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1 Avanti tutta! Le banche italiane hanno compiuto progressi significativi nella gestione del rischio associato al portafoglio crediti, anche se permangono diversi punti deboli, soprattutto collegati al pricing dei prestiti e al trasferimento del rischio. Analisi di Rachel Wolcott

2 l Gestione di portafoglio N Gradualmente il mercato sta evolvendo verso un'equazione più razionale del rapporto rischio/rendimento, ma abbiamo ancora molta strada da fare Matthew Taylor, Fitch Ratings per i loro portafogli di prestiti. La mentalità è cambiata. Ora si assegnano rating interni ai prestiti erogati alle PMI e si usano le nuove tecnologie per valutare il rischio di credito spiega Alberto Buffa di Perrero, analista di Standard & Poor s (S&P) a Milano. Le banche più grandi sono anche quelle che ricorrono ai più sofisticati modelli e strumenti per il trasferimento del rischio. Indiscutibilmente, le banche hanno una funzione credito più attiva e indipendente che in passato. Sotto la spinta di Basilea 2, Sanpaolo IMI è stata fra le prime grandi banche italiane ad adottare, diversi anni fa, la gestione del rischio del portafoglio bancario e ad implementare un approccio IRB (basato sui rating interni) per la gestione delle proprie esposizioni. Al momento stiamo lavorando per raggiungere la piena conformità a Basilea 2. Tuttavia, poiché applichiamo rating basati su modelli interni già dal 1998, sono ormai sei anni che siamo complessivamente allineati con il nuovo assetto regolamentare spiega Renato Fotografia: Getty Images egli ultimi cinque anni il settore bancario italiano ha modificato radicalmente il proprio atteggiamento nei confronti della gestione del rischio. Praticamente inesistenti fino a qualche anno fa, la gestione del rischio creditizio del portafoglio bancario e l utilizzo di robusti modelli di internal rating svolgono oggi un ruolo di primo piano nelle funzioni di risk management delle banche italiane. Tuttavia, restano alcuni punti deboli. I progressi nella gestione del portafoglio prestiti non si sono ancora trasmessi alle procedure di pricing dei prestiti stessi. Inoltre, mancano strumenti per la gestione del rischio di insolvenza insito nei portafogli di prestiti alle piccole e medie imprese (PMI). Finora ciò non ha posto gravi problemi, grazie alla riduzione dei tassi di interesse, al calo delle insolvenze a livello mondiale rispetto ai picchi del 2001 e alla forte contrazione dei differenziali di credito negli ultimi quattro anni. Attualmente, tuttavia, ci sono segnali che la fase rialzista dei mercati globali del credito potrebbe essere vicina alla conclusione, non ultimo l ampliamento dei differenziali sul mercato dei credit default swap (CDS). Anche l economia italiana è a un punto di stallo, come indicano il calo dello 0,4% del PIL nel quarto trimestre 2004 e la revisione al ribasso (a soli tre mesi dall inizio dell anno) delle previsioni di crescita per il 2005, dal 2,1 all 1,5%, annunciata dallo stesso ministro dell Economia. In questo contesto, è probabile che la gestione del rischio di insolvenza diventi sempre più importante, soprattutto per i prestiti alle PMI, che, valutati a circa 163 miliardi di euro, rappresentano la principale esposizione nei bilanci delle banche. Indubbiamente, il settore bancario ha migliorato enormemente i processi e i sistemi per la gestione del rischio di portafoglio. Prima del 1998, la maggior parte delle banche italiane non disponeva di sistemi di rating interni per il portafoglio prestiti né di strumenti per determinare il prezzo del rischio di credito in modo preciso. Oggi sta emergendo una nuova generazione di bancari, che è più consapevole dell importanza del risk management, considerato cruciale per garantire un maggior rendimento sul capitale agli azionisti. Consapevoli della necessità di prepararsi all emergere di regole di portata internazionale, quali Basilea 2, le banche hanno cominciato ad adottare le moderne tecnologie di risk management ESTATE 2005 RISK ITALIA 5

3 Gestione di portafoglio l Maino, responsabile valutazione e gestione rischi per Sanpaolo IMI. Tuttavia Maino esprime qualche dubbio sul livello generale di sofisticazione del risk management nel settore bancario italiano nel suo complesso. Ai vertici delle banche italiane c è il desiderio di disporre di unità di gestione del rischio efficaci, ma mancano i risk manager esperti. Per creare questo tipo di organizzazione ci vogliono anni, non mesi o settimane spiega. Un vincolo allo sviluppo di un risk management efficace è anche posto dalla scarsità di dati sulle PMI. Monte dei Paschi di Siena è molto attiva nel settore del credito alle piccole e medie imprese ed ha cominciato a usare un approccio di gestione del rischio di credito basato su rating interni già nel Maggiori sono le attività con le PMI, che in molti casi non sono neanche obbligate a pubblicare dei bilanci, maggiore è la necessità di informazioni settoriali e qualitative e di relazioni dirette con il management osserva Pierfrancesco Cocco, responsabile servizio di risk management per Monte dei Paschi di Siena. La banca ha sviluppato un sistema interno che assegna i rating alle PMI tenendo conto di fonti molteplici, fra cui informazioni finanziarie, dati quantitativi sul mercato in cui operano le imprese e informazioni qualitative sui manager e sulla produttività delle imprese stesse, oltre alle esposizioni storiche della banca nei loro confronti e l utilizzo delle linee di credito concesse. Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti dalle banche per migliorare la gestione del rischio del portafoglio prestiti, tale pratica non ha ancora avuto un impatto significativo sul pricing dei prestiti stessi. Alcune banche dichiarano di essere riuscite ad aumentare i prezzi, ma perché il fenomeno diventi significativo è necessario avere una massa critica di operatori pronti ad includere il premio di rischio nel tasso di credito. Conoscere il rischio in portafoglio è molto utile, è un primo passo verso la valutazione della redditività di un cliente. Gradualmente il mercato sta evolvendo verso un equazione più razionale del rapporto rischio/rendimento, ma abbiamo ancora molta strada da fare spiega Matthew Taylor, senior director di Fitch Ratings a Londra. Anche se l adeguamento del tasso sul prestito al profilo di rischio del creditore (o risk-adjusted pricing) è una prassi già utilizzata nei rapporti con alcune grandi società, sono ancora numerose le banche disponibili a offrire credito a La copertura del portafoglio prestiti alle PMI è complicata dalla mancanza di prodotti per la protezione creditizia collegati alle PMI Biagio Giacalone, UBM basso costo alle PMI. Ciò ne ostacola una più diffusa implementazione, in quanto le banche temono di perdere la loro quota di mercato. Le grandi banche attive a livello internazionale includono il premio di rischio nel tasso di interesse sui prestiti ai grandi clienti, ma ci vorrà del tempo prima che tale pratica si estenda anche al mercato delle PMI spiega Cocco, del Monte dei Paschi di Siena. È necessario che tutto il mercato, soprattutto quello interno, adotti tale comportamento nello stesso tempo. Ed è naturale che sia così: una banca non potrebbe muoversi da sola, perché così facendo si metterebbe fuori dal mercato. In prospettiva, la comprensione della differenza fra il tasso applicato ai prestiti e il rischio di credito, e la transizione verso un meccanismo di determinazione dei tassi più razionale saranno fondamentali per un ulteriore miglioramento nella gestione del rischio dei prestiti alle PMI. Attualmente, le istituzioni finanziarie sono in qualche modo vincolate in termini di ciò che possono fare per gestire attivamente tale rischio. Le banche sono riuscite a ridurre la loro esposizione in crediti dubbi principalmente limitando l erogazione di prestiti a società considerate troppo rischiose o chiudendo le linee di credito alle imprese che danno segnali di debolezza. Ciò ha prodotto una selezione più rigorosa nell offerta di linee di credito. Il sistema bancario è ora più reattivo, ma non ha aumentato il ricorso a tecniche avanzate di mitigazione del rischio di credito spiega Buffa di Perrero. Nonostante la fuga verso la qualità del sistema bancario, la qualità degli attivi è 6 RISK ITALIA ESTATE 2005

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5 Gestione di portafoglio l complessivamente inferiore che nel resto d Europa, secondo Taylor di Fitch. In generale, le banche italiane non utilizzano molto i derivati creditizi. E, di fatto, tali strumenti non consentono di coprire il rischio di credito relativo alle PMI, dato che questo tipo di prestiti non ha CDS corrispondenti. È difficile usare i derivati creditizi, vista la prevalenza delle piccole e medie imprese nel portafoglio crediti. Attualmente, è praticamente impossibile determinare il prezzo corretto dei derivati creditizi su tali controparti spiega Cocco. Al contrario, il settore bancario considera con sempre maggiore interesse la possibilità di gestire e trasferire il rischio creditizio delle PMI mediante le cartolarizzazioni. Le banche sono sempre state attive su tale mercato, ove operano in qualità di originator cedendo attività quali prestiti al consumo, prestiti ipotecari, locazioni finanziarie e prestiti non-performing. Ancora poche sono invece le collateralised loan obligation (CLO) lanciate da istituzioni italiane. Anche in Italia, come altrove, le cartolarizzazioni sono spesso organizzate per rispondere a esigenze di provvista, come dimostra il fatto che le tranche junior (ove risiede il maggior rischio creditizio) sono per lo più sottoscritte dalle stesse banche originator spiega Buffa di Perrero di S&P. Ma la situazione potrebbe cambiare e le banche valutano con crescente interesse le CLO tradizionali e sintetiche, operazioni che consentono effettivamente di trasferire il rischio di credito associato al portafoglio di prestiti alle PMI. A oggi, il mercato delle CLO è guidato da UniCredit Banca d Impresa, che le ha usate per cartolarizzare prestiti alle PMI già in due occasioni (v. riquadro). Sanpaolo IMI, da parte sua, ha avviato un iniziativa per la cartolarizzazione di prestiti di medio termine alle PMI per nuovi investimenti. La banca prevede di lanciare il programma alla fine dell anno. Le cartolarizzazioni sono molto vantaggiose dal punto di vista di Basilea 2, perché i rating sono assegnati con una metodologia validata, credibile e affidabile tanto agli occhi degli investitori che delle autorità di vigilanza spiega Maino di Sanpaolo. La cartolarizzazione è uno strumento che Sanpaolo utilizzerà probabilmente sia a fini di provvista che di trasferimento del rischio, spiega Maino. In alcune fasi del ciclo del credito prevarranno le esigenze di provvista, in altre le opportunità di trasferimento del rischio. Al momento il mercato è molto liquido ed è possibile utilizzare le cartolarizzazioni per questo secondo fine. Anche Monte dei Paschi sta studiando le cartolarizzazioni a fini di risk transfer. La banca ha cartolarizzato crediti al consumo e prestiti ipotecari, ma la mancanza di trasparenza nella determinazione del prezzo dei prestiti ha reso più difficile l organizzazione di un operazione sui prestiti alle PMI, spiega Cocco. Per questo, abbiamo bisogno di un mercato capace di determinare il prezzo dei prestiti in modo chiaro nota. L operazione è più facile con i prestiti ipotecari e altri tipi di attività, ma per le PMI dobbiamo essere più prudenti. Comunque, si tratta di una soluzione che prenderemo in considerazione in futuro. L adozione di prassi di gestione del rischio avanzate, soprattutto ai fini di una gestione razionale del portafoglio prestiti e crediti, è un importante passo in avanti per le grandi istituzioni bancarie italiane. Tuttavia, non è chiara la diffusione effettiva di tali prassi, né se la fuga verso la qualità sarà sufficiente a proteggere i bilanci bancari dalle insolvenze. Una cosa è chiara: il risk management diventa tanto più importante quanto più si protrae la fase congiunturale sfavorevole. La gestione delle esposizioni verso imprese messe in difficoltà dal rallentamento dell economia, oltre che il finanziamento del progresso e della crescita, saranno fondamentali per la salute futura dell economia italiana. Traduzione: Raffaella Rojatti UBI leader del mercato delle CLO UniCredit Banca d Impresa (UBI) è leader sul mercato italiano per il suo approccio alla gestione dei prestiti alle piccole e medie imprese (PMI), avendo completato due collateralised loan obligations (CLO) su tali attività l anno scorso. Le operazioni, denominate PMI Uno e PMI Due, hanno cartolarizzato prestiti alle PMI per un totale di 539 milioni di euro, erogati con l obiettivo specifico di essere cartolarizzati. L operazione ha visto nel ruolo di arranger Unicredit Banca Mobiliare (UBM), società collegata a UBI via la divisione bancaria di Unicredito. Il prodotto offre a UniCredit Banca d Impresa l opportunità di aumentare la propria quota nel mercato delle PMI, mantenendo la flessibilità di definire in che misura trattenere il rischio/rendimento associato a queste nuove esposizioni spiega Biagio Giacalone, responsabile Financial institutions desk di UBM a Milano nell unità Debt Capital Markets. L idea è nata dalle esigenze strategiche delle PMI italiane, che dipendono in misura pressoché totale dalle linee di credito a breve erogate dalle banche. UBI ha visto in tale situazione l opportunità di rispondere alla domanda di finanziamento a più lungo termine e non bancario delle PMI, offrendo loro accesso ai mercati finanziari via la cartolarizzazione. Basilea 2 introduce cambiamenti radicali e incertezze nel mercato del credito bancario; in questo contesto, mancanza di liquidità e strette creditizie saranno rischi importanti per le PMI, oltre che per l economia nel suo insieme commenta Giacalone. Il programma PMI consente a UBI di fornire alle piccole e medie imprese oltre 500 milioni di euro mediante mutui a medio e lungo termine, migliorando nel contempo il rapporto attivo/passivo delle PMI e la loro struttura finanziaria complessiva. Il programma si è rivelato un modo efficiente per la gestione delle esposizioni di UBI. I credit default swap single name possono infatti essere utilizzati per coprire il rischio di default delle principali posizioni corporate, ma non sono applicabili alla gestione del rischio PMI. La copertura del portafoglio prestiti alle PMI è complicata dalla mancanza di prodotti per la protezione creditizia collegati alle PMI. È proprio per questo motivo che UBI ha lanciato il programma PMI un anno fa: per cercare di sfruttare nuove opportunità sui mercati finanziari tramite le tecniche di cartolarizzazione spiega Giacalone. Un altro beneficio si è manifestato con una prima differenziazione del tasso di credito in funzione della solvibilità. Giacalone spiega che il tasso sui prestiti cartolarizzati nel programma PMI è definito in base al loro rischio relativo e tiene conto delle condizioni prevalenti sui mercati obbligazionari. Tramite questo programma, UBI ha migliorato la capacità di correlare i prezzi all effettiva rischiosità delle controparti. Il Programma PMI dovrebbe proseguire, forse con alcune modifiche al collaterale o con un orientamento geografico più specifico. Sono inoltre in corso di valutazione anche delle strutture sintetiche. UBM ha già organizzato una CLO sintetica garantita da prestiti a grandi e medie imprese, un operazione da milioni di euro conclusa nel RISK ITALIA ESTATE 2005

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