Rassegna Stampa. Martedì 19 giugno 2012

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1 Rassegna Stampa Martedì 19 giugno 2012 Rassegna Stampa realizzata da SIFA Srl Servizi Integrati Finalizzati alle Aziende Milano Via Mameli, 11 Tel Fax

2 Rassegna del 19 giugno 2012 ASL BRESCIA Bresciaoggi 12 ESCALATION DEL GIOCO D'AZZARDO, BRESCIA È IN OSTAGGIO DEL VIZIO Manuel Venturi 3 Il Giorno Bergamo_brescia 5 BRESCIA SOFFRE: I MEDICI SON TROPPO POCHI 5 Corriere Della Sera (bs) 4 STRETTA DELL'ASL SULLE FESTE POPOLARI Silvia Ghilardi 7 SANITÀ LOMBARDIA Bresciaoggi 23 ROCCAFRANCA, RIFIUTI CHIMICI LUNGO L'OGLIO Massimiliano Magli 9 Corriere Della Sera (bs) 4 DEMENZA, LO STUDIO DEL FATEBENEFRATELLI 10 Il Giornale Di Brescia 54 EMATOLOGIA, MALATTIUE DEL SANGUE, PASSI IN AVANTI VERSO LA GUARIGIONE 11 Il Giornale Di Brescia 54 REGATE, PROGETTO ITACA: "VELA-TERAPIA" PER I PAZIENTI 12 Il Giornale Di Brescia 54 PREVENZIONE, TUMORI DELLA PELLE, ATTENZIONE AL SOLE Anna Della Moretta 13 Il Giornale Di Brescia 6 MORTALITÀ MATERNA FRA LE PIÙ ALTE D'EUROPA 14

3 DIBATTITO ALLA FESTA DELLE AGLI. Si punta una media di mille euro a famiglia e crescono gli scommettitori «precoci» E li ji * TI TI ^ 19 Ti ^ B US * fflf IH flffff»s ira lai ali In ^P jffjf IHB lis IBj IH s sf al "! lh Uff 8S, BiB Hfj; SS lllj SK Est imtor _ rf {$y»»g ISi rai mi MH ISi mlr BHMffiiTlIll illffir ^ Js ÌI iflsff^ jjjt""^» ÉJa^^li rfflr ^^ti "UBB """Sfp/iSà itflr ìwh ^8 il Tllll fls) *I.ij^Bf wjm, jflsfjf riffi flfii iìsr ìfo> ll$» TP» imr*^ f "THH"' "ìfthit W """ IMP'^Iflff illftr»jìti jfj SljL ^ jibiiiimnf^ ^Shr / JWlilij Tfcin'^nliy^ ^Tlhi«llf<y Jia4 JjULii.ilfL- ^TlinillP^ L m # ^fcr ^fcr^mnr ^mmibfc ^BHUBilii *"IB-. ^HL«II^ TwafnllMiiiii ^%»lli.r^»ill&- 1» iiillltiiii IM wlr inalijjjlm ^%_jr^ Ringhini lancia una provocazione «Una piaga sociale simile all'aids» Fasoli del Sert- «La rete d'aiuto è ok» fb «V a b Manuel Venturi 1 S(10Tì rì Tri T*P TR1TPVPTÌ 71OT1P)^ O -IL JL Il gioco d'azzardo è come l'aids. La provocazione è arrivata dal sociologo Gabriele Ringhini, nel corso dell'incontro «A che gioco stai giocando?», organizzato dalla Lega Consumatori di Brescia nell'ambito della festa provinciale delle Acli, a Gussago. Il gioco è stata definita «la peste del XXI secolo», e dai dati emersi nel corso della serata si è capito che è una patologia sottovalutata, ma in grado di rovinare la vita di migliaia di persone e delle loro famiglie. Alla tavola rotonda hanno partecipato anche il presidente della Lega Consumatori, Fabio Scozzesi, la responsabile del Sert dell'asl di Brescia, Maria Grazia Fasoli, e il docente di informatica della Cattolica di Brescia, Matteo Temporin. IL GIOCO D'AZZARDO muove una notevole quantità di denaro, pericolosamente aumentata negli ultimi anni. Nel solo 2011 in Italia sono stati scommessi 90 miliardi di euro, il 50% in più rispetto al 2010, quando ne vennero puntati 60. Una media di circa mille euro afamiglia. IL FENOMENO È preoccupante soprattutto in Lombardia, e i dati riferiti al primo trimestre del 2012 non fanno che confermare l'allarme: dei sette miliardi e settecento milioni scommessi sul territorio nazionale, quasi un miliardo e mezzo proviene dalla nostra regione. Di questi, 920 milioni sono stati giocati nelle slot machine installate in bar, centri commerciali, case da gioco. Basandosi su unaricercadel 2010, condotta da Lega consumatori e Camera di Commercio su un campione di seicento studenti bresciani tra i 18 e i 19 anni, Ringhini ha presentato dati allarmanti: tutti gli intervistati hanno avuto un' esperienza di gioco, sia on line che alle slot machine. «Il gioco d'azzardo non è un passatempo per divertirsi, ma una filosofia di vita che si basa sul pensare di poter vivere bene solo contanti soldi, senza la fatica di guadagnarseli: è una nefasta concezione a-laboristica del reddito, che deriva non da lavoro e sacrificio, ma da furbizia, imbroglio, evasione fiscale» ha rimarcato il sociologo. A giocare si inizia molto presto, a volte addirittura alle elementari: lo si fa per curiosità, divertimento, plagio sociale: «E di questa situazione sono responsabili sia i mass media che lo Stato» ha accusato Ringhini. INJfEL SESSJkl^T^li IPIUIR, CEINIT&J OPI casi si ci trova di fronte a un «giocatore sociale»: ha sufficiente autocontrollo, e può smettere quando vuole. Laverà disgrazia, secondo il sociologo, è quando si vince la prima volta, soprattutto in maniera «agevolata»: i siti Internet offrono spesso bonus, e facilitano le vincite dei neogiocatori, invogliandoli a puntare ancora. Tra i giocatori sociali e quelli patologici ci sono quelli «problematici», che giocano perrifarsidelle perdite, chiedono prestiti ad amici e fanno piccoli furti, soprattutto in casa, con comportamenti che propendono sempre di più alrischio.infine, arrivano i «patologici», caratterizzati da forte compulsività, perdita totale dell'autocontrollo, processi autodistruttivi che possono portare al suicidio. Per frenare queste dipendenze, la Asl ha aperto un centro ad Orzinuovi (le altre zone di Brescia e provincia sono coperte da strutture private), a cui dall'inizio del 2012 si sono giàrivolti23 giocatori patologici. Con buoni risultati: «Il programma prevede otto incontri, e il 75 per cento di chi ha frequentato il nostro centro è astinente da un anno» ha spiegato Maria Grazia Fasoli. Certo è che rimane difficile contrastare questo fenomeno, anche per una naturale propensione dell'essere umano al rischio: «Il nostro cervello è spinto dal desiderio di provare emozioni forti, e il gioco dà la possibilità di esercitarsi a provarle in maniera non pericolosa - ha affermato Maria Grazia Fasoli -. Gli interventi più efficaci sarebbero una corretta informazione, la restrizione dei punti di gioco e di alcuni tipi di gioco, quellipiù veloci, chepossono indurre questo tipo di dipenden- ASL BRESCIA Pag. 3

4 za nei soggetti predisposti». IN AIUTO ALLA PREVENZIONE potrebbe intervenire anche la tecnologia. Temporin ha infatti elaborato un software applicabile ai giochi on line a alle slot machine, che insieme rappresentano il 55 per cento delle giocate complessive. Dalla rilevazione, effettuata in collaborazione con Aams e i concessionari, sono emerse cifre ancora più preoccupanti: sono risultati ludopatici il dieci per cento di chi gioca in rete, uno su cinque nei casinò e uno su tre nei bar. «Mancala consapevolezza della gravità del problema, ma ora anche i concessionari cominciano ad interrogarsi sul loro servizio» ha concluso Temporin. ASL BRESCIA Pag. 4

5 Brescia soffre: 1 medici son troppo pochi Le carenze dì Asl e ospedali di PAOLO CITTADINI - BRESCIA - «A BRESCIA e provincia tra aziende ospedaliere e Asl mancano circa 300 medici». Il grido d'allarme arriva da Francesco Falsetti presidente delpumi, l'unione dei medici italiani, che nel corso del convegno tenutosi l'altra mattina a Palazzo Loggia ha portato alla luce alcune delle criticità della sanità pubblica sul territorio. «Questa carenza di organico ha proseguito Falsetti in questi anni è stata coperta grazie all'impegno orario aggiuntivo da parte dei medici che non sempre sono stati retribuiti. I medici del Civile, giusto per fare un esempio, hanno un credito di 1 milione di ore accumulato in circa 20 anni. Si tratta di circa 120mila ore all'anno». ALTRO SEGNO della carenza di organico per Falsetti è il taglio delle attività durante l'estate per consentire le ferie al personale e questa chiusura come spiega lo stesso presidente dell'unii «sarà forse estesa anche nei periodi festivi di Natale e Pasqua. Il rischio è quindi quello di arrivare a chiusure programmate di circa 5 mesi all'anno, nella migliore delle ipotesi». Una mancanza di organico dovuta anche alla mancanza di figure Francesco Falsetti Il deficit d'organico in questi anni è stato compensato con l'impiego dell'orario aggiuntivo specializzate. «Pediatria è uno dei settori più colpiti spiega Falsetti ma assistiamo a una drastica riduzione dei medici in generale. Numero chiuso e mancanza di finanziamenti per le Università sono i due fattori che stanno mettendo in difficoltà un sistema cha a Brescia e provincia (Valcamonica : esclusa) vede la presenza di circa medici pubblici: i dirigenti dipendenti, quelli convenzionati. Il momento di crisi economica che ha sta colpendo duramente le famiglie ha portato gli italiani a ridurre la richiesta di prestazioni mediche. «Sono circa 9 milioni gli italiani che nell'ultimo anno hanno drasticamente ridotto se non abbandonato le cure mediche. Un numero che deve far riflettere», commenta Ottavio Di Stefano presidente dell'ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Brescia. Cresce per questo la quota di quanti si rivolgono, soprattutto per quanto riguarda le cure dentarie, a cliniche straniere. Sul chi va là stanno i medici bresciani. «Monitoriamo la qualità dei servizi offerti spiega Di Stefano Se low cost significa qualità inferiore noi non ci stiamo». Anche per Di Stefano serve rivedere l'organizzazione della Sanità italiana. «Lo vuole l'80% dei medici spiega ora è arrivato il momento però che siano gli stessi medici a far sentire la propria voce per mettere in ordine l'intera sistema». SITUAZIONE CARENZA DI PERSONALE E DI ALCUNE SPECIALISTI: QUESTI I PROBLEMI CRISI L'ORDINE PROFESSIONALE STA VIGILANDO SULLE CURE "LOW COST" ASL BRESCIA Pag. 5

6 INS Sotto di 30 questo il dato durante un co di medici a Una grave me *i-''.w ^: s r7l ASL BRESCIA Pag. 6

7 11 caso Requisiti sempre più meticolosi per ie iniziative di piazza; tante piccole realtà sono costrette a rinunciare Slrptta rlplf À^l oiillp fp#p nonni ari azi attrezzati eercansi. I ristoratori: «Bene, norme uguali per rutti» in piana D'estate le tavolate e le feste di piazza sono diventate un must in molti comuni e per tante associazioni rappresentano un importante canale di finanziamento Le regole più rigide con la conseguenza penuria di spazi attrezzati ha spinto molti a rinunciare Di rinunciare, neanche a parlarne. Al massimo ci si or- H3.IÌ1ZZCL IH CSlBXc paxc Clic proprio nessuno se la senta di evitare a pane e salamina a una festa popolare all'aperto. E nonostante da un anno l'asl di Brescia abbia inasprito i requisiti sanitari per le manifestazioni temporanee, associazioni, parrocchie e comuni organizzeranno le tradizionali feste di piazza. Un giro di vite cherispondea canoni igienico-sanitari sempre più vincolanti e che costringono, in nome della salute, a qualche salto mortale. A pagare il prezzo più alto delle nuove disposizioni sono soprattutto le piccole realtà. Che dovranno scegliere se rinunciare all'evento che però l'intera comunità attende con ansia, o rimboccarsi le maniche e bussare a qualche porta. Come hanno fatto gli alpini di Pezzoro e Magno di Bovegno, in alta Valtrompia. Ogni estate la festa di tre giorni che i gruppi organizzano (formati da non più di una quindicina di persone)riescea raccogliere 400 euro circa Un esiguo ricavo, proporzionale alle dimensioni della manifestazione. «Sì, ce la facciamo sottolinea Giovanni Ambrosi, responsabile della zona ma le nuove regole ci hanno tagliato le gambe. Per recuperare tappeti, lavastoviglie e quant'altro dobbiamo metterci insieme in tre o quattro gruppi». Modus operandi confermato anche dal presidente della sezione Ana di Brescia, Davide Forlani. «C'è stato qualche caso di piccoli grappi che hanno rinunciato per limiti organizzativi, ma in 99 casi su 100 spiega hanno trovato, magari mugugnando, il modo di adeguarsi». I controlli non scarseggeranno. «Visto che la normativa si è fatta più stringente conferma Aristide Peli, assessore provinciale all'associazionismo è molto probabile che ci saranno maggiori verifiche e segnalazioni». i gg i^mhaj'éib w >\ La tecnica della «collaborazione» passa molto spesso anche dall'aiuto delle amministrazioni comunali. «Abbiamo creato per tutte le associazioni uno spazio attrezzato che risolve il problema» commenta Elvio Bertoletti, sindaco di Villachiara. Lo stesso metodo è adottato da parecchi comuni bresciani. Tutto tranquillo anche per le associazioni legate al Forum del terzo settore di Brescia dove la portavoce, Margherita Rocco, spiega che «a limitare le feste non è l'asl, ma piuttosto la mancanza di soldi». La spinta a inasprire le misure di sicurezza igienico-alimentare per le manifestazioni popolari, come è noto, è arovaia anciie eia numerose associazioni di categoria. Ristoratori e negozianti non erano per nulla «contenti» di doversi sobbarcare i costi di una gestione sanitaria «a regola d'arte» mentre, durante i tre mesi estivi, un pullulare di feste popolari facevano cassetto in barba ad alcuni requisiti richiesti. «Noi non siamo contrari a priori alle feste in piazza sottolinea Carlo Massoletti, presidente Ascom ma se esistono regole che tu- ASL BRESCIA Pag. 7

8 TcIHilO 13. SSJXÌlc CXcl ClTTHCllXìl devono valere per tutti». C'è poi, tra gli esercenti, chi si lamenta anciie per ie reste ail'aperto che tanto temporanee non sono. «Le manifestazioni si devono chiudere in un breve lasso di tempo continua Massoletti altrimenti diventano uno strumento di promozione di attività commerciali e questo non va bene». Marco Stellini, anima delle tavolate in piazza di Brescia In, è stato per mesi al centro delle polemiche con i ristoratori, «Anche per quest'anno abbiamo fatto il corso Haccp per tutti i nostri 40 volontari e tante associazioni più piccole si sono appoggiate a noi perché da sole non ce la facevano». Silvia Ghlfardi jjjjtettinjjj H jjj^jpfg j j!$ $k fllii 9sr $3Ì Le regole dell' Asl Risale all'estate 2011 la stretta dell'asi di Brescia sull'organizzazione di «manifestazioni temporanee» che prevedono la somministrazione di generi alimentari e bevande. Le associazioni che desiderano fare una festa all'aperto, oltre a compilare il Modello A e la Scheda 2, devono attenersi a una serie di requisiti tecnico strutturali. Cucine e cibi Questi riguardano, tra le altre cose, la gestione dell'acqua potabile, le zone dove si somministrano e preparano i cibi, la disponibilità di servizi igienici per il personale e per la clientela. In un vademecum l'asl di Brescia ricorda anche che «il personale va formato in materia ai igiene alimentare in relazione alle mansioni svolte». Inoltre, chi presta volontariato e durante le manifestazioni prepara gli alimenti, deve essere dotato di abbigliamento idoneo. A creare i maggiori problemi sono le disposizioni per le cucine, che devono essere piastrellate, coperte da una tettoia e fornite di tutti gli elettrodomestici del caso. ASL BRESCIA Pag. 8

9 ROCCAFRANCA. Nell'area fluviale smaltiti persino mobili. Accanto alle rogge sono state trovate anche tracce di calcite MJMUU OSTIMI onostante 1 controlli aerei svolh grazie ah Airpol si moltiplicano le microdiscariche abusive nell'oasi fwtx 51 fi! JÌTTl 151 IlTJì I Ifif^Jl fil 11TÌ GLi-*Y*\71 r 71 f\ C\~\ \T\(t\ I5ÌTÌ 7JÌ \JL LlAJb UJL CXLLIJLQJLILQJ JL ÌAJLOCX ULI XÀJLI. Ì3\I/JL V JLZJIAJ UJL VIsiJULdIJLiLfCL Massimiliano Magli Abbandonati come nelle peggiori discariche, quelle dove per un'assurda pigrizia i rifiuti vengono lasciati fuori dai cancelli. E a Roccafranca questo capita già regolarmente fuori dai cassonetti - come fuori dall'isola ecologica - dove non è insolito trovare persino interi salotti, in primis per ignoranza oltre che per inciviltà: in troppi pensano che i rifiuti voluminosi non abbiano un sostegno logistico dal Comune che, invece, è a disposizione anche per il trasporto di materiale ingombrante. Ma trovare addirittura rifiuti chimici nel parco dell'oglio è a dir poco inquietante. Il verde roccafranchese meriterebbe vere ronde di sorveglianza ma il parco non dispone di un adeguato numero di guardie e il Comune, con due vigili, non può certo fare miracoli. ALCUNE AZIENDE EDILI lasciano regolarmente rifiuti inerti nelle rogge o in mezzo alla campagna. Nei giorni scorsi si è passato il segno, con materiale fortemente inquinante, abase di calcite e di aggrappanti, ossia materiale chimico che fa- Trovati rifiuti edili e chimici nel parco dell'oglio a Roccafranca vorisce la tenuta successiva di applicazioni alle pareti. A dispetto dei controlli che l'ente Parco afferma di avere attivato - anche con il super leggero Airpol che, in base al Patto di pubblica sicurezza, è in forza a Chiari - il cuore dell'area Oglio Nord appariva più controllato negli anni '80, quando gli agricoltori avevano il terrore di prelevare ghiaia dalla zona. Sentimenti che sembrano tristemente superati, nonostante due anni fa si fosse annunciata l'assunzione di guardie non volontarie. Nel parco, almeno a Roccafranca, è inoltre scomparsa la segnaletica di tutela, compresi i divieti di accensione fuochi. Ed è impressionante il numero di roghi accesi in questi giorni proprio all'interno dell' area di tutela del fiume: veri e propri barbecue improvvisati ricavati nella radura. Sull'inquinamento ambientale già in passato il sindaco Marina Murachelli ha parlato di «sforzo improbo trattandosi di aree immense difficilmente controllabili». Analoga risposta del precedente primo cittadino. Ma il dato di fatto è sconsolante: più che un parco, l'area sembra terra di nessuno, m SANITÀ LOMBARDIA Pag. 9

10 RICERCA Demenza, lo studio del Fatebenefratelli C'è il difetto di una proteina, la progranulina, in un quinto dei casi di demenza frontotemporale analizzati dal Fatebenefratelli di Brescia, dove «un messaggio di 'stop' le impedisce di riprodursi», spiega Luisa Benussi. Con «una misurazione semplice a basso costo», dice Roberta Gradoni, unità proteomica, è possibile «un pre-screening dei casi a rischio». SANITÀ LOMBARDIA Pag. 10

11 passi in avanti verso la guarigione 11 professor Mandelli: «Ci seno pazienti con forme croniche ili leucemia o linfoma in cura da anni ; stanno bene e detono sottoporsi a cure non impegnatile» Professor Mandelli, la Giornata nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma è l'occasione per parlare con i cittadini, perfare il punto sui progressi fatti e sulla strada ancora da fare: qual è il messaggio che l'ail intende promuovere quest'anno? È più che mai valido il messaggio che ormai da anni diamo ai pazienti, ai loro familiari e a tutti i cittadini: le malattie del sangue, leucemie, linfomi e mieloma, non devono essere più considerate malattie non curabili. Anche per le forme più gravi, abbiamo una possibilità di cura che ci permette anche di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Oggi per la maggioranza dei malati c'è quasi sempre una speranza e del tutto eccezionali sono i casi nei quali, purtroppo, il medico possa fare poco o nulla. Questo risultato è stato ottenuto in anni e anni di battaglie, soprattutto grazie alla Ricerca Scientifica. La Ricerca Scientifica ha reso possibile progressi straordinari nella cura dei malati ematologici: quali sono i risultati di maggior interesse ottenuti in questi ultimi tempi? Uno dei casi più significativi resta quello della leucemia mieloide cronica, una malattia che fino a pochi anni fa poteva essere curata solo con il trapianto di cellule staminali. Adesso abbiamo una nuova famiglia di farmaci, gli inibitori della tirosinchinasi, che ci offrono possibilità di cura straordinarie, sino alla guarigione completa, senza dover ricorrere al trapianto. Il capostipite di questi farmaci è stato imatinib, al quale sono seguite altre molecole, ancora più attive ed efficaci. È più vicino oggi l'obiettivo della guarigione completa per alcune forme di leucemia? La guarigione è il sogno di tutti noi e di tutti i malati: la prima domanda che ci viene rivolta dopo la diagnosi è «guarirò»? Non sempre possiamo rispondere affermativamente perché la guarigione non è ancora un obiettivo possibile pertutte le patologie ematologiche. Ma i pazienti colpiti da alcuni tipi di malattie del sangue nella maggioranza dei casi oggi riescono a guarire. Basta pensare alle leucemie acute del bambino, dove nell'80% dei casi si ottiene una guarigione vera, completa, o ad alcune forme di leucemia acuta promielocitica, di cui si sono occupati in modo specifico i ricercatori italiani attraverso il Gimema, fin dai tempi nei quali le cure non davano alcun risultato: oggi invece guarisce il 70-80% dei pazienti, bambini, adulti ed anziani affetti datale malattia. E poi le numerose forme di linfoma, sia Hodgkin che non-hodgkin, dove una buona parte dei pazienti guarisce. La guarigione oggi si ottiene dunque pertante malattie del sangue. Maanche per le forme dove non riusciamo a ottenerla c'è molto che possiamo fare perassicurare e migliorare la durata della sopravvivenza: abbiamo pazienti con forme croniche di leucemia o linfoma che sono in cura da quindici, venti o trenta anni, stanno bene e devono sottoporsi solo per brevi periodi a cure per nulla impegnative, consentendo così al paziente di mantenere intatte le possibilità di vivere, lavorare, avere una vita sociale. La qualità di vita a volte può essere altrettanto più importante della guarigione definitiva. Quali sono le iniziative che l'ail organizza il 21 giugno per sostenerci pazienti affetti da leucemie, linfomi e mieloma? Anche quest'anno, in occasione della Giornata Nazionale, l'ail promuove due grandi iniziative per i pazienti: la prima è il Numero Verde, attraverso il quale illustri ematologi italiani il 21 giugno risponderanno direttamente alle domande dei pazienti o dei loro familiari. Un'occasione unica per poterfare domande ai medici, senza barriere, cosa che non sempre è possibile non solo negli ospedali ma anche in ambulatorio o nel day hospital. L'altra è «Sognando Itaca», iniziativa di vela-terapia, la regata in barca a vela che sta già solcando le onde dell'adriatico per permettere ad alcuni pazienti di realizzare il sogno di dimenticare la malattia e andare incontro al vento della speranza. MEDICINA & FARMACOLOGIA SANITÀ LOMBARDIA Pag. 11

12 La Giornata nazionale per la lotta contro le leucemie, linfomi e mieloma che si celebra il 21 giugno, ha l'obiettivo di ricordare ai cittadini rimportanzadi continuare asostenere la ricerca per il trattamento di leucemie, linfomi e mieloma. La risposta molecolare completa nel trattamento della Leucemia mieloide cronica è al centro dell'edizione di quest'anno. Dopodomani, giovedì, sarà possibile rivolgersi agli esperti attraverso il Numero Verde Ail-Problemi ematologie! : dalle 8 alle 20 illustri ematologi italiani risponderanno ai pazienti e ai familiari. Ma la Giornata sarà anche occasione di presentare la IV Edizione di «Sognando Itaca - Regata per la vita», un'iniziativa Ail dedicata ai pazienti ematologici e che vuole diffondere la vela-terapia per il miglioramento della loro qualità di vita: una barca a vela sta navigando nel mar Adriatico e approderà ad Ancona il 23 giugno. In ogni porto toccato dalla barca a vela con a bordo un equipaggio formato da skipper professionisti, pazienti in fase riabilitativa, medici, infermieri e psicologi, si svolge la giornata «Itaca Day» durante la quale i pazienti dei Centri di Ematologia locale possono imbarcarsi per vivere l'esperienza di una regata amatoriale. Itaca rappresenta la meta del viaggio di Ulisse diretto verso la propria patria, ma è anche «metafora» molto vicina alla realtà che spesso vive chi è affetto da una malattia onco-ematologica. Come Ulisse, i pazienti si trovano ad affrontare un mare aperto, sconosciuto, pieno di insidie e di luoghi pericolosi. Durante il viaggio incontrano «nuovi territori», ma scoprono anche nuove risorse, vicinanze e solidarietà. In questa cornice, la navigazione rappresenta l'occasione in cui ogni persona può mettere alla prova se stessa, prendere decisioni, confrontarsi con problemi da risolvere e con situazioni improvvise ed impreviste; esegue degli ordini, fa delle scelte in rapida sequenza, tutto in vista di un obiettivo comune: arrivare al prossimo porto. Nella composizione dell'equipaggio, formato da 2-3 pazienti, un medico, un infermiere, un volontario oltre ovviamente ad uno skipper, si tende a riproporre quella situazione che il contesto onco-ematologico presenta durante il percorso di cura, ma in un nuovo contesto. In questo modo, la barca a vela smette di essere solo uno sport e diventa un modo diverso per affrontare e superare gli ostacoli. Del resto, la vela, come il percorso terapeutico, impone spazi ristretti, necessità di collaborare, necessità di stare insieme... Finché non si ritorna a terra! Mentre la regata nazionale dell'ail approderà ad Ancona sabato prossimo, a livello bresciano l'iniziativa si articolerà in otto uscite in barca, programmate per alcuni weekend fino al mese di settembre, a partire da alcuni dei più importanti Circoli vela del Garda: Gargnano, Salò, Desenzano, Portese, Peschiera, Bardolino e Acquafresca. Collegandosi al sito itsi possono leggere le date e le informazioni per partecipare alle regate di «Progetto Itaca» sul lago di Garda. SANITÀ LOMBARDIA Pag. 12

13 Tumori della pelle attenzione al sole Cresce in tutto il mondo l'incidenza dei tumori della pelle: ogni anno si registrano dai 2 ai 3 milioni di nuovi casi di tumori-non melanoma mentre oltre persone vengono colpite da un melanoma. Una corretta prevenzione e lo screening di nei e macchie cutanee permettono di ridurre i casi o diagnosticarli precocemente, aumentando le probabilità di successo della terapia. Uno dei più importanti fattori di rischio per questi tumori è la prolungata e non protetta esposizione ai raggi solari. E alla vigilia dell'arrivo dell' estate, per invitare i cittadini a non esagerare con il sole e a non dimenticare la diagnosi precoce, scendono in campo gli onorevoli: domani a Montecitorio si svolge una giornata di screening. I risultati saranno presentati il prossimo ottobre. Oltre all'esposizione al sole senza adeguate misure di protezione, altri fattori di rischio per i tumori della pelle sono un fototipo I o II, con pelle e occhi chiari, la familiarità per melanoma, alcune malattie genetiche e unastoria pregressa di ustioni causate da una eccessiva e prolungata esposizione al sole: è provato che coloro che hanno avuto ustioni solari nel periodo 0-12 anni sono più suscettibili a sviluppare un melanoma. L'autocontrollo e la pronta segnalazione delle anomalie della nostra pelle sono le indicazioni da seguire. Quali sono le più importanti misure di prevenzione? Oltre a evitare la prolungata e non protetta esposizione ai raggi solari, bisogna fare attenzione ad alcuni errori frequenti, come dimenticare di riapplicare lo scherme solare, ritenere che non sia possibile scottarsi nelle giornate nuvolose, sotto l'ombrellone o in acqua e fare un uso frequente delle lampade solari. Per i campanelli di allarme, i dermatologi ricordano la «Regola dell' ABCDE». «A» sta per Asimmetria: qualsiasi forma irregolare del neo dovrebbe essere sottoposta almenc una volta all'analisi del dermatologo. «B» segnala un Bordo irregolare, «C» indica Colore non uniforme, «D» sta per un Diametro del neo superiore a 6 mm, «E» segnala l'evoluzione: questo è un fattore determinante, poiché un'evoluzione rapida (cambiamenti del neo nel giro di qualche mese) costituisce infatti un importante segnale di allarme. Pagine a cura di ANNA DELLA MORETTA SANITÀ LOMBARDIA Pag. 13

14 Mortalità materna fra le più alte d'europa I dati dell'istituto superiore di sanità su 5 regioni d'italia sulla base dei nuovi parametri: 11,8 morti ogni loomila parti. Fra le cause, l'elevata età media delle mamme e il cesareo ROMA Non siamo i migliori al mondo per la mortalità materna legata alparto. Anzi, asorpresa, il nostro tasso è uno dei più alti dell'europa occidentale. Colpa dell'età sempre più avanzata delle neomamme. A contraddire la classifica stilata dalla rivista «Lancet» - e pubblicata nel è l'istituto superiore di sanità, che ha posto la lente di ingrandimento su cinque regioni rappresentative del 32% delle donne italiane in età fertile con criteri diversi. Oltre ai certificati di morte dell'istat, sono state analizzate le schede di dimissione ospedaliere. Dalla sovrapposizione dei due documenti, ilnuovo quadro: il valore di riferimento per il Belpaese non è più di quattro morti ogni loomila parti, bensì di 11,8 decessi, vale a dire il 63% in più. Un dato, questo, che si scontra con una media europea compresa fra 7 e 8. Lo studio, condotto dal Reparto salute della donna e dell'età evolutiva del Cnesps-Iss, ha raccolto i dati dal 2000 al 2007 di Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia. Tra il 2000 e il 2007 in queste Regioni sono stati registrati nati vivi e 260 morti materne con un' età media di 33 anni. La mortalità materna è tre volte più alta in Sicilia (24,1) rispetto a Toscana ed EmiliaRomagna (7,6), ma influiscono anche fattori come l'età e il taglio cesareo. Per le donne con gravidanza oltre i 35 anni il pericolo di morire risulta infatti doppio, mentre è triplo per chi fa il taglio cesareo, anche se in molti casi il cesareo è indicato per donne a rischio per patologie. Anche il basso livello di istruzione e la cittadinanza straniera sono associati ad un maggior rischio di mortalità. «Il valore di 11,8 non è un dato nazionale, ma di queste cinque regioni, ed è una valore medio tra i paesi sviluppati occidentali - spiega Serena Donati, ricercatrice Cnesps-Iss -. L'Europa dell'est ha valori peggiori dei nostri, mentre Francia e Danimarca migliori. La Gran Bretagna è poco migliore di noi con 11,4. Il 50% delle morti è evitabile, in parte perché legate a casi di emorragia ostetrica, preeclampsia e tromboembolia, che possono essere ridotte». Le cause più frequenti di mortalità sono emorragie e disordini ipertensivi in gravidanza in caso di complicazioni legate al parto; e neoplasie, patologie cardiovascolari e suicidi tra cause indirette (malattie preesistenti o insorte durante la gestazio - ne). Per Nicola Surico, presidente della Società italiana di Ginecologia e ostetricia (Sigo), «questi dati non sono una sorpresa. L'età avanzata delle partorienti, soprattutto in chi ricorre a procreazione assistita, è in crescita e molte donne non vengono studiate adeguatamente prima della gestazione. Inoltre, l'accordo Stato-Regioni sui punti nascita è rimasto sulla carta, tranne che in Puglia e Sicilia. Come Sigo stiamo formando i ginecologi per ridurre le emorragie postpartum». Il Ministero della Salute ha ora finanziato un progetto pilota dell'iss di sorveglianza della mortalità materna in sette regioni. SANITÀ LOMBARDIA Pag. 14

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