Facoltà del Design Tesi di Laurea Specialistica in Design della Comunicazione. Relatrice Francesca Piredda Correlatore Walter Mattana

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3 Facoltà del Design Tesi di Laurea Specialistica in Design della Comunicazione Relatrice Francesca Piredda Correlatore Walter Mattana Anno Accademico 2010/2011

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7 You will eat, by and by, In that glorious land above the sky; work and pray, live on hay, you'll get pie in the sky when you die Joe Hill, The Preacher and the Slave, 1911 Mangerai, in futuro, In quella gloriosa terra su nel cielo; Lavora e prega, sii modesto, La tua torta ti aspetta in cielo quando morirai We gotta get up, get out Before they get us down 'Cause livin' up against the wall Yeah, has got us locked up Come on and line up Steven Tyler, Joe Perry, Lenny Kravitz, Line up, 1993 Dobbiamo svegliarci, uscire Prima che ci buttino giù Perché vivere contro il muro Si, ci ha chiuso in gabbia Coraggio, schierati You will eat, bye and bye, When you've learned how to cook and how to fry; chop some wood, 'twill do you good then you'll eat in the sweet bye and bye Joe Hill, The Preacher and the Slave, 1911 Mangerai, alla fin fine, quando avrai imparato a cucinare e a friggere; taglia un po di legna, ti farà bene, così mangerai a sazietà

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13 Indice delle figure fig.01 - Don t Be Fuelish campagna televisiva di sensibilizzazione al risparmio energetico, USA 1973, pag. 004 fig.02 - Sorry, no petrol, il cartello fuori da un garage, Londra 1973, pag. 005 fig.03 - Code per il razionamento della benzina, USA 1979, pag. 006 fig.04 - Il dittatore assoluto ovvero un particolare per ciascun despota destituito. In senso orario a partire da quello in alto a sinistra: Hosni Mubarak, Zine el Abidine Ben Ali, Muammar Gheddafi, Bashar al Assad, pag. 007 fig.05 - Proteste nelle piazze libiche, Febbraio 2011, pag. 010 fig.06 - Dall'acqua sbuca la testa del cadavere di un migrante al largo delle coste tunisine, Giugno 2011, pag. 013 fig.07 - Centro media nel palazzo del governo provvisorio di Bengasi, Marzo 2011, pag. 017 fig.08 - Gheddafi e Berlusconi in occasione della firma del trattato di cooperazione tra Italia e Libia, Agosto 2008, pag. 019 fig.09 - Impiegati dell'agenzia Internazionale Energia Atomica davanti alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, Giugno 2011, pag. 027 fig.10 - Potremmo prescindere da tutto ciò che è inutile, ma poi cosa ci resterebbe? El Roto, El Paìs, Giugno 2011, pag. 033 fig.11 - Un esempio dei materiali raccolti da Materjalid.net, che opera a Tallinn, pag. 049 fig.12 - A partire dall estremo sinistro dell altra pagina: Työ & Toiminta, Helsinki; BISK, Eindhoven; Banca del tempo, Milano, pagg fig.13 - MIT Solar House I, Cambridge, Massachussetts, USA 1939, pag. 052 fig.14 - Peabody house, Dover, Massachussets, USA, 1949, pagg fig.15 - la casa di Toby Richards, Jamestown, Rhode Island, USA, 1975, pag. 053 fig.16 - Jimmy Carter e i pannelli solari sulla Casa Bianca, Giugno 1979, pag. 054 fig.17 - Edward Mazria, Passive Solar Energy Book, 1979, pag. 055 fig.18 - No Heat No Rent, New York Energy Task Force, USA, 1977, pag. 057 fig.19 - Il tetto del 519 Est 11esima strada, scatto di Jon Naar, New York, USA, 1976, pag. 059 fig.20 - Uno dei parchi giochi realizzati da Aldo Van Eyck a confronto con uno dei progetti di recupero dell'arredamento urbano di Ugo La Pietra, pag. 065 fig.21 - Un momento della parata del 1 maggio 2000: si vede in azione il gruppo Reclaim The Streets, pag. 067 fig.22 - Un esempio di contraffazione dei messaggi pubblicitari, pag. 072 fig.23 - Bombe di semi: sono lo strumento di Guerrilla Gardening più semplice, pag. 073 fig.24 - La serra costruita con materiale di recupero nello spazio occupato dalla comunità Pure Genius!!, Londra, 1996, pag. 074 fig.25 - Athenaeum Hotel: il giardino verticale di Patrick Blanck, Londra, 2009, pag. 075 fig.26 - Un tecnico rimuove la pellicola protettiva dalla parte adesiva di un pannello solare a film sottile per incollarlo su di un tetto, pag. 079 fig.27 - la Borsasolare della tedesca Neubers è un articolo già in vendita, pag. 081

14 Indice delle figure fig.28 - Aldo Di Carlo, co-direttore di Chose, mostra delle celle solari organiche durante un'intervista, pag. 083 fig.29 - Una stampante di pannelli solari organici a confronto con una macchina per la stampa serigrafica, pag. 085 fig.30 - A sinistra Bracka Street Festival. A destra Cream o'gallaway dairy farm, pag. 095 fig.31 - La stazione di servizio milanese in cui lavora il nostro benzinaio, pag. 099 fig.32 - Il benzinaio all'età di 8 anni, una domenica nella periferia di Milano, 1966, pag. 100 fig.33 - Il nostro benzinaio e ortolano così come si presenta nel 2015, pag. 101 fig.34 - Morris e Muthesius (Arts and Crafts e Werkbund) a confronto, pag. 109 fig.35 - La linea a frusta: particolari tratti da Jugendstil, di Keiichi Tahara, pag. 111 fig.36 - Due carte da parati a confronto: a sinistra un disegno di Walter Crane, a destra un'opera di Richard Riemerschmid. Emerge una certa inclinazione verso il pattern simmetrico, pag. 112 fig.37-4 mosaici Jugendstil: in senso orario a partire dall'alto a sinistra: Milano, Darmstadt, Barcellona, Bratislava, pag. 113 fig.38 - Due rappresentazioni femminili nello Jugendstil: a sinistra la Gismonda di Mucha, a destra Loie Fuller di Orazi, pag. 114 fig.39 - Una facciata viennese realizzata da Otto Wagner che ospita decorazioni Jugendstil, pag. 115 fig.40 - Ugo La Pietra accartoccia la cartina della città ("La riappropriazione della città", 1977), pag. 128 fig.41 - Uno dei membri del Commando Jugendstil, pag. 135 fig.42 - Un fotogramma del film: Roger e Nina, doppiati da Vincent Gallo e Juliette Lewis, pag. 161 fig.43 - Due momenti di Icycle: più a destra si può notare il riferimento alla nota opera d'arte che, a sua volta, appartiene alla categoria di stampe che ha ispirato gli artisti Art Nouveau, pagg fig.44 - Uno degli studi fatti sulla struttura del protagonista di Icycle. Qui sono evidenziate le giunture e le singole parti del corpo, pag. 164 fig.45 - Studi di teste per il benzinaio e la mamma e per altri personaggi femminili, pag. 166 fig.46 - Studi per la corporatura, la texture e la forma del passamontagna dei Commando, pag. 168 fig.47 - Elementi delle animazioni utilizzati nella prima parte del video, pag.170 fig.48 - Uno dei paesaggi in cui sono ambientate le avventure di Samurai Jack, pag. 173 fig.49 - Uno dei ritratti dei fratelli Gershwin realizzati da Al Hirschfeld (George è quello al piano). A destra: si apre l'episodio Rapsodia in Blu con questa immagine della città, pagg fig.50 - Con questo disegno si apre il video: è il portico di una casa mediterranea. è ispirato alle architetture tunisine ed egiziane, pag. 176

15 fig.51 - Scatti archiviati nel catalogo delle pareti vuote, un archivio realizzato appositamente questo progetto, pag.178 fig.52 - A partire dalla fotografia di riferimento (in basso), si realizza uno schizzo con le tracce portanti ed un primo livello di stilizzazione (qui sotto) prima di passare alla colorazione digitale, pag.180 fig.53 - Un'altro disegno ottenuto grazie alla tecnica del collage delle fotografie. Al centro è possibile vedere come le immagini sono state composte, pag. 182 fig.54 - Un biglietto usato nello schema riprodotto nelle sue dimensioni reali. Sotto: lo schema nella sua interezza si sviluppa per circa 9 metri. L'altra dimensione è pari a circa 50 centimetri, pag. 200 fig.55 - Un frammento dello schema. Cercando di leggere i biglietti è possibile rendersi conto della densità delle informazioni che vi sono riassunte, pag. 201

16 Indice dei grafici grafico 01 - Le rivolte scoppiate in Nordafrica e Medioriente nel corso del 2011, pagg grafico 02 - La Guerra Civile libica, pag. 011 grafico 03 - La Libia dell energia, pag. 012 grafico 04 - Principali attori europei nell energia atomica, pag. 028 grafico 05 - La struttura a sandwich di una cella solare organica, pag. 077 grafico 06 - Il progetto di conversione della stazione di servizio, pag. 093 grafico 07 - Le quattro fasi del manifesto energetico, pag. 116 grafico 08 - Il paradigma, pag. 141 Indice delle tavole tav.01 - Intrecci italo-libici tav.02 - Gli strumenti della rivoluzione tav.03 - Manifesto 1: Piazzale Bologna tav.04 - Manifesto 2: Via Comelico tav.05 - Manifesto 3: Via Emilio Faà di Bruno tav.06 - Manifesto 4: Corso di Porta Vittoria tav.07 - Manifesto 5: Viale Umbria tav.08 - La cartina del risveglio tav.09 - Sviluppo del Benzinaio tav.10 - Sviluppo della Mamma tav.11 - Sviluppo del Commando tav.12 - Animazione del Commando tav.13 - Punti di vista tav.14 - La stazione di servizio tav.15 - Sviluppo del palazzo in Corso di Porta Vittoria tav.16 - La scena dell'affissione tav.17/28 - Storyboard (tavv. 1/12)

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19 Alla mia famiglia

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21 uesto lavoro di ricerca parte dal presente per costruire la visione di un futuro possibile. Attraverso uno studio approfondito delle rivoluzioni arabe del 2011 e delle loro ripercussioni sull'italia si arriva a comprendere la situazione di crisi permanente che interessa il nostro pianeta. Per rimediare a questo problema esistono tante soluzioni già funzionanti: quelle relative alla comunità e quelle che si occupano di spazio pubblico. Queste due categorie rappresentano gli strumenti grazie ai quali le persone possono rivoluzionare il loro stile di vita. Partendo da questi presupposti si propone la cartolina di un futuro prossimo in cui il problema è peggiorato, ma è tale da innescare la diffusione di questi strumenti della rivoluzione in modo capillare. Nello scenario la città, teatro del cambiamento e vero centro della sostenibilità, si trasforma seguendo due strade: una lenta, legata allo strumento delle comunità, ed una veloce, legata allo spazio pubblico. Alla prima corrisponde la vicenda di un benzinaio, alla seconda un gruppo di guerriglieri chiamato Commando Jugendstil. La funzione di questo prodotto di comunicazione è quella di attivare il ragionamento attorno al momento di crisi che stiamo vivendo, favorendo anche la proposta di soluzioni creative, a partire dagli esempi che vengono qui esposti. Tutto ciò che viene proposto in questo futuro possibile, infatti, è fattibile oggi, può cioè essere il nostro presente, non più di disagi, ma di equilibrio.

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23 La fotografia che propongo in questo capitolo è quella di una società che sta colando a picco e tappezza le falle con qualsiasi cosa le capiti sotto mano, anche, o forse soprattutto, le menzogne. Eppure si tratta di una fotografia, non di una rappresentazione artistica: mi sono limitato a fare i collegamenti tra i materiali oggetto della mia ricerca. Siamo il prodotto di un sistema di produzione globale che ci ha insegnato a trattare qualsiasi cosa come merce. Un approccio di tipo capitalistico alla vita, in cui individualismo e crescita continua sono la preghiera della sera. Ne è un esempio il fatto che misuriamo tutto in base alla rendita economica che può garantirci, cioè trasferiamo a livello micro quello che le grandi associazioni mondiali fanno a livello macro con sistemi come quello del PIL. Questi indicatori, però, non misurano la nostra soddisfazione, né la qualità dei nostri legami sociali. E ci illudono che il nostro benessere dipenda dalla quantità di scontrini che facciamo staccare ogni giorno. Tutto ruota, infatti, attorno ad una malintesa idea di benessere: continuare a credere che questo sia legato all'accumulazione di capitali e beni ci ha trascinato in questa situazione. Cosa succederà quando anche i paesi emergenti, nei quali l'occidente si è affannato per diffondere il proprio modello, raggiungeranno finalmente questo finto benessere? "Scopriremo che abbiamo creato uno stile di vita che consuma più energia di una balena azzurra, il più grande animale che sia mai esistito. (...) Il pianeta non puà sostenere sette miliardi di balene azzurre." (Lehrer, 2011). Il mondo che ci siamo costruiti, quindi, è fatto di consumi, sprechi, contraddizioni. La nostra realtà è diventata un luogo alienante e nevrotico. Queste condizioni di instabilità sono incarnate da una situazione di crisi costante che può assumere diverse forme. Quelle che interessano queste pagine sono legate alla crisi energetica. Per il semplice motivo che la questione energia è centrale nella nostra vita, essendo intimamente legata con tanti dei suoi aspetti fondamentali. Vedremo perciò nel dettaglio cosa sta succedendo nei paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo e perché ed in quale misura una loro ulteriore destabilizzazione potrebbe significare una nuova lunga emergenza per il pianeta. Cosa potrebbe capitare, dunque? E cosa si potrebbe fare per rispondere alle minacce? 0 0 1

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25 Quando ci facciamo male può capitare che il problema sia solo di tipo superficiale, come nel caso di un taglio, oppure può succedere che si tratti di un problema più profondo, come con un eczema, ad esempio. Nel primo caso basterà, in genere, prendere dei provvedimenti leggeri, mentre nel secondo caso ciò che vediamo a prima vista è solo l aspetto più esplicito e non bisogna limitarsi a curare quello, altrimenti è certo che i sintomi si ripresenteranno. Quest analogia è utile per descrivere il rapporto che c è tra di noi e le risorse del pianeta, in particolare i combustibili fossili. Il nostro uso continua a crescere e, col passare del tempo, si rivela un problema interno sempre più grave per via delle sue dirette conseguenze. Nel frattempo, nonostante siamo ben coscienti della situazione, continuiamo a presentare soluzioni superficiali che, ormai, hanno perso un po di efficacia, come se fossero solo dei placebo. Il sistema capitalistico dei consumi rappresenta il problema con i suoi ritmi ed i suoi ottusi modelli di comportamento. Le sue manifestazioni, i suoi sintomi superficiali sono le crisi: possono materializzarsi come il collasso delle persone, stressate a tal punto dal sistema da non riuscire più a sopportarlo. Oppure possono concretizzarsi come i problemi dell ambiente, stressato anch esso fino al punto di rottura. Quando si parla di combustibili fossili, ovvero di petrolio e di gas naturale, i dolori si avvertono su entrambi i fronti: le risorse sono vicine all esaurimento e la loro ricerca spasmodica danneggia il pianeta spesso inesorabilmente, mentre le persone sono costrette a pagare anche con la vita il prezzo di questa eterna corsa all oro. All inizio del 2011 le regioni che nel mondo hanno l incarico di fornire a tutte le altre il combustibile per la produzione dell energia si sono ritrovate al centro di intensi scontri. Questo ha fatto riemergere quell ulcera mai curata che è la gestione di queste risorse. Uso la parola riemergere perché sono ben quarant anni che i governi di tutto il mondo girano la testa e si mettono a fischiettare quando i sintomi di questa malattia la riportano prepotentemente in primo piano. Allora la questione energia è un binario che ci porta inesorabilmente verso l autodistruzione? Esiste un rimedio a questa espressione particolare del sistema capitalistico? Le soluzioni esistono e già oggi sono realtà. Prima di scoprirle, però, vediamo attentamente come si è sviluppato questo problema energetico

26 Don t Be Fuelish campagna televisiva di sensibilizzazione al risparmio energetico USA 1973 A.1.1. Cos è Successo Ieri Nel 1972 viene stilato il Rapporto sui Limiti dello Sviluppo, commissionato al MIT dal Club di Roma. In questo documento si può leggere che, a tassi invariati di crescita, le risorse sono destinate a finire: ad esempio per l anno 2000 era previsto l esaurimento del 25% delle riserve di petrolio. Il rapporto ha avuto un grande impatto, ma non è stato seguito da cambiamenti su larga scala. In sostanza, l orientamento del mondo produttivo è rimasto lo stesso. Anzi, l erosione delle risorse cresce ogni anno: ad esempio, la domanda di petrolio nel mondo aumenta di 2,7 milioni di barili al giorno (The Economist, 4 Marzo 2011). Nel 1973 la celebre crisi petrolifera scuote le famiglie di tutto il mondo. I presidenti dei paesi più progrediti nel campo dei consumi si prodigano in messaggi catodici allo scopo di chiedere ai cittadini di stringere la cinghia durante il vicino inverno. Negli Stati Uniti l Advertising Council conia la campagna Don t Be Fuelish, vengono chiuse le stazioni di servizio e la penuria della benzina crea code importanti in quelle rimaste aperte. In tutto il mondo vengono rispolverati i mezzi di trasporto alternativi come i cavalli o le biciclette e interi settori della produzione sono costretti a rallentare. In Italia Mariano Rumor vara il piano di Austerity che prevede, tra l altro, l abbandono dell automobile la domenica, la fine anticipata dei programmi televisivi, la riduzione dell illuminazione di negozi e strade. Insieme ad incentivi per la realizzazione di centrali nucleari da parte dell Enel. Queste, insieme alla diffusione di panico generalizzato, sono le conseguenze di una crisi che era impossibile stabilire quanto sarebbe durata. Il panico, o meglio l attenzione assoluta, era esattamente quello che volevano i paesi membri dell Opec, i responsabili della produzione dei combustibili fossili e della crisi. L Occidente, in quel periodo, dipendeva molto da questi paesi che potevano quindi esercitare pressioni attraverso il loro monopolio. Usa

27 Buonasera. Vorrei parlare con voi stasera a proposito di un serio problema nazionale, un problema che tutti insieme dobbiamo affrontare nei mesi e negli anni a venire (Nixon, 1973) Sorry, no petrol il cartello fuori da un garage Londra 1973 vano le loro risorse come arma, prima diminuendo la produzione del petrolio del 5% e raddoppiando il prezzo al barile (17 Ottobre 1973), poi interrompendo le esportazioni verso Stati Uniti ed Europa. Queste due potenze stavano appoggiando Israele nella guerra contro i paesi costituenti l Opec: è stata questa, apparentemente, la causa più importante della crisi (Borasi, Zardini, 2007). Quel 17 Ottobre ci si era resi conto che il periodo definibile come Glorioso Trentennio era giunto al termine. Riprese e miracoli economici lasciavano il posto alla stagflazione, ovvero una combinazione di recessione ed inflazione e, ovviamente, ad un aumento importante del prezzo del petrolio. Così triplicavanoi costi delle materie plastiche e nel terzo mondo cominciavano a chiedersi come si sarebbe potuta portare avanti la macchina dello sviluppo senza carburante. Tutti questi fenomeni funzionavano come delle potenti sveglie per le orecchie delle istituzioni, le quali, di fronte allo spauracchio di una lunga emergenza o addirittura di una nuova era oscura, dovevano cercare in fretta una soluzione. Si optava per la strada facile, andando a pescare il petrolio nei giacimenti in Alaska e nel Mare del Nord. Essendo comunque una scelta d emergenza, si era deciso anche di investire, come detto per l Italia, nel carbone, nel gas naturale e nell energia nucleare (Borasi, Zardini, 2007). Questo sottolinea in modo evidente l incapacità dei potenti di applicare una visione di tipo ludico ai problemi. Durante un gioco, infatti, se ci si trova di fronte ad una configurazione che non funziona, i partecipanti non tornano a quella precedente, ma ne elaborano una nuova e diversa. Questo non è avvenuto probabilmente per alcuni fattori: sicuramente l alta domanda dei consumi richiedeva una risposta pronta ed immediata e gli interessi economici e diplomatici tra i governi del mondo hanno influito molto

28 Code per il razionamento della benzina, USA 1979 Tuttavia, non mancavano i pareri di altro tipo: il 5 Giugno sul quotidiano francese Le Monde si sosteneva che la situazione poteva fungere da terapia e si suggeriva la ricerca di una modernità conviviale (Borasi, Zardini, 2007). È quanto viene suggerito anche dalla Teoria della Decrescita, per la quale bisogna accettare il fatto che le risorse sono limitate e bisogna provare a costruire una vita migliore senza il superfluo aumento costante dei consumi. Così si va incontro ad un nuovo paradigma di civiltà che non comprende la visione distorta del benessere unito alla crescita. Questi suggerimenti non sono stati presi in considerazione, né all inizio della crisi, per via dell urgenza, né durante gli anni successivi. Un problema che non viene risolto, comunque, riemerge. Se possibile più fragorosamente. Infatti, a pochi anni di distanza dalla prima crisi, nel 1979, ne segue una seconda. Il rovesciamento del regime iraniano provoca un nuovo aumento del prezzo del petrolio. E di nuovo code, disagi, eccetera. Ancora una volta, al posto di risolvere il problema, si è aspettato che il mercato potesse fornire una soluzione per mantenere lo stile di vita inalterato. È una visione puramente tecnologica del problema che non lo risolve, mette un cerotto. Però, incrementandosi, la ricerca tecnologica comunque genera innovazioni positive. Per la prima volta, alla fine degli anni settanta, cominciava la ricerca di nuove fonti di energia in maniera importante e si diffondeva il pannello solare termico. Diventava sempre più tangibile, comunque, quanto detto dal capo dello stato olandese, nel 1973: È evidente che il mondo pre-crisi non tornerà (Borasi, Zardini, 2007)

29 Il dittatore assoluto Ovvero un particolare per ciascun despota destituito. In senso orario a partire da quello in alto a sinistra: Hosni Mubarak, Zine el Abidine Ben Ali, Muammar Gheddafi, Bashar al Assad A.1.2. Cosa Succede Oggi È il 17 Dicembre Mohamed Bouazizi è un neolaureato tunisino che non trova lavoro, perciò è costretto a vendere verdura col suo carretto. Arrivano le autorità che glielo sequestrano. Spogliato di qualsiasi tipo di speranza nel futuro, il ragazzo si da fuoco. Si spegne bruciando vivo davanti ad un palazzo del governo. A questo episodio segue una rivolta per il pane. L inflazione alimentare è importante in Tunisia: la causa è lo sviluppo capitalista dell area nordafricana, che mira a creare accumulazione del capitale secondo il modello occidentale. È successo un fatto curioso, però: la crisi economica dei paesi più avanzati avvenuta un paio di anni prima ha provocato un effetto onda. Gli immigrati che si sono visti tagliare lo stipendio o licenziare nei paesi sviluppati non potevano più sostenere le famiglie nel loro paese d origine, così, ad esempio, tanti studenti non hanno più avuto mezzi di sostentamento. Meno soldi, meno cibo il cui prezzo, però, non scende, anzi sale per via della crisi. Questo è un motivo sufficiente per scatenare una rivolta. Il conflitto, oltretutto, è generazionale. I potenti in quelle aree sono decenni più vecchi (65 anni di media) rispetto alla popolazione che governano, che è molto giovane. La cattiva reputazione del suo clan familiare non aiuta il capo dello stato tunisino Zine el Abidine Ben Ali, che viene destituito (Carlos, 2011). Sarà processato e condannato il 20 Giugno insieme alla moglie. A questo segue la caduta di Hosni Mubarak, a capo del governo egiziano. Anche lui, dopo un periodo di fuga a Sharm-El-Sheik, verrà processato insieme ali figli con l accusa di omicidio premeditato dei partecipanti alle manifestazioni pacifiche di fine Gennaio (Internazionale, 27 Maggio 2011). La sua capitolazione è dovuta al movimento giovanile di massa che si è organizzato grazie a Facebook, uno strumento giovane che non è nemmeno contemplato dalle amministrazioni. Gli strumenti 0 0 7

30 preferiti di queste istituzioni sono altri; di fronte a questi movimenti che chiedono più dignità e perciò sono sacrosanti, i potenti nordafricani rispondono tutti allo stesso modo: aumento dei salari degli impiegati statali e vuote promesse di valutazione di idee di nuove Costituzioni (che comprendano nuove elezioni e democrazia). L Egitto, oltretutto, è responsabile del canale di Suez dove passa il petrolio per quasitutte le capitali europee. Per questo motivo è una Zona Economica Speciale (denominazione di origine colonialista) che, insieme alle altre ZES, rappresenta una miniera di manodopera che mantiene i prodotti europei competitivi rispetto, ad esempio, a quelli cinesi. Dopo la caduta di Mubarak il paese è controllato esplicitamente da una giunta militare. Esplicitamente perché l esercito controlla già vasti settori dell economia locale: militari in pensione sono al comando di grandi gruppi industriali come quello della telefonia. Il movimento rivoluzionario si sparge quindi in Algeria, dove ci sono già stati dieci anni di guerra civile e dove il governo segue lo stesso copione dei paesi vicini. L Algeria è uno dei fornitori importanti di gas naturale sia per l Italia che per tutta l Europa. Arriva in Marocco, dove ancora il Re promette cambiamenti e il governo vuole sembrare moderato, ma dove le repressioni sono comunque violente. Raggiunge lo Yemen, dove non solo ci sono scontri tra le forze dell ordine ed i manifestanti e dove vengono espulsi i giornalisti, ma che diventa preoccupante anche per via dello status symbol che ricoprono le armi: ce ne sono sessanta ogni cento abitanti. È proprio a causa di un arma che il presidente Ali Abdallah Saleh è dovuto emigrare: l esplosione di una bomba gli ha regalato la scheggia che ha quasi raggiunto il suo cuore (Dyer, 2011). La rivoluzione arriva in Bahrein, che preoccupa per l eterno scontro mai risolto tra la minoranza sunnita al governo e la maggioranza sciita. Questa maggioranza, che ora si ribella, simpatizza 0 0 8

31 Le rivolte scoppiate in Nordafrica e Medioriente nel corso del 2011 per l Iran, storico contraltare dell Arabia Saudita, nella quale prevalgono i sunniti. Raggiunge più tardi lo stato chiave della Siria, dove le manifestazioni sono cominciate dopo la scomparsa di un gruppo di ragazzini responsabili di alcuni graffiti contro il governo: alla richiesta di riaverli, ai genitori è stato risposto I vostri figli potete scordarveli, andate a farne degli altri (Seierstad, 2011). In Siria la repressione dell opposizione è durissima, la paura è tanta e il capo del governo Bashar al Assad rimane immobile sulle sue posizioni e, seguendo le orme del padre, ordina massacri inconcepibili. Ad esempio, è la fine di Luglio quando ordina la repressione di alcune proteste mediante l uso dell esercito, il quale spara sui civili anche dai carri armati. Si tratta di uno stato chiave per via della sua posizione pro-iran (conflitto tra sunniti e sciiti) e per via dell amicizia con Ahmadinejad, che non nasconde scelte che l Occidente giudicherebbe quantomeno impopolari. Le rivoluzioni potrebbero arrivare anche al vicino Libano, paese gemello. Insieme alla Siria, tocca poi all Arabia Saudita, responsabile del maggior numero di barili di greggio prodotti al giorno nel mondo; viene seguito sempre lo stesso copione. L incertezza attorno alla successione dinastica del leader di questo paese, molto anziano, rende il futuro meno moderato e più nebuloso anche qui. Questi paesi, che sono al centro di queste proteste di massa, sono anche i membri dell'opec, l'organizzazione di produttori di petrolio che possiede l'unico petrolio di scorta (The Economist, 4 Marzo 2011)

32 Proteste nelle piazze libiche Febbraio 2011 A.1.2. Cosa Succede Oggi A La Libia Intanto, però, il vento della rivoluzione soffia in Libia. Questo scatolone di sabbia che appartiene al passato coloniale dell Italia è il teatro di una complicatissima guerra civile. Poco dopo avere assistito ai fatti che hanno scosso i paesi vicini, il regime si è prodigato in aiuti di vario tipo: dal diminuire il prezzo dei beni alimentari, al sostegno finanziario ai neolaureati, alla riduzione del costo dell elettricità, che però era stato raddoppiato nel 2005 (Mezran, 2011). Insomma, tutto avviene come negli altri paesi, sembra quasi che i vari leader si affidino ad una lista di cose da fare quando il popolo è scontento. La gente, però, non si è lasciata incantare da questi specchietti per le allodole e ha cominciato a manifestare dopo anni che subiva la mancanza di case, gli ostacoli burocratici nello sviluppo di attività che non fossero legate al petrolio, la repressione dell opposizione. Le manifestazioni di piazza si trasformano in rivolta quando vengono represse da un regime che non le capisce. Le persone, infatti, sono scese in piazza a metà febbraio per protestare contro l arresto dell avvocato che rappresentava le famiglie delle vittime del massacro nel carcere di Abu Salim, vicino a Tripoli (1200 morti). Il giorno successivo, il 17 Febbraio, a questi manifestanti si sono aggiunti tutti quegli altri che hanno raccolto l appello degli esiliati libici a mobilitarsi per il Giorno della Collera, un evento contro il governo dispotico. Questa protesta si è trasformata in rivoluzione nel momento in cui il regime ha deciso di reprimerla con la violenza. In Libia, infatti, il potere è rappresentato da Muammar Gheddafi, dittatore militare che non si schioda nemmeno di un millimetro dal suo trono e reprime duramente sia con le parole che con le armi i tentativi di destituirlo. Il figlio maggiore, Saif al Islam, si schiera dalla parte del padre deciso a difendere con le unghie e con i denti la supremazia della famiglia, che deriva direttamente dal tessuto tribale che ancora oggi costituisce lo Stato libico. Sono più di

33 La Guerra Civile libica le tribù sul suolo libico, delle quali sono 30 quelle demograficamente importanti (Nicosia, 2011). Alcune di queste tribù (warfalla e ubaydat, Gazzini, 2011) hanno per prime accolto la ribellione la quale si sviluppa proprio dalla Cirenaica, la regione che da sempre si oppone al controllo della Tripolitania, territorio della capitale. La prima è anche la regione in cui è concentrato il grosso delle risorse energetiche. A fine Febbraio il paese è spaccato in due: da una parte i ribelli, ovvero persone che non hanno mai preso un fucile in mano, ma che possono contare sull aiuto di alcuni militari disertori che hanno abbandonato la causa di Gheddafi. Dall altra parte ci sono le forze dell ordine fedeli al regime che sono sorrette da una solida falange di mercenari provenienti dagli altri paesi africani: I mercenari, con le forze di sicurezza, hanno picchiato i manifestanti e sparato contro la folla uccidendo decine di persone (Lee Anderson, 2011). Il Rais li ha arruolati per frenare subito quella che sembrava essere una rivoluzione lampo: invece di andarsene come i suoi vicini di casa egiziani e tunisini, Gheddafi decide di agire in un altro modo, basandosi sulla sua intransigenza, somigliando in questo al despota siriano. La guerra civile, intanto, si è arricchita di: interruzioni dell attività in importanti stazioni petrolifere che sono diventate oggetto di intensi scontri tra le due fazioni opposte; intervento delle Nazioni Unite che hanno imposto una no-fly zone nei cieli libici; bombardamenti della Nato a favore dei ribelli che, però, una sera ha perso il controllo di alcuni missili intelligenti i quali hanno colpito Saif al Arab, l unico figlio di Gheddafi estraneo agli impegni politici, provocandone la morte; cambiamenti di fronte di importanti figure della rete di potere del dittatore, tra cui, ad esempio, Shokri Ghanem, il capo dell azienda petrolifera statale che lascia il regime oppure Al Amin Manfur, ministro del lavoro, che passa dalla parte dei ribelli. A complicare ulteriormente questa 0 1 1

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