FONDATO NEL 1876 Susanna Tamaro Il bambino che si ribella al potere tecnologico di Cristina Taglietti a pagina 41

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1 MERCOLEDÌ 15 OTTOBRE In Italia EURO 1,40 ANNO N. 244 Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel FONDATO NEL 1876 Susanna Tamaro Il bambino che si ribella al potere tecnologico di Cristina Taglietti a pagina 41 Il racconto «Così ho cercato di salvare Pantani dalla droga» di Marco Bonarrigo a pagina 57 Servizio Clienti - Tel mail: > Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano Il caso Luxottica GLI UMORI NON FANNO L IMPRESA di Daniele Manca Era il simbolo usato per dimostrare che l Italia aveva tante peculiarità e non tutte negative; anzi, la storia della Luxottica, del suo fondatore, Leonardo Del Vecchio, e dei suoi manager, ha rappresentato la faccia buona di quel capitalismo familiare che ci ha fatto diventare una delle maggiori potenze industriali del pianeta. La storia di un ex Martinitt, l istituto degli orfani milanese, riuscito a creare un impresa leader nell industria mondiale. Ma, nei giorni scorsi, è stato come risvegliarsi da un bel Beppe Grillo ieri a Genova. Il leader del M5S è stato contestato dagli «angeli del fango»: «Vieni a spalare invece di parlare» sogno. Ci siamo ritrovati a contemplare l improvviso indebolimento di una delle migliori aziende italiane, una delle poche presente in tutti i continenti. Con una segreta speranza: che questo non fosse l ennesimo segnale di un Paese in difficoltà. Non è né una questione privata, né tantomeno solo economica. La Luxottica, non più tardi di un mese e mezzo fa, aveva effettuato un «L accelerazione degli sforzi cambio alla guida del di riforma dell Italia, insieme ai gruppo di per sé già bassi costi di finanziamento e GIANNELLI sorprendente. Dopo 10 anni all avanzo primario, mitigano usciva di scena Andrea l impatto del ritorno alla recessione». Così l agenzia di rating Guerra. Per quanto ben remunerato (per avere Moody s promuove l azione del un idea tra liquidazione e governo Renzi senza per ora cessioni di titoli ha incassato prendere alcuna decisione sul una quarantina di milioni) il rating (finora Baa2 con outlook quarantanovenne manager, stabile) e in particolare il tra i più apprezzati in Italia, Jobs act, una «iniziativa significativa» che rende il mercato ha deciso di rompere il sodalizio con il fondatore. del lavoro in Italia «più flessibile» anche se «insufficiente per Domenica scorsa l annuncio dell uscita del passare da un sistema centralizzato a una contrattazione sa- sostituto di Guerra, Enrico Cavatorta. Lunedì il no del lariale decentrata». Consiglio d amministrazione Intanto il governo è pronto a alla proposta di Del Vecchio sfidare la Commissione Ue a di nominare amministratore costo di rischiare una bocciatura della legge di Stabilità delegato Massimo Vian. Con il risultato che, da ieri, in sulla correzione del deficit quel ruolo c è lo stesso Del strutturale, che nel 2015 si fermerà allo 0,1% del Pil. Vecchio, che del gruppo è anche presidente. da pagina 6 a pagina 8 continua a pagina 33 Conti, Di Frischia, Sensini Le condanne definitive non sono più un tabù Si possono annullare se la norma viene dichiarata incostituzionale. Centinaia di scarcerati di Giovanni Bianconi a condanna dev essere annullata o rivista se un con- L dannato sta scontando una pena definitiva inflitta in base a una norma successivamente dichiarata incostituzionale. E se non ci sono altre ragioni per restare dentro, il detenuto deve uscire di galera. Sulla base di questa decisione, presa dalla Sezioni unite della Cassazione il 29 maggio, centinaia di reclusi hanno già lasciato le prigioni negli ultimi quattro mesi. a pagina 27 ARRESTI PER LE VIE D ACQUA L EXPO E I FAVORI DELL EX MANAGER di Luigi Ferrarella C LE INCHIESTE orruzione e turbativa d asta in ambito Expo: arresti domiciliari per Antonio Acerbo, ex manager del Padiglione Italia e delle Vie d Acqua. a pagina 23 con il commento di Elisabetta Soglio OPERAZIONE A NAPOLI I DUE COLONNELLI E IL FISCO TRUCCATO di Fulvio Bufi e Fiorenza Sarzanini N apoli, in arresto due colonnelli della Finanza. L accusa: verifiche «aggiustate» in cambio di viaggi, soggiorni in alberghi di lusso, gioielli, Rolex. a pagina 25 GENOVA GRILLO CONTESTATO: VIENI A SPALARE Paura e morti in Toscana per il maltempo L INCONTRO Il premier firma con la Cina 20 accordi per 8 miliardi di Marco Galluzzo alle pagine 10 e 11 IL CORSIVO Economia L agenzia di rating elogia la spinta sulle riforme. La nota sul Def passa in Senato per un soffio Moody s dà un po di fiducia Renzi sfida Bruxelles sulla legge di Stabilità, c è il rischio di una bocciatura ANSA / LUCA ZENNARO L INTERVISTA CON BARROSO «Siete stati vicini all abisso ma la colpa non è di Merkel» di Luigi Offeddu a pagina 9 Il maltempo scivola dalla Liguria alla Toscana e provoca nuove vittime con le sue bombe d acqua che in poco tempo fanno straripare i fiumi. Dopo Genova, dove si continua a spalare il fango da strade, case e negozi e dove Beppe Grillo è stato contestato dai suoi concittadini al grido di «vieni a spalare!», tocca alla Maremma. Il torrente Elsa è uscito dagli argini e ha travolto due anziane donne, morte intrappolate in auto vicino a Manciano. alle pagine 2 e 3 Alberti, Dellacasa, Gasperetti, Imarisio IL LEADER 5 STELLE LA RABBIA BOOMERANG di Aldo Cazzullo a pagina 32 AL VERTICE 49 CAPI DI STATO Milano chiama Europa e Asia a un alleanza contro la crisi di Sergio Romano Asem (Asia-Europe Meeting) che terrà il suo vertice L biennale a Milano il 16 e il 17 ottobre, è una costola della globalizzazione. Fu creata alla metà degli anni Novanta quando gli europei capirono che la grande Cina e le piccole tigri erano ormai diventate protagoniste dell economia mondiale. Non era più sufficiente parlare soltanto con il Giappone, come all inizio degli anni Settanta, quando David Rockefeller, Henry Kissinger e Gianni Agnelli costituirono la Commissione Trilaterale. E non era più necessario, come in passato, coinvolgere gli Stati Uniti. continua a pagina 33 Speciale Mondi alle pagine 12 e 13 con articoli e commenti di Fabrizio Dragosei Luigi Ippolito Guido Santevecchi e Paolo Valentino luxury outerwear cinziarocca.com

2 2 Mercoledì 15 Ottobre 2014 Corriere della Sera Primo piano Le alluvioni Maremma, salvati nel fango dagli elicotteri. Danni alle terme di Saturnia Napolitano sulla Liguria: «Inerzia e incuria, il territorio va tutelato» Fiume sulle auto, morte due sorelle I disastri Nella notte tra giovedì e venerdì scorso il torrente Bisagno esonda a causa di una bomba d acqua che si abbatte su Genova e dintorni. Una persona viene investita dalla piena e muore. In poche ore cadono 570 millimetri di pioggia. Il capoluogo ligure finisce sott acqua. Danni anche nei paesini dell entroterra, come Montoggio Bombe d acqua, allagamenti, frane e trombe d aria si abbattono domenica e lunedì su tutto il Nord Italia, in particolare tra Piemonte ed Emilia Romagna. Nell Alessandri no le situazioni più critiche si registrano a Gavi e a Novi. Isolate le frazioni collinari Critica anche la situazione a Parma: la parte sudoccidentale della città viene allagata dall esondazio ne del torrente Baganza. Tutti i ponti vengono chiusi per ore e uno, il Navetta, crolla. Diversi residenti ai piani bassi vengono evacuati Ieri il maltempo si abbatte sulla Maremma: il torrente Elsa esonda. Due le vittime Ancora morte e distruzione per il maltempo. Questa volta in Maremma, dove già nel novembre del 2012 si contarono tre vittime. Due donne ieri sono state trovate senza vita in una Citroen C3 spazzata via dal torrente la Sgrilla, uno degli affluenti dell Elsa, che si è gonfiato trasformandosi in un fiume di fango. Le vittime sono due sorelle, Marisa e Graziella Carletti, pensionate di 69 e 65 anni, stavano percorrendo la strada regionale 74 di Manciano e sono state travolte dall acqua in località Sgrillozza, sulle colline dell Albegna, a circa duecento metri d altezza. I loro corpi sono stati recuperati in serata. Le squadre di soccorso hanno salvato ventisette persone rimaste intrappolate intervenendo con gli elicotteri e usando i verricelli per tirarle fuori dal fango. I danni sono ingenti: «Un ponte è franato a Saturnia e anche le terme sono state danneggiate ha detto ieri sera il sindaco di Manciano, Marco Galli. Altri cinque ponti sono inagibili e ci sono frazioni isolate, senza elettricità e con i telefoni che non funzionano». Problemi anche a Orbetello, dove il Comune ha deciso di evacuare i cittadini in alcune frazioni a rischio alluvione (di Polverosa, Aunti, Alberone e Priorato) e ha consigliato agli altri di non uscire di casa. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, in mattinata aveva accusato il Consorzio di bonifica della Toscana sud di «ritardi ingiustificabili per un ente a cui spetta di intervenire per la sicurezza idraulica dei fiumi maremmani». L esondazione Fughe in gommone e telefoni in tilt Il risveglio di Parma tra detriti e fango DAL NOSTRO INVIATO PARMA Adesso si è messo a cuccia il torrente la Parma, che del torrente in verità ha poco soprattutto quando, e gli capita spesso, ruggisce gonfio addosso a Palazzo della Pilotta. A cuccia anche il suo affluente Baganza, che di questo alluvione che ha rovesciato fango e detriti su un bel pezzo della città ducale («Più di 9 mila i cittadini coinvolti» fa sapere il sindaco Federico Pizzarotti) è il principale responsabile assieme a una pioggia mai vista da queste parti («300 millimetri in 4 ore: un terzo di quello che viene giù di solito in un anno» raccontano gli esperti). Tregua dal cielo dopo un lunedì al cardiopalma. Ma a terra, tra i caseggiati anni 60, i campetti da calcio e le botteghe del quartiere Montanara, si spala, si smadonna e si sputa fango. Dovrebbero essere abituati, in questo rione, incastrati come sono in quello spicchio di territorio posto esattamente alla confluenza del Baganza nella Parma. «Ma stavolta ha picchiato davvero duro, veniva su che pareva un mostro...» sospira Germano, che ha salvato il primo piano in via Volturno, ma non la cantina, il garage, il cortile, l auto e l inventario ancora non è finito. Non ci sono morti, non ci sono feriti. Il numero delle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni supera di poco la decina. Circa ottanta degenti Il precedente Nella stessa zona del Grossetano nel 2012 ci furono tre vittime La violenza dell acqua Crollato un ponte medievale «Questa volta l acqua ha picchiato duro» di una casa di cura e di un centro d assistenza sono stati caricati in piena notte sui gommoni della Protezione civile e trasferiti all ospedale Maggiore. Sbriciolato il ponte medievale della Navetta. Chiusi e poi riaperti gli altri. Ovunque un cimitero di auto. Il sindaco Pizzarotti, dando prova d equilibrio, neanche ci prova a paragonare il fango di Parma a quello di Genova: «Qui le strade sono larghe, è proprio geograficamente una situazione diversa». E, già che c è, risponde anche sulle contestazioni piovute ieri addosso a Grillo sotto la Lanterna: «No, qui da noi non succede: certo, ci sono persone esasperate per quello che hanno perso, ma complessivamente è un clima buono». E per non farsi mancare niente, a rendere tutto più complicato ha contribuito anche un gigantesco black out della rete Telecom-Tim che ha reso impossibili le comunicazioni tra i cittadini, creando complicazioni anche agli stessi soccorritori. Una città muta da lunedì pomeriggio, quando l acqua dei due torrenti ha invaso il piano seminterrato e quel- Il governatore ligure Burlando annuncia l avvio dell iter per aprire il cantiere del Bisagno Sul disastro di Genova, invece, è intervenuto ieri il presidente della Repubblica. Napolitano ha parlato di «incuria» nei confronti del territorio e di «inerzie locali», definendo «fatti sbalorditivi e sconvolgenti» quelli che hanno accompagnato l alluvione: le opere ferme da anni, i contenziosi aperti dalle ditte e rimbalzati da un Tar all altro, il lungo elenco degli appuntamenti mancati che si sono conclusi il 9 ottobre con la città, per l ennesima volta, sotto il fango. Tre alluvioni in dieci anni 1994, 2011 e «Però ha detto il capo dello Stato incontrando ieri gli allievi del Corpo Forestale non bastano motivazioni vaghe delle responsabilità o delle cause. Bisogna essere molto circostanziati nell individuare dove ci sono stati dei comportamenti che hanno provocato danni. La tutela del territorio e del patrimonio naturale è il modo di salvaguardare la vita del cittadino». Napolitano si riferiva ai lavori per la nuova copertura del Bisagno, il torrente che attraversa Genova e che è uscito dagli argini giovedì notte, bloccati da quasi tre anni per un contenzioso aperto dalle ditte escluse dalla gara di appalto. I finanziamenti ci sono, 35 milioni di euro, e ieri il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, che è anche commissario governativo, ha annunciato di aver ricevuto l ok da parte dell Avvocatura dello Stato per affidare subito i lavori. Burlando ha voluto assicurarsi l appoggio dell Avvocatura nel caso non impossibile che il Consiglio di Stato ribalti la sentenza del 60 Milioni I danni per famiglie e imprese liguri 300 Milioni La stima dei danni alle infrastrutture 95 Milioni I fondi promessi per i lavori sul Bisagno Tar del Lazio favorevole alla Regione aprendo la strada a costosi risarcimenti danni. Inizieranno così i lavori per il secondo lotto della copertura del Bisagno che non è tuttavia un opera risolutiva: per contenere un onda di piena di mille metri cubi al secondo è necessario realizzare anche l ultimo lotto. E per questo, ha detto il sindaco Doria in consiglio comunale, «i soldi a oggi non ci sono», mostrando cautela rispetto alle assicurazioni del capo di Italiasicura, Erasmo D Angelis. Domani è stato proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali di Antonio Campanella, l ex infermiere di 57 anni ucciso dall onda di piena del Bisagno. Intanto la Federcalcio ha proposto di giocare il 18 a Marassi la partita Italia-Albania, a sostegno della città, e aspetta una risposta dal Comune. Erika Dellacasa Marco Gasperetti Tra i detriti A sinistra dall alto: al lavoro per ripulire le aree della città finite sott acqua dopo le piogge dell ultimo fine settimana; tra le auto con un gommone; il ponte di via Po invaso dai detriti, nella zona sud-ovest della città (foto Comune di Parma, Capatti/Ansa) lo rialzato della Centrale Telecom Italia di via Po, fino a tutta la giornata di ieri, nottata compresa. Non solo. Anche Reggio Emilia, Modena e Piacenza si sono ritrovate in tilt dato che «l intera rete dell Emilia Ovest dipende dalla Centrale Parma Po». Inevitabile che ieri più di uno si domandasse quale mente geniale abbia partorito l idea di costruire una struttura di tale importanza strategica per l intera Emilia esattamente alla confluenza di due torrenti. Il capo di gabinetto della Prefettura Luigi Swich si è augurato che «Telecom affronti la questione per evitare il ripetersi di situazioni del genere». Per le immancabili polemiche sulle colpe dell alluvione meglio passare tra qualche giorno. Però va detto che se quei 4 metri d acqua che lunedì sera sono transitati con la forza di un milione di Tir sotto il ponte Verdi non hanno sfasciato tutto, inondando l intera città, il merito è della cassa d espansione costruita a monte del torrente Parma: un invaso di 13 metri e una diga di 94 capaci di contenere 17 milioni di metri cubi d acqua. Lo dice chiaro il sindaco: «Ci ha salvato la cassa d espansione». Lo ribadisce Swich: «C era il rischio di ritrovarci a contare le bare». Il prossimo passo sarà costruire un altra cassa a monte del Baganza. I deputati pd Maestri e Romanini sono già addosso al ministro Galletti: «Degli 8 milioni necessari per l opera, la Regione ha messo i suoi 4, mancano quelli di Roma...». Francesco Alberti

3 Corriere della Sera Mercoledì 15 Ottobre Criticato Beppe Grillo, a sinistra, contestato a Genova dagli «angeli del fango» che da giorni stanno lavorando per recuperare al più presto la normalità della città. Sopra, la provocazione del comico ai cronisti: «Se volete una mia intervista versate duemila euro su questo Iban per gli alluvionati di Genova» (Ansa/Luca Zennaro) Il racconto di Marco Imarisio Grillo contestato dai volontari a Genova «Ti metti un po di fango per fare le foto» Il leader 5 Stelle per le strade con quattro guardie del corpo. Tensione tra una di loro e un giovane DAL NOSTRO INVIATO GENOVA Benvenuto nella casta, Beppe. All imbocco di via Brigata Liguria un signore che sta spalando il fango fuori dalla sua stamperia lo vede arrivare. E subito, da lontano, gli rivolge un caloroso invito a non rompere i cosiddetti. Torna subito nella tua casa da ricco, è la seconda e ultima frase che gli rivolge prima di rientrare nel suo negozio. A quel punto sarebbe stato ancora possibile tornare indietro. La passeggiata era appena cominciata, si capiva da giorni che non era aria, per nessuno. Invece Beppe Grillo rivolge uno sguardo stupito all uomo, come se le parole appena ascoltate fossero fuori luogo come una bestemmia in chiesa. «Sei sicuro che diceva a me?» chiede a uno dei quattro accompagnatori che lo seguono da vicino, quattro armadi che si comportano come se dovessero dimostrare di essere l anello di congiunzione tra i Sopranos e la nazionale di body building lituana. Il più grande alza le spalle. Non ci fare caso, gli dice. Entrano in piazza Vittoria, dove dieci mesi fa è andato in scena il terzo e ormai dimenticato V-day. Molto traffico, altrettanta polvere sollevata dal fango secco, poca gente. Tornano subito sui loro passi, inseguiti dalle voci di due donne che quasi in coro gli dicono una verità. «È troppo tardi». La fermata seguente è al museo di Scienze naturali, il punto di raccolta e ristoro dei volontari che da cinque giorni aiutano, e che aiuto, a ripulire la città. Ed è qui, tra i gradini dell ingresso e il marciapiede, che la trasformazione di Grillo si compie in modo definitivo, all insaputa del diretto interessato. «Pagliaccio», «Spala invece di parlare», «Non puoi venire qui a fare il tuo spettacolo». Il catalogo è questo. A essere sinceri tra i ragazzi presenti l indifferenza prevale sugli insulti. La maggior parte di loro vede l ospite illustre, impossibile non notarlo, e tira dritto alla ricerca di un panino o di una bottiglietta d acqua prima di rimettersi al lavoro. Al massimo qualche commento su «questi politici» che vengono qui solo per farsi vedere, le solite cose. Grillo ci resta male. Ma l espressione di sincera sorpresa diventa smarrimento quando dall alto dei gradini Gabriele Zanier, un ragazzo di Chiavari lo prende di petto. «Vieni qua, ti metti un po di fango addosso, ti fai fare un po di foto». Il fondatore di M5S era e resta un uomo di spettacolo. Sa come L accompagnatore Daniele Tizzanini reagire ai fuori programma. Ma questa non se l aspettava. La replica è quasi banale. La butta su Renzi, diteglielo a lui di andare a spalare, noi e voi siamo dalla stessa parte. A peggiorare una scena già imbarazzante c è il comportamento delle guardie del corpo, che magari non sono tali, come sostiene il capo in un messaggio sul blog, ma questo facevano. Molto, troppo aggressivo. Uno di loro si avvicina a Gabriele. Gli rimprovera di cercare le telecamere. «Quello voleva solo farsi pubblicità» dice. Si chiama Daniele Tizzanini, fa parte di un meet-up genovese. Racconta di avere avuto qualche piccolo problema con la giustizia. In effetti. Una condanna per spaccio di droga. Una condanna per l assalto a un pullman di tifosi del Verona. «Adesso però devo andare, c è Beppe che mi mette fretta». La rapida risalita del gruppo sugli scooter parcheggiati a poca distanza somiglia a una ritirata. La contestazione non è una sorpresa. La vera notizia è lui, Beppe Grillo, la sua allarmante incapacità di capire la rabbia della città dove è cresciuto e dove vive. Questa giornata genovese, destinata a bruciargli a lungo, dimostra che sono lontani i tempi in cui era considerato «altro». «Avremmo fatto lo stesso con Berlusconi e Renzi» dicono i volontari. L ultima tappa è Borgo Incrociati, il quartiere più colpito. A momenti non scende dallo scooter. Quando erano in difficoltà i vecchi politici se la prendevano con i giornalisti. Grillo ci prova. Insulta, invita a criticare loro. Non si accorge che sta parlando a vuoto, intorno a lui ci sono solo giornalisti. Fa cenno di andare. Meglio chiuderla qui. Lo studente «Non ho niente contro di lui Ma è arrivato qui solo per sfruttarci» DAL NOSTRO INVIATO GENOVA Gabriele Zanier dice di essere abituato alle disgrazie in quanto tifoso dell Inter. È un ragazzo spiritoso, il volontario che ha osato dire a Beppe Grillo quel che tutti o quasi i suoi compagni di pala pensavano. «Non ce l avevo con lui in particolare. È che non mi pare il caso di sfruttare quel che stiamo cercando di fare solo per mostrarsi migliore degli altri». La sua giornata di lavoro è durata 10 ore, badile in mano e stivali di gomma ai piedi. Sono gli stessi che usò dopo l alluvione del Tornato a casa ha scoperto che non esiste solo il fango del Bisagno. Su Facebook rimbalzava l accusa di essere una quinta colonna del Pd. «Bugia. Mai iscritto a un partito. Nel 2011 mi sono candidato per una lista civica della mia città che faceva concorrenza al sindaco pd». Gabriele è di Cogorno, vicino a Chiavari. Ha 22 anni, studia psicologia. Sembra un tipo schietto. «Tra noi ci sono anche persone che votano Grillo. Ma non sono stati felici di trovarselo lì mentre lavoravano». L intervista si chiude con una supplica. «Potreste smetterla di chiamarci angeli del fango? Davvero, non se ne può più». M. Ima.

4 4 Mercoledì 15 Ottobre 2014 Corriere della Sera

5 Corriere della Sera Mercoledì 15 Ottobre Primo piano La legge di Stabilità ROMA Dopo un lungo tira e molla, il capitolo Tfr entra nel disegno di legge di Stabilità che oggi sarà approvato in Consiglio dei ministri. L anticipo in busta paga del trattamento di fine rapporto sarà su base volontaria, possibile fino al 100% della somma maturata nell anno, e riguarderà anche i lavoratori che hanno scelto di spostare il Tfr verso i fondi pensione. Per gli ultimi dettagli è in corso un confronto con l Abi, l Associazione delle banche. A ieri sera dal meccanismo erano esclusi solo i dipendenti pubblici. Ma potrebbero restare fuori anche altre due categorie: agricoltura più colf e badanti. Per le colf si sta valutando se l anticipo sarebbe un vantaggio per le famiglie, che già oggi possono liquidarlo anno per anno, oppure una spesa che finerebbe per mangiarsi buona parte delle misure a loro sostegno, compreso il bonus da 80 euro. A proposito di bonus, la Le detrazioni Il tetto per le detrazioni sale a 31 mila euro con due figli, a 40 mila con tre, a 50 con quattro misura viene confermata e allargata ma solo per le famiglie numerose con un solo stipendio. Come previsto, rispetto ai 26 mila euro lordi l anno fissati a giugno, il tetto massimo di reddito sale a 31 mila euro con due figli a carico, a 40 mila con tre, a 50 mila con quattro. In parallelo dovrebbe arrivare un ritocco agli assegni familiari. Il ddl di Stabilità prevede interventi per 30 miliardi di euro, di cui 11,5 finanziati in deficit, il resto in arrivo soprattutto da tagli di spesa. Per le imprese diventa più leggera l Irap, l Imposta sulle attività produttive, dalla quale sarà interamente deducibile il costo del lavoro per un valore di 6,5 miliardi di euro. Ma ad avvantaggiarsene saranno soprattutto le grandi aziende mentre resteranno fuori quelle senza dipendenti, il 70% del totale come ricorda Rete imprese Italia. Sempre dal lato delle imprese sul piatto c è anche un miliardo di euro per azzerare i contributi sulle nuove assunzioni, quelle che saranno fatte con il contratto a Tfr e Irap I conti della liquidazione in busta paga, deducibile il costo del lavoro Quanto vale la manovra 30 miliardi il valore della legge di Stabilità che dovrebbero arrivare dalla lotta all evasione IL PIL in% miliardi tagli di spesa previsti il ,5 miliardi il taglio 0,1% dell'irap 1,5 miliardi 3 miliardi il valore del taglio sui contributi previsto per le assunzioni tutele crescenti previsto dal Jobs act, che però deve ancora passare l esame della Camera. Salvo sorprese dell ultima ora, viene rinviato ancora una volta il riordino delle agevolazioni fiscali. La legge di Stabilità si limiterà a costituire un gruppo di lavoro per sfoltire quella lista composta oggi da 700 voci. Ma il criterio base è già stato fissato: non si procederà con sgravi modulati a seconda delle fasce di reddito, l aggiustamento del deficit strutturale per il 2015 come pure si era pensato di fare in un primo momento, ma alcune agevolazioni saranno eliminate per tutti. Non dovrebbero essere toccate quelle ad alto impatto sociale, come le detrazioni sulle spese mediche o sugli interessi per i mutui sulla prima casa. L ipotesi iniziale era di ricavare da questo riordino almeno 1 miliardo di euro. Per far quadrare i conti potrebbe essere ulteriormente rafforzato l aumento della tassazione IL GETTITO COMPLESSIVO IRAP dati in miliardi di euro ,9 31,6 34,7 34, , , ,2% III trim. IV I II III IV I II III IV I II Corriere della Sera sulle slot machine, anche se gli operatori dicono che, limitando le vincite, lo Stato finirebbe per incassare meno. Rinvio, sempre salvo sorprese, anche per la tassa unica sulla casa, che fonderà Tasi, Imu e Tari, con il ripristino delle vecchie detrazioni Imu: 200 euro per l abitazione principale, più 50 euro per ogni figlio a carico. Lorenzo Salvia lorenzosalvia La vicenda I tecnici sono al lavoro per le ultime limature al testo della legge di Stabilità, che sarà varata oggi dal Consiglio dei ministri convocato per le Il provvedimento dovrebbe valere 30 miliardi, come annunciato nei giorni scorsi dal premier Matteo Renzi La legge di Stabilità dovrebbe prevedere la stabilizzazione del bonus da 80 euro per i redditi inferiori a euro mensili. Per l operazione saranno necessari 10 miliardi, di cui tre già assicurati dal decreto sul bonus Irpef Per le famiglie numerose, soprattutto se monoreddito, sarebbero previsti 500 milioni che serviranno a rafforzare le detrazioni Le misure Tfr, scelta volontaria L anticipo in busta paga del Tfr, il trattamento di fine rapporto, sarà possibile su base volontaria. Il lavoratore potrà chiedere di ricevere mese per mese fino al 100% della somma maturata nel corso dell anno. Il Tfr maturato negli anni precedenti non può essere oggetto di anticipo. Sono esclusi i dipendenti pubblici, si ragiona su agricoltura e colf. Potranno fare domanda anche i lavoratori che hanno scelto di spostare il Tfr verso i fondi pensione. Proprio sui fondi il prelievo a carico dell iscritto salirebbe dall 11,5 al 12%. Mentre verrebbe ridotta dal 20 al 12% la tassazione sugli investimenti. Bonus di 80 euro Confermato il bonus da 80 euro per i lavoratori dipendenti. Come previsto l intervento viene allargato ma solo per le famiglie numerose che hanno un solo reddito: per loro il limite massimo di reddito sale rispetto ai 26 mila euro lordi l anno fissati con il decreto che ha introdotto il bonus. E arriva fino a 31 mila euro con due figli a carico, a 40 mila con tre figli, 50 mila con quattro. In tutto la misura dovrebbe costare 500 milioni di euro. In parallelo è in arrivo anche un ritocco degli assegni familiari. Possibile il ritorno delle detrazioni fisse per i figli (50 euro) per la nuova tassa unica sulla casa, che metterà insieme Tasi, Imu e Tari. Nessun intervento sulle pensioni. Pressione fiscale Diventa più leggera l Irap, l Imposta regionale sulle attività produttive. Dall anno prossimo sarà interamente deducibile il costo del lavoro, per un taglio del carico fiscale pari a di 6,5 miliardi di euro. La misura è stata accolta con grande entusiasmo da Confindustria. Ma riguarderà soprattutto le grandi aziende, mentre resteranno fuori 3 milioni di aziende senza dipendenti, il 70% del totale. Nel disegno di legge di Stabilità c è anche un miliardo di euro per azzerare i contributi sulle nuove assunzioni, quelle che saranno fatte con il nuovo contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs act. Più tasse sui giochi Non c è solo l aumento della tassazione sulle slot machine. Nel disegno di legge di Stabilità ci sono anche altre tasse, che però potrebbero scattare solo come clausola di salvaguardia, cioè come piano B per garantire la tenuta dei conti se qualcosa dovesse andare storto. Possibile un ritocco delle accise sulla benzina, ma anche un aumento dell Iva e delle imposte indirette che porterebbe in dote 12,4 miliardi nel 2016, 17,8 nel 2017 e 21,4 nel Salvo sorprese, viene rinviata ancora una volta la revisione delle agevolazioni fiscali, quella lista di 700 sconti che vengono recuperati nelle buste paga di luglio. Se ne dovrebbe occupare un comitato ad hoc. VIAGGIO NEL TEMPO? BASTANO DUE SECONDI. Grande Reverso Ultra Thin Duoface. Calibro Jaeger-LeCoultre 854/1. Due quadranti, un solo movimento. Per la prima volta l iconico orologio Reverso svela un secondo volto nascosto nella sua cassa ultra piatta. Con due quadranti posizionati l uno contro l altro, offre a chi lo possiede un esperienza unica: un viaggio nel tempo. 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6 6 Mercoledì 15 Ottobre 2014 Corriere della Sera Primo piano Il punto Ieri il governo tedesco ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil per quest anno e per il 2015 abbassandole rispettivamente a +1,2% (da +1,8 previsto ad aprile) e a +1,3 (dal +2%). Intanto in Italia la deflazione non si arresta. A settembre l indice Istat ha fatto segnare un meno 0,2% rispetto allo stesso mese del Migliorano invece i conti pubblici I mercati Primo sì di Moody s sui conti «Bene gli sforzi sulle riforme» Prezzi al consumo giù dello 0,4% a settembre. Berlino taglia le sue stime sul Pil ROMA I conti dell Italia sono solidi, il Jobs act è una «iniziativa significativa» che rende il mercato del lavoro «più flessibile» e le riforme da parte del governo Renzi bilanciano il calo del Pil e la recessione. Il giudizio positivo arriva dall agenzia Moody s che, pur non essendo mai stata tenera in passato con il nostro Paese, conferma l outlook sul debito sovrano che ha un rating di «Baa2». «Alla luce dei dati del secondo trimestre 2013» l agenzia prevede che l economia nazionale «si contrarrà dello 0,3% quest anno, prima di crescere marginalmente dello 0,5% nel 2015». Queste valutazioni arrivano nel giorno in cui il governo tedesco rivede al ribasso le stime di crescita del Pil per quest anno (a +1,2% da +1,8 previsto ad aprile) e per il 2015 (a + 1,3 dal +2), anche per effetto delle crisi internazionali e della riduzione delle esportazioni. Tornando all economia nazionale, Moody s spiega in una nota «di aggiornamento del mercato che non costituisce comunque alcuna decisione sul merito del credito italiano»: «L accelerazione sul fronte delle riforme, il basso costo di rifinanziamento del debito Il brent ai livelli del 2010 Iea taglia le stime petrolio ai minimi Ancora giù il prezzo del petrolio, con il brent sceso ieri a 86 dollari al barile, un livello che non si toccava più dal Dai livelli massimi di giugno scorso il rallentamento è ormai del 25%. A spingere giù i prezzi l Agenzia internazionale dell energia, che ha tagliato le sue previsioni sulla domanda pubblico e l avanzo primario consentono all Italia di mitigare gli effetti del ritorno alla recessione nell ottica del mantenimento dell attuale rating». Il profilo creditizio, al momento, «vede tra gli elementi negativi la debolezza dell economia, il calo della fiducia e le previsioni di un Pil in calo dello 0,3% nel 2014 fa notare l agenzia. Sull altro fronte, c è l azione del governo Renzi che con il Jobs act ha introdotto un iniziativa significativa sul fronte della flessibilità del mercato del lavoro». Moody s avverte però che il Jobs act «da solo è insufficiente per passare da un sistema centralizzato a una contrattazione salariale decentrata o per aumentare la flessibilità sulle trattative salariali». Inoltre l agenzia precisa che da sola la riforma del lavoro aiuta a sostenere il rating Baa2, ma non consente di migliorare l outlook da stabile a positivo». In generale comunque Moody s ritiene che, viste le riforme e la solidità dei conti, «il governo possa avere più tempo e affrontare con relativa tranquillità l implementazione delle risorse necessarie per attuare le riforme a favore della crescita». Brutte notizie, invece, arrivano dall Istat: la deflazione non si arresta. A settembre l indice dei prezzi ha fatto segnare -0,2% rispetto allo stesso mese del 2013 e -0,4% rispetto ad agosto, ma tornano ad aumentare quelli dei prodotti alimentari. La diminuzione dei prezzi su base annua (ad agosto era -0,1%) è dovuta principalmente sostiene l Istituto di statistica all accentuarsi del calo dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-2,8%, da -1,2% di agosto). Sul peggioramento della situazione pesa anche il rallentamento della crescita annua dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,3%, da Bankitalia Il debito è sceso in agosto di 20,5 miliardi di euro, fermandosi a 2.148,4 miliardi +0,7% del mese precedente). In questo scenario poco incoraggiante, Bankitalia annuncia che migliorano i conti pubblici: il debito è sceso in agosto di 20,5 miliardi di euro, fermandosi a 2.148,4 miliardi. La leggera contrazione del debito pubblico è stata determinata dalla riduzione di 27,3 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro, che ha più che compensato il fabbisogno del mese (6,9 miliardi). Altra voce positiva le entrate tributarie (+1,3% rispetto al 2013). Francesco Di Frischia «Sblocca Italia da ripensare troppi rischi da deregulation» Appello di Italia Nostra, Fai e associazioni ambientaliste 12 Le associazioni da Italia Nostra al Fai, dal Wwf a Legambiente, che protestano contro lo sblocca Italia 10 I miliardi della Orte-Mestre che le associazioni vorrebbero per la salvaguardia del territorio 2 I presidi delle organizzazioni ambientaliste in programma oggi e domani davanti al Parlamento Avvocato Marco Parini milita in Italia Nostra dagli anni 70. Dal settembre 2012 è presidente nazionale dell associazione. Avvocato, Parini insegna Legislazione dei Beni culturali presso l università Cattolica di Milano ROMA «Lo sblocca Italia abolisce di fatto quelle procedure di controllo che evitano il ripetersi di fatti come il disastro di Genova. Tutto diventa lecito con la sospensione degli strumenti urbanistici e la realizzazione di qualsiasi progetto indipendentemente dalle regole, con la reintroduzione del silenzio-assenso, con le figure dei Commissari straordinari, con la sospensione dei processi di garanzia e di controllo sul territorio. Una deregulation pericolosa e inaccettabile». Marco Parini, presidente di Italia Nostra, fa parte della folta schiera di dodici associazioni (da Italia Nostra al Fai, dal WWF a Greenpeace e a Legambiente) che ieri si sono riunite per definire «uno strumento anacronistico» lo sblocca Italia, fortemente voluto dal governo presieduto da Matteo Renzi. In una nota unitaria conclusiva, le dodici associazioni «considerano il testo del decreto inaccettabile nei suoi contenuti per gli effetti devastanti che si prospettano per il territorio, per l economia stessa del Paese e per i suoi profili di illegittimità costituzionale. Una formulazione che continua a vedere nella cementificazione, nelle infrastrutture e nello sfruttamento delle risorse ambientali il solo motore di sviluppo della Nazione». Sempre riferendosi a Genova, le associazioni ricordano che «nonostante gli appelli fatti negli anni dalle associazioni di tutela, ma anche da intellettuali ed economisti illuminati, la messa in sicurezza del territorio è la vera emergenza nazionale che continua a essere ignorata dalla politica. Le Mille Genova che si ripetono sono il frutto di questa visione miope della politica. E così continuano a mietere vittime e a produrre danni incalcolabili all economia e al territorio, ad aziende medie e piccole colpite al cuore dall ennesimo disastro annunciato». Le associazioni chiedono misure concrete. La prima: destinare i dieci miliardi previsti «per l inutile autostrada Orte-Mestre» agli interventi urgenti per la salvaguardia del territorio. Aggiunge Parini: «La prevenzione è fondamentale. Urge un ripensamento al testo, togliendo alcune grandi opere inutili e dannose e sostituendole con interventi di prevenzione e messa in sicurezza del territorio». Conclude Marco Lion, del Touring Club Italiano: «Se tutte le associazioni ambientaliste italiane sono qui è perché c è una forte preoccupazione. Ci sono troppe forzature di fronte alle quali bisogna dare segnali forti. Negli ultimi anni i due ministeri più penalizzati sono stati Ambiente e Beni culturali, un dato che è estremamente significativo. L Italia continua a perdere posizioni a livello turistico internazionale». Paolo Conti

7 Corriere della Sera Mercoledì 15 Ottobre

8 8 Mercoledì 15 Ottobre 2014 Corriere della Sera Primo piano I conti pubblici La sfida del premier all Europa sul deficit Con una telefonata a Juncker Renzi apre il caso: non rivedremo i margini di correzione Tweet in italiano di Katainen. Il sì al pareggio di bilancio passa al Senato solo per un voto Katainen C è chi parla di avvisi di Bruxelles Noi aspettiamo il piano di bilancio prima di sbilanciarci DAL NOSTRO INVIATO LUSSEMBURGO La manovra non cambia, e la sfida con l Europa è ormai aperta. Dopo due giorni di telefonate fittissime con il ministro dell Economia Pier Carlo Padoan, a diretto contatto con la Commissione Ue e i ministri dell Eurogruppo in Lussemburgo, il premier Matteo Renzi ha preso la decisione. La correzione del deficit, nel 2015, si fermerà a quanto previsto nell aggiornamento del Def, lo 0,1% del Pil, un miliardo e mezzo di euro, molto meno di quanto atteso dalla Ue. E lo ha comunicato direttamente a Jean-Claude Juncker, che dal 1 novembre assumerà la guida della Commissione, nel corso di una lunga e non proprio distesa telefonata. Nella manovra da 30 miliardi che sarà approvata oggi c è sicuramente lo spazio per recuperarne 4 e soddisfare le richieste Ue. Ma Renzi punta ad aprire un «Caso Italia», e avviare una discussione concreta nella Ue sulla disciplina e la flessibilità delle regole di bilancio. E, come aggiunge Padoan, sulla «revisione» degli strumenti di analisi della Commissione, che «secondo un opinione largamente condivisa tra i policy makers e le istituzioni finanziarie internazionali devono essere adattati allo scenario dopo la crisi». Si contestano, dunque, non solo la coerenza politica, ma anche i numeri. Fonti della Commissione hanno fatto sapere che la legge di Stabilità italiana, così stando L Ecofin L Ecofin è il Consiglio di economia e finanza composto dai ministri economici dell Ue Si riunisce una volta al mese a Bruxelles o in Lussemburgo. E una volta ogni 6 mesi nel Paese che ha la presidenza europea di turno le cose, va verso una quasi certa bocciatura. Anche se il commissario finlandese Jyrki Katainen con un tweet in italiano ieri sera ha smorzato i toni: «Aspettiamo il bilancio, prima di sbilanciarci». A prescindere da quale Commissione prenderà l eventuale decisione, la vecchia o la nuova di Juncker, al governo, tuttavia, sembra interessare poco. «Applichiamo la politica concordata nella Ue per il rilancio della crescita e rispettiamo il 3% di deficit. Continuiamo ad avere l obiettivo del pareggio di bilancio, solo che con una crescita molto inferiore alle previsioni, ci arriveremo più lentamente. Ma in compenso acceleriamo le riforme strutturali», spiega Padoan. «Appena approvata, trasmetteremo la legge di Il quotidiano britannico Il Financial Times dà la priorità alla giustizia: è la riforma chiave Un obiettivo dichiarato che fa discutere più dell economia. «Matteo Renzi cerca di semplificare il complesso sistema della giustizia civile italiana»: così titola il Financial Times, dedicando un articolo all agenda sulle riforme del presidente del Consiglio. Al centro dell attenzione del quotidiano economico britannico non c è il Jobs Act, ma appunto la riforma della giustizia. Il quotidiano ricorda come il provvedimento sia stato visto per tanti anni «come una ricetta per catalizzare gli investimenti stranieri nel Paese». «L armata di avvocati e magistrati sottolinea il giornale, che hanno forti interessi nel sistema attuale, è stata scettica, se non si è opposta a ogni cambiamento». Ora «Renzi sta tentando di cambiare questa dinamica». Il quotidiano, in una versione online dello stesso articolo più ampia, puntualizza poi come «la visione del signor Renzi potrebbe non essere sufficiente a garantire il sostegno politico di cui ha bisogno per le riforme». bilancio alla Commissione, poi avvieremo con loro un dialogo aperto». «Open dialogue» dice Padoan in conferenza stampa. Il governo vuole un dibattito alla luce del sole. Che magari spieghi anche le ragioni di quel compromesso al ribasso che galleggia sottobanco nella «non-trattativa» tra l Italia e la Ue, in base al quale, invece del canonico 0,5% di riduzione strutturale del deficit pubblico, che poi per noi sarebbe lo 0,7% nel 2015, ci si accontenterebbe di un modesto 0,25%. Di quei quattro miliardi, appunto, che il governo oggi non vuol sacrificare sull altare del rigore, anche se ci sarebbero. Quello 0,25% verrebbe fuori da una riconsiderazione delle condizioni economiche della zona euro, dopo la crisi, effettuata dalla Commissione anche nell ottica di una prevista revisione biennale degli strumenti di vigilanza, proprio quello che chiede l Italia, ma quello studio non è mai stato ufficializzato, o reso noto. Con la risoluzione approvata dalla maggioranza alla Camera e al Senato ieri sera (a Palazzo Madama è passata per un soffio, 161 voti, con quello decisivo dell ex M5S Luis Orellana) che lo spinge ad andare avanti, e con il parere dell Ufficio parlamentare di bilancio, organismo indipendente voluto dalla Ue, che assevera l esistenza di circostanze eccezionali per giustificare un rallentamento del risanamento, il governo, dopo aver scoperto le sue carte, invita la Commissione a fare altrettanto. Confidando di essere nel giusto e di avere margini sufficienti nel bilancio per poter arrivare a un compromesso, se la partita dovesse prendere una brutta piega. E sperando, soprattutto, nel sostegno dei mercati, che darebbe maggior forza alla sua posizione. E già il giudizio di Moody s ieri sera viene interpretato da Palazzo Chigi e dal Tesoro come un evidente segnale positivo. Mario Sensini La scelta di Orellana Allarme numeri in Aula L ex M5S salva il governo ROMA (p.d.c) L allarme rosso era scattato in tempo: ministri, sottosegretari, tutti si erano presentati in Senato compatti per votare la risoluzione alla nota di variazione al Def che autorizza il rinvio al 2017 del pareggio di bilancio. Un voto qualificato, indispensabili 161 sì, pena la bocciatura del delicatissimo provvedimento. E tutti lo sapevano. Ma i ristretti numeri della maggioranza a Palazzo Madama sul Jobs act la fiducia è passata con 165 voti e tre assenti del Pd alcune assenze previste e la confusione politica del momento hanno fatto rischiare il patatrac al governo, che ha ottenuto esattamente 161 sì, compreso quello che si è rivelato decisivo dell ex senatore grillino Orellana. In verità, nella maggioranza sapevano di poter contare solo su 163 voti. Perso quello di D Alì passato da Ncd a FI e quello di Caridi che starebbe per fare altrettanto, con Mario Mauro in Kurdistan («Che avrei fatto se ci fossi stato? Io sono molto critico sul Def, esattamente come l Europa») e l altro popolare Di Maggio contrario, hanno rischiato di passare alla storia l assenza per errore del pur diligente pd Ignazio Angioni e quella del ritardatario Giuseppe Lumia, salutato al suo ingresso trafelato in Aula dal presidente di turno Calderoli con un «Meno male che Lumia c è, vedrà che la ringrazieranno...». Un grazie peraltro va allo stesso Calderoli: se a presiedere al suo posto fosse stato un esponente della maggioranza, il governo sarebbe andato sotto (chi presiede non vota). Decisivi invece i sì dei tre pd (Ricchiuti, Mineo e Casson) che non avevano votato la fiducia al Jobs act.

9 Corriere della Sera Mercoledì 15 Ottobre L INTERVISTA JOSÉ MANUEL BARROSO Il presidente uscente della Commissione Ue e la manovra di Roma «L Italia è stata vicina all abisso ma non può incolpare Merkel» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES «Molti pensano che la situazione italiana sia il risultato di qualcosa che ha combinato Angela Merkel, o l Unione Europea, o Lehman Brothers. L ho sentito anche a Napoli, in un convegno. E questo è ridicolo. Chi ha creato il debito pubblico italiano? La signora Merkel?». José Manuel Barroso, portoghese, presidente uscente della Commissione europea, inizia oggi i suoi ultimi 15 giorni di doppio mandato, dopo 10 anni vissuti ai vertici della Ue. Li racconta con questa intervista rilasciata al Corriere e ad alcuni giornali stranieri. Qualcuno dice che lei è stato il presidente-pompiere della crisi. Le va di essere ricordato così? «Sono stato il presidente della Commissione nel tempo più difficile per l Europa, quando è passata da 15 a 28 Paesi, sotto l enorme pressione di una crisi senza precedenti». Per controllare che cosa? «Per controllare, entro la fine di ottobre, che nei bilanci non vi siano deviazioni particolarmente serie rispetto alle raccomandazioni Ue». Qualcuno dice: raccomandazioni imposte dalla Ue. «E questo è completamente falso. Le regole che i governi devono seguire sono state scelte, e poi decise imperativamente, proprio da loro, nel Consiglio dei ministri Ue. Anzi, loro stessi le hanno poi rafforzate. La Ue non ha imposto un bel niente e la Ue non è Bruxelles. Ma un unione collettiva di governi». Allora non ha proprio colpe, quest Unione? «Non ho detto questo. Gli errori politici accadono, le leadership contano. Ma non può durare per sempre il vecchio concetto: europeizzazione del fallimento, nazionalizzazione dei successi. Spesso ottenuti perfino senza una maggioranza parlamentare». Chi è José Manuel Barroso, 58 anni, portoghese, è presidente della Commissione Ue dal 2004 Dal 2002 al 2004 è stato primo ministro del governo portoghese. A novembre subentrerà nel suo ruolo Jean-Claude Juncker Il summit Pier Carlo Padoan, 64 anni, a colloquio durante il vertice dei ministri delle Finanze europei nella sede dell Unione Europea in Lussemburgo (foto Afp) Se comunque una «deviazione particolarmente seria» venisse trovata in un piano di stabilità, scatterebbe una bocciatura e forse le sanzioni. A Bruxelles si teme per Italia e Francia. Ma l Italia ha appena annunciato una manovra da 30 miliardi. Che cosa ne dice? «Aspetto di vedere nei dettagli il piano di Stabilità, fra poche ore. E come sempre, non commento indiscrezioni di stampa». Per Parigi e Roma si torna a parlare di flessibilità, di deroghe «Ancora: secondo i criteri della Ue, le regole decise nel Consiglio dei governi valgono per ogni Paese. È questo che conta. Noi non possiamo avere standard differenti. Sarebbe inaccettabile e ingiusto accordare un trattamento di favore a qualche Paese. Esiste tutta una legislazione, che ci conferma in questo». Sta dicendo che qualcuno non sta più ai patti? «Sto dicendo semplicemente questo: se i leader politici della Ue comprendessero che sono loro a rappresentare il loro progetto, e non la Commissione europea o qualche altra istituzione, le cose sarebbero più facili per tutti». Ogni analisi economica della crisi europea ha sempre le sue ragioni. Poi però uno esce dal suo ufficio, fa un giro e trova le file davanti alle mense di carità Sorvegliati Italia e Francia erano sotto il severo scrutinio dei mercati in momenti drammatici Le regole da rispettare La Ue non ha imposto un bel niente e la Ue non è Bruxelles, ma un unione collettiva di governi Il dramma della Grecia? «Non solo, non solo. Noi abbiamo parlato spesso della Grecia, o del Portogallo, ma siamo stati molto vicini all abisso anche con l Italia. E con la Spagna, e la Francia. Italia e Francia erano sotto il severo scrutinio dei mercati in momenti estremamente drammatici. Presidente-pompiere? Io ho lavorato per l Europa con tutte le mie forze, e ora la vedo unita, aperta, pronta a diventare più forte dopo la crisi. Rispetto le critiche, ma credo alla mia coscienza». Questi ultimi 15 giorni non saranno l equivalente ridotto di un «semestre bianco»: dalla mezzanotte si accatasteranno infatti sulla sua scrivania i piani di stabilità inviati da tutti i governi del continente. E lei dovrà vagliarli. «Sì, il prezzo sociale pagato finora è grande, troppo grande. Crede che non l abbia pensato e sentito anche quando ho dovuto spiegare la necessità di certi sacrifici ai miei concittadini portoghesi? O agli irlandesi, ai greci, agli spagnoli? Ma tutto ciò che accadeva non era colpa della Commissione europea. E qui chiedo io un altra cosa». Che cosa? «Io che vengo da uno dei Paesi più colpiti mi domando: sarebbe stato meglio non chiedere quei sacrifici? No, sarebbe stato peggio. I sacrifici ci sono stati, ma non è stata l Ue a causarli. E ora le forze dell integrazione prevalgono su quelle della disintegrazione». Luigi Offeddu

10 10 Mercoledì 15 Ottobre 2014 Corriere della Sera Esteri I punti Il premier cinese Li Keqiang, arrivato ieri a Roma, ha siglato on l omologo italiano Matteo Renzi 20 accordi istituzionali e commerciali per un valore di 8 miliardi di euro Pechino, che ha già investito in settori strategici italiani nel campo dell energia, infrastrutture e gas, vorrebbe maggiore collaborazione geostrategica in cambio di ulteriori investimenti: per loro l Italia è la chiave per Mediterraneo e Nord Africa Pechino scommette sull asse con Roma «Legati dalla Storia» Li Keqiang a Renzi: siate ponte sul Mediterraneo ROMA Poco prima di tornare a Palazzo Chigi, quando il caso ci mette lo zampino, Renzi parla ad un convegno dei rapporti fra Washington ed Unione europea: l Italia d ora in avanti spingerà al massimo per la firma dell accordo commerciale transatlantico, il Ttip, e contemporaneamente ribadisce che il rapporto economico con gli Usa «è per noi di una priorità assoluta». Mezz ora più tardi invece compare davanti alla stampa insieme al primo ministro cinese: si firmano 20 accordi istituzionali e commerciali per 8 miliardi di euro, il premier cinese e i suoi investimenti sono accolti a braccia a aperte. Pechino ha già investito in settori strategici del Paese, energia, infrastrutture e gas, e fioriscono scenari di tutti i tipi: gli americani che per via diplomatica avrebbero storto il naso; i cinesi che chiedono in cambio (della loro liquidità) una collaborazione geopolitica più stretta nel Mediterraneo e nel Nord Africa. L Italia anche come ponte per ulteriori Questi accordi sono solo una punta dei risultati che possiamo raggiungere Insieme possiamo esplorare altri Paesi investimenti: «Oggi è solo una punta dei risultati che possiamo raggiungere, insieme possiamo esplorare altri Paesi», dice apertamente Li Keqiang. Insomma Roma da una parte spinge per chiudere in fretta il Ttip, che a Bruxelles incontra non poche resistenze: «Vorrei che agli italiani fosse chiaro che il semestre europeo a guida italiana è l occasione per uno scatto in avanti», dice un Renzi alfiere dell accordo con Washington. Dall altra parte accoglie a braccia aperte le scelte di investimento di Pechino: «In questo momento è molto forte l attenzione degli investitori cinesi nel nostro Paese e ne siamo ben felici. La partnership tra Cina e Italia ha visto dei grandi progressi, ma possiamo fare ancora di più e sono certo che lo faremo». Dopo Palazzo Chigi i due premier si spostano a Palazzo Barberini, in una cornice esteticamente più bella, per la firma degli accordi. Renzi cita Marco Polo, il capo del governo cinese elenca cinque punti per suggellare la crescita della Collaborazione I cinesi desiderano salvaguardare «interessi internazionali comuni» A palazzo Il premier Li Keqiang, 59 anni, con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, 39 anni, ieri a Palazzo Chigi. Li Keqiang è il numero due della Cina dopo il presidente Xi Jinping (foto Benvegnù - Guaitoli) collaborazione politica ed economica (nel 2014 l Italia è il terzo Paese europeo per gli investimenti cinesi): nella «bellissima Italia, culla della civiltà occidentale» i cinesi vogliono fra gli altri «consolidare una fiducia reciproca», salvaguardare «interessi internazionali comuni», ci tengono a dire che non desiderano un surplus della bilancia commerciale, «vogliamo che l Italia esporti di più in Cina e vi aiuteremo». Fra una cosa e l altra Renzi chiama anche Vladimir Putin, si vedranno giovedì a Milano, nel corso del vertice Asem, sarà il loro primo incontro. Renzi vedrà anche il presidente ucraino Petro Poroshenko. M. Gal.

11 Corriere della Sera Mercoledì 15 Ottobre 2014 ESTERI 11 Lo scenario di Marco Galluzzo Venti accordi firmati con la Cina: energia, finanza ed elicotteri Dalla Cassa depositi e prestiti a Finmeccanica: i contratti valgono 8 miliardi Ma l entrata del Dragone negli asset strategici suscita sospetti in America ROMA Gli ultimi arrivati, ieri, sono un accordo fra Cassa depositi e prestiti e China Development bank, del valore di circa 3 miliardi di euro. Uno fra Finmeccanica e il gruppo cinese Baic, per la fornitura di 50 elicotteri. Un intesa fra Enel e Bank of China. Un progetto di collaborazione fra il Gse, il Gestore dei servizi energetici e la provincia dello Zhejiang, che coinvolge venti aziende tricolori. Un altro fra il Fondo Strategico Italiano e il suo omologo cinese, il potente Cic International: operazioni di investimento comune del valore massimo di 500 milioni di euro Sono solo alcuni dei 20 accordi, per un valore di 8 miliardi di euro, che Italia e Cina, o le loro aziende, hanno siglato ieri, alla presenza dei rispettivi capi di governo. Un ulteriore tassello della crescita quasi a due cifre delle relazioni commerciali e soprattutto degli investimenti diretti cinesi in Italia. Chiamarlo shopping finanziario sarebbe errato. Investimento economico di lungo periodo riduttivo. In altri Paesi sarebbe impossibile, o molto difficile, trovare un investitore estero (nel nostro caso la State Grid Corporation of China) che controlla il 35% della società L Interscambio Italia-Cina L Italia è il quindicesimo partner commerciale della Cina a livello mondiale e il quarto a livello europeo Dati in miliardi di euro 37,9 30,4 32, L export italiano in Cina 3,8% Meccanica strumentale Manifatturiero 4,5% Auto Mobili Prodotti chimici 6,2% Metalli Elettronica Altro 6,3% 8 Miliardi il valore degli accordi commerciali firmati ieri da Renzi e il cinese Li Keqiang +8,3% l incremento sull interscambio a giugno impianti produttivi miliardi di dollari di fatturato Oltre imprese italiane in Cina 19,4% 38,8% 14,4% 6,6% che a sua volta controlla la rete elettrica e del gas (Cdp Reti). L Italia qualche mese fa ha detto di sì, secondo alcuni suscitando malumori americani, di sicuro aprendo le porte di asset strategici (rete energia elettrica, rete gas) all enorme capacità monetaria della Repubblica Popolare e soprattutto al suo modo di investire: nelle prime aziende di un Paese, ma anche in società (dove Pechino nominerà propri consiglieri di amministrazione) che per core business sono pezzi «sensibili» degli interessi economici di uno Stato. La Cdp scaricherà un po del debito che negli anni il Tesoro le ha accollato, i cinesi avranno voce in capitolo in delicate scelte di La presenza cinese in Italia Dati in % Principali acquisizioni The people s bank of China Shanghai Electric 2,071% 2,10% 2,001% 2,081% 2,018% 2,014% sviluppo del nostro Paese. «Siamo nel decimo anniversario del partenariato strategico, festeggiamo questo compleanno con un grande progetto di cooperazione», ha spiegato ieri Renzi sottolineando che l interscambio con la Cina ha toccato nel 2013 quota 32,9 miliardi di euro e nel 2014 «l export è cresciuto dell 8,3%». 40% 670 milioni di euro 460 milioni di euro 400 milioni di euro Corriere della Sera 20 Gli accordi firmati dal premier italiano e dell omologo cinese ieri a Roma Numeri che raccontano che mai come in questi ultimi mesi la Cina ha scoperto l Italia. Ieri Renzi e Li Keqiang parlavano davanti ai cronisti di collaborazione sempre più stretta nel settore culturale e del cibo, «siamo due regni del buon mangiare», ha enfatizzato il premier cinese, auspicando intrecci futuri sinergici fra ravioli di Pechino e pasta tricolore. La sensazione che offrono le cifre però è che il piatto forte, più che il cibo, o Marco Polo, sia un investimento finanziario che ha al contempo caratura geopolitica: ieri il premier cinese ha parlato apertamente di «Paesi terzi» che l Italia e la Cina possono «esplorare» insieme. È noto che Pechino sia a caccia di approdi logistici e infrastrutture per la sua espansione commerciale nel Mediterraneo e in Nord Africa. Chi meglio del nostro Paese? Con riserve valutarie che si misurano in trilioni di dollari di certo la Cina ha scelto di accelerare sull Italia. La visita di Renzi a Pechino ha fatto da volano per alcune scelte. Ieri un altra parte di quelle scelte si sono concretizzate, insieme ad alcune domande che si portano dietro. L intervento Il loro segreto: formare vuol dire anche innovare di Giovanni Azzone S olo dieci anni fa le imprese italiane guardavano alla Cina come a un Paese di «imitatori». Ricordo ancora la preoccupazione con cui gli imprenditori lombardi accolsero i primi studenti cinesi iscritti al Politecnico di Milano, restii persino ad aprire le proprie fabbriche alle visite di studio. Alla fase di chiusura è poi seguita la consapevolezza delle straordinarie dimensioni e potenzialità del mercato cinese e la delocalizzazione di produzioni che beneficiavano di un minore costo dei fattori produttivi, in particolare di quelle maggiormente standardizzate. Oggi, infine, dobbiamo riconoscere che la Cina è in molti settori il vero leader tecnologico del mondo. E il Forum Italo Cinese dell innovazione, che si apre domani a Milano, segna in modo esplicito l avvio di una fase nuova nel rapporto tra i sistemi economici e produttivi dei due Paesi. I successi cinesi non sono un caso, ma il risultato di una politica che ha deciso di investire pesantemente sulla formazione e sull innovazione. Un dato per tutti: il Global R&D Funding forecast dell istituto di ricerca statunitense Battelle prevede che nel 2014 la Cina sosterrà il 17,5% dell intera spesa in ricerca e sviluppo mondiale il triplo della Germania contro il 21,7% dell intera Europa. In questo quadro, comprendere le linee di evoluzione del sistema di innovazione cinese è fondamentale per il nostro Paese; un Paese che può cercare di ridurre una disoccupazione oggi drammatica solo aumentando la propria competitività internazionale e che, per farlo, deve necessariamente puntare sull innovazione ma che, nel contempo, sta progressivamente riducendo gli investimenti in ricerca e formazione avanzata. Innovare meglio degli altri ma con meno risorse è un compito molto difficile. Perché non sia improbo, l Italia deve riuscire a focalizzare i propri investimenti sui settori e sugli ecosistemi che hanno le maggiori possibilità di creare innovazione, evitando la dispersione a pioggia che ci caratterizza da sempre, frutto della nostra naturale tendenza a non decidere. Due linee sono a mio avviso particolarmente promettenti. Una, ovvia, è quella dei prodotti di alta gamma, dove la tecnologia si combina con la qualità del design (dai tessuti alle auto e agli pneumatici ad alte prestazioni): continuiamo infatti a mantenere una capacità unica di combinare soluzioni tecnologiche diverse per trovare qualcosa di «unico» per il consumatore. L altra, forse meno scontata, è quella delle innovazioni «sostenibili«(dalla chimica verde all impiantistica industriale) che ci possono consentire di rispondere ai bisogni che inevitabilmente cresceranno nei Paesi del Far East parallelamente all aumento del tenore di vita. È bene che su questi temi l Italia rifletta, ed è bene che lo faccia rapidamente. È emblematico che ciò avvenga a Milano, la città che sarà presto sotto i riflettori del Mondo per Expo e che ha, a mio avviso, la responsabilità di essere il vero punto di contatto tra i fenomeni che stanno rapidamente trasformando la geografia economica del mondo e il nostro Paese. Rettore del Politecnico di Milano Disponibile in FARMACIA. UNA MARCIA IN PIÙ ALLE TUE DIFESE? SU CON IMMUNO Per preparare il tuo organismo all arrivo della stagione fredda e quando le tue difese immunitarie sono messe a dura prova dalle molteplici situazioni di stress, SU con Sustenium Immuno Energy. La sua formula a doppia azione, con GLICINA, GLUTAMMINA, VITAMINE e ZINCO, è studiata per ATTIVARE e RINFORZARE le tue difese immunitarie.

12 12 ESTERI Mercoledì 15 Ottobre 2014 Corriere della Sera Mondi Su corriere.it Oggi la terza e ultima puntata dello speciale sui rapporti Europa-Asia. I tre «Mondi» sono consultabili sul sito del Corriere I leader La figlia Sheikh Hasina, 67 anni, guida il governo del Bangladesh dal È figlia di Sheikh Mujibur Rahman, il primo presidente del Bangladesh Ex khmer Era un khmer rosso. Da vent anni è il primo ministro della Cambogia. Hun Sen, 62 anni, ha represso le proteste dei lavoratori tessili Riformista Rappresenta il volto nuovo e riformista del continente asiatico: Joko Widodo, 53 anni, è stato eletto nuovo presidente dell Indonesia di Guido Santevecchi La protesta Venticinque anni dopo Tienanmen, la Cina fa i conti con il movimento di Hong Kong Si può essere pessimisti sullo stato della democrazia in Asia quando nel 2014 un miliardo e settecento milioni di persone sono state chiamate alle urne? Purtroppo sì. Venticinque anni dopo l ultima grande richiesta di democrazia, repressa nel sangue sulla Tienanmen, la Cina si trova a fare i conti con un movimento che esige elezioni a suffragio universale e con candidati liberi. Il teatro della sfida questa volta è a Hong Kong, l esito incerto perché tutti sperano che in un quarto di secolo i «saggi dirigenti» di Pechino, ora al timone della seconda potenza economica del mondo, siano diventati più lungimiranti, se non proprio tolleranti. Da Taiwan, il presidente della Repubblica che Pechino considera solo una «provincia ribelle», ha proposto al leader cinese Xi Jinping di fare come Deng Xiaoping con le riforme economiche, avviate in «zone speciali»: perché non permettere a una città relativamente piccola come Hong Kong di andare avanti con l esperimento democratico? Anche se Xi Jinping non farà usare la forza nelle strade di Hong Kong, non c è da illudersi su concessioni liberali. In primavera, quando ha visitato le istituzioni europee a Bruxelles, Xi ha spiegato con naturalezza: «Monarchia costituzionale, restaurazione imperiale, parlamentarismo, multipartitismo, presidenzialismo: abbiamo considerato tutti questi sistemi e li abbiamo provati, ma non hanno funzionato, ci hanno fatto rischiare la catastrofe». La Cina resta quindi nell era dell incontestabile ruolo guida del partito comunista. Questo ha detto Xi in pubblico. A porte chiuse, davanti ai compagni del Politburo, è stato più chiaro. Lo spettro per la nomenklatura cinese è sempre il crollo dell Unione Sovietica. E il presidente ha ammonito: «L Urss è caduta perché non c è stato nessuno abbastanza uomo da levarsi in piedi per difendere il partito nel momento cruciale». Xi ha fatto anche circolare una direttiva per mettere in guardia i quadri che i «valori universali non esistono», sono solo il Cavallo di Troia dell Occidente per indebolire la Cina. La polizia ha subito risposto arrestando personalità famose del Web che sui blog «diffondevano voci su valori universali». La campagna si è intensificata con l ordine di attenersi alla «purificazione intellettuale», secondo i Quattro principi cardine: dittatura democratica del popolo; via socialista; guida del partito secondo il marxismo-leninismo; pensiero di Mao Zedong. Dalla Cina, L incontro a Milano Parte domani il vertice Asem con i leader di 50 Paesi Due continenti a confronto su temi economici e politici La svolta liberale in Oriente? Non è ancora partita DEMOCRAZIA INCOGNITA ASIA IN CINA I VALORI UNIVERSALI «NON ESISTONO» LA THAILANDIA È IN MANO AI MILITARI E LA SORPRESA ARRIVA DALL INDONESIA La mappa della libertà Liberi Parzialmente liberi Non liberi Il livello di diritti civili e libertà politiche secondo l indice Freedom House I Paesi Ue più Svizzera e Norvegia Austria Belgio Bulgaria Danimarca Estonia Finlandia Francia Germania Grecia G. Bretagna Irlanda ITALIA Lettonia Lituania 10 I Paesi asiatici che sono andati alle urne quest anno Fonte: Freedom House Lussemburgo Malta Norvegia Olanda Polonia Portogallo Rep. Ceca Romania Slovacchia Slovenia Spagna Svezia Svizzera Ungheria Cipro Bangladesh Afghanistan Indonesia Siria Libano Bangladesh sotto l attuale leadership, non c è dunque da attendersi fughe in avanti. Il massimo che Pechino può ammettere è il «centralismo democratico»: libertà di decisione, unità d azione. Pakistan Laos Birmania Thailandia Singapore Qatar Thailandia Yemen Uzbekistan India India Malaysia Russia Cina Cambogia Vietnam Indonesia Mongolia Filippine Brunei LIBERTÀ DI STAMPA LA CLASSIFICA NEI PAESI ASEM Quest anno però in Asia un miliardo e settecentomila persone sono andate alle urne. Dal Bangladesh alla Thailandia, all India, all Indonesia. Un quarto della popolazione mondiale Sud Corea Indonesia Filippine Australia Corea Giappone Hong Kong India Cina Nord Corea Giappone Nuova Zelanda Corriere della Sera che in pochi mesi elegge i suoi rappresentanti è sicuramente una buona cosa. Però, a ben guardare, per la democrazia parlamentare anche in questi grandi Paesi asiatici che acco- gliamo al vertice Asem di Milano si prospettano tempi duri. Il Bangladesh resta spaccato dallo scontro tra la premier Sheikh Hasina e la rivale Khaleda Zia che ha boicottato il voto. La Thailandia è in mano ai militari, dopo che per mesi l opposizione aveva paralizzato il governo della signora Yingluck Shinawatra, accusandola di prendere ordini dal fratello Thaksin. Per l opposizione non conta quante volte gli Shinawatra vincano le elezioni: questa larga minoranza non è disposta ad accettare il risultato. La contestazione ha preparato il terreno al golpe. Il fallimento della Thailandia è stato usato dalla stampa cinese come esempio del rischio destabilizzante della democrazia elettorale. In Cambogia è primo ministro da vent anni l ex khmer rosso Hun Sen e le rivendicazioni dei lavoratori del tessile, sottopagati e sfruttati, sono state represse dalla polizia. In Malaysia ci sono state violenze contro la comunità cristiana; in Myanmar moti anti-musulmani. L India ha messo in scena, come sempre, la più imponente rappresentazione di democrazia elettorale al mondo, scegliendo il nazionalista-riformista Narendra Modi come premier. Entusiasmati dal Nobel per la pace assegnato alla pachistana Malala e all indiano Kailash Satyarthi, non ci siamo quasi accorti che la settimana scorsa i due Paesi si sono scambiati cannonate sul Kashmir, uccidendo una ventina di civili. C è però un caso virtuoso, in un grande Paese come l Indonesia: tramontata l era delle dittature, nelle presidenziali è emerso un volto nuovo e riformista, Joko Widodo, che entrerà in carica lunedì prossimo. Basterà l uomo che gli indonesiani chiamano Jokowi a salvare l ideale di democrazia elettiva in

13 Corriere della Sera Mercoledì 15 Ottobre 2014 ESTERI 13 Origini San Pietroburgo città degli scrittori nata italiana di Luigi Ippolito T amo, creatura di Pietro/Amo il tuo grave ed armonioso aspetto/il regale corso della Neva. Così cantata da Pushkin nel Cavaliere di bronzo, la creatura di Pietro non è altro che «la città più astratta e premeditata del mondo» (questo è Dostoevskij), la «città che ha cambiato nome» (Brodskij), San Pietroburgo-Pietrogrado-Leningrado-San Pietroburgo. Per tutti «Piter», che sempre Brodskij «sottintende un certo che di straniero e suona congeniale». E questo che di straniero «uno straniero nella sua stessa patria», precisava Gogol è prima di tutto l origine italiana di San Pietroburgo. Ossia la mano degli architetti chiamati da Pietro il Grande a edificare la Venezia del Nord, la sua finestra sull Europa. Se si vuole conoscere il rococò italiano, bisogna salire lassù e aggirarsi fra i canali della Neva: fra le creazioni dei Trezzini, dei Rastrelli, di Giacomo Quarenghi (oltre 30 edifici), di Carlo Rossi, di Antonio Rinaldi. Una geografia scolpita nella stessa toponomastica della città: dove la civiltà europea (ancora Brodskij) pare «sia immessa in una lanterna magica che la proietta, ingigantendone i particolari, su un enorme schermo di spazio e di acque». Vladimir Putin, leningradese di nascita e formazione, aggirandosi domani per Milano, avrà il suo déjà vu? Nazionalismi Militare e patriottica l anima di un popolo di Paolo Valentino ALESSANDRO GANDOLFI / PARALLELOZERO iovani soldati e gente G comune si incrociano in una stazione di metropolitana a San Pietroburgo. È la Russia di oggi, militare e patriottica, mesmerizzata da Vladimir Putin, lo Zar che con l avventura ucraina ha ridestato «lo spirito del popolo». Un brivido nazionalistico e antieuropeo è tornato a far sussultare l anima russa. Non c è nulla di ponderato, né alcuna valutazione razionale di rischi, benefici o eventuali costi, che in verità già mordono nella vita quotidiana del Paese dei nove fusi orari. Come diceva Dostoevskij, è uno spirito tenuto insieme «da idee inespresse e inconsce ma fortemente sentite» dal Paese profondo. È l onda di queste percezioni che spinge in alto Vladimir Vladimirovich. Ma è solo fugandole, evitando di rafforzare il senso di accerchiamento dei russi, che l Occidente può riprendere un dialogo difficile, ma necessario. Tendenze Lo chiamano il «Gorkij del 2000»: è uno degli scrittori russi che sbancano nelle vendite, Zachar Prilepin (sopra «La scimmia nera», edito in Italia da Voland). Tra i non russi bene Murakami ed Eco Grandi incassi per un film storico, genere che in Russia tira sempre. L anno scorso al box office ha vinto Stalingrad. Ottimi anche gli incassi per la pellicola sul campione di hockey Valeri Kharlamov GLI SCAMBI ROMA-MOSCA Gas, vino e un rapporto speciale Le sanzioni mordono anche noi di Fabrizio Dragosei MOSCA Dire che i rapporti tra i due Paesi esistono da lunghissimo tempo e sono sempre stati strettissimi è, come minimo, riduttivo. Quella tra l Italia e la Russia è in realtà una «relazione particolare» che ha superato brillantemente momenti di grande difficoltà e che sopravvivrà certamente a questa fase di sanzioni e contro-sanzioni. E forse non è un caso che dall elenco dei generi alimentari europei bloccati dal Cremlino manchino pasta e vino, due prodotti italiani richiestissimi. Come non è certamente un caso il fatto che l Italia sia stata il primo Paese a instaurare de facto rapporti diplomatici e commerciali con l Unione Sovietica il 7 febbraio del D altra parte Pietroburgo, come molti sanno, era stata costruita nel Settecento e nell Ottocento dagli architetti italiani di Pietro il Grande e di Caterina: Quarenghi, Rossi, Rastrelli, eccetera. Come Mosca, a cominciare dal Cremlino, nel Quattrocento e Cinquecento: Fioravanti, Nuovo, Gilardi, Solari. Quando Garibaldi fu ferito a una gamba nel 1862, a salvargliela fu il dottor Nikolaj Pirogov, uno dei tantissimi russi aggregati alle camicie rosse. Così non ci si deve stupire se oggi, appena possono, i russi ricchi puntano anche sul Belpaese per le loro residenze di sogno. Naturalmente dopo Londra, un «must» anche finanziario. L acquisto delle grandi ville, come quella che era stata di Versace sul lago di Como da parte del re della ristorazione Arkadij Novikov, è un segno inequivocabile. I russi amano l Italia e l italiano, anche se, come sappiamo, la nostra non è lingua da business mondiale. Eppure è appena stato deciso che dal prossimo anno scolastico l italiano diventerà una delle materie di cui si terrà conto nel curriculum degli studenti da ammettere nelle università. La nostra lingua si studia dappertutto, a cominciare dagli atenei più prestigiosi di Mosca e San Pietroburgo (ma, ad esempio, anche a Tomsk, in Siberia). Alla sola Università linguistica di Stato ci sono 150 ragazzi che frequentano i corsi di italiano. C è perfino una scuola Non solo economia L italiano si studia dappertutto, a cominciare dagli atenei più prestigiosi statale, la 136 di Mosca, che è bilingue. Negli ultimi quattro anni del liceo i ragazzi studiano alcune delle normali materie (storia, filosofia, biologia, geografia) in italiano. E ogni anno le nostre università arrivano a Mosca per una specie di fiera durante la quale offrono agli studenti locali l opportunità di venire a frequentare i nostri atenei. I risultati di questa lunghissima tradizione si vedono chiaramente in economia. E dal 1974 che l Italia tramite l Eni ha contratti a lunga scadenza con Mosca per la fornitura di gas. Ma già Enrico Mattei aveva aperto la strada delle relazioni con il Cremlino in piena Guerra fredda. L Ente petrolifero, che ancora oggi importa il metano di Gazprom, ha sempre avuto un legame strettissimo con gli uomini del settore energetico. Il figlio dell ultimo ministro del gas sovietico e fondatore di Gazprom Viktor Chernomyrdin venne mandato in tenera età a San Donato Milanese a farsi le ossa. Oggi compriamo metano e costruiamo gasdotti, anche il famigerato South Stream avversato da Bruxelles. La Saipem dovrebbe posare i tubi sotto il Mar Nero, con un contratto da 2 miliardi di euro. Aziende e banche italiane sono assai attive, dalla Pirelli alla Indesit. Poi Ferrero, Cremonini, Finmeccanica, Candy, eccetera eccetera. Come investimenti non siamo tra i primissimi, ma per l interscambio veniamo subito dopo la Germania in Europa. Circa Aimone di Savoia-Aosta «Sono qui dalla fine dell Urss Quegli anni pieni di occasioni» Ha solo 47 anni, ma si può definire uno dei veterani della comunità italiana in Russia. Aimone di Savoia-Aosta, figlio del Duca d Aosta, è arrivato nel Paese subito dopo lo scioglimento dell Urss, nel Un periodo turbolento, «ma anche interessantissimo e pieno di opportunità», racconta. Ha iniziato come imprenditore, per poi passare a varie aziende italiane, dalla Merloni alla Fata. Fino all approdo in Pirelli nel Duemila. L azienda milanese aveva deciso di ampliare la sua presenza in Russia e Savoia-Aosta è rimasto dieci anni. «Poi c è stato il richiamo nella casa madre, a Milano». Ma il «mal di Russia» ha colpito ancora una volta. Così dal 2013 Aimone è di nuovo a Mosca, come capo della Pirelli per la Russia e gli ex Paesi dell Unione Sovietica. Vendite, ma soprattutto produzione, con due stabilimenti a Voronezh e a Kirov. F. Dr. dieci miliardi di esportazioni e venti di import (soprattutto energia). Naturalmente adesso le cose stanno rallentando in maniera vistosa. Nel 2013 l interscambio è salito del 9 per cento, «ma quest anno, ovviamente, è in flessione», spiega Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia, l istituto italiano più attivo. Il nostro export è diminuito ad agosto del 16,3 per cento, secondo i dati di Banca Intesa. Le sanzioni vanno ripensate, gridano all unisono gli imprenditori italiani in Russia: «Cinquecento imprese che hanno investito sette miliardi negli ultimi 20 anni», spiega Fallico. Lo stesso dicono i russi che sono sempre più presenti nel nostro Paese. I turisti, innanzitutto. L anno scorso i consolati hanno rilasciato in Russia 770 mila visti per l Italia, il 36 per cento del totale concesso in tutto il mondo. E la spesa dei russi nel nostro Paese è salita nel 2013 dell 11,4 per cento, nonostante la crisi che ha colpito duramente dappertutto. Prima delle sanzioni c erano stati numerosi investimenti in Italia, dal settore metallurgico a quello della telefonia: gli ultimi affari li hanno fatti Vimpelcom, che ha rilevato Wind Italia, e Rosneft che ha acquisito il 13 per cento del gruppo Pirelli. Ora, naturalmente, è tutto fermo, anche se gli addetti ai lavori continuano a operare «sotto traccia» in attesa di uno sblocco della situazione. La tregua in Ucraina, il prossimo faccia a faccia a Milano tra Vladimir Putin e il presidente ucraino Petro Poroshenko, con in più l intervento del presidente Giorgio Napolitano, fanno

14 14 ESTERI Diplomazie di Andrea Nicastro Catalogna dal referendum al sondaggio l referendum non si farà. Anzi sì. Forse però I ni. L indipendentismo catalano si avvita in un caos degno di un reparto odontoiatrico invaso da malati di Ebola. Lunedì notte il President della Generalitat Artur Mas annunciava la rinuncia di Barcellona ad organizzare il 9 novembre l annunciato voto sull indipendenza della Catalogna. Dopo due settimane di tentennamenti Mas accettava così il divieto del Tribunale costituzionale spagnolo. Si sarebbe trattato solo di una «consulta» per mostrare al mondo (e a Madrid) la voglia separatista catalana e non di un referendum dentro o fuori come quello tenutosi in Scozia a settembre. Le domande previste (Vuoi che la Catalogna diventi uno Stato? E se sì, lo vuoi indipendente?) non avevano infatti valore vincolante. Ma lunedì notte Mas ha chinato la testa. Se il Tribunale lo vieta, un governo regionale per quanto autonomo, non può disobbedire. Tutto finito, quindi? E quello che per qualche ora hanno creduto gli unionisti. I titoli esultanti dei giornali «spagnolisti» non si contano. Assieme formavano un canto funebre sulla carriera politica del President. Ieri mattina, invece, il colpo di scena. Mas annuncia che, non i dipendenti del suo governo, ma 20 mila «volontari» porteranno in piazza urne e schede. Povero referendum. Prima degradato a consulta. E ora a sondaggio. Parola più, parola meno, l idea sarà quella della consulta abortita. Ma chi garantirà gli elenchi elettorali? Chi vigilerà sui doppi voti? E, soprattutto, come reagirà Madrid? L ennesimo show di mobilitazione catalana offrirà sicuramente belle foto per i giornali, ma cui prodest? Il neonato «sondaggio» non rappresenta una via d uscita dalla «questione catalana», ma una scappatoia personale sì. Permettendo un voto come promesso infinite volte, il President riuscirà probabilmente a resistere sulla sua poltrona nonostante la delusione di alleati più indipendentisti di lui. Con il suo colpo d ala fantasioso, Mas prolunga lo status quo perché sa che in politica, come nella vita, l importante è esserci quando capita l occasione giusta L anno dell attentato di Mumbai, modello per gli imputati 10 I giornalisti ammessi al processo (che doveva restare a porte chiuse) Dopo 41 giorni Kim torna (con il bastone) Sorriso e bastone da passeggio. Il leader nordcoreano Kim Jong-un, 31 anni, è ricomparso per la prima volta in pubblico dal 3 settembre. È stato il quotidiano di Pyongyang Rodong Sinmung a pubblicare l immagine che vediamo qui: il giovane dittatore è attorniato da generali e funzionari del seguito che diligentemente annotano i suoi commenti durante la visita a un nuovo complesso abitativo nella capitale. In queste settimane si erano moltiplicate le voci a proposito della sorte dello «scomparso» leader, dato agli arresti, malato o «nascosto» per discriminare amici e nemici ai vertici del regime. Ieri è ricomparso: ma il mistero resta. Mercoledì 15 Ottobre 2014 Corriere della Sera Due americani attaccati a Riad L assassino è un saudita: la paura di Al Qaeda e la pista del movente personale Da Obama i capi militari della coalizione anti jihadisti. Più raid su Kobane WASHINGTON Un americano è stato assassinato e un altro è rimasto ferito a Riad, in Arabia Saudita. Le vittime sono dipendenti della Vinnell Arabia, società che si occupa dell addestramento della Guardia nazionale saudita. I due sono stati sorpresi a una stazione di servizio da un uomo che ha aperto il fuoco e poi è scappato. Ma è stato catturato. La dinamica ha fatto pensare a un atto terroristico, una di quelle azioni suggerite dagli ideologi qaedisti e spesso lanciate dopo il Fonti locali hanno puntato sul movente personale. L omicida, un saudita nato in America, era stato licenziato per questioni di droga dalla compagnia delle vittime e avrebbe deciso di vendicarsi. Scenario avvalorato dall ambasciata Usa che ha annunciato comunque un rafforzamento delle misure di sicurezza. La notizia ha preceduto l importante riunione nella base di Andrews. Il presidente Barack Obama ha accolto i rappresentanti dei 22 Paesi che hanno aderito alla coalizione contro l Isis. Una riunione a livello di capi di stato di stato maggiore per coordinare le future mosse. Colpisce, però, che non siano invitati i ribelli siriani «fidati» e i curdi, ossia le due entità che dovrebbe svolgere le missioni sul campo. A Washington c è un partito dell intervento che 22 I Paesi che a vario titolo partecipano alla coalizione contro l Isis, il cosiddetto Stato islamico che controlla ampie zone di Siria e Iraq «Blair nel mirino» Il piano sventato dei londinesi dell Isis Le rivelazioni di un processo che si voleva tenere segreto LONDRA Ventisei anni, londinese di famiglia originaria della Turchia, Erol Incedal non se la passava male, visto che girava con una Mercedes nera e aveva il vezzo di indossare occhiali Versace oltre che esibire gli ultimi modelli di smartphone. Solo che nella Mercedes, nella busta degli occhiali e nella custodia del telefonino conservava i piani per compiere, kalashnikov alla mano, un attentato in un albergo della capitale: E poi nascondeva l indirizzo di casa Blair a due passi da Hyde Park, materiale dell Isis e biglietti con l appello a eliminare gli «infedeli che ti sono vicini». Tanto i servizi di intelligence quanto i giudici hanno tentato di celebrare a porte chiuse il processo a Erol Incedal e al suo complice accusati di terrorismo. Ma alla fine, di fronte alla prospettiva di stravolgere le regole del diritto, si è trovata la Occhiali e cellulare Il progetto d attacco nascosto tra gli occhiali e i cellulari dei due sospetti fermati I messaggi in codice La polizia li ha decrittati. Uno dice: «kalashnikov», l altro: «stile Mumbai 2008» via di mezzo. Udienze per metà pubbliche e metà no. Giurati obbligati a mantenere le bocche cucite e 10 giornalisti ammessi ma con limitata possibilità di divulgare i contenuti del dibattimento che è cominciato ieri con le prime rivelazioni. E allora si è cominciata a ricostruire la storia dei due imputati, uno dei quali ha ammesso di avere maneggiato «materiale sensibile», e i dettagli dei piani che avevano in testa. Ovviamente, se siano due terroristi che progettavano di eliminare i coniugi Blair e di fare strage o se siano due millantatori lo deciderà Old Bailey, il palazzo della Corte centrale criminale di Londra. Ma le premesse portano la pubblica accusa a indicare in Erol Incedal e nel suo amico i membri di una cellula che è stata a un passo dal compiere attentati dirompenti. E suggeriscono al giudice di giustificare l anomalia di preme sulla Casa Bianca affinché invii forze terrestri in Iraq. Un azione ritenuta indispensabile per sostenere un esercito iracheno rivelatosi inadeguato. I jihadisti non sono lontani da Bagdad. Obama si è sempre opposto allo schieramento degli «scarponi sul terreno». Molti osservatori rimproverano alla Casa Bianca di aver fatto poco e citano il dramma di Kobane, città curda assediata dall Isis nel nord della Siria. Negli ultimi due giorni la coalizione ha aumentato i raid nella zona: 21 tra lunedì e martedì. I caccia Usa e sauditi hanno colpito concentramenti di forze Isis e linee di rifornimento riuscendo a rallentare l avanzata. La vicenda Il principale imputato, Erol Incedal, 26 anni, londinese di famiglia originaria della Turchia, era stato fermato nel 2013 per un casuale controllo stradale Il processo si svolge per metà a porte chiuse alla Corte centrale criminale di Londra (sopra, Incedal ritratto in tribunale, Ap) Incursioni che hanno permesso ai curdi del movimento YPG-PKK di togliere la bandiera nera del Califfo su una collina a ovest di Kobane. Gran parte della cittadina, però, è in mano agli islamisti che ricevono rinforzi mentre gli assediati sono ostacolati dai turchi che impediscono il flusso di aiuti. Non solo. Nel fine settimana i caccia turchi hanno condotto raid nel Sudest del Paese regione di Hakkari contro accampamenti del Pkk. Un modo per Ankara per ribadire che il nemico principale restano i separatisti curdi. Guido un processo in buona parte blindato e coperto. Quanto di vero o di non vero ci sia in questo complotto sventato lo si capirà. Ad esempio la casualità del fermo iniziale di Erol Incedal. Nel quale, stando agli atti, la polizia si sarebbe imbattuta nel corso di una normale operazione di sorveglianza stradale. In realtà lo tenevano d occhio. Fatto sta che nel 2013, durante il controllo, gli trovano sulla Mercedes documenti inneggianti all Isis, l indirizzo dei Blair su un appunto piegato nella busta degli occhiali da sole Versace, e uno scritto con la frase: «Oh credenti, combattete coloro che fra gli infedeli sono più vicini a voi». Non c è ancora sostanza per portarlo in carcere, lo rilasciano ma, sfruttando il finto controllo stradale, gli piazzano le «cimici» sulla Mercedes, gli ascoltano le conversazioni al telefono, lo seguono. Fino a che, qualche settimana più tardi, sul Tower Bridge organizzano la resa dei conti. Sparano alle gomme dell auto e ammanettano Erol Incedal. Con lui c è Mounir Rarmoul Bouhadjar. Questa volta sulla vettura c è dell altro, oltre ai soliti fogli di propaganda pro Isis. Ci sono nella custodia dello smartphone tre microschede di memoria con le istruzioni sulla fabbricazione di bombe e parecchi messaggi («scambiati con sconosciuti») che contengono linguaggio in codice. Due sigle sembrano un rompicapo: «k 1122 aaa shhh» e «mo88m 55bayy style». Gli 007 le decrittano così: la prima sta per «kalashnikov» e la seconda per «stile Mumbai 2008», l attacco che fece 174 vittime in India. Manette per Erol Incedal, che si limita a respingere le imputazioni di terrorismo, e per il sodale che invece conferma il possesso di quei documenti. Sono le reclute londinesi del califfato? Fabio

15 Corriere della Sera Mercoledì 15 Ottobre 2014 Il negoziato di Danilo Taino Renzi e Modi in campo per i marò Il dossier a una super spia indiana ESTERI 15 La questione marò è arrivata sul tavolo della spia più leggendaria dell India, Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro Narendra Modi. Buon segno. Doval, 69 anni, è uno dei massimi esperti di sicurezza in Asia, un mito nel mondo dell intelligence: un falco che in 35 anni di carriera ha condotto operazioni sotto copertura in mezzo continente; ma che negli affari Momento cruciale Il governo di New Delhi studia la proposta di accordo avanzata da Roma. La Ue in campo di governo è pragmatico. Il fatto che a occuparsi della vicenda sia lui, vicinissimo a Modi, significa che la vicenda ha finalmente salito i gradini delle priorità di New Delhi e ora è trattata dall ufficio del primo ministro. D altra parte, anche in Italia è ormai stata presa in carico direttamente da Matteo Renzi e Palazzo Chigi. Che, dunque, dovranno confrontarsi, anche se indirettamente, con una volpe dei servizi di intelligence. Ieri, il quotidiano indiano Economic Times ha scritto che «presto» Doval presiederà una riunione di alto livello sulla vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di avere ucciso, mentre erano Il profilo Ajit Doval (nella foto), 69 anni, è il consigliere per la sicurezza nazionale scelto dal primo ministro indiano Narendra Modi Doval è una leggenda nel mondo dell intelligence Nel 1988 si infiltrò nel Tempio d Oro occupato da militanti Sikh. In seguito ha guidato l Intelligence Bureau in missione antipirateria, due pescatori indiani il 15 febbraio Il meeting dovrà orientarsi su una risposta da dare a una proposta di soluzione consensuale della controversia tra i due Paesi avanzata da Roma. Il portavoce del governo di Delhi ha detto che «non ci sono negoziati in corso tra India e Italia»: l ingresso in azione dell ufficio di Modi, però, indica che il suo governo sta preparandosi a rispondere al pressing diplomatico italiano. Importante, perché c è una questione tempo. Dal 12 settembre, uno dei due marò, Latorre, è in Italia per una convalescenza di quattro mesi dopo essere stato colpito da un ictus, mentre Girone è rimasto a Delhi: se alla scadenza della convalescenza, il 13 gennaio, non si sarà trovata una soluzione, Latorre dovrà tornare in India oppure rimanere in Italia disattendendo all impegno di ritornare, preso con le autorità indiane, e lasciando Girone in una posizione difficile. La controversia l Italia non riconosce il diritto dell India di giudicare i due fucilieri è dunque a un passaggio delicato. Roma ha proposto una soluzione giuridica che spera possa essere accettata da Delhi: l obiettivo è quello che gli anglosassoni chiamano un save face agreement, un accordo che permetta ai contendenti di salvare la faccia, di chiudere una vicenda, condotta male per oltre due anni da entrambe le Rissa a Belgrado Serbia-Albania, drone allo stadio per il Kosovo 15 febbraio 2012, il giorno dell incidente che ha visto coinvolti i marò Un drone con una bandiera del Kosovo plana sul Partizan Stadion di Belgrado dove si gioca Serbia-Albania. il giocatore serbo Mitrovic prende la bandiera, gli avversari reagiscono. Il Kosovo a maggioranza albanese oggi è indipendente, restano le ferite della guerra. Rissa in campo e sugli spalti, partita sospesa. L Europa La Ue sollecita Delhi L Alto rappresentante Ashton: inaccettabili i ritardi indiani parti, senza che nessuno possa dire di avere perso. Casi di contenziosi internazionali chiusi in passato in questo modo ci sono, negoziati direttamente tra governi o con l intervento di un arbitro. In più, l Italia vorrebbe sostenere la proposta con una serie di iniziative di appoggio, finalizzate a migliorare i rapporti politici, economi, culturali. I giornali indiani dicono che il governo Modi sembra intenzionato a muoversi in modo morbido nella risposta. L opinione di Doval, che prima di tutto terrà conto degli interessi dell India, sarà comunque importante. L uomo non è per le mezze misure. Nella sua carriera ha, tra l altro, operato almeno così pare sotto copertura in Cina, in Birmania, in Pakistan, nel Kashmir e in Afghanistan, con successo. Nel 1988, si finse un agente pakistano per infiltrarsi nel Tempio d Oro di Amritsar, occupato da militanti Sikh. Poi, è stato capo dell Intelligence Bureau, il servizio segreto indiano. Dal 2005 ha guidato, fino allo scorso maggio quando Modi l ha chiamato nell Amministrazione, la fondazione di studi strategici Vivekananda International, la quale sul caso marò non è mai stata intransigente e ha sostenuto che «i rapporti India-Italia sono troppo importanti per permettere che si deteriorino». Ieri, anche l Alto rappresentante della Politica Estera delle Ue, Catherine Ashton, è intervenuta sulla vicenda. Ha detto che i ritardi indiani nella gestione del caso sono «inaccettabili» e che la Ue «ha esortato l India a trovare al più presto una soluzione rapida e soddisfacente alla controversia, in base alla Convenzione dell Onu sul diritto del

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17 Corriere della Sera Mercoledì 15 Ottobre Politica Dietro le quinte Quei sospetti sul Nazareno alla livornese Tutti negano accordi segreti, ma in città si parla di un super Nazareno alla livornese. Già perché nella vittoria del candidato pd alle Provinciali ha contribuito in modo decisivo FI. Secondo le prime analisi dei voti ben 7 azzurri su 10 hanno votato il sindaco di Rosignano, Alessandro Franchi, come presidente. L altra alleanza, composta da sinistra radicale, liste civiche ed appoggiata dal M5S che presentava il sindaco di Suvereto Giuliano Parodi, si è fermata al 48,05%. Il sindaco di Livorno, il pentastellato Filippo Nogarin, grida al «grande inciucio democristiano»; il neopresidente. Ma intanto il capoluogo, Livorno, perde 12 consiglieri. (Marco Gasperetti) Lady Bassolino e la firma per tenere l Agcom a Napoli Deputata del Pd, napoletana d adozione e moglie dell ex governatore della Campania, Antonio Bassolino. La firma sull interrogazione parlamentare, rivolta al presidente del Consiglio, per salvare la sede dell Agcom nel centro direzionale di Napoli, è di Anna Maria Carloni. La consorte di Bassolino ha presentato un interrogazione per evitare l addio a Napoli da parte dell Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il timore, fondato, è che la legge di riforma della P.A. ne determini la chiusura in favore della sede di Roma. (Andrea Ducci) Rossi chiede aiuto agli eletti azzurri per i dipendenti A rischiare sono in 81. Il loro lavoro dipende dai 129 parlamentari di Forza Italia. È in primo luogo a loro che ieri si è rivolta la tesoriera Mariarosaria Rossi per salvare il posto ai dipendenti del partito. Che in settembre non hanno ricevuto lo stipendio e che in ottobre, salvo sorprese, rischiano il bis: mentre in Forza Italia si discute «con fin troppa animosità sulla giustezza di versare le quote» dice Rossi, ci sono 81 dipendenti che rischiano la cassa integrazione o il licenziamento». Noi, conclude Rossi, abbiamo un «dovere morale: perché è un sacrificio che possiamo sopportare». (Marco Cremonesi) I rapporti Dopo mesi di attriti nel Pdl, nel novembre 2013 una parte decide di non aderire alla nuova Forza Italia voluta da Silvio Berlusconi e fonda il Nuovo centrodestra Molti i nomi di primo piano che lasciano il Cavaliere, da Angelino Alfano a Maurizio Lupi, da Maurizio Sacconi a Beatrice Lorenzin. A differenza di Forza Italia, Ncd mantiene il sostegno al governo Letta e in seguito al governo Renzi Dopo mesi di punzecchiature reciproche, Forza Italia cerca di aprire ad alleanze a livello locale con il Nuovo centrodestra ma Alfano non si sbilancia. Nell ultimo periodo Berlusconi ha tentato di riportare in Forza Italia alcuni parlamentari di Ncd, complicando il percorso per un alleanza alle Regionali Domenica il tesoriere azzurro Maria Rosaria Rossi ha comunicato il no ad alleanze con l Ncd e assicurato il benvenuto a qualsiasi deluso proveniente dal partito di Alfano. Lunedì il senatore ncd Tonino D Alì ha annunciato il ritorno in Forza Italia Le porte girevoli del centrodestra Dopo il ritorno di D Alì in Forza Italia Alfano recupera un senatore da Gal: altri in arrivo Fitto attacca Berlusconi sulle unioni gay: apprendiamo la linea da familiari e conoscenti L intervista ROMA «Non ho paura di smottamenti, di fughe o di abbandoni: sono convinto che tra una proposta che non ha futuro, e una avventura che è un grande sogno per il futuro, tutti sapranno cosa scegliere». Maurizio Lupi, ministro ed esponente di massimo peso dell Ncd, non nasconde la difficoltà del momento. E nemmeno la delusione per la rottura con FI che implica un cambiamento di programma: «Volevamo ricostruire una grande coalizione dei moderati alternativa al centrosinistra in tempi brevi, ora dobbiamo pensare su tempi medio-lunghi». Ma non crede che l avventura del suo partito sia finita qui, né tantomeno pensa di abbandonare la nave. Nemmeno se, come si è ipotizzato, lei fosse il candidato ideale per il centrodestra berlusconiano alle Comunali di Milano del 2016? «Non ho mai fatto scelte politiche pensando all esito o al ROMA «Sogno un partito in cui si discuta. E invece ogni giorno, caro presidente Berlusconi, dobbiamo apprendere la linea da conoscenti o persone di famiglia». Raffaele Fitto aspetta che le dichiarazioni di Vladimir Luxuria sul cambio di passo dell ex Cavaliere a favore del modello tedesco delle unioni gay facciano il giro della Rete. Poi, pur ribadendo che «te lo dico con affetto e lealtà», indirizza un altro siluro ad Arcore. E al giro di «conoscenti e familiari» di Berlusconi che, nell ottica dell eurodeputato pugliese, avrebbero di fatto sostituito il partito. Fitto non poteva saperlo che, qualche ora prima, nella riunione coi suoi parlamentari Angelino Alfano non solo gli aveva tributato parole di affetto («Purtroppo per Raffaele, Berlusconi lo considererà per sempre il prossimo aspirante traditore»). Ma aveva anche condiviso, di fatto, la sua analisi su Forza Italia. «Il suo ciclo è finito. Da un lato hanno il tandem Pascale-Luxuria, dall altro si sono ripresi da noi il senatore Tonino D Alì. È un ogm, ormai, più che un partito». La linea berlusconiana di bruciare tutti i ponti con Ncd, di fatto, ha isolato gli alfaniani che premevano per ricucire lo strappo. E non si tratta solo di Nunzia De Girolamo (in pole position per succedere a se stessa come capogruppo alla Camera) e Maurizio Lupi, di Luigi Casero e Barbara Saltamartini. «Perché anch io ha detto Alfano ero nella corrente di chi voleva ricostruire il centrodestra. E invece questa 32 i senatori di Ncd eletti a Palazzo Madama, 27 i deputati Lupi: non ho paura di fughe Loro al seguito della Lega, sono ridotti all estremismo Chi è Maurizio Lupi, 55 anni, deputato di Ncd, ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture nei governi Letta e Renzi Le elezioni Le Regionali dovevano essere l occasione per ricostruire una proposta Vedremo che scelte fare strada è stata sbarrata per bocca della Pascale e della Rossi». Il leader ncd è tutt altro che affranto. Anzi. Annuncia un cambio di nome e simbolo, prepara con Gaetano Quagliariello le trattative «libere» per le Regionali, celebra il fallimento dell operazione berlusconiana di riportare a casa quanti più alfaniani possibile («Quando Berlusconi faceva queste cose eravamo abituati a ben altre performance») e serra i ranghi. D Alì potrebbe essere seguito a ruota solo da Antonio Azzolini (grazie a FI e Pd ha evitato che alcune sue telefonate venissero usate dalla magistratura) e dal calabrese Antonio Caridi, vicino a Scopelliti. Sono gli unici due di cui ora si sospetta. Il «salto» di quest ultimo verso FI, però, sarebbe legato alla voglia dell ex governatore calabrese di fare una «sua lista» alle Regionali in alleanza col centrodestra, ipotesi tutt altro che gradita alla pasionaria del berlusconismo locale Jole Santelli. Morale? Se in Emilia Ncd andrà da sola, in Calabria e altrove si tratterà con tutti. E al Senato? Perso D Alì, gli alfaniani guadagnano Pietro Langella, che lascia il gruppo autonomista Gal. Altri due arrivi si annunciano nei prossimi giorni. Con grande sollievo di chi, come il senatore Marcello Gualdani, nella riunione di ieri s era lasciato andare a una battuta macabra: «Ci siamo salvati. Perché Berlusconi, se fossimo tornati da lui, ci avrebbe sciolti nell acido». Tommaso Labate Luxuria e la cena ad Arcore «Silvio come Benigni mi ha declamato Dante» Vladimir Luxuria sorride ad Arcore, accanto a Silvio Berlusconi e alla fidanzata Francesca Pascale. L ex deputata, attivista di Lgbt, dopo aver ospitato al Gay Village di Roma la Pascale, ha accettato l invito a Villa San Martino dell ex premier e ieri ha postato su Twitter questo e un altro scatto della serata, quello con il barboncino Dudù. «Berlusconi mi ha detto che sosterrà le unioni civili alla tedesca di Renzi e le adozioni interne, che significa riconoscere la maternità o paternità da parte del compagno. Mi ha detto che per un bambino è meglio crescere con due persone dello stesso sesso che in un orfanotrofio. Mi ha chiesto: tu sei mai stato in un canile? Quando ci entri sono un po come gli orfanotrofi», ha riferito Luxuria raccontando anche altri dettagli della cena: «Berlusconi mi ha anche letto una poesia di madre Teresa di Calcutta ed un sonetto di Dante, è come Benigni». raggiungimento di un posto o di una poltrona. Chi mi descrive in questo modo davvero non mi conosce. Io non penso al 2016, ma a come arriveremo al Per questo siamo al governo, quel governo che come scrive Il Giornale fa cose di destra... Rivendichiamo la nostra scelta di un anno fa». La rottura con FI stavolta è definitiva? «Purtroppo in FI non imparano dagli errori: come un anno fa, tornano ad estremizzare la loro posizione, stavolta facendo vincere il livore. Constato che questa decisione di bruciare i ponti con noi, dicendo no alla proposta di ricostruire il fronte moderato, rischia di ridurli ad una minoranza sempre più estremistica. Sono segnali di fine impero: bruciare la città che si è costruita è sempre molto triste». Vista da Arcore è altro: è la scelta di puntare sull alleanza con la Lega e di sfidare il governo sui numeri, per assumere un ruolo più decisivo nei confronti di Renzi. «Quale ruolo? Alleandosi con la Lega non solo si relega FI alla sconfitta elettorale, ma si mette il partito a rimorchio di Salvini, rinunciando ad essere il baricentro di una coalizione che aveva nella sussidiarietà, nella libertà, nelle battaglie comuni di laici e cattolici, ad esempio la difesa della famiglia, la sua ragion d essere. Con la scelta di tentare la campagna acquisti fra di noi per essere determinanti rispetto a Renzi, o se va male andare alle elezioni con il Consultellum che permetterebbe loro di sperare non di vincere ma di essere una minoranza che al massimo può puntare a un futuro governo di larghe intese, si muovono come se non ci fosse un futuro». Ma voi alle Regionali andrete con il centrosinistra? «Noi avevamo detto con chiarezza che le Regionali dovevano essere un opportunità per ricostruire una proposta chiara di alternativa al Centrosinistra. Si è vista la risposta di FI... Noi oggi confermiamo la necessità di lavorare con chi, al governo, come ammettono loro stessi fa cose di destra, realizzando punti importanti di quello che fu il nostro programma, come la detassazione per i giovani neoassunti. La nostra è stata la scelta giusta, non la loro, perché vogliamo cambiare l Italia. Quindi, per le Regionali valuteremo insieme ai nostri dirigenti e sul territorio quali scelte fare». Paola Di Caro

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19 Corriere della Sera Mercoledì 15 Ottobre 2014 La vicenda Da mesi il Parlamento è bloccato per l elezione di 2 giudici della Consulta e di 8 membri laici del Csm. Il 23 settembre si completa la scelta dei laici del Csm ma un eletta viene esclusa e presenta ricorso Ieri è andata a vuoto la votazione numero 18 del Parlamento: ancora nessun esito positivo per l elezione dei 2 giudici mancanti della Consulta e del membro laico del Csm Nello stallo sulla Consulta spuntano 94 voti a Grasso Lui: scherzo o provocazione I consensi (polemici) tra Lega, Forza Italia e M5S ROMA Al 18 scrutinio finito nel nulla e con la prospettiva che anche il 19, in programma oggi alle 13, si concluda con una fumata nera l elezione dei due giudici costituzionali si arricchisce di un tormentone. Quello che, suo malgrado, sta trascinando nell arena il presidente del Senato, Pietro Grasso: «I voti espressi per me alla Corte sono a metà tra una provocazione e uno scherzo. E la Consulta non merita né l una né l altro...», risponde la seconda carica dello Stato. Grasso, dunque, liquida non senza fastidio i 94 voti (dichiarati da Lega e M5S) espressi ieri nel segreto dell urna a suo favore. Ma la «provocazione» di votare un non candidato (che vuole restare ai vertici del Senato) potrebbe continuare anche oggi e e addirittura crescere, anche perché non c è ancora un accordo «vero» tra FI e Pd. E al di là delle battute di Roberto Calderoli (Lega), che ha ingaggiato un duello a colpi di regolamento contro il presidente, al Senato si registrano troppi ammiccamenti bipartisan. «Da un vicepresidente avrebbe detto Grasso a Calderoli, all ufficio di presidenza che ha deciso le sanzioni per i tumulti dell 8 ottobre in Aula mi sarei aspettato maggiore collaborazione per far funzionare il Senato». Dentro FI, sensibile all argomento «Grasso eletto alla Corte suo malgrado», si sono fatti avanti Francesco Nitto Palma e Ciro Falanga, entrambi puniti dall ufficio di presidenza per i disordini in Aula. «Non comprendo perché il presidente Grasso, cui non difetta l autostima, per come è possibile vedere ogni volta che presiede, ritenga che quei voti siano solo uno scherzo o una provocazione», ha ironizzato Volantino Il foglietto che i leghisti, in polemica con il presidente del Senato, hanno distribuito ieri alla Camera Palma. E Falanga ha aggiunto: «Ho votato per Grasso, lo rifarò. I 90 voti sono una giustificata e istintiva reazione». Se Grasso non vuole andare alla Corte nessuno potrà mai mandarcelo, con l intento di liberare la poltrona più prestigiosa del Senato: «Non sum dignus», ha risposto in aula il presidente a Stefano Candiani (Lega) che per primo aveva lanciato la sua «non candidatura». Ma Grasso deve guardare anche all interno del suo partito, il Pd, dove alcuni settori da tempo gli riserverebbero critiche. «La Corte è un istituzione troppo seria per poter sopportare che qualcuno giochi o, peggio, cerchi di costruire malintesi», ha detto Rosa Maria Di Giorgi, incaricata dal gruppo di L attesa Oggi nuova seduta Violante «congelato» in attesa di un altro nome dal centrodestra fare muro intorno a Grasso. E Francesco Russo (Pd) ha aggiunto che «il presidente del Senato dovrebbe esser tenuto lontano dalle polemiche di giornata». Per la Consulta e per il membro laico del Csm, dunque, si rivota oggi alle 13. Pd e Fi daranno indicazione di votare scheda bianca. «Se invece gli azzurri forniranno un nome credibile (il tecnico Guzzetta o il politico La Loggia, ndr) dice il segretario d Aula del Pd Ettore Rosato il nostro candidato è e rimane Luciano Violante». Dino Martirano POLITICA 19 Per i disordini sul Jobs act «Deplorazioni» e 5 sospensioni Malumori a Palazzo Madama ROMA Dopo i disordini in Aula per il voto sul Jobs act, il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha ottenuto il via libera a 2 sospensioni e ad altre sanzioni minori. Il Consiglio di presidenza (12 voti favorevoli, 3 contrari e 1 astenuto) ha sospeso per 5 giorni il capogruppo della Lega Gian Marco Centinaio per avere lanciato un regolamento verso i banchi della presidenza. È di un giorno, invece, la sospensione per il capogruppo grillino Vito Petrocelli, che gli assistenti parlamentari non riuscirono a espellere nel corso dei tumulti. Censurati poi i senatori grillini Airola, Blundo, Buccarella, Giarrusso Montevecchi, Puglia e Santangelo. Censura anche per l azzurro Ciro Falanga mentre il compagno di partito Francesco Nitto Palma è stato sanzionato con una deplorazione. Inevitabili le reazioni degli interessati: «Da Grasso vendetta personale contro di me», ha detto Centinaio. «Sono sconcertato, la presidenza del Senato ha inteso comminarmi la sanzione della deplorazione, non prevista dagli articoli 12 e 67 del regolamento, e non ha avuto il buon gusto di spiegarmene le ragioni. Ormai è una sarabanda», è la replica del presidente della commissione Giustizia, Palma. D.Mart.

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