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1 alorianno 7 numero 53. Ottobre ,50 Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità Fotoreportage > Cambogia FRANCESCO COCCO / CONTRASTO Dossier > La classifica delle cinquanta aziende irrresponsabili del pianeta I nuovi cattivi Finmeccanica > Arriva il manager licenziato per le tangenti sulle armi Finanza > CalPERS, il fondo pensione che fa paura a Schwarzenegger Nucleare > I grandi riarmano: altro che la Corea del Nord Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB Trento - Contiene I.P.

2 editoriale Oltre le mode contro i nuovi cattivi di Andrea Di Stefano BDL SGR VIOLANO I DIRITTI DELL UOMO. Spesso, troppo spesso, anche quelli dei bambini e delle donne. Inquinano, pagano salari da fame (meno di 33 centesimi di dollaro l ora), applicano sanzioni corporali. Oppure tolgono dal mercato farmaci salvavita per chi è affetto dall Aids. Sono le decine di aziende alle quali la redazione di Valori ha deciso di affibbiare il titolo di nuovi cattivi. Non perché i vecchi, cioè tanto per capirsi le più conosciute Nike, Coca Cola, McDonald s, Nestlé e annesse, siano diventate un paradiso della correttezza, trasparenza e responsabilità sociale. Ma perché le campagne degli ultimi anni hanno costretto le corporation più esposte al rischio di perdere reputazione a cambiare. In molti casi si è trattato di operazioni d immagine, di tentativi più o meno maldestri di ripulirsi. Campioni in questo senso lo sono sicuramente le grandi compagnie petrolifere che con incredibili operazioni di green washing si sono trasformate in paladine del risparmio energetico e delle risorse rinnovabili: c è persino chi è arrivato a cambiarsi nome come la britannica BP che da British Petroleum oggi si firma Beyond petroleum. Ma nel panorama mondiale dei grandi marchi comunque qualcosa è cambiato. E in meglio. Oggi sappiamo quante aziende lavorano per la Nike, in quali paesi e con quali condizioni. In molti casi sono stati rescissi contratti con chi violava in modo più scoperto i minimi diritti umani. In altri il lavoro minorile è stato vietato, almeno sino ai sedici anni. Per continuare una battaglia senza confine per il rispetto della dignità umana, dei diritti sindacali, della giustizia sociale, dell educazione e della salute bisogna informarsi sempre di più, analizzare e capire chi fa che cosa e perché. Quali sono i punti deboli sui quali è possibile impostare una campagna di informazione e delle iniziative di boicottaggio. In questo numero di Valori trovate la lista di cinquanta aziende cattive. Sul nostro sito pubblicheremo a breve un piccolo profilo per ognuna e speriamo di riuscire a continuare la nostra battaglia che è principalmente la nostra missione editoriale: fare informazione, diffondere notizie, favorire il dibattito e il confronto, approfondire il più possibile le problematiche, far emergere le contraddizioni. Perché a volte è troppo semplice dire chiudete quella fabbrica : bisogna sapere quali sono le condizioni di quell area, cosa pensano e domandano i cittadini, cioè le donne, i bambini e gli uomini che lì abitano oltreché lavorano.. ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 3

3 VENETO BANCA valori ottobre 2007 mensile anno 7 numero 53 Registro Stampa del Tribunale di Milano n. 304 del editore Società Cooperativa Editoriale Etica Via Copernico, Milano promossa da Banca Etica soci Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Arci, TransFair Italia, Mag 2, Editrice Monti, Fiba Cisl Nazionale, Cooperativa Sermis, Ecor, Cnca, Fiba Cisl Brianza, Agemi, Publistampa, Federazione Trentina delle Cooperative, Rodrigo Vergara, Circom soc. coop. consiglio di amministrazione Ugo Biggeri, Stefano Biondi, Pino Di Francesco Fabio Silva Sergio Slavazza direzione generale Giancarlo Roncaglioni collegio dei sindaci Giuseppe Chiacchio (presidente), Danilo Guberti, Mario Caizzone direttore editoriale Ugo Biggeri direttore responsabile Andrea Di Stefano redazione Via Copernico, Milano Cristina Artoni, Paola Baiocchi, Ilaria Bartolozzi, Francesco Carcano, Paola Fiorio, Michele Mancino, Sarah Pozzoli, Francesca Paola Rampinelli, Elisabetta Tramonto progetto grafico e impaginazione Francesco Camagna Simona Corvaia Danilo Bellavia (impaginazione) Vincenzo Progida (impaginazione) Adriana Collura (infografica Numeri di Valori) fotografie Francesco Cocco, Stuart Franklin, Wayne Miller, Alessandro Tosatto, Paolo Tre, Riccardo Venturi (Contrasto/A3/Magnum Photos) stampa Publistampa Arti grafiche Via Dolomiti 12, Pergine Valsugana (Trento) abbonamenti, sviluppo e comunicazione Adescoop Agenzia dell Economia Sociale s.c. Via Boscovich, Padova abbonamento annuale 10 numeri Euro 30,00 scuole, enti non profit, privati Euro 40,00 enti pubblici, aziende Euro 60,00 sostenitore abbonamento biennale 20 numeri Euro 55,00 scuole, enti non profit, privati Euro 75,00 enti pubblici, aziende come abbonarsi I bollettino postale c/c n Intestato a: Società Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico Milano Causale: abbonamento/rinnovo Valori I bonifico bancario c/c n Abi Cab Cin Z della Banca Popolare Etica Intestato a: Società Cooperativa Editoriale Etica, via Copernico Milano Causale: abbonamento/rinnovo Valori + Cognome Nome e indirizzo dell abbonato I carta di credito sul sito sezione come abbonarsi Causale: abbonamento/rinnovo Valori È consentita la riproduzione totale o parziale dei soli articoli purché venga citata la fonte. Per le fotografie di cui, nonostante le ricerche eseguite, non è stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l Editore si dichiara pienamente disponibile ad adempiere ai propri doveri. Carta ecologica Sappi Presto da gr. 90 e Sappi Magno da gr. 150, sbiancata senza uso di cloro o biossido di cloro, ottenuta da cellulosa proveniente da foreste ambientalmente certificate. FRANCESCO COCCO / CONTRASTO LETTERE E CONTRIBUTI RELAZIONI ISTITUZIONALI E AMMINISTRAZIONE Società Cooperativa Editoriale Etica Via Copernico 1, Milano tel fax Stung meanchey, la discarica di Phnom Penh, chiamata anche la montagna fumante. Cambogia, 1999 sommario bandabassotti 7 fotoreportage. Cambogia 8 dossier. Nuovi cattivi 16 Nuovi e vecchi cattivi la lista deve essere aggiornata 18 Una nuova vita per le scarpe più cool 20 I nuovi cattivi secondo Valori 24 Disposti a tutto per una buona reputazione 28 La fabbrica Ethica della Regione Toscana 33 lavanderia 35 finanzaetica 36 CalPERS il fondo che batte Terminator 38 La ricetta di Chris per la pensione degli insegnanti 40 Le banche a Roma non danno credito alle periferie 42 bruttiecattivi 43 economiasolidale 44 Con la liberalizzazione l energia diventa rinnovabile 46 Pallante rilancia: molta autoproduzione all orizzonte 46 Zamagni presenta le giornate di Bertinoro 49 macroscopio 53 internazionale 54 Frontex. L immigrazione secondo Bruxelles 56 La Corea del Nord nasconde il riarmo nucleare 62 utopieconcrete 65 gens 66 altrevoci 68 globalvision 74 numeridivalori 75 paniere 80 padridell economia 82 INFO VALORI ABBONAMENTI, PUBBLICITÀ, SVILUPPO E COMUNICAZIONE Adescoop Agenzia dell Economia Sociale s.c. Via Boscovich 12, Padova tel fax orario Lun-Ven dalle 9.00 alle e dalle alle 18.00

4 Consob Il controllore esiste ancora bandabassotti di Andrea Di Stefano BERTINORO LIQUIDARE LA CONTROLLANTE PER SALVARE LA CONTROLLATA, che altri non sarebbe che la Richard Ginori, una delle prime industrie della storia italiana e uno dei marchi italiani più vecchi e conosciuti al mondo. Ma intanto perché non liquidiamo la Consob, nel clamoroso caso della trevigiana Pagnossin, società quotata e sospesa dal listino dal 6 dicembre 2006 (ripetiamo 6 DICEMBRE 2006) perché completamente paralizzata dalle non scelte del suo azionista di riferimento, Carlo Rinaldini, il nostro sistema regolatorio ha superato il ridicolo. Possiamo dire che è scaduto nel grottesco anche perché sembra impossibile potersi appellare ad una qualche procura che possa accendere un faro sulla nebbia Pagnossin. La Banca Antonveneta, che fa parte del gruppo olandese Abn Ambro, vanta un credito di oltre 25 milioni da Pagnossin. Con la messa in liquidazione della società trevigiana, che è la controllante di Richard Ginori, e con la cessione dei diritti da Rinaldini e Villa per il controllo di Ginori, Banca Antonveneta rischia di vedere sfumata la possibilità di recuperare il prestito a Pagnossin. Per questo ha deciso di presentare istanza al tribunale di Padova per impugnare l accordo fra Rinaldini e Villa che a luglio si sono accordati per cedere i diritti ad eseguire l aumento di capitale di Ginori, sottraendola dall orbita asfissiante di Pagnossin. Il ricorso è ex articolo 700, di urgenza. La notifica è indirizzata a Retma Holding, la cassaforte finanziaria di Carlo Rinaldini, che era titolare dei diritti sull aumento di capitale e a Starfin candidata a diventare azionista di maggioranza di Ginori. Dà notizia dell azione di Antonveneta l ex presidente di Richard Ginori, Luca Fabrizio Sarreri, che da quando ha lasciato la presidenza di Ginori, a luglio, ha continuato a muoversi da battitore libero per rientrare: «Come Immobili Commerciali spa dichiara - abbiamo presentato un offerta ad Antonveneta per garantire il concordato e offrire 19 milioni di euro, a condizione che dentro Pagnossin sia presente il 57% di Richard Ginori». La notizia dell iniziativa di Antonveneta arriva dopo l annuncio da parte di Borsa Italiana che dal 24 settembre sono state ritirate dal listino le azioni ordinarie di Pagnossin. Lo scenario che si apre per Ginori è complesso. Se Antonveneta si sente defraudata dall accordo Rinaldini-Starfin, cosa dire degli investitori che hanno acquistato azioni Pagnossin e che si ritrovano con carta straccia? E quali riflessi l iniziativa di Antonveneta potrà avere sulla Consob, chiamata ad esprimere un parere su quel prospetto di aumento di capitale che Antonveneta denuncia e che da luglio attende una risposta? Potrebbe Antonveneta chiamare in causa responsabilità della stessa Consob nel caso in cui l approvazione dell accordo Rinaldini-Starfin portasse Pagnossin ad essere nient altro che una scatola vuota? Interrogativi che gettano ombre inquietanti su una vicenda della quale rischiano di far le spese centinaia di famiglie di lavoratori a Treviso e Firenze.. L incredibile caso Pagnossin- Richard Ginori continua da quasi due anni con centinaia di lavoratori sul lastrico e il rischio di cancellare uno dei marchi industriali italiani più famosi al mondo ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 7

5 fotoreportage > Cambogia FRANCESCO COCCO / CONTRASTO foto di Francesco Cocco / Contrasto Un Paese che tenta faticosamente di uscire dalla povertà in cui l ha lasciato la passata e feroce dittatura dei Khmer rossi. Un Paese giovane, con una mortalità infantile che sfiora il 75 per cento. Un Paese da sempre strategico per la sua posizione geografica. Un Paese composto per l 80% da buddisti e riso. Benvenuti in Cambogia. Pol Pot. Quando si pensa alla Cambogia, viene subito in mente questo nome. Gli appassionati del grande schermo pensano anche al film Urla nel silenzio (del regista inglese Roland Joffé). A quel nome, che sembra la marca di una gomma da masticare, risponde uno tra i più feroci dittatori di tutta la storia dell Asia. Quel nome oggi è un brutto ricordo che a sua volta ha lasciato ai cambogiani una pesante eredità di miseria. La dittatura in Cambogia durò dal 1975 al Pol Pot non era uno qualsiasi, aveva studiato i meccanismi del sistema, partendo dal simbolo della grandeur intellettuale del Vecchio Continente: la Sorbona di Parigi. Uno abituato a non guardare in faccia a nessuno, come dimostrano gli omicidi compiuti dai khmer rossi che hanno trucidato 1 milione e 700 mila persone. I khmer distrussero fin da subito i legami famigliari e amicali. È così i bambini diventarono delatori dei genitori, i fratelli più piccoli dei fratelli più grandi, i padri dei nonni. La Cambogia si trovava di fronte a una nuova società e a un nuovo tempo che il dittatore definì anno zero. La capitale Phnom Penh venne svuotata, due milioni di persone furono costrette ad andare a lavorare nei campi di lavoro. Pol Pot vi deportò, dove poi morirono, anche suoi due fratelli. Il nemico erano gli intellettuali e i filoccidentali. Venne, così, azzerata un intera classe dirigente, con l obiettivo di azzerare l influsso di quella civiltà. Era sufficiente portare un paio di occhiali per finire giustiziati a colpi di bastone (si risparmiavano le palllottole). Bastava avere un automobile parcheggiata sotto casa ed era la fine. Fu un genocidio e il patrimonio umano di due generazioni è andato perduto per sempre. A liberare la Cambogia dalla ditattura di Pol Pot sono stati Americani e Nord Vietnamiti. Pol Pot è morto nel suo letto nel A settembre di quest anno le manette sono arrivate anche ai polsi di Nuon Chea, 82 anni, il più alto responsabile ed ex numero due del regime cambogiano dei khmer rossi, arrestato per ordine del tribunale del genocidio patrocinato dall Onu, incaricato di giudicare in Cambogia i crimini più gravi commessi negli anni della dittatura. L uomo è stato prelevato dalla polizia nella sua casa e subito dopo trasferito in elicottero nella capitale Phnom Penh, dove il portavoce del tribunale ha annunciato che Nuon Chea, il cui vero nome è Long Bunruot, è stato formalmente accusato di crimini contro l umanità. Il Fratello numero due aiutò Pol Pot a prendere il controllo del movimento comunista della Cambogia negli anni ed è considerato l ideologo del movimento. Oggi il Paese è retto da una monarchia costituzionale, si produce riso e si pratica una pesca nelle acque interne per sopravvivere. L unica risorsa mineraria è il sale, mentre l analfabetismo è su livelli preoccupanti, sfiorando il 30 per cento della popolazione. L AUTORE Francesco Cocco è nato a Recanati nel 1960, ma vive e lavora a Carpi. Ha iniziato l attività di fotografo nel Le immagini di Cocco raccontano il disagio di persone che vivono e sopravvivono ai margini della società. Le sue foto sono state pubblicate su riviste nazionali e internazionali, nonché esposte in mostre collettive. La sua passione per la fotografia e lo spiccato interesse per l uomo nel suo ambiente lo hanno spinto a compiere numerosi viaggi in molti luoghi del mondo, soprattutto nei paesi asiatici. In Bangladesh ha fotografato le condizioni di vita dei bambini di strada e il lavoro minorile, mentre in Vietnam, subito dopo la riapertura delle frontiere, ha realizzato un reportage le cui immagini sono state esposte nell ambito della mostra Vietnam Oggi (Modena, 1993). Successivamente, in collaborazione con l associazione Emergency, ha documentato il dramma delle vittime delle mine antiuomo in Cambogia, dove, con il supporto dell ong New Humanity, ha anche affrontato il tema della prostituzione minorile. In Brasile ha fotografato i non vedenti dell Istituto Benjamin Constant di Rio de Janeiro e lo sfruttamento dei bambini lavoratori sull isola di Marajoa in Amazzonia. Nel 1999 una selezione di sue foto sul tema dell infanzia traumatizzata dalle guerre è stata esposta a Carpi nella mostra Ci sono bambini a zig-zag. Phnom Penh. Colazione per i bambini che lavorano alla discarica. In Cambogia si contano più di ragazzi di strada. Cambgia, 1999 > Cambogia 8 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 9

6 fotoreportage FRANCESCO COCCO / CONTRASTO A sinistra, la strada dei bordelli di Phnom Penh. Da sopra, l Afesip, centro di recupero per giovani prostitute; i bambini che lavorano alla discarica mentre sono a scuola; l ospedale militare della capitale. Cambogia, 1999 > Cambogia 10 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 11

7 fotoreportage Stung meanchey, la discarica di Phnom Penh chiamata anche la montagna fumante. Cambogia, 1999 FRANCESCO COCCO / CONTRASTO 12 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 13

8 fotoreportage FRANCESCO COCCO / CONTRASTO A destra, bambini si tuffano nel Tonle Sap. Sopra, dall alto in basso, Il festival dell acqua che si tiene sullo stesso lago; una doccia arrangiata con delle pentole al Pour Sourire d enfantes, il centro fondato dalla suora laica francese Anne Marie per assistere i bambini che lavorano alla discarica; un bambino vittima di una mina antiuomo gioca a pallavolo alla Lavala school. Cambogia, 1999 > Cambogia 14 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 15

9 a cura di Baiocchi, Barolini, Isonio, Meggiolaro, Nardi e Tramonto dossier L ingresso della scuola nella zona di Stung meanchey, la discarica della città. Una bambina guarda dalla finestra. Molti dei bambini che frequentano la scuola lavorano anche alla discarica. Cambogia, 1999 La lista deve essere aggiornata >18 Una nuova vita per le scarpe più cool >20 I nuovi cattivi secondo Valori >24-27 Disposti a tutto per una buona reputazione >28 La classifica integrale di Reptrak >31 La fabbrica Ethica della Regione Toscana >33 ROBERTO CACCURI / CONTRASTO Nuovi cattivi Oltre i grandi marchi la nostra lista nera Le campagne delle Ong, i boicottaggi, la richiesta di trasparenza e diritti hanno lasciato il segno solo su chi teme di perdere reputazione 16 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 17

10 dossier nuovi cattivi Nuovi e vecchi cattivi La lista deve essere aggiornata di Elisabetta Tramonto A AA cercasi un po di senso critico per stilare un nuovo elenco dei buoni e dei cattivi nel mondo dell industria e della finanza. Mc Donald s, Nike, Adidas, Nestlé, Coca Cola. La top ten delle multinazionali da boicottare è sempre la stessa da almeno dieci anni. I siti internet di organizzazioni contestatrici riportano spesso informazioni vecchie, dati imprecisi e non aggiornati per motivare le campagne no logo. E se nel frattempo fosse cambiato qualcosa? Andando a cercare informazioni più recenti potremmo scoprire, magari, che quelli che abbiamo sempre considerato i grandi cattivi dell economia globalizzata hanno anche fatto qualcosa di buono. Oppure potremmo trovare ulteriori conferme, aggiungendo alla nostra lista nuovi e ancor più gravi danni provocati dai giganti della marca. O magari potremmo accorgerci che oggi c è chi si comporta anche peggio di Nike o Coca Cola. Aziende che non sono nel mirino delle campagne di protesta o che, peggio ancora, sono sempre state considerate impeccabili e possono, quindi, agire indisturbate. È il caso di Volkswagen (vedi SCHEDA a pag. 23), da sempre vista come un modello di responsabilità sociale d impresa, per le ottime relazioni con le parti sociali, le condizioni di lavoro invidiabili, l impegno a tutela dell ambiente. Peccato che siano saltate fuori tangenti pagate ai sindacalisti per comprare il loro consenso e diversi casi di corruzione tra i manager dell azienda. O la casa di moda Armani (vedi SCHEDA a pag. 23), certificata SA8000, denunciata dalla campagna Abiti Puliti per le condizioni di lavoro disumane in alcune fabbriche in India. Sotto pressione, i grandi marchi voltano pagina «Non si può certo dire che multinazionali come Adidas, Coca Cola o Mc Donald s siano improvvisamente diventate degli stinchi di santo, ma hanno compiuto degli enormi passi in avanti», commenta Cristina Daverio responsabile della ricerca in Italia per l agenzia di rating etico Vigeo. Mancanza di trasparenza, violazione dei Mancanza di trasparenza, lavoro minorile, violazione dei diritti umani: le corporation sotto accusa non si comportano più come prima diritti umani nei luoghi di lavoro e alto impatto ambientale. Si possono raggruppare attorno a questi tre punti le principali accuse ai grandi marchi. «Grazie alle pressioni di Ong, gruppi di investitori, campagne di contestazione, le aziende più esposte e più sotto i riflettori dell opinione pubblica, hanno iniziato a dotarsi di codici etici e standard ambientali, ad ammettere violazioni e ad adottare politiche di trasparenza. Le controversie restano, ma essere diventate più trasparenti ha reso possibile verificare con mano che cosa accada al loro interno e se vengano mantenute le promesse fatte», conclude Cristina Daverio. Un inversione di rotta, quindi, non certo spinta da un improvviso spirito samaritano, ma dalla volontà di restituire al proprio marchio quella reputazione tanto preziosa persa sotto il tiro incrociato delle campagne di denuncia. Le grandi imprese oggi attribuiscono al consenso dell opinione pubblica una tale importanza da arrivare a compiere azioni che possono apparire assurde. È il caso di Wal Mart, il colosso statunitense del commercio al dettaglio, che si è messa a spiare una congregazione di suore. La rivelazione è arrivata all inizio di quest anno da un ex dipendente del dipartimento di sicurezza dell azienda, licenziato perché aveva preso la telefonata di un giornalista. Bruce Gabbard, in un intervista pubblicata lo scorso aprile dal Wall Street Journal, ha rivelato che la comunità delle suore benedettine di Boerne, in Texas, era inserita nella lista di Wal Mart delle organizzazioni pericolose. Il dipartimento di sicurezza dell azienda, le teneva sotto stretta sorveglianza, raccogliendo informazioni, dati elettronici, registrazioni audio-video e ogni tipo di comunicazione riguardanti le religiose. Il motivo di tanta preoccupazione? Semplice: le suore avrebbero presentato una mozione insieme al Centro Interreligioso sulla Responsabilità Sociale (Iccr) al successivo meeting aziendale di Wal Mart. E non è tutto. La catena americana l anno scorso ha anche assunto una ex suora, Harriet Hentges, come responsabile della politica ambientale e di responsabilità sociale dell impresa. «È la dimostrazione di quanto prendiamo sul serio il problema. Chi meglio di una religiosa può assolvere a un simile compito?», ha replicato ai giornalisti la portavoce dell azienda, Sarah Clark. Non sempre, però, le multinazionali scelgono queste strade. Le buone azioni dei vecchi cattivi Prendiamo ad esempio Adidas, insieme a Nike (vedi ARTICOLO a pag. 20) ai primi posti della lista dei marchi da boicottare nel mondo dell abbigliamento e delle calzature sportive. È già da quattro anni che l agenzia di rating etico Ethibel, oggi acquistata da Vigeo, ha promosso l azienda sportiva tedesca nell elenco dei buoni. Dal 2001 Adidas impone ai propri fornitori il rispetto di codici etici basati sugli standard dell Ilo (l Organizzazione internazionale del lavoro) e monitora costantemente gli stabilimenti. 839 i controlli effettuati il primo anno, 32 i contratti rescissi con fornitori in Cina, Taiwan, Tailandia, Honduras, Messico, Turchia e Bulgaria, che avevano violato i codici etici. Per ridurre l impatto ambientale ha eliminato molte sostanze nocive dai processi produttivi, tra cui il Pvc. Diversi fornitori hanno anche ottenuto certificazioni ambientali. Ma i punti oscuri non mancano. Nelle regole stabilite per la tutela dei lavoratori, ad esempio, è stato fissato a 60 ore il limite di lavoro settimanale, con 24 ore di riposo. Meglio di niente, viene da pensare. Ma sono sempre 12 ore di lavoro al giorno. Nonostante il dialogo avviato e la massima trasparenza dimostrata verso le Ong, non con tutte Adidas ha mantenuto buoni rapporti. Porte chiuse ad esempio a Clean Clothes Campaign. E sono molte le contese aperte in diversi dossier nuovi cattivi Bambini rovistano fra l immondizia nella discarica di Phnom Penh, chiamata anche Stung meanchey, la montagna fumante. Cambogia, 1999 ROBERTO CACCURI / CONTRASTO paesi dove sono situate le fabbriche produttive, la maggior parte incentrate sulle condizioni di lavoro negli stabilimenti. Il marchio Gap rientra a tutti gli effetti nella lista degli storici cattivi. Il copione è sempre lo stesso: abiti prodotti in stabilimenti situati in paesi a basso costo della manodopera, sfruttamento dei lavoratori, bambini in fabbrica, insomma condizioni di lavoro disumane e nessun rispetto per i diritti umani. Nel 2003 Gap ha dovuto pagare 20 milioni di dollari per chiudere una class action lanciata da un gruppo di operai del Saipan, nell arcipelago delle Marianne nell Oceano Pacifico. Le accuse? Le solite: troppe ore di lavoro, sottopagate, in condizioni disumane, fino a politiche di aborto forzato per le dipendenti. Ma è proprio in quel periodo che è cominciata la svolta del marchio californiano, che ha iniziato ad applicare un programma di monitoraggio dei fornitori e dei loro standard di lavoro (vengono incoraggiati ad aderire agli standard SA8000). Dal 2003, ogni anno, l azienda pubblica i risultati dei controlli nelle fabbriche, effettuati sotto la supervisione di organi esterni come le organizzazioni per la tutela dei diritti umani Verite e Social Accountability International, che nel 1997 ha lanciato gli standard SA8000. Nel 2003, ad esempio, è stato monitorato il 94% per cento dei fornitori e in 136 casi sono stati rescissi i contratti di fornitura. E così ogni anno successivo. Anche per Gap le denunce non sono sparite del tutto. Risale all anno scorso la notizia dei lavoratori di una fabbrica in Giordania dove bambini e adulti lavoravano per 109 ore alla settimana, senza essere pagati per sei mesi. Le accuse contro Coca Cola piovono da ogni dove. Violazioni dei diritti dei lavoratori, spreco di acqua potabile, soprattutto in paesi dove scarseggia, incentivazione dell obesità infantile. L azienda sta cercando di tamponare tutti e tre i fronti. È stato recentemente siglato un accordo con il WWF, con cui Coca Cola si impegna ad utilizzare in maniera più responsabile l acqua. Negli ultimi cinque anni, afferma la compagnia, a fronte di un incremento delle vendite del 14,6%, il consumo d acqua è sceso del 5,6% e l efficienza nel suo utilizzo è aumentata del 18,6%. E dal 2010, Coca Cola s impegna a far sì che tutta l acqua che utilizza nella produzione sia scaricata a livelli di qualità tali da consentirne l utilizzo in agricoltura e in acquacoltura. Un utilizzo, sempre a detta dell azienda, che oggi rappresenta l 85% dell acqua impiegata. Ma l accusa più pesante rivolta alla Coca Cola, arriva dalla Colombia, dove si susseguono dall inizio degli anni 90 assassini di sindacalisti che lavoravano 18 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 19

11 dossier nuovi cattivi nelle fabbriche di imbottigliamento della multinazionale statunitense. Gli attivisti (vedi da anni accusano l azienda di essere la causa di queste morti e di torture e maltrattamenti di operai. Per la prima volta quest anno Coca Cola ha permesso all Ilo di effettuare monitoraggi nella fabbriche colombiane e ha invitato le Ong a un confronto. Nella lotta all obesità infantile, invece, Coca Cola, insieme ad altri dieci grandi produttori alimentari (Cadbury Adams, Campbell Soup, General Mills, Hershey, Kellogg, Kraft Foods, Mars, McDonald s, Pepsi e Unilever) si è impegnata a limitare la pubblicità di bevande e alimenti diretta ai minori di 12 anni. Tra le società che non hanno aderito all iniziativa volontaria, vi sono Nestlé e Burger King. Trovare il lato buono di Nestlé è un impresa più ardua. Il no alla lotta all obesità infantile è forse il minore dei problemi dell azienda, che negli anni ha collezionato le accuse più disparate. Solo per citare le più recenti, nel luglio 2005 l International Labor Rights Fund ha denunciato negli Stati Uniti tre compagnie che importano cacao dalle coltivazioni della Costa d Avorio, accusandole di traffico di bambini, torture e lavoro forzato. Le tre società sono Nestlé, Archer Daniels Midland (ADM) e Cargill. Il rapporto parla di bambini ridotti in stato di schiavitù nelle piantagioni di cacao della Costa d Avorio, quelli che usano il machete e quelli che usano pesticidi senza protezione. Numerosi anche i casi di denuncia di violazione dei diritti dei lavoratori, in particolare in Colombia e nelle Filippine. Giudizi positivi, però, appaiono nei rapporti delle agenzie che attribuiscono valutazioni etiche alle imprese, sul fronte del coinvolgimento dei lavoratori e della tutela ambientale, ad esempio. Una vittoria del mondo ambientalista, Greenpeace in testa, è quella messa a segno con Apple. Quest anno la compagnia di Steve Jobs ha siglato un impegno a rimuovere alcuni composti tossici dai propri prodotti e ad aumentare le pratiche di riciclo, passando dal 9,5% dei prodotti venduti nel 2000 al 28% nel 2010, promettendo anche maggiore trasparenza e rapporti annuali. Greenpeace l ha definita una svolta fondamentale, che testimonia come sia possibile raggiungere grandi risultati attraverso la rete e la mobilitazione dal basso degli utenti. Quelli elettronici e informatici sono tra i settori a più alto rischio di violazione dei diritti umani e di inquinamento ambientale. «La produzione è sbriciolata in una moltitudine di fasi e di fabbriche a cui viene affidata la realizzazione dei singoli componenti. Gli stabilimenti sono situati tutti in paesi dove la tutela dei diritti umani è inesistente e sono talmente piccoli e numerosi che un monitoraggio delle condizioni di lavoro applicate in ciascuno è molto difficile», spiega David Schilling dell ICCR, il Centro Interreligioso sulla Responsabilità Sociale (vedi INTERVISTA a pag. 22). Per questo da qualche anno le Ong locali e internazionali stanno prestando particolare attenzione a tale settore. Da parte dei grandi marchi poi arriva l impegno ad applicare rigidi codici di condotta. Tre anni fa Cisco Systems, HP, Microsoft e Intel hanno creato un gruppo di lavoro per redigere l Electronics Industry Code of Conduct (EICC, un insieme di regole a tutela dei lavoratori e dell ambiente a cui oggi aderiscono le principali aziende del comparto elettronico e informatico e i loro fornitori. Un approccio nuovo Ad essere cambiato è proprio l approccio alla responsabilità sociale, alla tutela dell ambiente e dei diritti umani: «dieci anni fa non potevo neanche usare il termine diritti umani all interno di un azienda. Non mi avrebbero ascoltato. Oggi, invece, è una parola chiave nel vocabolario delle principali imprese», racconta Christopher Avery, direttore del Business & Human Rights Resource Centre (www.business-humanrights.org), un organizzaizone non profit indipendente che collabora con Amnesty International nella tutela dei diritti umani. Ed è cambiata l estensione del concetto di violazione dei diritti umani. «Dieci anni fa si pensava solo all industria estrattiva e all abbigliamento e solo ai paesi in via di sviluppo. Oggi invece è chiaro come il problema coinvolga tutte le imprese in tutti i settori e in tutti i paesi. Discriminazioni di ogni tipo, diritti dei lavoratori, salute e sicurezza, accesso ai medicinali fondamentali, inquinamento, povertà». Sono sempre più nume- Dopo aver subito anni di attacchi e aver sempre negato le proprie responsabilità, il colosso dell abbigliamento sportivo diventa PICCOLI CATTIVI CRESCONO: LA PANTHER RESOURCES IN VALDI NOTO UNO SPAZIO IN UNA LISTA DI APPRENDISTI CATTIVI lo meriterebbe di certo la Panther Resources Corporation. La multinazionale texana famosa in Italia per il progetto di trivellazioni nel suggestivo Val di Noto, dichiarato patrimonio dell Umanità dall Unesco nel Il caso: a giugno 2005 la giunta Cuffaro le rilascia una concessione per estrarre gas e petrolio. Ventuno pozzi. Contro il progetto, lo scrittore siciliano Andrea Camilleri lancia una petizione che raccoglie 80mila adesioni. Risultato: la Panther rinuncia a trivellare. Vittoria? Non proprio. Perché la rinuncia riguarda solo il centro storico di Noto, la riserva naturale di Vendicari e il sito archeologico di Noto antica: 86 km quadrati su 746. Per il resto, il progetto va avanti. A dimostrarlo, il ricorso al Tar di Catania per costruire un pozzo di esplorazione. Accolto il 28 agosto perché la Regione non ha presentato in tempo la richiesta di valutazione d impatto ambientale. Come andrà a finire lo sapremo nei prossimi mesi. Ma un dubbio sorge subito: è più cattivo chi chiede autorizzazioni per lucrare, deturpando un territorio indipendentemente dalla sua importanza storica e ambientale o le autorità pubbliche che quelle autorizzazioni le concedono e non tutelano gli interessi dei cittadini? Uno scontro tra titani rose le imprese impegnate a garantire il rispetto dei diritti umani. «Peccato però che molte siano più brave a sottoscrivere politiche per il rispetto dei diritti che a metterle in pratica e a farle applicare dai loro dipendenti». Christopher Avery porta un esempio: «Mi è capitato più di una volta di chiedere a qualche azienda che pubblicizzava a gran voce la sua adesione alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell Uomo, una copia della loro politica in tal senso. E, in risposta, non trovare nessuno che sapesse di che cosa stessi parlando». Le denunce di abusi non sono certo terminate, anzi. Tra Europa e Stati Uniti però c è una grande differenza nella risposta alle violazioni. Se circa il 75% delle imprese europee che producono in stati ad alto rischio hanno una politica di tutela dei diritti dei lavoratori, la percentuale scende a meno del 40% negli Usa e a circa al 15% in Asia. Sono i dati rilevati dall ultimo rapporto sulla responsabilità sociale e ambientale realizzato dall agenzia di rating etico Eiris. Molto migliori i dati sulla riduzione dell impatto ambientale, con le imprese europee e giapponesi in prima linea. I primi della classe sono proprio Europa e Giappone dove oltre il 90% delle grandi imprese ha sviluppato politiche di tutela dell ambiente, contro il 75% di quelle australiane e neozelandesi, il 67% delle statunitensi e, a enorme distanza, il 15% di Asia e Giappone. Le campagne di contestazione contro le multinazionali sembrano, quindi, aver dato risultati notevoli. I grandi marchi hanno capito che scendere a patti è meglio, anche se spesso più costoso. Il World Resources Institute (WRI, lo ha dimostrato nelle società del settore minerario pubblicando un rapporto (disponibile a: in cui dimostra, con tanto di dati economici, come convenga ottenere il consenso informato libero e preventivo da parte delle popolazioni locali, prima di cominciare a scavare.. Una nuova vita per le scarpe più cool al mondo paladino dei diritti umani e dell ambiente. O almeno, quanto basta per salvarsi la reputazione. DA BERSAGLIO NUMERO UNO DELLA CONTESTAZIONE NO GLOBAL, simbolo dello sfruttamento del lavoro minorile, a modello di responsabilità sociale. Qualche dubbio che questa svolta radicale sia reale è legittimo. L immagine di un bambino coreano che cuce un pallo- di Elisabetta Tramonto ne Nike è difficile da cancellare. Eppure a testimoniare la svolta sono associazioni in prima linea nella difesa dell ambiente e dei diritti umani come Greenpeace, Clean Clothes Campaign, Fairlabor e agenzie di rating etici come la belga Vigeo e la britannica Eiris. Occhio non vede... Il nocciolo del problema per Nike era oltreoceano, nelle fabbriche dove avveniva, e avviene tuttora, la produzione di scarpe, abiti, palloni di cuoio, accessori di ogni genere. Oltre 900 fabbriche, in 50 paesi, 660 mila lavoratori, soprattutto donne tra i 19 e i 25 anni (dati del 2004 dal sito e, almeno fino alla fine degli anni 90, anche molti bambini. Per oltre un decennio accuse di sfruttamento di minori, maltrattamenti, abusi sessuali hanno travolto Nike. Che dire quindi di fronte a rapporti, come quello pubblicato dal New York Times nel 1997, che denunciava, prove alla mano, l esposizione a sostanze cancerogene degli operai negli stabilimenti in Vietnam? Come giustificare il fatto che il 77% dei lavoratori di quelle fabbriche soffriva di gravi problemi respiratori a causa della scarsa ventilazione e dei solventi tossici usati nella produzione di scarpe? La risposta di Nike per anni è stata una sola: negare, negare, negare: non esistono abusi, violenze, sfruttamento minorile. Oppure prendere le distanze: le fabbriche non sono nostre. Non abbiamo alcuna responsabilità per quanto accade al loro interno e nessun potere di influenzare il livello dei salari o le condizioni di lavoro. Poi, improvvisamente, l atteggiamento di Nike è cambiato. Radicalmente. Nel 1998 il Ceo dell azienda Philip Knight annunciò che in tutte le fabbriche che producevano scarpe e abbigliamento a marchio Nike, non avrebbero più lavorato bambini, sarebbero stati applicati gli standard di sicurezza in vigore negli Usa, consentiti controlli negli stabilimenti da parte di associazioni per la tutela dei diritti umani e ambientali e rescissi i contratti con i fornitori che non rispettavano le nuove regole. Ma perché questa improvvisa assunzione di responsabilità? Semplice: gli anni di contestazioni, manifestazioni di protesta, campagne di boicottaggio, avevano danneggiato gravemente il marchio Nike. E per un azienda di quelle dimensioni il marchio è tutto. Non significa solo vendite, fatturato e profitti che, in alcuni casi, possono anche non subire cali. Il marchio è immagine, reputazione, valori, che nel tempo determinano il successo o l insuccesso. Per un impresa che pretende di vendere sogni ed emozioni il marchio non Il manifesto della campagna contro Nike sulla responsabilità sociale. 20 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 21

12 dossier nuovi cattivi dossier nuovi cattivi Dopo anni di contestazioni il cambio radicale per contenere i danni d immagine può essere associato a un lavoratore malato o a un bambino con le mani tagliate. Pagella da prima della classe TRASPARENZA. Come primo passo, Nike ha pubblicato la lista di tutti i suoi fornitori e la localizzazione di ciascuno. «Una svolta notevole. Non è frequente che un impresa si esponga a tal punto. Nike è stata poi imitata da Levi s, Puma, Timberland, e Reebok», spiega Cristina Daverio responsabile della ricerca in Italia per Vigeo. «E trasparenza significa anche denunciare quello che non funziona». Nel rapporto sociale del 2004, ad esempio, Nike ammette che in 569 aziende controllate ci sono state violazioni degli standard di tutela dei lavoratori. APERTURA. Dalla fine degli anni Novanta, Nike ha avviato un fitto dialogo con i sindacati e con le associazioni di tutela dei diritti dei lavoratori e dell ambiente, aprendo loro le porte delle fabbriche che prima erano bandite. CONDIZIONI DI LAVORO. L età minima dei lavoratori è salita a 18 anni nelle fabbriche di scarpe, a 16 in tutte le altre. Sono stati introdotti codici di condotta basati sui criteri dell Ilo e sono state consentite ispezioni. Nike ha formato un gruppo di 87 funzionari, il cui unico compito è monitorare le condizioni dei lavoratori e l impatto ambientale della produzione. Operano in 18 stati tra cui Cina, Vietnam, Corea, Hong Kong, Filippine, Indonesia, Thailandia, Bangladesh, India e Sri Lanka, con visite periodiche, da due a quattro volte l anno per ogni stabilimento: nel 2003 più di mille. EDUCAZIONE. Nike ha introdotto programmi di formazione dei lavoratori, scolarizzazione dei bambini, sostegno alle micro-imprese. IMPATTO AMBIENTALE. Nel 2001 ha aderito ai programmi del WWF per la misurazione e la riduzione delle emissioni di gas inquinanti durante i processi produttivi e nel trasporto delle merci. Applica metodi di risparmio dell acqua e di riduzione degli sprechi nella progettazione dei capi e delle confezioni. Ricicla i rifiuti solidi, che vengono tritati e usati per la pavimentazione di campi sportivi, e impiega il più possibile materiali riciclati. Per la produzione del 95% delle scarpe impiega adesivi a base di acqua. Non solo rose e fiori Ma è troppo presto per consegnare a Nike la targa di impresa modello. Impegni, controlli, codici di condotta, sono passi avanti necessari, ma non trasformano una fabbrica in Cina nel migliore dei mondi possibili. Ancora oggi infatti compaiono denunce di maltrattamenti, violenze e abusi sessuali. Rapporti resi pubblici dalla stessa Nike, in un ottica di massima trasparenza, a cui seguono sistemi di monitoraggio costante di quella fabbrica, addirittura corsi di rieducazione per i manager accusati di violenza sessuale. Non si può certo dire che il problema sia risolto e non è così chiaro come si possa risolverlo. Nei casi, frequenti, in cui Nike ha rescisso contratti di fornitura con le aziende che non rispettavano i suoi codici etici, è stata accusata da molte Ong di togliere lavoro a centinaia di persone e di non risolvere comunque il problema. Un altro punto dolente sono i salari. In un rapporto di China Labor Watch si sottolinea come il salario minimo nella maggior parte dei paesi asiatici sia al di sotto del minimo legale. E non sono certo cifre da capogiro: in media 33 centesimi di dollaro all ora.. Missione possibile convertire il peccatore Nike Intervista a David Shilling che da anni segue il caso del colosso per conto di ICCR centro interreligioso sulla RSI. David Shilling RIPORTARE I PECCATORI SULLA RETTA VIA. Una missione allettante per un religioso, soprattutto se il peccatore in questione è un cattivo per eccellenza come Nike. Il di Elisabetta Tramonto reverendo David Schilling da anni segue il caso del colosso dell abbigliamento sportivo per ICCR (www.iccr.org), il Centro Interreligioso sulla Responsabilità Sociale, un organizzazione con sede a New York che raggruppa 275 investitori istituzionali e fondi pensione di stampo religioso. È uno dei più importanti gruppi di pressione che negli ultimi 15 anni hanno combattuto perché Nike adottasse politiche di tutela dei diritti dei lavoratori e di riduzione dell impatto ambientale. È davvero cambiata la politica di Nike? È diventata un impresa sostenibile? Nike è un caso esemplare di successo delle campagne di pressione da parte di Ong, gruppi di contestazione, opinione pubblica. C è ancora molta strada da fare, ma i progressi raggiunti sono molti, se si considera che fino alla fine de- I NUOVI CATTIVI VOLKSWAGEN ANNO ZERO Ottime relazioni con i sindacati, attenzione all ambiente, investimenti nel sociale. Per anni Volkswagen è stata in testa alle classifiche dell etica nel settore automobilistico. Poi, nell estate del 2005, scoppiano una serie di scandali. Parcelle pagate a politici per fantomatici servizi di consulenza, tangenti ai vertici sindacali, viaggi di lavoro in mezzo mondo con visite a bordelli di lusso. Il tutto a spese dell azienda. A Praga Helmuth Schuster, boss di Skoda (controllata da VW), maneggia una giungla di imprese fittizie per far girare truffe milionarie. A Wolfsburg, sede della società, il manager Joachim Gebauer compra l assenso dei sindacati a suon di accompagnatrici e notti folli. Mentre Klaus Volkert, sindacalista e direttore del Consiglio Aziendale, riceve quasi 2 milioni di euro dal direttore del personale Peter Hartz. Per dire sempre di sì. Il pasticciaccio Volkswagen ha gettato fango su un marchio prestigioso e la casa tedesca è ora alla disperata ricerca della reputazione perduta. BAE SYSTEMS: CORRUZIONE SENZA SE E SENZA MA Terzo produttore di armamenti al mondo, primo in Europa. Il gigante inglese Bae Systems viene regolarmente accusato di corrompere i governi per portarsi a casa le forniture. Secondo il quotidiano inglese Guardian, BAE avrebbe versato segretamente 12 milioni di dollari nel 2002 per una commessa in Tanzania, uno dei Paesi più poveri del mondo. Sempre il Guardian, nel 2005, ha svelato le trame del traffico clandestino di armi con il dittatore cileno Pinochet. Accuse di corruzione anche per contratti in Qatar, Repubblica Ceca, Romania e Sudafrica. Alla fine del 2006, in nome dell interesse nazionale, Tony Blair ha fatto interrompere l inchiesta per corruzione che il Serious Fraud Office stava conducendo da due anni su BAE Systems: l indagine riguardava mazzette pari a 114 milioni di dollari pagate dalla compagnia per corrompere dignitari dell Arabia Saudita, pagando, tra l altro, prostitute, Rolls-Royce e vacanze in California. Sul bilancio sociale 2006 di BAE si legge: continuiamo a respingere tutte le accuse. Prendiamo molto seriamente i nostri obblighi di legge e continueremo ad essere in linea con gli accordi internazionali. ARMANI: IL RE DEGLI ABITI SPORCHI Il gruppo Armani è costituito da una quarantina di società, che fanno capo al 100% a re Giorgio, attraverso la Giorgio Armani spa. Ha un fatturato di 1,5miliardi di euro con una crescita media del 14% negli ultimi cinque anni. Con dipendenti e 250 negozi monomarca in 36 paesi del mondo, è tra le aziende leader della fascia alta. Nonostante le dimensioni, l azienda non è quotata in borsa. È certificata SA8000. La Guida al vestire critico (EMI, 2006) aveva già denunciato Armani per l uso di terzisti localizzati in Bulgaria e Madagascar, paesi che ostacolano fortemente la libertà sindacale. Un rapporto di Greenpeace, «Parfum de scandale», segnala come il profumo She di Armani contenga flatati e muschi sintetici, sostanze pericolose e per la salute e per l ambiente. Per l uso di pellicce nei propri capi, Armani è inserito, dal dossier pellicce 2007 di Animalisti italiani, nella lista degli stilisti più cattivi, preceduto da Cavalli e Dolce e Gabbana (noti per aver creato nel 2004 una linea di pellicce per bambine). Ma gli abiti sporchi di Armani sono emersi all attenzione pubblica dopo la pubblicazione in Italia all inizio di quest anno da parte della campagna Abiti Puliti di un rapporto (www.abitipuliti.org:8080/abitipuliti/azioni/ffi/rappffi) delle condizioni di lavoro disumane nella fabbrica indiana Fibres & Fabrics International e nella sua controllata Jeans knit Pvt Ltd. Un elenco di violazioni che va dagli abusi fisici quando i lavoratori non tengono il passo con i ritmi produttivi («Sono i supervisori e il direttore del reparto a picchiarci a bastonate, a schiaffi, a calci, in qualsiasi parte del corpo», hanno spiegato alcuni lavoratori) al clima militaresco: al lavoro è vietato parlare, i bagni sono chiusi a chiave, alla minima protesta scattano licenziamenti arbitrari. Armani ha risposto con una lettera che intima di rimuovere le denunce dal sito della campagna Abiti Puliti e del settimanale Carta, che aveva titolato in copertina Armani: collezione autunno-inferno, in quanto per la collezione 2007 non si rifornisce più dalla fabbrica indiana. ABBOTT, LA MULTINAZIONALE CHE FA CAUSA AI MALATI È il sesto produttore di materiale medico e il nono gruppo farmaceutico del mondo. Il fatturato per il 2007 è stimato in 23,6 miliardi di dollari, con un utile netto di 4 miliardi. Ha sede negli Usa. Produce, tra gli altri, Dobutamina, Vercite, Ferro-Grad, Froben. Nel 2003 ha improvvisamente aumentatodel 500% il prezzo di un farmaco anti-aids largamente diffuso, Norvir. La strategia era mirata a spingere i pazienti adacquistare un nuovo medicinale prodotto da Abbott, il Kaletra, che non necessita di pillole concorrenti. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, alla Abbott meditarono perfino di ritirare dal mercato le scorte di pillole (fingendone un invio umanitario in Africa), vendendo il farmaco solo in sciroppo. Tanto non lo comprerebbe nessuno spiegava un dirigente Abbott in una interna perché sa di vomito. Recentemente la Abbott ha scatenato le ire delle Ong, non commercializzando in Thailandia la nuova versione termo-stabile (utilissima in tutti i climi caldi) del Kaletra. Per protesta, lo scorso 26 aprile l associazione di sieropositivi Act Up-Paris ha sovraccaricato il sito internet dell industria, provocandone il blocco per qualche ora. La Abbott ha citato l associazione per 100mila dollari: è la prima volta che una multinazionale fa causa ad un gruppo di attivisti malati di Aids. PFIZER, SPERIMENTAZIONI SOSPETTE È il più grande gruppo farmaceutico mondiale. Produce l 8,2% delle medicine consumate nel mondo. Nel 2006 ha fatturato 48 miliardi di dollari, con un utile netto di 13 miliardi. Ha sede negli Stati Uniti. Produce, tra gli altri Viagra, Reactine, Ribex, Cicatrene. Recentemente è stata accusata dal governo nigeriano di aver sperimentato segretamente un farmaco (nel 1996) su 200 bambini, col pretesto di portare soccorso alle popolazioni della regione settentrionale di Kano, colpita da una gravissima epidemia di meningite. Il farmaco in questione è il Trovan (trovafloxacina), un antibiotico orale che per la Food and drug administration americana presenta «rischi di tossicità epatica». Secondo il governo nigeriano, la Pfizer selezionò i 200 bambini cavia (11 dei quali sono morti) in un ospedale, senza neppure il nulla osta dai genitori. ENI: UN FIORE ALL OCCHIELLO CON MOLTI LATI OSCURI Eni fiore all occhiello dell Italia nel mondo? Forse se ci si basa sui bilanci (un utile netto di 9 miliardi l anno scorso, a fronte di un fatturato di 86). Molto meno se la si valuta su legalità, ambiente e diritti umani. La sua attività estrattiva nell Amazzonia ecuadoriana è stata oggetto di denunce per i danni alla salute delle comunità aborigene. Mentre in Nigeria, il tribunale federale ha condannato Eni e altre compagnie a pagare 1,5miliardi di dollari come risarcimento per le fuoriuscite di petrolio. Più volte denunciate (con tanto di interrogazione parlamentare) anche le connivenze con le forze di polizia. L ultimo episodio il 21 giugno: l esercito ha liberato l impianto Agip di Ogboinbiri nel Delta del Niger. Una strage: 15manifestanti uccisi. Se c è un azienda che ha fatto tanto in Nigeria è l Eni replicano sdegnati dalla compagnia 97 milioni di euro in dieci anni per interventi sociali e ambientali. Tuttavia, l Eni è stata esclusa dall indice etico FTSE4Good per lo scarso rispetto dei diritti umani. PETROCHINA: LA NUOVA SORELLA DEL PETROLIO La seconda compagnia petrolifera del mondo per valore di mercato (41 miliardi di dollari di fatturato), uno sfidante agguerrito per Exxon, Shell e BP. Il colosso China National Petroleum Corporation e la controllata Petrochina testimoniano il cambiamento nei rapporti di forza del mercato energetico mondiale. Dietro l inarrestabile crescita di Cnpc c è una strategia spregiudicata di accordi commerciali. A gennaio, ha firmato un accordo in Myanmar per sfruttare i giacimenti di gas e petrolio. Pechino si è nel frattempo opposta in Consiglio di Sicurezza Onu a sanzioni contro il regime militare birmano. In Africa, la Cnpc si è aggiudicata immensi giacimenti in Sudan e Nigeria. In cambio la Cina garantisce il saldo del debito, prestiti a fondo perduto e sostegno politico ai regimi al potere. Cattive notizie anche per l ambiente: il 13 novembre 2005un esplosione in un suo petrolchimico ha ucciso 5 persone e riversato nel fiume Songhua 100 tonnellate di liquami tossici. Le sostanze velenose hanno percorso 400 chilometri, raggiungendo la città di Harbin: oltre 4 milioni di persone sono rimaste senza acqua potabile. Nuove potenze, vecchi metodi. SANPAOLO-IMI, LA REGINETTA DELLE BANCHE ARMATE Il gruppo Sanpaolo-IMI si conferma per il secondo anno consecutivo al primo posto nella classifica delle banche armate, con il 29,9% di tutte le operazioni di incasso e pagamento relative all export di armi italiane. per un volume d affari 2006 di 448,3 milioni di euro, in crescendo di quasi tre volte rispetto ai 164 milioni del Il gruppo Sanpaolo-IMI si è da poco fuso con Banca Intesa, che ha registrato nel 2006 un boom in controtendenza con operazioni per 46,9 milioni di euro, (solo 160 mila euro nel 2005) tra cui spicca un autorizzazione di 41 milioni dell Agusta agli Emirati Arabi Uniti per una prima fornitura di elicotteri CH-47C ammodernati e altri equipaggiamenti per 58,9 milioni di euro. ITALEASE: I FURBETTI DEL LEASING Come il maggiore operatore italiano del leasing può trasformarsi da riferimento per migliaia di imprenditori, in incubo kafkiano; l ultimo degli scandali della finanza italiana è affiorato nelle indagini sul gruppo Ipi di Danilo Coppola. I magistrati vogliono capire con quali garanzie nel dicembre 2005 Italease abbia dato il via libera alla vendita di tre palazzi del gruppo Ipi, su cui gravava un leasing da 122 milioni di euro. La banca milanese in totale ha 190 milioni di euro di crediti ex Coppola, garantiti da una fidejussione della Banca Arner di Lugano. Chi garantisca per il garante svizzero è oggetto dell indagine. Ora la banca annaspa e chiede il conto ai clienti sui derivati: proposti ad almeno 2000 investitori assieme al leasing, per coprire i rischi dei tassi ne amplificano gli effetti a vantaggio della banca. YUE YUEN: IL COSTO UMANO DELLE SCARPE Registrata nelle Bermuda, fa capo alla società taiwnaesepou Chen della famiglia Tsai: è il più grande produttore mondiale di scarpe sportive, quasi il 17% del mercato globale per quasi 200 milioni di paia di scarpe nel Rifornisce oltre 30 grandi marche, tra cui Nike, Adidas/Reebok, New Balance, Timberland, Asics. Ha stabilimenti giganti - vere e proprie città-fabbrica - in Cina, Indonesia, Vietnam. È quotata alla borsa di Hong Kong e ha un fatturato da 3,657 miliardi di dollari (2006), con oltre 280mila dipendenti (al 30 settembre 2006). Un recente rapporto dell ong statunitense National Labor Committee e di China Labor Watch ha denunciato che nelle fabbriche cinesi di Yue Yuen le condizioni di lavoro sono estremamente intensive (con turni che vanno dalle 11 alle 16 ore al giorno, 6 giorni alla settimana), la paga oraria è di 0,35dollari; non sono ammessi sindacati e un complesso sistema di regole e multe punisce chi commette la minima infrazione (da 5 minuti di ritardo al lavoro al disordine nella propria camerata), oltre a riduzioni di salario se gli obiettivi di produzione non sono raggiunti. Dongguan, a poca distanza da Hong Kong, è più grande stabilimento con oltre lavoratori, in gran parte donne immigrate da altre regioni della Cina. 22 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 23

13 dossier nuovi cattivi dossier nuovi cattivi I NUOVI CATTIVI / 1 [CHI SONO E PERCHÈ TENERLI D OCCHIO PER SAPERNE DI PIÙ: AZIENDA TRASPARENZA IMPATTO AMBIENTALE TUTELA DIRITTI UMANI RESPONSABILITÀ SOCIALE ED ETICA BP BRAZIL PETROBRAS PETROCHINA CNPC CHEVRON EXXON ENEL ENI PETRONAS SHELL TOTAL ABBOTT Inquinamento del Rifugio Nazionale della Fauna Artica in Alaska Danni a ecosistemi e agricoltura in Argentina e Amazzonia Collusioni con la dittatura militare birmana Scarti petroliferi nei fiumi amazzonici Alaska, incidente della Exxon Valdez Investimento nel nucleare in Slovacchia e riconversione a carbone di 4 centrali Gas flaring nel delta del Niger Contaminazione idrica a causa dell oleodotto Chad-Camerun Gas flaring nel delta del Niger Nigeria, 1,5 tonnellate di greggio riversate al suolo Tre esplosioni in raffinerie in 4 anni: 12 operai uccisi e 170 feriti Nigeria, manifestazioni contro le trivellazioni represse nel sangue 100 tonnellate di rifiuti tossici nel fiume Songhua Torture, stupri e omicidi all interno degli impianti petroliferi BENI DI CONSUMO FARMACEUTICI ENERGIA GILEAD SCIENCES NOVARTIS PFIZER SCHERING-PLOUGH MERCK GLAXOSMITHKLINE ROCHE ASTRAZENECA BAYER SIEMENS (elettronica) BAE SYSTEMS (armi) YAHOO (internet) FREEPORT McMORAN (industria mineraria) HALLIBURTON (contractor) È coinvolta in un caso di conflitto di interessi per aver chiuso contratti con il governo USA nonostante tra i suoi azionisti ci sia l ex Segretario di Stato alla Difesa Donald Rumsfeld Ha patteggiato una maximulta per elusione fiscale Ha violato la legge americana sulla trasparenza nell informazione sui farmaci nel Oggi è di nuovo sotto processo con lo stesso capo d accusa. Multata dalla Commissione europea per concorrenza sleale Scoperta a fine 2006 una cassa nera di oltre 420 milioni di euro per pagare tangenti agli Stati e assicurarsi appalti pubblici. Indagata per corruzione e riciclaggio di denaro per vendita di armi in Tanzaniam, Arabia Saudita e nel Chile di Pinochet. Nel giugno del 2007 l inchiesta sull Arabia viene insabbiata dal governo inglese. È accusata di produrre pesticidi altamente inquinanti Accusata di aver inquinato con mercurio e PCB l area di Nova Iguacu in Brasile Partecipa al consorzio per la costruzione di due nuovi reattori nucleari a Belene in Bulgaria. In una zona sismica 15 morti nel blitz per liberare un impianto Agip in Nigeria 2 morti e 30 arresti per una manifestazione sindacale Deportazione e lavori forzati in Birmania Sotto processo in Belgio per crimini contro l umanità, lavori forzati, torture in Birmania Ha aumentato per ragioni commerciali il prezzo di un farmaco anti-aids del 500% È accusata di aver sperimentato segretamente un farmaco su 200 bambini nigeriani È accusata di aver sperimentato un farmaco anti-aids di seconda linea su pazienti che non avevano mai assunto medicinali antiretrovirali Accusato di violare la Dichiarazione Universale dei diritti umani perché collabora con la censura cinese. Yahoo!: ha aiutato la polizia a rintracciare il giornalista dissidente Shi Tao, permettendone la condanna a dieci anni di reclusione, nel 2005 Nel 2003 l impresa ha ammesso di aver pagato la polizia e i militari indonesiani per tenere lontano dalle miniere i legittimi proprietari terrieri. Secondo il New York Times sarebbero stati pagati 20 milioni di dollari tra il 1998 e il 2004 Tangenti a scienziati Onu per negare il global warming Esclusa dagli indici per l investimento responsabile Ftse4Good Multe da Antitrust e Commissione europea per politiche anticoncorrenziali Ha fatto causa a un gruppo di attivisti che hanno bloccato per alcune ore il portale aziendale. È il primo caso di richiesta di risarcimento da una multinazionale nei confronti di attivisti malati di Aids Ha chiesto di brevettare un farmaco in India nonostante esso non sia un nuovo medicinale, ma solamente la combinazione di due sostanza note Ha citato in giudizio il governo indiano per tentare di indurlo a cambiare la legge nazionale sui brevetti in favore delle multinazionali È accusata di aver venduto per anni il farmaco Vioxx nonostante fosse a conoscenza di gravi effetti collaterali È accusata di aver nascosto studi che dimostravano come il farmaco Paxil inducesse i pazienti al suicidio Accusata di gravi sperequazioni nei prezzi fra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo È l impresa che ha maggiormente beneficiato della guerra in Iraq. Coinvolta in una serie di scandali di corruzione, è stata accusata di applicare sovrapprezzi alle forniture per l esercito americano. Gestisce i contratti per la ricostruzione dell industria petrolifera irachena. Esclusa assieme ad altre sei imprese dal fondo previdenziale del governo norvegese perché sarebbe coinvolta nella produzione di armi nucleari FINMECCANICA (armi) Le attività civili sul totale dei ricavi del Gruppo Finmeccanica sono passate dal 33 per cento del periodo al 18 per cento del e sono destinate, nelle intenzioni del management, ad essere cedute. "Riconversione al contrario" per il secondo gruppo industriale italiano LA MANCHA RESOURCES (industria mineraria) L impresa canadese è considerata un highest offender dei diritti umani dalla Task Force per il disinvestimento dal Sudan. In joint venture con il governo sudanese per lo sfruttamento delle miniere, contribuirebbe in modo decisivo al finanziamento del genocidio del Darfur SEGUE A PAGINA 26 gli anni 90 non voleva neanche assumersi la responsabilità di quello che accadeva nelle fabbriche dove venivano realizzati i suoi prodotti: violenze sessuali, punizioni corporali, condizioni di lavoro disumane. Oggi invece l impegno di Nike per il rispetto dei diritti umani nelle fabbriche è esemplare. Quali sono quindi queste nuove virtù dell azienda? La trasparenza, innanzitutto. Sul sito dell azienda, si può trovare il rapporto sulla responsabilità sociale dell azienda Innovate for better world e la mappa delle fabbriche dove vengono prodotti abiti e scarpe a marchio Nike. È un passo molto importante perché in questo modo le associazioni locali di tutela dei diritti dei lavoratori e dell ambiente possono verificare con mano che cosa succede in tutte le fabbriche. Ma com è stato possibile un simile risultato? 24 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 25

14 dossier nuovi cattivi dossier nuovi cattivi I NUOVI CATTIVI / 2 AZIENDA TRASPARENZA IMPATTO AMBIENTALE TUTELA DIRITTI UMANI RESPONSABILITÀ SOCIALE ED ETICA BENI DI CONSUMO SUEZ HUNTINGDON LIFE SCIENCES WAL MART Nel 2006 Wal Mart ha annunciato piani per ridurre gli imballaggi e le emissioni di CO2. Ma il modello di business della multinazionale è di per sé insostenibile perché dipende fortemente da catene di approvvigionamento globali e si basa sullo spostamento di merci e clienti su lunghe distanze Nel 2006 alcune fabbriche hanno ottenuto la certificazione ISO14001 Il più grande datore di lavoro del mondo continua ad essere considerato come una delle peggiori multinazionali esistenti. Non paga i contributi sanitari a più della metà dei suoi dipendenti ed è uno dei più noti trasgressori delle leggi sul lavoro e sui suoi standard minimi Le denunce principali riguardano il management militaresco, straordinari obbligatori, paghe al di sotto del minimo salariale, condizioni di lavoro insicure, contratti illegali, repressione dei sindacati Privatizzazione dei servizi idrici nei Paesi del Sud del mondo (America Latina). Difficoltà di accesso all acqua per le famiglie povere in seguito ai rincari. Nel 2006 Suez è stato costretto a lasciare l Argentina e la Bolivia L impresa inglese conduce test chimici e farmaceutici su animali ogni anno. È la più grande società del genere in Europa. A causa delle violente campagne di ecoterrorismo è stata costretta a posticipare il suo ingresso in borsa di 15 mesi YUE YUEN Inc. ARMANI Uso di pellicce nei propri capi Dopo il rapporto-denuncia della campagna Abiti puliti, ha rescisso il contratto con un fornitore indiano che abusa dei lavoratori Varie denunce circostanziate dall associazione WRC per gli stabilimenti thailandesi (far East Garment e First Apparel) per limitazione della libertà sindacale, violenzafisica, ambienti di lavoro insalubri e insicuri. Altre denunce da FLA, dalla National Labora Committee, soprattutto rispetto alle Zone economiche speciali di El Salvador e dello Sri Lanka VF CORPORATION (USA) Sistema di controllo del codice di condotta interno Ha filiali in paesi considerati paradisi fiscali dalla legislazione italiana (Hong Kong, Lussemburgo, Svizzera). Compare tra i fornitori del Dipartimento della difesa USA ABBIGLIAMENTO INDITEX (Spagna) LVMH (Francia) LEVI STRAUSS (USA) Pubblica un rapporto di sostenibilità sociale e ambientale, però povero di informazioni rilevanti Il bilancio della controllante Christian Dior ha una sezione sui temi sociali e ambientali, ma non sufficientemente dettagliata Nel 2005 ha messo a disposizione del pubblico la lista dei suoi fornitori Nel 2005 la Clean Clothes campaign denuncia le condizioni di lavoro in una fabbrica terzista in Bulgaria per salari arbitrari, rifiuto di assunzione di donne incinte, salari sotto il livello di sussistenza, ambiente di lavoro insalubre. L 11 aprile 2005, a Dhaka in Bangladeh, è crollato un edificio che ospitava due fabbriche che lavoravano per Inditex, provocando la morte di 64 persone. Già prima della tragedia, la fabbrica era stata teatro di incidenti gravi, per le condizioni di lavoro e di salario molto sotto il minimo legale Il rapporto Parfum de scandale di Greenpeace segnala che il profumo Poison di Dior contiene ftalati e muschi sintetici, sostanze potenzialmente pericolose per la salute e l ambiente La capofila è certificata SA8000. Donna Karan Int.filiale statunitense di Lvmh, ha pagato nel 2003 un indennizzo complessivo di 20 milioni di dollari a favore di lavoratori per violazione alle normative su salari, orari e altri diritti dei lavoratori, da parte di fornitori localizzati a Saipan, isola del Pacifico sotto giurisdizione USA Associazioni e sindacati stanno denunciando da anni le violazioni che riscontrano nelle fabbriche che lavorano per Levi Strauss come terziste. Vari casi di abusi sono descritti in rapporti di WRC, e CCC Nel rapporto di sostenibilità 2004 si dice che sono state effettuate 2600 ispezioni indipendenti alle varie fabbriche, ma non è precisato da parte di chi, né i risultati Nel 2003, due ex manager di Levi Strauss hanno accusato la multinazionale di falso in bilancio e transazioni fraudolente verso filiali localizzate in paradisi fiscali per evitare le tasse Puma ha filiali a Hong Kong, Singapore e in Svizzera, considerati paradisi fiscali dalla legislazione italiana PUMA (Germania) Nel 2005 ha messo a disposizione del pubblico la lista dei suoi fornitori. Pubblica un bilancio di sostenibilità, ma non entra nel dettaglio Secondo il suo stesso rapporto, Puma avrebbe attuato risparmi energetici e riciclaggio dei rifiuti e l eliminazione del PVC dai suoi prodotti. Secondo Greenpeace, le scarpe Puma contengono ftlati e composti organostannici - potenzialmente pericolosi per l uomo e l ambiente Puma fa produrre in conto terzi in paesi che vietano le libertà sindacali. Nello stabilimento cinese Pou Tuen sono state riscontrate numerose violazioni: da straordinari sottopagati al clima da caserma, dall igiene precaria all utilizzo di sostanze chimiche Vari rapporti denunciano gravi violazioni in stabilimenti di terzisti in Cina e Indonesia: lavoro minorile, salari sotto il minimo legale, condizioni igieniche precarie, mancato pagamento dei contributi sociali Associazioni e sindacati denunciano da anni i salari al di sotto del minimo legale, mancato rispetto delle libertà sindacali, insulti, intimidazioni e molestie Ottiene parte dei suoi prodotti in paesi che ostacolano le libertà sindacali FILA (USA) Solitamente FILA non risponde agli appelli e sollecitazioni della società civile e dei consumatori Tende a evitare di discutere i temi contestati Nel 2003 in USA,Jonathan Epstein, amministratore delegato di Fila USA si è riconosciuto colpevole e condannato per falso in bilancio e false dichiarazioni. Fila hafiliali in paesi considerati paradisi fiscali dalla legislazione italiana Ha filiali in Lussemburgo e Hong Kong, considerati paradisi fiscali dalla legislazione italiana BASICNET (Italia) BATA (Canada) È avara nella diffusione di informazioni. Non si conosce il bilancio consolidato del gruppo È membro della Camera di Commercio Internazionale (IIC) e promuove attraverso la sua lobby la liberalizzazione del commercio e degli investimenti INTESA SAN PAOLO (Italia) JP MORGAN CHASE (USA) CITIGROUP (USA) KKR (USA) UBS (Svizzera) CARLYLE GROUP (USA) HSBC (UK) BANCA ITALEASE (Italia) Nel 2005 e 2006 è stata la banca italiana maggiormente attiva nel commercio di armi Finanzia i produttori di cluster munitions. Frode Fisco italiano per rimborsi d imposta non dovuti Sostiene il nucleare. Sostiene il nucleare. Finanzia i produttori di cluster munitions FINANZA Indagato per collusione nelle aste di acquisto e manipolazione dei bilanci Appoggio finanziario a società attive nel taglio della foresta pluviale Portale per i paradisi fiscali Controlla i produttori di armi e rifornisce l esercito USA Banca attiva nell export italiano di armi Emissione di derivati ad alto rischio, proposti come protezione al rischio tassi insieme ai contratti di leasing. Indagini in corso sulle movimentazioni dei money transfer per sospette attività di riciclaggio di danaro e finanziamento al terrorismo Certificazioni generose su titoli spazzatura MONEY TRANSFER STANDARD & POOR S, MOODY S (USA) Merito delle enormi campagne di contestazione scoppiate a partire dai primi anni 90, che stavano danneggiando gravemente il marchio Nike. Per salvarlo è stata disposta a cambiare la propria politica e a investire molte risorse. Ma è stato un lavoro lungo. Nike ha iniziato ad imporre ai propri fornitori corsi di formazione per la qualità e la sicurezza dei prodotti e per il rispetto dei diritti umani dei lavoratori. Così non si limitava a intervenire ex-post, ma ad agire sistematicamente sulla causa di quelle violazioni. E, risultato importante, è stata coinvolta tutta l azienda. Il concetto di responsabilità sociale è stato esteso all intero business. Quindi non resta più niente per cui combattere? Restano ancora delle questioni aperte: le ore di lavoro, i salari, il coinvolgimento dei lavoratori nel processo decisionale, il diritto all organizzazione collettiva. In molte fabbriche si lavora 18, 19 ore al giorno. Non è sostenibile, né sano. Nike lo ha riconosciuto e ci sta 26 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 27

15 dossier nuovi cattivi CAMPIDOGLIO: ENI NELLA BLACK LIST DEGLI SPONSOR COMUNALI È BENE PRECISARLO SUBITO: il suo parere non è vincolante. Ma la rilevanza politica della decisione è evidente. Il Comitato etico del Comune di Roma ha consigliato al Campidoglio di rifiutare sponsorizzazioni dal gruppo Eni Italgas. Esistono si legge nel rapporto - circostanziate denunce relative a gravi violazioni in materia ambientale da parte dei soggetti a cui partecipa il gruppo Eni in Nigeria. In particolare, il Comitato, presieduto dall ex presidente della Corte costituzionale, Valerio Onida, fa riferimento a una sentenza del novembre 2005 con la quale l Alta Corte federale nigeriana vieta all Eni l utilizzo del gas flaring (combustione diretta del gas dei pozzi petroliferi). Una tecnica che provoca malattie respiratorie alle comunità del delta del Niger, corrode i tetti delle case, danneggia i raccolti e devasta l ecosistema. Il dossier non si limita a inserire l Eni nella lista nera. Propone, più in generale, di rifiutare soldi da tutte le imprese petrolifere. Quello dell oro nero è infatti un settore in cui è più facile e più frequente, a livello mondiale, che si verifichino scelte e condotte discutibili dal punto di vista dei diritti umani e della tutela dell ambiente Disposti a tutto per una buona reputazione LA NOSTRA BARILLA HA LA REPUTAZIONE MIGLIORE AL MONDO. Ha infatti conquistato il primo posto nella classifica (vedi TABELLA di Elisabetta Tramonto Davide Ravasi, professore associato di stategia all Università Bocconi di Milano. a pag. 31) stilata dal Reputation Institute di New York e pubblicata dalla rivista Forbes (novembre 2006), che valuta 300 tra le più grandi imprese di tutto il mondo in base alla loro reputazione. Un fattore che per le aziende conta anche più delle vendite, perché determina il loro successo nel tempo. Per difenderla, o per ripulirla dopo uno scandalo, i grandi marchi sono disposti a spendere enormi risorse. Lo hanno fatto Nike, Adidas, Coca Cola, McDonald s e molti altri colossi, che hanno investito in sistemi di monitoraggio dei fornitori, in nuovi impianti ecologici, in programmi di sostegno ai paesi in via di sviluppo. Perché? Lo spiega Davide Ravasi, professore associato di strategia al dipartimento di management dell Università Bocconi di Milano. Fino a che punto per un azienda è importante la propria reputazione? Tanto più quanto più è sotto la lente della stampa, delle Ong, della campagne a tutela dei diritti umani e dell ambiente. Più un impresa ha visibilità, più è probabile che venga sottoposta a boicottaggi e a campagne denigratorie. La si può misurare? Sì, usando strumenti e metodi diversi, come la classifica delle Most Admired Companies della rivista Fortune, l indice Reptrak sviluppato dal Reputation Institute. Quello che è più difficile misurare è il suo valore, quanto esattamente contribuisce in positivo o in ne- lavorando. I salari poi sono ancora troppo bassi, non sono commisurati al costo della vita e ai bisogni essenziali delle famiglie, ma solo al minimo salariale del settore in quello stato. In molti paesi poi, Usa compresi, non è garantito né rispettato il diritto all organizzazione collettiva dei lavoratori. Ma non vi preoccupate delle aziende più piccole? Possono provocare danni anche maggiori di una multinazionale, passando però inosservate È vero. Noi di Iccr ci occupiamo soprattutto delle aziende con un articolata catena di approvvigionamento, dove cioè la produzione viene in gran parte affidata all esterno, a fabbriche situate nei paesi dove la manodopera costa meno, Cina, Corea, Centro gativo alle vendite, ai margini e ai profitti. Spesso il valore della reputazione si manifesta nei differenziali di prezzo o di vendite nel corso del tempo o tra imprese diverse. In America, ad esempio, una stessa macchina prodotta dalla Ford e dalla Toyota nello stesso stabilimento, venduta poi con modifiche trascurabili e sotto nomi diversi, ha un prezzo più alto e si deprezza meno quando porta il marchio Toyota. Perché la Toyota ha una reputazione di maggiore affidabilità e il cliente è, quindi, disposto a pagare di più. Molte grandi imprese monitorano costantemente l evoluzione della loro reputazione, cercando di correlare l andamento delle vendite, ma anche le reazioni dei consumatori e dell opinione pubblica, con le azioni che compiono ogni giorno, con le decisioni prese. Oggi conta più di ieri? Da sempre le imprese hanno prestato attenzione alla propria immagine. Oggi però è aumentata la sensibilità dei consumatori e l attenzione della stampa, delle Ong e dei gruppi di pressione sull opinione pubblica. Il tutto amplificato da Internet. Si diffonde sempre più un concetto di consumo responsabile, anche se i valori assoluti non sono ancora elevatissimi. Sempre più acquirenti cioè si pongono il problema di come vengono realizzati i prodotti che acquistano; dell impatto sociale e ambientale delle loro scelte, non solo di consumo ma anche di investimento. In Rete si moltiplicano i siti che comparano i marchi, raccolgono le lamentele, denunciano violazioni. L attività comparativa della stampa, anche on line, rende più trasparente ciò che un azienda compie. Le imprese America, e dove lavoratori e ambiente non vengono tutelati. Strutture del genere sono tipiche dei grandi marchi. Ma cerchiamo di seguire anche le aziende meno conosciute, che oggi possono essere più pericolose dei grandi marchi. Ad esempio la Collective brand, un azienda americana di abbigliamento sportivo, con sede in Kansas. Ha 5000 outlet retail in tutti gli Usa e vende marchi piccoli, a prezzo medio-basso, che fa produrre per lo più in Cina. Non ha codici di condotta, ma solo regole generali, come i dipendenti devono essere buoni cittadini e bisogna supportare programmi che migliorino la qualità della vita. Regole così generali non significano niente. Aziende del genere dovrebbero essere sottoposte alla stessa pressione dei marchi leader.. Campagna Il mio danaro. Senza scrupoli? di Netwerk Vlaanderen e altre organizzazioni che cercano di spingere il mondo finanziario e i risparmiatori verso investimenti responsabili. I grandi marchi farebbero qualsiasi cosa per guadagnarsi una buona reputazione. Quella di Barilla e Ferrero è ottima, tra le prime dieci al mondo, spiega Davide Ravasi della Bocconi sembrano avere acquisito maggiore consapevolezza dei rischi che corrono nel non prestare attenzione alla propria reputazione. Quali sono quindi i rischi di una cattiva reputazione? Un danno all immagine si può ripercuotere direttamente sulle vendite, ma non è l unica preoccupazione di un azienda. Ci vuole tempo e fatica per costruirne un marchio solido e riconoscibile. Campagne di protesta, boicottaggi, denunce possono distruggere la credibilità di un azienda. Si pensi a Nestlé che sta pagando ancora oggi per le sue pratiche commerciali irresponsabili messe in atto trent anni fa o più con la vendita di latte in polvere nei paesi africani. E, nonostante gli sforzi compiuti per ricostruire la propria reputazione, basta un passo falso, come l accusa di comportamenti collusivi nel settore del latte in polvere o la controversia innescata con il governo dell Etiopia per riavere indietro le proprie fabbriche nazionalizzate, per rilanciare proposte di boicottaggio. Ci sono poi casi estremi come la società di revisione Arthur Andersen, che ha chiuso i battenti a cuasa dello scandalo Enron. Si può anche arrivare a, non rare, cause legali. Nike ha iniziato a effettuare rigidi controlli sui suoi fornitori solo dopo aver perso una causa per informazione scorretta agli investitori, legata a rapporti sulla responsabilità sociale stilati in modo grossolano e poco preciso, e aver pagato una multa molto consistente. Come si può difenderla? Con dei comportamenti coerenti, resi pubblici attraverso CATTIVI SEMPRE PIÙ VELOCI LE POLITICHE DEI GRANDI MARCHI sono in continua e rapida evoluzione, mentre le battaglie per i diritti dei lavoratori nella globalizzazione sono rimaste indietro agli anni 80 e 90. Lo sostiene Susan George, del Transnational Institute, intervenuta al forum per un economia diversa organizzato dalla campagna Sbilanciamoci a Marghera dal 6 al 9 settembre scorso. Quali sono oggi le peggiori imprese transnazionali? Sono senz altro le grandi banche che grazie alle continue acquisizioni e fusioni hanno ormai dimensioni giganti e possono determinare le politiche economiche di un paese e i grandi fondi d investimento, dagli hedge fund in poi. Sono quasi totalmente non regolamentate e hanno lobby molto potenti a Bruxelles e altrove, anche se oggi la Commissione Europea e in particolare il Commissario per il commercio non hanno più bisogno di intermediari. Sotto quale aspetto? La nuova veste della cosiddetta Costituzione europea bocciata da francesi, danesi e sospesa negli anni scorsi, ma oggi ripresa sotto forma di emendamenti al Trattato di Maastricht è cucita sugli interessi delle imprese multinazionali, sia per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, sia per la spinta ultraliberista. Il lavoro delle lobby diventa quasi superfluo. Susan George, del Transnational Institute. Dopo anni di campagne sulla responsabilità sociale d impresa, sono migliorate veramente le condizioni dei lavoratori nei grandi gruppi industriali? In un certo senso sì: oggi chi lavora per una multinazionale europea o statunitense ha un buon salario e un ambiente dinamico e stimolante. Generalmente i diritti sono rispettati e le corporation sono buoni datori di lavoro. Il problema è che tutta la parte produttiva è fatta da subfornitori in paesi dove le condizioni di lavoro sono pessime e inumane. Ma questo non è il loro problema: quello che interessa alle multinazionali è tenere il prezzo basso; come il fornitore riesca a garantirlo non li riguarda. Quale deve essere allora il target delle campagne contro gli sweatshops (aziende che sfruttano manodopera)? Non ci sono più sweatshops! O meglio, sono nascosti alla nostra vista, sempre più remoti, distanti. Si può continuare a puntare il dito sull industria mineraria, petrolifera, le cartiere e provare i loro danni ambientali. Ma le battaglie per i diritti dei lavoratori nella globalizzazione sono rimaste indietro agli anni 80 e 90. Oggi il rischio reputazionale dei grandi marchi è salvaguardato e provare gli abusi nelle grandi fabbriche in paesi a-democratici è diventato molto difficile. Ci vuole tempo per organizzare le battaglie nel frattempo, i cattivi si sono spostati e sono anni avanti. Jason Nardi 28 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 29

16 dossier nuovi cattivi MALARIA UNA RIVOLUZIONE IN PILLOLE una comunicazione trasparente. Puntare solo sulla comunicazione, senza che questa sia suffragata da comportamenti concreti, è difficilmente sostenibile nel lungo periodo. CLASSIFICA REPUTAZIONE INDICE REPTRAK 2006 ASAQ. A come adattato. S come semplice. A come accessibile. Q come di qualità. E, soprattutto, gratuito (o quasi). Le Monde lo ha definito sconvolgente per le multinazionali di tutto il mondo. Parliamo di un medicinale anti-malaria prodotto dalla DNDi (Drugs for Neglected Diseases iniziative, ente non-profit creato da Medici senza frontiere nel 2003) in collaborazione con una delle più grandi industrie del farmaco, la francese Sanofi-Aventis. Tecnicamente è una un combinazione in dose fissa dei due principi attivi, l artesunato e l amodiaquina. Storicamente può essere considerato una rivoluzione. Perché il costo di un intero trattamento a base di Asaq non supererà un dollaro per un adulto e 50 centesimi per un bambino. Perché il medicinale consentirà ai pazienti di assumere solamente due pillole al giorno (contro le otto necessarie negli attuali trattamenti). Ma, più di ogni altra cosa, perché la nuova formulazione non sarà brevettata: chiunque potrà produrla liberamente e ciò contribuirà ad abbassarne ulteriormente il prezzo. Una rivoluzione per milioni di malati, sopratturo bambini. «Asaq sottolinea Christophe Fournier, presidente di Msf dimostra la validità di un nuovo approccio alla ricerca medica, focalizzato sui bisogni dei malati». Al servizio, per una volta, solamente della vita. A.B. Un altro modello possibile Pratiche sleali verso la concorrenza e i consumatori, discriminazione contro le donne, lavoro forzato, lavoro minorile, corruzione, nessuna libertà di associazione, ogni volta che si legge l elenco dei diritti mancanti di Paola Baiocchi o delle vessazioni diffuse nel mondo del lavoro vengono i brividi. Possibile che ancora esistano pratiche del genere? Sì, ma non in tutto il mondo e comunque molto è stato fatto, dice il rapporto 2007 sullo stato del business responsabile di Eiris (Ethical Investment Research Services) l organizzazione indipendente con sede a Londra che da 25 anni studia l impegno ambientale e sociale delle imprese e la loro governance: Comporta dei costi notevoli? Certo, ma per molte aziende sono inferiori a quelli che dovrebbe sostenere se la sua immagine fosse danneggiata o se fosse citata in giudizio. Questo non vale in tutti i casi, naturalmente. Non sempre cioè i benefici superano i costi. Dipende da quanto si è esposti a una ritorsione pubblica. Non per tutti la reputazione ha lo stesso peso, quindi? No, per un azienda conta la reputazione percepita da chi ha la possibilità e l interesse, direttamente o indirettamente, di penalizzarla. Ci sono imprese che compiono delle vere stragi ecologiche, ma non vengono minimamente danneggiate perché la gente non lo sa o, in altri casi, non ha gli strumenti per fare qualcosa. Se ad esempio, la Nestlè ha una cattiva reputazione, i consumatori possono decidere di non acquistare i suoi prodotti e incidere quindi negativamente sulle sue vendite. O, in altri casi, possono esercitare pressioni sui governi nazionali perché non concedano autorizzazioni, ad esempio, nei paesi in via di sviluppo. Se invece è un azienda che si occupa dell estrazione di minerali ferrosi a compiere azioni socialmente riprovevoli, è difficile che l opinione pubblica lo venga a sapere ed è quasi impossibile poterla danneggiare dal momento che il consumatore finale non ha modo di rintracciare i prodotti dell impresa all interno dei propri acquisti.. Il logo della campagna contro le banche armate. Mentre le certificazioni sociali sono sempre più richieste dai consumatori, le istituzioni europee sono in ritardo negli standard. LIBRI Felice Casson La fabbrica dei veleni Sperling & Kupfer, 2007 Ogni Petrolchimico in Italia ha lasciato dietro di sé uno strascico di morti che ancora aspettano giustizia e di devastazioni ambientali di cui le imprese non si sono assunte la responsabilità. Felice Casson, pm nel processo al Petrolchimico di Marghera ne ricostruisce l iter, le connivenze e le difficoltà di arrivare a sentenza. per le aziende la responsabilità sociale d impresa (Corporate Social Responsability) è passata dall essere considerata un attività filantropica, a far parte integrante dell organizzazione societaria. Anche se sembra più facile conquistare il rispetto dell ambiente che quello dei diritti umani. Cosa significa Csr (o in italiano Rsi, responsabilità sociale d impresa) lo spiega la definizione del Libro Verde dell Unione europea: La Csr è l integrazione volontaria da parte di imprese (ma più in generale enti, organizzazioni profit e non profit) delle problematiche sociali ed ecologiche nei rapporti con tutti i soggetti interessati, al di là delle prescrizioni legali e degli obblighi contrattuali. Un idea dell impresa che Adriano Olivetti nel secolo scorso FONTE: REPUTATION INSTITUTE, I DATI SUL FATTURATO SONO CALCOLATI DA FORBES E RIFERITI AL 2005 O PUBBLICATI SUL SITO DELL AZIENDA, A PARTE QUELLE SEGNATE CON L ASTERISCO. * FATTURATO 2005 DA HOOVERS.COM. ** FATTURATO 2004 DA HOOVERS.COM AZIENDA PAESE SETTORE PUNTEGGIO REPTRAK 2006 FATTURATO 2005 ($MIL) 1 Barilla Holding Italy Alimentare ,522** 2 LEGO Holding A/S Denmark Beni di consumo - giocattoli ,380 3 Deutsche Lufthansa AG Germany Aereo e aerospaziale ,353 4 IKEA International A/S Sweden Arredamento ,088 5 Compagnie Generale des Etablissements Michelin France Automobilistico ,428 6 Toyota Motor Corp. Japan Automobilistico ,024 7 A.P. Moller-Maersk A/S Denmark Trasporti e logistica ,058 8 Ferrero SpA Italy Alimentare ,664** 9 Samsung Electronics Co. Ltd. South Korea Elettronica , Kraft Foods Inc. USA Alimentare , Johnson & Johnson USA Farmaceutico , Tesco PLC UK Vendite alimentari al dettaglio , BMW AG Germany Automobilistico , Honda Motor Co. Ltd. Japan Automobilistico , Tata Group India Multinazionale ,878* 23 PepsiCo Inc. USA Bevande , Walt Disney Co. USA Informazione & Media , Luxottica Group Italy Beni di consumo - occhiali , Coop Italia Italy Vendite al dettaglio , Airbus S.A.S. France Aereo e aerospaziale , Robert Bosch GmbH Germany Elettronica , Canon Inc. Japan Elettronica , Nokia Corp. Finland Telecomunicazioni , Vestas Wind Systems A/S Denmark Pale eoliche , Sharp Corp. Japan Elettronica , M Co. USA Prodotti per l industria - chimica , L Oreal S.A. France Beni di consumo - cosmetici , Groupe Danone France Alimentari , Bridgestone Corp. Japan Automobilistico - pneumatici , Heineken N.V. Netherlands Bevande , Carlsberg A/S Denmark Bevande , Sony Corp. Japan Elettronica , Siemens AG Germany Elettronica , Esselunga Group Italy Vendite al dettaglio , Intel Corp. USA Computer , Statoil ASA Norway Energia , Volvo AB Sweden Automobilistico , Motorola Inc. USA Telecommunications , Pirelli & Co. Italy Automobilistico - pneumatici , Coca-Cola Co. USA Bevande , Hewlett-Packard Co. USA Computer , Indesit Company Italy Elettronica - elettrodomestici , Peugeot S.A. France Automobilistico , Nestle S.A. Switzerland Alimentare e tabacco , Volkswagen AG Germany Automobilistico , Microsoft Corp. USA Computer , H & M Hennes & Mauritz AB Sweden Vendite al dettaglio - abbigliamento , GlaxoSmithKline PLC UK Farmaceutico , Mediaset Group Italy Informazione & Media , Assicurazioni Generali S.p.A. Italy Finanza-assicurazione ,895 Il Reputation Istitute ogni anno stila una classifica che misura la reputazione delle imprese. Per realizzarla sono state intervistate 30 mila persone in tutto il mondo. La reputazione è un fattore fondamentale per la vita di un impresa. In base ad essa un cliente decide se acquistare un prodotto e un investitore se investire in un azienda. Da non confondere con un giudizio etico. Una buona reputazione non necessariamente coincide con un comportamento impeccabile. 30 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 31

17 dossier nuovi cattivi dossier nuovi cattivi DAI 35 GIORNI ALLA FIAT ALL IMPEGNO SOCIALE PERMANENTE NON MI BASTA MAI (FILM DOCUMENTARIO, ITALIA 2000) Qual è la responsabilità sociale di una grande impresa quando decide di decapitare le avanguardie sindacali? Lo raccontano Guido Chiesa e Daniele Vicari in Non mi basta mai, il coinvolgente film-documentario nato da un idea di Pietro Perotti operaio comunista e filmaker che durante i 35 giorni della lotta alla Fiat del 1980 ha filmato tutto, anche la famosa votazione sotto la pioggia in cui gli operai bocciano l ipotesi di accordo ma il sindacato Pietro Perotti e le sue sculture di gommmapiuma. chiude lo stesso la vertenza, consentendo alla Fiat di mettere in cassa integrazione per 3 anni 23mila operai. Nel film ci sono le bellissime immagini d epoca girate da Perotti che si incrociano con il racconto delle strade che hanno intrapreso ora i cinque che continuano tutti, a modo loro, ad impegnarsi nel sociale; ma soprattutto nel film si individua bene l inizio dello sbriciolamento delle conquiste dei lavoratori, che hanno portato all attuale precarizzazione. Durante la cassa integrazione dall 80 all 84 sono stati 149 gli operai che si sono suicidati, mentre quasi nessuno dei 23mila è riuscito a tornare al proprio posto di lavoro ma è stato assegnato a reparti confino o in rami d azienda poi ceduti. ROBERTO CACCURI / CONTRASTO IN RETE AGENZIE DI RATING ETICO ORGANIZZAZIONI PER LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI E DELL AMBIENTE (Amnesty International) o (la sezione italiana) (Human Rights Watch) (Social Accountability International) (Centro Interreligioso sulla Responsabilità Sociale) (Student Action with Farmworkers) (United Students Against Sweatshops) (Students and Scholars Against Corporate Misbehavior, situate a Hong Kong) (rete internazionale per la tutela dei diritti umani e dell ambiente nel settore elettronico) (Electronic Industry Code of Conduct Implementation Group, codice etico a cui aderiscono molte imprese del settore elettronico) (Friends of the Earth) Molto dibattito sulla CSR-RSI a livello europeo ma il rischio della delega alle imprese è enorme. Anche quando esistono formule costituzionali eccellenti A sinistra, una bambina nella sua casa a Phnom Penh. Il paese asiatico è privo di controlli e tutele contro il lavoro minorile. Cambogia, 1999 aveva cominciato a realizzare, immaginando l attività industriale armonicamente inserita nel territorio e che al territorio restituisce quanto gli sottrae. L Olivetti arrivava ad intervenire per la conservazione delle case tipiche del canavese, la zona dove aveva sede, ma soprattutto aveva capito l importanza dell apporto creativo di ogni lavoratore, perfino in catena di montaggio e puntava alla loro valorizzazione, anche con le biblioteche di fabbrica e le pause mensa lunghe per leggere. Un modello che aumentava la produttività e la qualità, ma venne fortemente osteggiato dalla Fiat e, più in generale, dalla tradizionale concezione fordista del lavoro. Le imprese europee dice, il rapporto Eiris, sono quelle che hanno più sviluppato pratiche di business responsabile, a casa propria e con i fornitori extraeuropei, rispondendo alle richieste degli investitori, alle pressioni delle Ong e al quadro legislativo che ogni nazione si è dato. Anche con il contributo delle lotte dei lavoratori, bisogna aggiungere; ne è un esempio l articolo 41 della nostra Costituzione che per prima nel mondo mette al centro il lavoro e non la proprietà. Il sociale e non il profitto individuale. É l Europa dove sono maggiormente sviluppati gli investimenti responsabili, anche se ci sono significative esperienze di questo tipo in Nord America, in Australia/Nuova Zelanda e in Giappone: anche nei mercati emergenti sono stati lanciati alcuni fondi di investimento responsabili. Eiris valuta che, l ammontare complessivo di fondi responsabili sia negli ultimi dieci anni di 4mila miliardi di dollari. A fronte dell interesse dei cittadini europei, le istituzioni delle Ue a proposito di Csr, si stanno muovendo abbastanza lentamente. Il 13 marzo scorso il Parlamento europeo ha emesso una risoluzione che contiene molte osservazioni interessanti, per esempio che la Csr deve affrontare nuovi ambiti come l apprendimento lungo tutto l arco della vita, l organizzazione del lavoro, le pari opportunità, l inclusione sociale, lo sviluppo sostenibile e l etica, così da fungere da strumento supplementare per la gestione del cambiamento industriale e delle ristrutturazioni. Nello stesso documento riconosce che molte imprese effettuano già un intenso e crescente sforzo per ottemperare alle proprie responsabilità sociali ma - visto che i mercati e le imprese sono a livelli differenti - l Europa ritiene che un metodo universale che cerchi di imporre alle imprese un unico modello di comportamento non sia appropriato. Insomma, si sceglie di mantenere le differenze nei diritti e nell organizzazione del lavoro sia tra il Nord e il Sud dell Europa, che nel resto del mondo. Ancora oggi l articolo 41 della Costituzione italiana sembra un modello unico: l iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.. LA FABBRICA DELL ETHICA ILCASO REGIONE TOSCANA CON 576 IMPRESE CERTIFICATE, l Italia è oggi il paese con il maggior numero di imprese socialmente responsabili al mondo secondo gli standard del sistema SA8000. Più di un terzo di queste aziende sono toscane, frutto di sei anni di politiche di diffusione e incentivazione alla responsabilità sociale d impresa della Regione Toscana, attraverso la sua Fabrica Ethica. L iniziativa si avvale del lavoro di una squadra dedicata, che offre un servizio di tutoraggio e accompagnamento per le imprese che vogliono intraprendere il percorso di certificazione, ma anche microcredito, interventi nelle scuole, incentivi e agevolazioni specifiche e un ricco sito di riferimento Dopo l emanazione di una legge regionale specifica (la n.17/06 Disposizioni in materia di responsabilità sociale delle imprese ), la Toscana ha introdotto il concetto di tracciabilità sociale e una serie di agevolazioni che prevedono anche i bilanci di sostenibilità. È stata ricostituita e allargata la Commissione Etica Regionale, passata da 25 a 39 membri, includendo rappresentanti dell università, di associazioni ambientaliste e dei consumatori, con riunioni mensili e gruppi di lavoro tematici. In sei anni e con un investimento di 30 milioni di euro - che ha permesso di offrire incentivi che vanno dall abbattimento del 50% dei costi di consulenza e certificazione (anche su ambiente e qualità) e di un abbattimento dell IRAP del 0.50% - il numero di richieste di certificazione è esploso. In uno studio che ha preso in considerazione 45delle aziende toscane certificate, con l analisi di 6 casi specifici, emerge che i settori rappresentati sono abbastanza eterogenei, dall azienda chimica alla pelletteria, dalla ristorazione ai trasporti. Sono, in generale, aziende stabili o in espansione (considerando la forza lavoro impiegata negli ultimi anni) e ottimiste (non prevedono flessione del proprio organico nel prossimo futuro), afferma il rapporto. Tra le 186 imprese toscane responsabili figurano Gucci, Trenitalia (relativo alla gestione toscana), Coop Italia, Ataf e altri enti di trasporto pubblico e privato, Monnalisa (abbigliamento per teenager), un numero rilevante di aziende della filiera della pelletteria, SAT (società che gestisce l Aereoporto di Pisa), fino al call center MetaMarketing Services srl. C è anche Roccastrada (GR), il primo comune toscano a certificare il suo sistema di gestione del personale, del patrimonio e dei servizi erogati per rispondere alle norme ISO e SA In collaborazione con Mani Tese e altre Ong toscane che lavorano con le scuole del territorio, è in programma un percorso che affianca quello sui diritti umani, aggiungendo i diritti dei lavoratori e RSI, oltre alla visita guidata alle aziende certificate, in particolare nei distretti industriali attivati con Fabrica Ethica. Sono previsti interventi in oltre 30 scuole della regione. Di tutte queste imprese, la certificazione offre un segnale importante, ma è debole su tutto l aspetto della filiera lunga, dove è difficile monitorare i comportamenti di fornitori e subfornitori. Per questo servono altri strumenti. Il marchio SA8000, affermano a Fabrica Ethica, non è il punto di arrivo,ma solo l inizio di una reale responsabilità, da riconoscere e di cui farsi sinceramente carico. Jason Nardi 32 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 33

18 Finmeccanica Arriva il manager delle tangenti lavanderia di Paolo Fusi CISL IL MIGLIORE PESCE D APRILE DEL 2007 È CERTAMENTE QUELLO DI FINMECCANICA.. Il gruppo guidato dall emerito Guarguaglini il primo aprile si è regalato, infatti, un manager di caratura internazionale, Steve Mogford. L annuncio è stato fatto in sordina, pur sottolineando la soddisfazione da parte degli italiani per il fatto che uno dei manager più famosi al mondo nel mercato legale delle armi decidesse di passare alla guida di un industria italiana. Silenzio assoluto da parte dello Stato. Strano. Prima di venire a Finmeccanica, per sei anni Steve Mogford è stato responsabile per le vendite di BAES British Aerospace System, una delle tre più grandi industrie di morte del pianeta. Mogford ha lasciato la BAES perché è stato licenziato in tronco. Poverino. Poverino sì, perché si tratta di una vittima sacrificale per salvare la pelle al Grande Capo della BAES, Mike Turner, invischiato fino al collo in una serie di inchieste penali per corruzione e traffico d armi in Gran Bretagna, in Svizzera ed in Svezia. Una storia semplice ed esemplare di come gli Stati vendano armi in questo secolo cinico e baro. La storia comincia negli anni 80, quando la BAES, attraverso la mediazione di Margaret Thatcher, firma un contratto ventennale che assicura alla fabbrica inglese l esclusiva sugli armamenti dell aviazione Saudita. L accordo, chiamato Al Yamamah, porta nelle casse della BAES 100 miliardi di Euro. Roba da risanare l Italia in un colpo solo. Ma non tutti questi miliardi finiscono nelle casse della BAES. Una parte consistente (circa il 10%, parrebbe) viene pagato in mazzette, mazzettine, regali e pensierini affettuosi. La cosa salta fuori nel 2004, quando lo SFO Serious Fraud Office, un unità speciale di Polizia creata da Tony Blair e fortemente controllata politicamente dal suo partito, apre un inchiesta per truffa e corruzione, minacciando la chiamata a correo del cugino del Re dell Arabia Saudita, lo sceicco Sultan. Gli Arabi minacciano ritorsioni economiche, Tony Blair blocca l inchiesta con l avocazione del segreto di Stato. Il tutto, si capisce subito, è il frutto di una faida interna al Partito Laburista. Ma non finisce qui. La SFO continua ad analizzare l operato dell uomo chiave nel sistema di corruzione della BAES, per l appunto Steve Mogford, e richiede aiuto alle autorità elvetiche, le quali, con insolita celerità, raccolgono prove schiaccianti non solo sull affare AlYamamah, ma anche su altri scherzetti compiuti da Turner e Mogford. Salta fuori che Mogford lavora anche con Wafik Said un trafficante siriano che si nasconde a Montecarlo e Sailesh Vithlani, un trafficante indiano che vive a Dar-es-Salaam. Il dossier della Polizia Federale svizzera pare essere talmente scottante che le sutorità inglesi decidono di non volerlo ricevere con scorno e scherno degli svizzeri, un cui ministro commenta: «E poi siamo noi quelli con gli scheletri nell armadio che puzzano per la mancata indipendenza della magistratura». Cosa diavolo tratta BAES con dei trafficanti d armi? Mogford non ha voluto dirlo. Per questo l hanno cacciato via con disonore. Nel frattempo, però, le autorità svedesi, che non riescono a vendere i loro aeroplani da guerra, hanno aperto un inchiesta per concorrenza sleale ed hanno richiesto il dossier elvetico. Ed hanno scoperto subito che Mogford ha corrotto metà della Tanzania per far comprare loro un impianto radar che da oggi in poi impedirà agli UFO di attaccare il Parco Nazionale. Il costo: metà del PIL della Tanzania. Ora stanno aprendo gli armadi chiamati Uruguay, Turchia, Yemen, Iraq, Egitto, Liberia, Cechia, Qatar ma Guarguaglini, almeno lui, gode?. Steve Mogford licenziato da Bae Systems per sospette tangenti è stasto assunto dall azienda pubblica senza nessuna informazione sul ruolo reale che dovrà assumere ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 35

19 inbreve CalPERS: il fondo che batte Terminetor >38 La ricetta di Chris per la pensione degli insegnanti >40 Le banche a Roma non danno credito alle periferie >42 inanzaetica inbreve APRE NEL CENTRO DI PALERMO LA FILIALE DI BANCA ETICA GREENSPAN BOCCIA LA FINANZA DI BUSH INVESTIMENTI DISCUTIBILI NELLA GIUSTIZIA MILITARE NELL INSIDER TRADING C È L OMBRA HEDGE FUND IL SINDACO DI PARTINICO ESCLUDE DALL AMMINISTRAZIONE I COLLUSI CON LA MAFIA SCUOLA DELLA REPUBBLICA BLOCCA I SOLDI ALLE PRIVATE Dal 18 settembre è attiva la filiale palermitana di Banca Etica, al civico 24 di via Catania. Banca Popolare Etica ha dedicato negli ultimi anni sempre più risorse e attenzione al Sud Italia, inserendolo tra i punti strategici dello sviluppo dell attività dell istituto per i prossimi anni. Un impegno particolare è quello di divulgare la cultura della legalità, che trova in Sicilia la sua simbologia più riconosciuta. «In una terra così martoriata, è necessario realizzare - afferma Mario Crosta, direttore generale dell unica banca italiana ispirata alla finanza etica - opportunità di lavoro, utilizzando strumenti finanziari che permettano di sviluppare idee e valorizzare le risorse dell isola. E ci siamo adoperati per promuovere progetti di microcredito imprenditoriale finalizzati a creare piccole imprese nel campo del turismo sostenibile, dell agricoltura, della produzione e commercializzazione dei prodotti biologici e dell artigianato». Sull'isola sono presenti circa 600 soci di Banca Etica organizzati in due circoscrizioni, Sicilia Orientale e Occidentale. All attivo ci sono già 550 conti correnti e una significativa propensione ai finanziamenti al di là dell'entità della raccolta, a testimonianza che l impegno al Sud è una precisa scelta della banca. Gli impieghi si concentrano maggiormente nel finanziamento di cooperative sociali di tipo B che operano sui terreni confiscati alla mafia, nel turismo responsabile, nel sociale e nell'agricoltura biologica. Si terrà il 15, 16 e 17 novembre l inaugurazione ufficiale della filiale con tre giorni di convegni e di festa. «Parleremo alla città e alla regione - dice Stanislao Di Piazza, il neo direttore - qualificando la nostra presenza come un altro tassello della lotta per la legalità e il benessere civile. Proprio in questo periodo stiamo finalizzando una convenzione con il comitato Addio Pizzo per sostenere la lotta all illegalità di cittadini coraggiosi». Una mazzata che Bush e i repubblicani non si aspettavano è arrivata da Alan Greenspan, repubblicano e fino al 2006 governatore della Fed. Greenspan bacchetta e boccia le scelte fiscali ed economiche del presidente Bush e lo fa con un libro The age of turbolence. L ex numero uno della Fed rimprovera al capo della Casa Bianca di non aver posto il veto a certe voci di spesa per compensare i tagli fiscali, un azione necessaria al Paese e non eseguita. E pensare che il 9 novembre del 2005 Greenspan riceveva dalle mani di Bush la medaglia presidenziale della libertà, la più prestigiosa delle onorificenze civili americane. Inoltre, l ex alleato rimprovera ai repubblicani di aver perso la strada dei principi barattati con il potere, meritando così di perdere le elezioni del Con le sue 81 primavere sulle spalle, Greenspan può permettersi di parlare e bacchettare non risparmiando nessuno, nel bene e nel male, compresi Dick Cheney e Donald Rumsfeld. Sugli scenari ed equilibri futuri del partito repubblicano Greenspan non promuove Rudy Giuliani, mentre apre la strada al battagliero Newt Gingrich che fu presidente della Camera e stratega dell ascesa del partito nel controllo del senato. La leva obbligatoria è stata abolita, la magistratura militare no. Anzi, a fronte di una diminuzione del lavoro delle corti militari il consiglio della magistratura militare ha chiesto con urgenza un ammodernamento del sistema informativo degli uffici giudiziari per un ivestimento totale di 583 mila euro iva esclusa, ora al vaglio del ministero della Difesa. I magistrati in servizio nei 9 tribunali militari sono 103, 79 in primo grado e 17 nelle corti di appello, 4 alla procura generale militare presso la Cassazione, tre al tribunale di sorveglianza militare di Roma. Nel 2006 hanno emesso 1000 sentenze; i processi pendenti dal 1988, 2000 nell ultimo anno. L unico detenuto è Erich Priebke, condannato per la strage delle Fosse Ardeatine, ma ora agli arresti domiciliari. Ma proprio tra gli interventi ritenuti urgenti, indicati nella delibera, e che giustificherebbero quindi la richiesta di spesa, c è proprio la necessità di aggiornare l elenco detenuti con indicazione della loro posizione attuale e quindi la predispozione di progetti statitistici concernenti l attività dei magistrati di sorveglianza, che in tutto sono tre. Priebke ha superato i 90 anni e si sorveglia da solo. La Sec (Securities and Exchange Commission), authority che controlla la borsa americana, ha richiesto ai gestori di numerosi fondi informazioni dettagliate sui rapporti di conoscenza, lavoro, parentela e amicizia tra i manager di una ventina di grandi hedge funds e i dirigenti di società quotate in borsa. Un controllo apparentemente di routine, ma per la quantità e minuziosità dei dati richiesti fa pensare a un offensiva della Sec per stroncare qualsiasi tipo di attività illegale. Negli ultimi mesi infatti l organo di controllo ha rilevato un aumento considerevole del volume di scambi in azioni e opzioni azionarie di società alla vigilia dell annuncio di una fusione o una acquisizione. Il sospetto della Sec è che alcuni manager societari, ma anche alcuni loro consulenti e avvocati, scambino informazioni con i gestori di hedge funds, in cambio di facili profitti. L autority avrebbe individuato solo nell ultimo anno almeno 233 società coinvolte in scambi e transazioni in odore di insider trading. Un funzionario comunale colluso con la mafia non può ricoprire ruoli di responsabilità amministrativa. Dovrebbe essere un principio normale, sacrosanto, affermato e scontato. Eppure c è un solo comune dove è stato applicato, quello di Partinico, città della provincia di Palermo, dove vivono 32 mila anime e una storia che conferma l alta densità mafiosa. Un atto sancito da una delibera coraggiosa della giunta guidata dal sindaco Giuseppe Motisi (Margherita), subito colpito da una mozione di sfiducia firmata da 28 consiglieri comunali su trenta, compresi sei del suo schieramento. La delibera modifica il regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi che impedirà ai funzionari comunali indagati di assumere incarichi con poteri di firma all interno dell ente nel caso in cui, a seguito di uno scioglimento per mafia, emergano collegamenti di pezzi della burocrazia con l'organizzazione criminale. Questi soggetti, grazie alla delibera, non potranno ricoprire il ruolo di segretario comunale, vice segretario, responsabile di settore, responsabile di uffici, responsabile unico di procedimento, componenti di organi di indirizzo e controllo e ogni altro incarico di responsabilità. Sullo sfondo la vicenda della costruzione di un megacentro commerciale, affare già fiutati dalle cosche mafiose. Naturalmente, l ormai ex primo cittadino ha dato parere contrario alla costruzione, ma il consiglio comunale ha approvato il progetto di lottizzazione su un area che il prg attribuiva a insediamenti artigiani. L associazione nazionale per la Scuola della Repubblica, ispirata all art. 33 della Costituzione, attacca il ministro Fioroni per aver deciso di finanziare le scuole private. «Il ministro Fioroni che pure ha giurato di osservare la Costituzione e quindi anche la norma prima citata - scrivono i responsabili dell associazione - non solo ha palesemente violato tale norma costituzionale, ma ha dichiarato che si propone di violarla ulteriormente, regalando alle scuole private altri 60 milioni di euro, ovviamente sottratti alle scuole statali: tagli per le scuole statali e regali alle scuole private». L associazione chiede il rispetto della costituzione e l impegno a destinare tutte le risorse disponibili alla scuola statale ma anche il ripristino della legittimità. L associaizone chiede anche una risposta sul terreno del ripristino della legittimità, proponendo a tutte le organizzazioni e a tutti i cittadini che si sono indignati per la proposta di Fioroni di impegnarsi ad impugnare con un ricorso collettivo davanti al TAR del Lazio del decreto del 21 maggio 2007 concernente i contributi alle scuole paritarie per l anno scolastico L associazione per la Scuola della Repubblica sta pensando a un ricorso collettivo su scala nazionale. 36 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 37

20 finanzaetica azionariato attivo CalPERS: il fondo che batte Terminator 250 miliardi di dollari di patrimonio. Il fondo dei dipendenti pubblici californiani è il più grande del mondo. Da anni si batte per migliorare la corporate America. Nell interesse dei lavoratori. L ingresso della sede principale di CalPERS CALPERS - CARTA D IDENTITÀ finanzaetica NOME CalPERS, California Public Employees Retirement System Fondo Pensione per i dipendenti pubblici californiani INTERNET SEDE Sacramento, California, USA PRESIDENTE Rob Feckner ADERENTI PATRIMONIO* 246,7 miliardi di dollari ALLOCAZIONE DEGLI INVESTIMENTI* titoli azionari 66,2% (di cui private equity 7%) titoli obbligazionari 25,2% immobiliare 8,2% cash 0,4% TIPO DI FONDO Defined benefit plan Fondo a prestazione definita *dati al 10 settembre 2007 Il Californian Public Employess Retirement System vale metà del risparmio gestito italiano Rob Feckner, presidente di CalPERS SCHWARZENEGGER VOLEVA CHIUDERLO. Troppe grane per il governator della California, troppi fastidi alle multinazionali americane. Troppi soldi sottratti alla previdenza privata. Era l inizio del di Mauro Meggiolaro CalPERS, il fondo pensione dei dipendenti pubblici californiani, aveva appena mandato a casa il suo presidente, l istrionico Sean Harrigan. Sindacalista, democratico, ospite fisso nei talk show, trascinatore delle folle nei comizi in tutti gli Stati Uniti, Harrigan era diventato il paladino dell etica contro i fasti di Wall Street. Nelle assemblee delle società americane aveva guidato decine di campagne contro le paghe eccessive dei manager. Tra le vittime più illustri Richard Grasso, presidente della borsa di New York, costretto a dimettersi, nel 2003, proprio su pressione di Cal- PERS. Dopo l uscita di scena di Harrigan scende il silenzio. Il governator ne approfitta per sferrare il suo colpo finale: privatizzare il sistema previdenziale californiano smantellando il fondo pensione più grande e più potente del mondo. Ma la mossa di Schwarzy non ha successo. Con la regia di Phil Angelides, uno dei politici democratici più potenti in California, viene nominato alla guida di CalPERS Rob Feckner, un altro uomo del sindacato. E il fondo risorge. Più forte che mai. Il colosso delle pensioni Oggi il Californian Public Employees Retirement System ha un patrimonio di quasi 250 miliardi di dollari (la metà dell intero mercato del risparmio gestito italiano), dipendenti e un milione e mezzo di aderenti. Quasi il 70% del portafoglio è investito in azioni, il resto in obbligazioni (24%) e immobili. Un colosso. Che da sempre cerca di coniugare i rendimenti finanziari con l azione sociale e politica. CalPERS nasce nel 1932, negli anni della Grande Depressione, quando gli americani fanno la fila davanti alle mense pubbliche. Lo fonda un gruppo di lavoratori che vogliono tornare a sperare nel futuro. Negli anni ottanta parte il corporate governance program, con cui il fondo comincia a fare pressione sulle imprese nelle quali investe per chiedere più trasparenza, più amministratori indipendenti, paghe più eque a tutti i livelli. Gli uomini di CalPERS partecipano alle assemblee, fanno domande, presentano mozioni. E le corporation, molto spesso, sono costrette a cedere. «Il nostro primo obiettivo è garantire una pensione adeguata agli aderenti», mi spiega Feckner. «Le imprese che sono governate male danno in genere profitti inferiori. È per questo che interveniamo per migliorarle: ne va dei rendimenti del fondo». Lo stesso vale per l ambiente e per il sociale: «nel lungo periodo», continua Feckner, «un impresa che si preoccupa dei diritti umani e dei cambiamenti climatici ha più probabilità di dare buoni risultati». Si spiega così l embargo contro le società in affari con FONDO PENSIONE CALPERS rendimenti storici al 30 giugno (al lordo della tassazione) ,4% ,6% ,8% ,9% ,7% ,7% ,5% ,5% ,5% ,0% ,3% ,3% ,1% ,5% ,5% ,5% ,2% ,9% ,9% ,7% ,7% ,3% ,1% FONTE: CALPERS il governo sudafricano, alla fine degli anni Ottanta. O la messa al bando delle imprese malesi, indonesiane, filippine e tailandesi nel «Per noi è una questione di rischio, non di morale: se un impresa ha la sede in un Paese che non tutela i diritti umani o la correttezza delle transazioni finanziarie, è più sicuro non investire nei suoi titoli». Ma CalPERS non si limita ad escludere. «Investiamo circa 185 milioni di dollari nel solare, nell eolico e in altre tecnologie ambientali», continua Rob Feckner. «È un programma che abbiamo avviato da poco. A questi investimenti aggiungerei anche i 600 milioni di dollari che impieghiamo per rendere più eco-efficienti le nostre proprietà immobiliari. Nel 2006, per esempio, abbiamo ridotto del 9% il consumo di gas». Meno clamore, più risultati Feckner ha 49 anni e nella vita ha fatto di tutto: l autista di autobus, l insegnante di sostegno e, infine, il vetraio per le scuole del suo distretto nella Napa Valley. Ancora oggi dice - fissa vetri dalle 7 di mattina alle 3 del pomeriggio e dedica il resto del tempo a CalPERS. Il suo mandato è iniziato e continua all insegna dell understatement: «l unica cosa di appariscente che vedrete saranno le mie cravatte», ha dichiarato al Los Angeles Times appena eletto. «Non voglio essere ricordato come uno che gira per gli Stati Uniti e ha le mani in pasta dappertutto». La rottura con l era Harrigan è chiara. «Non c è stato nessun cambiamento di priorità», precisa Feckner. «È cambiato solo lo stile. Se dobbiamo intervenire per protestare contro l esplosione delle remunerazioni dei manager lo facciamo, ma senza urlare. Ora operiamo dietro le quinte, sottotraccia. E otteniamo più risultati. Le imprese ci ascoltano di più, capiscono che facciamo anche il loro interesse perché vogliamo che migliorino». In effetti basta guardare ai dati del 2006/2007 per capire che Feckner ha ragione: 33 mozioni presentate in assemblea, il doppio rispetto all anno prima. In media hanno ottenuto il 60% dei voti degli azionisti. In genere si tratta di advisory resolutions, che non impegnano le imprese direttamente. «Sono consigli che diamo, ma se sono supportati dal 60% degli azionisti, poi l impresa è quasi obbligata ad agire. Altrimenti torniamo in assemblea l anno dopo, con mozioni cogenti. E lì non si scappa». Assemblea permanente Prima di programmare azioni di pressione sulle imprese vengono consultati gli aderenti al fondo. «Li sentiamo regolarmente attraverso sondaggi. In genere chi partecipa a CalPERS è molto soddisfatto delle nostre attività», racconta il presidente. «E poi lo vedrà anche lei oggi: i nostri Consigli di Amministrazione sono aperti a tutti. Chiunque può intervenire per fare proposte e domande». Il CdA inizia dopo pochi minuti in un auditorium da 300 posti. Tra gli iscritti a parlare c è J. J. Jones, un ex dipendente pubblico. Chiede a Feckner di fare qualche sforzo in più per l ambiente, per le generazioni future. Poi interviene un pensionato. Si lamenta perché hanno calcolato male la sua rendita. Gli spetterebbe un indennità come veterano di guerra, ma si sono dimenticati di includerla. Per tutti arrivano risposte precise, puntuali. Più che un Consiglio di 38 valori ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 ANNO 7 N.53 OTTOBRE 2007 valori 39

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