1. Il quadro congiunturale internazionale

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1 1. Il quadro congiunturale internazionale di Cesare Benzi 1. Premessa Quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato un anno contraddistinto da un quadro di grande incertezza, nel corso del quale, come si vedrà, a momenti di rallentamento dell economia mondiale sembravano seguire momenti in cui la ripresa sembrava imminente, per poi registrare una nuova battuta d arresto. Complessivamente si può però sostenere che, nel corso del, l economia mondiale ha subito una brusca frenata rispetto all anno precedente, dovuta da un lato al rallentamento del ciclo economico internazionale, dall altro agli attacchi terroristici dell 11 settembre: il peggioramento dei principali indicatori economici internazionali ha naturalmente influenzato negativamente sia il quadro congiunturale nazionale che quello locale. Ciononostante, al termine del tutti gli anticipatori indicavano un generale irrobustimento del ciclo, facendo sperare in un inversione del trend economico, che dovrebbe tradursi nel miglioramento dei principali indicatori economici sia a livello internazionale che a livello nazionale 1. Tuttavia è ormai evidente che il timing della ripresa sarà leggermente sfalsato rispetto alle previsioni formulate nei primi mesi dell anno; in 1 Nella redazione del seguente capitolo ci si è avvalsi della lettura di numerose analisi congiunturali, tra le quali vale la pena ricordare almeno le seguenti: Banca d Italia, Bollettino economico, n. 38, marzo 2002; BCE, Bollettino mensile, marzo 2002; BCE, Bollettino mensile, aprile 2002; BCE, Bollettino mensile, maggio 2002; Centro Studi Confindustria, Congiuntura Flash, anno IX, n. 3, marzo 2002; Centro Studi Confindustria, Congiuntura Flash, anno IX, n. 4, aprile 2002; Centro Studi Confindustria, Congiuntura Flash, anno IX, n. 5, maggio 2002; IRS, Congiuntura.Irs, anno IX, n. 1, febbraio 2002; IRS, Congiuntura Irs, anno IX, n. 2, aprile 2002; ISAE, Rapporto trimestrale, gennaio 2002; Prometeia, Rapporto di previsione, marzo

2 effetti, l inversione del ciclo ha avuto inizio negli U.S.A. nei primi mesi del 2002, mentre nell area Euro la ripresa dovrebbe concretizzarsi nella seconda metà del Un altro aspetto di incertezza riguarda l entità della ripresa, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti di guerra che stanno interessando l area mediorientale. 2. L andamento dell economia internazionale nel Come già evidenziato nel Rapporto del mercato del lavoro dello scorso anno 2, l esaurirsi del ciclo degli investimenti negli Stati Uniti e il rialzo del prezzo del petrolio hanno condotto alla contrazione dell attività economica e dell occupazione: già a partire dai primi mesi del il brusco rallentamento del ciclo economico ha inizialmente interessato l economia statunitense (cfr. paragrafo 3) e si è poi diffuso ad altre aree geografiche quali il Giappone (cfr. paragrafo 4), l area dell Euro (cfr. paragrafo 5). Per quanto riguarda gli altri paesi, l economia argentina ha subito una crisi pesantissima dovuta all arretratezza della produzione industriale, all apprezzamento del peso argentino (strettamente ancorato al dollaro e quindi fortemente rivalutatosi negli ultimi anni) rispetto ai principali concorrenti, alle conseguenti difficoltà a esportare e ad onorare un debito pubblico sempre più gravato dalla spesa per interessi. Tuttavia, le economie degli altri paesi emergenti hanno generalmente ottenuto performance soddisfacenti: l India, la Cina e la Russia hanno continuato a crescere, risentendo poco, grazie anche al basso grado di apertura della loro economia, della crisi internazionale. I paesi del Sud est asiatico - in particolare Taiwan, Singapore, Malesia, Filippine - hanno registrato una sostanziale tenuta della domanda interna - stimolata da politiche fiscali e monetarie moderatamente espansive - e un aumento delle esportazioni che si sono tradotti nell aumento del PIL (solo Taiwan rappresenta un eccezione); le economie del Messico e del Brasile hanno maggiormente risentito della crisi ma si sono rapidamente riprese e si prevede, per questi paesi, un ciclo espansivo trainato dalla crescita della domanda estera - in particolare, la domanda statunitense - anche per l anno Stati Uniti Come si può notare dall esame della Tab. 1, nel la crescita del PIL statunitense si è fortemente ridotta rispetto all anno precedente (+1,2% 2 Cfr. Provincia di Milano (), Mercato del lavoro e politiche per l impiego in provincia di Milano. Rapporto 2000, FrancoAngeli, Milano. 28

3 contro +4,1%): la riduzione del tasso tendenziale di crescita del PIL è risultata particolarmente accentuata nel II e nel III trimestre, mentre nel IV trimestre la fase recessiva sembra essersi arrestata, rendendo così plausibile l ipotesi di una prossima ripresa del ciclo economico. Se si considera il lato della domanda, il ridimensionamento dei tassi di crescita del PIL è dovuto, da un lato, alla contrazione degli investimenti fissi lordi e delle esportazioni nette, che di fatto hanno posto fine alla quasi decennale fase di crescita dell economia statunitense, e dall altro a una più contenuta crescita dei consumi privati, soprattutto dopo gli attentati terroristici dell 11 settembre. La recessione non si è trasformata in vera e propria fase depressiva grazie all intervento dell operatore pubblico, che ha massicciamente sostenuto la domanda aggregata: tra le principali misure adottate dal governo statunitense occorre ricordare l erogazione di incentivi finanziari per l acquisto di automobili. Nei prossimi mesi è attesa una ripresa dei tassi di crescita del PIL, anche se l entità di tale ripresa è incerta. In effetti, le più recenti rilevazioni hanno evidenziato che nell ultimo trimestre si è registrato un miglioramento del clima di fiducia delle famiglie e la ripresa dei consumi privati, favoriti dall aumento della spesa in beni durevoli (influenzata, come visto, dalla concessione di incentivi per l acquisto di automobili) e dalla discesa dei tassi sui mutui ipotecari. Un altro segnale incoraggiante è rappresentato dalla prosecuzione della politica governativa di sostegno della spesa pubblica. D altra parte, va sottolineato come nel IV trimestre sia proseguita la contrazione degli investimenti fissi lordi, delle esportazioni e delle importazioni. Se si considera il lato dell offerta, si deve poi constatare la drastica contrazione (pari a - 4,9% nel corso del ) dell indice della produzione industriale. Tale contrazione è tanto più preoccupante quanto più le condizioni generali sono favorevoli: in effetti, nel corso del, si sono ridotti i tassi d interesse a lungo termine (da 6,1% a 5,6%) e sono cresciuti in modo molto contenuto i prezzi al consumo (+2,3% su base annua). Tuttavia, anche in questo caso si segnala un netto miglioramento degli indicatori congiunturali: l indice di fiducia delle imprese manifatturiere è in recupero dal mese di novembre e non è quindi sorprendente constatare come, nel mese di gennaio, la produzione industriale si sia stabilizzata. D altra parte l entità della ripresa è ancora una volta incerta: da un lato vi è il rischio concreto di spinte inflazionistiche che potrebbero essere determinate dall evoluzione della crisi mediorientale e dall aumento del prezzo del greggio; dall altro, il possibile aumento del livello dei prezzi potrebbe determinare un aumento dei tassi di interesse e deprimere gli investimenti. 29

4 Tab. 1 - Principali indicatori economici degli U.S.A I trim. II trim. III trim. IV trim. PIL ( %) 1 4,1 1,2 2,5 1,2 0,5 0,5 Consumi privati ( %) 1 4,8 3,1 3,5 3,2 2,4 3,1 Spesa pubblica ( %) 1 2,7 3,6 3,2 1,9 3,2 4,1 Investimenti ( %) 1 7,6-1,9 3,0-0,1-2,2-4,0 Esportazioni ( %) 1 4,4-2,0-9,2-10,9 Importazioni ( %) 1-0,8-0,1 5,6-0,6-6,8-8,5 Prod. ind. (1995=100) 2 127,4 122,5 125,4 123,5 122,1 120,0 Occupaz. (1995=100) 2 108,3 108,1 108,0 108,4 108,4 107,7 Disoccupaz. (val. ass.) 2 4,0 4,8 4,2 4,5 4,8 5,6 Salari orari nell ind. manifatturiera (1995=100) 2 116,0 120,0 118,0 119,0 121,0 122, Dic. genn. febbr. marzo Tassi d interesse a lungo termine (val. ass.) 2 6,1 5,6 5,7 5,6 5,6 6,0 Tasso d inflazione (1996=100) 3 109,8 112,9 112,7 112,8 113,3 113,9 Tasso d inflazione ( %) 3 2,8 2,3 1,6 1,1 1,1 1,5 1 Per i dati annuali cfr. Banca d Italia, Bollettino economico, n. 38, marzo 2002, per i dati trimestrali cfr. Eurostat, Euro-zone GDP down by 0,2% and EU15 down by 0,1%, Eurostat Euro-Indicators, n. 56, 2002: i dati trimestrali segnalano le variazioni tendenziali ovvero le variazioni percentuali sul periodo precedente in ragione d anno. 2 Cfr. OECD, Main Economic Indicators, OECD, aprile Cfr. Eurostat, Harmonized Indices of Consumer Prices. March 2002, Eurostat Statistics in Focus, theme 2, n. 14, 2002: i dati trimestrali segnalano le variazioni tendenziali ovvero le variazioni percentuali sul periodo precedente in ragione d anno. Dopo quasi un decennio di continuo miglioramento, anche gli indicatori del mercato del lavoro hanno registrato un peggioramento nel corso del 30

5 : l occupazione si è contratta, pur se in misura limitata e tutto sommato inferiore alle attese; la disoccupazione si è mantenuta a livelli più bassi di quello che si registra in Giappone e nell area Euro, ma è cresciuta più che altrove; l incremento dell indice dei salari orari nell industria manifatturiera è stato superiore a quello registrato in Giappone e nell area Euro. Per quanto riguarda la dinamica prevista del mercato del lavoro statunitense, di norma gli effetti di una recessione tendono a manifestarsi con un certo ritardo: da questo punto di vista, è pertanto possibile che la contrazione dell occupazione e l aumento della disoccupazione possano ancora proseguire, particolarmente nella prima parte del 2002; tuttavia, anche confrontando le performance del mercato del lavoro statunitense con quello di altre aree, si può ipotizzare un inversione di tendenza in tempi rapidi. 4. Giappone Nel è proseguito il momento difficile dell economia giapponese, che ha dovuto sopportare la terza recessione nel giro dell ultimo decennio: alla crisi finanziaria e alla spirale deflazionistica che ne è conseguita (cfr. il peso dei cosiddetti bad loans sulle cattive performance dell economia giapponese) si sono sommate la contrazione della domanda internazionale e l incertezza derivante dagli attentati dell 11 settembre. Come si può notare dall esame della Tab. 2, rispetto all anno precedente ciò ha comportato una contrazione del PIL (-0,5% contro +2,4%) che non si è registrata né negli U.S.A. né nell area Euro. La contrazione del PIL è stata particolarmente sensibile nell ultimo trimestre, e ciò fa presumere che la ripresa dell economia giapponese nel corso del 2002 sarà difficoltosa. Se si considera il lato della domanda, è possibile notare che la contrazione del PIL è derivata principalmente dalla diminuzione degli investimenti, a cui si è assommato una crescita inferiore rispetto al 2000 sia dei consumi privati che della spesa pubblica. Come si è detto, la ripresa dell economia giapponese nel corso del 2002 appare incerta. Alcuni segnali positivi emergono dalla ripresa dei consumi pubblici: in particolare, il governo giapponese ha varato un piano di interventi volti ad abbattere le sofferenze bancarie, stabilizzare il mercato finanziario, sostenere il mercato azionario e fornire assistenza finanziaria alle piccole e medie imprese. Un altro fattore di recupero del ciclo è il probabile miglioramento delle esportazioni nette, favorite dal deprezzamento dello yen. 31

6 Tab. 2 - Principali indicatori economici del Giappone 2000 I trim. II trim. III trim. IV trim. PIL ( %) 1 2,4-0,5 1,4-0,6-0,5-1,9 Consumi privati ( %) 1 0,6 0,3 1,5 0,0-0,4 0,9 Spesa pubblica ( %) 1 4,6 3,1 4,0 3,0 2,5 2,8 Investimenti ( %) 1 3,2-1,7 1,4-0,9 0,9-8,3 Esportazioni ( %) 1 1,6-5,9-9,6-11,7 Importazioni ( %) 1 0,5-0,7 8,7 2,3-3,0-9,0 Prod. ind. (1995=100) 2 105,4 97,8 103,5 99,4 95,4 93,1 Occupaz. (1995=100) 2 99,8 99,3 98,6 100,0 99,6 99,1 Disoccupaz. (val. ass.) 2 4,7 5,0 4,7 4,9 5,1 5,4 Salari orari nell ind. manifatturiera (1995=100) 2 105,0 105,0 84,0 104,0 106,0 126, dic. genn. febbr. Marzo Tassi d interesse a lungo termine (val. ass.) 2 1,7 1,3 1,3 1,4 1,5 n. d. Tasso d inflazione (1996=100) 3 101,4 100,8 100,2 100,0 99,5 n. d. Tasso d inflazione ( %) 3-0,7-0,6-1,2-1,4-1,6 n. d. 1 Per i dati annuali cfr. Banca d Italia, Bollettino economico, n. 38, marzo 2002, per i dati trimestrali cfr. Eurostat, Euro-zone GDP down by 0,2% and EU15 down by 0,1%, Eurostat Euro-Indicators, n. 56, 2002: i dati trimestrali segnalano le variazioni tendenziali ovvero le variazioni percentuali sul periodo precedente in ragione d anno. 2 Cfr. OECD, Main Economic Indicators, OECD, aprile Cfr. Eurostat, Harmonized Indices of Consumer Prices. March 2002, Eurostat Statistics in Focus, theme 2, n. 14, 2002: i dati trimestrali segnalano le variazioni tendenziali ovvero le variazioni percentuali sul periodo precedente in ragione d anno. Rimane però pesantemente negativo il trend degli investimenti e resta di difficile interpretazione l andamento dei consumi privati, che scontano le 32

7 difficoltà esistenti sul mercato del lavoro (disoccupazione in crescita, contrazione dei livelli salariali in termini reali, ecc.) e che nei primi mesi dell anno in corso hanno dimostrato un andamento piuttosto altalenante. Anche se si considera il lato dell offerta, le performance dell economia giapponese non appaiono incoraggianti; l indice della produzione industriale si è infatti ridotto di 7,6 punti, e il valore medio assunto nel corso del risulta inferiore a quello del La difficile situazione dell industria giapponese è resa ancor più drammatica dal fatto che i tassi di interesse a lungo termine sono stati molto bassi e in decremento rispetto all anno precedente (da 1,7% a 1,3%); inoltre, come già anticipato, è proseguita la spirale deflazionistica che ha caratterizzato l economia giapponese nel corso degli ultimi quattro anni (-0,6% su base annua). Le previsioni a breve termine non sono incoraggianti: non si registrano infatti segnali di un inversione di tendenza né per quanto riguarda l indice della produzione industriale né per quanto riguarda la contrazione del livello generale dei prezzi, mentre sembrano aumentare - seppure leggermente - i tassi d interesse. È del tutto evidente che, in questo quadro, il mercato del lavoro faccia registrare un peggioramento di quasi tutti gli indicatori: in effetti, l occupazione si riduce leggermente e si mantiene su livelli inferiori a quelli del 1995; la disoccupazione - leggermente superiore a quella statunitense, ma ancora nettamente inferiore a quella europea - cresce, pur se in misura limitata; infine, l indice dei salari orari rimane sostanzialmente invariato, a fronte della crescita che si registra negli U.S.A. e nell area Euro. È difficile prevedere la dinamica del mercato del lavoro giapponese: tuttavia, alla luce delle considerazioni espresse in precedenza, a cui si deve aggiungere che i segnali di ripresa dell economia giapponese sono deboli, è verosimile ritenere che una ripresa significativa del mercato del lavoro sia altamente improbabile. 5. Area dell Euro Come si può notare dall esame della Tab. 3, anche nell area Euro la crescita del PIL è nettamente più contenuta rispetto a quella dell anno precedente (+1,5% contro +3,4%), ma è risultata comunque superiore sia a quella statunitense sia a quella giapponese: in particolare, vanno sottolineate le buone performance delle economie spagnola e francese, mentre la crescita del PIL tedesco è stata particolarmente contenuta. Il ridimensionamento dei tassi di crescita è stato particolarmente sensibile 33

8 nell ultimo trimestre dell anno, il che fa presumere che l uscita dalla fase recessiva potrebbe non essere né automatica, né particolarmente rapida. L analisi delle componenti della domanda mettono in evidenza che il modello di sviluppo europeo si differenzia fortemente da quello statunitense e da quello giapponese: infatti, la dinamica del PIL è meno soggetta a variazioni improvvise e di ampia portata. In particolare, nell area Euro la crescita del PIL è stata sostanzialmente trainata dalle performance dei consumi delle famiglie e dalla spesa pubblica, che tuttavia sono state inferiori a quelle registrate negli U.S.A. e, nel caso dei consumi delle famiglie, in Giappone: benché inferiore a quella dell anno precedente, la crescita dei consumi è stata particolarmente sostenuta in Francia e in Spagna, mentre è risultata assai più contenuta in Germania. Per contro, nell area Euro, si sono contratti gli investimenti, anche se in misura più contenuta rispetto agli U.S.A. e al Giappone: in questo caso va segnalata la fortissima contrazione degli investimenti fissi lordi tedeschi, investimenti che sono invece cresciuti in Francia e in Spagna, anche se a un ritmo nettamente inferiore a quello dell anno precedente. Per quanto riguarda il commercio estero dell area Euro, si sa che nel corso del si sono fortemente ridotte sia le esportazioni che le importazioni e ciò dovrebbe tradursi in un miglioramento delle esportazioni nette, benché sia difficile al momento determinarne l entità. Ancora una volta, le dinamiche registrate dai principali paesi europei differiscono sostanzialmente tra loro: in Germania l incremento dell interscambio, benché inferiore rispetto a quello dell anno precedente, è quasi doppio rispetto alla media europea, mentre la Francia ne registra una marcata contrazione. Come accennato, il percorso di uscita dalla fase recessiva non dovrebbe essere né automatico né rapido, dipendendo dall entità della ripresa negli U.S.A. e dalla velocità con cui gli effetti di tale ripresa si trasferiranno ai paesi europei. Questa incertezza si riflette nell apparente contraddizione esistente tra aspettative degli operatori e risultati concretamente misurati: le diverse indagini congiunturali condotte dall Unione Europea mostrano un leggero miglioramento del clima di fiducia dei consumatori e un più consistente miglioramento del clima di fiducia delle imprese. Tuttavia, al momento attuale non esistono chiari segnali di ripresa e l andamento delle vendite e degli investimenti continua a mantenersi contenuto. Occorre peraltro sottolineare come anche negli ultimi mesi del la spesa pubblica sia rimasta stazionaria, mentre la domanda estera è rimasta in crescita, anche se va segnalato che l apprezzamento dell Euro sul dollaro potrebbe avere effetti depressivi sull interscambio commerciale. 34

9 Tab. 3 - Principali indicatori economici dell area dell Euro 2000 I trim. II trim. III trim. IV trim. PIL ( %) 1 3,4 1,5 2,4 1,6 1,4 0,6 Consumi privati ( %) 1 2,6 1,8 2,0 1,7 1,7 1,7 Spesa pubblica ( %) 1 1,9 2,0 2,1 2,1 2,3 2,1 Investimenti ( %) 1 4,4-0,2 1,5 0,1-1,4-1,8 Esportazioni ( %) 1 7,8 4,6 1,0-2,4 Importazioni ( %) 1 0,6 n. d. 6,0 3,1-1,1-4,5 Prod. ind. (1995=100) 2 117,0 117,2 119,2 117,6 117,2 115,1 Occupaz. (1995=100) 2 107,0 108,3 107,3 108,0 108,8 109,0 Disoccupaz. (val. ass.) 2 8,8 8,3 8,4 8,3 8,3 8,4 Salari orari nell ind. manifatturiera (1995=100) 2 115,0 118,0 115,0 118,0 119,0 120, dic. genn. febbr. marzo Tassi d interesse a lungo termine (val. ass.) 2 5,4 5,0 5,0 5,0 5,1 5,3 Tasso d inflazione (1996=100) 3 106,3 108,9 109,6 110,1 110,2 110,9 Tasso d inflazione ( %) 3 2,5 2,6 2,0 2,7 2,4 2,5 1 Per i dati annuali cfr. Banca d Italia, Bollettino economico, n. 38, marzo 2002, per i dati trimestrali cfr. Eurostat, Euro-zone GDP down by 0,2% and EU15 down by 0,1%, Eurostat Euro-Indicators, n. 56, 2002: i dati trimestrali segnalano le variazioni tendenziali ovvero le variazioni percentuali sul periodo precedente in ragione d anno. 2 Cfr. OECD, Main Economic Indicators, OECD, aprile Cfr. Eurostat, Harmonized Indices of Consumer Prices. March 2002, Eurostat Statistics in Focus, theme 2, n. 14, 2002: i dati trimestrali segnalano le variazioni tendenziali ovvero le variazioni percentuali sul periodo precedente in ragione d anno. Nel corso del l indice della produzione industriale è rimasto sostanzialmente stabile, essendo cresciuto di 0,2 punti. Questa evoluzione 35

10 si è verificata in un contesto in cui i tassi di interesse a lungo termine si sono ridotti (dal 5,4% al 5,0%) e la crescita dei prezzi al consumo appare contenuta (+2,6% su base annua), anche se superiore a quella misurata negli U.S.A. Il miglioramento del clima di fiducia delle imprese fa supporre un progressivo recupero dell indice della produzione industriale, che sembra aver invertito il trend negativo a partire dal mese di dicembre, pur mantenendosi su livelli contenuti. Tuttavia esistono alcuni fattori di criticità che devono essere ricordati: innanzitutto, è verosimile prevedere un incremento del livello dei prezzi - superiore a quello ipotizzato per altre aree - causato non solo dall aumento del prezzo del petrolio e dal protrarsi del conflitto mediorientale, ma anche dagli effetti del changeover dalle monete nazionali all Euro e dai rinnovi contrattuali in alcuni paesi dell Unione Europea (Germania, Italia, ecc.); in secondo luogo, se la politica monetaria della BCE dovesse mantenere fermi i principi sin qui seguiti, potrebbe registrarsi un incremento dei tassi di interesse dovuto alle spinte inflazionistiche appena ricordate, che a sua volta avrebbe effetti depressivi sugli investimenti. Nonostante la contraddittorietà del quadro macroeconomico e le incertezze segnalate, nel corso del il mercato del lavoro dell area Euro è stato caratterizzato da un incremento dell occupazione e da una riduzione della disoccupazione, mentre sono cresciuti, in linea con il dato statunitense, i salari orari nell industria manifatturiera. Ancora una volta, i segnali di maggiore tensione sul mercato del lavoro si sono registrati in Germania, paese in cui l occupazione è attestata sui livelli del 2000, il tasso di disoccupazione è cresciuto e il costo del lavoro è aumentato più che altrove. In Francia e in Spagna l evidenza empirica è più contraddittoria, in quanto, nel corso del, il tasso di occupazione è cresciuto, come pure il tasso di disoccupazione e il costo del lavoro. Tuttavia, anche le attese sulle principali variabili del mercato del lavoro, sebbene non siano negative, non sembrano essere particolarmente incoraggianti: l occupazione e la disoccupazione dovrebbero infatti rimanere stabili sui livelli della fine del. 36

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