RICERCA SOCIOLOGICA DEL REZZARA (2012) USO DELL ALCOL E FREQUENZA AL GIOCO DIPENDENZE PER I GIOVANI SUPERABILI

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1 Anno XLII - n ottobre-dicembre 2012 ISSN.: In caso di mancato recapito, rinviare all Ufficio Postale di Vicenza per la restituzione al mittente che si impegna a corrispondere la tassa di spedizione. Direzione: Via delle Grazie, Vicenza - tel Direttore responsabile: Giuseppe Dal Ferro - Mensile registrato al Tribunale di Vicenza n. 253 in data Reg. ROC Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) - art. 1, comma 1 DCB Vicenza - Associato USPI - Stampa CTO/Vi - Abb. annuale 20,00 ; 3,00 a copia RICERCA SOCIOLOGICA DEL REZZARA (2012) USO DELL ALCOL E FREQUENZA AL GIOCO DIPENDENZE PER I GIOVANI SUPERABILI Parziale visione del pubblico presente nella sala convegni. Buona la consapevolezza dei due fenomeni negli adulti, minore fra i giovani, soprattutto riguardo al gioco. Colpisce l uso indiscriminato di alcolici fra i giovani, in particolare lo sballo del sabato sera, ampiamente praticato e giustificato dai giovani maschi e femmine, considerato un pericolo solo da una minoranza. Gli alcolici e la birra nei giovani sono usati oltre il 90% giungendo allo stato di euforia per il 54% e all ubriacatura per il 28%. I giovani maschi dicono inoltre di praticare il gioco d azzardo per il 43,3%, le ragazze per il 22,4% (complessivamente il 32,5%). Sono dati rilevanti, molto diversi da quelli relativi agli adulti, che usano più il vino che gli alcolici e giocano per l 11,5%, con poca differenza fra maschi e femmine. Sulle nuove dipendenze, soprattutto dei giovani, si è tenuto a Vicenza, presso Palazzo Bonin Longare, un dibattito promosso dall Istituto Rezzara, unitamente all Amministrazione comunale di Vicenza e all Associazione industriali. Se fino a qualche tempo fa la dipendenza era associata alla droga, oggi è riscontrata come conseguenza di fatti normali, come l uso dell alcol e del gioco. Il dibattito è stato programmato nei giorni 5, 6 e 7 novembre Nel primo giorno il fenomeno è stato analizzato da specialisti di sociologia, di psicologia e di politica. Hanno parlato i professori Giancarlo Rovati, dell Università Cattolica S. Cuore di Milano, Antonio Zuliani, psicologo psicote-rapeuta dell Istituto Rezzara, l on. Daniela Sbrollini, parlamentare. Nei due giorni successivi mons. Giuseppe Dal Ferro, direttore dell Istituto Rezzara, ha presentato i dati di una ricerca condotta dalla istituzione vicentina nei mesi di marzo e aprile di quest anno presso le scuole superiori della città e della provincia di Vicenza e presso le Università adulti/anziani sparse nel territorio vicentino. I dati sono stati discussi dalle istituzioni vicentine con l intervento del dott. Vincenzo Balestra, direttore del Servizio territorio per le tossicodipendenze e l alcolismo - SerT di Vicenza, del dott. Gian Marco Mancassola, giornalista del «Il Giornale di Vicenza», del prof. Gianni Zen, preside del liceo Brocchi di Bassano del Grappa, dell avv. Tommaso Ruggeri, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Vicenza, del prof. Roberto Fini, dell Università di Verona - polo universitario di Vicenza, del prof. Edoardo Adorno, preside del liceo Quadri di Vicenza. ALCOL E GIOCO: DIVERTIMENTO O PERICOLO? L Istituto Rezzara di Vicenza si è proposto una indagine sociologica al riguardo, interpellando i giovani delle scuole superiori di Vicenza e della provincia e gli adulti frequentanti le Università adulti/anziani. Sono stati raccolti complessivamente questionari, di cui di giovani e di adulti. I giovani intervistati sono risultati per il 48,3% maschi e il 51,7% femmine di liceo, istituti tecnici, istituti professionali e scuole di formazione professionale. Gli adulti sono stati per il 29,7% maschi e il 70,3% donne, di età media superiore ai cinquant anni. Il confronto possibile è stato quindi fra due generazioni non contigue, data l assenza dell età intermedia. Nell analisi della ricerca, confrontando gli uomini e le donne, è apparso che le ragazze giocano per circa la metà dei maschi, mentre si allineano discretamente nell abuso dell alcol. Gli adulti invece si differenziano poco fra loro circa il gioco, di più circa l alcol. Le motivazioni degli adulti circa il gioco non si differenziano molto fra uomini e donne e così quelle dell alcol. Nelle donne adulte più alta è la risposta che attribuisce il bere al superamento della solitudine e della delusione. Il confronto fra i giovani dei vari istituti vede i licei meno dediti al gioco degli altri e più consapevoli dei problemi derivanti dalla dipendenza. Minore è la diversità dei dati invece circa l uso dell alcol e il giudizio sullo sballo del sabato sera. Possiamo concludere ri- prendendo il parere dei giovani che dalla dipendenza si esce con la buona volontà. Ciò significa che la strategia possibile con loro è quella educativa e solo indirettamente l intervento sugli stimoli esterni della pubblicità. Negli scorsi anni l attenzione sociale è stata maggiormente posta sul consumo di droga e sulle conseguenze. Ci si accorge ora che la dipendenza più insidiosa è quella che si sviluppa nella vita ordinaria, attraverso il consumo di alcol e la pratica del gioco per interesse. Si parla che all inizio del 2012 quattro italiani su dieci sono dipendenti dal gioco d azzardo, divenuto la terza industria italiana, e che nove milioni di abitanti avrebbero seri problemi con l alcol, di cui 740 mila minorenni. Dall insieme è risultata una buona consapevolezza dei due fenomeni negli adulti, minore fra i giovani, soprattutto riguardo al gioco. Colpisce soprattutto l uso di alcolici fra i giovani, in particolare lo sballo del sabato sera, ampiamente praticato e giustificato dai giovani maschi e femmine, considerato un pericolo solo da una minoranza. Gli alcolici e la birra nei giovani sono usati oltre il 90% giungendo allo stato di euforia per il 54% e all ubriacatura per il 28%. I giovani maschi dicono inoltre di praticare il gioco d azzardo per il 43,3%, le ragazze per il 22,4% (complessivamente il 32,5%). Sono dati rilevanti molto diversi da quelli relativi agli adulti, che usano più il vino che gli alcolici e giocano per l 11,5%, con poca differenza fra maschi e femmine. La ricerca ha cercato anche di analizzare le diversità di comportamento fra i frequentanti le varie scuole ed ha confrontato i dati raccolti a Vicenza ed hinterland e in provincia. Pratica del gioco I giovani giocano di più degli adulti, i maschi più delle donne. Un terzo dei giovani è coinvolto più o meno nel fenomeno, i maschi per il 43,3%, le ragazze per il 22,4%. Gli adulti complessivamente giocano solo per l 11,5%. Mentre i più si limitano a qualche volta, un 10% è assiduo nel gioco (il 5% ogni giorno) a casa e al bar. Si sta diffondendo per il 20% di essi il gioco on-line. Più praticati sono i giochi delle carte e il gratta e vinci. Non mancano coloro che si dedicano anche ai videogiochi. I più assidui al gioco sono i frequentanti i corsi (56,1%), meno i liceali, che giocano metà dei precedenti. Il gioco è diffuso a Vicenza e anche in provincia, anche se la città supera per qualche punto in percentuale. Si gioca per il bisogno di denaro e per realizzare qualche sogno per i due terzi degli intervistati. In secondo ordine, con una percentuale dimezzata, per il gusto di vincere e per divertimento. Il motivo psicologico è più accentuato nei frequentanti GIUSEPPE DAL FERRO (continua a pag. 2)

2 Pag. 2 (continua da pag. 1) il liceo e in provincia. La spinta a giocare viene, per una metà degli intervistati, dalla pubblicità e dalla diffusione dei luoghi che invitano al gioco, per una minoranza dallo stimolo proveniente dagli amici e da motivi psicologici. La diffusione dei luoghi da gioco nel territorio preoccupa più gli adulti che i giovani. Nessuno però giudica il fatto segno di libertà. Le ultime indicazioni sono più presenti, per qualche punto percentuale, in provincia. Riguardo al gioco due terzi degli adulti e metà dei giovani sembrano avere consapevolezza del rischio economico, meno della dipendenza che può creare. Scarsamente preoccupati a tale proposito sembrano essere gli studenti degli istituti tecnici e meno ancora i frequentanti i corsi. In provincia si sottolinea di più la possibilità di acquisire la dipendenza da gioco. Il giudizio sui vari giochi è differenziato, più preoccupato negli adulti che nei giovani, nelle donne che negli uomini. Fra i giochi ritenuti pericolosi tutti indicano il gioco d azzardo. Più della metà ritiene pericolose anche le macchinette e le scommesse sullo sport. Forse la pericolosità è riferita alle motivazioni sopra indicate, cioè al rischio economico e solo in parte al pericolo di dipendenza. Fra i diseducativi si elencano i giochi televisivi, i videogiochi, il lotto e superenalotto. REZZARA NOTIZIE USO DELL ALCOL E FREQUENZA AL GIOCO I relatori di lunedì 5 novembre. Nell ordine Dal Ferro, Rovati, Zuliani e Sbrollini. I relatori di martedì 6 novembre. Nell ordine Dal Ferro, Balestra, Mancassola e Zen. I relatori di mercoledì 7 novembre. Nell ordine Ruggeri, Fini,Adorno. Si può pensare che tali giochi siano ritenuti uno stimolo a pensare a una vita affidata alla fortuna. Fra gli innocui si indicano le carte, il gratta e vinci. I giovani sono meno convinti degli adulti circa la pericolosità dei videogiochi, dei giochi televisivi e del lotto e superenalotto. Rispetto agli istituti frequentati, l istruzione classica sembra essere un deterrente nei confronti del gioco, soprattutto se meccanico o d azzardo. Innocui sono ritenuti il gratta e vinci e il lotto e superenalotto, forse perché non rappresentano un rischio economico, soprattutto da quanti frequentano gli istituti. Nel confronto fra Vicenza e la provincia emerge che certi giochi, come il gioco d azzardo e le scommesse sullo sport, sono praticati più in città e quindi considerati a Vicenza meno pericolosi. La dipendenza da gioco sembra essere una forte preoccupazione degli adulti, mentre i giovani temono di più di acquisirla, ma la giudicano non una vera schiavitù, per la convinzione che da essa è possibile uscire con la buona volontà. Emerge qui la tendenza giovanile alle relazioni corte con le persone e con le situazioni. Scarsa o nulla da parte di tutti è la fiducia che il problema possa essere risolto con i divieti e con l apporto di specialisti. Emerge pertanto prioritario l intervento educativo. Abuso dell alcol Nei giovani maggiore è la consapevolezza del pericolo dell alcol, rispetto al gioco, con circa dieci punti in più in percentuale, anche se un terzo lo ritiene un fatto di moda o di costume. In ogni caso i giovani scarsamente consumano vino, mentre per oltre il 90% consumano birra, alcolici e aperitivi alcolici. Si noti che nel giudizio prevale del doppio il molto rispetto all abbastanza. Negli adulti è più usato il vino e negli uomini, in misura ridotta, anche gli alcolici. Alla domanda specifica sullo stato di euforia ed ubriacatura raggiunto nell ultimo mese, al mai pressoché generale degli adulti, corrisponde un 46% dei giovani per l euforia, e il 72,4% per l ubriacatura. Ciò significa che il 54% e il 27,6% invece hanno raggiunto tali stati. Si noti poi che una minoranza significativa parla di aver raggiunto tale stato di due e tre volte nell ultimo mese. Da notare come il comportamento giovanile vede solo piccole differenze fra ragazzi e ragazze, fra le varie scuole e fra Vicenza e la provincia. Il gioco d azzardo è un fenomeno in forte espansione. Negli ultimi anni questa attività ha coinvolto quote sempre più ampie di popolazione implicando un flusso economico di notevoli proporzioni anche sociali. Giocare d azzardo, seppur nelle crescenti difficoltà economiche delle famiglie italiane, è diventato un contagio che non conosce difese o barriere stando ai dati dell Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), relativi al trend Il gioco legalizzato ha registrato raccolte di denaro dal 2003 sempre maggiori anno dopo anno. È aumentato anche il numero di giocatori favorito da fattori come la sempre maggiore offerta di differenti giochi e scommesse, la diffusione capillare di luoghi dove giocare (tabaccherie, bar, sale di aspetto dei stazioni di trasporto urbano e suburbano, supermercati, giornalai, sale gioco ovviamente, ecc.), la crescita esponenziale delle forme di azzardo online, e una maggiore accessibilità in termini di somme necessarie da impegnare per iniziare a giocare. Nella maggior parte dei casi il gioco d azzardo e le scommesse sportive rappresentano una forma di divertimento praticata occasionalmente, nel tempo libero. In alcuni casi però tale pratica può sfuggire al controllo del giocatore, potendosi evolvere in una forma di passione o dipendenza con vari gradi di patologia non sempre facili da descrivere e/o diagnosticare. Le motivazioni portate per l abuso di alcol per metà degli intervistati è la condivisione di gruppo, e in secondo ordine il divertimento e la moda. Gli adulti aggiungono anche come motivazione l uscire dalla solitudine, soprattutto le donne, più inclini a un giudizio di valenza psicologica. I temi della solitudine e della delusione sono leggermente più presenti fra i frequentanti gli istituti e soprattutto con una percentuale oltre la metà i frequentanti dei corsi. I giudizi relativi allo sballo del sabato sera sono di preoccupazione per i due terzi degli adulti e solo per un quinto scarso dei giovani, che legano il fenomeno al gruppo e alla moda. La preoccupazione dei giovani circa l abuso di alcol riguarda la salute e i comportamenti conseguenti al suo uso. Le persone più istruite e i frequentanti i licei esprimono qualche preoccupazione in più circa la dipendenza che da esso può derivare. Non si nota differenza di rilievo a tale proposito fra Vicenza e la provincia. La dipendenza da alcol è temuta da tutti. La diversità fra il giudizio degli adulti e quello dei giovani riguarda la possibilità di uscirne. I giovani sono convinti per la metà che con la buona volontà si può uscirne. Gli adulti al contrario per la metà pensano utile allo scopo ricorrere ad associazioni specifiche. Negativo per la quasi totalità degli intervistati è invece il parere, nei giovani più che negli adulti, dell utilità delle forme di proibizione e sull intervento degli specialisti. Le donne sono più inclini degli uomini nel considerare la dipendenza da alcol una schiavitù e così coloro che abitano in provincia. Non sono marcate invece le differenza al riguardo nell analisi per istituti. Qualche ipotesi conclusiva La ricerca ha dimostrato sufficientemente l entità del problema dell uso dell alcol e del gioco da parte dei giovani. Gli adulti interpellati, forse per la loro età, si sono dimostrati più controllati, critici e preoccupati. L abuso di alcolici è apparso omogeneo fra ragazzi e ragazze, considerato espressione di gruppo, pericoloso per le conseguenze immediate più che di lungo periodo, per la convinzione che dalla dipendenza si può uscire con la buona volontà. Il gioco invece è risultato in espansione sia per l aggressività del mercato, sia per lo sviluppo futuro delle tecnologie, come la banda larga on-line. Esso sembra consono inoltre all antropologia giovanile. Sappiamo come i giovani considerino positivamente il rischio soprattutto in campo economico; ritengano legato alla fortuna l appagamento dei sogni; amino cimentarsi con le nuove tecnologie; siano nell impossibilità di perseguire progetti di lunga durata. Tutto ciò sembra favorire il gioco, che può creare dipendenze, ma sempre superabili, secondo loro, quando si decide di smettere. Il fatto poi che giochino i maschi in misura doppia delle ragazze, può indicare un possibile ulteriore sviluppo, dato che, come per l alcol, il comportamento giovanile tende nel tempo a omogeneizzarsi. Il giudizio infine della scarsa incisività delle proibizioni e dell intervento degli specialisti in questi campi sembra indicare come unica linea di intervento l educazione.

3 REZZARA NOTIZIE Pag. 3 COMPORTAMENTI FRA I GIOVANI A SECONDA DELLA SCUOLA FREQUENTATA Dipendenza da gioco 1. La consapevolezza dei giovani del fenomeno gioco rispetto alla scuola frequentata, è rilevante per la metà degli intervistati, con una piccolissima accentuazione per i frequentanti il liceo (50,7%) e invece una decisa maggioranza fra i frequentanti i corsi di formazione professionale (63%). Che sia un vero problema sociale è affermato decisamente dai liceali (56,1%), seguiti dai frequentanti i corsi di formazione professionale (54,5%). 2. Alla domanda tu giochi si riscontra che giocano meno i liceali (24,3%), molto di più i frequentanti gli istituti tecnici (43,1%) e professionali (42,3%) ed ancor più quelli dei corsi di formazione professionale (56,1%). Il mai prevale nei liceali (44,2%) il doppio rispetto agli altri; il qualche volta prevale negli istituti professionali (52,3%) con dieci punti sugli altri. Giocano più frequentemente gli istituti tecnici (ogni settimana 13,6%, ogni giorno 8%) e i frequentanti i corsi (ogni settimana 17,1%, ogni giorno il 6,3%). Fra i giovani i frequentanti gli istituti tecnici giocano di più a casa (61,9%) e on-line (27,4%); gli istituti professionali al bar (34,7%) e nelle sale gioco (20,7%); i frequentanti i corsi professionali a casa (64,8%), on-line (31,1%) e nelle sale gioco (26,2%). Fra i giovani prevalgono i videogiochi (liceo 37,7%, istituti tecnici 53,9%, istituti professionali 51,3%, corsi professionali 58,3%). I frequentanti i corsi praticano di più anche altri giochi: gratta e vinci (51,9%), scommesse sullo sport (28,3%), macchinette (18,1%). Il gioco è diffuso soprattutto fra i giovani degli istituti tecnici e professionali e ancor più da coloro che frequentano i corsi con la periodicità di qualche volta. Come luogo si preferisce la casa. C è però un terzo più o meno degli istituti tecnici e professionali che gioca nei bar e un 20% che indica le sale da gioco e il gioco on-line. Si distinguono i frequentanti i corsi nel praticare molti ambienti, compresi i giochi d azzardo (16,2%). 3. Sul perché si gioca fra i giovani prevale il bisogno di denaro più presente fra i C è nel gioco una netta differenziazione fra i liceali, meno propensi a praticarlo, e le scuole professionali. Nell abuso di alcol le diversità si attenuano e scompaiono sia fra le scuole, sia fra ragazzi e ragazze. I frequentanti i corsi risultano i meno favoriti. liceali (66,2%) e gli istituti professionali (66,7%), seguito dal gusto di vincere più indicato dai licei (53,6%). E presente il sogno di realizzare qualcosa, ma con una quindicina di punti in meno rispetto agli adulti (con una percentuale superiore al 60%). I rapporti con gli altri, come dimostrare la propria bravura, sono indicati dagli istituti professionali (17,4%). Nei corsi si aggiunge anche il divertimento (62,4%). 4. L induzione al gioco è indicata da un terzo dei giovani nel bisogno psicologico con accentuazione da parte dei liceali (38,2%) e di induzione da parte degli amici da parte degli istituti tecnici (30,6%). 5. La conseguenza temuta è la dipendenza. Nei giovani, a parte i liceali che ritengono pericolosa soprattutto la dipendenza (69%), gli altri istituti si assestano su tale tema dal 50 al 60%, con appena il 33,4% dei frequentanti i corsi professionali. Il rischio economico segue lo stesso andamento con qualche punto in meno. I frequentanti i corsi accentuano anche i fenomeni dell ansia (18,2%), i disturbi fisici (12,5%) e il vantaggio economico (24,3%). 6. La preoccupazione per l economia familiare è presente nei giovani liceali (53,7%) mentre gli altri istituti la indicano 10 punti in meno e i corsi appena il 33,3%. Questi ultimi ritengono il moltiplicarsi di tali possibilità un segno di libertà (12,7%), con una percentuale doppia degli altri studenti. Una certa indifferenza al problema è presente fra i giovani (liceo 16%, istituti tecnici 22,6%, istituti professionali 18,1%, corsi 17,6%). Una preoccupazione per il diffondersi delle possibilità di gioco è presente più fra i liceali che fra i frequentanti gli istituti tecnici e professionali. I frequentanti i corsi considerano per il doppio rispetto agli altri il fenomeno segno di libertà. Confronto in base all istruzione e agli istituti 7. Il giudizio sui vari giochi nei giovani è differenziato. I giovani liceali hanno giudizi più severi degli altri sulla pericolosità del gioco d azzardo (82,9%) e sulle scommesse sullo sport (43,4%), mentre i frequentanti gli istituti tecnici più degli altri ritengono pericolose le macchinette (61,5%), come i frequentanti i corsi di formazione professionale (64,2%). Innocui sono ritenuti i videogiochi dai frequentanti gli istituti tecnici più degli altri (57,6%). Si distinguono nel giudizio di pericolosità e di diseducazione quelli dei corsi di formazione. Non ci sono grandi differenze nel giudizio della moltiplicazione delle possibilità di gioco. 8. Circa la possibile dipendenza da gioco fra i giovani quelli dei licei più degli altri ritengono il gioco una schiavitù (liceo 37,2%, istituti tecnici 29,2%, istituti professionali 36,2%, scuole 25,7%), facile da acquisire (liceo 31,8%, istituti tecnici 29,8%, istituti professionali 31,2%, corsi di formazione professionale 46,8%). Sulla possibilità di uscirne la fiducia maggiore degli istituti professionali è sulla buona volontà (liceo 44,1%, istituti tecnici 54,4%, istituti professionali 57,6%, corsi di formazione professionale 58,5%). La fiducia sulla proibizione è al 3% circa e sullo specialista del 4% circa ad eccezione dei liceali (9,1%). Dipendenza da alcol Tu giochi? 1. La consapevolezza relativa alla pericolosità dell uso di alcol è maggiore fra i liceali (liceo 91,3%, istituti tecnici 81,3%, istituti professionali 78,9%, corsi di formazione professionale 79,3%), i quali considerano il fenomeno un vero problema sociale (liceo 64%, istituti tecnici 52,2%, istituti professionali 53%, corsi 54,5%). La consapevolezza della pericolosità dell alcol è parecchi punti superiore della pericolosità del gioco sia nei giovani che negli adulti. 2. Le modalità d uso dell alcol ha fra i giovani una discreta omogeneità fra gli istituti frequentati circa lo scarso uso del vino a tavola e dell uso pressoché generalizzato degli alcolici (liceo 95,3%, istituti tecnici 94,4%, istituti professionali 93,9%, corsi di formazione professionale 89,3%). Circa l abuso dell alcol nell ultimo mese sia con il conseguente stato di euforia sia di ubriacatura, gli adulti rispondono abbastanza omogeneamente con il mai oltre il 90%. Fra i giovani il mai si dimezza per l euforia (liceo 47,7%, istituti tecnici 44,1%, istituti professionali 43,5%, corsi 46%) ed aumenta di 15/20 punti per l ubriacatura (liceo 76,3%, istituti tecnici 72,8%, istituti professionali 64%, corsi 62,7%). Sul numero delle volte prevale l una volta fra i liceali (euforia: liceo 19,7%, istituti tecnici 18,6%, istituti professionali 17,9%, corsi 9,1%); ubriacatura: liceo 13,4%, istituti tecnici 12,6%, istituti professionali 15,3%, corsi di formazione professionale 10,9%). Circa la risposta più volte la differenza tende ad annullarsi (prendendo il dato delle 5 volte nell ultimo mese per l euforia: liceo 2,3%, istituti tecnici 2,4%, istituti professionali 2,1%, corsi di formazione professionale 2,7%; per l ubriacatura: liceo 0,7%, istituti tecnici 0,7%, istituti professionali 1,7%, corsi di formazione professionale 1,8%). 3. Fra le cause dell abuso dell alcol tra i giovani dei vari istituti i liceali accentuano il divertimento (58,1%) e la moda (39,9%), quelli dell istituto tecnico la condivisione di gruppo (49,2%), quelli dell istituto professionale il superare la delusione (18,5%) e l essere migliori (11,3%), quelli dei corsi di formazione professionale il piacere (57,6%). 4. I giudizi espressi circa l abuso di alcol sono abbastanza conformi circa il pericolo per la salute e per eventuali comportamenti conseguenti. Fra i giovani dei vari istituti c è una differenza di alcuni punti fra liceo e istituti (pericoloso per la salute: liceo 94,4%, istituti tecnici 88,4%, istituti professionali 91,2%, corsi 88,2%; per i comportamenti: liceo 96%, istituti tecnici 93,2%, istituti professionali 94,1%, corsi di formazione professionale 89,1%; possibile dipendenza: liceo 78%, istituti tecnici 69,3%, istituti professionali 70,3%, corsi 70%). Il pericolo di cadere nella dipendenza è maggiore in liceo che nei frequentanti gli istituti. Si distinguono fra gli altri i frequentanti i corsi di formazione professionale nel giudicare normale (37,5%) ed innocuo (15,6%) l abuso dell alcol con oltre dieci punti percentuali in più degli altri. Circa lo sballo del sabato sera gli adulti sottolineano soprattutto se istruiti il pericolo (elementari 58,4%, medie 59,9%, superiori 63,6%, laurea 61,3%) e l influenza del gruppo (elementari 24,2%, medie 22,2%, superiori 19%, laurea 26,7%). Fra i giovani dei vari istituti lo sballo del sabato sera da pochi è considerato un pericolo (liceo 18,2%, istituti tecnici 14,7%, istituti professionali 17,7%, corsi di formazione professionale 16,2%). Dai più è considerato partecipazione di gruppo (liceo 35,1%, istituti tecnici 41,4%, istituti professionali 40,9%, corsi 38,7%) o moda (liceo 32,9%, istituti tecnici 29,2%, istituti professionali 29,8%, corsi 21,6%). Anche qui emerge il giudizio dei frequentanti i corsi professionali nel ritenere lo sballo un gioco (23,4%). 5. Circa la possibile dipendenza da alcol fra i giovani c è consapevolezza della facilità di acquisirla (liceo 44,6%, GIUSEPPE DAL FERRO (continua a pag. 13)

4 Pag. 4 REZZARA NOTIZIE dipendenza???????? psicologica IL PESO DEL CONTROLLO SOCIALE NELLA VITA DI OGNI GIORNO Esistono condotte degenerative di gruppo, come i comportamenti di branco e le forme di aggressività indotte. Ciascuno è tuttavia condizionato dalla pubblicità, dalla moda, dal giudizio altrui. I consumi di massa si reggono sul valore simbolico e i comportamenti collettivi sui meccanismi di emulazione, di competizione sociale e di ostentazione. La dipendenza ha avuto una grande esplosione a partire da metà degli anni 70 in connessione con un altra piaga sociale: il consumo di droghe. Da sociologo I comportamenti di gruppo Può essere utile partire dall esempio del tifo allo stadio, cioè le tifoserie organizzate o gli ultras. Alcuni miei colleghi universitari se li si incontra nei chiostri dell Università o di altre paludate sedi accademiche, possono essere considerati soltanto dei gentiluomini, ma questi colleghi non hanno nessuna difficoltà ad affermare di essere grandi tifosi di calcio e quando vanno allo stadio si trasformano in belve. L idea di trasformarsi in belva dà bene la misura dell influsso reciproco tra contesto sociale, o contesto della situazione, e comportamenti adottati. Le persone sono sempre le stesse, ma in base ai contesti e alle circostanze, possono tirar fuori il meglio od il peggio di se stessi. Come caso limite delle condotte di gruppo degenerative, possiamo citare i comportamenti di branco, una sorta di richiamo agli istinti più belluini che emergono grazie ad un contesto di omertà o di perdita del senso della responsabilità individuale. Questi fenomeni inconsapevolmente o programmaticamente, puntano a creare un clima di gruppo in cui alberga l irresponsabilità individuale e, dunque, anche il senso di impunità individuale. Questi esempi non hanno Comportamenti collettivi mi attesto sulle condotte collettive ben consapevole che i comportamenti sociali non sono altro che il risultato di tanti atteggiamenti individuali. a che fare con la dipendenza, però riguardano il rapporto tra comportamenti collettivi versus comportamento individuale che in situazioni particolari sembra perdere i suoi orientamenti. Potremmo fare un altro esempio: qualche settimana fa, negli Stati Uniti è stato lanciato l iphone 5, la versione più avanzata dello smartphone della Apple, ed in occasione del lancio mondiale, in alcuni negozi di Roma e di Milano la gente è andata fare la fila per poter acquistare tra i primi un modello che di suo avrà sì mirabili prestazioni aggiuntive che sono sottoutilizzate. In questo caso, la fila davanti ad un negozio per acquistare qualcosa ci dice un altro aspetto del comportamento collettivo, che non ha niente a che fare con le violenze dello stadio o del branco, ma ci aiuta ugualmente a capire un contesto che può fare da acceleratore di orientamenti che come singoli non avremmo. Si tratta di un processo di imitazione e di ostentazione: si vuole essere tra i primi per poter esibire quel bene come un trofeo o come un gioiello verso conoscenti ed amici. Il fenomeno, su diversa scala economica, accade anche quando esce un nuovo modello di auto o di scooter. Siamo di fronte a comportamenti collettivi legati al consumo di beni di massa, che da un lato hanno una loro utilità, ma dall altro lato anche un valore simbolico. Lo studio del consumo come valore formale oltre che economico, è iniziato negli anni 20 del Novecento, quando sono iniziati i consumi di massa, però che il consumo avesse un significato ostentativo ben lo sapevano coloro che, ad esempio, hanno ideato abiti sfarzosi da esibire in occasione delle grandi feste da parte dell aristocrazia prima e poi della borghesia arricchita. Nelle diverse forme di consumo, vi è allora una forte componente di utilità individuale ed una rilevante parte di emulazione, di competizione sociale e di ostentazione. Vi sono essenzialmente due diversi modi con cui si può arrivare al comportamento collettivo. Il primo è il comportamento collettivo come risultato di tante scelte individuali: potrebbe capitare che io, al mattino, decida di indossare una certa cravatta, poi vado in Università e scopro che tanti altri hanno la mia stessa cravatta. In questo caso, ciascuno decide in cuor suo, nel chiuso della sua stanza, di indossare un certo capo di abbigliamento piuttosto che un altro, il risultato è che ci si trova di fronte ad una massa che ha assunto gli stessi comportamenti: è il cosiddetto comportamento collettivo di folla, una folla che è solitaria, fatta di tanti individui che agiscono da soli e che poi, però, si ritrova nella piazza, piuttosto che nell ufficio, molto simile. Anche questo è un meccanismo che può agire all interno di tutte le forme di consumo, compreso il consumo di giochi d azzardo. C è poi il comportamento collettivo di massa, quello che verifichiamo tutte le volte in cui ci si dà appuntamento per trovarsi insieme a fare una determinata cosa, che può essere una festa, una sagra popolare, un corteo di protesta od un comizio in piazza tenuto dal politico di turno. Se però ci troviamo di fronte a comportamenti particolarmente sovraccaricati di aspettative individuali e collettive, ci troviamo di fronte a qualcosa che finisce per non essere più tanto una scelta facoltativa, ma quasi una cosa da fare obbligatoriamente, qualcosa che si deve fare per non essere da meno rispetto agli altri e per non perdere i rapporti, identità e spirito di appartenenza. Questo meccanismo è molto forte nelle fasi dell età adolescenziale, ma non è che sia meno presente anche nella condizione adulta, semplicemente è meno esibito e probabilmente si è meno propensi a riconoscerlo. Ecco che allora ci sono dei comportamenti che devono diventare atti dovuti al conformismo sociale, alla comunità di appartenenza, al proprio gruppo di amici Su questo vi sono molti proverbi come chi non beve in compagnia o è un somaro o è una spia. Questo per dire che ciascuno di noi, poco o tanto, subisce una pressione di gruppo ed il gruppo di appartenenza è un potente elemento di pressione. Trasferito tutto ciò alla ricerca, direi che è intuitivo comprendere le funzioni positive e negative della pressione di gruppo. Il problema è identico indipendentemente dal fatto che il soggetto frequenti delle buone o delle cattive compagnie, come abbiamo imparato leggendo Pinocchio dove il Gatto e la Volpe rappresentavano una cattiva compagnia. Dalla dialettica tra il Grillo parlante, la coscienza individuale che punta sulla riflessività, e le lusinghe del Gatto e della Volpe, la sfida è sempre aperta e tale sfida si chiama sfida educativa. Che prevalga la voce del Grillo o la voce del Gatto e della Volpe è, in larga misura, una questione di educazione, la quale può e si deve avvalere anche della dimensione sociale e collettiva. La comunicazione persuasiva Negli anni 60 gli addetti alla pubblicità sono stati definiti persuasori occulti ma questi, a loro volta, avevano imparato dai persuasori occulti per antonomasia, coloro che facevano propaganda per ottenere il seguito delle folle, ovvero i tribuni, i politici. Anche in questo caso, la via principale della comunicazione persuasiva prima dell avvento dei media a distanza era il comizio, cioè un confronto faccia a faccia in cui l altro appariva nei suoi pregi e nei suoi difetti, era in qualche modo ridimensionabile e non una costruzione artificiale. L avvento dei media e della comunicazione mediata, ha moltiplicato le possibilità di informazione ma ha anche reso più estese le trappole della persuasione senza adeguato ragionamento fino a che oggi parliamo del consumo sia per imitazione sia per ostentazione, fino al caso del consumo compulsivo, che è una sorta di bulimia dell avere. La comunicazione ha una importanza determinante su tutti i comportamenti ed i ragionamenti, quindi chi ha responsabilità collettiva deve prestare molta attenzione a come è fatta l informazione, ed in modo particolare a come è realizzata la comunicazione che vuol spingere a consumare, ovvero a comprare qualcosa che da un lato appaga un bisogno e dall altro lato può anche esporre a spese superiori alle reali capacità. È per questa ragione che, fin dalle origini, il mondo della pubblicità ha sentito il bisogno di darsi dei codici La cerchia di amici è fondamentale per la crescita di ciascuno di noi a qualunque età, ed è una condizione per riuscire ad affrontare più positivamente le sfide quotidiane della vita. Sui comportamenti collettivi, insieme alla pressione del gruppo fisico, che ha il vantaggio di essere pur sempre controllabile, verificabile, ci sono altre sirene che possono avere un influsso ammaliante e, allo stesso tempo, molto anonimo. Una di queste sirene è la comunicazione persuasiva, vale a dire la pubblicità. di autoregolamentazione non tanto per una particolare moralità del settore (che non va esclusa), ma per una considerazione di ordine pratico. Ci si è accorti che se tutti sceglievano la strada della pubblicità ingannevole, nell immediato si guadagnava ma, nel medio periodo, si cominciava a perdere perché la pubblicità degli oggetti, a differenza della pubblicità politica, ha una particolarità, ossia quando compro un elettrodomestico di cui mi hanno detto mirabilie e lo provo, dopo un certo periodo mi rendo conto se è stato un affare oppure no. La persuasione politica, invece, non gioca sulla fisicità del bene, ma sull incertezza, cioè sulla promessa, e quindi è necessario più tempo per rendersi conto se si è comprato un buon prodotto o uno cattivo. La politica vive di incertezza, i consumi un po meno perché un motorino, ad esempio, una volta che lo ho usato, posso verificare se funziona o meno. È nato allora il problema della comunicazione e della pubblicità responsabili, ovvero arrivare ad un accordo tra gentiluomini sul fatto che non si devono dire le bugie perché è scorretto promettere più di quello che si può mantenere. Da questo punto di vista, sono stati fatti grandi progressi nel campo dei consumi di beni fisici, ma nel campo di consumi più simbolici, o di consumi che vivono sulla promessa dell arricchimento, come il gioco, questo senso di responsabilità ancora non esiste, cosicché, come capi-

5 REZZARA NOTIZIE Pag. 5 dipendenza???????? psicologica ta quando si apre un nuovo mercato, tutti ci si sono buttati. La comunicazione persuasiva deve essere al- Gioco e comunicazione Ho partecipato ad una ricerca sul gioco dal lato dell analisi delle forme di comunicazione. Questa ricerca, commissionata da due importanti società di gioco, aveva l intento di arrivare ad una più approfondita verifica su come funzionasse il mondo della comunicazione a favore del gioco, perciò, per questa ragione, io ed un giovane collega in un anno abbiamo analizzato 780 pubblicità. Non inganni il numero, perché in realtà la pubblicità sul gioco non è quella più ossessiva e diffusa, ve n è un altra che la batte di gran lunga ed è la pubblicità sui telefonini. Forse arrivare a dei limiti di copertura di queste forme di pubblicità non sarebbe un male, soprattutto se si volesse vedere alla televisione un film per intero, però sul mondo del gioco la comunicazione ha un ruolo fondamentale ed è necessario fare attenzione perché ha una parte decisiva non solo la comunicazione istituzionale, ma anche quella che avviene nei luoghi dove si gioca. Si dovrebbe fare una distinzione importante tra gioco legale e gioco illegale, perché questo è uno dei punti di dibattito: se introducessimo delle regole più strette, una sorta di proibizionismo, siamo sicuri di riuscire a sconfiggere la mala pianta o non potremmo generare un altro fenomeno, che può alimentare davvero circuiti perversi ancora più critici che vivono nell illegalità? Nel sistema di regolazione che gli Stati hanno scelto a riguardo del gioco, questa dialettica tra illegalità (gioco nascosto) e legalità, ha per lungo tempo tenuto banco. Si è detto che ciò che noi riconduciamo alla legalità è sottratto alla illegalità, e per un certo periodo ritengo che questa forbice abbia funzionato. Attenzione però a non fare gli apprendisti stregoni, perché dopo aver tolto clienti al settore illegale, forse non ci si è accontentati delle dimensioni di quella torta e lettante, in quanto nessuno di noi comprerebbe qualcosa che gli viene dipinto come negativo e scadente. si è cercato di renderla sempre più grande, appetibile e remunerativa. La comunicazione generale, globale e locale, intendo dire non nelle singole città ma nei luoghi dove si gioca, realistica e veritiera è allora una frontiera importante nelle forme di educazione al gioco. Una serie di giochi si basa sulla pura sorte, altri invece sull abilità. Giocare a scopone con gli amici, puntando anche qualche soldo o qualche bottiglia di vino, è sicuramente un gioco di abilità, mentre giocare a tombola è pura sorte. Spiegare che ci sono giochi in cui conta l abilità e giochi in cui conta la sorte, non presentare la fortuna come una forma di abilità, sarebbe già una correttezza, ma noi abbiamo fatto i conti anche con forme di comunicazione basate su testimonial (giocatori, persone di spettacolo ) che hanno indotto l idea che il guadagno mediante il gioco possa essere il sostituto del lavoro. Messaggi di questo genere, che possono valere solo per pochi professionisti, sono devastanti dal punto di vista educativo e degli effetti sociali. Molte persone assumono inizialmente dei comportamenti, che poi le portano alla rovina, per scelta e finiscono in una trappola. Ciò era molto evidente nei percorsi dei tossicodipendenti ed i loro racconti lo sottolineano: sono io che decido, posso smettere quando voglio. Questo meccanismo è una forma di autoinganno su cui spesso fanno leva i cattivi consiglieri: è solo una prova e quando vuoi smetti. È così che riceviamo on-line offerte di bonus da 50 euro per poter giocare per gioco, ma questa è un apertura di fido ed è una trappola. Anch io sono capitato in vari tranelli perché con la scusa della comunicazione hai vinto un iphone, mi sono poi trovato invaso da pubblicità di tutti i tipi ed a tutte le ore del giorno. La ricerca dell Università Cattolica di Milano Vorrei fornire alcuni risultati della nostra ricerca. Non abbiamo fatto un indagine qualitativa, ma quantitativa e ci siamo basati principalmente su una tecnica, quella dei focus group e dell uso dei blog, abbiamo cioè avviato un gruppo di discus- sione a distanza guidato con un moderatore. La nostra ricerca è stata condotta sui giovani maggiorenni, mentre qui avete fatto una ricerca sui minorenni ed è una cosa molto interessante ed importante perché ufficialmente il gioco dei minori non esiste e questa è la finzione delle regole imposte dallo Stato, in particolare dall Aams. Nella nostra ricerca sono stati abbinati significati positivi e negativi, ad esempio divertimento-solitudine; vincitaperdita; probabilità-impossibilità; felicità-delusione; Tu giochi? Perché si gioca Giochi praticati Dipendenze dal gioco adrenalina-dipendenza; opportunità-pericolo; sfida alla sorte, alla società, agli altri giocatori-inganno; passatempo versus stigma, ossia giocare di nascosto. Molte pubblicità giocano sulla penombra e molti luoghi di ritrovo dei giocatori puntano sul tema dell oscurità: non essere visti dagli altri è un incentivo a giocare piuttosto che a non farlo. L on-line, poi, è stato visto come praticità, comodità, forma di autocontrollo ma la rete è anche solitudine, disagio, elusione del controllo. Abbiamo poi intervistato, con la stessa tecnica, anche dei professionisti del gioco, senza però che fossero dei giocatori, ed in questo caso il loro punto di vista è stato soprattutto centrato sulla dialettica Stato-impresa: da un lato è lo Stato che incentiva il gioco e dall altro vi sono imprese che hanno la convenienza a utilizzare tale spazio, mentre dal lato del dover essere si vorrebbe uno Stato regolatore, controllore, promotore di coscienza critica e dal lato dell impresa, un azienda autoregolamentata, che segua un codice etico autoimposto, in assenza di uno Stato regolatore. Attualmente la diagnosi è che lo Stato sia soprattutto Stato-azienda, regolatore sì ma orientato alla massimizzazione degli introiti fiscali derivanti dal gioco, quindi è uno Stato apparato poco responsabile, poco attivo e poco attento ai rischi della pratica che lui stesso incentiva. Dal lato delle imprese, queste sono legittimamente orientate al business, ma con gradi di responsabilità sugli effetti sociali ed economici della loro attività assolutamente sproporzionati alla posta in gioco. Un altro elemento, allora, è la crescita del gioco on-line come scenario prossimo venturo. Sono allora sperabili alcuni auspici: che vi sia un aumento di movimenti di opinione antiliberalizzazioni, vale a dire che richiamano tutti al senso di responsabilità; si vede come rischio la diminuzione della capacità di dominio individuale e l aumento del gioco non per gioco; infine si spera la trasformazione degli operatori in attori responsabili autoregolamentati. Sono sfide che poi sono all ordine del giorno anche del dibattito in Parlamento, e mi sembrano tutti elementi importanti da considerare per arrivare a soluzioni che, senza passare attraverso il proibizionismo da Stato etico, facciano leva sulla consapevolezza di giocare non con le parole ma con veri effetti boomerang, di cui poi pagano il conto innanzitutto le famiglie e quindi tanti singoli individui che dalla scelta sono caduti nella trappola. GIANCARLO ROVATI Università Cattolica S. Cuore di Milano

6 Pag. 6 REZZARA NOTIZIE dipendenza psicologica IL VUOTO DELL INSICUREZZA E LA RICERCA DI RELAZIONE Il dolore è spinta verso la dipendenza ed insieme è invocazione di relazione. La soluzione dei problemi risiede nel recupero di luoghi di incontri significativi. Alla scuola spetta il compito di educare a non dare dignità alle parole - ancoraggio al gioco strategico che forma le persone a padroneggiare le situazioni e che ha una componente intelligente di furbizia e di bravura. Parto da due considerazioni: la dipendenza appartiene all esperienza umana, il gioco utilizza le strategie molto efficaci. È una riflessione importante che ci ricorda che non basta semplicemente saperlo per evitarlo, in quanto il gioco è molto seduttivo, è intrigante. Vorrei iniziare da una riflessione, ovvero perché occuparsi delle dipendenze? Vale la pena investire denaro sul processo che blocca le dipendenze quando queste ultime provocano posti di lavoro ed introiti per lo Stato? Se ragioniamo da questo punto di vista, dobbiamo capire cosa intendiamo per Fascino della dipendenza La dipendenza è qualcosa che ci appartiene, è una grande ambivalenza della nostra vita perché da una parte abbiamo un attrazione verso di essa e dall altra parte ci sentiamo soffocare dalla dipendenza. Avviene questo perché è l esperienza di vita che facciamo dal momento che nasciamo in una condizione di assoluta dipendenza dall adulto. La dipendenza, allora, spesso è incapacità di pensare e diventa un modo per ritornare in un luogo in cui non sei tu che pensi ma è qualcun altro a farlo per te. Il pensiero è il luogo della relazione perché la mamma è un po la macchina per pensare ed il bambino ha dei pre-prensieri, dei movimenti interni che la madre ascolta, interpreta e restituisce come pensiero. La mamma dà al neonato un pensiero ed il bambino comincia lentamente a collegare le sue sensazioni a degli oggetti, e questo è l inizio di un pensiero che nasce in una dipendenza che però diventa relazione. Si dice che la persona che non riesce ad evolvere in modo significativo rimane senza un pensiero e lo psicotico, quindi, è una persona che in realtà non riesce ad avere un pensiero ma solo delle fantasie. Il secondo elemento che nasce in questo legame di dipendenza è il concetto di limite: un po alla volta il bambino impara che egli non è attaccato alla madre ma è una cosa separata. Impara ciò attraverso le carezze perché il nostro corpo è una sorta di dipendenza perché, in questo modo, finiamo per intendere come dipendenza solo quella patologica che va curata ed ha quelle caratteristiche che, più o meno, conosciamo tutti in quanto tutti abbiamo qualche piccola dipendenza: si è sempre meno tolleranti e c è bisogno di aumentare sempre più la quantità di comportamento, di sostanza perché non è più sufficiente. Il primo gioco, quindi, è la tolleranza, il secondo gioco invece è non riuscire a rimanere astinente e la smania fa accettare qualsiasi comportamento pur di poter rispondere a questo grande bisogno di tolleranza e di astinenza. confine che ci fa sentire cos è dentro e cos è fuori ed è lo stesso confine che poi sarà il limite del pensiero: cosa appartiene alla mia identità e cosa al mondo esterno. Se questo confine non nasce, non riesco a fare questa differenza e quando questo confine non nasce bene, sarò una persona molto spaventata con dei limiti fragili e deboli, con una personalità preoccupata e metterò, come diceva Lucio Dalla, tanti sacchi di sabbia alla finestra perché chiunque mi spaventerà in modo enorme. Però se questo è vero, nasce anche il senso del reale che significa che non posso vivere dentro a questa simbiosi assoluta e devo separarmene. Non è facile accettare questo perché è bello che qualcun altro si preoccupi per noi, faccia tutto per noi e questa seduzione, anche quando si è usciti dalla simbiosi, permane e la troviamo poi quando si sviluppa una dipendenza: sono così onnipotente che se voglio posso anche tornare a riprendere in mano tutto il mio destino. Ci sono sempre momenti in cui si sente la necessità di ritornare a comportamenti più regressivi, e qui compare la situazione di dipendenza. Nel processo di allontanamento del bambino, il gioco è uno strumento fondamentale perché è il momento, il luogo in cui si può sperimentare qualsiasi cosa. Se osservate un bambino, vi accorgerete che egli gioca infinite volte allo stesso gioco finché ad un certo punto smette perché quel gioco ha finito la sua funzione. È fondamentale imparare ed usare la distinzione tra gioco strategico e gioco d azzardo. Il gioco evolutivo, di cui ho parlato poco sopra, è il gioco strategico ed è l intrattenimento con cui il bambino mette in gioco le sue capacità e non la fortuna. Vorrei citare un esempio quotidiano: a tutti noi sarà capitato di vedere Affari tuoi (o gioco dei pacchi), che è un gioco di fortuna presentato come un gioco strategico. In tutto il linguaggio usato, si fa sempre riferimento ad una strategia (numerologia) e quando viene aperto un pacco in cui non c è niente il concorrente è gratificato con un bravo : questa è la vera seduzione che ci fa entrare nell idea che, in fondo, questi giochi siano di abilità mentre non sono altro che spettacolo. Il regolamento ad Affari tuoi, leggibile anche su internet, dice che i partecipanti sono selezionati da Enimont e tra le caratteristiche indicate dalla selezione troviamo che devono essere in grado di fare spettacolo. Il famoso dottore, che in altri Paesi si chiama in altri modi, non ha la funzione di far risparmiare soldi alla Rai, ha il compito di far arrivare la trasmissione in fondo con la più alta tensione possibile, tant è che se quella trasmissione non funziona, non è mandata in onda. Dico questo perché tutto ciò seduce la nostra mente a pensare che quella modalità di gioco corrisponda al gioco strategico, ma non è vero. Sicurezza e dolore Quando una persona riesce a portare a compimento il processo di cui ho parlato all inizio, essa costruisce la base sicura (John Bowlby) o la fiducia di fondo. La base sicura è quella sorta di base sotto alla quale, male che vadano le cose, so di non poter precipitare: mi arrampico, vado alla ricerca di cose nuove, scivolo indietro ma so che peggio di così non può andare. Detta così sembra una cosa negativa, ma pensate quanto rassicurante sia raffrontata con il dire che tutto va male e non si sa come andrà a fine. Oggi se ne parla molto ed è il fondamento della resilienza, che Abuso dell alcol con effetto di: Lo sballo del sabato sera è: Motivi dell uso di alcol La dipendenza da alcol è:

7 REZZARA NOTIZIE Pag. 7 dipendenza psicologica è la capacità che ognuno ha di rimettersi in piedi dopo un evento drammatico, magari anche migliorando. Se non si ha una base sicura, però, non ce la farai e se non ce la fai il tuo destino è quello di essere travolto dal dolore. Credo che il dolore, da questo punto di vista, sia una chiave di volta e quando parlo di dolore faccio riferimento a qualcosa che avvicina molto il dolore fisico a quello psichico non solo perché fanno riferimento alla stessa area cerebrale, ma anche perché nel bambino piccolo sono assolutamente equiparati. Per il bambino piccolo non esiste distinzione tra dolore fisico e psichico e un dolore è sempre di tutti e due i tipi, in seguito impariamo a distinguerli ma l equivalenza dei due dolori rimane profondamente radicata. Nel caso della colica, dove il dolore è intermittente, nel momento il cui sembra scomparire ci si illude che il dolore se ne sia andato ma invece torna immediatamente ed è la sconfitta di questa idea di aver superato miracolosamente tutto. Nel gioco il meccanismo è lo stesso: gioco nell illusione di vincere e quando torno indietro, ho la coazione a ripetere e non a fuggire. Il dolore è qualcosa che spinge a idee terribili ed un dolore fortissimo può far pensare che tagliare la parte dolorante equivalga a togliere il dolore: una cancrena spinge la persona a voler farsi tagliare la gamba, salvo poi immaginarsela di nuovo viva. Ritengo che il dolore sia qualcosa di così fondante rispetto alle dipendenze che sia assolutamente sciocco pensare che il proibizionismo possa funzionare contro il dolore, perché non c è modo di rispondere. Quando parliamo di dipendenze facciamo riferimento a varie forme che vanno dalla tossicodipendenza, al tabagismo, ma parliamo anche di attività sessuale ed internet, da questo punto di vista, è un altra trappola. Quand ero adolescente, andavo a comprare il Playboy e lo nascondevo dentro a qualche rivista perché mi vergognavo molto, oggi non occorre più imbarazzarsi, ma la cosa peggiore non è tanto la diffusione della pornografia in rete è semmai la sciocchezza di questa; quando è on-line Giochi e parole Si dice che l inventore degli scacchi chiese come premio ad un re indiano una cosa molto semplice che gli fu concessa subito: voleva Pericolosità percepite Le persone adulte abusano abitualmente di: perché toglie ogni fantasia e desiderio al sesso facendolo diventare una serie di atti meccanici assolutamente uguali e ripetitivi. In questo senso c è una pericolosità nel gioco on-line legato al fatto che è un gioco velocissimo: una partita a poker fatta tra persone che giocano al tavolo ha una durata di tot minuti, una partita in rete è molto veloce e toglie la possibilità di pensare. Un altro gioco on-line, legittimato, è il trading on-line: oggi tutti offrono continuamente la possibilità di giocare in borsa tramite la rete. In realtà non ho giocato, ho investito. un chicco di grano nella prima casella della scacchiera che aveva inventato, due chicchi di grano nella seconda, quattro nella terza I giovani abusano abitualmente di: e così via fino ad arrivare alla sessantaquattresima fila. Al re sembrò una cosa ragionevole, ma non lo è perché il risultato finale dell operazione porta ad una quantità di grano pari a diciotto trilioni di grani, ovvero trent anni di produzione mondiale. Rimaniamo tutti basiti di fronte a questa conclusione perché non c è un rapporto tra grano ed esito finale, ossia essere partiti dal grano fissa la nostra attenzione, diventa un ancora cognitiva che ci impedisce di vedere la dimensione finale. Le parole hanno un significato e se uso il termine slot machine, do dignità ad una macchinetta mangiasoldi così com è accaduto alcuni anni fa con la parola escort. Se diamo dignità usando delle paroleancoraggio, non riusciamo più a renderci conto di cosa stiamo parlando da un punto di vista cognitivo. Inoltre, quando parliamo di danni, pensiamo al nostro modello di danno. Se sentiamo dire che ci sono migliaia o milioni di persone ludopatiche questo è solo un numero, ma se ciò non è nella mia esperienza tale numero è vuoto. Ecco perché spesso sono gli ex tossicodipendenti o le loro famiglie ad occuparsene di più, perché essi conoscono il valore di quella perdita che per noi è solo un numero e, quindi, facciamo fatica ad indignarci in modo sufficiente di fronte a qualcosa che non appartiene alla nostra esperienza. Altra piccola seduzione presente nel gioco è il fatto che il costo psicologicamente non è visto come una perdita, quindi se compro un biglietto che non vince, non ho perso nulla. Non sappiamo ragionare in termini di probabilità ma lo facciamo in termini di possibilità, per cui scrivere fuori dalle sale giochi che un gioco ha una probabilità su un milione di vincita, per il giocatore non ha significato perché penserà alla possibilità di essere lui quella persona. Pensare che siano questi i messaggi che aiutano a sottrarsi da queste dipendenze, non è possibile perché non padroneggiamo il concetto di caso ed il gioco d azzardo è tale. Accettare il caso significa che vi è qualcosa che non possiamo controllare, e questo ci spa- Il bisogno di relazione Se il centro del problema è il dolore, ricordiamoci anche che quello stesso dolore ha una grande spinta proattiva, cioè se spinge la persona verso la dipendenza la spinge anche verso la ricerca di una relazione, ma non trovandola va verso la dipendenza. Credo che oggi il grande problema sia recuperare la centralità della relazione, ma questa richiede tempo. Non è vero il ho poco tempo ma le mie relazioni sono di qualità perché le relazioni non si costruiscono a comando, hanno bisogno dei loro tempi e quindi bisogna recuperare il momento per la relazione e per la partecipazione, che è un altro elemento fondamentale. Un mio maestro psichiatra mi diceva che Mitterand un giorno l aveva chiamato chiedendogli cosa si potesse fare per dare futuro e speranza ai francesi. Il mio maestro rispose di organizzare luoghi di incontro. Recuperare partecipazione e luoghi di incontro significativi della città sia molto più importante che non preoccuparsi venta dal punto di vista psicologico. Riusciamo sempre a dare una spiegazione logica a qualsiasi cosa sia accaduta, e se non è logica riusciamo ad attribuirne comunque una. Il caso ci spaventa, mentre il miracolo significa l esistenza di un disegno superiore che ci rassicura. Dal punto di vista cognitivo, poi, non riusciamo a padroneggiare il caso perché c è un colpevole: i nostri neuroni dopaminergici. Il cervello impara attraverso gli errori, quindi il sistema dopaminergico ha la funzione di anticipare gli eventi e preparare le risposte, quindi continua a ritenere di poter padroneggiare quello che sta accadendo. Ecco perché di fronte alla macchinetta mangiasoldi, che è programmata per restituire il 5% dei soldi inseriti, i nostri neuroni dopaminergici ci spingono a pensare che vi sia una logica in tutto questo. È lo stesso motivo per cui riteniamo che i numeri del lotto siano prevedibili dal punto di vista della loro ripetitività, ma ogni volta che si estraggono, le probabilità di ogni numero di uscire è 1 su 90. Siamo così creduloni che quando in una ricevitoria qualcuno vince, tutti vanno a puntare in quella ricevitoria. Sono tutte trappole che se non riusciamo a conoscere un po alla volta, risultano essere molto seduttive. che una casa di giochi apra la porta di fronte ad una scuola perché i ragazzini vanno in questi luoghi dal momento che non vi sono altri posti dove andare. Cominciamo a riflettere anche su questo punto perché inchiodando le porte dei posti che non ci piacciono non diamo alcuna risposta. Altro aspetto è quello di svelare i meccanismi e se nelle scuole, quando si parla di matematica e di statistica, si iniziasse ad usare questi esempi forse ciò aiuterebbe il ragazzo a non farsi giocare dal gioco ma a pensare che essere furbi non significa trovare le strategie per vincere ma vuol dire essere più bravi di quelli che vogliono ingannarti inducendoti al gioco. Credo che i giovani, su questo, potrebbero ritrovare una sfida anche divertente perché il gioco contiene anche una componente di furbizia e di bravura. Insegniamo allora ai ragazzi ad essere furbi nel modo più utile al loro sviluppo. ANTONIO ZULIANI psicologo psicoterapeuta

8 Pag. 8 REZZARA NOTIZIE Un Paese dove si spendono circa euro pro capite, neonati compresi 1890 euro pro capite considerando solo i maggiorenni per tentare la fortuna che possa cambiare la vita tra videopoker, slot machine, Gratta e vinci, sale Bingo. E dove si stimano 800mila persone dipendenti da gioco d azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio. Un fatturato legale valutato in 79.9 miliardi di euro nel 2011, a cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci miliardi di quello illegale. E in agguato i dati del 2012,che circoscrivono la raccolta a una cifra impressionante: circa 103 miliardi di euro, tra guadagni legali (88) e illegali (15), con un dato di crescita del 10%. È «la terza impresa» italiana (ma ha messo la freccia del il gioco in Italia L ABITUDINE DI GIOCARE IN ITALIA CRESCE SOPRATTUTTO FRA I GIOVANI Mentre i consumi e i risparmi delle famiglie italiane decrescono, dunque, le spese per i giochi non conoscono crisi: siamo il primo Paese al mondo per il Gratta e vinci, abbiamo un numero pro capite di macchine da gioco di ultima generazione - le Vlt - triplo rispetto agli Stati Uniti, deteniamo il 23% del mercato mondiale del gioco on line. La spesa pro capite annua per ogni italiano maggiorenne va, a seconda delle stime, da 1703 a 1890 euro. Le persone che hanno problemi di dipendenza sono tra le 500mila e le 800mila, quelle a rischio sono quasi due milioni. Insomma, l Italia è tra i primi Paesi al mondo per consumi di gioco d azzardo. Si stima tra gli 88 e i 94 miliardi di euro il business dell azzardo, nel nostro Paese, per l anno in corso, terza industria nazionale con il 4% del Pil prodotto. Ma se il giro d affari cresce, le entrate per lo Stato - in percentuale - scendono incessantemente: si è passati dal 29,4% del 2004 all 8,4% del 2012, sul totale del fatturato. Proventi lordi dei giochi d azzardo on-line in mld (5 mercati UE più grandi nel 2008 Proventi lordi on-line (attività dei giocatori), per prodotto (2008) sorpasso per diventare la seconda), l unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro Paese. Quella che conta su ben punti e agenzie autorizzate sul territorio secondo l anagrafe di inizio ottobre Ben 49 clan che gestiscono «i giochi delle mafie» e fanno saltare il banco. Da Chivasso a Caltanissetta, passando per la via Emilia e la Capitale. I soliti noti seduti al «tavolo verde»: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone. Le mafie sui giochi non vanno mai in tilt e di fatto si accreditano a essere il quattordicesimo concessionario «occulto» dei Monopoli di Stato. Così ad Azzardopoli i clan fanno il loro gioco. Rien ne va plus. Si punta e si vince. Numeri, storie, analisi del dossier non svelano la soluzione di un giallo perché, semmai, il colore che prende l impresa è il nero. Per i risvolti in chiaroscuro, per le numerose zone d ombra di un sistema complessivo, quello dei giochi d azzardo, che, curiosamente, ma non troppo, in un Paese in crisi come l Italia, funziona e tira. È un settore che, cifre alla mano, offre lavoro a addetti e muove gli affari di aziende, grandi e piccole. E mobilita il 4% del Pil nazionale con il contributo, secondo le stime più attendibili, di circa 36 milioni di italiani, fosse anche solo di quelli che si limitano a comprare il tradizionale tagliando della Lotteria Italia, peraltro in netto calo alla fine del 2011 (-15%). Se hanno giocato almeno una volta 36 milioni di italiani a quanti il gioco ha cambiato in meglio la propria vita? Non disponiamo di statistiche,ma non stenterete a credere che la percentuale è infinitesimale. I giocatori moderati sono rimasti nel guado dell ordinaria amministrazione mentre centinaia di migliaia di italiani sono scivolati nella patologia. È una constatazione sociale, di rara semplicità, abbastanza forte sui danni dell azzardo, senza scivolare nel catastrofismo? A inizio 2011 l ottimismo spingeva a una previsione d incasso del mercato dei giochi pari a 80 miliardi, poi una frenata autunnale aveva ridimensionato la previsione a 73 miliardi. Ma l Italia, che pure incassava la manovra più dura e consapevole, quella di Monti, dava fiato nell ultimo trimestre dell anno a una raccolta ancora più lusinghiera e, a chiusura di conti, il dato finale si sarebbe attestato, secondo la previsione iniziale, a 79,9 miliardi, pari alla somma del debito finanziario dei Comuni a fine E 8,8 miliardi sono andati allo Stato. L incremento percentuale rispetto all anno precedente è di un rilevantissimo +24,3%. Le vincite pagate ammontano a 62 miliardi con un payout (ovvero la restituzione in vincite) pari al 75%. La raccolta aumenta,ma i proventi per lo Stato sono fermi. Nel 2012 lo Stato incasserà un miliardo in meno dell anno precedente, tornando ai livelli di redditività di quattro anni prima, un poco strategico salto del gambero. E la cifra verrà a mancare a un bilancio comunque dissestato. Questa l incredibile contraddizione della macchina da guerra dell azzardo. Per la cronaca l Italia con questa cifra occupa il primo posto in Europa e il terzo posto tra i Paesi che giocano di più al mondo. Ma dalle proiezioni dei primi dieci mesi del 2012 l Italia potrebbe andare in pole position, con il contributo del comparto illegale, scavalcando Stati Uniti e Giappone. Il trend di crescita non ha pari. Nel mondo del Gratta e vinci un tagliando su cinque di quelli venduti al mondo è italiano e nessun mercato internazionale è assorbito con la stessa invadenza come il nostro dalle videolottery (nella misura del 57%). Ma non finisce qui. Nonostante tutti i contrappesi morali della lobby buona si stima che la raccolta 2012, anche in considerazione del grande impulso dell azzardo nel mese di dicembre, possa avvicinare i cento miliardi di euro. La terza industria del Paese potrebbe diventare addirittura la seconda. Se analizziamo i dati riferiti ai mesi di ottobre e novembre 2011, il primato per la spesa pura nell azzardo spetta alla Lombardia. I costi sociali e sanitari per la collettività si aggirano tra i 5,5 e 6,6 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti 3,8 miliardi per il mancato versamento dell Iva. I costi, non facilmente stimabili, che riguardano l aggravarsi di fenomeni sociali rilevanti: le infiltrazioni mafiose nei giochi, la crescita del ricorso all usura, il peggioramento delle condizioni delle persone più fragili e povere, maggiormente esposte alla seduzione di slot e biglietti della lotteria, i sussidi da versare a chi si rovina giocando, l incremento delle separazioni e dei divorzi, un aumento impressionante di giocatori tra i minorenni. (Dati della campagna Mettiamoci in gioco di Libera)

9 REZZARA NOTIZIE Pag. 9 ❶ Nella maggior parte dei casi il gioco d azzardo e le scommesse sportive rappresentano una forma di divertimento praticata occasionalmente, nel tempo libero. Di conseguenza non rappresentano alcun pericolo, né individuale né sociale. In alcuni casi però tale pratica può sfuggire al controllo del giocatore, diventando una forma di addiction (gioco d azzardo patologico) non sempre facile da definire in maniera esaustiva e comunque dalle conseguenze di notevole portata sociale ed economica ❷ Il gioco d azzardo rappresenta un fenomeno in grande espansione: negli ultimi anni l insieme dei giochi d azzardo, cioè quelli interamente fondati sull alea, hanno coinvolto quote sempre più grandi di popolazione, divenendo in questo modo di grande rilevanza economica e con un forte impatto sociale. La crisi non sembra aver né arrestato né rallentato il fenomeno: molte persone, anzi, di fronte alle difficoltà derivanti dalla riduzione del reddito e/o dalla perdita del lavoro, sono spesso tentate da quella che appare loro una soluzione e iniziano a giocare (o aumentano numero o valore delle giocate). In questo modo ovviamente avviano una micidiale spirale: nel tentativo di ammortizzare il crescente costo del gioco, giocano sempre di più e presto finiscono con l aumentare in modo rilevante le loro difficoltà, spesso finendo nelle mani dell usura che si presenta come un fenomeno connesso all aumento del gioco d azzardo. L aumento della domanda, cioè del numero di giocatori è stato determinato da più fattori come la continua differenziazione dei giochi esistenti, la diffusione capillare di luoghi dove giocare (la trasformazione delle tabaccherie in veri e propri piccoli casinò, le slot machine nei bar, la crescita esponenziale delle forme di azzardo online) e una maggiore accessibilità in termini di somme necessarie da impegnare per iniziare a giocare. Si è riscontrata dunque un evoluzione nell offerta e nella pratica del gioco d azzardo che ha generato un aumento della quantità di denaro investito. Corrispondentemente, la domanda è aumentata sia in relazione al numero di giocatori che nella spesa pro-capite. ❸ L identikit del giocatore una tantum descrive un uomo giovane, tra i 25 e i 44 anni, con un livello di istruzione medio alto che vive da solo o con amici ed ha un lavoro affermato, come l imprenditore o il dirigente. Giocano meno le casalinghe e i pensionati, le persone con figli oppure i commercianti o i liberi professionisti. Si gioca di più nelle regioni del sud Italia, infatti dalle prevalenze regionali, risulta più diffuso il gioco tra i residenti del Molise (57,5%), seguiti dalla popolazione campana e da quella siciliana (rispettivamente 51,5% e il 50,7%). I territori regionali con percentuali più basse di giocatori sono invece la Valle D Aosta e il Trentino Alto Adige con il 31,9% ❹ Confrontando coloro che hanno dichiarato di aver giocato d azzardo almeno una volta nella vita con quelli che non lo hanno mai fatto è possibile identificare alcune variabili di tipo socio-demografico associate al gioco d azzardo: avere un livello socio-economico elevato è maggiormente associato al gioco d azzardo, ma sono gli individui con un basso livello socio-economico ad essere più frequentemente gioca- il gioco in Italia RINVIATI GLI ACQUISTI IMPORTANTI IN ATTESA DEL COLPO DI FORTUNA tori patologici. Inoltre sono state riscontrate correlazioni positive fra gioco d azzardo e abuso di alcol e di sostanze illecite. La slide descrive le caratteristiche associate al gioco d azzardo e i relativi O:R: oltre ad essere giovane e di sesso maschile, i fattori individuali maggiormente correlati con il gioco d azzardo sono il possesso di un diploma. Molte persone, di fronte alle difficoltà derivanti dalla riduzione del reddito e/o dalla perdita di lavoro, sono tentate di giocare la fortuna. Associazioni positive sono state inoltre riscontrate tra la propensione al gioco e altri comportamenti a rischio come l uso di stupefacenti, il binge drinking, il fumo. Il gioco è inoltre associato a varie tipologie di comportamenti aggressivi. ❺ La febbre del gioco non risparmia i ragazzi. Poco più di un milione di studenti italiani delle scuole superiori afferma di aver giocato soldi almeno una volta nel corso dell ultimo anno. I maschi giocano più delle femmine. Nell ultimo decennio si è assistito ad un incremento del numero di studenti coinvolti nel gioco d azzardo. Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i generi risulta essere al primo posto il gratta e vinci seguito dalle scommesse sportive e lotto e superenalotto. Tipicamente maschili sono invece le macchine da gioco elettroniche. Tra gli studenti giocatori, il 6% ha puntato, perdendo o vincendo, più di 50 euro nell ultimo mese e lo 0,4% ha un profilo di rischio problematico. Anche in questo sono i ragazzi a presentare i profili più gravi. ❻ È noto che la partecipazione a più tipologie di giochi è fortemente predittiva del GAP. Giochi che forniscono un feedback immediato rispetto al risultato risultano essere più coinvolgenti rispetto ad altre forme di gioco e quindi hanno una maggiore probabilità di produrre dipendenza. In Italia è abbastanza diffuso l impiego di apparecchiature informatiche che implicano due importanti fattori: in primo luogo l affrettata ripetitività del tentativo successivo che non consente la rielaborazione psicologica del gioco precedentemente effettuato; in secondo luogo l esiguità della singola giocata abbassa la soglia di percezione del danno derivante da tale comportamento. L aumento della disponibilità di questi dispositivi è riconosciuto come un fattore associato all aumento delle sindromi GAP. Circa i due terzi degli studenti giocatori ha preferito divertirsi con il gratta e vinci ed altre lotterie istantanee: nel corso del 2011 si è passati da dal 59% al 63%. Tra gli studenti di sesso maschile è ampiamente diffusa la pratica delle scommesse sportive. La terza tipologia di gioco che ha avuto un notevole incremento (dal 20% al 26%) è stato il lotto/superenalotto. ❼ L analisi dei contesti di gioco può rappresentare un importante indicatore per comprendere le motivazioni che spingono i ragazzi a trascorrere il tempo giocando con denaro. I ragazzi preferiscono i locali pubblici non dedicati esclusivamente al gioco (bar, tabaccherie, pub), le case private e le sale scommesse. Il gioco virtuale (internet, telefono cellulare) viene preferito soltanto nel 10% dei casi. ROBERTO FINI Università di Verona

10 Pag. 10 REZZARA NOTIZIE pratica del gioco IL GIOCO FONTE DI DIPENDENZA NUOVA EMERGENZA SOCIALE L Italia in pochi anni è passata da 13 miliardi di euro giocati l anno a 80 miliardi di euro, con un incremento costante. Lo Stato ha praticamente liberalizzato il gioco d azzardo con concessioni a multinazionali, alcune delle quali sospettate di mafia. A Vicenza si giocano 500/600 euro all anno per persona, mentre la media nazionale è di euro. L Amministrazione comunale di Vicenza sollecitata da un comitato genitori della zona di San Felice, che protestava perché stava per aprirsi una sala giochi, ha iniziato a studiare il fenomeno della tematica del gioco in città. L attenzione del Sindaco di Vicenza e del consigliere Raffaele Colombara ci ha spinti a verificare sul campo l andamento del progressivo aumento di sale gioco, per le quali il Comune doveva solo rilasciare un autorizzazione, completata da una della Questura. Siamo rimasti molto colpiti da questo fenomeno, oltre al fatto che ci è parso inappropriato che una sala giochi aprisse proprio di fronte ad una scuola, così siamo andati a esaminare cosa stesse accadendo e ci siamo resi conto che a livello nazionale c è un epidemia. Entità del fenomeno L Italia, infatti, in pochi anni è passata da 13 miliardi di euro di giocato l anno a 80 miliardi di euro: questa cifra è praticamente ciò che lo Stato italiano paga di interessi su un debito che è imponente e che sta mettendo in grave difficoltà il nostro Paese. Le previsioni di incremento, poi, indicano che il volume delle giocate potrebbe arrivare a 100 miliardi di euro. Abbiamo anche rilevato che lo Stato ha praticamente liberalizzato il gioco, ha concesso licenze a multinazionali del gioco, alcune delle quali possedute da camorra, ndrangheta e mafia, ed autorizzazioni per tre volte le sale gioco e le macchinette installate un anno e mezzo fa: è, quindi, solo l inizio di una catastrofe. Infine, in Italia sono circa 800 mila le persone che soffrono di ludopatia, cioè sono dipendenti dal gioco. Quando abbiamo visto questi dati, ci siamo resi conto di quanto sia strisciante e pericoloso il fenomeno. Le macchinette delle sale gioco, innanzitutto, sono controllate dal Francesco Corallo, che è in odore di camorra ed è indagato da undici procure riguardo ai rapporti fra gioco lecito e camorra, ndrangheta e mafia e funzionari dello Stato appartenenti ai Monopoli di Stato, Ministero delle Finanze. Ilda Bocassini, recentemente, ha individuato una potente infiltrazione in Regione Lombardia. Oggi le mafie utilizzano le sale gioco, e tutto ciò che gira attorno al gioco e alle macchinette, come una forma di infiltrazione lecita, inoltre questi luoghi sono diventati il principale ed il migliore strumento di riciclaggio. Il «Financial Time» considera l Italia come la bisca d Europa e pur essendo, il nostro, uno Stato che in poco tempo ha avuto un impennata incredibile ed intollerabile, non si è ancora munito di una legge che regolamenti il gioco. Scarsi poteri dei Comuni Gli amministratori locali oggi hanno poteri limitati ed in questo caso è la Questura che rilascia le licenze più importanti. Abbiamo fatto un vertice in Prefettura con prefetto, questore, comandante dei Carabinieri e Comune e la prima cosa che abbiamo fatto è stato emanare un regolamento commerciale per proibire che le sale gioco aprano entro cinquecento metri da scuole, chiese, ospedali e tutto ciò che definiamo luoghi sensibili. Appena emanato tale regolamento commerciale, seguito dal mio assessorato, ci rendiamo subito conto che questo è vincolante per il Comune e per le autorizzazioni rilasciate dal Comune, ma non vincola la Questura. Abbiamo allora preso le previsioni e le abbiamo inserite nei regolamenti urbanistici, perché le norme tecniche di attuazione diventano uno strumento molto più imperativo ed importante ed impegnano anche la Questura perché questa, quando deve rilasciare l autorizzazione, deve verificare che il luogo abbia anche le caratteristiche urbanistiche adeguate per l apertura di una sala giochi. A Vicenza ci sono numerose domande per l apertura di questi luoghi, ma aumentano anche i comitati di genitori, che sono diventati numerosi, e di ciò noi siamo contenti perché così è possibile fare un alleanza fra il Comune e i cittadini. La Questura ha chiesto al Ministero degli Interni cosa dovesse fare ed quest ultimo ha risposto che deve controllare è che le persone che gestiscono le sale giochi non siano dei pregiudicati. Si deve però tenere in considerazione che le mafie e la ndrangheta non utilizzano di certo dei pregiudicati per aprire uno di questi luoghi, in quanto hanno tutti i mezzi e gli strumenti per mettere le persone giuste al posto adeguato. La Questura praticamente è liberata da ogni obbligo e comincia a rilasciare le licenze perciò noi, come Comune, impugniamo questo rilascio, lo blocchiamo ed i gestori ricorrono al Tar, il quale non si è ancora espresso con una sentenza ma con un ordinanza di sospensiva secondo la quale, per il momento, le sale giochi possono aprire. Azione a Vicenza Da un punto di vista dell amministratore locale, la sensazione è che Vicenza oggi sia una città simbolo della lotta contro l eccesso di gioco e non tanto contro il gioco in se stesso, pur essendo una delle realtà con la percentuale più bassa di giocato. A Vicenza, infatti, individualmente si giocano intorno ai euro all anno mentre la media nazionale è di euro annui. I sindaci di moltissime città non si sono ancora resi conto della situazione dal momento che si può prenderne coscienza nel momento in cui sorge un comitato o quando, fra qualche anno, le 800 mila persone, che diventeranno sempre più numerose, inizieranno a non avere più soldi, quindi dovranno rivolgersi alle Asl per chiedere assistenza per disintossicarsi. Essi chiederanno ai Comuni di essere aiutati perché si saranno mangiati tutti i soldi, avranno rovinato la famiglia e, quindi, in un contesto già di crisi notevole nel quale è necessario aiutare tanta gente, saremo costretti a dare una mano a queste persone in modo da permettere loro di pagare l affitto, le bollette e sostenere la famiglia in un momento già delicatissimo. Questa è una catastrofe da un punto di vista sociale, da una parte, ed economicofinanziario dall altra parte. A livello territoriale, come dimostra il nostro caso di Vicenza, gli amministratori più di esporsi, più di poter essere chiamati in giudizio e dover rispondere personalmente dei danni per avere limitato le attività delle multinazionali del gioco, non possono fare. Se lo Stato non prende posizione, i sindaci sono soli e gli unici alleati che abbiamo sono i cittadini. L effetto che abbiamo avuto a Vicenza, grazie alla mobilitazione, è stato, innanzitutto, la drastica diminuzione di richieste di apertura perché chi gestisce le sale giochi sa che se viene nella nostra città, ha la vita difficile. In secondo luogo molti proprietari, a conoscenza dell esistenza di tutti questi problemi, quando qualcuno chiede loro di aprire una sala giochi sono molto restii, soprattutto nelle vicinanze di scuole, di ospedali od altri luoghi sensibili, a rilasciare i permessi. Questo è stato ciò che abbiamo ottenuto, oltre al fatto che abbiamo aderito anche a manifestazioni che sono state fatte di fronte alle sale giochi, quindi si è creato un sentimento negativo nei confronti del fenomeno. È un punto importante perché se non c è mobilitazione, anche dei cittadini, non possiamo ottenere nulla in quanto siamo soli. Problemi nazionali A livello nazionale i problemi sono due. Il primo: poiché dalle giocate lo Stato ci guadagna, ed ha già venduto più di cinque-seimila licenze per macchinette, in un momento di crisi come l attuale non si può più tornare indietro in quanto il guadagno è quantificabile in miliardi di euro l anno (è evidente la perdita di eticità da parte dello Stato). Il secondo, che impressiona negativamente è che lo Stato, qualche anno fa, ha abbassato il prelievo sul giocato con il pretesto che questo avrebbe agevolato il passaggio dal gioco illecito a quello lecito, secondo la convinzione che abbassando le tasse, chi gioca disonestamente sarebbe stato portato a trasferire tutto sul gioco lecito. È una bugia perché in realtà il gioco illecito continua a prosperare e ad aumentare, mentre a fronte di un incremento incredibile dei fatturati del gioco ciò che lo Stato guadagna è praticamente simile a quanto ricavava quando si giocava molto meno. Chi ci ha guadagnato, allora, sono le multinazionali del gioco. La situazione attuale è che nel gioco ci sono grossi interessi, lo Stato non riesce rinunciare agli otto miliardi di euro di introiti e vi sono anche collusioni a livello elevato ed infatti undici procure indagano e sono stati inquisiti giudici, dirigenti dei Monopoli di Stato e del Ministero delle Finanze. Per poter dare delle risposte in questo contesto, sul territorio abbiamo bisogno di certezze perciò è necessario dare dei poteri ai sindaci e si devono fornire agli amministratori di mezzi per preservare luoghi delicati come le scuole, le chiese, gli ospedali ed alcuni posti che sono frequentati dai bambini. Dall indagine dell Istituto Rezzara, che ha lavorato molto con i giovani, risalta poi che le persone che si rovinano di più con il gioco sono quelle che hanno molti problemi perché per loro giocare dà la speranza, o l illusione, di poter sperare in qualcosa di diverso, di nuovo e di migliore. Capita poi che ci si rovini con il gratta vinci, il quale oggi genera entrare per miliardi di euro: sembra un gioco inoffensivo, in realtà riesce a fare danni clamorosi. Come sindaci stiamo cercando di collegarci ed attualmente sono sette-otto le città italiane che hanno intrapreso la strada di Vicenza e molti ci chiamano per capire cosa abbiamo fatto. Ritengo che Vicenza, in questa battaglia di civiltà, abbia la fortuna di avere istituzioni che condividono questo percorso. L indagine svolta dal Rezzara è molto importante per capire meglio il fenomeno e quanto sia pericoloso fra i giovani, perché quando si è dentro alle meccaniche del gioco, questo diventa come una droga e l alcol e non si riesce più a liberarsene ed i costi per disintossicarsi per la società sono assai elevati. TOMMASO RUGGERI Assessore Sviluppo economico Comune di Vicenza

11 REZZARA NOTIZIE Pag. 11 pratica del gioco VALORE SOCIALIZZANTE DEL GIOCO. INFLUENZE NEGATIVE DELL AMBIENTE Vicenza si sta interrogando e sta opponendo una resistenza strenua di fronte ad un fenomeno che avanza e dilaga. Sono un uomo di scuola, quindi ho a che fare con persone in sviluppo che hanno bisogno di educazione ed il gioco è importantissimo. Non dimentichiamo, quindi, che stiamo parlando di gioco d azzardo e di persone che hanno perso il senso della misura perciò siamo molto lontani dal gioco vero, quello che fa crescere. Vorrei partire proprio da questo per andare a sviluppare il senso di un attività di contrasto a questo fenomeno, che deve e può nascere nelle scuole e che può fondarsi solo su una corretta chiave di lettura, propria del fenomeno gioco. Il vero gioco, quello dei bambini, fa sperimentare il mondo e dà il senso della vita. Amo pensare che i fanciulli giochino come se stessero lavorando, con l impegno, la serietà, l attenzione che gli adulti dedicano alle cose importanti e sarebbe bello, viceversa, lavorare come se si stesse giocando con il piacere di farlo, con l entusiasmo, con il desiderio di avere un sogno, una visione, un progetto, una meta verso cui tendere. Valore del gioco Nel gioco la prima cosa che si supera è l isolamento e la solitudine: nessun bambino gioca da solo. Nel gioco di cui si sta parlando, molto spesso ci si ritrova soli di fronte ad una macchinetta, a premere una leva sperando che compaiano dei segni che fanno vincere, o ci si ritrova a giocare soli di fronte a un computer nella speranza che il poker on-line dia la mano giusta per fare una vincita. Quella forma di gioco patologico è il contrario del gioco socializzante, che ti mette assieme ad altri per un avventura di crescita e di sperimentazione delle proprie capacità. Il gioco autentico, che non è quello di molti bambini di oggi, vede il protagonismo di chi sta giocando: chi gioca è al centro a fare delle cose ed a sperimentare le sue capacità attraverso questa attività ludica. Molto spesso i nostri bambini assistono ad una macchinetta che fa delle cose, e lo chiamano gioco. Il gioco di cui stiamo parlando oggi, il gioco d azzardo patologico, è un gioco che è la passività totale. Quando diciamo d azzardo, ci riferiamo appunto Il gioco patologico è il contrario del gioco socializzante, che ti mette insieme ad altri per un avventura di crescita e di sperimentazione delle personali capacità. Il gioco d azzardo è il gioco della totale passività. che le capacità individuali non possono essere messe in gioco, stiamo dicendo che c è una fiducia irrazionale in una possibilità, in un destino, in una sorte, in un caso che dovrebbe darci delle chance: è tutto il contrario di quell atteggiamento della costruzione di un senso di sé, di autostima, di impegno, di attività che fa diventare le persone adulte. Se vogliamo contrastare il gioco d azzardo, che è diventato patologico, dobbiamo ricostruire le caratteristiche del vero gioco, dobbiamo creare una dimensione socializzante in cui coloro che giocano, ossia i nostri figli ed i nostri alunni, sono messi al centro da protagonisti di un esperienza avvincente ed entusiasmante, che ha senso per loro. Nella solitudine e nell isolamento, invece, il gioco d azzardo in forma patologica può attecchire e questa è una delle conseguenze di una società che sta perdendo alcune centralità, che sta faticando a trasmettere i valori alla sua generazione futura, ma questa domani costituirà la società ed assumerà i ruoli di controllo sociale e ad essa affideremo le redini ed il destino del nostro Paese. L Unione Europea nel 2011 ha pubblicato un Libro verde sul gioco d azzardo. L UE scrive dei libri verdi quando cerca una documentazione completa sulla quale fondare i propri studi per proiettare nel futuro una legislazione europea che dia un quadro di riferimento ai Paesi dell Europa, in modo che questi possano legiferare nei propri contesti. Anche uno studio della Regione Veneto datato giugno 2012 è dedicato interamente al gioco d azzardo. Nella pubblicazione l Ufficio studi della Regione analizza il fenomeno. A seguito della modificazione del titolo V della Costituzione, allo Stato compete definire i livelli essenziali delle prestazioni, poi invece, secondo il principio di sussidiarietà, sta alle realtà locali attuare tutto quello che serve per dare una risposta ai bisogni dei cittadini. Questa norma include il Gap (gioco d azzardo patologico) e, quindi, la necessità di rispondere a questo con interventi di carattere medico-sanitario tra i Lea, ossia i livelli essenziali delle prestazioni. Anche in tempi di crisi come questi, inseriamo tale patologia, fino all altro ieri praticamente sconosciuta, tra i livelli fondamentali di assistenza necessari a cui tutti devono aderire a livello locale perché c è un impronta nazionale che sta dando questo senso. C è un po di schizofrenia tra quello Stato che ha bisogno dei miliardi che provengono dal gioco d azzardo, e lo stesso Stato che include tra i livelli essenziali di assistenza la ludopatia, ovvero il gioco d azzardo patologico. Degenerazione dell azzardo Credo che in questa misura si possa comprendere qual è il senso del lavoro che si può fare all interno di una scuola. Non riusciamo a presidiare il territorio e questa strategia è perdente. Ma non è possibile presidiare un territorio e farlo diventare un isola felice. Non riusciremmo a farlo perché ormai tutto si sta de materializzando. Il gioco trova mille strade per arrivare a chi è interessato al gioco: quando c è una domanda, che si produce in un clima di solitudine e di abbandono, l offerta li raggiungerà che sia nel chiuso della stanza del ragazzo tramite internet con il gioco on-line o che sia in quella banale e non percepita casistica del gioco d azzardo che riteniamo più innocuo, come è appunto il gratta e vinci che prendiamo insieme al giornale senza neanche pensarci. Guardiamoci intorno, entriamo nei bar e ci capiterà di vedere due, tre, quattro, sei, otto macchinette e persone che compulsivamente vanno lì a infilare gettoni in quella macchina consumandosi lo stipendio o la pensione. Pensionati, disoccupati, giovani, insicuri del futuro, incerti di se stessi e del proprio destino: queste sono le vittime di questa situazione. Se prima il gioco d azzardo era un vizio, poi è diventato un disturbo del comportamento ossessivo e compulsivo, come lo definivano gli psicologi, ed alla fine è stato classificato tra le dipendenze. Molte Asl si stanno ristrutturando e organizzando ed ora le dipendenze non sono più solo le droghe, l ufficio dipendenze acquisisce anche l alcol ed uno spazio sempre più crescente è occupato anche dalle ludopatie. Sono prodotte anche delle risposte e cominciano a crescere gli psicoterapeuti specializzati in questo comparto, gli studi universitari che vengono condotti sul gioco d azzardo. L Università di Firenze ha pubblicato un piccolo autotest on-line attraverso il quale, in maniera scientifica e seria ma allo stesso tempo immediata e disponibile per chiunque, una persona rispondendo ad una serie di domande, e poi controllando con il feedback che l Università dà, può stabilire quale livello di dipendenza ha rispetto al gioco d azzardo. Questo fenomeno è crescente e tutti, in un modo o nell altro, gli dedicano una grande attenzione a partire dall Europa fino ad arrivare al contesto cittadino. Limiti della scuola A Vicenza la media procapite di soldi dedicati al gioco è molto bassa, ma se in questa città vi è sensibilità ciò è merito delle persone che hanno le antenne dritte ed hanno sensibilità per cogliere i segnali. Il presidio vero se non può essere il territorio, deve essere la persona. Anche se difendiamo l Italia come isola felice dove non è facile aprire i casinò, comunque disponibili appena attraverso il confine, vi è comunque una insinuazione capillare di altre forme d azzardo che stanno pervadendo la città e la quotidianità delle persone. Non è possibile presidiare il territorio, dobbiamo salvaguardare le persone, attrezzandole perché siano in grado di rispondere al rischio. Nella scuola, ciò si può fare solo attraverso la prevenzione in quanto l ambiente scolastico non dispone di strumenti adatti per proporre una cura. Vi assicuro che non è facile. Sono dirigente di una scuola che ha studenti e all interno di questo numero statisticamente c è tutto, compresa la dipendenza patologica dal gioco d azzardo. I casi che mi è capitato di incontrare, fortunatamente molto pochi, mi hanno fatto vedere che il problema è drammatico. Un ragazzino raramente può investire grandi somme di denaro nel gioco d azzardo, la situazione più comune è il semplice gioco in internet in cui i ragazzi usano alcune ore per giocare chiudendosi così alla relazione, all impegno personale nello studio e restringendo quindi la propria vita, che prima era aperta a tutti gli orizzonti, alla propria casa, alla propria stanza, al proprio computer. E chiudere tutte le proprie prospettive in quel gioco è il senso di un fallimento, di un isolamento, di una perdita che noi dobbiamo avvertire come tale. Un ragazzo che si perde così, che non è più in relazione con i suoi compagni, che non è più capace di stare a scuola come uno studente impegnato che sa dare la sua energia per ottenere dei risultati è una sottrazione per la società. I ragazzi che perdiamo nel circuito scolastico e che non proseguono dopo le medie inferiori, sono terreno facile per questo tipo di problemi e la risposta non può che essere che fondarci sull educazione e sulla prevenzione. Non si può chiedere alla scuola di supplire ad una società che si distrae rispetto a questi problemi. Dobbiamo essere sensibili a queste tematiche e presenti nel territorio, creando un alleanza virtuosa tra la società civile e le scuole. È necessario capire che in questi luoghi si gioca un pezzo importante del futuro del nostro Paese in quanto nella scuola si costruiscono i cittadini di domani, quindi se falliamo in questo contesto è fallito il nostro domani, mentre se nella scuola riusciamo abbiamo costruito un domani migliore. Le statistiche dimostrano con chiarezza che col crescere della cultura e del titolo di studio, la pienezza di sé, il senso di autostima, l autorealizzazione sono le armi migliori per vincere la battaglia contro la dipendenza che altrimenti sarebbe molto difficile da sconfiggere. Non posso che augurarmi che momenti come questo aumentino la sensibilità e la necessità di investire sulle persone. Si possono fare leggi che vietano la pubblicità del gioco d azzardo e la diffusione capillare, dove capita, di centrali del gioco d azzardo, ma i regolamenti da soli non saranno sufficienti è invece investendo su di noi e sui nostri figli che potremo creare un argine in grado di resistere. EDOARDO ADORNO preside Liceo Quadri - Vicenza

12 Pag. 12 REZZARA NOTIZIE DANNI AL FEGATO E AL CERVELLO CONSEGUENTI ALL ABUSO DI ALCOL La paura nei confronti dell alcol è quella dello sviluppo di una dipendenza forte negli adulti e più debole nei giovani. Il problema dell alcol però non è solo di dipendenza ed anzi nei giovani la difficoltà più grave è la tossicità dell alcol perché questo, per sviluppare una dipendenza, impiega dieci-quindici anni, mentre droghe come eroina e cocaina fanno sviluppare una dipendenza in un lasso di tempo breve ed altre droghe, come la cannabis, non la danno quasi mai. I ragazzi dicono di non essere tossicodipendenti, ma dimenticano la tossicità dell alcol. L alcol etilico produce danni a tutti i livelli, soprattutto al sistema nervoso centrale, ma nei giovani causa due problematiche di tipo biologico. Innanzitutto i ragazzi non hanno ancora sufficienti enzimi per distruggere l alcol, per cui è molto più tossico rispetto agli adulti, inoltre durante il periodo adolescenziale gli ormoni non fanno crescere solo la statura, la muscolatura ed altro, ma fanno anche aumentare la costruzione delle sinapsi neuronali, ovvero il cervello, che non è un organo statico ma plastico, costruisce nuove connessioni perché l età adolescenziale è il momento in cui si sviluppa il pensiero ipotetico evolutivo (un età simile l abbiamo nei primi quattro-cinque anni di vita, in cui il cervello aumenta di peso anche di tre-quattro volte perché tutti i dati che assimiliamo attraverso la percezione si accumulano nelle sinapsi neuronali). Quando si usano delle sostanze che vanno ad agire a livello neuronale durante le fasi di sviluppo, i danni, quindi, saranno molto maggiori rispetto a quando il cervello è già costruito. I giovani normalmente non valutano i danni a distanza, vedono quello che c è nel momento e se anche sballano stanno comunque bene in gruppo e non si rendono conto che potrebbero sviluppare, se continuassero, una dipendenza a distanza di alcuni anni. Solo quando compaiono disturbi della memoria, della concentrazione, dell umore oppure in seguito ad un incidente stradale, i giovani si rendono conto che invece i danni ci sono. L alcol si diffonde in tutta l acqua corporea e attraversa con facilità le membrane cellulari, per cui provoca danni a tutti i tessuti del corpo e dopo la sua metabolizzazione si producono dei metaboliti tossici fra i quali la più importante è l acetaldeide, che è un veleno. Non esiste quindi solo la tossicità diretta, ma vi è anche la velenosità dei metaboliti prodotti dal suo catabolismo. Dal fegato al cervello Fra gli organi, il fegato è l organo più colpito perché catabolizza l alcol per il 90%: si può partire da una steatosi epatica (accumulo di grasso nel fegato che è asintomatica) fino all epatite alcolica ed il danno più grave è la cirrosi epatica, diagnosi quest ultima irreversibile. L alcol può provocare poi problemi al pancreas (diabete), al tratto gastro-intestinale (gastriti ed ulcere) e all esofago. L alcol produce anche molte carenze, soprattutto delle vitamine di tipo B ma anche di altri oligoelementi (ad esempio magnesio la cui assenza provoca la sensazione di stanchezza) e può provocare ipertensione e la miocardiopatia alcolica che può provocare l insufficienza alcolica. A livello di cute e derma vi sono molte manifestazioni fra le quali l arrossamento, la presenza di dilatazione dei vasi sanguigni (rinofima) e problemi a livello del cavo orofaringeo (non solo denti in cattivo stato e placca batterica ma, soprattutto, si possono sviluppare tumori); anche nel sistema endocrino vi possono essere danni rilevanti.i danni più gravi a livello internistico sono quelli neurologici: polineuropatia (sofferenza di tutti i nervi periferici e dei riflessi), disturbo del nervo ottico, mancanza di coordinazione, difficoltà di motricità per atrofia muscolare e tipici dell abuso cronico sono gli attacchi epilettici sotto influsso dell alcol oppure dopo un interruzione repentina del consumo. La sindrome neurologica più grave è la sindrome di Wernicke-Korsakoff, prodotta dalla carenza di tiamina (B1), la cui triade sintomatologica comprende alterazione dello stato di coscienza, disturbi oculomotori e problemi di non coordinazione motoria durante la marcia. I danni più gravi provocati dall alcol si verificano durante la gravidanza. Le donne non dovrebbero bere per due motivi sostanziali. abuso dell alcol Lo sballo non offre piacere. È determinato dalla vita di gruppo, dal mettersi alla prova, dall esibizionismo. Rilevanti i danni fisici e neurologici. Il primo motivo è perché durante la gravidanza, al terzo mese si forma la corda neurale e si sta strutturando il sistema nervoso centrale, quindi figuriamoci quali danni può provocare l alcol a questo livello. Quando l abuso alcolico in gravidanza è elevato, può esserci la cosiddetta fetopatia alcolica con enorme sofferenza da parte del feto ed il nascituro può venire alla luce con ritardo mentale o gravi disturbi comportamentali. Il secondo motivo, in gravidanza, è che l imprinting (memoria esperienziale che si fissa nel sistema nervoso centrale) che il futuro nascituro ha dell alcol è tale che se questo soggetto, durante l adolescenza, sperimenterà l alcol, il rischio di diventare tossicodipendente è enormemente elevato (dopo anni di ricerche, comunque, oggi sappiamo che non tutti i consumatori e non tutti coloro che abusano di alcol diventeranno tossicodipendenti). Gran parte dei fattori di vulnerabilità si realizzano durante la prima infanzia, momento in cui si costruisce la futura tossicodipendenza. I disturbi psichiatrici sono anch essi di due categorie: dipendenza da alcol e abuso di alcol. L alcol, sia per effetto dell intossicazione sia in conseguenza all astinenza, può produrre diversi quadri clinici che vanno da situazioni deliranti, a demenza, a disturbi d ansia, d umore, sessuali, del sonno ed anche di tipo psicotico. Quando si parla di alcol ci sono tre condizioni: consumo, abuso e dipendenza. Il consumo riguarda il 90% delle persone, è una libera scelta l utilizzo più diffuso di alcol è a scopo ricreativo o alimentare. Il consumatore, però, in questo caso assume una dose di alcol non eccessiva (si parla di due-tre bicchieri di vino al giorno da dodici gradi per un uomo). Chi è nella condizione di abuso ha invece esagerato Trattamento integrato bio-psico-sociale della Dipendenza Alcolica nella dose ed a seguito dell esagerazione ha una serie di problemi sul piano lavorativo, sul piano relazionale, sul piano delle proprie prestazioni e sul piano sociale. Il 25% circa delle persone ha episodi di abuso e sviluppa una dipendenza dal 5% al 10%, ma quando la dipendenza si è strutturata questa diventa una malattia. Va ricordato che l astinenza, la tolleranza e la perdita del controllo sono presenti in tutte le forme di dipendenza e ciò significa che se ad un certo punto decido di smettere di bere ed inizio ad avere dei problemi sia sul piano fisico sia su quello psichico (quindi sto male se non bevo), vuol dire che ho una crisi di astinenza. Se poi per avere lo stesso effetto positivo, soggettivo devo aumentare progressivamente la dose, significa che ho sviluppato tolleranza. Infine, vi è la perdita del controllo, ovvero per poter bere sono disposto a fare di tutto e questo desiderio non è una pulsione ma una compulsione, ossia è un desiderio incontrollabile dalla sola forza di volontà. Dire che è sufficiente la sola forza di volontà per smettere corrisponde al vero se si tratta di consumo e di abuso; è assolutamente falso se si tratta di dipendenza. Per la diagnosi di dipendenza da alcol esistono dei test molto semplici e i più famosi sono il Cage e il Mast e gli esami di laboratori possono essere l alcolemia, la transaminasi, la gamma GT, il volume globulare medio e la transferrina desialata. Quan- do si è sviluppata la dipendenza alcolica, i trattamenti durano anni ed il trattamento è bio-psico-sociale. Adolescenti e alcol Le bevande alcoliche non sono percepite come fonte di problemi ma al contrario come possibili fonti di benessere. Gli alcolici sono facilmente reperibili sul mercato tramite una promozione pubblicitaria che li associa a situazioni e contesti di piacere e felicità, mentre l alcol da un punto di vista medico e biologico è una droga come le altre che non è stata inclusa in tale lista per motivi culturali. L uso di alcolici non riceve una stigmatizzazione sociale come avviene ad esempio per il fumo, se non in caso di comportamenti devianti che arrecano disturbo o danno alla collettività. Bere due o tre aperitivi tipo lo spritz è però più dannoso che fare uso di uno spinello, ma questo comportamento non è biasimato perché l alcol è una sostanza che non riceve disapprovazione sociale. L uso di alcol in famiglia, soprattutto da parte del capo famiglia, influenza pesantemente il comportamento e la percezione dei figli. Le principali motivazioni al consumo sono ricercare sensazioni piacevoli ed alleviare gli stati di sofferenza e/o disagio. La nuova modalità di consumo di sostanze e alcol tra i giovani è la finalità di sballo, quindi non si prova neanche più piacere perché lo sballo non è un fine edonistico ma è sballare in compagnia ed il più ammirato è quello che riesce a tollerare di più. Ci sono comportamenti a rischio che non sono sufficientemente valutati per vari motivi, innanzitutto perché ci si vuole mettere alla prova e si vuole manifestare il proprio coraggio, si intende poi manifestare la propria sofferenza ed infine gli adolescenti, come tutti, hanno paura della morte ma mentre gli adulti cercano di evitare le condizioni che ci possono portare alla sofferenza e alla morte, i ragazzi per poterla esorcizzare la sfidano. Si riscontra, purtroppo, una precocità dell uso di alcol negli adolescenti e spesso è associato con altre droghe (poliassunzione), quindi c è una continuità. VINCENZO BALESTRA Direttore del Servizio Territoriale per le Tossicodipendenze e l Alcolismo - SerT - di Vicenza

13 REZZARA NOTIZIE Pag. 13 Affrontare il tema alcol nel mondo giovanile è una cosa molto complicata, anche perché la scuola è diventata ricettacolo di una serie di preoccupazioni. Sono preside di un liceo di duemila studenti e presento un ventaglio di riflessioni raccolte sul tema. L alcol sta diventando sempre più un mezzo di evasione dalla realtà. Quindi cosa vuol dire evadere? Perché si deve evadere? Che cosa significa evasione? L autonomia sta alla base della maturazione, ma si pensi al tema del lavoro quanto oggi sia complicato, come la precarietà e la flessibilità, viste in negativo, stiano disarcionando quella che è l esperienza dell indipendenza e da qui, quindi, ne derivano le esplosioni in avanti, la storia dei bamboccioni, l accusa da parte della Fornero ai giovani di essere choosy, ecc. Un alunna di quarta liceo in una mi ha scritto: L alcol è sempre più un mezzo di evasione dalla realtà che, molto spesso, è considerato una condizione sine qua non per divertirsi. La ragazza ha scritto questo perché abbiamo cercato di riflettere assieme sul fatto che siamo alla ricerca del piacere o inseguiamo la ricerca del piacere? Piacere è un termine freudiano, ma cos è? Perché lo cerchi? Che cosa ti dà? E nel momento in cui l hai agguantato, sei soddisfatto? Hai trovato la felicità? Sei contento? Per divertirsi, soprattutto in età molto giovane, c è un processo di anticipazione delle esperienze. Alcuni ragazzi sono stati a Vilnius, dove hanno fatto un esperienza sconcertante perché nel fine settimana vi erano navi piene di ragazzi finlandesi che arrivavano in questa città per ubriacarsi. L alcol, secondo i ragazzi, può essere anche una condizione di divertimento, di ritrovo ma solo se usato con saggezza. Ma chi stabilisce il senso della misura? E poi: non si può condannare l eccesso in generale, ma solo quello costante, dove per continuo si intende quello che porta alla dipendenza, alla perdita dell autonomia. Progetto scolastico La scuola è ricettacolo di tutte le problematicità sociali, della crisi della famiglia, del senso di autorevolezza ed autorità. Compito della scuola è individuare delle strategie che non possono che essere quelle incentrate sulla conoscenza e sulla autocoscienza, quindi, attraverso contatti con le Asl e grazie a testimonianze raccolte negli Aicat o presso gli Alcolisti anonimi e altre associazioni, farsi raccontare, ad esempio, che cos è una crisi di astinenza. Un alcolista, una volta che è uscito dall alcol, e quindi è ormai ex alcolista, deve controllare dalla formula del panettone che mangia alla cottura del coniglio, che deve avvenire senza il vino, all uso delle salse come la senape e la maionese: tutto ciò perché può scattare la compulsione. Il compito della scuola è creare le condizioni all interno di un progetto di educazione alla salute. Le opportunità offerte a livello scolastico sono numerose e sono organizzate ogni anno a seconda dell età, però nel centro di Bassano mentre gli altri negozi chiudono a causa della crisi dei centri storici, i bar continuano a lavorare e durante il venerdì e, in particolare, il sabato sera questi luoghi di ritrovo sono strapieni. La scuola vicentina è contro l ipotesi dell ex assessore Cicero di chiudere le scuole il sabato soprattutto perché verrebbe raddoppiato il sabato sera: è un problema serio eppure nel Nord Europa è normale che la scuola, per buoni motivi, duri cinque giorni. Il nostro problema è rappresentato dallo sballo, cioè il fatto che non ci sia il senso del limite. Faccio allora delle proposte agli insegnanti, in relazione al contesto, di approfondimento di nodi interdisciplinari, ad esempio sul concetto di limite, che è una nozione esistente anche matematica, cioè fare in modo di individuare alcuni contenuti intorno ai quali fermare l attenzione. C è un problema: quanto incide la scuola nella vita dei nostri ragazzi? A mio avviso tale percentuale si attesta circa attorno al 20% se va bene, ora forse è un po salita perché la crisi sta interrogando tutti sul fatto che per l occupabilità di un titolo di studio si studia anche pensando al futuro. I ragazzi iniziano a pensare al loro futuro verso i diciotto anni quando si avvicinano alle tappe fondamentali, ai veri abuso dell alcol L ALCOL, MEZZO DI EVASIONE. STRATEGIE EDUCATIVE DELLA SCUOLA Grande pericolo nella scuola sono la noia e la demotivazione. Compito educativo è formare all autostima, all autocoscienza, alla vita di relazione, alla vita sana, alla ricerca del senso, all autonomia, alla libertà. momenti etici e sono obbligati a scegliere. Ma come faccio a scegliere? Chi mi aiuta? E se per caso sbaglio? Le statistiche della mortalità universitaria sono ancora molto alte e solo uno studente su due si laurea regolarmente. Compito della scuola è favorire la maturazione dell autocoscienza, ma non si può sostituire alla coscienza personale; allora quando si esce in esperienze tipo le gite o gli scambi tra scuole di Paesi diversi, i ragazzi si trasformano e cambiano quando stanno assieme ed a Londra o a Dublino in particolare quando si recano nei pub. La società in cui siamo cresciuti noi era molto più stabilizzata, nel bene o nel male, adesso è tutto più complicato. Mancanza di riferimenti Il mondo sta bollendo e non so che cosa avverrà quando i ragazzi prenderanno coscienza di essere i più penalizzati dai padri e dai nonni: quando andranno in pensione? Quand è che se ne costruiranno una integrativa se non hanno stabilità? Quando potranno farsi una famiglia? L adolescenza, allora, viene ad esplodere e la scuola ha il compito di accompagnarli il più possibile. Di fronte a loro, però, ci sono tante domande e gli enigmi verso i quali le risposte non sono né facili né scontate. Non è più possibile lasciare una professione in eredità perché in un contesto globale il tuo competitore può essere un ragazzo che proviene da un altro Paese, quindi è favorito perché conosce più di una lingua. Gli adolescenti sono sospesi a mezz aria e quando iniziano a fare delle domande avrebbero bisogno di sentirsi dire parole sicure. C è quindi il dato di costruzione della personalità, di una qualche identificazione e l identità si costruisce sbattendo: cos è una trasgressione? Cosa vuol dire rischiare un comportamento se non un tentare di comprendere il senso del limite, del lecito e del possibile? Non avendo più riferimenti precisi nella famiglia, negli adulti, ma essendo continuamente sballottati, i ragazzi si trovano a chiedere comprensione. La solitudine non è il vivere da soli, ma è quando nessuno si accorge della tua esistenza. La scuola cerca di fare la propria parte aprendo tutti i canali di comunicazione e facendo riscoprire il valore positivo della cultura, che non è possesso di informazioni tant è vero che allora sarebbe sufficiente avere un tablet. La consapevolezza del valore e dei limiti parte dalle informazioni. I ragazzi utilizzano molto i social network ed io, ogni tanto, raccomando loro di spegnere i cellulari quando sono a scuola e ne ho sequestrato qualcuno. Il cellulare però non è altro che sperare che qualcuno ti chiami, è vincere l angoscia della solitudine, significa che esisti, per cui il fatto che nessuno ti manda un sms è un dramma assoluto e noi che siamo stati abituati a questi strumenti straordinari, bellissimi, comprendiamo anche l enorme potenzialità. È chiara la necessità di fare intuire un uso che non sia un abuso, e quindi va posta la domanda etico-culturale, dove cultura significa approfondimento e senso delle cose perché l intelligenza si esprime attraverso il domandare ragione. Cerco di stimolare continuamente i ragazzi a bombardare di domande, perché l intelligenza è chiedere nella speranza di trovare risposte che comunque non potranno mai essere totalizzanti perché, a loro volta, si convertiranno sempre in nuove domande: è il senso della ricerca e della vita. Un servizio per tutti I ragazzi comprenderanno quando, in qualche modo, individueranno un percorso di specializzazione. La scuola ha il compito di essere un grande luogo di autocoscienza e gli insegnanti sono dei (continua da pag. 3) istituti tecnici 33,8%, istituti professionali 39,6%, corsi 45,9%) e un giudizio meno pessimista nel giudicarla una schiavitù (liceo 18,9%, istituti tecnici 17%, istituti professionali 18,5%, corsi 17,4%). Circa la possibilità di suscitatori di coscienza, però questa ha bisogno di informazioni, di nozioni, di stimoli. Oggi il grande pericolo della scuola è la noia e la demotivazione. È facile insegnare agli alunni bravi, parlare di queste cose quando il frame lo consente e ci sono famiglie che supportano i professori, ma i docenti più bravi sono quelli che hanno la capacità di coinvolgimento rispetto a situazioni che magari sono disarmanti e danno quindi il valore aggiunto più alto. Ogni tanto trasmetto il film La scuola di Daniele Luchetti dove l insegnante, ad un certo punto, si ferma e dice: Io non do a questo genio 10, do 6 perché lui non ha bisogno della scuola. Il compito degli insegnanti è quello democratico di essere attenti alle esigenze di tutti, ovvero al di là dell insegnamento delle materie dobbiamo accompagnare i ragazzi a comprendere che cosa significa libertà in positivo perché la dipendenza è la libertà in negativo, nel senso che non si è più liberi. Nel bar della scuola, ad esempio, non c è alcol ma queste scelte non devono essere imposte ma motivate. Il problema è che poi c è il sabato sera e nessuno riesce a controllare i ragazzi, perciò le famiglie dicono di non essere in grado di tenerli perché lo sballo del sabato sera è abitudine e scardinare le consuetudini, che è atto di intelligenza, è la cosa più complicata da fare. Nonostante che la scuola conti per il 20-30% nell universo degli interessi giovanili, in relazione alle loro scelte fondamentali, noi questa percentuale la vogliamo utilizzare come una sorta di golden share su quella che è la base della domanda di futuro, perché la formazione è il nocciolo duro del futuro dei nostri ragazzi. GIANNI ZEN preside Liceo Brocchi - Bassano del Grappa COMPORTAMENTI FRA I GIOVANI uscirne i giovani sottolineano soprattutto la buona volontà (liceo 44,1%, istituti tecnici 54,4%, istituti professionali 57,6%, corsi di formazione professionale 58,5%), non tanto i gruppi specifici (liceo 25%, istituti tecnici 17,4%, istituti professionali 16,4%, corsi 9,4%).

14 Pag. 14 REZZARA NOTIZIE SENZA UNA NORMATIVA PRECISA IL PARLAMENTO OGGI DISCUTE Il primo dato allarmante è che in Italia il gioco lecito oggi rappresenta la terza azienda più importante per fatturato con circa 86 miliardi di euro di fatturato annuo e migliaia di persone che lavorano all interno di questo fenomeno così importante e preoccupante. Il gioco illecito è, invece, calcolato in maniera molto approssimativa intorno ad un fatturato annuale di 10 miliardi di euro. Se sommiamo fatturato lecito ed illecito, otteniamo una cifra talmente elevata che, per fare un esempio dirompente, in Italia non avremmo più bisogno di fare finanziarie per almeno dieci anni. Questo ci fa capire cosa c è dietro il gioco lecito e illecito e le contraddizioni in cui vive lo Stato tra ciò che incassa ogni anno dal gioco e ciò che deve spendere per curare gli aspetti sociali e le ricadute nei territori. Tengo a precisare che questi dati, e questo fatturato, negli anni sono cresciuti, ed in modo particolare dal 2003 in poi, e l idea di incassare dal gioco è stata usata da tutti i governi in maniera trasversale perché era un modo per prendere immediatamente delle risorse economiche e andare a finanziare magari aspetti importanti del welfare. Lavoriamo, quindi, in questo incrocio di contraddizioni dove il gioco lecito appare addirittura come c è una cassa per pagare la piaga sociale che si riversa su tutto il territorio. Altro elemento: l Italia è al primo posto in Europa per quantità di giocate ed al terzo posto nel mondo ed ogni italiano, mediamente, ha speso in un anno (2011) circa euro in gioco lecito. Ci sono attualmente 400 mila slot-machine. Ci sono dieci direzioni distrettuali dell antimafia che oggi indagano sul gioco illegale, che riguarda in maniera indistinta il Nord, il Centro ed il Sud. A questi controlli, però, sfuggono tutti i punti scommesse clandestini ed il sommerso, che non appare e non è nemmeno evidenziato da dati o statistiche. La riflessione sconvolgente, che viene fuori anche dall indagine dell Istituto Rezzara, è la scarsa consapevolezza che ancora c è tra i cittadini di quello che sta accadendo, nonostante l Organizzazione Mondiale della Sanità, proprio nel 2011, abbia dichiarato lo stato di emergenza sul gioco d azzardo. Recentemente abbiamo iniziato a parlare di ludopatia e di gioco d azzardo in tutte le sue forme e la Commissione Affari sociali e Sanità della Camera, ha portato tutti i parlamentari di Camera e di Senato a discutere dell argomento. Il Parlamento, su spinta dei comitati sorti nei quartieri, dell Anci nazionale, dell ordine degli psicologi, delle parrocchie e delle associazioni che sono scese per strade per dire riprendiamoci le nostre città, ha capito che vi era la necessità di legiferare in maniera seria, non tanto per demonizzare il gioco ma perché l Italia oggi è l unico Paese a non avere una leggequadro su tale tema ma solo singoli provvedimenti, una frammentazione di competenze, uno scontro tra livelli istituzionali e tra Stato ed enti locali perché nessuno sa cosa deve fare l altro. Abbiamo iniziato a studiare le leggi di alcuni Stati già in vigore dal 1999 che hanno portato dei risultati importanti sul tema del gioco lecito in modo da regolamentarlo e, a questo proposito, la Svizzera e la Svezia sono i due Paesi che meglio hanno legiferato in questo senso. In queste due nazioni, lo Stato mantiene il controllo ed il monitoraggio del gioco, mentre le competenze, cioè i poteri sul territorio, devono essere affidati agli enti locali e ad altri soggetti. È una sorta di federalismo in cui lo Stato programma, regolamenta, ha il monitoraggio e gli enti locali poi devono decidere su come costruire le loro città, dove concedere o meno nuove licenze. In Italia, in una contraddizione costante, abbiamo avuto il decreto sviluppo, approvato prima dell estate, che prevede l apertura di altri duemila punti scommesse a livello nazionale (bisogna far cassa) ed i decreti come quello relativo alla sanità approvato qualche settimana fa (decreto Balduzzi), che invece per la prima volta si trova ad affrontare il tema gravissimo della ludopatia che annovera un milione di persone ammalate di gioco compulsivo e ben tre milioni di famiglie che soffrono questo dramma in assoluta solitudine in quanto spesso vi è la vergogna di manifestare il dolore, la violenza, il litigio, i suicidi avvenuti nell arco di questi anni per colpa del problema sociale L Italia è al primo posto in Europa per quantità di giocate e al terzo posto nel mondo. Paesi esteri investono in Italia per la mancanza di una legge sul gioco d azzardo. Infiltrazioni mafiose e riciclaggio di denaro. gioco. Questo malessere crescente nelle famiglie, spesso è tenuto al proprio interno, tra le mura domestiche ed è quindi difficile arrivare a delle statistiche. C è un altro dato allarmante che rende bene la fotografia su cui ci muoviamo, ed è l ultima relazione fatta dalla Commissione antimafia. La criminalità organizzata ha messo le mani sulle nostre città attraverso il gioco, entrando non più in quello illecito ma insinuandosi anche nel gioco lecito perché le sale da gioco spesso sono luoghi in cui si nasconde ben altro come, ad esempio, il riciclaggio di denaro sporco, la prostituzione, anche minorile, l usura e altri fenomeni che richiamano ad altri reati ancora. La mafia, la criminalità organizzata, ha messo le mani sul gioco perché ha capito, soprattutto in un Paese dove non c è una legge, che è più facile sfuggire ai controlli. Guardando alle nostre sale da gioco, si nota che a differenza di un anno fa molte provengono da società straniere: se pensiamo ad alcune zone a noi vicine vediamo allora società austriache, in modo particolare, spagnole, ecc. Ciò avviene perché mentre negli altri Paesi si sta legiferando, l Italia da questo punto di vista è ancora al primo passo, quindi il nostro Paese è terreno fertile perché c è una componente di criminalità organizzata molto grande, che ogni anno prende il 20% del Pil in questo modo e quindi poi va a lucrare anche sul malessere, sulla crisi economica in particolare e sul dolore delle persone. Verso una legge quadro Con altri colleghi e colleghe, sono firmataria di alcune proposte, ora stiamo arrivando alla stesura di una leggequadro che presenteremo al Governo, mi auguro, prima della fine della legislatura ed in ogni caso è uno scritto che lasceremo e che servirà a chi arriverà dopo di noi perché è importante segnare, nell attuale legislatura, questo passo con una proposta di legge che possa arrivare nelle aule parlamentari. Lo stiamo facendo in questo modo: abbiamo audito per tre mesi tutte le associazioni nazionali più importanti che si occupa- no di questo fenomeno, fra le quali la Caritas che è la prima struttura di emergenza ad intervenire per dare aiuto a queste persone che si trovano sole ad affrontare la dipendenza da gioco, ma è evidente che non possiamo lasciare al volontariato un tema così grande in quanto è lo Stato a doversi fare carico di questo. Rispetto ad un fenomeno così dilagante e così allarmante come quello del gioco d azzardo, tutto ciò che facciamo è solo un palliativo. Altro tema è quello legato al tema dei minori e del loro utilizzo nella pubblicità, di cui oggi abbiamo parlato poco. Non è soltanto il minore che gioca perché il gioco on-line in questo momento non ha nessun controllo, o il bambino o il ragazzo che gioca da solo davanti ad una macchinetta o ad un videogioco, ma c è anche il tema del bambino utilizzato nella pubblicità ingannevole. Qualche tempo fa andava in onda uno dei tanti spot sul gioco dove c era un bambino che invitava il papà a comprare dei biglietti e ad utilizzare dei videogiochi perché in questo modo poteva regalare a lui e alla sua famiglia una speranza, una fiducia per poter uscire dal momento difficile e cambiare vita. Le pubblicità sul gioco sono ormai dappertutto: on-line, in televisione ed a qualsiasi ora del giorno. Abbiamo audito la Rai come servizio pubblico, Sky, Mediaset, cioè le maggiori testate nazionali, chiedendo loro non soltanto un codice di autoregolamentazione, ma il divieto assoluto del minore nella pubblicità. Questo per noi è un punto imprescindibile in quanto l Italia, ogni anno, è sanzionata perché viene meno alla convenzione sui diritti del fanciullo. Elaborazione di una legge Ritengo che stiamo lavorando per fare una legge per evitare la frammentazione di competenze perché in assenza di una legge nazionale, ci ritroviamo con cinquemila contenziosi tra i sindaci e lo Stato. Ad esempio, una circolare del Ministero dell Interno, emanata dal ministro Cancellieri, chiede alle questure di occuparsi del fenomeno del gioco d azzardo entrando in contrasto con il sindaco. Il problema, però, non può essere legato alle Forze dell ordine perché il sindaco è anche il primo cittadino che si deve occupare della salute e del benessere dei suoi cittadini, e quindi si deve trovare un modo per lavorare assieme. Dare più poteri agli enti locali, allora, significa svolgere un lavoro di squadra tra la questura, gli enti locali, le associazioni che si muovono nel territorio. Stiamo per fare questo tipo di lavoro a livello nazionale e pensiamo anche che il coinvolgimento di tutti gli enti sia l unica maniera per contrastare le tante lobby esistenti nel nostro Paese (quando abbiamo ascoltato l associazione dei Monopoli di Stato in commissione, era preoccupante sentire dire volete legiferare senza conoscere il fatturato ). Sappiamo che la battaglia è forte e si può vincere assieme, lavorando a tutti i livelli e senza abbassare la guardia. Il parlamentare ed il Governo devono fare la propria parte, scrivendo una legge seria, ma nei livelli locali ognuno di noi deve essere chiamato a non lasciare le persone da sole. La solidarietà è un bene comune che dobbiamo ritrovare nelle nostre comunità perché questa è la stata la forza del nostro Paese, anche rispetto alla crisi economica che stiamo attraversando e alle troppe persone che oggi hanno perso il posto di lavoro, salvaguardando prima di tutto il bambino e sapendo che dai 15 agli 80 anni tutte le fasce sociali possono essere colpite da questo fenomeno così importante. Abbiamo il dovere, tutti assieme, di lavorare per arrivare ad un risultato che non sia sempre una legge di emergenza (cancellare la prevenzione e poi curare il danno quando ormai è troppo tardi), ma cercare di intervenire per contrastare la criminalità e lavorare di più sulla prevenzione. Per fare questo ci vuole una comunicazione responsabile che possa dare a tutti la possibilità di intervenire direttamente, cercando anche di aiutare il proprio sindaco ed il proprio amministratore dicendo ciò che sta accadendo in un determinato quartiere. È quindi necessario lasciare da parte l indifferenza per cercare di essere comunità fino in fondo. DANIELA SBROLLINI deputato al Parlamento

15 REZZARA NOTIZIE Pag. 15 categoria dei giornalisti in quanto, per lungo tempo, si è banalizzato il problema e c è stata una sorta di sottovalutazione, se non addirittura di connivenza. Contestualizzazione dei servizi Cambia completamente anche la contestualizzazione dei servizi: raramente si possono trovare nella stessa pagina e c è una collocazione per i primi, cioè quelli di cronaca, nei servizi di cronaca nera con foto tematiche crude (incidenti stradali, bicchiere rovesciato ), mentre per i secondi, ossia i comportamenti positivi, si costruiscono appositi spazi. Ne «Il Giornale di Vicenza», ad esempio, in fondo al quotidiano, dove vi sono gli approfondimenti culturali c è una pagina specifica con cadenza settimanale, mentre in altri giornali nazionali nei fine settimana escono servizi accompagnati da disegni e con titoli che si riferiscono, ad esempio, alle bollicine sul lago, al rinascimento del Lambrusco : è una rappresentazione idilliaca del tema. Non è banale, così come non sono ordinari il registro utilizzato, la contestualizzazione ed il frame. Per rimanere nella metafora di Halloween, se all improvviso in questo contesto dovesse entrare una persona vestita come uno zombi o uno scheletro, penseremmo ad uno scherzo nelle migliore delle ipotesi oppure chiameremmo le forze dell ordine pensando che la persona non sia completamente in sé. Il contesto è fondamentale ed è la cornice, ovvero il frame, in cui si collocano le tematiche, perciò mischiare i frames rischia di generare confusione togliendo quella sorta di foglia di fico che consente al giornalista di raccontare la realtà. Non va poi dimenticato che il giornale è una rappresentazione di quello che accade. Potremmo utilizzare una metafora spaziale, cioè quella di un edificio o di una città: ci sono luoghi in cui si va a dormire, altri luoghi in cui si va a mangiare o ci si veste e ci si lava o ci si diverte, così come in una città vi sono posti istituzionali in problema sociale SI MOLTIPLICANO GLI ARTICOLI SUGLI ABUSI DI GIOCO ED ALCOL Il rapporto tra massmedia e alcol nei giornali non è ancora un rapporto di dipendenza, ma di sicuro potremmo parlare di una presenza fissa. Da una rapida ricerca nell archivio de «Il Giornale di Vicenza» che ho fatto in questi giorni, cercando la parola alcol emerge che negli ultimi cinque mesi sono stati pubblicati duecento articoli che riportano questo termine. Se raffiniamo ulteriormente la ricerca, ossia introduciamo parole come ubriaco, ebbrezza, vino, etilometro, alcolemia, arriviamo a trecento articoli pubblicati sul giornale nel periodo giugno-fine ottobre. Secondo Alex Springer le notizie, per essere davvero lette, devono rispondere alla legge delle tre s, ovvero sangue, sesso, soldi. La prima domanda è: perché una presenza così fissa, persino dominante in alcuni giorni, nonostante l alcol non risponda a nessuna di questi tre pilastri della vecchia legge del giornalismo? In realtà l alcolismo, probabilmente, sta a monte di ciascuno di questi pilastri: a causa della condizione di ubriachezza spesso abbiamo incidenti stradali gravi e mortali (stragi del sabato sera); spesso al mondo dell alcol è abbinata la prostituzione, una realtà che domina le pagine di cronaca nera e che spesso è associata a forme di dipendenza; infine c è una connessione anche con i soldi. L alcol, probabilmente, è l unica voce che è ambivalente, ha cioè degli aspetti sia negativi sia positivi. Analisi sui giornali Ci sono diverse spiegazioni di questa maggiore attenzione esistente oggi da parte della stampa al problema, ed innanzitutto vi è una dimensione sociale e culturale. Nel Veneto, in particolare, le persone provengono da una cultura del vino che è profondamente radicata nella valorizzazione del paesaggio, nelle tradizioni contadine, nei prodotti tipici, in un imprenditoria di successo legata al mondo dell enocultura e vi è, infine, una cultura della socializzazione, dell integrazione sociale, dell inclusione nei gruppi (rituale dello spritz) che fa riferimento all alcol. C è poi una sorta di mea culpa anche da parte della Una ricerca ha evidenziato la presenza di duecento articoli in cinque mesi, con un raddoppio rispetto a dieci anni fa. I servizi giornalistici sono ampiamente contestualizzati e presentati con un linguaggio spesso emotivo. Particolare rilievo hanno le inchieste penali sull argomento. cui si producono le leggi, in cui si discute e si guarda in prospettiva il governo della città e vi sono poi luoghi del divertimento quali le discoteche o i bar e noi giornalisti, in quanto professionisti dell informazione, siamo tenuti a tenere presente che ciò che raccontiamo non è un unica voce, ma è una polifonia, un coro di voci. L ultima contraddizione è quella che fa riferimento al tipo di racconto. A differenza dei media nazionali, un quotidiano locale, che ha una posizione dominante come «Il Giornale di Vicenza», ha una responsabilità ulteriore. Spesso, nell approccio di lettori arrabbiati e nelle lettere che riceviamo, veniamo ritenuti come una sorta di istituzione pubblica che ha il dovere di rappresentare tutto l arco dell umanità e dei pensieri. In realtà, un giornale come il nostro, anche se non prende una posizione diretta con un editoriale, un commento o altro, ha comunque una responsabilità ulteriore rispetto ad un giornale nazionale che racconta Vicenza una volta al mese. «Il Giornale di Vicenza» ha la necessità ed il dovere di cercare di interpretare i cambiamenti sempre più rapidi della società che cerchiamo di rappresentare, e dobbiamo farlo con attendibilità e ricerca di profondità e ciò significa che in una breve o in una notizia su due colonne si fa fatica a dare un contesto e cercare le ragioni del fenomeno, ma quando accadono fatti dirompenti, abbiamo il dovere di interpellare degli esperti e dobbiamo tentare di capire se si tratta di un episodio o se invece è ricostruibile la caratteristica di un fenomeno, ovvero se vi sono delle ricorrenze che si ripetono sistematicamente. I giornalisti hanno il dovere di prendere posizione direttamente con un editoriale o un commento, o anche indirettamente relegando a spazi minori comportamenti o stili di vita che riteniamo non siano d esempio. Questo è un terreno scivoloso e fa parte della sensibilità di ciascuno di noi, però ritengo che se si fa un po di rassegna stampa sull altro tema relativo al simposio di questi giorni, e cioè al gioco e al divertimento, vediamo che in questi mesi siamo stati accusati di essere parte attiva di quella che è stata definita come una crociata contro le sale scommesse per il bombardamento settimanale di notizie che riportano di manifestazioni, della paura, della rabbia, delle ricerche, di genitori preoccupati che di fronte a siti sensibili come le scuole o i luoghi di ritrovo giovanile venga attivata una sala scommesse o una sala giochi. Linguaggio impiegato A molti di voi che sono lettori abituali di «Il Giornale di Vicenza» pongo una domanda: è il quotidiano lo strumento più idoneo per cercare di fare una forma diretta o indiretta di prevenzione? Negli ultimi anni vi è stato un caso emblematico e drammatico come quello della morte in tangenziale, a causa di un auto che procedeva contromano, del giovane Alex Di Stefano. L impatto, anche per la scelta della mamma, è stato tremendo sia a livello nazionale sia a livello locale, però credo che sia stato un momento che ha consentito a noi professionisti dell informazione, ma anche ai lettori, di interrogarci sull effetto che hanno queste notizie, che vanno comunque raccontate perché è necessario dare voce anche a chi ha causato la tragedia. I giornalisti non sono certamente i giudici che possono emettere la pena, però è necessaria la messa in profondità ed in questo caso ciò è avvenuto non solo tramite gli esperti, ma tramite un dibattito avvenuto tra i più giovani, ossia quelli che noi sospettiamo siano i meno lettori di quotidiani come «Il Giornale di Vicenza», quanto meno nella versione cartacea. Il tema sarebbe vastissimo e riguarda i nuovi media e gli strumenti digitali, però è stato un momento non solo di alfabetizzazione nei confronti della stampa da parte degli amici di Alex e di centinaia di giovani che sono rimasti scossi dalla notizia e si sono identificati in ciò che è accaduto e potrebbe accadere a chiunque, ma è stato anche un momento di crescita da parte dei giornalisti nel senso che il dibattito, anche aspro, duro e feroce, con toni molto duri si stava sviluppando fuori dal giornale, dalle istituzioni e dagli enti deputati alla prevenzione, insomma si stava ampliando soprattutto nei social network. Su Facebook, in particolare, c è stato un dibattito in cui da un lato vi è stata una presa di coscienza del rischio che si corre abusando dell alcol (in quel caso, fra l altro, chi ha ecceduto non era la vittima ma chi ha causato la tragedia), dall altro lato c è stata una richiesta nei confronti dei giornalisti di maggiore spazio in quanto siamo accusati di dare troppa enfasi ad un certo tipo di eventi. In realtà, per metabolizzare il lutto, è venuta una richiesta forte di dare voce a questa fetta di popolazione che difficilmente oggi è intercettata dalla versione cartacea dei quotidiani, ma che invece può trovare un gancio nella versione internet e nei fl ash che si possono pubblicati sui social network. Un ultima considerazione, e cioè vi è la necessità, alla fine, di mediare e di mettere in prospettiva. Questo, nel nostro piccolo tocca anche a noi: se avessimo pubblicato, così come venivano scritti, tutti i commenti su Facebook di sicuro saremmo stati perseguibili per legge ed anche noi saremmo stati diffamatori con chi aveva scritto, però non si potevano tralasciare e quindi i messaggi, depurati e mediati, sono stati in qualche modo recepiti e sono diventati un elemento di dibattito. È stata però necessaria la mediazione, anche perché oggi i blog ed i social network sono percepiti come strumenti di comunicazione a brevissimo termine tramite i quali si sfogano immediatamente le sensazioni, in particolare l emotività. Un quotidiano, da questo punto di vista, è invece uno strumento di medio e lungo termine: tra dieci anni il blog che raccontava gli amici di Alex non ci sarà più ma ci sarà ancora «Il Giornale di Vicenza», che ha un ruolo non solo di responsabilità nei confronti dei lettori, ma anche di mediazione tra ciò che avviene, ciò che è raccontato di quello che avviene e quanto invece è raccontato e stampato. GIAN MARCO MANCASSOLA giornalista de Il Giornale di Vicenza

16 Pag. 16 ISTITUTO REZZARA - VICENZA VENERDÌ CULTURALI GENNAIO-MARZO 2013 I MOLTI VOLTI DI DIO L uomo, avvolto nel Mistero ultimo ed ineffabile, sviluppa la sua religiosità interrogandosi circa l orizzonte finale della sua esistenza e così fi nisce per aprirsi all Assoluto. Se da un lato gli uomini si qualifi cano e si differenziano sul rapporto che instaurano con questa realtà, dall altro sembrano convergere tutti, secondo Pietro Rossano, nella tensione e nell in vocazione, le quali costituiscono un universale psicologico. Secondo le indagini sociologiche anche persone atee o non credenti affermano di pregare qualche volta. Questa tensione appartiene alla coscienza individuale, nucleo centrale della persona. Confrontando le rappresentazioni dell Assoluto, presenti nelle varie religioni, le differenze sono note voli. A grandi linee si presentano due categorie con tratti nettamente distinti e defi niti: una trascendenza teistica e una introspezione psicologica a sfondo monistico. La trascendenza teistica è caratterizzata dal monoteismo storico profetico, dove un Dio creatore, distinto dal mondo e dall uomo, si fa presente nell esperienza umana e stabilisce con l uomo un rapporto particolare. L introspezione a sbocco monistico parla di un grande sé anonimo, indifferenzia to, impersonale, che contiene tutte le cose. Venerdì 18 gennaio - ore 17 Il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe (mons. prof. Rinaldo Fabris, della Facoltà teologica del Triveneto) Venerdì 25 gennaio - ore 17 Politeismo di ieri e di oggi (prof. Paolo Mastandrea, dell Università di Venezia) Venerdì 1 febbraio - ore 17 Il Dio di Gesù Cristo (prof. Bruno Maggioni, dell Università Cattolica Sacro Cuore di Milano) Venerdì 8 febbraio - ore 17 Forme di idolatria socio-politica (prof. Enzo Pace, Università di Padova) Venerdì 15 febbraio - ore 17 L uno, dai molti volti hindu (prof. Antonio Rigopoulos, Università Ca Foscari di Venezia) Venerdì 22 febbraio - ore 17 Allah, un mistero impenetrabile (Imam Kamel Layachi, responsabile nazionale del Dipartimento dialogo interreligioso e formazione Consiglio delle relazioni islamiche italiane - C.R.I.I.) Venerdì 1 marzo - ore 17 La ricerca del non credente (prof. Piergiorgio Grassi, Università di Urbino) Venerdì 8 marzo - ore 17 La costruzione dell immagine di Cristo (prof. Michele Bacci, Università di Friburgo - Svizzera) Sede degli incontri Gallerie d Italia - Palazzo Leoni Montanari contra S. Corona 25, Vicenza L ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili, ma è necessario accreditarsi. Le lezioni sono seguite da dibattito. È possibile prenotare la trascrizione delle registrazioni. Per informazioni e accrediti rivolgersi a: Istituto Rezzara - contrà delle Grazie, Vicenza tel fax QUOTA D ABBONAMENTO La quota di abbonamento per il 2013, da versare sul c.c.p intestato a Istituto Nicolò Rez zara, contrà delle grazie 14, Vi cenza è di 25,00. A quan ti invieranno una cifra significativa sarà inviata al più presto una pubblicazione delle nostre edizioni. ISTITUTO REZZARA - VICENZA REZZARA NOTIZIE UE, AZIONE COMUNE SUL GIOCO ONLINE La Commissione Europea ha predisposto un piano d azione volto alla regolamentazione. La chiave di volta sarà la cooperazione tra gli Stati per conformare i diversi regolamenti. Il gioco online costituisce una delle attività in forte espansione in Europa, registrando tassi di crescita annuale di quasi il 15 per cento ed entrate stimate di circa 10 miliardi di euro entro il Per questo motivo, la Commissione Europea ha predisposto un piano di azione che prevede una serie di iniziative volte a definire la regolamentazione dei giochi d azzardo e promuovere la cooperazione tra Stati membri. Si tratta dell ultimo di una serie di interventi previsti per definire adeguatamente il quadro economico, sociale e legale entro il quale collocare il gambling online. Gli obiettivi del programma appena approvato sono stati espressi dal Commissario per il Mercato interno e i servizi, Michel Barnier: protezione di tutti i cittadini, lotta al riciclaggio di denaro e alle frodi, tutela dello sport nei confronti delle scommesse giocate su partite truccate, supporto al processo di conformazione delle norme nazionali alla normativa UE. Proprio l aspetto relativo alla condivisione del medesimo regolamento sembra essere la chiave per risolvere i diversi problemi associati ai giochi d azzardo in Rete. Sebbene i singoli Stati membri rimangano in linea di principio liberi di stabilire gli obiettivi delle politiche interne in materia di gambling online, sarà istituita una commissione di esperti con la funzione di facilitare gli scambi di esperienze in materia di regolamentazione tra le singole nazioni. Una soluzione che, si auspica, potrà contribuire ad allontanare i consumatori dai siti non regolamentati. Un attenzione particolare è rivolta agli adolescenti dal momento che il 75 per cento dei cittadini UE con meno di 17 anni usa internet. A tal proposito, la Commissione incoraggia lo sviluppo più efficienti strumenti di controllo dell età e di filtri sui contenuti. Una menzione particolare è dedicata alle patologie connesse al gioco d azzardo e alla necessità di individuare metodi efficaci di cura e prevenzione. Quanto alle azioni concrete intraprese dallo stesso organismo esecutivo europeo, è prevista l adozione di tre regolamenti destinati agli stati membri: sulla protezione comune dei consumatori, sulla pubblicità responsabile dei giochi d azzardo e sulla prevenzione e la lotta contro le scommesse relative a partite truccate. CONVEGNO I ROM: VITA E LAVORO sede del convegno: Istituto Rezzara accesso da via della Racchetta, 9/c Vicenza sabato 19 gennaio 2013 ore ore 9.30 Indirizzi di saluto e di benvenuto ore 9.45 Introduzione (Martina Zuliani) ore I Rom in Slovenia, cenni storici e situazione attuale (dott. Vera Klopčič, Institute for Ethnic Studies, esperta della situazione dei Rom in Slovenia) Come scappare dal margine sociale? (prof. dott. Komac Miran, Institute for Ethnic Studies, capo progetto sulla popolazione Rom) ore Rom a Roma: interventi nei campi e tutela dei diritti della Croce Rossa Italiana (dott. Marco Accorinti, delegato progettazione per i senza dimora della Croce Rossa Italiana) ore Discussione ore Intervallo: assaggio di cibi Rom, musiche ed immagini con la collaborazione della Malmö Romska Idecenter ore Tavola rotonda: Vita e lavoro dei Rom - laboratori di sartoria (Caritas vicentina) - lavoro agricolo (industriale) - presenze nella città di Vicenza (Giovanni Giuliari, assessore Comune di Vicenza) ore Discussione ore Conclusioni

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