Guida alla CITTADINANZA EUROPEA

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1 Centro di Documentazione Europea Università della Calabria Guida alla CITTADINANZA EUROPEA a cura di Mario Lo Feudo editing della dottoressa Raffaella Perrelli Biblioteca interdipartimentale di Scienze Economiche e Sociali E. Tarantelli Campus di Arcavacata di Rende (Cosenza)

2 INDICE GENERALE Descrizione Pag. Introduzione 4 Sintesi storica dell Europa 6 Europa geografica 8 Origini antiche dell Europa 9 Origini recenti 10 Il secondo dopoguerra 11 La guerra fredda 13 Il movimento federalista 13 Il Capitolo Primo I simboli dell Unione europea 15 La bandiera europea 15 Inno europeo 16 Festa dell Europa Dichiarazione Schuman Motto europeo 22 Moneta europea 23 Capitolo Secondo I padri dell Europa 28 Konrad Adenauer 28 Aristide Briand 29 Winston Churchill 30 Eugenio Colorni 31 Alcide De Gasperi 32 Walter Hallstein 33 Richards Nikolaus di Coudenhove Kalergi 34 Jean Monnet 35 Ernesto Rossi 37 Robert Schuman 38 Paul Henri Spaak 39 Altiero Spinelli 40 Capitolo Terzo Nascita e storia della costruzione europea 42 Necessità di cambiare pagina 42 Il Trattato di Parigi 43 La Comunità Europea di difesa 44 La conferenza di Messina 44 I Trattati di Roma 45 Modifiche ai Trattati di Parigi e di Roma 46 L allargamento 55 Tentativi di realizzare l unità politica dell Europa 57 Capitolo Quarto Istituzioni e organi 60 Il Parlamento europeo 60 Il Consiglio dell Unione europea 62 Il Consiglio europeo 63 La Commissione europea 65 La Corte di Giustizia e il Tribunale di primo grado 66 La Corte dei Conti europea 67 Il Comitato economico e sociale europeo 68 2

3 Il Comitato delle Regioni 69 La banca europea per gli investimenti 70 Il mediatore europeo 71 Il garante europeo della protezione dei dati e la tutela 71 della privacy Le agenzie europee 72 Capitolo Quinto Procedure decisionali 75 Ordinamento giuridico 80 Capitolo Sesto I diritti del cittadino europeo 83 Capitolo Settimo Le politiche dell Unione europea 86 La strategia di Lisbona 86 La politica economica Comune 86 La politica forestale 86 La politica comune della pesca 87 La coesione economica e sociale 88 La politica dei trasporti 88 Reti transeuropee 88 La politica industriale 89 La politica sociale dell occupazione 89 La politica ambientale 90 La protezione dei consumatori e della salute pubblica 91 Uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia 92 La politica energetica 92 La politica di ricerca e sviluppo tecnologico 92 La politica culturale e l istruzione 93 La politica per la gioventù 94 La politica linguistica 95 La politica dello sport 95 La politica di comunicazione 96 La politica fiscale 96 L Unione economica e monetaria 97 La politica estera e di sicurezza Comune 98 La difesa dei diritti umani e della democrazia 99 La politica economica e il commercio 99 La politica estera di vicinato 100 Relazioni transatlantiche e internazionali La politica di bilancio CALENDARIO EUROPEO 102 3

4 INTRODUZIONE L Europa sta attraversando uno dei sui periodi più difficili causato, in buona parte, dalla recessione economica mondiale che ha ridotto le occasioni di lavoro e reso più difficoltoso l inserimento sociale soprattutto delle giovani generazioni. A queste vanno aggiunte altre cause di tipo culturale, come ad esempio la persistenza dei campanilismi nazionali e regionali, la disaffezione dei popoli verso l idea di una Europa unita ed in fine, ma non meno rilevante, una ondata di razzismo e xenofobia che mina e corrode le fondamenta dell antica civiltà europea. Negli ultimi anni sono avvenuti importanti allargamenti, gli Stati che aderiscono all Unione sono diventati 27 e per altri sono in corso Trattative per entrare. Da quasi un decennio circola in molti Paesi (oggi sono 16) la moneta unica europea, l euro, divenuta una delle più importanti del mondo. Nei sei decenni di storia di integrazione europea i progressi non sono mancati, anche se lenti, spesso intervallati da brusche frenate che hanno interrotto o rallentato il processo di riforma istituzionale di cui l Unione necessita per rendere efficiente, snella e rapida la sua azione. Si è riusciti ad uscire dal tunnel con il compromesso del Trattato di Lisbona in vigore dal dicembre 2009, ma tanti problemi restano ancora irrisolti. In molti paesi europei, tra i quali anche l Italia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, prevale nelle forze di governo un forte scetticismo e scarso impegno europeista. Addirittura, per una forza politica di recente formazione, sarebbe un ostacolo l unità dell Italia, figuriamoci come possano credere nell Unione europea! Purtroppo gli euroscettici non sono soltanto in Italia ma sempre più numerosi nel panorama politico europeo. La conseguenza di tale diffusione culturale ha avuto come risultato, nelle ultime elezioni per il Parlamento europeo tenutesi nella primavera del 2009, il crescere dell astensionismo ed il rafforzamento delle liste di euroscettici e nazionalisti; un nuovo campanello d allarme per il futuro dell Europa, anche se taluni osservatori tendono a minimizzare affermando che dalle elezioni del 4-7 giugno 2009 è uscita confermata una solida presenza di deputati di convinta fede europeista. Gli effetti della globalizzazione determinano una nuova situazione, trascinandosi dietro vantaggi e svantaggi oltre che problemi di compatibilità culturali. Per la sua natura essa non è evitabile e prosegue dritta e veloce senza che niente possa frenarla. Il ricorso agli egoismi, al razzismo, agli atteggiamenti xenofobi possono essere anche popolari nel breve periodo, bene accetti dalla parte più primitiva e grezza dei popoli, ma sono da considerare profondamente sbagliati. Non solo perchè disumani e incivili, ma addirittura di stile animalesco e barbarico, come la situazione esplosiva venutasi a creare nella nostra Rosarno, che sicuramente non attenuano ma incrementano le distanze tra i popoli, rendendo sterile il lavoro quotidiano delle organizzazioni internazionali e della stessa Europa sul difficile campo della cooperazione, contro ogni forma di discriminazione e di intolleranza. Le guerre fra poveri non servono a nulla, il vero obiettivo deve essere quello di eliminare la miseria, la fame; provvedere ai bisogni vitali dell intero pianeta, senza alcuna distinzione di razza, di cultura, di religione. Per sensibilizzare l opinione pubblica sull importanza della lotta alla povertà l Unione europea ha inteso dichiarare il 2010 l anno europeo contro la lotta alla povertà e l esclusione sociale. L aumento della povertà, l incremento della disoccupazione, l immigrazione e tanti altri problemi restano irrisolti, per cui il solo mantenimento della pace tra i popoli europei non basta più, lo si ritiene risolto e assodato dagli euroscettici, coloro che ritengono pressoché inutile l Unione europea. La globalizzazione ha sfondato i confini e ridotto le distanze tra i continenti, ora è necessario adeguare i singoli cervelli al nuovo stato di cose, preparando ed educando ogni essere umano, 4

5 dovunque sia nato, qualunque sia il colore della sua pelle, ad una convivenza interculturale e multi etnica, libera da paure e da sospetti verso chi appare diverso. Nell affrontare questi temi è inevitabile che il pensiero ripercorra la storia del secolo appena trascorso, si soffermi sulla farneticazione dell arianesimo, sulla caccia all ebreo, alla lotta ai nomadi, alla vergogna dell olocausto e delle deportazioni. Tutte cose successe nella civilissima Europa, con la benedizione o il silenzio omertoso dei capi ecclesiastici e i milioni di credenti. Cose vergognose che non devono più accadere ma dalle quale non è facile liberarsi, pur essendo in un altro secolo e in un nuovo millennio. Come antidoto a questa tragica pagina nera è stata creata l Europa unita, quella che oggi si chiama Unione europea, ma che nel tempo ha assunto diversi nomi; che si è dimostrata la via giusta, assicurando un sessantennio di pace e di progresso. Proprio perchè sperimentata positivamente, non occorre molta intelligenza per capire che questa è la via che bisogna continuare a percorrere anche in futuro, con elasticità e spirito costruttivo. Per realizzare un tale obiettivo è necessario però che ogni cittadino acquisisca consapevolezza della sua storia e della cittadinanza europea. Importa poco essere svedese, francese, tedesco, italiano o polacco; l importante è sentirsi cittadino europeo, base essenziale per sentirsi cittadino del mondo. Le differenze culturali non mancano, vi sono storie, tradizioni, usi e costumi diversi, ma nessuno è migliore dell altro. Il mondo è come un complesso bandistico, vi sono gli archi, i fiati, gli strumenti a percussione; è difficile dire se un flauto è migliore del violino, se il tamburo e migliore della tromba; la cosa che conta è l armonia complessiva che si riesce a produrre e la qualità dei musicisti. È fondamentale che la stessa piacevole armonia si produca nella società mondiale, con l incontro, il rispetto reciproco, l interscambio e la concordia tra le diverse culture, eliminando timori e diffidenze, anzi assaporando la diversità come una ricchezza ed un patrimonio comune. Volendo dare una definizione della Unione europea, si può dire che altro non è che una famiglia di paesi europei che collaborano per migliorare la vita dei loro cittadini e per creare un mondo migliore. In oltre mezzo secolo di vita, oltre ad assicurare la pace nel vecchio continente, ha promosso lo sviluppo economico e sociale, ha portato ad una moneta unica, ha creato un mercato comune, ha rotto le frontiere, è diventata una grande potenza commerciale. L Unione europea è una organizzazione particolare, unica al mondo, in quanto pur riunendo più stati, nessuno di essi ha perso la propria sovranità. Ognuno di essi ha deciso, autonomamente, di unirsi agli altri per accrescere la forza e l influenza nel mondo che singolarmente non potrebbe mai avere. Questo processo, iniziato nel 1951, non è ancora concluso, ed emergono quotidianamente nuovi pericoli che ne frenano il cammino. Occorre trovare la forza per andare avanti, nel tentativo di accorpare all Unione i rimanenti Paesi europei che per precisa volontà o per condizioni oggettive non ne fanno parte. Un tale obiettivo potrà essere perseguito solo se viene potenziata la consapevolezza di massa, solo se ogni cittadino europeo è pienamente convinto che una Europa unita contribuisce a migliorare il suo tenore di vita, la sua sicurezza economica e sociale nonché quella delle future generazioni. Questo lavoro vuole essere un piccolo contributo al processo, destinato soprattutto alle giovani generazioni che hanno la freschezza e l apertura mentale giusta per costruire una società multi etnica e multi culturale, fondata sulla democrazia e sull uguaglianza. La cittadinanza europea non è un concetto stabile ma è uno status in continua evoluzione; è il frutto degli equilibri e dei nuovi diritti che man mano si aggiungono nella realtà europea. Volendo dare una definizione, si può stabilire la cittadinanza europea come il contenitore della serie di diritti civili, politici e sociali che man mano vi confluiscono e vi si accumulano. Nonostante gli sforzi fatti per rendere omogenei i 5

6 diritti di cittadinanza, ancora oggi, per una serie di ragioni storiche e culturali, essi sono abbastanza diversificati nei diversi paesi aderenti all Unione europea. Se a ciò si aggiunge la diffidenza ed il distacco con cui i cittadini si misurano con le istituzioni europee, si capisce bene che il cammino è ancora lungo prima di giungere ad una perfetta integrazione europea. Si tratta di un processo in continua evoluzione che prosegue il suo viaggio verso l unità politica dell Europa, alla continua ricerca di una comune identità. Un processo, forse troppo lento, forse trascurato in passato, che ha visto dare priorità all integrazione economica più che a quella politica e sociale. In effetti, una certa intensificare dell interesse degli stati aderenti in direzione dell unità politica, si è vista solo con il Trattato di Maastricht, all inizio degli anni 90, dopo oltre un trentennio di attività della Comunità europea. Non è affatto casuale la decisione che dal 1992 in poi si sia parlato di Unione europea e non più di Comunità, avendo voluto esprimere, anche con il nome, una impegnativa unità politica. SINTESI STORICA DELL EUROPA Le prime tracce dell uomo in Europa risalgono a anni a.c., mentre i primi insediamenti umani, in base alle notizie oggi disponibili, risalgono a anni a.c. e le prime civiltà europee a 2000 anni a.c: in particolare, quella di Micene nell isola di Creta e quella degli Achei nell attuale Grecia. Nello stesso periodo la civiltà dei Celti si diffuse nella parte centrale della Penisola Iberica e nell Anatolia. Verso la fine dell età del bronzo si diffuse la civiltà Greca, organizzata in una serie di città-stato le più importanti delle quali erano Atene e Sparta, quasi sempre diverse, l una dall altra, sia per cultura, sia per economia e organizzazione amministrativa. Le politiche espansionistiche di queste città-stato diffusero quella che viene definita cultura ellenica sull intera area del Mediterraneo. Nel corso del quarto secolo a.c. le lotte interne tra le diverse città finirono per indebolire la penisola ellenica che cadde sotto le mire conquistatrici del re macedone Filippo II e di suo figlio Alessandro, detto il Grande, che impossessatosi della cultura ellenica la diffuse in Asia e nel Nord Africa. Nel frattempo cominciava a svilupparsi la civiltà romana che fece sua la cultura ellenica e la diffuse prima in Italia e poi in gran parte dell Europa. Inizialmente, Roma era governata da re, successivamente passò ad un governo repubblicano e, in fine, all impero che divenne molto esteso nel secondo secolo a.c. avendo occupato tutte le coste del Mediterraneo e l intera Europa fino ai fiumi Reno e Danubio. La civiltà romana durò mezzo millennio e produsse un elevato sviluppo economico e sociale, fino al terzo secolo d. C., allorché si verificarono una serie di conflitti interni, accompagnati da guerre civili, che finirono per indebolire l impero, segnando l inizio di un lento ma progressivo declino. Nel quarto secolo d.c. gli imperatori Diocleziano e Costantino divisero l impero in due parti: Impero Romano d Occidente ed Impero Romano d Oriente. Nel quinto secolo, l impero d Occidente venne attaccato dalle invasioni barbariche che, gradualmente, riuscirono a sfaldarlo, mentre l impero d Oriente resistette ancora per circa mille anni. Nel corso del settimo secolo, gli Arabi riuscirono ad estendere il loro dominio sulle coste del Mediterraneo, dalla Turchia al Nord Africa, dalla Sicilia alla Spagna, mentre l Impero Romano d Occidente, sempre più frantumato, prendeva l aspetto di piccole realtà locali, feudali, con un economia prevalentemente agricola, dando inizio a quello che sarà denominato feudalesimo. L unica vera organizzazione restava quella della 6

7 Chiesa Cattolica che approfittò della frantumazione politica per iniziare ad assumere un crescente potere, non solo spirituale ma soprattutto culturale e temporale. Un tentativo di riunificazione dell Europa si verificò intorno all anno 800 con la formazione del Sacro Romano Impero ad opera del re dei Franchi, Carlo Magno, che accorpò sotto un potere unico la Francia, una parte della Germania e l Italia settentrionale, mentre nella parte centrale andava formandosi lo Stato della Chiesa. Nell XI secolo, si registrò un risveglio culturale in Europa, con la nascita di alcune importanti città stato come Venezia e Firenze, ma anche dei primi stati nazionali: Francia, Inghilterra e Spagna, mentre il Sacro Romano Impero andava disgregandosi ed una serie di epidemie di peste rendevano precarie le condizioni di vita di tante comunità europee. La fine del Medio Evo avviene con la caduta di Costantinopoli e dell Impero Bizantino nel 1453 ad opera dei Turchi che crearono ad Istanbul la capitale dell Impero Ottomano, destinato a durare per quasi mezzo millennio, fino al 1919, estendendosi all Egitto, alla Siria e su quasi tutti i Balcani. Gli stati nazionali che si erano formati verso la fine del XV secolo accrebbero man mano il loro potere, mentre la Chiesa, pervasa da conflitti interni e molta corruzione, non solo perdeva potere ma si avviò verso profonde scissioni come la Riforma protestante del 1517 ad opera di Martin Lutero. Intanto, Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra e Olanda diedero inizio all espansione coloniale verso l Asia e l Africa prima e verso le due Americhe subito dopo la scoperta di Cristoforo Colombo nel Duri scontri avvenivano, nel frattempo, nell Europa dell Est tra Svezia, Polonia e Russia, con il sopravvento di quest ultima che annetteva la Finlandia ed una parte della Polonia. Nel 1789 scoppiò la Rivoluzione francese, che instaurò la repubblica al posto della monarchia in Francia e segnò l avvento di Napoleone Bonaparte, il quale iniziò una serie di conquiste, ponendo definitivamente fine al Sacro Romano Impero detenuto dall Imperatore d Austria, riuscendo quasi ad unificare il vecchio continente sotto la sua guida che ebbe fine nel 1815 con la sconfitta di Waterloo. Il congresso di Vienna che ne seguì diede inizio alla Restaurazione della situazione preesistente alla rivoluzione francese, ma le idee maturate di uguaglianza, libertà e giustizia non furono cancellate ed insieme ai vasti mutamenti sociali, compresa la prima Rivoluzione industriale, furono la causa della nascita degli stati nazionali tra cui l Italia unita. Dopo le guerre d indipendenza, la seconda metà del 1800 fu segnata da un periodo di pace, meglio conosciuta come la belle epoque, ma le tensioni tra le potenze europee erano destinate ad acuirsi da lì a poco finendo per portare, nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale che segnò una profonda divisione dell Europa. Da una parte c erano la Germania, l Impero Austro-Ungarico e la Turchia, mentre dall altra la Francia, l Inghilterra, la Russia e la Serbia, ai quali si unirono prima l Italia, nel 1915, poi gli Stati Uniti d America, nel 1917, che risultarono vincitori del conflitto, nel 1918, nonostante il ritiro della Russia colpita nel frattempo da una radicale rivoluzione interna. Alla guerra seguì il Trattato di Versailles nel 1919 che penalizzò fortemente la Germania e frantumò l impero Austro-Ungarico e Russo, creando nuovi stati come la Polonia, la Cecoslovacchia e la Iugoslavia. Negli anni seguenti si verificò una grave crisi economica, segnata dalla depressione del Intanto erano nati movimenti nazionalisti come il Fascismo e il Nazismo in Italia, Germania, Spagna e Ungheria. La Germania di Hitler, dopo aver firmato un patto, definito d acciaio, con l Italia ed uno di non aggressione con la Russia, nel 1939 invase la Polonia, la Francia ed i Balcani, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1941, visti i successi iniziali, la Germania dichiarò guerra alla Russia, forte anche dell accordo che aveva fatto con il 7

8 Giappone che, a sua volta, attaccò gli Stati Uniti. Dall altra parte si creò un fronte alleato di tutti gli stati invasi o attaccati che reagirono con un contrattacco su diversi fronti che li portò alla vittoria finale nel Come conseguenza del secondo conflitto mondiale, l Europa venne divisa in due blocchi contrapposti, uno sotto l influenza americana e dell alleanza militare NATO che nel frattempo era stata creata in difesa dell Occidente; l altro sotto quella sovietica e del Patto di Varsavia, creato in risposta e contrapposizione alla Nato. Iniziò quasi subito una forte contesa fra i due blocchi, alimentata da motivi di ordine politico e ideologico che portò a quella che venne chiamata Guerra Fredda, destinata a perdurare per oltre 40 anni, e che terminò nel 1989 con il crollo dell Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, voluta anche dall allora presidente Gorbaciov. Un evento questo particolarmente importante in quanto segna una grande opportunità per intensificare il processo di integrazione europea. EUROPA GEOGRAFICA L Europa è uno dei continenti più piccoli del pianeta dal punto di vista territoriale, circa dieci milioni e mezzo di chilometri quadrati, più grande solo dell Australia, con una popolazione complessiva che si aggira intorno ai 730 milioni di abitanti. A nord è delimitata dal mar Glaciale Artico; ad est dalla catena dei monti Urali, dal fiume Ural e dal mar Caspio; a sud dal mare Mediterraneo, dal mar Nero e dal Caucaso e ad ovest dall oceano Atlantico. Il continente europeo si compone di 44 stati indipendenti, 27 dei quali, dal 2007, aderiscono all Unione europea, mentre tutte le nazioni fanno parte del Consiglio d Europa. In ordine alfabetico essi sono: Albania, Andorra, Austria, Belgio, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Regno Unito (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del nord), Grecia, Repubblica d Irlanda, Islanda, Italia, Croazia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Repubblica di Macedonia, Malta, Moldavia, Principato di Monaco, Norvegia, Paesi Bassi (Olanda), Polonia, Portogallo, Romania, Russia, San Marino, Serbia e Montenegro, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia, Ucraina, Ungheria, Città del Vaticano. Appartengono al continente europeo due isole semi indipendenti e una colonia: Isole Faer (Danimarca) e Isole Aland (Finlandia), la colonia è Gibilterra (Gran Bretagna). L Europa, l Asia e l Africa, insieme, formano il cosiddetto Continente Antico, anche se spesso, in riferimento solo all Europa, c è chi lo definisce Vecchio Continente. Le coste europee sono in prevalenza alte e rocciose ma non mancano quelle basse e sabbiose in corrispondenza delle pianure alluvionali. Il clima è abbastanza uniforme dato che il suo territorio si trova quasi per intero nella zona temperata. Naturalmente, le temperature dolci e calde delle zone mediterranee vanno via via abbassandosi man mano che si procede verso il mar Glaciale Artico o se dalle coste atlantiche ci si muove verso la catena montuosa degli Urali. Le precipitazioni abbondanti delle zone occidentali tendono a diminuire sensibilmente man mano che si va verso est. Il continente europeo è ricco di corsi d acqua, a volte di lungo percorso come il Volga e il Don, a volta corti e veloci, come il Reno, il Tamigi, il Po, originati in gran parte da regimi pluviali. Ricco di laghi naturali, per lo più di origine glaciale, la cui superficie complessiva è di 186 mila chilometri quadrati. La densità media è di circa 70 abitanti per chilometro quadrato. Ovviamente, vi sono aree scarsamente abitate, specie nelle zone montuose, ed aree con popolazione intensa 8

9 in corrispondenza delle zone più fertili e più industrializzate. La religione prevalente è quella Cristiana, suddivisa nei tre rami principali: Cattolica, Ortodossa e Riformista. Abbastanza diffuso è l Islamismo mentre è in calo la religione Ebraica. L agricoltura è abbastanza diffusa in Europa, come anche l allevamento del bestiame, mentre è povera di materie prime, compensate da ben radicate tradizioni industriali le cui produzioni continuano ad essere esportate nel resto del pianeta, in un regime di concorrenza crescente con altri continenti, specie con America e Asia. La pesca è abbastanza attiva sia nel mare del Nord che nel Mediterraneo; nel primo si pescano aringhe e merluzzi, nel secondo tonni e sardine. Una ricchezza è rappresentata anche dallo sfruttamento del bosco nelle zone montuose. Per quanto riguarda le fonti energetiche, è abbastanza insignificante la produzione di petrolio, mentre abbonda il metano e l energia elettrica prodotta in quantità crescente non solo per soddisfare i bisogni civili, ma per alimentare la fiorente industria di trasformazione in tutti i settori produttivi. Le vie di comunicazione stradale, ferroviarie, marittime, fluviali e aeree sono abbastanza fitte, specie in vicinanza delle metropoli e delle zone industriali, mentre diventano molto più rare nelle zone montuose o economicamente depresse. ORIGINI ANTICHE DELL EUROPA L idea di unificare economicamente e politicamente il territorio che da tempi antichissimi viene individuato con il nome di Europa, possiamo farlo risalire all epoca dell Impero Romano. E stato il tentativo forse più riuscito se si pensa al fatto che gran parte del territorio europeo, sotto l impero, aveva una moneta unica, venivano applicate leggi analoghe ed anche la lingua latina aveva una larga estensione, nonostante l ignoranza diffusa dei contadini e dei pastori dell epoca. Altri tentativi sono stati fatti, nei secoli che seguirono, da Carlo Magno a Napoleone Bonaparte ed infine, nel ventesimo secolo, dal tedesco Adolf Hitler su basi prevalentemente razziste, per fortuna miseramente fallito. Negli ultimi cento anni, ad iniziare dal 1860 in poi, l idea è stata sostenuta anche da molti intellettuali europei, basando le loro teorie sulla sostanziale affinità culturale che caratterizza i popoli europei. A dire il vero, la molla reale che ha mosso l animo sensibile di questi grandi pensatori, derivava soprattutto dai mutamenti politici in corso, in particolare dall influenza che alcune potenze emergenti stavano acquistando (Stati Uniti, Giappone e Russia), a tutto danno della vecchia Europa. Lo stesso statista tedesco, Ottone Bismark, nato il 1815 e morto nel 1898, riconosceva questa tendenza degli intellettuali europei a parlare in linguaggio europeo. Si riferiva a letterati come Kant, Saint-Simon; ad economisti come Proudon, che teorizzavano la necessità di federare gli Stati europei per creare un contrappeso alla potenza Russa ed a quella degli Stati Uniti d America. Teorie che, dopo decenni, si dimostrarono realiste in quanto prevedevano quello che sarebbe avvenuto con le due guerre mondiali del XX secolo. L affinità culturale dei popoli europei non era una semplice trovata per nobilitare le loro teorie ma esistente nell ambito del vivere quotidiano, accomunata da millenni di storia, pur con delle vistose differenze tra regione e regione, unanimemente riconosciuta dai cittadini degli altri continenti che osservano con maggiore distacco le nostre somiglianze. Nella Storia Europea curata da Georges Livet e Roland Mousnier, viene raccontata una significativa storiella che ci piace riportare. I due curatori dell opera raccontano che: una americana degli Stati Uniti, moglie di un professore universitario, intelligente 9

10 e colta a sua volta, chiedeva un giorno a un europeo come fosse possibile che gli europei tardassero tanto a realizzare l unità politica dell Europa. L europeo chiamò in causa le profonde diversità fra i popoli di questo continente, tedeschi, inglesi, spagnoli, francesi, italiani, ecc.. Al ché l americana, divertita, rispose: Buffo! A noi sembrano tutti simili. A pensarci bene, la signora non aveva torto. La stessa impressione l hanno avuta anche tanti nostri emigrati in altri continenti, quella cioè che i cittadini europei mentre restano in Europa sono portati a vedere le differenze che esistono tra di loro, ma quando vanno fuori si rendono facilmente conto delle forti somiglianze culturali che li uniscono. Tutto ciò potrebbe sembrare semplicistico, forzato; apparire quasi come una fantasiosa favola, in quanto la storia e la cronaca dei nostri giorni ci ha insegnato, purtroppo, che così non è stato in passato e non lo è tuttora, nonostante gli sforzi ed i vistosi passi in avanti. Nel vecchio continente sono sempre prevalsi i contrasti sulle differenze, causando guerre fratricide, milioni di morti, deportazioni, guerre civili e disastri economici, elevando steccati altissimi fra gli Stati europei dei quali rimangono ancora tracce. ORIGINI RECENTI Subito dopo la Prima Guerra Mondiale l idea di unire l Europa ha ricevuto nuovi impulsi e non è mancata neanche qualche azione pratica che, sfortunatamente, non andata a buon fine. Basta ricordare l azione del conte austriaco Coudenhove Kalergi i cui timori erano molto simili a quelli dei pensatori del secolo precedente. Egli propose una Unione Paneuropea allo scopo di unificare il vecchio continente. L idea ebbe un momento favorevole nel 1927 anche perché venne sostenuta in maniera decisa dall allora Presidente francese Aristide Briand, entusiasta dell iniziativa, tanto da accettarne la presidenza. Nominato presidente, Briand inviò a 26 governi europei una bozza di programma nella quale esponeva le linee essenziali di una nuova unione europea su basi federaliste. Il contesto storico del periodo non era dei più propizi per una tale iniziativa che fallì subito. Da una parte la grande crisi economica del 1929, dall altra l aggressione del Giappone alla Cina e la nascita del Nazionalismo in alcuni Stati Europei (Italia, Germania, Spagna), finirono per travolgere in maniera inesorabile quella idea, causandone il fallimento. Essa però non morì del tutto. Costretto ad emigrare in America, il conte Kalergi continuò a sostenere la sua idea, come meglio poté e senza economia di sforzi, cercando di mantenerla viva soprattutto fra gli intellettuali più sensibili, non perdendo mai la speranza, attendendo pazientemente un momento più favorevole. Nel , il nostro Altiero Spinelli riprese l idea di Kalergi, scrivendo, insieme a Ernesto Rossi, il Manifesto di Ventotene che gettava le basi di un movimento federalista europeo, destinato a concretizzarsi subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, ad armi cessate. 10

11 Il SECONDO DOPOGUERRA Con la fine del secondo conflitto mondiale, quasi tutto il pianeta fu diviso in due grosse zone di influenza, una sotto la direzione degli Stati Uniti, l altra sotto quella sovietica. Si era verificato, insomma, ciò che già nella seconda metà del secolo precedente si era temuto. Gli europei non potevano che prendere atto, impotenti, della mortificazione abbattutasi come un macigno sulle loro teste e del fatto che il vecchio continente non contava più nulla sullo scacchiere mondiale. In soli trent anni, dal 1914 al 1944, le due guerre mondiali avevano totalmente ribaltato la scena politica del globo, sminuendo sensibilmente il ruolo dell Europa. La grande distesa di territorio che dall Oceano Atlantico arriva fino ai Monti Urali, che a Sud comprende quasi tutto il Mar Mediterraneo, solo dal punto di vista geografico continuava a chiamarsi Europa, ma sotto il profilo politico, di fatto, non esisteva più, volutamente sdoppiata in due parti contrapposte. Il colpo fu avvertito un po da tutti ma con intensità maggiore da quei Paesi europei che avevano perduto il ruolo imperialista, come l Inghilterra e la Francia, vedendo cadere in frantumi il loro antico sogno di grandezza. Non è perciò casuale che il primo politico europeo ad esternare questo stato d animo diffuso, fu l inglese Winston Churchill. Il 12 maggio 1945, in un telegramma diretto al Presidente Americano Truman, egli si lamentava della cortina di ferro calata sul continente europeo che lo aveva tagliato in due, dal Mar Baltico al Mediterraneo, lungo una linea tesa tra Settimo (piccola città della Polonia nord occidentale, al confine con la Germania) e Trieste (città a nord-est dell Italia, al confine con la Jugoslavia). Una cortina di ferro che non si limitava solo a dividere l Europa. Essa rappresentava una vera barriera di separazione, marcata e resa ben visibile, del nuovo mondo bipolare emerso dalle rovine del vecchio continente, la cui civiltà aveva dominato il pianeta per tanti secoli e fino a qualche decennio prima. Il Presidente Truman era, ovviamente, contento del nuovo ruolo degli USA e lo manifestò pubblicamente in un discorso del 9 agosto 1945, affermando: <<Possiamo ben dire che usciamo da questa guerra come la più potente nazione del mondo, come la nazione forse più potente di tutta la storia>>. Neppure i sovietici avevano di ché lamentarsi. Con i diversi Trattati di pace del dopoguerra si assicurarono il controllo militare dell Europa orientale che consentiva ai suoi eserciti di affacciarsi sulla pianura Danubiana, fino a Vienna, nel cuore del continente, senza incontrare la minima difficoltà. Inoltre erano riusciti a creare una solida rete di sicurezza intorno al loro territorio, mettendo come guardiani tutti quei Paesi confinanti (Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia), vittime delle armate hitleriane, liberati dall Armata Rossa ed ora legate strettamente all URSS. Senza contare che la Germania era stata spaccata in due parti, una delle quali, la Repubblica Democratica Tedesca, era divenuta il crocevia visibile delle due zone di influenza. La scusa ufficiale era stata quella di dare una punizione esemplare alla nazione che aveva alimentato il Nazismo. L obiettivo vero era invece quello di affondare la spada, impietosamente, negli organi vitali della vecchia Europa, per dimostrare a tutti che ormai era morta e sepolta. 11

12 LA GUERRA FREDDA I due blocchi capeggiati da USA e URSS erano alimentati da due filosofie diverse: di tipo capitalista e liberista la prima, di tipo socialista la seconda. Il timore che le forti divergenze potessero portare ad una nuova guerra mondiale, sicuramente più disastrosa delle prime due, indusse a ricercare un accordo diplomatico. Nacque così l ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), che prevedeva il diritto di veto, oltre che per USA ed URSS, anche per Francia, Inghilterra e Cina. Nessuna delle due super potenze rinunciò però alla competizione per affermare la propria filosofia, per cui, da entrambe le parti ebbe inizio un fuoco intenso di schermaglie e tatticismi. Il 12 marzo 1947, il Presidente americano Truman propose al Congresso un aiuto di 400 milioni di dollari in favore della Grecia che, colpita da una guerra civile, rischiava di cadere sotto l influenza sovietica. La stessa cosa fece per la Turchia. La motivazione ufficiale della richiesta fu apparentemente molto più nobile e raffinata: <<I popoli liberi del mondo che cercano aiuto per mantenere la loro libertà volgono a noi i loro sguardi. Se noi veniamo meno alla nostra funzione direttiva, potremo mettere in pericolo la pace del mondo e certamente metteremo a repentaglio il benessere del nostro paese>>. La sfida era ufficialmente lanciata all URSS che capì subito la portata del gioco e per risposta fece fallire la Conferenza di Mosca prevista per il mese successivo, il 24 aprile Era l inizio di quella che sarà chiamata guerra fredda tra le due superpotenze, destinata a durare per oltre quattro decenni. Il 30 settembre di quello stesso anno l URSS creò il COMINFORM, una sorta di ufficio informativo a cui aderivano i rappresentanti dei Paesi comunisti dell Est europeo e quelli dei due maggiori partiti comunisti dell Europa occidentale: Italiano e Francese. Lo scopo del COMINFORM era quello di creare un coordinamento dell azione di tutti i partiti comunisti del continente, in realtà era un organismo gestito solo dai sovietici. Quello stesso giorno, nel suo intervento, il rappresentante sovietico Zdanov, esternò la teoria della guerra fredda. Essa consisteva nella presa d atto della divisione del mondo in due fronti contrapposti, l imperialista e l antimperialista, per cui spettava al secondo il compito di annientare il primo per affermare la democrazia e debellare definitivamente i resti del nazifascismo. A dare forza e credibilità a queste bellicose teorie sovietiche contribuì anche l errore americano di ordinare l estromissione dei partiti comunisti al governo in Italia e Francia, che dette la netta impressione che gli USA volessero sfruttare l Europa o comunque imporre il loro netto dominio. Nel 1948 la divisione fra i blocchi si consolidò ulteriormente, con il colpo di stato in Polonia e l occupazione da parte Sovietica della Germania orientale. Sul versante occidentale si rispondeva con delle contro mosse. A Bruxelles, veniva siglato il patto di difesa collettiva contro l URSS, tra Belgio, Olanda e Lussemburgo che prese il nome di BENELUX. Verso la fine dello stesso anno, un accordo tra Inghilterra, Francia e America, prevedeva l espulsione dei Sovietici da tutti gli organismi di cui facevano parte. A farne le spese, in questo duro scontro tra blocchi, fu la bella alleanza antifascista delle brigate partigiane, nata nel 1942 in piena guerra, in Italia e Francia. Non era più sufficiente aver combattuto il nazifascismo insieme per stare nello stesso governo nazionale. Ormai contava solo il blocco di appartenenza sul piano internazionale, per cui comunisti e democratici cristiani italiani, pur avendo concordato la nuova carta costituzionale e contribuito insieme a liberare l Italia, non potevano più stare nello stesso governo del paese per ragioni di equilibrio internazionale. 12

13 IL MOVIMENTO FEDERALISTA La scarsa voce in capitolo che l Europa si era trovata ad avere dopo la Seconda Guerra Mondiale, richiedeva un azione a tutto campo per riunificare, gradualmente, il vecchio continente. Intellettuali, politici e governanti avevano, in gran parte, maturato la coscienza che l uso della forza poteva procurare soltanto macerie. Bisognava camminare su una strada completamente nuova: quella del consenso tra le diverse popolazioni europee. L unificazione europea, per quanto divenuta necessaria, non doveva più essere perseguita a colpi di cannone o di bombe come avvenne in passato, ma con la forza del dialogo, del consenso e della democrazia. Si è già accennato in precedenza ai nostri connazionali Alitero Spinelli e Ernesto Rossi, ai quali va il merito di essere stati tra i principali fautori di questa nuova teoria, a guerra ancora aperta, mentre scontavano la condanna di isolamento a Ventotene, scrivendo il loro Manifesto. Esso gettava le basi e delineava, con chiarezza di idee, i contorni di un grande movimento federalista destinato a diffondersi, a macchia d olio, su tutto il continente, grazie anche al sostegno di importanti uomini politici come l inglese Winston Churchill, il francese Jean Monnet e tanti altri, ivi compreso il primo ministro italiano del tempo: Alcide De Gasperi. Poco dopo la sua nascita ufficiale, il movimento federalista si divise in due correnti di pensiero. Alcuni aderenti ritenevano più opportuna una Confederazione di Stati, altri si battevano, invece, per una Federazione di Stati. Questi due termini, Confederazione e Federazione a prima vista sembrano sinonimi ma, nella sostanza, essi esprimono due cose ben diverse. I confederalisti miravano a raggiungere accordi fra tutti gli Stati europei senza che questi perdessero nulla della loro sovranità. Tra i fautori più importanti vi erano per lo più uomini politici, come W. Churchill e Charles De Gaulle. Rinunciare alla sovranità e quindi al potere era cosa impensabile in quell epoca storica. I federalisti pensavano, invece, ad una completa distruzione degli Stati Nazione, perché li ritenevano colpevoli delle due ultime guerre mondiali, rovinose per il continente. La loro fame di potere, gli egoismi e la mania di grandezza sarebbero state di ostacolo all unità europea. La federazione che essi proponevano doveva avere una propria sovranità, un Parlamento eletto direttamente dal popolo, con poteri reali che dovevano gradualmente sostituire quelli degli Stati nazionali. Tra i federalisti più convinti sono da ricordare: gli italiani Altiero Spinelli e Adriano Olivetti; i francesi Raymond Aron e André Voicin; l olandese Henri Brugmans, tutti intellettuali. IL 1948 L anno 1948 fu un anno chiave per il futuro dell Europa. Si è già accennato in precedenza alla divisione del continente in due zone di influenza contrapposte, capeggiate da URSS e USA, che praticamente annullarono l antico prestigio del vecchio Continente. Forse, proprio perché questo aveva toccato il fondo, sicuramente il minimo storico, si è registrata in quell anno una forte tendenza ad invertire la rotta, perseguendo strade nuove, per tentare di risalire la china. Possiamo dire che, in quel periodo, ebbe inizio un nuovo processo democratico, basato sul consenso, sulla cooperazione e sul dialogo che porterà fino ai giorni nostri. 13

14 Dal 7 al 10 maggio si teneva, all Aja, il primo Congresso d Europa che vedeva la partecipazione di circa mille delegati dei movimenti federalisti e confederalisti appartenenti a diciannove Paesi europei. Per la prima volta si incontravano, in un contesto europeo, uomini politici e di cultura provenienti da province diverse della vecchia Europa. Basta ricordare i britannici: Winston Churchill, Duncan Sandys, Antony Eden; i francesi: Jean Monnet, Leon Blum e Francois Mitterrand; gli italiani: Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli, Bruno Visentini e Ignazio Silone e ancora tedeschi, belgi, olandesi, ecc. Era inevitabile, in quella prima riunione, non affrontare il nodo federalismo o confederalismo, ed era abbastanza scontato, già in partenza, che a prevalere sarebbero state le teorie confederaliste. Non venne eletta alcuna Assemblea, come volevano i federalisti, con il compito di analizzare la possibilità di creare l Unione Europea, quel congresso però metteva un importante punto fermo per la sua realizzazione. Inoltre, il sedici aprile di quell anno, veniva firmata, a Parigi, la convenzione che dava vita all OECE (Organizzazione Europea di Cooperazione Economica), che vedeva insieme ben diciassette Stati europei e due rappresentanti dei comandi militari delle zone occidentali della Germania: uno USA e l altro URSS. Oltre a rappresentare uno dei primi tentativi concreti di coesione, l OECE avrà negli anni successivi un ruolo importante nella gestione degli aiuti americani del Piano Marshall, che avevano il compito di facilitare la ricostruzione dalle macerie della guerra. 14

15 Capitolo Primo I Simboli dell Unione Europea LA BANDIERA EUROPEA La bandiera dell Europa raffigura dodici stelle dorate disposte in cerchio su campo blu. Anche se la bandiera viene comunemente associata all Unione europea, ad adottarla per primo fu il Consiglio d Europa ed è stata pensata per rappresentare l intera Europa geografica e non una particolare organizzazione come la stessa Unione europea o il Consiglio d Europa. La bandiera venne, infatti, formalmente adottata dal Consiglio Europeo l 8 dicembre 1955, prima ancora che nascesse la CEE, su disegno suggerito da un irlandese. Solo nel 1985 la bandiera venne adottata da tutti i capi di Stato e di governo come emblema ufficiale della Comunità europea. Tutte le istituzioni europee utilizzano la bandiera dall inizio del L Unione europea, che venne istituita con il Trattato di Maastricht nel 1992 dai medesimi membri della Comunità europea, adottò contestualmente anche la bandiera europea. Da allora la bandiera rappresenta l Unione europea. 15

16 INNO EUROPEO L inno europeo (Inno alla gioia) è l adattamento dell ultimo movimento della Nona Sinfonia di Beethoven, è stato adottato dal Consiglio d Europa nel 1972 e viene utilizzato dall Unione europea dal Herbert von Karajan, uno dei più grandi direttori d orchestra del Novecento, ha realizzato, su richiesta del Consiglio d Europa, tre versioni strumentali per solo piano, per soli fiati e per orchestra sinfonica. Testo Inno Europeo in Originale O Freunde, nicht diese Töne! Sondern laßt uns angenehmere anstimmen und freudenvollere! Freude, schöner Götterfunken, Tochter aus Elysium, Wir betreten feuertrunken, Himmlischer, Dein Heiligtum! Deine Zauber binden wieder, Was die Mode streng geteilt ; Alle Menschen werden Brüder, Wo Dein sanfter Flügel weilt. Wem der große Wurf gelungen, Eines Freundes Freund zu sein, Wer ein holdes Weib errungen, Mische seinen Jubel ein! Ja, wer auch nur eine Seele Sein nennt auf dem Erdenrund! Und wer s nie gekonnt, der stehle Weinend sich aus diesem Bund. Freude trinken alle Wesen An den Brüsten der Natur ; Alle Guten, alle Bösen Folgen ihrer Rosenspur. Küsse gab sie uns und Reben, Einen Freund, geprüft im Tod ; Wollust ward dem Wurm gegeben, Und der Cherub steht vor Gott! Froh, wie seine Sonnen fliegen Durch des Himmels prächt gen Plan, Laufet, Brüder, eure Bahn, Freudig, wie ein Held zum Siegen. Seid umschlungen, Millionen. Diesen Kuß der ganzen Welt! Brüder! Über m Sternenzelt Muß ein lieber Vater wohnen. Traduzione in lingua italiana O amici, non questi suoni! ma intoniamone altri più piacevoli, e più gioiosi. Gioia, bella scintilla divina, figlia degli Elisei, noi entriamo ebbri e frementi, celeste, nel tuo tempio. La tua magia ricongiunge ciò che la moda ha rigidamente diviso, tutti gli uomini diventano fratelli, dove la tua ala soave freme. L uomo a cui la sorte benevola, concesse di essere amico di un amico, chi ha ottenuto una donna leggiadra, unisca il suo giubilo al nostro! Sì, chi anche una sola anima possa dir sua nel mondo! Chi invece non c è riuscito, lasci piangente e furtivo questa compagnia! Gioia libano tutti i viventi dai seni della natura; tutti i buoni, tutti i malvagi seguono la sua traccia di rose! Baci ci ha dato e uva, un amico, provato fino alla morte! La voluttà fu concessa al verme, e il cherubino sta davanti a Dio! Lieti, come i suoi astri volano attraverso la volta splendida del cielo, percorrete, fratelli, la vostra strada, gioiosi, come un eroe verso la vittoria. Abbracciatevi, moltitudini! Questo bacio vada al mondo intero Fratelli, sopra il cielo stellato 16

17 Ihr stürzt nieder, Millionen? Ahnest Du den Schöpfer, Welt? Such ihn über m Sternenzelt! Über Sternen muß er wohnen deve abitare un padre affettuoso. Vi inginocchiate, moltitudini? Intuisci il tuo creatore, mondo? Cercalo sopra il cielo stellato! Sopra le stelle deve abitare! FESTA DELL EUROPA Il 9 maggio 1950, il Ministro degli affari esteri francese Robert Schuman presentava la proposta di creare una Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano. La proposta, nota come dichiarazione Schuman, è considerata l atto di nascita dell Unione europea, pertanto per quella ricorrenza viene celebrata la festa dell Europa. 17

18 DICHIARAZIONE SCHUMAN Foto della dichiarazione Schuman Versione originale in lingua francese Déclaration du 9 mai 1950 La paix mondiale ne saurait être sauvegardée sans des efforts créateurs à la mesure des dangers qui la menacent. La contribution qu une Europe organisée et vivante peut apporter à la civilisation est indispensable au maintien des relations pacifiques. En se faisant depuis plus de vingt ans le champion d une Europe unie, la France a toujours eu pour objet essentiel de servir la paix. L Europe n a pas été faite, nous avons eu la guerre. L Europe ne se fera pas d un coup, ni dans une construction d ensemble : elle se fera par des réalisations concrètes créant d abord une solidarité de fait. Le rassemblement des nations européennes exige que l opposition séculaire de la France et de l Allemagne soit éliminée: l action entreprise doit toucher au premier chef la France et l Allemagne. Dans ce but, le gouvernement français propose de porter immédiatement l action sur un point limité mais décisif : «Le gouvernement français propose de placer l ensemble de la production francoallemande de charbon et d acier sous une Haute Autorité commune, dans une organisation ouverte à la participation des autres pays d Europe.» La mise en commun des productions de charbon et d acier assurera immédiatement l établissement de bases communes de développement économique, première étape de la Fédération européenne, et changera le destin de ces régions longtemps vouées à la fabrication des armes de guerre dont elles ont été les plus constantes victimes. La solidarité de production qui sera ainsi nouée manifestera que toute guerre entre la France et l Allemagne devient non seulement impensable, mais matériellement impossible. L établissement de cette unité puissante de production ouverte à tous les 18

19 pays qui voudront y participer, aboutissant à fournir à tous les pays qu elle rassemblera les éléments fondamentaux de la production industrielle aux mêmes conditions, jettera les fondements réels de leur unification économique. Cette production sera offerte à l ensemble du monde sans distinction ni exclusion, pour participer au relèvement du niveau de vie et au développement des œuvres de paix. L Europe pourra, avec des moyens accrus, poursuivre la réalisation de l une de ses tâches essentielles: le développement du continent africain. Ainsi sera réalisée simplement et rapidement la fusion d intérêts indispensable à l établissement d une communauté économique et introduit le ferment d une communauté plus large et plus profonde entre des pays longtemps opposés par des divisions sanglantes. Par la mise en commun de productions de base et l institution d une Haute Autorité nouvelle, dont les décisions lieront la France, l Allemagne et les pays qui y adhéreront, cette proposition réalisera les premières assises concrètes d une Fédération européenne indispensable à la préservation de la paix. Pour poursuivre la réalisation des objectifs ainsi définis, le gouvernement français est prêt à ouvrir des négociations sur les bases suivantes. La mission impartie à la Haute Autorité commune sera d assurer dans les délais les plus rapides: la modernisation de la production et l amélioration de sa qualité; la fourniture à des conditions identiques du charbon et de l acier sur le marché français et sur le marché allemand, ainsi que sur ceux des pays adhérents ; le développement de l exportation commune vers les autres pays ; l égalisation dans le progrès des conditions de vie de la main-d œuvre de ces industries. Pour atteindre ces objectifs à partir des conditions très disparates dans lesquelles sont placées actuellement les productions des pays adhérents, à titre transitoire, certaines dispositions devront être mises en œuvre, comportant l application d un plan de production et d investissements, l institution de mécanismes de péréquation des prix, la création d un fonds de reconversion facilitant la rationalisation de la production. La circulation du charbon et de l acier entre les pays adhérents sera immédiatement affranchie de tout droit de douane et ne pourra être affectée par des tarifs de transport différentiels. Progressivement se dégageront les conditions assurant spontanément la répartition la plus rationnelle de la production au niveau de productivité le plus élevé. À l opposé d un cartel international tendant à la répartition et à l exploitation des marchés nationaux par des pratiques restrictives et le maintien de profits élevés, l organisation projetée assurera la fusion des marchés et l expansion de la production. Les principes et les engagements essentiels ci-dessus définis feront l objet d un traité signé entre les États. Les négociations indispensables pour préciser les mesures d application seront poursuivies avec l assistance d un arbitre désigné d un commun accord; celui-ci aura charge de veiller à ce que les accords soient conformes aux principes et, en cas d opposition irréductible, fixera la solution qui sera adoptée. La 19

20 Haute Autorité commune chargée du fonctionnement de tout le régime sera composée de personnalités indépendantes désignées sur une base paritaire par les gouvernements ; un président sera choisi d un commun accord par les gouvernements ; ses décisions seront exécutoires en France, en Allemagne et dans les autres pays adhérents. Des dispositions appropriées assureront les voies de recours nécessaires contre les décisions de la Haute Autorité. Un représentant des Nations unies auprès de cette autorité sera chargé de faire deux fois par an un rapport public à l ONU rendant compte du fonctionnement de l organisme nouveau, notamment en ce qui concerne la sauvegarde de ses fins pacifiques. L institution de la Haute Autorité ne préjuge en rien du régime de propriété des entreprises. Dans l exercice de sa mission, la Haute Autorité commune tiendra compte des pouvoirs conférés à l autorité internationale de la Ruhr et des obligations de toute nature imposées à l Allemagne, tant que celles-ci subsisteront. Versione in lingua italiana La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che una Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent anni antesignana di un Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra. L Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L unione delle nazioni esige l eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania. A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l azione su un punto limitato ma decisivo. Il governo francese propone di mettere l insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei. La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime. La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica. Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà 20

21 contare su un rafforzamento dei mezzi, l Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni. Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace. Per giungere alla realizzazione degli obiettivi cosi definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti. Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell esportazione comune verso gli altri paesi; l uguagliamento verso l alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie. Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l applicazione di un piano di produzione e di investimento, l istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività. Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l espansione della produzione. I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un Trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d applicazione si svolgeranno con l assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata. L Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell Alta Autorità. Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare 21

22 due volte l anno una relazione pubblica per l ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici. L istituzione dell Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell esercizio del suo compito, l Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno. IL MOTTO EUROPEO Unità nella diversità Il motto evidenzia che, tramite l Unione europea, gli europei sono uniti nel garantire la pace e la prosperità e che le molte culture, tradizioni e lingue differenti sono un bene positivo per tutto il Continente. 22

23 MONETA EUROPEA Ai dodici paesi della neonata UE del Trattato di Maastricth, Francia, Olanda, Germania, Irlanda, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Lussemburgo, Danimarca e Belgio, si aggiungono nel 1995 anche Austria, Svezia e Finlandia. I meccanismi di creazione e la definizione della moneta unica vengono sanciti nel 1998, anno nel quale viene stabilito che i paesi decisi ad adottare la moneta unica debbono essere conformi alle regole del Patto di Stabilità. Danimarca, Svezia e Gran Bretagna restano fuori: la moneta unica, di nome euro, che diventa ufficialmente la moneta dell Unione Europea dal 1 gennaio 1998 anche se ancora vive un processo di nascita che la porterà ad essere immessa in circolazione solo nel Il 1998 è fondamentale anche perché nasce la BCE, cioè la Banca Centrale Europea, che dal 1999 inizierà a stabilire i tassi di cambio e avrà il compito di gestire la stabilità dei prezzi e le politiche economiche generali dei paesi dell Unione. Tra i suoi compiti c è anche quello di guidare i paesi all entrata nell euro, facilitando il processo di conversione dalle monete statali a quella unica. L euro entra in vigore il 1 gennaio 1999, convivendo per tre anni con le monete statali, ritirate alla fine del 2001, per far posto definitivamente alla sola moneta unica dal 1 gennaio La grande ondata di rinnovamento in Europa fa muovere anche altri stati minori verso la moneta unica, per cui, gradualmente vi aderirono altri Paesi come: la Slovenia (2007), Cipro e Malta (2008) e Slovacchia (2009). Vecchie monete comunitarie sostituite dall euro Le monete degli Stati membri, ora sostituite dall euro, sono le seguenti: Codice ISO Denominazione ufficiale ATS scellino austriaco BEF franco belga 23

24 CYP lira sterlina cipriota DEM marco tedesco ESP peseta spagnola FIM marco finlandese FRF franco francese GRD dracma greca IEP sterlina irlandese ITL lira italiana LUF franco lussemburghese MTL lira maltese NLG fiorino olandese PTE escudo portoghese SIT tàllero sloveno 24

25 Monete ancora circolanti in Europa dopo la moneta unica Codice ISO Denominazione ufficiale EUR euro BGN lev bulgaro CZK corona ceca DKK corona danese EEK corona estone GBP sterlina inglese HUF fiorino ungherese LTL litas lituano LVL lats lettone PLN zloty polacco RON leu romeno 25

26 SEK corona svedese BANCONOTE EUROPEE La serie dei biglietti in euro comprende sette tagli: da 5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500. Ciascuno ha corso legale nell intera area dell euro. Il loro disegno si ispira agli stili architettonici di sette periodi della storia dell arte europea. Dimensioni: 120 x 62 mm Colore: grigio Stile architettonico: classico Dimensioni: 127 x 67 mm Colore: rosso Stile architettonico: romanico Dimensioni: 133 x 72 mm Colore: blu Stile architettonico: gotico Dimensioni: 140 x 77 mm Colore: arancione Stile architettonico: rinascimentale 26

27 Dimensioni: 147 x 82 mm Colore: verde Stile architettonico: barocco e rococò Dimensioni: 153 x 82 mm Colore: giallo-marrone Stile architettonico: architettura del ferro e del vetro Dimensioni: 160 x 82 mm Colore: violetto Stile architettonico: moderno del XX secolo MONETE EUROPEE La serie delle monete in euro comprende otto valori unitari: da 1, 2, 5, 10, 20 e 50 cent, 1 e 2. Le monete in euro presentano una faccia comune e una faccia nazionale, specifica del paese di emissione. Le otto monete di ciascun paese possono essere utilizzate nell intera area dell euro. Diversamente dalle banconote, le monete in euro sono di competenza nazionale e non della BCE. Se un paese dell area dell euro intende emettere una moneta recante un nuovo disegno, ad esempio una moneta celebrativa o commemorativa da 2 deve prima informare la Commissione europea e gli altri Stati membri dell UE. La Commissione verifica che il nuovo disegno sia conforme agli indirizzi vigenti e pubblica le informazioni al riguardo nel proprio sito Internet. 27

28 Capitolo Secondo I padri dell Europa Il merito della realizzazione di una Europa unita va ad una moltitudine di persone che hanno contribuito, con diversi apporti a realizzarla. In questa sede si vogliono ricordare solo gli uomini di punta da tutti riconosciuti come i padri dell Europa: i tedeschi Konrad Adenawer e Walter Hallstein, i francesi Jean Monnet, Robert Schuman e Aristide Briand, il belga Paul Henri Spaak, l inglese Winston Churchill, l austriaco Richard Nikolaus Kalergi e gli italiani Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi. Konrad Adenauer ( ) Konrad Adenauer nacque a Colonia (Germania) il 5 gennaio Iniziò a fare politica da giovanissimo, divenendo presto uno dei maggiori dirigenti del partito cattolico, fino a ricoprire, nel 1917, prima dell avvento del Nazismo, la prestigiosa carica di Borgomastro di Colonia. Avversò con decisione i nazisti che lo avevano rimosso dalla sua carica e, dopo la caduta del regime, ritornò a ricoprire la sua vecchia carica di Borgomastro, ma ebbe subito dei contrasti con gli alleati, principalmente con gli inglesi, che lo accusarono di incompetenza e lo costrinsero a dimettersi. Primo cancelliere della Repubblica federale di Germania, Konrad Adenauer ha guidato il nuovo Stato tedesco dal 1949 al 1963, contribuendo più di ogni altro a modificare il volto della Germania del dopoguerra e la storia europea. Come molti uomini politici della sua generazione, già dopo la Prima Guerra Mondiale Adenauer aveva capito che si poteva sperare in una pace durevole soltanto con un Europa unita. Le esperienze vissute all epoca del Terzo Reich servirono a confermare la sua opinione. In soli sei anni, dal 1949 al 1955, Adenauer realizzò una serie di ambiziosi obiettivi di politica estera di ampio respiro, nell intento di inserire la Germania nell alleanza occidentale: l adesione al Consiglio d Europa (1951), la creazione della Comunità europea del carbone e dell acciaio (nello stesso anno) e l ingresso della Germania nella NATO (1955). Una pietra miliare della politica estera di Adenauer fu la riconciliazione con la Francia. Con il presidente francese Charles de Gaulle riuscì a realizzare una svolta storica: nel 1963 Germania e Francia, paesi un tempo acerrimi nemici, firmarono un Trattato di amicizia. 28

29 Aristide Briand ( ) Aristide Briand nato a Nantes il 28 marzo 1862, morto a Parigi il 7 marzo 1932; è stato un politico e diplomatico francese. Il suo impegno per la pace lo rese uno dei personaggi politici più amati della sua epoca. Fu presidente del Consiglio a più riprese. Ma fu soprattutto grazie al ruolo svolto quale Ministro degli Esteri che egli deve la sua fama. Dopo il primo conflitto mondiale Briand era, infatti, fra i sostenitori della Società delle Nazioni e di un sistema che garantisse la pace. Nel 1922 si dimise in quanto in contrasto con le dure condizioni di pace che il Trattato di Versailles impose alla Germania, nel 1925 fu l architetto del Trattato di Locarno e nel 1928 del Patto Briand- Kellogg, che promosse insieme al segretario di stato americano Frank Kellogg. Tale convenzione internazionale avrebbe dovuto bandire la guerra quale mezzo di risoluzione delle vertenze internazionali. Per questa sua attività ricevette nel 1926, insieme al Ministro degli esteri tedesco Gustav Stresemann il Premio Nobel per la Pace. Briand può essere considerato un precursore del progetto dell integrazione europea, infatti il 7 settembre 1929 pronunciò un discorso innanzi all assemblea della Società delle Nazioni, in cui prefigurava un unificazione europea. L assemblea gli diede mandato per presentare un memorandum per l organizzazione di Unione Federale Europea che non avrebbe tuttavia mai visto la luce. Esercitò per molti anni la presidenza onoraria dell Unione Pan-Europea. Negli anni 30 l avvento del nazismo fece crollare i sogni di una Europa riunificata. Fino all ultimo Briand mantenne le proprie posizioni pacifiste. Morì a Parigi il 7 marzo Le sue ceneri riposano nel piccolo cimitero di Cocherel di fronte al paesaggio che amava particolarmente. 29

30 Winston Churchill ( ) L inglese Winston Churchill, è nato a Blenheim Palace, presso Woodstock (Oxfordshire), il da Randolph Henry, terzogenito del duca di Malborough, e dall americana Jessie Jerome, figlia del proprietario del New York Times. Winston Churchill, oltre che ad avere avuto una vita molto avventurosa, è stato ufficiale dell esercito, corrispondente di guerra e primo Ministro britannico (dal 1940 al 1945 e dal 1951 al 1955), fu uno dei primi ad invocare la creazione degli Stati Uniti d Europa. Dopo l esperienza della Seconda Guerra Mondiale, si convinse del fatto che solo un Europa unita avrebbe potuto garantire la pace. Il suo obiettivo era quello di eliminare una volta per tutte gli antichi vizi europei del nazionalismo e del bellicismo. Nel famoso Discorso alla gioventù accademica tenuto all Università di Zurigo nel 1946, Churchill formulò le conclusioni che aveva tratto dalla lezione della storia: Esiste un rimedio che in pochi anni renderebbe tutta l Europa libera e felice. Esso consiste nella ricostruzione della famiglia dei popoli europei, o in quanto più di essa possiamo ricostituire, e nel dotarla di una struttura che le permetta di vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo creare una specie di Stati Uniti d Europa. Fu così che la forza propulsiva della coalizione antinazista si trasformò in un promotore attivo della causa europea. Sir Winston Churchill divenne famoso anche come pittore e scrittore: nel 1953 gli fu assegnato il Premio Nobel per la letteratura. Si è spento a Londra il 24 gennaio Ai suoi funerali, pari per solennità alle esequie del duca di Wellington, intervenne (insieme con molti regnanti e capi di Stato) anche la regina Elisabetta, contro ogni precedente tradizione. È sepolto a Bladon, presso Blenheim Palace, dov era nato. 30

31 Eugenio Colorni Eugenio Colorni nasce a Milano nel 1909 da famiglia ebraica mantovana. Dopo gli studi al Liceo-Ginnasio Manzoni di Milano, nel 1926 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia, dove segue le lezioni di G.A.Borgese e di P. Martinetti, con cui si laurea nel Dopo un giovanile entusiasmo per il sionismo, aderisce all antifascismo militante, collaborando con Giustizia e libertà. Dopo gli arresti del 1935, prende contatto con il Centro interno socialista, di cui diviene uno dei maggiori responsabili. Arrestato nel 1938, viene confinato a Ventotene, dove stringe amicizia con Altiero Spinelli e Ernesto Rossi e aderisce alle idee federalistiche. Partecipa alla stesura del Manifesto europeista di Ventotene, nell agosto del Il Manifesto di Ventotene viene diffuso proprio da Eugenio Colorni che trasferito da Ventotene a Melfi di Puglia, nel maggio del 43 riesce a fuggire, dandosi alla vita clandestina. Il 27 agosto del 1943 a Milano, in casa di un grande scienziato Alberto Mario Rollier, Colorni insieme a Spinelli è tra i fondatori del Movimento Federalista Europeo, che si propone di diffondere le idee contenute nel Manifesto. Rientrato a Roma, riprende il lavoro politico collegandosi al ricostituito Partito Socialista di Unità Proletaria. Dopo l 8 settembre è capo redattore dell Avanti! ed organizzatore del centro militare del partito. Patriota, martire della Resistenza, filosofo e docente, Colorni fu un grande europeista che, per il suo ideale di un Europa libera ed unita, ha vissuto ed è morto. Il documento fondamentale dell europeismo di Colorni è il Manifesto di Ventotene che prende il nome dall isola dove fu relegato, dopo essere stato arrestato nel Mentre l Italia e il mondo intero erano sconvolti dalla guerra, in quell isola di relegazione, Colorni, Spinelli e altri si domandarono cosa sarebbe accaduto all Europa, dopo il disastro che la stava sconvolgendo e fu in base a queste riflessioni che, fra il 1941 e il 1942 fu redatto il Manifesto di Ventotene. A Roma Colorni tenne fitti contatti con le formazioni militari della Resistenza e fu proprio in una di queste missioni di contatto che il 28 maggio 1944 alcuni militari, la banda del Koch, che lo avevano identificato, gli scaricarono addosso a bruciapelo alcuni colpi di mitra, che lo ferirono mortalmente. Agonizzò per due giorni e il 30 maggio morì in ospedale. Aveva appena 35 anni. 31

32 Alcide De Gasperi ( ) Alcide De Gasperi nacque a Pieve Tesino, nel Trentino, il 3 aprile 1881, quando la regione, anche se di lingua italiana, apparteneva ancora all impero Austro-Ungarico. Il padre Amedeo era, infatti, un gendarme austriaco e, probabilmente, fu proprio questa la ragione del suo isolamento rispetto ai suoi coetanei che lo rese piuttosto taciturno e solingo. Per capire il distacco profondo che si era determinato con il resto della comunità, basti ricordare che gli avevano attribuito il nomignolo di polenta fredda. Un carattere chiuso e poco loquace che si porterà dietro tutta la vita. Nonostante gli alti livelli politici raggiunti, egli non fu mai un abile oratore. Grazie all aiuto di alcuni sacerdoti studiò nel seminario arcivescovile, ma, contrariamente al fratello minore Mario che prese i voti, Alcide non volle farsi prete. Nel 1909 entra a far parte del Consiglio Comunale di Trento, nel 1911 nel Parlamento di Vienna, iniziando a muovere i primi passi come politico austriaco. Un austriaco che parla italiano venne definito da Mussolini e da Cesare Battisti, suoi irriducibili avversari, servo di Francesco Giuseppe, pennivendolo veniva ancora ingiustamente chiamato, epiteti che lo offendevano profondamente in quanto egli si riteneva appartenente alla cultura italica. Nel 1921 è stato eletto deputato italiano nel Partito Popolare e nel 1922 si è sposato con la giovane Francesca Romani dal cui matrimonio nacquero quattro figlie. Nel 1922, visto che Don Sturzo, il fondatore del Partito Popolare, era in esilio, toccò a De Gasperi dare il proprio assenso al Governo di Benito Mussolini, anche se ne rimase quasi subito deluso. Dopo meno di due anni, successivamente all uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti, la sua contrarietà a Mussolini divenne sempre più marcata, ma il danno era fatto ed il dittatore continuò a governare ancora un ventennio. Dal 1946 al 1953 Alcide De Gasperi, nelle sue funzioni di Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, guidò la politica interna ed estera dell Italia negli anni del dopoguerra. Al pari di altri statisti illuminati del suo tempo, fu un attivo sostenitore dell unità europea. L esperienza del fascismo e della guerra (trascorse in carcere gli anni tra il 1927 e il 1928, prima di trovare asilo in Vaticano) lo aveva convinto che solo un Europa unita avrebbe potuto impedire il ripetersi di simili eventi. 32

33 De Gasperi promosse spesso iniziative per l integrazione dell Europa occidentale, lavorando per la realizzazione del piano Marshall e creando stretti legami economici con altri paesi europei, in particolare con la Francia. Egli fu inoltre sostenitore del piano Schuman per la fondazione della Comunità europea del carbone e dell acciaio e contribuì a formulare l idea della politica europea di difesa comune. Alcide De Gasperi morì il 19 agosto 1954 nella sua casa in Val di Stella comune di Borgo in Valsugana. Walter Hallstein ( ) Walter Hallstein è nato a Mainz (Germania) il 17 novembre Fu, nei primi anni cinquanta, uno dei padri della Comunità europea e divenne il primo presidente della Commissione europea dal 1958 al 1969, fu un europeista convinto e un deciso fautore dell integrazione europea. Secondo Hallstein, la condizione più importante per il successo dell integrazione politica dell Europa consisteva nella creazione di istituzioni economiche comuni. In veste di presidente della Commissione europea, Hallstein lavorò per la rapida realizzazione del mercato comune. Con il suo acceso entusiasmo e il suo potere di persuasione promosse la causa dell integrazione anche oltre il suo mandato alla presidenza. La rapidità del processo di unificazione durante il cosiddetto periodo Hallstein è divenuta leggendaria. Ex segretario di Stato presso il ministero degli Esteri tedesco, negli anni Cinquanta acquisì fama internazionale grazie alla dottrina Hallstein, che si poneva come obiettivo centrale il radicamento della giovane democrazia nell Europa occidentale, costituì il filo conduttore della politica estera tedesca negli anni successivi. Fu anche professore di diritto presso le università di Rostock e Francoforte. Morì il 29 Marzo

34 Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi ( ) Il conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi è nato Tokyo il 17 novembre 1894 ed è morto a Schruns (Austria) il 27 luglio È stato un politico austriaco, il primo a proporre un progetto di Europa unita ed il fondatore dell Unione Paneuropea. Figlio di un diplomatico austroungherese e di una giapponese, Mitsuko Aoyama ( ), discendente da una famiglia samurai, passò la sua infanzia nel castello di famiglia in Boemia, prima di entrare al Theresanium di Vienna, il collegio più rinomato dell impero. Qui conosce persone di ogni nazionalità e si appassiona alla filosofia. Inoltre, prosegue i suoi studi all Università di Vienna e diventa dottore nel Prende la nazionalità ceca nel 1919 e si allontana finalmente dalla filosofia per iniziare a pubblicare degli articoli sulla necessità di un nuovo ordine europeo. Kalergi è convinto che occorre promuovere lo spirito europeo prima della convergenza di interessi materiali se si vuole realizzare la pace in Europa. Così, lancia il suo primo appello all unità del Vecchio Continente già nel Nell anno successivo propone il primo progetto moderno di una Europa unita nel suo libro Paneuropa nel quale manifestava le sue idee europeiste. Il suo messaggio è percepito tra le due guerre da un buon numero di personalità come: Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide de Gasperi, Winston Churchill ed intellettuali come Altiero Spinelli. È questo messaggio che ispira a Aristide Briand il suo progetto di Unione europea presentato nel 1929 a Ginevra davanti alla Società delle Nazioni. Coudenhove-Kalergi già nel 1923 lanciò l idea di riunire il carbone tedesco e il minerale francese, progetto che si concretizzerà nel 1951 sotto il nome di Comunità europea del carbone e dell acciaio (CECA). Nel 1929 propose di adottare come inno europeo l Inno alla gioia di Friedrich von Schiller su musica della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven. Nel 1938 fu costretto a rifugiare in Svizzera. Da lì, parte per gli Stati Uniti d America, dove insegnerà all Università di New York. Prende tuttavia la nazionalità francese nel La fine della guerra lo porta a tornare in Svizzera. È qui che fonda, nel 1948, l Unione Parlamentare europea che sboccherà dopo il Congresso dell Europa del 1948, nella creazione del Consiglio d Europa e del Parlamento europeo. 34

35 Jean Monnet ( ) Jean Omer Marie Gabriel Monnet, meglio conosciuto come Jean Monnet, fu consulente economico e uomo politico francese e dedicò gran parte della sua vita alla causa dell integrazione europea. Fu lui, infatti, l ispiratore del piano e la dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, che prevedeva la fusione dell industria pesante dell Europa occidentale. Jean Monnet nacque nella regione francese del Cognac il 9 novembre 1888 da una famiglia di commercianti di cognac. Terminati gli studi, a 16 anni, cominciò a viaggiare all estero per ragioni di affari, e in seguito anche come banchiere. Durante le due guerre mondiali svolse incarichi di alto livello relativi al coordinamento della produzione industriale in Francia e nel Regno Unito. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, grazie al successo nel commercio del cognac, venne nominato segretario generale aggiunto della Società delle Nazioni. Inizialmente Monnet abbracciò con molto entusiasmo la missione, pensando che la nuova organizzazione internazionale potesse imporsi ai nazionalismi, ma capì subito che non era sufficientemente forte per poter realizzare gli obiettivi di pace e di concordia che si proponeva. Potevano essere prese solo decisioni all unanimità. Nel 1923 abbandonò il suo incarico e ritornò ad occuparsi dell impresa paterna. Agli inizi della Seconda Guerra Mondiale, Monnet venne di nuovo inviato a Londra per gestire le risorse comuni delle forze alleate. Nel giugno 1940, mentre l esercito francese veniva sconfitto dalle truppe naziste, Monnet propose a Churchill e a De Gaulle un progetto per una unione federale immediata tra Gran Bretagna e Francia. Progetto che venne accolto positivamente. I due governi - così recita il comunicato congiunto - dichiarano che in futuro Francia e Gran Bretagna non saranno più due nazioni, bensì una sola Unione franco-britannica. La costituzione dell Unione comporterà organizzazioni comuni per la difesa, la politica estera e gli affari economici... I due Parlamenti saranno ufficialmente unificati. Il tentativo di impedire la sconfitta della Francia fallì, perché la classe politica francese era ormai rassegnata alla sconfitta. Monnet non si perse d animo, partì per gli Stati Uniti d America e collaborò al Victory Program, convinto che l America avrebbe potuto svolgere il ruolo di grande arsenale delle democrazie. Nel 1943, ad Algeri, aderì al Comitato di liberazione nazionale Francia libera e collaborò con De Gaulle per organizzare la resistenza in esilio. Egli aveva già chiaro il percorso che l Europa doveva seguire nel prossimo futuro. Infatti, nella riunione del 5 35

36 agosto 1943, Monnet dichiarò al Comitato: Non vi sarà pace in Europa, se gli Stati si ricostituiranno sulla base della sovranità nazionale... I paesi d Europa sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la prosperità e l evoluzione sociale indispensabili. È necessario che gli Stati europei si costituiscano in federazione.... Subito dopo la liberazione, Monnet propose al governo francese un piano globale per la modernizzazione lo sviluppo economico, del quale divenne Commissario e lavorò per la ricostruzione dell economia francese. Da commissario del piano globale, nel 1949, si rese conto che la tensione tra Germania e Francia per il controllo della Ruhr, l importante bacino carbosiderurgico, stava salendo eccessivamente, portando dei possibili venti di guerra tra i due Stati, ripetendo l errore verificatosi dopo la Prima Guerra Mondiale. La soluzione immediata non poteva essere la Federazione, perchè la Francia era troppo orgogliosa della sovranità appena riconquistata. Allora Monnet propose al suo Ministro degli Esteri Schuman, la messa in comune, sotto il controllo di un governo europeo, delle risorse franco-tedesche del carbone e dell acciaio. Accomunando le produzioni di base - egli scriveva - e istituendo un nuova Alta Autorità, le cui decisioni vincoleranno la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, questa proposta getterà le prime fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile per preservare la pace. Schuman accolse a braccia aperte la proposta di Monnet e, in comune accordo con il Adenauer, la rese pubblica il 9 maggio Un anno dopo, con il Trattato di Parigi, sei paesi - Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo - davano vita, alla Comunità Europea del Carbone e dell Acciaio (CECA), assicurando la pacificazione franco-tedesca che ancora oggi rappresenta la base portante su cui si basa il processo di unificazione europea. Nel 1955, dopo la grave crisi causata dal rifiuto della Francia di ratificare la Comunità europea di difesa (CED), Monnet diede vita al Comitato d azione per gli Stati Uniti d Europa con il quale, sino alla fine della sua vita, invitò instancabilmente la classe politica europea, a non abbandonare la via intrapresa dell unità europea. Tra il 1952 e il 1955 fu il primo presidente dell organo esecutivo della CECA, l Alta Autorità, e oltre che economica, la sua l influenza fu determinante anche sul piano politico. È sua la famosa affermazione: Noi non uniamo Stati, ma popoli. I programmi attuali e le politiche adottate dell UE a favore degli scambi culturali e nella formazione ricalcano questa sua filosofia. Monnet non è mai stato Capo di Stato o di Governo, ma è l uomo che, insieme ad Altiero Spinelli, ha lavorato alacremente dietro le quinte a mettere l Europa sulla difficile strada della integrazione. Morì a Bazoches sur Guyonne il 16 marzo 1979, poco prima della prima elezione diretta del Parlamento europeo. 36

37 Ernesto Rossi ( ) Ernesto Rossi nasce il 20 agosto 1897 a Caserta. Il padre apparteneva ad una famiglia aristocratica piemontese (Rossi della Manta), mentre la madre era bolognese. Nel 1903 Il padre lascia l esercito e la famiglia si trasferisce a Rifredi, fuori Firenze. Dal 1919 al 1922, Rossi prese a collaborare al Popolo d Italia, il quotidiano diretto da Mussolini. Nel 1922 si scrive e si laurea in Giurisprudenza presso l università di Siena. Nel 1927 conobbe Luigi Einaudi ed approfondisce gli studi in economia. Nel 1930 viene arrestato e, nel 1931, condannato a venti anni di carcere. Nel 1939 lascia Regina Coeli e viene inviato a Ventotene, dove scrive, insieme ad Altiero Spinelli, il Manifesto di Ventotene, programma federalista per l Europa libera. Nel 1943 è ricondotto a Regina Coeli e il 30 luglio, caduto il regime, viene liberato. Dopo l 8 settembre passa in Svizzera per rientrare in Italia subito dopo la liberazione. Occupò la carica di sottosegretario alla ricostruzione e con il governo Parri diventa presidente dell Azienda Rilievo Alienazione Residuati (Arar) dando prova di grande manager pubblico. Nel 1949 Viene fondato Il Mondo e Rossi ne diviene il principale collaboratore economico. Nel 1952 esce Settimo: non rubare, la prima delle sue molte raccolte di interventi, ma nel 1955 il governo Segni inserisce l Arar tra gli enti inutili e lo sopprime. La sinistra liberale si stacca dal partito di Malagodi e fonda il Partito radicale. Rossi vi aderisce. Muore il 9 febbraio 1967 al Policlinico di Roma. Viene seppellito a Firenze, al cimitero di Trespiano, tra le tombe di Salvemini, dei fratelli Rosselli e di Calamandrei. 37

38 Robert Schuman ( ) Robert Schuman, uomo politico, apprezzato avvocato e Ministro degli Esteri francese tra il 1948 e il 1952, è considerato uno dei padri fondatori dell Unità europea. Originario della regione dell Alsazia- Lorena, sul confine franco-tedesco e da entrambi contesa, dove è nato il 29 giugno 1886 (per la precisione a Clause nei pressi di Lussemburgo) dal cittadino tedesco Jean Pierre e dalla cattolica lussemburghese Eugenie Duren, dalla quale venne fortemente influenzato nelle sue credenze religiose, anche perché perse il padre giovanissimo. Per il luogo in cui nacque, per le città in cui ha studiato: Lussemburgo, Metz; per le lingue che ha appreso: francese e tedesco, era per lui naturale sentirsi cittadino europeo. Schuman, si è laureato in Legge ed ha iniziato la professione di avvocato nella città tedesca di Metz, anche se gli studi superiori li ha completati a Lussemburgo. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la Lorena è ritornata francese e, nel 1919, fortemente sostenuto dalla gerarchia ecclesiastica locale, Robert Schuman divenne deputato al Parlamento di Parigi. Scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, nel marzo 1940, viene nominato sottosegretario ai rifugiati e lavora alacremente per aiutare milioni di profughi che fuggono dal sanguinario esercito nazista. Il 14 settembre dello stesso anno viene arrestato dai tedeschi e dopo sette mesi di prigione gli stessi volevano deportarlo nel campo di concentramento di Dachau, ma non ne ebbero il tempo, perché Schuman riesce ad evadere e a rifugiarsi a Lione, dove visse da clandestino fino alla fine della guerra, ricercato dalla Gestapo. Finita la Seconda Guerra Mondiale ritornò a fare il deputato dal 1945 al Nel 1946 viene nominato Ministro delle finanze francese e, l anno successivo Presidente del Consiglio dei ministri, carica che mantenne circa un anno, per poi assumere nel 1948 fino al 1952 quella di Ministro degli Affari Esteri. Fu in questo periodo che, in collaborazione con Jean Monnet formulò il famoso piano Schuman reso pubblico il 9 maggio 1950, giorno che oggi è considerato la data di nascita dell Unione europea. Schuman proponeva nel piano il controllo congiunto della produzione di carbone e acciaio, le principali materie prime per l industria degli armamenti. L idea di base era che chi non dispone liberamente del carbone e dell acciaio non è più in grado di condurre una guerra. Schuman informò del suo piano il cancelliere tedesco Adenauer, che subito vi riconobbe un opportunità per la pace in Europa e lo accolse favorevolmente. Poco tempo dopo reagirono anche i governi di Italia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi. I sei Stati firmarono l accordo per la creazione della Comunità europea del carbone e dell acciaio 38

39 a Parigi, nell aprile del In questo senso, l Europa si fonda su un iniziativa di pace. Anche dopo il 1952, quando non fu più Ministro francese, egli se ne va in giro per l Europa, alle numerose conferenze internazionali alle quali era invitato, per esporre e promuovere le proprie idee sull Europa unita, sostenendo anche la formulazione di una politica europea di difesa comune (CED) che proprio in quell anno il Parlamento francese aveva affossato. Il 19 marzo 1858 Robert Schuman fu eletto, per acclamazione, da tutte le forze politiche, primo Presidente del nuovo Parlamento europeo, carica che mantiene fino al Muore nella sua casa di Scy Chazelles il 4 settembre 1963, dopo essere stato colpito, nel 1959, da una forma di sclerosi cerebrale. Paul Henri Spaak ( ) Possiamo dire che il belga Paul Henri Spaak fu un grande statista europeo con una lunga carriera politica. Nacque a Schaerbeek il 25 gennaio 1899, appartenente ad una nota famiglia politica, figlio della prima donna belga eletta in Parlamento del suo Paese e appartenente ai grandi sostenitori europei del socialismo democratico. Mentendo sulla sua età, Spaak riuscì ad arruolarsi nell esercito belga durante la Prima Guerra Mondiale e in seguito trascorse due anni in Germania come prigioniero di guerra. Venne eletto deputato nel 1932, fu chiamato, nel 1936, a rivestire la carica di Ministro degli Affari Esteri e, nel 1939, quella di Primo Ministro. Si dichiara neutrale allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, opponendosi con decisione alla capitolazione del Belgio all occupazione Hitleriana. Per sfuggire ai tedeschi riuscì a rifugiarsi a Londra, dove riprese il suo ruolo di ministro degli esteri nel governo belga in esilio. A guerra finita, dopo la liberazione del Belgio, Spaak rientrò al governo dove svolse le funzioni di ministro degli Esteri e di primo ministro ( ) e contribuì moltissimo alla destituzione di Re Leopoldo. Già durante la Seconda Guerra Mondiale aveva messo a punto un piano per la fusione dei paesi del Benelux. Subito dopo la guerra promosse l unificazione dell Europa, appoggiando la creazione della Comunità europea del carbone e dell acciaio e della comunità europea di difesa. Nel 1946 venne eletto Presidente della prima Assemblea dell ONU. Nel settembre del 1952 presiedette la 39

40 prima Assemblea, tenuta a Strasburgo, della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell Acciaio) creata l anno prima con il Trattato di Parigi. Nel giugno del 1955, ebbe un ruolo essenziale nella conferenza tenuta a Messina, dalla quale scaturirono i Trattati del Mercato Europeo Comune (MEC) e dell EURATOM (Energia atomica), stipulati, successivamente, a Roma il 25 marzo Secondo Spaak, la coalizione tra più paesi con la firma di Trattati vincolanti costituiva il mezzo più efficace per garantire la pace e la stabilità. Riuscì a contribuire alla realizzazione di questi obiettivi in veste di presidente della prima assemblea plenaria delle Nazioni Unite (1946) e di segretario generale della NATO (dal 1957 al 1961). Dal mese di luglio del 1966 si è ritirato a vita privata e morì a Alleud il 31 luglio Altiero Spinelli ( ) Altiero Spinelli nasce a Roma il 31 agosto Secondo figlio di Carlo e Maria Ricci, originari di Chieti, dove erano nati entrambi nel Una famiglia numerosa quella di Carlo Spinelli, formata di ben otto figli, che volle chiamare con nomi floreali o strani, piuttosto che scegliere sul calendario. La prima era una donna: Azalea, seguirono poi quattro maschi: Altiero, Veniero, Anemone e Cerilo, mentre le ultime tre furono donne: Asteria, Gigliola e Fiorella. Maria Ricci faceva l insegnante, mentre Carlo prima fece il funzionario statale e poi lavorò con i fratelli in una loro fabbrica di cioccolato. Dopo i primi anni passati con la famiglia in sud America, dove il padre, laico e socialista, era vice Console, nell estate del 1912 rientra a Roma, e qui frequenta le elementari, il ginnasio e il liceo classico. Inizia a interessarsi di politica giovanissimo e, dopo la fondazione dei Partito Comunista, si iscrive a questo nuovo partito. Nel 1924 si immatricola alla facoltà di giurisprudenza dell Università di Roma dove frequenta il gruppo universitario comunista oltre che la federazione giovanile comunista, di cui diviene, dopo poche settimane, segretario. Da questo momento partecipa attivamente all attività antifascista clandestina del partito, che lo nomina, nell autunno del 1925, nel Comitato della federazione laziale e poi, un anno dopo, segretario interregionale. Arrestato nel 1927 a Milano, viene condannato a sedici anni e otto mesi dal tribunale speciale per cospirazione contro i poteri dello stato. Scontata la pena (sei anni di confino, prima a Ponza - dal 1937 al e poi a Ventotene). Nel frattempo matura il distacco dal Partito comunista, iniziato durante gli anni del carcere. A Ventotene, tra l inverno del 1941 e la primavera del 1942, elabora e scrive, insieme ai Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, il Manifesto per un Europa libera ed unita, meglio conosciuto come 40

41 Manifesto di Ventotene, che venne, a giusta ragione, considerato come la base principale del federalismo europeo. Caduto il fascismo, viene liberato il 19 agosto 1943 e qualche giorno dopo fonda a Milano, insieme ad altri ex confinati o esiliati, il Movimento Federalista Europeo. Dopo l 8 settembre si rifugia in Svizzera, dove organizza, a Ginevra, le prime riunioni federaliste a livello sovra nazionale, che portarono all approvazione di un documento unitario che inciderà fortemente sull organizzazione della Resistenza europea, soprattutto in Francia. Chiamato da Leo Valiani a Milano, alla segreteria politica del Partito d Azione Alta Italia, contribuisce alla Resistenza italiana. Nel marzo dei 1945 organizza, insieme a Ursula Hirschmann vedova di Eugenio Colorni, ucciso dai fascisti pochi giorni prima della liberazione di Roma, il primo congresso federalista internazionale che si tiene a Parigi, ma subito dopo ritorna in Italia per dare ancora un contributo alla Resistenza. Nel giugno 1945 segue Ferruccio Parri, nominato presidente del Consiglio. Nel febbraio 1946, a seguito delle conclusioni del I Congresso, lascia il Partito d Azione insieme a La Malfa, Parri, Reale e altri, per dar vita al Movimento per la democrazia repubblicana. Dopo una breve parentesi nell impegno federalista durante il quale lavora come fiduciario nell Azienda Rilievo Alienazione Residuati (ARAR), nel 1948 viene eletto segretario dei Movimento federalista europeo, successivamente membro del Bureau Executif e delegato generale dell Union Européenne des Fédéralistes (UEF). Per quasi tre lustri Spinelli partecipa a tutte le più importanti battaglie in favore della federazione europea, in particolare quella della Comunità Europea di Difesa (CED) del 1952, poi miseramente fallita nell estate di quell anno per essere stata bocciata proprio dal Parlamento francese che l aveva proposta. Dal 1962 al 1965 collabora con la redazione de il Mulino ed è tra i promotori dell «Associazione di cultura e di politica il Mulino, l istituzione di controllo di tutte le attività promosse dal gruppo bolognese, e nel contempo fa il professore al Centro di Bologna della School for Advanced European Studies dell Università Johns Hopkins, tenendo corsi sulla Comunità europea. Nel 1965 fonda l Istituto Affari Internazionali (IAI), allo scopo di promuovere ricerche e studi sul ruolo e le responsabilità dell Italia nella Comunità europea. Dal dicembre 1968 al luglio 1969 è consulente per gli affari europei dei ministro degli Esteri Pietro Nenni. Dal 1970 al 1976 è membro della Commissione esecutiva della Comunità europea, che tenta di trasformare nel vero motore politico dei processo di integrazione sovra nazionale. Eletto deputato al Parlamento italiano nel giugno 1976, come indipendente nelle liste del PCI, è presidente del gruppo misto alla Camera, e nello stesso anno viene nominato al Parlamento europeo. Nel 1979 gli è riconfermato sia il mandato al Parlamento italiano (dove è membro del gruppo misto), sia quello al Parlamento europeo (eletto per la prima volta a suffragio universale). Qui svolge un ruolo di particolare rilievo, facendosi soprattutto promotore, nel luglio 1980, dell iniziativa istituzionale il - Club del Coccodrillo - che porta alla formulazione dei progetto di Trattato di Unione europea da lui elaborato e approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento europeo, il 14 febbraio 1984, con l appoggio di deputati europei di tutti i gruppi politici e di diversi Paesi. Rieletto nel 1984 al Parlamento europeo - dopo l affossamento dei progetto di Trattato fatto dai Vertici di Milano e di Lussemburgo, rilancia nella primavera dei 1986 una nuova iniziativa costituente, ma qualche giorno dopo, il 23 maggio 1986, muore in una clinica romana. 41

42 Capitolo Terzo Nascita e storia della Costituzione Europea NECESSITA DI CAMBIARE PAGINA Come detto nella premessa, risulta chiaro che, la spinta in direzione di una Europa unita nasce dall esito negativo delle due Guerre Mondiali e, in particolare, dalla catastrofe della seconda. Anche se il bisogno dell Europa unita era emerso molto prima,, soprattutto dopo la disastrosa Prima Guerra Mondiale, che aveva rappresentato perdite gravi per molti paesi europei, sia in termini di morti e feriti, sia in termini di sacrificio economico. Per meglio intendere, basta ricordare i morti: un milione e ottocentomila tedeschi, un milione e settecentomila russi, un milione e quattrocentomila francesi, un milione e duecentomila austro-ungarici e quattrocentosessanta mila italiani. I danni economici, in termini di distruzioni e di disagi, si possono dedurre facilmente. Foto Prima Guerra Mondiale Foto Seconda guerra mondiale Ancora più sanguinosa, disastrosa e disumana fu la Seconda Guerra Mondiale, iniziata nel 1939 e conclusasi nel 1945, combattuta tra le potenze dell asse: Germania, Italia e Giappone contro le forze alleate, tra le quali Stati Uniti e Unione Sovietica. Si calcola che i morti sono stati oltre 71 milioni, gran parte dei quali civili (48 milioni). Una guerra che ha mostrato la disumanità dei campi di sterminio, l obbrobrio dei forni crematori, le manifestazioni odiose di razzismo e xenofobia, le prime armi atomiche e di distruzione di massa. Da queste due guerre l Europa ne uscì davvero in ginocchio. Era ormai evidente a tutti che il vecchio Continente aveva perduto l antico prestigio ed il suo posto era stato preso da Stati Uniti e Unione Sovietica, le nuove grandi potenze che se l erano divisa a strisce, in zone di influenza, arrivando addirittura a costruire dei muri per dividere Berlino, con il pretesto di voler punire la Germania. Era divenuto evidente che per tentare di risalire la china, occorreva un nuovo processo di unificazione integrata dell Europa basato su nuovi tipi di accordi internazionali, in grado di superare, sia pure con gradualità, il sentimento nazionalista che, nell ultimo ventennio, aveva causato soltanto rovine. L idea dell integrazione europea è nata per far sì che non si 42

43 verificassero mai più quei fiumi di sangue e quelle distruzioni incalcolabili. Anche perchè l orizzonte politico internazionale non era affatto sereno; subito dopo la fine della guerra, l Europa è divisa in due blocchi, occidentale e orientale; alla guerra calda si è sostituita quella fredda, destinata a durare decenni. Il primo tentativo di integrazione può essere considerata la nascita del Consiglio d Europa nel 1949: un primo passo verso la cooperazione fra Stati. Ma la vera inversione di tendenza è avvenuta il 9 maggio 1950 quando il ministro degli esteri francese Robert Schuman presenta il suo piano di cooperazione rafforzata. Un giorno molto importante, meritevole di essere ricordato, tanto che diventerà, l anniversario, la festa dell Unione Europea. Infatti, meno di un anno dopo nascerà la CECA. IL TRATTATO DI PARIGI (che dà vita alla CECA) Il Trattato costitutivo della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell Acciaio) fu firmato a Parigi il 18 aprile 1951 ed entrò in vigore il 24 luglio Il mercato comune previsto dal Trattato viene inaugurato il 10 febbraio 1953 per il carbone e il ferro e il 1 maggio dello stesso anno per l acciaio. Il Trattato è stato siglato con una durata di 50 anni ed ha avuto termine il 23 luglio del Per la prima volta, un gruppo di sei stati europei trova un accordo e si avvia sulla strada dell integrazione. Sono: Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Con questo Trattato, dunque, si sono gettate le basi della nuova architettura comunitaria, con nuovi organismi unitari; l Alta Autorità, l Assemblea, un Consiglio dei ministri, una Corte di Giustizia ed un Comitato consultivo. La speranza era quella di un primo passo concreto in direzione della federazione europea. Un passo che doveva sperimentare la possibilità di estendere l accordo ad altri settori economici e sociali, e gettare le fondamenta di un Europa Unita, secondo la filosofia manifestata da Robert Schuman. 43

44 LA COMUNITA EUROPEA DI DIFESA (CED) Subito dopo la firma del Trattato di Parigi, l obiettivo successivo doveva essere quello di creare un sistema europeo di difesa. Un progetto di collaborazione militare degli Stati europei, proposto dalla Francia, che doveva essere alternativo alla NATO, accolto, comprensibilmente, con molta freddezza dagli Stati Uniti d America che temevano di perdere il controllo strategico della Casa Bianca sulle forze armate europee. Il progetto CED venne ideato da Jean Monnet (e poi presentato da René Pleven, primo ministro, per questo chiamato piano Pleven).Prevedeva la formazione di un esercito europeo, composto da sei divisioni, poste sotto il comando della NATO ma gestito da un ministro della Difesa europeo. Anche se non esplicitato, questo piano doveva avere anche la funzione di evitare un riarmo tedesco che i francesi non avrebbero accettato. Infatti, tutte le nazioni partecipanti avrebbero devoluto una divisione all esercito europeo, mantenendo un esercito nazionale, salvo la Germania, che avrebbe dovuto armare solo la divisione dell esercito integrato. Il piano andava incontro alle stesse volontà dell opinione pubblica tedesca e condiviso dall allora cancelliere tedesco Adenauer, sostanzialmente contrario al riarmo del suo Paese. La discussione di questo piano si trascinò senza risultati rilevanti per parecchio tempo, finché Monnet e Adenauer riuscirono a convincere anche il primo ministro italiano, Alcide De Gasperi a partecipare con maggiore entusiasmo. La posizione del governo italiano, influenzata dall attivissimo Altiero Spinelli, prevedeva l istituzione di un assemblea per la gestione dell esercito integrato, la quale avrebbe dovuto studiare la costituzione di un organo rappresentativo democratico e i poteri da conferirgli. La proposta italiana non ebbe alcun seguito, soprattutto per i dissidi franco-tedeschi, che poterono essere risolti solo dall ultimatum americano, il quale minacciava di armare un esercito tedesco se non si fosse firmato al più presto il patto istitutivo della CED, la comunità europea di difesa. Il patto venne firmato e gli americani, vincitori della guerra, restituirono alla Germania la piena sovranità nazionale. Nel frattempo veniva approvata da tutti i partecipanti l istituzione della CECA. Venne redatto, rapidamente, dall Assemblea allargata della CECA lo statuto della CPE, Comunità politica europea, vero e proprio embrione di una costituzione federale. Ma la CPE non verrà mai istituita: i governi impegnati nella faccenda non potranno farlo, in quanto vincolati all accettazione, da parte dei rispettivi parlamenti, del Trattato sulla CED. Francia e Italia non approveranno tale Trattato, l Italia rimanderà la presentazione al parlamento fino alla decisione francese, che fu negativa: l Assemblea Nazionale francese rigettava il Trattato (mediante un espediente procedurale) il 30 agosto 1954, a causa, soprattutto dei problemi interni francesi. Fu un fatto eclatante che ha lasciato il segno; tanto che, a distanza di quasi sessanta anni, da quell inatteso fallimento, non si è più parlato di difesa comune. LA CONFERENZA DI MESSINA La delusione per il fallimento della CED aumentò il pessimismo sul futuro dell Unione europea, per cui gli europeisti più attenti si rendevano conto che occorreva una nuova iniezione positiva in grado di alimentare nuove speranze. Dal primo al tre giugno1955, venne organizzata una conferenza dei sei Paesi a Messina. Una riunione interministeriale alla quale presero parte i ministri degli esteri dei sei paesi, Gaetano 44

45 Martino per l Italia, Jan Willem Beyen per l Olanda, Antoine Pinay per la Francia, Joseph Bech per il Lussemburgo, Walter Hallstein per la Repubblica Federale Tedesca e Paul-Henri Spaak per il Belgio. Alla fine dei tre giorni venne emessa una risoluzione, meglio nota come Dichiarazione di Messina che enunciava alcuni importanti principi e intendimenti volti alla creazione della Comunità Europea dell Energia Atomica (Euratom) e quella del Mercato Europeo Comune (CEE), accordi che diverranno realtà due anni dopo, con la firma dei Trattati di Roma del I TRATTATI DI ROMA Trattati di Roma Foto dei Il 25 marzo 1957 vennero firmati, a Roma, i due importanti Trattati decisi un paio di anni prima nella Conferenza di Messina, che hanno rilanciato il cammino del processo europeo. Con quei Trattati vennero create la Comunità Europea per l energia atomica (Euratom), ed il Mercato Comune Europeo. (CEE). Per definire i contenuti di queste due nuove realtà, agli inizi del 1956 venne istituito un comitato preparatorio, incaricato di approntare una relazione sulla creazione di un mercato comune europeo. Il comitato svolse i suoi lavori a Bruxelles presieduto da P.Henri. Spaak, l allora ministro belga degli Affari esteri. Nell aprile 1956 il comitato presenta i due progetti, corrispondenti alle due opzioni considerate dagli Stati: la creazione di un mercato comune generalizzato e la creazione di una comunità dell energia atomica che verranno poi recepiti dai Trattati di Roma. Con l istituzione della CEE e la creazione del mercato Comune si raggiunsero due obiettivi: il primo consiste nella trasformazione delle condizioni economiche degli scambi e della produzione nella Comunità; il secondo, più politico, vede nella CEE un contributo alla costruzione funzionale dell Europa politica e un passo avanti in direzione di una unificazione più ampia dell Europa. Nel preambolo, infatti, i firmatari del Trattato dichiarano: di essere determinati a porre le fondamenta di un unione sempre più stretta fra i popoli europei; di essere decisi ad assicurare mediante un azione 45

46 comune il progresso economico e sociale dei loro paesi, eliminando le barriere che dividono l Europa; di avere come scopo essenziale il miglioramento costante delle condizioni di vita e di occupazione dei loro popoli; di riconoscere che l eliminazione degli ostacoli esistenti impone un azione concertata intesa a garantire la stabilità nell espansione, l equilibrio negli scambi e la lealtà nella concorrenza; di essere solleciti a rafforzare l unità delle loro economie e di assicurarne lo sviluppo armonioso riducendo le disparità fra le differenti regioni e il ritardo di quelle meno favorite; di essere desiderosi di contribuire, grazie a una politica commerciale comune, alla soppressione progressiva delle restrizioni agli scambi internazionali; di voler confermare la solidarietà che lega l Europa ai paesi d oltremare e assicurare lo sviluppo della loro prosperità conformemente ai principi dello statuto delle Nazioni Unite; di essere risoluti a rafforzare le difese della pace e della libertà e a fare appello agli altri popoli d Europa, animati dallo stesso ideale, perché si associno al loro sforzo. Il Trattato CEE prevede la creazione di un mercato comune, di un unione doganale e di politiche comuni, precisa che: La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell insieme della Comunità, un espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano. Il mercato Comune si basa sulle famose quattro libertà : libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali. Esso crea uno spazio economico unificato che permette la libera concorrenza tra le imprese, e pone le basi per ravvicinare le condizioni di scambio dei prodotti e dei servizi. Poiché il mercato è fondato sul principio della libera concorrenza, il Trattato vieta le intese tra imprese e gli aiuti di Stato Infine, i paesi e territori d oltremare fanno parte sia del mercato comune che dell unione doganale, al fine di potenziare gli scambi e perseguire in comune lo sforzo di sviluppo economico e sociale. Il Trattato CEE abolisce i dazi doganali tra gli Stati e i contingenti per le merci scambiate. Esso istituisce una tariffa doganale esterna comune che si sostituisce alle precedenti tariffe dei vari Stati, una sorta di frontiera esterna nei confronti dei prodotti degli Stati terzi. L unione doganale è accompagnata da una politica commerciale comune, condotta a livello comunitario e non più statale. Alcune politiche sono previste formalmente dal Trattato, come la politica agricola comune, la politica commerciale comune e la politica comune dei trasporti. Altre possono essere intraprese a seconda delle necessità. Per la realizzazione di tali politiche sono state previste dal Trattato le istituzioni competenti: Consiglio, Commissione e Parlamento europeo, i quali sono tenuti a collaborare tra loro. Il primo emana le norme, la seconda prepara le proposte e il terzo ha un ruolo consultivo. In via accessoria, nel processo decisionale interviene un altro organo consultivo, il Comitato economico e sociale. MODIFICHE AI TRATTATI DI PARIGI E ROMA Come ogni cosa, anche i Trattati hanno bisogno di ritocchi con il passare del tempo. La prima grande modifica avvenne l 8 aprile 1965 con il cosiddetto Trattato di fusione. 46

47 Fino a quel momento, ognuna delle tre Comunità create con i Trattati di Parigi e di Roma, CECA, CEE, EURATOM aveva delle proprie istituzioni distinte e separate: Commissione, Consiglio e Assemblea. Con la fusione si decise di farne una sola; non più tre Commissioni ma una sola, non più tre Consigli ma uno solo, non più tre Assemblee ma una soltanto che si occupasse e gestisse gli obiettivi prefissati nei tre Trattati. Da quel giorno non si parlò più delle Comunità europee, ma della Comunità europea. Un altra modifica di rilievo avvenne con una decisione del Consiglio il 21 aprile 1970 con la quale si creò un sistema di risorse proprie della Comunità. Un sistema che rendeva la Comunità europea autonoma finanziariamente e non più dipendente dai contributi dei singoli Stati aderenti. Il giorno dopo, il 22 aprile 1970, a Lussemburgo venne siglato un Trattato (che prese il nome di Trattato di Lussemburgo), che assegnava al Parlamento europeo nuovi poteri in materia di bilancio e crea una nuova istituzione: la Corte dei Conti Europea, che diviene attiva solo il 25 ottobre 1977, con il compito di controllare la contabilità e la gestione finanziaria della Comunità europea. 47

48 Una nuova e importante modifica ai Trattati avvenne il 20 settembre 1976, allorché si decise l elezione diretta del Parlamento europeo, da parte di tutti i cittadini maggiorenni della Comunità europea, che concretamente si realizzo, circa tre anni dopo, nel giugno del 1979, quando si tennero le prime elezioni a suffragio universale. Foto del Parlamento europeo eletto nel 1979 Ma la prima grande modifica del Trattato di Roma è stata l Atto Unico Europeo (AUE), approvato nel 1986 ed entrato in vigore il primo gennaio Non solo si sono estesi i poteri dell Unione europea con la creazione di un grande mercato unico, ma si sono istituite nuove politiche, come quella sociale, la coesione economica e sociale, la politica di ricerca e di sviluppo tecnologico, la politica dell ambiente, quella dei trasporti marittimi e la cooperazione nella politica estera. Firma dell Atto Unico Europeo Con l AUE sono state migliorate le capacità decisionali dell Unione, prevedendo il voto a maggioranza qualificata, la libera prestazione dei servizi e la libera circolazione di persone e capitali. Sono stati rafforzati i poteri del Parlamento, istituendo una procedura di cooperazione con il Consiglio. 48

49 Non passò molto tempo e nel 1992 si mise di nuovo mano ai Trattati di Roma per apportarvi ulteriori modifiche. Il 7 febbraio 1992 e stato firmato a Maastricht un nuovo Trattato, entrato poi in vigore il primo gennaio Con questo Trattato, l Unione europea segna una nuova e importante tappa sulla strada dell integrazione dei popoli europei. Vengono definiti meglio i compiti delle diverse Istituzioni dell Unione, è stato istituito un nuovo sistema di banche centrali e la Banca Centrale europea. Con Maastricht, l Unione europea, risulta basata su tre grandi settori, chiamati pilastri. Il primo pilastro è rappresentato dalle politiche previste dai Trattati e dalle istituzioni europee miranti a promuovere uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, buoni livelli occupazionali, parità tra i sessi, la solidarietà, la coesione economica e sociale. Il secondo pilastro è determinato dalla politica estera e di sicurezza comune. Il terzo pilastro è costituito dalla cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni, ivi comprese le regole per l attraversamento delle frontiere, la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, la cooperazione giudiziaria in materia penale e civile, la creazione di un ufficio europeo di polizia (Europol), la lotta all immigrazione clandestina e la politica comune in materia di asilo politico. 49

50 Il 2 ottobre 1997 un nuovo Trattato siglato ad Amsterdam, entrato in vigore il primo maggio del 1999, ha modificato ulteriormente i Trattati di Roma, apportando delle modifiche anche a quanto stabilito, cinque anni prima, con il Trattato di Maastricht. Sono state aumentate le competenze dell Unione europea, con un occhio particolare all occupazione e all ambiente. È stato meglio definito l accordo sulla politica sociale. Alcuni settori di attività che prima appartenevano al terzo pilastro, quali l asilo e l immigrazione, sono stati inseriti nel primo. Sono state apportate delle modifiche anche sui principi che regolano il diritto e la tutela dei consumatori. Ma le novità più importanti sono state apportate in tema di rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo. La procedura di codecisione è stata estesa a molti altri settori. Si è stabilito che i membri del Parlamento europeo non possono essere più di 700 pur in presenza di nuovi ampliamenti. È stato istituito per la prima volta il principio della cooperazione rafforzata che consente ad alcuni stati membri, in alcune situazioni particolari, di organizzare una cooperazione particolare. Inoltre, il Trattato di Amsterdam, apporta delle semplificazioni burocratiche, con l eliminazione di tutte quelle disposizioni previste dai Trattati, che con il tempo sono divenute inutili. 50

51 Altro significativo momento di modifica del Trattato sull Unione europea è rappresentato dal Trattato di Nizza, firmato in quella città il 26 febbraio 2001 ed entrato in vigore il primo febbraio Gli obiettivi principali di questo Trattato erano soprattutto quelli di rendere le istituzioni comunitarie più efficienti e democratiche, nonché di preparare l Unione europea al grande passo dell ampliamento verso gli stati dell Est europeo. Trattato di Nizza Ad esempio, uno dei problemi da risolvere era una norma prevista nel Trattato di Amsterdam che prevedeva la possibilità di allargamento a non più di cinque nuovi Paesi, una eventualità diversa, superiore a cinque Stati non era stata prevista, mentre le adesioni che si prospettavano erano di gran lunga superiori. Il Consiglio europeo di Colonia del 3 e 4 giugno 1999 aveva deciso una nuova conferenza intergovernativa con il mandato di risolvere tutte le questioni irrisolte. La conferenza intergovernativa si è aperta il 14 febbraio 2000 e si è conclusa a Nizza il 10 dicembre dello stesso anno, con un accordo sulla nuova ripartizione dei seggi in Parlamento europeo, una cooperazione rafforzata più flessibile, il rafforzamento del sistema giudiziario. Ma il nodo da sciogliere era rappresentato dal sistema a maggioranza qualificata delle decisioni del Consiglio e la composizione della Commissione. La conferenza Intergovernativa (CIG) ha stabilito una nuova ponderazione nei voti in Commissione a partire dal gennaio I 345 voti previsti per il Consiglio venivano così distribuiti: 29 voti a Germania, Francia, Italia e Regno Unito; 27 per Spagna e Polonia; 14 alla Romania; 13 all Olanda; 12 al Belgio, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria e Portogallo; 10 a Bulgaria, Austria e Svezia; 7 a Danimarca, Irlanda, Lituania, Slovacchia e Finlandia; 4 a Estonia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo e Slovenia ed, in fine, 3 a Malta. Per quanto riguarda la Commissione, a decorrere dal 2005, avrà un solo commissario per ogni Paese aderente. Il Presidente della Commissione viene nominato a maggioranza qualificata e vengono assegnati a lui nuovi poteri a riguardo dell organizzazione. Sono state estese le competenze del tribunale di primo grado e meglio definite le norme in tutela dei diritti umani. È giusto ricordare anche che la Carta dei diritti fondamentali dell Unione europea è stata firmata dai Presidenti del Parlamento europeo, della Commissione e del Consiglio al Consiglio europeo di Nizza. 51

52 Venerdì 29 ottobre 2004 i Capi di Stato o di governo e i Ministri degli affari esteri dei 25 Stati membri dell Unione europea hanno firmato a Roma il Trattato che adotta una Costituzione per l Europa nonché l Atto finale. La cerimonia ha avuto luogo nella stessa sala degli Orazi e dei Curiazi in Campidoglio in cui i sei Stati membri originari firmarono nel 1957 il Trattato istitutivo della Comunità europea. Il Campidoglio (Foto Scattolon) Il 29 ottobre del 2004 è stato firmato a Roma il Trattato che adotta una Costituzione per l Europa, approvato dal Parlamento europeo il 12 gennaio 2005 per essere sottoposto alla ratifica di tutti gli Stati membri. Oltre ad un preambolo, il Trattato era composto da 448 articoli suddivisi in quattro parti: disposizioni fondamentali, carta dei diritti fondamentali, politiche interne ed esterne, disposizioni generali e finali, oltre ad una serie di allegati e protocolli. In sintesi, il Trattato prevedeva: un Parlamento europeo con maggiori competenze; un Consiglio europeo più autorevole, istituiva la figura del ministro degli affari esteri dell Unione europea, una più chiara ripartizione delle competenze. Il Trattato non è mai entrato a far parte delle norme comunitarie in quanto non è stato ratificato da tutti gli Stati. Infatti, due referendum, uno in Francia e l altro in Olanda, tenutisi nella primavera del 2005 non lo ratificarono, annullando di fatto il Trattato, per cui, al Consiglio non restava altro che optare per un periodo di riflessione di due anni. 52

53 L ultima modifica al Trattato di Roma, fino a questo momento, è il Trattato di Lisbona, iniziato come progetto costituzionale verso la fine del 2001 e conclusosi a Lisbona il 13 dicembre Dopo l esito negativo del Trattato costituzionale, nel marzo del 2007, sotto la presidenza tedesca, il Consiglio è riuscito a rilanciare il progetto di riforma istituzionale, proprio in occasione della celebrazione dei cinquanta anni del Trattato di Roma. Foto di famiglia dopo la firma del Trattato a Lisbona La dichiarazione di Berlino, approvata da tutti gli Stati aderenti, esprimeva la comune volontà di elaborare un nuovo Trattato, possibilmente prima delle elezioni per il rinnovo del Parlamento del Su questa base, il Consiglio europeo di giugno ha approvato un mandato per una nuova conferenza intergovernativa. La CIG ha concluso i suoi lavori nell ottobre del 2007 ed il Consiglio lo ha approvato a Lisbona, nella riunione del 13 dicembre. Si apportarono significative modifiche al Trattato istitutivo della Comunità europea che addirittura cambia nome divenendo Trattato sul funzionamento dell Unione europea. Il Trattato di Lisbona non apporta nessuna modifica alle competenze, ma incide profondamente sulle modalità operative delle istituzioni. Per prima cosa stabilisce il primato del diritto europeo sulla legislazione nazionale; definisce in maniera precisa le competenze dell Unione, suddividendole in tre categorie: competenze esclusive, concorrenti e azioni di sostegno; attribuisce all Unione europea la personalità giuridica, in modo da consentirle di siglare accordi internazionali. Prevede il rafforzamento della democrazia ed una maggiore tutela dei diritti fondamentali; riporta la carta dei diritti fondamentali e la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell uomo. Sul piano istituzionale, prevede l alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, la figura del ministro degli esteri per meglio intenderci. Prevede un consiglio dei ministri, mentre la Commissione sarà composta da un numero di commissari pari ai due terzi degli stati membri. Infine, il Trattato di Lisbona rafforza il ruolo dei Parlamenti nazionali, tramite il principio di sussidiarietà, coinvolgendoli nel processo decisionale. Tale principio è stato introdotto con il Trattato di Maastricht. Il Trattato di Lisbona è divenuto operativo il primo dicembre 2009 dopo essere stato ratificato da tutti i 27 Paesi membri dell Unione europea. 53

54 Come immediata conseguenza dell entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 18 novembre 2009 è stata eletta alla carica di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza la britannica Catherine Ashton. Mentre alla carica di primo Presidente permanente del Consiglio europeo è stato eletto, lo stesso giorno, il primo ministro belga Herman Van Runpoy. I compiti principali di Van Rompuy sono: presiedere le riunioni del Consiglio e rappresentare l UE sulla scena mondiale, oltre a rappresentare il Consiglio nei suoi rapporti con le altre istituzioni europee. 54

55 L ALLARGAMENTO Il primo gennaio 1973, la Comunità europea passò da sei a nove Paesi. Oltre a Germania, Francia, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, aderirono anche Gran Bretagna, Danimarca e Irlanda. Potevano essere anche dieci se la Norvegia non avesse deciso, con un proprio referendum, di non aderire. Il decimo stato ad aderire fu, invece, la Grecia nel 1981 e, cinque anni dopo, nel 1986, si passò a dodici, con l adesione di Spagna e Portogallo. Il primo gennaio 1995 entrano a far parte dell Europa unita anche Austria, Finlandia e Svezia, per cui gli stati membri diventano quindici, che coprono il territorio di quasi tutta l Europa occidentale, compresa la Germania dell Est che intanto si era riunificata con quella occidentale. Il primo gennaio 2004 altri dieci paesi diventano membri dell Unione europea. Sono quasi tutti dell Europa Orientale: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Malta e Cipro. Gli stati aderenti passano così da 15 a 25. Questo allargamento, è stato oltre che il più numeroso come numero di Stati, anche il più importante di tutti, in quanto ha posto fine alla divisione dell Europa in due diverse zone d influenza decise negli accordi di Yalta. Giusto tre anni dopo, il primo gennaio 2007 c è stato l ultimo ampliamento di due nuovi stati: Romania e Bulgaria stabilendo a 27 il numero complessivo dei Paesi aderenti. Dunque, in mezzo secolo di vita ( ) il numero dei paesi aderenti è quasi quintuplicato, dai sei iniziali a 27 di oggi, si è riusciti ad allargarsi a 21 nuovi stati, il che rappresenta un significativo successo oltre che un buon viatico per creare gli Stati Uniti d Europa. L attuale composizione dell Unione europea riunisce circa 500 milioni di persone suddivisa in ordine decrescente come segue: 55

56 Nome Stato Capitale Km Quadrati Data Adesione Popolazione Lingua Valuta Germania Berlino Tedesco Euro Francia Parigi Francese Euro Regno Unito Londra Inglese Sterlina Italia Roma Italiano Euro Spagna Madrid Spagnolo Euro Polonia Varsavia Polacco Zloty polacco Romania Bucarest Rumeno Leu romeno Paesi Bassi Amsterdam Olandese Euro Grecia Atene Greco Euro Belgio Bruxelles Francese, Olandese, Tedesco Portogallo Lisbona Portoghese Euro Repubblica Ceca Euro Praga Ceco Corona Ceca Ungheria Budapest Ungherese Fiorino ungherese Svezia Stoccolma Svedese Corona svedese Austria Vienna Tedesco Euro Bulgaria Sofia Bulgaro Lev bulgaro Danimarca Copenaghen Danese Corona danese Slovacchia Bratislava Slovacco Euro Finlandia Helsinki Finnico Svedese Euro Irlanda Dublino Inglese Irlandese Lituania Vilnius Lituano Litas Lituano Lettonia Riga Lettone Lats lettone Slovenia Lubiana Sloveno Euro Estonia Tallinn Estone Corona estone Cipro Nicosia Greco Inglese Euro Lussemburgo Lussemburg o Francese Tedesco Malta Valletta Maltese Inglese Euro TOTALE (1) Euro Euro 56

57 La stima è al primo gennaio 2008 Uno stato europeo che intende aderire all Unione, deve fare domanda di partecipazione e deve avere determinati requisiti. Tali requisiti sono stati fissati nel Trattato e, nel giugno 1993, ne sono stati aggiunti altri dal Consiglio europeo di Copenaghen, sono: garantire democrazia e stabilità istituzionale, rispetto dei diritti umani, delle minoranze e dei diritti dei ragazzi; una economia di mercato funzionante; la capacità di assumere e considerare gli impegni con l Unione, rispettando cioè l intero apparato legislativo, che viene chiamato acquis comunitario. Il processo decisionale è lungo e laborioso. Inizia con la richiesta del Paese interessato avanzata al Consiglio europeo. Dopo aver consultato la Commissione il Consiglio deve pronunciarsi all unanimità. Successivamente si firma un accordo tra l UE ed il Paese aderente che dovrà essere ratificato non solo da quest ultimo ma anche da tutti gli altri Stati membri. A quel punto si avviano i negoziati; il paese aderente elabora un piano d azione che viene seguito dalla Commissione che ne tiene informati il Parlamento ed il Consiglio tramite delle relazioni periodiche. Alla fine del processo viene redatto il progetto di Trattato di adesione. Nel 1994 il Consiglio europeo di Essen ha stabilito anche una strategia di preadesione soprattutto per preparare i paesi dell Europa dell Est ad una eventuale adesione. Strategia basata sui partenariati di adesione e sugli aiuti Comunitari. TENTATIVI PER REALIZZARE L UNIONE POLITICA DELL EUROPA Il fallimento del 1952 nel tentativo di realizzare la CED (Comunità Europea di Difesa) determinò un forte scoraggiamento anche nell immaginare un Europa politicamente unita. Le difficoltà a superare i nazionalismi persistenti erano, e forse restano, prevalenti rispetto ai vantaggi che potrebbero derivare dall unità. Bisognava insistere, fare altri tentativi, per rompere il robusto muro degli egoismi nazionali. Un tentativo venne avanzato nel vertice di Bonn nel 1961, in cui, i sei Capi di Stato e di Governo, incaricarono una commissione intergovernativa, presieduta dall ambasciatore francese, Christian Fouchet, con il compito di presentare alcune proposte per realizzare uno statuto politico di unione dei popoli europei. Questa commissione, dopo aver lavorato per oltre un anno, presentò una proposta, un progetto di Trattato, meglio conosciuta come piano Fouchet, che venne sottoposto all esame degli stati membri, ma con risultati nulli. Il piano Fouchet, per addolcire la pillola, prevedeva un rigoroso rispetto della personalità degli Stati aderenti, scartando a priori la realizzazione di un Europa federale. Le motivazioni ufficiali che si addussero nel respingere il piano furono sostanzialmente tre: le incertezze sulla posizione del Regno Unito, le divergenze sulla questione di un sistema di difesa europeo per essere indipendenti dall Alleanza Atlantica, l eccessivo carattere intergovernativo e sovranazionale che la proposta conteneva. Era evidente che i singoli stati temevano di cedere ad un organismo diverso, funzioni e poteri decisionali che volevano mantenere a livello nazionale. Dopo il fallimento del piano Fouchet non vi furono altri tentativi per oltre due decenni, cioè fino al 1984, allorché, grazie alla forte volontà e all insistenza perseverante del nostro Altiero Spinelli, si giunse all Atto Unico Europeo. Si può solo aggiungere che nel dicembre 1969, in un vertice tenuto all Aia, i Capi di Stato e di Governo, 57

58 considerata l impossibilità di giungere ad un Trattato sull unità politica dell Europa, cercarono di fare un piccolo passo in avanti proponendo la cooperazione politica europea (CPE). Si proposero, cioè, di fare il possibile per progredire in direzione di una unione politica. L anno successivo, nell ottobre del 1970, i ministri degli Affari Esteri dei sei, approvarono quella che vene chiamata la Relazione Davignon, che per quindici anni, fino all approvazione dell Atto Unico Europeo, ha rappresentato la guida della cooperazione politica. Gli anni sessanta furono degli anni difficili per ciò che riguarda l applicazione dei principi democratici nelle decisioni istituzionali. Il culmine si toccò il primo gennaio del 1966, quando dovevano essere modificate le modalità di voto in seno al Consiglio, per passare dalle decisioni all unanimità a quelle di maggioranza in alcuni settori di attività. La Francia si rifiuta di partecipare agli incontri ed ai vertici comunitari, praticando la cosiddetta politica della sedia vuota. Manifesta la sua disponibilità a partecipare agli incontri solo se si ridiscute il ruolo della Commissione e si trova un accordo sul voto a maggioranza. L accordo si trovò il 30 gennaio 1966 con il famoso compromesso di Lussemburgo, che prevedeva un impegno di tutti gli Stati a individuare soluzioni condivise se si dovesse verificare una divergenza di interessi o di vedute di un singolo appartenente riguardante una determinata questione. In effetti da quel momento in poi i vertici europei crebbero di importanza ed in qualche modo riuscirono ad assicurare soluzioni di compromesso tra esigenze diverse. All inizio degli anni 80 si va verso una vera svolta per quanto concerne l unità politica, grazie soprattutto, come si è già detto, ad Altiero Spinelli. Per sua iniziativa, nel mese di luglio del 1980, si tenne un incontro, presso il famoso ristorante Le Crocodile di Strasburgo, di nove parlamentari europei nel tentativo di rilanciare il funzionamento delle istituzioni europee. Un anno dopo, nel luglio 1981, il Parlamento europeo nominò una commissione istituzionale coordinata dallo stesso Spinelli, con il compito di elaborare una proposta di modifica dei Trattati. La commissione si mette subito al lavoro ed elabora un progetto di quella che avrebbe dovuto essere l Unione europea. Il progetto Spinelli venne approvato a larga maggioranza il 14 febbraio 1984, avviando 58

59 concretamente una fase nuova sulla difficile strada dell unione europea. Il Consiglio europeo di Fontainebleau, che si tenne circa quattro mesi dopo, decide di nominare un Comitato per formulare proposte migliorative al funzionamento delle istituzioni europee. Il comitato ha elaborato le sue proposte che ha sottoposto all attenzione del Consiglio Europeo di Dublino tenutosi nel dicembre dello stesso anno che decise ulteriori approfondimenti. L anno successivo, nel corso della presidenza italiana, nel Consiglio Europeo di Milano, tenutosi nel mese di giugno, si prese una decisione a maggioranza, sette voti favorevoli e tre contrari, di convocare una conferenza intergovernativa per ridiscutere l equilibrio dei poteri delle istituzioni europee, per decidere su nuovi settori d attività e per creare le condizioni di un mercato interno. La Conferenza si è tenuta nell estate del 1985, non sono mancati contrasti e differenze di vedute, ma nell incontro del due e del tre dicembre 1985, il Consiglio europeo di Lussemburgo ha tentato di pervenire ad un accordo, poi ufficialmente adottato, sotto la forma di accordo di ministri degli Affari Esteri, il 24 gennaio il 17 febbraio 1986 nove stati europei hanno proceduto a firmare l Atto Unico Europeo (AUE), fatta eccezione per la Danimarca che ha aggiunto il suo consenso dopo l espletamento di un apposito referendum. Nel corso del 1986 si è proceduto alla ratifica di ogni singolo Stato aderente ed è entrato in vigore il primo gennaio

60 IL PARLAMENTO EUROPEO Capitolo Quarto Istituzioni e organi dell Unione europea Il Parlamento europeo, inizialmente chiamato Assemblea, è stato previsto ed introdotto dai Trattati istitutivi. Si è costituito il 19 marzo 1958 a Strasburgo sotto il nome di Assemblea parlamentare europea. A partire dal 30 marzo 1962 ha preso il nome di Parlamento europeo. Fino al 1978 i parlamentari europei venivano designati dai parlamenti nazionali, scegliendoli al proprio interno, per cui essi avevano un doppio mandato: rappresentativi nazionali ed europei. Dal 1979, con l elezione diretta a suffragio universale, i parlamentari europei sono stati eletti, cioè scelti dal corpo elettorale sulla base di circoscrizioni prestabilite. Inizialmente i parlamentari europei erano 142, con il primo allargamento a Danimarca, Irlanda e Regno Unito (1973) divennero 198; con il secondo allargamento alla Grecia (1981) si aggiunsero altri 24 parlamentari, facendo salire a 212 il totale complessivo. Il 1986, con il terzo allargamento a Spagna e Portogallo, il numero dei parlamentari europei salì a 518 e con le modifiche apportate in seguito all unificazione tedesca, il numero è passato a 567. Con il quarto allargamento a 10 nuovi stati, nel 2004, il numero è ulteriormente salito a 626 e dopo l ultimo ingresso di Bulgaria e Romania, il quinto allargamento del 2007, il numero è salito provvisoriamente a 785, ma dopo le elezioni del 2009 il numero dei seggi è stato stabilito a 736, anche se il Trattato di Lisbona ne prevede 751. Per quanto riguarda i poteri del Parlamento Europeo, la prima considerazione da fare è che, con il passare del tempo, essi si sono notevolmente ampliati. Inizialmente era un organo puramente consultivo; nel 1970, con il Trattato di Lussemburgo, ha iniziato ad avere potere decisionale sull approvazione del bilancio dell Unione europea. I suoi poteri si sono ulteriormente estesi nel 1975, con il Trattato di Bruxelles, ma la vera svolta è avvenuta con l approvazione dell Atto Unico Europeo e ancor di più con il Trattato di Maastrich (1992) che ha introdotto la procedura di codecisione, segnando l inizio di una grande evoluzione dell Europarlamento in direzione di organo colegislatore insieme al Consiglio. Inoltre, gli è stato riconosciuto da questi Trattati il potere di approvazione della composizione finale della Commissione, quindi il controllo politico sull esecutivo, stabilendo, altresì, che le nuove adesioni o i Trattati di associazione necessitano del parere conforme del Parlamento. Con il Trattato di Maastricht, per la prima volta, l Europarlamento ha anche il diritto di iniziativa legislativa, tradizionalmente di pertinenza della Commissione; può chiedere, cioè, alla Commissione di presentare una proposta su una determinata materia. Con il Trattato di Amsterdam il ruolo di colegislatore è divenuto definitivo e di assoluta parità con il Consiglio; gli è stata data la prerogativa di approvare la scelta del Presidente della Commissione, il che ha ulteriormente incrementato i suoi poteri di controllo sull organo esecutivo dell Unione. Il Trattato di Lisbona fa del Parlamento un legislatore ancora più autorevole, sottoponendo oltre 40 nuovi campi alla procedura di codecisione, secondo la quale Parlamento e Consiglio giocano ad armi pari. Questi nuovi campi riguardano settori importanti come agricoltura, energia, immigrazione, giustizia e affari interni, salute e fondi strutturali. Il Parlamento è stato rafforzato anche nella definizione del bilancio comunitario. Sparisce infatti la vecchia distinzione fra spese obbligatorie e spese non obbligatorie, e l assemblea deciderà sull insieme del budget UE con il Consiglio. 60

61 Infine i deputati dovranno dare il loro via libera a tutti gli accordi internazionali siglati dall UE, anche quelli commerciali. Più poteri vuol dire anche più responsabilità. Le decisioni del Parlamento avranno un impatto più che mai diretto sulla vita dei cittadini. I deputati dovranno quindi rispettare in tutte le loro attività i diritti fondamentali dei cittadini dell Unione, in linea con la Carta dei Diritti fondamentali inclusa nel Trattato. I parlamentari avranno anche più responsabilità verso le altre istituzioni UE. Infatti, la nomina del presidente della Commissione dovrà prendere in considerazione i risultati delle elezioni europee. L intera Commissione, incluso l Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell UE, dovranno avere l appoggio del Parlamento per poter entrare in funzione. Infine, il Trattato conferisce al Parlamento il diritto di proporre modifiche ai Trattati. Si può dire dunque che, attualmente, il Parlamento europeo rappresenti davvero i cittadini europei ed è il fondamento democratico dell Unione europea, proprio perchè è l unica istituzione europea legittimata dal voto dei suoi cittadini. Come tale, è chiamato ad esercitare un controllo anche in materia di politica estera e di sicurezza comune, in materia di cooperazione e di polizia giudiziaria anche se restano di competenza del Consiglio. Nel caso di violazione dei Trattati da parte di un altra istituzione europea, il Parlamento può presentare ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia. In riferimento ai poteri del Parlamento europeo, si è detto che lo stesso si sia trovato in una situazione di deficit democratico per il fatto che i poteri decisionali deferitigli dai singoli stati non erano assoluti ma dovevano fare i conti anche con i singoli parlamenti nazionali degli stati aderenti. Quando tale deficit è stato colmato, ad esserne preoccupati, come è facile immaginare, erano soprattutto i parlamenti nazionali, in quanto erano costretti a rilevare una graduale perdita dei loro poteri decisionali. La questione, come spesso è avvenuto, è stata risolta cercando di trovare una via intermedia. I parlamenti nazionali hanno preteso un maggiore controllo sull attività europea in cambio della perdita di poteri decisionali; mentre il Parlamento europeo ha cercato di assicurare una maggiore cooperazione con i parlamenti nazionali in modo da avvicinare i cittadini all Europa. La questione è stata discussa in occasione delle modifiche ai Trattati e anche in occasione degli incontri per una costituzione europea nel tentativo di regolarizzare questa nuova forma di collaborazione. Negli ultimi anni la Commissione, nel formulare le proposte di legge, le ha trasmesse anche agli Stati aderenti, in taluni casi addirittura prima della trasmissione al Consiglio ed al Parlamento europeo, in modo da acquisire un loro parere preventivo. Con l entrata in vigore del Trattato di Lisbona viene introdotto un nuovo meccanismo di controllo dei parlamenti nazionali al punto da poter chiedere di bloccare l approvazione di un regolamento o di una direttiva, anche se a decidere, in fin dei conti, sono sempre gli organi legislativi comunitari: Consiglio e Parlamento europeo. I deputati eletti al Parlamento europeo sono organizzati in gruppi politici. Il regolamento prevede che un gruppo politico può essere formato se composto da deputati eletti in almeno un quinto degli stati membri. Con le ultime accessioni di Romania e Bulgaria, per formare un gruppo politico è necessaria l adesione di almeno 20 parlamentari appartenenti a sei diversi Paesi e dopo le elezioni del 2009 sono necessari 25 deputati appartenenti a sette Stati. Il Parlamento europeo organizza i suoi lavori in maniera autonoma, approva il proprio regolamento interno a maggioranza assoluta, cioè il cinquanta per cento più uno dei suoi componenti. 61

62 Il Parlamento europeo ha sede a Strasburgo, dove si tengono le riunioni mensili e la tornata del bilancio. Gli incontri aggiuntivi e le commissioni parlamentari si tengono a Bruxelles, mentre il Segretariato generale ed il suo staff rimane a Lussemburgo. Una situazione abbastanza incerta e confusa, quella della sede, che ancora non è riuscita ad avere un assetto definitivo, suscitando la protesta degli stessi parlamentari, oltre alla contrarietà della Corte di Giustizia, espressa da tempo con una sentenza. Strasburgo, sede del Parlamento europeo Il Consiglio dell Unione europea Il Consiglio è una istituzione comunitaria con poteri legislativi, formato dai ministri degli stati aderenti all Unione. È responsabile della politica estera e di sicurezza comune, nonché della cooperazione internazionale in materia di giustizia. Per quanto attiene alla politica estera e di sicurezza comune, adotta delle posizioni comuni o firma delle convenzioni, in stretta collaborazione con l Alto rappresentante per la politica estera e per la sicurezza comune. Il Consiglio è formato da un rappresentante di ogni singolo Stato membro a livello ministeriale; delibera a maggioranza qualificata, semplice oppure all unanimità ed è presieduto, a turni semestrali (da gennaio a giugno e da luglio a dicembre), dal Presidente del Consiglio dello stato a cui spetta, secondo un ordine prestabilito dallo stesso Consiglio. Il Trattato di Lisbona, ha previsto una rotazione più lunga, si parla di 18 mesi, per cui il cambio turno avverrà ogni anno e mezzo. Una decisione è presa a maggioranza qualificata, quando il numero dei voti necessari è più rilevante della maggioranza semplice. In questo caso viene applicato il numero dei voti che ogni Stato dispone, stabilito nei Trattati sulla base del peso democratico di 62

63 ognuno di essi. Dal primo gennaio 2007 verrà raggiunta la maggioranza qualificata se saranno soddisfatte le due seguenti condizioni: 1) la maggioranza degli Stati membri approva se vengono espressi come minimo 255 voti a favore della proposta, cioè il 73,9 % del totale. Inoltre, ogni Stato membro potrà chiedere la conferma che i voti a favore rappresentino almeno il 62% della popolazione totale dell Unione. Se così non dovesse essere, la decisione non verrà adottata. Se la proposta di decisione non è stata presentata dalla Commissione, occorrono 255 voti favorevoli espressi da almeno i due terzi dei paesi aderenti (su 27 devono essere favorevoli almeno 18 paesi aderenti). Con l entrata in vigore del Trattato di Lisbona (prevista dal 2014), la maggioranza qualificata si raggiungerà se vi sarà il 55% dei voti favorevoli appartenenti ad almeno 15 Paesi membri. La distribuzione dei 345 voti totali è stata così distribuita per ogni singolo Stato membro: 29 voti ciascuno per Germania, Francia, Italia e Regno Unito; 27 voti per Spagna e Polonia; 14 per la Romania; 13 per i Paesi Bassi; 12 per Belgio, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria e Portogallo; 10 per Austria, Ungheria e Svezia; 7 per Danimarca, Irlanda, Lituania, Repubblica Slovacca e Finlandia; 4 per Cipro, Estonia, Lettonia, Lussemburgo e Slovenia ; 3 per Malta. Una decisione viene adottata a maggioranza semplice se ottiene un numero di voti a favore maggiore di quelli contrari. Viene applicata nei casi in cui il Trattato non prevede diversamente, cioè in pochissimi casi, uno dei quali è l approvazione del regolamento interno. Ogni componente del Consiglio dispone di un solo voto, per cui è un tipo di maggioranza che guarda solo al numero favorevole degli stati membri. Per le decisioni di massima importanza, il Trattato prevede l unanimità. Si tratta di pochi casi residuali che riguardano soprattutto la politica fiscale e quella sociale. Si tratta, appunto, di un residuato storico del 1966, deciso nel compromesso di Lussemburgo, dopo la crisi francese della sedia vuota, ma che ancora persiste per le materie più delicate che potrebbero indispettire alcuni o anche uno solo degli Stati aderenti. I lavori del Consiglio sono preparati da un Comitato permanente dei rappresentanti degli stati membri denominato Coreper. Il Consiglio Europeo Il Consiglio europeo, da non confondere con il Consiglio dell Unione europea, di cui si è parlato prima, è il vertice dei Capi di Stato e di Governo dei paesi membri. Dal primo dicembre 2009, con l entrata in vigore del Trattato di Lisbona, è diventata una istituzione. La prima volta che si sono incontrati ufficialmente i Capi di Stato e di Governo è stato nel 1961, in un incontro avvenuto a Parigi, ma è nel febbraio del 1974, in un vertice europeo tenuto ancora a Parigi, che si è deciso di tenere regolarmente questo tipo di riunioni e di chiamarle Consigli europei allo scopo di esaminare i 63

64 problemi incontrati dall integrazione europea e per rendere più coesa l attività istituzionale. Il Consiglio europeo, definisce gli orientamenti della costruzione europea, fornisce le linee direttrici dell azione comunitaria, apre nuovi settori di cooperazione, per cui può essere definito l organo di stimolo dell Unione. Definisce, inoltre, i principi e gli orientamenti generali della politica estera e di sicurezza comune e decide le strategie comuni per attuarla. In passato non è stato propriamente una istituzione comunitaria ma solo una sorta di organo intergovernativo che adotta le proprie decisioni all unanimità. Ora si è deciso di istituzionalizzarlo stabilendo che si debba riunire almeno due volte all anno, con la novità che mentre prima era presieduto dal capo di Stato o di governo del paese che tiene la presidenza di turno del Consiglio, dal primo dicembre 2009 è presieduto da Herman Van Rompuy, il primo che durerà in carica due anni e mezzo. Le riunioni ufficiali, dal 2004, dopo l allargamento a dieci nuovi Stati, si tengono a Bruxelles. Il Trattato di Lisbona prevede modifiche anche per quanto riguarda il Consiglio europeo, per esempio prevede un mandato di trenta mesi per il presidente, rinnovabile una sola volta. Il Consiglio europeo prende le sue decisioni in materia totalmente autonoma ed indipendente, le propone e le adotta senza l interferenza delle altre istituzioni. Questo non significa che può andare per la sua strada, seguendo magari direzioni diverse rispetto alla Commissione, al Consiglio ed al Parlamento europeo. Il Trattato prevede, infatti, la partecipazione del Presidente della Commissione e di un commissario ai vertici del Consiglio europeo ed in molti casi viene chiesto alla Commissione di preparare delle relazioni preparatorie sugli oggetti in discussioni. È previsto anche un legame con il Parlamento europeo, in quanto il Consiglio europeo deve presentare all assemblea elettiva una relazione dopo ogni riunione oltre alla relazione annuale sui progressi compiuti dall Unione. Inoltre è ormai prassi consolidata che il Presidente del Parlamento partecipi e prenda la parola negli incontri del Consiglio europeo. Forse è il caso di ricordare, soprattutto per motivi di chiarezza, che esiste anche un terzo organismo, il Consiglio d Europa, che non deve essere confuso con il Consiglio europeo o con il Consiglio dell Unione europea. Il Consiglio d Europa, infatti, non è una istituzione dell Unione europea, ma una organizzazione internazionale intergovernativa che tutela i diritti umani, promuove le diversità culturali dell Europa e combatte l intolleranza ed il razzismo. Il Consiglio d Europa esiste dal 5 maggio 1949 (cioè due anni prima che nascesse la prima Comunità europea, la CECA), originariamente composto da 10 Paesi europei (Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia), allargato successivamente a ben 47 Paesi, all interno del quale è stata istituita la Corte europea dei diritti dell uomo a tutela idei diritti di tutti i cittadini. Purtroppo, tanti europei non riescono a barcamenarsi in questa mastodontica confusione e spesso fanno confusione tra i diversi organismi. Per esempio, quando la corte del Consiglio d Europa si è espressa sull inopportunità dei crocefissi nelle aule scolastiche, gran parte dei contrari alla decisione se la sono presa con l Unione europea e le sue istituzioni, quando queste non avevano nulla a che vedere con quella sentenza. 64

65 LA COMMISSIONE EUORPEA La Commissione è l organo esecutivo dell Unione europea. Inizialmente ogni Comunità ne aveva una: Alta Autorità della Comunità europea del Carbone e dell Acciaio, Commissione della Comunità Europea e Commissione Euratom. Con il Trattato dell 8 aprile 1965, entrato in vigore il primo luglio1967, i tre organi esecutivi sono stati fusi in uno solo: la Commissione europea. Per diversi anni la Commissione è stata composta da uno o due commissari per stato membro, a secondo della popolazione residente di ognuno. Con l allargamento del 2004 gli stati sono diventati 25 e per evitare un numero eccessivo di commissari, si è deciso di ridurlo ad uno per ogni stato. Con il quinto ampliamento gli stati sono diventati 27, per cui il numero di 27 commissari è stato giudicato ancora più eccessivo. Il Trattato di Lisbona, che sarà reso attivo dal primo novembre 2014, prevede un numero di commissari pari ai due terzi degli stati aderenti che saranno selezionati a rotazione in rispetto del principio sull uguaglianza. Con il Trattato di Nizza, è il Consiglio che designa, a maggioranza qualificata, il nome del presidente della Commissione, designazione che deve essere approvata dal Parlamento europeo. I commissari sono designati dagli stati membri in accordo con la persona che dovrà coprire la carica di presidente. Il presidente ed i commissari, nel loro complesso, devono essere approvati collegialmente dal Parlamento europeo e nominati dal Consiglio che delibera a maggioranza qualificata. La durata in carica del Presidente e dei commissari coincide con la legislatura, dura quindi al massimo cinque anni ed è rinnovabile. Il Presidente ed i Commissari esercitano il loro mandato in piena indipendenza e nell interesse generale dell Unione; non gli è consentito, pertanto, obbedire a consigli o sollecitazioni provenienti da singoli governi nazionali. In altre parole sono vietate le raccomandazioni e le particolarità, soprattutto se i governi nazionali dovessero ricorrere a minacce o ritorsioni. Non possono esercitare nessun tipo di attività, anche se a titolo gratuito. In caso di infrazione di queste regole i commissari possono essere dimessi e sono equiparati a chi commette colpa grave. Il Presidente assegna ai commissari un determinato settore di lavoro e nomina i vice presidenti scelti tra i commissari. La Commissione dispone di un segretariato generale, formato da 27 direzioni generali e 19 servizi specializzati. Ha poteri di iniziativa, proponendo al Consiglio e al Parlamento europeo proposte di regolamento o di decisioni e anche i progetti di bilancio. Oltre al potere di proposta, ha anche alcuni poteri di controllo, in quanto i Trattati affidano alla Commissione il compito di vigilare sulla corretta applicazione delle decisioni e delle normative comunitarie; ed è proprio per questo che viene denominata custode dei Trattati. In caso di trasgressione di tali norme, esercita la 65

66 cosiddetta procedura di infrazione verso gli stati trasgressori. Ha, infine, un potere di esecuzione riconosciutogli dai Trattati. LA CORTE DI GIUSTIZIA E IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO La giurisdizione dell Unione europea è di competenza della Corte di Giustizia, del Tribunale di primo grado, e, a decorrere dal 2 novembre del 2004, del Tribunale della funzione pubblica. Tali organi sono posti a garanzia del rispetto e dell applicazione delle norme comunitarie: diritto primario e diritto derivato. Foto della Corte di Giustizia I giudici della Corte di giustizia sono 27: uno per ogni stato aderente; inoltre è composta di otto avvocati generali, un numero fissato dal Consiglio ma che può essere aumentato su richiesta della Corte. I giudici e gli avvocati generali sono scelti di comune accordo dagli stati membri, durano in carica sei anni, ma ogni tre vengono rinnovati a metà; una volta quattordici e l altra volta tredici; cosa che avviene anche per gli avvocati generali: quattro una volta e quattro la seconda; entrambi possono essere rinnovati. Essi godono dell immunità di giurisdizione che può essere rimossa con voto unanime della Corte di Giustizia. Sono tenuti a prestare giuramento di indipendenza, imparzialità e segretezza; non possono rivestire altre cariche politiche o amministrative e sono tenuti ad impegnarsi per rispettare gli obblighi derivanti dall incarico loro affidato. I giudici designano il presidente della Corte di Giustizia, scelto tra di loro, che dura in carica per tre anni. Nominano anche il cancelliere, approvano il loro regolamento interno e lo sottopongono al voto del Consiglio. La Corte in base al Trattato di Nizza, si riunisce in sezioni, composte da un numero dispari di giudici, tre o cinque; in grande sezione, undici giudici; oppure in seduta plenaria. Il Tribunale di primo grado è stato istituito da una decisione del Consiglio del 1988, in applicazione dell Atto Unico europeo, ma è stato integrato nel Trattato della Comunità europea solo con il Trattato di Maastricht, mentre il Trattato di Nizza ne ha ampliato le competenze. I 27 giudici, uno per ogni stato aderente, sono designati dai governi nazionali. I giudici nominano il cancelliere e designano tra loro il presidente che dura in carica tre anni. Il tribunale di primo grado definisce il proprio regolamento interno di comune accordo con la Corte di Giustizia, che viene sottoposto al Consiglio per l approvazione. Si riunisce in sezioni di tre o cinque giudici, in seduta plenaria, in grande seduta o in giudice unico. Il Tribunale di primo grado ha la competenza di esaminare e sentenziare su determinati tipi di ricorso e sulle sue sentenze si può fare ricorso alla Corte di Giustizia. 66

67 Il Tribunale della funzione pubblica dell Unione europea, è stato creato con il Trattato di Nizza; da una decisione del Consiglio del 2 novembre Ha lo scopo di sgravare il tribunale di primo grado da un certo numero di sentenze riguardanti la funzione pubblica. Le pronunce di questo tribunale, sono appellabili dinanzi al tribunale di primo grado. Fino alla creazione del Tribunale di primo grado, tutta la giurisprudenza era pubblicata in un solo volume della raccolta della giurisprudenza. Attualmente la raccolta comprende tre volumi: le decisioni e i pareri della Corte di giustizia e le conclusioni degli avvocati generali sono pubblicati nel volume I; le decisioni del Tribunale di primo grado sono contenute nel volume II; la giurisprudenza relativa al pubblico impiego fa parte di una pubblicazione autonoma. LA CORTE DEI CONTI EUROPEA La Corte dei Conti può essere considerata ormai una istituzione comunitaria. Istituita con la modifica del Trattato sull Unione europea nel 1977, ha il compito specifico di controllare i conti. Attualmente i membri sono 27, un rappresentante per ogni Stato membro, che vengono designati da ognuno di essi, sulla base di determinate competenze, ma nominati dal Consiglio a maggioranza qualificata. Foto Corte dei Conti Europea Il mandato ha la durata di sei anni, viene nominato al suo interno un presidente che dura in carica tre anni. I giudici della Corte dei Conti hanno le stesse immunità dei giudici della Corte di giustizia, operano in piena indipendenza e non possono svolgere altre attività professionali. Una volta eseguiti i controlli, la Corte dei Conti trasmette annualmente al Parlamento e al Consiglio una dichiarazione di affidabilità, con la quale garantisce, appunto, circa l affidabilità e la regolarità del flusso delle entrate e delle spese. Inoltre, prepara una relazione annuale che trasmette alle altre istituzioni comunitarie e pubblica sulla Gazzetta Ufficiale dell Unione europea. Può anche presentare delle osservazioni specifiche, sotto forma di relazioni speciali. 67

68 IL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), è un organo consultivo dell Unione europea. È formato da 344 membri ed è obbligatorio il suo parere in talune materie previste dal Trattato sull Unione. Foto edificio del I Comitato Economico e Sociale Il numero di membri designati è diverso da Stato a Stato, in base alla popolazione residente; per cui quelli più popolati, Germania, Francia, Regno Unito ed Italia ne esprimono 24 ciascuno; la Spagna e la Romania ne esprimono 21; 15 la Romania; 12 per ciascuno sono espressi da Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Austria Portogallo e Svezia; 9 dalla Danimarca, Irlanda, Lituania, Slovacchia e Finlandia; 7 da Estonia, Lettonia e Slovenia; 6 da Cipro e Lussemburgo ed in fine chiude Malta con cinque membri. I membri sono nominati dal Consiglio su designazione dei singoli Stati e sono così numerosi in quanto devono rappresentare diverse competenze e materie in cui è divisa l attività dell Unione, oltre alle tre componenti sociali delle quali necessita il parere: datori di lavoro, salariati ed altre categorie autonome. Il mandato è di quattro anni, ma c è già una proposta nuova di farlo durare cinque anni. Ha un ampia autonomia organizzativa: nomina al suo interno il Presidente e l ufficio di presidenza, approva il suo regolamento interno; dispone di una segreteria propria, può riunirsi anche autonomamente, anche se di norma, lo fa su richiesta del Parlamento o del Consiglio. 68

69 IL COMITATO DELLE REGIONI Il Comitato delle Regioni è un altro importante organo consultivo. È stato introdotto dal Trattato di Maastricht ed è composto di 344 membri. Come si evince dal suo nome, esso rappresenta le regioni dell Unione europea. Foto palazzo del Comitato delle Regioni La sua creazione non è altro che il mezzo per realizzare la precisa volontà che ha sempre animato i fautori dell unità europea ed espressa nel preambolo del Trattato, quella cioè di perseguire: il processo di creazione di una Unione sempre più stretta fra i popoli dell Europa, in cui le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini, conformemente al principio della sussidiarietà. Il numero dei membri è proporzionale alla popolazione residente di ogni singolo Stato aderente ed è uguale a quello del Comitato Economico e Sociale visto prima. 69

70 LA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) assicura il funzionamento a lungo termine dell Unione europea. Pur non essendo una vera e propria istituzione comunitaria, essa è prevista dal Trattato dell Unione ed è un organismo finanziario pubblico dotato di personalità giuridica. Si compone di un Consiglio dei Governatori, un Consiglio di Amministrazione, un Comitato Direttivo e di un Comitato di Verifica. Foto della Banca Europea per gli Investimenti Il Consiglio dei Governatori è formato da 27 Ministri, solitamente delle finanze, uno per ogni Paese membro. Ha la funzione di fissare le direttive generali sulla politica creditizia, approva i bilanci e la relazione annuale ed impegna la banca per i finanziamenti all esterno dell Unione. Il Consiglio di Amministrazione è composto da 28 membri nominati dal Consiglio dei Governatori: uno su proposta di ciascuno degli stati membri ed uno proposto dalla Commissione, dura in carica cinque anni, si riunisce circa 10 volte all anno e delibera i prestiti, le garanzie ed i tassi di interesse da applicare ai prestiti. Il Comitato Direttivo è composto da un presidente e da 8 membri, nominati dal Consiglio dei Governatori e dura in carica sei anni. È l organo esecutivo della Banca Europea per gli investimenti e provvede alla gestione degli affari di ordinaria amministrazione, alla preparazione delle decisioni del Consiglio di Amministrazione e alla loro applicazione. In fine, il Comitato di verifica, è composto da tre membri nominati dal Consiglio dei Governatori per tre anni, rinnovabili. Ha il compito di accertare la regolarità dei libri contabili della BEI e di vigilare sulla regolarità delle procedure bancarie rispetto a quanto previsto dallo statuto. 70

71 IL MEDIATORE EUROPEO Il Mediatore europeo è stato creato con il Trattato di Maastricht (nel 1992) allo scopo di tutelare i cittadini europei dalla eventuale cattiva amministrazione delle istituzioni europe. É stato istituito concretamente da una decisione del Parlamento europeo del 9 marzo 1994, dopo avere acquisito il parere della Commissione e l approvazione del Consiglio dei ministri. Il Mediatore viene nominato dal Parlamento europeo subito dopo ogni elezione e dura in carica per l intera legislatura. P. Nikiforus Diamandouros (mediatore in carica) Il mediatore europeo esercita la sua funzione con la massima indipendenza, tenendo conto solo dell interesse dell Unione e dei suoi cittadini e non può esercitare nessuna funzione politica o amministrativa, ne può svolgere altre attività lavorative, neanche se a titolo gratuito. Nel caso dovesse perdere tali caratteristiche, o se dovesse commettere una colpa grave, può essere destituito dalla Corte di Giustizia su richiesta del Parlamento europeo IL GARANTE EUROPEO DELLA PROTEZIONE DEI DATI E LA TUTELA DELLA PRIVACY La carica di Garante europeo della protezione dei dati (GEPD) è stata creata nel 2001 con il compito di garantire che le istituzioni e gli organi dell Unione europea rispettino il diritto alla privacy nel trattamento dei dati personali. Per esempio, alle istituzioni e agli organi dell Unione europea non è consentito elaborare dati personali che rivelino l origine razziale o etnica di un cittadino, le sue opinioni politiche, il suo credo religioso o filosofico o la sua appartenenza a sindacati. Il garante della protezione dei dati collabora con i delegati per la protezione dei dati di ogni istituzione, esprime pareri su tutte le questioni relative alla elaborazione di dati personali; coopera con le autorità nazionali degli stati membri incaricate della protezione dei dati. Pertanto, se un cittadino è convinto che sia stato violato il suo diritto alla privacy, deve presentare denuncia al responsabile della protezione dei dati. Nel caso non dovesse essere soddisfatto della risposta può presentare denuncia al Garante europeo per la protezione dei dati, il quale può ordinare all istituzione o all organo interessato di correggere, bloccare o cancellare i dati personali elaborati illegalmente. Nel caso il ricorrente fosse ancora insoddisfatto può adire alla Corte di Giustizia. 71

72 LE AGENZIE EUROPEE Le istituzione dell Unione europea sono aiutate da numerose agenzie specializzate in ogni singolo settore di lavoro che sono sparpagliate in diversi paesi membri. Si tratta di enti istituiti con specifici atti legislativi che hanno il compito di svolgere compiti specifici e non necessariamente devono contenere nella denominazione il termine agenzia. Di ognuna di esse ne indichiamo la sede ed una breve descrizione. Accademia europea di polizia (CEPOL). Ha sede a Bramshill (Regno Unito). Ha il compito di formare i funzionari di polizia dell Unione europea nella lotta contro la criminalità ed in particolare quella transfrontaliera. Agenzia comunitaria di controllo della pesca (ACCP). La sede è prevista a Vigo (Spagna), ma provvisoriamente e allocata a Bruxelles. Promuove e coordina la concreta applicazione delle norme che regolano la politica comune della pesca. Agenzia dell Unione europea per i diritti fondamentali (FRA). Ha sede a Vienna (Austria). Raccoglie e diffonde informazioni riguardanti i diritti fondamentali, fornisce consulenze sui modi per promuovere tali diritti e per lottare razzismi e xenofobie. Agenzia esecutiva per il programma di sanità pubblica (PHEA). Ha sede a Lussemburgo. Gestisce gli aspetti pratici dei progetti di sanità pubblica ed invia i risultati agli interessati ed ai responsabili delle decisioni politiche. Agenzia esecutiva per l istruzione, gli audiovisivi e la cultura (EACEA). Ha sede a Bruxelles (Belgio). Gestisce gli effetti pratici dei programmi dell Unione europea che finanziano progetti a favore di giovani, studenti e insegnanti, attività culturali e mezzi di comunicazione. Agenzia europea dell ambiente (AEA). Ha sede a Copenaghen (Danimarca). Fornisce informazioni al pubblico e alle istituzioni miranti a promuovere lo sviluppo sostenibile ed al miglioramento delle condizioni ambientali in Europa. Agenzia europea per i medicinali (EMEA). Ha sede a Londra (Regno Unito). Fornisce consulenze alla Commissione sui medicinali per uso umano e veterinario che vengono immessi nel mercato dell Unione. Controlla gli effetti collaterali di ogni singolo farmaco ed esprime pareri scientifici. Agenzia europea per la difesa (AED). Ha sede a Bruxelles (Belgio). Contribuisce a rendere omogenea la capacità europea di difesa e di sicurezza anche per quanto riguarda gli armamenti ed il materiale militare. Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (Frontex). Ha sede a Varsavia (Polonia). Assiste i paesi dell Unione europea all applicazione delle norme comunitarie sul controllo delle frontiere esterne e sul rimpatrio dei migranti illegali. 72

73 Agenzia europea per la ricostruzione (EAR). Ha sede a Salonicco (Grecia). Gestisce i programmi dell Unione europea che assistono la ricostruzione e lo sviluppo economico e sociale dei paesi dei Balcani devastati dalla guerra. Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA). Ha sede a Colonia (Germania). Mira a conseguire il massimo di sicurezza possibile e di protezione dell ambiente dell aviazione civile dell Unione e rilascia certificazioni per aerei e loro componenti. Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell informazione (ENISA). Ha sede a Heraklion (Creta - Grecia). Aiuta a garantire la sicurezza delle reti di informazione e dei dati che esse veicolano. Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (OSHA). Ha sede a Bilbao (Spagna). Mette in comune le informazioni relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro e svolge un azione di sensibilizzazione in materia, puntando soprattutto sulla prevenzione. Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA). Ha sede a Lisbona (Portogallo). Fornisce alla Commissione e agli Stati membri consulenze tecniche e scientifiche su come migliorare la sicurezza nel mare e prevenire l inquinamento marittimo. Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). Ha sede ad Helsincki (Finlandia). Gestisce gli aspetti tecnici, scientifici e amministrativi del sistema comunitario di registrazione delle sostanze chimiche. Agenzia ferroviaria europea (ERA). Ha sede a Life/ Valenciennes (Francia). Elabora impostazioni comuni in materia di sicurezza ferroviaria e norme comuni per rendere interoperabili le ferrovie europee. Autorità di vigilanza del GNSS europeo (GSA). Ha sede provvisoria a Bruxelles (Belgio). Gestisce i programmi europei di navigazione via satellite. Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Ha sede a Parma (Italia). Fornisce al pubblico e alla Commissione pareri scientifici indipendenti sulla sicurezza alimentare. Centro di traduzione degli organismi dell Unione europea (CDT). Ha sede a Lussemburgo. Fornisce servizi di traduzione per le agenzie specializzate dell Unione europea. Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (CEPCM). Ha sede a Stoccolma (Svezia). Ha l obiettivo di reperire, valutare e fornire informazioni sulle malattie infettive che minacciano la salute umana. Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop). Ha sede a Salonicco (Grecia). Promuove lo sviluppo dell istruzione e della formazione professionale. È un centro di consulenza per la diffusione di conoscenze e per l assistenza al processo decisionale. 73

74 Centro satellitare dell Unione europea (CSUE). Ha sede a Torrejon de Ardoz (Spagna). Raccoglie e analizza dati e immagini provenienti da satelliti di osservazione della terra, al fine della politica estera e di sicurezza e delle attività umanitarie. Eurojust. Ha sede all Aia (Paesi Bassi). Aiuta le autorità competenti per le indagini e le azioni penali nell UE, a collaborare nella lotta alla criminalità transfrontaliera. Svolge un ruolo fondamentale nello scambio di informazioni e nelle richieste di estradizione. Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Ha sede a Dublino (Irlanda). Costituisce un centro di informazioni su questioni di politica sociale, comprese occupazione e condizioni di vita, relazioni industriali e coesione sociale. Fondazione europea per la formazione (ETF). Ha sede a Torino (Italia). Contribuisce a migliorare la formazione professionale nei paesi terzi, soprattutto quelli del bacino del Mediterraneo e dell Europa orientale e la Russia. Istituto dell Unione europea per gli studi sulla sicurezza (IUESS). Ha sede a Parigi (Francia). Mira a creare una cultura comune europea della sicurezza, ad arricchire il dibattito sulle strategie ed a promuovere gli interessi dell Unione europea in materia di sicurezza. Istituto europeo per l uguaglianza di genere. Ha sede a Vilnius (Lituania). Promuove l uguaglianza tra donne e uomini, anche mediante l inserimento di tale tematiche nelle politiche dell Unione europea, e sostiene la lotta contro la discriminazione. Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT). Ha sede a Lisbona (Portogallo). Osserva e informa sulla diffusione delle droghe e delle tossicodipendenze, per aiutare chi deve prendere le opportune decisioni e stabilire gli obiettivi comuni. Ufficio comunitario delle varietà vegetali (UCVV). Ha sede a Angers (Francia) Gestisce la proprietà industriale dei ritrovati vegetali per un prefissato numero di anni, da 25 a 30 anni, secondo il tipo di pianta. Ufficio europeo di polizia (Europol). Ha sede all Aia (Paesi Bassi). Ha lo scopo di migliorare l efficacia e la cooperazione delle autorità di contrasto nella lotta contro la criminalità organizzata internazionale nei paesi dell Unione europea. Ufficio per l armonizzazione del mercato interno (marchi, disegni e modelli) (UAMI). Ha sede ad Alicante (Spagna). Registra marchi, disegni e modelli, che acquistano validità nell intera UE. Tale sistema coesiste con i vari sistemi nazionali degli stati membri. 74

75 Capitolo Quinto Procedure decisionali e di pubblicazione LE PROCEDURE Già con i Trattati di Parigi (1951) e di Roma (1957) gli Stati che hanno deciso di creare e di aderire liberamente a queste nuove Comunità, cedendo alle stesse dei poteri e limitando la propria sovranità, hanno previsto anche le procedure decisionali obbligatorie. Hanno fissato fin dall inizio una serie di passaggi da fare prima di arrivare ad una decisione finale, sia essa espressa con un regolamento, con una direttiva o con una decisione. Come si è gia visto in precedenza, la capacità di proposta spetta alla Commissione, mentre la potestà legislativa spetta al Consiglio e al Parlamento europeo. Inizialmente ad approvare le leggi era solo il Consiglio mentre il Parlamento era poco più di un organo consultivo. Man mano che si è andati avanti, però, il Parlamento europeo ha visto accrescere le sue potestà legislative fino a ottenere, attualmente, la condivisione legislativa con il Consiglio, tramite la procedura di codecisione. Oltre a questa procedura, oggi sicuramente la più importante, ve ne sono anche altre previste dal Trattato e sono: la procedura di cooperazione, la procedura di consultazione e la procedura del parere conforme. La procedura di codecisione si basa sulla ricerca di un accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio finalizzato alla conclusione del processo legislativo. Essa funziona in questo modo: la Commissione fa una proposta che sottopone simultaneamente al Parlamento e al Consiglio in prima lettura, sulla quale il Parlamento si esprime a maggioranza semplice ed il Consiglio a maggioranza qualificata nella maggior parte dei casi e solo in alcune materie all unanimità. Se non vi sono emendamenti, la norma viene approvata. Se vi sono emendamenti si va, invece, in seconda lettura. Il Parlamento ha tre mesi di tempo per prendere una decisione sulla decisione comune del Consiglio, che può essere di approvazione, respingimento o presentare degli emendamenti. Il Parlamento comunica la sua decisione al Consiglio per una seconda lettura, il quale ha, a sua volta, tre mesi di tempo per discutere ed approvare gli emendamenti presentati. In caso di contrasti o di diversità di vedute tra le due istituzioni legislative, entro sei settimane inizia la terza lettura con la convocazione del Comitato di Conciliazione che è composto da un numero eguale di rappresentanti del Parlamento e del Consiglio i quali operano con l assistenza della Commissione. Questo comitato ha sei settimane di tempo per esaminare le diversità di vedute e per presentare un nuovo progetto comune. Trascorso tale periodo, se il Comitato non perviene a nessun progetto comune, la procedura si interrompe e la proposta non viene adottata. Se invece il progetto viene redatto, questo viene sottoposto al Consiglio e al Parlamento per l approvazione. Il Consiglio ed il Parlamento hanno sei settimane di tempo per approvare il progetto comune. Se lo approvano il provvedimento viene adottato, se invece uno dei due o tutti e due non lo approvano, la procedura si interrompe e l atto non viene adottato. 75

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77 La procedura di cooperazione (articolo 252 del Trattato CE) è stata istituita dall Atto unico europeo (1986); ha fornito al Parlamento europeo la possibilità di influire maggiormente sul processo legislativo mediante la doppia lettura. Inizialmente il Trattato di Maastricht ha allargato di molto il campo di applicazione di questa procedura ma poi, il Trattato di Amsterdam, ha deciso un cambiamento di rotta, ritenendo più importante e centrale la procedura di codecisione. Pertanto la procedura di cooperazione si applica oggi soltanto in relazione all Unione economica e monetaria. Come già detto, si compone anch essa di una doppia lettura. La proposta parte sempre dalla Commissione, sulla quale il Parlamento si esprime in prima lettura e anche il Consiglio adotta una posizione comune che trasmette, insieme alle motivazioni, al Parlamento e quindi il provvedimento viene approvato. Se non vi è perfetto accordo inizia la seconda lettura. Il Parlamento ha tre mesi di tempo, in seconda lettura, per prendere una decisione che può essere di approvazione, di respingimento oppure può emendarla. Se il Parlamento respinge la proposta, il Consiglio può deliberare, in seconda lettura, entro un mese di tempo, solo all unanimità. A questo punto interviene la Commissione che in un mese riesamina la posizione comune, elabora una proposta e la ritrasmette al Consiglio, con la discrezione di poter decidere se inserire oppure non inserire gli emendamenti del Parlamento. Entro tre mesi il Consiglio deve esprimersi. Se approva la proposta all unanimità si intende adottata, altrimenti decade. 77

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79 La procedura di consultazione o procedura del parere semplice è la forma originaria della procedura legislativa della Comunità europea. Il Consiglio dell Unione Europea delibera su proposta della Commissione sentito il Parlamento europeo (e in alcuni casi anche il Comitato delle regioni e/o il Comitato economico e sociale). Il parere del Parlamento è obbligatorio ma non vincolante. Tale procedura viene avviata sempre dalla Commissione che la trasmette al Consiglio, il quale, consultato il Parlamento europeo, il Comitato economico e sociale ed il Comitato delle regioni, la adotta. Per ogni modifica che il Consiglio intende apportare deve seguire, obbligatoriamente, lo stesso iter. I settori che richiedono la procedura di consultazione sono: Revisione dei Trattati; discriminazione sulla base del sesso, della razza o dell origine etnica, della religione o convinzione politica, di un handicap, dell età o della tendenza sessuale; nuovi diritti connessi alla cittadinanza europea; agricoltura;visti, asilo, immigrazione e altre politiche in materia di libera circolazione dei cittadini; trasporti; norme di concorrenza; accordi internazionali; politica economica; cooperazione rafforzata; cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale. La procedura del parere conforme, applicata per lo più in materia di fondi strutturali, ha inizio con la proposta della Commissione al Consiglio. Il Consiglio la trasmette al Parlamento che la esamina e l approva a maggioranza assoluta. Solo in tal caso la proposta si intende approvata. La procedura di modifica dei Trattati inizia con una proposta alla Commissione di uno o più stati aderenti. Questa organizza una consultazione che coinvolge anche il Parlamento e che trova il suo culmine nella Conferenza intergovernativa che deciderà in merito. La procedura di adesione parte, ovviamente, da una richiesta alla Commissione dello Stato che intende aderire all Unione, alla quale seguono una serie di passaggi. La Commissione avvia i negoziati ed una consultazione tra gli Stati già aderenti; il Parlamento si deve esprimere con un parere conforme espresso da una maggioranza assoluta dei membri; il Consiglio delibera all unanimità. L adesione viene sottoposta a ratifica di ogni stato membro e solo quando viene ratificata da tutti si intende approvata. La procedura di sanzione si avvia quando esiste una violazione grave e persistente dei principi e delle norme dell Unione europea da parte di uno Stato aderente. La proposta parte dalla Commissione, poi occorre il parere conforme del Parlamento europeo con una maggioranza dei due terzi; la decisione del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, con l assenza dello stato imputato, dopo averlo invitato a presentare osservazioni in merito. Il Consiglio, a maggioranza qualificata, può pervenire alla decisione di sospendere alcuni diritti allo stato reo. Con l entrata in vigore del Trattato di Lisbona la procedura di sanzione può essere avviata anche su richiesta di un terzo degli stati membri. La procedura di cooperazione rafforzata consente agli stati membri che vogliono cooperare in maniera particolare in un determinato progetto o in una particolare materia, di presentare alla Commissione una richiesta. La richiesta deve avere, a secondo della materia, il parere o l approvazione del Parlamento europeo. La decisione spetta al Consiglio che delibera a maggioranza qualificata. 79

80 Un altra procedura è quella che riguarda la cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni. Anche in questo caso la richiesta degli stati interessati va avanzata alla Commissione. La proposta ufficiale può farla la Commissione oppure da un cartello di almeno otto stati membri. Dopo aver consultato il Parlamento, il Consiglio decide a maggioranza qualificata. Importante è anche la procedura di bilancio per una sana gestione finanziaria dell Unione europea. Questa consiste nella serie di operazioni necessarie per la predisposizione del bilancio e della sua adozione. Prima del 1970 il potere di bilancio era di esclusiva competenza del Consiglio ed il Parlamento con un ruolo prettamente consultivo. Con i Trattati del 22 aprile 1970 e del 27 luglio 1975, il Parlamento ha visto incrementare i propri poteri nella procedura di bilancio, acquisendo addirittura il potere di respingerlo. Dal 1975 in poi, le decisioni sul bilancio vengono prese congiuntamente dal Consiglio e dal Parlamento. Queste due istituzioni definiscono gli orientamenti sulle priorità di bilancio. Su questa base la Commissione elabora il progetto preliminare di bilancio e lo trasmette al Consiglio e al Parlamento entro il primo settembre. Il progetto preliminare può essere modificato dalla Commissione, tramite una comunicazione di rettifica, qualora, nuovi elementi intervenuti successivamente lo richiedano. La seconda tappa è rappresentata dall elaborazione e dall adozione del progetto di bilancio da parte del Consiglio e la successiva trasmissione al Parlamento entro il 5 ottobre. Il Parlamento ha 45 giorni di tempo per pronunciarsi positivamente, con degli emendamenti oppure negativamente. In caso di emendamenti, il progetto modificato viene ripresentato al Consiglio che ha 15 giorni di tempo per una seconda lettura. Se accetta tutte le modifiche il progetto si intende approvato. Se non le accetta e la modifica non comporta spese aggiuntive, il Consiglio deve decidere se rigettarla o modificarla, altrimenti, trascorso il termine, si intende approvata. Se rettifica gli emendamenti adottati dal Parlamento o li accetta, il progetto viene ritrasmesso al Parlamento. Nell ultima tappa avviene la seconda lettura del Parlamento e la definitiva approvazione del progetto. Il Parlamento ha 15 giorni di tempo per la sua seconda lettura e se non dovesse pronunciarsi entro tale termine, il bilancio si intende approvato con le modifiche apportate dal Consiglio (silenzio assenso). Se invece dovesse emendare o respingere le variazioni proposte dal Consiglio, le decisioni che prende chiudono la procedura ed il bilancio è approvato. Nel caso dovesse respingerlo, il progetto si intende bocciato e la procedura dovrà essere ripetuta. Le spese del bilancio si dividevano in obbligatorie e non obbligatorie, ma con il Trattato di Lisbona questa differenza scompare e la stessa procedura prevede delle semplificazioni ed una maggiore trasparenza. ORDINAMENTO GIURIDICO L ordinamento giuridico dell Unione europea è formato da norme primarie e norme derivate. Le prime sono costituite dai Trattati che organizzano il funzionamento, definiscono le regole e le procedure che le istituzioni devono osservare. Sono adottati dai Capi di Stato e di Governo degli stati membri ed entrano in funzione dopo la ratifica di ognuno di essi. In altre parole, i Trattati sono la base giuridica dell ordinamento comunitario. Le norme derivate sono costituite: dai Regolamenti, dalle Direttive, dalle Decisioni, dalle Raccomandazioni e dai Pareri. Il regolamento ha portata generale ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri dell Unione. 80

81 La direttiva vincola lo Stato membro al quale è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salve restando le competenze degli organi nazionali di ogni singolo Stato in merito alla forma e ai mezzi. E notificata ai destinatari ed ha efficacia in virtù di tale notificazione. La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati. Le raccomandazioni e i pareri non sono vincolanti. PROCEDURE DI PUBBLICAZIONE La prima regola stabilita nel Trattato è che i testi normativi da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale dell Unione europea devono essere disponibili in tutte le lingue ufficiali, altrimenti se ne rifiuta la pubblicazione. La Gazzetta Ufficiale è composta da tre serie contrassegnate da altrettante lettere: L, C, S che individuano, rispettivamente, la Legislazione, le Comunicazioni e informazioni ed i Supplementi alla Gazzetta Ufficiale. La serie L contiene: le convenzioni siglate tra Stati membri, gli atti per i quali la pubblicazione è una condizione di applicabilità (L I), gli atti per i quali la pubblicazione non è una condizione di applicabilità (L II), gli atti adottati a norma del titolo V del Trattato sull Unione europea [politica estera e di sicurezza comune (PESC)] e taluni atti adottati a norma del titolo VI del suddetto Trattato [cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale ], le rettifiche. La serie C contiene: gli atti adottati a norma del titolo V e del titolo VI del Trattato sull Unione europea che non sono pubblicati nella serie L; le informazioni; gli atti preparatori e le rettifiche. La serie S è destinata alla pubblicazione dei bandi di gara relativi agli appalti pubblici di lavori, forniture e servizi di tutti gli Stati membri dell Unione europea; progetti finanziati dalla Banca europea per gli investimenti, dalla Banca centrale europea e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Dal 1 luglio 1998, la serie S è disponibile unicamente su CD-ROM o su Internet, nella banca dati TED. Nella serie L, gli atti sono numerati per anno e in ordine progressivo. I numeri vengono assegnati dall Ufficio delle pubblicazioni (tranne che per le direttive, i cui numeri, dal 1 gennaio 1992, sono assegnati dal segretariato generale del Consiglio). Ad esempio: (CE) n. 232/1999; 2005/359/CE. Nella serie C, i titoli dei documenti sono seguiti da un numero d informazione assegnato dall Ufficio delle Pubblicazioni e compare sotto il titolo, centrato e fra parentesi: (98/C 45/01); (2000/C 66/01). Questo numero comprende: l anno di pubblicazione che fino alla fine del 1998 veniva indicato solo con le ultime due cifre, mentre dal 1 gennaio 1999 con le quattro cifre; il numero della Gazzetta ufficiale e il numero progressivo a due cifre che indica l ordine di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. 81

82 Nella serie S, fino al 30 giugno data dell ultima edizione cartacea - i documenti erano numerati nel modo seguente: nel sommario: 96/S nel titolo: (96/S /IT) Successivamente i documenti sono numerati come segue: nei risultati della ricerca: nel titolo: 2005/S La numerazione nel titolo comprende: l anno di pubblicazione: fino alla fine del 1998: le ultime due cifre; dal 1999: le quattro cifre, il numero del Supplemento alla Gazzetta ufficiale dell Unione europea, il numero del bando di gara (e, fino al 30 giugno 1998, la lingua originale). 82

83 Capitolo Sesto I diritti del cittadino europeo Già dai primi anni sessanta si è iniziato a pensare alla cittadinanza europea con l intendo di garantire dei diritti e di stabilire dei doveri, ma l inserimento è avvenuto con il Trattato di Maastricht del 1992 ponendola come un obiettivo importante dell Unione. È cittadino dell Unione chiunque abbia la residenza in uno dei suoi stati membri, autonomamente decisa. Per cui, la cittadinanza europea, completa quella nazionale ma non la sostituisce. Essere cittadino europeo comporta: il diritto alla libera circolazione ed il diritto al soggiorno sull intero territorio dell Unione; il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali dello stato membro di residenza; il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo; il diritto di appellarsi al Mediatore europeo; il diritto di accesso ai documenti delle istituzioni europee. La libera circolazione delle persone nel territorio dell Unione europea e l abolizione dei controlli alle frontiere interne è regolata dagli accordi di Schengen, inseriti nel Trattato CE. L articolo 18 di tale Trattato stabilisce, infatti, il diritto per ogni cittadino dell Unione di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri. Tale libertà di movimento fa parte di un concetto più ampio, quello di mercato interno che sarebbe incompatibile con gli ostacoli rappresentati dalle frontiere. La conclusione dei due accordi di Schengen, del 14 giugno 1985 e la convenzione applicativa del 19 giugno 1990, è entrata in vigore il 26 marzo del 1995, ha rappresentato un passaggio fondamentale in direzione di un libero mercato interno, in quanto ha tolto ogni limitazione alla libera circolazione delle persone. Basti pensare che il libero mercato interessa circa mezzo miliardo di persone ed avviene su un territorio di oltre quattro milioni di chilometri quadrati. Attualmente sono 24 i paesi che partecipano a pieno titolo all area Schengen. Irlanda e Regno Unito non ne fanno parte. Ancora non vi fanno parte gli ultimi due arrivati Bulgaria e Romania, mentre la Svizzera, pur non facendo parte dell Unione europea ha firmato i Trattati di Schengen. Tali Trattati prevedono: l eliminazione delle frontiere interne; il rafforzamento e l armonizzazione dei controlli alle frontiere esterne; l armonizzazione del trattamento delle richieste di asilo; la cooperazione delle polizie giudiziarie dei paesi membri per prevenire il crimine e perseguire i criminali in fuga anche in altri paesi dell area Schengen. A tale scopo è stato istituito un Sistema informativo di Schengen (SIS) che fornisce informazioni circa l entrata di cittadini di paesi terzi, l emissione dei visti e la cooperazione delle polizie. La libera circolazione delle merci è un altro aspetto del libero mercato interno e viene garantito dalla eliminazione dei dazi doganali e delle restrizioni quantitative, realizzata dal primo luglio La libera circolazione dei lavoratori è una delle quattro libertà dei cittadini europei. Essa include anche il diritto di soggiorno dei lavoratori, il diritto di ingresso e di soggiorno dei loro familiari e il diritto di svolgere un attività lavorativa in un altro stato membro. Esistono tuttavia delle restrizioni a tale regola generale che il Trattato consente agli stati membri. Per esempio il divieto di ingresso e soggiorno per ragioni di pubblica sicurezza o per ragioni sanitarie. Provvedimenti che devono essere presi caso per caso e motivati. La minaccia deve essere reale e grave per applicare il divieto di ingresso. Altro esempio di limitazione può essere quello del divieto di accedere di lavoratori stranieri nella pubblica amministrazione, il cui accesso può essere riservato dagli stati membri ai 83

84 soli residenti. Altro esempio di restrizione è quello previsto per i cittadini dei nuovi stati membri a cui può essere negata la libertà di circolazione in un periodo di transizione che non può superare i sette anni. La libertà di stabilimento, la libera prestazione dei servizi e il riconoscimento reciproco delle qualifiche, consentono l esercizio di attività artigianali, industriali e professionali sull intero territorio europeo. Il Trattato esclude dalla libertà di stabilimento e dalla libera prestazione dei servizi le attività che partecipano all esercizio dei pubblici poteri. Gli stati membri possono anche escludere dalla libertà di stabilimento la produzione ed il commercio di armi e materiali bellici. La libera circolazione dei capitali è stata voluta allo scopo di abolire tutte le restrizioni sul movimento di capitali tra stati membri per contribuire, anche per questa via, alla creazione di un mercato interno dell Unione. Le prime misure comunitarie di liberalizzazione, risalgono agli anni sessanta, allorché, con una direttiva del 1960, modificata nel 1962, si liberalizzavano gli investimenti diretti, i crediti a breve e medio termini relativi a operazioni commerciali e gli acquisti di titoli negoziati in borsa. Dopo oltre venti anni, con altre due direttive del 1985 e del 1986, la liberalizzazione veniva estesa anche ai crediti a lungo termine relativi a operazioni commerciali e agli acquisti di titoli non negoziati in borsa. Ma la vera liberalizzazione è stata realizzata con la direttiva n. 361 del 24 giugno 1988, entrata in vigore il primo luglio 1990, che aboliva ogni tipo di restrizione alla circolazione di capitali dei cittadini residenti negli stati membri. Una tutela importante del consumatore europeo è rappresentata dalla politica generale in materia di concorrenza e l abuso di posizione dominante. Le disposizioni in materia di libera concorrenza rappresentano una condizione essenziale per l affermazione di un mercato interno. Sulla base di tale disciplina prevista già nei Trattati di Parigi e di Roma, sono vietati e resi nulli tutti gli accordi tra imprese che possano pregiudicare il commercio tra stati membri. La Commissione ha il compito di vigilare affinché queste regole siano rispettate ed istruisce, di propria iniziativa o su segnalazione di uno o più stati membri, la procedura di infrazione. Il perseguimento dell abuso di posizione dominante, vuole evitare che le imprese che si trovano in posizione più forte in un determinato settore, possano abusare della loro posizione ed alterare il principio di concorrenza. Per prevenire il formarsi di posizioni dominanti, l Unione ha previsto delle norme che sottopongono al controllo tutti i progetti di fusione tra società. La definizione di posizione dominante è stata fornita dalla Corte di Giustizia in una sentenza del 1978, secondo la quale essa è << una posizione di potenza economica, grazie alla quale l impresa che la detiene è in grado di ostacolare la persistenza di una concorrenza effettiva sul mercato in questione e ha la possibilità di tenere comportamenti al quanto indipendenti nei confronti dei concorrenti, dei clienti e, in ultima analisi, dei consumatori>>. Il Trattato, invece, pur non dando nessuna definizione di posizione dominante, ha voluto precisare alcuni esempi che possono individuare tale posizione. L esempio principale è da individuare in quelle imprese in grado di imporre i prezzi al mercato. Seguono a ruota la capacità di limitare la produzione e l imposizione di altri obblighi che non hanno alcun legame con il tipo di contratto. Altra limitazione della libera concorrenza può essere rappresentata dagli aiuti di Stato praticati dai singoli Stati membri per proteggere una loro azienda. Il Trattato vieta gli aiuti di Stato in quanto li ritiene incompatibili con il mercato comune. Un divieto non assoluto, però, in quanto prevede anche una serie di deroghe che consentono ai singoli stati di intervenire in soccorso di alcuni settori o aziende. Sono consentiti gli interventi di carattere sociale concessi a singoli consumatori; il sostegno dato per 84

85 ovviare a condizioni negative dovute a catastrofi naturali. Deroghe sono previste per interventi a favore di regioni che hanno uno sviluppo ritardato; per realizzare un progetto di particolare interesse europeo; per promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio dei beni culturali. Il diritto di voto e di eleggibilità, prevede la possibilità di eleggere e di essere eletti deputati al Parlamento europeo e alle elezioni amministrative. Per quanto riguarda queste ultime, i singoli stati possono tutelare i propri interessi, riservando solo ai propri cittadini la possibilità di formare una giunta esecutiva. Il diritto di petizione è stato introdotto con il Trattato di Maastricht nel Si pone l obiettivo di garantire ad ogni cittadino europeo una possibilità di rivolgersi direttamente alle istituzioni comunitarie per esporre timori e problematiche varie. Possono accedervi sia le persone fisiche che giuridiche che risiedono o hanno la sede sul territorio dell Unione. Ovviamente, le petizioni possono essere accolte se riguardano materie di competenza dell Unione. Esiste un apposita Commissione parlamentare che le accoglie e le esamina, chiamata per l appunto Commissione delle petizioni. 85

86 LA STRATEGIA DI LISBONA Capitolo Settimo Le politiche dell Unione europea La strategia di Lisbona è un programma economico fissato dal Consiglio europeo tenuto a Lisbona il 23 e 24 marzo 2000, con il quale, i capi di Stato e di governo hanno preso l impegno di fare dell Europa una economia basata sulla conoscenza, tale da essere la più competitiva del mondo. Tale strategia punta ad incrementare i posti di lavoro ed a sviluppare una forte crescita economica entro il Per l esattezza, l obiettivo è quello di aumentare i posti di lavoro di venti milioni di unità ed il raggiungimento di una crescita economica del 3%. Si parla di tre fasi: la prima fase abbraccia il periodo ; la seconda fase è quella che va dal 2006 al 2008; la terza è quella successiva al LA POLITICA ECONOMICA COMUNE (PAC) Quando nel 1958 cominciò a realizzarsi il Trattato di Roma del 1957, l agricoltura era un settore assistito dai singoli Stati. Per realizzare un mercato comune ed eliminare gli aiuti di stato, la comunità europea ha dovuto accollarsi l onere dell intervento nel settore, creando una politica agricola comune. Tale necessità era anche giustificata dal fatto che l agricoltura era un settore molto soggetto alle condizioni climatiche ed atmosferiche, per cui, in molte zone del continente, esse contribuivano a destabilizzare il mercato, inteso come equilibrio tra domanda ed offerta influenzando sia la stabilità dei prezzi, sia i guadagni degli agricoltori. Senza contare che l agricoltura da sempre ha rappresentato un settore vitale per l uomo, in quanto produce i viveri ed il nutrimento necessario alla vita. Gli obiettivi della PAC, sin dall inizio, furono: incrementare la produttività dell agricoltura, sviluppando il progresso tecnico. Assicurando un impiego migliore dei fattori produttivi e della manodopera; assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola; stabilizzare i mercati e assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori. Oltre a questi obiettivi specifici, ne esistevano altri di eguale importanza, come, ad esempio, il miglioramento delle condizioni sanitarie, grazie ad una migliore e meglio controllata alimentazione. Nel corso del tempo la PAC è stata riformata più volte, l ultima delle quali è iniziata nel La politica agricola comune e gli interventi di aiuto avvengono tramite il sostegno diretto alle aziende e con una politica di sviluppo rurale. Il finanziamento di tali interventi è passato tramite un unico fondo: Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia (FEAOG). LA POLITICA FORESTALE L Unione europea possiede un grande patrimonio forestale che è andato accrescendosi man mano che si sono succeduti gli ampliamenti di nuovi stati, tanto da rappresentare il sesto spazio forestale del mondo, con 170 milioni di ettari di superficie boschiva, dei quali circa il 55% sono latifogli ed il 45% conifere. I Trattati non riservano nessun articolo alla tutela di tale patrimonio, per cui non si potrebbe parlare di una vera politica forestale, però in alcune disposizioni riguardanti la politica agricola, la tutela 86

87 dell ambiente e la cooperazione allo sviluppo, la materia forestale viene in qualche modo tenuta presente. Il Parlamento europeo si è occupato di politica forestale nel 1993 con una relazione-studio sull Europa e la foresta, studio che poi ha rappresentato la base per una iniziativa legislativa votata in aula nel La Commissione ha presentato, nel 1998, una relazione al Consiglio che il 15 dicembre si è trasformata in una risoluzione tendente a stabilire una strategia forestale dell Unione europea (pubblicata sulla Ser. C n. 56 del 26 febbraio 1999). I principi fondamentali di tale strategia sono: 1) in assenza di una politica forestale comune, la responsabilità principale compete agli Stati membri; 2) il riconoscimento dell importanza delle foreste e la necessità di approntare un loro ruolo sostenibile; 3) la considerazione che la silvicoltura e le attività commerciali ad essa connesse, sono parte integrante del mercato unico; 4) il necessario coordinamento a livello comunitario dei professionisti del settore. Le azioni e le misure principali della strategia forestale europea, si dovevano concretizzare tramite la politica di sviluppo rurale, la politica dell ambiente, la competitività della filiera del legno, l armonizzazione della legislazione, la cooperazione allo sviluppo. LA POLITICA COMUNE DELLA PESCA (PCP) La politica comune della pesca è stata inserita, sin dall inizio, nel Trattato di Roma (1957). Inizialmente era collegata alla politica dell agricoltura; successivamente ha acquisito una maggiore autonomia ma il fine è quello di promuovere un attività di pesca sostenibile, garantendo, nel contempo, un reddito dignitoso ai pescatori. La politica della pesca assunse enorme importanza nella Trattativa di ingresso di Gran Bretagna, Danimarca e Irlanda, agli inizi degli anni settanta, ma la vera riforma venne fatta oltre dieci anni dopo, nel 1983, con l adozione, da parte del Consiglio, del Regolamento n. 170 che istituisce la politica comune della pesca. Tale politica era basata sui totali ammissibili di cattura (TAC) e sui contingenti. Dopo il 1983 si rese necessario modificare la PCP in quanto la Groenlandia decise di ritirarsi dalla Comunità europea, per l ingresso del Portogallo e per la riunificazione della Germania. Ma i posti di lavoro nel settore continuarono a scendere, la crisi del settore divenne notevole, per cui, nel 2002, si giunse ad una nuova riforma. Il Consiglio intervenne con più regolamenti, miranti alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca; si stabiliscono le azioni strutturali comunitarie istituendo, ad esempio, una misura comunitaria di emergenza per la demolizione dei vecchi pescherecci. Venne istituita un agenzia comunitaria di controllo della pesca, con sede a Vigo in Spagna, allo scopo di migliorare la cooperazione fra gli Stati membri. Per meglio coinvolgere direttamente i pescatori, sono stati istituiti i Consigli Consultivi Regionali (CCR), composti da pescatori, esperti scientifici, ecologisti e da rappresentanti delle autorità locali, regionali e nazionali. Per quanto riguarda, invece, la politica strutturale della pesca è nata nel 1970, con la decisione di utilizzare i fondi FEAOG, per promuovere la promozione dell attività di pesca. Nel 1992, il Consiglio europeo di Edimburgo, decise di inserire il settore nei fondi strutturali, tramite un autonomo: strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP). Per accedere a importanti zone di pesca e per combattere la pesca illegale, l Unione europea ha concluso venti accordi di pesca internazionale. Gli scopi di tali accordi sono: 1) garantire l accesso dei pescatori europei alle principale zone di pesca del 87

88 mondo; 2) creare occupazione e approvvigionare i mercati ittici europei; 3) contribuire allo sviluppo sostenibile della pesca nel mondo; 4) contrastare le pratiche di pesca distruttive; 5) migliorare la ricerca scientifica e la raccolta di dati; 6) lottare contro la pesca illegale. LA COESIONE ECONOMICA E SOCIALE La coesione economica e sociale dell Unione europea è nata nel 1975 con la creazione del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). Anche se altri fondi simili, per esempio il FSE (Fondo Sociale Europeo) erano già previsti dal Trattato di Roma. Lo scopo principale è quello di uno sviluppo armonico dell intera Comunità, cercando di colmare il divario delle regioni più svantaggiate. L impulso decisivo verso una più attenta politica regionale è venuta dall Atto Unico europeo che l ha trasformata in una competenza della Comunità. Le tecniche previste per il raggiungimento degli obiettivi possono essere così sintetizzate: concentrazione dei fondi per obiettivi e per Regioni e la programmazione degli interventi. Nel 1993 sono stati stabiliti quattro punti: obiettivo 1: crescita e adeguamento strutturale delle Regioni in ritardo di sviluppo; obiettivo 2: riconversione delle Regioni gravemente colpite dal declino industriale; obiettivo 3: sviluppo delle Regioni rurali; obiettivo 4: promozione delle Regioni artiche. Gran parte delle risorse disponibili, circa l 80%, sono destinate all obiettivo 1. Possono accedere ai fondi 1e Regioni che hanno un prodotto lordo inferiore al 75% della media comunitaria. Inoltre, alcuni programmi specifici che aiutano la coesione come: l INTERREG, che sostiene i progetti di cooperazione economica trasfrontaliera, tra Regioni situate su frontiere interne o esterne all Unione; l URBAN che si applica alle Regioni urbane in difficoltà; il programma KONVER che incoraggia la riconversione dell industria degli armamenti verso attività civili. Il fondo di coesione, istituito nel 1994, contribuisce finanziariamente alla realizzazione dei progetti e degli obiettivi, in particolare quelli in materia ambientale, di infrastrutture e di trasporti. Il fondo si solidarietà che permette alla Comunità di aiutare, finanziariamente e in maniera rapida, uno Stato membro in difficoltà o colpito da gravi calamità naturali. LA POLITICA DEI TRASPORTI La politica dei trasporti è presente nella comunità europea, sin dal Trattato di Roma (1957). Lo scopo era quello di realizzare un mercato comune dei trasporti, come strumento essenziale di un mercato aperto. Una politica oggi in gran parte realizzata e che riguarda sia i trasporti terrestri: strade e ferrovie; sia il trasporto aereo che quello marittimo. RETI TRANSEUROPEE (TEN) Il Trattato di Maastricht prevede la realizzazione di reti transeuropee nel settore dei trasporti, dell energia e delle telecomunicazioni, aventi lo scopo preciso di collegare le isole o le periferie prive di sbocchi marittimi. L obiettivo è sempre quello di contribuire alla crescita del mercato interno ma anche il rispetto dell ambiente nello sviluppo 88

89 sostenibile. La competenza rimane sempre a carico degli Stati membri, ma la Comunità europea ha svolto un ruolo determinante nello sviluppo di tali reti, contribuendo, finanziariamente alla costruzione delle infrastrutture comuni. La decisione più importante è stata quella del 25 luglio 1996, n. 1692, con la quale venivano stabilite le caratteristiche delle reti e i progetti prioritari nel settore del trasporto ferroviario, quello più rispettoso dell ambiente. Successivamente, altre decisioni hanno riguardato il trasporto marittimo, il settore dell energia e quello delle telecomunicazioni. LA POLITICA INDUSTRIALE Anche la politica industriale è stata introdotta nella Comunità europea dal Trattato di Maastricht (1992) e riguarda numerosi aspetti della politica ambientale, del mercato unico e della politica di concorrenza. Gli obiettivi principali da raggiungere sono: l adattamento dell industria ai cambiamenti strutturali, incoraggiare l iniziativa e la cooperazione tra le imprese, stimolare la capacità di ricerca, dell innovazione e dello sviluppo tecnologico, una maggiore apertura del sistema commerciale internazionale, una migliore politica sociale e dell occupazione ed una politica di protezione del consumatore e della pubblica sanità tramite la protezione dell ambiente. LA POLITICA SOCIALE DELL OCCUPAZIONE La politica sociale e dell occupazione, è stata sempre presente negli obiettivi comunitari. La stessa creazione del fondo sociale europeo (FSE), istituito con il Trattato di Roma del 1957 è la testimonianza che, sin dal suo nascere la Comunità europea ha voluto intervenire sull opportunità di impiego, oltre che sulla mobilità dei lavoratori, attraverso un sostegno finanziario diretto alla formazione professionale. Essa è divenuta sempre più rilevante nel corso degli anni, fino a raggiungere il massimo di considerazione nel Trattato di Lisbona del La strategia di Lisbona, infatti, oltre a prevedere il raggiungimento, entro il 2010, di una economia europea, la più competitiva del mondo, ha anche previsto la lotta contro la povertà, contro l esclusione sociale, modernizzare i sistemi di previdenza sociale, una maggiore cooperazione nel settore delle pensioni. La strategia, rivista nel 2005, prevede anche un maggiore impegno in direzione della crescita e dell occupazione. Di recente è stata adottata una nuova agenda sociale di accompagnamento alla nuova strategia di Lisbona. Tale Agenda si basa su due aspetti principali: creare numerosi nuovi posti di lavoro e realizzare una società più solidale tramite la lotta all esclusione sociale e al razzismo. Nel 1989 è nata la Carta dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori nella quale si afferma che, nel mercato unico, oltre ai benefici economici, bisogna puntare anche al miglioramento dei diritti sociali. La politica sociale viene perseguita dall Unione europea anche tramite una maggiore sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, l affermazione del dialogo sociale, inteso come informazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori, e la perfetta parità tra uomini e donne. 89

90 LA POLITICA AMBIENTALE La politica ambientale comune è stata inserita nella Comunità europea nell ottobre del 1972 in una conferenza dei capi di Stato e di governo. Da allora sono stati emanati numerosi provvedimenti volti soprattutto alla riduzione dell inquinamento e per la gestione dei rifiuti. Con l Atto Unico europeo la politica ambientale è stata inserita nel Trattato segnando così una svolta significativa. Sono stati approvati dei programmi comunitari per l ambiente, l ultimo dei quali, il sesto, adottato dal Consiglio il 2002, valido fino al 2012, fornisce un vero piano strategico per la politica comunitaria in materia ambientale. Si basa su alcuni principi: il principio chi inquina, paga ; il principio di precauzione e azione preventiva e, sul principio di correzione dell inquinamento all origine. La nuova strategia si sviluppa su cinque direttrici principali: miglioramento della legislazione vigente, l integrazione della politica ambientale in altre politiche comunitarie; la cooperazione più stretta con il mercato; responsabilizzazione del cittadino affinché cambi le proprie abitudini ed un maggiore riguardo dell ambiente in materia di pianificazione e programmazione territoriale. Nel 1990 il Consiglio ha approvato un regolamento che istituisce la rete europea di informazione e di osservazione in materia ambientale e l Agenzia europea dell ambiente (AEA), allo scopo di migliorare le qualità ambientali. Lo sviluppo sostenibile è una politica comunitaria volta ad affrontare le sfide dello sviluppo economico in un ambiente che cambia. Nasce nel 1992, in coincidenza con il vertice mondiale dello sviluppo sostenibile. Al Consiglio europeo di Goteborg (2001) è stata concordata una strategia per lo sviluppo sostenibile comune, basata sulla tecnologia ambientale, capace di svilupparsi nel rispetto del patrimonio naturalistico. Altro aspetto rilevante della politica ambientale è il cambiamento climatico. Il dato oggettivo è che nel corso dell ultimo secolo, la temperatura media del mondo è aumentata quasi di un grado e le previsioni sono che nei prossimi anni il riscaldamento del pianeta continuerà ininterrottamente, determinando conseguenze gravi in termini di siccità, alluvioni, dissesto idrogeologico, desertificazione e problemi di carenza idrica a causa dello scioglimento dei ghiacciai. Allo scopo di rimediare a queste disastrose previsioni è stato siglato, a livello mondiale, il protocollo di kyoto del 1997, al quale non tutti aderirono, ma coloro che lo hanno firmato avevano trovato un accordo a ridurre i gas ad effetto serra. Tra questi l Unione europea che aveva preso a ridurre la produzione di gas dell 8% entro il Il protocollo è stato firmato da 55 paesi ed è entrato in vigore nel Nel giugno del 2000 l Unione europea ha istituito il programma europeo per il cambiamento climatico e nel 2005 la Commissione ha pubblicato una comunicazione relativa ad un pacchetto sull energia e i cambiamenti climatici. Nel 2007, i capi di stato e di governo si sono impegnati, entro il 2020, a ridurre del 20% l emissione dei gas serra. A livello internazionale, l Unione europea ed i singoli paesi hanno svolto un ruolo importante verso i problemi del cambiamento climatico e la quasi scomparsa della biodiversità, soprattutto per la forte deforestazione della foresta amazzonica. Nel vertice di Goteborg del 2001 gli stati dell Unione europea hanno deciso di fermare la perdita della biodiversità entro i 2010, ripristinando gli habitat e gli ecosistemi naturali. Questa stessa scelta è stata fatta, l anno seguente, al vertice mondiale di Johannesburg, sullo sviluppo sostenibile. 90

91 LA PROTEZIONE DEI CONSUMATORI E DELLA SALUTE PUBBLICA La protezione dei consumatori dell Unione europea è stata introdotta il 14 aprile 1975 da una risoluzione del Consiglio ed ha assunto, negli anni successivi, sempre maggiore importanza. Dopo il Trattato di Amsterdam è stato inserito un articolo che stabilisce: la Comunità contribuisce a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici dei consumatori nonché a promuovere il loro diritto all informazione, all educazione e all organizzazione per la salvaguardia del proprio interesse. Possiamo dire che attualmente, la politica di protezione dei consumatori rappresenti un obiettivo strategico dell Unione europea, in quanto mirante a migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini. Quando si acquista un nuovo prodotto, deve essere identico a quello pubblicizzato e funzionare nella stessa maniera. Per esempio, se l articolo acquistato non si presenta o non funziona come pubblicizzato, oppure se non è soddisfacente, si ha il diritto alla sostituzione oppure al rimborso se il cambio non è avvenuto in tempi ragionevoli; se si acquistano merci che si rivelano difettose, il produttore ha l obbligo di risarcire gli eventuali danni subiti in caso di lesioni personali o danni materiali; quando si acquistano merci o servizi per posta, telefono, fax o attraverso Internet, si hanno gli stessi diritti di garanzia che si hanno quando si acquista in negozio. La strategia dell UE in materia di sicurezza alimentare ha lo scopo di assicurare un alto livello di tutela alimentare, salute e benessere degli animali e salute delle piante nell ambito dell Unione europea attraverso misure coerenti dalla fattoria alla tavola e un monitoraggio adeguato, garantendo al tempo stesso l efficace funzionamento del mercato interno. La salute pubblica viene tutelata dall Unione europea tramite una serie di direttive e decisioni avviate dal 2001 in avanti. Si tratta di programmi pluriennali, norme sui prodotti alimentari, gli organismi geneticamente modificati ed i prodotti medicinali. Il Trattato di Roma non prevedeva una politica sanitaria; la materia è stata inserita tramite norme secondarie. La politica sanitaria è competenza dei governi, ma anche l UE svolge un ruolo importante. La tessera sanitaria europea semplifica l accesso alle cure sanitarie nei viaggi all estero. La tessera europea di assicurazione malattia consente ai cittadini dei 27 Stati membri dell Unione europea e di Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera di accedere più agevolmente alle cure mediche durante i soggiorni all estero. Chi soggiorna temporaneamente in un paese diverso da quello in cui è assicurato ha 91

92 diritto a tutte le prestazioni immediatamente necessarie. Poco importa se si tratta di un soggiorno all estero per turismo o di un viaggio di lavoro o privato. UNO SPAZIO EUROPEO DI LIBERTA, SICUREZZA E GIUSTIZIA L idea di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia è stata introdotta dal Trattato di Amsterdam, in sostituzione a quella di giustizia e affari interni introdotta con il Trattato di Maastricht. L obiettivo principale era quello di conciliare i problemi di sicurezza con l esigenza della libera circolazione delle persone. Il Trattato di Amsterdam è entrato in vigore il primo maggio 1999 ed ha cercato di armonizzare tre elementi importanti: libertà, sicurezza e giustizia. Fanno parte di questa politica anche i provvedimenti in materia di asilo e di immigrazione, la gestione delle frontiere esterne, la cooperazione giudiziaria in ambito civile e penale e la cooperazione di polizia doganale. LA POLITICA ENERGETICA Anche se di competenza degli stati membri, la politica energetica ha sempre interessato la Comunità europea, sin dal suo nascere. Il Trattato di Parigi del 1951 ha dato origine alla CECA (Comunità europea del carbone e dell acciaio); nel 1957, con i Trattati di Roma, è nato l Euratom, per una gestione comune dell energia atomica; il Trattato CEE, menziona l energia tra le materie delle reti transeuropee. Gli obiettivi della politica energetica dell Unione europea sono stati fissati nel 1995, con il libro bianco dal titolo Una politica energetica per l Unione europea, seguito da un libro verde: Verso una strategia europea di sicurezza dell approvvigionamento energetico. In linea generale, le istituzioni europee hanno stabilito che la politica energetica deve armonizzarsi con le finalità della politica economica europea, basata sul libero mercato, per cui l intervento pubblico deve essere ridotto al minimo. Le risorse energetiche dovranno essere utilizzate nel migliore dei modi, con l occhio sempre vigile allo sviluppo sostenibile, alla competitività e alla sicurezza dell approvvigionamento. Un obiettivo importante che l Unione si è posto è quello di incoraggiare la produzione di energie rinnovabili. Entro il 2010 esse dovrebbero rappresentare il 15% delle energie totali. LA POLITICA DI RICERCA E SVILUPPO TECNOLOGICO La politica di ricerca e sviluppo tecnologico è stata introdotta tra gli obiettivi comunitari sin dall inizio, con il Trattato CECA firmato a Parigi nel Con l Atto Unico Europeo, entrato in vigore il primo luglio 1987, la materia è entrata a far parte anche del Trattato CE, prevedendo il titolo Ricerche e sviluppo tecnologico e la formulazione di un programma quadro pluriennale. Lo scopo era quello di rafforzare le basi scientifiche e tecnologiche dell industria europea, incoraggiandola ad essere più competitiva sul piano internazionale. La politica di ricerca e sviluppo tecnologico occupa un ruolo di primaria importanza nella realizzazione della strategia di Lisbona, tanto che, nel rilanciare questa strategia, nel 2005, il Presidente della Commissione ha 92

93 comunicato la sua intenzione di presentare un progetto per la creazione di un Istituto europeo di tecnologia (IET), ancora in fase di realizzazione. LA POLITICA CULTURALE E DELL ISTRUZIONE Il Trattato di Maastricht (1992) ha introdotto la politica culturale nell Unione europea ma la sua rilevanza è stata sottolineata con il Trattato di Lisbona. Essa comprende: la salvaguardia dei beni culturali, la collaborazione tra istituti di cultura appartenenti a paesi diversi, la mobilità degli operatori culturali e delle stesse collezioni o opere d arte. Gli obiettivi sono quelli di contribuire allo sviluppo delle culture degli stati membri, rispettando le diversità nazionali e regionali, ma considerando la cultura come una comune ricchezza. Nel mese di maggio 2007 la Commissione ha trasmesso una importante comunicazione sulla cultura: un agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione con la quale si formulano nuovi obiettivi strategici relativi all ambito culturale come il dialogo interculturale, la promozione della cultura intesa come volano di sviluppo e delle relazioni internazionali. Prima dell entrata in vigore del Trattato di Maastricht, la Comunità dava dei contributi, sia pure limitati, tramite il fondo sociale europeo ed il fondo europeo di sviluppo regionale, volti alla tutela del patrimonio culturale, alle sovvenzioni per gli artisti e per manifestazioni culturali. Con l entrata in vigore del Trattato, sono stati attivati tre programmi culturali: Caleidoscopio, Arianna e Raffaello. Caleidoscopio è stato istituito nel 1996 con lo scopo di promuovere la creazione artistica; il programma Arianna è stato adottato nel 1997 per rafforzare la cooperazione fra stati membri nel settore del libro e della cultura. Il programma Raffaello, adottato nel 1997, ha invece lo scopo di promuovere la cooperazione degli stati su iniziative culturali a livello europeo. Nel 2000, è stato varato il primo programma quadro sulla cultura, di durata quinquennale, con una dotazione finanziaria autonoma. Il programma aveva lo scopo di promuovere il dialogo culturale e la diffusione transnazionale della cultura. Il programma doveva concludersi il 2004, ma nel 2003 è stato prorogato fino al Considerati i successi ottenuti con il primo programma, nel 2007 è stato adottato un nuovo programma denominato Cultura 2007 per il periodo , con obiettivi più o meno simili al primo programma. Il Trattato di Roma non prevedeva espressamente una politica culturale e dell istruzione, ma solo riferimenti generici. Bisogna attendere il Trattato di Maastricht, come si è detto, affinché la materia divenga una vera e propria politica europea che si è ulteriormente potenziata con i successivi Trattati. L Unione europea, vuole contribuire allo sviluppo di una istruzione di qualità, incentivando la collaborazione fra stati membri. Una accelerazione in tale direzione si è verificata con la strategia di Lisbona, all interno della quale l istruzione occupa un ruolo fondamentale, tanto che è stato approvato un nuovo programma: Istruzione e formazione 2010 con l obiettivo di accrescere la qualità dei sistemi di istruzione e formazione. Nel corso dell ultimo ventennio, sono stati ideati e finanziati dei programmi di azione che hanno consentito di raggiungere risultati importanti. Il programma Socrates approvato nel 1995, prevede otto azioni: Comenius, Erasmus, Grundtvig, Lingua, Minerva e tre programmi sperimentali: Osservazione e sperimentazione dei sistemi educativi, Azioni congiunte con altri programmi dell UE, Misure di accompagnamento. Comenius riguarda l istruzione scolastica dell obbligo e incoraggia la cooperazione transnazionale tra le scuole. Erasmus riguarda l istruzione superiore, promuove la mobilità di studenti e docenti e la cooperazione transnazionale delle Università. Grundtvig riguarda 93

94 l istruzione degli adulti e promuove l istruzione permanente. Lingua, riguarda l insegnamento e l apprendimento delle lingue straniere, sostenendo e incoraggiando tale apprendimento. Minerva riguarda l insegnamento a distanza, le tecnologie di comunicazione e informazione, sostenendo e finanziando progetti di insegnamento a distanza. Il programma Leonardo, creato nel 1994, si occupa della formazione professionale. Il programma promuove la mobilità transnazionale, di inserimento e di scambio, viaggi studio e progetti pilota, diffusione di buone pratiche. Il programma Tempus, approvato nel 1990, è un piano di azione per le scuole superiori dei paesi dell Unione europea, dei paesi dell Est europeo, dei Balcani e dei Paesi dell Africa, del Medio Oriente e dell Asia centrale. Promuove progetti di sviluppo e di cooperazione, di modernizzazione dei piani di studio e di preparazione per gli insegnanti. Il programma Erasmus Mundus è stato creato nel 2003 per portare avanti la cooperazione con i paesi terzi in materia di istruzione universitaria. LA POLITICA PER LA GIOVENTU Gli articoli 149 e 150 del Trattato sulla Comunità europea prevedono la promozione dello scambio di giovani e la formazione professionale. Il Trattato di Lisbona introduce la promozione di una maggiore partecipazione dei giovani alla vita democratica in Europa. Sono ormai due decenni che l Unione ha finanziato dei programmi diretti alla gioventù. Nel 1988 venne istituito il programma Gioventù per l Europa, volto a favorire gli scambi culturali tra i giovani. Nel 1996 ha preso il via il Servizio volontario europeo dei giovani. Nel 2000 questi due programmi sono stati fusi in un unico programma denominato Gioventù, insieme ad altre azioni volte ad integrare i giovani. Nel 2005, nell ambito del rilancio della strategia di Lisbona, è stato adottato un patto europeo per la gioventù con l obiettivo di migliorare l istruzione e l integrazione professionale e sociale dei giovani, nonché un più facile inserimento nel mondo del lavoro. È stata istituita la settimana europea dei giovani che ha stimolato un dibattito 94

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