La Business Continuity per la resilienza delle organizzazioni

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1 sicurezza preventiva La Business Continuity per la resilienza delle organizzazioni ANGELA PIETRANTONI BUSINESS CONTINUITY MANAGER (CBCI) 32

2 LA SALVAGUARDIA DEL BUSINESS DAGLI EVENTI DISASTROSI È UNA NECESSITÀ CHE SI RAGGIUNGE ATTRAVERSO LA CRESCITA DI UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA: L ATTUAZIONE DELLA BUSINESS CONTINUITY RENDE POSSIBILE LA RESILIENZA DELLE ORGANIZZAZIONI E DELLA SOCIETÀ. Solamente qualche anno fa, all epoca della mia tesi in Criminologia e Scienze Tecniche per la Sicurezza, lo stato di maturità delle imprese nell applicazione della Business Continuity era completamente differente da quello di oggi. Lo vidi chiaramente attraverso lo svolgimento di una Survey in una regione italiana recentemente aggredita da eventi alluvionali. Se la ricerca fosse stata più estesa, si sarebbero potute trovare forti analogie anche rispetto alla situazione nazionale, infatti la scarsa considerazione attribuita a questa metodica era nota alla stragrande maggioranza dei Professionisti della Sicurezza. La Business Continuity era un po la Cenerentola delle Metodologie. Ovvero si sentiva fare riferimento a certe tematiche solo dopo il calcolo dei danni causati da grandi incidenti che implicavano l interruzione dei servizi e disagi agli utenti. Infatti, ad eccezione di alcune aziende, era piuttosto scarsa la pratica di pianificare, in modo sistematico, strategie di sicurezza preventiva basate sulla metodologia di Business Continuity che avrebbero permesso al Business di proseguire l erogazione di prodotti e servizi anche in conseguenza di un evento traumatico. Invece, trascorsi questi ultimi pochi anni, in cui il nostro Paese ha attraversato una gravissima crisi economica, sta gradualmente maturando un nuovo approccio, e chissà se proprio questo Fattore crisi non sia stato un importante driver di cambiamento. Ma facciamo prima un passo indietro a guardare alcuni output di quel sondaggio e quanto distante era da noi la Business Continuity. L INDAGINE IN UNA REGIONE ITALIANA La premessa alla base del mio lavoro partiva dalla riflessione che se salvaguardare il bene dell Impresa significava salvaguardare il bene e lo sviluppo socio-economico della Società, occorreva realizzare un sistema di sicurezza preventivo in grado di garantire la continuità operativa della produzione e 33

3 Tab. 1 - Livello di Preoccupazione sul Totale dei Rischi - Fonte: elaborazione dell autore dell erogazione dei servizi. Un sistema di sicurezza cioè in grado di tutelare le aziende dagli eventi disastrosi come ad esempio le alluvioni, i terremoti, gli incendi, i sabotaggi, ecc. Eventi in grado di interrompere l erogazione di servizi e prodotti e mettere sotto scacco la produttività di un impresa causando molti danni economici e un sicuro effetto domino sull ambiente e sulla società circostante. L indagine si focalizzava su un campione non statistico di aziende però rappresentative dei diversi aspetti del tessuto produttivo del capoluogo ligure, un territorio altamente critico per la conformazione geografica, per la presenza d infrastrutture portuali, di collegamenti autostradali con l Italia e con l estero e per l intersecarsi di aziende, anche ad incidente rilevante, tra mare e città. Si trattava di un indagine tipicamente qualitativa 1, poiché lo scopo primario era interpretativo e conoscitivo del fenomeno, cioè del livello di maturità di varie Organizzazioni per l applicazione volontaria di una Best Practice di sicurezza preventiva. La Business Continuity costituiva la sezione centrale di un questionario che indagava anche altri importanti aspetti dell organizzazione della sicurezza aziendale, utili per comprendere la preparazione e la sensibilità delle Organizzazioni ad attuare volontariamente dei sistemi di sicurezza preventivi al fine di poter gestire eventuali interruzioni operative. Ad esempio, sono stati studiati 1 - A tutto il campione è stata sottoposta un intervista guidata da un questionario semi strutturato, che avevo precedentemente elaborato sulla base di modelli di survey internazionali [Ernst & Young 2011], sulla letteratura tecnica di riferimento, sulle problematiche sollevate da esperti della sicurezza e di organizzazioni aziendali. Il questionario è stato somministrato mediante una tecnica mista: intervista faccia a faccia (70%) e intervista telefonica (30%). Le interviste si sono svolte tra dicembre 2011 e marzo

4 Tab. 2 Esposizione finanziaria a seguito di un interruzione inaspettata aspetti quali: la valutazione dei rischi percepiti e dei rischi reali e le relative azioni di miglioramento attuate, l organizzazione della sicurezza delle informazioni (logica), la formazione e le esercitazioni sulla gestione delle crisi e delle emergenze che è tematica strettamente collegata alla Business Continuity. Come si può notare dalla Tabella 1, riportata alla pagina precedente 2 la risposta alle domande sui rischi percepiti, e reali, degli ultimi anni ( ), mostrava alcune preoccupazioni crescenti, tra le quali anche quella per i rischi di provenienza tecnologica, ritenuti però più gestibili e quindi collocati al 33%. Anche il livello di preoccupazione sulle minacce esterne si presentava con una percentuale piuttosto alta, 31%, un dato che è stato sicuramente influenzato dalla lunga scia di attentati terroristici che hanno colpito l Europa negli anni Duemila. Infine, rimaneva un preoccupante 38% sui rischi di provenienza di azioni compiute dall uomo: cioè furti, contraffazioni, frodi, sabotaggi, errata selezione e gestione dei fornitori esterni, ecc. I RISULTATI DELL INDAGINE È utile ribadire che i risultati ottenuti dalla Survey, espressi in termini percentuali, non corrispondevano alla probabilità di subire l evento negativo preso in considerazione, sia attentato terroristico, sia evento distruttivo di origine naturale o prodotto dall uomo. Ma mettevano in risalto un atteggiamento e un approccio al rischio totalmente fatalistico nella maggior parte delle Organizzazioni. Infatti, anche a fronte di gradi di verificabilità dei fatti in relazione all esperienza pregressa, e a dati oggettivi, cioè a fronte della probabilità di subire un interruzione operativa causata da un evento negativo inaspettato, non corrispondeva l attivazione di idonee misure di riduzione di tale rischio. L asse di difesa principale della maggior parte di queste organizzazioni era basato su un approccio reattivo e non proattivo. Tra le imprese, invece, che si impegnarono in modo attivo vi erano quelle che presero seriamente in considerazione l impatto che un interruzione operativa avrebbe potuto gravare su di loro e sui loro stakeholder. Impatti esemplificati in semplici simulazioni come quelli rappresentati nella Tabella 2. Basandosi sul valore di produzione, riferito a un giorno lavorativo e a una settimana, è stato possibile determinare l esposizione finanziaria che avrebbe prodotto l interruzione non programmata delle attività, causata ad esempio da un incidente. La stima è ovviamente approssimativa, poiché il valore del danno economico potenziale - e reale - sarebbe stato amplificato enormemente con l inclusione dei costi non monetari per i danni alla salute, ai beni ambientali e i danni indiretti associati all interruzione delle produzioni aziendali della supplay chain. Infine, ciò che avrebbe aggravato la perdita economica in modo incalcolabile, e forse 2 - I risultati dell indagine sono presentati in modalità aggregata e anonima. Le aziende sono raggruppate per settori, i quali sono rappresentati dalle lettere. 35

5 irrecuperabile, è il danno d immagine. Un danno ad effetto domino, insomma, provocato dalle interdipendenze e interconnessioni di cui si alimentano i sistemi imprenditoriali e le nostre catene di valore. La Business Continuity, se ben attuata, dà la possibilità di mitigare i danni di un evento circoscrivendoli in un perimetro ristretto, sostenibile dall azienda, in modo da ridurre l esposizione finanziaria complessiva e non danneggiare gli altri stakeholder e la propria reputazione. ANGELA PIETRANTONI Consulente manageriale di safety e con particolare riguardo alla Business Continuity, al Crisis Management e alla prevenzione, protezione e miglioramento continuo per i sistemi di gestione di infrastrutture critiche, settori industriali, banche e altre attività commerciali. Si occupa anche di formazione sulle stesse tematiche di sicurezza preventiva, criminologia e organizzazione aziendale. E certificata CBCI (Business Continuity Institute), PFSO (Port Facility Security Officer), RSPP (B6 e B9) ed è qualificata come formatore nel settore sicurezza ai sensi del Decreto Interministeriale del 6/3/2013. Autrice di pubblicazioni scientifiche su sicurezza e protezione delle infrastrutture critiche, è membro del Consiglio Direttivo di ASIS International Italy Chapter e relatrice in numerosi eventi su tematiche di sicurezza integrata e di Business Continuity. In seguito a significative esperienze di Business Continuity, Safety, Security e Organizzazione aziendale, a partire da gennaio 2013 crea Scienze per la Sicurezza Consulting. Quindi, avere la massima consapevolezza e perciò tenere in considerazione le perdite causate da un evento inaspettato, per il quale non si è preparati, e predisporre delle idonee contromisure, significa fare un salto in avanti posizionandosi ad un valore di mercato di eccellenza e diventare estremamente competitivi. Infatti, le aziende della Survey che hanno approcciato la sicurezza in modo proattivo hanno vinto una sfida culturale, ma anche finanziaria, commerciale e d immagine superando indenni altre emergenze naturali disastrose che si sono verificate successivamente nello stesso territorio. Le azioni che hanno intrapreso riguardano l ambito della Business Continuity, innanzi tutto, in particolare hanno effettuato la BIA. LA BUSINESS IMPACT ANALYSIS Il termine BIA è l acronimo di Business Impact Analysis ed è la colonna portante della Metodologia. È l analisi che mostra le urgenze, che scompone i processi nei loro elementi critici principali sia dal punto di vista quantitativo, che qualitativo. Personalmente consiglio sempre a tutte le aziende di effettuare almeno una BIA sui loro prodotti o servizi core, anche se non sono interessate ad introdurre interamente la metodologia in azienda. È un ottimo esercizio per tutta l area del Management e per tutte le figure che hanno un ruolo di responsabilità all interno delle Organizzazioni in quanto aiuta a visualizzare con obiettività le perdite economiche in caso di incidente, inoltre permette di visualizzare quali sono i processi e i servizi critici da far ripartire - e in che modo dopo un incidente. Oggi, il livello di consapevolezza è cambiato notevolmente, lo vedo anche dalla maggior quantità di lavoro richiesto al mio studio di consulenza. Nel giro di pochi anni, molte organizzazioni hanno iniziato a trasformare ciò che prima rimaneva solo un esigenza inerte di fornire protezione al business in qualcosa di più concreto e attivo. La sensa- 36

6 zione tangibile è quella di una maggiore volontà da parte delle aziende nel ricercare collaborazione e competenze, anche attraverso società esterne, per affrontare i primi passi nell implementazione della Business Continuity. LA NORMATIVA TECNICA Si assiste ad un incremento di pubblicazioni, di normative, regolamenti e Best Practices sia a livello europeo sia nazionale. All epoca della mia Survey lo standard più avanzato e seguito per la Business Continuity era il BS : e il BS : La prima parte del BS era concepita come una linea guida generale di processi, principi e terminologie, invece, la seconda parte costituiva l approfondimento dei requisiti per l implementazione della Business Continuity nei Sistemi di Gestione. A maggio del 2012, l Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione pubblica la ISO che incorpora i contenuti del BS ed integra però anche i contributi di altri standard nazionali, compresi quelli provenienti dagli Stati Uniti, Giappone, Svezia, Canada e Australia. Se il BS poneva l accento sulla ripartenza delle attività specifiche del Business all interno delle organizzazioni, la ISO, come si può notare anche dalla sua denominazione, ha un obiettivo molto ambizioso: la societal. Quindi il progresso della norma chiarisce finalmente che il valore della Business Continuity è pari al valore della continuità sociale. E che attraverso l incorporazione della Capacità di reagire e ripartire dopo un incidente, di rispondere alle emergenze e alle calamità, il ruolo della Business Continuity è la protezione della società. Quella Capacità che è da formare e far crescere in azienda in modo proattivo attraverso gli strumenti forniti dalle metodologie e dalle buone pratiche e non attendendo l intervento magico alla maniera di Cenerentola. 3 - BS : Business Continuity Management. Code of Practice. 4 - BS : Specification for Business Continuity Management. 5 - Anche la ISO è divisa in due parti, una concepita come linea guida di requisiti e l altra approfondisce le buone pratiche d implementazione. I due standard sono I seguenti: la ISO 22301: Business continuity management systems Requirements. E la ISO 22313:2012 Business continuity management Guidance. 37

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