Giornale dei Richiedenti asilo in Italia dei Rifugiati politici e delle vittime di tortura

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1 AsylumPost_02ok :15 Pagina 1 Anno 2 / numero 1 Aprile 2004 Giornale dei Richiedenti asilo in Italia dei Rifugiati politici e delle vittime di tortura I TA L I A Richiedenti asilo: nessun luogo dove andare, di Gianfranco Schiavone Un giorno in Questura, di John Akimda Il CIAC di Parma: un esempio da s e g u i re, di Emilio Rossi e Elisabetta Fe rr i E S T E R I Il dramma della Cabinda, di Vemba Un appello per il Togo In ricordo di Ziad, un ragazzo palestinese, di Isham C o n go Brazzaville: giustizia sarà fat t a, di A c i s D O S S I E R Kurdistan, di Paolo Limonta T O RT U R A Il trauma della tortura, di Silvia Prigione 26 giugno, la giornata della tortura: incontriamoci TESTIMONIANZE Togo: storia di una donna, testo rac - colto da Anna E. Quel terribile viaggio per sfuggire alla morte, di Mehmet,M.D. e A.J. C U LT U R A Che emozione fare l at t o re, di A bu Khaled A Volterra, un Teatro di Nascosto, di Annet Hanneman S P O RT La coppa d Africa: così l abbiamo seguita tutti insieme al naga - h a r, di Elena Noi della Multietnica naga - h a r, di Isham R U B R I C H E Lettere al giornale Letture Ad arrivare all Ufficio Stranieri della Q u e s t u ra ci vuole un ora per me. Così, m i a l zo alle 6 e mezzo, alle 8 sono lì. A rriva n d o,i n c o n t ro una folla di pers o n e, una fila che si pro l u n ga quasi fi n o alla fe rm ata del metro. Comincia un altra bella gi o rn at a,penso e anch io mi accodo. La fila si mu ove con la velocità della tart a ru ga, così ho abbastanza tempo per b e n e d i re il sistema bu ro c ratico di questo Pa e s e, con in testa la Questura. Il tempo reale qui si tra s fo rma in un soggetto metafisico che non ha né inizio né fi n e. Per calm a rm i, mi ch i e d o : Cosa vale questo tempo perduto rispetto all Eternità?. Ma la risposta non vuole arriva re. Quando finalmente arrivo alla portineria sono le 9 e mezzo. Con piacevole sorpresa vedo che l addetto al ricevimento è n e ro, p ro b abilmente senega l e s e. Comunque anche lui si interessa a me come i suoi colleghi bianchi, cioè per niente. Con leggera delusione mi prendo a sapienza che i numeretti per la prenotazione indispensabili per aspettare in pace il mio turno nel Settore Rifugiati sono già finiti. Non è giornata, mi continua a pagina 3/text en français à page 3 Del tutto privi di un sistema nazionale di tutela e senza un lavoro né un posto per dormire, molti di loro finiscono nella più avvilente clandestinità Sono ancora in tanti in Italia a ri t e n e re che i ri chiedenti asilo politico sia tutta gente ve nuta nel nostro paese per port a rci via i posti di lavo ro. E a ra ffo r z a re questa conv i n z i o n e, come se ancora ce ne fosse bisog n o, ci sono le re c e n t i p a role del sottosegre t a rio all Intern o A l f redo Mantovano a proposito della i rrep e ri b i l i t à di molti ri chiedenti asilo al momento della convocazione da p a rte della Commissione centrale per il riconoscimento dello status di ri f u gi a- t o : i n fat t i, secondo il rap p resentante del G ove rno non si può non immagi n a re un uso strumentale della ri chiesta d asil o, come a dire che molti stra n i e ri av rebb e ro pre s e n t ato domanda solo per poter entra re in questo Pa e s e. O ra, secondo i dati re l at ivi alle ri ch i e- ste di asilo pre s e n t ate ed esaminat e dalla Commissione centrale nel 2003, su domande sarebb e ro i ri chiedenti che si sono resi i rrep e ri b i- l i, in sostanza il 65 per cento del totale delle domande. Ma l irrep e ribilità è d ovuta alla totale mancanza di stru t t u- re di accoglienza che sodd i s fano soltanto il dieci per cento delle necessità e ad un sistema complessivo di non protezione dei ri chiedenti asilo che sono così costretti a spostarsi da una regi o n e a l l a l t ra. Infatti se, per esempio, p re n- diamo in considerazione i ri ch i e d e n t i asilo ospitati all interno della rete del P NA, il Programma Nazionale A s i l o, notiamo che tra quei duemila ri ch i e- denti più fo rt u n ati che hanno trovat o un posto dove dorm i re, d ove seg u i re un c o rso di lingua italiana, di info rm at i c a o di fo rmazione e dove poter contare su un minimo di coinvo l gimento a l ivello sociale, il tasso di irrep e ri b i l i t à è bassissimo, i n fe ri o re al 10 per cento. Che cosa ci dice questo? Ci dice che il m o t ivo fondamentale della dispers i o n e e della irrep e ribilità di tanti ri ch i e d e n t i asilo è l abbandono esistenziale, il fat t o cioè che non esista intorno a loro nessuna rete di support o, nessun sistema p u bblico di accoglienza e tutela. In p o che paro l e, che la stragrande maggi o ranza dei ri chiedenti asilo in arrivo da noi non ha nessuna possibilità di e s s e re assistita,e che per questo molti di l o ro sono costretti a tentare altre stra d e. I percorsi da affrontare sono due: il primo, verso un altro Paese, nel tentativo di trovare altrove una qualsiasi soluzione. Ed è un tentativo che a volte riesce ma che in genere fallisce perché, in base alla Convenzione di Dublino, se il richiedente asilo ha già presentato domanda per esempio qui in Italia va immediatamente rispedito indietro. Il secondo percorso si svolge invece in modo molto più sotterraneo, vale a dire che molti richiedenti asilo, pur restando in Italia, finiscono in una situazione di sostanziale clandestinità, proprio per la mancanza di un sistema nazionale di tutela. Faccio un esempio prat i c o : io sbarco in Sicilia. Mi tra s p o rtano a Cro t o n e, a l campo di prima accoglienza di Sant Anna dove ri m a n go per venti gi o r- ni in attesa del rilascio del permesso di s oggi o rno prov v i s o rio. Ma da qui devo a n d a rmene non appena mi viene ri l a- s c i ato il perm e s s o, p e rché il Sant Anna essendo un centro di primissima accoglienza non mi dà diritto a una pro s e c u- zione del soggi o rno. A questo punto, s e non trovo ospitalità all interno della rete del Piano Nazionale Asilo (che ha un nu m e ro di posti fo r z atamente inadeg u ato rispetto al nu m e ro dei ri ch i e d e n- ti asilo, appena 2000 su domande nel 2003), io mi trovo fuori dal campo e non so dove andare : non ho una c a s a, non conosco nessuno e non ho alcun tipo di assistenza. Così salgo su un t reno e mi spingo in qualche altra regi o- ne o città dell Italia, m aga ri fino a Milano dove però faccio presto a scoprire quanto sia difficile trova re anche un solo posto letto, c o munque temporaneo. A quel punto finisco di nu ovo nei guai p e rché al momento di ri n n ova re in Q u e s t u ra il permesso di soggi o rn o p rov v i s o rio dovrò dare l indiri z zo dell abitazione in cui alloggio in quel momento. Che io però non ho perch é lo sto ancora cercando. Di conseg u e n- za la Questura non mi ri n n ova il permesso di soggi o rn o, per una interp re t a- zione illegittima che tende ad assimilare il concetto di elezione di domicilio p revisto dall art.1 della legge Mart e l l i con il concetto di ab i t a z i o n e. C o n t i nuerò così a gi rovaga re da una città all altra, per tutto il lunghissimo p e riodo dell attesa (anche due anni) di e s s e re ch i a m ato dalla Commissione c e n t rale di Roma che dovrà va l u t a re se io abbia o meno i requisiti per ottenere lo status di ri f u gi ato politico. Questa c o nvo c a z i o n e, p e r ò, non mi ve rrà re c a- p i t ata perché non ho un ab i t a z i o n e rego l a re. Oppure, ve rrà mandata al continua a pagina 11 / english text on page 13 A TUTTI I GIORNALISTI RICHIEDENTI ASILO E RIFUGIATI Asylum Po s t, questo gi o rnale voluto e scritto da noi ri chiedenti asilo e ri f u gi ati con l aiuto dei vo l o n t a ri del centro naga-har di Milano, ap re le sue p agine a tutti coloro che nel pro p rio Paese erano gi o rnalisti e ch e, per ave r d e s c ritto la realtà sono stati impri gi o n at i, m i n a c c i ati di morte e costretti a f u ggi re per salva re la pro p ria vita e il pro p rio diritto alla libertà. Il nostro i nvito intende consentire a tutti loro di ri c o m i n c i a re a scrive re e di ro m p e re così l isolamento in cui si trovano. Li aspettiamo. Av ranno spazio per e s p ri m e re ad alta voce le pro p rie idee con art i c o l i, i n chieste e testimonianze, sia a proposito della dra m m atica realtà del mondo che hanno dov u t o abb a n d o n a re sia per quanto ri g u a rda le avvilenti condizioni di vita nonchè i p ro blemi dei ri chiedenti asilo e dei ri f u gi ati qui in Italia e in tutti gli altri Paesi che hanno aderito alla Convenzione di Ginev ra. Lo staff di «Asylum Post» Potete inv i a re i vo s t ri articoli a: Redazione di Asylum Po s t, c/o naga - h a r, via Grigna 24, Milano. E - m a i l : a s y l u m p o s t ya h o o. i t

2 AsylumPost_02ok :15 Pagina 2 2 Aprile 2004 I buoni risultati di questi due anni di esperienza come partner del progetto Rete italiana in supporto alle vittime di tortura ci incoraggiano a proseguire su questa strada A bbiamo cominciato nel La nostra associazione allora si ch i a m ava C o o rdinamento contro la guerra nella ex Ju go s l avia. Ap p oggi avamo la diserzione alla guerra e l accoglienza dei disert o ri : d a l 93 al 97 ne abbiamo accolti una ve n t i n a, a u t o t a s s a n d o c i,in uno stesso ap p a rt a m e n t o d ove si sono av v i c e n d ati gli ospiti: di og n i regione ex jugo s l ava, di ogni etnia, di og n i re l i gi o n e. Non c è mai stato alcun pro bl e- ma di conv ivenza. La nostra azione non era eve rs iva : c e ra add i ri t t u ra una legge ch e i m p eg n ava lo Stato italiano ad accog l i e re i d i s e rt o ri; in realtà i disert o ri da quella guerra che cerc avano di ve n i re in Italia non trovavano accog l i e n z a, ve n ivano espulsi,ve n i- vano respinti alla fro n t i e ra. Bisog n ava d i fe n d e rli lega l m e n t e, o c c o rreva ave re a disposizione av vo c ati prep a rati sul diri t t o d egli stra n i e ri in Italia. In collab o ra z i o n e con l ASGI (Associazione Studi Giuri d i c i s u l l I m m i grazione) abbiamo orga n i z z at o d ive rsi seminari di fo rmazione pre s s o l U n ive rs i t à, rivolti agli av vo c ati. L a c c oglienza è sempre pro s eg u i t a : dal 98 abbiamo iniziato con i ri chiedenti asilo, p rima i curdi poi quelli di ogni altra provenienza. Ora qui a Pa rma abbiamo un ap p a r- tamento d accoglienza e una canonica (l abbiamo ch i a m ata Chiesa d asilo ), d u e realtà per le quali non ri c eviamo fi n a n z i a- menti esterni. Nel 2001 abbiamo fo n d at o C I AC, C e n t ro Immigrazione Asilo e C o o p e ra z i o n e : è un associazione, un uffic i o, un centro - s t u d i, è un luogo in cui gli s t ra n i e ri possono rive n d i c a re i pro p ri diri t t i. A bbiamo con noi otto av vo c ati e ogni martedì pomeri ggio c è la consulenza lega l e gratuita per gli stra n i e ri. Siamo stati inoltre p a rtner del progetto Rete italiana in supp o rto alle vittime di tort u ra, c o o rd i n ato da ICS (Consorzio Italiano di Solidari e t à ), c o n cluso lo scorso ottobre e ora ri p ro p o s t o al finanziamento da parte della Commissione per la Democrazia e i Diri t t i Umani dell Unione Europea. Tre le fi n a l i t à del proge t t o : fo rm a z i o n e, s o p rattutto del p e rsonale sanitario; creazione di una rete di m o n i t o raggio delle vittime di tort u ra; re a l i z- zazione di reti di accoglienza e ri ab i l i t a z i o- n e. La rete di Pa rma ha contri bu i t o, c o n B rescia e Tri e s t e, o l t re che alla fo rm a z i o n e di operat o ri sanitari, alla realizzazione di una stru t t u ra di accoglienza e ri ab i l i t a z i o n e. La collab o razione tra dive rsi enti, q u a l i C I AC, P rovincia di Pa rm a, AUSL e C o mune di Sala Baganza (cap o fila di sei c o muni) ha permesso di stru t t u ra re un programma di intervento a più live l l i, m i rat o ad alcune delle complesse pro bl e m at i ch e che i ri chiedenti asilo si trovano ad aff ro n- t a re : da quella gi u ridica a quella ab i t at iva, dalla ri abilitazione sanitaria all'integra z i o- ne nel tessuto sociale. Le persone che sono state seguite con cont i nuità nel progetto hanno manife s t at o, nella maggi o ranza dei casi,una progre s s iva d i m i nuzione di ri chieste di cure sanitari e, e un maggior impegno all ap p re n d i m e n t o della lingua e al lavo ro. Disporre di una c a s a, un aiuto nei rap p o rti con la Questura, ave re accesso ai servizi sanitari anche con l a c c o m p agnamento degli operat o ri sono fat t o ri import a n t i, ma l inserimento lavo rat ivo at t rave rso borse lavo ro, nel corso del 2003, è stato determinante nel controllo di ansia e di paure che spesso minano la vita delle vittime tort u ra. Per i ri chiedenti asilo da noi ospitati il lavoro si è rive l ato un importante momento di socializzazione e un modo per acquisire m aggi o re autonomia sul piano economico. Ma soprattutto ha dato loro la possibilità di t o rn a re a proge t t a re il pro p rio futuro, u n f u t u ro al ri p a ro dalla violenza. I n o l t re, nell impostazione del progetto si e ra voluto lanciare una scommessa: a c c o- g l i e re i ri chiedenti asilo nei piccoli centri, per cre a re un rap p o rto con la comu n i t à l o c a l e, una dimensione umana, lontana da quella dei dorm i t o ri delle grandi città, e dalle pri gioni proposte dalla Bossi-Fi n i. Una scommessa vinta. Il Comune di Sala B aganza ha impeg n ato alcuni ri ch i e d e n t i asilo con la fo rmula delle bors e - l avo ro e con ruoli che talvolta ri c o rdano quelli deg l i o b i e t t o ri di coscienza. Il ri s u l t at o : i ri ch i e- denti asilo ospitati sono stati ovunque bene accolti e molto amati dalla popolazione. B i s ogna continu a re su questa stra d a. E l i s abetta Fe rri e Emilio Rossi del CIAC Pa rm a english text on page 5 Alcuni richiedenti asilo rievocano le terribili vicende che hanno caratterizzato la drammatica fuga dal loro Paese Le persecuzioni, le intimidazioni, le umiliazioni, i pestaggi, il carc e re, la tortura: e poi la p a u ra, per sé, per la famiglia, per gli amici: e allora la fuga. Il viagg i o. Per la stessa rag i o- ne del viagg i o, viagg i a re come dice Fabrizio de André nella sua splendida Ko ra k a n è. Ma non è così per tutti quelli che sono costretti ad ab b a n d o n a re famiglia, casa, lavoro, ab i- tudini, profumi, sapori, tutto quello che si chiama vita. Uomini e donne che partono lacera t i, che non hanno nessuno a mostra re loro il cammino, che per salvarsi dalle violenze, dai soprusi e dalle torture rischiano la morte pur di fugg i re lontano e arrivare in luoghi mai pensati prima e mai desiderati, dopo itinerari lunghi, pericolosi, costosi. Sono tanti e hanno tutti s g u a rdi e corpi che raccontano dolori e soffe re n z e. Ma quelli che incontriamo sono coloro ch e ce la fanno, quelli fortunati. Altri, tra la ge n e rale indiffe renza, muoiono durante il viagg i o : a s fissiati nei TIR o nelle stive delle navi, o annegati, o dispersi durante tappe ancora tro p p o lontane dalla salvezza. Ma tanti tra quelli che arrivano, ra c c o n t a n o. Dopo il mio rilascio dalla Gendarm e ria di Pa z a rc i k, t roppo spave n t ato sia per me sia per la mia fa m i g l i a,non ri e n t ro a casa ma raggi u n go Gazantiep dove ri m a n go nascosto per 34 gi o r- ni. Finalmente a Istanbul trovo un passaggio su un T I R : ri m a n go ri n chiuso fino all'arrivo in B u l ga ria. Un altro TIR mi porterà al confine con la Macedonia. Nel terri t o rio macedone ci sono entrato a piedi: di sera, a c c o m p ag n ato da un macedone, h o p a s s ato la fro n t i e ra at t rave rso le montag n e. Era bu i o, fa c eva fre dd o,ho dovuto guadare un fiume bagnandomi completamente, ma non ero solo, e rano con me altre 38 persone e tra queste anche bambini e due donne incinte. A rriviamo alle cinque del mattino dopo un perc o rso massacra n t e. Ad at t e n d e rci c'è un bus ch e ci tra s p o rta sulle rive di un lago dove una barca a remi ci aspetta per trag h e t t a rci sull altra riva ma c'è troppo vento. Per due gi o rni restiamo ri n chiusi in una stalla con divieto di uscire. Solo la notte qualcuno ci porta qualcosa da mangi a re. Il terzo giorno attraversiamo il lago stipati su una barca a remi e raggiungiamo le coste dell Albania. Qui, veniamo di nuovo rinchiusi: otto giorni dopo ci fanno salire su due pulmini chiusi e, sempre di notte, veniamo condotti a Tirana. Di lì, dopo un altro giorno, arriviamo nel piccolo paese di Floria dove restiamo altri sette giorni ad aspettare che il vento ci permetta di imbarcarci. A t t rave rsiamo l'adri atico di notte su un gommone che potrebbe tra s p o rt a re non più di quindici pers o n e. In realtà ci fanno salire tutti,siamo in 38, p i gi atissimi l uno contro l altro e tutti con una gran paura di affo n d a re. E poi siamo tutti bag n ati e abbiamo fre ddo. Per fo rtuna il gommone ha quat t ro motori ed è velocissimo. In due ore at t rave rsiamo il mare e vediamo gi à la riva in lontananza. Pre s t o,ci diciamo saremo scari c ati. E così infatti ma non a terra,q u a n- do ci scaricano dal gommone siamo ancora in acqua alta. La paura di non fa rcela è tanta e tuttav i a, aiutandoci l'un l'altro, raggi u n giamo la spiaggia. Il mio viaggio per mettere piede sul suolo italiano è durato ventisei gi o rni. M e h m e t Racconta M.D.: Sono dovuto scappare dalla Liberia all improvviso, a diciassette anni, terrorizzato. Ho trascorso due settimane in Costa d Avorio, ho attraversato il Ghana, poi il Togo, sono rimasto 10 giorni in Benin, sono andato in Niger. Ovunque arrivassi c era tanta povertà, ero spaesato, non sapevo come fare a sopravvivere, non riuscivo a trovare lavoro, tutti mi vedevano come uno straniero, in più minorenne. Ho passato tre giorni chiuso con altre diciannove persone in una Toyota per raggiungere la Libia. Appena arrivati la polizia ci ha fermati e rispediti in Niger. Da lì ho riprovato a scappare passando attraverso il Ciad fino al nord Sudan, vicino ad Alessandria d Egitto. Ho chiesto ovunque come fare ad imbarcarmi per l Europa. Ho trovato un arabo, padrone di una barca che faceva la traversata del Mediterraneo. Il costo era di 1000 dollari americani ma io non avevo più niente e l ho supplicato di lasciarmi partire. L arabo è rimasto impressionato dalla mia storia e dalla mia età, così mi sono imbarcato senza dover pagare i mille dollari. Eravamo quarantacinque persone in una barca che poteva contenerne al massimo ventotto. Quando siamo saliti la stiva ha iniziato a riempirsi d acqua e abbiamo dovuto metterci tutti a buttarla fuori. Siamo rimasti ammassati in quella stiva per tre giorni e tre notti, tutti bagnati. Dappertutto c era una puzza terribile di pesce e vomito. Ci hanno distribuito una cocacola e non abbiamo più mangiato né bevuto niente per tutto il viaggio. Ma non avevamo nemmeno le forze per protestare. Siamo rimasti in silenzio per tutto il tempo, nessuno parlava o dormiva. Eravamo quasi tutti dell Africa Subsahariana, i nordafricani erano pochissimi. Quando siamo arrivati ad Agrigento la polizia ci ha portati in un dormitorio dove ci hanno dato vestiti e pane e formaggio. Io sono poi stato ricoverato in ospedale per una malattia di cuore che col viaggio si è aggravata. Sono fuggito dal mio paese, il Sudan, camminando ininterrottamente per 10 gi o rn i, ri c o rd a A. J. E ravamo una settantina di persone ma solo una parte di noi è ri u s c i t a ad arriva re in Libia. A Tripoli sono andato al grande merc ato degli stra n i e ri, d ove mi hanno messo in contatto con le persone che si occupavano della trave rs ata. Per il viaggio dovevo paga re 2000 dollari americani così ho lavo rato al merc at o, gi o rno e notte, per tre mesi. Finalmente un gi o rno siamo stati cari c ati in una barchetta di 12 metri. Eravamo in ve n t u n o, 12 sudanesi, 8 somali e uno che ve n iva dal Bangladesh. Il viaggio è durat o quindici ore, non abbiamo mangi ato né bevuto niente, e ravamo tutti bag n ati perch é nella barca entrava acqua perciò abbiamo soffe rto moltissimo il fre ddo. Quando sono a rrivato a Lampedusa, per fo rtuna sono stato accolto da persone gentili e spero di ri u- s c i re prestissimo a cap i re la lingua italiana. ( Testi raccolti da Giulia e Elena) e n giish text on page 14

3 AsylumPost_02ok :15 Pagina 3 3 Gli errori da evitare nel trattamento di rifugiati vittime di violenze. Come i maggiori esperti nel campo della psichiatria e della psicologia stanno affrontando il problema Da qualche anno la re t o rica del t ra u- m a domina la psich i at ria e la psicologia nei contesti di emergenza e nei c o s i ddetti i n t e rventi umanitari. Alcuni autori a livello intern a z i o n a l e quali Françoise Siro n i, D e re k S u m m e r fi e l d, R o b e rto Beneduce ed E n rique Quero l, si sono distaccati dai modelli tradizionali per aff ro n t a re il t rauma e la realtà vissuta dalle vittime di tort u ra in maniera dive rs a, p ro p o- nendo og nuno una sua metodologia ad hoc per queste pers o n e. Una base condivisa da questi autori è la c ritica sviluppata nei confronti del PTSD - Post Tra u m atic Stress Disord e r ( Disturbi da stress post tra u m atico) proposta dal DSM IV (Manuale diag n o s t i- co e statistico dei disturbi mentali). Il PTSD è un tentat ivo di trova re un t e rmine diagnostico comune a live l l o i n t e rnazionale utilizzabile per i disturbi conseguenti alla tort u ra, m a, c o m e sostiene anche Beneduce, u t i l i z z a re una cat ego ria in modo stretto può port a re a conseg u e n ze negat ive per i s o p ravvissuti. I ri s chi sono, i n fat t i : m e d i c a l i z z a z i o n e di un caso che va visto in realtà anche in ch i ave socio-politica; perdita della dimensione di intenzionalità del tort u rat o re di infl i gge re vo l o n t a riamente dolore alla vittima, p o rtandola a una sfi d u c i a nei confronti dell umanità, d i m e n s i o n e che non deve e non può essere confusa con la casualità di altri tipi di eve n t i t ra u m atici; rap p resentazione del tra u m a come eve n t o e non come qualcosa di t ra u m atico che per il soggetto è ancora in at t o, con la conseguente sottova l u t a- continua da pagina 1 d i c o n o, mi spiace. Comunque gentilmente mi indicano dove si trova l Ufficio Rifugiati, nonostante che io lo so benissimo essendoci già stato e inutilmente troppe volte. Nel corridoio (10 metri di lunghezza, un metro e m e z zo di larghezza) si trovano venticinque pers o n e, si fa fatica in quella ressa a re s p i ra re. Di queste, s o l o cinque hanno il nu m e ro per la pre n o t a z i o n e. Le altre se ne stanno lì, come faccio io, nella speranza di poter essere ri c evute e così di non dover torn a re un a l t ro gi o rno e ri m e t t e rsi in fi l a. Per chi ha trovato un lavo ro qualsiasi, in nero n at u ralmente perché nessuno assume un ri ch i e- dente asilo fi n ché non sarà riconosciuto ri f u gi at o, è un pro blema trova re il tempo per ve n i re qui a ri n n ova re il permesso di soggi o rn o : hai dov u t o a s s e n t a rti dal tuo posto di lavo ro e può accadere ch e, m e n t re tu sei qui nel corridoio di questo ufficio ad aspettare che ti ri c eva n o, qualcun altro ve n ga messo a fa re lo stesso lavo ro che fa c evi tu e così quando torni non ti ri p rendono più. Del re s t o, del solo re s p i ro non puoi vive re, quindi tu ri chiedente asilo devi per forza sbat t e rti per trova re un posto qualsiasi in cui lavo ra re. Ma ev i d e n t e m e n- te la tua situazione non interessa a nessuno. A n z i, a volte viene da pensare che il ri f u gi ato sia visto come un criminale che la giustizia del suo paese non è ri u- scita a cat t u ra re. Del re s t o, la prima volta che sono a n d ato in Questura e ho ra c c o n t ato la mia storia e il m o t ivo della mia ri chiesta di asilo politico mi hanno detto ch i a ramente che ero un bu gi a rdo e che ero ve nuto qui soltanto per cerc a re un lavo ro e per vivere meglio di quanto non potessi nel mio paese. E non e ra questa, a rrivando in questo Pa e s e, l a c c og l i e n z a che mi aspettavo. John A k i m d a zione del contesto stressante che seg u e spesso agli eventi tra u m atici maggi o ri. L uso indiscri m i n ato di PTSD favo ri s c e la dissoluzione della distinzione fra tort u rat o re e vittima, distinzione che invece va mantenuta allo scopo di condurre u n ap p ro p ri ata azione terapeutica nei c o n f ronti della vittima di tort u ra, a z i o n e che presuppone una esplicita alleanza t ra il terapeuta e la vittima di tort u ra. È pro p rio da questi punti e soprat t u t t o dall ultimo che Françoise Siro n i, attualmente dire t t o re del Centro di E t n o p s i ch i at ria di Georges Deve re u x di Pa ri gi, e l ab o ra un nu ovo modello p s i c o t e rapeutico per i soprav v i s s u t i alla tort u ra, rompendo con i modelli più classici. Per fa re ciò trova la fo r z a e il sostegno in Tobin Nathan (suo m a e s t ro e padre dell etnopsich i at ri a ) che invita i terapeuti a cre a re dei modelli l a dd ove la regola comu n e non è più ap p l i c ab i l e. L o s s e rvazione diventa quindi il presupposto fondamentale per qualsiasi i n t e rvento di ordine terapeutico. Il terapeuta è indotto perciò a modifi c a re la sua rap p resentazione del disturbo e ad a d at t a re la sua pratica in funzione di ciò che osserva, evitando così di ri n- ch i u d e re in cat ego rie preesistenti l oggetto di studio. Nel caso specifico delle vittime di t o rt u ra la Sironi parte da questo pri n- c i p i o : essendo la tort u ra un eve n t o voluto da un elemento estern o, i l disturbo non può essere at t ri buito alla n at u ra del paziente, ma è la conseguenza dell interazione con un altro : Il terapeuta deve quindi necessari a- Pour me re n d re au Bureau des Etrangers de la Questura il me faut une heure : c est comme ça que je me lève a 6 heures 30, à 8 h e u res je suis là. Comme j arr ive, je tro u ve une foule de pers o n n e s, une queue qui se rallonge presque jusqu à la ga re du m é t ro. ça va être une autre rude journ é e, je p e n s e, et je me mets arr i è re. La queue se déplace à la vitesse d une tortue, et j ai le temps de «bénir» le système bu re a u c r a- tique de ce Pay s, la Questura en tête. Le temps réel ce transfo rme dans un sujet m é t a p hysique sans début ni bout. Pour me c a l m e r, je me demande: «Que vaut ce temps p e rdu pour rapport à l Eternité?». Mais la réponse ne veut pas arr ive r. Comme enfin je gagne la loge du concierg e, c est 9 heures 30. Je suis heureusement surpris de constater que le préposé à la re c eption est noir, peut-être sénéga l a i s. En tout cas lui aussi s intéresse à moi comme ses c ollègues bl a n c s, c est-à-dire pour rien. Avec me légère déception je prends bonne note que les petit coupons numéro t é s, i n d i s p e n s ables pour at t e n d re sans problèmes mon tour au secteur Réfugiés ne sont plus disponibl e s. «C est dommage», me dit-on, «une mauvaise journée». De tout façon m indique aimablement où se t ro u ve le secteur Réfugiés, une locat i o n que je connais très bien pour m y être rendu, sans issue, trop de fo i s. Dans le couloir (10 mètres de longueur, 1,5 m è t res largeur) se tro u vent 25 pers o n n e s, mente incl u d e re questo inv i s i b i l e t e r zo, ossia il tort u rat o re, a l l o n t a- nandosi così dalla psicopat o l ogi a occidentale e dalla psicoanalisi, ch e ge n e ralmente non contemplano terzi i nvisibili dive rsi dall invisibile intrap s i ch i c o, ossia dall inconscio. Pa rt i re dalla nat u ra del paziente signifi ch e- rebbe dar credito all idea che è stat o t o rt u rato per quello che è intri n s e c a- m e n t e, completando l opera dei tort u- rat o ri ( intere s s a rsi alla nat u ra del paziente vo rrebbe dire inseri rsi nella l ogica manipolat rice dei tort u rat o ri ). Per smantellare l influenza del tort u rat o re si deve cerc a re e scopri re l intenzionalità del sistema del tort u rat o re : l a S i roni costri n ge quindi il paziente a p e n s a re all invisibile terzo e a ri o rgan i z z a rsi tenendo conto di un pensiero e s t e rno; grazie a tecniche di infi l t ra z i o- ne e di espulsione diventa l a n t i d o t o del tort u rat o re. La studiosa francese contesta anch e gli effetti del sudd iv i d e re i pazienti ri c o rrendo a va ri ap p ro c c i, q u e l l o m e d i c o, quello p s i c o l ogi c o e quello s o c i a l e : essendo la tort u ra un evento che sconvo l ge l insieme della p e rsona questo tipo di paziente deve e s s e re considerato come una pers o n a t o t a l e. Nel prossimo nu m e ro prove remo a interp re t a re il pensiero di un altro t ra i maggi o ri esperti in questo campo, lo psich i at ra Derek Summerfield del St. George s Hospital Medical Sch o o l di Londra. Silvia Pri gi o n e e n giish text on page 14 dans cette foule on à de la peine à re s p i re r. D a u t re eux, cinq seulement ont le coupon n u m é roté, les autres restent quand-même, comme moi, dans l espoir d être reçu et de n avoir à revenir autre jour pour de nouveau en queue. Pour qui a trouvé un trava i l q u e l c o n q u e, bien sur au noir parc e - q u e p e rsonne n embauche un demandeur d asile avant qu il ne soit reconnu comme réfugié, c est un pro blème tro u ver le temps de se re n d re ici pour re n o u veler son permis de séjour ; t a du t absenter de ton lieu de travail et il peut se passer que, comme tu es ici dans le couloir de ce bu reau, en at t e n t e d ê t re reçu, quelqu un d autre soit mis à la place faire le même travail, de façon que quand tu re n t res tu n a plus de trava i l. On ne peut pas d ailleurs viv re d eau fraiche, par conséquent toi, qui est demandeur d asile, tu dois fo rcément tacher de tro u ver un trava i l n importe quel. Mais évidemment la situat i o n n i n t é resse pers o n n e. Au contraire, parfois on est porté à cro i re que le réfugié soit vu comme un criminel que la justice de son pays n est pas a rr ivée à capture r. D ailleurs, la pre m i è re fo i s que je me suis rendu en Questura et que j ai raconté mon histoire et la raison de me demande d asile pol i t i q u e, on m a dit, tout c a rrément que j était menteur, et que j arr i- vais ici seulement pour chercher un travail et v iv re mieux que dans mon pay s. Ce n était pas ça l accueil que il m at t e n d a i s, quand je suis arr ivé dans en Italie. John A k i m d a HANNO DATO FUOCO AL NOSTRO CENTRO Il naga-har, il centro di noi richiedenti asilo e rifugiati politici, è stato dato alle fiamme. Ed è gravissimo perché questo è l unico posto a Milano in cui troviamo casa durante il giorno quando i dormitori sono chiusi. Abbiamo già subíto due furti al centro, e ora il fuoco: perché tutto questo sta accadendo? Dopo essere stati costretti a fuggire dai nostri Paesi, dobbiamo prendere atto che qualcuno vuole cacciarci anche da qui. Chiediamo perciò a tutti i cittadini di non lasciarci soli e a tutte le forze sociali e politiche di difendere i diritti di tutti noi in questo momento in cui anche le associazioni di volontariato vengono colpite da così gravi episodi di violenza. Noi richiedenti asilo e rifugiati politici

4 AsylumPost_02ok :16 Pagina 4 4 Aprile 2004 Accorpata all Angola con la forza delle armi, è un Paese in cui da anni si susseguono orrende torture, arresti ingiustificati e omicidi Saluti frat e rni. Mi chiamo Ve m b a, sono nato nella Cab i n d a, un terri t o ri o l i m i t ato dal Congo Bra z z aville a n o rd, dalla Rep u bblica Democrat i c a del Congo a est e a sud, d a l l O c e a n o Atlantico a ove s t. Con circa km e 2 milioni e m e z zo di ab i t a n t i, è ricco di petro l i o, l eg n o, o ro e pesce. Ma purt ro p p o, p ro p rio a causa di questo potenziale economico che ci off re madre nat u ra, fummo accorp ati all Angola con la forza delle arm i, cosa che tutti noi, popolo della Cab i n d a, non accettiamo e mai accettere m o. O ggi la Cabinda è una pro p rietà privat a, un feudo di Josè Eduardo Dos Santos e del suo gruppo di collab o rat o ri, che ci fanno soff ri re nella pelle e nella carne con le tort u re, gli arresti info n d at i, gli assassini e la scomp a rsa di tanti gi ovani. Il nostro popolo vive uno dei momenti più diffi c i l i della sua stori a, senza scuole, o s p e- d a l i, acqua canalizzat a, senza stra d e a s fa l t ate e con più di ri f u gi at i nei due Congo. Durante la guerra c ivile in A n go l a, il capitale proveniente dal petrolio di Cabinda ha s u p p o rt ato la guerra, il paese e i suoi l a d ro n i, che ci hanno port ato via le n o s t re ri s o rs e. C apita di ve d e re un diri gente del M. P.L.A. (Movimento Po p o l a re per la Liberazione dell Ango l a ), figlio di contadini e senza quindi possibilità fi n a n z i a ri e, che possiede in re a l t à grandi quantità di denaro con cui può p e rm e t t e rsi di compra re case all es t e ro e macchine di lusso da d o l l a ri. Ovviamente questi soldi non possono prove n i re da un salario o da uno stipendio. Cari lettori, il denaro d ov rebbe essere sinonimo di beness e re per la popolazione in ogni Pa e s e di ogni parte del mondo, ma per noi è solo simbolo di dolore e lutto c o s t a n t e. Si è infatti intensifi c ata la g u e rra nelle regioni della Cab i n d a, sono aumentate le morti per pers e c u- z i o n e, così come la distruzione di i n t e ri villaggi e i furti dei beni del p o p o l o. Tutti questi fatti sono stati occultat i dalla radio e dalla televisione pubbl i- ca dell Ango l a, ve ri e pro p ri ve i c o l i di pro p aganda del partito al potere. Mi congratulo invece con la Radio C attolica per il suo coraggio nel d iv u l ga re queste notizie. Non esiste nessuno in qualsiasi part e del mondo che non si difenda quando è at t a c c ato nella pro p ria casa. Così facciamo anche noi della C ab i n d a, chiediamo e lottiamo per la n o s t ra libertà e indipendenza. P rovo una fo rte delusione nei ri g u a r- di dell O N U, p e rché in modo poco c o rretto ha tenuto nascosta la guerra in Cabinda come se non fossimo persone fatte di sangue e carne ch e vogliono la pace. Josè Eduardo Dos S a n t o s, da 24 anni al potere, non ha fatto niente per far sviluppare il p a e s e : p e rché non lo tolgono dal p o t e re così come hanno fatto con Sese Seko Mobutu (*) e con altri? Fo rse a causa del petrolio il popolo della Cabinda deve mori re? Ve m b a, ex segre t a rio del Flec-Fa c di Bucuzau-Miconje (*) Sese Seko Mobutu, ex Capo di Stato dello Zaire oggi Repubbl i c a D e m o c ratica del Congo text en français à page 5 la SCHEDA Situata nell Africa centra l e, t ra la Repubbl i c a del Congo e la Repubblica Democratica del C o n g o, e affacciata sull Oceano A t l a n t i c o, l a C abinda ha una superficie di kmq. D iventa pro te t t o rato portoghese nel 1885 con il T rattato di Simulambuco e dal 1900 è conosciuto come Congo portog h e s e. Nel 1933 quando si costituisce il Estado Novo,A n g o l a e Cabinda sono considera te zone separa te e d i s t i n te del Po r t oga l l o. Nel 1956 il Po r t oga l l o u n i ficò la gestione del pro te t t o rato di Cab i n d a con quello della colonia dell Angola. Nel 1960 nascono i primi movimenti per la l i b e razione di Cabinda e nel 1974 la fusione dei tre gruppi principali di indipendenza dete r- minano la nascita del FLEC (Fro n te per la liberazione dell encl ave di Cab i n d a ). Nel 1975 Cabinda viene invasa dalle truppe dell MPLA (Movimento Po p o l a re di L i b e razione dell Angola) soste nu te dai colossi del petrolio che le finanziano per assumere il controllo dei pozzi petro l i fe ri. T u t t o ra è in corso e si è inasprito il confl i t- to tra le truppe gove r n a t ive angolane e i ribelli del FLEC che lottano per l indipendenza della Cab i n d a,p ro d u t t rice del 50% del petrolio angolano. Il rapporto di Amnesty International del 2003 ri fe risce che vi sono state nu m e rose denu n c e di abusi dei diritti umani e che secondo fo n t i FLEC ci sono stati bombardamenti indiscri m i- nati e attacchi via te r ra a villaggi e accampamenti nella fo resta dove si erano rifugiati centinaia di civ i l i.decine di civili inermi compre s e donne e bambini sono state uccise; le case sacch eg g i a te e bruciate. Soldati hanno stupra t o donne e ragazze davanti ai loro fa m i g l i a ri. I n o l t re militari e para m i l i t a ri av rebb e ro d e te nuto arbitra ri a m e n te decine di civ i l i sospettati di fi a n ch eg g i a re il FLEC e arrestato civili disarmati tra t tenendoli senza alcuna pro tezione legale nella base dell esercito di Tando Zinze. per ulteri o ri informazioni www. a m n e s t y. i t L a rt de go u ve rner ne consiste pas à s ap p ro p rier de toute la fo rce mais à s avoir comme l employer pro fi t abl e- ment. Le régime Eyadéma (RPT) a é choué sur tous les plans et ne saura i t jamais ap p o rter l espoir et surt o u t l unité au peuple togolai. Une fois de plus nous voulons vous prédire que les t ogolais ont très mal ressenti la "Lettre de félicitation" adressée par Ja c q u e s C h i rac à Etienne Gnassingbe Eya d é m a bien avant la pro cl a m ation des résult ats officiels de la présidentielle du 1 juin Nous vo u d rons inviter la France que nous considérons jusqu ici comme l ami du régime d Eyadéma à de désolidariser de cette vielle carap a- c e. Nous vo u d rions rappeler au G o u ve rnement français que, c o n t ra i rement à ce que certaines autorités de ce p ays disent seulement pour légi t i m e r ce régi m e, Etienne Gnassingbe E yadéma n a jamais été élu "démocratiquement"; tout simplement il a fa i t une usurp ation de pouvo i r. E ya d é m a, totalement au pied du mu r, avait promis de quitter la scène à la fin de son mandat quinquennal en favo risant un dialogue de paix, m a i s n est pas allé aussi : e n c o re une fois il a prévalu la logique de la fo rce qui t o u t e fois aussi pour lui vo u d ra dire la fin de son pouvoir politique. A quand a l o rs la vrai liberté pour le peuple t ogolais tant que le dictateur Eya d é m a est toujours au pouvoir; lors q u i l e m p ri s o n n e, é c a rte or surtout fait disp a ra î t re ses adve rs a i res aux élections? Tro p, c est trop. Le peuple togo l a i s veule un ch a n ge m e n t, nous n allons pas encore rester cinq ans sous les lois du "Vieux Dictateur. Nous inv i t o n s les orga n i s ations intern ationales qui luttent contre la violation des Dro i t s de l Homme à nous aider à fra n ch i r cette pas diffi c i l e. Et également de bien pro t é ger les soit petits ou gra n d s politiciens vivant en exile a fin qu ils poussent bénéficier de leur dro i t s. Nous lançons enfin un appel pre s s a n t aux autorités et à la commission de l ONU pour les Droits de l Homme les priant de fa i re tout possible pour m e t t re fin aux violation des libert é s fondamentales imputées aux fo rces de s é c u rité togo l a i s. Signé par nombreux demandeurs d asile et réfugiés du Togo

5 AsylumPost_02ok :16 Pagina 5 5 continues from page 2 Accouplée avec Angola par la force des armes, est un pays où depuis des années il y a effroyable tortures, arrets enjustifiés et meurtres S a l u t ations frat e rnelles. Mon nom est Ve m b a, je suis né en Cab i n d a, un terri t o i- re qui confine à nord avec Congo B ra z z av i l l e, à est et à sud avec la R é p u blique Démocrate du Congo, à ouest avec l océan A t l a n t i q u e. Avec à peu près kmq. et 2,5 millions d hab i t a n t, mon pays est ri che en pétro l e, o r, bois et poissons. Mais malheure u s e m e n t, juste à cause de ce potentiel économique nous o ffe rt par la Nat u re, on nous a accouplé avec l Angola par la fo rce des arm e s, et ça nous tous,peuple de Cab i n d a, jamais de la vie ne pouvons l accep t e r. Au j o u rd hui Cabinda est une pro p riété priv é e, un fief de Eduardo Dos Santos et de son group de collab o rat e u rs, qui nous mart y rise peau et chair par la tort u re, les arre s- t ations arbitra i re s, les assassinats et la d i s p a rition de tant de jeunes. Notre peuple vit un des moments le plus difficiles de son h i s t o i re, sans écoles ni hôpitaux ni aqueducs ni routes go u d ro n n é e s, et avec plus de réfugiés aux deux Congo. Au cours de la guerre civile en A n go l a, l e s rentes du pétrole de Cabinda ont subve n- tionné la guerre, le pays et ses larro n s, d une façon ou d une autre on nous a tout d é ro b é. Il arrive de voir un cadre du MPLA ( M o u vement Po p u l a i re pour la L i b é ration d Ango l a ), fils de paysans et donc sans aucun bien fi n a n c i e r, qui dispose d une grande fo rtune et peut se p e rm e t t re d acheter plus d une maison à l é t ra n ger aussi que de se payer le luxe de vo i t u res de plus de dollars : ça va sans dire que cet argent ne provient pas d un salaire où d un tra i t e m e n t. L a rte di gove rn a re non consiste nel m o s t ra re tutta la pro p ria forza ma nel s ap e rla utilizzare in modo pro ficuo. Il regime di Eyadéma (RPT) ha fallito da tutti i punti di vista e non sarà mai in grado di dare né speranza né tanto meno unità al popolo togo l e s e. Ve lo ripetiamo ancora una vo l t a : i togolesi hanno risentito molto di quella l e t- t e ra di congrat u l a z i o n i i nv i ata da Jacques Chirac a Etienne Gnassingbe E yadéma add i ri t t u ra prima della pubbl i- cazione dei ri s u l t ati ufficiali delle elezioni presidenziali del primo giugno Vo rremmo inv i t a re la Fra n c i a, che consid e riamo ancora alleata del regime di E ya d é m a, a smettere di ap p oggi a re questa ve c chia stru t t u ra. Vo rremmo ri c o rd a r- le che Etienne Eya d é m a, c o n t ra ri a m e n t e a ciò che alcune autorità di quel Pa e s e s o s t e n gono soltanto per legi t t i m a re tale regi m e, non è mai stato eletto d e m o c rat i c a m e n t e, e che applica un semplice abuso di potere. Eyadéma, ormai con le spalle al muro, aveva promesso di uscire di scena al termine del suo mandato quinquennale, il che avrebbe favorito un dialogo di pace. Ma così non stato: ancora una volta a prevalso la logica della forza che però questa volta significherà la fine del suo potere politico. Quando potremo parl a re di ve ra libert à per il popolo togo l e s e, fi n ché il dittat o re Mon cher lecteur, les reve nu de la Na t u re d ev rait être synonyme de bien être pour la population de n importe quel pays du m o n d e, mais pour nous est seulement symbole de douleur et de deuil continu e. En effet la guerre du Cabinda a gag n é d i n t e n s i t é, m e u rt res et persécutions sont a u g m e n t é, aussi que la destruction de vill ages entiers et le pillage des re s s o u rc e s du peuple. Tous ces faits ont été caché par radio et télévision publiques A n go l a i s e s, qui sont des véri t ables moyens de pro p agande du p a rti ou pouvo i r. Au contra i re je me félicite avec la radio catholique pour son c o u rage dans la div u l gation de cette sort e de nouve l l e s. Il n y a pers o n n e, nulle part au monde, q u i ne se défends si attaqué dedans chez soi. C est ça que nous faisons en Cab i n d a, nous voulons et pro t é geons notre libert é, n o t re indépendance. Je suis gravement déçu de l ONU, p a r rap p o rt ou fait qu il a fait semblant de i g n o rer la guerre in Cab i n d a, comme si nous n étions pas des hommes en chair et en os qui veulent viv re tra n q u i l l e s. José Eduardo dos Santos, d epuis 24 ans au p o u vo i r, n à rien fait pour développer le p ay s :p o u rquoi ne le destitue-t-on de même q u avec Sese Seko Mobuto (*) et d autres? C est peut être à cause du pétrole que le peuple de Cabinda doit mourir? Ve m b a, ancien secrétaire du FLEC-FAC de Bucuzau-Miconje (*) Sese Seko Mobu t o, ancien chef d État du Z a i re, aujourd hui République Démocrate du C o n go Una manifestazioni di ri f u gi t ati togolesi in Germ a n i a E yadéma ri m a rrà al potere impri gi o n a n- do gli oppositori, o costr i n gendoli a l a s c i a re il Paese o add i ri t t u ra fa c e n d o l i s p a ri re? Adesso è dav ve ro troppo. Il popolo togolese vuole un cambiamento. Non re s t e remo altri cinque anni sotto le l eggi del Ve c chio Dittat o re. Inv i t i a m o le organizzazioni internazionali che lottano contro la violazione dei Diri t t i dell Uomo ad aiutarci per supera re questo difficile passo. E a pro t egge re i politici in esilio, grandi o piccoli che siano, a ffi n ché ve n gano riconosciuti i loro diri t- ti. Lanciamo infine un insistente ap p e l l o alle autorità e alla commissione dell ONU per i Diritti dell Uomo affi n ch é facciano tutto il possibile per mettere fi n e alle violazioni delle libertà fo n d a m e n t a l i da parte delle fo r ze di sicurezza togo l e s i. Fi rmato da numerosi ri chiedenti asilo e ri f u giati togo l e s i The good results and experience of the last two ye a rs as partner in the Italian support netwo rk for torture victims have given us the e n c o u ragement to carry on We started our association in 1993, it was then called Coord i n ation aga i n s t the war in fo rmer Yu go s l avia (Coordinamento contro la Guerra nella ex Ju go s l avia). We supported deserting the war and welcomed any desert e rs. From 93 to 97, raising the finance ours e l ve s, we took in and helped integrate twenty of them. Th ey all staye d, in turn, in the same ap a rtment; people f rom eve ry region of fo rmer Yu go s l av i a, eve ry ethnic gro u p, eve ry re l i gi o n, without any pro blem wh at s o eve r. Our action wa s n t re a l ly so subve rs ive : t h e re was actually a law committing the Italian state to taking in desert e rs ; but this wa s n t the case. Rather than being we l c o m e d, t h ey we re either sent b a ck at the border or dep o rt e d. We had to prep a re legal defence for them and so needed to have access to law ye rs, specialised in rights of fo reign nat i o n- als in Italy. In collab o ration with ASGI (Association of Ju ridical Studies on I m m i grat i o n ), we organised seve ral ve ry popular training seminars at the U n ive rs i t y, aimed specifi c a l ly at law ye rs. Our re c eption policy has continued; from 98 we have been dealing with asylum seeke rs, fi rst of all Ku rd s then others from all over the wo rl d. To welcome re f u ge e s, we now have in Pa rma an ap a rtment and a pre s by t e ry ( wh i ch we ve called Asylum Church ), neither of wh i ch re c e ive outside fundi n g. In 2001 we founded CIAC (Centre for Immigrat i o n, Asylum and C o o p e rat i o n ) : i t s an associat i o n, an offi c e, a study centre, a place wh e re fo r- e i g n e rs can access their rights. We have eight law ye rs and eve ry Tu e s d ay afternoon there is free legal consultation for fo re i g n e rs. G iven this back ground we became part n e rs of the project Italian Support N e t wo rk for To rt u re Vi c t i m s, c o o rd i n ated by ICS (Italian Solidari t y C o n s o rt i u m ), wh i ch ended last October but has been put fo r wa rd again fo r funding from the European Commission for Democra cy and Human Rights. The project has three aims: t raining (ab ove all of health wo rke rs); cre ation of a monitoring netwo rk for tort u re victims; setting up of re c eption and re h ab i l- i t ation netwo rks. The collab o ration between the diffe rent bodies, s u ch as CIAC, P rovince of Pa rm a, AUSL and Sala Baganza council (head of a group of six local counc i l s ), has lead to the cre ation of an intervention programme operating on va r- ious levels and aimed at resolving some of the complex pro blems facing asylum seeke rs : f rom legal to housing, health re h ab i l i t ation and integration within the social stru c t u re. Those that have been fo l l owed continu o u s ly during the pro j e c t, in the majority of cases, h ave shown a fall in the number of requests for medical interve n t i o n s, a l l owing them to devote their effo rts to learning Italian and their wo rk. Having accommodat i o n, assistance in dealings with the authori t i e s, access to health services and people ava i l able to accompany them to ensure things go smoothly, a re all vital elements. The most important factor howeve r, in 2003, for coping with anxiety and fe a rs that often mar the lives of tort u re victims, h ave been the job placement sch e m e s For asylum seeke rs wo rk has proved to be not only a way of filling the otherwise interm i n able day s, or for acquiring gre ater economic indep e n d e n c e but also an important moment for socialisation. Wo rk also gives them the o p p o rtunity to start planning again for their future life. A chance to start aga i n, well away from violence. M o re ove r, in putting together the pro j e c t, we wanted to test out a hy p o t h e s i s : t h at by taking the pro blems and re c eption of asylum seeke rs into the small c e n t re s, t h e re would be the opportunity for building up a re l ationship with the local commu n i t y, a human dimension, far from the city hostels (open only at night and in cold we at h e r ), far from the prisons env i s aged by the Bossi-Fi n i l egi s l ation. We we re proved right. The council of Sala Baganza has give n them jobs similar to those usually given to young people as an altern at ive to m i l i t a ry serv i c e. As a result of this the asylum seeke rs are well known and l i ked by the population. We have to do more in this dire c t i o n. E l i s abetta Fe rri and Emilio Rossi of CIAC Pa rm a

6 AsylumPost_02ok :16 Pagina 6 6 Aprile 2004 Pa rla un ri ch i e d e n te asilo fuggito dalla drammatica realtà del Congo Il Congo Bra z z aville é un piccolo paese dell Africa centrale ai bord i dell Oceano at l a n t i c o, con una popolazione di quasi 45 milioni di ab i t a n t i. Un paese colonizzato dalla Francia e che ha immense ri c ch e z ze come il p e t ro l i o, il legname e il sale. Quindici anni fa il popolo congo l e s e v iveva in pace e aveva la gioia di vivere. I gi ovani e i bambini andavano a scuola e sog n avano un av ve n i re bellissimo. Fino al nove m b re 1993, la dat a che è rimasta impressa nella memori a di noi Congolesi. Una data in cui i s ogni si sono tra s fo rm ati in incubo e il Paese è dive n t ato un infe rno. Io che vi p a rlo sono uscito da questo infe rno e l ho fatto per tra s m e t t e re questo mess aggio a chiunque possa legge rlo. Noi s appiamo bene che da qualche parte del mondo c è qualcuno che può mettere fine al pianto, alle grida e ai morti ch e si contano ogni gi o rno in questo paese in guerra. Questo messaggio arriva da parte di tutto il popolo congolese che è dilan i ato dalla guerra, che chiede soccorso e vi implora di fa rlo uscire da questo infe rn o. Io stesso non mi sento fuori da questo i n fe rno quando penso che nel mio Paese ci sono bambini che piangono e chiedono aiuto notte e gi o rno e nessuno fa qualcosa per loro. C è una domanda che mi rivo l go cont i nuamente ma che è ancora senza ri s p o s t a : un gi o rno il mio paese potrà ri t rova re la pace e la gioia di vive re? E se sì, in che modo questo sarà poss i b i l e? L a s c i atemi comunque espri m e re la mia fo rte spera n z a : sono sicuro che un gi o rno giustizia sarà fat t a. Acis In fuga verso l Egitto, sognava un futuro senza terrore Pa rle un demandeur d asile échappé de la dramatique réalité du Congo C o n go Bra z z aville est un petit pays de l A f rique Centrale situé au bord de l Océan Atlantique près de 45 millions d h abitants. Colonisé par la Fra n c e, a beaucoup des ri chesses comme le pétro l e, les bois, le sel. Il y a 15 ans passé le peuple congo l a i s v ivais en paix et avais la joie de viv re. Les jeunes et les enfants allaient à l école et r ê vais un avenir meilleur et pacifi q u e. Jusqu au Nove m b re 1993, la date qui est resté marqué dans la mémoire des C o n go l a i s e s, la date ou les rêves se son t ra n s fo rmé en cauchemar et le pays vie l e n fe r. Mais viv re dans un pays ou il y a la guerre s est viv re dans l enfe r. Mois que vo u s p a rl e, je sorti de cet enfer et s est pourquoi je transmette ce message à tous ce qui peuvent le lire. Nous savons bien que dans quelque part du monde il y a des gens qui peuve n t m e t t re fin aux pleur, aux cri s, au beaucoup des morts qu il y a tous les jours dans ce pays en guerre. Ce message vient de part de tout mon p e o p l e, qui est dans la guerre, qui demande secours et qui vous implore de les fa i re s o rtir de cet enfe r. Moi même je ne suis pas vraiment sorti de cet enfer quand je pense que dans mon Pay s il y a des enfants qui pleurent et demandent s e c o u rs nuit et jour mais que n aucun arrive à fa i re quelque chose pour eux. Il y a une question que je me pose continuellement mais qui reste toujours sans r é p o n s e : un jour mon pays re t ro u ve ra la paix et la joie de viv re? Si c est oui, c o m- ment sera possible? To u t e fo i s, laissez moi ex p rimer un espoir: je suis sûr que un jour justice sera fa i t e. Acis Si chiamava Ziad, era un ragazzo palestinese di ventidue anni. Aveva una bella famiglia di cinque pers o n e, madre e tre fratelli. Il suo villaggio era vicino al confine con Israele. Lavorava dall altra parte del confine come falegname. E passava i giorni con allegria nonostante l occupazione e la tristezza in cui si vive in Palestina. Tutte le mattine si svegliava presto, faceva c o l a z i o n e, b a c i ava la mano della madre che gli augurava buona giornata e partiva per il lavoro salutando la sua fidanzata. Quando passava ai posti di blocco dell esercito israeliano, lui che conosceva bene l ebraico, discuteva con i soldati della pace promessa. Questo ragazzo, l unico a lavorare in famiglia, viveva i suoi giorni così. Tranne una mattina quando si svegliò diverso dal solito. Si sentiva strano e un po triste. Anche lo s g u a rdo della mamma malata era diverso quella mattina. Lei desiderava vederlo sposo. Ziad partì per il lavoro. Era pensieroso e il cuore gli stringeva.. Quel giorno quando tornò non c era più la sua casa, c erano solo macerie. Chiese: Dov è mia madre? dove sono i miei fratelli?. Lo presero tra le braccia dicendogli: Sono già in Paradiso. L e s e rcito israeliano aveva scopert o che suo fratello era un part i gi a n o, d i c evano un t e rro ri s t a, e le conseg u e n ze sono state duri s s i m e. Quel gi o rno Ziad è caduto in terra, è ri m a- sto malato tanti mesi e ha perso il senso della vita. Odiava ormai di v ive re lì dopo che aveva perso la sua a m ata fa m i g l i a. Non sopport ava più quel posto. Così decise di at t rave rs a re i fili spinati e di s c ap p a re ve rso l Egitto per cerc a re una vita senza terro re e meno soffe re n z a. Ma è stato scoperto mentre fuggiva, è stato colpito dai soldati, preso prigioniero ed è morto. Isham

7 AsylumPost_02ok :16 Pagina 7 a cura di Paolo Limonta dossier KURDISTAN 7 Sul territorio del Kurdistan, oggi spezzettato tra Turchia, Siria, Iran e Iraq, vivono 25 milioni di kurdi (la terza etnia dell Asia Occidentale) che da anni si battono per non vedere cancellata la propria identità dalla storia del mondo asiatico I kurdi Le prime tracce della presenza del popolo kurdo nella zona compresa tra Ira n, I ra q, T u r chia e S i ria risalgono al 3000 a.c. Si può tranquillamente affermare che nessuno dei popoli attualmente collocati in quell'area g e og ra fica abbia più legittimità storica ad occupare quel terri t o ri o. Dopo la prima guerra mondiale, il Trat t ato di Sèvres del 1920 pone le basi di uno stato kurdo i n d i p e n d e n t e, ma il successivo Trat t ato di Losanna divide il Kurdistan tra il neonato stat o della T u r ch i a,la Siria (protettorato fra n c e s e ),i l n u ovo Iraq (inve n t ato a tavolino) sotto mandat o b ritannico e la Pe rsia (attuale Ira n ). L ' o b i e t t i vo delle potenze vincitrici della pri m a g u e r ra mondiale è la frammentazione del territ o rio kurdo e la destabilizzazione dell'area per d i fendere i loro interessi economici e strat eg i c i. A questo si agg i u n g e, determinante ed espressamente citato nei resoconti diplomatici dell'epoca, la scoperta del petrolio nel Ku r d i s t a n. O ggi i kurdi formano una popolazione di oltre 35 milioni di pers o n e, delle quali 25 milioni risiedono ancora in Kurdistan dove costituiscono la magg i o ranza (oltre l'85%) degli ab i- t a n t i. In questo modo, dopo arabi e turch i, i kurdi sono la terza etnia più popolosa dell'asia Occidentale. Il Kurdistan turc o Nell'ottobre del 1923 è procl a m ata la Repubblica Turca, con capitale Ankara e presidente Mustafa Kemal Ataturk (il padre dei turchi). Per quanto il Trattato di Losanna (1923) assicurasse la protezione delle minoranze etniche, i turchi non considerarono i kurdi una minoranza, in quanto mussulmani. Sui kurdi si abb atte il tradimento della turchizzazione", della cancellazione dell'esistenza del popolo kurdo e dell'assimilazione totale in alternativa alla morte e all'esilio: i kurdi diventano i "turchi delle montagne". Tutto il Kurdistan di T u r chia insorg e : ve n t o t t o sono le ri volte sedate brutalmente nel sangue fino al S eguono lunghi decenni di assimilazione fo r z ata e fino agli anni'60 un silenzio di tomba copre il Kurdistan turco. Nel 1952 la T u r chia entra nella NAT O. Nel 1960 si ve ri fica il primo colpo di stato militare, s eg u i- to da un secondo golpe militare nel Nascono i fa m i g e rati tribunali per la sicurezza dello Stato controllati dai militari e si scatena la repressione contro l'opposizione: il terrore di S t ato si abb atte sul Ku r d i s t a n. Nel 1973 Abdullah Ocalan fo n d a, con altri comp agni kurdi e turch i, l'unione degli studenti unive rs i t a ri di A n k a ra, m ovimento di ispira z i o n e marxista-leninista per la liberazione del popolo kurdo dai lat i fondisti feudali (ag h a), dai capi religiosi (shay k h ), dai gruppi neo-fascisti e dal potere economico-politico, c o l l egando il nazionalismo alla lotta di cl a s s e. Nel 1978 l'unione dive n- ta il Partito dei Lavo rat o ridel Kurdistan (PKK): la reazione militare è immediat a : si scatena l'orrore degli arresti di massa, dei processi, d e l l e condanne cap i t a l i i,della tortura come "normali t à ", della repressione più violenta. La crescita dell'opposizione politica di sinistra e l'esplosiva situazione creatasi in Ku r d i s t a n sono le cause del terzo golpe militare del 12 settembre I capi delle Forze A r m ate e il Congresso di sicurezza nazionale (Mgk), c o m- posto da ministri e militari, prendono il potere con l'obiettivo di modificare profondamente il sistema politico del paese. Nella nuova Costituzione del 1982 si parla dell'eterna p at ria turca e del sacro Stato turco. Ogni diri t- to è limitato o sospeso per difendere l'unità indivisibile dello stat o, per salvare la sov ra n- ità nazionale, l ' o r d i n e, l'interesse pubbl i c o, l a m o rale e la salute della nazione. Si scatena la repressione più violenta della storia turca, d o c u m e n t ata nei rapporti di A m n e s t y I n t e r n at i o n a l. L'opposizione è decap i t at a, i partiti sono messi fuori legg e, migliaia di m e m b ri del PKK sono sottoposti a torture dis u m a n e, i tribunali per la sicurezza, vere e p r o p rie corti marziali, ne decretano la condanna a morte di altre centinaia. Ocalan riesce a fuggire e ripara in Libano, poi in Siria, dove organizza la resistenza armata: il 15 agosto 1984 ha inizio in Kurdistan la lotta partigiana. Lo Stato turco reag i s c e istituendo il sistema collaborazionista delle guardie di villaggio (kurukuluk), milizie di collaborazionisti armati e pagati dallo Stato, e i corpi speciali contro-guerriglia, noti per la loro efferatezza nel compiere gravi abusi dei diritti umani nei confronti della popolazione civile, principale bersaglio della guerra sporca. Nel 1987 il governo turco dich i a ra lo stato di e m e rgenza in gran parte del Ku r d i s t a n :i gove r n i r egionali hanno pieni poteri e non sono sottoposti ad alcun controllo da parte dello Stat o, p o s- sono evacuare villaggi e deportarne la popol a z i o n e. Una feroce guerra di sterminio si abb atte su tutto il terri t o rio kurdo: la vittima pri n c i- pale è la popolazione civile. La politica della "terra bruciata" ha causato la distruzione di più di 4 mila villaggi e dive rs e decine di migliaia di vittime. Esplodono la protesta popolare della Serhildan ("su la t e s t a ", l ' i n t i fada kurda) e le "stragi di pri m a - ve ra in occasione delle feste del Newroz. Migliaia di intellettuali, g i o r n a l i s t i, politici e attivisti sono incarcerat i, t o r t u rati o più semplicemente scompaiono. Cresce il numero di ch i non ha altra protesta che lo sciopero della fa m e o il suicidio con il fuoco. Sono più di 4 milioni i profughi interni, in fuga ve rso le città turch e dai villaggi distrutti e dalla violenza di stat o. L'esodo ve rso l'occidente è enorme. Le vittime della guerra in Kurdistan sono oramai più di d i e c i m i l a. Nel 1993 nasce il DEP (Partito per la d e m o c ra z i a ), messo al bando l'anno successivo. Lo stesso anno il DEP resuscita come HADEP (partito per la democrazia del popolo) ch e, p i ù volte duramente represso, s o p rav v i ve ancora. I kurdi della diaspora costruiscono in Europa continua a pagina 8 / english text on page 10 Abdullah Ocalan è il presidente del P K K, il Pa rtito dei Lavo rat o ri Ku rd i che è uno dei ri fe rimenti politici più i m p o rtanti per il popolo kurdo ed è s t ato il principale art e fice d e l l ' abbandono della lotta arm ata da p a rte del PKK e della gestione di una p roposta di pace, costantemente ri fi u t ata dal regime turco. Nel 1998 Ocalan è arrivato in Italia per ri l a n c i a re la sua proposta di pace ma l'italia e l'europa non hanno colto l'occasione per dive n t a re pro t ago n i s t e di un perc o rso di pace che av rebb e c o i nvolto tutto il Medio Oriente ed hanno abb a n d o n ato Ocalan al suo d e s t i n o, c o s t ri n gendolo a lasciare l ' I t a l i a. Il 16 febb raio 1999 "Apo" (padre, i n c u rd o, come viene ch i a m ato) è stat o rapito dai servizi di sicurezza turchi e t ra s p o rt ato nell'isola di Imrali dove d eve scontare il carc e re a vita. Da qui, nonostante le terribili condizioni di d e t e n z i o n e, non ha mai cessato di ri l a n c i a re la sua proposta di pace. Recentemente il Comitato A n t i - t o rt u ra del Consiglio d Europa ha accusato la Tu rchia di non consentire ancora visite rego l a ri della sua famiglia e dei suoi lega l i. Abdullah Ocalan is the president of the P K K, the Ku rdish Wo rke rs Pa rt y, one of the most important political re fe re n c e points for the Ku rdish p e o p l e, and has been the driving fo rc e behind the PKK s abandonment of arm e d s t ru ggle in favour of a peace pro p o s a l, c o n s t a n t ly rejected by the Tu rkish regi m e. In 1998 Ocalan arrived in Italy to re l a u n ch his peace proposal but Italy and E u rope didn t take the opportunity to have a leading role in a peace strat egy that would have invo l ved all of the Midd l e East and abandoned Ocalan to his destiny, fo rcing him to leave Italy. On 16th Feb ru a ry 1999, Ap o ( fat h e r in the Ku rdish language) was kidnap p e d by the Tu rkish s e c u rity service and taken to the island of Imrali wh e re he is now serving a life s e n t e n c e. Despite the terri ble conditions under wh i ch he is detained, he has neve r ceased p romoting his peace proposal. Recently the A n t i - To rt u re Committee of the E u ropean Council has accused Tu rkey of still not allowing regular visits from his fa m i ly and law ye rs.

8 AsylumPost_02ok :16 Pagina 8 8 Aprile 2004 dossier KURDISTAN continua da pagina 7 due importanti istituzioni: i l Pa rlamento kurdo in esilio e la M e d - T v, unica voce del popolo kurdo nel mondo. Cresce nei parlamenti europei il sostegno alla causa kurda, ma le log i che dell'ap p a r t e n e n- za alla NAT O, dell'ampia possibilità di lucrosi investimenti in T u r chia (primo fra tutti la ve n- dita delle armi), del ruolo s t rat egico at t ribuito dall'occidente alla T u r chia (ponte t ra l'europa e il nuovo petrolio dell'asia centrale da una parte, e baluardo sud-occidentale della NATO contro il presunto fo n d a- mentalismo islamico dall'altra ) hanno fino ad oggi indotto i g overni europei a non fa rs i c a rico della soluzione della questione kurda. I kurdi sono sempre più soli. I ra q Dopo la seconda guerra del G o l fo e la caduta di Sadd a m H u s s e i n, i kurdi ira ch e n i hanno consolidato la propri a posizione autonoma nel nord d e l l ' I ra q ; posizione che si era m a n i fe s t ata per tutto il periodo dell'embargo all'ira q at t rave rso la creazione di zone di divieto di sorvolo per l ' aviazione ira ch e n a. In realtà anche durante il r egime di Sadd a m, B ag h d a d non ha mai disconosciuto l'identità kurda; l i b ri e studi in kurdo non sono proibiti, m a n e a n che incentivat i. Va nat u- ralmente ri c o r d ato che anch e S a ddam si è macch i ato di orrendi crimini contro i kurdi ira ch e n i. I ra n L ' I ra n, mosaico di popoli, non nega l'esistenza del popolo kurdo; una delle r egioni iraniane continua a ch i a m a rsi Kurdistan (corrisponde solo ad una piccola parte del Kurdistan ori e n t a l e i ra n i a n o ). La feroce repressione dei Ku r d i, da parte dello Scià e, in seg u i t o, d a parte dei mullah, è dov u t a alle ri vendicazioni politich e dello storico Pa r t i t o D e m o c ratico del Kurdistan - I ra n, n ato nel 1945, ch e chiede democrazia per l'ira n e autonomia per tutte le r egioni etnicamente dive rs e dalla magg i o ranza fa rsi e l'uso della lingua kurda ch e è tollerata ma non inseg n at a nelle scuole. Come in Ira k, che da decenni brutalmente "arabizza" le aree petrolifere del Ku r d i s t a n, a n che l'iran ha voluto "persianizzare" la r egione petrolife ra kurda di Ke r m a n s h a h. La Repubbl i c a islamica politicamente non t o l l e ra le ri ve n d i c a z i o n i d e m o c ra t i c o - a u t o n o m i s t e k u r d e, tanto da aver fat t o assassinare all'estero il leader storico del Pa r t i t o d e m o c ratico e il suo success o r e, ma ri c o n o s c e, n e l l ' a m- bito della religione unific a n t e, l'esistenza di culture d i ve rs e : per esempio neg l i anni scorsi ave va va l o ri z z at o le esibizioni spettacolari delle confraternite religiose kurde dei Darwish. La lingua kurda non è proibita, ma non è inseg n at a. Il regime tiene a presentare i kurdi come "nomadi" iraniani (perch é questo popolo prat i c a t radizionalmente l'allevamento del bestiame con il metodo della tra n s u m a n z a ) presumibilmente per disinnescarne la specificità cult u rale nell'ambito dei popoli i ra n i c i. S i r i a Una parte del terri t o rio del Ku r d i s t a n, non estesa ma ricca di ri s o rs e, si trova in S i ri a. I n o l t r e, s o s t a n z i o s e comunità kurde si erano insed i ate ad A l e p p o, H a m a, Damasco fin dal secolo XI. Fino al 1962 nella Siri a i n d i p e n d e n t e, nonostante i kurdi non godessero uffi c i a l- mente di diritti culturali e l'istruzione fosse escl u s i vamente in arab o, e ra possibile p u bblicare opere in kurdo, comprese gra m m at i che e ab e c e d a ri. Dal 1962 anche in S i ria inizia la repressione nei confronti dei kurdi kurdi vengono pri vati dello s t atus giuri d i c o ; a n c o ra ogg i essi e i loro discendenti sono p rivi di ogni diritto civile: n o n possono sposars i, i s c ri vere i figli a scuola, stipulare cont rat t i, godere di assistenza s a n i t a ri a. In compenso e p a ra d o s s a l m e n t e, fanno il s e rvizio militare e hanno p a r t e c i p ato a tutte le guerre s i ri a n e. Con l'av vento al potere del partito unico Baas si intensifica la repressione contro i kurdi. Viene penalmente vietato l'inseg n a m e n t o della lingua kurda e la diff u- sione di qualsiasi espressione artistica e cultura l e. N eg l i anni ottanta, in funzione anti t u r c a, la Siria ospita la dirigenza del PKK e tollera l'istituzione di una grande accademia che formerà migliaia di d i rigenti politici kurdi e ve r r à chiusa nel Ha collab o rato il C e n t ro Culturale Ku r d o di via Va l t o r t a, 23 Milano Per ri p re n d e re il filo della lettura del mondo c'è un solo modo: m e t t e rsi dalla p a rte delle vittime. Guard a re il mondo, a n che il nostro, con i loro occh i. Con gli occhi dei pro f u g h i, d e i d i s c ri m i n at i, d egli incarc e rat i, d eg l i a ffa m at i. Ma questo non è possibile se, a n ch e solo per un at t i m o, non si condiv i d e una parte della loro vita." Queste parole sono di Dino Fri s u l l o, il gi o rnalista e scri t t o re italiano s c o m p a rso poco più di un anno fa dopo una troppo breve vita spesa per d i fe n d e re i diritti dei deboli e in part i c o l a re dei kurd i. In the period January/July 2003 alone the IHD (Association fo r Human Rights) has found the following violations: 715 people have been subject to tort u r e, ill treatment or deg ra d i n g behaviour; 241 people have been violently attacked by the security forces during marches or demonstrations; 5353 people are arbitrarily detained 14 newspapers and magazines have been closed down. In the T u rkish prisons there are almost political pri s o n e rs. The two most "famous" of them are Abdullah Apo Ocalan and Leyla Zana. To take up the thread of unders t a n d- ing the wo rld there is just one way : put yo u rself on the side of the victims. To see the wo rl d, o u rs too, t h rough their eye s. Th rough the eyes of re f u ge e s, t h o s e who suffer discri m i n at i o n,the impri s- oned and the hungry. But this is not possible if, even fo r just a moment, we don t share a part of their live s. These are the wo rds of Dino Fri s u l l o, the Italian writer and journalist wh o died just over a year ago after too bri e f a life spent in defending the rights of the we a k, e s p e c i a l ly the Ku rd s.

9 AsylumPost_02ok :16 Pagina 9 dossier KURDISTAN 9 SENZA LEGALITA' NON SI PUO' V I V E R E Leyla Zana è una meravigliosa donna kurda. Eletta nel parlamento turco, è stata arrestata nella seduta inaugurale per aver pronunciato il proprio discorso in kurdo e condannata a 15 anni di carcere che sta scontando con grandissima dignità e fierezza. Dal carcere di Ankara dove è attualmente rinchiusa già da 10 anni, il 26 gennaio scorso ha scritto una lettera al Presidente del Parlamento Europeo Pat Cox in cui tra l altro dichiara: Egregio Presidente Cox, sappiamo bene quanto lei e il Parlamento Europeo si siano interessati al nostro processo. Io e i miei amici La ringraziamo sentitamente. Credo che in questo secondo processo sia apparso chiaramente che si tratti di un caso politico nel contesto generale di come il Governo intende affrontare la questione kurda, la democratizzazione, i rapporti con l'unione Europea e la stessa questione di Cipro. Ciò nonostante noi non smetteremo di lottare perché il nostro processo si svolga nell'ambito del diritto. La data che verrà fissata alla fine di quest'anno dall'ue per l'apertura del negoziato di adesione della Turchia spazzerà sicuramente via le resistenze e i ben noti ostruzionismi degli euroscettici. Tuttavia il perdurare di un clima di incertezza o il continuo rinvio della data d'inizio dei negoziati potrebbe generare il caos in Turchia e quindi nella regione. Vorrei sottolineare la mia preoccupazione a tal proposito. Vorrei inoltre precisare che preferisco essere una detenuta in Turchia, quale paese che ha iniziato il negoziato con l'ue, piuttosto che essere libera in una Turchia che si allontana sempre più dai valori propri dell'ue. Per noi è senza dubbio più importante della nostra stessa libertà individuale sostenere la pace nel nostro Paese, nella nostra regione, nel mondo e consolidare in modo duraturo l'amicizia, la fratellanza e l'amore Leyla Zana Siamo tutti ri chiedenti asilo, tutti giunti in Italia per ch i e d e re pro te z i o n e, p ro tezione che ci è stata negata con un diniego della Commissione Centrale per il ri c o- noscimento dello status di Rifugiato. Odissea dopo odissea, n egazione dopo nega z i o n e, molti di noi si sono trova t i, alla fi n e, d avanti al muro dell'espulsione che ci costringe ancora di più all'invisibilità o, nei casi più dra m m a t i c i, a un ritorno coatto alla realtà da cui siamo fuggiti per scampare al carc e re, alla tortura, alla morte. Scappiamo da un paese, la T u rch i a, che nega diri t t i, l i b e r t à, identità e uguaglianza a moltissimi suoi cittadini. Scappiamo da un paese dove gli arresti arbitra ri, la tortura, la violazione siste m a- tica dei più elementari diritti sono prassi quotidiana. N o n o s t a n te questo le speranze per noi profughi kurdi di ve d e rci riconosciuto lo status di rifugiato diventano sempre più esili. La laconicità e ri p e t i t ività dei dinieghi adottati dalla Commissione Centra l e per il riconoscimento dello status di rifugiato ha inoltre, n egli ultimi te m p i, assunto contorni politici pre o c c u p a n t i. Nel 2002 le ri ch i e s te di asilo pre s e n t a te in Italia da profughi kurdi sono state più di 500, ma si stima che in Italia vivano più di 2000 kurdi e che in Euro p a la comunità kurda conti circa un milione di persone tra immigrati e ri f u g i a t i. Ma il pro blema dell'asilo non è solo kurd o :nel 2002 le ri ch i e s te di asilo esaminate dalla Commissione sono state ; di queste hanno avuto il dinieg o. Il diniego ci fa ri p i o m b a re nell'illegalità e quando si è illegali non si può ave re un lavo ro, se non rimanendo nell'ombra, né si può trova re una casa o un qualsiasi posto in cui stare. Quando si è nell'illegalità non si ha identità e senza identità non si può vive re. Quello che chiediamo è che ci ve n ga riconosciuto il diritto d'asilo, d i ritto umano fo n- d a m e n t a l e, ma anche dove re politico e civ i l e. Quello che chiediamo è il sostegno e il riconoscimento della legittimità della nostra p ro te s t a,ma anche l'assunzione di re s p o n s abilità con l'adozione di una legge organica in mate ria d'asilo, che attui l'articolo 10 della Costituzione italiana, il cui te s t o re c i t a : Lo stra n i e ro, al quale sia impedito nel suo paese l effe t t ivo esercizio delle libertà democra t i che ga ra n t i te dalla Costituzione Italiana, ha diritto d asilo nel te r- ri t o rio della Repubblica secondo le condizioni stab i l i te dalla leg g e. Un gruppo di 50 pro f u g h i IMPOSSIBLE TO LIVE OUT O F THE LAW due immagini della parlamentare kurda Leyla Zana Leyla Zana is a marvellous Kurdish woman. Elected to the Turkish parliament, she was arrested during the opening session for having given her speech in Kurdish and sentenced to 15 years imprisonment. A sentence that she is facing with extreme dignity and spirit. From the prison in A n k a ra wh e re she has alre a dy been held for 10 ye a rs, she wrote a letter last Ja nu a ry 26th to the President of the European Pa rliament Pat Cox,in wh i ch she say s : Dear President Cox,...we well know how much you and the European Parliament are interested in our process. My friends and I thank you whole-heartedly. I believe that in this second process, it has become clear that it is a political question, within the general context of how the Government intends dealing with the Kurdish question, the democratic process, the relationship with the European Union and the question of Cyprus. Despite this we will never give up the struggle to ensure our process takes place within the area of the law. The date that will be fixed by the EU at the end of this year for the opening of negotiations for the entry of Turkey will no doubt sweep away resistance and the well know obstructionism of the euro sceptics. However the persistence of a climate of uncertainty and the continual delaying of the negotiations could cause chaos in Turkey and consequently in the region. I should like to stress my concern in this matter. Leyla Zana We are all asylum seeke r s, all came to Italy to seek pro te c t i o n,p ro tection th a t has been refused with a rejection by the Central Commission for re c og n i t i o n of refugee status. Odyssey after odyssey, n egotiation after neg o t i a t i o n,m a ny of us found ourselves in the end facing the wall of expulsion which pushes us even more into invisibility or, in the most dramatic cases, to compulsory re p a t riation and to the reality fro m w h i ch we fled in order to escape pri s o n,t o r t u re and death. We flee from a country, T u rke y, w h i ch denies many of its citizens their ri g h t s, f re e d o m, identity and equality. We flee from a country where arbitrary arre s t s, t o r t u re and the systematic violation of the most basic rights are daily eve n t s. D e s p i te th i s, our hopes of being re c ognised as refugees are ever more slight. The brusque manner and the fre q u e n cy of the denials of the Central Commission for re c ognition of refugee status have recently taken on worrying political aspects. In 2002 in Italy th e re we re over 500 requests for asylum made by Ku rd i s h re f u g e e s, but it is estimated that th e re are over Ku rds living in Italy and that the Ku rdish community in Europe numbers approx i m a tely 1 million i n cluding immigrants and re f u g e e s. The pro blem of asylum howeve r, is not just a Ku rdish one: in 2002 the Commission examined re q u e s t s ;of these we re re j e c te d. The rejection fo rces us outside the law and without legal status, you cannot wo rk unless you stay in the shadow s, nor can you find a house or somewhere to stay. When you are illegal you have no identity and without identity you cannot live. What we ask for is that we are gra n ted the right of asylum, not just a basic human right but also a political and civil duty. What we ask for is the support and the re c ognition of the leg i t i m a cy of our pro te s t, and the adoption of an organic law on asylum effe c t ively putting into pra c t i c e A r t i cle 10 of the Italian constitution which states A ny fo re i g n e r, who is preve n te d in their own country from exe rcising democratic liberty as guara n teed by th e Italian constitution, has the right to asylum in the te r ritory of the Republic according to the conditions established by the law. A group of 50 re f u ge e s

10 AsylumPost_02ok :16 Pagina Aprile 2004 dossier KURDISTAN THE KURDS The earliest traces of the presence of the Kurdish people in the area cove ring Ira n, I ra q, T u rkey and Syri a, d ate back to B. C. It can safe ly be said that of all the populat i o n s c u r r e n t ly to be found in that reg i o n, none has a more leg i t i m ate historical claim to be there. After the Fi rst Wo rld Wa r, the treaty of Sèvres in 1920 laid down the basis for an independent Kurdish stat e ; the successive t r e aty of Lausanne howe ver divided Kurdistan between the new born state of T u rke y, S y ria (a Fr e n ch Protectorat e ), t h e new Iraq (created by European diplomat s ) and under a British mandate and Pe rs i a ( c u r r e n t ly Ira n ). The aim of the victorious powe rs from the Fi rs t Wo rld War was the dismemberment of the Kurdish terri t o ry and the destab i l i s ation of the area in order to defend their economic and s t rat egic interests. On top of this, a determining factor and expressly stated in the diplomat i c reports at the time, was the discove ry in Kurdistan of oil. To d ay the Kurds number over 35 million peop l e, 25 million of whom still live in Ku r d i s t a n where they make up the majority (over 85%). C o n s e q u e n t ly, after A rabs and T u rk s, Kurds are the third largest ethnic group in Western A s i a. TURKISH KURDISTA N In October 1923 the Republic of Turkey is proclaimed, with Ankara as its capital and Mustafa Kemal Ataturk (the father of the Turks), as president Even though the Treaty of Lausanne (1923) assured the protection of ethnic minorities, the Turks did not consider the Kurds as a minority, as they are Muslim. The Kurds were betrayed by the attempt to make them Turkish, the cancellation of the existence of the Kurdish people and their total assimilation, on pain of death or exile: the Kurds became the "mountain Turks". All T u rkish Kurdistan arises in revo l t : up to , there were a total of 28 revo l t s, all brut a l ly suppressed. There fo l l ows long decades of forced assimilation and up until the 60 s, t o t a l silence on the issue of T u rkish Ku r d i s t a n. T u rkey enters NATO in sees the fi rst military coup, fo l l owed by a second coup d e t at in The infamous tribunals of Stat e s e c u rity are set up, controlled by the military, and the repression against the opposition b eg i n s : s t ate terror is unleashed on Ku r d i s t a n. In 1973, t ogether with other Kurdish and T u rkish companions, Abdullah Ocalan fo u n d s the Student s Union of the Unive rsity of A n k a ra ; a movement of Marxist-Leninist i n s p i ration for the liberation of the Ku r d i s h people from the feudal landow n e rs (ag h a ), t h e religious chiefs (shay k h ), from the neo-fa s c i s t groups and from the economic-political powe r, linking nationalism with the class strugg l e. I n 1978 the Union became the Wo rke rs Party of Kurdistan (PKK): the military reaction is i m m e d i at e : the horror of mass arrests, t ri a l s, c apital punishment and torture as the " n o r m ", in the most violent repression. The rise of the left wing political opposition and the explosive situation in Kurdistan are the causes of the third military coup on 12th September The heads of the Armed Forces and the Congress of National Security (Mgk), made up of ministers and the military, take over power with the aim of profoundly changing the country s political system. In the new constitution of 1982 great emphasis is placed upon the eternal Turkish homeland and the holy Turkish State. All rights are limited or suppressed to defend the indivisible State unity, to save national sovereignty, order, public interest, morale and the health of the nation. There begins the most violent repression in Turkish history, as documented in the reports of Amnesty International. The opposition is rendered powerless, political parties outlawed, thousands of members of PKK undergo inhuman torture and the security tribunals, in actual fact martial courts, condemned to death hundreds of others. Ocalan manages to flee and finds refuge in Lebanon and then Syri a, where he orga n i s- es the armed resistance: on 15th Au g u s t 1984 the partesan struggle begins in Ku r d i s t a n. The T u rkish state reacted by setting up a system of collab o ration with the village guards (kurukuluk) who became c o l l ab o ration militia, armed and paid for by the Stat e, and the special anti-guerri l l a c o r p s, k n own for their cruelty and seve r e abuse of human rights of the civilian popul at i o n, the main target of this dirty wa r. In 1987 the Turkish government declares a state of emergency in nearly all of Kurdistan: the regional governments are given full powers and, not subject to any control whatsoever on the part of State, they could evacuate villages and deport the people living there. A ferocious war of extermination breaks out all over the Kurdish territory: its principle victim; the civilian population. The "scorched earth" policy has caused the destruction of more than 4 thousand villag e s and seve ral tens of thousands of victims. Th e popular protest of Serhildan ("raise yo u r h e a d ", the Kurdish intifada) explodes with the " s p ring massacres" Newroz. Thousands of i n t e l l e c t u a l s, j o u r n a l i s t s, politicians and activists are impri s o n e d,tortured or more simp ly just disap p e a r. The number grows of those who have no solution other than to go on hunger stri ke or to set themselves on fi r e. There are more than 4 million refugees within the country, fleeing to the T u rkish cities from the destroyed villages and State violence. Th e exodus to the West is on an enormous scale. The victims of the war in Kurdistan are now more than ten thousand. In 1993 the DEP (Democratic Party) comes into being, only to be outlawed a year later. It quickly resurfaces as HADEP (Democratic People s Party) which, despite being harshly suppressed on several occasions, still survives today. The Kurds of the diaspora found two import institutions in Europe: the Kurdish parliament in exile and the Med-Tv, the only voice of the Kurdish people throughout the world. Support for the Kurdish cause is growing in European parl i a m e n t s, but the logic of memb e rship in NAT O, the strong possibilities of l u c rat i ve investments in T u rkey (pri m a ri ly the sale of arms), the strat egic role at t ri b u t e d to T u rkey by the West (bridge between Europe and the new petroleum of central Asia on the one hand and south western bulwa rk fo r NATO against presumed Islamic fundamentalism on the other) have, until today, i n fl u e n c e d European governments not to get invo l ved in the Kurdish question. The Kurds more isolated than ever. I R AQ After the second Gulf war and the fall of S a ddam Hussein the Iraqi Kurds have consolid ated their autonomous position in the north of the country ; a position that came to the fo r e d u ring the period of the embargo on Iraq by the c r e ation of a no-fly zone for the Iraqi air fo r c e. D u ring the regime of Sadd a m, B aghdad neve r a c t u a l ly refused to recognise the Kurdish ident i t y ; books and study in Kurdish were not b a n n e d, but not promoted either. It should also be remembered that Saddam too was tainted with horri fic crimes against Iraqi Ku r d s. I R A N I ra n, a mosaic of different peoples, does not refuse the right of the Kurdish people to e x i s t ; one of the regions of the country is still indeed called Ku r d i s t a n, although it just corresponds to a small part of eastern I ranian Ku r d i s t a n. The fierce repression of the Kurds fi rst of all at the hands of the Shah and later the mullahs, was because of the political demands of the histori c D e m o c ratic Party of Iranian Ku r d i s t a n, started in 1945, seeking democracy for Ira n and for all the regions that are ethnically d i ve rse from the Fa rsi majori t y, and the use of the Kurdish languag e, t o l e rated but not taught in the sch o o l s. As in Ira q, w h i ch for decades has brutally made "Arabian" the petrol ri ch areas of Ku r d i s t a n, I ran too has sought to make " Pe rsian" the Kurdish oil fields of Ke r m a n s h a h. The Islamic republic politically cannot tolerate the Kurdish demands fo r d e m o c racy and autonomy, going so far as to h ave the historic leader of the Democrat i c Party and his successor assassinat e d ab r o a d ; it does recognise howe ve r, under the unifying umbrella of religion, the existence of dive rse cultures: for example in recent ye a rs they had recognised the importance of the spectacular exhibitions of the Kurdish religious confrat e r n i t i e s, t h e D a r w i s h. The Kurdish language is not actua l ly banned but is not taught. The reg i m e chooses to present the Kurds as Ira n i a n "nomads" (these people are tra d i t i o n a l ly c ow herds, taking their cattle to pasture), p r e s u m ably to cut them off from their cult u ral identity cultural specificity amongst the Iranian peoples. S Y R I A A part of the Kurdish terri t o ry, not particu l a rly large but ri ch in resources, is fo u n d in Syri a. S i g n i ficant Kurdish communities h ave also settled in A l e p p o, Hama and Damascus from the 11th century. In independent Syri a, e ven though Kurds did not h ave any cultural rights offi c i a l ly and all s chooling was excl u s i ve ly in A rab i c, u p until 1962 it was possible to publish wo rk s in Ku r d i s h, i n cluding gra m m a rs and p ri m e rs. In 1962 repression against Ku r d s also begins in Syri a Kurds are d e p ri ved of their judicial stat u s, e ven today they and their descendants still don t have a ny civil ri g h t s. They cannot get marri e d, send their children to sch o o l, m a ke cont racts or have health assistance. Pa ra d ox i c a l ly, in return they do military s e rvice and have taken part in all the S y rian wa rs. With the arri val of the single Baas party, repression of the Kurds has wo rs e n e d. Te a ching of the Kurdish lang u age has been made a penal offe n c e t ogether with all artistic or cultural express i o n. In the Eighties, as a move against the T u rk s, S i ria gives hospitality to the leaders of PKK and allows the institution of an important academy which would train thousands of Kurdish political leaders, until its closure in 1992.

11 AsylumPost_02ok :16 Pagina continua da pag 1 c e n t ro di accoglienza di Sant Anna che è stato il mio primo domicilio ma dal quale ho dovuto andarmene già da tanti mesi. Per cui non ne saprò assolutamente nulla. Così, da quel momento sarò dive n t ato un i rrep e ri b i l e,u n o dei tanti ri chiedenti dive n t ati cl a n d e- stini perché senza un tetto sotto cui ri p a ra rsi e senza un lavo ro. L impossibilità di lavo ra re è un altro dei dra m m atici pro blemi dei ri ch i e d e n- ti asilo e a questo proposito credo ch e vada sollevata una volta per tutte una questione annosa: si dice, e c è una i n t e rp retazione assolutamente costante da parte delle Questure ma anche da p a rte di molti uffici del lavo ro, che il ri chiedente asilo non può lavo ra re. Ma questa regola non è scritta da nessuna p a rt e. Infatti non è così. Più pre c i s a- mente bisogna dire che nell at t u a z i o n e della legge Tu rc o - N apoletano re l at iva a l l i m m i gra z i o n e, che è ancora quella in vigo re, il permesso di soggi o rno per ri chiesta di asilo non è compreso tra quelli che danno titolo al lavo ro. Nella lista si parla di permesso di soggi o rn o per lavo ro subord i n at o, per lavo ro autonomo o per motivi fa m i l i a ri ma non c è il permesso di soggi o rno ch e dia titolo al lavo ro per i ri ch i e d e n t i asilo. Quindi se ne deduce ch e, n o n essendo citato in quella lista, il ri ch i e- dente asilo non possa lavo ra re. Per fo rt u n a,recentemente il tri bunale di B o l og n a,con una ordinanza di poco più di un mese fa, ha ri t e nuto che il permesso di soggi o rno per ri chiesta di asilo previsto dall art.1 della legge M a rt e l l i,in ragione del fatto che il lavoro non è vietato e del fatto che non esiste un'altra possibilità di assistenza della persona deve poter consentire a l l i n t e re s s ato lo svo l gimento dell at t i- vità lavo rat iva. E con questa ord i n a n z a, la prima che vedo in Italia, ha ord i n at o alla Questura competente di ri l a s c i a re un permesso di soggi o rno per ri ch i e s t a di asilo precisando che è valido per s vo l ge re at t ività lavo rat iva. Un pre c e- dente questo molto importante che va c o n s o l i d ato e diffuso perché consentirebbe al ri chiedente asilo di poter essere assunto almeno con una di quelle fi g u re previste dalla legge 30, vale a d i re la legge Biagi, che prevede una d e s t ru t t u razione del merc ato del lavo ro assolutamente cri t i c abile ma che in questo specifico ragionamento potrebbe essere di aiuto. In questo senso: i l ri chiedente asilo potrebbe essere ch i a- m ato a svo l ge re uno di quei lavo ri sostanzialmente ispirati alla temporan e i t à, alla saltuarietà e alla occasionalità come il lavo ro a gettone o quello a ch i a m ata. Un lavo ro che non andrebb e ad altera re il cosiddetto meccanismo di i n gresso legato al decreto fl u s s i. Gianfranco Schiavone* *dell ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà), Ufficio di Trieste. Secondo le usanze locali, prima di andare sposa a un uomo scelto dalla famiglia materna, M. avrebbe dovuto essere purificata con l escissione, ossia l amputazione di una parte degli organi femminili Oggi molte donne fuggono dai propri paesi cercando asilo e rifugio non solo da un regime autoritario, da una dittatura o da una p e rsecuzione di Stat o. Molte rifugiate sono in fuga dalle proprie famig l i e, da ambienti sociali e da gruppi etnici che nelle donne continuano a ve d e re le vittime facili e abituali della violenza. Una di queste, M. (per motivi di sicurezza non posso ovviamente rive l a re il suo nome) l ho conosciuta più di un anno fa, al suo arr ivo in Italia dove è arr ivata grazie all aiuto di una ong intern a z i o n a l e. La prima volta che la vidi mi trasmise una sensazione di grande fragilità. Ma mi sbag l i avo : scoprii presto che nel suo corpo delicato si racchiudevano un i n s ol i t a forza e un indipendenza coraggiosa. La sua storia (raccontata con le sue parole in questa pagina) è la stessa di milioni di altre donne africane che a diff e renza di lei, però, non la potranno mai raccontare. A. E. Sono nata in Togo, a l l i n t e rno di una fa m i glia ch e, cosa assai comune in A f r i c a,è una particolare mescolanza di razze, r e ligioni e gruppi sociali. E in questo miscuglio culturale che vivo e cresco, in un gruppo promi - scuo su cui più di tutto conta la tribù, e nel cui tessuto sociale la donna vale in quanto proprietà personale di un uomo. I miei genitori prove n gono da due differenti gruppi sociali e reli g i o s i :m i o padre è di fa m i glia cattolica mia madre invece è musulmana. Si erano conosciuti molto giovani e avevano deciso di vivere insieme a n che se le due fa m i glie erano profondamente contrarie proprio per questa ap p a rtenenza a due religioni dive rs e. Nonostante le ostili t à,i miei genitori vivono in buona armonia per anni fino alla morte idi mio padre. A quell ep o c a,io e i miei fratelli siamo già gr a n d i c e l li e siamo cresciuti serenamente nella religione patern a. La morte di mio padre sconvo l ge però quell equili b r i o, che si dimostrerà così frag i li s s i m o. Nostra madre ritorna sotto l influenza della sua fa m i glia di origine ch e, nonostante siano passati quasi ve n t a n n i,non ha dimenticato la rabbia e i rancori per quell antica trasgressione della g i ovanissima figli a.e in questa situazione lo zio decide che si deve p r e n d e r e quella figli a, ossia sua nipote, come r i s a r c i m e n t o per la perdita della madre, ossia di sua sorella. Mia madre era andata ai cristia - ni e allora adesso io, sua figli a,d evo andare ai musulmani. Per questo motivo, fin dalla mia prima adolescenza, mi viene To d ay many women escape from their own countries seeking asylum and shelter, but they are escaping not justy from authoritarian re g i m e s, dictat o rships or state persecution. Many refugees flee fro m their own families, social env i ronment or ethnic groups wh e re women are still seen as the easy, natural victims of v i ol e n c e. I met one of these women, M. (for priva cy reasons I obv i o u s ly cannot reveal her name) more than a year ago, when she arr ived in Italy, thanks to an intern ational NGO. At first sight she looked extre m e ly f r ag i l e. This was misleading though, as I soon discove red that her d e l i c ate frame hid unusual strength and courag e. Her story (exactly as she told it) is that of m a ny millions of African women wh o, u n l i ke M., will never be able to tell it. A. E. I was born in Togo, in a family that (as often happens in Africa), is a peculiar mixture of races, religions and social groups. I lived and grew up in this cultural mix, a varied group wh e re what counts ab ove all is the tribe, and wh e re a wo m a n s only value is in being the personal property of some man. My parents come from two diffe rent social and religious groups: my father belongs to a Catholic family, wh e reas my mother is Muslim. T h ey had met when they we re very young and had decided to marry even though their families we re deeply opposed, owing to the diffe rence in re l i g i o n. Despite this difficult situation though, my parents lived peacefully toge t h e r until my father died. At that time, my bro t h e rs and I we re already quite g rown and had been raised in the catholic faith. My fathers death upset this equilibrium wh i ch in reality turned out to be e x t re m e ly frag i l e. Our mother returned under the influence of her family that, after nearly twenty years, had not fo rgotten the anger nor the bad feelings created by their young daughter s rebellion. In this situation my u n cle decides that he must take that daughter, that is his niece, as c o n t i nuamente detto e ripetuto che dov r ò sposare un uomo scelto da loro. Un uomo che darà loro dei soldi e che prenderà e modellerà la sua sposa a modo suo. E p o i ché l uomo da sposare è di una r e ligione dive rsa da quella in cui sono cresciuta accanto a mio padre, mi dov r ò c o n ve rtire e, secondo le usanze locali, d ovrò essere p u r i f i c a t a. Ben presto capisco il significato di questa p r e t e s a :la p u r i f i c a z i o n e è in realtà una e s c i s s i o n e, l amputazione cioè di una part e d egli organi sessuali fe m m i n i li.con un coltello, una lametta o un rasoio viene asportato dal corpo della donna un pezzo di carn e. Tutta l operazione si svo l ge all interno del gruppo fa m i li a r e, in una casa p r i va t a.non vi sono strutture sanitarie o ospedali, anestesia o medico.vi è solo un antica usanza tribale che ti obbli ga,o ancora peggio ti fa senti - re in obbli go, a sottoporti a questa mutilazione. Non è facile oppors i :la pena per le donne che si rifiutano è l emarginazione totale e quelle che oppongono resistenza ve n gono rapite e o bbli gate a un matrimonio fo r z a t o. C e rt o, questo intervento ha conseguenze devastanti per la vita di una p e rs o n a :m a l a t t i e, i n fez i o n i,s t e r i li t à,disturbi post-traumatici e frigidità. E naturalmente tanta sofferenza sia fisica sia psicolog i c a.ma è una t r a d i z i o n e, come tante altre in altre parti del mondo. Non so che cosa mi abbia dato la forza per ribellarm i,se sia stato il rifiuto della forzata conve rs i o n e, l idea di un uomo che ti compra e ti usa oppure la paura di quelle orrende mutilazioni. Qualcosa comunque mi ha spinto a scappare lontano. Pe r ché là, in Togo, non puoi nemmeno chiedere aiuto alle autorità locali : cose come queste sono considerate faccende private perché le donne sono affari di fa m i gli a.non c è niente da dire, anzi è proprio meglio non parl a rn e. E oggi sono qui, in un paese che non sap evo nemmeno che esistesse, a l l e prese con un destino pieno di difficoltà e di incert ez z e, ma che non mi impedirà di cercare una nu ova vita: tutta mia. Testo raccolto da Anna E. According to local custom,before being married to a man chosen by her mother s family, M. had to be purified through excision ;amputation of a part of the female sex organs. compensation for the loss of her mother, that is his sister. My mother had gone over to the Christians, so there fo re I, her daughter, should go to the Muslims. For this reason, from my early adolescence, I was continuo u s ly told that I should marry a man of their ch o i c e. A man wh o would give them money and take and shape his spouse to his own l i k i n g. And since that man would belong to a diffe rent religion fro m that in wh i ch I was raised by my father, I should convert and be p u r i fied according to local custom. I very soon came to understand the meaning of this demand. P u r i fi c a t i o n is in fact excision, i.e. the amputation of part of the female sex organs. Wi t h a knife, a blade or a ra z o r, a piece of flesh is cut out from the wo m a n s body. Everything is carried out within the family group, in a private house. No sanitary structures or hospitals, anaesthetics or doctors. Just an ancient tribal custom that obl i ges you, or still wo rs e, makes you fe e l o bl i ged, to submit to this mutilation. Opposition is difficult: the penalty for women who refuse is to become a total outcast and any who resist are kidnapped and pushed into a fo rced we d d i n g. O b v i o u s ly, this practice has devastating effects on a wo m a n s life: diseases, i n fections, sterility, post-traumatic disord e rs and frigidity. And, of cours e, a g reat deal of suffe r i n g, both physical as well as psych o l ogical. But it is a t radition, just like many others all over the wo rl d. I do not know what gave me the fo rce to rebel: maybe the rejection of a fo rced conv e rsion, the idea of a man that would just buy and use me, or the fear of those dreadful mutilations. Something however pushed me to run away as far as possibl e. Because there, in Togo, you can t even ask the local authorities for help: such things are considered private matters, because women are family business. T h e re s nothing to say, in fact it s best is not to mention it at all. N ow here I am, in a country that I even did not know existed, struggling with a difficult and uncertain destiny, but looking for a new life: a life of my ow n. As told to Anna E.

12 AsylumPost_02ok :16 Pagina Aprile 2004 Ha preso parte a uno stage di recitazione a Volterra ed è poi entrato in una compagnia di attori formata da richiedenti asilo e rifugiati politici come lui I attended an acting course in Volterra and after I joined a company of actors composed of asylum seekers and political refugees, like myself. Vo l t e rra è una bellissima città vicino a Fi re n ze dove c è l Accademia del Te at ro di Nascosto che organizza gi à da anni un corso di recitazione socioc u l t u ra l e. Da questo corso al quale p rendono parte ri chiedenti asilo, ri f u- gi ati e ri c o rre n t i, nascono sempre nu ov i at t o ri che danno vita a spettacoli teat rali sui pro blemi degli immigrati e dei ri f u gi ati politici in Italia e sulle cause che li hanno spinti a lasciare il loro p a e s e. Questi spettacoli ve n gono messi in scena e interp re t ati da noi stessi ri f u gi a- ti. E s t ata per me un esperienza bellissima. Nonostante le diffe re n ze cultura l i e linguistiche dovute al fatto che proven ivamo da tanti Paesi dive rs i, e rava m o come una famiglia e io ho legato tantissimo con tutti loro. Dopo una settimana di prove su un testo da port a re in scena siamo andati tutti a Tri e s t e, u n a l t ra meravigliosa città e una s e ra abbiamo anche assistito allo spettacolo di un gruppo artistico bu dd i s t a. Il gi o rno dopo è toccato a noi: nel teat ro di una scuola, d ove c erano anche le t e l e c a m e re di RAI 3 Regi o n a l e, abb i a- mo port ato in scena uno spettacolo ch e secondo me deve essere piaciuto tantissimo. Siamo rimasti stupiti per quanta gente è ve nuta ad ap p l a u d i rci. E anch e molto commossi per l accoglienza ch e abbiamo avuto e per l amore e l amicizia che ci hanno espre s s o. Abu Khaled At Vo l t e rra, a beautiful city near F l o re n c e, t h e re is the H i dden Th e at re A c a d e my that for some ye a rs has been o rganising a socio-cultural acting c o u rs e. From this cours e, in wh i ch asylum seeke rs,cl a i m e rs and re f u gees take p a rt, n ew actors emerge, one after the o t h e r, giving birth to theat re based on the subject of the pro blems of immigrants and political re f u gees in Italy and the reasons that prompted then to leave their own country. We re f u gees interp ret these perfo rmances in person and for me it was a beautiful ex p e ri e n c e. Despite linguistic and cultural diffe re n c e s,due to the fa c t t h at we all came from so many diffe re n t c o u n t ri e s,we we re like a fa m i ly and I felt so many common ties with all of to them Fo l l owing a we e k s re h e a rsal of the s c ript to be perfo rm e d, we all went to Tri e s t e, another marvellous city, a n d while we we re there we went to see a p e r fo rmance of a group of Budd h i s t a rtists. The fo l l owing day it was our turn. In the t h e at re of a sch o o l, in the presence of the cameras of the local RAI 3, we gave a perfo rm a n c e,wh i ch I think eve ry b o dy must have liked a lot. We we re amaze d at how many people came and ap p l a u d- ed us and we we re also moved at the re c eption we we re given and the fri e n d- ship shown to us. Abu Khaled Ce lo racconta Annet, l attrice che da un anno sta portando in scena nelle piazze, nei teatri, nelle chiese e nelle scuole di tutta Italia le tormentate vicende dei rifugiati politici recitate dagli stessi protagonisti Da un anno e mezzo il Te at ro di Nascosto - Hidden Th e at re di Vo l t e rra, in To s c a n a, ha av v i ato l'accademia di t e at ro - rep o rt age per Rifugi ati e R i chiedenti Asilo. Accanto all'inseg n a- mento di italiano,inglese e info rm at i c a, si insegna agli allievi a ra c c o n t a re, at t rave rso la re c i t a z i o n e, le tante vicende di pers o n e, p o p o l i, e paesi dilaniat i dalla guerra, dalla violenza e dalla pratica della tort u ra. Storie di chi ha dov u- to lasciare il pro p rio paese nella speranza di poter ri c o m i n c i a re a vive re in l i b e rtà e con dignità. Come "Dinieg h i " e "Esilio", due teat ro - rep o rt ages in cui gli studenti e i due at t o ri pro fe s s i o n i s t i hanno ri evo c ato l odissea di tanti ri f u- gi ati provenienti dal Rwa n d a, d a l Ku rdistan turc o, d a l l A f g h a n i s t a n, dalla Palestina. E hanno ra c c o n t at o sulla scena come si è svolta la loro i n t e rvista davanti alla Commissione C e n t rale di Roma, l o racolo che sta al Viminale e che dopo un anno e oltre di attesa decide dell asilo o dell espulsion e, della vita o della mort e, come ha s c ritto Dino Frisullo lo scri t t o re ch e tutti noi amiamo e che è morto re c e n t e- m e n t e. D i n i eg h i è stato rap p re s e n t ato in più di 70 luog h i : p i a z ze, t e at ri, ch i e s e, scuole e siamo torn ati da poco da Roma d ove, a l l ex hotel Bolog n a, abb i a m o p a rt e c i p ato a un seminario sui CPT o rga n i z z ato dal Senato della R ep u bbl i c a Una carat t e ristica part i c o l a re della n o s t ra accademia è la conv ive n z a, u n a fo rma di coabitazione tra studenti, i n s e- g n a n t i, e anche ospiti che tende a fa r c o n o s c e re le ri s p e t t ive culture in modo da fa c i l i t a re la comunicazione tra noi e l i n t egrazione per ch i, a rrivato qui, rimane isolato o costretto a vive re " s egregato" con altri nella sua stessa c o n d i z i o n e. Tramite il teat ro rep o rt age è possibile ap ri re delle porte in modo che a poco a poco, at t rave rso le vicende ra c c o n t ate sul palcoscenico ma tutte t ratte dalla dra m m atica realtà di cui sono pro t agonisti gli stessi studenti at t o ri, tanta gente in questo Paese possa d ive n t a re consap evole e partecipe dei l o ro drammi e delle loro soffe re n ze. C e rto l esperienza che sto vivendo mi p o rta a lavo ra re qui a Vo l t e rra con persone di tutto il mondo che hanno conosciuto la guerra e che hanno vissuto e s p e ri e n ze terribili. Ragazzi che ve n gono da luoghi d infe rn o, d ove per ap p rop ri a rsi di petro l i o, d i a m a n t i, a c q u a, qualunque cosa preziosa si fa soff ri re e m o ri re tanta ge n t e. A rrivano fe riti nel c o rpo e nell anima e si rintanano ov u n- que riescano a fe rm a rsi per ri n ch i u d e r- si di nu ovo in quel loro mondo interi o- re fatto di dolore. Tanti di loro che avevamo incontrato a Milano al naga-har cominciavano a ri t rova re fi d u c i a, avevano accettato di fa re lo stage con noi. Non ce l hanno fat t a : da poco avevano ottenuto un posto letto dopo mesi che dorm iva n o per stra d a, ma gli è stato detto che al l o ro eventuale ri t o rno non l av rebb e ro ri t rovato. Così non abbiamo potuto l avo ra re insieme. A n c o ra una volta devo ave re pazienza; io ho dentro di me tanto dolore e tanta rabbia per il passato di tutti questi gi ova n i che arrivano da noi, per non sap e re niente del loro futuro come Iyad il palestinese che non ha mai potuto vive re nel suo paese, già dich i a rato ri f u gi ato con la fa m i- glia dalla UNRWA (United Nations Relief and Wo rks A ge n cy for Pa l e s t i n e R e f u gees) ma che qui in Italia deve ri p e t e re tutto il perc o rso con la Commissione C e n t rale di Roma per sap e re se avrà asilo politico o no. Oppure A l i, che dall età di dieci anni, quando ha perso il padre e alcuni frat e l l i, ha viaggi ato da Kandahar al Pakistan fino in Tu rchia e finalmente ormai diciottenne dopo otto anni di gi rovaga re è riuscito ad arriva re in Italia. Ce l avrà l asilo politico? E in caso negat ivo qualcuno sa dirmi dove potrebbe andare? Per tutti loro noi andiamo avanti e stiamo cre s c e n d o, tanta gente comincia a s eg u i rci e a sostenerci in mille modi e ci stanno facendo dive n t a re un teat ro semp re meno nascosto. A bbiamo bisogno però di altri sostegni economici e ch i e d i a- mo a chi può di aiutarci. Come? Facendo un ve rsamento sul conto corrente del Te at ro di Nascosto, Cassa di Risparmio di Vo l t e rra, nu m e ro /6 A B I : 6370 CAB:71221 Annet Hanneman Chi vuole può contattarci sulla nostra s i r t. p i s a. i t Te l e fono: english text on page 13

13 AsylumPost_02ok :16 Pagina continues from page 1 This is explained to us by A n n e t,the actress that for a year now has been presenting in city square s, th e a t re s, ch u rches and sch o o l s th roughout Italy the tormented ex p e riences of political re f u g e e s, as performed by these same pro t ag o n i s t s For a year and a half now the Hidd e n Th e at re in Vo l t e rra Tu s c a ny has cre ated the a c a d e my of documentary theat re fo r R e f u gees and Asylum Seeke rs. Toge t h e r with lessons in Italian, English and Dat a P ro c e s s i n g, the students are taught, t h ro u g h d ra m a,to narrate so many of their own personal ex p e riences and those of the people and countries ra cked by wa rs, violence and applied tort u re. These are stories of those who had to leave their own country in the hope of being able to live in freedom and with dignity. Examples of these we re " D i n i eghi" (Rejections) and "Esilio" ( E x i l e ), t wo theat re documentary dramas in wh i ch the students and two pro fe s s i o n a l a c t o rs recalled the ody s s ey of so many re f u gees fleeing from Rwa n d a, Tu rk i s h Ku rd i s t a n,afghanistan and Pa l e s t i n e. Th ey also enacted the interv i ews that they had had at the Central Commission in Rome, the Ora cle located in the Home Office that, after waiting a year or more, decides upon asylum or ex p u l s i o n, b e t ween life or d e at h as wrote Dino Frisullo the wri t e r t h at all we love and who died re c e n t ly. D i n i eg h i has been perfo rmed in more than 70 diffe rent locat i o n s, city square s, t h e at re s,ch u rch e s, s chools and we re t u rn e d f rom Rome a short time ago wh e re, in the ex-hotel Bolog n a, we took part in a seminar on CPT, o rganised by the Italian Senat e. A particular ch a ra c t e ristic of our academy is living toge t h e r, a fo rm of co-hab i t at i o n b e t ween students, t e a ch e rs and also guests with the aim of getting to know the re s p e c- t ive cultures in order to fa c i l i t ate commu n i- c ation one with another and the integrat i o n of those persons wh o, on arrival here, remain isolated or are obl i ged to live in a s egregat e d way with others in the same condition. By means of the theat re docum e n t a ry it is possible to open doors such t h at, little by little, t h rough the ex p e ri e n c e s recounted -on the stage- but all of wh i ch d rawn on the dra m atic reality in wh i ch the actor pro t agonists found themselve s, m a ny people in this country can become awa re of their drama and suffe ring and can part i c i- p ate themselve s. C e rt a i n ly, the ex p e rience that I am go i n g t h rough has brought me here to wo rk in Vo l t e rra with people from all over the wo rl d who have gone through wa rs, and have had t e rri ble ex p e riences. People coming fro m n i g h t m a re regions wh e re,to take possession f rom others of petro l,d i a m o n d s, wat e r, a nything of va l u e, so many people suffer and d i e. Here people arrive that are both bodily and spiri t u a l ly injured and they seek to fi n d a bolthole in any place wh e re they can stop shutting themselves away once again in that i n t e rnal wo rld of pain. So many of them that we had met in Milan in the Naga r-har started to regain a bit of t ru s t, h aving a stage with us. Th ey couldn t m a n age any more : s h o rt ly after hav i n g re c e n t ly obtained a sleeping place after having slept for months on the stre e t s, t h ey we re told that if ever they came back, t h e re would be no room for them. Because of this we could wo rk toge t h e r. Once again I have to have pat i e n c e, i n s i d e myself I have so mu ch pain and rage for the past of these young men that come to us and about whose future we know nothing. Like I ya d, for ex a m p l e, the Palestinian wh o could never live in his country, a l re a dy a d e cl a red re f u gee with the fa m i ly by U N RWA (United Nations Relief and Wo rk s A ge n cy for Palestine Refugees) but however must go through the pro c e d u re with the C e n t ral Commission in Rome all ove r aga i n, to know whether he has political asylum or not. Or A l i, who at 10 ye a rs of age, h aving lost his father and some bro t h e rs, t ravelled from Kandahar to Pakistan and then to Tu rkey and fi n a l ly now, after 18 ye a rs of travelling around succeeded in a rriving in Italy. Will he obtain political asylum? And if not, who can tell me wh e re he can go? For all these people we are carrying on and we are growing; many people are starting to fo l l ow us and to support in countless diffe r- ent ways and we are becoming a theat re that is becoming less and less hidden. We need so mu ch financial help and we are there fo re asking out loud to wh o m ever can help us. H ow? By making a remittance to the current account of the Hidden Th e at re. Cassa di Risparmio di Vo l t e rra, nu m e ro /6 A B I : 6370 CAB:71221 Annet Hanneman W h o ever wants to contact us, our a d d ress is: s i r t. p i s a. i t Telephone: There are still many people in Italy who think that political asylum seekers come to our country only in order to exploit our work opportunities. To strengthen this opinion, as if it were necessary, the recent statement of Mr. Alfredo Mantovano, under-secretary of the Ministry of Interior has just been issued, concerning the untraceability of many asylum seekers, when the time comes to be examined by the Central Commission. According to this member of the Government, one can t help thinking that this is an exploitation of the right of asylum, that is to say, that many foreigners lodged a request for asylum just to be allowed to enter this country. Now, according to the data on asylum applications presented and examined by the Central Commission during the year 2003, some 7,348 asylum seekers out of a total of 11,319 applications (representing in effect 65% of the total number of requests) have disappeared without trace. However, this untraceability is due to the lack of reception facilities, only able to cope with 10% of the requirements, and an overall non-protection system of asylum seekers who are thus forced to move from one place to another. To bear this out,if we consider the asylum seekers who have found hospitality at the PNA (National Asylum Program) network: these happy few (about 2000 people) not only found somewhere to sleep but also where they could learn Italian, how to use computers or receive other kind of training and, above all, where to enjoy a bit of social integration: now, among these people, the untraceability quota is extremely low, less than 10%. What does all this tell us? That the fundamental reason why so many asylum seekers vanish without trace is their existential abandonment, the fact that around them there is no sustaining network, no public welcome and protection system. In a word, the vast majority of asylum seekers coming to Italy has no chance to obtain assistance and is compelled to try new ways. They have two paths they can try. One points to some other country, in the attempt to find somewhere else, whatever solution. This way, even if sometimes successful, normally fails because of the Convention of Dublin, according to which an asylum seeker who has already lodged an application for political asylum, for example in Italy, is immediately sent back to that country. The second way is much more secretive, and brings many asylum seekers, to remain in Italy but clandestinely, and this just because of the lack in Italy of a true protection system. Let me give you a practical example. I land to Sicily. I am taken to Crotone, to the Sant Anna,a very first reception camp, where I wait 20 days for a temporary permit to stay. Then, when I receive the permit to stay, I must leave immediately because the Sant Anna camp doesn t let me stay there. At this stage, I might be lucky enough to find a place inside the PNA Network (which has a grossly inadequate number of places, no more than 2,000, out of the 11,319 applications during the year 2003). Otherwise I find myself outside, with no idea where to go: no shelter, no friends, and no assistance. So I take a train and make for some other region or town in Italy, maybe Milan. Here I soon become aware of the difficulty to find just a bed, even a temporary one where I can stay for a few months and then start again to find another one. At this point I get into new troubles, because when I go to the Police Station to renew my permit to stay they want to know the home address, which I am still looking for. Therefore, the Police Station do not renew my permit, on the basis of a completely illegitimate interpretation of the concept of residence that tries to assimilate the concept of election of domicile in accordance with the Martelli Act, art. 1. with that of residence As a consequence, I go on trying here and there during the long wait to be called by the Central Commission in Rome to decide whether I have, or not, the necessary qualifications to obtain the status of political refugee. At the right moment, however, the long awaited letter will either not be delivered to me, because I have no known address, or it will be sent to the Sant Anna Camp, and I ll know nothing about it. F rom that moment on I ll be one of those people, who have disappeared without trace, because I have no roof over my head and no work. The Bologna Judgment The impossibility to wo rk is another one of the dra m atic pro blems of asylum seeke rs. On this subject I think we must raise an age-old question. It is a fi rm opinion,among not only on the part of the Police but also many Labour Exch a n ge s,t h at asylum seeke rs are not permitted to wo rk. As a matter of fact howeve r, this rule has never been written any wh e re. To be exact, the fact is that the application of Turco-Napolitano Act on immigration, which is still in force, does not mention the permit to stay for asylum seekers among the permits giving right to work. The list contains for instance permits of stay for subordinate or independent work or for family reasons. The conclusion is thus that asylum seekers, since they are not included in the list, are not allowed to work. As such, this attitude is not completely groundless. However the above mentioned Acts refer to those people who enter Italy just to find a job, possibly a better job than that at home, in order to improve their way of life, while an asylum seeker is essentially a fugitive who tries to save his life but, once in Italy, must survive as well: therefore he needs to be allowed, when possible, to work. Luckily enough, these laws have been recently interpreted in a less formal and restrictive way by the Bologna Court,little more than a month ago, which stated the possibility to work, when essential for living and not forbidden by laws, cannot be denied to asylum seekers with permit to stay (Martelli Act, art.1). As far as I know this is the very first judgment according to which the Police Station has been ordered to issue a permit to stay for asylum seeker clearly specifying its validity for work. This judgment is very important and must be known and followed, as it enables the asylum seekers to obtain at least the class of temporary jobs defined by the Biagi Act (the 30 Law) This, while bringing about a restructuring of the labour market that can be absolutely open to criticism, could be of real help in this situation. The asylum seeker could be able to obtain one of those jobs that are substantially inspired by provisional, part-time or occasional factors without interfering with the normal immigration law. Gianfranco Schiavone

14 AsylumPost_02ok :16 Pagina Aprile 2004 continuues from page 2 Some asylum seekers recount the terrible experiences of their dramatic escapes Pe rsecution, intimidation, humiliation, beatings, prison, torture: and then the fe a r, for oneself, the f a m i ly, friends: and so the decision to flee. T h e j o u r n ey. Fabrizio de André sings of the joy of t ravel in his splendid Ko rakané. But it isn t like this for all those fo rced to leave their family, h o m e, wo rk, habits, perfumes, flavours, ev e r y- thing that you can call life. Men and women that l e a v e, torn with pain, with no-one to show them the wa y. People who to save themselves fro m v i o l e n c e, bu l lying and torture, risk death, just to get away and re a ch places that until then they had never even thought of nor wanted to visit. T h e re are so many of them and each one carries the signs of pain and suffering in their body and in their eyes. But the ones we meet are the luck y ones, the ones that have made it. Others, aga i n s t a back g round of ge n e ral indiffe re n c e, may die during the journey: suffocated in lorries or in the holds of ships, or drowned or lost en ro u t e, far from s a fety. Here are the stories of some of the lucky ones. After I had been release by the police in Pa z a rcik (Tu rkey ),t e rri fied both for myself and my fa m i ly, I was too scared to go home and so left for Gazantiep wh e re I stayed hidden for 34 d ays. At last in Istanbul I managed to find a lift with a lorry : I stay closed inside until we re a ched Bulga ria. Another lorry then took me to the border with Macedonia. I crossed the frontier on fo o t,t h rough the mountains,accompanied by someone who knew the a rea. It was dark, cold and I got totally soaked crossing a rive r. I wa s n t alone though; with me we re 38 others,i n cluding ch i l d ren and two pregnant women. We arrived at 5 o cl o ck in the morning after an exhausting trip. Waiting for us was a bus that took us to the shores of a lake,wh e re there was a rowing boat to take us to the other side,bu t t h e re was too mu ch wind. For two days we stayed shut up inside a stabl e,and we re fo r b i dd e n to go outside. Only at night did they bring us something to eat. The third day we crossed the lake, c rammed into the rowing boat, we fi n a l ly re a ch e d the Albanian coast. Here, we we re locked up once aga i n : eight days later we we re loaded onto two closed vans and, a lways at night, we re taken to Ti rana. From there, after another day, we arrived in the small town of Flori a, wh e re we waited another eight days for the wind to drop so that we could leave. We crossed the A d ri atic at night in a ru bber dinghy, wh i ch could hold 15 people at most. A c t u a l ly all 38 of us got ab o a rd, s q u e e zed in tightly, and ve ry afraid of sinking. On top of that we we re all wet and ve ry cold. Luck i ly the dinghy had four engines and was ex t re m e ly fast. In just two hours we crossed the sea and we could alre a dy see the s h o re in the distance. Soon, we said, we ll be let off this boat. And so we we re, but not on shore, but while we we re still in deep wat e r. We we re re a l ly afraid that we we re n t going to make it and ye t, helping each other, we managed to re a ch the beach. My journ ey to put foot on Italian soil had taken twenty-six day s. M e h m e t M. D. s story : I had to flee from Liberia in a hurry, s eventeen ye a rs old and terri fi e d. I spent t wo weeks in the Ivo ry Coast, c rossed to Ghana, then Togo, then after ten days in Benin, I c rossed into Nige r. Wh e rever I went I found a gre at deal of pove rt y, I was lost,i didn t know h ow to surv ive, I couldn t find wo rk, eve ryone looked on me as a fo reigner and a minor at t h at. I spent three days shut up with another nineteen people in a Toyo t a, wh i ch took us to L i bya. As soon as we arrive d, the police stopped us and sent us back to Nige r. From there, I t ried aga i n, this time going through Ciad to nort h e rn Sudan, close to A l ex a n d ria in Egy p t. I asked eve ry wh e re how I could get on a ship for Euro p e. I found an A rab,owner of boat that was crossing the Mediterranean. It cost 1000 A m e rican dollars, but I had nothing more left and so I begged the owner to let me leave with him. He was moved by my story and by how young I wa s, so he allowed me on board for fre e. Th e re we re fo rt y - five people in a boat that should have held twenty-eight at most. When we got on board the hold began filling up with water and we all had to wo rk t ogether to bale out. We stayed piled into that hold for three days and three nights, a l l soaking wet. A b ove all there was a terri ble smell of fish and vomit. Th ey gave each one of us a coca cola and that was it for the entire voyage no fo o d, no wat e r. We didn t even have the strength though to protest. We remained in silence for the wh o l e t i m e, no-one spoke or slept. Pra c t i c a l ly all of us we re from Sub Saharan A f ri c a, w i t h just a few north A f ricans. When we re a ched A gri gento the police took us to a centre wh e re we we re give n clothes and bread and ch e e s e. I was later taken to hospital because of a heart pro bl e m wh i ch the journ ey had made wo rs e. I fled my country, S u d a n, by walking without stop for ten day s recalls A. J. Th e re we re about seventy of us, but only a few of us managed to make it to Libya. In Tri p o l i I went to the large fo re i g n e r s marke t, wh e re they put me in contact with the people o rganising the crossings. For the journ ey I had to pay A m e rican dollars, so I wo rked at the marke t, d ay and night for three months. At last, we we re loaded into a 12 metre boat. Th e re we re twenty-one of us, 1 2 S u d a n e s e, 8 Somali and one from Bangladesh. The journ ey took fifteen hours, we had nothing to eat nor dri n k, and we re all soaking wet as water came into the boat, m a k i n g us feel the cold even more. When I re a ched Lampedusa, l u ck i ly, I was welcomed by kind people and I hope that ve ry soon I will be able to understand the Italian language. (As told to Giulia and Elena) continues from page 6 The errors to avoid in treating refugees and victims of violence For the last few ye a r s, in respect to emerg e n- cies and humanitarian inte r ve n t i o n s, p s ych i a- try and psych o l ogy have been dominated by th e r h e t o ric of t ra u m a. S eve ral internationally re n owned authors such as Françoise Siro n i, D e rek Summerfi e l d, Roberto Beneduce and Enrique Quero i, h ave b ro ken away from the traditional models to deal in a diffe rent way with trauma and the re a l i t y of torture victims, e a ch one of them pro p o s i n g their own an ad hoc meth o d o l ogy. A basic pre m i s e, s h a red by these auth o r s, is th e i r c riticism of PTSD Post T raumatic Stress Disord e r as proposed by the DSM IV manual (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disord e r s ). PTSD is an attempt at finding a common diagnostic te r m, on an international leve l, th a t could be used for disorders resulting from tort u re. H oweve r, as believes Beneduce, to use such a tight definition could lead to nega t ive consequences for those concerned. In fact the are va rious ri s k s : to m e d i c a l i s e cases that should really also be considere d f rom a social-political aspect; the loss of th e i n ternational dimension of the torturer who vo l u n t a rily inflicts pain on the victim and in so doing causes them to lose fa i th in humanity, s o m e thing that should not and cannot be confused with the chance nature of other types of t raumatic eve n t s ; re p resentation of the tra u m a as an eve n t and not as something that is ongoi n g, th e reby underestimating the stressful situation that often fo l l ows major tra u m a t i c e p i s o d e s. The indiscri m i n a te use of PTSD favours the bl u r ring of the distinction betwe e n t o r t u rer and victim, a distinction which inste a d should be upheld in order to provide appro p ria te th e rapeutic action for the patient, a c t i o n that presupposes an explicit alliance betwe e n th e rapist and torture victim. I t s precisely these points, and ab ove all th e last one, that Francçoise Siro n i, c u r rently th e d i rector of the Georges Deve reux Centre of E th n o p s ychiatry in Pa ri s, b reaking away fro m classic models, has elab o ra ted into a new psych o th e rapeutic model for torture survivo r s. To succeed in th i s, she has found a strong supp o r ter in Tobin Nathan (her te a cher and th e fa ther of eth n o p s ychiatry) who inv i tes th e rapists to cre a te models w h e re common rules are no longer applicabl e. So observation becomes the fundamental basis for any th e rapeutic inte r ve n t i o n. The th e rapist is lead to modify their re p resentation of the disorder and to adapt their pra c t i c e a c c o rding to what they observe, so avo i d i n g l o cking the object of their study into pre c o n- c e ived categ o ri e s. In the specific case of torture victims, S i ro n i starts off from the principle that as torture is s o m e thing wa n ted by an ex ternal element, th e d i s o rder cannot be attri b u ted to the nature of the patient, but is the consequence of inte ra c- tion with anoth e r. The th e rapist must necess a rily th e re fo re include this inv i s i ble th i rd p a r t y, i. e. the torture r w i th this she distances herself from we s tern psych o p a th o l ogy and psych o a n a l y s i s, w h i ch generally do not conte m- p l a te inv i s i ble th i rd parties, apart from th e i nv i s i ble intra p s ych i c, or ra ther the uncons c i o u s. To start from the nature of the patient would mean giving credence to the idea that he was tortured because of something intrinsic in his nature, th e reby completing the wo rk of th e t o r t u rer ( to take an inte rest in the nature of the patient would mean putting yourself in th e m a n i p u l a t ive logic of the torture r ) To dismantle the influence of the torturer yo u h ave to try and discover the intentionality of his syste m :S i roni th e re fo re fo rces the patient to think about the inv i s i ble th i rd party and to re o rganise th e m s e l ve s, taking into account an ex ternal th o u g h t ; thanks to infi l t ration and expulsion te ch n i q u e s, it becomes the antidote to the torture r. She also criticises the effects of the subdiv i d i n g the patients according to va rious appro a ch e s ; m e d i c a l, p s ych o l og i c a l or s o c i a l : g ive n that torture is an event that upsets someone s e n t i re being, this type of patient must be cons i d e red as a person as a whole. In the next issue we will try and inte r p ret th e thinking of another leading expert in this fi e l d, the psych i a t rist Derek Summerfield of St. G e o rg e s Hospital Medical School of London. Silvia Pri gi o n e Giovedì 29 aprile (h ), alla libreria Utopia di Milano (via della Moscova, 52) si svolgerà l ultimo dei quattro incontri organizzati dal Naga sul problema degli immigrati in Italia. Relatori: dottor Italo Siena, responsabile del naga-har, il Centro dei richiedenti asilo, e alcuni rifugiati politici. On Thursday the 29th April at o clock the last of four meeting organized by Naga about the problems of immigrants in Italy will be held at the Utopia Bookshop (Via della Moscova, 52). The speakers include: doctor Italo Siena, in charge of naha-har, together with numerous political refugees.

15 AsylumPost_02ok :16 Pagina SPORT Così abbiamo seguito al naga-har i vivaci ed entusiasmanti i n c o n t ri di calcio delle squadre afri c a n e Isham ha rag i o n e. Alla squadra del naga - h a r, che pure è u n ottima fo rmazione composta da giocatori vol e n t e rosi e g e n e rosi, non manca la voglia di giocare ma è fre n ata da tanti altri fattori. Primo fra tutti quello economico, fo rs e la va r i abile che influisce mag g i o rmente sulle prestazioni e sulla prep a r a z i o n e. Essendo la nostra squadra del naga - har la fo rmazione di un centro di rifugiati e richiedenti asilo e, per questa rag i o n e, totalmente priva di mezzi e c o s t retta ad autofinanziarsi, le risorse monetarie sono assai scarse e obbl i gano a scelte limitat e. Un esempio: la squadra non possiede un campo di calcio proprio nel quale p o t e rsi allenare ma anche da utilizzare per amichevoli e incontri importanti. Si ritrova in un parco pubblico e, per Non capisco nulla di calcio; è un gioco che non mi ha mai appassionato e ch e ho sempre ri te nuto sopori fe ro. I n o l t re non conosco le regole del gioco e la te l e- c ronaca in tedesco non mi aiuta. Questa premessa è dove rosa perché sto s eguendo con i ragazzi che fre q u e n t a n o il naga-har (il Centro milanese dei R i chiedenti asilo e Rifugiati politici) le p a r t i te serali della Coppa d Afri c a e non sarei pro p rio in grado di dare va l u- tazioni di tipo tecnico sugli incontri. E partita da loro la ri chiesta di poter ve d e- re tutti insieme le partite di calcio delle l o ro squadre e a me è sembrata un ottima pro p o s t a, a n che per dare loro la possibilità di riv ive re almeno in parte le emozioni che sicura m e n te avevano già vissuto negli stadi dei loro paesi d ori g i- ne e di poter fi n a l m e n te rive d e re in campo le pro p rie squadre. I tifosi di football sono stipati nella stanza dove è la T V. T re n t a,q u a ranta raga z- z i.t ra tutti loro, io e Ishmail spicch i a m o p e rché siamo gli unici ro s a s e m p re presenti tra il nero dei sudanesi, t og o l e s i, c a m e r u n e s i,congolesi e ivo ri a n i.fa caldo a l l i n te r n o, ma molti tengono ancora a ddosso sciarpa, b e r re t t o, giacca a ve n t o e, n o n o s t a n te il tè bollente che si beve tutti in continu a z i o n e, appaiono assolut a m e n te a pro p rio ag i o. All inizio di ogni partita, secondo le squad re che giocano, si formano le opposte t i fo s e ri e. Per alcune formazioni si fa un t i fo strepitoso ravv ivato da impre c a z i o- ni o da incitamenti e guidato da splendidi rumorosi supporte r :i n d i m e n t i c abile il t i fo di Mohammed per il Burk i n ab e, m e n- t re altre partite sono seg u i te in sottotono soprattutto se le sfidanti sono e n t rambe magreb i n e, p e rché va n t a n o assai pochi tifo s i. E l a t m o s fe ra che si viene a cre a re ch e mi ha colpito: il piacere di trova rci insieme a seg u i re qualcosa che ci accomuna pur essendo tutti noi consapevoli che si t ratta solo di un gioco. I n fatti non ci sono grida di esaltazione o di disperazione se la squadra del cuore vince o p e rd e. S e m p l i c e m e n te, alla fine della partita si guarda il calendario per prep a ra rci al match del giorno successivo e ri p re n d e re il tifo per squadre dive r s e. E p o i, alla fine tutti hanno fre t t a, non c è tempo per i commenti; ve l o c e m e n te si accatastano le sedie, si raccattano i bicch i e ri usati per il tè, si dà una spazzata per ra c c og l i e re le briciole dei biscotti che come un rito vengono mangiati d u ra n te l inte r va l l o, e og nuno deve ri e n- t ra re ve l o c e m e n te nei centri di accoglienza per la notte. E stata solo una piccola pausa nella quotidianità. I commenti al gioco, gli incitamenti o le disillusioni sono espressi in un miscuglio di lingue, a partire dal te d e- sco del te l e c ro n i s t a, un sottofo n d o i n c o m p rensibile per tutti. Così come le giocate migliori o gli erro ri più gro s- solani sono accompagnati da commenti in arabo dai quali sono assolutamente escl u s a. Mi delizio però dei sorrisi e della gestualità che accompag n a n o questi commenti senza pormi il pro bl e- ma di capire tutto quello che dicono. A n che perché molte parole che sento sono ormai dive nu te cittadine del mondo e ci unificano tutti nel tifo : N est pas bonne! D a i, d a i, fo r z a! ; G i o c a, b e l l o! ; Mamma mia! ; M a n n ag g i a!, No partita, è un casino!!! (e qui vale la pena di ri c o rd a re che tanti ri chiedenti asilo sono approdati sulle nostre coste del sud). E l e n a english text on page 16 di più, solo durante la bella stag i o n e. In realtà, ave re la possibilità di gestire un campo con tutti i suoi comfo r t s ( d o c c e, spog l i atoi) sare bbe d enorme aiuto perché costit u i re bbe un polo d attrazione per giocatori e tifosi e un punto di riferimento fisso: la sede della squadra. La squadra non ha nep p u re uno sponsor sul quale fare a ffidamento per le uscite economiche. Mentre una s p o n s o r i z z a z i o n e, preziosa perché dare bbe impulso e vitalità a una delle principali at t ività che il Centro n aga-har svolge a livello terapeutico e ricre at ivo con i r i f u g i ati e i richiedenti asilo, perm e t t e re bbe di coprire almeno le spese fisse (maglie e accessori) nonché quelle occasionali (tornei, amichevoli fuori sede). C è qualcuno disposto a farci da sponsor? Fe rn a n d o Fa ancora freddo e tutti noi della squadra Multietnica F.C. naga-har stiamo aspettando che torni la primavera. Pe rché non abbiamo un posto in cui giocare. Po t remmo andare in un grande parco alla periferia di Milano dove le partite di calcio non sono vietate ma quando piove, nev i c a o il freddo è troppo intenso non possiamo g i o c a re, anche perché ci manca un luogo in cui fare l allenamento e non abbiamo la possibilità, prima di ogni incontro, di s c a l d a rci i mu s c oli. Inol t re, nelle zone all aperto dove si può giocare manca uno s p og l i atoio ed anche questo è un pro bl e m a p e rché non possiamo nemmeno cambiarc i le scarp e. Ma soprattutto ci mancano le altre squad re con cui giocare. Alcune fo rmazioni ci hanno proposto una serie di incontri ma si La squadra del Naga-Har t rovano tutte fuori Milano e nessuno di noi ha i soldi per pre n d e re i biglietti del pullman o del tre n o. Così ce ne stiamo tutti in panchina, o meglio al Centro naga-har ad aspettare che arr ivi la primavera. E questo ci re n d e tutti tristi. A me piace la partita di calcio, per me è come l amore per una donna, la v ivo col cuore. E poi, quando noi giochiamo tutti insieme siamo più allegri. E stiamo anche meglio perché si sa che l at t iv i t à fisica fa bene a tutto l orga n i s m o, anche al n o s t ro stato d animo. Per questo sare bb e bellissimo se la squadra del naga - h a r potesse giocare sempre! O l t retutto qualcuno prima o poi si accorg e re bbe di noi, scoprire bbe che anche noi sappiamo giocare e magari a uno o più di noi potre bbe essere proposto di entrare in una squadra più grande. Come è capitato a S t even, che ora vive con sua moglie e il loro bambino a Macerata in una casa del Piano Nazionale Asilo e gioca con la squadra di quella città. Ma c è una squadra, a Milano, che voglia giocare con noi? I s h a m Il fait encore froid, et nous tous de l équipe Multietnica F.C. naga-har nous sommes fo rcés d at t e n d re que le printemps ne rev i e n n e, parce que nous n avons pas d end roits où jouer. On pourrait se re n d re un grand parc dans la banlieue de Milan, où tout simplement il n est pas interdit de jouer au fo o t b a l l, mais c est quand même impossible lorsqu il pleut ou neige ou le froid est trop vif: il nous faudrait un lieu où nous entraîner, nous chauffer les muscles avant le mat c h, du moins un ve s t i a i re, quelque part - ça aussi est un pro blème - où changer nos c h a u s s u re s. Surtout nous manquent d autres équipes avec qui faire match: ceux qui nous l ont p roposé se tro u vent au dehors de Milan, et p e rsonne d entre nous n a pas l arg e n t pour s y re n d re par bus ou train. C est ainsi qu on se ga rde sur la banquette, ou pour mieux dire au Centre naga - h a r, et on attend le printemps. Ça nous at t r i s t e. J a d o re le match de football, c est pour moi comme l amour pour une femme, je le vis de tout mon coeur. Et puis, quand on joue tous ensembl e, on est plus joy e u x, tout va mieux, parce qu on sait bien qu un peu d activité physique fait du bien à tout l o rga n i s m e, et à l esprit aussi. Qu il serait bon si l équipe du naga-har pouvait jouer plus souve n t! En outre, tôt ou tard quelqu un pourr a i t s a p e rc evoir de nous, du fait qu on connait n o t re aff a i re, peut être quelqu un d entre nous pourrait re c evoir une inv i t ation par une équipe plus grande. C est ce qui s est passé avec Steven, qui maintenant vit avec sa femme et son enfant dans une maison du PNA (Plan Nat i o n a l d Asile) à Macerata, où il joue dans l équipe locale. Y a-t-il donc à Milan une équipe qui a c c epte de nous re n c o n t re r? Isham

16 AsylumPost_02ok :16 Pagina Aprile 2004 LETTERE AL GIORNALE Il prossimo 26 giugno, in occasione della Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime di Tortura, il naga-har organizza una serata particolare al Barrio s Cafè (Via Boffalora,109 Milano). IL PROGRAMMA: h Aperitivo h Spettacolo teatrale con il Te a t ro di Nascosto: Dinieghi Testimonianze di alcuni rifugiati politici h Concerto di Patrizio Fariselli, musicista degli Area, e performance di Arsène Duevi Tsibiaku h Musica diffus continues from page 15 On 26th June next,on the occasion of International Day in Support of Victims of Torture, our Centre naga-har is organizing a special evening at Barrio s Café (via Boffalora, 109 Milano) THE PROGRAM: h Aperitif time h Theatre play with the Hidden Theatre: Dinieghi Witnesses of political refugees h Concert by Patrizio Fariselli and Arsene Duevi tsibiaku h Various pieces of music Il disegno in alto è di Baj Cara redazione di Asylum Post, volevo complimentarmi per la varietà delle tematiche che avete affrontato nel primo numero del vostro giornale, spero di trovare anche nei prossimi numeri la stessa attenzione verso paesi diversi e aspetti diversi della condizione del richiedente asilo. In particolare ho apprezzato che venga dato spazio anche alla scrittura poetica. Mi piacerebbe sapere qualcosa di più riguardo alla situazione delle donne richiedenti asilo politico in Europa; so che il numero delle donne che richiede asilo è di molto inferiore a quello degli uomini, mi interesserebbe però sapere quali sono i paesi di provenienza e soprattutto le motivazioni che spingono le donne a fuggire da questi paesi. Tara Giustissimo, Tara. Ma continua a leggerci: per il prossimo numero è prevista un inchiesta sulle tematiche delle donne richiedenti asilo. Già in questo numero troverai la storia di una di loro, fuggita dal Togo proprio per motivi legati alla drammatica condizione femminile, una delle cause delle richieste di asilo. LETTURE Asne Seierstad IL LIBRAIO DI KABUL Sonzogno editore, Euro 17,00 N aga Har - the ex c i tement and action of the A f rican Cup I don t understand any thing about fo o t- b a l l ; i t s a game I ve never liked and one I ve always felt to be incre d i bly bori n g. On top of this I don t understand th e rules of the game and the commentary in German doesn t help at all. A necessary pre m i s e, as tog e ther with th e guys at Naga-Har (the centre in Milan fo r Asylum Seekers and Refugees) I m wa t ch i n g the evening matches of the A f rican Cup and th e re s no way I could give a te ch n i c a l evaluation of the ga m e s. The suggestion of wa t ching the games all tog e ther came fro m them and it seemed to me an excellent idea, also as it gave them a ch a n c e, at least in p a r t, to re l ive the emotions that they sure l y had felt in the stadiums back home and to see at last their own teams in action. The football fans are packed into the T V ro o m. Th i r t y, forty of th e m. Ishmail and I stand out as we are the only pink ones th e re amongst the bl a ck of Sudan, Tog o, C a m e ro u n, Congo and Ivory Coast. M a ny hang on to their scarve s, c a p s, j a ckets and despite th e heat inside and the never ending cups of scalding te a, they appear totally at ease. At the beginning of each ga m e, depending on the teams play i n g, the room divides into th e opposing groups of fa n s. For some te a m s th e re is incre d i ble support, fi red on by s we a ring and ch e e ring of the wo n d e r f u l l y vocal fa n s : u n fo rg e t t able Mohammed s support for Burk i n a. O ther games though are wa t ched almost in silence, ab ove all when b o th teams come from the Magreb, as th e y h ave a lot fe wer fa n s. I t s the atmosphere th a t s cre a ted that particular impressed me: the pleasure of getting tog e ther to wa t ch something that we can share although we all know that it s just a ga m e. Actually th e re are n t any cri e s of joy or desperation depending on the performance of the te a m s. At the end of th e ga m e, we just ch e ck the calendar so we can p re p a re ourselves for the next day. A n d th e n, in the end eve r yone is in a hurry, n o time for comments; the chairs are quick l y piled up, the teacups collected and th e crumbs from the ritual half time biscuits, q u i ckly swept up, and eve r yone has to rush b a ck to the hostels for the night. Just a small break in the daily ro u t i n e. The comments on the ga m e, e n c o u rag e- ment and disappointment are ex p re s s e d in a cocktail of languag e s, starting with the German commentary, a back gro u n d th a t s incompre h e n s i ble for eve r yo n e. I n the same way the best moves or the wo r s t e r rors are met by comments in A rab i c, totally ex cluding me. I love though th e smiles and the gestures that accompany these comments, w i thout worrying ab o u t understanding eve r y thing that is being s a i d. Also because a lot of the wo rds I hear a re by now international N est pas b o n n e, D a i, d a i, fo r z a! ; G i o c a, b e l l o! ; Mamma mia! ; M a n n ag g i a!, No partita, è un casino!!! (and here it s wo r th re m e m b e ring that lots of asylum seeke r s a r rived on our southern shore s ). E l e n a L a u t ri c e, gi o rnalista norvege s e, a rriva in Afghanistan nel 2001 e a Kabul conosce Sultan Khan il libraio che tra a m o re per la letterat u ra e business editoriale tra s c o rre la vita. Vive nella sua famiglia potendo così osserva re d a l l i n t e rno la realtà quotidiana afgana. Le sue sono avvincenti descrizioni di spaccati di vita senza la pre t e s a di analisi politiche o di ge n e ra l i z z a z i o n i :s filano così d avanti agli occhi di chi legge gli hammam, il mat ri m o n i o,la fa m i g l i a,la violenta a u t o rità maschile e pat e rn a,la sottomissione delle donne. M i go z a ra d! (Pa s s e r à) è un gra ffito che Asne Seierstad ha visto sul mu ro di una casa del tè di Kabu l. SCRITTORI DAL CARCERE Antologia PEN di testimonianze edite ed inedite Universale Economica Feltrinelli ONDE Una sola storia scritta a più mani. Un libro che nasce in l u oghi e tempi dive rs i, con il fine di ra c c o n t a re la vita nella p ri gi o n e. Si parla di uomini con il potere, i tort u rat o ri, e di uomini che subiscono, le vittime, che con la forza della penna riescono a ri p re n d e re la parola e la pro p ria i n d ividualità che il carc e re vo rrebbe cancellare. Una fo rma di denuncia questa, che inizia su mat e riali di fo rt u n a, come la carta igienica nella maggior parte dei c a s i, u t i l i z z ati per dar fo rma al grido interi o re dei pri gi o n i e ri. Un coro a più vo c i che parte dalle pri gioni spagnole del 37 per arriva re a quelle dell Ex-Unione S ovietica del 76, fino a quelle di ogni angolo del pianeta e di ep o che diffe re n t i : la Rep u bblica Sud A f ri c a n a, l I ra n, il Vietnam del 69 Tante testimonianze d ive rse che comu n i c a n o,nel loro insieme, l a s s u rdità delle pri gioni e della p rivazione della libertà. Voci dive rse ma mai discordanti compongono il tri s t e mosaico di tanti uomini privati della loro libertà. E, l eggendo questo libro, s e m b ra di sentire il loro gri d o, di ve d e re le fe rite nel loro animo e nel loro corp o. Questa immagine non ci abbandonerà una volta conclusa la lettura, m a, c re d o, c i aiuterà ad ap p re z z a re quella libertà tanto agog n ata dai nostri scri t t o ri. D a d o Asylum Post Direttore responsabile:elena Redaelli Stampatore:Cartalpe Redazione:c/o Centro naga-har Milano,Via Grigna 24,20155 Tel Pres. dom.iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Milano HANNO COLLABORATO A. J.,Abu Khaled, A c i s, Anna E., A n n e t H a n n e m a n,d a d o, D av i d,e l e n a,e l i s abetta Fe r ri, Emilio Rossi, E n ri c a, Fe r n a n d o, G i a n c a rl o, G i a n f ranco Sch i avo n e, G i u l i a,i s h a m, Jo h n A k i m d a, John Cro s s ke y, L i n d s ay, M. D.,M e h m e t, R o s a n n a,s a n d ro, Silvia Pri g i o n e Asylum Post vuole diventare uno spazio aperto per tutte quelle realtà che in Italia e all estero sono coinvolte nei problemi dell asilo politico, nonché per quei centri e quelle associazioni impegnate nel delicato lavoro della riabilitazione delle vittime di tortura. Le foto che compaiono in questo numero sono tratte da Internet e da WorldNews Per inviare articoli,proposte, e commenti indirizzare a: Asylum post presso NAGA-HAR via Grigna, Milano

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