Basilea 2006: valutazioni, riflessioni ed opportunità

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1 Basilea 2006: valutazioni, riflessioni ed opportunità C he cosa si intende per Basilea 2006? Basilea 2006 o più precisamente Basilea 2 è un accordo internazionale volto a determinare i requisiti patrimoniali degli istituti di credito. L accordo è stato siglato nella sua versione definitiva a luglio 2004 dai paesi appartenenti al G10 ed entrerà in vigore il 1 gennaio Le valutazioni, le riflessioni e le opportunità offerte dall accordo di Basilea 2 verranno di seguito rappresentate in una serie di fotografie, con l obiettivo di comprendere meglio i diversi risvolti della materia. Prima fotografia - quadro normativo U n comitato di esperti, composto da membri provenienti dai maggiori paesi industrializzati (Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia, Svizzera - paesi del G10 - e Lussemburgo e Spagna) elaborò a Basilea - CH - il primo documento nel 1988 (accordo Basilea 1) e il secondo documento nel 2001 (accordo di Basilea 2). Quali sono i principi ispiratori? l aggressività di determinati istituti di credito, liberi di agire in contesti normativi poco regolamentati. Si decise pertanto di introdurre normativamente il concetto di adeguatezza patrimoniale delle banche, prevedendo il requisito patrimoniale minimo e sancendo il ruolo del capitale nella sua duplice funzione di copertura dei rischi assunti e di vincolo all espansione incontrollata dell attività bancaria. In altre parole ogni attività posta in essere dall impresa bancaria (finanziamenti alle imprese e ai privati, mutui ipotecari, compravendita e gestione di titoli e altri strumenti finanziari) comporta l assunzione di un certo grado di rischio; tale rischio deve essere quantificato e supportato da una misura adeguata di capitale proprio (vd. capitale di vigilanza ). L accordo di Basilea 1 ha presentato negli anni le proprie limitazioni, essendo basato su un approccio statico alla valutazione del rischio, non tenendo conto della differenziazione delle attività in portafoglio. L accordo di Basilea 2 costituisce pertanto un aggiornamento a quello precedente e si fonda su tre pilastri : La necessità di introdurre dei correttivi in un ambiente competitivo che favoriva 1

2 1. definizione delle regole e delle metodologie per la quantificazione dei rischi di credito, dei rischi di mercato e, novità, dei rischi operativi; 2. definizione di nuovi principi guida per l attività di supervisione da parte delle autorità di vigilanza; 3. definizione degli obblighi che le banche dovranno assolvere nei confronti del mercato (trasparenza e correttezza delle informazioni nei confronti della clientela). Seconda fotografia - sfida per le banche I l tenore dell accordo di Basilea 2 porterà in seno agli istituti di credito tecniche gestionali tipiche delle medie e grandi imprese, dovendo ora le banche prestare maggiore attenzione non tanto alla composizione ed al volume degli aggregati finanziari (come avveniva secondo l accordo di Basilea 1), ma alla qualità degli stessi. Gli istituti di credito dovranno valutare correttamente il grado di rischio delle singole poste del proprio bilancio al fine di poter congruamente determinare la dotazione di capitale di vigilanza; questo comporterà una nuova logica di approccio e di gestione della clientela dove dovranno essere misurate in maniera precisa le variabili che identificano univocamente il grado di merito creditizio del cliente (vd. rating o scoring). Gli istituti di credito attualmente suddividono la propria clientela in due macro-categorie: il settore corporate ed il settore retail. Le metodologie di valutazione sono analoghe per entrambe le categorie, con la differenza che per il settore retail gli istituti di credito potranno ragionare in termini di categorie omogenee invece che singola controparte. Le metodologie di valutazione adottabili dalle banche potranno essere di due tipi: metodi basati su rating esterni (metodo standard). La valutazione del rischio verrà effettuata basandosi sul rating elaborato da agenzie specializzate. Questo approccio tuttavia, fortemente sconsigliato dalla Banca d Italia, non porterà vantaggi alle banche in termini di riduzione di capitale di vigilanza, poiché il tessuto imprenditoriale italiano è formato per la maggior parte da PMI che non hanno rating, per le quali quindi il grado di rischio è considerato il più elevato possibile. metodi basati su rating interni (metodi foundation e advanced) Ciascun istituto di credito, sotto la sorveglianza delle autorità di vigilanza, provvederà ad elaborare al proprio interno un sistema di valutazione del rischio, atto a misurare le seguenti variabili: la probabilità di insolvenza (vd. probability of default), la perdita attesa 2

3 in caso di inadempienza (vd. loss given default), l esposizione bancaria al momento dell inadempienza (vd. exposure at default) e la maturità del credito (vd. maturity). Questo approccio risulterà più oneroso, ma sicuramente più vantaggioso dal momento che le banche potranno contenere il proprio capitale di vigilanza sulla base di ponderazioni calcolate autonomamente per ciascuna controparte. Tuttavia per poter adottare tali metodi l accordo di Basilea 2 impone alle banche almeno 3 anni di rodaggio (vd. conformità operativa, strumentale ed organizzativa). Quindi già oggi le banche che vogliono adottare tali metodi devono utilizzare sistemi di rating interno documentati e testati. Particolare attenzione dovrà inoltre essere data anche alla composizione di portafoglio (vd. granularity) per poter mediare nella massa dei crediti soggetti con un diverso profilo di rischio. Infatti la massa di crediti verso soggetti di piccole dimensioni e con attività poco correlate tra loro è caratterizzata da un rischio sistematico più basso (la perdita attesa è statisticamente misurabile, mentre sarà irrilevante la perdita inattesa) rispetto ad una massa di crediti verso grandi imprese (la perdita inattesa assume rilevanza e dovrà essere quantificata attraverso indici di concentrazione). Aspettative Le banche di grandi dimensioni nel breve periodo preferiranno orientarsi verso le operazioni di raccolta e di impiego dei capitali nel mercato mobiliare, più remunerativo, mentre nel medio periodo si troveranno a dover contrastare, con la creazione di unità specializzate, la concorrenza delle banche di prossimità che invece saranno orientate fin da subito verso le operazioni di finanziamento alle imprese. In un ottica di performance e di fidelizzazione della clientela assumeranno un ruolo importante per le banche: - la divisionalizzazione, con la necessità di seguire la segmentazione del mercato e di assecondare le diverse modalità di relazione di ciascuna controparte con il sistema finanziario; - la diversificazione dei servizi, con la capacità di produrre servizi finanziari e di consulenza ad ampio raggio; - la gestione delle risorse umane, con la definizione di nuovi ruoli e competenze. Alla luce dell attuale situazione economica risulta infine verosimile che nel breve periodo si formi un fenomeno di prociclicità, caratterizzato dal razionamento del credito e con l aumento della forbice dei tassi d interesse. 3

4 Terza fotografia - sfida per le imprese L e imprese dovranno necessariamente ridefinire al proprio interno funzioni attualmente in secondo piano, quali la funzione finanziaria e la funzione della comunicazione. Una gestione professionale della finanza, delle politiche di bilancio e della comunicazione finanziaria ed aziendale potranno offrire vantaggi più sensibili nell ottenimento di migliori condizioni. La valorizzazione ed il potenziamento di queste funzioni diventerà così motore di sviluppo per il futuro. Le imprese dovranno essere in grado di fornire agli istituti di credito: - dati quantitativi, quali, oltre al bilancio d esercizio, rendiconti finanziari e indici di bilancio; - dati qualitativi, rendendo palese la propria struttura organizzativa, nonché la governance dell impresa; - dati comportamentali, facendo leva sui rapporti intrattenuti con la banca e con il sistema creditizio nel suo insieme. La sfida delle PMI diventa quindi quella di acquisire nel proprio patrimonio le funzioni di investor relations delle grandi aziende, con una graduale ristrutturazione dei modelli di corporate governance, ispirati ad una maggiore separazione dei ruoli e delle responsabilità di proprietà e di management. Basilea 2 deve infine rappresentare per l imprenditore uno stimolo a valutare in maniera efficiente il grado di rischio della propria attività (vd. autovalutazione) e dare la giusta importanza alla solidità patrimoniale della propria azienda, incrementandone gradualmente nel tempo il capitale. Aspettative Sulla base di informazioni condivise di ampio respiro, gli istituti di credito saranno in grado finalmente di finanziare un progetto imprenditoriale sulla base della validità dello stesso e a prescindere dalle garanzie reali o personali fornite dall imprenditore. Quarta fotografia - sfida per i privati Isoggetti privati, nel porsi in relazione con il sistema finanziario per l ottenimento di risorse, dovranno anch essi affrontare il problema di essere sottoposti oggi più di ieri ad una valutazione di rischio. Anche per i soggetti privati Basilea 2 deve insegnare, soprattutto alle nuove generazioni, a dotarsi di capitale proprio, che in altre parole significa risparmio. Anche il sistema di garanzie personali avrà il proprio rating: nella sostanza gli istituti di credito per il principio di sostituzione (cd. substitution ceiling) valuteranno il profilo di rischio non più del debitore principale, ma quello del garante. Allo stesso modo anche per le garanzie reali verrà assegnato un de- 4

5 terminato coefficiente di ponderazione ai fini della valutazione del rischio. Quinta fotografia - sfida per il sistema A nche il sistema dovrà cambiare. Alcune riforme sono in atto; basti pensare alla riforma del diritto societario che già consente di poter attivare nuovi modelli di governance più efficaci, o alla riforma fiscale che ha già introdotto disincentivi alla sottocapitalizzazione (vd. thin capitalization). termine è di 180 giorni) dovrà essere introdotto nel Codice civile. Basilea 2006 non è che il punto di partenza. Altre riforme sono invece in itenere: la riforma del diritto fallimentare privilegerà il salvataggio dell impresa e il recupero dell attività, anche a vantaggio dei creditori e la transizione ai principi contabili internazionali IAS vedrà l applicazione del fair value anche nell ambito delle imprese. I consorzi di garanzia (Confidi) dovranno cambiare pelle e dotarsi di rating, il che comporterà per loro avere struttura, management, risorse umane e finanziarie. Altre cose dovranno cambiare: basti pensare ai tempi medi di pagamento dei fornitori, ai tempi di rimborso dei crediti d imposta, ai tempi di emissione delle sentenze in materia di giustizia civile ed amministrativa, alla normativa sulle cambiali finanziarie. Infine anche il concetto di default, che non è l insolvenza in senso lato, ma il ritardo di pagamento superiore ai 90 giorni (per l Italia il 5

6 Dati statistici S econdo un indagine recente di Unioncamere (vd. Sole 24 Ore del 8 giugno 2005) su un campione di imprese di piccola dimensione con un fatturato annuo medio di 800 mila Euro in vari settori economici, è emerso che: - oltre il 10% delle imprese analizzate rientra nella fascia di eccellenza; - la maggioranza nella fascia intermedia, tra le imprese solide e quelle con criticità; - solo il 29% evidenzia criticità. Le imprese più sicure operano al Nord e nel Centro Italia. Nel Sud e nelle isole esiste invece il tessuto imprenditoriale più giovane e in piena crescita; aspettiamoci quindi delle sorprese nel medio periodo. Dall indagine svolte risulta inoltre che le aziende hanno preso coscienza del cambiamento di mentalità imposto da Basilea 2, modificando il proprio approccio al credito e optando per una comunicazione trasparente e a rapporti solidi e duraturi con gli istituti di credito. mondiale di elaborare un sistema di assistenza ai paesi esterni al G10 in merito alla puntuale applicazione nei termini dell accordo. L associazione bancaria britannica ha chiesto nel luglio 2003 di prorogare l entrata in vigore all anno Gli Stati Uniti hanno dichiarato di voler applicare la normativa solo alle grandi banche operanti a livello internazionale, così come era la proposta originaria. India e Cina non intendono aderire all accordo. Esempio di calcolo per il capitale di vigilanza Prestito di Euro = = a impresa nel comparto PMI. La società non ha rating e pertanto il coefficiente di ponderazione è pari al 100%. La percentuale stabilità dal comitato Basilea 1 e 2 per l adeguamento del capitale di vigilanza è pari al 8%. Dibattito internazionale L accordo definitivo è stato firmato nel mese di luglio 2004 dai paesi facenti parte del G10. Il comitato per Basilea 2 ha chiesto tuttavia al Fondo monetario internazionale e alla Banca Si avrà pertanto: - Euro = = * 100% * 8% = Euro =80.000= Capitale da vincolare o da costituire. 6

7 Se invece la società avesse, sulla base di valutazioni di rischio esterne o interne, un rating pari ad AAA, il coefficiente di ponderazione stabilità dal comitato di Basilea 2 sarebbe pari al 20% e si avrebbe: - Euro = * 20% * 8% = Euro =16.000= Capitale da vincolare o da costituire. Risulta evidente il differenziale di capitale di vigilanza in presenza ed in assenza di rating all impresa. 7

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