Oltre la crisi finanziaria: il contributo dell assicurazione italiana a uno sviluppo economico sostenibile

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1 Association of Mutual Insurers and Insurance Cooperatives in Europe e Venture Capital (AMICE) Congresso Mutuality today: sustainable values Genova 25 maggio 2010 * * * Oltre la crisi finanziaria: il contributo dell assicurazione italiana a uno sviluppo economico sostenibile Intervento del dott. Fabio CERCHIAI, Presidente ANIA Vorrei anzitutto esprimere un sentito ringraziamento ai colleghi di AMICE Associazione europea delle imprese assicuratrici mutue e cooperative per avermi invitato, in rappresentanza dell industria assicurativa italiana, a partecipare a questo secondo Congresso organizzato proprio qui, a Genova, città che vanta consolidate tradizioni assicurative. Mi ha colpito il fatto che, nel titolo del Congresso, ci fosse un riferimento esplicito ai valori sostenibili. Nella fase economica che stiamo attraversando una fase in cui dobbiamo affrontare l eredità e i colpi di coda di una crisi finanziaria di grande intensità il ricorso a principi e valori forti, duraturi e condivisi debba essere un 1

2 riferimento essenziale per tutti coloro che fanno impresa sul mercato e che vogliono farlo in modo sostenibile. Nel mio intervento vorrei trattare brevemente il tema di come l assicurazione italiana ha fatto fronte alla crisi e, soprattutto, come intende contribuire all uscita dalla crisi e a una nuova fase di sviluppo economico. I punti di forza dell industria assicurativa Come è ormai a tutti noto anche grazie alle analisi compiute da importanti istituzioni internazionali, come OCSE e FMI, e da associazioni o centri di ricerca, come CEA e Associazione di Ginevra, l assicurazione è risultata nel complesso più resistente alla crisi di quanto non sia accaduto, ad esempio, al settore bancario. Salvo sporadici casi come quello degli assicuratori del credito negli Stati Uniti, le difficoltà maggiori per l assicurazione sono scaturite non dal proprio core business, bensì da attività di natura prettamente finanziaria, svolte all interno di gruppi o conglomerati diversificati. Anche le ragioni di questa maggiore resilience dell industria assicurativa sono ormai state identificate e adeguatamente illustrate. Fra queste, le più importanti mi sembrano quelle derivanti dal tipico business model assicurativo, che fa sì che, nel nostro settore: la finanza sia strumentale all attività assicurativa; 2

3 l attività di investimento abbia tipicamente un orizzonte temporale di lungo periodo e siano di conseguenza ridotti gli incentivi allo short-termism ; per la natura specifica delle passività assicurative, le nostre imprese sono molto meno esposte delle banche al rischio di liquidità e al rischio sistemico. La crisi finanziaria e il suo impatto sull assicurazione italiana Anche l assicurazione italiana, come più in generale quella europea, ha subito, soprattutto, gli effetti indiretti della crisi. Si è trattato, essenzialmente, degli impatti reddituali e patrimoniali derivanti dalla diminuzione del valore degli investimenti in azioni e obbligazioni, conseguente alle forti turbolenze dei mercati. Il recupero di condizioni più distese a partire dal secondo trimestre 2009 ha permesso alle imprese assicuratrici italiane di vedere attenuati in misura significativa gli effetti negativi provocati dalla crisi sul proprio portafoglio di investimenti. In base alle risultanze offerte dall ISVAP, l Autorità di vigilanza assicurativa, nell ottobre 2008 il saldo tra plusvalenze e minusvalenze latenti sul portafoglio mobiliare delle assicurazioni italiane ha toccato un picco negativo di 10 miliardi di euro; poco più di un anno dopo, nel dicembre 2009, il saldo era tornato positivo per 10 miliardi di euro. 3

4 L esposizione degli assicuratori italiani nei confronti di titoli ad alto rischio è sempre stata e rimarrà assolutamente contenuta. Per quanto attiene alla solvibilità dell industria assicurativa italiana, a fine 2008 il rapporto di copertura ossia il rapporto tra capitale disponibile e margine di solvibilità richiesto era pari, rispettivamente, a 1,71 per l assicurazione danni e al 2,63 per l assicurazione vita, solo in lieve calo rispetto ai valori di un anno prima (1,91 e 2,74). Non si sono registrati casi di difficoltà di imprese assicuratrici italiane né richieste di fondi pubblici. Alla ridotta esposizione degli assicuratori italiani ha contribuito sicuramente, oltre a criteri gestionali particolarmente prudenti, anche una normativa di vigilanza articolata e puntuale. In particolare, vale la pena menzionare il divieto, introdotto nel 2003, di indicizzare le polizze index-linked a titoli derivanti da cartolarizzazioni e a derivati del credito, nonché il divieto di prestare garanzia a fronte di operazioni di finanziamento o di provvista di mezzi finanziari non relative all acquisto di beni o servizi di consumo. Le prospettive a breve Il fatto di avere superato relativamente bene la fase più acuta della crisi è senz altro un risultato molto positivo, ma non è garanzia di successo per il futuro. 4

5 Sussistono ancora, infatti, numerosi elementi di incertezza che possono influire sulle possibilità di crescita dell industria assicurativa. Fra queste, le seguenti mi sembrano particolarmente importanti: la domanda di assicurazione sarà condizionata da una crescita economica che si preannuncia moderata nell immediato futuro; i rendimenti degli investimenti risentiranno del perdurare di fattori di volatilità sui mercati finanziari; in prospettiva, particolarmente impegnativa per l operatività delle imprese si presenta la grande riforma Solvency II. Un quadro di vigilanza equilibrato A quest ultimo proposito, vorrei sottolineare che l industria assicurativa italiana, così come quella europea, ha condiviso sin dall inizio l opportunità del progetto Solvency II. La maggiore armonizzazione, il passaggio a criteri di valutazione economici delle poste di bilancio, il calcolo dei requisiti patrimoniali sulla base dei rischi effettivamente assunti dall impresa, il riconoscimento dei benefici derivanti dalla diversificazione e dalla mitigazione dei rischi, gli incentivi per un risk management più efficace, il miglioramento dell efficienza nella vigilanza sui gruppi assicurativi: sono tutti aspetti che vanno considerati positivamente. 5

6 L irruzione della crisi finanziaria, tuttavia, ha comportato alcune conseguenze di rilievo anche per l evoluzione di Solvency II. La conseguenza più immediata è stato un atteggiamento più prudente da parte dei supervisors europei che hanno proposto un notevole inasprimento della calibrazione dei parametri di rischio per il calcolo dei requisiti patrimoniali. La Commissione europea, come è noto, nella predisposizione delle bozze del quinto studio di impatto quantitativo ha assunto una posizione meno rigida. Resta il fatto, comunque, che, passando da QIS4 a QIS5, i requisiti a carico delle imprese risultano considerevolmente in aumento. Comprendiamo i timori delle Autorità dei supervisors europei di fronte a una crisi con pochi precedenti quanto a intensità e profondità; riteniamo, tuttavia, che l inasprimento dei requisiti patrimoniali rappresenti una reazione eccessiva, soprattutto alla luce del fatto che l assicurazione ha dato buona prova in termini di solidità e capacità di assorbimento dei rischi durante una crisi di grande ampiezza e intensità. L assicurazione non ha originato la crisi ma l ha subita; in ogni caso, gli episodi di difficoltà sono stati assolutamente limitati e le loro cause specificatamente individuabili ed individuate. Requisiti patrimoniali eccessivi non possono non tradursi in un inutile ed eccessivo maggior costo del capitale, risorsa questa 6

7 particolarmente rara e complessa in tempi di crisi finanziaria; un costo eccessivo sarebbe poi destinato, a sua volta, a comportare effetti negativi sui prezzi delle coperture assicurative e sulla capacità dell industria di sottoscrivere rischi. Ci auguriamo, dunque, che la Commissione europea nel redigere le misure di attuazione della Direttiva Solvency II faccia proprie le esigenze di una calibrazione ragionevole che, in ultima istanza, andrebbe a beneficio dell intero mercato. Rigore ed equilibrio sono ingredienti entrambi indispensabili in una normativa appropriata. Assicurazione, exit strategy e sviluppo economico Un quadro regolamentare equilibrato è, in effetti, una delle condizioni essenziali affinché l industria assicurativa possa svolgere in modo efficace ed efficiente il proprio ruolo nell economia e nella società. Un ruolo che, a mio avviso, è destinato ad ampliarsi, proprio alla luce della fase economica che stiamo vivendo. Oggi sussistono numerosi fattori di rischio che possono condizionare in negativo le possibilità di una crescita economica futura: la non ancora sopita volatilità dei mercati, la debolezza dei segnali di ripresa dell attività produttiva, gli ampi squilibri di finanza pubblica in numerosi paesi sviluppati. 7

8 Il grande dilemma di fronte al quale si trovano oggi i paesi occidentali (il discorso è evidentemente diverso per le grandi economie emergenti) è quello di continuare a incentivare la crescita economica senza provocare squilibri insostenibili nei bilanci pubblici, ma cercando anzi di attuare strategie di rientro del debito. La necessità di riforme strutturali Un disegno credibile e sostenibile di rientro a medio-lungo termine richiede, necessariamente in Italia come all estero, l adozione di riforme strutturali che migliorino la produttività, incoraggino gli investimenti, promuovano la competitività, razionalizzino e rendano più efficienti alcune componenti della spesa pubblica. Il welfare, inevitabilmente, è una delle aree interessate, per la crescente difficoltà di garantire prestazioni adeguate in presenza di enormi pressioni sul bilancio dello Stato a causa del processo di invecchiamento della popolazione. Non si può pensare di riformare le pensioni, la sanità e l assistenza senza offrire ai cittadini qualcosa in cambio. Bisogna invece trasformare ciò che oggi è un onere in opportunità di sviluppo di nuovi mercati. Se si deve ridurre le prestazioni offerte dallo Stato in alcuni settori, occorre nel contempo offrire ai cittadini la possibilità di ricorrere a strumenti integrativi efficienti che consentano di dare risposte concrete a bisogni crescenti di gestione del rischio. 8

9 E qui che l assicurazione può fornire un contributo importante sul piano economico. Una nuova collaborazione fra pubblico e privato Con riguardo specifico all area del welfare, è necessario e qui mi riferisco soprattutto all Italia, che è più indietro su questo fronte rispetto agli altri maggiori paesi europei che siano create le condizioni per una più efficace collaborazione fra settore pubblico e settore privato. In campo pensionistico occorre far crescere la previdenza complementare, garantendo più informazione, più trasparenza, più concorrenza fra le forme pensionistiche. Nell area della sanità e dell assistenza è necessario sviluppare anche attraverso il coinvolgimento delle parti sociali e la contrattazione collettiva un secondo pilastro che integri le prestazioni offerte dal primo. Nel campo delle calamità naturali, infine, occorre superare timori e pregiudizi per introdurre finalmente un sistema di assicurazione che consenta di superare le inefficienze del regime attuale e di incentivare in concreto iniziative di prevenzione e cura del territorio. Il ruolo dell assicurazione e delle imprese mutualistiche e cooperative Sono convinto che l assicurazione sia in grado di raccogliere con successo la sfida che deriva da un suo ruolo più significativo sul 9

10 piano economico e sociale. E può farlo per gli stessi motivi, sulla base degli stessi punti di forza che le hanno consentito di superare senza eccessive difficoltà le recente crisi finanziaria. Può farlo perché fonda la propria attività su alcuni valori fondamentali (la mutualità, la visione di lungo periodo, la stabilità, la fiducia) che diventano indispensabili per ridare sicurezza a famiglie e imprese e garantire così uno sviluppo sostenibile. Sono altresì convinto che, in questo scenario, le imprese mutue e cooperative abbiano lo spazio per consolidare la loro funzione, essendo la loro natura ancor più strettamente legata a quei valori fondanti l attività assicurativa. Conclusioni In sintesi, le sfide che attendono l industria assicurativa negli anni a venire sono numerose e complesse. Tuttavia, come sempre accade, le sfide rappresentano sia un rischio sia un opportunità. Credo che le nostre imprese abbiano la capacità, la forza e la professionalità per operare con successo in un mondo che sarà, forse, più complesso di quello del passato ma che, proprio per questo, non sarà certamente meno affascinante per chi si occupa di gestione professionale del rischio. Buon lavoro a tutti. 10

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