INTERVENTI. L ACCORDO DI BASILEA 2 Nuovi rapporti tra imprese e banche

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1 INTERVENTI L ACCORDO DI BASILEA 2 Nuovi rapporti tra imprese e banche di MAURIZIO CALELLO È arrivato a conclusione dopo un lungo e intenso lavoro il nuovo accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche, il cosiddetto Basilea 2. Dopo anni di dibattiti e rinvii i governatori e i responsabili della vigilanza bancaria del G10, riuniti alla Banca dei regolamenti internazionali (BRI), hanno approvato il testo finale, tracciando una cornice normativa che mira ad armonizzare i requisiti minimi di capitale per le istituzioni bancarie e ad aumentare la trasparenza del settore. Il nuovo accordo, denominato Basilea 2, va a sostituire quello di Basilea 1 del 1988 elaborato dal Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria, organismo istituito nel 1974 dalle banche centrali dei paesi appartenenti al G10, a seguito del fallimento della tedesca Bankhaus Herstatt. Il Comitato non ha potere legislativo, ma formula proposte e linee guida nell ambito di due fondamentali obiettivi: 1. estendere la regolamentazione di vigilanza a tutte le istituzioni bancarie nel maggior numero di Paesi; 2. rendere sempre più efficace la regolamentazione di vigilanza bancaria, al fine di assicurare stabilità al sistema complessivo. 61

2 L individuazione di un livello standard di capitale, che ogni banca deve avere a fronte dei rischi connessi alla sua attività, è stato l obiettivo, negli anni 80, delle autorità delle diverse istituzioni internazionali. Il primo Accordo, nella sua relativa semplicità, mirava a mantenere una dotazione patrimoniale minima pari all 8% del complesso delle attività ponderate in relazione ai rischi di perdita per inadempimento dei debitori. Tuttavia, anche se esplicitamente connesso al solo rischio di credito, il coefficiente minimo veniva ritenuto sufficiente ad offrire una copertura implicita anche nei confronti di altri rischi bancari: di mercato, operativo, di liquidità, legale e di reputazione. Con la nuova modifica, il Comitato di Vigilanza Bancaria ha deciso di porre rimedio ai problemi degli attuali requisiti patrimoniali, sia calibrando i requisiti stessi ai rischi sottostanti, sia permettendo alle istituzioni finanziarie di utilizzare i propri metodi interni per determinare il merito creditizio delle controparti. In questo modo il Comitato intende ridurre i pericoli di arbitraggio regolamentare da parte delle istituzioni finanziarie. Il requisito di mantenere un capitale minimo in misura pari all 8% delle loro e- sposizioni, infatti, crea un incentivo per le banche a muovere dai propri bilanci quelle esposizioni per le quali il capitale economico, determinato dalla banca, è inferiore a tale requisito regolamentare, ad esempio, attraverso operazioni di securitization. 62

3 Il cosiddetto fenomeno del regulatory capital arbitrage comporta la cessione sul mercato dei crediti di più elevata qualità, che possono risultare non convenienti a causa degli eccessivi livelli di capitale richiesto dalla regolamentazione, pur risultando magari convenienti se valutati in termini di rischio e rendimento. Per arginare questo fenomeno e seguendo l evoluzione dei mercati finanziari, il Comitato di Basilea è intervenuto nel 1996 modificando gli accordi di Basilea 1 per introdurre anche il rischio di mercato. Lo scopo principale della revisione normativa era quello di indurre le banche a prezzare con maggior attenzione i rischi assunti e, conseguentemente, renderne più efficace la gestione. Questa evoluzione, seppur importante, riguardava solo il rischio di mercato mentre lasciava il rischio di credito ancora gestito in maniera fortemente standardizzata. Bisognerà attendere la fine degli anni 90 perché la revisione degli accordi comprenda una nuova formulazione dell intero sistema dell adeguatezza patrimoniale che segna l inizio dei lavori sfociati nel nuovo accordo denominato Basilea 2. L accordo poggia su tre elementi essenziali definiti pilastri, proprio per sottolineare la loro base per la solidità del sistema. 1. Il primo è costituito dai requisiti patrimoniali minimi obbligatori e costituisce la parte più importante dell accordo. O- gni attività posta in essere da una banca comporta l assunzione di rischi, che vanno quindi quantificati da parte delle banche che potranno utilizzare metodologie diverse di calcolo dei requisiti: sistemi standard o più avanzati di internal rating che consentono di garantire una maggiore sensibilità ai rischi. La differenziazione dei requisiti in funzione della probabilità d insolvenza è particolarmente ampia, soprattutto per le banche che adotteranno le metodologie più avanzate. 2. Il secondo riguarda il controllo prudenziale dell adeguatezza patrimoniale, che richiede sia l esistenza nelle banche di coerenti strategie in materia di patrimonializzazione e di assunzione di rischi, sia la possibilità per le autorità (Banche cen- 63

4 trali) di compiere tempestivi interventi correttivi in presenza di situazioni di squilibrio. Questo obiettivo avrà un rilievo particolare nei confronti delle grandi banche, considerata la complessità dell operatività, della struttura organizzativa e l ampio spettro di attività che esse svolgono. 3. Il terzo pilastro consiste nel rafforzamento della disciplina esercitata dal mercato sui comportamenti degli intermediari nel promuovere la solidità delle singole banche e del sistema nel suo complesso. La nuova regolamentazione intende stabilire una maggiore integrazione tra le valutazioni dell adeguatezza patrimoniale e i principali elementi di rischio insiti nell attività delle banche, oltre a incentivare la capacità di misurazione e gestione dei rischi. Si passa dall approccio strutturale-amministrativo di Basilea 1, dove le banche erano sottoposte al controllo diretto da parte dell Authority, a quello di tipo prudenziale del nuovo Accordo, maggiormente o- rientato alla disciplina di mercato. Le novità hanno una rilevanza molto ampia, perché impattano il sistema creditizio nel suo complesso, sia dal lato delle banche che raccolgono fondi e concedono crediti, sia da quello delle imprese che ricorrono al prestito bancario. La data ufficiale dell entrata in vigore di Basilea 2 è il 1 gennaio 2007 e riguarda un numero sempre crescente e diversificato di soggetti. Esso, tuttavia, è tanto importante quanto relativamente sconosciuto, specialmente tra chi dovrebbe invece saperne di più, cioè le piccole e medie imprese. Si tratta, infatti, di un importante evoluzione che sta già modificando il delicato rapporto tra aziende e mondo del credito, andando a colpire il punto forse più delicato delle aziende, cioè la finanza d impresa. Gli istituti classificheranno la loro clientela in base a nuovi rating più rigorosi e sofisticati. Ciò spaventa molti imprenditori e non è difficile capirne il perché: più accantonamenti si traducono in maggiori costi per le banche, quindi in meno credito e a costi più elevati per le imprese, in particolare per le imprese italiane, che sono tradizionalmente caratterizzate da 64

5 una dipendenza dal capitale di terzi e che potrebbero faticare ad adeguarsi alle nuove regole di Basilea 2 per reperire adeguati mezzi finanziari. Per limitare gli effetti restrittivi sull erogazione di risorse fresche, serve volontà e rapidità nei cambiamenti dei comportamenti delle imprese, imparando a comunicare con le banche e individuando un linguaggio comune. Per questo la vera variabile strategica diventerà la finanza d impresa: cioè la capacità di autodiagnosi economico-patrimoniale della propria solvibilità; la capacità di definire le dinamiche finanziarie attraverso bilanci preventivi, indicatori di sintesi degli equilibri patrimoniali finanziari ed economici; la capacità di realizzare un sistema di reporting per rendere conto alle banche creditrici della situazione aziendale. Nella realtà locale, formata da piccole e medie imprese, il non accorgersi del cambiamento in atto potrebbe compromettere il futuro delle iniziative imprenditoriali. Si dovrà dimostrare al sistema finanziario la bontà dei propri progetti, accettando un proficuo confronto e soprattutto abbandonando le politiche di bilancio che rendono i bilanci poco trasparenti e hanno un riflesso negativo sul rating delle banche e quindi sul costo del credito ottenibile. 65

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