un aspettativa di vita che è mediamente di sette anni superiore rispetto agli uomini. Le donne della terza età già adesso rappresentano un comparto sociale più dinamico rispetto al passato, specie quelle nate nell immediato dopoguerra, perché hanno studiato, lavorato, partecipato nel corso della loro giovinezza al processo di emancipazione femminile, e non solo. Sono il prodotto forse sociologicamente, certo numericamente, più interessante, un target primario per qualsiasi strategia di marketing. Anziani, risorsa creativa L invecchiamento demografico che caratterizza la nostra società comporta importanti ricadute sulla spesa pubblica, sul debito e sul disavanzo pubblico, sui consumi, sul risparmio, sugli investimenti, sulla produttività, sul mercato del lavoro e, più in generale, sul processo di sviluppo. La relazione tra sviluppo e longevità è di tale importanza da essere stata già da alcuni anni inserita nell agenda europea: al Consiglio Europeo straordinario di Lisbona del 2000 è stata da più parti messa in risalto l esigenza di interventi mirati a particolari gruppi, quali anziani e disabili. Gli Stati membri dovrebbero in quest ottica attivare politiche di integrazione lavorativa e di inclusione socio-culturale degli anziani. Hel Anziani: nuovi stili di vita e di consumo. di Beatrice Poles Foto: istockphoto.com (monkeybusinessimages; laflor) Queste strategie sono legate a una visione dell invecchiamento che riconosce nell anziano una potenziale risorsa e non solo il destinatario di un intervento assistenziale, dal momento che egli è portatore di abilità fisiche e intellettuali da salvaguardare e valorizzare. Addirittura l Organizzazione Mondiale della Sanità ha elaborato il concetto di Il pianeta anziani è una realtà statisticamente sempre più rilevante: entro i prossimi quarant anni gli ultrasessantenni nel mondo saranno più di due miliardi e supereranno i giovani. 18 n. 2, maggio-agosto 2010

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