FACOLTÀ DI ECONOMIA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN ECONOMIA AZIENDALE TESI DI LAUREA ECONOMIA DELLE AZIENDE NON PROFIT

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1 FACOLTÀ DI ECONOMIA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN ECONOMIA AZIENDALE TESI DI LAUREA IN ECONOMIA DELLE AZIENDE NON PROFIT DALLA FILANTROPIA ISTITUZIONALE ALL INTERMEDIAZIONE FILANTROPICA: IL CASO DELLE «FONDAZIONI DI COMUNITÀ» Relatore Prof.ssa ANTONIETTA COSENTINO Laureando MARCO CARONI Correlatore Prof.ssa DANIELA COLUCCIA Anno Accademico

2 «È un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più.» (Oscar Wilde, Il ventaglio di Lady Windermere)( 1 ) ( 1 ) WILDE O., Aforismi, Mondadori, Milano, 2010, pag. 4.

3 SIMONE MARTINI LA DIVISIONE DEL MANTELLO (Assisi, 1317)( 2 ) ( 2 ) La divisione del mantello è un affresco (265 x 230 cm) di Simone Martini (Siena, Avignone, 1344) facente parte della decorazione della Cappella di San Martino nella Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi. L opera ritrae una scena delle Storie di Martino, vescovo di Tours. In una fredda giornata invernale, Martino, mentre stava uscendo da una porta civica di Amiens, venne avvicinato da un pover uomo con pochi stracci addosso e molto infreddolito. Non appena Martino lo vide, con un deciso colpo di spada squarciò il suo mantello in due parti, offrendone una al mendicante, nel quale Gesù si era incarnato. Fonte: in

4 Alla cara memoria dei miei genitori

5 INDICE INDICE INTRODUZIONE PAG. XIII RINGRAZIAMENTI» XVIII CAPITOLO PRIMO LE AZIENDE NON PROFIT 1. IL TERZO SETTORE : LINEAMENTI SOCIOLOGICI» LE STRUTTURE DEL TERZO SETTORE 1.2. LA CULTURA 1.3. LA NORMATIVITÀ 1.4. L ORGANIZZAZIONE OPERATIVA 1.5. IL RUOLO SOCIETARIO» 4» 5» 5» 5» I CRITERI DEFINITORI» 8 2. LE ORGANIZZAZIONI AZIENDALI» I CRITERI DI CLASSIFICAZIONE» LA CLASSIFICAZIONE IN BASE AL SOGGETTO GIURIDICo LA CLASSIFICAZIONE IN BASE AL SOGGETTO ECONOMICO LA CLASSIFICAZIONE IN BASE AL FINE»»» LA CLASSIFICAZIONE IN BASE ALLA DESTINAZIONE DELLA PRODUZIONE» LA TIPOLOGIA DELLE AZIENDE NON PROFIT» L IMPRESA 3.2. L AZIENDA DI AUTOPRODUZIONE 3.3. L AZIENDA FILANTROPICO-EROGATIVA» 15» 17» 18 V

6 INDICE 3.4. L IMPRESA SOCIALE PAG LA QUALIFICAZIONE ECONOMICO-SOCIALE DELLE AZIENDE NON PROFIT» LE TEORIE SULLA FORMAZIONE DELLE AZIENDE NON PROFIT» LA TEORIA DEL FALLIMENTO DELLO STATO : IL MODELLO DELL ELETTORE MEDIANO DI WEISBROD» LA TEORIA DEL FALLIMENTO DEL CONTRATTO DI HANSMANN 5.3. ALTRE TEORIE SULLE AZIENDE NON PROFIT» 26» LE FONDAZIONI: DEFINIZIONE ED ELEMENTI COSTITUTIVI» L ATTO DI FONDAZIONE 6.2. LO STATUTO 6.3. IL PATRIMONIO 6.4. LO SCOPO» 33» 34» 34» LA TASSONOMIA DELLE FONDAZIONI» LA CLASSIFICAZIONE IN BASE AL CRITERIO FUNZIONALE» LE FONDAZIONI DI GESTIONE (OPERATING FOUNDATION) LE FONDAZIONI DI EROGAZIONE (GRANT-MAKING FOUNDATION) LE FONDAZIONI DI COMUNITÀ (COMMUNITY FOUNDATION) LE FONDAZIONI D IMPRESA (CORPORATE FOUNDATION) 7.2. LA CLASSIFICAZIONE IN BASE AI MODELLI GIURIDICI ADOTTATI LE FONDAZIONI DI DIRITTO COMUNE LE FONDAZIONI DI PARTECIPAZIONE LE FONDAZIONI DI DIRITTO SPECIALE»»»»»»»» VI

7 INDICE CAPITOLO SECONDO L INTERMEDIAZIONE FILANTROPICA 1. LA FILANTROPIA ISTITUZIONALE PAG GLI STRUMENTI DI PERSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI FILANTROPICI» LA GESTIONE DIRETTA 2.2. LA DONAZIONE DELLE RISORSE AD UN ENTE SPECIFICO 2.3. LA COSTITUZIONE DI UN ASSOCIAZIONE 2.4. LA COSTITUZIONE DI UNA FONDAZIONE» 45» 45» 46» L INTERMEDIAZIONE FILANTROPICA» IL CONCETTO DI «COMUNITÀ» 3.2. L INFRASTRUTTURAZIONE SOCIALE DEL TERRITORIO» 47» LA TEORIA DEL CICLO DI VITA DELLE FONDAZIONI DI COMUNITÀ» IL CAPITALE SOCIALE DELLE FONDAZIONI DI COMUNITÀ» LE FONDAZIONI DI COMUNITÀ COME «INTERMEDIARI FIDUCIARI»» IL «MERCATO» DELLE DONAZIONI» LE DONAZIONI DIRETTE 7.2. LE DONAZIONI INDIRETTE DONAZIONI AD INTERMEDIARI OPERATIVI DONAZIONI AD INTERMEDIARI FINANZIARI FILANTROPICI» 56» 57» 57» LE CAUSE DI FORMAZIONE DEGLI INTERMEDIARI FILANTROPICI» LE ASIMMETRIE INFORMATIVE 8.2. I COSTI DI TRANSAZIONE» LE DIMENSIONI DELLE DONAZIONI» 58» I VANTAGGI FISCALI» I PROBLEMI DI AGENZIA TRA I DONATORI E L INTERMEDIARIO FINANZIARIO FILANTROPICO» INTERMEDIARI FINANZIARI FILANTROPICI NATI DA UNA SOLA GRANDE DONAZIONE» 64 VII

8 INDICE 9.2. INTERMEDIARI FINANZIARI FILANTROPICI NATI DA MOLTE PICCOLE DONAZIONI 9.3. VINCOLO DI NON DISTRIBUZIONE DEI PROFITTI LA TEORIA NEO-ISTITUZIONALISTA DELL IMPRESA IL CASO DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI FILANTROPICI 9.4. REGOLAZIONE DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI FILANTROPICI PAG.»»»» LE PROBLEMATICHE DI GOVERNANCE DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI FILANTROPICI» 70 CAPITOLO TERZO LE FONDAZIONI DI COMUNITÀ 1. LA GOVERNANCE DELLE FONDAZIONI DI COMUNITÀ» GLI STAKEHOLDERS DELLE FONDAZIONI DI COMUNITÀ LOCALI» I RAPPORTI TRA LA FONDAZIONE DI COMUNITÀ E GLI ENTI LOCALI» GLI ORGANI ISTITUZIONALI» IL PRESIDENTE E IL VICE PRESIDENTE 3.2. IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE 3.3. IL SEGRETARIO GENERALE (O DIRETTORE GENERALE) 3.4. IL COLLEGIO DEI REVISORI 3.5. IL COMITATO ESECUTIVO 3.6. IL COLLEGIO DEI PROBIVIRI 3.7. IL COMITATO DEI DONATORI» 82» 82» 85» 85» 86» 86» LE EROGAZIONI E LE DONAZIONI: ASPETTI INTRODUTTIVI» GLI STRUMENTI DELLE DONAZIONI» I BENEFICI FISCALI» LE TIPOLOGIE DI FONDI» 93 VIII

9 INDICE 7. LE PROCEDURE DI EROGAZIONE DEI CONTRIBUTI PAG L EROGAZIONE A SPORTELLO 7.2. IL BANDO APERTO 7.3. IL BANDO CHIUSO 7.4. IL BANDO CON RACCOLTA 7.5. L EROGAZIONE CON RISULTATO 7.6. L ATTIVITÀ EROGATIVA SOTTO ALTRE FORME 7.7. IL MODELLO OPERATIVO DELL ATTIVITÀ EROGATIVA DELLA FONDAZIONE COMUNITARIA NORD MILANO» 98» 98» 99» 99» 99» 100» I PROBLEMI DI GOVERNO DELLE FONDAZIONI DI COMUNITÀ» 102 CAPITOLO QUARTO LE FONDAZIONI COMUNITARIE IN ITALIA 1. IL PROGETTO FONDAZIONI DI COMUNITÀ DELLA FONDAZIONE CARIPLO» L ORIGINE 1.2. LE LINEE GUIDA DEL PROGETTO 1.3. LA MISSION 1.4. L «EROGAZIONE SFIDA» 2. LA PROCEDURA DI COSTITUZIONE DI UNA FONDAZIONE» 106» 107» 112» 113 COMUNITARIA» IL COMITATO D ONORE 2.2. IL COMITATO PROMOTORE» 115» I SETTORI DI INTERVENTO» L ACCOUNTABILITY» LA RENDICONTAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA NELLA NORMATIVA CIVILISTICA 4.2. LA RENDICONTAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA NELLA NORMATIVA FISCALE»» IX

10 INDICE 4.3. LA CLASSIFICAZIONE DEI BILANCI «ETICI» 4.4. IL BILANCIO DI MISSIONE 4.5. IL RAPPORTO ANNUALE DELLE FONDAZIONI DI COMUNITÀ PAG. 5. UN MODELLO ITALIANO DI COMMUNITY FOUNDATION?» LA PROCEDURA DI NOMINA DEI CONSIGLIERI DI AMMINISTRAZIONE» IL REGOLAMENTO DEL COMITATO DI NOMINA 6.2. LA PROCEDURA DI EVIDENZA PUBBLICA PER L ELEZIONE DEI»» CONSIGLIERI DI DIRETTA COMPETENZA DELLE DIVERSE AUTORITÀ PUBBLICHE» L ASSOCIAZIONE ITALIANA FONDAZIONI ED ENTI DI EROGAZIONE (ASSIFERO)» LE LINEE STRATEGICHE» LE POSSIBILI DIRETTRICI DI SVILUPPO» 142 CAPITOLO QUINTO I MODELLI FONDAZIONALI: UN CONFRONTO TRA ESPERIENZE INTERNAZIONALI 1. L ADATTABILITÀ DEL MODELLO AI DIVERSI CONTESTI SOCIALI, CULTURALI ED ECONOMICI» LE COMMUNITY FOUNDATIONS NEGLI STATI UNITI» LA CLEVELAND FOUNDATION 2.2. LINEAMENTI GENERALI» 149» LE COMMUNITY FOUNDATIONS IN GRAN BRETAGNA» LE BÜRGERSTIFTUNG IN GERMANIA» LA STADT STIFTUNG GÜTERSLOH» LA FONDATION DE FRANCE» 161 CONCLUSIONI» 165 X

11 INDICE BIBLIOGRAFIA 1. AGENZIA PER IL TERZO SETTORE PAG AGENZIA DELLE ENTRATE» ASSOCIAZIONE DI FONDAZIONI E DI CASSE DI RISPARMIO» MONOGRAFIE» SAGGI» ARTICOLI, RIVISTE E PERIODICI» ATTI DI CONVEGNI E SEMINARI» RAPPORTI E RICERCHE» ENCICLICHE PAPALI» ALTRE FONTI» STATUTI, REGOLAMENTI E RAPPORTI ANNUALI» SITI INTERNET ISTITUZIONALI DELLE FONDAZIONI DI COMUNITÀ» 198 NOTA REDAZIONALE: QUESTA TESI SI COMPONE DI 220 PAGINE. XI

12 INTRODUZIONE

13 INTRODUZIONE La crisi finanziaria( 1 ) che dagli anni settanta ha colpito lo Stato, ha determinato la progressiva crisi del welfare state( 2 ) e dei modelli di intervento che esso aveva sviluppato. La crisi dello stato sociale è profonda e ben difficilmente potrà essere superata senza un radicale ripensamento dell intero modello di welfare che coinvolga anche il «paradigma che ha guidato la costruzione dello stato sociale in questi ultimi secoli, la cui pietra angolare deve essere cercata proprio nel concetto di diritto soggettivo. [ ] L idea che la giustizia possa essere perseguita attraverso la soddisfazione dei diritti soggettivi si è infatti rivelata un astrazione.»( 3 Questa situazione ha aperto la strada all introduzione di nuove metodologie di azione in campo sociale che s ispirano ai modelli sviluppati dalla filantropia( istituzionale americana all inizio del XX. La società civile( attore sociale: le community foundations. 5 ). ) italiana, pertanto, è stata recentemente innervata da un nuovo 4 ) ( 1 ) La crisi finanziaria del settore pubblico, o crisi fiscale dello Stato, si manifesta nel fatto che, mentre le spese pubbliche aumentano progressivamente, le corrispondenti entrate tributarie non aumentano in misura corrispondente. In particolare «l attività economica pubblica deve essere in qualche modo finanziata. [ ] la crescita assai sostenuta delle attività pubbliche ha posto il problema di una adeguata crescita delle entrate tributarie necessarie al loro finanziamento. Anche se le entrate tributarie sono molto cresciute, esse non sono state sufficienti a finanziare completamente la spesa, e si è dovuto quindi ricorrere all emissione di moneta e all indebitamento pubblico per colmare il deficit. [ ] Ciò significa che [ ] un terzo della spesa pubblica è stato finanziato col ricorso al debito o con l emissione di moneta. [ ] la massa di debito pubblico adesso in circolazione ha quasi raggiunto la consistenza del reddito nazionale; la pericolosità della situazione è evidente se si pensa da un lato all ingente massa di interessi da pagare sul debito pubblico, e dall altro al fatto che l equilibrio finanziario dello Stato dipende, ogni anno, dalla propensione dei detentori di debito a rinnovare i titoli in scadenza, e a sottoscriverne di nuovi per un ammontare pari al deficit dell anno stesso.»: FOSSATI A., Economia Pubblica, FrancoAngeli, Milano, 1999, pagg ( 2 ) Il termine welfare viene «sovente usato con riferimento al concetto di Stato del benessere, ovvero quell insieme di processi decisionali, azioni e contesti istituzionali, variamente organizzati, attraverso cui gli Stati sviluppano politiche sociali orientate a creare situazioni di sicurezza per i cittadini e a ridurre le disuguaglianze nell accesso alle risorse.»: AGENZIA PER IL TERZO SETTORE (a cura di), Il Terzo settore dalla A alla Z. Parole e volti del non profit, Editrice San Raffaele, Milano, 2011, pag ( 3 ) CASADEI B., Filantropia istituzionale e dignità della persona, in «Studi Zancan», Fondazione «Emanuela Zancan», Padova, n. 6, novembre/dicembre 2011, pag ( 4 ) La parola filantropia «deriva dal greco e indica un sentimento di amore (philía) nei confronti dell uomo (ánthropos). La filantropia è, dunque, un sentimento di amore e interesse per il prossimo, che si traduce in atti di fattiva solidarietà, normalmente nell elargizione di una somma di denaro a favore di una determinata causa o persona.»: AGENZIA PER IL TERZO SETTORE (a cura di), Il Terzo settore dalla A alla Z. Parole e volti del non profit, op. cit., pag ( 5 ) L espressione società civile connota il «rapporto tra la soggettività dei cittadini e dello Stato e si caratterizza per il riconoscimento, da parte dell ordinamento, di una serie di diritti di libertà, garantiti costituzionalmente e politicamente attraverso il riconoscimento di diritti politici attivi e passivi.»: IBIDEM, op. cit., pag XIII

14 INTRODUZIONE Queste entità costituiscono una forma particolare di fondazione il cui raggio d azione è circoscritto alla comunità locale( 6 ). Le fondazioni di comunità rappresentano un modello evoluto di intermediario filantropico i cui obiettivi sono la promozione della «cultura del dono»( 7 ) e il miglioramento della qualità della vita degli abitanti di una determinata area geografica attraverso il finanziamento dei progetti promossi dalle organizzazioni appartenenti al cosiddetto terzo settore ( 8 ) nei campi scientifico, culturale e dell assistenza sociosanitaria. Per promuovere le donazioni, le fondazioni di comunità offrono ai potenziali donatori servizi diversi che li agevolino nel perseguimento dei propri scopi filantropici. Esse inoltre si «coinvolgono in numerose iniziative fungendo da facilitatori, catalizzatori e collaboratori per la soluzione di problemi particolarmente rilevanti per la comunità locale.»( 9 ). La fondazione di comunità combina nella stessa struttura due funzioni, quella di raccolta dei fondi, il cosiddetto fund raising, e quella di erogazione dei contributi, il cosiddetto grant-making, in precedenza svolte da organismi diversi. L autonomia e l indipendenza dalla sfera pubblica e da quella privata e la trasparenza e la rendicontabilità (accountability) della loro attività nei confronti dell opinione pubblica, sono i loro elementi caratteristici che vengono declinati in modo specifico a seconda del contesto locale di riferimento. Le fondazioni di comunità rappresentano una «forma organizzativa leggera e particolarmente flessibile, sia in termini strutturali sia in termini operativi.»( In base agli schemi tecnico-economici elaborati dalla dottrina aziendalistica, le fondazioni di comunità sono organizzazioni intermedie che raccolgono le donazioni da 10 ). ( 6 ) FERRUCCI F., Capitale sociale e partnership tra pubblico, privato e terzo settore, Vol. II, Il caso delle fondazioni di comunità, FrancoAngeli, Milano, 2010, pag. 53. ( 7 ) BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2009, pag. 52, sul sito «La carità nella verità pone l uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. La gratuità è presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell esistenza. L essere umano è fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza.». ( 8 ) La locuzione «Terzo settore (traduzione del corrispettivo inglese Third Sector) indica quell insieme, vasto ed eterogeneo, di aggregazioni collettive che sotto un profilo strettamente funzionale intendono collocarsi su una terza via rispetto allo Stato e al mercato.»: AGENZIA PER IL TERZO SETTORE (a cura di), Il Terzo settore dalla A alla Z. Parole e volti del non profit, op. cit., pag ( 9 ) FERRUCCI F., Capitale sociale e partnership tra pubblico, privato e terzo settore, op. cit., pag. 55. ( 10 ) IBIDEM, op. cit., pag. 56. XIV

15 INTRODUZIONE una pluralità di piccoli donatori, garantiscono una gestione indirizzata alla massimizzazione del rendimento del patrimonio, effettuano una selezione preventiva dei progetti da finanziare e un monitoraggio successivo degli obiettivi raggiunti. Il presente studio intende delineare quello che è stato il passaggio dalla tradizionale filantropia istituzionale alla moderna intermediazione filantropica e fornire un quadro d insieme sul poliedrico mondo delle fondazioni di comunità. La prima parte, costituita dal I capitolo, analizza sinteticamente le tipologie di aziende non profit operanti nell ambito del terzo settore, soffermandosi poi su un esplicitazione specifica delle medesime rappresentata dalle fondazioni che costituiscono ancora oggi delle «scatole nere poco conosciute e ancor meno comprese» (Diaz, 1999). La seconda parte, rappresentata dal II capitolo, è dedicata alla disamina del fenomeno della filantropia istituzionale e, più in particolare, dell intermediazione filantropica. Vengono, quindi, analizzate le cause di formazione degli intermediari filantropici che sono all origine dello sviluppo della fondazione di comunità. La terza parte comprende i capitoli III e IV e approfondisce il fenomeno delle fondazioni di comunità in Italia. L analisi dettagliata delle caratteristiche strutturali ed operative delle fondazioni comunitarie italiane è preceduta dalla descrizione della loro genesi nell ambito del progetto promosso dalla Fondazione Cariplo. La ricerca è orientata fondamentalmente sulle fondazioni di comunità che sono emanazione delle fondazioni di origine bancaria ed è svolta mediante l analisi dei loro statuti e regolamenti. La quarta parte, con l ultimo capitolo, completa il lavoro e, nell effettuare un parallelo tra i principali modelli internazionali di community foundations, dimostra che la «globalizzazione non necessariamente distrugge le comunità locali», ma innesca processi di adattamento alle diverse situazioni economiche e sociali da cui possono nascere nuovi attori collettivi capaci di mobilitare ulteriori risorse per la promozione del benessere locale( 11 ). «Le community foundations ricopriranno, con ogni probabilità, un ruolo sempre più importante nella costruzione di comunità in grado di vincere le sfide che ( 11 ) IBIDEM, op. cit., pag. 55. XV

16 INTRODUZIONE contraddistinguono la società contemporanea. Esse sembrano essere uno strumento agile e sufficientemente flessibile per rispondere alle esigenze della società civile»( 12 ). L ipotesi alla base di questo lavoro è quella che le fondazioni di comunità, inserite nel tessuto italiano, abbiano subito una forma di morfogenesi( 13 ) sviluppando uno specifico modello italiano in grado di implementare nuove tipologie d intervento di lungo periodo( 14 ) per promuovere il welfare societario( 15 ) a livello locale. La tesi che vogliamo verificare è se l azione delle fondazioni di comunità è circoscritta alla semplice redistribuzione di risorse economiche tra le organizzazioni locali del terzo settore ovvero se questo strumento può trasformarsi in un «vettore di sviluppo» economico e sociale non solo in aree caratterizzate da maturità economica ma anche in aree depresse e assumere un ruolo di leadership in ambito locale. L assunzione, pertanto, di un ruolo sistemico essenziale per lo sviluppo economico e sociale del paese. La metamorfosi di questo veicolo non è ancora completata ed è quindi di grande interesse cercare di comprendere quali sono le sue dinamiche di funzionamento. ( 12 ) CASADEI B., Le community foundations: una scelta strategia per le fondazioni delle casse di risparmio, in AA.VV, Fondazioni e organizzazioni non profit in USA, Maggioli, Rimini, 1997, pag ( 13 ) La differenziazione delle culture organizzative «può dar luogo a due esiti: la riproduzione delle strutture esistenti (morfostasi) oppure l elaborazione strutturale prodotta dall agire interattivo dei soggetti che modificano la struttura (morfogenesi)»: FERRUCCI F., Come pensano (e agiscono) le fondazioni italiane? Morfogenesi e morfostasi delle culture filantropiche, in «Politiche sociali e servizi», Vita & Pensiero, Milano, anno IX, n. 1, gennaio-giugno 2007, pag. 80. ( 14 ) «Le community foundations concentrandosi nel futuro, proprio mentre domina un enfasi nei confronti degli obiettivi di corto periodo, possono dare un importante contributo nel costruire una vera visione civile.»: CASADEI B., Le community foundations: una scelta strategia per le fondazioni delle casse di risparmio, op. cit., pag ( 15 ) Il welfare societario corrisponde «a un sistema sociale in cui l impegno per il benessere sociale, in qualche modo è parte integrante della vita di ogni giorno». Il welfare state corrisponde «a tutto ciò che un parlamento delibera e che un governo mette in atto». La prospettiva del welfare societario «riguarda invece le azioni, gli atteggiamenti e le opinioni della gente, rispetto le questioni che hanno rilevanza per il benessere della collettività» quindi «mette in evidenza come le politiche sociali non si identifichino più con gli interventi delle pubbliche amministrazioni volte alla promozione del benessere della collettività.»: FERRUCCI F., La promozione del welfare societario a livello locale: il ruolo delle Fondazioni Comunitarie, in BARTOLINI I. (a cura di), Capitale sociale, reti comunicative e culture di partecipazione, FrancoAngeli, Milano, 2008, pagg XVI

17 RINGRAZIAMENTI

18 RINGRAZIAMENTI Devo un sentito ringraziamento alla Dott.ssa Silvia Cordero Segretario Generale della Fondazione della Comunità di Mirafiori per il contributo di pensiero e per il materiale fornitomi. Rivolgo un ringraziamento all Arma dei Carabinieri e in particolare agli Ufficiali che si sono avvicendati negli incarichi di Capo dell Ufficio Personale Marescialli e di Capo della 1^ Sezione Impiego per la incondizionata disponibilità e fiducia dimostrata nei miei confronti. Ringrazio la Dott.ssa Elisabetta Bonocore Responsabile della Biblioteca del Dipartimento di Diritto ed Economia delle Attività Produttive della Facoltà di Economia dell Università Sapienza per la gentile disponibilità. In ultimo, perché in fondo a questa lista ma primi nella realtà, ringrazio gli studenti, tutti ben presenti nei miei pensieri, della Facoltà di Economia con cui ho condiviso sogni, speranze e difficoltà. XVIII

19 CAPITOLO PRIMO LE AZIENDE NON PROFIT SOMMARIO: 1. Il terzo settore : lineamenti sociologici 1.1. Le strutture del terzo settore 1.2. La cultura 1.3. La normatività 1.4. L organizzazione operativa 1.5. Il ruolo societario 1.6. I criteri definitori 2. Le organizzazioni aziendali 2.1. I criteri di classificazione La classificazione in base al soggetto giuridico La classificazione in base al soggetto economico La classificazione in base al fine La classificazione in base alla destinazione della produzione 3. La tipologia delle aziende non profit 3.1. L impresa 3.2. L azienda di autoproduzione 3.3. L azienda filantropico-erogativa 3.4. L impresa sociale 4. La qualificazione economico-sociale delle aziende non profit 5. Le teorie sulla formazione delle aziende non profit 5.1. La teoria del fallimento dello Stato : il modello dell elettore mediano di Weisbrod 5.2. La teoria del fallimento del contratto di Hansmann 5.3. Altre teorie sulle aziende non profit 6. Le fondazioni: definizione ed elementi costitutivi 6.1. L atto di fondazione 6.2. Lo statuto 6.3. Il patrimonio 6.4. Lo scopo 7. La tassonomia delle fondazioni 7.1. La classificazione in base al criterio funzionale Le fondazioni di gestione (operating foundation) Le fondazioni di erogazione (grant-making foundation) Le fondazioni di comunità (community foundation) Le fondazioni d impresa (corporate foundation) 7.2. La classificazione in base ai modelli giuridici adottati Le fondazioni di diritto comune Le fondazioni di partecipazione Le fondazioni di diritto speciale.

20 CAPITOLO PRIMO 1. IL TERZO SETTORE : LINEAMENTI SOCIOLOGICI( 1 ) Il termine terzo settore ( 2 ) identifica, nell accezione corrente, un complesso di valori, organizzazioni, culture e sistemi che presentano caratteri eterogenei. Questa circostanza rende l analisi della realtà del terzo settore estremamente complessa e problematica( 3 ). Il punto di partenza per definire il terzo settore, è rappresentato dall ottica in cui si pone l osservatore rispetto a questo fenomeno. Possiamo individuare due punti di osservazione quello: esterno in cui le altre istituzioni, presenti nella società, osservano il terzo settore e ne danno la propria definizione; interno in cui il terzo settore osserva la società e si autodefinisce rispetto a questa ultima. Le due prospettive, tuttavia, non sono complementari, ma possono essere dissomiglianti e contrastanti tra loro( 4 ). Da un punto di vista esterno e negativo, il terzo settore può essere definito come tutto ciò che non è ricompreso né nello Stato né nel mercato e quindi come il prodotto da un lato della crisi del welfare state e dall altro dei fallimenti del mercato. Questa prospettiva, tuttavia, è in grado di cogliere solo un aspetto della realtà. ( 1 ) DONATI P., Che cos è il terzo settore: cultura, normatività, organizzazione, ruolo societario, in DONATI P. (a cura di), Sociologia del terzo settore, Carocci, Roma, 1998, pagg ( 2 ) «Con il termine terzo settore si fa riferimento a un ambito sociale specifico entro il quale è inscrivibile una gamma articolata di organismi diversi. Tuttavia il dibattito scientifico vede la presenza di altre dizioni accanto a quella di terzo settore. Esse sono: privato sociale, terza dimensione, economia sociale, terzo sistema, settore delle organizzazioni non profit. Ognuna di queste definizioni, pur se con confini e motivazioni diverse, ha contribuito a identificare l area in questione e il suo specifico significato sociale.»: BOVA A. - ROSATI D., Il terzo settore e l impresa sociale: sostegni o sfide per il welfare state?, Apes, Roma, 2009, pagg ( 3 ) «Lo studio della realtà del terzo settore sotto un profilo economico-aziendale non è esente da complessità e anche da problematicità, considerata l eterogeneità delle organizzazioni che nel linguaggio comune si fanno rientrare nell espressione terzo settore. Ne consegue la necessità di definire l oggetto di studio, che sicuramente non risulta agevole, alla luce delle differenziate e molteplici tassonomie elaborate nelle diverse discipline.»: BUCCIONE C., Modelli di governance e prospettive di sviluppo manageriale nelle imprese non profit, FrancoAngeli, Milano, 2010, pag. 16. ( 4 ) «Si evince che definire i confini del terzo settore non risulta agevole, in quanto si tratta di un settore sui generis che può assolvere a ruoli anticipatori, complementari, ma anche concorrenziali rispetto alla Stato e al mercato e, infine, anche a ruoli residuali e di retroguardia, in relazione al contesto geografico e all ambito di attività. A loro volta lo Stato e il mercato possono creare condizioni favorevoli o sfavorevoli per lo sviluppo del terzo settore»: IBIDEM, op. cit., pag

21 LE AZIENDE NON PROFIT Da un punto di vista più ampio e positivo, il terzo settore dovrebbe essere considerato come il «prodotto della crisi del progetto illuministico moderno» che aveva tentato di costruire una società basata sull asse individuo-stato con la conseguente marginalizzazione di tutte quelle formazioni sociali intermedie che dal medioevo hanno caratterizzato l esistenza delle società occidentali. Per giungere alla definizione del fenomeno, dobbiamo quindi utilizzare un terzo punto di vista diverso da quello liberistico e da quello statuale che ci consenta di inquadrare le relazioni che si generano nella società prima del loro scambio sul mercato, come valore di scambio, o della loro regolazione politica da parte dello Stato. Il terzo settore, pertanto, non è qualcosa di estraneo, ma è una realtà connaturata alla società e prodotta dalla «differenziazione societaria in condizioni di crescente complessità sociale». In quest ottica, il terzo settore è un modo di essere «positivo e propositivo» della società e una «forma sociale emergente» che nasce dall esigenza di trovare nuove risposte a specifici problemi sociali determinati dall accresciuta articolazione della società. Le società moderne possono essere scomposte in quattro sotto-sistemi: a) economia (mercato); b) istituzioni politico-amministrative (Stato e sue articolazioni); c) terzo settore (organizzazioni di solidarietà sociale); d) settore informale (famiglia). Sulla base di questo schema interpretativo, il terzo settore si caratterizza in modo differente a seconda che lo osserviamo dall interno o dall esterno. Dall esterno il terzo settore corrisponde, dal punto di vista: economico, all economia sociale (efficienza del sistema societario); politico, a nuovi soggetti politici rappresentanti di identità e interessi e portatori di proprie strategie e finalità (efficacia del sistema societario); regolativo, a nuove reti di sociabilità (integrazione interna per il sistema societario); culturale, ad una nuova cultura civile (impegni di valore per il sistema societario). Dall interno, invece, il terzo settore deve assumere i seguenti requisiti, sotto l aspetto: economico, deve disporre di propri mezzi finanziari e operativi; 3

22 CAPITOLO PRIMO politico, deve essere in grado di mobilitare risorse umane e materiali per il perseguimento dei propri fini; regolativo, deve avvalersi di un particolare reticolo di norme formali e informali; culturale, deve ricorrere a determinate modalità di utilizzazione dei beni e delle relazioni sociali. Il terzo settore, quindi, si caratterizza per una propria cultura, normatività, operatività e funzione societaria anche se poi ogni singola organizzazione sociale valorizza una di queste categorie rispetto alle altre (ad esempio il volontariato accentua l altruismo) Le strutture del terzo settore Il terzo settore si sviluppa in maniera preponderante nelle società avanzate perché è solo dove lo Stato e il mercato sono già sufficientemente diversificati, che emergono altre esigenze. È solo quando lo Stato e il mercato si specializzano in determinate funzioni che nasce la necessità che le relazioni sociali, diverse da quelle basate sul valore di scambio e da quelle oggetto di regolazione politica, trovino una loro organizzazione. I processi che danno vita al terzo settore sono processi di «differenziazione reticolare» poiché rappresentano la creazione di reti sociali più complesse di quelle esistenti nella società precedente. Le reti del terzo settore si caratterizzano, quindi, per una maggiore mobilità e capacità di dotarsi di nuove forme di relazione che costituiscono l organizzazione del terzo settore. I movimenti sociali sono l humus su cui si sviluppano i soggetti sociali del terzo settore che rispondono alle esigenze di relazionalità degli individui. Pertanto le organizzazioni del terzo settore non possono presentare né un elevato grado di formalizzazione (paragonabile a quella delle strutture statali) né una gestione guidata esclusivamente da criteri di utilità economica (paragonabili a quelli del mercato). Il terzo settore è l elemento che caratterizza la società relazionale quella in cui il problema principale è costruire un nuovo contratto sociale su cui basare le società postmoderne. Gli attori del terzo settore sono portatori di una cittadinanza che non fa più riferimento allo Stato nazionale, ma a un nuovo sistema sociale che si collega a valori globalizzanti e a realtà multietniche radicate sul territorio. 4

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