Traiettorie e progetti di giovani donne milanesi

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1 Verso la vita adulta Volume 2 Traiettorie e progetti di giovani donne milanesi a cura di Elena Corsi Marialuisa Di Bella Chiara Martucci C.D.R.L. - Centro Documentazione Ricerche per la Lombardia

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3 INTRODUZIONE Le diciotto storie che state per leggere, pur non potendo essere considerate rappresentative dell universo delle giovani donne milanesi, sono testimonianze emblematiche che raccontano, con un linguaggio semplice e diretto, alcune delle più diffuse condizioni di vita e lavoro di quante, tra i 25 e i 35 anni, per nascita, scelta o caso, vivono oggi a Milano e provincia. Per comprendere come le giovani donne percepiscono, vivono e affrontano la fase di transizione tra la vita da studentesse e quella da lavoratrici, tra la permanenza in e l uscita dalla famiglia siamo partite dal web. Nel mare magnum di internet, abbiamo selezionato alcuni siti e blog tematici, proponendo delle discussioni su questi temi. Muoversi all'interno di circuiti già esistenti e contraddistinti da una precisa specificità (blog per mamme lavoratrici, repubblica degli stagisti, rete dei giovani precari, ecc) è stato inizialmente facilitante, ma si è poi rivelato un limite perché volevamo raccogliere esperienze a tutto tondo. Abbiamo allora costruito una pagina ad hoc su facebook e in molte ci hanno risposto inviando storie e commenti. Le abbiamo poi invitate a partecipare a dei focus group, che si sono subito trasformati in incontri divertenti e informali dove, tra una risata e l'altra, sono state raccolte storie più o meno complicate di percorsi di vita e professionali. Tanti possibili sentieri nelle vite delle giovani donne. Le ragazze che abbiamo incontrato hanno per la maggior parte lavori atipici, anche se non mancano le assunte a tempo indeterminato (4 su 18). Alcune hanno figli (3 su 18), ma la maggioranza no. In comune hanno un livello di istruzione generalmente alto (tutte hanno una laurea o stanno per 3

4 prenderla, e molte ne hanno due o titoli post-universitari) e un'attitudine ironica nei confronti della vita. Per il resto, le loro storie ci offrono esempi concreti di tutti quei fenomeni, descritti nel volume 1 di questo viaggio verso la vita adulta, che si riscontrano nelle analisi della letteratura e nei dati statistici. Ci parlano, innanzitutto, delle difficoltà nelle condizioni di vita materiale: costo della vita in città, condizioni di lavoro e contratti precari, stipendi bassi, pagamenti e rimborsi che non arrivano... Raccontano del ruolo cruciale e ambivalente che assume il rapporto con la famiglia di origine e della difficoltà nel definire i confini della transizione all età adulta. Testimoniano dell'impegno nello studio, della passione per il proprio lavoro, della difficoltà di fare scelte durature e dell'incertezza per il futuro. Alla ricerca di nuove opportunità, spicca in più racconti il mito dell'estero, talvolta idealizzato, talvolta temuto. Descrivono con molta lucidità gli anacronismi dei modelli di organizzazione del lavoro e il rischio di omologazione al maschile che ancora oggi caratterizza le donne in carriera. Leggendole tutte di seguito, si ha una sensazione straniante di pragmatismo e fatalismo allo stesso tempo. Nel complesso le ragazze sono più che consapevoli di tutte le difficoltà che incontrano e incontreranno, ma non manca in nessuna la capacità di riderci sopra e un po' di fiducia nel destino che le preserva dall'indugiare nel vittimismo o dallo scivolare nel nichilismo. Per questo, e per la loro preziosa collaborazione e disponibilità a regalarci del tempo e a raccontarsi, le ringraziamo tutte. 4

5 Guida alla lettura Dovendo eliminare nomi e riferimenti personali dalle storie, abbiamo pensato di ri-numerarle come sentieri e come tali a ciascuno assegnare un tempo di percorrenza, pari all età, e un livello di difficoltà secondo la scala delle difficoltà escursionistiche. Livello di difficoltà = in base alla scala delle difficoltà escursionistiche: T Turistico: percorso articolato su sentieri ben segnati, senza tratti esposti e con dislivello minimo, non sono richieste particolari conoscenze e attitudini fisiche. L ideale per chi comincia. E Escursionistico: percorso articolato su sentieri ben segnati e senza tratti esposti, però con dislivelli e lunghezza consistenti. Occorre avere un adeguata preparazione fisica. EE - Escursionisti Esperti: percorso articolato su sentieri anche non segnati, con tratti esposti e innevati. Per affrontare queste escursioni sono necessarie capacità d orientamento, un ottima preparazione fisica e un attitudine nell affrontare le varie difficoltà che il percorso può riservarci. EEA - Escursionisti Esperti Attrezzati: percorsi come gli EE ma con l aggiunta di tratti attrezzati. Per affrontare questi percorsi bisogna, oltre ad avere i requisiti per affrontare un itinerario EE, essere adeguatamente attrezzati. 5

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7 SENTIERO 1 Durata: 34 anni Livello di difficoltà: EE - Escursionisti Esperti Io sono nata nel 77 e ho iniziato a cercare lavoro per la prima volta nel 2000, dopo essermi laureata in Scienze dell Educazione. Ho trovato subito lavoro; già lavoricchiavo saltuariamente come educatrice prima di laurearmi e, dopo essermi laureata, ho iniziato a lavorare in un centro socio-educativo per disabili dove sono rimasta per un anno. Lì mi sono scontrata con la fantastica realtà delle cooperative sociali, che è una realtà drammatica e, visto che sono sempre stata una grande idealista e una grande sognatrice, mi ci sono scontrata con molta violenza, tanto che dopo un po' ho deciso di smettere di lavorare e mi sono andata ad iscrivere ad una nuova Facoltà. Perché ho pensato che avrei voluto cambiare il sistema da dentro anziché fare queste lotte contro i mulini a vento, e così mi sono laureata in sociologia. Nelle mie scelte sono sempre stata appoggiata dalla mia famiglia che mi supporta a tutt oggi e senza la quale non potrei assolutamente andare avanti. Finito il corso di studi in sociologia, ho fatto una tesi di ricerca che mi ha aperto le porte per una collaborazione con un importante istituto di ricerca che, proprio in quel periodo, cercava una ricercatrice in Lombardia. Era un momento in cui sembrava che si aprissero una serie di opportunità e di collaborazioni di lavoro. È stato quindi un lavoro un po piovuto dal cielo, non era quello che intendevo fare, non avevo mai pensato di fare la ricercatrice in vita mia, e invece ho iniziato questa collaborazione nel 2005, nella quale svolgo un lavoro di ricerca e di coordinamento a livello regionale. Tutto questo è molto bello, il problema è che io dal 7

8 2005 vivo con contratti che finiscono dopo periodi abbastanza brevi; prima erano contratti a progetto di 1 o 2 mesi, poi per 6 mesi sembra che non hai un contratto e poi ti fanno un contratto per tre mesi che ti copre i periodi precedenti. Nel 2007, ho fatto un primo concorso per un avere un contratto che doveva essere tacitamente rinnovato l anno successivo, ma poi cambiano le leggi e quindi l anno successivo non l hanno rinnovato, e così è stato per tutti gli anni a seguire. Quindi io, ogni anno, ho rifatto un concorso e ho rifatto un contratto, una volta definito a progetto, una volta definito co.co.co., una volta in un altro modo. La situazione è questa, e va avanti da quando ho iniziato questo lavoro. È una situazione che non mi permette di prendere una casa in affitto: oltre ad essere bassi, è proprio che gli stipendi non arrivano; ad esempio, io in questo momento sono scoperta da contratto, quindi per tre mesi non prenderò lo stipendio e non posso andare in una banca a chiedere un mutuo per comprare una casa, perché non me lo darà mai, ma non posso neanche andare in affitto, perché non posso certo chiedere ad un proprietario di casa di aspettare tre mesi che gli paghi l affitto perché a me per tre mesi non mi pagano lo stipendio. Per questo dicevo che ho una famiglia che fortunatamente mi ha supportata nelle scelte che ho fatto in passato e mi supporta oggi, perché senza di loro non potrei sopravvivere! Tra l altro il mio lavoro mi comporta tanti spostamenti, mi capita spesso di stare fuori a dormire e a mangiare, e sono tutte spese che io anticipo. Se considerate che mi è arrivato ora il rimborso dei pasti del 2009, capirete bene che se non avessi una famiglia che può prestarmeli, in realtà regalarmeli perché poi non è un prestito, i soldi per l anticipo delle mie missioni, io questo lavoro avrei grosse difficoltà a farlo. Direi che questa è in sintesi la mia situazione di trentatreenne precaria. 8

9 Io mi sono data quest ultimo anno di tempo, poi basta: o entro con un vero contratto di lavoro, non dico a tempo indeterminato perché in questo momento, per come stanno gestendo la ricerca e la cultura in Italia, è praticamente impossibile ma almeno un contratto a tempo determinato, ovviamente sottoccupata perché si paventa l ipotesi di averlo come tecnico e non come ricercatore. Questo però mi permetterebbe di avere uno stipendio con dei contributi (che io non so neanche cosa siano!), così come la 13esima e la 14esima, cioè quelle cose che una volta erano condivise più o meno da tutti. Il discorso è: se entro quest anno non arriva cosa vado a fare? Perché io adesso mastico di tante cose ma molto specifiche del campo della ricerca, e mi dispiacerebbe lasciarle perdere. Ma se dovesse succedere, malauguratamente, qualcosa alla mia famiglia io dovrei cambiare lavoro sicuramente, per forza, non potrei mai permettermi di fare ricerca in queste condizioni. Io vorrei avere dei figli, ma non posso permettermeli. Quand ero piccolina, alle scuole elementari dove tutti ti chiedono: cosa vuoi fare da grande?, tutti dicevano la maestra, la ballerina, l astronauta, io dicevo: la mamma. Per me il sogno più bello della vita è avere una famiglia, forse perché vivo in una famiglia con due genitori che si amano follemente da 40 anni, lavorano insieme 24 ore al giorno e vanno in giro con la mano e si lasciano i bigliettini. Siamo al limite dello sdolcinato, lo so, però è il più bell esempio che potevo avere davanti e, per me, il sogno di una vita è avere una famiglia. Il problema principale è trovare un compagno, perché mi pare che i miei coetanei non vogliano prendersi responsabilità, ma anche se avessi un compagno, come faccio? Il primo problema che mi pongo, sinceramente, è mantenerlo un figlio, mantenerlo in maniera dignitosa e per la mia situazione 9

10 lavorativa sarebbe praticamente impossibile. Poi ci metto anche un grosso problema che è la nostra società, insomma il mio grande sogno di fare un figlio per il momento lo congelo. 10

11 SENTIERO 2 Durata: 31 anni Livello di difficoltà: EE - Escursionisti Esperti Io mi sono laureata in Filosofia nel 2004, ho frequentato un corso europeo in regia lirica e, subito dopo, ho cominciato a lavorare come assistente alla regia in varie compagnie teatrali; ho fatto soprattutto prosa, poi lirica e ho messo in piedi anche una compagnia che fa teatro, mia, insieme ad un altra persona. Le cose stavano cominciando ad ingranare e stava andando benino, poi nel 2008 con la crisi, i tagli agli enti locali, i tagli alla scuola, i tagli alla cultura, abbiamo avuto il patatrac, per cui io ho dovuto cercare altre alternative. Ho fatto un Master in Economia, in management del no profit, e adesso è un anno, da quando l ho finito, che lavoro part-time come manager e nell altro part-time gestisco la mia compagnia teatrale. Da quando lavoro, ho sempre avuto solo contratti a progetto e ho una famiglia che mi sostiene, nel senso che io vivo da sola nella casa che fu di mia nonna, quindi non pago l affitto, non pago il mutuo e riesco a vivere discretamente, soprattutto adesso che ho anche un contratto a progetto più regolare. Se non avessi avuto la famiglia che ho avuto, dopo la laurea in filosofia probabilmente avrei dovuto cercare un altro lavoro, non avrei potuto fare teatro, non avrei potuto fare il Master, avrei dovuto fare altre scelte. Già così ho fatto delle scelte un po obbligate, perché ad un certo punto non me la sono sentita di fare soltanto teatro, cominciava a diventare un po complicato. Per tutto questo tempo io ho evitato di aprire una partita IVA e non lo voglio fare: tutti i miei colleghi che l hanno fatto so che sono abbastanza in difficoltà, soprattutto per i termini dei 11

12 pagamenti; il problema di dover anticipare l IVA e tutti i pagamenti è molto grave, poi gli incassi sono spesso in ritardo e a volte non arrivano affatto. Io al momento sono ad un bivio esistenziale, nel senso che quello che vorrei sarebbe riuscire a risistemare la mia compagnia teatrale e lavorare solo con quella; spero di riuscire a sistemare la situazione, mollare il mio lavoro nel management e fare solo questo. L alternativa sarebbe invece fare il project manager fulltime, e me l hanno già chiesto un paio di aziende, lasciando il teatro. Questa per me rappresenta una seconda scelta, vorrei non farlo. Potrei dovermi trovare o decidere di farlo, a quel punto però gradirei un assunzione. Io voglio una famiglia e la farò. Con dei problemi notevoli. Per esempio, i miei genitori lavorano, dovrei mandare i bambini al nido, quindi ci sarebbero grossi problemi di gestione, che cercherò di superare perché per me la priorità è quella. Penso che la situazione sarà li faccio e poi me la vedo, anche se mi rendo conto che è un problema enorme. Non eviterò di farli perché so che ci sono dei problemi, preferisco farli e avere dei problemi piuttosto che non farli perché ci sono dei problemi. Vi farò sapere! 12

13 SENTIERO 3 Durata: 28 anni Livello di difficoltà: EEA - Escursionisti Esperti Attrezzati Ho 28 anni e sono una bellissima extracomunitaria che vive e lavora a Milano da sei anni e mezzo. Mi sono laureata nel 2005 in Storia dell'arte; sono venuta in Italia per fare l Erasmus e, dopo la laurea, volevo tornare in Italia a lavorare. Così mi sono trasferita e ho cominciato a cercare lavoro. Dopo sei mesi di ricerche non avevo trovato una risposta se non una proposta di stage gratuito, non retribuito che, da straniera che vive a Milano, che non ha una casa di famiglia, mamma e papà che magari ti fanno la pasta la sera, non era proprio possibile accettare. Mentre cercavo, ho trovato uno stage in un agenzia di pubbliche relazioni, sempre solo con rimborso spese: 200 al mese che mi davano come retribuzione per 16 ore al giorno che lavoravo. Finalmente, e solo grazie a un riferimento del padre di un amico, ho trovato lavoro in una galleria d arte, dove mi proponevano un contratto a progetto con un tot di soldi, che erano mi pare 700, e ho iniziato a lavorare; dopo nove mesi non era ancora apparso il cosiddetto contratto ed ero stata pagata due volte. Ad un certo punto ho detto: va bene lavorare per la gloria, però ho un Master in storia dell arte!. E me ne sono andata. Così ho trovato un altro lavoro, da un altro gallerista, ed è successa la stessa cosa: il bellissimo contratto non è mai apparso e dopo due mesi che lo chiedevo il direttore mi ha detto: ma no, devi andare all ufficio degli stage a chiedere come si fa a fare tutta la documentazione per lo stage, ed io ho detto: 13

14 arrivederci. Nel frattempo, la gallerista dove lavoravo prima mi ha richiamata dicendo: ci manchi, devi tornare, eri tanto brava, io ho detto: mettiamo nero su bianco ; sono tornata con un contratto, però dopo sei mesi hanno cambiato il nome della società, ed il mio bel contratto a progetto non era più valido! Alla fine mi sono detta: l arte è tanto bella, però lasciamo stare e mi sono buttata a fare una cosa che mi riesce molto facile, cioè insegnare l inglese. E anche lì ci siamo inceppati. Perché ho frequentato un corso per insegnare l inglese ai bambini dislessici e cercavo un lavoro regolare, però non era possibile. Faccio una parentesi, essendo io extracomunitaria, ho bisogno di carte in regola perché, senza un contratto di lavoro, non posso fare un contratto domiciliare di una casa in affitto, senza il quale non posso fare una richiesta per la residenza e senza la residenza non posso nemmeno aprire un conto in banca... Quindi, dopo sei anni, mi sono stancata. Dopo l esperienza di insegnamento, che era comunque in nero visto che non essendomi formata come educatrice non è possibile entrare in strutture e insegnare per bene, ho detto: Ok, l Italia non è il posto per me, e sono tornata nel mio paese. Poi una persona con cui avevo collaborato come traduttrice free lance che era una cosa che facevo da sempre al di fuori delle ore lavorative per fare quadrare i conti alla fine del mese mi ha chiamato e mi ha detto: c è una possibilità, però dovresti tornare in Italia ed io ho detto: benissimo, però torno ad una condizione: voglio un contratto, così mi metto in ordine. Ho avuto un contratto a progetto di tre mesi, part-time sulla carta visto che, comunque, entro in ufficio alle 8 del mattino e per uscire alle devo proprio chiedere per favore. Così ora guadagno 600 con questo contratto, per fare dalle otto alle otto, più o meno, e lavoro comunque anche come traduttrice free lance per avere 14

15 altre entrate. Certo, ho tradotto due grossi cataloghi l anno scorso e sto ancora aspettando il pagamento dopo nove mesi! Non voglio aprire la partita IVA italiana: se sei libera professionista quel che guadagni lo tagli in due, se ti va bene. Quindi fare la libera professionista in Italia, neanche morta! Però sarebbe bello avere una vita da libera professionista, magari avere meno sicurezze ma più libertà, di fare più cose. [ ] E poi vorrei fare dei figli e non nel futuro più lontano. Io vorrei tanto fare la traduttrice però, se non mi pagano, come si fa? Ad ogni modo, ci sono sempre stati problemi nel mondo e quindi sto cercando di vedere il lato positivo e farò dei figli, probabilmente non in Italia. 15

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17 SENTIERO 4 Durata: 33 anni Livello di difficoltà: E Escursionistico Sono del 77 e mi sono laureata nel 2001 in filosofia, che vuol dire tutto e niente. Fortunatamente avevo un idea molto netta di quello che volessi fare: lavorare nell editoria, e proprio per questo, mi sono trasferita a Milano. Prima della laurea avevo già iniziato a fare alcune collaborazioni, le 150 ore in università che ti danno se hai il reddito basso e dei voti alti, e lì mi avevano chiesto di tradurre delle cose; a partire da queste traduzioni ho detto: ma perché non mi metto a tradurre e a fare un po di lavoro editoriale sui testi? e così lavoravo per un agenzia che era comunque a Milano; poi avevo anche una collaborazione con una sorta di sito internet sfigatissimo di studenti dove postavo commenti falsi da leggere, tutte cose ovviamente pagate sui 5 l ora lordi. Mi sono laureata bene in filosofia e ho cominciato a mandare in giro il mio curriculum. Mandavo il mio curriculum e mi dicevo: conosco un sacco di lingue, mi sono laureata con la lode, ho un sacco di esperienze nell ambito..., e aspettavo che la grande casa editrice mi chiamasse per fare un colloquio. Poi una mia amica, per fortuna, mi dice: ma sei scema?! ma scusa conosci qualcuno e manda il cv tramite i tuoi amici. Perché è vero, è impossibile entrare se non conosci qualcuno; adesso che lavoro in quell ambito mi rendo conto che non ti chiama nessuno senza un contatto. Allora, dopo tre mesi dalla laurea, attraverso vari passaggi, sono riuscita ad arrivare con il mio piccolo CV a fare un colloquio per uno stage. 17

18 Lo stage era pagato ma, ovviamente, non riuscivo a mantenermi e, ovviamente, ero mantenuta dai genitori: se sei fuori sede a Milano con 600 al mese ti paghi niente! Intanto continuavo a fare gli altri due lavori, quello delle traduzioni e quello del sito di studenti. Tanto che a volte, alle due di notte, ci incontravamo con una mia amica in un locale vicino casa mia ancora con il lavoro da finire. Insomma, all inizio è stato un po drammatico in effetti, ma alla fine qui bisogna muoversi tenendo sempre i piedi in tutte le staffe, accettando di fare sempre tutto e muovendoti così. Io ero già fortunata perché sapevo che a questa vita avrei dovuto rinunciare : avevo vinto un Master in America e sarei partita da lì a poco. Dopo un esperienza internazionale di due anni, sono tornata in Italia sul mercato del lavoro, ed è stato proprio un passaggio diverso. Sono tornata nel 2006 e da lì la strada è stata più spianata. Ora sono assunta, ho un bel lavoro: sono responsabile marketing in una grossa struttura, però senz altro non è stato il mio percorso italiano a portarmi qui. Ovviamente sono sottopagata per quello che faccio, però vedo che posso muovermi con molta libertà e che la mia situazione è abbastanza eclettica. Adesso ho appena comprato casa e ho potuto fare un mutuo! C era la banca che mi chiedeva: ma lei davvero è assunta?, all inizio non volevano neanche ricevermi. Io l'ho vista la differenza tra la flessibilità e avere 13esima, 14esima e ho visto il passaggio, non solo sedendomi in banca dove c era una persona che finalmente mi considerava grande e matura, ma anche nel mio lavoro, nel percepire un altro tipo di contrattualità che adesso io ho, e rispetto alla quale non tornerei certo indietro. 18

19 Poi comunque devi impegnarti tanto, nell azienda dove lavoro io ci sono moltissime donne, ma le donne che fanno carriera non hanno figli e si adattano totalmente ad un sistema maschile, quindi fuori dal lavoro alla nove di sera e cose del genere. È come una scelta che devi fare alla base, ed è una scelta che a me si prospetta ora. [...] Per una donna, per quello che ho visto io, è un aut-aut, ed io sono lì davanti. Al momento io mi vedo molto proiettata verso la carriera, anche se so che ci sono delle domande e delle questioni che non sto considerando. Però, in questo momento, mi sento come un animale da tiro che entro due anni deve arrivare ad un punto, e la maternità sicuramente non mi farebbe arrivare lì. 19

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21 SENTIERO 5 Durata: 30 anni Livello di difficoltà: EE - Escursionisti Esperti Sono nata nel 1981 e ho cominciato a lavorare quando mi sono diplomata, ma facendo lavoretti qualsiasi, andavo anche a vendemmiare. Poi ho cominciato l università, mi sono laureata in Cinema, prima e dopo l università ho fatto di tutto, dall animatrice alla baby sitter, lezioni private, qualsiasi cosa. Quando ho finito l università, ho fatto un corso di formazione in teatro che, naturalmente, non è servito a niente, se non a che il teatro spendesse i soldi pubblici. Dopodiché mi sono trasferita qui a Milano per cercare lavoro, e qui all inizio ho lavorato come commessa, che per me era il bengodi, perché abituata da noi dove lavori almeno dieci ore al giorno e ti danno un compenso forfetario e ciao, qui avere un contratto per me era proprio il non plus ultra. Ho lavorato un mese, poi ho cercato un altro lavoro per mantenermi e ho trovato un contratto a progetto nelle cooperative sociali che non c entra niente con quello che ho fatto io, ma cercavo una cosa per mantenermi. E ho trovato quella realtà orrenda delle cooperative sociali dove ho passato sei mesi di inferno. Non ti pagano, devi anticipare tu i soldi che poi ti ridanno dopo due mesi. I primi sei mesi li ho fatti così, trovandomi anche in situazioni assurde cui non ero preparata, con gli utenti che mi hanno combinato veramente di tutto: mi hanno chiuso in una porta a vetri, uno mi ha picchiato e tentato di mangiare me e i miei vestiti. 21

22 Giuro! E poi non venivano rispettati nemmeno gli obblighi contrattuali, c era scritto 12 ore settimanali nel contratto, ne facevo 8, guadagnavo 300 e ne pagavo 320 di affitto. Nel frattempo, facevo ripetizioni a un bambino, per 30 settimanali; poi uscivo, andavo al supermercato, ne spendevo 27 e stavo tutta la settimana con 3 euro in tasca; da non potermi pagare neanche un taxi per farmi portare in ospedale se mi succedeva qualcosa. Dopo questi sei mesi ho detto basta: non starò mai più in una situazione così disastrosa, cercherò di fare qualcosa di più inerente ai miei studi. Ho passato l estate tranquilla dai miei genitori, perché nel frattempo ero andata in crisi, non sapevo più se stare qui a Milano e fare la fame o andare a casa e non fare niente. Sono tornata a Milano a settembre e ho ricominciato a cercare un lavoro più inerente con i miei studi. Naturalmente non l ho trovato subito, ma mi sono permessa il lusso di cercarlo perché sono andata a stare con una persona che, impietosita, non mi fa pagare l affitto, quindi posso campare così. Essendo laureata in cinema ho trovato una collaborazione, diciamo per raccomandazione, con una rivista. Adesso per me il contratto a progetto è già un miraggio perché a me pagano il lavoro ogni volta che consegno, mi pagano 100 per un video cui lavoro circa quattro giorni e non posso permettermi un altro lavoro perché loro mi chiamano e dicono: domani vieni qui e per me è impossibile avere un altro lavoro. E poi, anche dopo questa collaborazione, ho fatto qualche video con loro, ma pare che non investano più su quel settore e quindi per ora è tutto fermo. Allora mi sono cercata altre realtà, ho fatto un paio di video per un'altra società, trovata sempre perché conoscevo una persona che lavorava lì, ma non so ancora quanto mi pagano e adesso sono 22

23 in questo limbo in cui sto cercando delle altre collaborazioni come video maker, ho fatto dei colloqui proprio in questi giorni. Tutti dicono: Eh, bello il lavoro che fai. Sì, e nel frattempo cerco lavoro ovunque, colleziono annunci assurdi. Forte della mia esperienza come animatrice per bambini, sto cercando qualsiasi tipo di lavoro che però posso gestirmi io in modo da poter continuare a fare dei video. Prima di venire qui sono andata all ultimo colloquio dove mi offrivano di pagarmi a percentuale (fregatura massima!) per organizzare degli eventi, ma che eventi ti organizzo? Se devo parlare di utopia, mi piacerebbe avere un contratto da dipendente in una grossa azienda per fare la video maker; non vorrei fare la libera professionista per il semplice fatto che non hai orari, perché i clienti ti chiedono il lavoro per il giorno dopo, devi lavorare fino alle cinque di notte, a casa tua, che per me è una cosa alienante perché quando io ho una scadenza, sono io e il computer, sto lì e per cinque giorni non esco più e sto tra le quattro mura, che dopo un po sembra di impazzire. Quindi preferirei avere un contratto, con un luogo di lavoro, uno stipendio, un contratto umano che mi permetta di uscire dal lavoro alle sei. Il mio sogno sarebbe con il mio lavoro di dare lavoro agli altri. Ho tanti miei compagni, di studi o incontrati sulla strada che vorrei chiamare e poter dare lavoro anche a loro. Secondo me è una cosa irrealizzabile, per quanto poco comporti. Io credo che la situazione in generale cambierà, ma non cambierà per la nostra generazione, cambierà forse per la generazione dopo, quelli che ora hanno anni. Non è possibile fare qualcosa ora perché quello che fa il precariato è che ti divide. 23

24 Sui miei programmi futuri, innanzitutto ritengo che l essere madre non sia il fine ultimo della donna, per quanto io sia sempre figlia di questa mentalità e quindi in un futuro idilliaco posso pensarmi con un figlio, con dei figli, però concretamente è un ipotesi molto remota. Concretamente, in questo momento non è una mia priorità, la mia priorità è realizzare me stessa, trovare una stabilità lavorativa e soprattutto fare ciò che mi rende viva, quelle che sono le mie passioni. Quando io avrò, se avrò mai, messo a posto tutte queste cose nella mia vita, allora poi potrò pensare, forse, ad una maternità. Al momento no. 24

25 SENTIERO 6 Durata: 34 anni Livello di difficoltà: EE - Escursionisti Esperti Ho 34 anni e faccio l attrice; sono venuta a Milano proprio per fare la scuola di teatro e mi sono diplomata nel Proprio per le caratteristiche proprie del mio mestiere, io ho cominciato a lavorare prima, a fare l attrice prima di diplomarmi; infatti, ti viene data spesso questa possibilità di cominciare a lavorare anche se non sei diplomata. Io poi studiavo in un teatro che fa grosse produzioni, ero in cantiere per diventare un attrice ufficiale del teatro stabile: la Mariangela Melato del terzo millennio!. Ho cominciato con alcuni spettacoli, poi mi sono diplomata, ho vinto un concorso teatrale, un occasione che ti dà grossa visibilità e, se sei giovane, la possibilità di trovare un contratto di lavoro. Noi attori abbiamo i nostri miseri contratti di lavoro saltuariamente, e così è stato anche per me. Quando ho cominciato a lavorare sono stata pagata con la tariffa minima sindacale - 57 lordi al giorno e considerate che facevo due repliche al giorno, pagata sempre la stessa misera cifra. Dopodiché sono tornata a Milano e ho cominciato a lavorare con una giovane compagnia teatrale e ho avuto un rapporto di continuità di lavoro con loro; naturalmente, trattandosi di teatro, tu non lavori 365 giorni all anno, tu fai uno o due spettacoli, un evento, una lettura da qualche parte, cioè sei saltuaria, anche se nei primi tempi della mia carriera c erano ancora le tourneé, io ho fatto tre mesi di tourneé, che sono tantissimi ormai, soprattutto se non lavori con un teatro stabile. 25

26 La compagnia con la quale lavoro combatte ogni giorno per vivere e di conseguenza è una compagnia che non può pagarti più del minimo sindacale, che oggi è di lordi al giorno. Adesso anch io ho dato vita ad una compagnia teatrale e c è un progetto di spettacolo, il problema qual è?, è che oggi noi siamo costretti a lavorare molto spesso e non solo nella mia compagnia senza pagare le prove, che diventano un periodo sempre più breve. Però lavorare senza pagare le prove è grave, è faticoso: le prove sono tremende e tu vai a farle gratis. Può capitare che ci sia la possibilità di avere un rimborso spese che è già tanto, a meno che tu non lavori in una struttura stabile, ma è sempre più difficile. Ovviamente, hai la possibilità di fare una lettura, e questa lettura ti viene pagata tantissimo come professionista a partita IVA. Ma in realtà, non hai la possibilità di pianificare la tua vita. Io passo mesi interi senza guadagnare nulla, riesco a volte a recuperare un po di vile denaro nei mesi successivi, sono una persona costretta a chiedere aiuto in famiglia, per avere una casa in affitto, che peraltro ho in condivisione e non sono firmataria di un contratto perché sicuramente non me l avrebbero fatto. C è stato anche un momento in passato in cui il lavoro andava piuttosto bene e ho cercato di capire se riuscivo a comprare una casa chiedendo un mutuo, ma non è stato possibile. [ ] Il mio sogno è quello di riuscire a dare sempre più respiro alla mia compagnia teatrale e di riuscire ad avere uno spazio a Milano che sia uno spazio prova, ma che sia anche uno spazio di incontro con il pubblico, uno spazio culturale. Questa cosa è, ripeto, un sogno. Nel frattempo, continuo a lavorare come ho sempre fatto, parallelamente ad un attività quotidiana di organizzazione del mio lavoro, cerco i contratti [...]. Ogni tanto devi fare le marchette, come si dice in gergo, e spero 26

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