UNIONE DEI COMUNI BASSA ROMAGNA Sabato, 31 gennaio 2015

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1 UNIONE DEI COMUNI BASSA ROMAGNA Sabato, 31 gennaio 2015

2 UNIONE DEI COMUNI BASSA ROMAGNA Sabato, 31 gennaio 2015 Prime Pagine 31/01/2015 Prima Pagina Il Sole 24 Ore 1 31/01/2015 Prima Pagina Italia Oggi 2 31/01/2015 Prima Pagina Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) 3 31/01/2015 Italia Oggi Pagina 8 TINO OLDANI Per rendere la giustizia più efficiente servirebbe un ministro /01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 1 MORYA LONGO Le parole e la realtà 6 31/01/2015 Italia Oggi Pagina 24 novità fiscali 2015 le risposte degli esperti 8 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 2 Le ricette semplicistiche e le scelte giuste per la crescita 10 31/01/2015 Italia Oggi Pagina 25 Il fisco scende in campo per il fair play tributario 12 31/01/2015 Italia Oggi Pagina 25 ANDREA BONGI Unico 2015 abbraccia gli 80 euro 13 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 3 Visco: «Jobs act nella giusta direzione Segnali di crescita» 14 31/01/2015 Italia Oggi Pagina 27 Comuni, il restyling gira a vuoto 16 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 7 Da giudice l' ultima pronuncia sul taglio dei tribunalini 17 31/01/2015 Italia Oggi Pagina 28 DARIO FERRARA Clausole abnormi, gara salva 19 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 14 Servizi associativi integrati per Padova, Vicenza e Treviso 20 31/01/2015 Italia Oggi Pagina 29 DANIELE CIRIOLI Contributi ridotti ai neoassunti 22 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 15 Diritti di impianto, faro su 50mila ettari 24 31/01/2015 Italia Oggi Pagina 30 PAGINA A CURA DI LUCIA BASILE Fisco, troppe scadenze 25 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 15 Progetto Terrevive, assegnati i primi lotti 27 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 16 Province, mobilità a quattro vie per il personale 29 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 17 Il rientro dei capitali allarga il tiro 31 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 18 In Unico PF la verifica sugli 80 euro 33 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 18 Nel prospetto anche la trasformazione dell' eccedenza Ace 35 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 19 Il sindaco assolto resta incandidabile 37 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 22 Ripartenza più solida per il rientro dei capitali 39 31/01/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 28 Sorgente Sgr cede immobile a Norges Bank 40 Il Resto del Carlino Ravenna 31/01/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 18 SCARDOVI LUIGI «Buongiorno sono delle Poste»Ma una volta in casa le ruba l' /01/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 18 Ai militari: «Volevo difendere la mia amica» 42 31/01/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 18 Tanti appuntamentiper la festadella patrona 43 31/01/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 19 A palazzo Marinicontro i rifiuti 44 31/01/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 19 MONTANARI LORENZA, SGARBI VITTORIO Caffè letterariospegnedieci candeline 45 31/01/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 19 Mostrafotografica 46 31/01/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 19 Museo civicodelle CappuccineVisitatoriraddoppiati 47

3 31/01/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 19 Riapre la sede storica' dei donatori di sangue 48 31/01/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 23 Appuntamento con La bottega della musica' Stasera La vera leggenda di Tony Corriere di Romagna Ravenna 31/01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 5 Misteriosa morte di un neonato, aperta inchiesta La famiglia senza soldi /01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 13 Anpi, incontro al Museo del Senio 51 31/01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 13 Atto vandalico su un' auto in corso Mazzini 52 31/01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 13 Lite e botte in corso Garibaldi: fermato un 20enne Aveva picchiato il /01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 13 Ruba attrezzi ma è "beccato" dalle telecamere Tentano colpo al /01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 13 Truffata anziana, derubata di ori e preziosi 55 31/01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 13 Via ai festeggiamenti della patrona 56 31/01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 17 Un lascito anche alla Casa della carità di Lugo 57 31/01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 35 BAGNACAVALLO 58 31/01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 35 ALFONSINE 59 31/01/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 35 LUGO 60 La Voce di Romagna Ravenna 31/01/2015 La Voce di Romagna Pagina 4 Ospedali senza personale "A rischio l' assistenza" 61 31/01/2015 La Voce di Romagna Pagina 5 Si barrica in casa con pistola e badante 62 31/01/2015 La Voce di Romagna Pagina 6 Il Consiglio adotta il codice antimafia 64 31/01/2015 La Voce di Romagna Pagina 6 Lugo Cinquantenne arrestata Doveva scontare pena di sei mesi 65 31/01/2015 La Voce di Romagna Pagina 6 Per il museo delle Cappuccine un anno felice 66 31/01/2015 La Voce di Romagna Pagina 6 Sant' Agata sul 67 31/01/2015 La Voce di Romagna Pagina 6 Unione Impresa giovanile in rete Sottoscritto un protocollo tra enti 68 31/01/2015 La Voce di Romagna Pagina 6 AEMILIA: IL TWEET DI LEGACOOP 69 31/01/2015 La Voce di Romagna Pagina 10 Musica 70

4 Il Sole 24 Ore Prima Pagina 1

5 Italia Oggi Prima Pagina 2

6 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Prima Pagina 3

7 Pagina 8 Italia Oggi TOrre di controllo. Per rendere la giustizia più efficiente servirebbe un ministro della Pa all' altezza del compito. Purtroppo la Madia non lo è In risposta alle critiche che alcuni magistrati gli hanno mosso nei discorsi inaugurali dell' anno giudiziario, il premier Matteo Renzi ha detto alcune cose sacrosante: «Un paese civile deve avere un sistema giudiziario veloce, giusto, imparziale. Per arrivare rapidamente a sentenza, bisogna semplificare, accelerare, eliminare inutili passaggi burocratici, andare come stiamo facendo noi sul processo telematico (così nessuno perde più i faldoni dei procedimenti, come accaduto anche la settimana scorsa). Bisogna anche valorizzare i giudici bravi, dicendo basta allo strapotere delle correnti, che oggi sono più forti in magistratura che non nei partiti». Un' analisi breve quanto impeccabile sui mali della giustizia. Da applausi. Peccato che l' operato del governo, segnatamente del ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, vada in tutt' altra direzione. La cartina di tornasole è proprio il processo telematico. Di fronte a 9 milioni di processi pendenti (5 milioni di cause civili e 4 milioni di penali), e di fronte all' evidente produttività scarsa dei magistrati (che hanno pure la faccia tosta di lamentarsi per la riduzione delle ferie da 45 a 30 giorni), anche un bambino capisce che l' unica soluzione efficace è accelerare il più possibile il processo telematico. Per questo, a partire dal 2010, per sopperire ai 9 mila buchi di organico della macchina amministrativa dei tribunali, sono stati reclutati (prima dalle Regioni, e poi dal ministero della Giustizia) circa 3 mila tirocinanti precari, i quali sono stati prima sottoposti a un adeguato periodo di addestramento, e poi inseriti nei tribunali con lo scopo di aumentarne l' efficienza. Il compito svolto da questi precari, per lo più giovani laureati e disoccupati, è stato di passare allo scanner i fascicoli dei procedimenti, smaltire gli arretrati, inserire le nuove pratiche nei computer e rispondere agli sportelli. Un lavoro prezioso, di cui si è parlato poco sui giornali, ma ben presente al procuratore generale della Cassazione, che ha sollecitato più volte il governo a «non risparmiare gli sforzi a ogni livello, anche legislativo perché le professionalità acquisite da questi lavoratori non si disperdano». Parole al vento. La ministra Madia le ha completamente ignorate. Problema di costi? Non si direbbe. Il mantenimento in servizio dei precari dei tribunali (scesi ora da 3 Continua > 4

8 Pagina 8 < Segue Italia Oggi mila a 2.650) non sembra di quelli proibitivi: 7,5 milioni di euro spesi nel 2013, più altri 15 milioni stanziati con la Legge di stabilità Di quest' ultima somma, però, sono stati erogati solo 9 milioni nel 2014, mentre gli altri 6 milioni (esclusi in un primo tempo dalla Legge di stabilità 2015) sono stati inseriti nell' ultimo decreto milleproroghe e basteranno per pagare gli stipendi dei precari fino al 30 aprile prossimo. Dal primo maggio, festa del lavoro, tutti a casa. In previsione di questo nuovo buco di organico, la Madia ha annunciato (con un tweet!) che circa mille dei 20 mila dipendenti delle Province soppresse, rimasti per mesi inoperosi, saranno trasferiti nei tribunali in base alle nuove norme sulla mobilità del pubblico impiego. In pratica, mettendo insieme due riforme sbagliate e lacunose (province e pubblica amministrazione), la Madia ne sta sbagliando una terza. Fa come i gamberi: un passo avanti e due indietro. Così, dopo avere speso alcune decine di milioni di euro per formare dei giovani, e rendere più efficiente la burocrazia giudiziaria con il processo telematico, proprio quando ha raggiunto un primo risultato positivo (vedi il giudizio del procuratore generale della Cassazione), lo Stato, grazie alla Madia, azzera tutto e ricomincia da capo. E al posto dei precari già preparati (molti anche plurilingue, impiegati nelle traduzioni delle rogatorie internazionali), sceglie un migliaio di ex dipendenti delle Province, che non solo sono pochi (in media, meno di uno per tribunale; appena un terzo dei precari da sostituire), ma non hanno neppure le competenze necessarie per maneggiare le pratiche giudiziarie, e dovranno pertanto essere sottoposti a un tirocinio formativo, con inevitabile perdita di tempo e di efficienza. Di questo passo, la tanto sbandierata riforma della pubblica amministrazione, che porta la firma della Madia, rischia di produrre più danni che benefici. Di certo, non giova al processo telematico, né a ringiovanire la burocrazia italiana, che ha l' età media più alta in Europa ed è tra le meno qualificate. Uno studio dell' Aran ha accertato che la metà dei dipendenti pubblici italiani ha più di 50 anni, mentre quelli sotto i 35 anni sono appena il 10 per cento, contro il 28% della Francia e il 25% del Regno Unito. Gli over 60 sono il 10%, mentre i laureati sono appena il 34%, contro il 54% del Regno Unito. Un robusto turn over per abbassare l' età media e alzare la qualità del personale è ciò che gli esperti suggeriscono da anni. E il minor costo del pubblico impiego italiano (11% del pil) rispetto al resto d' Europa (in Francia è il 13,4% del pil) lo consentirebbe, purché abbinato a piani più credibili sulla mobilità. Ma servirebbe un ministro all' altezza del compito. Purtroppo per l' Italia, non c' è. TINO OLDANI 5

9 Pagina 1 Il Sole 24 Ore IL PARAFULMINE DELL' EURO. Le parole e la realtà di Morya Longo Alexis Tsipras, il nuovo premier greco, l' ha sempre detto: Atene non vuole uscire dall' euro. Eppure sui mercati finanziari il solo pensiero che questo possa accadere sta creando una serie di effetti a catena, che rischiano di mettere in ginocchio la Grecia prima ancora che il Governo agisca: la Borsa di Atene è crollata del 15% in tre giorni, il rendimento dei titoli di Stato triennali è lievitato al 19% e le banche greche hanno perso il 10% circa dei depositi. Ecco cosa accade solo a ventilare l' ipotesi dell' uscita di un Paese dall' euro: il mercato lo stecchisce prima ancora che questo accada. Continua pagina 9 Continua da pagina 1 Questo è il vero problema da non sottovalutare nel dibattito su «euro sì euro no» che ormai divide le popolazioni europee come tra moderni guelfi e ghibellini: i mercati finanziari sono così integrati, così giganteschi, così veloci e così cinici che si muovono prima ancora che qualunque Governo possa convocare un consiglio dei ministri. A loro non importa se Tsipras abbia idee valide oppure no, se sia possibile trovare un compromesso sul debito con l' Europa oppure no: i mercati tendono sempre ad anticipare gli eventi. Purtroppo talvolta come disse nel lontano 1994 George Soros contribuiscono a crearli. Così, nonostante le rassicurazioni di Tsipras, gli investitori ma anche i privati cittadini si stanno comportando come se la Grecia dovesse davvero uscire dall' euro. E, a lungo andare, rischiano di mettere Atene con le spalle al muro più della Troika o di Bruxelles. Chiamateli speculatori, locuste, sanguisughe: ma con questo mondo, purtroppo, bisogna confrontarsi. 2015: fuga da Atene Il primo comportamento logico di chi teme che un Paese esca dall' euro è infatti quello di portare via i soldi dalle banche o dai titoli di quel Paese. Dato che l' eventuale «nuova dracma» si svaluterebbe rispetto all' euro (secondo uno studio del Cepr, nella storia l' abbandono di una forma di unione monetaria ha mediamente comportato una svalutazione del 46%), chiunque abbia depositi nelle banche greche o soldi investiti sui mercati greci avrebbe una perdita pari al ribasso della moneta. Questo vale per gli stranieri, per esempio per gli investitori europei o americani che hanno i bilanci in euro e dollari forti. Ma in fondo anche i greci stessi hanno poca convenienza a lasciare i risparmi nelle banche locali: semplicemente trasferendoli in Germania o in Svizzera, infatti, li metterebbero al riparo su valute forti. Anzi: in caso di svalutazione della «dracma», ci guadagnerebbero. Questo è il motivo per cui i capitali fuggono da Atene. E scappano ora, prima che l' estrema ipotesi di «Grexit» si materializzi davvero. Solo a dicembre, quando i sondaggi davano già vincente Syriza, le banche greche hanno perso 4,5 miliardi di euro di depositi (dato Bce). Ma l' emorragia è poi continuata Continua > 6

10 Pagina 1 < Segue Il Sole 24 Ore e le indiscrezioni, riportate ieri in uno studio di Barclays, indicano nelle ultime settimane un' uscita dagli istituti di credito di 20 miliardi di euro: cifra pari al 10% dei depositi totali. E il salasso continua. Questo fenomeno è da solo in grado di mandare al tappeto un Paese come quello ellenico. Le banche non possono sopportare un' emorragia del genere: la perdita di liquidità, soprattutto per istituti che non hanno accesso al mercato per reperire capitali, si traduce infatti ben presto in insolvenza. Per ora le banche greche stanno in piedi grazie alla «flebo» della Bce, che eroga loro liquidità attraverso la linea di emergenza chiamata «Ela». Ma sono vere e proprie banche zombie. E presto (il 4 febbraio ci sarà la prima decisione in merito) la Bce potrebbe chiudere la «flebo»: in tal caso il default degli zombie sarebbe inevitabile. L' altro problema derivante dalla fuga di capitali è legato agli squilibri che questo crea nel sistema dei pagamenti «Target 2». Ogni euro che esce dalla Grecia per andare per esempio in Germania, crea infatti uno squilibrio a livello di banche centrali: quella greca ha un euro di debito verso l' Eurosistema, mentre la Bundesbank (nel nostro esempio) ha un euro di credito. Più la fuga continua, più il debito greco su «Target 2» cresce. A dicembre il «buco» era già di 49 miliardi di euro, ma ora è verosimilmente molto più grosso. Questo accentua gli squilibri: problema che la Grecia dovrebbe affrontare anche dopo un' ipotetica uscita dall' euro. Ma la fuga di capitali è forte anche sul mercato obbligazionario. Lo dimostra il fatto che i rendimenti dei titoli di Stato greci e delle obbligazioni aziendali sono ormai saliti su livelli estremi. I titoli di Stato triennali rendono ormai il 19%: questo significa che nessuno vuole più prestare soldi al Paese. Quindi neppure alle sue banche, né alle sue imprese. Più che di «credit crunch», si tratta di un «credit crack». Prima ancora che Tsipras abbia iniziato a trattare con Bruxelles, dunque, il mercato (ma anche i risparmiatori greci che hanno ancora soldi) ha tolto la linfa vitale al Paese: la liquidità. Il credito. Insomma: la sopravvivenza. Dibattito su «Eurexit» Quanto sta accadendo in questi giorni deve dunque offrire qualche elemento in più per il dibattito, anche in Italia, sulla permanenza o meno nell' euro. Che le regole europee siano ormai eccessive camicie di forza è fuori dubbio. È dunque comprensibile che tra le popolazioni maturi sempre più la voglia di uscire. Ma prima di valutare un' opzione del genere, bisogna porsi qualche domanda: un Paese in crisi ha le spalle abbastanza larghe per affrontare un' eventuale emorragia di capitali così forte? Anche stampando moneta (debole), sarebbe possibile resistere al contraccolpo? In fondo l' euro rappresenta, pur con tutti i suoi problemi, un parafulmine per tutti. I tuoni che colpiscono Atene, solo perché il mercato sospetta che prima o poi possa uscirne, lo dimostrano. Ma la conferma arriva anche dal fatto che un Paese come l' Italia oggi a differenza del 2012 non sta subendo alcun effetto contagio dalla Grecia: perché oggi c' è la Bce (con il «quantitative easing» e soprattutto con lo scudo Omt) ad annullare i rischi e i contraccolpi. Insomma: è Mario Draghi a parare i fulmini. E in fondo lo stesso concetto è ribadito anche dalle contromosse che Paesi piccoli, fuori dall' euro, hanno dovuto adottare in questi giorni per far fronte agli effetti collaterali (per loro) del «bazooka» della Bce: dalla Svizzera alla Danimarca, fino alla Turchia. Prima ancora di ragionare sui pro e i contro di una vita fuori dall' euro, bisogna dunque porsi il tema degli effetti collaterali immediati. Quelli fulminanti. Perché potrebbero essere non pochi: c' è il problema dei tanti debiti di imprese, banche e espressi in obbligazioni, perché queste ultime sono disciplinate dalla legge inglese e andrebbero comunque rimborsate in euro. C' è il problema della fuga di capitali, in grado di ammazzare qualunque banca in pochi giorni. C' è il tema del rifinanziamento del debito pubblico e privato. E c' è il nodo di «Target 2». Tante, forse troppe, incognite. RIPRODUZIONE RISERVATA. MORYA LONGO 7

11 Pagina 24 Italia Oggi novità fiscali 2015 le risposte degli esperti Comunicazioni black list In seguito alle modifiche apportate dal dlgs n. 175/2014, si chiede qual è il termine di presentazione della comunicazione delle operazioni Iva con soggetti «black list». In particolare, quella del 2014 deve essere inviata entro il 31 gennaio? E.L. Risponde Franco Ricca Le modifiche che l' articolo 21 del dlgs n. 175/2014 ha apportato all' adempimento della comunicazione delle operazioni Iva con soggetti stabiliti in paesi o territori «black list», disciplinato dall' art. 1 del dl n. 40/2010 e dalle relative disposizioni attuative (decreti ministeriali e provvedimenti dell' Agenzia delle entrate), hanno interessato la frequenza (divenuta annuale) e il presupposto (nuova soglia di esonero di 10 mila euro annui), ma non il termine di presentazione, esclusivamente mediante trasmissione telematica, della comunicazione. Secondo le norme vigenti, la comunicazione deve essere presentata all' Agenzia delle entrate entro l' ultimo giorno del mese successivo al periodo di riferimento (ora annuale), come stabilisce l' art. 3 del dm 30 marzo Va osservato che il provvedimento del 2 agosto 2013, con il quale l' Agenzia delle entrate ha approvato il modello c.d. «polivalente», che accoglie, oltre allo spesometro, anche la comunicazione black list, stabilisce che, per quest' ultimo adempimento, restano fermi «i periodi di riferimento previsti dall' articolo 2 e i termini di cui all' art. 3 del dm 30 marzo 2010». Stando alla legge, quindi, la comunicazione relativa al 2014 dovrebbe essere trasmessa entro il 31 gennaio 2015, termine che, cadendo di sabato, slitta automaticamente a lunedì 2 febbraio Ciò premesso, non si può escludere (anzi, allo stato appare molto probabile) che l' amministrazione finanziaria stia pensando di allineare il termine di invio della comunicazione black list con i termini stabiliti per l' invio dello spesometro (10 o 20 aprile, a seconda della periodicità Iva del contribuente). Fanno propendere per questa ipotesi anche il fatto che il termine del 31 gennaio 2015 (o 2 febbraio) non figura nello scadenzario degli adempimenti del mese di gennaio pubblicato sul sito internet dell' Agenzia delle entrate e la circostanza che la circolare n. 31 del 30 dicembre 2014, illustrativa delle novità introdotte dal dlgs n. 175/2014, trattando dell' adempimento in esame, non abbia affrontato la questione del termine di presentazione. Ritenuta sulle ristrutturazioni È corretta la procedura secondo cui la banca esegue la ritenuta del 4% (ora dell' 8%) verso un contribuente minimo come un piccolo artigiano edile? Il tutto considerando che il contribuente non è soggetto sostituto d' imposta? A. C. Risponde Fabrizio G. Poggiani I ricavi e i compensi dei soggetti che operano in regime dei minimi Continua > 8

12 Pagina 24 < Segue Italia Oggi (articolo 27, commi 1 e 2, del dl 98/11) «non» sono soggetti a ritenuta d' acconto da parte del sostituto d' imposta, con la conseguenza che, in via di principio, il contribuente minimo deve rilasciare una specifica dichiarazione al sostituto dalla quale risulti che il reddito prodotto è soggetto al regime di favore e quindi a imposta sostitutiva (5%) Con riferimento alle ritenute sui bonifici da ristrutturazione e/o da risparmio energetico, di cui all' art. 16 bis, dpr 917/1986, l' Agenzia delle entrate è intervenuta con uno specifico documento di prassi (risoluzione 47/E/2013) per il 2012, giacché sono stati numerosi gli artigiani in regime dei minimi che hanno svolto interventi di ristrutturazione o simili soggetti alle detrazioni fiscali e che si sono visti applicare dalle banche le ritenute d' acconto del 4% (ora 8%). In analogia con quanto prescritto «limitatamente» e «esclusivamente» per il periodo d' imposta 2012, si ritiene che il soggetto minimo possa non essere inciso da detta ritenuta dietro presentazione dell' apposita dichiarazione alla banca o all' ufficio postale presso cui risulta correntista, ma lo stesso, nel caso in cui subisca la detta ritenuta, dovrà essere posto in grado di recuperarla presentando una specifica istanza, di cui all' art. 38, dpr 600/1973 oppure in sede dichiarativa, a condizione che le ritenute subite siano state regolarmente certificate dal sostituto d' imposta, che a sua volta è tenuto a indicarle nel modello dei sostituti (770). Infatti, si dovrebbe poter seguire le indicazioni fornite con il documento di prassi indicato secondo le quali, sebbene limitatamente al 2012 e in assenza di apposito rigo nel quadro «LM» con riferimento al modello Unico PF 2013 Redditi 2012, il soggetto minimo poteva scomputare le ritenute inserendo il codice «1», nel campo «Situazioni particolari» posto nel frontespizio della dichiarazione in corrispondenza del riquadro dedicato alla firma, con ulteriore riporto delle ritenute subite (complessivamente e indistintamente) nel quadro «RS», rigo «RS33», colonna «2», scomputando le stesse nel quadro «LM», rigo «LM13» o nel quadro «RN 32». Credito d' imposta Irap In virtù del nuovo credito d' imposta Irap, essendoci la possibilità della sua compensazione nel modello F24, esso va anche dichiarato nel quadro RU? B. M. Risponde Fabrizio G. Poggiani Si ritiene che il gentile lettore, non avendolo specificato, faccia riferimento al credito d' imposta per i soggetti che determinano il valore della produzione ai sensi degli articoli 5 e 9, dlgs 446/1997 e che non si avvalgono di lavoratori dipendenti pari al 10% dell' imposta lorda determinata secondo il detto provvedimento, a partire dall' anno di presentazione della corrispondente dichiarazione Irap. Si ricorda che la nuova agevolazione spetta a partire dall' 1/1/2015 e che il relativo credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione a partire, come detto, dal periodo d' imposta in cui viene presentata la dichiarazione interessata, con la conseguenza che il problema impatterà sulla dichiarazione Unico 2016 redditi Pertanto, evidenziando che è alquanto prematuro sapere oggi se sarà previsto un rigo dedicato nel quadro «RU» di Unico 2016 e che lo stesso quadro «RU», recentemente, ha subito notevoli semplificazioni, non è da escluderne l' obbligo, come si evincerà dalle relative istruzioni. 9

13 Pagina 2 Il Sole 24 Ore LA LEZIONE GRECA. Le ricette semplicistiche e le scelte giuste per la crescita Mentre la situazione economica in Italia e nella Eurozona sembra schiarirsi, dopo sei anni di crisi, l' esito delle elezioni in Grecia viene considerato da molti come lo strumento per ribaltare le politiche europee con slogan di fine all' austerità e di ristrutturazione del debito. Sono ricette semplicistiche perché la vera parola d' ordine per l' Eurozona (e l' Italia) è quella degli investimenti e della innovazione, delle infrastrutture e del lavoro in un contesto di riforme strutturali convergenti. È questa una direttrice su cui anche il Governo italiano deve insistere. La situazione Greca. Ci vuole innanzitutto concretezza di valutazione su tre elementi. Quello della pessima (e truccata) gestione delle finanze pubbliche greche prima e dopo l' entrata nell' euro, peraltro rilevate solo a crisi esplosa nel 2009 dalle Istituzioni europee. Quello dei prestiti concessi alla Grecia durante la crisi e degli obblighi di rispettare gli impegni rimborsando i creditori e attuando le riforme strutturali. Quello delle attuali drammatiche condizioni di disoccupazione e di indigenza della popolazione greca. Nella sostanza i principali problemi di fronte ai quali la Grecia e l' Eurozona si trovano sono due. Il primo è come Atene potrà risollevarsi stante la situazione della disoccupazione al 26% (con quella giovanile al 50%), la caduta del Pil quasi un quarto dall' inizio della crisi, un debito pubblico sul Pil al 176% (pari a circa 320 miliardi). Il secondo è se una ristrutturazione significativa del debito greco sia realisticamente accettabile. Per rispondere bisogna tenere presente che andrebbe a gravare per il 68% sull' Eurozona (cioè sui fondi Efsf ed Esm nonché Bce), per un altro 12 % sull' Fmi, per il 5% su altri creditori mentre solo il 15% è sul mercato. Né va dimenticato che i prestiti sono stati concessi a condizioni ottime avendo, secondo il presidente del Fondo Salva stati europeo Klaus Regling, una durata media di 32 anni e interessi intorno all' 1,5% dopo che nel 2012 i creditori privati hanno già subito un taglio di 100 miliardi. Continua pagina 2 Alberto Quadrio Curzio Continua da pagina 1 Infrastrutture commissariate. Le risposte a questi quesiti sono state le più varie e anche opposte. Per esempio c' è chi sostiene che l' equità giustifica il condono del debito greco perché gran parte dello stesso verso le istituzioni pubbliche è andato a beneficio dei creditori privati e non dei greci. Con questa affermazione parziale non si tiene conto, tra l' altro, che la crisi del debito sovrano greco sui mercati finanziari non Continua > 10

14 Pagina 2 < Segue Il Sole 24 Ore lasciava altra scelta se non quella del default con l' effetto domino di scardinare l' euro. La via per risolvere il problema greco non è una nuova ristrutturazione del debito ma un rilancio dell' occupazione e della crescita sia con un piano di investimenti pubblici finanziati e governati in modo commissariale dalla Ue sia con condizioni favorevoli agli investimenti esteri. Da questo punto di vista la notizia che il Governo greco sta bloccando la privatizzazione della compagnia elettrica e del porto del Pireo sono molto preoccupanti perché l' economa reale greca da sola non si risolleverà. La Grecia non ha bisogno di un altro "effetto Olimpiadi" ma di efficienza produttiva con riforme strutturali. L' Eurozona: errori e aperture. Noi abbiamo spesso criticato la Uem per la lentezza nell' intervento sulla Grecia che ha generato una crisi debitoria contagiando anche altri Paesi tra cui l' Italia. Abbiamo anche lamentato l' assenza di un piano europeo di investimenti per bilanciare la ristrutturazione del disastroso apparato pubblico greco. Non ci sentiamo però di bocciare il programma di prestiti alla Grecia e le modalità di rimborso. Per questo dobbiamo valutare con attenzione i pro e i contro di una ulteriore ristrutturazione del debito greco per gli effetti che avrebbe sia sui mercati sia sulla stessa reputazione istituzionale della Uem. Ciò non esclude che aggiustamenti siano possibili tenendo però presente che rilanciare l' economia greca (che pesa meno del 2% del Pil della Uem e il 3,3% della popolazione) non è un' operazione difficile mentre sarebbe molto pericoloso, anche in termini di reputazione istituzionale, soccombere ad una ristrutturazione radicale del debito andando contro tutta la costruzione di salvataggio che la Uem e la Bce (nonché l' Fmi) hanno posto in essere. Gli effetti contagio potrebbero essere gravi. Anche perché l' Eurozona appare adesso più aperta a misure per la crescita sia con regole più flessibili nell' applicazione del patto di stabilità e crescita sia con il piano Juncker sia con il Qe di Draghi L' Italia per gli investimenti. Pensare che l' Italia dovrebbe fare leva sul caso greco per avere più flessibilità sui nostri conti pubblici non ha senso e perciò il Governo deve mantenere quella che per il nostro Paese e la Uem è la migliore linea costruttiva: spingere gli investimenti e continuare sulla strada delle riforme strutturali. Va inoltre rilevato che l' Italia nel caso di ristrutturazione del debito greco dovrebbe ragionare su quanto dei suoi 40 miliardi di crediti diretti e indiretti alla Grecia andrebbe perduto e in questo conto considerare anche che noi ci siamo finanziati sui mercati a tassi ben superiori all' 1,5% dei prestiti concessi ad Atene. L' Italia deve quindi sostenere gli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali finanziati con iniziative europee potenziate e che abbiano, nella misura in cui lo siano a scala nazionale, maggiori flessibilità di bilancio. Bisogna anche rilanciare con forza la proposta degli eurobond (da emettere tramite lo ESM modificato) anche per assorbire una parte dei debiti pubblici della eurozona(di cui beneficerebbe pure la Grecia). L' Italia non può mettesi nella scia della Grecia ma deve spingere le Istituzioni europee su una direttrice di economia reale e di investimenti che genererebbe vantaggi multipli, compresi quelli alla Germania. Un grande Paese europeista che, superate le troppe rigidità, dovrà ritornare ad essere il motore dell' Eurozona. Alberto Quadrio Curzio. 11

15 Pagina 25 Italia Oggi Il fisco scende in campo per il fair play tributario Agenzia delle entrate in campo per il fair play tributario. Sono stati, infatti, firmati ieri i protocolli di intesa tra l' amministrazione finanziaria, la Federazione italiana giuoco calcio e la Federazione italiana pallacanestro, validi fino a febbraio 2016, per lo scambio delle informazioni al fine di verificare l' equilibrio finanziario delle società sportive protezionistiche. Gli accordi, sottoscritti alla presenza del direttore delle Entrare, Rossella Orlandi, del presidente della Figc, Carlo Tavecchio e del presidente della Fip, Giovanni Petrucci, prevedono due differenti fasi. Nel primo periodo le Federazioni comunicheranno al fisco l' elenco delle società sportive professionistiche per consentire la verifica degli adempimenti tributari. Successivamente, l' Agenzia invierà alle Federazioni i risultati delle verifiche fiscali. Quest' ultime avranno ad oggetto: i pagamenti Iva relativi all' anno di imposta 2014, i pagamenti Ires, Irap e delle ritenute Irpef sui redditi di lavoro dipendente, i pagamenti rateali delle somme dovute a seguito della liquidazione degli stessi tributi relativi a dichiarazioni con periodi d' imposta precedenti. Sarà verificato, infine, anche l' avvenuto pagamento delle imposte e delle ritenute relative ad atti divenuti definitivi, con cartelle notificate entro il 30 aprile

16 Pagina 25 Italia Oggi Dalle entrate. Unico 2015 abbraccia gli 80 euro Il bonus da 80 euro sbarca nel modello Unico 2015 delle persone fisiche mentre nelle dichiarazioni delle società, sia di capitali che di persone, cura dimagrante per i dati del frontespizio. Sono queste, tra le altre, le principali novità contenute nei nuovi modelli di dichiarazione dei redditi da utilizzare per il periodo d' imposta Con distinti provvedimenti del direttore dell' Agenzia delle entrate sono stati infatti approvati, nella serata di ieri, i modelli Unico2015 PF, Unico2015SC, Unico2015SP, Unico2015ENC nonché il modello per il Consolidato nazionale e mondiale Nel modello di dichiarazione delle persone fisiche la novità più importante è, dunque, la liquidazione del bonus degli 80 euro introdotto dall' esecutivo con decorrenza dal mese di maggio Nei modelli delle società di capitali e di persone la principale novità che emerge riguarda la semplificazione dei dati del frontespizio. Da quest' ultimo sono stati, infatti, eliminati i campi relativi alla sede legale e al domicilio fiscale della società o associazione e quelli relativi all' indirizzo estero del rappresentante firmatario della dichiarazione. Tra le altre novità della dichiarazione delle persone fisiche da segnalare inoltre il debutto della cedolare secca ad aliquota ridotta del 10%, nonché del c.d. bonus art ovvero del credito d' imposta nella misura del 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate a sostegno della cultura. Federalismo fiscale a tutto gas nel modello Irap2015. Sono molteplici le nuove agevolazioni, riduzioni o maggiorazioni di aliquote dell' imposta regionale sulle attività produttive che interessano la dichiarazione per il periodo d' imposta Lo schema del federalismo Irap è contenuto nelle istruzioni del modello di dichiarazione approvate ieri, assieme al modello stesso, con apposito provvedimento del direttore dell' Agenzia delle entrate Rossella Orlandi. Per il resto sia la modulistica che le istruzioni ricalcano, almeno a grandi linee, il contenuto di quelle relative allo scorso anno. Per quanto riguarda la girandola delle aliquote connesse alla potestà impositiva delle regioni e delle province autonome, i contribuenti dovranno fare estrema attenzione alle novità di quest' anno per non incorrere in errori nella determinazione sia del saldo per il periodo d' imposta 2014 sia degli acconti dovuti per l' anno ANDREA BONGI 13

17 Pagina 3 Il Sole 24 Ore Banca d' Italia. «Dopo il Qe prospettive positive» Visco: «Jobs act nella giusta direzione Segnali di crescita» ROMA «Con le più recenti riforme, quella del 2012 e quella in fieri delineata nel Jobs Act, l' Italia ha mosso passi importanti nella giusta direzione nel mercato del lavoro». La promozione dell' azione di riforma del governo viene dal Governatore della Banca d' Italia, Ignazio Visco, che ieri ha tenuto una lezione su "capitale umano e crescita" all' Università Cattolica del Sacro Cuore per celebrare il 15esimo anno della facoltà di Economia di Roma. Una lezione che si è svolta in un' aula gremita di studenti ma anche di esponenti di punta del mondo economico e politico,come il braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta. La lezione è stata introdotta dal rettore, Franco Anelli, secondo il quale «oggi ci sono troppi vincoli burocratici e legislativi che impediscono agli atenei di rinnovare e rimodulare le loro proposte formative». E' toccato poi all' economista Giacomo Vaciago presentare lo studioso Ignazio Visco, che nei suoi libri sul capitale umano si richiama spesso al Keynes delle "Prospettive economiche dei nostri nipoti" e al tema di come fare fronte ai problemi posti dalla disoccupazione tecnologica; e che deve moltissimo al suo insegnante, Federico Caffè(celebrato proprio ieri pomeriggio dal governatore nel paese di nascita, Pescara). Infine, Visco si è pronunciato sul Jobs Act: «Tre punti sono particolarmente importanti» ha spiegato. Si tratta della «riduzione della segmentazione tra diverse categorie di lavoratori, l' aumento della flessibilità in entrata e in uscita, accompagnato da un ampliamento delle misure a sostegno dei lavoratori disoccupati; la revisione, ancora da completare, delle politiche attive». Per Visco «ne possono derivare benefici in termini di una più efficiente allocazione della forza lavoro verso i settori e le imprese più produttive, e di maggiori incentivi, sia dei lavoratori sia degli imprenditori, a investire sull' adeguamento continuo delle competenze e delle conoscenze». Pur essendosi prefisso di non parlare di questioni contingenti, Visco ha comunque sottolineato che sul futuro dell' economia italiana «dobbiamo essere ottimisti» perchè «anche da noi ci sono segnali positivi dopo gli interventi che ci sono stati» con un riferimento al Qe da miliardi deciso la scorsa settimana dal governing council della Bce. D' altro parte, era stato il vicedirettore generale della Banca d' Italia, Fabio Panetta, a chiarire qualche giorno fa che l' intervento di Quantitative easing permetterà di innalzare sensibilmente la crescita quest' anno correggendo al rialzo le previsioni appena presentate da via Nazionale (con ogni probabilità la spinta impressa all' economia, nei calcoli di Bankitalia, non differisce troppo da quell' 1,8 per cento di crescita in più nel biennio formulato da Continua > 14

18 Pagina 3 < Segue Il Sole 24 Ore Confindustria). E tuttavia, Visco non ha nascosto che «la crisi rischia di lasciare un segno permanente nelle nostre economie, ben oltre il breve termine». Dopo aver ricordato che sette anni di crisi hanno prodotto una riduzione di circa 9 punti nella produzione annuale di beni e servizi, che dal 2007 ad oggi il tasso di disoccupazione è più che raddoppiato e i disoccupati sono cresciuti di due milioni di unità, il governatore si è soffermato sulle difficoltà di fondo di un' economia che già nei dieci anni precedenti alla crisi aveva mostrato un produttività totale dei fattori a crescita bassissima (0,2 per cento annuo, contro lo 0,7 medio di Eurolandia). «Per tornare a una crescita economica stabile e sostenuta ha affermato non basterà quindi uscire dall' attuale congiuntura, ma occorrerà abbattere gli ostacoli strutturali della nostra economia e società». Bankitalia da tempo nei suoi studi ne ha sottolineati molti, ha ricordato Visco. E ha elencato: «Il difetto di concorrenza nel funzionamento del mercato dei beni e servizi, la bassa efficienza della Pubblica amministrazione, il peso insopportabile della criminalità e della corruzione. Tra questi, rientra tuttavia anche una preoccupante carenza di capitale umano». Agli studenti, Visco ha citato l' esempio della Corea, che nel 1997 fu investita da una crisi drammatica, tanto che, dice, secondo il premio Nobel Paul Krugman era addirittura da ritenersi spacciata. Poi, ha raccontato, evocando ricordi personali di quando era all' Ocse, il paese decise di puntare sull' economia della conoscenza. «E così ha concluso in pochi anni un paese che ancora nel 1980 aveva lo stesso livello tecnologico del Ghana, ha investito moltissimo su scuola e nuove tecnologie e, con la Samsung, ha conquistato il mondo». RIPRODUZIONE RISERVATA R.Boc. 15

19 Pagina 27 Italia Oggi patto stabilità. Comuni, il restyling gira a vuoto MATTEO BARBERO Nulla di fatto, per ora, sulla rimodulazione degli obiettivi di Patto dei comuni. La Conferenza stato città e autonomie locali riunita ieri in seduta straordinaria, infatti, ha deciso di rinviare l' esame del decreto del Mef previsto dal comma 489 della legge di Stabilità 2015 (legge 190/2014). Tale norma (modificando l' art. 31, comma 2, della legge 183/2011) ha previsto che via XX Settembre possa, su proposta dell' Anci e dell' Upi, modificare i target di finanza pubblica imposti ai sindaci per tenere conto di una serie di fattori critici tali da giustificare qualche aggiustamento nei pesi che regolano la distribuzione dei sacrifici previsti dalla manovra. In particolare, si fa riferimento alle maggiori funzioni assegnate alle città metropolitane, nonché agli oneri connessi ad interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici e del territorio, all' esercizio della funzione di ente capofila ed a sentenze passate in giudicato a seguito di procedure di esproprio o di contenziosi connessi a cedimenti strutturali. In base al dettato normativo, tale rimodulazione dovrebbe essere definita entro il 31 gennaio 2015 «a invarianza dell' obiettivo di comparto». Ciò significa che eventuali sconti concessi ad alcuni enti devono essere compensati da un aggravio a carico degli altri. Il che ovviamente rende problematica l' applicazione del meccanismo. Significativo, al riguardo, è il precedente dei comuni capofila di convenzione: tali enti, gestendo funzioni e servizi anche per conto di altri enti, presentano maggiori livelli di spesa, che li penalizzano in sede di quantificazione dell' obiettivo di Patto. Per ovviare, l' art. 31, comma 6 bis, della legge n. 183/2011 ha previsto la possibilità di ridurre il loro target, ma l' ha subordinata ad un corrispondente aumento di quelli degli altri comuni associati. Tale disciplina, introdotta lo scorso anno, ha avuto limitata applicazione, in quanto è mancato un presupposto essenziale, ossia l' assenso da parte dei comuni non capofila al peggioramento del proprio obiettivo. Lo stesso problema si sta riproponendo quest' anno e rischia di bloccare tutto. Riproduzione riservata 16

20 Pagina 7 Il Sole 24 Ore Il lavoro alla Consulta. Depositato appena quattro giorni fa lo stop ai referendum delle Regioni per bloccare la riforma Dal 2011 la firma su 39 sentenze e 24 ordinanze. Da giudice l' ultima pronuncia sul taglio dei tribunalini ROMA L' ultima pronuncia della Corte costituzionale redatta dal giudice Sergio Mattarella oggi candidato a presidente della Repubblica è stata depositata appena quattro giorni fa, e certo non piace a Regioni e Comuni (e a molti ordini forensi) che negli ultimi anni hanno lottato contro il taglio, per ragioni organizzative e di spending review, di tribunali e uffici giudiziari sparsi sul territorio. La sentenza n. 5/2015 boccia infatti i tre quesiti referendari promossi da ben cinque regioni (con l' appoggio di altre quattro) per ripristinare i 30 tribunali e procure e le 220 sezioni distaccate di tribunale soppressi nel 2012 dal governo Monti, attraverso l' abrogazione di sedi giudiziarie elencate nelle tabelle dell' Ordinamento giudiziario (la cosiddetta geografia giudiziaria). Richiesta inammissibile, spiega la Corte, coerente con la sua giurisprudenza, «attesa l' inidoneità dello strumento referendario a raggiungere il fine» insito nei quesiti: «fare "rivivere", in tutto o in parte, le disposizioni che prevedevano gli uffici giudiziari soppressi». Avvocato e docente di Diritto parlamentare, oltre che politico di razza, Mattarella siede a palazzo della Consulta dall' ottobre del Uomo notoriamente pacato e riflessivo («Forlani, in confronto a Mattarella, è un movimentista», secondo una battuta attribuita a Ciriaco De Mita), lo stile di Mattarella si riflette nelle "sue" sentenze costituzionali (anche se è bene ricordare che le decisioni della Consulta sono sempre collegiali), generalmente chiare e poco prolisse. Anche per questo spicca, tra le 63 pronunce (39 sentenze e 24 ordinanze) firmate in qualità da relatore in poco più di tre anni alla Corte, la chilometrica sentenza n. 39/2014 sul decreto legge "Salva Enti" (Dl 174/2012), varato dal premier Monti dopo lo scandalo delle spese pazze dei partiti nelle Regioni. Obiettivo: ridurre i costi della politica e soprattutto a introdurre controlli più incisivi su attività e spese dei gruppi politici dei consigli regionali. La sentenza Mattarella salva l' impianto della legge, riconoscendo il suo carattere di norma fondamentale per «l' armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica». Ma dichiara l' illegittimità di numerose disposizioni che pretendevano di regolare le modalità e i rapporti tra giunta e consiglio regionale. Con la sentenza (99/2014), sempre firmata da Mattarella, la Corte ha invece assolto l' obbligo per i consiglieri regionali e i titolari di qualsiasi carica elettiva, di svolgere gratuitamente eventuali altri Continua > 17

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