REGIONE MARCHE. ASSESSORATO ALLE POLITICHE COMUNITARIE Assessore: Cataldo Modesti. DIPARTIMENTO PROGRAMMAZIONE E BILANCIO Direttore: Pietro Marcolini

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2 REGIONE MARCHE ASSESSORATO ALLE POLITICHE COMUNITARIE Assessore: Cataldo Modesti DIPARTIMENTO PROGRAMMAZIONE E BILANCIO Direttore: Pietro Marcolini SERVIZIO POLITICHE COMUNITARIE Dirigente: Sergio Bozzi PROGETTO Coordinamento: Guerrino Re Realizzazione: Marche Innovation Training (MIT) Traduzione: Taurus Trasnslations di Gigliola Fratini Scapezzano di Senigallia (AN) Progetto grafico: MemphisCom di Mirta Cuccurugnani Urbisaglia (MC) Stampa: Tecnoprint (AN) REGIONE MARCHE Servizio Politiche Comunitarie via Tiziano, ANCONA tel fax

3 LE REGIONI DELLA NUOVA ECONOMIA Azioni innovative del FESR per il periodo L innovazione è un processo complesso, con dimensioni tecnologiche, economiche e sociali che interessano un numero crescente di cittadini e di aspetti della vita quotidiana. L efficiente impiego delle tecnologie innovative rappresenta quindi un fattore strategico di competitività e di sviluppo che, nel corso degli ultimi anni, si è accreditato tra gli ambiti prioritari di intervento delle politiche dell Unione europea. Questo percorso, che ha consentito di riconoscere all innovazione un ruolo focale all interno della programmazione comunitaria, presenta tuttavia aspetti di indubbia complessità poiché nessun elemento dello sviluppo può essere agevolmente pianificato. La complessità è un comune denominatore di tutte le attività che vi fanno capo e che solo raramente seguono un semplice schema lineare. Di fatto, i diversi elementi di tale processo si sviluppano in parallelo, senza rispettare scadenze precise e determinate; essi risultano geograficamente dispersi e, soprattutto, tendono ad essere interrelati ed interdipendendenti. Consapevole della difficile programmabilità e della natura pluridimensionale dell innovazione, l Unione ha quindi promosso un insieme estremamente ampio e diversificato di programmi ed iniziative, finalizzate a promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile delle regioni, nonché la loro coesione economica e sociale. Nel quadro degli strumenti e delle opportunità offerte, le azioni innovative del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) rappresentano sicuramente un punto di riferimento imprescindibile al fine di predisporre il passaggio verso un economia ed una società basate sulla conoscenza, migliorando le politiche in materia di società dell informazione e di ricerca e sviluppo nonché accelerando il processo di riforma strutturale ai fini della competitività e dello sviluppo. Le Azioni Innovative divengono quindi dei Laboratori di sperimentazione, utili per elaborare nuovi metodi e pratiche in grado di agevolare il processo di cambiamento e di sviluppo dell economia e della società. A tal fine, il livello di intervento che è stato reputato più idoneo è quello delle singole regioni, capace di mobilitare una massa critica di partner in grado di innescare l innovazione, di attuarla in modo efficiente e di renderla quanto più vicina possibile ai cittadini. Le priorità strategiche, che sono state individuate per il periodo , attengono alla promozione dell economia regionale fondata sulla conoscenza e sull innovazione tecnologica; della società dell informazione al servizio dello sviluppo regionale; dell identità regionale fondata sullo sviluppo sostenibile, per supportare la coesione e la competitività mediante l impostazione integrata delle attività economiche, ambientali, culturali e sociali. Consapevole dell importanza strategica che questi ambiti tematici assumono per lo sviluppo del nostro territorio, la Regione Marche ha inteso quindi raccogliere la sfida delle Azioni 3

4 Innovative elaborando un programma di intervento in grado di sostenerne la competitività e la coesione socio-economica, anche attraverso l attivazione di un partenariato ampio e diffuso. Questo ha rappresentato un indiscutibile punto di forza dell iniziativa, offrendo l opportunità di mettere in rete e capitalizzare sistemi di competenze tra loro complementari e sinergici. La proposta di intervento sulla quale ci si è attivati ha risposto, in particolare, all esigenza di organizzare e promuovere il sistema regionale dell innovazione, attraverso politiche distrettuali per lo sviluppo, che hanno consentito di: creare i presupposti per una reale innovazione di sistema, capace di promuovere la capacità di sviluppo e di adattamento permanente ai mutamenti tecnologici che caratterizzeranno i futuri scenari della globalizzazione; ridurre il gap tecnologico che vincola lo sviluppo regionale, attraverso misure che hanno consentito di sostenere processi di digitalizzazione per la gestione della catena del valore nei distretti industriali; creare un sistema di competenze diffuse e distintive nell ambito dell innovazione, in grado di sostenere adeguatamente lo sviluppo del tessuto socio-economico marchigiano, agevolando la definizione di rapporti dialogici tra i responsabili dell apprendimento e della ricerca e sviluppo con il mondo delle imprese; sviluppare sistemi innovativi per la riprogettazione e la gestione della rete logistica distrettuale e regionale. Tale intervento ha consentito di elaborare soluzioni idonee a favorire l integrazione tra le diverse modalità di trasporto e le infrastrutture già esistenti, di ridurre gli squilibri nella ripartizione modale del trasporto merci, di migliorare la qualità dei servizi offerti e di riorganizzare ed ottimizzare la gestione del traffico legata alla peculiare articolazione in distretti produttivi; legittimare l approccio e la strategia sistemica adottata dal programma, mediante l elaborazione e la certificazione di un sistema di qualità, anche ambientale, di distretto digital oriented. Con questa azione è stato possibile contribuire alla promozione della competitività regionale attraverso la creazione di un modello integrato di qualità che utilizza gli strumenti tecnologici ed informatici per la certificazione ed il monitoraggio dell intera catena del valore. L interesse dimostrato da tutti gli attori socio-economici, congiuntamente ai significativi impatti generati nei diversi contesti distrettuali, hanno contribuito a qualificare e legittimare la strada intrapresa dalla Regione. Occorre quindi puntare con forza all obiettivo di consolidare i cambiamenti prodotti, e rilanciarli su nuove direttrici di governance dell innovazione, integrando dispositivi comunitari, nazionali e regionali in una prospettiva di sviluppo strategico e sostenibile. Cataldo Modesti Assessore alle Politiche Comunitarie Regione Marche 4

5 INNOVAZIONE TECNOLOGICA E SOCIETA DELL INFORMAZIONE PER LO SVILUPPO DEI DISTRETTI INDUSTRIALI DELLA REGIONE MARCHE Nella consapevolezza dell importanza strategica che l innovazione e lo sviluppo tecnologico assumono per il cambiamento evolutivo del territorio, la Regione Marche si è da sempre posta l obiettivo di programmare l attrazione di risorse esogene anche attraverso lo sviluppo di progettualità mirate. In questa logica, nel corso del 2001, ha quindi raccolto la sfida delle Azioni Innovative del FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), elaborando un programma di intervento in grado di sostenere la competitività e la coesione socio-economica, anche attraverso l attivazione di un partenariato ampio e diffuso. L esigenza di rimuovere i fattori di criticità, che contingentano il potenziale di sviluppo regionale, ha quindi portato ad individuare le variabili ed i nessi causali che influenzano maggiormente la perdita diffusa di competitività e che, dal lavoro condotto, sono apparse riconducibili a: - assenza di un forte sistema di competenze distintive, cioè di un sistema di attori in grado di promuovere una continua innovazione tecnologica ed organizzativa e di muovere l insieme del sistema produttivo verso segmenti ad alto valore aggiunto; - la distanza geografica e funzionale della regione dagli assi territoriali in cui si è maggiormente concentrato lo sviluppo tecnologico dell Europa negli ultimi anni (sistemi metropolitani e Centro Europa); - la frammentazione delle strategie di sviluppo e innovazione all interno di singoli distretti industriali scarsamente comunicanti tra loro e caratterizzati da dimensioni di impresa spesso molto piccole; - le difficoltà di accesso al sistema dell offerta di servizi tecnologici e avanzati, che dipende in larga parte da finanziamenti pubblici, ed ha una insufficiente interazione con le PMI, che si concretizza nello scarso ricorso delle imprese ai centri di trasferimento tecnologici e alle Università regionali, nonostante la loro radicata presenza sul territorio marchigiano; - la fragilità finanziaria delle piccole imprese che indicano, spesso, nella possibilità di avere agevolazioni creditizie e finanziarie uno dei principali fattori che potrebbero accrescere sensibilmente la loro propensione all'innovazione; - l ipotonicità della propensione culturale e delle spinte endogene a sostegno dell innovazione espressa da parte dei distretti e delle singole imprese. Alla luce di queste fragilità strutturali, sono state quindi identificate le aree tematiche previste dalla comunicazione Le regioni della nuova economia, al fine di strutturare un programma di intervento coerente e sinergico con quanto previsto dal programma di Azioni Innovative del FESR. Le due direttrici dello sviluppo su cui si è quindi deciso di investire sono state: promozione di un economia regionale fondata sulla conoscenza e sull'innovazione tecnologica sostenere processi di coesione tecnologica rispetto ai sistemi di ricerca, sviluppo e innovazione; contribuire alla definizione di un contesto culturale e socio-economico in grado di incentivare il trasferimento e l integrazione delle conoscenze nel tessuto produttivo regionale; rafforzare il sistema delle professionalità disponibili, attraverso la creazione di competenze diffuse e distintive, che facciano della conoscenza e del capitale umano il fattore strategico di sviluppo del nostro sistema imprenditoriale. 5

6 promuovere misure di intervento in grado di sostenere l acquisizione di vantaggi competitivi fondati sull innovazione; eeuroparegio: la società dell'informazione al servizio dello sviluppo regionale sensibilizzazione e costruzione di reti di tutti gli operatori regionali in materia di società dell informazione applicata allo sviluppo regionale; incentivare modalità innovative strumentali al trasferimento di tecnologia, scambio di esperienze e buone prassi; elaborazione di un Piano regionale dell innovazione in grado di valorizzare il contributo che la Società dell Informazione può apportare allo sviluppo regionale; promuovere, presso il sistema delle imprese, l elaborazione di sistemi informativi evoluti ed integrati, capaci di agevolare il trasferimento e la gestione del knowledge interno ed esterno. La proposta d intervento, approvata dalla Commissione europea, risponde in particolare all esigenza di organizzare e promuovere il sistema regionale dell innovazione, attraverso politiche distrettuali per lo sviluppo, in grado di valorizzare la specificità del nostro contesto e capaci di: - ridurre il gap tecnologico e digitale interno (rinvenibile dall analisi comparata dei diversi distretti produttivi della regione) ed esterno (del tessuto economico produttivo della regione ed il sistema nazionale, comunitario e mondiale), promovendo la coesione e la crescita competitiva del sistema Marche; - valorizzare il potenziale di sviluppo connesso al progresso tecnologico, attraverso la definizione di sistemi di network tra le diverse realtà produttive di distretto e gli interlocutori dell innovazione; - costruire un patrimonio regionale di competenze/professionalità diffuse e distintive nel settore della tecnologia e della società dell informazione, anche attraverso sistemi innovativi di gestione e diffusione del knowledge di distretto; - progettare un sistema logistico intelligente, ad alto contenuto innovativo, capace di accrescere l efficienza della rete e dei flussi connessi ai trasporti, la competitività delle aziende, attraverso l ottimizzazione dei tempi e dei costi legati alla gestione del sistema distributivo; - promuovere un sistema integrato di qualità di distretto, capitalizzando l innovazione tecnologica ed informatica nella gestione dell intera catena produttiva. L articolazione assunta dall intervento mirava quindi al perseguimento di tali finalità, attraverso un impostazione sistemica che si è sviluppata attraverso le seguenti attività: Azione Costruire i presupposti per l innovazione tecnologica L azione si è posta l obiettivo di promuovere un processo di innovazione sistemica finalizzato ad assicurare a tutti i soggetti pubblici che operano sul territorio regionale una capacità adeguata di sviluppo e di adattamento permanente al dinamismo evolutivo che sta caratterizzando i futuri scenari socioeconomici mondiali, in un ottica di sviluppo sostenibile. Il perno attorno a cui si è sviluppata tale azione è rappresentato dalla costituzione ed implementazione dell Osservatorio permanente per l innovazione che ha coinvolto, sia i centri ove si sviluppa la ricerca ed il trasferimento tecnologico, sia un gruppo di imprese rappresentativo del tessuto socio-economico regionale su cui concentrare lo sforzo di analisi delle mutazioni e delle tendenze e attorno alle quali sono stati costruiti gli strumenti di analisi revisionale. In questa logica, l intervento ha gestito la mobilitazione e messa in rete di tutte le risorse regionali utili a valorizzare il potenziale di sviluppo connesso con il progresso tecnologico e la società dell informazione. 6

7 L Osservatorio non ha assunto quindi una dimensione fisica, ma è stato costituito attraverso la creazione di un network tra imprese singole e associate, soggetti della ricerca e sviluppo (Centri Servizi regionali, Parco Tecnologico ed Università), scuole, centri di formazione, pubbliche amministrazioni, parti economico-sociali. L obiettivo è stato quello di creare un network in grado di assumere una dimensione sovrastrutturale che genera e vive dei flussi e delle interazioni che si stabiliscono tra i vari interlocutori della rete e che, per il tramite dei singoli nodi, possa tradursi in strategie ed interventi capaci di agevolare e supportare l innovazione tecnologica, fornendo alla Regione Marche gli elementi per la redazione di un Piano Regionale per l Innovazione utile per pianificare le future attività del programma. Azione Struttura digitale per la gestione della catena del valore Nell ambito di questa azione è stata prodotta un applicazione informatica (framework digitale), implementabile a livello di singolo distretto (o loro aggregazioni territoriali), la cui gestione può essere affidata ad uno specifico centro di distretto, per conseguire i seguenti obiettivi: - sfruttare la connettività di internet per abilitare la comunicazione dei business partner; - integrare le attività tra le aziende di produzione e di servizi con quelle degli operatori logistici; - integrare la catena del valore, con conseguente fidelizzazione del canale, e dei fornitori; - ridurre il tempo di reazione alle richieste ed accesso altrettanto rapido ai servizi della logistica; - analizzare rapidamente i dati di business e puntuale conoscenza della situazione delle merci; - ridurre i costi nei processi aziendali; - ridurre i rischi nella movimentazione dei prodotti, con particolare riferimento ai rischi ambientali; - elevare l affidalità nelle transazioni sulla rete ed elevata qualità dei servizi telematici (trusted transactions) - elevare il livello di connettività delle aziende alla rete internet, attraverso l apertura dei propri sistemi informativi (legacy) con la realizzazione di idonee porte applicative a supporto del business to business (B2B) - diffondere la conoscenza, mediante internet, dei servizi telematici offerti da ciascuna azienda, con la progettazione, realizzazione e gestione del sistema di registry dei web services (catalogo UDDI-Universal Description Discovery and Integration del territorio), in modo da memorizzare tutte quelle informazioni che permettono di capire come e con quali applicazioni e standard una azienda operi in rete. Per perseguire tali finalità, l azione si è posta l obiettivo di realizzare ed implementare, presso i distretti industriali, un sistema prototipale di interazione tra le attività di e-logistics processes e di business process, che ha consentito la gestione della filiera delle forniture a livello di distretto, con riferimento:1) alla velocizzazione dei processi inter-aziendali (B2B) tra aziende che appartengono alla stessa catena del valore (gestione on-line degli ordini, e-sourcing, e-procurement), 2) all accesso rapido ai servizi offerti dagli operatori della logistica (B2Logistics), 3) alla facilitazione dei sistemi di trasmissione, scambio, ed archiviazione dei documenti legati alla normale attività di impresa (bolle, fatture, ecc..), 4) alla conoscenza continua del posizionamento delle merci. L architettura del sistema realizzato permette a due o più aziende di avere scambi commerciali in rete, riducendo al minimo la necessità di accordarsi con la controparte sulle tecnologie e gli strumenti da realizzare, e quindi facilitando al massimo l interoperabilità fra sistemi informativi aziendali eterogenei. Il sistema implementato consente anche di interoperare con le funzioni di e-government che vengono offerte dalla Pubblica amministrazione del territorio cui il distretto appartiene. 7

8 Questa azione si correla strettamente con il progetto pilota per lo sviluppo di sistemi innovativi per la progettazione e la gestione della rete logistica distrettuale, all interno dell azione 7.4, del presente programma di Azioni Innovative. In particolare le attività svolte sono state le seguenti: - elaborazione del progetto generale dell applicazione sulla base delle specifiche prodotte dal Servizio informatica - elaborazione del progetto esecutivo dei vari moduli applicativi e, in particolare: modulo gestione documentale modulo interoperabilità sistemi aziendali (B2B) per la gestione degli ordini e per supportare le transazioni commerciali tra aziende modulo per l interoperabilità dei sistemi aziendali con i sistemi degli operatori logistici (RFQ-Request For Quotation processes, Shipping processes o processi di vendita, Tracking processes o processi di tracciamento delle merci) modulo per l interoperabilità dei sistemi aziendali con i sistemi della Pubblica amministrazione sistema UDDI registry per i servizi delle aziende e del territorio in generale - implementazione dei moduli applicativi per attività di testing presso la server farm del Servizio informatica e collaudo del sistema prototipale - implementazione del sistema presso i Centri servizi dei distretti e coinvolgimento di un primo gruppo di aziende pilota. Azione Valorizzare il ruolo della conoscenza a supporto del trasferimento tecnologico - Sub-Azione a) L azione ha consentito di favorire lo sviluppo e la ricerca nelle PMI, mettendo a disposizione delle stesse: tecnologie, strumenti, conoscenze dei centri di ricerca e delle Università. Sono state finanziate quelle attività di servizio che hanno consentito di soddisfare lo sviluppo di idee, intuizioni, esigenze specifiche e mirate ritenute traducibili in progetti di fattibilità In questa prospettiva, è stato possibile incidere significativamente sul sistema regionale, incrementando la diffusione della conoscenza e dell'innovazione nelle PMI attraverso percorsi di formazione altamente specializzata, stage specialistici finalizzati allo sviluppo di progetti particolarmente innovativi presso università e centri di ricerca per personale indicato dalle imprese. Questa azione si è posta l obiettivo di promuovere l innovazione sviluppando un numero significativo di progetti di ricerca applicata, e sostenendone il trasferimento nel sistema produttivo regionale, attraverso l immissione di giovani formati sul campo. Sono stati favoriti anche gli incontri e le attività di consulenza con i centri di ricerca, le Università ed i centri di trasferimento tecnologico attraverso la condivisione e la pianificazione delle attività progettuali. Le attività condotte si sono articolate attraverso: - sviluppo di progetti di ricerca applicata nelle PMI sulla base delle loro specifiche esigenze; - individuazione di giovani tecnologi che, mediante attività diretta sui progetti di interesse delle imprese, hanno sviluppato competenze tecnico-scientifiche e/o gestionali organizzative, al fine di contribuire sia alla massima valorizzazione economica dei risultati della ricerca, sia agli ulteriori sviluppi della innovazione; - miglioramento dell accesso delle PMI alle reti di conoscenza universitarie e dei centri di ricerca e trasferimento tecnologico; - realizzazione di una efficace azione di orientamento verso il sistema delle PMI nei riguardi dell ampio e vasto bagaglio di conoscenze localizzate nelle Università; 8

9 - creazione di gruppi operativi di lavoro tra impresa, giovani tecnologi ed esperti senior in una logica task focused; - sostegno alla trasferibilità dell innovazione conseguita nel sistema produttivo distrettuale di riferimento; - consulenza, formazione specializzata, sperimentazione, progettazione, ingegnerizzazione, prove di laboratorio. L azione ha consentito dunque di trasferire la conoscenza nel sistema produttivo regionale attraverso lo sviluppo di progetti di ricerca innovativi, proposti dalle aziende e realizzati tramite giovani tecnologi inseriti nelle imprese, anche con la consulenza di tecnici e di specialisti provenienti da Università, centri e laboratori di ricerca. Azione 7.4 Progetto pilota per assistenza tecnica per lo sviluppo di sistemi innovativi per la progettazione e la gestione della rete logistica distrettuale regionale L azione si è concentrata sul sostegno allo sviluppo di sistemi innovativi per la progettazione e gestione della rete logistica distrettuale. Attraverso l utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e telematiche sono state attivate misure idonee a favorire l integrazione tra le diverse modalità di trasporto e le infrastrutture esistenti, ridurre gli squilibri nella ripartizione modale del trasporto merci, migliorare la qualità dei servizi offerti, e di riorganizzare ed ottimizzare la gestione del traffico legata alla peculiare articolazione di alcuni distretti industriali, favorendo soluzioni che riducono l impatto ambientale ed aumentano la sicurezza. Gli obiettivi sopra specificati sono stati conseguiti attraverso le seguenti attività: - identificazione e monitoraggio dei flussi informativi e delle merci all interno dei distretti, mettendo in evidenza le problematiche e le carenza che le PMI riscontrano nel settore dei trasporti; - identificazione dell incidenza delle carenze logistiche sui costi di produzione distrettuale rapportati al benchmarcing nazionale ed europeo; - esplicitazione delle esigenze di servizi logistici dei distretti menzionati; - analisi delle strategie e più in generale l offerta degli operatori logistici locali, e/o nazionali; - elaborazione di piani strategici di intervento nei singoli distretti per la riorganizzazione dei nodi intermodali per la movimentazione delle merci, individuazione e realizzazione di piattaforme logistiche di distretto, favorendo anche soluzioni che riducano l impatto ambientale e aumentano la sicurezza; - implementazione di un progetto sperimentale con la fornitura e la installazione di sistemi informativi da correlarsi a quanto previsto nell azione 7.2; - predisposizione e realizzazione di moduli per la preparazione specialistica di tecnici da adibire alla gestione degli strumenti informativi e telematici nella rete logistica distrettuale. Azione 7.5 Promozione dell efficienza e della competitività delle imprese marchigiane attraverso la realizzazione di progetti pilota per la diffusione di un sistema integrato di qualità di distretto Gli obiettivi originari dell azione sono stati: - supportare le PMI nella qualificazione dei processi/prodotti per il raggiungimento della certificazione della qualità relativamente ai materiali, prodotti, sistemi aziendali di progettazione, produzione e commercializzazione nell ottica della sostenibilità ambientale (EN/ISO 9001/2000, EN/ISO 45011, Reg. EMAS (CE) 761/2001); 9

10 10 - realizzare una lista nobile ed omogenea di subfornitori, in grado di garantire il mantenimento della certificazione del prodotto e quindi la intercambiabilità dei componenti; - favorire i processi di internazionalizzazione delle PMI assicurando la validazione su scala internazionale delle certificazioni dei loro prodotti e processi produttivi; - sviluppare politiche di indirizzo e crescita sostenibile all interno delle imprese partecipanti; - promuovere la partecipazione delle PMI all interno dei distretti industriali della regione, unitamente alle autorità di settore, agli enti locali e alle associazioni di categoria per giungere alla individuazione di una soglia di qualità ambientale nel territorio interessato, individuando gli strumenti e gli interventi necessari per raggiungerla e mantenerla; - avviare rapporti di collaborazione con gli enti territoriali competenti per la semplificazione e l accelerazione delle procedure tecnico - amministrative per il rilascio di autorizzazioni e le procedure dei controlli ambientali previste dalle norme; - elaborare e diffondere metodologie e strumenti pratici su cui fondare una vera e propria politica di programmazione ambientale dei distretti industriali, in grado di assicurarne uno sviluppo sostenibile L azione è stata suddivisa in due distinte sub-azioni, fra loro integrate. La sub-azione a) ha realizzato le seguenti attività : - analisi e studio delle problematiche legate alla certificazione di qualità dei prodotti e processi del distretto; - selezione delle aziende produttrici e sub-fornitrici da coinvolgere per l implementazione dei sistemi di gestione e di certificazione; - analisi delle procedure, norme e direttive che interessano l iniziativa; - coinvolgimento degli enti accreditatori nazionali ed europei e degli enti di certificazione volontaria nazionali ed internazionali anche per la definizione di accordi di partnership; - studio ed elaborazione delle normative innovative in collaborazione con gli enti sopracitati in modo interattivo; - analisi dei metodi e norme per la sorveglianza in azienda dell innovazione introdotta; - verifica operativa della sua realizzabilità e testaggio; - studio di una metodologia generale di applicabilità del sistema testato su una vasta gamma di prodotti e comparti di attività del distretto; - studio di una procedura generale di trasferibilità tra i distretti. La sub-azione b) ha elaborato questi interventi: - analisi dettagliata della condizione iniziale (analisi ambientale preliminare) in cui si trova il distretto dal punto di vista ambientale; - elaborazione di un programma (programma ambientale) di medio periodo costituito da una serie di azioni di carattere generale da porre in essere per il miglioramento delle condizioni ambientali del distretto; - supporto alle attività di consultazione e concertazione sui contenuti del programma e sulle priorità degli interventi di miglioramento, anche al fine di definire e verificare le differenti forme di collaborazione tra autorità di settore, enti locali e soggetti privati; - verifica operativa della realizzabilità del programma di miglioramento ambientale; - utilizzo del programma per l adesione ad EMAS II delle singole imprese del distretto, delle imprese di servizi pubblici ed anche delle amministrazioni locali; - studio di una procedura generale di trasferibilità tra i distretti e diffusione dei risultati.

11 Al fine di assicurare il coordinamento sinergico delle due sub-azioni, si è proceduto alla costituzione di un Organismo coordinatore, che ha supportato la realizzazione dell azione. Grazie anche all azione propulsiva del Comitato direttivo Azioni Innovative, in cui erano rappresentate tutte le forze economiche, sociali, della ricerca e del mondo accademico delle Marche, il Programma regionale Azioni Innovative si è concluso positivamente raggiungendo tutti gli obiettivi che erano stati pianificati. 11

12 COSTRUIRE I PRESUPPOSTI PER L INNOVAZIONE TECNOLOGICA Azione 7.1 Soggetto attuatore Servizio Politiche comunitarie della Regione Marche Premessa La crescita e lo sviluppo competitivo di un sistema sono l effetto della capacità di creare e valorizzare la conoscenza e le potenzialità innovative da parte tutti i soggetti che lo compongono. La regione Marche si trova attualmente in una situazione complessa, tipica delle fasi di transizione. La struttura produttiva, caratterizzata da imprese di piccole-piccolisssime dimensioni, specializzate in settori tradizionali, o anche definiti maturi, con un accezione più critica, è alla ricerca di una nuova identità. Il confronto competitivo si è ormai spostato dalla qualità del prodotto, alla capacità delle imprese di presidiare e gestire l innovazione, intesa nel suo significato più ampio, ovvero come sinonimo di produrre, assimilare e sfruttare con successo le novità, in campo economico e sociale. (...) La ricerca, lo sviluppo e l'uso di nuove tecnologie sono elementi chiave dell'innovazione, ma non sono i soli. Farli propri significa che l'impresa deve fare uno sforzo organizzativo adattando i propri mezzi di produzione, gestione e distribuzione. "Innovazione dunque non è soltanto la mitica ricerca e sviluppo, ma anche, più quotidianamente, lo sviluppo delle risorse umane dell'azienda, l'acquisizione di nuove tecnologie o sistemi di meccanizzazione o comunque qualsiasi nuovo intervento capace di aumentare la competitività dell'azienda portando soluzioni originali a problemi creati dallo sforzo dell'azienda stessa di adeguarsi al mercato. Da: Il Libro Verde sull'innovazione CEC, 1995 L economia dell innovazione e l approccio sistemico Si definisce economia dell innovazione quella che caratterizza i sistemi economico-sociali in cui i processi produttivi e l attività economica in generale, riescono a stabilire contatti sistematici e utili relazioni con i processi di generazione e applicazione della conoscenza scientifica e tecnologica, e in particolare con i processi innovativi. Contatti e relazioni che realizzino significativi vantaggi competitivi, e soprattutto generino un cambiamento strutturale. Le imprese sono considerate come istituzioni con attributi biologici: capaci di apprendimento, creatività e innovazione, inserite e vincolate al contesto economico e sociale in cui operano. Inoltre le imprese reagirebbero ai cambiamenti introducendo anche nuove tecnologie. Pertanto, nell economia dell innovazione, affinché le imprese producano innovazione devono essere inserite in un contesto dinamico che attivi e induca un cambiamento tecnologico, causa e conseguenza di un cambiamento strutturale. In particolare gli investimenti in tecnologie digitali (TIC) sono in grado di realizzare consistenti incrementi della produttività dei sistemi economici e della crescita dei sistemi Paese. Nel periodo questi investimenti hanno prodotto una crescita del Pil dell 1% negli Usa e dello 0,5% nell Unione Europea. L Italia nel periodo ha investito in tecnologie digitali il 65% della media europea e il 40% degli Usa, e questo ha determinato: 12

13 un significativo differenziale di crescita, un progressivo deterioramento della competitività, una perdita più accelerata di quota di mercato mondiale, una minore attrattività verso gli investimenti esteri. Queste tecnologie, trasversali e pervasive, possono fornire grandi contributi di efficienza e di produttività, e dunque di benessere economico, solo se viene sfruttato fino in fondo il valore di innovazione e trasformazione e non solo quello di semplificazione e accelerazione delle attività esistenti. Ma l efficacia delle TIC come motore dello sviluppo per la crescita e la competitività del Sistema Paese dipende, in grande misura, da condizioni di contesto in cui esse vengono inserite. Creare le premesse, le condizioni ambientali affinché si crei e si diffonda una cultura dell innovazione significa intervenire almeno in tre ambiti strategici: 1. La formazione La quantità e la qualità del capitale umano, il suo bilancio e la sua gestione strategica devono occupare un ruolo fondamentale nell ambito dello sviluppo di un Paese e rappresentano la sua potenzialità innovativa. 2. Ricerca & Sviluppo L economia dell innovazione ha nella Ricerca & Sviluppo un fattore essenziale per la crescita a lungo termine. A livello europeo tale sfida è stata recepita e, con il Consiglio Europeo di Barcellona del marzo 2002, si è fissato l obiettivo, da raggiungere entro il 2010, di una spesa in R&S ed innovazione (di cui due terzi alimentati dal settore privato), del 3% del PIL, contro l attuale 1,9% europeo e l 1,04% italiano. 3. La finanza innovativa Il finanziamento è l ostacolo principale all innovazione, in tutti i Paesi europei e in tutti i settori. E questo il cosiddetto approccio sistemico all innovazione, che considera la forte dipendenza del livello di innovazione di un sistema socio-economico alle interazioni complesse e continuative che intercorrono tra gli individui, le organizzazioni e i fattori ambientali. Quindi un interpretazione più articolata di quella del c.d modello lineare, che vedeva l innovazione come semplice trasferimento di tecnologie della ricerca di base all'industria. La ricerca e sviluppo non è più vista come "fonte" dell'innovazione ma come uno degli elementi essenziali. La Commissione Europea stessa, in una recente comunicazione (COM 112, 2003) sulla politica a sostegno dell innovazione, invita ad affrontare la questione con un approccio più ampio rispetto al passato e raccomanda una visione d insieme dell innovazione, che sia in grado di restituirne la complessità. In particolare si sottolinea la necessità di passare dal modello lineare a quello sistemico, nel quale l innovazione nasce da complesse interazione tra i singoli, le organizzazioni e il loro ambiente operativo. Obiettivi del progetto Il progetto per l attuazione dell Azione 7.1, Implementing background for Innovation Technology è nato con l esigenza di promuovere opportunità di crescita competitiva del sistema legate alla diffusione di innovazione tecnologica. 13

14 L implementazione di un Osservatorio Regionale sull innovazione e il trasferimento tecnologico, è finalizzata: alla realizzazione di un network ricerca-industria che permetta un confronto collaborativo tra domanda e offerta di tecnologia e la realizzazione di progetti congiunti di ricerca e sviluppo sull innovazione, ad un maggiore coinvolgimento delle Università marchigiane al processo di sviluppo del territorio, anche creando le premesse per favorire progetti imprenditoriali che sviluppino i risultati della ricerca, a creare le condizioni per un più facile accesso di tutte le imprese all innovazione e per l avvio di programmi di ricerca e sviluppo svolti in collaborazione con tutti gli Enti che fanno ricerca nel territorio. L'Osservatorio costituisce pertanto il sistema di gestione della conoscenza (knowledge system) generata dal Progetto e funziona sia come elemento di raccolta, selezione e catalogazione delle informazioni, che come fornitore d idee innovative nelle aree tematiche che lo alimentano. Le modalità di attivazione e di funzionamento dell Osservatorio Regionale sull innovazione e il trasferimento tecnologico sono quelle di un sistema informativo, ossia come un insieme di risorse tecniche, metodologiche ed umane organizzate per la gestione di dati e informazioni, al fine di soddisfare le esigenze conoscitive degli utenti. La missione dell Osservatorio è quella dell'accumulazione dinamica di conoscenze in modo da permettere di: monitorare i trends tecnologici e socio economici del mercato, analizzare scenari diversi e indagare sulle modalità di sviluppo e di diffusione dell innovazione, individuare le opportunità di incremento di efficienza e competitività per i soggetti economici del sistema regionale, guidare e misurare l efficacia dell introduzione di innovazioni tecnologiche sul territorio. I soggetti/attori coinvolti nel Progetto Azione 7.1 ricoprono il duplice ruolo di fornitori di dati e di utenti delle informazioni prodotte dal Sistema Informativo. Tali soggetti sono i protagonisti dello sviluppo socio-economico marchigiano, ovvero: le Università regionali gli istituti di innovazione regionale, associazioni di categoria le Aziende. Le attività previste dal Progetto Azione 7.1 e le relazioni tra i soggetti coinvolti possono essere schematizzate utilizzando il modello concettuale della progettazione di un Sistema Informativo. I flussi e i soggetti 14

15 Il Progetto si è avvalso della collaborazione sinergica delle quattro Università delle Marche, che per l occasione si sono riunite in un Associazione Temporanea d Impresa (ATI). Ognuna delle quali ha arricchito il gruppo di lavoro con le competenze e le conoscenze che gli sono proprie. La figura indica come ogni Università si sia caratterizzata con un proprio ruolo specifico nell ambito della realizzazione delle attività progettuali. Il ruolo delle Università GENERAZIONE MEMORIZZAZIONE ED ELABORAZIONE UTILIZZAZIONE MACERATA ANCONA MACERATA URBINO CAMERINO URBINO ANCONA CAMERINO La natura delle attività del progetto Le attività del Progetto si suddividono in attività di generazione e attività di memorizzazione ed elaborazione. Le attività di generazione dei dati e delle informazioni in ingresso alimentano: una struttura dati gestibile tramite un DBMS (per i dati strutturati), un repository documentale (per i dati non strutturali, documenti, immagini, filmati). La tabella indica come ogni attività prevista dal progetto concorre all alimentazione del DataBase Innovazione: Descrizione attività Studio atto a favorire sul territorio regionale la creazione di servizi Technology Rating Studio finalizzato a definire un piano di sviluppo delle ITC risultati Realizzazione di una banca dati sull innovazione tecnologica Indagine su 300 imprese regionali per l individuazione di tecnologie innovative e BAT Mappatura e messa in rete dei centri di ricerca e di quanti svilupano tecnologie innovative a livello regionale, nazionale e europeo Studio finalizzato a promuovere metodologie di audit tecnologici alle imprese regionali Assistenza alle imprese regionalinella progettazione nell ambito del VI Programma Quadro dell UE per la Ricerca e lo Sviluppo Studio di forme di finanziamento innovative a supporto dello sviluppo di attività di ricerca e di trasferimento tecnologico 15

16 Le attività di memorizzazione ed elaborazione dei dati e delle informazioni si sono concretizzate in: predisposizione di un sito internet realizzazione di una rete tematica sull innovazione realizzazione di una banca dati sull innovazione tecnologica Attività previste e risultati Il techonology rating DESCRIZIONE ATTIVITÀ Piano di promozione di azioni e misure atte a favorire sul territorio regionale la creazione di servizi di technology rating attraverso la diffusione e l acquisizione di metodologie di valutazione tecnologica già adottate dagli operatori finanziari in paesi più avanzati, finalizzate a standardizzare e quantificare l incertezza derivante dalla fattibilità tecnica di progetti innovativi riguardanti lo sviluppo di tecnologie pervasive METODOLOGIA Siti consultati: RISULTATI E stato realizzato un rapporto suddiviso in due parti: - nella prima vengono descritte le varie modalità di finanziamento delle imprese operanti in settori innovativi e tecnologicamente avanzati, tra cui il technology rating; - nella seconda si individuano i progetti e i soggetti che si sono occupati di technology rating, ovvero di quei sistemi di valutazione economico-tecnica, volti a valutare i progetti ad alto contenuto tecnologico ideati e proposti dalle PMI; Sono stati prodotti schemi di technology rating CONTATTI Agence Nationale de Valorisation de la Recherche (ANVAR, France) ASSOTEC S.c.r.l. Milano NatWest Innovation & Growth Unit (UK) Lo sviluppo delle ICT DESCRIZIONE ATTIVITÀ Studio finalizzato a definire un piano di sviluppo delle ICT nel sistema produttivo regionale, anche sulla base di una ricognizione delle indagini e dei lavori di ricerca realizzati o in corso di realizzazione, al fine di favorire la convergenza con l offerta, stimolare e facilitare la cooperazione interna ed esterna ai distretti industriali e di individuare, fra l altro, la fattibilità di gestire 16

17 i vari servizi di ICT e di E-Business da parte di un unico soggetto (Application Service Provider) per conto delle imprese del distretto METODOLOGIA Si è provveduto a individuare e selezionare tutti quei rapporti utili a fornire un quadro esauriente sulla diffusione delle ICT, e alla necessaria cultura dell innovazione. Si è scelto un approccio sistemico all innovazione, che oltre della diffusione delle ICT consideri anche le condizioni di sistema che ne consentono una loro diffusione sistematica e strategica all interno del sistema economico marchigiano. RISULTATI Lo studio, il confronto e la comparazione sono confluite in una relazione che fornisce un quadro delle criticità e delle opportunità di crescita e sviluppo del sistema regionale, nel contesto competitivo nazionale ed internazionale. I rapporti e i dati analizzati forniscono delle utili indicazioni su dove e come intervenire. RAPPORTI ANALIZZATI Rapporto innovazione e tecnologie digitali in Italia Ministero per l innovazione e le Tecnologie 1 Rapporto sull Innovazione nelle Regioni d Italia Formez-CRC-Assinform Statistiche sull innovazione delle imprese Istat Terzo Rapporto europeo sugli indicatori scientifici e tecnologici Commissione Europea RNSII 2004 Osservatorio Filas Rapporto IT sulle regioni Assinform Studio sulle forme di finanziamento innovative DESCRIZIONE ATTIVITÀ Studio/ricerca di forme di finanziamento innovative a supporto dello sviluppo di attività di ricerca e di trasferimento tecnologico STRUTTURA DEL RAPPORTO Il rapporto è articolato in due parti, la prima finalizzata a riprendere le basi conoscitive e teoriche sulle problematiche di finanziamento dell innovazione ed a fornire un quadro delle iniziative di offerta di fondi a livello europeo, domestico e regionale. La seconda parte illustra le politiche e le azioni di sostegno all innovazione realizzate in alcune regioni italiane e propone un documento di proposta su possibili iniziative e politiche regionali in favore dell innovazione. Nel primo capitolo si propone una sintesi del pensiero di alcuni autori (in particolare Schumpeter) in tema di innovazione e i caratteri che questa porta come benefici per le imprese. Viene poi descritto il processo innovativo e la sua articolazione in fasi, con i fattori interni ed esterni che influenzano tale processo stesso. Nel secondo capitolo si affronta il tema del finanziamento dell innovazione tecnologica, esaminato alla luce del modello del ciclo di sviluppo delle imprese innovative. Particolare attenzione viene dedicata alle fonti di finanziamento collegate ai capitali di rischio, quali il public equity o il private equity. 17

18 Nel terzo capitolo vengono delineate le caratteristiche salienti degli incubatori di impresa, che possono rappresentare un mezzo attraverso il quale l innovazione può nascere e alimentarsi. Vengono in proposito riportare alcune esperienze italiane e soprattutto americane in tale ambito, facendo anche riferimento ad alcuni incubatori universitari ed alle iniziative di spinoff.. Nel quarto capitolo particolare attenzione è dedicata agli spin-off universitari ed ai business angels, annoverabili tra i soggetti finanziatori appartenenti al segmento dell informal private equity, di cui si prendono in esame i ruoli finanziari e strategici. Il capitolo cinque è dedicato all Organized Private Equity con particolare riferimento alle iniziative di venture capital ed al mercato istituzionale del capitale di rischio. Nei capitoli sesto e settimo della prima parte illustrano sinteticamente i principali finanziamenti agevolati comunitari, nazionali e regionali a sostegno delle attività di ricerca e innovazione. La seconda parte, come sopra richiamato, illustra le principali politiche ed azioni di sostegno realizzate in alcune regioni italiane. In particolare si illustrano le iniziative che fanno capo alle regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte. Siffatte esperienze riferite alle regioni sopra elencate si riferiscono in particolare all utilizzo di alcuni fondi del FSE per le misure B C e D. Nel capitolo conclusivo della seconda parte si formulano alcune proposte per il finanziamento all innovazione nella regione Marche. POSSIBILI RICADUTE SUL SISTEMA PRODUTTIVO REGIONALE Nascita di nuove imprese, sia nei settori tradizionali che in quelli maggiormente innovativi, connessi alle attività di studio svolte presso centri di ricerca e università marchigiane (spin-off universitari). Riorganizzazione e sviluppo qualitativo delle imprese esistenti, favorendo percorsi di transizione a livello proprietario, imprenditoriale e manageriale. Poiché gran parte delle aziende marchigiane si trovano di fronte al problema della successione e della transizione, che è fortemente connesso con le tematiche finanziarie, qualora l azione di sostegno pubblico favorisse siffatta transizione, si consentirebbe il mantenimento ed il consolidamento della struttura economica e produttiva attuale, che altrimenti rischierebbe di non riuscire a superare l impasse del ricambio generazionale e manageriale. Sviluppo quantitativo delle imprese esistenti, specie grazie alla possibilità di ricorrere a capitali di rischio tramite i canali informali o i canali del mercato mobiliare. La scarsa diffusione di aziende quotate in borsa rappresenta uno dei principali ostacoli alla crescita del sistema produttivo regionale, troppo centrato su imprese familiari chiuse agli apporti di capitali esterni, capitali il cui accesso, viceversa, favorirebbero strategie di espansione produttiva e di mercato, sia a livello domestico che internazionale. Creazione, sviluppo, diffusione e protezione di attività di ricerca e di innovazione a livello regionale, fornendo una spinta significativa alla qualificazione dell apparato produttivo locale. Gli audit tecnologici DESCRIZIONE ATTIVITÀ Sviluppo di un progetto di piano di audit tecnologici alle imprese regionali coinvolgendo i settori principali dell economia marchigiana METODOLOGIA Per la definizione del questionario e del piano di audit si è fatto ricorso al know how accumulato in materia dalla rete degli Innovation Relay Centre, ed in particolare ad ENEA, coordinatore del progetto Irene. 18

19 RISULTATI Definizione di una metodologia e delle tecniche per la realizzazione degli audit tecnologici. Manuale di audit scientifico-tecnologico, da adottare per la conduzione dell audit, in modo che ogni audit produca dei risultati comparabili e completi su:le caratteristiche delle imprese, il loro stato tecnologico, i fabbisogni di innovazione e gli asset materiali ed immateriali che le possono rendere innovative e competitive. Definizione di modalità standard di analisi e valutazione dei risultati. Ogni audit deve essere sintetizzato in una matrice SWOT, che permetta di evidenziare i punti di forza, di debolezza, le minacce e le opportunità della singola azienda. La lettura comparata delle matrici delle singole aziende permetterà di realizzare una matrice SWOT per distretto, per area, per settore, in grado di integrare le informazioni dell Osservatorio Regionale dell Innovazione Tecnologica. Informazione e assistenza alle imprese nell ambito del Sesto Programma Quadro TITOLO ATTIVITÀ Attività di informazione e assistenza alla imprese regionali nella predisposizione di programmi e progetti innovativi nell ambito del VI Programma Quadro sulla Ricerca e lo Sviluppo, anche attraverso la formazione e il supporto di giovani tecnologi METODOLOGIA Sono stati presi contatti con Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE) per definire le modalità più adatte al contesto regionale, e si è avviata una collaborazione con consulenti del MIUR e dell APRE RISULTATI Raccolta e sistematizzazione delle principali informazioni sul VI Programma Quadro, riguardo: - gli obiettivi e gli strumenti operativi, - gli strumenti innovativi previsti, - gli strumenti tradizionali, - l amministrazione dei progetti, - i controlli e le responsabilità Diffusione dell informazione Organizzazione di due giornate di formazione-informazione sulla progettazione sul VI P.Q. Mappatura dei Centri di ricerca regionali DESCRIZIONE ATTIVITÀ Mappatura e messa in rete dei centri di ricerca e di quanti sviluppano tecnologie innovative a livello regionale, nazionale e europeo OBIETTIVI a) Esame delle recenti dinamiche del sistema produttivo regionale e in particolare dello stato dell attività di ricerca e innovazione. b) Utilizzazione delle informazioni derivanti da diverse fonti statistiche e da lavori di ricerca già svolti, con particolare riferimento a quelli recentemente commissionati dall Ente Regione e da altre organizzazioni o istituzioni locali marchigiane. c) Sviluppo di una scheda raccolta informazioni per identificare i principali progetti di ricerca e di spinoff d) Censimento dei centri di ricerca delle Marche, attraverso contatti e visite e) Creazione di una mappa cognitiva dei centri censiti 19

20 METODOLOGIA Consultazione di banche dati, fonti ufficiali, interviste e questionario RISULTATI Rapporto La formazione a supporto dell innovazione DESCRIZIONE ATTIVITÀ Sviluppo di Piano integrato di formazione che coinvolga sia il sistema educativo che formativo al fine di sviluppare una risorse altamente qualificate. OBIETTIVI Fornire utili indicazione circa percorsi formativi che potrebbero essere attivati e/o potenziati nella Regione a sostegno della diffusione di una cultura dell innovazione METODOLOGIA È stata realizzata una dettagliata ricognizione di tutte le principali offerte formative nazionali. Ci si è poi concentrati sull offerta regionale, con particolare attenzione a specifiche aree quali quella economico-finanziaria, quella relativa alle ICT, alla formazione, all ambiente, alle biotecnologie e al settore agro-alimentare, e per concludere con l area ingegneristica. Ricerca relativa alle figure professionali maggiormente richieste nel mondo aziendale Ricerca Offerta Formativa relativa ai Master Ricerca Offerta Formativa Regione Marche RISULTATI Rapporto sull attuale stato della domanda e dell offerta formativa nazionale e regionale Indagine su 300 imprese regionali TITOLO ATTIVITÀ Indagine su almeno 300 imprese regionali per l'individuazione di tecnologie innovative e BAT OBIETTIVI a) Esame di tipo qualitativo dell offerta e della domanda di BAT a livello regionale e transnazionale attraverso interviste a testimoni privilegiati b) Definizione di un campione di 300 imprese da intervistare c) Predisposizione del questionario d) Intervista alle imprese e coinvolgimento delle stesse alle attività dell Osservatorio sull Innovazione e) Convergenza dei risultati dell indagine nella banca dati 20

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