Paize Autu. 25 Aprile L Italia è libera IL PREZZO DELLA LIBERTÀ. Congratulazioni Nico UNA LETTRICE CI SCRIVE. Editoriale. U Risveiu Burdigotu

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1 Paize Autu Paize Autu Pagina 12 Congratulazioni Nico UNA LETTRICE CI SCRIVE Periodico dell Associazione U Risveiu Burdigotu Nico Ivaldi, nostro affezionato lettore, ci ha inviato queste fotografie, che lo ritraggono in due momenti della sua vita dedicati all attività sportiva nel GENTLEMEN MOTO CLUB BORDIGHERA. Nel dicembre scorso, Nico è stato premiato in qualità di fondatore ed ex presidente del Club stesso e per meriti sportivi. Nella stessa occasione, un premio è andato anche al Club per meriti organizzativi e per aver introdotto al motociclismo ragazzi e ragazze dai 6 anni in su. Congratulazioni Nico e complimenti a tutti i soci di questo magnifico Club. U Risveiu Burdigotu Salve, leggo sempre il vostro giornale con piacere e curiosità, perché mi permette di sentirmi più vicina a Bordighera, la mia città natale, nella quale ho vissuto per soli 12 anni...troppo pochi ma intensi, indimenticabili, penso i migliori. Nonostante il trasferimento nel 1975 in Sardegna, non ho mai tagliato quel cordone ombelicale con questa città che amo, con le persone meravigliose con le quali son cresciuta (fam. Allavena in Arziglia). Faccio sempre il possibile per trascorrerci sovente anche dei brevi periodi di vacanza (ospite di una mia cara amica)...per me significa tornare a casa!! Leggendo sul numero di febbraio di "Paize Autu" l'articolo riguardo la piccola biblioteca della sig. Norma...ho avuto un tuffo al cuore...mi son rivista bambina!! Ricordo bene quello sgabuzzino adibito a biblioteca, mentre il ricordo della sig. Norma e delle sue collaboratrici, purtroppo è molto sbiadito. All'epoca frequentavo le elementari a Villa Palmizi e quella piccola biblioteca per pochi anni è stata il mio mondo. Ho sempre amato i libri e penso che se questa passione sia a tutt'oggi molto forte, il merito sia anche della sig. Norma, che con i suoi modi gentili, riusciva sempre a consigliare il libro più adatto ad ogni singolo bambino. Ricordo che io rimasi affascinata dalla mitologia greca e dalla storia dell'antica Roma...quando andavo a rendere un libro, ne trovavo subito uno nuovo che mi aspettava...ed ero felice, ma anche tanto orgogliosa di ricevere il diploma di " lettrice dell'anno"!! Concludo con un GRAZIE DI CUORE a tutti Voi che, tramite "Paize Autu", contribuite non solo a mantenere vivi i ricordi della mia infanzia, ma anche a far conoscere tanti aspetti a me sconosciuti di una città meravigliosa alla quale sento di appartenere un po anche io!! Cordiali saluti M. Giulia Onano CHI VOLESSE INVIARCI ANEDDOTI O FOTO DA PUBBLICARE PUO FARLO AL NOSTRO INDIRIZZO E -MAIL: U Risveiu Burdigotu Sede: Via alle Mura Bordighera Alta Orario : lunedì e venerdi dalle ore 16,00 alle 18,00 giovedì dalle 21 alle 23 Internet: Telefono: Paize Autu Direttore Responsabile: Dott.ssa Alice Spagnolo Registrazione del Tribunale di Sanremo nr. 03/08 del 04/07/008 Sito internet: Mauro Sudi Direzione-Amministrazione-Redazione: Bordighera Alta Via alle Mura, 8 Le firme impegnano gli autori degli articoli Stampato in proprio a Bordighera Alta Spazio Etichetta Poste italiane S.p.A. spedizione in Abbonamento Postale 70% CNS/CBPANO/IMPERIA Anno 7 nr. 4 Aprile 2014 IL PREZZO DELLA LIBERTÀ 25 Aprile 1945 L Italia è libera TRISTI VICENDE DELLA GUERRA Il PREZZO DELLA LIBERTA VISSUTE DAI MIEI La libertà ha un prezzo, un larsi al male e lo fanno consa- FIGLI NINO E ETTORE Editoriale prezzo altissimo che non tutti pagano. Proprio questo è il motivo per cui tutti noi dobbiamo ricordarlo: abbiamo il dovere di conoscere il sacrificio compiuto da quelle persone che ci hanno reso liberi così come ci arrocchiamo il diritto di essere tali. Noi siamo liberi grazie al prezzo pagato da uomini e donne che hanno dato la vita non per se stessi ma per altri, per tutti gli altri, per tutti noi. I partigiani, per esempio, molti li amano, altri ricordano episodi spiacevoli legati a loro. Non spetta a me giudicare le loro idee e le loro azioni. Ma la storia ci ha consegnato una verità da cui non possiamo prescindere: eravamo prigionieri, burattini nelle mani di un regime allo sfacelo, mantenuto in vita dall appoggio dei nazisti. Hitler e i suoi fedelissimi avevano un piano e di certo, in quel piano, non c era spazio per la libertà. Quando nella confusione più totale, l Italia viene lacerata da una guerra fratricida, alcuni uomini decidono di ribel- pevoli di remare contro vento. Sanno che, se scoperti, pagheranno con la vita. Lo sanno, questi partigiani della libertà, eppure lo fanno. Agiscono lo stesso, con pochi mezzi, sostenuti soltanto dalle proprie forze, le uniche vere e leali compagne della loro battaglia. Lasciano le loro case, le loro famiglie e i loro affetti, ben sapendo che molto probabilmente non li rivedranno più. Cosa muove i loro cuori? Cosa smuove le loro coscienze? Un sogno, un ideale: quello della libertà. La libertà ha un prezzo, un prezzo altissimo che sono pronti a pagare, un prezzo più alto della vita. La libertà ha un nome ed un volto, fatti dei mille nomi e dei mille volti di tutti i fratelli Biancheri, di tutti gli Alberto Guglielmi e di tutti i Giovanni Olivo che sono morti per renderci liberi. Nel 1945 l Italia è libera. Nel 1946 diventa una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come recita l articolo 1 [continua a pag. 2] Il giorno 10 maggio 1943 mio figlio Nino venne preso in casa mentre ancora si trovava a cena insieme a noi e venne portato dai tedeschi e dai fascisti prima nel Castello Selvadolce; dopo due giorni fu portato in Paese Alto nelle carceri alla Maddalena, innocentemente. E di lì fu sempre perseguitato, perché aveva suo fratello nei partigiani, finché stanco di non poter camminare libero prese anche lui la via dei monti insieme a suo fratello e tanti suoi compagni. Il giorno 24 dicembre 1944, vigilia di Natale, dietro una lettera anonima, veniva preso come ostaggio mio marito e tenuto al Borghetto sotto sorveglianza dei tedeschi, e messo in libertà solo con la promessa che mi fece fare a me il Capitano tedesco Austin di ritrovare i miei figli. Io mi misi alla loro ricerca per informarli di quanto succedeva in casa nostra, girai nei boschi e nella neve dal 4 all 11 gennaio, sempre del 1945, e infine dopo inaudite sofferenze li trovai a Monte Ceppo e insieme a me fecero ritorno a casa. [continua a pag.2] Don Marco Gasciarino lascia la Parrocchia e gli abiti talari. Sgomento a Bordighera Alta: approfondimento nelle pagg. 10/11

2 Pagina 2 Paize Autu Il PREZZO DELLA LIBERTA della nostra Costituzione. Articolo 13: la libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. Queste non sono solo parole stampate: sono il senso profondo e altissimo del sacrificio compiuto dai partigiani, da uomini come noi, che hanno sacrificato la loro libertà per consentire a noi di averne di più, di averla come diritto sacro, totale, inviolabile. Con lo stesso spirito, ora, siamo noi che dobbiamo concederla agli altri, senza giudicare né puntare il dito, ma ricordando le parole di chi ha voluto credere nella libertà. Anche la vicenda di Don Marco, ora semplicemente Marco, è un esempio della lotta che l uomo combatte ogni giorno per la sua personale libertà. Marco sta pagando cara una scelta, una scelta che invece non dovrebbe pagare, in quanto è suo diritto inviolabile, così come è nostro, essere libero. Chi mi conosce bene sa che spesso ho apertamente criticato i suoi modi di comportarsi: non accettavo la sua rigidità. Criticavo il suo essere così severo per amore di quella che ritenevo essere la mia libertà: festeggiare Halloween, per esempio. Ora, come io puntai i piedi contro Subito si presentarono e non gli fu fatto alcun male, furono messi a lavorare nella Paladina (la Todt che si occupava di bunker e delle difese costiere), una ditta tedesca e anche lì adoperarono tutte le loro forze e il loro coraggio per aiutare i loro fratelli della montagna, erano allegri e felici. Ma il giorno 19 marzo, giorno del fatale rastrellamento di Bordighera, vennero da spie italiane indicati ai tedeschi come capi partigiani mentre passavano in bicicletta alla galleria della Migliarese per sorvegliare e segnalare al comando chi veniva preso. Furono presi e portati a Villa Cava insieme a una SO. Mentre gli altri venivano consegnati alle Brigate Nere loro due e il loro compagno di sventura Paolo Biancheri venivano portati al Forte San Paolo di Ventimiglia e dopo quattro quelli che mi sembravano diritti negati, soprusi nei confronti della mia libertà, allo stesso modo mi schiero, oggi, contro chi lo giudica senza ricordare che in questo momento, lui, come tutti, sta lottando per la sua libertà. Sarei un ipocrita se dicessi che ho dimenticato i motivi che mi hanno spinto a non amarlo come sacerdote, ma lo sarei altrettanto se ora, che sacerdote non è più, infierissi sulle sue scelte, scelte che lo hanno portato a mettersi a nudo davanti alla sua comunità fino a sciogliersi in pianto. Questo il motivo per cui su Paize Autu, insieme alla mia redazione, ho deciso di non commentare il suo allontanamento dalla nostra parrocchia: lascio il gossip ad altri, in quanto esso non porta conoscenza, ma solo dolore. Il Paize di questo mese è più ricco del solito: 12 pagine e un inserto. Non troverete però molte delle rubriche che Vi proponiamo mensilmente: Le leccornie du Ciantafurche, il Cruciverba, La biblioteca di Alice e Storie da Carugio. Torneranno nei prossimi numeri. Con l arrivo della stagione, tornerà anche la rubrica dei borghi del nostro entroterra, luoghi che visiteremo per Voi in cerca di curiosità e bellezza. Questo è il nostro modo di divulgare la nostra cultura e tradizione: spero Vi sia gradito. Alice Spagnolo Eventi agonistici Il Vespa Club Riviera dei Fiori nell anno 2014 parteciperà ai seguenti eventi: - Trofeo Regolarità Nord-Ovest Piemonte- Liguria-Valle d Aosta, suddiviso in quattro gare: 5/6 aprile Gara 1 e 2 a Bordighera; 11 maggio Gara 3 Cantalupa (TO); 8 giugno Gara 4 Moncalieri (TO); 3 agosto Gara finale St. Vincent (AO) - 31 maggio e 1 giugno: XVI edizione 500 km Audax in the night, Gara di regolarità notturna, Milano. - 12/13/14/15 giugno: Vespa World Days, Raduno mondiale vespistico, Mantova. - 19/20 luglio: VII rievocazione del Gran Circuito del Sestriere, Pinerolo (TO) settembre: Raduno storico Vespe 46-64, Bordighera (IM) TRISTI VICENDE DELLA GUERRA VISSUTE DAI MIEI FIGLI NINO E ETTORE giorni, cioè il 22 marzo, venivano trucidati dai nazifascisti. Questa è la triste vita dei miei adorati figli Nino di anni 23 e Ettore di anni 21, la loro vita fu una lotta continua senza conoscere nessuna gioia, per loro non c'era che il lavoro e la casa, in quanti li conobbero lasciarono un caro ricordo. Questo mia figlia Diana lo scrivo io tua madre Ida Sasso solo perché quando io non ci sarò più non devi dimenticare quanto hanno fatto i tuoi cari fratelli, tu devi sempre ricordarli con grande affetto, e difenderli da chiunque osasse parlare male di loro, perché loro vissero eroi e morirono martiri, tutti e due ti amavano e avrebbero fatto la tua vita dolce e serena, ma il destino gli fu crudele. Dopo tante sofferenze sui monti, perché sappi che tuo fratello Ettore fece sedici mesi di montagna, privo tante volte anche della più piccola sostanza sia fisica sia morale; anche Nino dopo ventotto mesi di soldato come motorista sul Cacciatorpediniere Maestrale, dopo sei mesi di montagna per essere stati riconosciuti vennero barbaramente trucidati. Il dolore mi uccide, soffro in silenzio racchiudendo tutto in me, ma tu cara Diana diletta sii sempre orgogliosa dei tuoi cari e adorati fratelli, e se un giorno ti sposerai, ai tuoi figli non dimenticare di insegnare ad amare e venerare la memoria dei loro zii. Ti raccomando Bernardo fa che Diana sia felice e guidala sempre su una buona strada. Bordighera, 24 agosto 1945 Ida Sasso in Biancheri Don Rito Alvarez, in una foto scattata domenica 30 marzo a Santa Rosa, durante il banchetto preparato in suo onore. DON MARCO Ho sempre vissuto il mio essere sacerdote nella ricerca di una coerenza interiore rispetto ai principi nei quali credo e che hanno orientato tutte le mie scelte. Non sempre sono riuscito ad esservi fedele, commettendo tanti sbagli, ma ho cercato comunque di assumermi tutte le responsabilità conseguenti ai miei errori. Soprattutto mi affido all'infinita misericordia di Dio nella certezza che Lui è fedele alle sue promesse. Mi rendo conto che questa è una scelta inaspettata e difficile da comprendere per chi, senza conoscere il segreto del mio intimo, ha visto in me solo l'entusiasmo che generalmente mi ha contraddistinto nell'agire. Immagino che questo fatto lascerà molti nello sconforto e nella confusione. Chiedo scusa a coloro che rimarranno colpiti, addolorati e forse anche scandalizzati da questa mia decisione. Solo il tempo lenirà le ferite e, sono convinto, ci farà capire come Dio riesca a scrivere dritto anche sulle nostre righe storte, operando costantemente per il bene e la salvezza delle anime. Vivo questo momento con spirito di fede e, anche di fronte alle incognite del futuro, continuo a rimettere tutta la mia vita nelle mani del Signore, certo che Lui non mi abbandonerà mai, tracciando sempre un nuovo percorso di salvezza. Prego anche affinché Dio, infinitamente misericordioso, aiuti questa comunità a superare il momento di prova e faccia sorgere nuove e sante vocazioni sacerdotali nella nostra chiesa diocesana. Da oggi inizia una nuova tappa della mia esistenza che mi porterà fisicamente lontano da questa terra che amo. Parto con il cuore ricco di tanti ricordi bellissimi, di volti e situazioni davvero speciali. Qui, oltre a una parte del cuore, lascio tante persone a cui sono davvero affezionato e alle quali chiedo perdono e misericordia, preghiera e amicizia, augurando a tutti ogni bene e invitando ciascuno a tenere ben fisso lo sguardo su Gesù, l'unico Bentornato Don Rito! Don Rito Julio Alvarez torna a Bordighera Alta, come amministratore, nella parrocchia che lo ha visto diventare sacerdote il 17 giugno In quell occasione, il coro di Santa Maria Maddalena aveva intonato per lui canti in spagnolo, per omaggiare le sue origini colombiane. Don Rito in questi anni lontano da Bordighera ha ricoperto diversi incarichi: parroco della chiesa della Santissima Trinità a Camporosso, parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Roverino, parroco della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Ventimiglia, vice assistente Diocesano dell Azione Cattolica Ragazzi e insegnante di religione nelle scuole. Nel 2006 ha inaugurato La Fundaciòn Oasis de Amor y Paz ONG per salvare nel suo paese tanti bambini senza futuro sfruttati nelle piantagioni di coca o arruolati come bambini soldato nei gruppi armati ai margini della legge: tutto questo a causa della guerra per il controllo del narcotraffico che in Colombia dura dagli anni 60 e che ha causato negli ultimi 20 anni più di vittime e migliaia di sfollati. Con l'aiuto di tanti amici generosi del Ponente Ligure, viene avviata nel 2006 la costruzione della prima casa in cui Paize Autu pagina 11 che non delude mai. Vi abbraccio di cuore. Non è questa la sede per critiche e pettegolezzi. Non siamo qui per giudicare la scelta di un uomo che, come tutti, ha il diritto di vivere la sua vita come meglio crede. Per questo motivo, ci limitiamo ad augurare a Marco tanta felicità e coraggio per affrontare il suo nuovo cammino. Alice Spagnolo vengono accolti i primi ragazzi. Un sacerdote impegnato, Don Rito, che a Sanremo ha anche fondato gli Angeli di Pace Onlus, con volontari che si recano nelle scuole per insegnare che la droga fa male non solo a chi la assume, ma anche a tutti quei bimbi usati come schiavi nelle piantagioni di coca in Sud America. Siamo certi che Don Rito riuscirà, con il suo entusiasmo contagioso e il suo sorriso sincero, a creare anche nella nostra parrocchia un oasi di pace. Auguri Don Rito! Siamo onorati e contenti di riaverti tra noi! U Risveiu Burdigotu

3 Paize Autu Paize Autu Pagina 3 Pagina 10 L ADDIO DI Chiesa Abbaziale di Santa Maria Maddalena, Bordighera Alta. La Santa Messa delle 11 di domenica 23 marzo u.s. era quasi terminata quando il Vescovo della diocesi di Ventimiglia - San Remo Monsignor Antonio Suetta ha annunciato le dimissioni da sacerdote di Marco Gasciarino, per sette anni parroco della nostra comunità. Lo sbigottimento dei fedeli è grande: Don Marco Gasciarino, 45 anni, smette gli abiti talari e lascia la parrocchia dove si era insediato nel In chiesa, dove già la presenza del Vescovo senza nessuna anticipazione al riguardo aveva lasciato tutti esterrefatti, era presente anche Marco, teso e sofferente per la difficile decisione presa. Con una semplice veste bianca, priva degli ornamenti sacerdotali, Marco, dietro l altare da dove tante volte ha parlato ai fedeli, è un semplice uomo, messo a nudo di fronte ad un intera comunità parrocchiale. Piange e si scusa, per i suoi peccati : alcuni piangono con lui, altri scuotono la testa. L emozione è grande per tutti. Al termine dell omelia, Monsignor Suetta pronuncia queste parole: Nel quadro della bontà di Dio che accoglie e custodisce la fragilità dell uomo, oggi sono venuto in questa comunità parrocchiale per comunicare una notizia che indubbiamente riempie l animo di noi tutti di grande stupore e di sofferenza: il vostro Parroco, don Marco Gasciarino, mi ha formalmente chiesto di essere sollevato dall incarico di Parroco di Santa Maria Maddalena, dei Santi Pietro e Paolo in Sasso di Bordighera e di San Martino in Seborga, ed ha chiesto di essere dimesso dallo stato clericale. Don Marco in questi ultimi mesi ha valutato nella sua coscienza e davanti a Dio situazioni, difficoltà e prospettive, che lo hanno condotto a pensare un proseguimento della sua vita diverso dalla strada del ministero sacerdotale, esercitato per quasi vent anni dal giorno della sua ordinazione presbiterale, avvenuta il 6 maggio Ha condiviso riflessione e preghiera con sacerdoti e laici e con me, nello sforzo di comprendere le ragioni pro- fonde della sua crisi vocazionale e di rintracciare possibili percorsi di superamento: ciò, secondo la sua coscienza, non è stato possibile ed allora si è determinato a chiedere di lasciare l esercizio del ministero sacerdotale. Come già detto, questa scelta riempie il nostro animo di grande dolore perché condividiamo la faticosa rinuncia ad una condizione di vita generata dal sacramento dell Ordine e ad un servizio al Vangelo e alla Chiesa. In questo momento si conclude una fase della vita di don Marco, iniziata come risposta alla chiamata del Signore, con lunghi anni di discernimento, di formazione e di servizio pastorale. Non possiamo non leggere questo fatto come una battuta di arresto di un sì alla volontà di Dio, che ha chiamato don Marco al ministero sacro. Tutto questo addolora profondamente il Vescovo, l intero presbiterio di Ventimiglia Sanremo e certamente le parrocchie servite da don Marco e tutti coloro che in lui hanno visto e trovato il ministro di Dio. Per quel che riguarda lui e questo passaggio della sua vita ritengo di non dover dire di più, in quanto le situazioni che lo hanno condotto a questa decisione e le prospettive future sono aspetti strettamente personali. Marco, dopo aver ascoltato queste parole con la testa tra le mani, ha la forza di parlare, anche se l emozione più volte gli rompe la voce e si scioglie in pianto. Ecco il suo messaggio ai parrocchiani: Carissimi amici e parrocchiani, dopo aver riflettuto a lungo ed esaminato attentamente la mia vita personale e sacerdotale sono giunto alla decisione di chiedere al Vescovo di essere sollevato dall'incarico di parroco e dimesso dallo stato clericale. Questa mia richiesta conclude un percorso di ricerca interiore, accompagnato dalla preghiera e dall'aiuto di persone competenti e di fiducia, ricche di fede e di grande umanità. Le ragioni e i motivi che mi spingono ad abbandonare l'esercizio del sacerdozio sono strettamente personali. Prima di lasciare la parrocchia, però, desidero ancora una volta aprirvi il mio cuore per esprimere tutto quello che provo. Innanzitutto vorrei dire la mia gratitudine per l'accoglienza che mi è stata riservata, l'affetto e la stima da parte di molti che mi hanno sostenuto e accompagnato in questi anni di ministero sia qui a Bordighera che, negli anni precedenti, a Sanremo. Mi sono sentito di appartenere a una grande famiglia, nella quale ho trovato tante persone che mi hanno offerto la loro disponibilità e collaborazione, manifestandomi tanta fiducia e amicizia. Porterò sempre nel segreto del mio cuore tutte le confidenze che mi sono state fatte. Desidero ringraziare in modo particolare i collaboratori e coloro che si sono messi a servizio della comunità; un grazie particolare anche a quanti, con la loro preghiera e l'offerta delle loro sofferenze, hanno saputo essermi vicino nei momenti belli e in quelli più tristi della mia vita. So di non essere stato sempre all'altezza del compito affidatomi e per questo sento di chiedere scusa dal profondo del cuore per tutte le mie fragilità, debolezze, per i limiti e le infedeltà che hanno offuscato la luce meravigliosa del sacerdozio di Cristo in me. In particolare voglio scusarmi sinceramente con tutte le persone che ho offeso col mio modo di fare e che non ho saputo accogliere, capire o apprezzare. Il nostro Carnevale Grande, grandissimo, grandioso successo: ecco il Carnevale di U Risveiu Burdigotu. Iniziata alle 14,30 di domenica 2 marzo, la festa pensata per i più piccoli è andata avanti fin dopo le 17. In Piazza Padre Giacomo Viale, nel centro storico di Bordighera, gli uomini del Risveglio avevano preparato tutto l occorrente per far divertire i bambini: musica, gonfiabili, trucca-bimbi, cioccolata, bugie, popcorn ma, soprattutto, una fantastica pentolaccia, il gioco più atteso e apprezzato dai bambini. Bravissimi anche gli animatori della DolciAmo, che hanno saputo coinvolgere i piccini in giochi semplici ma divertenti. Molto amato anche Patriscio Clown, dispensatore di sorrisi e coloratissimi palloncini dalle forme più diverse. Bordighera Alta, poi, con le sue caratteristiche piazze e i suoi carruggi, ha offerto una location che, oltre ad essere splendida, è anche sicura: gli adulti si sono così potuti gustare un ottima cioccolata calda, mentre i loro figli si divertivano senza pericoli. Come ogni anno, ormai da tradizione, la storica associazione U Risveiu Burdigotu organizza il carnevale più amato dalle famiglie, quello più atteso: un momento di aggregazione e divertimento, in cui riscoprire la gioia di donare un sorriso ad ogni bambino. Alice Spagnolo CARNEVALE DI OGGI E DI IERI In una Santa Rosa un po meno sofisticata, giocavano i bimbi du Paize. Tra di essi, riconosciamo Lucia Xaiz, Elena ed Evelina Cara, Cristina Dufrovka, Patrizia Perra, Anna Pignatta, Emanuela Sciacca, Paola Moreno e Daniela Pilade. INDOVINA INDOVINELLO CHI È QUELL UOMO COL CAPPELLO? CON GLI OCCHIALI DA SCIATORE E IL BIDONE DEL PITTORE, LE MUTANDE DI UNA DONNA E LO SCIALLE DELLA NONNA. IL FOULARD GLIEL HAN PRESTATO E IL CIUCCIOTTO L HA RUBATO. SUONA SUONA IL DÌ DI FESTA, COSA MAI SI È MESSO IN TESTA? VUOI SCOPRIR CHI È QUESTO TIZIO? TI DAREM NOI QUALCHE INDIZIO: DEL RISVEGLIO È UN PEZZO GROSSO QUELLO CHE NON MOLLA L OSSO. LUI È IL NOSTRO FONDATORE E HA LE MANI DA MURATORE. Soluzioni Crucifestival: Orizzontali: 1) Adriano celentano; 2) RR; 14) Età; 15) Romane; 16) AA; 17) Genova; 18) Vasco; 22) MFI; 23) Boa; 24) RO; 25) Aereo; 26) Tel; 27) Euro; 30) Tenco; 32) Dea; 34) Grazie dei fiori; 37) Tu; 38) IV; 39) La; 40) SE; 41) Gigio; 42) Blu; 44) RP; 46) ZE; 48) Ileo; 51) Ariston; 55) Note; 57) Pippo Baudo; 60) Io; 62) Ur; 63) Il; 64) Piccolina; 69) Elisa; 70) Angelo; 71) Eros. Verticali: 1) Aedo; 2) DT; 3) RA; 4) Area; 5) Non; 6) Omo; 7) Cavare; 8) ENA; 9) LE; 10) NEA; 11) OB; 12) Raf; 13) Rai; 17) Golzi; 18) Voti; 19) Sanremo; 20) Ceci; 21) Oro; 22) Modugno; 23) Bea; 26) Trilli; 27) EE: 28) Udir; 29) Oil; 31) Eos; 33) Amore; 35) Iva; 36) Fazio; 37) Ti; 41) GM; 42) Bip; 43) UEP; 45) Paul; 47) ES; 49) Opus; 50) PB; 52) RG; 53) Trie; 54) Nico; 56) Tono; 58) Ora; 59) Air; 61) OO; 64) PG; 65) CL; 66) Le; 67) Ir; 68) AS

4 Paize Autu Pagina 4 Anche quest anno U Risveiu Burdigotu dà il suo contributo all Associazione Fuoriasse Bordighera per la realizzazione della manifestazione Giugà in tu Paize, giunta alla sua seconda edizione. Domenica 27 aprile, nelle piazze e nei vicoli del Centro Storico verranno organizzati i giochi da strada dei tempi passati. Visto il successo raccolto lo scorso anno quando, nonostante la pioggia, molti bambini si sono cimentati nelle varie attività proposte, anche quest anno abbiamo appoggiato volentieri l iniziativa, pregando Sant Ampelio che questa volta ci riservi una giornata di sole. Dalle ore 14.30, sarà possibile partecipare ai seguenti giochi: - CICLOTAPPI: veniva giocato con i tappi a corona delle bibite gasate su una pista disegnata con il gessetto in spiazzi all aperto. I giocatori fanno avanzare i tappi, personalizzati all interno con figurine di ciclisti, mediante uno scatto del dito: in questo modo si dà vita ad una competizione che ha le caratteristiche di una corsa ciclistica. A cura della Federazione Giugà in tu Paize II edizione Ciclotappi, si giocherà in Piazza Padre Giacomo Viale. - CAMPANA: uno dei giochi più antichi, le cui origini risalgono addirittura ai tempi dell Antica Roma. A cura di A.C. Fuoriasse Bordighera, si giocherà in Piazza della Pace. - CERBOTTANA: giocattolo con il quale i ragazzini di oltre mezzo secolo fa esprimevano tutta la loro creatività inventando versioni inoffensive di questo strumento di caccia. A cura di A.C. Fuoriasse Bordighera, si giocherà in Piazza del Piano. - BOCCE QUADRE: gioco originario della Francia, ideato per ovviare alla pendenza delle stradine della Provenza. A cura di A.C. Fuoriasse Bordighera, si giocherà in Via Dritta/ Via di Mezzo. - CALCIO BALILLA: gioco che simula una partita di calcio in cui i giocatori manovrano, in un tavolo da gioco, le sagome di piccoli giocatori. A cura di ASD. CALCIO BALILLA, si giocherà in Piazza del Popolo. - TENNIS TAVOLO (PING PONG): uno degli sport di maggior diffusione nel mondo, tanto da diventare una specialità olimpica. A cura di GSTT BORDIGHERA, si giocherà in Piazza Padre Giacomo Viale. Allieteranno la giornata anche il Clown Patricio con i suoi palloncini colorati, Chiara con i suoi trucchi per mascherare i bimbi, la musica dance per piccoli del dj Barbanera. Merenda offerta dalla Billa e distribuita a tutti gli ospiti dal Risveglio Bordigotto. Vi aspettiamo numerosi!!! Il 18 MAGGIO tutti in pista per la 41esima MARCIA DEL- LE PALME. Iniziate ad allenarvi!!! Fiocco Rosa in tu Paize E finalmente abbiamo il piacere di annunciare un lieto evento! Giovedì 20 febbraio 2014 è nata Caterina Ratto, figlia della nostra affezionata lettrice Mariangela Bellan. Alla piccola e alla sua famiglia vanno tutti i nostri migliori auguri. U Risveiu Burdigotu PALME IN PIAZZA 12 aprile 2014 In Piazza del Popolo alle ore circa, la nostra associazione, come ogni anno, organizza la dimostrazione pratica dell intreccio delle palme tipico di Bordighera: i parmureli. In questa occasione, sarà possibile acquistare parmureli e ciuffetti di stelline da far benedire durante la Santa Messa della Domenica delle Palme. Vi aspettiamo numerosi. U Risveiu Burdigotu Ci hanno lasciato Nel mese di marzo, ci hanno lasciato due paizenghe, che ricorderemo sempre con affetto: GIANNINA GOMIERO vedova NUVOLONI di anni 85 SEVERINA DIMASI in SCARFO di anni 67 La redazione di Paize Autu, unitamente a tutto il Risveglio Bordigotto, porge le sue sentite condoglianze alle famiglie colpite da questi gravi lutti. La Redazione e mio fratellino Bruno ci incamminammo per Vallecrosia Alta. Era una strana carovana che procedeva dalla costa verso la collina di S. Croce fino all attuale via O. Raimondo. Io, mio padre con mio fratellino sulle spalle e un carretto con delle ceste di fiori all interno delle quali forse era nascosta una radio ricetrasmittente o altre casse, procedemmo lungo la via provinciale per passare il posto di blocco; Elio Bregliano, Mimmo, Nino, il caporale Bentley e Mac il marconista lungo il versante della collina nascosti tra i pini e sotto i pergolati delle coltivazioni di verde ornamentale proprio dietro la caserma Bevilacqua lungo il sentiero del Nespolo. Davanti e dietro altri partigiani. All altezza del cimitero di Vallecrosia incontrammo Achille e Lotti che avevano fatto da staffetta e portato un po di pane. Arrivò anche Eraldo Fullone con un carro e una mula per caricare le ceste di fiori. Con mio padre e Bruno mi fermai a casa a Vallecrosia Alta; Nino, Mimmo, Elio e gli inglesi procedettero fino a Soldano con Lotti, Achille e Eraldo che li precedevano di vedetta contro eventuali incontri di tedeschi. Il 10 gennaio nella chiesa parrocchiale venne officiata la S. Messa dell anniversario della morte di mia madre. A cerimonia appena iniziata apparve Nino, si sedette qualche banco davanti a me. Dal mio posto ad un tratto vidi una donna che era dietro di lui e che non riconobbi, toccare lievemente Nino sulla schiena. Come fosse un segnale convenuto senza voltarsi mio fratello si alzò e si allontanò confondendosi tra la gente. Fu l ultima volta che vidi mio fratello. La mattina del 25 gennaio mio padre arrivò trafelato a casa ordinandomi di vestire di corsa Bruno e di prendere un po di vestiario. Ci imbacuccammo con ogni possibile indumento e di fretta uscimmo dal paese verso la collina. Camminammo fino ai Negi, dove sostammo a casa di una conoscente. Ci aspettavano Elio e Mimmo. A sera ci incamminammo per raggiungere la Costa di Vallecrosia. Traversammo una piantagione di limoni, mio padre, Elio e Mimmo si riempirono le tasche di limoni. Faceva freddo, molto freddo. Al mare ci aspettava una barca e ci imbarcammo. Il mare era mosso e ci vollero tutta l esperienza e l abilità di mio padre per governare la barca; il vento ogni tanto ci spruzzava sul volto la spuma delle onde. Mentre stringevo Bruno dicendogli di non aver paura, Mimmo ed Elio divorarono tutti i limoni nel vano tentativo di sottrarsi al mal di mare. Giungemmo a Monaco e gli alleati ci soccorsero. Dapprima A fine guerra, i partigiani sfilano in corteo in Via Garnier, accolti da una folla numerosa. Paize Autu Pagina 9 fummo ospitati a Nizza da parenti, poi preferimmo stabilirci a Beausoleil. Mimmo venne sovente a trovarci portandoci qualche genere di conforto. Il 26 aprile mio padre decise di ritornare a Vallecrosia. Giunti a ponte S. Luigi non ci lasciarono rientrare in Italia. Non avevamo i documenti! Come facevamo ad avere i documenti se eravamo fuggiti clandestini?! La guerra era appena finita e la burocrazia ottusa già manifestava tutta la sua forza. Ritornammo a Beausoleil e mio padre affermò Ritorniamo in Italia come ne siamo scappati. Un suo amico pescatore di Monaco, forse anche lui contrabbandiere, gli mise a disposizione una barca e la notte del 27 ci imbarcammo per ritornare in Italia. Sbarcammo clandestini come clandestini eravamo partiti. Sebbene la guerra fosse finita non avevo notizie di Nino. Fu allora che alle mie pressanti richieste mio padre mi mise al corrente che Nino era morto il 20 gennaio. Fu ammazzato a Baiardo, sulla strada per Vignai. Riuscii ad andare a Baiardo accompagnata dalla mia amica Manon per cercare dove fosse sepolto Nino. Ritornammo ad abitare nella nostra casa alla Tribù. Ci venne a trovare Luciano Mannini, sapeva di Nino. Ci aiutò a trovare un carro e un mulo. Un amico dei partigiani di Bordighera, non ricordo chi fosse, mise a disposizione gratuitamente due bare, una per mio fratello e l altra per Alipio Amalberti, trucidato a Badalucco. Insieme a Ezio Amalberti, andammo a Baiardo passando da Apricale. Una donna di Baiardo, Esterina, un anima pia, aveva provveduto a recuperare e, alla meno peggio, a sotterrare il corpo di Nino nel cimitero. Giungemmo a Baiardo in serata, Ezio proseguì per Badalucco. Mi vennero in aiuto il parroco e alcuni giovani di Baiardo. Si riesumò la bara e riuscii a tagliare una ciocca di capelli di Nino che conservo ancora oggi. Dormii dentro al cimitero appoggiata alla bara con il corpo di mio fratello. Mi fece compagnia il parroco alla luce di una lampada a petrolio; era un po sordo e parlò a voce alta per tutta la notte. Le sue parole attirarono l attenzione di una pattuglia francese. Erano soldati africani che ci intimarono il mani in alto con i fucili spianati. Spiegai loro in francese che ero venuta a recuperare la salma di mio fratello che giaceva dentro la bara. Scapparono a gambe levate. L indomani mattina ritornò Ezio con la bara di Alipio. Ritornammo a Vallecrosia scendendo da Ceriana con quel triste carico. Al nostro passaggio la gente si segnava commossa. Il ponte danneggiato lungo la strada era stato reso parzialmente agibile con assi di fortuna. Alcuni uomini impietositi si levarono il cappello e ci aiutarono nel difficile passaggio del ponte. Arrivammo a Vallecrosia in serata ma ci aspettavano in tanti. Venne improvvisata una camera ardente nella sede del PCI. L addetto alle pompe funebri con un trapano voleva praticare dei buchi nella bara di zinco, come prescriveva la legge di allora. Mi opposi ferocemente all ulteriore scempio che avrebbe subito la salma di Nino dopo che a Baiardo a causa della bara troppo piccola gli erano state fracassate le ginocchia. L indomani i feretri furono portati in chiesa per la cerimonia religiosa (per evitare ulteriori problemi mio padre, prima di entrare, tolse le bandiere rosse che coprivano le bare) e quindi seppelliti nel cimitero di Vallecrosia alla presenza di tutti i partigiani e di tanta, tanta gente. Mio padre aveva recuperato la radio che aveva segnato il destino di Nino. Era avvolta in una tela di sacco, al momento dell interramento la posai sulla cassa; giace con lui. Dopo anni mi fu consegnata un onorificenza alla memoria di mio fratello Nino; era compreso anche un contributo in denaro, mi fecero vedere anche un assegno che però non mi consegnarono perché nel frattempo era mancato anche mio padre. Che se li tengano! Di Nino mi resta il ricordo, una medaglia al valore, una ciocca di capelli, le parole che scrisse di lui Renzo Rossi e la certezza che, senza convenienza, fece tanto e più di quello che si sa, per la libertà di tutti, anche per quel semi-parente che fece la spia e lo tradì. Racconto tratto dal libro Gruppo Sbarchi Vallecrosia, a cura di Giuseppe Mac Fiorucci, edito dall Associazione Culturale Il Ponte, Vallecrosia. La Redazione

5 Paize Autu Pagina 8 GUGLIELMI ALBERTO NINO - Ricordo della sorella Emilia La mia famiglia abitava ai piani di Camporosso, a poca distanza dal mare, nel piccolo gruppo di case che noi chiamavamo Tribù. Mio padre era pescatore e, come tutti i pescatori abitanti in riva al mare, era anche contrabbandiere. Prima dello scoppio della guerra eravamo arrivati alla casa dei nonni alla Tribù da Beausoleil, dove i miei vivevano emigranti negli anni 30. Nel 35 mio padre si arruolò volontario per la guerra di Etiopia. Nella sua attività di contrabbandiere credo che diverse volte trasportò oltre frontiera anche degli ebrei allora perseguitati e in fuga verso altri paesi. Una volta lo sentii parlare con la mamma di brava gente che scappava. Forse nacque così il suo antifascismo. Si favoleggia dei guadagni dei passeur contrabbandieri nei loro trasporti di ebrei. Personalmente non ricordo in famiglia agi e lussi che quei guadagni avrebbero potuto consentire; al contrario fu sempre difficoltoso combinare il pranzo con la cena. Mio padre era un appassionato cacciatore. Poco prima o poco dopo la dichiarazione di guerra alla Francia, al ritorno da una battuta di caccia nei boschi della Val Nervia, come al solito si fermò con gli amici nel bar Piombo di Isolabona per una bevuta e poi un altra e ancora un altra. Sotto l effetto dell alcool gettò un calice di vino sulla foto del Duce allora immancabile in ogni esercizio pubblico, proferendo: che beva anche quel porco. Gli immancabili delatori fecero il loro lavoro e da quel giorno cominciarono i guai. Non conto le volte che una macchina nera con le tendine nei vetri posteriori giunse alla nostra casa per prelevare mio padre e portarlo in commissariato per controlli. Mio fratello Nino accompagnava già nostro padre nei viaggi in Francia per contrabbando, quando venne arruolato, ironia della sorte, nella Guardia Confinaria e inviato proprio a Beausoleil. Spesse volte, anche senza permesso, ritornava a casa in bicicletta per brevi visite. L 8 settembre 1943 lo colse a Beausoleil. Tutto il reparto come tutto il Corpo d Armata Italiano si sfaldò. Nino ricevette vestiti borghesi dal clero nella chiesa di Saint Charles di Beausoleil, che lo aiutarono anche nella fuga verso l Italia. Nei giorni seguenti era a Ventimiglia che era nel marasma generale, sul lungo Roja notai tre uomini nel greto del torrente che procedevano verso la foce portando in spalla fasci di canne. Uno di questi mi fissò e con impercettibile gesto della mano mi fece segno di allontanarmi. Era Nino. Ritornai a casa e avvisai mio padre dell accaduto. Quella sera mio padre non chiuse la porta di casa. A notte arrivò mio fratello. A causa delle continue visite della Polizia che avrebbe potuto scoprire il disertore, Nino si rifugiò in località Marcora sopra Isolabona, in un casone di campagna adibito a ricovero degli attrezzi agricoli di una vigna di un nostro conoscente. Per qualche settimana periodicamente andavo in Marcora a portare generi alimentari e biancheria a mio fratello. Credo che altri si fossero uniti a lui perché una volta mi chiese di portare più pane. Un giorno, lasciata la bicicletta ai margini della carrozzabile, mi inoltrai a piedi per il sentiero che conduceva al rifugio di mio fratello. Mi accorsi di essere seguita, cambia strada ritornando verso il paese. Un uomo mi si avvicinò; era un signore nostro vicino di casa che conoscevo bene, perché frequentava anche la nostra casa; chiedeva sempre di mio fratello. Capii allora la sua insistente curiosità. Era armato e mi puntò la pistola alla faccia chiedendomi di condurlo da mio fratello. Ebbi la forza di mentire dicendo che non sapevo dove fosse. Mi credette ma mio fratello dovette fuggire di nuovo. Con mio padre ci trasferimmo a Vallecrosia Alta, perché la costa era sovente bombardata dal mare, dai cannoni di monte Agel e mitragliata dagli aerei. Nel gennaio del 1944 morì mia madre e Nino non fu presente al funerale. Sparito. Abitavamo in quella che allora era Via dei Metri, nell ultima casa del vicolo. Una casa all antica con stanze comunicanti una con l altra, senza corridoio. Dalla primavera del 44 mio fratello iniziò a fare qualche furtiva visita nottetempo. Confabulava con mio padre, poi spariva di nuovo. Spesse volte con mio padre ritornavamo alla casa al mare e a volte papà partiva per raggiungere la Francia con la barca. La cantina a volte era piena di merci le più varie, una volta persino dei datteri. Credo nel settembre del 44, Nino una notte portò a casa a Vallecrosia Alta, una radio e la nascose nell armadio a muro nell ultima stanza. Qualche tempo dopo arrivò all imbrunire, furtivamente come suo solito, si recò nella stanza della radio e mi chiese di andare dalla vicina di casa, Marinetta, chiudendomi dietro tutte le porte e di portare con me le chiavi. Obbedii. Presi mio fratellino piccolo Bruno e chiesi ospitalità al vicino dicendo che in casa eravamo soli; cosa che capitava sovente. Cenai con loro, al termine rientrai a casa nostra e trovai Nino che di fretta preparava alcuni indumenti in una sacca. Si apprestava a sparire un altra volta. Mi accusò di non aver chiuso bene le porte. Non era vero, ero certa di aver chiuso bene tutte le 4 porte, ma Nino mi disse che XY, un nostro parente, era entrato in casa e lo aveva sorpreso mentre usava la radio. Il giorno dopo papà nascose in un altro nascondiglio la radio. Venne la polizia, rovistarono dappertutto ma fu facile dire che non sapevamo niente della radio e che non sapevamo dove Nino fosse fuggito forse con la radio stessa. Aumentarono le nostre visite alla casa sulla costa. Accompagnavo mio padre con in braccio mio fratellino Bruno per rendere più facile il passaggio al posto di blocco all altezza della caserma Bevilacqua. Sorpassavamo di lato la sbarra e i tedeschi e i fascisti di guardia ci salutavano dalla guardiola. A volte trascinavamo il carretto con sopra le ceste dei fiori. A Vallecrosia Alta coltivavamo una piccola piantagione di garofani. Spesse volte tra i garofani mio padre nascondeva casse che nottetempo erano sbarcate sulla costa. Compresi che quando era in previsione uno sbarco pernottavamo al mare a dispetto dei cannoneggiamenti da Monte Agel, e al mattino ritornavamo ripetendo la manfrina delle ceste dei garofani invenduti al mercato. Da quei giorni nella cantina della casa al mare furono custodite anche strane casse. Sono certa che sbarcarono o si imbarcarono anche altri soldati alleati. In particolare ricordo che prima di Natale del 44 una notte riapparve Nino accompagnato da un uomo alto, biondo come uno svedese e due baffoni. Erano appena sbarcati dalla barca, perché i pantaloni erano bagnati, e avevano anche diverse casse che nascosero in cantina e che vennero recuperate dagli amici di Nino: Achille, Lotti e altri. Ancora a notte partirono per Negi. La notte dell Epifania r iapp a r v e m io f r a t e ll o Nino c o n Mimmo (Domenico Donesi) e un ufficiale inglese (Cap. Bentley) bagnato fradicio. Era evidentemente appena sbarcato. Sistemarono delle casse in cantina poi si incamminarono di nuovo. L indomani, di buona ora con mio padre PARTE DELLA TESTIMONIANZA DI RENZO BIANCHERI (Rensu u Longu ), PARTIGIANO BORDIGOTTO La mia storia nella Resistenza è legata a filo doppio con Renzo Rossi. Nell agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di Girò (n.d.r.: Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia), che operava nella zona di Negi. Dove godevamo anche dell appoggio di Umberto Sequi a Vallebona e di Giuseppe Bisso a Seborga; tutti e due membri del CLN di Bordighera. Negi era il punto di contatto tra le varie formazioni partigiane che operavano nella zona: Cekoff (Mario Alborno, di Bordighera, futuro architetto), Gino (Luigi Napolitano), e altri. Facevo da staffetta tra Negi e Vallebona. In settembre insieme a Renzo Rossi partecipai all incontro con Vittò. Ci accompagnò Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. Vittò investì formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il SIM (Servizio Informazioni Militare) e i SAP (Squadre d Assalto Partigiane), e io fui nominato suo agente e collaboratore. In novembre mi aggregai al battaglione di Gino Napolitano a Vignai, ma dopo alcune operazioni di collegamento tra Vallebona e il comando di Vignai, il comando mi richiamò ad operare nel Gruppo Sbarchi di Vallecrosia. Nell estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendosi recare in Francia, per passare le linee, Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, che però era passato dalla parte dei tedeschi e durante il viaggio lo uccise. Il comandante tedesco si infuriò perché avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati. I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivò il telegrafista Eros lo catturarono ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza. Con questi falsi messaggi fu richiesto l invio di un altra missione: la missione Leo. La missione andò a rotoli con il ferimento di Leo, Paize Autu Pagina 5 Ringraziamo Adriano Maini per il materiale che ci ha inviato, permettendoci di inserirlo in questo speciale sui partigiani della nostra zona. Le testimonianze sono state raccolte dal partigiano Giuseppe Mac Fiorucci. che venne nascosto nella cantina di casa mia. I tedeschi rastrellarono tutta la zona cercando Leo ; visitarono anche la mia casa: sulla porta rimasero le impronte dei chiodi degli scarponi di quando sfondarono l ingresso a calci. Ma non cercarono in cantina, si limitarono ad arraffare del cibo dalla cucina. Con Renzo Rossi nascondemmo tutti i documenti del SIM e del CNL nel mio giardino, preparandoci al trasferimento di Leo in Francia. Il Gruppo Sbarchi aveva frattanto predisposto una barca e Renzo Rossi con Lotti avevano preavvisato i bersaglieri della necessità di effettuare l imbarco quanto prima possibile. La collaborazione dei bersaglieri fu determinante per tutte le operazioni del Gruppo Sbarchi. Il sergente Bertelli comandava un gruppo di bersaglieri a Collasgarba - sopra Nervia di Ventimiglia - e aveva manifestato la volontà di aderire alla Resistenza. Fu avvicinato dai fratelli Biancheri, detti fratelli Lilò, per stabilire le modalità della diserzione, quando il plotone fu distaccato alla difesa costiera giusto sulla costa di Vallecrosia in prossimità del bunker alla foce del Verbone. I Lilò convinsero i bersaglieri a non disertare ma ad operare dall interno consentendo e agevolando tutta la Operazione Sbarchi. Alla data convenuta, in pieno giorno trasferimmo Leo a Vallecrosia, sempre sulla canna della bicicletta di Renzo. In pieno giorno, perché approfittammo di un furioso bombardamento. Le strade erano deserte, solo granate che esplodevano da tutte le parti. Ricoverammo Leo in casa di Achille (n.d.r.: Achille Lamberti di Vallecrosia), aspettando la notte. Al momento opportuno ci trasferimmo sul lungomare; il soldato tedesco, come al solito, era stato addormentato da Achille con del sonnifero fornito dal dottor Marchesi che era laureato in chimica. I bersaglieri ci aiutarono a mettere in acqua la barca e a caricare Leo ferito. Cominciammo a remare, ma, dopo poche centinaia di metri, la barca cominciò ad imbarcare acqua. Non potevamo tornare indietro. Mentre io e Rosina (Luciano Mannini) remavamo, Leo e Renzo si misero di buona lena a gottare, con una sassola che, per puro caso, avevamo portato con noi. Riuscimmo a tenere il mare e ad arrivare al porto di Monaco. Con la pila facemmo i soliti segnali, ma non ricevemmo alcuna risposta; entrammo nel porto e accostammo alla banchina. Chiamammo una ronda di passaggio, che ci portò al comando di Polizia, dove chiedemmo di informare Milou, l agente di collegamento. Arrivarono gli inglesi e Leo fu finalmente ricoverato al Pasteur di Nizza. Anche io e Rosina ci facemmo medicare il palmo delle mani piagate dal remare.

6 Paize Autu Pagina 6 L'8 settembre 1943 ero militare a Verona, all'aeroporto di Villafranca, per un corso di volo notturno. Niente ordini, caos assoluto, voci più diverse. Compresi che i tedeschi stavano deportando in Germania tutti i militari italiani. Tutti scappavano come potevano. Venni catturato perché, insieme ad altri, ci attardammo per prendere dei paracadute (allora i paracadute erano di pura seta, molto preziosa per fare... camicie). Venimmo rinchiusi nell'hangar e sorvegliati da un soldato tedesco. Come mascotte del reparto avevamo un cagnolino che, come tutti i cani, amava correre e riportare tutti gli oggetti che venivano lanciati. Il campo era tutto circondato da piantagioni di mais. Lanciammo più volte una pietra al cane allontanandoci dall'entrata dell'hangar; così facendo raggiungemmo il limite del campo. A quel punto il crucco cominciò a strillare "Alt! Alt!", ma noi con un balzo sparimmo tra le pannocchie del granturco. Ci sparò alcune raffiche, fortunatamente a vuoto. Camminammo a lungo, la coltivazione sembrava non finire mai. Di colpo uscimmo dalla campagna nei pressi di una casa colonica, quasi una villa. Chiedemmo asilo al proprietario che ci ospitò per alcuni giorni. Ma non potevamo rimanere lì per sempre: troppo pericoloso per noi e per quella gentile famiglia. Il proprietario mi procurò abiti civili e si premurò anche di consigliarmi come eludere gli innumerevoli controlli. Viaggiai in treno, scendendo e risalendo innumerevoli volte per superare i tutti i posti di blocco. Arrivai a casa mia a Bordighera. Mi arruolai nella Todt, l'organizzazione tedesca che "assumeva" operai italiani per lavori di costruzione, perché era convinzione generale che chi lavorava nella Todt non sarebbe stato richiamato militare. Lavorai a Mentone, poi un giorno, un manifesto affisso sui muri della città non lasciava dubbi: Todt o non Todt tutti gli uomini della classe 1921, la mia, e di altre venivano richiamati alle armi nell'esercito della Repubblica di Salò. I renitenti "Kaputt!" Con i fratelli Biancheri, fuggimmo a Seborga. Qui dopo l'8 settembre era anche arrivato un ufficiale della RAF, l'aviazione inglese, di origine brasiliana ma arruolato appunto nell'aviazione inglese. Dopo l'8 settembre era arrivato anche lui a Seborga e aveva dispiegato la bandiera inglese sul campanile della chiesa di Seborga. Noi segnalammo l'incoscienza e la pericolosità del gesto: "Qui comando io!" fu la risposta. Ci spostammo a Perinaldo perché là era troppo pericoloso. La stessa notte i tedeschi rastrellarono Seborga e uccisero il pilota inglese e la famiglia che lo ospitava. Eravamo al comando di Cekoff (n.d.r.: Mario Alborno), comandante partigiano che da borghese abitava a Bordighera. I problemi erano tanti e tutti molto seri. Eravamo 30 partigiani tra cui una ragazza - Sascia (n.d.r.: Ada Pilastri, che lasciò su "L'Epopea dell'esercito Scalzo" una vivida testimonianza delle difficoltà incontrate dai partigiani dell'imperiese nel rigido inverno 1944/'45) - ma la metà era disarmata. Proposi a Cekoff un piano per recuperare un po' di armi e ne discutemmo a lungo. Alla fine accettò, chiedendomi di quanti uomini avessi bisogno. "Nessuno, corriamo meno rischi se vado da solo". E così fu. Abitavo a Bordighera tra lo scalo merci della stazione e una casa dove erano accasermati dei militi fascisti. Casa mia era vuota, perché i miei genitori erano sfollati, come era stato consigliato da Radio Londra che suggeriva di abbandonare le case vicino ai nodi ferroviari perché soggetti a bombardamento. Dalle mie finestre controllavo agevolmente ogni movimento in stazione e nella casermetta dei fascisti. Avevo notato che ogni notte i militi si recavano a scaricare le merci che arrivavano con il treno e lasciavano la caserma sguarnita. Il gelataio Eccolo (Renzo Pirotelli) mi prestò il triciclo fatto a barchetta con il quale durante l'estate vendeva i gelati sul lungomare di Bordighera e Vallecrosia. Mi procurai anche un attrezzo da scasso e un piccone, depositai tutto nel portone di casa mia e attesi la notte. Alle 2 regolarmente arrivò il convoglio e tutti i militi uscirono per andare a scaricare il treno. Mi precipitai a portare il triciclo con gli arnesi da scasso vicino all'ingresso della casermetta. Piano piano, per fare meno rumore possibile, forzai la porta. Proprio nell'ingresso era in bella mostra la rastrelliera dei fucili con casse di munizioni. Tre alla volta li caricai nel ventre della barchetta e al quindicesimo caricai le scatole di munizioni. Il triciclo era quasi colmo. Riportai il carretto nel portone di casa mia e camuffai il carico coprendolo con alcuni pezzi di legna da ardere e una coperta. Prima che i militi tornassero, ero già sulla via Romana verso Vallecrosia. Passai anche per stradine, per evitare le ronde che facevano rispettare il coprifuoco, ma a Vallecrosia era inevitabile superare il posto di blocco. C'era un milite fascista che conoscevo: mi rimproverò di non rispettare il coprifuoco chiedendomi cosa trasportassi. Aprendo il coperchio della gelatiera risposi che stavo portando legna da ardere ai miei genitori sfollati a Soldano e viaggiavo di notte per evitare i bombardamenti. "E a Soldano non c'è legna?" "Si! Tanta, ma costa cara e questa l'avevamo in casa." Mi lasciò passare senza controllare sotto la legna. Pedalai e pedalai con fatica sulla leggera salita per arrivare fino a Massabò (n.d.r.: frazione di Perinaldo), dove mi aspettava Franco Palombi, un amico di Bordighera che mi aiutò a spingere lungo i tornanti per Perinaldo. Senza il suo aiuto non ce l'avrei fatta. Arrivammo stremati in cima alla collina... un urlo di gioia ci accolse. Baci, abbracci e strette di mano. La V^ Brigata partigiana Garibaldi era tutta armata! Gli adulti di oggi di Vallecrosia senz'altro, nella loro infanzia, hanno assaggiato i gelati della barchetta di "Eccolo! Eccolo!". Forse non sanno che quella barchetta ci aiutò a conquistare la libertà di cui oggi godiamo. La notte successiva venimmo attaccati da una autocolonna di tedeschi. Ci difendemmo, malgrado i tedeschi sparassero anche con una mitragliera pesante. Dei nostri perì un partigiano di Pigna che, nella vita civile, faceva il cuoco. Il sanremese Adler venne raggiunto da una raffica di ben 8 colpi. Non morì. Era un giovane di origine ebrea, sfollato a Perinaldo con la madre austriaca per sfuggire alle deportazioni. A Perinaldo si era arruolato con noi. La Redazione Bordighera 25 Aprile 2014 Paize Autu Pagina 7 : I NOSTRI EROI Per la prima volte parlo pubblicamente di mio fratello Giovanni Olivo, eroe della Resistenza. Lo faccio con pudore, perché nessuna parola è efficace per esprimere il senso della sua grande e breve esistenza. Giovanni aveva 21 anni quando il 2 Marzo 1945, fucilato dai tedeschi a Pieve di Teco, donò la propria vita per un grande ideale. A me non fu concessa la gioia della condivisione come sorella: ci ha separato la differenza di età. Infatti avevo dieci anni quando lui, studente in medicina all Università di Bologna, si rifugiò a Rezzo, dove aderì alla lotta partigiana, donando la propria giovinezza. Il suo nome è inciso sui Cippi che ricordano tutti i caduti: Arezzo, Pieve di Teco, Imperia e Bordighera. La sua assenza-presenza è incisa nel mio cuore. La sua testimonianza è stata per me un faro di luce nei momenti in cui la vita mi ha dato modo di svolgere ruoli delicati, prima come insegnante ed educatrice, in seguito nel ruolo delicatissimo di pubblico BIANCHERI ETTORE Partigiano BIANCHERI NINO Partigiano BIANCHERI PAOLO Partigiano BIANCHERI MULLER GIULIO C.L.N. BRUNATI RENATO Partigiano CATELANI FLAMINIO Partigiano COSTAMAGNA FRANCESCO Par FOCA FRANCESCO Partigiano MANASSERO CARMEN Partigiana MANASSERO GIOCONDA Parti MIRAGLIO FELICE Partigiano MIRANDA ABDON Partigiano MORETTA GIUSEPPE Partigiano OLIVA GIOVANNI Partigiano OLIVIERI CARLO Partigiano OLIVO GIOVANNI Partigiano PALLANCA LUIGI Partigiano RAINERI GIACOMO Partigiano RAMELLA ENRICO S.A.P. RENACCI ETTORE C.L.N. SCARPARI RICCARDO Partigiano TOMASI SILVIO C.L.N. VERRANDO VINCENZO Partigiano ZAMBONI EMILIO Partigiano amministratore, quale Sindaco della nostra amata Bordighera. Ho accettato e affrontato situazioni impegnative, spesso laceranti, guardando a Lui, a mio fratello Giovanni, Ettore LUPO Biancheri Bordighera 19/05/1924 Ventimiglia 23/03/1945 che offrì se stesso perché altri avessero la Vita. Ho voluto che da Rezzo, dove era stato tumulato dopo la sua morte, ritornasse a Bordighera, rispettando il desiderio dei nostri genitori. E tornò in un giorno speciale: il 14 Maggio 1996, festività di S. Ampelio. Ad attenderlo, con me al Camposanto c era il nostro amato e indimenticabile Parroco Don Pio Mauro. Sulla lapide sono incise queste parole: Offrì se stesso, perché altri avessero la vita. Questi altri siamo tutti noi Italiani, che godiamo di un bene prezioso come la Libertà, nata appunto dalla Resistenza, grazie al sacrificio di tante giovani vite. Quelle vite spezzate hanno permesso alla nostra Italia di avere la Costituzione repubblicana: la più bella del Mondo. Renata Olivo Bartolomeo Nino VOLPE Biancheri Bordighera 23/03/1922 Ventimiglia 23/03/1945

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