Mensile delle Associazioni di Volontariato Febbraio Anno IV - n. 29

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1 Mensile delle Associazioni di Volontariato Febbraio Anno IV - n. 29 CSVS Bando Perequazione EDITORIALE di Luigi Russo PAG. 2 La Puglia ha bisogno del volontariato CULTURA Intervista a Stefano Benni PAG. 15 Si prepara la nuova Puglia Sociale Poste Italiane s.p.a. - Sped. Abb. Postale - D.L. 353/2003 L. 27/02/2004-N.46 a.1-c.2-cns LE Sta per essere avviato il nuovo Piano Sociale Regionale. Nei giorni scorsi si è costituita la Commissione Regionale per le politiche sociali, che deve accompagnare la costruzione del Piano. Sono tante e significative le questioni che riguardano queste politiche, e bene ha fatto il presidente Vendola nell invitare tutti i pugliesi, di ogni colore politico, a lavorare per costruire un tessuto solidale vero e diffuso, specialmente in questo momento di grave crisi economico-finanziaria a livello mondiale, evitando di cadere in quella trappola oscurantista, ipocrita e immorale di criminalizzare la povertà, così come sembrano voler fare certe proposte di legge nazionali rispetto al tema dei Rom, degli immigrati, dei clochard, dei poveri in genere. Qual è il ruolo del volontariato in questo momento storico nella vita del nostro paese e della nostra regione? Sicuramente il fatto che stiano arrivando risorse economiche dalle Fondazioni Bancarie attraverso il Bando della Perequazione è un segnale importante, perché così potranno farsi servizi concreti realizzati dalle associazioni di volontariato nelle aree dei bisogni più evidenti. Ma questo non basta. Se è vero, come è vero, che nel tessuto culturale del nostro popolo si sta erodendo la matrice solidale e di responsabilità, per effetto dell irruzione dell individualismo e dell egoismo, veicolati attraverso i media, certamente i volontari, in collaborazione con le agenzie educative (Chiesa e scuola) devono impegnare maggiori risorse per amplificare e rivitalizzare la Segue a Pag.12 Ad Alessano il 27 febbraio PAROLE CHE CONTANO Speciale a pag. 8-9 Un forum sulle discariche abusive La spazzatura non conosce confini, soprattutto non conoscono confini gli inquinatori che si muovono lungo le linee di confine e depositano i loro rifiuti dove più gli conviene. Questo è un problema che coinvolge molti paesi del sud salento e quindi devono essere comuni le strategie per affrontare il degrado. Occorre che il territorio venga percepito come un bene comune. Da qui l idea di un forum delle amministrazioni dei paesi confinanti con il comune di Alessano, dei paesi delle 2 Unioni, delle associazioni ambientaliste, dei vigili urbani, della protezione civile, delle ditte preposte alla raccolta dei rifiuti, per analizzare questo fenomeno ed elaborare delle linee d azione comuni. Il forum, che è realizzato in collaborazione con le testate di Paese Nostro e Mondoradio e con le associazioni CSV Salento, SOS Costa Salento e Coppula Tisa, si terrà Venerdì 27 febbraio 2009 alle ore presso la sala conferenze di Palazzo Legari. Non disprezzare, non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza, l umile, il non visto, il fioco, il silenzioso perché quando saranno passati amori e battaglie nell ultimo camminare, nella spoglia stanza. Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara ma braci, un sorso d acqua, una parola sussurrata, una nota, il poco, il meno il non abbastanza. (Stefano Benni)

2 Febbraio Bando perequazione per la progettazione sociale Successo per gli incontri operativi con le odv. Tante le richieste di consulenza. Le domande più frequenti Le odv salentine stanno rispondendo entusiaste e numerose all'appuntamento con il bando perequazione. Tanto interesse ha avuto modo di esprimersi appieno nel corso degli incontri operativi organizzati dal CSV Salento a Lecce, Maglie, Casarano e Tricase, che hanno visto una forte partecipazione non solo delle odv dell'intero territorio provinciale ma anche di altri enti, profit e non profit (cooperative, imprenditori privati, comuni) attirati dalla possibilità di partecipare alle attività progettuali facendo rete con le odv del territorio, vere protagoniste del bando e uniche possibili proponenti dei progetti. Durante gli incontri operativi le associazioni hanno infatti avuto modo di presentare le loro proposte progettuali, confrontarsi con quelle delle altre, cercare opportunità di partnership e lavoro in rete, costituendo gruppi di lavoro proprio con l'obiettivo di rendere più efficace e mirata la progettazione e favorire il miglior utilizzo delle risorse messe a disposizione dal bando. A poche settimane dalla scadenza del bando, prevista per il 6 marzo, il processo di progettazione si è oramai messo in moto. Tante le richieste di consulenza pervenute agli operatori del CSVS, le domande inviate alla mail dedicata le faq pubblicate sul sito del CSV Salento (nell'area consulenza e assistenza). Molti i dubbi delle associazioni sul bando, per i quali i consulenti del CSV Salento sono sempre a disposizione, su tutti gli sportelli territoriali. Le perplessità più frequenti sul bando: I proponenti: possono essere proponenti (o responsabili di partnership in caso di progetti in rete) solo organizzazioni di volontariato aventi sede nella regione Puglia, iscritte al registro regionale del volontariato o anche non iscritte purchè, in quest'ultimo caso, costituite da almeno un anno dalla pubblicazione del bando (avvenuta il 23 dicembre 2008). Ciò significa che le odv devono possedere da almeno un anno tutti i requisiti prescritti dalla legge 266/1991 per le associazioni di volontariato: non potranno partecipare in qualità di proponente nel caso in cui abbiano modificato lo statuto per adeguarlo alla legge 266 nell'anno precedente alla pubblicazione del bando. In tal caso l associazione potrà partecipare al progetto solo in qualità di ente NON ODV. Inoltre non è sufficiente, ai fine della presentazione del bando quale proponente, la sola qualifica di ONLUS. La partnership: la partnership, obbligatoria per i progetti di importo superiore ai Euro, deve essere composta in maggioranza (cioè per la metà più uno) da organizzazioni di volontariato in possesso degli stessi requisiti previsti per la proponente/responsabile di partnership. Le odv partner, che non abbiamo i requisiti prescritti dal bando, saranno considerate ai fini del calcolo della maggioranza come enti NON ODV. Inoltre nella maggioranza non vanno considerati i cosiddetti partner erogatori ovvero i partner che contribuiscono, con denaro e altre risorse (ad esempio mettendo a disposizione una sede), al progetto senza prendere in alcuna forma risorse al progetto stesso. Possono, comunque, essere partner del soggetto, tanto enti pubblici (ad es. un comune), quanto soggetti privati (ad es. un imprenditore) e altri soggetti non profit. Gli ambiti di intervento: è possibile presentare un progetto che riguardi anche più (o addirittura tutti) gli ambiti di intervento definiti dal bando, crociando nel formulario al punto 1.4 le caselle corrispondenti. L'importante è che le relative attività progettuali (e quindi i settori d'intervento) siano contemplati tra le finalità istituzionali, previste nello statuto dell'organizzazione capofila. Le classi di intervento: l'importo previsto dal bando per le tre classi d'intervento dei progetti (classe a: fino a Euro; classe b: da a Euro; classe c dagli fino a Euro) si deve intendere come comprensivo del 20% di cofinanziamento obbligatorio: per esempio, in caso di progetto di classe a) l importo di è da intendersi come Euro (che saranno finanziati dal bando) Euro di cofinanziamento. A.Carbone Noi siamo con gli altri e tu? Nuova edizione del progetto del CSV Salento con le scuole Èpartito anche per l anno scolastico 2008/2009 il Progetto del Csvs Noi siamo con gli altri e tu?, in linea di continuità con la fortunata esperienza dello scorso anno, allo scopo di consolidare nei 10 istituti scolastici interessati la dimensione formativa della solidarietà. In questo nuovo anno scolastico si vuole continuare la sperimentazione avviata lo scorso anno con il trasferimento delle Buone prassi acquisite nel modo di coinvolgere i giovani attivamente e concretamente. Si vogliono, in tal modo, porre le basi per una formazione permanente che consolidi il principio della solidarietà e la cultura del dono, attraverso un percorso operativo che coinvolga in modo sinergico direttamente la scuola e la realtà del volontariato territoriale. Il progetto prevede il coinvolgimento delle associazioni socio-sanitarie, delle associazioni socio-culturali, delle associazioni ambientaliste e di protezione civile, attraverso la formazione dei ragazzi che verrà svolta da esperti (formatori, personale interno al Csvs e dirigenti del terzo settore) per conoscersi, confrontarsi e riflettere insieme, non soltanto sul progetto, ma anche sulle motivazioni e sulle idee di volontariato. Molteplici i temi affrontati: mission delle associazioni, aspetti fiscali e amministrativi, comunicazione, alfabetizzazione dei ragazzi e delle ragazze ai temi del volontariato, alla cultura del dono e della gratuità, sperimentare la cooperazione di gruppo, sviluppare l attenzione alla relazionalità, motivare alla scelta del volontariato come una delle dimensioni valoriali e operative della vita, far conoscere la vita associativa dall interno dell associazione stessa, cercare di avvicinare i giovani alle associazioni e viceversa per dare la possibilità di un ricambio generazionale nel mondo del volontariato. Le associazioni che hanno dato la disponibilità potranno fare tesoro di nuove risorse umane che abbiano appreso la cultura del dono e siano capaci di trasmetterla oltre ad avere la possibilità di farsi conoscere. Mimina Sergi Operazione naso rosso Dal Ministero della Gioventù una strategia globale di contrasto delle stragi del sabato sera Giovani e alcool. Un connubio che, stando alla cronaca attuale, appare ormai indissolubile e, purtroppo, foriero di eventi tragici. Il 2008 infatti si è caratterizzato per l'alto numero di decessi giovanili in seguito ad incidenti, le cui concause possono essere riconducibili all'abuso di alcolici e stupefacenti. Un tale fenomeno non poteva, naturalmente, essere ignorato dalle politiche di governo. Per tale motivo il Ministero della Gioventù e l'istituto superiore di Sanità hanno elaborato il progetto Operazione Naso Rosso, che sarà avviato a partire dal mese di marzo 2009 per la durata di un anno e mezzo. L'operazione viene presentata come una strategia globale di contrasto e prevenzione degli incidenti stradali legati al consumo ricreazionale di alcool e sostanze stupefacenti nei locali notturni e consiste in una serie di azioni diversificate di sensibilizzazione e prevenzione. Nello specifico saranno realizzati una campagna dimostrativa rivolta ai giovani sugli effetti causati dall'abuso di alcool e stupefacenti; un percorso di formazione per operatori sociali e volontari e per barman, operatori di sala e gestori dei locali; un monitoraggio per determinare le tendenze ed i consumi giovanili; l'istituzione di punti di informazione e di counselling in almeno 10 provincie italiane (per la Puglia, la provincia di Foggia); l'attivazione di un sito internet; l'istituzione di un numero verde; l'attivazione di servizi navetta nei parcheggi dei locali di maggior rischio, per accompagnare i giovani non in condizioni di guidare.

3 Una staffetta contro la violenza sulle donne La prevenzione e l'azione sul piano culturale al centro delle azioni per contrastare il fenomeno Un'anfora simbolo e testimone della lotta contro la violenza alle donne: ha fatto tappa anche nel Salento, dal 24 al 30 gennaio scorsi, la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, promossa dall Udi (Unione donne in Italia nazionale), accolta qui sul territorio dalla locale sezione Udi Marcare Salento. La staffetta, partita il 25 novembre scorso Giornata internazionale contro la violenza alle donne da Niscemi dove è stata assassinata la giovane Lorena Cultraro, continuerà ad attraversare l'italia per concludersi il 25 novembre 2009 a Brescia, dove è stata uccisa la ragazza pakistana Hiina Saleem. Dove arriva l'anfora nasce un'occasione di riflessione e confronto sul fatto che la violenza è la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 50 anni ha sottolineato Paola Martino, responsabile del Centro studi Osservatorio Donna di Lecce, nell'incontro leccese al Castello Carlo V e nella maggior parte dei casi i responsabili sono da cercare tra persone conosciute, nell'ambito del nucleo familiare. Non si tratta solo di una questione di una sicurezza, occorre anche agire sul piano culturale. La violenza nei confronti delle donne esprime più in generale la sopraffazione del più forte verso chi appare più debole ha affermato Sandra Meo, Vicequestore aggiunto della provincia di Lecce e lavorare sulla prevenzione in questo senso è fondamentale, più dell'azione di pura repressione. Vanno anche ricordati i 10 milioni di euro messi a disposizione dal piano regionale contro la violenza ha aggiunto Serenella Molendini, Consigliera di parità provinciale e regionale e che serviranno a potenziare le azioni sul piano della prevenzione, dell'informazione, della formazione degli operatori, ma anche sul fronte della costituzione dei centri antiviolenza e delle case rifugio, queste ultime al momento assenti sul territorio della provincia di Lecce. Sarà necessario predisporre anche percorsi di reinserimento lavorativo per favorire l'indipendenza economica delle donne che fuggono da situazioni difficili. La Consigliera di parità ha anche annunciato che sarà riproposto quest'anno, per la seconda volta, il corso di autodifesa personale, e che sarà tenuto sia su Lecce che nell'area del sud Salento. GENERE Il termine stalking deriva dall inglese to stalk, termine tecnico della caccia, traducibile in fare la posta e riconducibile a un insieme di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza, controllo, ricerca di contatto e comunicazione nei confronti di una vittima. Il 16 gennaio è stato finalmente firmato, alla presenza del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, del Ministro della Difesa Ignazio La Russa e del Comandante Generale dell Arma dei Carabinieri, Gen. Gianfrancesco Siazzu, il Protocollo d Intesa per contrastare lo stalking. Verranno quindi condannati tutti quegli atti persecutori che avvengono attraverso comportamenti assillanti e ripetuti di cui spesso sono vittime le donne. Questo atteggiamento, generando paura, può arrivare a compromettere le normali attività quotidiane della vittima. Lo scopo del protocollo è costituire una task force per monitorare il fenomeno e quindi rendere più efficaci le misure per contrastarlo. Intanto è approdato alla Camera il Decreto Legge che introduce il reato di stalking. Questo decreto predispone misure contro gli atti persecutori, introducendo nel codice penale questo reato con l art. 612 bis. È prevista la pena della Febbraio Legge contro la Stalking: fino a quattro anni di reclusione per gli autori di molestie Il 55% dei casi si verifica all interno della relazione di coppia IL COMMENTO reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere. Vengono considerate circostanze aggravanti: la commissione del reato ad opera del coniuge legalmente separato o divorziato; la commissione del reato ad opera di persona che sia stata legata da relazione affettiva; l essere, il soggetto passivo, un minore il che aumenta la pena fino al doppio. Viene inoltre consentita l intercettazione di conversazioni, comunicazioni telefoniche, e di altre forme di telecomunicazione nei procedimenti relativi al reato di atti persecutori. Il decreto introduce inoltre, con il nuovo art. 282 ter c.p.p., una misura cautelare personale coercitiva consistente nel divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, che può essere allargata anche ai congiunti. Secondo l Osservatorio Nazionale Stalking, il 55% dei casi si manifestano all interno di una relazione di coppia, mentre il 25% all interno di un condominio. Sara Beaujeste D Arpe L'amore molesto: I risvolti psicologici dello stalking Alla base dei comportamenti persecutori ci sono separazioni traumatiche e la paura dell abbandono Comportamenti irrazionali non sono insoliti negli amanti delusi, nella maggior parte dei casi però sono di breve durata. Quando invece un atteggiamento amoroso oltrepassa i limiti della normalità e diventa persecuzione si parla di stalking. Tre essenzialmente i segni caratteristici dello stalking, definito anche sindrome del molestatore assillante: la ripetitività, l'insistenza e l'intrusività dei contatti e delle comunicazioni che insinuano nella vittima ansia e terrore tanto da stravolgerne le normali abitudini di vita. Si tratta di personalità deboli con esperienze di separazioni infantili traumatiche, che per paura di essere abbandonati si legano ossessivamente a qualcuno, il quale diviene funzionale per la propria esistenza. Oltre alle motivazioni sentimentali, gli stalker possono essere mossi dal desiderio di vendicare un danno o un torto, vero o presunto, che ritengono di aver subito. Tendono infatti ad equivocare le comunicazioni e i feedback altrui. Le persone più a rischio sono quelle che svolgono le cosidette professioni di aiuto come medici, psicologi ed infermieri. Infatti l'ascolto e l'intervento su questioni intime e delicate e la dedizione professionale, possono venire fraintese come interesse affettivo e amoroso del professionista. Così di fronte alla delusione per il tradimento di un'aspettativa eccessiva che si reputa tradita, il comportamento persecutorio è un modo per vendicarsi del presunto abbandono. Gli effetti più frequenti sulle vittime sono disturbi d'ansia e il disturbo post-traumatico da stress che, spesso, non cessano in concomitanza con la cessazione delle molestie. Il tentativo di recupero dello stalker, spesso trascurato a fronte dell'urgente tutela della vittima, è presupposto imprescindibile nell'ambito di un piano di contrasto e prevenzione del fenomeno. Pertanto è necessario che la normativa in esame preveda per il molestatore insistente, unitamente alle sanzioni, un percorso riabilitativo di tipo psicologico. Una psicoterapia può aiutare lo stalker ad acquisire le competenze che consentono di avvicinare le persone in modi gradevoli e convincenti, educandolo a non entrare immediatamente in crisi di fronte ai rifuti e ad usare modalità di comunicazione più adeguate. Anna Lucia Sabetta

4 ASSOCIAZIONI Il cordone della solidarietà Le battaglie e i risultati del Comitato che opera per promuovere la donazione del sangue del cordone ombelicale La vita è il dono più grande. Cosa c è di più speciale, nel momento più bello della vita - quando nasce un bambino - del poter offrire un altro dono di vita, il cordone ombelicale, che possa accendere una speranza in favore di un altra vita? Da tre anni, il Comitato Un cordone per la vita (www.uncordoneperlavita.org) combatte per promuovere la vita attraverso la donazione del cordone ombelicale. In tre anni, raccogliendo oltre 10mila adesioni individuali e le innumerevoli associazioni di volontariato, è riuscito a vincere battaglie importanti, prima fra tutte l istituzione di una banca del sangue del cordone ombelicale, grazie ad una potente ed efficace campagna di comunicazione sociale. Tanto da aggiudicarsi, nel 2008 a Roma, all'annuale Fundraiser Gourmet Lunch presso il circolo di Villa Spada, il premio dell Associazione Effemeridi il Riccio dell Angelo, che viene assegnato a personalità del mondo della cultura, dell'informazione, dell'impegno civile e sociale che si distinguono per la personalizzazione di nuove forme di comunicazione e per la costruzione di nuovi messaggi. A seguito della battaglia del Comitato, condotta con point informativi specifici itineranti, raccolta di firme, con convegni nazionali e provinciali, eventi di taratura regionali e altre manifestazioni pubbliche, nell'agosto del 2007 la Regione Puglia ha istituito la prima Banca Regionale del sangue del cordone ombelicale, presso l Ospedale "Casa Sollievo della sofferenza" di S. Giovanni Rotondo. Tuttavia, tale designazione, risultava insufficiente, di per sé, a configurare e realizzare in concreto l'attività di raccolta e conservazione del sangue cordonale in tutta la regione, essendo necessari almeno più centri di prelievo e di raccolta del sangue da individuare presso strutture sanitarie costituite nei vari punti geografici della Puglia in considerazione della conformazione geografica del territorio che si allunga da nord a sud sul Tacco d'italia con distanze pari a non meno di 500 km. Un secondo traguardo è stato raggiunto il 14 agosto 2008 quando la Regione ha deliberato il progetto Rete regionale per il prelievo e la raccolta del sangue placentare, con il quale ha fissato i criteri per l'accreditamento dei centri di raccolta del sangue del cordone ombelicale che entrano a far parte della rete regionale nonché le procedure per il prelievo e la raccolta. A questo fine ha ulteriormente individuato 14 centri in tutta la regione, due nel Salento, a Lecce presso l'ospedale "Vito Fazzi" e a Tricase, presso l'ospedale "Cardinale Panico". Ad oggi Febbraio Alessia Ferrari non vi sono altre strutture in provincia che abbiano i requisiti minimi richiesti stabiliti dalla regione per ospitare un centro di raccolta. "Questi risultati rappresentano ha dichiarato Alessia Ferreri, presidente del Comitato - un evidente riconoscimento della fondatezza della nota battaglia di civiltà condotta in materia. Pur dopo aver raggiunto questo ulteriore importante traguardo ha continuato - persisteremo nel nostro impegno, vigilando sui tempi di messa in atto e di messa a regime di tali centri e, al contempo continueremo nella massiccia e capillare opera di sensibilizzazione per la formazione di una cultura alla donazione e della donazione del cordone ombelicale. Noi promuoviamo la donazione del sangue del cordone, e scoraggiamo la conservazione privata a pagamento, consentita solo all estero e dietro nulla osta del Ministero, e che ha una bassissima possibilità di utilizzazione, una su 300mila casi, sia per la compatibilità che per la durata del cordone. Pochi sanno infatti che ha una durata massima di anni, mentre una malattia genetica si manifesta generalmente dopo i 25 anni. E ancora obiettivo primario proseguire nell opera di sensibilizzazione delle donne e delle famiglie salentine e pugliesi sull'importanza (oltre che sulla facilità e mancanza di dolore) della donazione del sangue del cordone ombelicale, e di informazione sugli adempimenti necessari per rendere efficace e possibile la donazione. Silvana Sarli L'agenzia culturale Bfake organizza il primo torneo 'senza confini' Le squadre saranno composte da comunità straniere, gruppi informali, associazioni Popoli diversi? Palla al centro!in campo, contro ogni forma di razzismo, all'insegna della condivisione e dell'interazione: l'agenzia culturale Bfake e le Officine Culturali Ergot di Lecce hanno organizzato il primo torneo di calcio calcio senza confini, un progetto che tenta di mettere in comunicazione realtà sociali diverse, come associazioni culturali, comunità migranti e gruppi di persone che supportano il rispetto delle diversità. Il torneo si pone l'obiettivo di sensibilizzare i partecipanti a tali valori attraverso lo sport e momenti ludici ad esso associati. Per la realizzazione dell'evento si utilizzerà l'impianto sportivo all'interno dell'ex Opis, la scelta è determinata dal fatto che la struttura è sita all'interno dell'area urbana, cosa che permette la possibilità di accedervi facilmente, e che inoltre i momenti ludico-creativi potrebbero coinvolgere gli stessi utenti dei servizi della struttura. Tale torneo si inserisce appieno in un più ampio progetto nazionale di rivalutazione degli spazi e di recupero delle strutture sociali urbane. Il torneo partirà sabato 4 aprile per concludersi sabato 4 luglio. Le partite verranno disputate tutti i fine settimana (sabato/domenica) dalle ore 14:00 alle ore 20:00. Le partite dovranno svolgersi all'insegna del fair play e del rispetto del regolamento e dei principi che ispirano il torneo. Tutti i partecipanti alla manifestazione sportiva saranno coperti da polizza assicurativa. Il materiale informativo e i moduli per le iscrizioni sono disponibili presso la nostra agenzia. Il termine massimo di consegna delle liste e dell'iscrizione delle squadre è il 10 marzo L Agenzia Bfake è un'agenzia culturale che si propone per la realizzazione di idee e progetti all'insegna della circolazione dei saperi. Una struttura sperimentale che mira ad una contaminazione attiva tra salento e villaggio globale. Via N. Valletta 14/16, Lecce Tel. e Fax

5 Ecco il Centro Renata Fonte Dieci anni contro la violenza e la solitudine, accanto alle donne Sono già dieci anni che è attivo a Lecce il Centro Renata Fonte, nato nel 1998 e gestito dall'associazione Donne Insieme (Conservatorio S.Anna, Via S. Maria del Paradiso 12, , , Una realtà che ha portato avanti il proprio lavoro di radicamento sul territorio, con l'obiettivo di diventare punto di riferimento per le donne e i minori che subiscono violenza. Abbiamo ripercorso gli elementi essenziali di questa attività insieme a Maria Luisa Toto, presidente del Centro. Presidente, come è nato il Centro e sulla base di quali obiettivi? Il Centro nacque con l'obiettivo di promuovere sul territorio la cultura della legalità e della non violenza, contrastando ogni forma di violenza verso donne e Maria Luisa Toto minori. Abbiamo deciso di intitolarlo a Renata Fonte, assessore a Nardò, uccisa nel 1984, riconosciuta anche grazie al nostro impegno vittima di mafia nel Si batteva per la legalità, era attiva sui temi della solidarietà e della non violenza, dedicare il Centro a lei è stato come continuare a farla vivere attraverso ogni donna. Come si concretizza il vostro impegno, attraverso quali servizi? A disposizione delle donne che hanno bisogno di aiuto ci sono le volontarie del nostro Centro che a titolo gratuito mettono a disposizione il proprio tempo e la propria professionalità. C'è il servizio di consulenza e assistenza legale, l'accompagnamento presso le strutture sanitarie di emergenza e presso le forze dell'ordine per sporgere denuncia. Inoltre, nel momento in cui una donna Adozione e affido: un corso per accogliere con amore nazionale famiglie adottive e affidatarie da sempre si propone di formare e informare le famiglie che si apprestano L Associazione ad un passo importante, come quello di accogliere temporaneamente o definitivamente un bimbo. Una scelta che cambia la vita a tutti i soggetti coinvolti e che va, quindi, vissuta nel massimo della consapevolezza. Per farlo, il confronto con gli esperti e con chi ha già avuto un esperienza diretta, rappresenta non solo un utile aiuto, ma, in molti casi, anche una marcia in più. Per questo, ha organizzato a Lecce per il secondo anno consecutivo Nel cuore dell adozione", allo scopo di preparare sotto più punti di vista (da quello psicologico a quello legale) le coppie che aspirano ad adottare un bambino. Il corso si articola in un ciclo di quattro incontri, nei giorni 7, 14, 21 e 28 febbraio, a Lecce, dalle ore alle ore 18.30, presso la Pinacoteca D'Arte Francescana dei Frati Minori di Fulgenzio, in via Imperatore Adriano 79. La partecipazione al corso è gratuita e, al termine, è previsto il rilascio di un attestato di frequenza. Gli incontri avranno come relatrici Frida Tonizzo, assistente sociale dell'anfaa, che illustrerà la legislazione e le procedure relative all'adozione nazionale e internazionale, Donata Micucci, presidente nazionale dell'anfaa, che parlerà della storia del minore e degli effetti dell'adozione, e la psicologa Paola Vaglio che approfondirà gli aspetti relativi all'adozione di un minore straniero. Completa il programma la realizzazione di un focus group, mediato da esperti, sulle eventuali problematiche riscontrabili da una coppia che si appresta ad accogliere nella propria famiglia un bimbo. Questa sarà anche l'occasione per alcuni genitori adottivi di raccontare le loro esperienze personali. Quando nel 1962 la nostra associazione ha spiegato Grazia Manni, presidente della sezione Anfaa di Lecce è stata fondata, l adozione era solo un diritto degli adulti ad avere una discendenza e l affidamento familiare era una possibilità sconosciuta. Oggi, grazie anche al nostro impegno, sia l adozione che l affidamento sono diventati strumenti importanti per dare ai bambini, privi di un ambiente familiare idoneo alla loro crescita, il diritto ad avere una famiglia. L'Anfaa, che ha alle spalle quasi mezzo secolo di vita, si occupa da sempre della promozione e della difesa del diritto dei bambini ad avere una famiglia. Affinché venga riconosciuto ai minori questo indispensabile diritto, si impegna nella diffusione della cultura dell'adozione e dell'affidamento, fornendo consulenza e sostegno agli aspiranti genitori e a coloro che hanno già adottato un minore italiano o straniero. Per informazioni, si possono contattare i numeri o dalle ore alle ore ASSOCIAZIONI Febbraio Volontari in ospedale, accanto ai bambini ricoverati La Fondazione Abio ha organizzato a Lecce un corso di formazione per operare nella pediatria del Vito Fazzi Vivere il volontariato stando vicino ai bambini, per cercare di ridurre il rischio di trauma che può provocare in loro l'impatto con l'ospedale. La Fondazione Abio (Associazione per il bambino in ospedale) Italia Onlus ha organizzato un corso di formazione a Lecce per preparare ad assistere i bambini ricoverati presso la Pediatria dell ospedale Vito Fazzi. Un servizio prezioso, dunque, che potrà essere a disposizione anche nella pediatria di Lecce grazie al corso che è stato avviato martedì 27 gennaio, con un primo incontro informativo presso la pediatria dell ospedale Vito Fazzi, che è servito ad illustrare l'attività di Abio ed il tipo di volontariato svolto nelle pediatrie in cui opera da trent anni accanto a bambini e adolescenti, e offrendo un supporto ai genitori che li accompagnano. Il corso per aspiranti volontari è articolato con una parte teorica, che affronta i temi della conoscenza di sé e compatibilità con il ruolo e i compiti del volontario Abio, della relazione con il bambino ospedalizzato e la sua famiglia, degli aspetti igienico - sanitari comportamentali, dell attività ludica, con un seminario psico-motivazionale, e con una parte pratica e 60 ore di tirocinio in ospedale. Per diventare volontari Abio è richiesta un età minima di 18 anni, e per ragioni assicurative, massima di 69. Il compito del volontario Abio è accogliere il bambino al momento del ricovero e chiama ed espone la propria situazione, tutto viene registrato. Il Centro diventa così informato dei fatti, e testimone della violenza subita, in modo da essere accanto alle donne in tutte le fasi del processo civile o penale. In alcuni casi siamo noi stessi del Centro a telefonare alle forze dell'ordine per segnalare quello che sta accadendo e chiedere l'intervento. Poi c'è l'altro aspetto fondamentale della prevenzione.. Sì, portiamo avanti progetti di educazione alla non violenza nelle scuole, promuoviamo sul territorio iniziative di sensibilizzazione. Siamo anche entrati a far parte della Rete nazionale anti-violenza e della mappatura del numero verde nazionale 1522: se una donna di Lecce e provincia compone il numero, il call center nazionale passa la chiamata al nostro Centro. A cosa ha portato il lavoro di questi dieci anni? Abbiamo lavorato sulla percezione del problema della violenza: negli anni scorsi non se ne parlava, per le donne subire era una cosa normale, subentravano la vergogna, il senso di colpa e la solitudine. Nel tempo qualcosa è cambiato, siamo riusciti ad abbattere una serie di pregiudizi e preconcetti, a mettere a nudo il fenomeno, a far crescere nelle donne la consapevolezza, il coraggio della denuncia, anche se il sommerso c'è ancora. Le richieste di aiuto sono andate mano a mano crescendo, contribuisce molto il numero di cellulare a disposizione cui è possibile chiamare 24 ore su 24. La maggior parte dei casi di violenza sessuale, fisica o psicologica - avviene tra le mura domestiche, la fascia di età più colpita è quella tra i 30 e i 50 anni e la violenza è trasversale, prescinde dal ceto sociale della singola persona, anche se per una donna senza autonomia economica il dolore diventa disperazione. E' possibile uscirne, noi accompagnamo le donne in questo percorso fin quando non c'è la forza di ridisegnare un nuovo progetto di vita. Con quali prospettive volete continuare? Siamo soddisfatti di aver condotto alcune battaglie importanti, sull'allontanamento del coniuge dalla casa familiare, per la modifica dell'art.341 bis del codice civile. Andiamo avanti sapendo che tanto è stato fatto ma che su temi come questi un obiettivo raggiunto non è acquisito per sempre, deve essere quotidianamente curato. Sara Mannocci facilitare il suo inserimento in reparto, assisterlo durante le visite ambulatoriali, intrattenendolo e distraendolo durante l attesa, collaborare con il personale sanitario a prepararlo alle varie procedure terapeutiche cui verrà sottoposto (iniezioni, prelievi, radiografie, interventi chirurgici, ecc.), rendere più accoglienti i reparti con decorazioni e arredi, garantire al bambino una presenza rassicurante in assenza della mamma o di altri familiari. Nei confronti dei genitori il volontario contribuisce a sdrammatizzare la malattia del bambino ascoltando i loro problemi ed offrendosi come tramite in un ambiente sconosciuto, fornisce ai genitori informazioni sul comportamento da tenere e sulle norme da rispettare nell interesse di tutti, informa sui servizi, supporti e agevolazioni di cui è possibile usufruire, assicura una presenza amica accanto al bambino, permettendo al genitore di assentarsi serenamente. Per informazioni, segreteria Fondazione Abio Italia Onlus tel. 02/

6 E' un paese più avanti del suo governo. Questo il concetto di fondo emerso dal 21 L'Italia? Rapporto Italia di Eurispes, presentato venerdì 30 gennaio a Roma presso la Biblioteca Nazionale alla presenza di circa un migliaio di persone. Il Rapporto, rinnovato nei contenuti e nello stile quest anno conta ben 100 schede di approfondimento traccia un profilo di un Paese in "impaziente attesa come afferma in apertura il Presidente di Eurispes Italia Gian Maria Fara. "Il Paese continua Fara - sembra più avanti del suo Governo e attende, appunto, che questi lo raggiunga. Un governo che sembra procedere due passi avanti e uno indietro". Per questo - sottolinea ancora Fara - occorre fornire al più presto risposte urgenti ai cittadini italiani affrontando questioni urgenti: la riforma della giustizia, quella della pubblica amministrazione e la ridefinizione di un modello di welfare in senso europeo. Uno degli elementi fondamentali emersi dal Rapporto "è il ruolo che in questo momento storico possono avere i corpi intermedi della società, le imprese ed il mondo associativo per riuscire ad avviare l'economia ed il benessere commenta Luigi Russo, presidente del Csv Salento. Per noi costituisce motivo di orgoglio il fatto di essere stati segnalati nel Rapporto Eurispes 'Nostra Eccellenza' tra le cento realtà italiane che trascinano nella direzione dello sviluppo e del cambiamento". Molte le sezioni che raccolgono, in forma di indagine, ricerca e sondaggio, i trend più significativi del paese e che forniscono una fotografia del paese tra nuove tendenze e vecchi ancoraggi. Abbiamo soffermato lo sguardo su alcuni che, dal punto di vista culturale, sociale e del costume, ci appaiono come più significativi. Ambiente. Taranto: un primato che fa male Il Rapporto Italia ha dedicato un intera scheda e ne parla come di un emergenza nazionale. Perché e come si è evoluta negli ultimi anni la situazione? È inserita tra le 14 aree ad alto rischio ambientale a causa della forte concentrazione di insediamenti produttivi particolarmente vicini al tessuto urbano. Il valore medio annuo di concentrazione di polvere sottili (PM 10) è il più alto tra quelli registrati nelle città capoluogo di provincia. Altro dato significativo per Taranto è la concentrazione nell aria di ozono, molecola tossica per l uomo. Un dato ancora più allarmante è quello che riguarda le emissioni di sostanze inquinanti attribuibili ai grandi stabilimenti industriali presenti sul territorio (Ilva, Eni, Edison, Camentir). La quantità di anidride carbonica prodotta dai principali stabilimenti della zona industriale di Taranto, ha superato, nel corso del 2006, i 23,4 milioni di tonnellate, pari al 26,2% in più rispetto allo stesso dato riferito al 2002 (18,6 milioni di tonnellate). L inquinamento atmosferico da diossine, costituisce poi un vero e proprio caso nazionale. La soglia di emissione annua oltre la quale tali elementi inquinanti, cumulativamente, possono rappresentare un pericolo per la salute dell uomo, è di un grammo, mentre il dato relativo a Taranto (l Ilva) è sconcertante: tra il 2002 e il 2006, il livello di diossina nell aria è cresciuto del 28,2% passando da 71 grammi/anno a 93 grammi/anno (93 ATTUALITÀ volte il limite stabilito dall Apat) mentre nello stesso periodo e a livello nazionale, si è riscontrata una diminuzione delle concentrazioni (da 222,5 a 99,5 grammi/anno). Giovani: tra nuove forme di socialità e vecchi valori, ansiosi per il futuro In Italia sono oltre 4 milioni i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni. Considerati nel complesso (18-34 anni) i giovani in Italia rappresentano il 20,7% della popolazione. Al sud si registra la presenza del maggior numero di giovani, sia globalmente intesi sia che per specifiche fasce di età. Un dato rappresentativo delle evoluzioni sociali è quello relativo al permanere dei giovani nel nucleo familiare originario. Il 59,1% dei giovani nella fascia di età che va dai 25 ai 29 anni vive ancora in famiglia, situazione che riguarda particolarmente quelli di sesso maschile. Un dato interessante è quello emerso dall indagine Fivol 2006 che ci fornisce una identità spesso non nota del giovane. Secondo la ricerca il 47,8% è impegnato in attività continuative di volontariato. Il sud del paese si conferma l area geografica con la maggiore presenza: il 21,1% delle organizzazioni di volontariato sono costituite per oltre il 50% da giovani (contro il 12,3% del centro e il 9,5% del nord). Ma quali sono gli interessi prevalenti dei giovani e quali i fattori aggreganti? Il 67% dei giovani definisce il gruppo dei pari il principale valore in cui credere. Oltre al gruppo, fattori con il medesimo potere aggregativo sembrano essere la musica, la strada (vissuta in differenti modi) e la religione. Se gli elementi di solidità del gruppo sembrano fornire sufficienti garanzie ai giovani contemporanei, più Febbraio Un paese più avanti del suo governo Presentato a Roma il 21 Rapporto Italia di Eurispes. Il ruolo dei corpi intermedi della società, delle imprese e del mondo associativo per superare la crisi incertezze si rintracciano rispetto al futuro. L 84% dei ragazzi condivide l idea che, sebbene le persone abbiano qualifiche elevate, nell arco di venti anni potrebbe non esserci alcuna garanzia di trovare un buon lavoro; l 83% concorda sul fatto che il divario tra ricchi e poveri nel prossimo futuro si allargherà rispetto a oggi. I giovani italiani considerano, infatti, la loro situazione molto peggiore rispetto ai loro coetanei europei. Omosessualità: tra vecchi atteggiamenti e la caduta di qualche tabù Quali sono le opinioni e gli atteggiamenti degli italiani nei confronti dell omosessualità? Eurispes ha risposto con un indagine che non lascia margini a dubbi o interpretazioni: la maggioranza degli italiani (52,5%) afferma di considerare l omosessualità come una forma di amore identica all eterosessualità; un terzo dichiara invece di tollerarla solo se non ostentata, mentre quasi un italiano su dieci la definisce immorale. Assimilabile agli atteggiamenti dichiarati anche la risposta del genitore cui viene confidato dal proprio figlio, di essere omosessuale. Il 53,5% dopo la sorpresa, accetterebbe la circostanza, il 13,7% tollererebbe il fatto, il 12,7% non lo accetterebbe e il 2,2% porterebbe il figlio da un medico pensando che si tratti di un problema momentaneo. Non si rileva più un tabù invece l unione civile. Il 58,9% degli italiani si dice favorevole ad una forma di riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali. Severa invece la posizione del no all adozione. Il 69,1% degli italiani è assolutamente contrario al cospetto di un 19% che si dichiara favorevole. A.Carbone Nel corso del 2008, 48 i suicidi nelle carcere italiane, tre nell'area di Lecce I dati raccolti nel dossier realizzato da Ristretti Orizzonti, giornale della Casa di Reclusione di Padova e dell'istituto di pena femminile della Giudecca Sono almeno 121 i detenuti che nel 2008 sono morti nelle carceri italiane, di cui almeno 48 per suicidio, mentre alcuni casi rimangono dubbi e si attende ad oggi l'esito delle indagini. Questi alcuni dei dati che emergono dal dossier 2008 realizzato da Ristretti Orizzonti, il giornale della Casa di Reclusione di Padova e dell'istituto di pena femminile della Giudecca. I casi riportati nel documento - Morire di carcere - non rappresentano la totalità delle morti che avvengono all interno dei penitenziari, ma solo quelli che è stato possibile ricostruire in base alle notizie dei giornali, delle agenzie di stampa, dei siti internet, delle lettere scritte dai volontari o dai parenti dei detenuti morti. Tra i 48 casi di suicidio accertati, dunque, 3 si sono verificati a Lecce, in 2 casi di questi si trattava di persone agli arresti domiciliari, la terza persona era detenuta nel carcere cittadino. Dal 1990 ad oggi, sottolinea il dossier, si sono tolti la vita 957 detenuti e prevedibilmente nel 2009 verrà raggiunta la quota di suicidi in carcere nell'arco di 20 anni. Particolarmente a rischio risulta essere la condizione di isolamento, e nel 2008 un terzo dei suicidi sono stati messi in atto da detenuti che si trovavano soli in cella, o per disposizione dell'autorità giudiziaria, o per altri motivi: 16 delle vittime erano isolate e 3 di loro assegnate al regime di 41-bis, il cosiddetto carcere duro. Il numero dei detenuti che durante l anno sono soggetti alle diverse forme di isolamento non vengono diffusi dal Dipartimento dell Amministrazione Penitenziaria, mentre sono noti quelli dei sottoposti al regime di 41-bis : nel quinquennio il loro numero medio è stato di 562 e i suicidi sono stati 14: un tasso che supera di 4,45 volte il normale regime detentivo, e di 93,45 volte superiore rispetto a quello riscontrato nella popolazione italiana. Tra le 48 segnalazioni di suicidi in carcere che sono arrivate nel 2008, inoltre, il dossier è riuscito a ricostruire soltanto le storie di 37 persone: 21 erano in attesa di giudizio e 16 stavano scontando una pena definitiva, 31 erano italiani e 6 stranieri, 33 uomini e 4 donne. La frequenza maggiore si è registrata tra le persone in attesa di giudizio, per quanto riguarda la posizione giuridica; tra gli italiani, per quanto riguarda la nazionalità e tra le donne per quanto riguarda il genere. Nell'insieme dei suicidi 11 casi hanno coinvolto persone di età compresa tra i 20 e i 30 anni, 12 con un età compresa tra i 30 e i 40 anni, 9 tra i 40 e i 50 anni e infine 5 con un età compresa tra i 50 e i 60 anni. La fascia tra i 20 e i 30 anni rappresenta il 26% delle persone detenute, che ha messo in atto il 29,7% dei suicidi.

7 INFANZIA Febbraio Unicef, Rapporto sull infanzia nel mondo 2009 E dedicato alla salute materna e neonatale il Rapporto sull infanzia nel Mondo 2009 redatto dall Unicef e presentato il mese scorso a Roma. Come sempre in questi casi il rapporto tratteggia una linea di confine molto netta tra le condizioni delle donne e dei bambini dei paesi in via di sviluppo e la situazione del mondo industrializzato. In Niger, il paese con il più alto tasso di rischio di mortalità materna, una donna su sette corre questo pericolo nel corso della vita. Lo stesso rischio, nel mondo industrializzato, è di uno su ottomila. Basterebbe solo questo dato a chiarire come la situazione sia legata a filo doppio con le condizioni igeniche e sanitarie in cui a tutt oggi le donne del terzo mondo solo costrette a partorire, e a suo conforto se ne aggiunge un altro: circa l 80% delle morti materne sarebbero semplicemente prevenibili se le donne avessero accesso ai servizi minimi di maternità e di assistenza sanitaria di base. Ovviamente l epicentro del fenomeno, localizzato soprattutto in Asia ed Africa, registra da il 95% delle morti materne e il 90% di quelle infantili nel mondo. Se da una parte infatti, molto è stato fatto per diminuire il tasso di mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni (meno 27% negli ultimi 15 anni), ancora nel mondo, dal 1990 ad oggi circa dieci milioni di donne sono morte per complicanze legate alla gravidanza e al parto e quattro milioni di bambini sono morti nei loro primi 28 giorni di vita. La gravidanza e la maternità precoci mettono a serio rischio la salute delle bambine. Più una ragazza è giovane quando rimane incinta, maggiori sono i rischi sanitari per lei e per suo figlio. Le morti materne legate alla gravidanza e al parto sono una importante causa di mortalità per le ragazze tra i 15 e i 19 anni nel mondo, contando quasi morti ogni anno. I matrimoni e le gravidanze precoci, l HIV e l AIDS, la violenza sessuale e altri abusi legati al genere aumentano anche il rischio che le ragazze abbandonino la scuola. Questo, a sua volta, stabilisce il circolo vizioso della discriminazione di genere, la povertà, e gli alti tassi di mortalità materna e infantile. Per porre un rimedio solido e duraturo su questo fenomeno, l Unicef si è prefissato la data limite del 2015, quando verranno confrontati e analizzati gli Obiettivi di Sviluppo per il millennio. Trovare una soluzione entro quella data permetterebbe di salvare milioni di vite e di permettere a milioni di donne di procreare senza che il più grande atto di vita rischi di diventare anche l ultimo. Sergio De Cataldis Minori, presentato il secondo monitoraggio provinciale sui casi di maltrattamento Violenza di tipo psicologico e incuria tra le situazioni più frequenti. Alla base famiglie fragili e con più problematiche Avere un quadro di riferimento aggiornato sulla realtà dei minori che hanno vissuto condizioni di disagio e contesti di violenza. Con questo scopo la Fondazione Rico Semeraro e la Cooperativa Solidarietà Salento, con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, hanno realizzato il secondo monitoraggio sul maltrattamento dei minori in provincia di Lecce, un lavoro che aggiorna il precedente pubblicato nel Abbiamo rilevato 1349 casi di maltrattamento, 795 attraverso il canale dei consultori, 554 attraverso quello dei servizi sociali spiega Valeria Vicanolo, direttore di Solidarietà Salento e dell area sociale della Fondazione Rico Semeraro. Questi casi fotografano la situazione a livello provinciale nell arco del primo semestre del Per poter agire e programmare gli interventi nel modo migliore è fondamentale una conoscenza approfondita del fenomeno, nello specifico le caratteristiche del maltrattamento, le diverse tipologie, il funzionamento della presa in carico dei minori e degli interventi effettuati. L obiettivo, sulla base dei dati a disposizione, è trovare una strada comune che porti avanti azioni non frammentate ma condivise. La necessità di un lavoro in rete, che coinvolga diverse competenze e professionalità, nasce dalla natura stessa del fenomeno da contrastare: solo nel 23% dei casi il maltrattamento è singolo, riguarda cioè una sola tipologia, nella gran parte dei casi è multiplo, coinvolge quindi una violenza di tipo fisico ma anche ad esempio quella psicologica e quella assistita. Va anche detto che nonostante la maggiore risonanza della violenza di tipo sessuale, dai dati a disposizione risultano in primo piano il maltrattamento psicologico, l incuria, la violenza assistita, le situazioni in cui i minori sono a rischio precisa Vicanolo. Nei casi che abbiamo esaminato, per il 70% circa di nuova emersione, c è una lieve prevalenza di maschi, si tratta per lo più di bambini nei primi tre anni di vita che subiscono i maltrattamenti in maggioranza nell ambito domestico, purtroppo da parte del padre, della madre, di nonni o zii. I contesti in cui avvengono le violenze evidenziano famiglie molto fragili, con situazioni di conflittualità coniugale ma anche reddito insufficiente, isolamento sociale o patologie sanitarie, come dipendenza da alcol o droga. Abbiamo evidenziato che a carico dei nuclei familiari ci sono almeno tre problematiche insieme conclude è essenziale quindi intervenire su più fronti, da parte di più operatori, e che un azione singola non sarebbe risolutiva. Per avviare un ragionamento in questo senso abbiamo programmato tre incontri di riflessione a partire dai dati a marzo, maggio e ottobre a cui saranno chiamati a partecipare operatori ma anche decisori pubblici. Sara Mannocci Il cellulare? I genitori separati devono garantirlo ai figli La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assegno di mantenimento deve coprire anche queste spese Ai figli va garantito non solo l indispensabile, come il vitto e l alloggio, ma anche gli strumenti che consentano un sia pur contenuto soddisfacimento di altre complementari esigenze della vita quotidiana, quali i mezzi di comunicazione, tra cui il telefonino, stabilisce la Corte di Cassazione Ecco perché l assegno di mantenimento del genitore separato deve anche coprire queste spese. Tutti questi strumenti, però, devono comunque essere parametrati alle reali capacità economiche del genitore e al regime di vita del soggetto. La sentenza della Corte di Cassazione, n , ha condannato un padre che per anni aveva versato alla moglie e al figlio somme inferiori a quelle previste dalla sentenza di divorzio. I magistrati hanno sottolineato che in questo modo il padre ha compromesso il soddisfacimento delle esigenze di vita quotidiana del minore. A nulla è valsa la difesa del padre basata sul fatto che la madre fosse perfettamente in grado di mantenere da sola il figlio. Lo stato di bisogno del bambino, infatti, non prescinde dal fatto che alla somministrazione dei mezzi provveda l altro genitore o anche uno dei congiunti

8 SPECIALE Febbraio Ecco la proposta regionale per la nuova programmazione sociale Ai primi di febbraio si è insediata la Commissione regionale per le politiche sociali e si è tracciato il percorso della nuova programmazione sociale. Tra luci e ombre si chiude il primo triennio delle nuove politiche sociali Una commissione per fare le politiche sociali partecipative Non è un organismo formale. Questa l affermazione di apertura dell assessore regionale alla solidarietà sociale Elena Gentile all apertura dei lavori di insediamento della commissione regionale delle politiche sociali. La commissione era stata nominata nel dicembre scorso con decreto del presidente della Regione Puglia. Obiettivo principale della commissione quello di garantire procedure partecipative di tutti i soggetti rappresentativi delle politiche sociali pugliesi assicurando lo svolgimento di un percorso di programmazione partecipata, capace di attivare gli attori interessati a livello regionale e a livello locale. Agli organismi regionali tutti, il compito di garantire tempi brevi per assicurare a tutti i Comuni pugliesi l erogazione delle risorse finanziarie e le procedure di spesa necessarie per dare continuità ai servizi sociali, di perseguimento di migliori livelli di qualità della vita e di potenziamento del supporto ai nuclei familiari di fragilità, anche economica, più accentuate in condizioni di crisi economica. Una tappa fondamentale nelle politiche sociali della regione Puglia. Parole d ordine di questo nuovo percorso sono partecipazione e condivisione. In questa fase spiega l assessore Gentile occorre declinare le priorità, in un momento peraltro difficile per le scelte di un governo nazionale che ha quasi dimezzato i fondi destinati ai piani sociali di zona. Con l insediamento della commissione si avvia il nuovo percorso di concertazione e di condivisione rispetto al nuovo sistema integrato dei servizi già sperimentato con la legge regionale 19/2006 e con il regolamento regionale 4/2007. Nella giornata del 9 febbraio erano presenti i 38 rappresentanti nominati tra le istituzioni, le forze sindacali, e un partenariato ampio, con il mondo del volontariato e del terzo settore. In rappresentanza delle associazioni di volontariato pugliesi, Luigi Russo. "È necessario che all interno del nuovo piano sociale regionale sottolinea Luigi Russo si ponga anche l accento sulla costruzione di uno scenario culturale che promuova sinergie solidali. Occorre non solo lavorare sul funzionamento dei piani per l attuazione dei servizi, ma anche su un contesto culturale che promuova solidarietà e responsabilità. In questo, il ruolo del volontariato e delle agenzie educative è decisivo" Che il percorso sia articolato e segni un passaggio definitivo nelle scelte sociali, lo sottolinea il presidente della giunta regionale Nichi Vendola: è un passaggio storico quello che stiamo vivendo in Europa. È un passaggio che riguarda la nuova idea di welfare. Quella che stiamo vivendo è una stagione sistemica di criminalizzazione della povertà. Quest idea della marginalità è anche valida nell ottica compassionevole che considera il soggetto portatore di debolezza, il terminale muto di una catena di pietà. Noi vogliamo una società delle indipendenze, crediamo nelle persone come soggetti attivi che possano guadagnare il proprio percorso, rompendo le dipendenze. Questo, per Vendola, il fulcro delle politiche sociali: le persone come risorse e non come una fenomenologia che è un attentato alla quiete pubblica. Rompere questa cultura che è dominante, significa non solo ripristinare principi e valori universalistici, ma avere cura dei principi e dei processi reali che si mettono in moto. In questi tempi di grande disorientamento e smarrimento e in questo percorso così articolato, non sapremo neanche se avremo il fiato, ma è importante avere una bussola e quella che si traccia oggi è questo: una bussola per seguire il percorso che si va a tracciare. Tre i tavoli di concertazione che saranno attivati nei prossimi giorni: quello delle autonomie locali, quello delle organizzazioni sindacali, quello del partenariato sociale. La regione si occuperà di coordinare questi tre tavoli e di rendere omogenee le linee di programmazione in tutti i luoghi in cui questa prenderà corpo. Per questo partono, contestualmente, il percorso a livello regionale per la elaborazione della proposta del secondo piano regionale politiche sociali e a livello locale, per la elaborazione dei piani sociali di zona e dei piani degli investimenti sociali e sociosanitari finanziati con risorse FESR e altri fondi per le politiche strutturali. L obiettivo temporale è quello di arrivare entro il mese di aprile 2009 alla approvazione del secondo piano regionale ed entro giugno/luglio 2009 alla approvazione dei piani sociali di zona e dei piani degli investimenti sociali, mediante accordo di programma in sede di conferenza di servizi, per l assegnazione a ciascun ambito territoriale delle risorse dei fondi nazionali di politiche sociali, regionali e del FESR Prossime tappe: la convocazione dei comitati tra istituzioni provinciali e la convocazione dei tavoli a livello di ambito territoriale. Una novità importante è determinata dalla convergenza dei piani sociali di zona e il piano, sempre a livello di ambito territoriale, degli investimenti sociali (a valere sulle risorse del FESR). È necessario che il territorio ha spiegato Anna Maria Candela, dirigente regionale del settore programmazione e integrazione sociale si interroghi subito su quali servizi occorrono e su come attivare le risorse e le strutture necessarie. La commissione si è dotata di un proprio regolamento interno che disciplinerà tutte le fasi del lavoro che si va a compiere. Serenella Pascali

9 SPECIALE Come si arriva al secondo piano sociale regionale Da febbraio a luglio tutti i passi per arrivare al secondo triennio dei piani sociali di zona Dopo le fasi iniziali del percorso programmatorio, tutti gli attori a vario titolo impegnati, saranno tenuti ad alcune attività, secondo un percorso distinto in tappe. Nel mese di febbraio gli ambiti territoriali riceveranno le schede per certificare la spesa sociale fino al 31 dicembre Sempre a febbraio, l osservatorio regionale delle politiche sociali produrrà le relazioni sociali di ambito e, contemporaneamente, i coordinamenti istituzionali di ambito valuteranno il primo triennio e gli uffici di piano determineranno i residui finanziari. Sul versante regionale, in contemporanea, si produrrà la prima bozza del secondo piano regionale delle politiche sociali e le linee guida per la porta unica di accesso e le unità di valutazione multidimensionale. Nel mese di marzo, mentre gli ambiti territoriali saranno impegnati nella compilazione e consegna delle schede di monitoraggio finanziario, nell istituzione dei tavoli di coprogettazione e nella ricognizione del fabbisogno di infrastrutture sociali, la regione provvederà a discutere ed eventualmente approvare, in sede di commissione regionale per le politiche sociali, la bozza del piano regionale e predisporrà l accordo di programma per l approvazione dei piani sociali di zona e per i piani di investimenti. In aprile e maggio è prevista l approvazione definitiva del secondo piano regionale delle politiche sociali e la predisposizione del secondo triennio dei piani sociali di zona e dei piani degli investimenti sociali. Tra giugno e luglio sono previste le conferenze dei servizi per le approvazioni, secondo la nuova procedura dettata dal regolamento 4/2007, con la sottoscrizione degli accordi di programma, i piani sociali di zona e i piani degli investimenti sociali. È vero commenta l assessore regionale Elena Gentile il ritmo è molto serrato. Ma contiamo sull esperienza acquisita non solo dal capitale umano, ma dalla mole di dati ormai a nostra disposizione e che disegnano un quadro sociale chiaro della Puglia, rispetto alle scelte effettuate e a quelle da intraprendere. LE RISORSE Febbraio Il Governo taglia, la Regione rilancia Saranno quasi identiche le risorse messe in campo per il nuovo triennio di programmazione, nonostante siano stati quasi dimezzati i fondi da parte del governo centrale. Il quadro non è ancora completo ma le risorse già disponibili sono state impegnate per i prossimi piani di zona. Si tratta di oltre 182 milioni di euro. Probabilmente differenti saranno le linee di indirizzo rispetto al loro utilizzo. La logica è quella di concentrare un volume quasi pari a quello dello scorso triennio e di far ricadere anche i fondi europei per l infrastrutturazione. Il meccanismo è semplice: data la necessità primaria di strutture sociali sul territorio pugliese, la regione Puglia ha pensato di far realizzare agli ambiti territoriali piani di investimenti per la realizzazione delle strutture e di coniugare la realizzazione di piani di investimento con i piani sociali di zona. Come dire che il gruppo tecnico, nelle sue differenti funzioni, pensa e realizza una strategia complessiva che non mira esclusivamente alla realizzazione dei servizi, ma cala gli stessi servizi in opere e strutture. La finalità è quella di dare, con questa seconda programmazione, stabilità e di promuovere il consolidamento dei sistemi di servizi già attivati, a garanzia degli investimenti effettuati, a sostegno dei livelli di qualità e dei volumi occupazionali conseguiti nel settore dei servizi alla persona da enti locali, imprese e altre organizzazioni del privato sociale. Complessivamente le risorse disponibili per i nuovi piani sociali di zona sono: Cosa cambia? Cambia molto in questa nuova tornata programmatica. Innanzitutto la documentazione di partenza. Nella prima programmazione dei piani sociali di zona l analisi sociale si basava su dati incerti, ma, soprattutto non rispondenti ai reali bisogni di cittadine e cittadini. In questa nuova programmazione, grazie all incremento di dati prodotti dagli osservatori sociali provinciali e dall osservatorio regionale delle politiche sociali, i dati statistici raccontano la realtà e su di essi sarà possibile costruire un paino sociale regionale più pertinente. Cambia anche la visione strategica di insieme. Grazie ad un governo coordinato dei livelli (regionale, provinciale, locale) molto poco verrà lasciato all improvvisazione. Insomma le linee di intervento saranno omogenee su tutto il territorio, con le dovute caratterizzazioni a livello locale. Cambiano anche le risorse che presumibilmente saranno complessivamente inferiori a quelle del triennio precedente per effetto dei tagli operati dal governo nazionale sulla spesa sociale. Cambia molto anche nel versante dell infrastrutturazione. Il prima era caratterizzato da bandi su singole progettualità (asili nido, infrastrutture etc.). Ora si chiede agli ambiti di associare alla programmazione di servizi anche un piano di investimenti che riguarda le strutture del territorio per ottenere finanziamenti e adeguare la rete delle infrastrutture sociali. Fonte finanziaria TOTALE FNPS , , ,00 Da determinare Da determinare ,84 FGSA FNA Assegno di cura TOTALE - FNPS (fondo nazionale), annualità (risorse già impegnate per il finanziamento dei Piani di zona II triennio) - FGSA (fondo regionale), annualità (risorse già impegnate per il finanziamento dei Piani di zona II triennio) - FNPS, annualità 2008 (risorse già ripartite alle Regioni) - FNPS, annualità (risorse che il governo deve ancora determinare e da ripartire alle Regioni) - FGSA, annualità (risorse ancora da determinare con i bilanci regionali di previsione). Intanto è necessario assicurare continuità di servizi a quegli ambiti territoriali che hanno messo a regime interventi e servizi, fintanto che non sarà approvato il secondo piano regionale delle politiche sociali e, conseguentemente, i piani ANNO DI COMPETENZA , ,00 Da determinare Da determinare , , , , , , ,76 Non previsto , ,19 (*) I Piani Sociali di Zona saranno finanziati anche con le quote del FNPS e dal FGSA , ancora da determinare. sociali di zona. La regione infatti, provvederà alla erogazione delle quote di risorse assegnate a ciascun ambito territoriale a valere sulle annualità del fondo globale socioassistenziale a quegli ambiti territoriali che attestino, previa rendicontazione di dettaglio al 31 dicembre 2008, di non avere ulteriori disponibilità di fondi residui assegnati con il primo triennio di programmazione. È il caso, già documentato informa la dirigente regionale del settore programmazione e integrazione sociale Anna Maria Candela di almeno due ambiti della provincia di Lecce, Galatina e Maglie, che hanno dichiarato la disponibilità di risorse fino ai prossimi due mesi. In questo caso, a riscontro delle schede di rendicontazione che invieremo nei prossimi giorni, verranno già erogate le risorse del fondo regionale 2007 e 2008 per garantire la continuità dei servizi in essere.

10 DISABILITÀ Febbraio Incrementare i servizi domiciliari, rafforzare la formazione L'impegno dell'associazione Alzheimer Lecce, dal 2001 accanto a pazienti e familiari Incrementare i servizi domiciliari, potenziare la formazione del personale medico soprattutto sul piano della comunicazione con il malato, favorire l'istituzione di un centro diurno rivolto a pazienti nella fase intermedia della malattia, in cui si trovano abbandonati: questi gli obiettivi su cui porta avanti il proprio impegno l'associazione Alzheimer Lecce, presente dal 2001 accanto alle persone colpite dalla malattia e ai familiari. Sono partita dalla situazione di difficoltà che ho vissuto nella mia famiglia, pensando di costituire un'associazione di familiari, e la nostra realtà è partita così spiega Renata Franchini, presidente di Alzheimer Lecce. Si parlava in modo solo generico di queste problematiche, ci siamo consolidati nel tempo creando gruppi di familiari, favorendo gli incontri e cercando di sollecitare le istituzioni e l'opinione pubblica a prendersi in carico di queste realtà. Dal 2003 poi siamo associati alla Federazione Alzheimer Italia. All'interno dell'associazione, attiva a Lecce presso la Cittadella della Salute (ex Vito Fazzi), in piazza Bottazzi 1, offrono il loro impegno otto volontari, sono circa 60 i familiari soci e circa 200 gli utenti con cui annualmente vengono stabiliti contatti attraverso il centro di ascolto. La malattia di Alzheimer porta con sé purtroppo lo stigma sociale legato alla malattia mentale, all'età avanzata, alla necessità di essere accuditi sottolinea Franchini. La persona malata perde quelle che sono le ricchezze dell'età anziana, la saggezza, il ricordo, il rapporto con i figli e i nipoti. La forza sta nel creare della sicurezza intorno alla persona, una rete di assistenza che le assicuri la dignità. C'è bisogno dunque di formazione degli operatori e anche delle famiglie, e anche a questo si dedica l'associazione attraverso incontri per spiegare loro come prendersi cura nel modo migliore della persona malata, piccole strategie che possono migliorare la gestione della vita quotidiana. Arriva il day service Approvato dalla Giunta regionale una nuova modalità organizzativa dell'assistenza sanitaria Il 27 gennaio la Giunta Regionale ha approvato il nuovo modello organizzativo assistenziale, intermedio tra il livello assistenziale ospedaliero e quello ambulatoriale, denominato Day Service. Ma come si è arrivati a questo modello? L appropriatezza organizzativa dell assistenza sanitaria, ed in particolare dei ricoveri ospedalieri, è divenuta in questi ultimi anni argomento di grande interesse generale, sul quale si sono accentrate le attenzioni del Ministero della Salute, delle Regioni, delle Società Scientifiche, delle Società di Servizio e di quanti si interessano in genere di organizzazione sanitaria. L intendimento generale è di spostare per quanto possibile l assistenza dall ospedale al territorio, evitando ricoveri non necessari, ovvero che possono essere trattati adeguatamente con altre modalità di assistenza, tra le quali l assistenza domiciliare, le Rsa, l assistenza ambulatoriale. Il percorso di studio del modello è quello dell analisi della possibile conversione dei ricoveri ospedalieri in altre modalità di assistenza ospedaliera. E stato elaborato a questo scopo un modello di analisi dell appropriatezza organizzativa, definito appunto M.A.A.P., che si propone come una metodologia finalizzata a ben definire le componenti costitutive del ricovero ospedaliero, ed in grado di dimostrare come dalla loro intersezione possa derivare l indicazione alla modalità assistenziale più appropriata, con la stretta collaborazione degli specialisti delle varie discipline, ottenendo dei vantaggi come il confronto costante fra la componente organizzativa e la componente clinica nella costruzione e manutenzione del modello di analisi. Questo porta alla fine alla produzione di soluzioni clinico-organizzative condivise ed inoltre vi è lo stimolo al miglioramento proveniente dal confronto con le indicazioni e con i modelli esistenti in altre realtà. L evolversi progressivo delle conoscenze scientifiche, della tecnologia e delle capacità tecniche rende possibile il trasferimento di un numero sempre maggiore di procedure diagnostiche ed interventistiche dal ricovero ordinario al day hospital e/o alla semplice prestazione ambulatoriale. La modalità di Day service riguarda esclusivamente una casistica programmata ed esclude il trattamento delle urgenze, ed essendo ambulatoriale è una innovativa modalità organizzativa di assistenza. Mimina Sergi Ci proponiamo come un coordinamento sul territorio continua la presidente dell'associazione che vuole essere vicino alle famiglie anche nel momento della diagnosi di Alzheimer. Oggi si sono accorciati i tempi per arrivare alle diagnosi, ci impegnamo quindi anche nella riabilitazione dei pazienti nelle fasi iniziali, quando sono consapevoli della situazione. La riabilitazione è un servizio attivo anche presso i centri diurni di Campi Salentina e Alessano. Fondamentali poi le occasioni di incontro tra pazienti, familiari e volontari, per questo l'associazione organizza ogni martedì mattina attività di animazione presso la parrocchia S. Sabino. Uno strumento in più rivolto a famiglie e operatori, un punto di partenza verso nuovi obiettivi, è la guida Alzheimer. Percorsi di cura e servizi realizzata dall'associazione in collaborazione con l'asl Lecce e il Tribunale dei diritti del malato di Nardò, con il contributo dell Osservatorio per le politiche sociali della Provincia di Lecce e del Csv Salento. Sara Mannocci Sì all'accompagnamento per i malati sottoposti a chemioterapia La Cassazione ribadisce il diritto all'accompagnamento anche solo per il periodo del trattamento Imalati di cancro, sottoposti a chemioterapia, e per tale motivo incapaci di deambulare autonomamente, possono avere diritto all indennità di accompagnamento anche solo per il periodo in cui sono sottoposti al trattamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un malato che non era in grado di recarsi da solo all ospedale per la somministrazione dei farmaci antitumorali. Il Giudice, in prima istanza, aveva negato l indennità di accompagnamento adducendo come pretesto la transitorietà dell accertata incapacità. La Corte Suprema ha invece accolto il ricorso perché nessuna norma vieta il riconoscimento del diritto di Indennità di accompagnamento anche per brevi periodi. È comunque scontato che il riconoscimento non avvenga automaticamente: la sentenza n ha specificato che si deve esaminare caso per caso se esso comporti, per gli alti dosaggi e per i loro effetti sui singoli pazienti, anche per il tempo limitato della terapia, le condizioni previste. Queste sentenze di fatto aprono la via anche ad altri casi, quali gli incidenti, in cui i malati spesso non sono in grado autonomamente di compiere gli atti quotidiani della vita, sia pur per un breve periodo. Un Osservatorio provinciale per lo sport Siglato dalla Provincia un protocollo d'intesa per promuovere la funzione educativa e sociale dello sport per tutti Promuovere lo sport come occasione per lo sviluppo della salute e del benessere psicofisico di tutti i cittadini, con particolare attenzione alle persone con disabilità: sarà questo uno dei compiti principali dell'osservatorio provinciale per lo sport, come previsto nel protocollo d'intesa siglato da Provincia di Lecce, Coni, Comitato Italiano Paralimpico, Comuni di Lecce, Casarano, Copertino, Galatina, Gallipoli, Nardò, consigliera di Parità della Provincia di Lecce, Asl di Lecce, Università del Salento, Ufficio scolastico provinciale del Miur di Lecce. Un'intesa importante, finalizzata a costituire presso la Provincia l'osservatorio e a perseguire le indicazioni della legge regionale 33/2006 sullo 'sport per tutti': valorizzare la funzione educativa, sociale e culturale dello sport, lo sviluppo di relazioni sociali inclusive, l'equilibrio sostenibile con l'ambiente urbano e naturale, favorendo inoltre il monitoraggio e la ricerca per sviluppare e coordinare attività ed iniziative di promozione della pratica motoria e sportiva sul territorio. Ma sarà fondamentale anche stimolare il consolidamento della rete tra gli operatori del sistema sportivo provinciale, raccogliere dati e favorire studi e ricerche nel settore. Il nuovo organismo sarà presieduto dall'assessore allo sport della Provincia di Lecce.

11 Tra i 113 progetti presentati per il bando connettività sociale, sono 90 quelli ritenuti ammissibili e 44 quelli idonei. Ognuno di essi fornisce strumenti utili al superamento delle barriere per i disabili. La Cooperativa Arcobaleno, con l Associazione Handicap e la Mediateca del Nord Salento sono tra i vincitori. Con il progetto Liberi di che sarà realizzato presso il Centro semiresidenziale e a ciclo diurno per disabili nella città di Squinzano, spiega la referente del progetto, dott.ssa Ilaria Fano, saranno coinvolti 30 disabili. È un progetto che impiega le tecnologie dell'informazione e della comunicazione a favore delle categorie deboli o svantaggiate al fine di evitare l esclusione sociale e permettere la massima accessibilità alle informazioni ed ai servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni. DISABILITÀ Comunicare in rete Pubblicate le graduatorie del bando regionale connettività sociale. Tra i progetti ammessi al finanziamento in provincia di Lecce anche Liberi di Cosa vi ha spinti alla creazione di questo progetto? La motivazione che ha spinto a pensare a tale progetto nasce dalla consapevolezza dell'esistenza di numerose barriere architettoniche che rendono la vita dei disabili molto difficile: analoghe difficoltà si frappongono anche per l'accesso ai servizi. Qual è il vostro obiettivo? E nostra convinzione di dover operare necessariamente in ottica sistemica e di rete; questa convinzione scaturisce da anni di sperimentazioni e di lavoro sul campo che hanno dimostrato che per occuparsi della salute e del benessere della persona (e pertanto della sua partecipazione attiva alla vita comunitaria) è opportuno pensare ai disabili come a possibili soggetti attivi appartenenti ad una comunità fatta di contesti sociali, educativi e relazionali. L obiettivo é quello di massimizzare i benefici derivanti dalle tecnologie dell informazione, accelerandone lo sviluppo e la diffusione a tutti i cittadini di qualsiasi livello, stato sociale e condizione. Febbraio Come vi muoverete per la sua realizzazione? L'efficacia del progetto dipende non soltanto dalle azioni specifiche, dirette, che verranno realizzate con i disabili all interno del centro, ma anche dalla nostra capacità di tessere questa difficile rete: con un approccio al progetto che preferiamo intendere come facilitatore, di stimolo e di sollecitazione ancor prima che di regia e coordinamento, ci prefiggiamo pertanto l obiettivo non solo di prevedere lo sviluppo di tecnologie che semplificano l interazione tra cittadino e pubblica amministrazione, ma anche la promozione di una piccola rete in grado di offrire al territorio dell ambito spunti atti ad attivare le buone prassi che riteniamo necessarie per combattere tutte le forme di esclusione sociale. Laura Mangialardo Testamento biologico e accanimento terapeutico Diritto ad un'informazione chiara, supporto delle famiglie, protocolli trasparenti: le indicazioni dell'associazione Abc e di Fish Il documento è di grande attualità. Il 2 dicembre 2008 l Abc (Associazione Bambini Cerebrolesi) - e la Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell'handicap) hanno inviato una lettera al Presidente e ai Componenti della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica con proposte e indicazioni puntuali al riguardo delle dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari (testamento biologico) e trattamenti medici futili (accanimento terapeutico). Il suggerimento di inviare una relazione scritta sull argomento era arrivata dalla stessa Commissione ed è stato accolto con favore dalle Federazioni, proprio per l attualità, il valore, la complessità del tema. Le famiglie e loro organizzazioni, dedite da decenni all'assistenza dei loro figli con disabilità grave o gravissima, presentano alcune osservazioni e proposte derivate dalla esperienza diretta, con l'auspicio che possano essere debitamente considerate nella stesura della proposta di legge. Al primo punto c'è il diritto del cittadino, per la redazione consapevole del testamento biologico, ad un'informazione corretta, esauriente e facilmente accessibile. A questo si deve accompagnare in modo fondamentale il supporto alle migliaia di famiglie che assistono a domicilio persone in stato di estrema gravità, anche per evitare che la mancanza del sostegno sia percepita come una istigazione passiva all eutanasia. Occorre poi precisa il documento che il testamento biologico preveda di esprimere in modo esplicito e distinto la volontà di sospensione dei trattamenti di supporto vitale e quella di sospensione della terapia medico-farmacologica. Ma ancor prima di pensare alla sospensione dei trattamenti occorre garantire al malato, alla persona con disabilità e alla sua famiglia, l efficacia e l appropriatezza delle cure fornite. Purtroppo non sempre questo avviene, talvolta per carenza di risorse economiche e di personale, più spesso per carenze organizzative e culturali. Occorrono certamente anche processi decisionali basati su evidenze oggettive e protocolli trasparenti, proprio in considerazione della gravità dei provvedimenti da adottare. Non risulta sottolinea il documento che l eventuale decisione di sospendere un trattamento vitale sia fondata su criteri chiari e verificabili. Risulta fondamentale, infine, definire in modo chiaro e trasparente quali siano le evidenze oggettive e i criteri da utilizzare per verificare quando un trattamento assuma la connotazione di accanimento terapeutico. Silvana Sarli Matti da legare Dal senatore Paolo Guzzanti una nuova proposta di riforma per la psichiatria nazionale, che rafforza le procedure di coercizione nei percorsi di terapia Concluso il 2008, l'anno che segna il trentennale della Legge 180, più nota come Legge Basaglia, non si concludono le polemiche e le critiche sulla salute mentale in Italia. Ad alimentare la critica è il senatore Paolo Guzzanti che avanza una proposta di legge per modificare l'assistenza psichiatrica. Il senatore dichiara di esser ben lungi dal voler riaprire i manicomi, ma intende dar vita a strutture dove i malati e le loro famiglie possano essere messi al centro di un percorso di cura umano e privo di ideologie, ma basato sull'empatia e la solidarietà. La proposta di legge mira a creare reparti di psichiatria ispirati a nuovi principi e promuovere un nuovo tipo di assistenza. Altresì cruciale è il capitolato relativo al Trattamento Sanitario Obbligatorio (Tso) del malato psichiatrico. Si estende notevolmente il periodo minimo di trattamento (sino a 3 mesi con diritto di proroga) e si complicano le procedure per le dimissioni del paziente a termine del Tso con la possibilità di prolungamenti del ricovero anche presso strutture private. Per dar forza alla sua tesi Guzzanti afferma: La legge Basaglia ha comportato una mattanza di parenti, specialmente genitori, assassinati da povere creature che avrebbero avuto bisogno di cure anche coatte, cioè contro la loro volontà, e che invece hanno potuto liberamente uccidere. Peppe Dell'Acqua, responsabile del Distretto di salute mentale di Trieste, allievo e successore di Basaglia, contesta vivamente le affermazioni del senatore facendo notare che il nostro Paese, senza manicomi, ha un tasso medio di lesioni alle persone e omicidi equivalente a Francia, Inghilterra e Stati uniti, dove i manicomi vigono ancora. Altra voce critica che si leva a dissenso della proposta Guzzanti è quella di Luigi Benevelli, deputato, psichiatra e portavoce del Forum per la Salute Mentale della Lombardia. Secondo lo psichiatra la proposta ripropone alcune prescrizioni del Regio Decreto 16 agosto 1909, n. 615, vale a dire il regolamento per l'esecuzione della legge 1904 n. 36 Disposizioni sui manicomi e sugli alienati. Il testo regolamenta l'assistenza psichiatrica e la tutela dei malati psichici concentrando la sua attenzione sul dovere dei servizi psichiatrici di esentare la famiglia da una convivenza pericolosa, per la presenza nel nucleo di un paziente con disturbi mentali. Sicuramente la Legge Basaglia è perfettibile, ma occorre anche tener presente che gran parte delle insufficienze del sistema della psichiatria attuale, più che a lacune legislative sarebbero da imputare a lacune nell'applicazione della legge stessa e si ritiene comunque fondamentale che nessuna proposta di riforma o integrazione possa essere pensata nella direzione della coercizione e della separazione sociale così come invece appare orientata la proposta Guzzanti. Luca Spagnolo

12 IMMIGRAZIONE Le classi ponte? Perplessità sugli obiettivi e sul metodo Anna Rita Faggiano (Centro AFS Intercultura Lecce) La presenza di alunni stranieri nelle classi è un'occasione per educare al dialogo Ad ottobre 2008 la Camera ha approvato la mozione del leghista Roberto Cota in materia di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell obbligo. Il testo, approvato con una scarsa maggioranza e dopo un acceso dibattito, propone delle classi d inserimento per gli alunni stranieri che ancora non hanno la padronanza della nostra lingua. Per giustificare questo provvedimento, i promotori hanno chiamato in causa il rallentamento che gli alunni stranieri potrebbero causare sul normale svolgimento della didattica. Abbiamo chiesto un parere ad Anna Rita Faggiano, Presidente del Centro Afs Intercultura di Lecce. Prof.ssa Faggiano, cosa pensa della mozione sulle classi d inserimento, definite più comunemente classi ponte? Classi-ponte: il nome suona bene, il ponte solitamente collega e unisce, ma non in questo caso. La mozione Cota approvata dalla Camera ingenera molte perplessità anche sul metodo proposto: non è ben chiaro l obiettivo del test e in quale lingua andrebbe formulato, per non parlare della scadenza temporale, il 31 dicembre, che costringerebbe chi non supera il test o chi arriva dopo a rimanere nelle classi differenziali per un intero anno. Dalle esperienze condotte in scuole e università italiane è, inoltre emerso che l'acquisizione di una seconda lingua è tanto più facile, rapida, completa quanto più giovane è l'età del soggetto apprendente e quanto più piena è l'immersione nella nuova realtà linguistica e culturale. Viene da chiedersi a quale problema questa proposta voglia dare soluzione, dal momento che l inserimento di studenti stranieri comporta non solo un problema di competenza linguistica - bisognerebbe anche qui fare un distinguo tra competenza linguistica a tutto tondo e competenza di lettura e scrittura - ma anche un problema di educazione interculturale, che oggi, anche alla luce delle ultime notizie di cronaca, sembra tutt altro che trascurabile. Secondo lei, è quindi positiva la presenza di alunni stranieri nelle classi? La presenza di studenti stranieri, ben distribuiti nelle classi, può trasformarsi in un occasione importante di educazione al dialogo tra persone di culture diverse, dove far maturare competenze interculturali che aiutino a risolvere potenziali conflitti presenti o futuri. Nella società multiculturale, in cui viviamo, c è soprattutto bisogno di competenze interculturali, che la scuola ha l obbligo di costruire. Lo sforzo del legislatore dovrebbe, pertanto, essere indirizzato a formare docenti in grado di rispondere positivamente ai bisogni formativi delle nuove generazioni, senza trascurare i bisogni di una società, quella del terzo millennio, dove i conflitti sembrano riesplodere drammaticamente nel macrocosmo e nel microcosmo delle nostre città. Educare alla negoziazione, al confronto, alla consapevolezza della propria identità culturale e al confronto con le altre identità significa fare acquisire la consapevolezza che la maggior parte dei problemi attuali riguardano tutti gli uomini e che le soluzioni ipotizzabili richiedono il contributo di tutti. Quale alternativa alle classi ponte Febbraio Anna Rita Faggiano, Presidente del Centro Afs Intercultura di Lecce proporrebbe? La società attuale vede la presenza di figure professionali che potrebbero essere di supporto ai docenti: facilitatori linguistici e culturali potrebbero affiancare gli insegnanti, che oggi si trovano a gestire situazioni complesse facendo appello solo a risorse personali e al loro spirito di abnegazione. Tutto ciò oggi non basta, la società del terzo millennio richiede competenze specifiche e convergenza di intenti e di sforzi in campo educativo, perché è qui che si giocherà la partita più importante, in cui non ci potranno essere né vincitori né vinti, dal momento che è in gioco il futuro dell umanità intera. Sara Beaujeste D Arpe Odio, omologazione, perdita di cultura: le conseguenze del razzismo Nel Manifesto degli scienziati antirazzisti dieci enunciati per affermare che l'esistenza delle razze umane è un'astrazione Nel luglio 2008 è stato pubblicato il Manifesto degli scienziati antirazzisti, redatto dalle più brillanti menti scientifiche italiane, coordinate da Marcello Buiatti, docente di Genetica dell Università di Firenze, con la collaborazione anche di Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina. Gli eminenti scienziati ricordano, a settant anni dalla loro entrata in vigore, le Leggi sulla Razza del periodo fascista, confutandone i principali postulati. Il manifesto consta di ben dieci enunciati contro la pretesa di giustificare scientificamente il razzismo. La notizia è passata inosservata sui nostri media, in un periodo in cui il razzismo è all ordine del giorno. Il punto I parla dell inesistenza delle diverse razze: L esistenza delle razze umane è un astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche, erroneamente associate a differenze 'psicologiche' e interpretate sulla base di pregiudizi. Queste astratte suddivisioni ( ) sono invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in 'migliori' e 'peggiori' e quindi discriminare questi ultimi, dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi. Da questo I punto derivano tutte le altre conclusioni: gli uomini si aggregano in nazioni non perché hanno lo stesso dna, ma perché li accomunano stili di vita e cultura (punto II); riguardo alla genetica, i geni di due individui della stessa popolazione sono in media solo leggermente più simili fra loro di quelli di persone che vivono in continenti diversi. Proprio a causa di queste differenze ridotte fra popolazioni, neanche gli scienziati razzisti sono mai riusciti a definire di quante razze sia costituita la nostra specie, e hanno prodotto stime oscillanti fra le due e le duecento razze (punto III). Anche i fascisti definivano la loro razza pura : è risaputo, invece, che l origine degli italiani attuali risale agli stessi immigrati africani e mediorientali che costituiscono tuttora il tessuto perennemente vivo dell Europa (punto IV e VIII) e si ribadisce nei punti V, VI, IX la ricchezza che crea l emigrazione sia dal punto di vista culturale che biologico. Nei Punti IX e X si conferma invece il pericolo insito nel razzismo, che crea odio e omologazione: le conseguenze del razzismo sono infatti epocali: significano perdita di cultura e di plasticità, omicidio e suicidio, frammentazione e implosione non controllabili perché originate dalla ripulsa indiscriminata per chiunque consideriamo altro da noi. S. B. D A. Segue da Pag.1 La Puglia ha bisogno del volontariato cultura del dono, attraverso processi formativi a corto raggio, attraverso un contagio diretto da persona a persona. Se nel tessuto sociale e culturale non è adeguatamente presente la matrice solidale e, aggiungerei anche quella della legalità, anche i servizi che si vanno a costruire diventano fine a se stessi e non producono vero cambiamento sociale. Volontari per il cambiamento culturale, dunque, e innovatori nei servizi alla persona e nella salvaguardia del territorio e dei beni culturali: questa è la vocazione del volontariato. La Puglia ha bisogno di questi volontari.

13 AMBIENTE Febbraio Centrale Biodisel a Lecce: il Forum Ambiente e Salute organizza sul territorio la sua protesta Il 22 dicembre si è riunito il Forum Ambiente e Salute del Comune di Lecce, presso la sala della Provincia in via Salomi, con il seguente ordine del giorno: organizzazzione sul territorio delle iniziative per la salvaguardia dell ambiente e della salute. L idea era quella di coinvolgere e sensibilizzare il maggior numero possibile di cittadini e associazioni contro la costruzione di una nuova centrale biodisel a Lecce, prima del Consiglio Comunale che avrebbe deciso il futuro del territorio. Il Forum è formato da Lega Italiana Lotta Tumori, Centro per il Diritto alla salute, Tribunale Diritti del malato, Italia Nostra, Legambiente, WWF, Pronatura, Culturambiente e molte altre associazioni salentine. Già l anno scorso queste stesse associazioni sono riuscite a bloccare la costruzione di questo mega impianto che, secondo quanto sostenuto dalle stesse, non farà altro che aumentare esponenzialmente l inquinamento e diffonderà altro smog su un territorio che è già inquinato da Cerano e dall Ilva. Potrebbe così aggravarsi la situazione sanitaria e ambientale del territorio salentino, in cui i tumori e altre malattie causate dall inquinamento sono in continua crescita. Dicendo no a questa centrale, peraltro, saranno bloccate anche le altre quattro progettate intorno ad essa (Cavallino, Novoli, Campi, San Donato), mentre se si costruirà il Salento sarà circondato anche da questi fumi. Hanno già rifiutato simili centrali i Comuni di Collepasso, Sannicola e Calimera. Per il Forum esiste solo un alternativa valida e concreta: un energia senza scorie quale quella eolica e solare, pianificata in armonia con il territorio, perché la tutela della salute e dell ambiente è un diritto costituzionale di tutti e non deve essere interesse finanziario di pochi. Lo sboom delle materie prime Da luglio a ottobre del 2008 forte ribasso dei prezzi di petrolio, frumento, mais, rame. Ma non calano quelli dei beni di consumo Dal 30 giugno al 31 ottobre 2008 di quest anno il prezzo del petrolio è sceso del 52,9%, quello del frumento è arrivato a -43%, quello del mais a - 43,5%, quello del rame a -50,6%. Questa situazione è stata definita dagli esperti lo sboom delle materie prime, che hanno subito un ribasso clamoroso, ormai inaspettato, a seguito di aumenti altrettanto incredibili avvenuti in precedenza. Il fatto è che la speculazione finanziaria investe regolarmente anche questi mercati, le cosiddette commodities. Ad esempio l aumento record del prezzo del grano alla Borsa di Chicago verso la fine del 2007 è stato creato da speculazioni internazionali che hanno deciso di spostarsi dai troppo volatili mercati finanziari ed immobiliari, per quelli certamente più sicuri delle materie prime. Ma alla fine sono calati anche i prezzi delle commodities. Si è pensato a questo punto, con l abbassamento del prezzo delle materie prime, che sarebbero scesi anche i prezzi di molti beni di consumo diffusi tra le famiglie, con un conseguente beneficio immediato per i consumatori. Invece, per molte multinazionali, un crollo medio del 50% su petrolio e frumento non è sufficiente: grandi aziende, da Nestlè a Lactalis, a Danone, hanno richiesto per i propri prodotti un aumento nell ordine del 4-8% per questo nuovo anno. Centromarca (associazione aziende produttrici dei prodotti di marca) risponde a queste accuse: nessun produttore può permettersi di aumentare i propri listini se non assolutamente costretto e nella misura minima indispensabile. ( ) Siamo in un periodo in cui la tenuta delle imprese non è certo meno importante dei prezzi dei loro prodotti. Nascerà a Nardò l' Ecolu'shop Si potranno conferire rifiuti, acquistare prodotti sfusi e gadgets ecocompatibili E stato illustrato in conferenza stampa lo scorso gennaio a Nardò "Ecolu'shop", brillante iniziativa finanziata con euro nell'ambito del programma "Principi Attivi" della Regione Puglia e che gode del partenariato dell'assessorato all'ambiente del Comune di Nardò, di Legambiente e delle Manifatture Knos, con l obiettivo di creare e diffondere una nuova cultura del riciclo attraverso comportamenti ed atteggiamenti attenti al consumo critico. Alla presenza dell'assessore all'ambiente Mino Natalizio e del vicepresidente nazionale di Legambiente, Sebastaiano Venneri, le promotrici del progetto, Nicoletta Potenza e Margherita Resta, hanno annunciato la realizzazione nel territorio del Comune di Nardò, di uno shop polifunzionale in cui i clienti non solo possano conferire rifiuti di diverso tipo, ma anche acquistare prodotti sfusi ed altri gadgets eco-compatibili. In un unico luogo fisico ed in un'unica linea di progetto si vogliono quindi perseguire più obiettivi: sensibilizzazione, vendita di prodotti eco-compatibili, raccolta di rifiuti, immissione negli opportuni mercati in qualità di materie prime. La creazione di Ecolu'shop consentirà di riprodurre il circolo della creazione e distruzione mutuando però i principi di autoconservazione esistenti in natura: assumere sostanze o risorse che sono "scarti" per alcuni esseri viventi ma che costituiscono materie prime per altri, e produrre nuove sostanze e materie prime. Il progetto vuole così favorire la sensibilizzazione del territorio alla raccolta differenziata, considerando non la semplice selezione il più delle volte meccanica e sbadata, ma una differenziata concreta e riutilizzabile, dando quindi un valore al rifiuto e, di conseguenza, pensandolo come un bene, un materiale con un valore e come tale generatore di ricchezza. Per conoscere i dettagli dell iniziativa, abbiamo rivolto alcune domande alle promotrici, Margherita Resta e Nicoletta Potenza: Un momento della conferenza stampa Quali sono i rifiuti che tratterete? Ecolu'shop riceverà dal cittadino a da chiunque produrrà rifiuti i seguenti materiali (carta, plastica, vetro, alluminio e tetra pak) che verranno pesati e quantificati in termini di denaro ricaricati su una tessera magnetica, spendibile all'interno dello shop. Che destinazione avrà poi il rifiuto? Il rifiuto sarà reintrodotto in qualità di materia prima nei mercati di competenza. In altri termini tutti i rifiuti serviranno come materie prime ad aziende che producono nuovi oggetti. Quale guadagno avrà il cittadino nel conferire il rifiuto ad ecolu'? Indubbiamente il guadagno in termini economici non sarà di portata rilevante - questo ad onor del vero- tuttavia, in ogni caso una risorsa che per il cittadino non ha valore si ritroverà invece ad averlo. L'obiettivo che sta dietro al meccanismo di Ecolu' è quello di incentivare una raccolta differenziata ad alto livello e quello di portare i cittadini a "frequentare" un luogo "ecologicamente polifunzionale" che possa avvicinare tutti a temi quali: la riduzione degli imballaggi con la vendita dei prodotti sfusi; il consumo critico; l'acquisto di oggetti e cancelleria totalmente riciclabile e oppure ricavati anch'essi da materiali riciclati. Dove sarà? Il primo Ecolu' nascerà a Nardò, nella prima metà di marzo. Intanto iniziate a mettere da parte tutto ciò che può essere riciclato. Silvana Sarli

14 Social card, un bilancio con mille ombre Apochi mesi dalla sua introduzione, la Social card varata dal Governo non ha mancato di suscitare polemiche e critiche feroci. Questo strumento, pensato per andare incontro alle famiglie a basso reddito in un momento di crisi economica senza precedenti, a pochi mesi dalla sua introduzione ha rivelato molte criticità e alcune promesse non mantenute rispetto alle iniziali attese. Facciamo un passo indietro: presentata dal ministro Tremonti a giugno, questa sorta di bancomat statale prometteva di aiutare le fasce economicamente più deboli della popolazione, anziani over 65 e bambini sotto i tre anni, garantendo un credito di 40 euro mensili precaricato sulla carta. Ovviamente parliamo solo di coloro che possano certificare un reddito che non superi gli ottomila euro annui, 660 euro mensili circa, o i 9500 per i genitori dei bambini al di sotto dei tre anni. Di coloro, dunque, che allo stato attuale vivono al di sotto della soglia di povertà. La manovra finanziaria legata alla Social card coinvolge Mastercard, fornitore ufficiale delle tessere, ed è stata finanziata da donazioni elargite da Enel ed Eni e dai proventi della troppo sottovalutata Tobin Tax, quella che prevede di tassare le rendite finanziarie e che, se applicata con rigore e inflessibilità, permetterebbe introiti ben maggiori nelle casse dello Stato. Tra l altro, la Social card garantirebbe anche sconti in catene di negozi o supermercati convenzionati, condizioni particolari per il pagamento delle utenze elettriche ed altre particolari convenzioni mediche, ad esempio con i dentisti che hanno aderito all iniziativa. I primi problemi sono però nati nel momento dell applicazione di questa iniziativa e nell attribuzione delle Social card ai beneficiari. Nei giorni prima di Natale abbiamo assistito alle resse negli uffici postali per porre le domande e accreditarsi, poi è iniziata, per i fortunati, l epopea Social card. Degli oltre cittadini ad averla ricevuta, infatti, solo poco più della metà hanno trovato la carta carica, cioè con la disponibilità economica di 120 euro legata al periodo ottobredicembre. Per gli altri si è trattato invece dell ennesima illusione svanita davanti alle casse di un supermercato, al momento di inserire il codice segreto. Oltre carte infatti, si sono rivelate prive di credito. Il peggio è appunto che i titolari delle suddette carte hanno scoperto l amara sorpresa davanti alle casse, al momento di pagare possibili figuracce per altrettanti utenti, già sufficientemente provati nello spirito dalle loro quotidiane difficoltà economiche. Inoltre anche i negozi convenzionati e dunque disponibili ad applicare lo sconto si sono dimostrati molti di meno, soprattutto nelle regioni del sud, costringendo i titolari della carta a ricerche spesso senza risultati. Infatti nella sola Campania, ad esempio, dove i titolari della social card sono oltre , i negozi convenzionati sono meno di 500. Un po meglio in Puglia, anche se meno di 800 negozi per possessori non possono certo essere definiti una distribuzione capillare. Viene da pensare, allora, che dietro questa manovra di solidarietà sociale si annidi, come spesso accade, una meno lodevole operazione di marketing, volta a dare concretezza al supporto sociale del Governo piuttosto che servizi ai cittadini in difficoltà. Non si spiega, in caso contrario, perché questi soldi non potessero essere versati direttamente sulle pensioni o Febbraio Il piano anti-crisi della Puglia: sostegno alle famiglie Un pacchetto di misure messo a punto dall assessorato regionale alla solidarietà sociale per far fronte alla crisi economica e ridurre i costi che le famiglie pugliesi sopportano in momenti così difficili come questi. Misure che non vanno nella direzione del sostegno temporaneo. Non daremo un elemosina come la social card del governo spiega l assessore Gentile - costituiremo un fondo che sarà destinato ai Comuni i quali, sulla base delle esigenze legate alle infrastrutture sociali, potranno utilizzarle nei capitoli più appropriati: sconti per trasporti scolastici, buoni mensa, abbattimento della Tarsu, la tassa sui rifiuti. Il tutto sulla base delle domande individuali che raccoglieranno. Privilegiate le famiglie con a carico 4 o più figli, che potranno fruire di bonus e sconti anche presso i grandi magazzini pugliesi. Molti gli interventi regionali previsti, alcuni dei quali già in corso di attuazione: dalla creazione e potenziamento degli asili nido esistenti (l obiettivo è crearne 140 nuovi), alle misure di sostegno alle famiglie numerose, all associazionismo familiare per il consumo critico e solidale, agli interventi in favore del terzo settore pugliese, alla rete dei servizi per la non autosufficienza e per l autonomia delle persone ipovedenti e non vedenti, alle politiche dei tempi per l accessibilità alla rete dei servizi. Italia: un Paese fondato sul lavoro sugli stipendi degli aventi diritto, evitando in questo modo anche una spesa di oltre 8 milioni di euro legata alla realizzazione e alla gestione delle carte. Anche perché, se alcuni anni fa la carta di credito rappresentava uno status symbol della classe borghese benestante e opulenta, oggi questa manovra rappresenta esattamente l opposto, una specie di certificato di povertà che la gente si porta in tasca ed è costretta ad esibire come un tempo si esibivano, tristi memorie, le tessere per il pane. E forse ci vorrebbe una Dignità Card, un valore che stiamo perdendo più velocemente del potere d acquisto. Sergio De Cataldis Il lavoro fa male? I dati del primo Atlante degli infortuni sul lavoro della Puglia Il cancro più atroce della società: la morte sul lavoro. Se ne parla con clamore quando accadono episodi orribili come quello della Thyssen o quello che un anno fa ha visto morire a Molfetta cinque uomini in una cisterna, un po per leggerezza, un po per altruismo. Per il resto, quasi ogni giorno si verificano casi di morti sul lavoro, molti di essi passano inosservati, rientrano nella quotidianità delle notizie che ormai siamo abituati ad ascoltare. Proprio questo mese ha visto la nascita del primo Atlante degli infortuni sul lavoro della Puglia, realizzato in collaborazione dalla Regione e dall Inail perché morire sul lavoro non sia più una cosa normale. Mentre il numero degli infortuni sul lavoro tra il 2000 e il 2006 sembra essere diminuito, quello dei morti continua ad essere spaventosamente incisivo. Secondo l Atlante gli episodi di infortuni sul lavoro sono passati da quasi 45mila del 2004 agli oltre 41 mila del I casi di morte bianca invece nel 2006 sono aumentati rispetto agli anni precedenti. Il tempo passa e nonostante esistano le leggi che migliorino la sicurezza sul lavoro, la situazione cambia non nel numero delle vittime, ma nelle condizioni. Nel 2007 si sono verificati 78 casi di morti sul lavoro, di cui 18 a Lecce, 8 in più rispetto all anno precedente. Un incremento significativo è stato registrato sia nel settore agricolo (a fronte degli occupati in questo settore rimasti sostanzialmente immutati), sia in quello stradale: il rischio di morte sul lavoro sulle strade infatti, è quasi cinque volte rispetto a quello degli altri luoghi di lavoro. Nel 2009 è bastato il primo mese per segnare nuove vittime: sei solo a gennaio. Gli incidenti accadono per stanchezza, per mancanza di misure di sicurezza e purtroppo anche per superficialità da parte degli stessi lavoratori. Il settore che registra il maggior numero di incidenti mortali è quello delle costruzioni. Spesso le vittime sono persone con una consistente anzianità lavorativa e gli incidenti accadono dopo la quinta ora di lavoro. Negli ultimi tempi un gran numero di vittime è costituito da lavoratori atipici, dato importante perché specchio di un lavoratore senza diritti ma con tanti doveri. Non è un caso che il maggior numero di episodi si verifichi tra operai, braccianti, manovali, insomma tra lavoratori umili, anche irregolari, sfiancati da turni insostenibili e sottomessi pur di non perdere l unica fonte di guadagno. I morti sul lavoro non sono infatti solo quelli che muoiono schiacciati da macchinari o in incidenti simili, sono anche quelli che si spengono lentamente nei letti di ospedali perché hanno lavorato una vita a contatto con materiali nocivi. Laura Mangialardo Mensile delle associazioni di volontariato della Provincia di Lecce Febbraio 2009 Anno IV - n.29 Iscritto al n. 916 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 24/01/2006 Direttore Responsabile: Luigi Russo Redazione: Serenella Pascali, Sergio De Cataldis, Valentina D Amico, Silvana Sarli, Luigi Conte, Donato Melcarne, Mimina Sergi, Michela Santoro, Sara Mannocci, Sara D Arpe, Daria Caione, Luca Spagnolo, Laura Mangialardo sede: Centro Servizi Volontariato Salento - via Gentile, 1 - Lecce Tel Fax Direttore: Stampa: SERAFINO ARTI GRAFICHE - TRICASE Tel e Fax

15 La grammatica di Dio : Stefano Benni ha presentato uno dei suoi lavori più profondi, ricco di introspezione nell animo umano Maglia e giacca nera, capelli bianchi arruffati e sorriso familiare, Benni si è presentato così nel Castello di Copertino e nonostante la sua ostilità verso le interviste, si è lasciato andare ad una conversazione quasi amichevole. La grammatica di Dio, ultimo lavoro dell'autore, racconta storie di solitudini, perché la solitudine non è solo una. Ci sono tanti tipi di solitudine, quelle veramente annichilenti, sterili, quelle che nascono dall abbandono, tristi, e non c è strumento che tenga, nessun telefonino né internet, nessuna nuova medicina che possa funzionare a debellarle. C è chi sceglie la solitudine, quella fertile, creativa, di chi sa di poter uscire ed incontrare gli altri. In un certo senso è come se fosse una stanza dalle porte chiuse, ma io so di poterle aprire e rendere tutto più facile. È una solitudine che porta alla condivisione, al dono A proposito di dono, lei crede che il dono sia una di quelle menzogne che garantiscono la coesistenza pacifica degli individui? Io penso che se qualcuno conquista qualcosa nella sua solitudine, secondo me, è bello che lo divida con gli altri. Se tu acquisti una saggezza è bello che la insegni a qualcuno. Donare è importante o almeno dare l esempio. Ma il dono, dicevano i greci, è terribile. intervista a Stefano Benni Letteratura è condivisione È qualcosa che ti lega ad un altra persona. Io faccio un dono a qualcuno, o lo ricevo soprattutto, ed è qualcosa che io accetto e accolgo e mi lega alla persona che lo ha fatto. Io non posso solo accettarlo, ma devo e desidero capire perché l ho ricevuto e se il dono è prezioso. È come quando a Natale ai bambini si fanno cento regali, non sono certo doni quelli, sono solo un modo per tenerseli buoni. Il dono è terribile perché c è la responsabilità dell accettarlo. Crea un legame, una parità, e questo è ciò che la beneficenza spesso non fa. Ci muoviamo solo con la pietà, noi diciamo al povero: ti regaliamo ciò che tu non hai, e in questo modo cancelliamo la parità. Bisognerebbe invece fare in modo di dire al povero: noi ti diamo questo perché tu un giorno me lo possa ridare. È necessario capire che si parla con persone con una cultura straordinaria ma che in alcuni momenti della loro vita sembra che non possano dare niente. Il mio migliore amico in questo momento è un ragazzo del Camerun, che mi sta insegnando tanto. Nel nostro primo incontro io pensavo di dovergli insegnare alcune cose, adesso so che è lui che mi arricchisce tanto, non solo con la sua straordinaria cultura. Mi racconta che quando lui è arrivato in Italia guardava la luce nelle case degli italiani, guardava la vita nel loro interno con la nostalgica voglia di entrare e dire: io sono qui, ma gli mancava il coraggio di farlo perché sapeva che sarebbe stato respinto. Lei prima ha accennato alle associazioni di volontariato. Secondo lei, il volontariato e l associazionismo possono essere un modo per sconfiggere le nuove solitudini? Adesso sotto il nome di volontariato ci vanno delle cose molto diverse. Io ho sempre lavorato con Emergency, Amref. C è il volontariato pagato, che è un lavoro sociale, e c è il volontariato di gente che non vive di questo. Questa parola viene usata spesso in modo improprio, è un mondo molto complesso e ci sono cose molto serie. Non si può ad esempio dire che Telefono Azzurro è volontariato, è tutt altra cosa. Il volontariato non può sopperire ad un paese che non ha una politica sociale, non può risolvere i problemi della società, anche se a volte lo fa. Quando mi chiedono dov è la politica in Italia, io rispondo che la politica, la polis, è nelle associazioni, non è quella che si fa in Parlamento dove si fa amministrazione del potere, Il branco, tra solitudini e violenze Per parlare della filosofia del branco occorre partire dall'esperienza concreta. Il cammino fatto dall'agesci (associazione educativa che vive con e per i ragazzi) ha consentito di analizzare la filosofia del branco accostando ad essa alcune riflessioni. Il "branco" compie il suo mandato: provoca, mostra i muscoli. Ma non solo, umilia, violenta, terrorizza. Il "branco" è quello dei minori che sembrano non avere la capacità di ragionare prima di agire ovvero un filo interno che leghi il pensiero all'azione, il gesto alle emozioni e alle conseguenze. Non si tratta di mostri ma di qualcosa che ha a che fare con l'organizzazione mentale e psichica che in adolescenza è confusa, ancora poco articolata. E nel gruppo, spesso solo nel gruppo, la determinazione e il pensiero individuale assumono la forma dell'emulazione, sottomessa al bisogno di essere approvati dai compagni di avventura. Così nascono le azioni violente, così si sviluppa la furia dei bulli, quando sono insieme. Da agnelli a lupi. E noi ci spaventiamo e ci interroghiamo. Che fare? Come intervenire? Quali misure trovare per arginare quello che ci sembra odio e vendetta? Le bande giovanili di un tempo crescevano dentro le metropoli, affogate nella povertà economica di comunità emarginate (G.Maiolo). Ora i bulli, i vandali, i violenti crescono dappertutto. Nei piccoli centri, nei paesi, nei villaggi che una volta sembravano al riparo dalla criminalità e dove la qualità della vita si diceva fosse più a dimensione umana. Ora li incontriamo precocemente negli asili e nelle scuole elementari prima di raggiungere le medie e le superiori. Il branco colpisce con forza spavalda, abusa quando meno te lo aspetti, ti sfida senza un minimo di paura. Tutto può accadere in piena luce, nel cuore della città, su una panchina dei giardini o nel corridoio della scuola. E nessuno vede, quasi sempre perchè non si vuole vedere. A Lampedusa come a Bolzano. Possiamo chiamarlo bullismo o con altri mille nomi, ma il significato è sempre lo stesso perchè i gesti violenti, sono sempre uguali, feriscono e sfregiano non solo il corpo ma l'anima della vittima, sia essa un adulto o un minore. Il branco che compie vandalismi non è una cosa nuova, c'è sempre stato. Solo che un tempo dietro vi era il bisogno di trasgredire alle regole, di misurare la propria forza quella che muoveva le piccole bande a suonare i campanelli di una casa e poi scappare, nascondersi per provare fino a che punto si poteva farla franca. Ora non è più questa la motivazione ma il bisogno di essere visibili, di acquistare consistenza e popolarità. Ora a differenza di ieri il gesto vale se tutti lo vedono, se impone attenzione e richiama spettatori. La violenza come spettacolo ormai appartiene alla nostra cultura, ai reality che dilagano dentro ogni nostra ora e sfumano il confine tra il "possibile" e il "non consentito". Da questo nasce il bisogno di filmare con il cellulare l'aggressione e l'umiliazione. Perchè la violenza ha più significato se può essere esibita e il violento diventa un eroe o il bullo un mito solo se tutti lo riconoscono. I bulli o i baby-killer di oggi non sono mostri, sono molto spesso degli Febbraio Stefano Benni un prolungamento dell economia e degli affari personali. Per me le associazioni di volontariato, lo stare insieme, sono la politica. Ultimamente io vedo sia cose fatte bene, che vanno anche contro certi canoni politici, ma vedo anche rituali. Ci sono modi televisivi di fare beneficenza, come Telethon, che io non includo nel volontariato. La bontà può essere sgrammaticata? Una bontà può essere colta e può anche essere sgrammaticata. San Giuseppe da Copertino è un esempio di bontà sgrammaticata. Vedere che un quarto di Roma è in mano alla Chiesa mentre tanta gente non ha un posto in cui dormire, si può chiamare sgrammaticatura? È una cosa che offende, non è una bontà. Laura Mangialardo esibizionisti che hanno bisogno di contare almeno un po' per qualcuno. Non provengono più dalle aree degradate della società ma crescono in una realtà ambientale e familiare povera di relazioni, svuotata di affettività e di condivisione, spesso nella più assoluta solitudine. E in questo spazio vuoto che i bambini e gli adolescenti si trovano a vivere e a tentare di diventare grandi senza riuscirvi. Lasciati soli e senza identità organizzano i loro riti, anche i più macabri, per la necessità di lasciare un orma, una traccia di sé o almeno un segno spesso terribile, di quella loro esistenza povera che non sanno ancora come vivere e riconoscere. Non servono allora le azioni restrittive e repressive, i controlli, l'aumento delle limitazioni. C'è sempre un modo per farla franca, per superare il limite se si vuole. Serve forse di più l'impegno a non dimenticarci delle loro esigenze e dei loro bisogni. Serve restituire loro quella attenzione di cui hanno necessità per crescere. Urge dare loro fiducia nel futuro e aiutarli a riempire il vuoto dei sentimenti e la noia dilagante che impaluda e dalle quali si può solo uscire con dosi sempre più elevate di adrenalina. Luigi Conte

16 Decreto sicurezza, l immigrazione clandestina diventa reato Sanzione da 5 a 10mila euro per chi entra o soggiorna illegalmente in Italia. I punti salienti del provvedimento approvato dal Senato Febbraio Il 14 gennaio è stato approvato al Senato il Decreto sicurezza, che con l art. 9 trasforma l immigrazione clandestina in reato. L iter legislativo non è ancora terminato, ma ormai la sua approvazione è certa vista la maggioranza che la sostiene. La pena prevista per il reato è stata ridotta, passando dal carcere ad una sanzione amministrativa tra 5 a 10 mila euro, prima del rimpatrio. Quest ultimo, inoltre, sarà facilitato non essendo più necessario il nulla osta dell autorità competente. La Lega esprime la sua soddisfazione, mentre l opposizione critica decisamente il provvedimento, definendo la norma approvata inutile e dannosa per il paese. Il senatore dell Idv Luigi Li Gotti ha affermato che i processi che si dovranno fare ai clandestini costeranno, secondo i dati messi da disposizione dal Ministero, oltre 400 milioni di euro. Questa legge segna un passo indietro per l Italia, paese di grande cultura di accoglienza e integrazione per gli stranieri, risorsa economica ormai irrinunciabile. Passando in rassegna il Decreto sicurezza troviamo anche limitazioni per i matrimoni di comodo, rispetto a cui il coniuge straniero dovrà aspettare due anni per chiedere la cittadinanza. È stato approvato anche l art.4 del provvedimento, che introduce una tassa da 80 a 200 euro per tutti gli extracomunitari che vogliono diventare cittadini italiani. Questa tassa è stata molto osteggiata dai vescovi, ma di fatto equipara l Italia alle norme europee. Non è invece passata la proposta di un contributo di 50 euro per la richiesta ed il rinnovo del permesso di soggiorno. Il limite massimo di trattenimento nei Cie (Centri di espulsione e identificazione, ex Cpt) resta nel Decreto quello attuale di 60 giorni. La norma che allungava la permanenza fino a un massimo di 18 mesi è stata cancellata con un emendamento del Pd. Inoltre, il progetto del Governo è quello di costruire almeno un Cie per regione. Fino ad oggi alcune regioni hanno esercitato il diritto di decidere quali strutture costruire, negando l autorizzazione alla costruzione. Per eludere questa possibilità delle regioni il Governo ha promulgato lo stato di emergenza immigrazione : può quindi obbligare le regioni a costruire tali strutture agendo con provvedimenti di protezione civile. Un altra norma è passata il 5 febbraio al Senato: i medici, privati e pubblici, possono denunciare gli immigrati clandestini che si presentano da loro per farsi curare. Forte l opposizione sia della Chiesa Cattolica che dell Ordine dei medici, che giudicano questo provvedimento in contrasto con la deontologia professionale. Quali le conseguenze prevedibili? Che gli immigrati diventino schiavi di medici senza scrupolo pronti a non denunciare in cambio di denaro o che rinuncino a farsi curare. Sara Beaujeste D Arpe Meglio il volontariato della politica Presentato a Milano lo studio La società civile tra eredità e sfide : in Italia 86 mila organizzazioni della società civile, stimate molto più dei partiti politici Sono circa 86 mila le organizzazioni di cittadini attive nelle politiche pubbliche e nel volontariato e che svolgono attività di interesse generale. Un variegato universo che viene radunato sotto la sigla di organizzazioni della società civile (Osc), presente soprattutto al Nord (dove si concentra il 51% delle associazioni), piuttosto che nel Sud (27,7%) o al centro (21,2%). Le più note sono Airc, Unicef, Caritas, Emergency. I cittadini si fidano più di loro che di Presidente della Repubblica, Chiesa, Carabinieri, Presidente del Consiglio, non parliamo poi di Parlamento e partiti politici. Sono alcuni dati che emergono dallo studio La società civile tra eredità e sfide presentato il mese scorso a Milano dalla onlus Cittadinanzattiva e da Fondazione per la cittadinanza attiva (Fondaca), in collaborazione con l'agenzia per le onlus. Secondo lo studio, gli italiani si fidano più delle organizzazioni sociali che dei politici, partecipano ai movimenti più che iscriversi a un partito, stimano più chi lotta per i diritti civili che i deputati in parlamento, ma in fondo, non credono davvero che le associazioni sociali possano determinare il futuro della nostra società. Ciò che caratterizza le Osc in Italia però è una sorta di relazione inversa : da un lato dimostrano grande capacità di impatto concreto nella realtà e nella soluzione dei problemi della popolazione, d'altra parte, quando devono esercitare influenza nella vita politica, hanno un effetto assolutamente trascurabile. Lo studio dà due principali spiegazioni al fenomeno: un ruolo non cooperativo della maggior parte dei media e un auto-percezione riduttiva del proprio ruolo. La classifica stilata da Cittadinanzattiva vede al primo posto le organizzazioni di volontariato (con l'86,6% della fiducia degli italiani), seguite dal Presidente della Repubblica (79%) e dalle forze dell'ordine (73,7%). Le associazioni dei consumatori si piazzano al settimo posto, le cooperative sociali al tredicesimo, i movimenti sociali al ventesimo, i sindacati al venticinquesimo. I partiti politici, con l'8,8% dei consensi, si piazzano all'ultimo posto nella fiducia degli italiani. Significativa la presenza femminili nelle Osc: le donne rappresentano infatti il 50,8% delle persone impegnate, ma occupano posizioni di leadership solo in tre organizzazioni su dieci. Lo stesso vale nelle realtà del terzo settore: solo 33 dei 157 ruoli dirigenziali (21%) sono occupati da donne. Il 42% delle organizzazioni di volontariato dipende da fondi pubblici, mentre le imprese private mostrano una crescente attenzione sia al dialogo sia al supporto finanziario delle Osc circa il 70% delle imprese private in Italia destina loro delle donazioni. Le associazioni giovanili e studentesche al contrario, quelle artistico-culturali e dei gruppi minoritari sono invece tra le più deboli, per numero di partecipanti e per la capacità di incidere nella realtà cittadina e politica.

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