ITET, Convegno su La crisi dell Occidente e l arrivo dell Islam in Europa

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1 ITET, Convegno su La crisi dell Occidente e l arrivo dell Islam in Europa Si è svolto, nel pomeriggio di venerdì 29 settembre, nell Aula Magna dell ITET Leonardo da Vinci di Milazzo, il primo convegno tematico del nuovo anno accademico, dal titolo La crisi dell Occidente e l arrivo dell Islam in Europa, organizzato dall associazione Soroptimist International Club di Milazzo in collaborazione con la scuola diretta dalla preside Stefania Scolaro. Relatore dell incontro, il teologo e filosofo di origini spagnole Padre Miguel Cavallé Puig, sacerdote dei Legionari di Cristo che da tanti anni vive in Italia, coordinatore in Sicilia, dal 2003, del Movimento di Apostolato Regnum Christi, nonché fondatore e direttore di diverse Ong che si occupano di assistenza e formazione dei poveri nei Paesi in via di sviluppo. La preside Stefania Scolaro, nel suo intervento introduttivo, ha sottolineato il ruolo della sua scuola nel portare avanti tematiche di grande attualità, come quella di stasera, con l obiettivo, ogni volta, di mettere in risalto gli aspetti positivi che possono avvicinare le diverse comunità, e che devono trovare la base nella reciproca accettazione e nel rispetto delle regole comuni. Per la Soroptimist ha preso la parola la presidente della sezione milazzese, Maria Bellan Magliarditi,

2 la quale ha spiegato gli scopi dell associazione, un service club riservato alle donne: Sostenere i diritti umani, il volontariato, la pace nel mondo; favorire l accettazione delle diversità culturali, sociali, religiose. Spesso ha aggiunto siamo bombardati da notizie fuorvianti che possono metterci paura. Dobbiamo evitare di cadere nella paura. Padre Miguel Cavallé Puig ha esordito definendo l argomento in questione di estrema attualità, ma allo stesso tempo molto complesso, proponendosi di trattarlo in modo sintetico per favorirne una più agevole comprensione. Occorre tentare di capire ha detto i tempi in cui viviamo e cercare di vincere l indifferenza, per costruire un futuro migliore. Ci troviamo in un momento di passaggio da un epoca ad un altra, di crisi dello status quo esistente nella società occidentale, e ciò richiede di effettuare delle scelte. Il passaggio verso un altro modo di vivere, nell epoca del disordine mondiale che stiamo vivendo, fatta di tensioni, compulsioni e instabilità, può rappresentare un pericolo, ma anche un opportunità perché, quando le cose cambiano, bisogna discernere, compiere delle scelte: ciò richiede che ognuno dia il meglio di sé, altrimenti risulta difficile andare avanti. Padre Miguel è passato poi ad elencare, spiegandole una ad una, le varie componenti della crisi che i Paesi occidentali stanno vivendo. Innanzitutto ha affermato il teologo, vi è una crisi in ambito politico, caratterizzata da crescente sfiducia nelle istituzioni, ripresa dei populismi e avanzamento dei partiti anti-sistema. Una crisi che coinvolge tutta l Unione Europea e che ripropone, per certi versi, alcuni scenari tipici della Guerra Fredda. Poi vi è una crisi economica che ha comportato una tendenza

3 all impoverimento e una riduzione della classe media; una crisi sociale di cui è segno l insicurezza dovuta ad un fenomeno migratorio che fino a poco tempo fa non esisteva in queste dimensioni e che, adesso, sta arrivando a cambiare la vita sociale nei nostri Paesi, con la creazione di ghetti nelle città per mancanza di integrazione. Inoltre, una crisi di valori in ambito familiare e anche in quello religioso, con la secolarizzazione e l apostasia silenziosa, come la chiamava Papa Giovanni Paolo II, cioè il progressivo allontanamento dalla fede e dalla Chiesa (ricordiamo anche che i cristiani nel mondo sono la minoranza più perseguitata). Ancora: una crisi demografica, con la diminuzione dei figli per coppia che segnerà il destino della civiltà occidentale, avviata, di questo passo, ad essere sostituita, se si considera che gli immigrati musulmani fanno molti figli. Infine, una crisi geopolitica generata dall indebolimento della leadership mondiale e dall emergere di nuove potenze che rendono più difficile trovare degli equilibri, con gli inevitabili conflitti che ne derivano. Il rifiuto delle nostre radici ha proseguito Padre Miguel -, il relativismo, il nichilismo, la post-verità, uniti ad un crescente soggettivismo per il quale ognuno si fa dio di sé stesso e che conduce all amoralità, rappresentano le cause del declino della civiltà occidentale. Una pianta senza radici muore, si secca. Una società sradicata è destinata a perire, esposta alle intemperie. Per concludere, lo studioso si è soffermato si alcuni aspetti della religione islamica, ritenuti incompatibili con una società democratica di stampo moderno. Riferendosi al Corano, ha affermato: Quando un libro si considera dettato da Dio, a

4 differenza della Bibbia che è ispirata a Dio, chi mai oserebbe metterne in discussione le prescrizioni, come quella, per esempio, di uccidere gli infedeli? Negli ultimi decenni prosegue ancora abbiamo assistito alla nascita di movimenti che vogliono vendicare l umiliazione della colonizzazione e rifondare l Islam delle origini, quello di Maometto, basato sulla violenza e la sharia obbligatoria per tutti. E importante, certo, distinguere le varie correnti presenti nel mondo islamico e i vari modi di vivere l Islam da parte dei credenti. La domanda che bisogna porsi, però, è la seguente: può l Islam adattarsi al mondo moderno, alla democrazia? Potrebbe esistere la possibilità di una conciliazione, di una convivenza pacifica?. Per realizzare un dialogo ha concluso l ecclesiastico -, è importante che vi siano due entità, due istituzioni che sanno quello che sono. Noi ormai non sappiamo più cosa siamo; gli islamici, invece, hanno un identità molto chiara. Se una parte manca di una identità ben definita, è facile che venga sostituita dall altra. L Europa deve riscoprire la propria identità, recuperare la forza della ragione, come diceva Oriana Fallaci, per costruire una realtà che ci permetta di dialogare in apertura, superando il relativismo: questo richiede un grande impegno da parte di tutti. Un fallimento dei tentativi di incontro potrebbe sfociare, un domani, nello scontro. Ipotesi che scongiuriamo vivamente.

5 L impegno di Nino Pracanica e Gina Privitera nella valorizzazione delle tradizioni siciliane Dopo vari mesi che non ci vedevamo, all inizio di questa settimana sono andato a trovare il mio caro amico Maestro Nino Pracanica al Monastero delle Benedettine del Castello di Milazzo, luogo dove egli, ormai da

6 diversi anni, sempre in stretta collaborazione con la moglie Gina Previtera, cura un piccolo laboratorio artigianale nel quale sono esposte le loro molteplici creazioni, ed entrambi svolgono, instancabilmente, un encomiabile opera di evangelizzazione culturale in favore dei numerosi visitatori giornalieri, turisti provenienti da ogni parte d Italia e anche dall estero. Con mio grande piacere, entrando ho potuto subito notare, appeso all ingresso, l articolo dedicato alla straordinaria carriera dei due coniugi apparso circa un anno fa sulle colonne di questo blog, scritto da me in occasione della presentazione del libro Le savoir-faire di Gina, amorevole omaggio letterario di Nino Pracanica alla sua inseparabile consorte. Chiacchierando col Maestro è venuta fuori, tra le altre cose, l idea di avviare a breve tra di noi una collaborazione artistica, impreziosita vieppiù con l aggiunta della giovanissima Valeria Di Brisco, cantante e attrice teatrale di grande talento, per la realizzazione di un progetto, da lui stesso ideato, che si propone di coniugare musiche e poesie della tradizione siciliana. Tra gli impegni più recenti della coppia Pracanica-Previtera, si segnala, nel campo della recitazione, la partecipazione ad uno spettacolo al Teatro Greco di Akrai a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, il 30 luglio scorso, dove i due hanno portato in scena, assieme ad altri attori e musicisti, il loro lavoro intitolato Storie, miti e leggende di Sicilia : una commedia incentrata sulle vicende di sei personaggi legati alla tradizione popolare dell Isola, raccontati dal punto di vista di un siciliano. Il nostro obiettivo mi informa il Maestro Pracanica è contribuire alla nascita di un teatro siciliano, inteso non come luogo fisico, bensì quale percorso di ricerca composto da storie, leggende, poesie e commedie, che ancora vivono in una fase embrionale, e volto al recupero dei racconti della tradizione

7 e di una vasta serie di avvenimenti, affrontati tutti secondo la prospettiva di un siculo, e arricchiti, inoltre, con la creazione di imagines, cioè delle maschere realizzate da mia moglie e da me, che servono a descrivere con più efficacia la nostra visione agli spettatori. Sabato 30 settembre, una delegazione della Confraternita Cristiana dei Cavalieri Templari Federiciani, per volontà del Gran Maestro Corrado Armeri, sarà presente al Castello di Milazzo per consegnare alla coppia il Premio Federico II, per il meritorio lavoro di ricerca svolto nel campo delle tradizioni siciliane e come esempio di vita cristiana in quanto custode e divulgatrice del patrimonio culturale isolano. Il 7 ottobre Nino Pracanica e Gina Previtera saranno ospiti a Trapani nell ambito di un convegno organizzato dal prof. Francesco Torre, geologo dell Università di Bologna noto anche per il suo intento di istituire una Università del Mediterraneo che dovrebbe condurre alla creazione di un quinto ateneo siciliano nella città di Trapani -, cui parteciperanno studiosi di livello europeo come il glottologo Enrico Caltagirone e lo storico Claudio D Angelo. In quell occasione Nino Pracanica, partendo dal progetto di teatro siculo, delineerà, attraverso il racconto Le strade dei re, di cui è autore, le tappe salienti della storia del popolo siciliano a partire dalle origini; ciò gli consentirà di introdurre, in via generale, una serie di tematiche che successivamente verranno sviluppate, in maniera più specifica, dagli altri relatori, secondo la rispettiva competenza specialistica. In attesa di questi e tanti altri prestigiosi appuntamenti che li vedranno coinvolti, di cui aggiorneremo i lettori, non resta che rivolgere a Nino e Gina un sincero augurio per un avvenire sempre più gratificante.

8 Nuove paleontologiche Milazzo scoperte a Capo Capo Milazzo, lingua di terra sulla costa nord orientale della Sicilia, protesa nel mar Tirreno per circa sette chilometri, apprezzata per le sue bellezze naturali, paesaggistiche è meta ogni anno di turisti da ogni parte del mondo. Tra le peculiarità di questa penisola, ci sono rilevanti aspetti scientifici di botanica, zoologia, geologia, paleontologia e archeologia, e che attirano ulteriormente l interesse di studiosi e ricercatori da ogni parte del mondo. In questi ultimi anni, grazie anche all impegno profuso di associazioni locali, come Associazione Amici di Milazzo che ha tenuto rapporti con varie università, organizzando e sponsorizzando manifestazioni a carattere scientifico, che hanno visto Capo Milazzo inserita nel circuito di visita di congressi scientifici tenuti in Sicilia. La maggiore attenzione degli studiosi e le approfondite ricerche sul territorio, sono stati ripagati con il risultato di scoperte degne di nota. Eccone alcuni : Recentemente il Prof. Francesco Sciuto, Paleontologo dell Università di Catania, ha scoperto a Punta Messinese, una specie nuova del Pleistocene Inferiore di Capo Milazzo; il Bythocythere mylaensis, il cui studio è stato pubblicato nel Bollettino n 48 del 15 Novembre 2009, della Società Paleontologica Italiana. (01.Bollettino-SPI-N48-del-2009) Nel 2015, due ricercatrici di paleontologia dell Università di Catania, la Prof. Antonietta Rosso e la Prof. Rossana

9 Sanfilippo, sempre a Capo Milazzo, hanno ulteriormente identificato una grotta con cospicua presenza di fossili della specie Astroides calycularis (coralli) e Scleractinia da essere definito come un giardino pendente di età tirreniana della Sicilia. La grotta è ubicata a circa 53 metri sul livello del mare, sopra Punta Rotolo lungo la strada provinciale che conduce a Capo Milazzo. La scoperta della grotta ed i successivi studi, sono stati esposti al convegno scientifico internazionale, Cave environments: present and past tenuto a Custonaci (TP) nel Nel mese di Gennaio del presente anno, la Società Paleontologica Italiana ha pubblicato sul suo Bollettino N 56 del 2017 (02.-Bollettino-SPI-N-56-del-2017) lo studio dettagliato della scoperta avuta a Capo Milazzo, curato dai Proff. Antonietta Rosso e Rossana Sanfilippo dell Università di Catania, dalla Prof. Agostina Vertino dell Università di Milano Bicocca e dal Prof. Helmut Zibrowius della Station Marine d Endoume di Marsiglia. Alla grotta è stato attribuito il nome dello scopritore, appassionato di paleontologia e storia Carmelo Fulco. locale, il milazzese

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13 Milazzo come era. Le SCUTE di San Giovanni e gli altri modi di predire il futuro La Scuta era un modo molto diffuso di interpellare i Santi o i morti per conoscere il futuro su problemi o situazioni importanti che assillavano chi la faceva. Per farla bisognava dire delle orazioni tramandate dalla tradizione popolare e imparate nella notte di Natale. Vi ricorrevano prevalentemente le persone che non avevano la possibilità economica di ricorrere alle prestazioni di coloro

14 che leggevano le carte, la mano,o che interpellavano i morti con il tavolo. Forse ora le scute sono scomparse o sono ridotte al lumicino. Nel periodo della guerra le scute hanno avuto il massimo delle esecuzioni perché tutti volevano avere notizie dei loro parenti che si trovavano al fronte. Non era raro sentire nelle botteghe di generi alimentari narrare l esito della scuta fatta per avere conferma,dai presenti,della interpretazione fatta e per chiedere chiarimenti su qualcosa ascoltato che aveva lasciato dubbi interpretativi. In quel periodo la vita cittadina era più a misura d uomo per cui le botteghe erano anche punto di incontro,di socializzazione mentre l esercente era considerata anche come una amica o una sorella maggiore. La Scuta più diffusa era quella di San Giovanni decollato. Veniva fatta prevalentemente a mezzanotte perché era raro il passaggio di persone, i rumori erano rari, e si cercava di dare un significato ad ogni parola,all abbaiare dei cani, ai miagolii e ad eventuale canto di uccelli. Al canto della Piola veniva dato un significato molto negativo. La scuta veniva fatta anche a mezzogiorno quando il via vai cittadino era molto ridotto. In tale occasione le cose da ascoltare e da osservare erano maggiori. Però a quella di mezzogiorno si deva minore credito. Si poteva fare anche da dietro una finestra o della porta di

15 casa però a condizione di essere in prossimità di un quadrivio. NOVENA DELLA MADRE DELLA VERDURA Per i sogni si ricorreva alla novena fatta alla Madonna della Verdura. Anche per questa si dovevano recitare delle orazioni, prima di andare a letto, specificando il motivo della novena. La novena bisognava farla in dei giorni stabiliti. Per i più ricordare i sogni era difficile per cui la novena veniva ripetuta più volte. PER CONOSCERE LA ATTIVITA DEL FUTURO MARITO Le ragazze nubili in attesa del principe azzurro per conoscere l attività del futuro marito scioglievano in un pentolino del piombo. Quando diventava liquido lo versavano in una bacinella piena di acqua fredda. Il piombo per il contrasto termico si solidificava assumendo forma diversa. Dalla nuova forma assunta dal piombo si cercava di individuare il mestiere del futuro marito. Tutte cose di altri tempi di un mondo che non c è più. LUTE di Milazzo: Iniziano le iscrizioni per l anno 2017/18 Incomincia il 7 anno di attività della LUTE di Milazzo.

16 Venerdì 15 presso l ITT Majorana si è svolta la presentazione dei corsi per il 2017/18. Come ormai da alcuni anni, particolarmente vasta è l offerta formativa organizzata in trimestri. Ben 112 sono i corsi (ma potrebbero aumentare ancora), articolati in 10 dipartimenti: Arte Musica e Spettacolo, Attività artistiche, Benessere, Conoscenza del territorio, Diritto Economia Scienze Umane e Storia, Informatica, Laboratori, Letterature, Lingue, Medicina e Scienze. Ai corsi si aggiungeranno, a partire da gennaio, delle conferenze sul 68, del quale ricorre il 50 anniversario, tenute da docenti universitari. L inizio delle iscrizioni per il nuovo anno accademico è previsto per martedì 19 settembre dalle ore 15,30 alle 17,30 presso l ITT Majorana. Le iscrizioni proseguiranno dal lunedì al venerdì nei medesimi orari fino all inaugurazione delle attività prevista per il 13 ottobre. (adb)

17 Milazzo vendemmia come era: La Ci fu un periodo, ormai molto lontano, che Milazzo era una importante città del vino sia per la quantità che per la qualità. Sin da allora la vendemmia era considerata e vissuta dai protagonisti non solo come lavoro ma anche come una festa per cui si svolgeva in una atmosfera lieta. Per la raccolta degli altri prodotti (olive, frutta varia, ortalizi, uva da tavola, ecc.) i proprietari si vedevano raramente sui fondi e delegavano per le incombenze i campieri.

18 In occasione della vendemmia con la conseguente pigiatura dell uva nel palmento i proprietari arrivavano sul fondo con tutta la famiglia e pranzavano in campagna insieme ai coloni ed ai lavoranti. Amavano fotografare le varie fasi fotografare insieme ai lavoratori. del lavoro e farsi La raccolta dei grappoli d uva avveniva in modo prevalente ad opera delle donne. L uva veniva depositata in delle ceste o dei contenitori di legno che venivano trasportati dagli uomini a spalla nel palmento. Quando il fondo era molto esteso ed il palmento distante spesso per il trasporto si ricorreva all utilizzazione di qualche asino. La pigiatura dell uva veniva fatta a piedi scalzi prevalentemente dagli uomini. All ora di pranzo pesce stocco per tutti innaffiato da un buon bicchiere di vino e l atmosfera diventava ancora più festosa. Ora da noi, sarà perché non ci sono più i ettari coltivati a vigneto dai quali, nel 1926, sono stati ricavati ben ettolitri di vino, se non fosse per i manifesti delle aziende vinicole che pubblicizzano il mosto nessuno ricorderebbe che sono iniziate le vendemmie. La produzione del vino coinvolgeva anche altre categorie di lavoratori: trasportatori, fabbricatori di botti, esperti per il travaso del vino quando nel fondo delle botti si formava deposito melmoso,rossastro,chiamato feccia,nel quale prevalgono Sali dell acido tartarico,pectine,tannini. La Feccia quantificata nel 1926 in oltre 4000 quintali veniva essiccata esponendola al sole sopra dei sacchi,anche sui marciapiedi,e poi inviata ad una industria farmaceutica di

19 Palermo. Per la notevole importanza rivestita dalla produzione vinicola venne istituita a Milazzo, nel 1903, per iniziativa dell on.nicola Fulci una delle tre Cantine sperimentali siciliane (le altre due erano a Noto ed a Marsala). Non poteva mancare la Festa dell uva con sfilate di carri allegorici. Manifestazione che cessò dichiarazione di guerra. nel 1940 a seguito della Ora tutto è cambiato. Le botti sono quasi scomparse come pure i palmenti. Tutto avviene con l ausilio di macchine ed il mosto viene fatto fermentare in giganteschi silos di metallo. La vendemmia non è più una festa. E solo un ciclo della lavorazione. Il rito secolare che avvicinava l uomo a Cerere è finito. Ora è l era delle macchine. Nostalgia? No! Constatazione che è finita una epoca che ha lasciato romantici ricordi. La Sicilia va in scena alla

20 mostra del cinema di Venezia NUNZIO GRINGERI TRA LE COLLABORAZIONI DI HAPPY WINTER Si è da poco conclusa la 74esima Mostra del Cinema di Venezia, un trionfo per la Sicilia che ha partecipato con tre produzioni cofinanziate dalla Sicilia Film Commission, organismo pubblico a sostegno delle produzioni che scelgono l isola come set per le loro riprese. A sfilare sul red carpet della kermesse Nunzio Gringeri, regista e documentarista messinese, che collabora con il regista Giovanni Totaro a Happy winter, cartolina socioantropologica della spiaggia di Mondello, a Palermo, e in qualche modo del Sud Italia.. Gringeri, classe 81, orienta la sua camera sulla Sicilia, sui suoi personaggi, gli artisti, senza trascurare le tematiche globali più scottanti, da Emilio Isgrò alla Primavera araba prendono vita nei suoi lavori. Quest anno ha condotto un Laboratorio di produzione del reportage audiovisivo all Istituto Leonardo Da Vinci di Milazzo, con l esperto di storia del cinema Antonio Nunzio Isgrò, e sta lavorando ad un nuovo progetto filmico dedicato allo Stretto di Messina. Cosa ha significato per te vivere la Mostra di Venezia? E stato un grande onore e un bel riconoscimento. Sono momenti come questi che restituiscono fiducia in se stessi e fanno capire che si sta percorrendo la strada giusta, dopo aver lavorato e investito tanto, senza vedere mai la luce. A Venezia ho avuto la fortuna di incontrare registi come Abdellatif Kechiche de La Vita di Adele, e Enrico Ghezzi, uno dei miei miti personali. Sono stati quattro giorni intensi e

21 positivi. Com è arrivato Happy Winter a Venezia? Il film ha una genesi atipica per un documentario che solitamente prevede un lungo calvario. Per Happy winter è stato diverso perché il regista, Giovanni Totaro, appena completato il suo ciclo di studi al Centro sperimentale di cinematografia, nel 2015, ha presentato il progetto del suo documentario all IDS Italian Doc Screening, evento dedicato all internazionalizzazione dei documentari italiani, e al MIA (Mercato Internazione Audiovisivo) dove ha avuto i primi riconoscimenti e conquistato i produttori. E stato premiato poi anche a Toronto al Forum Hot Docs per il suo appeal a livello internazionale. Così a giugno dell anno scorso abbiamo iniziato le riprese. Tre mesi di lavorazione folle perché il documentario coinvolge molti personaggi e sta in equilibrio tra la finzione e la documentazione. Il film ha dimostrato da subito delle grandi potenzialità, Giovanni ha lavorato con attori non professionisti che interpretano sé stessi e che vengono gestiti solo in parte, l obiettivo è quello di far emergere la loro identità ma si cerca allo stesso tempo di condurli su ciò che il regista vuole raccontare. Questo si è potuto fare solo grazie a una profonda conoscenza del personaggio e della situazione, di ciò che sarebbe potuto accadere, ci si muoveva come degli oracoli, pronti a cogliere ciò che poteva succedere e ogni volta travolti dalla meraviglia. Il tuo ruolo? Io sono stato operatore e coautore della fotografia con Paolo Ferrari, che è stato anche mio professore, e con cui abbiamo curato l aspetto estetico del film. Cosa credi che succedera riconoscimento di Venezia? ad Happy winter dopo il

22 E un film pensato per la sala, ha già una distribuzione, I wonder picture, ma non si conosce ancora una data di uscita. Happy winter è pensato anche e soprattutto per un pubblico straniero perciò avrà una vita anche fuori dall Italia. Tra l altro c è la Rai Cinema tra i produttori quindi penso ci sarà qualche passaggio in Rai. Chissà quando arriverà in Sicilia A breve! La prima proiezione fuori da Venezia è programmata per il primo ottobre a Palermo, in occasione dei IDS che inizia il suo percorso proprio da Palermo. In che acque naviga il genere del documentario nel cinema italiano? A mio avviso, le più grandi novità linguistiche ma anche tematiche degli ultimi anni stanno venendo fuori dal cinema del reale, l Italia si è sempre contraddistinta per la produzione di documentari e in questo momento forse anche gli spettatori chiedono di conoscere le storie che nessuno più racconta, la trama della realtà che attraverso il cinema italiano forse un po si è persa. Il documentario italiano con grandi autori come Gianfranco Rosi, Pietro Marcello e adesso Totaro, si sta riscoprendo. Pensi che il documentario si sia evoluto, che stia andando incontro ad una certa fame di realtà, di voyuerismo a cui gli spettatori si sono abituati grazie ai reality? I reality sono una speculazione, il documentario ha una base filmica la struttura narrativa, l immagine e oggi non è più il documentario d assalto di una volta. Happy winter è, se vogliamo, un opera pop e patinata con una grande cura dell immagine e del suono. E a cavallo tra il doc e il film. Quali consideri le tappe salienti del tuo lavoro di regista? I miei primi lavori di video arte li ho fatti durante

23 l Accademia delle Belle Arti. Avevo fatto un progetto con Monica Cavatoi dove indicavamo il legame tra i riti pasquali e la morte in Sicilia e quello è stato il primo tentativo di raccontare il reale. La prima volta che ho provato ad entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) di Palermo non sono stato selezionato, quello è stato un momento importante, ho capito che dovevo riprovarci perché il regista era esattamente quello che volevo fare. Sono andato in Libia (2011) con il giornalista Mauro Mondello a girare il mio primo vero documentario, Stateless. Era scoppiata la Primavera araba e io e Mauro sentivamo entrambi l urgenza di raccontare quello che stava accadendo, lui con la penna e io con la camera e 300 euro in tasca. Il documentario ha girato tantissimo, viene considerato un documento storico e racconta l indomani dello scoppio della guerra in Libia, quest estate ancora è stato proiettato in Francia. Sono cresciuto molto con questa esperienza, il mio sguardo sul reale è cambiato completamente. Durante il tuo ciclo di studi al CSC hai dedicato un saggio biografico ad Emilio Isgrò, autore del Seme d Arancia a Barcellona Pozzo di Gotto, so che non è stato mai proiettato nella provincia di Messina, ce ne vuoi parlare? Si, ho lavorato a I come Isgrò, un piccolo saggio biografico dedicato a Emilio Isgrò. Ciò che è venuto fuori non è un antologia delle sue opere ma è il recupero di una parte del suo lavoro non compiuto, come ad esempio il film cancellato che non arriva a realizzare, e in qualche modo nel mio film vive. All interno dell opera c è l opera. E stato importante il mio confronto con lui. Progetti in corso? Sto lavorando ad un film documentario sullo Stretto di Messina, si chiama Caronte, siamo in fase di produzione, stiamo cercando dei fondi e produttori. Siamo ottimisti,

24 abbiamo già preso contatti con una casa di produzione inglese e la prossima settimana andremo a Londra dove siamo stati selezionati al Raindance Festival. Tutto il resto è in divenire. https://www.facebook.com/pg/happywinter.film/videos/?ref=page_ internal -accreditati/giovanni-totaro-happy-winter La LUTE ricorda l assedio di Milazzo del Ricorre l anno prossimo il tricentenario del lungo assedio di Milazzo da parte delle truppe spagnole, che causò gravissimi danni alla città e determinò la successiva ricostruzione che

25 diede ad essa il volto architettonico che, nella sua zona storica, in parte mantiene ancora. Perduti i possedimenti italiani con la pace di Utrecht, la Spagna di Filippo V e Alberoni tentò di riguadagnare il rango di grande potenza mediterranea con la riconquista della Sicilia, in cui ebbero un ruolo centrale gli eventi che si svolsero a Milazzo e intorno ad essa. Dall estate del 1718 al 1719 si fronteggiarono, in difesa di Milazzo, truppe prima piemontesi e poi asburgiche, e, all attacco di essa, truppe spagnole, con effetti devastanti per la città e i suoi abitanti, i suoi edifici civili e religiosi e suoi interi quartieri, la sua economia e quella della Piana. La Lute ricorderà questa complessa e importante vicenda con un corso di dodici lezioni, che si propone di ricostruire le vicende belliche, con particolare riferimento ai luoghi, e di illustrare le distruzioni e la successiva ricostruzione della città. Dopo due lezioni introduttive di Bartolo Cannistrà sul tramonto della Spagna come grande potenza e sul tentativo di riconquista della Sicilia, e di Giuseppe Pandolfo sugli aspetti politici, economici e militari della Comarca di Milazzo nella Sicilia di Vittorio Amedeo, Girolamo Fuduli ricostruirà, nell arco di tre incontri, le vicende dell assedio attraverso la cartografia storica, il Diario di Domenico Barca e altre testimonianze letterari. Pandolfo traccerà un confronto fra gli eserciti degli assediati e degli assedianti (piemontesi, austriaci e spagnoli) e fra la piazzaforte di Milazzo e le altre fortezze di Sicilia. Cono Terranova descriverà lo stato della città alla vigilia dell assedio e poi durante l assedio, delineando una topografia delle distruzioni. Concluderanno il ciclo tre lezioni di Elvira D Amico che traccerà una mappatura della città primo-settecentesca, descrivendo le case milazzesi dopo l assedio spagnolo, illustrerà la ricostruzione settecentesca, e si soffermerà, in particolare, su un caso emblematico di

26 rifondazione urbana: la realizzazione della fontana del Mela. Per rendere partecipe tutta la popolazione, e in particolare il mondo della scuola, la Lute, oltre a questo ciclo di lezioni, organizzerà anche altre iniziative, In particolare, nella ricorrenza della battaglia del 15 ottobre 1718 allestirà -in collaborazione con la Società milazzese di storia patriauna Mostra. Inoltre, avuto l assenso del Comune, apporrà delle targhe che segnalino i luoghi dove nelle mura urbiche si aprivano le porte della città bassa e di quella alta, di cui oggi resta solo il nome nella memoria dei milazzesi più vecchi. 8 settembre 1943 armistizio Settantaquattro anni fa, l 8 settembre del 1943, venne reso pubblico l armistizio che l Italia aveva sottoscritto cinque giorni prima a Cassibile all insaputa dell alleato tedesco. La ricorrenza è passata quasi sotto silenzio anche se relativa ad un avvenimento che determinò una inversione di marcia e di tendenza che nel susseguirsi degli avvenimenti, determinò la riconquistata libertà politica del popolo, che travolse, tre anni dopo, la monarchia. Poiché il governo italiano non dava la notizia della sottoscrizione dell armistizio, dopo cinque giorni, l 8 settembre alle ore 17,30 fu annunciato da radio Algeri. Dopo poco più di 2 ore il maresciallo d Italia Pietro Badoglio, che dalla caduta del fascismo era stato dal re

27 Vittorio Emanuele III nominato Capo del Governo, fece il suo annuncio col seguente proclama letto alle ore 19,42 : Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze anglo- americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. Dal 5 al 7 settembre gli anglo americani continuarono i bombardamenti sul suolo italiano. Fra gli altri furono bombardati Civitavecchia, Viterbo e Napoli. L 8 settembre il re Vittorio Emanuele III con la sua famiglia ed il seguito si imbarcò su un cacciatorpediniere ad Ortona per raggiungere Brindisi. Premessa l esposizione degli eventi nazionali è bene ricordare quelli locali. In quell epoca le radio erano poche, cosa facilmente accertabile dalle lunghe antenne piazzate sui tetti, ed un po tutti, dopo l occupazione anglo americana avevano cessato di ascoltare segretamente radio Londra. Da noi l annuncio dell armistizio fatto da Badoglio venne accolto con gioia perché inteso come fine della guerra. Quelli che l ascoltarono uscirono subito di casa per informare

28 i vicini. Fu un passa parola veloce che in brevissimo tempo coinvolse tutta la popolazione. Poiché un po tutte le famiglie avevano dei componenti militari e la guerra, dal luglio, era sul suolo italiano, si sperava,c on la fine della guerra, nel ritorno dei parenti alla vita civile. Purtroppo la gioia durò poco perché l anelito popolare di pace venne deluso in quanto il conflitto sul territorio italiano continuò per altri due anni. Ricordi: La festa di Santo Stefano Senza memoria L uomo non saprebbe nulla, e non saprebbe far nulla Giacomo Leopardi, Zibaldone LA FESTA DEL PATRONO SANTO STEFANO Sin dal lontano passato la festa del Patrono di Milazzo, Santo Stefano Protomartire, ha avuto solenni celebrazioni sia religiose che civili. Forse è bene ricordare che nella chiesetta di Santa Maria del

29 Boschetto (contrada Parco) venne rinvenuta, oltre cinque secoli fa,una cassetta di piombo nella quale vi era una reliquia ed una antica pergamena scritta con caratteri non saputi decifrare. Nell anno 1481,come ha raccontato nel suo Milazzo sacro (1696) Padre Francesco Perdichizzi,cappuccino, e nella trascrizione che l ing. Domenico Ryolo fece della copia redatta nell 800 da Giuseppe Piaggia, passando per Milazzo alcuni Preti Caldei e leggendo lo scritto lo trovarono proprio loro linguaggio e riferirono che fra queste reliquie vi era il braccio di S.Stefano Protomartire. Non diedero i milazzesi a quei preti piena fede,ma ricorrendo all arcivescovo s addossò questi la cura di far migliore diligenza con far di nuovo riconoscere la scrittura. La trascrizione continua che fu riconosciuta la traduzione dei preti Caldei prima del 1521 e da allora si ripose la reliquia nella Chiesa Maggiore e si incominciò a festeggiare con speciale devozione il Santo Protomartire. Dopo la battaglia del 20 luglio 1860 il vecchio Duomo venne dichiarato inagibile e nel 1866 la Chiesa di San Giacomo venne elevata a matrice nella quale venne trasferito dal vecchio Duomo anche l altare maggiore in tarsie marmoree. Dopo oltre 80 anni di permanenza nella Chiesa di San Giacomo, con l inaugurazione del nuovo Duomo, avvenuta alla vigilia del Santo Natale del 1951, il Patrono della nostra città trovò la sua sede definitiva. Nella solenne occasione tornarono a suonare le campane del vecchio Duomo che per circa un secolo erano rimaste custodite nella casa comunale. I festeggiamenti religiosi con relativa processione del simulacro del Santo si svolgevano la prima domenica di agosto mentre successivamente sono stati spostati alla prima domenica

30 di settembre. Alla Messa solenne celebrata la mattina della domenica della processione partecipavano i rappresentanti della città ed al Sindaco veniva riservato il posto d onore a fianco dell altare maggiore. I festeggiamenti civili duravano più giorni sin dal lontano passato come risulta da una relazione relativa al festino del La relazione inizia: Per disposizione del Magistrato Li Signori Domenico Impallomeni, D.Francesco Cumbo Zerilli, D. Francesco Catanzaro, D. Giuseppe D Amico e Gregorio Sind E dà notizie della organizzazione di più corse di cavalli, rappresentazioni, suoni e di una regata. Fuochi di artificio sia il sabato che la domenica, in Santa Maria Maggiore, dopo i concerti di musica. A seguire, in Piazza Carmine, la macchina dei fuochi con varietà di girandole, rotelle e placca. Venne previsto anche l omaggio ai regnanti ( si era in periodo di monarchia assoluta sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone al quale un poeta dedicò i versi: eri quarto or sei primiero La prossima volta sarai zero. L omaggio ai regnanti consisteva:..sotto un baldacchino cremisi trinato d oro, si esporranno i ritratti dei nostri graziosissimi sovrani al giulivo suono di trombe, e replicati tiri della Reale Artiglieria. La lettura dell omaggio ai sovrani mi ha ricordato l episodio del cappello del governatore nel Guglielmo Tell di Schiller. Passando ai tempi relativamente più recenti ricordiamo che

31 anche negli anni 50 del secolo scorso i festeggiamenti si svolgevano in più giorni. Una delle manifestazioni più attese era la gara ciclistica che richiamava numeroso pubblico anche da altri comuni per la presenza di ciclisti di fama regionale e nazionale. Alcuni anni la gara ciclistica è stata sostituita con quella motociclistica alla quale partecipavano anche centauri locali tra cui l allora comandante dei vigili tenente Buccafusca. Si svolgevano anche le corse dei cavalli al Tono: Anche questa era una manifestazione molto seguita. In un paese di mare non poteva mancare la regata che vedeva la partecipazione di molti vogatori. Altre manifestazioni erano la Rassegna di arte varia denominata : Il Dilettante allo sbaraglio e quella dei carri allegorici per i quali erano previsti oltre una sovvenzione a tutti a fondo perduto numerosi e ricchi premi. I festeggiamenti venivano chiusi dal concerto di musiche operistiche della banda musicale seguito dagli immancabili fuochi di artificio.

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