APPUNTI DEL CORSO DI ECONOMIA POLITICA PER LA CLASSE IV PROF. FEDERICO MAZZONE CAPITOLO II EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE

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1 APPUNTI DEL CORSO DI ECONOMIA POLITICA PER LA CLASSE IV PROF. FEDERICO MAZZONE CAPITOLO II EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE Abbiamo detto che le risorse che costituiscono il reddito nazionale possono essere destinate a diversi impieghi (consumi, investimenti, spesa pubblica, esportazioni ecc..), infatti la produzione genera i redditi e questi saranno spesi per acquistare ciò che si produce; l impresa, così, riceverà il denaro necessario per poter ricominciare il ciclo produttivo precedente. Questo circuito, essendo circolare, può iniziare da qualsiasi punto. Il problema che si sono posti gli economisti è stabilire da quale punto esso possa avere inizio, cioè stabilire se il livello del reddito nazionale sia determinato dalle imprese, attraverso la scelta del volume produttivo da generare, o dalle famiglie, attraverso le decisioni di spesa. Quindi significa stabilire se il livello del reddito nazionale sia determinato dalla produzione aggregata o dalla domanda aggregata. Non è una differenza insignificante, perché ogni diversa spiegazione implica conseguenze notevoli nella determinazione dell equilibrio economico generale ed anche diversi modi di affrontare le crisi in cui il sistema può trovarsi coinvolto. Esistono due principali modi di interpretare la determinazione dell equilibrio economico generale, uno che si rifà alla visione economica neoclassica ed un altra che si rispecchia nel modello keynesiano. 1. Macroeconomia neoclassica Se prendiamo in considerazione il circuito del reddito, specificamente i rapporti intercorrenti fra l operatore Famiglie e l operatore Imprese, osservando sia i flussi monetari che i flussi reali, possiamo fare alcune considerazioni partendo da due affermazioni fondamentali del pensiero neoclassico: A. ogni offerta genera una domanda di importo equivalente, cioè tutto ciò che viene prodotto sarà venduto (legge degli sbocchi); B. che in ogni mercato un eccesso di offerta viene eliminato da una diminuzione del prezzo e viceversa. Pertanto, è necessario che i prezzi siano flessibili e quindi i mercati devono essere in condizioni di concorrenza perfetta per permettere una simile condizione. C. non c è alcuna influenza della moneta in questa situazione, perché essa risulta essere solo la misura di ciò che accade nel campo reale. legge degli sbocchi La prima affermazione parte dal presupposto che origine del meccanismo di questo circuito è la produzione offerta da parte delle imprese che genera un processo attraverso il quale si produrrà una domanda che la assorbe tutta. Analizziamo quanto detto: 1. La produzione genera un reddito a causa del coinvolgimento dei fattori produttivi attraverso il mercato del lavoro, che perciò verranno remunerati (cioè ricompensati monetariamente) per il loro apporto. Questo reddito dà la possibilità alle famiglie di permettersi una spesa in consumo. Tale spesa genera una domanda sul mercato dei beni e servizi stimolando le imprese a produrre perché i prodotti da loro offerti verranno venduti (attraverso il formarsi del prezzo di equilibrio): quanto più basso è il prezzo, tanto maggiore sarà la domanda e tanto più si potrà vendere. 11

2 2. Le famiglie possono decidere quanto consumare subito e quanto consumare in futuro, sottraendo alla domanda di beni e servizi attuale (CONSUMO) una parte di reddito che rappresenta un flusso in uscita dal circuito (RISPARMIO) che alimenta un offerta di capitali sul mercato monetario e finanziario (Mercato del Credito). Il risparmio, perciò, è una rinuncia al consumo presente in vista di un consumo futuro maggiore, perché la somma disponibile in seguito sarà incrementata dal compenso (INTERESSE) che il risparmiatore riceve per aver messo a disposizione i suoi capitali come offerta sul mercato del credito. Le imprese potranno rivolgersi al mercato del credito domandando capitali che serviranno per acquistare beni durevoli necessari ad incrementare la propria capacità produttiva (INVESTIMENTI) ed ottenere nuovi profitti. Per questo motivo esse sono disposte a sostenere un costo per ricevere questo denaro in prestito (tasso di interesse). Le banche, dunque, sono le intermediarie fra l offerta di capitali da parte dei risparmiatori e la domanda degli stessi da parte delle imprese; il tasso d interesse è l elemento che porta in equilibrio il mercato del credito. In simboli, possiamo scrivere che S = f(i) e I = f(i), il tasso di interesse (i) porta in equilibro I ed S. La domanda di beni durevoli delle imprese si aggiunge alla domanda di beni e servizi delle famiglie costituendo un flusso in entrata nel circuito del reddito, quindi possiamo riassumere : Produzione (cioè l offerta globale) Yo=C+S, mentre Yd= C+I è la domanda globale. Sia il consumo che il risparmio, ma anche l investimento, sono funzione del tasso d interesse: C=f(i), S=f(i) e I=f(i). 3. Anche il mercato del lavoro funziona con lo stesso schema. Poiché tutto ciò che sarà prodotto sarà comunque venduto, ogni imprenditore avrà interesse a produrre sempre al massimo della capacità economica. L unico limite dipende dalla forza lavoro disponibile, pertanto, il reddito prodotto sarà funzione del numero dei lavoratori occupati. Poiché il mercato del lavoro è flessibile, abbassando il salario si riesce ad assumere sempre più lavoratori e quindi si raggiunge facilmente la Piena Occupazione. Infatti, la domanda di lavoro da parte delle imprese cresce quanto più basso è il salario che esse pagano ai lavoratori, mentre l offerta di lavoro da parte dei lavoratori aumenta se il salario che essi otterranno tende ad aumentare. Ci sarà sicuramente un livello di salario che porterà in equilibrio domanda e offerta di lavoro. Se il mercato è libero di funzionare senza ostacoli, cioè lasciando che l equilibrio si ottenga sempre modificando il salario, sicuramente si raggiungerà la piena occupazione, nel senso che tutti quelli che vogliono lavorare sono impiegati. Ma anche il reddito complessivo sarà quello massimo possibile, appunto il reddito di piena occupazione (P.O.). In sintesi abbiamo: equilibrio mercato del lavoro P.O. produzione massima reddito massimo di P.O. (C+S) = (C+I) domanda globale. 4. In un circuito come quello esposto dai neoclassici, la presenza dello Stato non è esclusa, ma limitata, perché secondo questa teoria esso deve lasciare il più possibile libero il mercato di raggiungere da se il proprio equilibrio; pertanto, non deve intervenire se non in casi ben determinati, in cui i privati non hanno interesse o non possono intervenire, come le grandi opere pubbliche, la difesa militare, l ordine interno. Il ruolo della moneta Come possiamo notare, in questo circuito la moneta assume il ruolo di intermediaria degli scambi e misura del valore degli scambi. La moneta viene domandata proprio per eseguire gli scambi che sono al livello di P.O.: è lo Stato che mette in circolazione la quantità di moneta che serve a soddisfare questa domanda. In questo mercato della moneta è il livello dei prezzi che determina l equilibrio fra domanda e offerta di 12

3 moneta. Se la domanda di moneta supera l offerta di moneta al livello di piena occupazione, non potendo la produzione crescere ancora, aumenterà solo il livello dei prezzi, nel senso che gli stessi beni costeranno di più in termini monetari, ma sono sempre gli stessi a livello reale, nulla è cambiato in concreto. La moneta non fa altro che misurare questa situazione, ma non condiziona l equilibrio reale che è già al massimo. La domanda di moneta è, dunque, funzione del livello generale dei prezzi e l offerta di moneta è data dalle decisioni dello Stato: Md=f(P) Mo=Mo. 2. Macroeconomia keynesiana La visione keynesiana differisce da quella neoclassica, innanzitutto partendo da due affermazioni A. all origine del circuito del reddito non c è la produzione, ma la domanda data dai consumi delle famiglie e dagli investimenti delle imprese. B. Il mercato dei beni non opera in condizioni di concorrenza perfetta e le imprese hanno convenienza a mantenere i prezzi fissi, anziché flessibili. C. La moneta non ha un comportamento neutrale. 1. Secondo Keynes il livello dei consumi dipende dal reddito delle famiglie e dalla loro propensione a consumare. Infatti, il livello dei consumi aumenta in modo direttamente proporzionale all incremento del reddito, nel senso che maggiore è il reddito, maggiore sarà il livello dei consumi. Possiamo allora scrivere: C = f(y). Ma non tutto il reddito solitamente viene consumato, ne resta una parte che viene a rappresentare il consumo differito nel tempo, mentre è presente anche una componente autonoma del consumo, cioè indipendente da qualsiasi livello di reddito, perché è legato alle necessità di sopravvivenza delle famiglie. Il reddito, dunque, viene speso secondo una certa percentuale che si chiama propensione al consumo, calcolata generalmente intorno all 80%. Pertanto, più precisamente possiamo dire che C = a + cy, dove a rappresenta il consumo autonomo di sussistenza, non dipendente dal reddito e c rappresenta la propensione al consumo, che è una percentuale del reddito Y. Solo dopo aver provveduto a determinare il consumo per soddisfare i propri bisogni, le famiglie decidono l impiego della rimanente percentuale del reddito in risparmio: il risparmio è il non consumo. È questa parte che viene affidata presumibilmente al mercato del credito per diventare capitali a disposizione delle richieste delle imprese. Allora, ciò vuol dire che anche il risparmio dipende dal reddito e non dal tasso d interesse come per i neoclassici, mentre il livello di tasso di interesse del mercato del credito non condiziona se non in via successiva le scelte delle famiglie nel rinunciare ad una parte dei consumi, proprio perché la quantità di risparmio è la parte di reddito non consumata. In simboli possiamo dire che S = f(y), come il consumo, e più precisamente S = sy, dove s è la propensione al risparmio, che ovviamente è una percentuale opposta alla propensione al consumo. Posto, allora, il reddito = 1 (100% della disponibilità) e 0,80 (80% del reddito) la propensione al consumo, la propensione al risparmio sarà 0,20 (20% del reddito), cioè s = 1-c, o ancora s+c=1. Veniamo agli investimenti. Secondo la visione keynesiana, le imprese decidono i loro investimenti tenendo conto sia del tasso d interesse del mercato, sia anche dell efficienza marginale del capitale, cioè il rendimento che potranno ottenere da ogni euro preso in prestito dalle banche ed investito. 13

4 Tale rendimento, ovviamente, deve essere superiore al tasso di interesse che occorre pagare per avere moneta in prestito affinché esse possano trovare conveniente un investimento. Ma ciò non basta, infatti Keynes sottolinea come le imprese saranno condizionate dal tasso di interesse solo fino ad un certo punto, in quanto per prima cosa esse si basano sulle loro aspettative circa l andamento futuro dell economia e sui profitti che potranno ottenere programmando i loro investimenti. Se le aspettative sono favorevoli, allora esse domanderanno capitali per eseguire gli investimenti desiderati, se invece le aspettative riguardo alla situazione economica e alle prospettive di guadagno sono negative, esse non rischieranno i capitali e rinunceranno agli investimenti più facilmente, anche se il tasso d interesse fosse basso. Ciò vuol dire che l ammontare degli investimenti programmati è deciso dalle imprese in maniera autonoma rispetto al livello del tasso di interesse; in simboli scriveremo: I = I o 2. Possiamo riassumere così quanto detto fino ad ora: per la determinazione del reddito di equilibrio Keynes parte dalla domanda globale che è composta da consumi e investimenti; le famiglie decidono quanto consumare del loro reddito e quanto risparmiare, per cui il risparmio dipenderà dal consumo che dipende a sua volta dal reddito, in simboli: C=f(Y) S=Y-C S=f(Y); le imprese decidono quanto produrre e quanto investire in base alle aspettative e all efficienza marginale del capitale. L entità degli investimenti dipende da decisioni autonome e non dal tasso di interesse (I=I o ). Inoltre, gli imprenditori producono solo ciò che il mercato domanda, per cui potrebbe verificarsi che in un certo momento la domanda di capitali da parte delle imprese sia inferiore all offerta disponibile sul mercato da parte delle banche, per cui una parte del denaro resta nelle casse delle banche e non va ad alimentare il circuito del reddito, avremo: I < S. Vuol dire che non tutto il reddito corrispondente alla produzione sarà rimesso in circolo per alimentare nuova produzione, di conseguenza la domanda globale sarà inferiore all offerta: Yd < Yo cioè C+I < C+S. Questa situazione può presentarsi facilmente perché sul mercato, a differenza di quello che affermano i neoclassici, ci sono una serie di distorsioni che non consentono che si verifichino le condizioni di concorrenza perfetta auspicate da loro. Infatti, quasi tutti i mercati presentano situazioni di monopolio od oligopolio, per cui alcune imprese riescono a determinare i prezzi in maniera che restino fissi, anziché flessibili. Ciò comporta che in situazioni in cui la domanda è bassa le merci restino invendute ed aumentano e scorte di magazzino, cosicché le imprese riducono la produzione in attesa di smaltirle, riducendo anche di conseguenza l occupazione. Del resto anche il mercato del lavoro non è flessibile, per cui anche quando c è disoccupazione, è difficile che i salari diminuiscano per favorire l occupazione, in quanto gli accordi sindacali spesso non consentono di diminuire i livelli dei salari faticosamente conquistati dai lavoratori. Data, dunque, la rigidità di questi mercati, in occasione di una diminuzione della domanda globale, la produzione diminuirebbe, il reddito globale di conseguenza sarebbe più basso, quindi anche il consumo ed il risparmio diminuirebbero. Se il risparmio diminuisce fino a raggiungere il livello più basso degli investimenti, avremo di nuovo uguaglianza fra I ed S (I=S), ma questo nuovo reddito di equilibrio non sarà più al livello di piena occupazione, ma ad un livello di sottoccupazione, nel senso che una parte dei fattori produttivi resteranno disoccupati. Possiamo, allora, concludere che il sistema descritto da Keynes, a differenza di quello neoclassico, segnala la possibilità di non trovarsi sempre al livello di P.O., ma più facilmente ad un livello di sottoccupazione, in quanto la domanda globale potrà essere inferiore a quella necessaria per assorbire la produzione massima che le imprese non hanno convenienza a raggiungere perché 14

5 resterebbe in parte non venduta: la produzione effettiva sarebbe minore di quella di piena occupazione. In sintesi: la domanda è bassa gli investimenti diminuiscono I < S la produzione diminuisce il reddito diminuisce diminuisce il risparmio I = S equilibrio di sottoccupazione 3. Secondo Keynes, in una situazione come quella descritta sopra, non si verifica ciò che pensano i neoclassici, cioè un riequilibrio automatico del mercato, perché nessun meccanismo automatico di mercato può garantire che il livello di equilibrio sia sempre di Piena Occupazione. Poiché la disoccupazione è un danno per il sistema economico, è necessario, allora, l intervento dello Stato, perché esso può, attraverso la Spesa pubblica immettere nel sistema risorse aggiuntive mediante l acquisto di beni e servizi da destinare alla collettività, favorendo un incremento della domanda globale e sostituendosi a quella parte di investimenti privati mancanti. Lo Stato, dunque, chiamato anche Pubblica Amministrazione, viene considerato come un altro operatore economico allo stesso modo di famiglie e imprese e, attraverso la spesa pubblica contribuirà ad accrescere i flussi in entrata nel circuito del reddito, mentre con il prelievo fiscale (Tributi) contribuirà a procurarsi le risorse finanziarie necessarie, sottraendo reddito disponibile a famiglie e imprese e generando flussi in uscita dal circuito del reddito. La spesa pubblica è autonoma, perché dipende solo dalle decisioni della Stato, il prelievo fiscale è in gran parte legato al livello del reddito perché si applica in rapporto alla sua entità. In simboli possiamo scrivere: G=G o T=f(Y) Keynes attribuisce grande importanza al ruolo che svolge la politica economica dello Stato per il raggiungimento dell equilibrio del sistema economico; infatti, la spesa pubblica può sostituire la mancanza di investimenti privati e stimolare lo sviluppo del reddito attraverso gli effetti provocati da un particolare meccanismo chiamato moltiplicatore del reddito (o degli investimenti). Il moltiplicatore del reddito Abbiamo visto precedentemente che il reddito nazionale può essere espresso come: Y = Co + cy + I se si prescinde dal consumo autonomo abbiamo: Y = cy + I che può essere anche scritto in altro modo: Y cy = I da cui Y(1-c) = I e quindi: Y = Questa formula illustra come il reddito sia influenzato dagli investimenti, nel senso che maggiori sono gli investimenti, maggiore sarà il reddito, mentre 1-c che rappresenta la propensione al risparmio trovandosi al denominatore influenza il reddito quanto più piccola è. La formula possiamo anche indicarla in questo modo: Y = I così possiamo individuare in il moltiplicatore del reddito cioè quel numero che ci dice di quante volte può aumentare il reddito nazionale in conseguenza di un incremento iniziale dell investimento. Ma come gli investimenti privati, anche la spesa pubblica si comporta allo stesso modo perché anch essa è una componente della domanda aggregata, per cui vale anche Y =. 15

6 Questo vuol dire che quando le imprese non fanno molti investimenti per via delle aspettative poco positive, lo Stato può sostituirsi ad esse come elemento che favorisce lo sviluppo del reddito mediante l incremento della spesa pubblica. Se vogliamo scrivere la formula della domanda globale o aggregata in maniera completa inserendo le grandezze come le abbiamo indicate precedentemente abbiamo: Yd=(a+cY)+I o +G o, ma possiamo anche, per semplicità, indicare il Consumo in maniera generica, senza specificare la sua relazione col Reddito, quindi Yd=C+I+G mentre indicheremo l offerta globale con Yo=C+S+T. Poiché la condizione di equilibrio è che tutto ciò che entra nel circuito del reddito deve essere uguale a tutto ciò che esce avremo: C+I+G=C+S+T da cui I+G=S+T. Se chiamiamo Y il reddito effettivo ed Ypo il reddito di piena occupazione, potrebbe verificarsi la condizione per cui Y<Ypo, cioè un equilibrio non al livello di P.O. In questo caso un incremento della spesa pubblica (G) servirà per incrementare la domanda globale, spingendo le imprese ad aumentare la produzione, pertanto: aumento produzione aumento occupazione aumento del reddito aumento del risparmio e della tassazione nuovo equilibrio con maggiore occupazione. La Spesa Pubblica ha, quindi, un effetto espansivo sul livello del reddito per cui l intervento dello Stato, secondo il messaggio keynesiano, è necessario se si vuol stimolare l attività produttiva in periodi in cui le imprese non rischierebbero i loro capitali per via di aspettative non positive. Esso ha, dunque, una funzione di aiuto al mercato a superare gli squilibri sociali derivanti dalla disoccupazione quando il mercato da solo non risulta in grado di provvedere, così l economia capitalistica può funzionare meglio. In conclusione Dal confronto fra le due teorie del reddito emerge che l equilibrio nello schema neoclassico è assicurato dall uguaglianza fra Investimenti e Risparmi: poiché sarà sempre possibile individuare un saggio di interesse che assicuri la loro uguaglianza, domanda ed offerta aggregata saranno sempre in equilibrio assicurando la piena occupazione. Perciò il mercato è sempre in grado di autoregolarsi, raggiungendo da solo il livello di pieno occupazione. Lo stato, pertanto, dovrà astenersi da ogni intervento che turbi il libero gioco delle forze economiche. Nello schema keynesiano, invece, questo automatismo non funziona; infatti, gli Investimenti dipendono dl tasso di interesse mentre il Risparmio è funzione del Reddito. Poiché, dunque, Risparmio ed Investimento dipendono da variabili diverse, manca un elemento comune che possa portare in equilibrio il mercato dei capitali. L equilibrio che si ottiene sarà spesso un equilibro di sottoccupazione. Pertanto, l unico strumento capace di stimolare la domanda aggregata è la Spesa Pubblica: una sua variazione, grazie all effetto del moltiplicatore permetterà di raggiungere la piena occupazione. 16

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