INVESTIMENTI ALTERNATIVI: UN PONTE VERSO L ECONOMIA REALE

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1 INVESTIMENTI ALTERNATIVI: UN PONTE VERSO L ECONOMIA REALE PARTE I - INVESTIMENTI ALTERNATIVI E DIRETTIVA EUROPEA: L OPPORTUNITÀ PARTE II - INVESTIMENTI ALTERNATIVI: CHE COSA SONO, COME SI UTILIZZANO, QUALE LEGAME CON I MERCATI FINANZIARI. PARTE III - PROSPETTIVE, DINAMICHE, UTILIZZO. COME SI EVOLVERÀ L INDUSTRIA DEGLI INVESTIMENTI ALTERNATIVI? QUALI I RISCHI? COME FARE A GESTIRLI? PARTE I: INVESTIMENTI ALTERNATIVI E DIRETTIVA EUROPEA: L OPPORTUNITÀ Si può ignorare la realtà, ma non si possono ignorare le conseguenze dell ignorare la realtà. (Ayn Rand, ) Quale può essere il valore economico e sociale legato alla perdita di una opportunità? L istinto e l abitudine portano l essere umano a registrare nella propria mente vittorie e sconfitte, gioie e dolori, profitti e perdite: noi memorizziamo tutto ciò che ci accade nel corso della vita. Ma la valutazione di un mancato guadagno o di una perdita non subita, così come un successo o un fallimento mai conseguiti, difficilmente rimangono impressi nei registri della nostra memoria: al più rimane un velato senso di rimpianto che nel tempo, può trasformarsi nel rimorso per non aver fatto una scelta differente. Guardando alle problematiche economiche, finanziarie e sociali dei Paesi Periferici dell Area Euro, è probabile che il rimorso per le tante decisioni mai prese nel recente passato, sia oggi uno dei sentimenti più diffusi tra la popolazione. Primo fra tutti, il rammarico di non aver voluto affrontare per tempo una realtà che si stava progressivamente materializzando e che richiedeva cambiamenti culturali e strutturali per lungo tempo rimandati: la nascita e lo sviluppo di un sistema economico globale, un mercato non più dominato dall ὀlígoi -pólion di Europa, Giappone e Stati Uniti, ma un sistema di scambio accessibile a tutti i Paesi e Continenti, dalla Cina al Brasile, passando per India, Russia e Sudafrica (i BRICS) Oggi questi cambiamenti sono una necessità di cui sono consapevoli milioni di famiglie: la crisi finanziaria del 2008, è stato il campanello che ha posto fine alla ricreazione collettiva di tutti coloro i quali hanno nascosto debolezze e incapacità dietro a grattacieli di debiti, velocemente innalzati da un sistema bancario pronto a sfruttare al meglio l opportunità offerta dall introduzione dell Euro: la nuova benzina raffinata dalla Banca Centrale Europea, che ha sostituito i carburanti dei singoli paesi (lira, franco, marco tedesco, peseta, dracma, etc.), rendendo gli scambi più veloci, economici ed efficienti. Se quindi non si possono ignorare le conseguenze dell ignorare la realtà, quale potrebbe essere il valore economico e sociale di una scelta sbagliata fatta oggi, di una decisione rimandata, di un opportunità persa? 1

2 Oggi non c è più tempo per fermarsi a osservare le dinamiche della globalizzazione: è necessario accettare subito la sfida e comprendere quali possano essere gli strumenti per cogliere al meglio le straordinarie opportunità offerte dal cambiamento. E per quanto impopolare, pestilenziale, cinico ed egoistico sia il mondo finanziario, esso rappresenta ancora oggi il sistema di alimentazione che fornisce combustibile alla macchina economica dei nostri giorni: se così non fosse, il termine spread sarebbe ancora un verbo della lingua inglese praticamente sconosciuto a Italiani e Spagnoli, così come le riunioni delle Banche Centrali avrebbero sui quotidiani lo stesso spazio dedicato alla pagina del taglio e cucito. In tal senso, occorre riformulare la domanda precedente, chiedendosi quale potrebbe essere il costo economico e sociale derivante dalla incapacità di cogliere le opportunità rese accessibili dal sistema finanziario. E possibile utilizzare il mercato dei capitali per riparare ai danni provocati al mercato del lavoro, per ridare speranza ai giovani, entusiasmo agli imprenditori, serenità ai pensionati? Certamente si, ma a patto di avere la capacità e la volontà di uscire dagli schemi tradizionali, studiare nuove forme di utilizzo dei capitali, essere pronti a sostenere l innovazione, immaginare nuove soluzioni guardando però alle origini: rammentando che una azienda intenzionata ad accedere al mercato dei capitali, deve avere progetti di crescita, piani di investimento, programmi di assunzione e percorsi di sviluppo per i propri collaboratori. In questo contesto, all interno della cornice che orla la fotografia di una realtà economica e sociale bisognosa di cambiamenti, va analizzata l opportunità offerta dall avvento della Direttiva Europea sugli Investimenti Alternativi (Alternative Investment Fund Manager Directive fig.1). Un evento che di per sé può sembrare di poco conto, ma in realtà porta una vera e propria rivoluzione nel mondo degli investimenti, trasformando in autostrada il sentiero che collega il mondo dei capitali finanziari con l economia reale. FIG.1 Tre sono le colonne portanti dello schema normativo entrato in vigore il 23 luglio 2013 e che dovrà essere adottato da tutti gli Stati Membri, entro il 22 luglio 2014 (l Italia ha recepito lo schema in data 25 marzo 2014): il riconoscimento univoco della categoria Investimenti 2

3 Alternativi, l armonizzazione delle regole a livello europeo, la tutela legale ed amministrativa per gli investitori. Seppur banale, la definizione di una classe di attività finanziarie sotto un unico cappello e la conseguente distinzione dalle altri attività di investimento (normativa UCITS), rappresenta il punto di svolta nell allocazione mentale e di portafoglio degli investitori. Oggi non esiste più il metodo soggettivo di definire gli Investimenti Alternativi, né la facoltà di categorizzare indistintamente qualunque investimento complesso con il bollino rosso che certifica un rischio elevato. Dal luglio 2013, viene stabilito che Fondi di Private Equity, Fondi di Venture Capital, Hedge Funds, Fondi Immobiliari e Fondi di Infrastrutture autorizzati ad operare all interno dei confini dell Unione Europea, rientrano sotto la categoria dei Fondi Alternativi. Per questo i gestori autorizzati, godranno di un passaporto europeo che tra le altre cose, consente la commercializzazione nei diversi Stati Membri senza la necessità di un autorizzazione locale. A tale fine, le norme di controllo e vigilanza devono essere applicate indistintamente, garantendo eguale tutela agli investitori: obbligo di autorizzazione e supervisione da parte di un autorità di vigilanza europea, obbligo di una banca depositaria anch essa regolamentata entro i confini dell Unione, obbligo di una valorizzazione degli investimenti da parte di un soggetto terzo esterno alla società di gestione. In breve: un impianto di garanzie solido ed omogeneo per tutti i risparmiatori, che non dovranno più preoccuparsi di verificare la custodia dei loro investimenti, né di doversi rivolgere a soggetti extra-europei per qualsivoglia controversia di tipo normativo, amministrativo o fiscale. Da qui nasce la prima grande opportunità: la realizzazione di un contesto strutturato, in grado di favorire l investimento da parte dei soggetti istituzionali, necessariamente limitati nella propria operatività rispetto ai gestori di capitali privati (family office, private banking). Grazie all avvento della Direttiva, l accessibilità agli strumenti viene portata allo stesso livello di quelli tradizionali/ucits: non costituisce più un limite all utilizzo di Investimenti Alternativi (fig.2) Ne consegue nell immediato, una serie di effetti virtuosi a catena: la struttura su cui poggia la normativa rende di fatto accessibile ai grandi capitali, un mercato di investimenti che di fatto era riservato ad un numero limitato di soggetti. Con l ingresso in campo delle risorse finanziarie gestite dagli istituzionali, si determina un aumento della concorrenza sul lato dell offerta (allargando il bacino di clienti, automaticamente anche i gestori più piccoli possono permettersi di investire in strutture più solide e meglio organizzate) e la nascita di un flusso informativo più ampio e costante: aumenteranno i fornitori di servizi, i consulenti, l interessa dei media, il numero di convegni, delle conferenze e degli eventi didattici. FIG.2 3

4 Gli Investimenti Alternativi usciranno così dall ombra, dissipando quella nebbia di pregiudizi e sospetti, spesso frutto della mancanza di conoscenza ed esperienza nella materia. Resta infatti la scarsa conoscenza quale limite concreto all utilizzo di Investimenti Alternativi (fig.2): se da un lato la AIFMD consente di superare la barriera posta dalla accessibilità degli strumenti (quasi esclusivamente riconducibili a gestori anglosassoni e con veicoli domiciliati in Paesi fiscalmente efficienti) grazie al requisito di un passaporto europeo, rimangono le difficoltà legate alla varietà e complessità gestionale di questi strumenti di investimento. Tolte le restrizioni ed i confini delimitati dalle normative UCITS e dalle classificazioni di uso comune (fondi azionari, obbligazionari, bilanciati, utilizzo del benchmark, obbligo di quotazione degli strumenti e valorizzazione su base giornaliera/settimanale) si entra infatti in un universo infinitamente più vasto di quello delle gestioni tradizionali: queste rappresentano infatti solamente un sottoinsieme della possibilità di investimento finanziario disponibili. Da qui nasce il problema: come orientarsi nella galassia degli Investimenti Alternativi? Quali i criteri di scelta rispetto alle esigenze di investimento? Quali i legami con l economia reale e quali i punti comuni con i mercati finanziari? PARTE II - INVESTIMENTI ALTERNATIVI: CHE COSA SONO, COME SI UTILIZZANO, QUALE LEGAME CON I MERCATI FINANZIARI. Dobbiamo abituarci all'idea: ai più importanti bivi della vita, non c'è segnaletica (Ernst Hemingway, ) La crisi finanziaria del 2008, rappresenta l inizio di un epoca che Alan Greenspan, (predecessore di Bernake alla guida della Federal Reserve), definì L era della turbolenza. Un contesto in cui diventa necessario agire con la consapevolezza di dover gestire il rischio, l incertezza, la probabilità delle perdite, prima di concentrarsi sui possibili guadagni: guardare al mondo degli investimenti attraverso la lente dell analisi dei rischi, prima ancora di ricercare le opportunità di profitto Da qui la necessità di costruire un nuovo approccio all investimento sui mercati finanziari, un modus operandi in grado di coniugare due grandi bisogni: 1) poter utilizzare le risorse finanziarie accumulate a fini di risparmio (risorse private), per alimentare un circolo virtuoso capace di stimolare e sviluppare l economia reale; 2) conseguire rendimenti adeguati agli obiettivi di lungo termine, attraverso una gestione degli investimenti che sia strutturalmente protetta dal rischio di subire gravi perdite e dalla impossibilità di liquidare gli investimenti, durante i periodi di stress sui mercati finanziari. Questi bisogni ci riportano quindi al tema originale: come utilizzare il mercato dei capitali per rafforzare il mercato del lavoro, dare spazio ed opportunità ai giovani, favorire gli imprenditori e portare serenità ai pensionati. Per far questo serve uscire dagli schemi tradizionali, studiare nuove forme di utilizzo dei capitali, essere pronti a sostenere l innovazione, immaginare nuove soluzioni: qui entrano in gioco gli Investimenti Alternativi. Vediamo il perché. Come abbiamo evidenziato nella prima parte dell editoriale, l universo degli Investimenti 4

5 Alternativi comprende una serie di soluzioni macro, classificabili in funzione della tipologia e durata degli investimenti, della correlazione con i mercati e della liquidabilità dei medesimi (fig.3). FIG.3 Se ci concentriamo sulla tipologia di investimenti a basso livello di liquidabilità (non vendibili in tempi brevi) ed aventi un orizzonte di investimento di lungo periodo (10-15 anni), ci troviamo automaticamente di fronte a quella tipologia di investimenti strettamente riconducibili alla economia reale. Il comparto Immobiliare (Real Estate), delle Infrastrutture e del Private Equity/Venture Capital, condividono infatti un base di partenza che, salvo modalità di implementazione a fini puramente speculativi (leveraged buy-outs, acquisizioni ostili tramite junk bonds, operazioni di finanza immobiliare, finanziamenti di progetti privi di utilità sociale/pubblica), si pone come finalità quella di finanziare progetti di sviluppo di attività economiche reali. In tal senso, il Venture Capital, gli strumenti di Private Equity & Private Debt e l investimento in progetti Immobiliari, rappresentano il canale trasmissivo più diretto tra capitali finanziari ed economia reale. Le forme di finanziamento in nuovi progetti (start-up) e in aziende non quotate (prevalentemente PMI), tramite partecipazione diretta nel capitale azionario (private equity) e/o a fronte di emissione di strumenti di debito (private debt), sono infatti tra le forme più efficienti di finanziamento alle attività imprenditoriali in cerca di capitali per avviare l attività o farla crescere. In questo caso, i capitali vanno direttamente a supporto dell economia reale, che trae beneficio sia dalle opportunità lavorative (aumento dell occupazione), sia dall incremento di contributi fiscali a loro volta destinabili alla spesa pubblica, quindi ad un miglioramento dei servizi necessari alla collettività. Stesso dicasi per gli investimenti immobiliari mirati alla riqualificazione di are urbane (creazione di nuovi poli residenziali e commerciali) e/o alla valorizzazione di territori sotto-sviluppati (strutture per il turismo, aree ad elevato contenuto tecnologico, strutture a basso impatto ambientale, etc.): attraverso la valorizzazione di un area, si migliora il contesto domestico e lavorativo, creando una condizione di maggiore benessere (quindi di incentivo) per chi vive e produce entro i confini nazionali. 5

6 Anche l investimento in infrastrutture rappresenta una forma diretta di supporto all economia, con la differenza che spesso, si tratta di progetti di maggiori dimensione, più costosi, più lunghi e anche maggiormente indirizzati alla pubblica utilità. Ponti, autostrade, reti elettriche ed idriche, aeroporti, stazioni marittime: opere che richiedono grandi capitali e solitamente l intervento del denaro pubblico. In tal senso, l investimento di capitali privati produce quattro immediati benefici per la collettività: uno sgravio di spesa per lo la finanzia pubblica (indispensabile per contenere il debito pubblico); l aumento di concorrenza tra le società appaltatrici e quindi un costo medio dei progetti più basso (ulteriore sgravio per i conti dello Stato); un coinvolgimento marginale del sistema bancario, quindi minore dipendenza dai canali di finanziamento connessi ai mercati finanziari; un sistema di appalti più trasparente, efficiente e meritocratico. Spostandoci invece nel mondo delle Commodities e degli Hedge Funds, ci si allontana dal collegamento diretto con l economia reale (fig.4) e si entra nel mondo degli investimenti che hanno come principale piazza di scambio quello dei mercati finanziari. FIG.4 L investimento in Commodities, rappresenta bene la zona mista tra investimenti in beni reali e strumenti finanziari. La finalità di investimento determina il confine tra lo scopo reale e quello puramente speculativo: mentre un investimento in metalli, beni agricoli, risorse energetiche può avere quale fine primario quello di un utilizzo delle materie prime a scopo produttivo, l investimento tramite strumenti derivati porta con se un finalità quasi esclusivamente di carattere finanziario (compravendita di contratti futures per proteggersi dalla fluttuazione dei prezzi, piuttosto che per trarre profitto dalla variazione dei medesimi al rialzo o al ribasso). Dal momento che il contesto che stiamo considerando parte dalla ipotesi di investimento di capitali di risparmi privato, è corretto analizzare l aspetto finanziario dell investimento in commodities: in tal senso si evidenzia facilmente come l asset class consenta di implementare gestioni di portafoglio in grado di beneficiare da un lato, dell elemento di protezione che le commodities offrono in un contesto di aumento 6

7 dell inflazione (aumento del prezzo dei paniere di beni, quindi delle materie prime), dall altro della possibilità di decorrelare i rendimenti di portafoglio dalle asset class tradizionali quali mercati azionari e obbligazionari (l oro e in generale i metalli preziosi, sono un bene rifugio durante i periodi di panico sui mercati e di rischio sistemico. Esempio: le tensioni sull Euro nel ). Inoltre, dato il loro profilo di elevata liquidabilità, le commodities sono facilmente vendibili anche durante i periodi di stress sui mercati finanziari. Diverso il discorso per gli Hedge Funds: la varietà, complessità, numerosità dei gestori è tale da rendere difficile una classificazione esaustiva. Se si guarda alle strategie più illiquide, che richiedono orizzonti di investimento superiori ai 6-12 mesi, ci si avvicina al mondo dei finanziamenti che incorporano finalità di investimento più legate allo specifico caso aziendale che ai mercati finanziari: l investimento in asset backed securities (mutui immobiliari, cartolarizzazione di prestiti per beni fisici), nel debito di società in fase di ristrutturazione, in azioni di piccole ditte con elevato potenziale di sviluppo (biotecnologie, nanotecnologie, etc.), non sono paragonabili al private equity o al private debt, ma di fatto costituisccono un elemento fondamentale per dare la liquidità necessaria a progetti e imprese che si trovano in una fase decisiva (positiva o negativa) del loro ciclo di vita. Laddove non arriva il credito bancario (i provvedimenti introdotti da Basilea III, renderanno ancora più difficile l erogazione di denaro da parte delle banche per finalità considerate a rischio di insolvenza ), interviene l investimento professionale privato. Cambia ancora il modo di vedere gli Hedge Funds se ci si sposta sugli strumenti più liquidi (titoli quotati e strumenti derivati) e con un orizzonte temporale più ristretto (settimana, mese): qui l universo esplode ed i parametri di differenziazione tra gestori e strategie sono centinaia (fig.5). FIG.5 Ciò che invece hanno in comunque tutti gli hedge funds sono due elementi basilari: un obiettivo di rischio/rendimento predeterminato ed una modalità di gestione finalizzata ad un livello di decorrelazione dai mercati più o meno marcata. A tale fine, le strategie incorporano nell attività che precede l investimento una valutazione statistica, fondamentale o tecnica del premio per il rischio: da qui la definizione di gestioni attive del rischio, aventi come obiettivo quello di controllare la variabilità dei rendimenti attesi (volatilità). Grazie a questo approccio, 7

8 tali strategie sono molto efficaci durante i periodi di elevata incertezza sui mercati finanziari: di fatto, uno strumento che diventa molto utile se si pensa al contesto attuale e prospettico. Una volta compresi gli elementi di base, appare evidente come gli Investimenti Alternativi rappresentino un universo molto vasto e variegato: da gestioni in strumenti quotati e con un grado di liquidabilità medio-alto (commodities ed hedge funds), a fondi chiusi che investono in progetti e beni reali (real estate, private equity, infrastrutture). Ci troviamo quindi di fronte a soluzioni di investimento con un elevato grado di specializzazione e processi di investimento molto articolati: quali sono quindi i rischi associati a questi strumenti? come fare a gestirli? come si evolverà l industria degli Investimenti Alternativi? PROSPETTIVE, DINAMICHE, UTILIZZO. COME SI EVOLVERÀ L INDUSTRIA DEGLI INVESTIMENTI ALTERNATIVI? QUALI I RISCHI? COME FARE A GESTIRLI? PARTE III - Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura. L'uomo coraggioso non è colui che non prova paura ma colui che riesce a controllarla (Nelson Mandela, ) L avvento della Direttiva Europa AIFM, porta con sé dei cambiamenti importanti rispetto al passato e di fatto determina un contesto tale per cui vengono superati i limiti di accessibilità agli Investimenti alternativi: l armonizzazione delle regole e la creazione di un passaporto europeo, generano infatti un vero e proprio mercato comunitario aperto a gestori ed investitori, locali ed extraeuropei. Rimane però un elemento critico nella diffusione su ampia scala di questa classe di investimento, un ostacolo che negli anni verrà gradualmente superato, ma che oggi può essere visto come fonte di timori nell utilizzo di questi strumenti: la complessità gestionale che li caratterizza. Come abbiamo visto nella seconda parte dell editoriale, gli Investimenti Alternativi rappresentano un universo molto ampio e variegato: da gestioni in strumenti quotati e con un grado di liquidabilità medio-alto (commodities ed hedge funds), a fondi chiusi che investono in progetti e beni reali (real estate, private equity, infrastrutture). E quindi naturale trovarsi di fronte a soluzioni di investimento caratterizzate da un elevato grado di specializzazione e da processi di impiego del capitale molto articolati: gestioni finanziarie che non possono essere comprese attraverso l utilizzo di strumenti adottati per l analisi degli investimenti tradizionali. Ecco quindi la necessità di un nuovo approccio analitico ed operativo: l adozione di processi di analisi e valutazione sviluppati in termini qualitativi, in contrapposizione alle metodologie di selezione e monitoraggio che fanno riferimento a parametri numerici ed indici di riferimento (benchmark). Da qui infatti origina il principale rischio nell investire in strumenti alternativi: nell approccio alla valutazione. Se indicatori quali i rendimenti passati e la volatilità, possono essere un buon 8

9 punto di partenza per valutare fondi e gestioni tradizionali (fondi azionari, obbligazionari, monetari, etc.), l universo degli investimenti alternativi richiede un analisi di natura differente ed una metodologia non standardizzata: un processo flessibile in grado di identificare tutte le peculiarità di ogni singolo progetto, gestore o fondo. Volendo quindi delineare un approccio semplificato, tre sono le attività da cui iniziare un analisi: i. Identificare la natura dell investimento alternativo : determinazione della tipologia (hedge funds, private equity, immobiliare, etc) e della struttura (fondo aperto, fondo chiuso, mandato discrezionale, altro veicolo). Questo primo passo è importante per entrare nell ottica della tipologia di rischi che devono essere analizzati, quindi delle risorse e competenze propedeutiche all analisi e valutazione dell investimento. ii. Identificare la tipologia del gestore: asset manager specializzato oppure generalista; società indipendente o struttura di emanazione bancaria. Questo secondo passaggio è rilevante ai fini della valutazione dei parametri qualitativi, professionali e dimensionali del gestore, quindi dei punti di forza e debolezza dei processi di investimento adottati. iii. Individuare gli elementi distintivi dell investimento: attraverso un analisi tridimensionale (fig.6), si scende nello studio dei parametri che maggiormente lo influenzano. Tre le principali variabili da valutare. a) Il tempo: la durata dell investimento in funzione della sua natura e della liquidabilità delle partecipazioni/quote, sia in condizioni normali che di stress di mercato. b) L analisi qualitativa del gestore: esperienza e abilità del management team, solidità della struttura organizzativa e stabilità della società. c) I rendimenti attesi dall investimento: la valutazione del premio per il rischio associato all impegno finanziario sostenuto oggi, in prospettiva di flussi finanziari futuri. L individuazione degli elementi distintivi è fondamentale per determinare se una operazione finanziaria è adatta alle caratteristiche ed obiettivi dell investitore. Un investimento che in termini assoluti risultasse di elevato valore qualitativo, potrebbe comunque non essere adeguato alle caratteristiche del singolo investitore/portafoglio: ad esempio, quando l allocazione esistente non consente ulteriori spazi per investimenti con un orizzonte temporale di lungo periodo; oppure perché i rendimenti attesi sono troppo elevati rispetto agli obiettivi di investimento; oppure perché il gestore, anche se qualitativamente adeguato ai parametri richiesti, presenta una dimensione troppo grande (o troppo piccola) rispetto al budget da allocare. 9

10 FIG.6 In definitiva, la partizione delle tre attività sopra descritte, per quanto semplice e generica, evidenzia come l analisi dei rischi nel mondo degli Investimenti Alternativi dipenda dall analisi di parametri qualitativi (tempo, premio per il rischio, garanzie richieste in termini di struttura del gestore) e da valutazioni di tipo relativo: il premio per il rischio non è un elemento assoluto, ma origina anche dalla tipologia dell investitore, quindi dal mandato dell investimento. L allocazione strategica di portafoglio è dettata in primis, della necessità di disponibilità liquida delle risorse finanziarie. Quest ultime variano grandemente da soggetto a soggetto: enti di previdenza di primo pilastro, previdenza complementare, assicurazioni, gestioni bancarie, gestioni patrimoniali private, investimento retail, rappresentano infatti profili di investimento molti diversi tra di loro. Al rischio associato alle modalità di approccio, si aggiunge poi un altro elemento distintivo rispetto alle metodologie utilizzate nell ambito degli investimenti tradizionali: la necessità di spostarsi da una logica di delega fiduciaria, ad una modalità di investimento basata sulla consapevolezza (fig.7) delle scelte fatte. Pensiamo ad esempio agli investimenti in economia reale, quindi al finanziamento di progetti infrastrutturali, di sviluppo territoriale (immobiliare), di iniziative imprenditoriali nuove (venture capital) o esistenti (private equity): quali parametri numerici, quali indicatori di mercato, quali indici si possono prendere a riferimento? La risposta è semplice: pochi o nessuno. 10

11 FIG.7 Per questo motivo diventa necessario comprendere pienamente le caratteristiche dell investimento che viene fatto: sia perché si tratta di iniziative con un arco temporale spesso molto lungo, quindi soggette ad un serie di variabili esogene che mutano con le dinamiche del contesto ambientale (rischi macroeconomici, rischi politici, rischi sistemici), sia perché solamente una piena consapevolezza delle scelte compiute consente un controllo dei rischi associati ai singoli investimenti. Tutto ciò comporta l acquisizione di competenze specialistiche e spesso molto diverse da quelle utilizzate per la valutazione dei mercati finanziari: ad esempio sono i vincoli legislativi ed urbanistici tra gli elementi primari di valutazione di un progetto immobiliare; sono le verifiche dei contratti, dei bilanci, delle strutture, dei piani aziendali, i fattori determinanti in una operazione di investimento in private equity; sono le valutazioni sul progetto, sulle competenze e affidabilità delle persone, sui contenuti tecnologici, sul mercato dei concorrenti, alcune delle variabili primarie da analizzare in un progetto di venture capital. Si spazia quindi da abilità di carattere normativo/giuridico, a capacità in ambito di organizzazione aziendale, revisione contabile, consulenza strategica, valutazione creditizia, verifica degli aspetti etici e professionali, etc. Si esce quindi dal contesto di valutazione numerico-quantitativo, e si entra nel mondo dell analisi qualitativa degli investimenti; un processo che richiede un centro di governo e responsabilità, in grado di attivare tutti quei presidi necessari a valutare e monitorare correttamente gli investimenti fino al momento dell unica valutazione numerica possibile: la realizzazione di un profitto (o una perdita). Solo nel momento in cui si generano dei flussi di cassa è infatti possibile valutare la performance dell investimento : quando si conclude il finanziamento di un progetto infrastrutturale, si realizza la vendita (o l affitto) di un immobile, o il fondo di private equity/venture capital dismette (vendita, quotazione) le partecipazioni acquisite nelle società, si può veramente calcolare il rendimento dell investimento fatto. Tutto ciò che avviene prima è puro esercizio di approssimazione: per quanto precisa ed accurata, la stima sull andamento dell investimento rimane appunto, una stima. Diverso invece il tema per quanto attiene agli investimenti più legati ai mercati finanziari, quali gli investimenti in Hedge Funds. In questo caso si dispone di valutazioni di rendimento 11

12 frequenti (quotidiane, settimanali, mensili), possibilità di valorizzare in maniera oggettiva ed indipendente gli strumenti finanziari in cui il fondo investe (per lo più strumenti quotati sui mercati), maggiore standardizzazione dei processi di analisi e selezione, possibilità di liquidare l investimento in tempi brevi. Resta comunque la necessità di affrontare la scelta del gestore, attraverso un processo di due diligence qualitativo mirato ad analizzare sia la struttura operativa ed amministrativa del gestore, sia la capacità di implementare i processi e le strategie di investimento: per quanto l analisi quantitativa rappresenti in questo caso un attività importante, risulta comunque insufficiente ai fini di una scelta di investimento. Alla luce di tutto questo, come si evolverà l industria degli Investimenti Alternativi? Il duplice problema dato dalla imprevedibilità dello scenario macroeconomico e dalla dinamica di trasmissione delle informazioni tramite il canale mediatico (la globalizzazione dell informazione e la velocità di diffusione resa possibile da PC portatili, tablet, smartphone, ha di fatto amplificato la dinamica della comunicazione in modo esponenziale, alterando in maniera drammatica il processo cognitivo a cui siamo soggetti), genera un contesto altamente instabile ed esposto a una serie di eventi potenzialmente sistemici, in grado cioè di scatenare situazioni di panico, come avvenuto nel settembre del 2008 e nell estate del Per questo gli investitori istituzionali di tutto il mondo stanno andando sempre più verso un approccio gestionale flessibile, in grado di adattarsi velocemente ai cambiamenti. Questo significa sviluppare competenze tecniche di elevato livello, in grado di utilizzare strumenti complessi e/o cogliere le opportunità su mercati ed asset class di nicchia. Da qui una tendenza alla polarizzazione da un lato verso l utilizzo di strumenti finanziari a basso costo e replica passiva (ETF e gestioni passive), dall altro verso strumenti alternativi e soluzioni di investimento specializzate. Come evidenziato nel grafico, (fig.8) l allocazione in strumenti alternativi (Alternatives) è triplicata nell ultimo decennio: dai 1,9 trilioni di USD nel 2003 ai 6,0 trilioni del 2012; considerando anche le soluzioni di investimento specialistiche e quelle cosidette liabilities driven, nel complesso gli investimenti non-tradizionali rappresentano oggi quasi il 40% del mercato. 12

13 FIG.8 In conclusione, abbiamo capito come la Direttiva AIFM apra una nuova era: il contesto normativo genera infatti opportunità sia sul lato degli investitori che dei gestori. Per cogliere queste opportunità, la conoscenza, la competenza e l esperienza diventano fattori imprescindibili per un investimento consapevole in Investimenti Alternativi. Per questo è indispensabile sviluppare centri di governo e responsabilità in grado filtrare l offerta e di attivare tutti quei presidi necessari a valutare e monitorare correttamente gli investimenti. Detto questo rimane come regola primaria nell approccio agli investimenti alternativi, lo stesso principio che serve nel mondo degli investimenti tradizionali: guardare al mondo degli investimenti attraverso la lente dell analisi dei rischi, prima ancora di ricercare le opportunità di profitto. Queste ultime, altro non sono che le scelte rimanenti, dopo che quelle rischiose sono state eliminate o ben diversificate. Massimo Maurelli Membro del Direttivo Europeo di AIMA (www.aima.org) Managing Partner - Mathema Advisors srl 13

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