Materie prime: stop and go

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1 Dati e analisi su argomenti economico-finanziari italiani e internazionali Anno 15 - Numero 59 Giugno 2006 Materie prime: stop and go di Giorgio Maimone e Stefano Natoli Stop and go. I mercati delle materie prime fanno pensare in questo periodo alla penalità che scontano i piloti della Formula 1 quando commettono un'infrazione al regolamento di gara: sosta di dieci secondi ai box e poi di nuovo in pista. Anche le commodities, col vento in poppa fino a metà maggio, sono state costrette a fermarsi - interrompendo un rialzo che aveva portato molte di esse a sbriciolare record dopo record - per ripartire più grintose di prima dopo appena una settimana. A fare da traino praticamente tutte le componenti, anche se il contributo più significativo alla performance del Crb - il più importante indice di settore - è stato fornito dai metalli preziosi, da quelli di base e dal petrolio. Tutte le commodities sono così tornate al centro della domanda dei fondi di investimento, il cui effetto viene amplificato da un mercato che fa i conti con un sempre più evidente squilibrio tra l'offerta (in declino) e la domanda (sostenuta anche in prospettiva). Ma perché le commodities piacciano così tanto? Perché - dicono gli esperti - sono una valida opportunità per diversificare il portafoglio degli investimenti e per migliorarne il profilo rischio/rendimento: tendono infatti a salire quando scendono azioni e obbligazioni e viceversa. (Rapporto aggiornato al 6 giugno)

2 Indice Negli ultimi 5 anni materie prime meglio di azioni e obbligazioni 4 Fino a metà maggio una corsa che sembrava senza fine 7 A metà maggio uno storno 26 quindi una nuova ripartenza 28 Un 'toro' destinato a durare altri dieci anni 31 L'effetto Cina 32 Buoni motivi per puntare sulle materie prime 34 Diversi modi per ottimizzare il pacchetto Le ragioni alla base della domanda 47 Su quali commodities conviene puntare 50 Ottime prospettive per i prodotti agricoli 50 Promesse interessanti anche per oro e argento 55 Ian Cockerill (Gold Fields): la correzione non cancella la tendenza al rialzo dell'oro 7 Materie prime in rendimento 26 Il ruolo rilevante della speculazione 28 I fondi: strumento ideale per puntare sulle materie prime 31 Volumi gestiti passati in 5 anni da 5 a mld di dollari 32 Il crescente interesse dei pension funds 26 Gli Etf sulle commodities 28 Dai 'certificati' buone opportunità ma occhio alla leva 31 Sono più adatti a risparmiare servono meno per speculare 32 Il caro-metalli costa 1,3 miliardi alle imprese 4 Imprese: un futuro meno grigio. 50 La crisi degli acquisti è alle spalle, ma occhio ai furti 7 E' il caffè il vero "oro nero"! 26 Greentech: dalla natura al serbatoio 28 Le performance annuali 31

3 Pepe: superstar a venire 34 Legname tropicale in ripresa 47 Il ritorno di "Re Carbone" 50 Una bolla destinata a scoppiare presto? 50 Conclusioni 50 Allegati 81 L'analisi tecnica 32 Petrolio, oro, rame e caffè: nei grafici anche il 'fattore T' (a cura di Win Consulting, Milano) Gli indici 32 I magnifici quattro Interviste 32 Maurizio Mazziero, "Prezzi in rialzo per carenza offerta e domanda in aumento" Robin Bhar, "I prezzi del rame resteranno alti" Andrew Garthwaite, "Il boom delle materie prime non è una bolla" Vincenzo Manes: "all'lme solo speculazione" Il personaggio 32 Jim Rogers: "Meglio di dollaro e azioni" Lo strumento 32 Gli Etf Il fondo 32 Hermes Commodity Index Fund Il mercato 32 Decolla la Borsa merci telematica italiana Le Fiere 32 Dal Cibus di Parma emerge un agroalimentare a due facce Vinitaly: 144 mila visitatori, aumentano del 10% i buyer dall'estero Il Libro 32 Jeremy Leggett: "Fine corsa" Fonti 32

4 Negli ultimi cinque anni materie prime meglio di azioni e obbligazioni Negli ultimi cinque anni le materie prime, considerate come asset class, hanno di gran lunga battuto in termini di rendimento sia le azioni che le obbligazioni. La tendenza, da un punto di vista macro e sul lungo periodo (dai cinque anni in poi), continua a restare favorevole. Nel breve (3-4 mesi), è però probabile un assestamento. "La domanda e i prezzi continueranno a mostrare una solidità strutturale anche l'anno prossimo - dice Tobias Merath, analista commodities di Credit Suisse - pur essendo possibile una temporanea battuta d'arresto". Quindi gli investitori che volessero entrare ora in questo segmento di attività devono essere molto cauti e comprare solo sulla debolezza. "L'indice Crb sulle commodities - osserva Alessandro Magagnoli, responsabile gestione di Financial Trend Analysis - resta graficamente ben impostato: le quotazioni hanno recentemente superato il picco del primo febbraio a 350 punti circa dal quale si era avviata una flessione, terminata con i minimi di marzo a 321,50. La ripresa del trend rialzista appare decisa e quindi è probabile il suo proseguimento". Il motore di questo travolgente rincaro è quello già descritto, ma il carburante è una miscela altrettanto potente. L'economia mondiale è cresciuta senza pause; i costi dell'energia hanno frenato gli investimenti in nuove miniere; le scorte si sono progressivamente assottigliate; il dollaro, valuta di riferimento per i preziosi e anche per le altre materie prime, ha perso terreno sul mercato dei cambi. Tutto ciò ha attratto l'ingrediente esplosivo: il denaro degli hedge funds, dei fondi pensione, dei fondi indicizzati. Più di 80 miliardi di dollari (ma la stima è probabilmente approssimata per difetto, non potendo calcolare il peso del grey market) hanno amplificato i rincari e non sembrano intenzionati ad abbandonare il settore, almeno fino a quando non muteranno quelle che gli ingegneri, anche quelli finanziari, chiamano "le condizioni al contorno". 4

5 Fino a metà maggio una corsa che sembrava senza fini Fino a metà maggio sembrava una corsa senza fini. I prezzi dei metalli industriali continuavano a correre, testando livelli ai limiti dell'immaginazione. Al London Metal Exchange il rame volava oltre gli 8mila dollari la tonnellata, con un rialzo del 77,8% da inizio anno; lo zinco si arrampicava fino a 3.610,5 $/tonn (settlement), quasi il triplo rispetto a un anno fa; l'alluminio chiudeva la seduta ufficiale oltre quota 3mila $/tonn, rompendo un importante livello di resistenza dei prezzi. Al record storico era arrivato anche il nickel, sia pure solo con il contratto a tre mesi. Prezzi da vertigine, che avevano allontanato la maggior parte dei produttori dall'lme e che cominciavano a spaventare anche gli speculatori (che pure non smettevano di riversare nuovi capitali sui mercati delle commodities, al ritmo di 300 milioni di dollari in più al mese, secondo Matthew Schwab, di Aig). Variazione % nell'ultimo anno (dati al 12 maggio) Zinco 199,0 Rame 181,6 Zucchero 110,8 Palladio 109,4 Argento 106,2 Alluminio 80,4 Oro 69,0 Platino 52,3 Petrolio 48,7 Frumento 43,9 Piombo 36,9 Nickel 28,3 Granturco 27,1 (Fonte: Barclays Capital) 5

6 A metà maggio uno storno Dopo avere inanellato record su record, a metà maggio partiva una forte correzione per materie prime e metalli preziosi: il rame cedeva il 6,26%, lo zinco oltre il 9% e l'alluminio più del 4%. Calavano improvvisamente anche i prezzi dei metalli preziosi. Sempre a Londra l'oro scendeva del 2% a 697,40 dollari l'oncia dopo essere arrivato fin sopra i 720 dollari. Anche l'argento perdeva il 5% a 13,54 dollari l'oncia. Secondo gli analisti, il mercato si sarebbe reso conto che i livelli record raggiunti erano insostenibili e inadeguati. Basti pensare che negli ultimi 12 mesi il prezzo del rame era salito del 179%, quello dello zinco del 273% e l'alluminio del 173%. Più contenuti, ma non per questo meno preoccupanti, i rialzi dei metalli preziosi: del 64% l'oro, del 93% l'argento, del 152% il platino. Sul banco degli imputati erano finiti gli Hedge Fund, i fondi speculativi capaci di spostare in un niente miliardi di dollari. La correzione era stata generalizzata e aveva riguardato praticamente tutte le materie prime. I ribassi, ovviamente, erano stati più accentuati per quelle commodities che erano salite di più (rame, zinco, oro) e più contenute per quelle che erano cresciute di meno. "Quello di metà maggio è stato uno 'storno' e neanche tanto consistente", dicono gli analisti della società di consulenza milanese Win Consulting. E a riprova di ciò snocciolano una serie di dati. "Fra i metalli di base, alcuni restano vicini ai massimi (rame e nickel), altri (zinco) addirittura sui massimi; fra i preziosi l'oro è scambiato fra 630 e 730 dollari (record dal 1980), l'argento è sui livelli più alti di sempre; relativamente al petrolio, Brent e WTI oscillano fra 65 e 75 dollari (massimi ultimi vent'anni); fra le soft commodities, il caffè continua a macinare record. Lo stesso indice Crb è sui livelli più alti degli ultimi 30 anni, tra 335 e 365". 6

7 quindi una nuova ripartenza Dopo lo storno, già a partire dal 22 maggio le quotazioni delle materie prime hanno ripreso a salire trainate essenzialmente da ricoperture e acquisti di natura tecnica. Vistoso il rilancio del rame, che a New York veniva sospeso due volte per eccesso di rialzo e guadagnava più dell'11% in un giorno. La 'corsa del toro' traeva grande vantaggio dalla contemporanea debolezza del dollaro e dal violento balzo del petrolio, sul quale pesavano l'imminente week end del Memorial Day (tradizionale inizio della stagione di grandi consumi di benzine negli Usa) e l'allarme uragani (che l'anno prima erano stati capaci di devastare le installazioni petrolifere del Golfo del Messico). Nel settore dei preziosi, i rincari al fixing di Londra erano compresi tra il 2% del platino e il 5,8% dell'argento. L'oro si riavvicinava a 670 dollari l'oncia, confermando una situazione poco felice per i consumi in gioielleria (i prezzi alti, infatti, danneggiano seriamente i consumi). Nei dati del World Gold Council, che rappresenta le grandi società aurifere, il primo trimestre dell'anno si è chiuso con una domanda complessiva in calo del 16%, a 835,7 tonnellate, a fronte di un'offerta stimata sulle 868 tonnellate. 7

8 Un 'toro' destinato a durare altri dieci anni Il mercato delle commodities sarà caratterizzato dal 'toro' almeno per altri dieci anni. Ne è convinto, fra gli altri, Stephan Wrobel, amministratore delegato del fondo d'investimento svizzero (con base a Losannna) Diapason Commodities Management. Anche se ci saranno dei consolidamenti lungo il percorso - come ce ne sono stati in ogni mercato rialzista della storia - questa asset class permetterà secondo Wrobel agli investitori nei prossimi dieci anni di "realizzare dei guadagni, diversificare il portafoglio e proteggersi dall'inflazione". Su questa tesi concordano Credit Suisse e JP Morgan Securities: gli analisti di queste società puntano sui fondamentali e insistono su una domanda mondiale ancora molto forte. "Tre miliardi di persone si stanno aggiungendo all'economia del mercato globale, creando una crescita della domanda di beni". L'effetto Cina Alla base della febbre dei prezzi sul mercato delle materie prime, gli analisti individuano - oltre al fattore valutario, al rilancio dell'economia americana e giapponese e alle tensioni geopolitiche - un vero e proprio effetto Cina: ne è espressione il grande appetito per qualunque materia prima necessaria alle costruzioni, all'elettronica, al tessile. La Cina è il maggior consumatore mondiale di rame, zinco e alluminio. Per quanto riguarda il consumo di petrolio si situa al secondo posto, subito dopo gli Stati Uniti (Fonte: British Petroleum). Benché la Cina produca molte materie prime, la crescita esponenziale della nuova potenza economica dovrebbe continuare a influenzare notevolmente i prezzi delle commodities. Da fine 2003 il mercato è trainato dal settore energetico e da quello dei metalli industriali. Le materie prime agricole rappresentano il fanalino di coda. Secondo gli analisti di Citigroup, la domanda di materie prime resterà superiore all'offerta dal 2006 fino al 2009, fatto questo che dovrebbe tenere alto l'interesse sul settore, che secondo gli analisti sarà uno temi dominanti di quest'anno e forse anche dei prossimi anni. Ma anche la domanda speculativa non accenna ad esaurirsi. Dopo i 59 miliardi di dollari investiti dai fondi in materie prime nel corso del 2005, per quest'anno Barclays stima investimenti pari al doppio, ossia attorno ai 120 miliardi di dollari. 8

9 Buoni motivi per puntare sulle materie prime Al di là dei guadagni che il mercato promette nell'immediato, perché un investitore dovrebbe puntare su questo settore? Per tre buoni motivi: le forti potenzialità di questa categoria di asset - che sulla carta offre rendimenti molto interessanti in un'ottica di lungo periodo - la diversificazione del portafoglio, la protezione dai rischi di inflazione (soprattutto sul lungo termine) visto e considerato che, in concomitanza con un'accelerazione della crescita economica, essa stessa è spesso alimentata dalle commodities. Un portafoglio, secondo gli esperti, per avere una buona diversificazione del rischio dovrebbe contenere materie prime per almeno il 10-15% del capitale investito. Diversi modi per ottimizzare il pacchetto Diversi sono i modi per ottimizzare il pacchetto in questa direzione. Un investitore ha in primo luogo l'opportunità di scegliere un investimento diretto nelle materie prime, che per la maggior parte vengono scambiate tramite contratti a termine. Tra i principali mercati mondiali in cui vengono scambiati tali 'future' (o derivati quali opzioni, swap, certificati o prodotti strutturati) il Chicago Board of Trade, il London Metals Exchange, lo Shanghai Metals Exchange, il Nymex, l'ipe, il Bullion e il Comex. L'alternativa è la forma indiretta, i cui benefici possono però nel tempo risultare più diluiti. In questo ambito possono venire annoverati gli investimenti nelle obbligazioni denominate nelle valute legate all'andamento delle commodities, che proprio in questo ultimo periodo sono state fortemente sostenute (come il dollaro australiano o quello canadese). Altra possibilità è l'acquisto di azioni di imprese attive nel settore o di fondi specializzati. Tali strumenti si muovono in funzione della direzione registrata dal sottostante (le materie prime), ma allo stesso tempo il loro rendimento è esposto anche ad altri tipi di rischio, quali quelli insiti della Borsa, della capacità del management. 9

10 Le ragioni alla base della domanda di materie prime Tra le ragioni comuni a tutte le commodities vi è la maggiore domanda di materie prime di base - a cominciare da petrolio, acciaio e metalli non ferrosi - da parte di paesi asiatici come Cina e India che continuano a macinare tassi di crescita economica a due cifre; l'indebolimento del dollaro, a causa della crescita esponenziale del doppio deficit americano; i bassi tassi d'interesse a livello mondiale e la speculazione da parte dei "non commercial". Alla base di certi aumenti, vi sono poi ragioni specifiche: il rame, ad esempio, che fra le materie prime è quella che tra il 2002 e il 2006 è cresciuta di più, è stato spinto da fattori di natura fondamentale - domanda in forte crescita da parte dei paesi asiatici, offerta insufficiente - oltre che dalla speculazione riconducibile ai fondi d'investimento (il metallo rosso viene acquistato a piene mani da fondi e traders anche perché è il benchmark dei non ferrosi e rientra in tutti i panieri delle materie prime). Per il petrolio, invece - che dopo il rame ha fatto registrare la performance migliore - la discriminante principale, oltre, naturalmente, alla domanda, è il fattore "T", dove T sta per terrorismo. Come si sa la maggiore estrazione di greggio si concentra nell'area geografica con la maggiore instabilità politica (Iran, Iraq) e con il maggior rischio di attentati terroristici a gasdotti, raffinerie e società petrolifere in genere. Quanto all'oro, che continua ad essere il bene rifugio per eccellenza, la crescita esponenziale dei prezzi è invece da collegarsi quasi esclusivamente al rischio inflazione (le quotazioni del metallo giallo, infatti, cominciano ad impennarsi quando la minaccia dell'inflazione si fa seria). 10

11 Su quali commodities conviene puntare Ma quali sono le commodities che ancora promettono margini di guadagno interessanti e quali, sulla carta, risultano più stressate dopo la corsa sperimenta nell'ultimo periodo? Ottime prospettive per i prodotti agricoli Tra i primi, gli esperti inseriscono i prodotti legati all'agricoltura. "Le materie prime agricole potrebbero essere la prossima categoria di commodity a sorprendere", dice Michael Lewis, numero uno globale della ricerca nel settore di Deutsche Bank. I più sottovalutati, secondo Lewis, sono caffè, zucchero, cacao e mais. A spingere i prezzi saranno la domanda cinese, alcuni fenomeni atmosferici e i raccolti più magri. Da non sottovalutare, inoltre, che molti prodotti agricoli si trovano ancora vicino ai loro minimi e parecchi di essi stanno cambiando il loro scenario di utilizzo. Alcuni sono già importanti elementi energetici. Per esempio, dal mais si ricava il bio-etanolo utilizzato come carburante per autotrazione. In Brasile viene impiegato, per lo stesso fine, più del 40% dell'etanolo prodotto dallo zucchero. La soia, dalla quale arriva già il bio-diesel, è forse tra le materie il principale candidato a cambiare 'personalità' a favore dell'energia. Quello agricolo è quindi un settore che offre interessanti chance, considerato che diversi prodotti hanno fatto solo qualche piccolo miglioramento da inizio anno, quando alcuni di loro quotavano quasi sotto i costi di produzione. Sempre in questo comparto, 11

12 un'interessante opportunità potrebbe anche essere il frumento in quanto al mondo ci sono pochi agricoltori che vogliono seminarlo perché poco redditizio e quel poco che si produce, dicono gli esperti, è oltretutto di scarsa qualità. Altra storia interessante per il futuro potrebbe essere quella del caffè, il cui raccolto presenta una ciclicità biennale: un anno molto generoso e quello successivo avaro in termini di quantità. Il 2007 sarà un anno con raccolto scarso e questo potrebbe infiammare ulteriormente i prezzi del caffè. Marginali promesse sono attese anche dal cotone, che staziona da tempo vicino ai minimi, dalla carne e dal cacao. La dinamica di quest'ultimo è sempre agganciata alla situazione in Costa d'avorio, dove è in corso uno scontro tra i ribelli e il potere locale. Attualmente il quadro è tranquillo ma, a detta degli esperti, il Paese africano è visto dal mercato come una polveriera. A rendere allettante l'investimento nella carne - più nei bovini che nei suini - sono i corsi molto bassi, l'imminente stagione estiva che spinge la domanda (soprattutto Usa) e, ancora, la ciclicità tipica di questo settore che, quando registra un aumento dei consumi, deve fare fronte a una risposta da parte della domanda che presenta ritardi fisiologici (6-7 anni per i bovini e circa 4 anni per i suini). Probabilmente anche per anticipare il trend, Citibank ha lanciato Agriculture Commodity Protected Note, la prima obbligazione strutturata a capitale protetto (sottoscrivibile fino al 23 giugno), legata all'andamento dell'indice Goldman Sachs US agriculture excess return: paniere composto da grano (31% dell'indice), frumento (21%), zucchero (19%), soia (13%), cotone (8%), caffè (6%) e cacao (2%). La prima cedola fissa, del 3%, verrà pagata dopo un anno; mentre la seconda (2%), verrà pagata alla scadenza (2011), insieme al rimborso totale del capitale investito e all'eventuale cedola variabile, pari al 70% dell'apprezzamento medio dell'indice, se positivo, calcolato come media aritmetica delle performance trimestrali dello stesso rispetto alla data iniziale. 12

13 Promesse interessanti anche per oro e argento Interessanti le promesse dell'oro e dell'argento, ma occorre cautela nel valutarle dopo la loro recente corsa. C'è da evidenziare comunque alcuni aspetti ancora favorevoli. In primo luogo, oltre al tradizionale utilizzo, è in costante aumento negli ultimi anni il loro impiego nell'industria. Inoltre la domanda fisica di questi due metalli preziosi è attesa rimanere elevata mentre l'offerta dovrebbe restare bassa (soprattutto per l'argento). Infine l'oro, che secondo alcuni può avvicinare i 1000 $/oncia, potrebbe rientrare di nuovo nelle strategie delle Banche Centrali se il dollaro dovesse continuare a puntare al ribasso. Uno scenario più prudente è visto invece per i metalli base e non solo perché molti di loro arrivano da una folle corsa (soprattutto del rame, dello zinco e del piombo). Gli analisti ritengono che ci siano certamente margini per un loro ulteriore miglioramento ma, suggeriscono, l'unico modo per poter trarre delle indicazioni è guardare le scorte, che ultimamente sono diventate più compatibili con il ritmo dei consumi. La domanda comunque nel medio periodo potrebbe diminuire in funzione col rallentamento delle principali economie che finora hanno fatto da locomotive (la Cina, su tutti, che proprio recentemente ha alzato i tassi per frenare gli investimenti e ridurre i rischi di un surriscaldamento). Gli analisti invitano alla prudenza anche per quanto riguarda il petrolio: l'oro nero è destinato a rimanere volatile a causa delle tensioni nello scacchiere medio-orientale e delle frizioni sul nucleare fra Iran e Occidente. Allo stesso modo, il greggio risulta influenzato anche dalla crisi in Nigeria e dalla decisione di alcuni Paesi produttori di nazionalizzare il settore. Il mercato sembra avere spazio per andare a testare $ ma, dicono gli esperti, la situazione è difficile da valutare poiché con il petrolio a certi livelli si avranno importanti impatti sull'economia globale e quindi sulla domanda di greggio. 13

14 Ian Cockerill (Gold Fields): la correzione non cancella la tendenza al rialzo dell'oro "Il prezzo dell'oro è salito del 160% rispetto ai minimi del '99, mentre il petrolio Brent ha guadagnato il 265%. Così l'oro, nonostante la corsa cui abbiamo assistito dal 2001, è ancora molto economico se si considera il suo rapporto con i prezzi del greggio". L'affermazione è di Ian Cockerill, amministratore delegato della sudafricana Gold Fields, numero quattro mondiale dell'oro, secondo cui le quotazioni del metallo nei prossimi anni potrebbero anche raggiungere e superare i mille dollari per oncia. Per Cockerill non c'è contraddizione: i prezzi possono anche scendere verso i 500 dollari, un valore che egli considera "di equilibrio nel lungo termine". Però in questa fase la spinta rialzista non è scomparsa. La grande quantità di petrodollari in cerca di impiego è uno dei fattori principali della corsa all'oro, che trae sostegno anche dagli investitori considerati stabili, come i fondi pensione. La recente correzione, dice Cockerill, è benefica, perché aiuterà a ravvivare la domanda dal settore della gioielleria. Questo è il più vistoso effetto dei rincari che hanno condotto la quotazione verso punte di quasi 730 $. Un effetto rilevato anche dalla sudafricana Rand Refinery, uno dei principali impianti mondiali, che dalla sua costruzione, nel 1920, si calcola abbia raffinato più di 40mila tonnellate di metallo giallo, circa un terzo di tutto l'oro del mondo. La Rand Refinery nei giorni scorsi ha sottolineato che le sue vendite all'india, il primo Paese consumatore, quest'anno sono scese finora del 20% in volume, pur rimanendo stabili in valore. La società non esclude che si tratti solo di un prolungato rinvio degli acquisti, in attesa che i prezzi diventino più abbordabili. Però l'impatto è avvertibile, in quanto l'india solitamente acquista un quarto delle 400 tonnellate d'oro raffinate ogni anno dalla Rand. E il recentissimo ridimensionamento dei prezzi non ha ancora innescato il ritorno degli ordinativi. Le speranze in tal senso sono legate alla stagione tradizionalmente più favorevole, che in India inizierà a fine agosto. A frenare la ripresa è la volatilità, secondo Chris Kenny, direttore della Rand: "Se il prezzo si consoliderà in una fascia, diciamo tra 620 e 700 $, gli acquirenti torneranno". 14

15 Materie prime in rendimento Forte interesse da parte dei fondi di investimento e un'offerta in calo a dispetto di una domanda sempre crescente, soprattutto da parte dei Paesi emergenti. Il rame che stabilisce i massimi storici, superando per la prima volta la soglia dei 6mila dollari/tonnellata per i contratti con consegna a tre mesi. Il petrolio che, sulla scia della crisi iraniana, si avvicina ai record della scorsa estate. L'oro che ha superato la soglia dei 600 dollari all'oncia, che risaliva al Queste i più eclatanti esempi della recente effervescenza delle quotazioni delle commodities, prima dello storno di maggio, il cui indice di riferimento (Crb) era salito dell'8% in un mese: un movimento insolito per uno strumento in genere molto stabile, ma in linea con un trend di lungo periodo. "Negli ultimi quattro anni - afferma Andrea Savio, analista esperto di commodities - le materie prime si sono apprezzate in maniera esponenziale. È dal che l'indice Crb ha avviato un costante trend positivo: in quegli anni si attestava su quota 180 punti, mentre oggi testa l'area 340, con un massimo a 350 stabilito lo scorso mese". Siamo dunque a livelli inediti da decenni. "Le ragioni del trend degli ultimi anni - rileva Savio - sono sia di natura fondamentale che tecnica. Dal punto di vista dei fondamentali, è un fatto che la domanda di economie come quella indiana e cinese mantenga i prezzi ad alti livelli". È tuttavia vero che, nel momento in cui si ravvisano motivazioni di carattere fondamentale, la speculazione (ossia l'interesse dei fondi di investimento) si accoda, amplificando i movimenti dell'indice. "Va detto - prosegue Savio - che la tendenza positiva degli ultimi anni è stata avviata da movimenti tecnici: dopo i minimi dell'inizio degli anni 2000 i fondi hanno individuato opportunità potenziali in ragione di livelli piuttosto bassi, finendo per essere una sorta di 'volano' che ha contribuito a consolidare una fase di estrema forza". Ma, allo stato attuale, quale dovrebbe essere l'atteggiamento dell'investitore? "Siamo a ridosso dei massimi storici. La cautela è d'obbligo, ma - sottolinea Savio - escluderei crolli all'orizzonte, quanto piuttosto ridimensionamenti. A mio avviso l'atteggiamento opportuno è cavalcare il trend, essendo pronti a cogliere segnali di inversione". In particolare, un calo sotto la fascia punti potrebbe essere un segnale di debolezza, tale da intaccare il trend rialzista se l'indice scendesse sotto quel livello. A quel punto, la strada sarebbe aperta, in potenza, per un'oscillazione laterale tra 340 e 280 punti, il primo supporto tecnico importante sull'indice. "Viceversa - conclude Savio - in caso di rottura della 'resistenza' si potrebbero testare nuovi massimi, con 360 punti come primo livello e 380 come possibile quota massima futura". In definitiva, lo scenario attuale delle commodities dovrebbe indurre alla cautela. Eppure "Visto che attendiamo nuovi massimi nel breve-medio periodo, mi parrebbe strano vedere l'indice delle materie prime arretrare sensibilmente nei prossimi anni", conclude Savio. 15

16 Il ruolo rilevante della speculazione Al di là della domanda reale, che ha comunque visto un incremento della richiesta di materie base proveniente dai paesi a forte sviluppo come Cina e India, sulle materie prime si è innestata anche una componente speculativa che ha gonfiato i prezzi a dismisura a causa di un forte incremento degli investimenti in commodities da parte dei fondi. Secondo Richard Bernstein, analista di Merrill Linch, il "sovraprezzo" delle materie prime che hanno sia quotazioni del fisico sia quotazioni future, è di circa il 50%, di cui il 30% è dovuto alla speculazione pura (il restante 20% sarebbe stato causato indirettamente dalla FED, quando ha annunciato lo stop al rialzo dei tassi d'interesse). "Un buon 30-40% dell'attuale livello dei prezzi è di natura assolutamente speculativa", concordano gli analisti di Win Consulting: "sul rame, ad esempio, il prezzo oggettivo dovrebbe essere compreso fra i 5000 e i 5500 dollari per tonnellata, mentre il 29 maggio il metallo rosso quotava all'lme (la principale borsa mondiale dei non ferrosi) 8280 dollari/tonnellata base tre mesi". 16

17 I fondi: strumento ideale per puntare sulle materie prime Consentono di puntare su oro, platino, rame, zinco e alluminio, giunti ai massimi storici, ma anche su materiali non così conosciuti come il carbone termico. E grazie alle basse soglie di ingresso - da 1 euro per Capitalia global gold & mining ai 5mila euro richiesti per entrare nei fondi specializzati di Merrill Lynch I.M. - si rivelano uno strumento intelligente per affrontare un mercato attraente ma altamente rischioso dove, è bene ricordarlo, si raccomanda di investire una parte residuale del proprio portafoglio. Con queste credenziali alcune Sicav specializzate hanno le carte in regola per vincere la palma come strumento ideale per puntare sulle materie prime. Tanto più che alcuni fondi, in particolare quelli promossi da gruppi esteri, sono riusciti talvolta, grazie a una selezione vincente, a fare meglio dei metalli su cui investono e degli Etf che ne replicano i prezzi. Grazie al focus particolare sui metalli. È il caso di Sgam fund equities gold mines (+132% a un anno), di Carmignac commodities (+107%), ma anche di Merrill Lynch I.M. World gold fund (+98%), mentre il benchmark, l'indice Ftse gold mines, ha messo a segno nello stesso periodo l'89 per cento. Il motivo del vantaggio è da ricercare in questo caso nel sottopeso mantenuto nelle società aurifere del Nord America, che hanno fatto registrare i risultati più deboli. Il miglior contributo è giunto invece da Zijin Mining, una delle principali produttrici di oro sul mercato cinese che dal collocamento avvenuto nel 2003 ha consentito, a chi ha ottenuto le azioni in fase di Ipo, guadagni dell'800% e dividendi totali superiori al 20% sull'investimento. "Non è stato facile avere accesso all'ipo cinese - spiega Graham Birch, che gestisce il fondo Merrill Lynch I.M. World Gold -. Tra l'altro la richiesta era 774 volte superiore all'offerta. Nonostante le performance esplosive - continua Birch - abbiamo consolidato la nostra posizione e siamo ottimisti sui progetti del gruppo che vanta un'ottimo payout: il 60% degli utili viene distribuito come dividendi". Tra gli altri fattori che hanno favorito il fondo specializzato sull'oro, come pure l'esplosivo Merrill Lynch I.M. World mining fund, primo sui tre anni con un risultato del 225% - unico della categoria ad avere guadagnato le cinque stelle di CfsRating - c'è anche l'effetto platino: Impala, principale estrattore, da inizio anno si è apprezzata del 35 per cento. 17

18 Volumi gestiti passati in 5 anni da 5 a mld di dollari Nel giro di cinque anni i volumi gestiti dai cosiddetti commodity index fund - fondi che ricalcano l'andamento di indici di materie prime, come il Gsci di Goldman Sachs o il Dj-Aig della Dow Jones - si sono moltiplicati per sedici volte: dai circa 5 miliardi di dollari del 2000 agli attuali miliardi, che secondo Barclays Capital potrebbero salire nel corso di quest'anno ad almeno 110 miliardi, con un ulteriore balzo di circa il 40 per cento. Cifre consistenti, che tuttavia Citigroup invita a guardare con cautela, poiché riflettono solo una parte della realtà: quella più visibile e più agevolmente stimabile: "Noi riteniamo che già oggi gli investimenti in commodity ammontino a circa 200 miliardi di dollari", afferma la banca d'affari, spiegando che occorre tenere conto non solo degli indici e dei prodotti ad essi legati, ma anche degli investimenti degli hedge fund e dei Cta o commodity trading adivisor (una sorta di agenti che speculano per conto di singoli clienti). Anche questi investitori hanno accresciuto fortemente la propria presenza sui mercati delle materie prime, assumendo un peso tutt'altro che trascurabile. I fondi hedge, in particolare, indirizzano solo una minima parte dei loro asset (stimati intorno ai miliardi $) verso futures e opzioni su materie prime. Per Csfb/Tremont, tuttavia, essi generano almeno la metà dei volumi di scambio su questi mercati, contro circa un terzo in quelli azionari e meno di un quinto in quelli valutari e obbligazionari. Una disparità che non stupisce, poiché l'estrema volatilità dei prezzi di molte commodity offre ottime opportunità di guadagno. 18

19 Il crescente interesse dei pension funds Se ne sono accorti anche i fondi pensione: investitori dotati di ingenti capitali, ma tradizionalmente cauti e con orizzonti temporali di lungo periodo. Per il momento si tratta di un'avanguardia. Ma le sue fila si ingrossano e contano molti big del settore. L'ultimo arrivato è Calpers: il fondo previdenziale degli impiegati pubblici californiani, che con oltre 200 miliardi di dollari in gestione è uno dei più grandi nel mondo, ha appena annunciato che dalla prossima estate intende investire 1 miliardo di dollari in commodity. La quota di portafoglio (lo 0,5%) è un primo passo. "Il nostro è un approccio moderato - spiega Dan Kiefer - Cominceremo lentamente e all'inizio investiremo soltanto in modo passivo, utilizzando indici di commodity. Ma non si tratta di un capriccio, né di un entusiasmo passeggero: la nostra è una strategia ben meditata". Sullo stesso percorso, del resto, si sono già avviati altri giganti della previdenza. L'olandese Abp, che gestisce oltre 190 miliardi di euro, è addirittura un antesignano: presente sui mercati delle commodity dal 2001, l'anno scorso ha deciso di ampliare dal 4 al 5% la quota di portafoglio ad esse dedicata. La stessa percentuale è stata scelta dal fondo pensioni della catena di supermercati britannica Sainsbury. Mentre Hermes, il maggiore fondo pensioni privato del Regno Unito (gestisce i piani previdenziali della British Telecom), per ora si accontenta di circa il 3%, quota che comunque equivale a ben un miliardo di ster- 19

20 line. L'elenco di quanti hanno sposato la causa delle materie prime è comunque lungo: ne fanno parte, tra gli altri, anche il National Pensions Reserve Fund irlandese, l'ontario Teachers Pension Plan (in Canada), la London Pension Fund Authority, il fondo pensione dei dipendenti di Schroeders e quello della European Organization for Nuclear Research. Attori importanti, ma ancora poco presenti sui mercati delle materie prime e dunque solo in parte responsabili dell'enorme afflusso di capitali speculativi che vi si è riversato negli ultimi anni (e che ha contribuito non poco a infiammare le quotazioni). Molti esperti ritengono che le materie prime, se prese in piccole dosi (intorno al 3-5% del portafoglio), possono essere un buon strumento di diversificazione anche per gli investitori più prudenti, poiché proteggono dal rischio inflazione e sono scarsamente correlate con l'andamento di azioni e obbligazioni. "Dal 1970 ad esempio - osserva Fabien Weber, senior portfolio manager di Julius Baer Asset Management - il Goldman Sachs Commodity Index (Gsci-Tr) registra un rendimento annuo del 12,4% con una volatilità del 18,7 per cento. Nello stesso intervallo di tempo, l'indice mondiale Msci (riferito ai mercati azionari, ndr) è rimasto al di sotto, con un rendimento del 10,6% e una volatilità del 14,4 per cento". Sono stati argomenti come questo a convincere molti fondi pensione ad abbandonare le remore del passato, per aprirsi all'investimento in commodity. Nella grande maggioranza dei casi, tuttavia, la strategia scelta è quella di affidarsi agli indici di commodity. Il che potrebbe rivelarsi un errore. A differenza degli hedge fund, gli indici e tutti gli strumenti ad essi legati (a cominciare dai commodity index fund) possono assumere soltanto posizioni "lunghe" sui mercati: in altri termini, possono soltanto scommettere su ulteriori rialzi di prezzo. Ma dopo tanti anni di rally ininterrotto, chi può dire se l'attuale ciclo positivo delle commodity potrà durare ancora a lungo? 20

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