Situazione della Previdenza Complementare In Italia.

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1 Situazione della Previdenza Complementare In Italia. Estratto e sintesi della relazione del Presidente e della relazione generale, per l'anno 2003, della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP), presentata a Roma, 2 aprile Per il Consiglio Generale della L.I.C.T.A. Roma, maggio 2004 A cura del Cons. CTA Michele Bufo

2 1. La previdenza complementare in Italia Per il sistema della previdenza complementare, il 2003 può essere considerato ancora un anno interlocutorio, anche se non mancano segnali positivi in relazione alla solidità di fondo dimostrata e alle prospettive di sviluppo. Nel corso dell anno, i mercati finanziari hanno finalmente invertito il loro andamento, che era stato tendenzialmente negativo nel triennio precedente: i rendimenti degli investimenti dei fondi pensione sono quindi tornati positivi. D altra parte, il settore è stato chiamato a far fronte a un nuovo fattore di crisi, quello dell emergere degli scandali finanziari che hanno interessato primarie società i cui titoli azionari e obbligazionari erano stati diffusamente collocati nel mercato italiano In tale contesto difficile per i danni in termini di fiducia che potevano scaturirne, il sistema dei fondi pensione ha confermato una solidità strutturale e un grado di maturazione che lo hanno messo al riparo dalle ripercussioni negative che si sono registrate in altri settori del pubblico risparmio (ne parleremo più diffusamente nel successivo punto 3.). La stabilità e la forza potenziale dimostrate dal sistema dei fondi pensione, inteso come insieme di regole, di istituzioni e di comportamenti concreti posti in essere dagli operatori, risultano di buon auspicio per prevedere nel tempo un equilibrato e sostenuto sviluppo, allorquando maggiori risorse confluiranno nel sistema. Anche da questo punto di vista vi sono segnali positivi; si registra ormai un sostanziale consenso riguardo alle modalità attraverso le quali la riforma previdenziale in procinto di essere varata dal Parlamento assicurerà ai fondi pensione maggiori flussi finanziari: è infatti essenziale che la formula del silenzio-assenso sia definita in modo tale da consentire effettivamente ai fondi pensione di svolgere il ruolo loro assegnato, teso a realizzare livelli più elevati di copertura previdenziale e quindi ad assicurare adeguati livelli di reddito nell'età anziana anche nella prospettiva della diminuzione della copertura offerta dalla previdenza di base. Alla fine del 2003 i fondi pensione di nuova istituzione (negoziali e aperti) hanno superato la soglia di iscritti, con una crescita del 3,5 per cento rispetto alla fine del L attivo netto è pari a 6,27 miliardi di euro, con un incremento nel corso dell anno del 40 per cento. Il numero dei fondi di nuova istituzione complessivamente autorizzati è pari a 138, di cui 42 di tipo negoziale e 96 di tipo aperto. I fondi preesistenti superano i iscritti, compresi quelli relativi alle forme pensionistiche interne a banche e a compagnie di assicurazione; le risorse destinate alle prestazioni si avvicinano ai 30 miliardi di euro. Complessivamente, pertanto, l intero settore dei fondi pensione complementari supera i due milioni di iscritti, mentre le risorse complessivamente destinate alle prestazioni sono pari a circa 36 miliardi di euro. I fondi pensione negoziali, ai quali Prevaer appartiene, registrano più di un milione di iscritti, con un tasso di crescita delle adesioni pari al 2 per cento nell ultimo anno. Quasi tutti i fondi pensione di carattere negoziale hanno ormai raggiunto la fase operativa; molti hanno avviato l attività di investimento conferendo le risorse finanziare ai gestori prescelti; molti altri, come

3 Prevaer, sono attivamente impegnati nella definizione delle politiche di gestione delle risorse e nella scelta dei gestori; Alcuni fondi negoziali hanno già assunto dimensioni ragguardevoli, anche nel confronto internazionale, e con le nuove norme in corso di definizione sono destinati a crescere significativamente. In tali casi, il fenomeno delle economie di scala consente di offrire i servizi previdenziali a condizioni molto competitive: si instaura quindi un circolo virtuoso che favorisce le adesioni. Come già menzionato sopra, nel 2003 i rendimenti dei fondi pensione sono stati positivi, e in generale superiori alla rivalutazione offerta dal TFR. Il rendimento generale netto è stato pari al 5 per cento per i fondi negoziali contro una rivalutazione lorda del TFR che si è attestata al 3,2 per cento. La breve vita dei fondi di nuova istituzione non consente di effettuare valutazioni compiute circa la loro performance la quale può essere valutata correttamente solo con riferimento al lungo periodo. Oltretutto, l orizzonte temporale per il quale sono disponibili dati, che non si estende oltre il quinquennio , è stato caratterizzato da gravi turbolenze dei mercati finanziari e da rendimenti penalizzanti. Al fine di tentare di avere una percezione migliore delle opportunità offerte dall impiego sul mercato finanziario del risparmio previdenziale, è stato condotto un semplice esercizio di simulazione calcolando quale sarebbe stato il rendimento dei fondi pensione negoziali qualora essi fossero nati già alla fine degli anni 60 e avessero seguito fin da allora l asset allocation oggi adottata, che risulta di tipo prevalentemente obbligazionario, con una componente azionaria dell ordine del per cento. E da sottolineare come l orizzonte temporale oggetto della simulazione ricomprenda fasi invero assai peculiari, con riflessi anche molto diversi sull andamento dei rendimenti delle attività finanziarie nei singoli Paesi. In particolare in Italia, prima del definitivo ingresso nell Unione Monetaria Europea e dell adozione dell euro, vi sono stati periodi prolungati nei quali i tassi di interesse e di inflazione si collocavano su livelli molto elevati nel confronto con gli altri Paesi, a fronte del tendenziale deprezzamento del tasso di cambio. Pur nella consapevolezza di tali peculiarità, la simulazione prodotta può fornire interessanti elementi di valutazione. Sulla base delle ipotesi adottate, negli ultimi 35 anni il rendimento nominale dei fondi pensione - al netto degli oneri di amministrazione e gestione, supposti pari all incidenza percentuale sul patrimonio registrata alla fine del 2003, e dell imposizione fiscale - sarebbe risultato pari al 10 per cento annuo (su base composta); considerando un tasso di inflazione nel periodo pari all 8,2 per cento, il rendimento reale annuo dei fondi risulterebbe pari all 1,7 per cento. Limitando l esercizio all ultimo ventennio, vale a dire tornando indietro al momento dell istituzione del TFR (maggio 1982), il rendimento nominale medio annuo ottenuto dai fondi pensione resta ampiamente positivo attestandosi al 10,6 per cento, contro una rivalutazione lorda annua del TFR pari al 5,3 per cento; considerando un tasso di inflazione nel periodo pari al 5,1 per cento, il rendimento reale dei fondi pensione resta ampiamente positivo (come descritto nel grafico seguente - Tav.1.3). Viceversa il TFR, dopo una prima fase caratterizzata

4 da elevati livelli di inflazione nella quale non è riuscito a consentire il mantenimento del potere d acquisto, nella fase successiva, al ridursi dell inflazione sotto la soglia del 6 per cento, recupera una rivalutazione positiva in termini reali. 2.La legge delega in materia previdenziale L impulso alla previdenza complementare Nel marzo del 2003 è stato trasmesso al Senato il disegno di legge delega in materia previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e all occupazione stabile e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria. La proposta era di iniziativa governativa ed inserita tra le misure collegate alla manovra finanziaria per l anno 2002; durante l iter parlamentare, anche con la presentazione di due diversi emendamenti

5 governativi, sono progressivamente andati a delinearsi ambiti di intervento e strumenti utili alla finalità della legge, con esiti quantificati in termini di riduzione della spesa pubblica. Lo sviluppo della previdenza complementare costituisce espressamente uno degli obiettivi fondamentali del disegno di legge delega in materia previdenziale, nell intento di conciliare l esigenza di garantire la sicurezza economica nell età anziana con il mantenimento dell intervento finanziario pubblico all interno di parametri di effettiva sostenibilità. Sotto tale specifico profilo, si tratta di completare il percorso già avviato con le riforme del sistema pensionistico attuate a partire dagli anni 90 che hanno visto quale elemento cruciale dell indirizzo strategico lo sviluppo di forme pensionistiche complementari a capitalizzazione, al fine di pervenire ad una più compiuta realizzazione del sistema a più pilastri (a ripartizione, con metodo di computo tendenzialmente contributivo, quello di base; a capitalizzazione, quelli complementari). Al riguardo, il disegno di legge delega in materia previdenziale, reca tra gli obiettivi primari quello di sostenere e favorire lo sviluppo di forme pensionistiche complementari. L obiettivo di dare ulteriore impulso alla previdenza complementare, favorendo l adesione dei lavoratori e l afflusso di risorse finanziarie, è perseguito nel disegno di legge delega attraverso le seguenti linee: - incremento dei flussi di finanziamento alle forme pensionistiche complementari, mediante, in particolare, il conferimento del TFR maturando; - sviluppo del grado di concorrenza del sistema, anche attraverso misure atte a facilitare la portabilità delle posizioni pensionistiche individuali tra le varie tipologie di fondi pensione e forme pensionistiche complementari contemplate dall ordinamento; - razionalizzazione del sistema di vigilanza sull intero settore della previdenza complementare, anche tramite una semplificazione delle procedure amministrative attualmente in essere; - revisione della disciplina fiscale in materia di previdenza complementare, al fine di ampliare le agevolazioni esistenti sia in ordine alla deducibilità dei contributi sia per quanto attiene alla tassazione dei rendimenti delle forme pensionistiche complementari (riduzione dall'11% attuale al 6,5%). In particolare, Ia nuova disciplina in discussione prevede che il conferimento del TFR a previdenza complementare avvenga salva diversa esplicita volontà del lavoratore. La diversa espressione di volontà del lavoratore dovrebbe avvenire entro il termine di tre mesi dall entrata in vigore della presente legge, ovvero entro tre mesi dall assunzione; il lavoratore potrebbe esprimere la volontà di non aderire ad alcuna forma pensionistica complementare oppure esercitare la facoltà di scelta in favore di una delle forme pensionistiche complementari di cui al Decreto lgs. 124/1993. In assenza di tali esplicite manifestazioni di

6 volontà, verrebbero individuate modalità tacite di conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione istituiti in base ai contratti e accordi collettivi 3. Il limitato impatto sul risparmio previdenziale dei recenti episodi di dissesto industriale nel nostro Paese. Gli episodi di dissesto industriale di aziende multinazionali italiane hanno creato una crisi di fiducia in tutto il settore del risparmio. Tuttavia, mentre negli Stati Uniti crisi, quali quelle che hanno coinvolto la Enron e la Worldcom, per citare le più importanti, hanno determinato grave nocumento sia al risparmio finanziario sia al risparmio previdenziale, in Italia i casi Cirio e Parmalat non solo non hanno pregiudicato la tutela previdenziale complementare dei dipendenti delle aziende coinvolte ma non hanno nemmeno influito, se non in misura irrisoria, sui risultati gestionali dei fondi pensione. Ciò è dovuto, in modo rilevante, all architettura del nostro sistema che, incoraggiando la diversificazione degli investimenti e ponendo particolare attenzione ai conflitti di interesse lo ha preservato da vicende pregiudizievoli come quella del caso Enron, laddove oltre il 60 per cento del patrimonio del fondo pensione aziendale a contribuzione definita è risultato investito in titoli di detta società, il cui valore si è pressoché azzerato. Nel sistema italiano dei fondi pensione, la diversificazione degli investimenti è stata operata non solo con riferimento alla ripartizione del patrimonio tra titoli di debito e di capitale ma anche con riguardo all area geografica e in relazione alla composizione dei benchmark adottati. Si segnala, in particolare, la notevole cura evidenziata dai fondi pensione negoziali di nuova istituzione in ordine al contenimento degli investimenti in titoli di debito non dotati di rating elevato: su 67 mandati di gestione, operativi alla fine del 2003, 63 contemplano l esplicito divieto di investire in titoli aventi merito creditizio inferiore all investment grade e solo 4 prevedono tale possibilità, tuttavia entro percentuali ben delimitate del portafoglio (pari, nei diversi casi, al 5 ovvero al 10 per cento). Al fine di disporre di precisi riscontri, alla fine dello scorso anno la Covip ha affiancato, alla consueta rilevazione di informazioni su tutti i fondi pensione sottoposti a vigilanza, l acquisizione di informazioni a livello di singolo titolo relative all operatività e alle eventuali consistenze in essere per particolari categorie di strumenti, tra i quali i titoli di debito privi di rating ovvero con rating inferiore a quello di investment grade. Sulla base del completamento della rilevazione, emerge che dei circa 500 fondi pensione soggetti alla vigilanza della Covip e operativi a fine anno, solo 7 hanno segnalato di aver operato in obbligazioni del gruppo Parmalat nel corso del biennio ; alla fine del periodo, le obbligazioni Parmalat nei portafogli dei fondi ammontavano a circa 14 milioni di euro di valore nominale, incidendo per meno dello 0,1 per cento del totale del patrimonio dei fondi. Solo due fondi hanno invece segnalato posizioni in obbligazioni del gruppo Cirio. Anche con riferimento a ciascuno dei fondi che risulta avere effettuato operazioni in obbligazioni dei due gruppi, il peso sul patrimonio

7 assunto da tali obbligazioni è risultato limitato non superando in nessuno dei casi segnalati lo 0,8 per cento. L'operatività in azioni della Parmalat Finanziaria SpA è stata molto inferiore a quella che pure sarebbe stata giustificabile in relazione alla presenza del titolo nel MIB-30. Dai dati raccolti risulta quindi che il sistema dei fondi pensione è rimasto sostanzialmente immune dall'impatto che i recenti dissesti di imprese industriali hanno avuto su altre forme di risparmio. Con riferimento a casi isolati, pur in assenza di pregiudizi rilevanti, sono tuttavia in corso approfondimenti al fine di valutare il funzionamento dei sistemi di gestione e di controllo del rischio in essere presso i fondi e, ove necessario, stimolarne il rafforzamento.

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