La vita quotidiana a Milano alla fine del IV secolo d.c. Approfondimenti

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1 La vita quotidiana a Milano alla fine del IV secolo d.c. Narrazione multimediale per il Museo Civico Archeologico di Milano A cura di HOC-LAB, Politecnico di Milano Approfondimenti Milano Pagina 1

2 Introduzione Questa narrazione contiene gli approfondimenti di La vita quotidiana a Milano alla fine del IV secolo dopo Cristo, organizzati per tematiche: casa e città, alimentazione e moda, la società e altri. Servono non solo a gettare luce su alcuni aspetti che i nostri personaggi di Milano romana sfiorano nella loro giornata, ma sono interessanti di per sé, per avere uno spaccato storico-sociale dell epoca Milano Pagina 2

3 PARTE I: CASA E CITTÀ Qui si racconta delle case dei romani, ricchi e poveri e delle loro città; delle strade poco illuminate ma molto sporche e del traffico che, fin da allora, le congestionava. La casa dei ricchi: "domus" Le case di città dei ricchi Romani venivano chiamate domus (da cui deriva il termine domestico ). Tra le numerose stanze c erano tipicamente un ingresso ( atrium ), la stanza di soggiorno ( tablinum ), la stanza dei banchetti ( triclinium ), diverse stanze da letto ( cubicula ) e la stanza per le cerimonie religiose. Da un ampio spazio aperto sul tetto entrava la luce ed anche la pioggia, che veniva raccolta in una vasca ( impluvium ). A volte, all esterno, si aprivano botteghe, che potevano essere date in affitto oppure usate per vendere i propri prodotti agricoli. Le case più ricche e prestigiose potevano essere dotate anche di piscine e biblioteche. Le case dei poveri: "insulae" Nell antica Roma, i poveri abitavano in una specie di condomini, detti insulae, alti spesso diversi piani. Il piano terra era, in genere, usato per botteghe di vario genere, chiamate tabernae. Ai piani superiori c erano varie unità abitative (di una o poche stanze). Non c erano servizi igienici: si usavano le latrine pubbliche o le terme. In genere non si poteva cucinare, per il rischio di provocare incendi. L acqua in casa Nelle abitazioni degli antichi Romani non c era acqua corrente. Nelle case dei ricchi l acqua piovana era raccolta in una vasca, oppure c erano dei pozzi. Per lavarsi si usavano bacili o vasche. I poveri, che abitavano nelle insulae, usavano luoghi pubblici sia per lavarsi sia per l acqua da bere. La illuminazione nelle case Il combustibile principale per l illuminazione domestica era l olio d oliva, che poteva essere bruciato in vari contenitori. Le lampade portatili erano le lucerne: piccoli contenitori di terracotta, con un foro più grande in cui si versava l olio, ed uno più piccolo dove c era uno stoppino che bruciava. Le case dei ricchi erano illuminate poco e male, e quelle dei poveri non erano illuminate quasi per nulla. Di qui l abitudine di andare a dormire molto presto, quando calava il buio. La sala del triclinio I banchetti, ricevimenti importanti per ospiti di rilievo, si tenevano nella cosiddetta sala del triclinio. I commensali (da 10 a 20, tipicamente) mangiavano (con le mani) sdraiati su divani a tre posti: da qui il nome triclinio. I tre posti erano disposti a semicerchio, con una piccola tavola al centro dove i domestici deponevano le vivande. Le stanze del triclinio erano spesso riccamente decorate con affreschi ed altri ornamenti di lusso. Alcuni convitati portavano da casa dei tovaglioli che servivano durante il banchetto, ma anche per portare a casa gli avanzi. Il letto I Romani non avevano, in generale, molti mobili nelle loro case. Uno dei mobili principali era sicuramente il letto, usato per dormire, riposare e anche per ricevere. Nelle case dei ricchi il letto era di legno, a volte decorato in oro, avorio o altri materiali preziosi. Sopra il Milano Pagina 3

4 letto c era un materasso coperto di tessuti più o meno preziosi, a seconda dell importanza del possessore. I poveri, invece, non avevano quasi del tutto mobilia: spesso dormivano su un pagliericcio, magari infestato da insetti, appoggiato direttamente sul pavimento. Le biblioteche private A partire dalla fine della Repubblica e dall inizio del periodo imperiale cominciarono a sorgere, nell antica Roma e nelle principali città di provincia, le biblioteche private. Sia per i costi elevatissimi dei libri, sia per la (relativamente) scarsa diffusione della cultura, solo gli aristocratici, ricchi proprietari terrieri, potevano permettersi un tale lusso. È interessante notare come molti libri dell antichità siano giunti a noi anche grazie a queste biblioteche private; le biblioteche pubbliche infatti erano molto più soggette a distruzioni, sia a causa di eventi bellici, sia per disastri naturali. Memorabile, ad esempio, fu la distruzione della famosa biblioteca di Alessandria a causa di un incendio. La illuminazione delle strade Le strade delle città, nell impero romano, non erano illuminate. Solo alla fine dell impero, a Roma, iniziò un tentativo di pubblica illuminazione delle strade. Di notte era quindi pericoloso uscire in strada, se non accompagnati da servi, possibilmente armati. In aggiunta, c era anche il pericolo di ricevere in testa rifiuti vari, gettati dalle finestre dei piani alti. Le immondizie in strada Gli antichi Romani curavano le fognature pubbliche (dette cloache ) per lo smaltimento dei rifiuti, ma non altrettanto bene i rifiuti privati. Gli edifici pubblici erano, in genere, collegati alle fogne, mentre pochi di quelli privati lo erano. Quindi i rifiuti, anche quelli delle latrine, dovevano essere portati alle fogne. In realtà, gli abitanti dei piani alti trovavano spesso più comodo gettarli dalla finestra. Non essendoci un servizio pubblico di pulizia delle strade, nei quartieri poveri la situazione doveva essere particolarmente disagevole, sia per gli odori sia per il rischio di malattie. Il traffico nelle strade romane Sicuramente, nelle metropoli dell impero romano il traffico non aveva nulla da invidiare a quello attuale: pedoni, lettighe, muli, cavalli, carretti spinti a mano, carri trainati, carri da trasporto, carri da corsa, tutto contribuiva a creare congestione. I numerosi interventi legislativi dimostrano lo stato delle cose. Cesare stesso fece una legge per proibire il traffico privato nelle prime 10 ore della giornata (su 12 in totale!). Il risultato fu che i trasporti commerciali si facevano di sera oppure di notte, e che per i viaggi bisognava partire all alba o di sera. Naturalmente c erano le eccezioni, per esempio per i generali, i sacerdoti, per chi lavorava per l imperatore... con molta analogia con i divieti di traffico odierni. Il foro delle città romane Il foro era, in origine, la piazza centrale della città, dove avvenivano gli scambi commerciali. Essendo il luogo più frequentato, nel tempo assunse altri ruoli: il centro del dibattito politico, il luogo delle discussioni legali-giuridiche, il luogo di amministrazione della giustizia ed il luogo di funzioni pubbliche, il luogo di diffusione delle notizie, e così via. Date queste funzioni, in ogni città, il foro fu architettonicamente molto curato e si adornò di importanti edifici pubblici Milano Pagina 4

5 PARTE II: ALIMENTAZIONE e MODA Qui si racconta della vita quotidiana dei romani, di cosa mangiavano e come si vestivano. La prima colazione La prima colazione dei Romani era relativamente frugale, a base di focaccia (o pane) bagnata nell acqua o nel latte, se non addirittura nel vino. A questo si aggiungevano cose salate come formaggio, carne o pesce, o gli avanzi della cena precedente. Il pranzo Il pranzo dei Romani non era molto elaborato o ricco. Spesso i Romani, sia i ricchi sia i poveri, mangiavano fuori per pranzo. Molto presenti erano piatti a base di cereali (il farro soprattutto), le immancabili olive, le verdure e i legumi. C erano anche i formaggi, freschi o stagionati. A pranzo non era abitudine bere il vino, nemmeno per i ricchi. La cena Quando non si trattava di un banchetto, la cena dei Romani era relativamente frugale. Molto usate, nell antichità, erano delle preparazioni a base di cereali, simili alla nostra polenta. Il farro era l ingrediente più usato, ma anche i ceci, le fave, il miglio e l orzo. A volte, alla polenta si aggiungevano pezzi di formaggio o di carne e pesce. In età imperiale, il pane cominciò a sostituire la polenta. C erano vari tipi di pane: da quello nero dei poveri, a quello bianco candido dei ricchi. Il banchetto Un banchetto iniziava con degli antipasti ( gustatio ): olive, uova, funghi, verdure. Poi c erano le portate principali, a base di carne e pesce. Alla fine venivano serviti i dolci. La carne poteva essere di maiale o di bovino, ma anche di altro genere, per esempio cinghiali e ghiri. Erano molto apprezzati sia la cacciagione che volatili vari, tra cui fagiani e pavoni, e i pesci, che venivano anche allevati in grandi vivai. La carne veniva cucinata soprattutto arrosto o in umido. Nei grandi banchetti si utilizzavano, a volte, ricette molto particolari con presentazioni fantasiose che dovevano stupire i commensali. Il vino nei banchetti I Romani amavano bere il vino: bianco e soprattutto rosso. Il vino antico, rispetto ai vini di oggi era piuttosto pesante, per cui veniva quasi sempre allungato con acqua e a volte anche mescolato con miele ed altre spezie. Tra i vini più noti si ricordano dalla Campania il Marsico e il Falerno, e dal Lazio l Albano, il Cecubo e il Sabino. I vini di grande pregio venivano anche invecchiati ed offerti poi, con grande orgoglio, nei banchetti. Il ketchup dei Romani: garum La cucina dei Romani amava le salse (a base di pesce o anche di frutta) da aggiungere alle pietanze a base di carne, sostanzialmente mascherandone il sapore. La salsa più famosa era il garum, ottenuta facendo fermentare interiora di pesce mescolate con sale, vino e aceto. Dopo tre mesi di fermentazione al sole in un recipiente di terracotta, il liquido veniva filtrato, posto in ampolle di vetro e venduto a caro prezzo. I fast food dei Romani Le botteghe degli artigiani, chiamate tabernae, utilizzate come deposito di cereali o di vino, si trasformarono poco alla volta in locali dove i cibi si vendevano o anche venivano consumati. Si possono quindi considerare una sorta di fast-food. Tipicamente, in una Milano Pagina 5

6 taberna c erano un bancone di pietra con vari contenitori, una piccola cucina ed un locale per il consumo. In viaggio, si poteva consumare del cibo nelle mansiones, dove si potevano anche cambiare le cavalcature e riposarsi, o nelle cauponae, più povere e anche più malfamate. L abbigliamento Il vestito di base per gli antichi Romani era la tunica: più corta per gli uomini e più lunga per le donne. Era un indumento molto semplice: due pezzi di stoffa cuciti assieme con una apertura per la testa e corte maniche. La tunica quotidiana era di tessuti molto grezzi, e di tessuti più raffinati per i ricchi. Nelle occasioni ufficiali e molto importanti, i patrizi indossavano la toga, costituita di un pezzo di stoffa molto lungo ed avvolto in modo elaborato e complesso, che oggi non comprendiamo bene. I vestiti delle matrone Le matrone indossavano tuniche più lunghe degli uomini, a volte lunghe fino ai talloni. I tessuti erano semplici per il giorno, e più raffinati per la sera. Sopra la tunica, in situazioni importanti, le matrone potevano indossare una stola, una tunica più elegante e lunga. Le matrone cingevano la vita con cinture fermate con eleganti chiusure dette fìbule. Molto eleganti e complesse erano le acconciature dei capelli. Nelle serate, le matrone indossavano monili, tra cui braccialetti e orecchini, di materiali preziosi, e arricchiti con ambra e pietre varie Milano Pagina 6

7 PARTE III: EDUCAZIONE e TEMPO LIBERO Qui si racconta di come venivano educati i giovani romani: i maschi in maniera colta, le femmine alla conduzione domestica. Si racconta poi degli svaghi per il tempo libero, dalle terme ai crudeli spettacoli dell anfiteatro. Leggere ad alta voce Nell antichità era abituale leggere ad alta voce, non in silenzio come facciamo oggi. In parte, la motivazione era economica: i libri erano pochi e costosi, e quindi era conveniente avere un solo lettore e tanti ascoltatori. C era anche un aspetto sociale culturale: leggere ad alta voce in un gruppo rafforzava la condivisione di ciò che veniva letto. Era tale l abitudine, che anche un lettore solitario, presumiamo, leggeva ad alta voce. Sant Agostino infatti, nel suo libro Le confessioni, riporta con stupore di avere visto Sant Ambrogio leggere in silenzio, mentre la voce e la lingua stavano a riposo. I pedagoghi Nell antica Roma i figli erano spesso seguiti dai loro genitori solo indirettamente: le nutrici si prendevano cura dei neonati e dei piccoli, gli educatori (o pedagoghi ) si occupavano dei più grandi. Spesso i pedagoghi erano greci, perché si riteneva che il modo di fare greco fosse, in generale, più raffinato di quello tradizionale dei Romani. Il pedagogo sostituiva i genitori in tutti gli aspetti della educazione: da quelli comportamentali (ad esempio come stare a tavola, come mangiare, come salutare o rivolgersi agli anziani), a quelli più formativi come la grammatica, la letteratura, la retorica, la matematica etc. Spesso i pedagoghi usavano anche maniere forti e punizioni per convincere i loro allievi. L'educazione delle fanciulle Tradizionalmente, l educazione delle fanciulle nella antica Roma era limitata alle attività considerate femminili: la gestione della casa, filare, tessere, cucire e così via. Per le future matrone era anche importante apprendere il modo di comportarsi in situazioni come le cerimonie e l organizzazione dei banchetti. Verso la fine del periodo repubblicano, e ancor più nell impero, anche le fanciulle dell aristocrazia cominciarono ad avere una qualche forma di educazione, su grammatica e letteratura soprattutto: gli aristocratici romani apprezzavano il fatto che le loro spose sapessero leggere (in latino e greco) e parlare di letteratura. L educazione femminile, tuttavia, restò sempre marginale rispetto a quella maschile. Andare al circo Il circo romano era costituito da una pista stretta e allungata, chiamata arena, per le corse dei carri e dei cavalli. Sui due lati lunghi e sul lato breve di fondo, curvilineo, c erano le gradinate per gli spettatori (dette cavea ), accessibili attraverso passaggi collegati all esterno ( vomitoria ). Ai piedi delle gradinate comuni c era una piattaforma riservata agli spettatori di riguardo. L altro lato breve del circo ospitava l ingresso, con una struttura piuttosto complessa ( oppidum ): sopra il vero e proprio ingresso c erano le tribune per gli ospiti di riguardo, per gli organizzatori dello spettacolo e per i giudici. C erano poi i recinti ( carceres ) da cui partivano i carri, fiancheggiati da due torri. L arena era suddivisa in due corsie, nel senso della lunghezza, dalla spina, un lungo basamento sul quale potevano trovarsi statue, fontane, edicole e colonne o altre decorazioni. Il basamento aveva, alle sue estremità, due piattaforme semicircolari dette metae. Su queste piattaforme erano disposte ad una estremità sette uova di pietra, Milano Pagina 7

8 all altra sette delfini. Questi elementi mobili venivano fatti ruotare per funzionare da contagiri. Il percorso standard prevedeva 7 giri completi. Dopo la gara c era la cerimonia di premiazione. Il vincitore usciva da una porta trionfale aperta al centro della curva, dal lato opposto rispetto all ingresso. Andare alle terme Frequentare le terme per i Romani divenne uno dei modi preferiti per occupare il tempo libero, fin dal I secolo a.c., quando, accanto alle terme private delle ville dei ricchi, sorgono i primi impianti pubblici, accessibili a tutti con poca spesa. Queste terme pubbliche sono tra gli edifici monumentali più grandiosi dell architettura romana, e si diffusero in tutto l impero. Divennero sempre più lussuosi, decorati con marmi, mosaici, statue ed oggetti preziosi: la loro realizzazione era un modo per celebrare la grandezza di chi sosteneva i costi (privati cittadini o magistrati); gli edifici più grandiosi furono realizzati dagli stessi imperatori, e ne portavano il nome. Il percorso nelle terme Un tipico percorso nelle terme iniziava con una sosta negli spogliatoi, per poi passare alla sala del bagno caldo ( calidarium ), ad una stanza riscaldata ( tepidarium ) e quindi alla sala del bagno freddo ( frigidarium ). Il funzionamento delle terme è garantito da grandi cisterne e sistemi di condutture in piombo e terracotta per l approvvigionamento idrico. Al riscaldamento provvedono forni a legna, caldaie per l acqua e sistemi basati sulla circolazione di aria calda all interno di pareti cave e sotto i pavimenti. Negli impianti più grandi il percorso poteva essere doppio, e poi potevano esserci un vasto spazio aperto circondato da portici per gli esercizi fisici e i giochi sportivi ( palestra ), una piscina per i tuffi e il nuoto, e una serie di vani secondari, quali latrine e stanze per la sauna ( laconicum ) o i vapori caldi ( sudatorium ). Chiudevano il giro massaggi, frizioni con oli profumati e depilazione. Le terme a volte si trovavano all interno di complessi più vasti che potevano includere giardini, biblioteche, auditori per la pubblica lettura o per la musica e addirittura edifici per spettacoli scenici. Andare a teatro I Romani affollano i teatri non per spettacoli seri come le tragedie dei Greci, ma soprattutto per assistere a spettacoli che oggi definiremmo di intrattenimento. Il mimo, farsa burlesca e popolare, traeva spunto dal repertorio comico (spesso licenzioso). Lo spettacolo si basava sull'espressività dei volti di attori e attrici che recitavano senza maschera, sulla loro abilità nel cantare, ballare e gesticolare, sulle invenzioni sceniche e addirittura su veri e propri spogliarelli. Nel pantomimo, ispirato alla tragedia e al mito, gli attori con maschera, rigorosamente uomini, illustravano con gesti le vicende, accompagnati da orchestra e coro. Gli spettacoli all anfiteatro L anfiteatro era il luogo di uno degli spettacoli più apprezzati dai Romani: duelli, quasi sempre all ultimo sangue. I gladiatori erano schiavi, prigionieri di guerra addestrati o, più raramente, dei professionisti. Ogni gladiatore aveva la sua specializzazione, caratterizzata dall equipaggiamento: Il reziario aveva rete e tridente; Il secutor aveva elmo a calotta; Il mirmillone aveva una corta spada e scudo rettangolare; Il trace combatteva con spada ricurva, piccolo scudo ed elmo crestato; Milano Pagina 8

9 L oplomaco (tipico avversario del trace), era munito di spada, grande scudo ed elmo piumato. I gladiatori vivevano in scuole-caserme gestite da un impresario-allenatore e, in caso di successo, conquistavano enorme prestigio e cospicui guadagni, divenendo idoli del pubblico. Gli spettatori partecipavano attivamente, spesso determinando la sorte dello sconfitto: ucciso o graziato. Il tifo raggiungeva forme di fanatismo che portavano spesso a gravi disordini: proprio per motivi di ordine pubblico gli anfiteatri sorgevano, quasi sempre, all esterno delle città. Gli anfiteatri ospitavano anche lotte tra animali e simulazioni di battute di caccia ( venationes ). Gli animali esotici erano trasportati dalle più remote province dell impero e offerti con grande spesa dalle autorità pubbliche o da munifici privati; erano leoni, tigri, elefanti, ippopotami, coccodrilli, orsi. Più rare perché costosissime, ma spettacolari e amate dal pubblico, erano le battaglie navali ( naumachie ) che si svolgevano nell arena allagata dell anfiteatro Milano Pagina 9

10 PARTE IV: LA SOCIETÀ Qui si raccontano alcuni aspetti della società romana, dalla condizione femminile a quella degli schiavi a chi, infine, aveva potestà di governo. La struttura dei nomi Nel mondo romano il nome per gli uomini attesta il loro stato di liberi e la posizione che essi occupano nella società. È formato, generalmente, da tre nomi ( tria nomina ): praenomen : nome generico, di solito abbreviato, che tende a scomparire; nomen : simile al nostro attuale cognome, individua la famiglia di appartenenza, per cui è anche detto gentilizio (da gens = famiglia); cognomen : simile al nostro attuale nome proprio; spesso deriva da attributi fisici o morali. Le donne erano indicate anche con il nome del padre e del marito, i liberti con il prenome e il nome del padrone che li aveva liberati, gli schiavi solo con il nome spesso accompagnato dall indicazione S ( servus ) e il nome del padrone. A partire dalla seconda metà del IV sec. d.c. i tre nomi tendono a scomparire, sostituiti dal nome unico, che è l elemento caratterizzante dell epigrafia cristiana. Gli anni e il calendario Per gli antichi Romani gli anni erano tipicamente identificati con il nome della magistratura più importante: i consoli, che restavano in carica giusto un anno. Più tardi si usò anche il riferimento alla presunta fondazione di Roma (avvenuta nel 753 a.c.), con la espressione Ab urbe Condita, dalla fondazione della città. La suddivisione in mesi era simile a quella odierna, ma molto imprecisa quanto al numero dei giorni, per cui doveva spesso essere aggiustata con delle riforme: famosa fu quella di Giulio Cesare, che creò il cosiddetto calendario Giuliano, che restò in uso fino alla fine del XVI secolo. Un giorno era diviso in 12 ore diurne (dalla prima alla duodecima ) e 12 notturne. Essendo basate sul levarsi e calare del sole, corrisponderebbero, secondo i nostri orologi, a ore diverse, a seconda della stagione. La condizione degli schiavi L uguaglianza proclamata dal Cristianesimo aveva valore solo sul piano religioso: tutti avevano diritto alla salvezza eterna, senza distinzioni sociali. Ma questo non rendeva tutti gli uomini uguali nei loro diritti politici e sociali. Nella Lettera di Pietro agli Efesini (6,5) si legge: Servi, obbedite ai vostri padroni di quaggiù e in molte altre testimonianze di Paolo e di altri padri della chiesa si trova la stessa idea di incondizionata sottomissione. La schiavitù, che forniva la forza-lavoro gratuita essenziale per l economia delle grandi proprietà terriere, non fu considerata contraria alla religione cristiana. È notevole che proprio al tempo di Costantino, noto per aver ribadito la tolleranza verso il Cristianesimo, siano sempre più frequenti i collari per gli schiavi, con iscrizioni che indicano a quale indirizzo dovesse essere riportato lo schiavo fuggitivo. I liberti Nella società romana, oltre all aristocrazia e agli uomini liberi, c era una ulteriore categoria: quella dei liberti, gli schiavi liberati. Gli schiavi colti e di talento potevano divenire importanti per la gestione degli affari del loro proprietario. A volte potevano anche arricchirsi, mediante una percentuale sugli affari. Succedeva quindi che per Milano Pagina 10

11 gratitudine o per interesse (in corrispondenza di un riscatto) il padrone di uno schiavo lo liberasse. Il liberto restava comunque legato all ex-proprietario, acquisendone anche il nomen di famiglia. I liberti erano spesso attivi in varie attività economiche ed artigianali, diventando, a volte, molto ricchi. Potevano anche diventare importanti funzionari o sacerdoti o fare carriera nella Chiesa. Non potevano, tuttavia, accedere alle cariche politiche ordinarie. I seviri augustali La carica di Seviro Augustale era molto ambita dai liberti, gli schiavi liberati, che non potevano accedere alle cariche politiche ordinarie. Come dice il nome, i Seviri erano sei ( Sex Vires, cioè sei uomini). In origine era una magistratura locale, affidata a sei membri nati liberi. Augusto creò invece i Seviri Augustali, adibiti al culto imperiale, appunto per gratificare i ricchi liberti. Il titolo di Seviro, anche se privo di potere reale, soddisfaceva l ambizione di riconoscimento sociale, in quanto comportava un ruolo speciale in alcune cerimonie (concernenti il culto dell imperatore) ed anche alcuni segni di distinzione, tra cui dei posti speciali doppi a teatro: la tribuna VIP, diremmo oggi. I Seviri Augustali venivano scelti dal senato locale, ma dovevano anche versare un notevole contributo in denaro per essere effettivamente nominati. I Seviri erano spesso oggetto di satira, come il famoso Trimalcione, protagonista del Satyricon di Petronio, che fa rappresentare sul suo sepolcro le navi che gli avevano permesso di arricchirsi e di essere promosso alla carica di Seviro Augustale. Il governo delle città: i decurioni In tutte le città dell impero l organismo di massimo prestigio a livello locale era il senato municipale ( Curia ), accessibile a coloro che potevano disporre di un reddito di sesterzi. Era composto da un numero variabile di decurioni, da 30 a 100. Le competenze del collegio dei decurioni riguardavano onoranze funebri, conferimenti di onori municipali, nomine di sacerdoti pubblici, elevazioni di statue in luoghi pubblici, concessioni di diritti di superficie o di usufrutto di suoli pubblici, come attestato da alcune epigrafi milanesi. Dall ordine dei decurioni uscivano, per elezione da parte del popolo, i supremi magistrati della città, che al termine dell incarico rientravano nel senato. Magistrature locali erano i quattuorviri iure dicundo, incaricati di amministrare la giustizia, e i quattuorviri aedilìcia potestate, per la gestione amministrativa e il controllo dell edilizia, delle strade, dei mercati e degli archivi. I clientes Nell antica Roma anche gli uomini liberi avevano bisogno di protezione in senso lato: assistenza giudiziaria ed economica, aiuto negli affari, etc. Coloro che si trovavano in questa situazione diventavano clientes di un patronus, personaggio altolocato e con buona disponibilità economica. I clienti avevano degli obblighi di fedeltà verso i loro patroni, il che includeva anche procurare dei voti durante le elezioni o arruolarsi in caso di reclutamento di truppe. Il rapporto di clientela era di lunga durata e, spesso, anche ereditario. La condizione femminile Il mondo romano assegna alle donne un ruolo domestico e materno. Le bambine trascorrono la vita tra le pareti domestiche educate dalla madre al matrimonio, alla gestione della casa ( domum servare ), a filare la lana ( lanam facere ) e alla cura dei figli Milano Pagina 11

12 Il grado d istruzione delle donne dipende dal ceto sociale e sappiamo che, soprattutto nelle province orientali, l istruzione femminile poteva raggiungere buoni livelli. Il divorzio è comunque pratica corrente fra i ceti aristocratici che utilizzano il matrimonio come strumento per alleanze politiche. Nel tempo la situazione femminile in qualche modo si evolse, consentendo un certo livello di autonomia economica: sono noti casi di matrone, dotate di cospicui patrimoni, divenute imprenditrici o attive in opere di pubblica utilità. Questo, tuttavia, non implicava alcuna apertura verso diritti politici come il diritto di voto, riservato esclusivamente ai cittadini romani maschi. Il Cristianesimo influisce profondamente sulla condizione femminile, sottolineando valori di castità e purezza e riportando la donna al tradizionale ruolo di moglie e madre. Il riconoscimento dei figli Nel mondo Romano (come in altre società, ad esempio il mondo greco) un neonato rischia l esposizione, cioè di non essere riconosciuto dal padre e abbandonato all aperto, a morire. I motivi sono diversi: una malformazione, l essere frutto di una relazione illecita, la necessità - per i ricchi - di preservare il patrimonio a favore del primogenito, il bisogno per i poveri di liberarsi di una bocca in più da sfamare. Le femmine rischiano ancora più dei maschi, perché debbono essere fornite di dote per il matrimonio. La povertà spingeva anche a vendere i propri figli a trafficanti che li vendevano come schiavi, o li avviavano, se maschi, al mestiere di gladiatore, se femmine, alla prostituzione. Solo nel 374 d.c. una disposizione degli imperatori Valentiniano, Valente e Graziano, conservata nel Codice di Giustiniano, vietò l esposizione, senza peraltro riuscire ad eliminare quest uso. Tale fenomeno appare, infatti, diffuso nell Italia settentrionale, e anche nella diocesi milanese, durante il IV-V secolo, nonostante le aspre critiche di Ambrogio e di altri vescovi. Le tasse Il sistema di tassazione del mondo Romano è essenzialmente basato sul censo. Essendo la ricchezza basata sull economia agricola, la produzione agricola era particolarmente oggetto di tassazione. Quando era difficile individuare il censo dei singoli, si tassavano intere comunità (come piccole municipalità o comunità etnico-religiose), lasciando loro autonomia nella ripartizione al loro interno dei tributi richiesti. Nel tardo periodo imperiale ai tributi ordinari si aggiunsero due tributi speciali: l Annona Civile, raccolta nel centro-sud e che serviva a mantenere la plebe di Roma, e l Annona militare, raccolta nel nord, e che serviva a finanziare le spese militari. Evasione fiscale Il vescovo Ambrogio denuncia e condanna, nei suoi scritti, le speculazioni dei grandi possidenti terrieri della valle padana. Questi accumulavano grandissime scorte di frumento, sottraendolo al mercato corrente e provocando artificialmente, con l arrivo dell inverno, carestie e aumento dei prezzi. I proprietari di terreni approfittavano della fame pubblica per realizzare enormi guadagni sfruttando il basso costo di produzione e l alto costo di vendita dei prodotti agricoli. I proprietari terrieri della valle padana appaiono infatti preoccupati non da una possibile insufficienza dei raccolti ma, al contrario, dal rischio di una sovrapproduzione e dal conseguente ribasso dei prezzi sul mercato. La speculazione sul rialzo dei prezzi del Milano Pagina 12

13 grano è attestata anche da altri vescovi come Zeno di Verona e Massimo di Torino per l Italia settentrionale, Agostino in Africa e Basilio in Asia Milano Pagina 13

14 I funzionari dell Imperatore Durante l impero molte delle funzioni affidate alle magistrature elettive furono mano a mano trasferite a funzionari imperiali. Questi funzionari si occupavano della gestione dei territori delle province, della gestione militare, della raccolta dei tributi e dell approvvigionamento, civile e soprattutto militare. I funzionari imperiali erano delegati dell imperatore che agivano da collegamento con le amministrazioni e le élites locali (rappresentate dai possidenti e dalla aristocrazia locale) Milano Pagina 14

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