Rendiconto annuale al 30 dicembre Fondi comuni di investimento: Fideuram Italia Fideuram Liquidità Fideuram Rendimento Fideuram Bilanciato

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1 Fondi comuni di investimento: Fideuram Italia Fideuram Liquidità Fideuram Rendimento Fideuram Bilanciato Rendiconto annuale al 30 dicembre 2011 Il presente rendiconto consta di 105 pagine Società di gestione: Fideuram Investimenti SGR S.p.A. Banca depositaria: State Street Bank S.p.A. Gruppo bancario Intesa Sanpaolo

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3 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti PREFAZIONE Il presente fascicolo riguarda i rendiconti annuali al 31 dicembre 2010 dei Fondi appresso indicati ed è redatto in conformità alle istruzioni dell'organo di Vigilanza. Esso è costituito da due sezioni: 1. Nella prima sezione vengono riportate le informazioni comuni a tutti i Fondi ed in particolare: - la relazione del Consiglio di Amministrazione parte comune; - note illustrative; - criteri di valutazione. 2. Nella seconda sezione sono riportate per ogni singolo Fondo la relazione del Consiglio di Amministrazione - parte specifica - i prospetti contabili costituiti da situazione patrimoniale, sezione reddituale e nota integrativa, nonché la relazione della società di revisione: Fideuram Italia Fondo ad accumulazione dei proventi della categoria Assogestioni "Azionari Italia" Fideuram Liquidità Fondo ad accumulazione dei proventi della categoria Assogestioni "Obbligazionari Euro governativi breve termine" Fideuram Rendimento Fondo a distribuzione dei proventi della categoria Assogestioni "Obbligazionari Euro governativi medio/lungo termine" Fideuram Bilanciato Fondo ad accumulazione dei proventi della categoria Assogestioni "Bilanciati" 3

4 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti INDICE NOTIZIE SULLA SOCIETÀ DI GESTIONE, SULLA BANCA DEPOSITARIA E SULLA SOCIETÀ DI REVISIONE... 5 SEZIONE PRIMA - parte comune... 6 RELAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI...6 NOTE ILLUSTRATIVE AI RENDICONTI DI GESTIONE...11 CRITERI DI VALUTAZIONE...13 SEZIONE SECONDA - parte specifica FIDEURAM ITALIA...15 FIDEURAM LIQUIDITÀ...39 FIDEURAM RENDIMENTO...61 FIDEURAM BILANCIATO

5 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti NOTIZIE SULLA SOCIETÀ DI GESTIONE, SULLA BANCA DEPOSITARIA E SULLA SOCIETÀ DI REVISIONE SOCIETA' DI GESTIONE FIDEURAM INVESTIMENTI SGR S.p.A. Società di Gestione del Risparmio (Capitale sociale euro) CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Carica Claudio Sozzini Presidente * Umberto Bertini Vice Presidente/Amministratore Indipendente* Tommaso Corcos Amministratore Delegato* Enrico Cervone Amministratore Indipendente Antonio Pasquale Soda Amministratore Indipendente Franco Moscetti Amministratore Indipendente *Membro del Comitato Esecutivo COLLEGIO SINDACALE Antonio Magnocavallo Alberto Alfiero Giampaolo Brianza Mario Melandri Carica Presidente Sindaco Effettivo Sindaco Effettivo Sindaco Supplente DIREZIONE GENERALE Tommaso Corcos Direttore Generale BANCA DEPOSITARIA State Street Bank S.p.A. SOCIETA' INCARICATA DEL COLLOCAMENTO Banca Fideuram S.p.A Sanpaolo Invest SIM S.p.A. SOCIETA' DI REVISIONE Reconta Ernst & Young S.p.A. 5

6 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti RELAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI Scenario economico SEZIONE PRIMA - parte comune Nel corso del 2011 si è assistito ad un rallentamento del ritmo di crescita dell economia globale, acuito nella prima parte dell anno dalle ripercussioni del terremoto in Giappone, e un accelerazione dell inflazione, sospinta in particolare dalle componenti energetiche e alimentari. Soprattutto si è registrato un netto inasprimento della crisi del debito dell area euro, culminato con il coinvolgimento dell Italia nel corso dell estate. La risposta delle autorità europee alla recrudescenza della crisi è rimasta parziale e non convincente e la BCE si è vista costretta a intervenire nuovamente sul mercato secondario del debito a partire da agosto e ad intensificare il proprio supporto al sistema bancario. La crisi del debito ha riportato l area euro in recessione nella parte finale dell anno, inducendo la BCE a tagliare i tassi d interesse in novembre e dicembre, cancellando così i rialzi decisi nella prima parte dell anno. Il 2011 è stato un anno molto difficile per l area euro: la crisi del debito sovrano si è aggravata al punto da arrivare a coinvolgere l Italia e, verso fine anno, anche alcuni paesi core, come la Francia. L anno si era aperto in modo abbastanza favorevole, con il PIL in aumento del 3% annualizzato nel primo trimestre, ma già dal secondo trimestre è iniziata una brusca decelerazione, prima per colpa delle difficoltà del settore manifatturiero (alle prese con le conseguenze del terremoto in Giappone e con l aumento dei costi delle materie prime), poi per l aggravarsi della crisi del debito sovrano, che ha compromesso la fiducia delle imprese e aumentato le tensioni sul mercato interbancario e creditizio. La crescita complessiva del PIL nel 2011 dovrebbe essersi attestata all 1.5%. Per quanto riguarda la crisi del debito la risposta delle autorità europee alla crisi è rimasta parziale e non convincente. La gestione della situazione greca, dove il programma di aggiustamento ha mancato gli obiettivi, ha creato profonde divisioni e la decisione, presa a fine luglio, di imporre una ristrutturazione al debito greco detenuto dai privati ha avuto un impatto negativo sulla percezione degli investitori in merito alla qualità del debito sovrano dell area euro. Il coinvolgimento dell Italia nella crisi tra luglio e agosto ha indotto la BCE a rilanciare il programma di acquisto di titoli governativi sul mercato secondario (che era stato congelato nella prima metà dell anno), ponendo però precise condizioni sulla gestione delle finanze pubbliche e delle politiche economiche. In Italia, entrata in recessione dal terzo trimestre, un nuovo governo di natura tecnica nel mese di novembre ha proceduto a varare una manovra molto severa di correzione delle finanze pubbliche. Ciononostante, le tensioni non si sono allentate, anche perché il legame tra crisi del debito sovrano e la condizione patrimoniale delle banche è divenuto sempre più critico, in particolare dopo le richieste di ricapitalizzazione formulate dall Autorità Bancaria Europea a fine ottobre. Le autorità europee nel corso dell intero anno hanno risposto alla crisi introducendo delle modifiche per rafforzare il controllo centralizzato delle politiche di bilancio e rendere più rigorosa la politica fiscale ex-ante, nonché ampliare la capacità di prestito del Fondo salva-stati (l EFSF), estendendone la gamma di interventi al fine di includere anche l acquisto di titoli governativi sul mercato secondario. Il Fondo ha però tardato a divenire operativo e il sostegno ai titoli di stato dei paesi in difficoltà è così gravato sulla BCE. Quest ultima nel corso del 2011 si è trovata a dover modificare drasticamente la propria politica monetaria: nella prima parte dell anno ha risposto all aumento dell inflazione con due rialzi dei tassi di 25 pb (in aprile e in luglio). L inflazione è salita a causa dei forti rincari dei prezzi delle materie prime, ma anche delle imposte nei paesi alle prese con manovre di aggiustamento fiscale, che l hanno portata dal 2.2% di fine 2010 a toccare il 2.8% già in aprile, per poi arrivare al 3% tra settembre e novembre, chiudendo l anno al 2.8%. L inasprirsi della crisi del debito sovrano ha successivamente costretto la BCE a riportare i tassi di interesse all 1% in due mosse consecutive tra novembre e dicembre, dopo che al vertice della Banca si era insediato Mario Draghi. Al contempo, la BCE ha sostenuto la liquidità del sistema bancario riattivando le aste di rifinanziamento a lungo termine, introducendo per la prima volta anche aste straordinarie a tre anni, la prima delle quali si è tenuta a dicembre. Negli USA, nonostante il consistente stimolo fiscale approvato alla fine del 2010, la crescita del PIL nel primo semestre è stata molto debole e ampiamente inferiore alle attese, non raggiungendo nemmeno l 1% medio annualizzato. A determinare il rallentamento è stata in primo luogo la dinamica molto dimessa dei consumi, su cui ha influito sia l aumento dell inflazione, dovuto principalmente alla componente energetica (con il prezzo del petrolio che ha risentito notevolmente dei cambiamenti politici nel Nord Africa), che l impatto molto pesante del terremoto in Giappone sul settore dell auto. Il pessimismo sull economia USA è ulteriormente aumentato a inizio estate: in aggiunta alla delusione sui dati relativi alla crescita, infatti, all inizio di agosto l agenzia di rating Standard & Poor s ha preso la storica decisione di declassare il debito governativo USA. Questa decisione è stata il risultato del compromesso molto deludente che ha posto fine all acrimonioso negoziato tra Democratici e Repubblicani sull innalzamento del tetto del debito pubblico che ha caratterizzato la prima parte dell estate. A partire dalla metà dell estate i dati macroeconomici hanno però iniziato a migliorare decisamente, ridimensionando nettamente il rischio di recessione e nel trimestre finale dell anno l economia è tornata a crescere su ritmi piuttosto robusti, grazie ad una notevole ripresa dei consumi privati (e, in particolare, della domanda di auto). Nei mesi finali dell anno si è anche registrata un inattesa diminuzione del tasso di disoccupazione che ha chiuso l anno all 8.5% (da un picco del 9.1% durante l estate). L inflazione ha registrato un sensibile aumento, raggiungendo un picco del 3.9% nel mese di settembre (dall 1.5% di fine 2010), sotto la spinta sia delle componenti energetiche e alimentari che anche della parte core che ha superato il 2% nella parte finale dell anno (dallo 0.8% a fine 2010) La Fed, dopo aver completato a giugno il programma di acquisti di titoli di stato per 600 miliardi di dollari iniziato nel novembre del 2010 (noto come Quantitative Easing 2 ), ha mantenuto la propria impostazione espansiva, impegnandosi prima a mantenere invariati i tassi d interesse almeno fino alla metà del 2013 e procedendo poi con la 6

7 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti cosiddetta Operazione Twist, finalizzata ad aumentare la scadenza media dei titoli nel portafoglio della banca centrale senza aumentarne però l attivo totale, con l obiettivo di ridurre ulteriormente il livello dei tassi a lungo termine. Le principali economie asiatiche dopo un inizio d anno vivace hanno visto un rallentamento moderato della crescita economica a causa principalmente di fattori esterni: l impatto negativo del terremoto in Giappone nel mese di marzo e successivamente il debole andamento delle principali economie avanzate. L accelerazione delle pressioni inflazionistiche, anche a seguito dell aumento del prezzo del petrolio, ha determinato una prosecuzione del ciclo di rialzo dei tassi che è stato poi successivamente interrotto sull aggravarsi della crisi del debito nell area euro e reso possibile dal graduale venir meno delle pressioni inflazionistiche nella maggior parte dei paesi. La Cina ha registrato un progressivo, ma moderato, rallentamento della crescita economica, causato inizialmente dalla politica monetaria restrittiva intrapresa per combattere le pressioni inflazionistiche a cui si è aggiunto il debole andamento delle economie avanzate. Il venir meno delle pressioni inflazionistiche, dopo il picco raggiunto nel mese di luglio al 6.5%, ha permesso di interrompere il ciclo restrittivo nella seconda parte dell anno che, riducendo significativamente l espansione del credito e della moneta, aveva cominciato a sollevare timori di un rallentamento brusco della crescita. L intenzione delle autorità nel voler sostenere l espansione economica in un contesto di crisi globale ha raggiunto l apice con la decisione di tagliare il coefficiente di riserva obbligatoria (che si trovava ai massimi storici) nel mese di dicembre. La decisione è stata presa per aumentare la possibilità di credito del sistema finanziario in un contesto di restringimento del surplus commerciale e deflusso di capitali verso l estero, probabilmente determinato da un inversione delle attese di apprezzamento della valuta. La situazione sul mercato immobiliare ha continuato a rappresentare uno dei principali fattori di rischio, ma il governo non ha mostrato nessuna intenzione di voler invertire le politiche adottate per frenare la corsa dei prezzi. L economia giapponese è stata duramente colpita dal terremoto dell 11 marzo che attraverso una profonda crisi energetica ha riportato il paese in recessione. La crescita del PIL si è poi ripresa nella seconda parte dell anno quando l attività industriale è tornata verso la normalità, mentre alcuni interventi fiscali hanno sostenuto i consumi interni. La ripresa è stata tuttavia in parte rallentata dall aggravarsi della crisi del debito nell area euro che, riducendo la domanda proveniente da quell area e provocando un significativo apprezzamento dello yen, nonostante gli interventi sul mercato dei cambi, ha compromesso uno dei principali motori della crescita. La situazione politica incerta non ha permesso alla politica fiscale di intervenire prontamente, anche se, pur con un certo ritardo, sono stati approvati tre piani fiscali per favorire la ricostruzione. Nel corso 2011 i mercati obbligazionari governativi hanno beneficiato del calo delle aspettative di una ripresa sostenuta del ciclo economico nelle economie sviluppate, calo che si è verificato a seguito di un indebolimento degli indicatori del ciclo che si è evidenziato a partire dalla fine del primo semestre. I temi della crisi finanziaria e la necessità di ridurre i carichi eccessivi di debito pubblico e privato, accumulati negli ultimi decenni, hanno continuano a pesare sulla capacità di ripresa delle economie nazionali. La crisi del debito in Europa ha subito un ulteriore escalation a causa dell incapacità della classe politica di concordare un piano in grado di riportare fiducia nel mercato. Questa dinamica ha portato a crescenti speculazioni su una possibile frammentazione dell area euro. La crisi ha investito in particolare emittenti come l Italia e la Spagna, creando tensioni anche sul debito francese. Le principali banche centrali hanno continuato tenere una politica monetaria estremamente accomodante. La BCE, dopo una fase iniziale di rialzo dei tassi, è tornata a tagliare il costo del denaro riaprendo nel contempo alcune misure straordinarie di liquidità per ridurre lo stress presente sul mercato del credito interbancario. La Banca Centrale, inoltre, ha iniziato, a partire dal mese di agosto, ad acquistare titoli di debito italiano e spagnolo sul mercato secondario. La Fed si è impegnata a mantenere inalterato il tasso di riferimento fino al 2013 e, successivamente, ha deciso di allungare la durata media dei treasury detenuti in portafoglio per favorire un ulteriore abbassamento delle curve dei rendimenti. La Bank of England, nonostante il permanere di tassi di inflazione elevati, ha mantenuto inalterati i tassi ufficiali e ha inoltre annunciato una nuova fase di quantitative easing. I governi europei e quello inglese hanno proseguito nella fase di consolidamento fiscale, mentre negli Usa non è ancora stato raggiunto un accordo su un piano di rientro fiscale di medio termine. In questo contesto la domanda di obbligazioni governative dei paesi ritenuti piú sicuri si è dimostrata particolarmente forte, con i rendimenti sui titoli benchmark decennali Usa, Uk e tedesco che si sono attestati a fine anno tutti in un intorno al 2%. Il mercato obbligazionario europeo è stato dominato, seppur a fasi alterne, dall inasprirsi della crisi sul debito sovrano. Dopo la ratifica del fondo di stabilità ESM a marzo e la richiesta di supporto all EFSF da parte del Portogallo, a inizio aprile, il focus del mercato si è spostato sulla Grecia e sulla necessità di accordare un nuovo pacchetto di finanziamenti, a fronte delle crescenti difficoltà del paese. La richiesta di un sostanziale coinvolgimento del settore privato nella ristrutturazione del debito, a fronte di nuove linee di credito avanzata da parte di alcuni paesi core europei, ha favorito un ulteriore deterioramento del sentiment giá incrinato dal contestuale indebolimento del ciclo economico in Europa. Tale dinamica ha contribuito ad innescare una nuova fase di crisi di fiducia sulle banche dei paesi periferici che si è intensificata nel corso dell estate. A partire da luglio si è assistito ad una accelerazione della crisi che per la prima volta ha investito in pieno il debito italiano e spagnolo e i relativi istituti bancari. Il concatenarsi di tali eventi ha indotto la BCE a una decisa inversione di rotta. Dopo un ultimo rialzo dei tassi ufficiali deliberato a luglio, con il quale il tasso repo era stato potato all 1.5%, l Istituto Centrale ha deciso di riaprire alcune misure straordinarie di supporto alla liquidità del sistema e iniziare, ad agosto, acquisti sistematici di obbligazioni italiane e spagnole sul mercato secondario. Tali acquisti sono riusciti a stabilizzare temporaneamente il mercato senza però invertire la tendenza verso un allargamento degli spread di rendimento. Nel contempo gli investitori internazionali hanno progressivamente ridotto le loro esposizioni sul mercato periferico europeo in quanto preoccupati, da un lato per l incapacità della classe politica di giungere ad una soluzione credibile, dall altro per l esplosione della volatilità sui corsi obbligazionari ed il forte deterioramento delle condizioni di liquidità del mercato. Contestualmente le banche europee dei paesi core hanno a loro volta tagliato la loro 7

8 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti esposizione alle periferie anche al fine di ridurre il grado di leva dei loro bilanci, in accordo con i nuovi limiti di capitale definiti dalla European Banking Authority. Il progressivo deteriorarsi della congiuntura ha poi indotto la BCE, sotto la nuova guida di Mario Draghi, a tagliare il tasso ufficiale in due occasioni tra novembre e dicembre per complessivi 50 punti base, riportando il tasso di riferimento all 1%, lo stesso livello di inizio anno. I mesi finali dell anno hanno confermato il trend di allargamento degli spread e, nonostante il cambio di leadership in Italia con il governo tecnico di Mario Monti, i rendimenti sui titoli decennali italiani si sono attestati intorno al 7% a fronte di un rendimento dell 1.85% sui titoli tedeschi. Migliore la performance dei titoli periferici sui segmenti a breve delle curve che a partire da dicembre, grazie anche alla nuova linea di finanziamento a tre anni LTRO della BCE, sono riusciti a recuperare buona parte delle precedenti perdite. In particolare il titolo benchmark a due anni italiano si è riportato sotto il 5% di rendimento dopo aver toccato un massimo prossimo all 8% a fine novembre, periodo nel quale si era assistito ad una inversione nella pendenza della curva italiana. La domanda sulle obbligazioni core è rimasta particolarmente forte in un contesto di marcata avversione al rischio e di crescenti speculazioni su una possibile frammentazione dell area Euro; il rendimento sul titolo a due anni tedesco si è pertanto attestato a fine anno allo 0.15%, mentre si sono osservati per la prima volta rendimenti negativi sulle scadenze inferiori all anno di tale emittente. Nel corso del 2011 il mercato obbligazionario americano si è rivelato una delle migliori asset class globali. In avvio di anno le quotazioni dei titoli si sono indebolite per il proseguire delle revisioni al rialzo sulle stime di crescita economica per gli Usa, iniziate a partire dall ultimo trimestre del Molti operatori ritenevano inoltre che il persistere di forti disavanzi fiscali e l approssimarsi della fine delle operazioni di espansione quantitativa della Fed, prevista per giugno, avrebbero messo sotto pressione le quotazioni dei titoli a media e lunga scadenza. Contrariamente alle attese del mercato, i rendimenti sono cominciati a scendere già a partire dal mese di aprile. La combinazione di dati congiunturali che evidenziavano un rallentamento marcato del ciclo economico e il persistere di acquisti massicci da parte di banche centrali internazionali hanno infatti sostenuto un trend di abbassamento dei rendimenti. Il rendimento sul titolo benchmark decennale è cosi sceso da un massimo del 3.70%, a febbraio al livello del 3%, dove il mercato ha consolidato nei mesi di giugno e luglio per poi accelerare nuovamente al ribasso nei mesi di agosto e settembre, toccando un minimo di rendimento al 1.7%. L intensificarsi della crisi sul debito in Europa e dei timori di una nuova fase recessiva in Usa hanno infatti portato ad un movimento di forte avversione al rischio con conseguenti flussi in acquisto sui treasury, percepiti, assieme a poche altre asset class, come unico investimento sicuro. La revisione al ribasso del rating Usa da AAA a AA+, effettuata il 6 agosto da S&P, e le difficoltà riscontrate a Washington nel concordare misure di contenimento del deficit a fronte del raggiungimento del tetto sul debito, non hanno modificato questa percezione. La Fed ha continuato a fornire supporto al mercato tenendo invariato il costo del denaro. Nel mese di agosto la Banca Centrale ha inoltre reso nota l intenzione di mantenere inalterati i tassi almeno fino a metà 2013, mentre a settembre la FED ha annunciato operazione twist : cioè l impegno a estendere la vita media dei treasury detenuti in portafoglio acquistando, entro la scadenza di giugno 2012, 400 mld di dollari di titoli con vita residua superiore a 6 anni, a fronte di vendite per pari importo di titoli a breve scadenza. Questo al fine di favorire un ulteriore abbassamento dei rendimenti sulla parte a lunga della curva. Negli ultimi mesi dell anno i dati congiunturali si sono dimostrati più forti delle aspettative di mercato, allontanando i timori di una nuova fase recessiva, ma questo non ha avuto effetto sulle quotazioni dei treasury che hanno continuato a beneficiare di flussi di fly to quality e dell aspettativa di tassi a breve invariati. Il titolo benchmark a due anni si è cosi attestato a fine anno allo 0.24% di rendimento, dallo 0.59% di inizio anno, mentre il titolo decennale ha chiuso all 1.88%. Nel corso del 2011 le obbligazioni governative giapponesi si sono mosse registrando forte correlazione con il mercato obbligazionario Usa. I rendimenti hanno avuto una tendenza rialzista fino a marzo, iniziando poi un movimento di ribasso a partire da Aprile. In particolare il terremoto registrato l 11 marzo ha influito in maniera decisa sulle aspettative di crescita del paese, dinamica a cui si è poi affiancato il rallentamento congiunturale del blocco Usa e Europeo. I rendimenti sul titolo benchmark a dieci anni hanno toccato un massimo in area di 1.3% ad aprile per poi continuare a scendere e oscillare in un intervallo compreso tra 0.95% e 1.1%, da agosto fino alla fine dell anno. La forza dello yen, conseguente ai massicci flussi di rimpatrio di capitali da parte di investitori domestici, ha contribuito a rafforzare le pressioni deflazionistiche inducendo la Banca del Giappone a intervenire in più occasioni sul mercato dei cambi per contenerne l apprezzamento. L istituto centrale ha inoltre mantenuto i tassi ufficiali invariati. I rendimenti sui titoli di stato si sono attestati a fine anno in prossimità dei minimi di periodo (0.99% il rendimento del benchmark decennale e 0.16% sul titolo benchmark a 2 anni), malgrado vi sia sempre maggiore attenzione a livello internazionale sulla sostenibilità delle dinamiche del debito e nonostante l emergere di segnali di tensione sul mercato dei credit default swaps di questo emittente. Nel corso dell anno l agenzia Moody s ha ridotto il rating del paese di un notch portandolo a Aa3 mentre S&P ha rivisto al ribasso il rating da AA a AA- modificando l outlook a negativo dopo l evento del terremoto. Sul mercato dei cambi l euro è rimasto relativamente forte per gran parte dell anno malgrado l intensificarsi della crisi in Europa. Solo nel mese di dicembre le quotazioni contro dollaro si sono riportate sotto i livelli di inizio anno, dopo che la moneta europea aveva toccato un massimo in area 1.49 a inizio maggio. La dinamica del cambio è risultata fortemente influenzata dai differenziali di interesse tra le due aree. Pertanto nella fase iniziale dell anno i rialzi effettuati sui tassi ufficiali dalla BCE, per complessivi 50 punti base, a fronte di interventi di espansione quantitativa da parte della Fed, hanno permesso all euro di rafforzarsi. Nella fase finale dell anno questa dinamica si è invertita. La BCE ha iniziato nuovamente a tagliare il costo del denaro, mentre i dati di congiuntura in Usa davano segnali di miglioramento, allontanando pertanto le aspettative di un ulteriore fase di espansione quantitativa, dopo quella di giugno. L euro ha cosi chiuso in ribasso del 3.03% sull anno. Una flessione analoga si è realizzata nei confronti della sterlina (-2.5%), anche se il range registrato nell anno è risultato più contenuto. Il ribasso più significativo è stato registrato contro lo yen (-8%); la 8

9 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti valuta nipponica ha beneficiato per tutto l anno dei flussi di rimpatrio di capitali domestici a seguito della crescente preoccupazione sulla crisi europea e sui suoi possibili effetti. Il 2011, in linea con l anno precedente, è stato caratterizzato da forti turbolenze sui mercati azionari, seppure in buona misura maggiormente legate ad eventi macroeconomici e geopolitici piuttosto che societari. Infatti, non sono stati registrati eventi rilevanti che abbiano influito sull andamento dei mercati azionari, ad esempio comunicazioni di utili aziendali o di fallimenti di rilevo oppure operazioni societarie di fusioni e acquisizioni, che possano in qualche modo aver influito sul sentiment di mercato a tal punto da influenzarne la direzione. L anno è stato dominato principalmente dai timori di default per alcuni debiti sovrani dell area euro, inizialmente la Grecia, successivamente il Portogallo fino ad arrivare all Italia, paese verso il quale è stata focalizzata l attenzione soprattutto nell ultimo trimestre. In questo contesto, più di una volta gli operatori finanziari hanno drasticamente modificato le loro aspettative sull andamento dei mercati azionari, passando da uno scenario di relativa tranquillità dei primi mesi dell anno, quando sembrava proseguire il trend rialzista cominciato nell ultimo trimestre del 2010, ad uno scenario negativo, con forti perdite registrate durante l estate e in autunno, fino ad arrivare ad una rinnovata fiducia, seppure solo nel mercato americano, verso la fine dell anno. Il mercato Usa ha mostrato segnali di forza che, per la prima volta dopo molto tempo, non hanno trovato seguito nel resto del mondo. L indice MSCI Usa ha chiuso l anno con una performance quasi invariata (-0.11% in Dollari) dopo aver registrato durante l estate perdite fino al 15% rispetto ai valori di inizio anno. Contrariamente a quanto avviene di solito, non è stata rispettata l equazione a cui gli investitori si sono abituati, ovvero Dollaro debole in un mercato forte e viceversa. Infatti, gli ultimi movimenti rialzisti del mercato sono stati realizzati in condizioni di forza della valuta statunitense che, almeno nei confronti dell Euro, ha chiuso l anno evidenziando un rafforzamento, soprattutto grazie al forte movimento da 1.40 a 1.30 registrato tra novembre e dicembre quando il mercato americano mostrava segnali di tenuta. E evidente che i meriti dell America siano un po i demeriti dell Europa, ma resta significativo il fatto che la tenuta degli utili in USA e la solidità di bilancio, specie nella componente di flussi di cassa delle aziende americane, appaiano migliori rispetto al passo incerto delle aziende europee. Tuttavia, anche in Usa i risultati realizzati dalle aziende appartanenti ai settori più difensivi o con chiara leadership globale sono stati decisamente più stabili di quelli delle società dei settori finanziario o più marcatamente ciclico. A fine anno le migliori performance sono state realizzate da società come P&G, Kimberly, Coca-Cola, Apple, Nike, Mc Donalds, Starbucks, Wall-Mart, Philip Morris e da diversi titoli del settore Healthcare. I peggiori risultati sono stati invece evidenziati, fra i finanziari, da Bank of America, Citigroup e JP Morgan, ma anche da titoli come Caterpillar, Du Pont, 3M, Wynn Resorts e da società, come HP, che non hanno saputo partecipare al cambiamento globale. In Europa gli eventi macroeconomici sono stati determinanti sia nel dare direzionalità al mercato sia nelle scelte di allocazione settoriale e di selettività su singoli titoli. Anche per questo mercato abbiamo preferito un atteggiamento volto alla cautela, concentrando l attenzione verso società con utili prevedibili, maggiormente esposte ai consumi nei mercati emergenti piuttosto che in quelli domestici, appartenenti a Paesi con una maggiore stabilità nei conti pubblici ed eventualmente esposte positivamente alla debolezza dell euro. In tale contesto di mercato, i differenziali di performance tra gli indici azionari dei singoli paesi hanno avuto un ampia dispersione: variando dal modesto -5.5% del mercato UK (- 3% se espresso in euro) al -25.5% di quello italiano che è risultato il peggior mercato tra tutti quelli sviluppati nel mondo; hanno realizzato invece rendimenti in linea con i benchmark aggregati dell area Euro paesi come la Germania, la Francia e la Spagna pur con le differenze nelle loro motivazioni. A livello settoriale non sorprende la negativa performance del settore finanziario a causa principalmente dei consistenti ribassi delle banche italiane, ma anche inglesi, tedesche, francesi e svizzere. Unica eccezione nel settore è rappresentata da qualche titolo assicurativo, come Zurich. Poiché il risanamento dei bilanci pubblici ha comportato un forte contenimento delle spese ed una spinta alla pressione fiscale con forti conseguenze recessive, il generale crollo dei mercati ha interessato tutti i settori, dalle telecomunicazioni (ad eccezione di alcune società come Vodafone, che hanno tenuto bene) alle Utilities (colpite anche indirettamente dalla spinta antinucleare generata dal disastro Giapponese), e ai titoli ciclici esposti alle crescenti economie emergenti. E appunto nel contesto emergente che va cercata la risposta alla disfatta del comparto azionario. Contrariamente alla visione di consenso che la crisi europea e, in misura minore, americana potessero essere limitate al mondo sviluppato, anche i paesi emergenti non sono stati in grado di continuare il trend di de-coupling e di disinteresse per gli eventi occidentali; infatti nel 2011 i mercati emergenti hanno subito pesanti ribassi non necessariamente giustificabili con il generale clima di incertezza dei mercati sviluppati. Sicuramente l area emergente e stata condizionata dalle incertezze nei principali mercati di sbocco, tuttavia la gestione disinvolta della crescita con le sue conseguenze inflazionistiche, ha costretto molti di questi paesi ad affrontare il tema dell inflazione o del boom immobiliare in maniera più rigorosa, ma anche con la consapevolezza che il meglio della crescita economica è già passato. In questo contesto collochiamo Cina, India e Brasile che, infatti, a fine anno hanno realizzato i seguenti ritorni, in valuta locale, sui rispettivi mercati azionari: %, % e %. 9

10 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti In effetti questi risultati non sono stati peggiori rispetto a quelli dei paesi che hanno intrapreso in anticipo politiche monetarie più restrittive cercando di controllare l inflazione; a fine anno l indice MSCI global emerging markets ha realizzato un rendimento in dollari del %, mostrando forti perdite negli indici, ma una buona tenuta valutaria sia contro dollaro che contro euro. Nel corso del 2011 si è assistito all apprezzamento dello yen, considerata una valuta difensiva, nei confronti di tutte le principali valute per il secondo anno consecutivo, penalizzando le performance del mercato azionario giapponese che risulta sempre estremamente dipendente dagli utili delle società esportatrici: l indice Topix ha, infatti, chiuso l anno con un risultato pari a -19%, migliore rispetto ad altri mercati, ma con livelli visti solo nel Il mercato giapponese, oltre che dalla valuta, è stato fortemente condizionato, a marzo, dal devastante tsunami e dal conseguente allarme nucleare nella centrale di Fukushima; successivamente, in estate, dalle alluvioni nell area Indocinese dove le società giapponesi hanno significative basi manifatturiere, soprattutto per il settore auto. E probabile che il blocco di produzione causato da questi eventi ponga le basi di un accelerazione nei prossimi mesi generando una mini-rivitalizzazione del settore industriale nipponico; se a ciò si aggiunge la tradizionale benevolenza nei confronti del mercato del sol levante ad ogni inizio anno, ci potrebbero essere le condizioni per un piccolo rally, destinato tuttavia ad esaurirsi in primavera. Tuttavia tale movimento non andrebbe visto come una strutturale riallocazione del mercato azionario Giapponese nei portafogli istituzionali, ma solo come una necessaria riconsiderazione in un contesto in cui il mercato non è più significativamente detenuto dalla comunità finanziaria internazionale. Per riconsiderare il Giappone come area di investimento per il lungo periodo occorre assistere prima a tutte quelle riforme micro e macro che per tanti anni gli investitori hanno atteso ma che mai sono state realizzate. Segue parte specifica 10

11 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti NOTE ILLUSTRATIVE AI RENDICONTI DI GESTIONE Forma e contenuto Il rendiconto della gestione al 30 dicembre 2011, composto per ciascun Fondo da una situazione patrimoniale, da una sezione reddituale e da una nota integrativa, è stato redatto in ottemperanza alle disposizioni previste dal regolamento del Governatore della Banca d'italia del 14 aprile Criteri di arrotondamento Tutti i prospetti del presente rendiconto sono redatti in unità di euro. L arrotondamento è ottenuto trascurando i decimali pari o inferiori a 50 centesimi ed elevando all unità superiore i decimali superiori a 50 centesimi. L importo arrotondato delle voci è ottenuto per somma degli importi arrotondati delle sottovoci; la somma algebrica delle differenze derivanti dagli arrotondamenti operati sulle voci è ricondotta tra le altre attività o altre passività per la situazione patrimoniale, tra gli altri ricavi o altri oneri per la sezione reddituale. Principi contabili fondamentali La valutazione delle attività è stata operata conformemente ai criteri stabiliti dalla Banca d'italia e riflessi nel Regolamento di Gestione dei Fondi, interpretati ed integrati dai principi contabili statuiti dai Consigli Nazionali dei Dottori Commercialisti e dei Ragionieri. Tali criteri e principi sono coerenti con quelli seguiti anche per la redazione dei prospetti giornalieri di calcolo del valore della quota predisposti durante l'anno. I principi contabili fondamentali utilizzati per la redazione del rendiconto sono qui di seguito riepilogati: Strumenti finanziari: in base alla previsione dell art. 37 del Testo Unico delle Disposizioni in materia dei Mercati Finanziari, l'attività di investimento del Fondo è regolamentata dal decreto 24 maggio 1999 n. 228 del Ministero dell Economia e delle Finanze e dal Regolamento della Banca d Italia del 14 aprile Operazioni di compravendita Le operazioni di acquisto e vendita vengono rilevate contabilmente lo stesso giorno della conclusione dei contratti. Tutte le operazioni sono state regolate alle condizioni di mercato. I contratti di compravendita titoli conclusi e non ancora liquidati a fine anno, hanno avuto regolare esecuzione successivamente alla chiusura dell'esercizio entro i termini previsti. Plus/minusvalenze realizzate Gli utili e le perdite realizzati, derivanti dalla differenza tra il valore medio di carico (costo medio continuo) e il prezzo di vendita, e, per gli strumenti finanziari in valuta estera, gli utili o perdite da realizzi causati dalle variazioni dei cambi, sono evidenziati nella sezione reddituale alle voci A2 e B2 e dettagliati nella Parte C Sezione I della Nota Integrativa. Per le operazioni effettuate su contratti derivati i relativi utili e perdite vengono rilevati secondo i criteri stabiliti dalla Banca d'italia e sono indicati nella sezione reddituale alle voci A4, B4 e C. Le operazioni su strumenti finanziari derivati che prevedono il versamento giornaliero di margini influenzano il valore netto del fondo attraverso la corresponsione o l incasso dei margini di variazione; la registrazione dei relativi utili e perdite avviene per competenza. Plus/minusvalenze non realizzate La differenza tra il valore medio di carico (costo medio continuo) degli strumenti finanziari in portafoglio ed il relativo valore di mercato e, per gli strumenti finanziari in valuta estera, la differenza tra il cambio medio di carico ed il cambio di valorizzazione determinano le plus/minusvalenze che vengono evidenziate nella sezione reddituale alle voci A3 e B3 e dettagliate nella Parte C Sezione I della Nota Integrativa. Le plus/minusvalenze così determinate vengono poi imputate alle rimanenze iniziali dell esercizio successivo. Proventi da investimenti I dividendi sono rilevati dal giorno in cui il titolo viene quotato ex-cedola. Gli interessi maturati sui conti bancari, sui titoli di Stato e obbligazionari, nonché i proventi delle operazioni pronti contro termine, sono contabilizzati per competenza mediante l'iscrizione di appositi ratei. Per effetto dell entrata in vigore del D. Lgs. 21 novembre 1997 n. 461, i proventi da investimenti sono percepiti e contabilizzati al lordo delle imposte italiane. Oneri di gestione: sono rilevati secondo il principio della competenza mediante l'iscrizione di appositi ratei. Compenso alla Società di gestione 11

12 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti Il compenso alla Società di gestione, Fideuram Investimenti SGR S.p.A., viene calcolato quotidianamente sul valore del patrimonio netto dei Fondi, diminuito del valore della parte investita in OICR collegati, e prelevato dalle disponibilità di questi l ultimo giorno lavorativo di ciascun mese nella misura mensile di 1/12 delle seguenti percentuali: Fideuram Italia 1,80% Fideuram Liquidità 1,00% Fideuram Rendimento 1,10% Fideuram Bilanciato 1,80% Commissioni Banca depositaria La custodia e l'amministrazione di tutti gli strumenti finanziari, delle disponibilità liquide e di ogni altra attività finanziaria di pertinenza del Fondo sono affidate a State Street Bank S.p.A. I Fondi riconoscono alla Banca depositaria delle commissioni commisurate sia ai patrimoni netti degli stessi sia ai volumi di compravendita dei titoli esteri, secondo le modalità riportate nel prospetto informativo. Regime fiscale Nel primo semestre 2011, il regime fiscale dei Fondi è regolamentato dal D. Lgs. 21 novembre 1997 n. 461 che prevede una imposta sostitutiva del 12,50% sul risultato economico della gestione da versare annualmente. Nel caso di risultato di gestione negativo, la modalità di applicazione dell imposta con il riconoscimento della deduzione di tale valore da risultati positivi successivi comporta che il risparmio fiscale, corrispondente al 12,5% di detto risultato, venga rappresentato contabilmente dall iscrizione di una posta a credito nel patrimonio del Fondo. Alla fine di ogni esercizio, l eventuale credito cosi iscritto può a sua volta essere ceduto ad altro Fondo della stessa Società di Gestione che abbia conseguito un risultato positivo ovvero può essere portato in decurtazione dei risultati di gestione positivi degli esercizi successivi, del Fondo medesimo. Il credito o il debito di imposta maturato influenza il valore della quota secondo il principio della competenza. Le ritenute fiscali sui redditi di capitale derivanti dagli investimenti dei Fondi, ove previste, sono a titolo di imposta. Dal 1 luglio 2011 il sistema di tassazione dei fondi (D. L 29/12/2010 n. 225 convertito dalla Legge n. 10 del 2011) prevede l applicazione di una ritenuta fiscale del 12.50% sui redditi di capitale corrisposti ai partecipanti derivanti dalla partecipazione al Fondo. Questa ritenuta si applica sui proventi distribuiti dal Fondo e su quelli pari alla differenza tra il valore di rimborso, di cessione o di liquidazione delle quote ed il costo medio ponderato di sottoscrizione delle stesse. Tra le operazioni di rimborso sono comprese anche quelle realizzate mediante conversione di quote da un comparto all altro del medesimo Fondo. La ritenuta è applicata anche nell ipotesi di trasferimento delle quote a diverso intestatario, salvo che il trasferimento sia avvenuto per successione o donazione. La ritenuta è applicata a titolo di acconto sui proventi percepiti nell esercizio di attività di impresa commerciale e a titolo d imposta nei confronti di tutti gli altri soggetti, compresi quelli esenti o esclusi dall imposta sul reddito delle società. La ritenuta non si applica nel caso in cui i proventi siano percepiti da soggetti esteri che risiedono, ai fini fiscali, in Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni nonché da organismi di investimento collettivo italiani e da forme pensionistiche complementari istituite in Italia. Fino al 31 dicembre 2011, la ritenuta veniva applicata nella misura del 12,5%. Si segnala che, a partire dal 1 gennaio 2012, il Decreto Legge 138/2011 ha elevato tale aliquota al 20%, prevedendo, nel contempo, una riduzione del reddito imponibile nella misura in cui esso sia riconducibile ai titoli di Stato italiano ed esteri white list e titoli ad essi equiparati, presenti nel portafoglio del fondo. Risultato d'esercizio I proventi derivanti dalla gestione, per regolamento, sono reinvestiti nei rispettivi Fondi, con l eccezione di Fideuram Rendimento i cui proventi vengono distribuiti in base ai criteri previsti nell art. 3 del Regolamento dei Fondi Parte B. 12

13 Fideuram Investimenti SGR S.p.A. - Rendiconto al 30 dicembre 2011 dei Fondi gestiti CRITERI DI VALUTAZIONE Le diverse tipologie di strumenti finanziari, ove presenti nei patrimoni dei Fondi, vengono valorizzati in base ai seguenti criteri: - i prezzi unitari utilizzati, determinati in base all ultimo prezzo disponibile rilevato sul mercato di negoziazione, sono quelli del giorno di Borsa aperta al quale si riferisce il valore della quota; - per i titoli di Stato italiani è l ultimo prezzo rilevato sul Mercato Telematico all ingrosso (MTS) e, in mancanza di quotazione, è il prezzo ufficiale del Mercato Telematico (MOT); - per i titoli obbligazionari quotati negoziati presso il Mercato Telematico (MOT) è il prezzo d'asta e, in mancanza di questo, è il prezzo medio di sottoscrizione; - per i valori mobiliari ammessi alla negoziazione sugli altri mercati regolamentati, eventualmente acquisiti dal Fondo, è il prezzo risultante dall'ultimo listino ufficiale disponibile; se il titolo è trattato su più mercati è il prezzo risultante dall'ultimo listino ufficiale disponibile valutandone la significatività, rispetto alla più recente quotazione anche in relazione alle quantità trattate e all operatività svolta dal fondo; - per i titoli esteri quotati è il prezzo disponibile entro le ore 24 italiane del giorno al quale si riferisce il valore della quota. Se il titolo è quotato presso più Borse estere nelle quali il Fondo può operare si applica la quotazione più significativa tenuto conto anche delle quantità trattate e all operatività svolta dal fondo. Nel caso in cui nel mercato di quotazione risultino contenuti gli scambi ed esistano elementi di scarsa liquidità, la valutazione tiene altresì conto del presumibile valore di realizzo determinabile anche sulla base delle informazioni reperibili su circuiti internazionali di riferimento oggettivamente considerate dai responsabili degli organi preposti; - per i titoli e le altre attività finanziarie non quotati, compresi quelli esteri, è il loro presumibile valore di realizzo sul mercato, individuato su un'ampia base di elementi di informazione - oggettivamente considerati dai responsabili organi - con riferimento alla peculiarità del titolo, alla situazione patrimoniale e reddituale degli emittenti, alla situazione del mercato ed al generale andamento dei tassi di interesse; - per le opzioni ed i warrant trattati in mercati regolamentati è il prezzo di chiusura del giorno rilevato nel mercato di trattazione; nel caso di contratti trattati su più mercati è il prezzo più significativo, anche in relazione alle quantità trattate sulle diverse piazze e all operatività svolta dal fondo; - per le opzioni ed i warrant non trattati in mercati regolamentati è il valore corrente espresso dalla formula indicata dall Organo di Vigilanza; qualora i valori risultassero incongruenti con le quotazioni espresse dal mercato, viene riconsiderato il tasso d interesse risk free e la volatilità utilizzati, al fine di ricondurne il risultato al presunto valore di realizzo; - per la conversione in Euro delle valutazioni espresse in altre valute si applicano i relativi cambi correnti alla data di riferimento comunicati da WM Reuters. Le operazioni a termine in valuta sono convertite al tasso di cambio a termine corrente per scadenze corrispondenti a quelle delle operazioni oggetto di valutazione; - per i titoli strutturati non quotati la valutazione viene effettuata procedendo alla valutazione distinta di tutte le singole componenti elementari in cui essi possono essere scomposti; per titoli strutturati si intendono quei titoli che incorporano una componente derivata e/o presentano il profilo di rischio di altri strumenti finanziari sottostanti. In particolare, non sono considerati titoli strutturati i titoli di Stato parametrati a tassi di interesse di mercato ed i titoli obbligazionari di emissione societaria che prevedono il rimborso anticipato. 13

14

15 Fideuram Italia Fondo ad accumulazione dei proventi della categoria Assogestioni "Azionari Italia" Rendiconto annuale al 30 dicembre 2011 Parte specifica Società di gestione: Fideuram Investimenti SGR S.p.A. Banca depositaria: State Street Bank S.p.A. Gruppo bancario Intesa Sanpaolo

16 Fideuram Italia/Fideuram Investimenti SGR S.p.A. Rendiconto al 30 dicembre 2011 RELAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI - PARTE SPECIFICA In data 13 dicembre 2011 il Consiglio di Amministrazione di Fideuram Investimenti S.G.R. S.p.A. ha deliberato di affidare alla banca depositarial incarico di provvedere al calcolo del valore unitario delle quote dei Fondi in oggetto; pertanto, a far data dal giorno 29 febbraio 2012, tale attività è svolta da State Street Bank S.p.A.. Il Consiglio di Amministrazione della società, in data 09 giugno 2011, ha approvato in via generale alcune modifiche al testo del Regolamento Unico di gestione; le predette modifiche hanno avuto efficacia dal 1 luglio Di seguito, riportiamo le principali: - l entrata in vigore della riforma della tassazione degli organi di investimento collettivo del risparmio, introdotta con D.L. 29/12/2010 n.225, convertito nella L. 26 febbraio 2011, n. 10 che, in estrema sintesi, ha determinato il passaggio dalla tassazione sul risultato maturato in capo al fondo comune alla tassazione al momento dell incasso del reddito da parte del singolo partecipante; - l estensione del collocamento anche tramite l utilizzo di tecniche di comunicazione a distanza; - la variazione delle periodicità dell invio dell estratto conto da "trimestrale" ad "annuale", fatta salva la facoltà di poter richiedere una cadenza diversa tra quelle previste dal modulo di sottoscrizione. In data 13 dicembre 2011 il Consiglio di Amministrazione della società ha inoltre approvato in via generale ulteriori modifiche al testo del Regolamento Unico di gestione. Tali modifiche, che avranno efficacia a decorrere dal 29 febbraio 2012, prevedono essenzialmente: - l attribuzione alla Banca Depositaria State Street Bank S.p.A. dell incarico di provvedere al calcolo del valore delle quote (c.d. NAV) dei fondi. Alla data del 30 dicembre 2011 il valore complessivo netto del Fondo, calcolato secondo i criteri previsti dall art. 8 del Regolamento unico di Gestione Parte C, era pari a euro, come riportato nell allegata Situazione Patrimoniale del Fondo. L attività di collocamento delle quote, realizzata interamente tramite la rete dei private banker di Banca Fideuram, ha evidenziato nel corso dell anno nuove sottoscrizioni per 0,2 milioni di euro, alle quali si sono contrapposti rimborsi per 3,7 milioni di euro come riportato nella parte B sezione IV della Nota Integrativa, nella quale si evidenziano inoltre le variazioni intervenute nel valore complessivo netto del Fondo nel corso degli ultimi tre esercizi. Politica di gestione e prospettive di investimento Nel corso del 2011 il mercato azionario italiano ha registrato una performance in euro negativa pari a % misurata dall indice Comit Globale R. Dopo un andamento volatile nel primo semestre, il mercato ha assunto un andamento fortemente negativo nel terzo trimestre per poi chiudere l anno vicino ai livelli di minimo di periodo. I timori legati alla tenuta dei conti pubblici e del debito pubblico hanno comportato un aumento del rischio-paese italiano determinando anche incertezze sull assetto politico nazionale. Questa situazione ha pesato negativamente sul mercato azionario italiano, penalizzato anche da una crescita economica inferiore rispetto a quella internazionale. All interno del listino abbiamo assistito ad una forte divergenza nell andamento dei settori e dei singoli titoli. In particolare, sono risultati pesantemente penalizzati i titoli finanziari, sia quelli bancari a causa principalmente delle necessità di elevare i livelli patrimoniali, sia quelli assicurativi,esposti all andamento dei titoli di stato nazionali. Tra i titoli che si sono distinti positivamente e hanno tenuto meglio rispetto alla media del mercato sono da segnalare alcune società esposte a livello internazionale. La persistente avversione al rischio da parte degli investitori ha determinato un limitato numero di nuove quotazioni societarie, mentre sono stati annunciati ed effettuati un discreto numero di aumenti di capitale. Il Fondo ha aderito all offerta pubblica di vendita di Salvatore Ferragamo curata anche da Banca IMI società dello stesso gruppo di appartenenza. Nel periodo di riferimento, il comparto è stato caratterizzato da un operatività costante finalizzata, almeno in parte, a trarre vantaggio da una volatilità che si è mantenuta su valori particolarmente elevati e con punte eccezionali sui titoli del comparto finanziario. Nella prima parte dell anno sono state ridotte le posizioni sul comparto finanziario, rispetto al quale è stata mantenuta una posizione di sottopeso più o meno ampia per tutto il Contestualmente sono state incrementate e mantenute, in maniera selettiva le posizioni sulle società industriali esportatrici e quindi più esposte al buon andamento dei consumi internazionali. Nel corso dell esercizio il fondo ha posto in essere operazioni su strumenti finanziari derivati, nello specifico futures, con finalità sia di copertura del credito d imposta sia di investimento della liquidità. 16

17 Fideuram Italia/Fideuram Investimenti SGR S.p.A. Rendiconto al 30 dicembre 2011 Le prospettive per il 2012 appaiono al momento moderatamente positive. Se da un lato le prospettive circa la tenuta dei conti pubblici appaiono in miglioramento grazie agli interventi a livello nazionale e comunitario, dall altro una recessione più severa rispetto all attuali stime potrebbe comportare un pesante impatto sugli utili societari. Al momento non si prevedono modifiche sostanziali nella strategia di investimento. Una particolare attenzione verrà riservata al settore finanziario, in particolare a quello bancario, che presumibilmente risulterà ancora più volatile del mercato nel suo complesso risentendo non solo dell andamento delle dinamiche reddituali ma anche, soprattutto, della percezione del rischio paese. Informativa relativa all esercizio del diritto di voto La SGR in tutti gli eventi societari nei quali è stata convocata per esercitare il diritto di voto inerente gli strumenti finanziari in gestione si è attenuta ai principi ed ai criteri individuati dal Comitato per la corporate governance di Assogestioni che fissano i requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza dei candidati nonché le condizioni di ineleggibilità e incompatibilità. Agli eventi societari hanno partecipato studi legali che hanno espresso il voto conformemente alle istruzioni ricevute e concordate a livello di Comitato per la corporate governance di Assogestioni. Elementi significativi che hanno determinato variazioni del valore del patrimonio e delle quote Nel corso del 2011 il valore della quota ha registrato un decremento del %, mentre il benchmark - costituito dall indice "Comit Globale R" - ha registrato, nel corso del medesimo periodo, una performance del % (l'andamento del benchmark tiene conto dell'applicazione dell'imposta sostitutiva sul risultato di gestione fino al 30 giugno 2011). Il rendimento dell indice è calcolato ipotizzando il reinvestimento dei dividendi (indice total return). La performance assoluta del Fondo è risultata negativa ma migliore rispetto alla perdita registrata dal mercato azionario italiano grazie alla premiante operatività posta in essere, al fine di sfruttare la volatilità di breve periodo del mercato, nonché alle proficue scelte di selettività effettuate. Rispetto all andamento del benchmark di riferimento il Fondo ha registrato un risultato migliore consentendo il recupero totale dei costi di gestione. Il risultato di esercizio esprime una perdita di euro. Le componenti che hanno portato alla formazione di tale risultato sono evidenziate nella Sezione Reddituale del Rendiconto. Nelle Note Illustrative ai Rendiconti di Gestione sono evidenziati i rapporti con altre società del gruppo di appartenenza della SGR. Vi presentiamo i Rendiconti di Gestione e la relativa Nota Integrativa approvati in occasione della riunione del Consiglio di Amministrazione della Società di Gestione del 29 febbraio L Amministratore Delegato Dr. Tommaso Corcos 17

18 Fideuram Italia/Fideuram Investimenti SGR S.p.A. Rendiconto al 30 dicembre 2011 SITUAZIONE PATRIMONIALE ATTIVITÀ Valore complessivo Situazione al Situazione a fine 30/12/2011 esercizio precedente In percentuale del totale attività Valore complessivo In percentuale del totale attività A. STRUMENTI FINANZIARI QUOTATI , ,0 A1. Titoli di debito A1.1 titoli di Stato A1.2 altri A2. Titoli di capitale , ,0 A3. Parti di OICR B. STRUMENTI FINANZIARI NON QUOTATI B1. Titoli di debito B2. Titoli di capitale B3. Parti di OICR C. STRUMENTI FINANZIARI DERIVATI ,3 C1. Margini presso organismi di compensazione e garanzia ,3 C2. Opzioni, premi o altri strumenti finanziari derivati quotati C3. Opzioni, premi o altri strumenti finanziari derivati non quotati D. DEPOSITI BANCARI D1. A vista D2. Altri E. PRONTI CONTRO TERMINE ATTIVI E OPERAZIONI ASSIMILATE F. POSIZIONE NETTA LIQUIDITÀ , ,5 F1. Liquidità disponibile , ,8 F2. Liquidità da ricevere per operazioni da regolare , ,0 F3. Liquidità impegnata per operazioni da regolare , ,3 G. ALTRE ATTIVITÀ , ,2 G1. Ratei attivi , ,0 G2. Risparmio di imposta ,2 G3. Altre TOTALE ATTIVITÀ , ,0 18

19 Fideuram Italia/Fideuram Investimenti SGR S.p.A. Rendiconto al 30 dicembre 2011 PASSIVITÀ E NETTO SITUAZIONE PATRIMONIALE Situazione al Situazione a fine 30/12/2011 esercizio precedente Valore complessivo Valore complessivo H. FINANZIAMENTI RICEVUTI I. PRONTI CONTRO TERMINE PASSIVI E OPERAZIONI ASSIMILATE L. STRUMENTI FINANZIARI DERIVATI L1. Opzioni, premi o altri strumenti finanziari derivati quotati L2. Opzioni, premi o altri strumenti finanziari derivati non quotati M. DEBITI VERSO I PARTECIPANTI M1. Rimborsi richiesti e non regolati M2. Proventi da distribuire M3. Altri N. ALTRE PASSIVITÀ N1. Provvigioni ed oneri maturati e non liquidati N2. Debiti di imposta N3. Altre TOTALE PASSIVITÀ VALORE COMPLESSIVO NETTO DEL FONDO Numero delle quote in circolazione , ,226 Valore unitario delle quote 17,654 21,910 Movimenti delle quote nell esercizio Quote emesse ,815 Quote rimborsate ,689 19

20 Fideuram Italia/Fideuram Investimenti SGR S.p.A. Rendiconto al 30 dicembre 2011 SEZIONE REDDITUALE Rendiconto al 30/12/2011 Rendiconto esercizio precedente A. STRUMENTI FINANZIARI QUOTATI A1.PROVENTI DA INVESTIMENTI A1.1 Interessi e altri proventi su titoli di debito A.1.2 Dividendi e altri proventi su titoli di capitale A1.3 Proventi su parti di O.I.C.R. A2.UTILE/PERDITA DA REALIZZI A2.1 Titoli di debito A2.2 Titoli di capitale A2.3 Parti di O.I.C.R. A3.PLUSVALENZE/MINUSVALENZE A3.1 Titoli di debito A3.2 Titoli di capitale A3.3 Parti di O.I.C.R. A4.RISULTATO DELLE OPERAZIONI DI COPERTURA DI STRUMENTI FINANZIARI QUOTATI Risultato gestione strumenti finanziari quotati B. STRUMENTI FINANZIARI NON QUOTATI B1.PROVENTI DA INVESTIMENTI B1.1 Interessi e altri proventi su titoli di debito B1.2 Dividendi e altri proventi su titoli di capitale B1.3 Proventi su parti di O.I.C.R. B2.UTILE/PERDITA DA REALIZZI B2.1 Titoli di debito B2.2 Titoli di capitale B2.3 Parti di O.I.C.R. B3. PLUSVALENZE/MINUSVALENZE B3.1 Titoli di debito B3.2 Titoli di capitale B3.3 Parti di O.I.C.R. B4.RISULTATO DELLE OPERAZIONI DI COPERTURA DI STRUMENTI FINANZIARI NON QUOTATI Risultato gestione strumenti finanziari non quotati C. RISULTATO DELLE OPERAZIONI IN STRUMENTI FINANZIARI DERIVATI NON DI COPERTURA C1.RISULTATI REALIZZATI C1.1 Su strumenti quotati C1.2 Su strumenti non quotati C2.RISULTATI NON REALIZZATI C2.1 Su strumenti quotati C2.2 Su strumenti non quotati D. DEPOSITI BANCARI D1 INTERESSI ATTIVI E PROVENTI ASSIMILATI 20

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