Il Sistema Moda verso il rinnovamento strategico in un mercato dove sono strutturalmente cambiate le leve della competizione

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1 Il Sistema Moda verso il rinnovamento strategico in un mercato dove sono strutturalmente cambiate le leve della competizione Con il rapporto di ricerca presentato dalla Filtea al direttivo del 6 maggio è stato fatto il tentativo di fotografare punti di forza e debolezza del settore dentro un nuovo quadro geoeconomico che sta modificato in modo sostanziale le condizioni di competitività dell impresa. Precisamente, l attenzione del rapporto è stata centrata su quelle che sono le caratteristiche strutturali e fragilità strategiche da cui dovrebbe partire una politica industriale che possa trainare il sistema produttivo verso quel rinnovamento indispensabile per recuperare solidità economica e capacità competitiva. Le dimensioni del settore fanno dell analisi delle sue prospettive un tema di particolare interesse nell agenda politico sindacale. In effetti, gli ultimi dati Istat attribuiscono all economia moda il 17% dell occupazione manifatturiera, il 10% del valore aggiunto ed il 15% dei complessivi flussi commerciali verso l estero. Quindi un pilastro del Made in Italy, che però da molti anni fatica a mantenere il suo posizionamento competitivo con effetti sull occupazione e sulla capacità di produrre reddito. A questo proposito, come si legge nella ricerca, è utile ricordare che solo negli ultimi 4 anni ( ) fatturato e vendite all estero sono diminuite con variazioni a due cifre e questo ha determinato una perdita di 83mila unità di lavoro di cui 19mila solo nel Occupati nel Industria della moda Tessile Abbigliamento Pelle-cuoio e calzature Totale sistema moda Occupati totali (in migliaia) Variazione occupati (in migliaia) Variazione occupati (in %) 2002/ / / /2001-4,5% -6,0% -3,8% -4,9% 2003/2002-2,9% -1,3% -1,1% -1,9% 2004/2003-3,0% -1,5% -1,4% -2,1% Fonte: elaborazioni Filtea su dati Istat

2 Nonostante si riconosce alla congiuntura e precisamente ad una diffusa crisi dei consumi e al rafforzamento dell euro parte delle responsabilità di queste perdite, l attenzione del rapporto è centrata sull inadeguatezza dell attuale profilo strutturale del settore in relazione ad un contesto mondiale in cui cambiano le basi della conoscenza tecnologica, si sviluppano nuovi mercati al consumo e cresce il ruolo di quelle economie in via di sviluppo (come Cina e Sud est asiatico e paesi dell Est Europa) che possono avvantaggiarsi non solo di un costo del lavoro nettamente inferiore, ma anche di una pressione fiscale e di un sistema regolativi particolarmente conveniente. In questo nuovo quadro geo-economico, e per resistere alla pressione di questi cambiamenti, si legge sulla ricerca, diventa cruciale la leva dell innovazione, intesa come la capacità di avanzare su quella tastiera di fattori che possano sottrarre le imprese italiane dalla concorrenza sui costi. In questo senso, è innovazione l investimento delle imprese per reinventare il modello produttivo ed il sistema delle relazioni di filiera e di distretto. E innovazione la scelta dell attore pubblico di spostare la propria attenzione sulla lotta alla contraffazione del marchio, l applicazione di clausole di salvaguardia e antidumping, l obbligo dell etichetta d origine, il controllo delle condizioni di lavoro dei luoghi da cui provengono i manufatti. E innovazione il cambiamento delle imprese nel modo di interagire con i partner stranieri. E innovazione la spesa sulle tecnologie da quelle informatiche per creare rapporti più efficaci all interno di un network, a quelle di ricerca sul processo e sul prodotto in grado di generare differenziazioni rispetto all offerta di chi punta all abbattimento dei costi. L innovazione è quindi un concetto che riassume in sé una serie complessa di azioni e comportamenti dell impresa e del sistema che la circonda. Una prospettiva questa descritta continua il rapporto - che inevitabilmente mette in crisi un assetto industriale che invece: per una sua parte importante continua ad operare su prodotti a basso valore aggiunto, dove il contenuto tecnologico e gli standard di innovazione (ad iniziare dalle spese per R&S) sono particolarmente bassi; ancora ampiamente centrato su un modello organizzativo tradizionale (distretto di micro e piccole aziende ad alta specializzazione di fase che collaborano attraverso connessioni leggere e flessibili), che non riesce a rinnovarsi verso quelle forme di cooperazione strategica e strutturale che nelle condizioni attuali consentirebbero una dimensione operativa più efficace rispetto alle nuove condizioni competitive; continua a realizzare il suo risultato di presenza all estero concentrandosi nei paesi ad economia avanzata, ed in modo particolare, nei mercati dell Europa occidentale (50% delle vendite all estero), area dove da diversi anni si registra 2

3 una strutturale riduzione della propensione al consumo di prodotti Moda, e questo a scapito di una strategia di riposizionamento geografico nella direzione di quei mercati di nuovo consumo (ossia tutti i paese di nuova industrializzazione) che verosimilmente diventeranno una prospettiva credibile per il futuro dei prodotti moda. Ma proviamo a riportare le principali statistiche su cui è stata costruita la tesi del rapporto. Per quanto riguarda l impegno sulla ricerca e tutte le spese di avanzamento tecnologico e di know how, l Istat rivela una situazione in cui i comparti moda si attestano agli ultimi posti per investimento pro-capite, e le distanze restano altrettanto significative anche quando si limita il confronto ai comparti manifatturieri a bassa intensità tecnologica (carta e stampa intorno ai 10mila pro capite, legno - 8,5, alimentare - 7,5 intorno ai 4 mila euro per il vestiario e calzature, e oltre 6 mila per il tessile). In letteratura, ciò che spiega questa bassa intensità di spesa per innovazione è un apparato produttivo fatto il larga parte da micro e piccole imprese (sottodimensionate rispetto alla possibilità di sviluppare ricerca) e una scarsa presenza su produzioni ad alto contenuto tecnologico (nuovi materiali), privilegiando invece una forte specializzazione sul segmento tessile tradizionale. Nel quadro degli investimenti in innovazione è senz altro utile dedicare una particolare attenzione alle tecnologie informatiche (ICT), che nel quadro dei nuovi vincoli della concorrenza stanno diventando una fondamentale leva per contribuire all avanzamento competitivo delle imprese. Naturalmente, un area di forte impatto potenziale della tecnologia ICT è quella dei rapporti e coordinamento intra e extra filrm. Con questa tecnologia diventa possibile gestire, in tempo reale e a costi pressoché nulli, livelli superiori di interdipendenza sfruttando complementarità latenti che non era possibile cogliere in passato a causa degli insostenibili problemi di coordinamento che esse creavano. Nonostante le dimostrate possibilità del mezzo ed il basso costo di accesso, ancora oggi le statistiche disponibili ci restituiscono un quadro in cui l'imprenditoria italiana mostra un generarle ritardo nell'acquisizione della tecnologia ICT, e di nuovo la situazione più grave è quella dell industria tradizionale ed in modo particolare quella dei comparti moda. 3

4 Diffusione ICT nelle imprese manifatturiere con almeno 10 addetti. Anno 2003 Valori percentuali sul totale delle imprese per settori di attività economica personal computer E- mail Internet sito Web Intranet Extranet Alimentare 92,5 68,2 75,7 46,9 28,6 11,2 Tessile abbigliamento 88,5 64,6 67,4 38,2 17,8 8,9 Pelle e calzature 85,4 52,4 60,2 30,7 10,9 3,3 Prodotti in legno 95,8 67,8 74,9 38,1 14,6 6,3 Carta, stampa ed editoria 97,2 88,1 91,9 52,2 35,8 9,4 Petrolchimica 100,0 84,2 88,2 57,8 27,6 11,8 Chimica e Farmaceutica 98,1 95,0 93,5 73,9 54,1 19,3 Gomma plastica 97,8 85,1 92,4 60,6 25,9 11,3 Prodotti non metalliferi 99,1 86,3 91,6 52,1 21,6 9,5 Metallurgia e Prodotti in metallo 98,6 78,7 87,2 49,2 22,7 6,6 Apparecchi meccanici 99,7 92,1 94,8 71,9 36,4 13,8 Macchine elettriche 99,5 81,2 82,1 58,5 30,1 10,4 Mezzi di trasporto 97,2 85,0 88,5 58,2 36,6 12,2 Altre industrie manifatturiere 96,3 77,1 79,1 57,5 21,3 8,0 Totale industria Manifatturiera 95,7 77,3 82,2 51,5 25,4 9,3 Fonte: elaborazioni Filtea CGIL su dati Istat Altro dato importante per descrivere la situazione del settore è senz altro quello di commercio estero, che per l insieme delle imprese moda significa quasi la metà delle vendite contro un dato medio della penetrazione internazionale dell industria manifatturiera che si ferma a poco meno di un terzo del complessivo fatturato. Numeri importanti per spiegare un sistema produttivo che più degli altri si è conquistato una leadership internazionale e un posizionamento competitivo di assoluto rilievo e allo stesso tempo cifre che ci restituiscono un sistema di imprese che per la sua esposizione internazionale non può permettersi in nessun modo di arretrare sui mercati esteri pena la destrutturazione di un apparato industriale che ancora oggi coinvolge circa novecentomila addetti. Fatta questa premessa i risultati delle vendite all estero introducono certamente elementi di preoccupazione. Senz altro come più volte ricordato nel dibattito sulla competitività dell industria italiana alla base di questo fenomeno ci sono alcuni fattori generali (cambio euro/dollaro, crisi dei consumi; spiazzamento rispetto ai prodotti delle aree a basso costo del lavoro) che però sembrerebbero trovare nella scarsa capacità delle imprese moda a modificare il proprio posizionamento geografico rispetto alla dinamica dei consumi, un elemento che fa da moltiplicatore delle perdite. In questo senso come evidenziato dalla tabella il segnale più eloquente della debolezza del sistema moda italiano rispetto ai cambiamenti del mercato è quello delle esportazioni verso le aree di nuova industrializzazione comparato con i risultati medi dell industria (+3,3% contro una perdita sulle aree tradizionali del 16% nel sistema 4

5 moda; +12% verso le aree di nuova industrializzazione contro un -1,3% verso le economie avanzate nella media della trasformazione). Esportazioni ripartite per aree omogenee di sviluppo industriale Valori assoluti 2004 e variazioni tendenziali sul 20034e 2001 Sistema moda Prodotti trasformati e manufatti ECONOMIE AVANZATE Valori 2004 (in milioni di ) variazione 2004/2003 (in %) -1,9% 4,9% variazione 2004/2001 (in %) -15,7% -1,3% AREA DI NUOVA INDUSTRIALIZZAZIONE Valori 2004 (in milioni di ) variazione 2004/2003 (in %) 0,3% 10,6% variazione 2004/2001 (in %) 3,3% 12,3% TOTALE MONDO Valori 2004 (in milioni di ) variazione 2004/2003 (in %) -1,3% 6,4% variazione 2004/2001 (in %) -11,2% 2,0% Fonte: elaborazioni Filtea su dati Istat Con questi presupposti, l attuale azione imprenditoriale verso i paesi di nuova industrializzazione dovrebbe svilupparsi in un mix operativo in cui la funzione commerciale recupera centralità. Naturalmente, rispetto a questo obiettivo è auspicabile una azione pubblica che si muova nella stessa direzione, e questo significa facilitare l accesso ai mercati, risolvendo i vantaggi che provengono da contraffazione, dumping sociali, e rafforzando la capacità competitiva delle imprese. A questo proposito vale la pena ricordare che tutte le statistiche sull internazionalizzazione (fonte Istat e Ice) descrivono una attività dove protagonisti sono le medio grandi imprese, mentre le piccole restano emarginate da ogni forma di internazionalizzazione, e quando attive riguardano scambi commerciali con caratteristiche di discontinuità e bassa diversificazione geografica. Queste ultime considerazioni di policy per sostenere le imprese ad una nuova leadership internazionale introducono al terzo pilastro di questa indagine che riguarda la dimensione delle imprese ed il cambiamento del modello organizzativo. Nonostante l evidenza empirica mostra una chiara correlazione tra dimensione operativa, risultati di reddito e capacità di investire sulle principali leve della competizione (ricerca, spese di innovazione, utilizzo di 5

6 tecnologie ICT, inserimento internazionale), i dati continuano a fotografare un struttura industriale che si caratterizza per un forte frazionamento della sua organizzazione produttiva dove prevalgono ancora oggi le micro e piccole imprese (secondo i dati del censimento nelle imprese con meno di 20 addetti si concentra ancora oggi il 45% della forza lavoro del settore) inserite in un sistema di outsourcing che privilegia connessioni destrutturate e di tipo commerciale rispetto a quelle forme integrazione strutturate (accordi di collaborazione, pratica dei consorzi fino agli accordi patrimoniali) più adeguata ad un sistema che si deve collocare sempre di più su produzioni dove sono importanti le garanzie su tempi, standard di qualità, capacità di adeguamento e internazionalizzazione. Connesso a questa diversa piattaforma operativa, come confermato dalla letteratura statistica, c è infatti una maggiore capacità delle imprese ad investire e c è una maggior disponibilità a condividere informazioni, conoscenze tecnologiche, apprendimento gestionale organizzativo, tutti fattori che insieme rafforzano la qualità di risposta su mercati che oggi appaiono più instabili e complessi. Appare quindi chiaro che nella ricomposizione del sistema produttivo moda ciò che sembra giocare una parte importante è l avanzamento dimensionale dell impresa e una nuova gestione degli snodi di collegamento, elementi che andranno a modificare il ruolo delle grandi e delle piccole imprese, delle relazioni di subfornitura, e delle forme di agglomerazione distrettuale. Rispetto a questo obiettivo alla politica industriale resta quindi il compito di agevolare l apprendimento di questo nuovo modello ed estenderne l utilizzo all interno del sistema moda. Un nuovo pattern organizzativi su cui innescare meccanismi di catching-up delle imprese ritardatarie, e questo creando condizioni che facilitano forme esplicite di cooperazione ( partnership ) tra i diversi attori del sistema 6

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