Il riconoscimento e la tutela dei dislessici sono finalmente legge dello Stato

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1 Associazione Docenti Italiani Il riconoscimento e la tutela dei dislessici sono finalmente legge dello Stato

2 Biografie che imboccheranno la strada giusta? Quante biografie di dislessici imboccheranno la via giusta o raddrizzeranno quella pesantemente obliqua già intrapresa ora che la legge dello Stato li riconosce e li tutela? Si tratta di circa bambini e ragazzi nella popolazione compresa tra 6 e i 19 anni (per la verità le stime oscillano tra il 3 e il 5 %), le cui storie personali sono effettivamente gravate da difficoltà di lettura, scrittura, calcolo fortemente condizionanti, derivanti da una singolarità di funzionamento mentale su base neurobiologica. Questi disturbi possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana, come ricorda la legge stessa (art.1, comma 1), che pone tra le proprie finalità anche quella di ridurre i disagi relazionali ed emozionali dei dislessici (art.2, lettera c). Biografie: il piccolo libro di testimonianze autobiografiche curato da Giacomo Stella ( Storie di dislessia, Libriliberi, 2002) è forse il modo più efficace per entrare nella reale dimensione che il problema può assumere: Qualche volta di notte sogno che di colpo imparo a leggere. Le prime volte, quando mi svegliavo la mattina provavo [a leggere], per vedere se era vero, per fortuna non sapevo in anticipo che avrei dovuto leggere [è la sposa che parla: la formula di matrimonio fu letta poi al suo posto dal sacerdote] sennò non avrei voluto sposarmi in chiesa davanti a tutti, Oggi ho 16 anni la ragazza mi scrive i bigliettini; io non sono capace di leggerli, ma faccio finta di sapere quello che c'è scritto, Ci sono tante cose importanti nella vita: ad esempio le date alcune volte mi vergogno perché non ricordo quando sono nati i miei figli se mi sforzo, magari mi ricordo Non c'è niente di immediato, a causa di questo si creano tanti malintesi, Quando rientrava da scuola aveva l'aria cupa, il respiro pesante, come se provasse odio e rancore si buttava nel letto con gli occhi lucidi e sbarrati e fissava il vuoto Per i suoi insegnanti Gianluca era svogliato e deficiente, La prof ha detto che non mi porta all'esame perché sono un analfabeta del Lei dice che non può credere che io non riesca a scrivere e a leggere come gli altri, non ci crede che io sono un dislessico, ha detto che sono scuse e che io ho solo poca voglia di studiare, Faccio la terza media e sono già stato bocciato una volta Sono stato a parlare col preside che ha detto che se un dottore mi fa un certificato di dislessia loro mi promuovono. Io gli ho promesso che, se lui mi fa promuovere, io non vado alle superiori 2

3 Un iter normativo tormentato Ora la legge c'è e si direbbe un'ottima legge, che si rivolge a tutto il percorso formativo, dalla scuola dell'infanzia all'università. L'inclusione dell'università superando il precedente testo del Senato del 2009, che non la comprendeva rappresenta una bella scommessa; anche l'inclusione della scuola dell'infanzia non era del tutto scontata, come risulta dai lavori della commissione, mentre l'intervento sia di individuazione precoce sia di aiuto fonologico è di estrema importanza proprio nei primi anni del linguaggio. La legge è stata preceduta da un travaglio davvero lungo: la prima proposta di legge fu presentata nel 2002, altre proposte seguirono nel 2004 e nel 2006; nel 2007 un testo fu presentato al Senato (l'iter si interruppe per la caduta del governo); un nuovo testo fu poi presentato al Senato nel Infine, nel maggio 2010, veniva approvato alla Camera frutto della unificazione di due proposte (Ddl e Ddl. 1036) il testo ora divenuto legge dello Stato, licenziato in via definitiva il 29 settembre scorso. In questo lungo periodo qualcosa si è mosso, e nelle scuole come nella società la questione della dislessia si è comunque imposta, producendo sia buoni frutti, sia elusioni e resistenze da parte di dirigenti e docenti. A portare alla maturazione di una certa diffusa sensibilità al problema hanno contribuito sotto l'impulso delle associazioni dei dislessici gli interventi del ministero, dapprima con il Protocollo n. 4099/A/4 del , che invita le scuole ad applicare strumenti compensativi e dispensativi, elencati piuttosto puntualmente, poi con il Protocollo n. 26/A/4 del 5/1/2005 sulle misure a tutela dei candidati dislessici in sede di esami di Stato di scuola secondaria sia di 1 che di 2 grado, ripreso successivamente con precise disposizioni in Circolari e Ordinanze a partire dal

4 La scommessa di un'adeguata formazione dei docenti Il problema che ora si pone è quello della piena e corretta applicazione della legge. Preoccupazioni a questo proposito sono già state avanzate dalla presidente dell'associazione Italiana Dislessia, Rosabianca Leo, che invoca sanzioni in caso di mancata applicazione. Più ancora che questo, la cosa importante e difficile è l'impegno ad una seria ed efficace azione di formazione di dirigenti e docenti su tutto il territorio nazionale, sulla quale attendiamo entro quattro mesi apposito decreto del Ministro. Basta ricordare, tra l'altro, che, per l'ambiguità del contratto dei docenti, la partecipazione alle iniziative di aggiornamento e formazione in servizio in molte scuole è ancora lasciata alla libera adesione del singolo docente ed è presumibile che, se pure si riuscirà a mettere in atto un serio piano di formazione, l'adesione dei docenti sarà progressivamente minore passando dalla scuola di infanzia e dalla primaria alla secondaria, soprattutto di 2 grado. E' ancora diffusa, essenzialmente nella scuola secondaria, una tipologia di docente evocata dagli spaccati di storie di scuola sopra riportati - per il quale o un alunno è normale, e allora pretendo quello che pretendo dagli altri, o uno non è normale, e allora mi accontento di quello che fa. Per questi docenti il riconoscimento di DSA viene ad essere una specie di statuto di diversità protetta sulla quale è posto il divieto di infierire, mentr e le misure dispensative sembrano dispensare soprattutto il docente dall'introdurre qualche cambiamento nella propria visione e pratica didattiche Si tratta dunque, a volte, di modificare atteggiamenti profondi. Per questo una diffusa buona formazione incisiva, che apra la mente è una condizione essenziale: la sola presa d'atto e applicazione delle provvidenziali, preziosissime misure compensative e dispensative già raccomandate dal Ministero dal 2004 non è sufficiente, se non si entra nella consapevolezza dei vari aspetti e componenti del disturbo, delle conseguenti molteplici difficoltà, delle dinamiche di riduzione del problema e delle grandi differenze che il disturbo e le risposte del singolo presentano nei diversi soggetti. L'obiettivo della formazione non può che essere alto e la preparazione di dirigenti e docenti assicurata dalla legge in tema di DSA (art.4) e per la quale è autorizzata una spesa pari a un milione di euro nel 2010 e un altro milione nel 2011 intende effettivamente esserlo, essendo finalizzata (giustamente, ma forse piuttosto ottimisticamente) ad acquisire la competenza per individuarne precocemente i segnali e la conseguente capacità di applicare strategie didattiche, metodologiche e valutative adeguate. L'ADi si è attrezzata per fare fronte anche a queste esigenze ineludibili di formazione dei docenti, e all'interno del pacchetto complessivo dei corsi ne ha previsti due che affrontano questo tema: uno dedicato esclusivamente ai Disturbi Specifici di Apprendimento, e uno più complessivo su tutte le diverse difficoltà di apprendiemto, comprensivo di una parte dedicata ai DSA. 4

5 La portata dell'impegno diagnostico: diagnosi e identificazione precoce Altro impegno di grande portata è quello relativo all' attività diagnostica, che consta di due aspetti: la diagnosi e l'identificazione precoce. Le regioni in cui il Servizio sanitario non sia in grado, nell'ambito dei propri trattamenti specialistici, di garantire la diagnosi di DSA - dunque ancor meno l' identificazione precoce - devono prevedere che questa sia effettuata da specialisti o strutture accreditate nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente (art. 3, comma 1). Ancora più arduo l'impegno ad effettuare l'identificazione precoce dei DSA intervenendo tempestivamente nei casi sospetti, che le scuole dovranno segnalare alle famiglie qualora, nonostante adeguate attività di recupero didattico mirato, l'alunno presenti persistenti difficoltà (art.3, comma 2; le eventuali resistenze delle famiglie a tale indagine precoce saranno meno forti per il fatto che essa non può avere valore di diagnosi). Entro quattro mesi, il Miur (art. 7, comma 1), di concerto con il Ministero della salute, emanerà proprie linee guida per la predisposizione di protocolli regionali per l'identificazione precoce (da emanare entro i successivi sei mesi: un iter di un anno, nell'insieme). Va precisato che sia la diagnosi di dislessia che l'identificazione precoce condizione assolutamente fondamentale, soprattutto nei casi di dislessia mediograve e severa richiedono al diagnosta una preparazione puntuale, che non si può improvvisare con un'azione formativa sbrigativa, sicché anche la formazione di neuropsichiatri e psicologi delle ASL costituirà un compito piuttosto serio là dove non si sia ancora sviluppata una cultura dei DSA abbastanza diffusa e vivace. L'impegno diagnostico si profila, oltretutto, quantitativamente davvero cospicuo e non sarà facile evitare, da un lato, che molte situazioni di DSA non vengano riconosciute e trattate o lo siano solo tardivamente e, dall'altro, che bambini e ragazzi pasticcioni e con problemi di altra natura da conoscere e affrontare appropriatamente vengano presi per alunni con DSA, come, a volte, già attualmente accade, creando situazioni false, cariche di conseguenze stranianti e malsane. 5

6 Affidata al Ministero l'individuazione delle misure didattiche e di supporto e le forme di verifica e valutazione L'atteso decreto del Ministro sulla formazione dei docenti dovrà anche prevedere le misure didattiche di supporto (art. 2) che le scuole devono garantire e cioè (art. 5, comma 2) una didattica individualizzata e personalizzata strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche e misure dispensative, compresa, per le lingue straniere, ove risulti utile, la possibilità dell'esonero. Il ministero stabilirà inoltre (art. 5, comma 4 e 7, comma 2) le forme di verifica e valutazione anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all'università nonchè gli esami universitari. Tutto ciò, a differenza che in passato, corrisponde ora ad un preciso diritto sancito dalla legge: il diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari (art. 5, comma 1). La tutela del soggetto con DSA richiede certamente questa delicata azione di decretazione ministeriale, che dovrà sia essere efficace in quanto tutela, sia non invasiva in quanto intervento del Ministro nella didattica. Oltre la scuola In due punti la legge travalica i confini dell'ambito scolastico: 1. quando pone tra le proprie finalità quella di assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale (art. 2, lettera h): la prospettiva è generosa, ma meriterebbe di essere declinata in qualche concreta esplicitazione. Certamente, la formazione professionale, con i suoi intrecci con il mondo del lavoro, è particolarmente interpellata da questa norma; 2. di grande portata la norma che (art. 6) toccando un campo molto delicato e complesso - stabilisce che fino alla secondaria di 1 grado i familiari con DSA hanno diritto di usufruire di orari di lavoro flessibili, se impegnati nell'aiuto a casa ai figli dislessici, e che le modalità di esercizio di tale diritto sono determinate dai contratti collettivi nazionali di lavoro dei comparti interessati (stando a recenti vicende contrattuali, sembra, per la verità, che, almeno per una parte dei lavoratori, le cose stiano andando in una direzione poco favorevole a tanta flessibilità: possiamo stare sicuri che in questo diritto i dislessici non saranno certamente tutti uguali). 6

7 Gli aspetti definitori L'identificazione dei destinatari delle nuove norme è molto chiara attraverso la definizione (art. 1) di dislessia disgrafia disortografia e discalculia. A differenza del testo precedente (Senato 2009), che definiva le DSA come Difficoltà Specifiche d'apprendimento (creando una certa ambiguità con la successiva dizione di disturbo, anch'essa utilizzata), qui, nel pieno rispetto della letteratura scientifica, si parla senza ambiguità di disturbi, specificando che essi si manifestano con specifiche difficoltà, che vengono sinteticamente richiamate nei quattro commi relativi ai quattro ambiti di DSA (distinguendo, tra l'altro, con chiarezza la disgrafia, come disturbo della realizzazione grafica della scrittura, dalla disortografia, come disturbo della transcodifica, in pratica della composizione delle parole). Si precisa che rientrano nei DSA le situazioni non associate a deficit o disturbi delle capacità cognitive (ritardo mentale o patologie psichiatriche) o a patologie neurologiche o a deficit sensoriali (ipoacusia e sordità): i bambini e ragazzi con DSA sono assolutamente intelligenti, vivaci, normali come tutti gli altri bambini e ragazzi non affetti da patologie o deficit. Va da sé la legge non lo specifica neppure, distinguendosi dalla precedente proposta del Senato che la loro situazione è del tutto fuori dall'ambito di competenza della L.104/92. (nota 2) Infine si precisa che i DSA possono sussistere separatamente o insieme. Perché le definizioni non fissino le situazioni entro confini troppo rigidi, l'articolo si conclude correttamente vincolandone l'interpretazione all' evoluzione delle conoscenze scientifiche in materia. Si può solo osservare, nell'insieme, che il riferimento alla difficoltà negli automatismi è esplicitato solo per il calcolo e l'elaborazione dei numeri, il che può risultare sviante, dal momento che la mancata formazione dell'automatismo è precisamente il cuore stesso del disturbo di dislessia e di tutti i DSA. nota 2 I soggetti con DSA non rientrano nella definizione della L.104/92 di persona handicappata. Oltretutto l'osservazione è di Giacomo Stella, qui ricordata con riferimento ad un conferenza (ma l'osservazione figura anche in suoi scritti) la percentuale di popolazione che presenta questa singolarità di funzionamento mentale la dislessia, i DSA - è troppo alta perché si possa parlare di deficit (che da un punto di vista scientifico evoluzionistico - dovrebbe essere molto più raro) e non, appunto, di singolarità di funzionamento mentale. Si tratta ben dell'8% della popolazione (la stessa incidenza del piede piatto), anche se in Italia, grazie alla buona corrispondenza fonema-grafema propria del nostro sistema di scrittura, solo il 4 o 5% emerge al disturbo conclamato: in Inghilterra o in Olanda, dove la corrispondenza fonema-grafema è molto più complicata, i soggetti con DSA riconosciuti sono appunto l'8%. Il 3%-4% di situazioni che, qui da noi, rimangono a livello subclinico non mancano di dar luogo anch'esse frequentemente a complicazioni e storie scolastiche disturbate (su questo cfr. in questo sito l'articolo sopra citato, al paragrafo Il livello subclinico ). 7

8 Ridurre i disagi relazionali ed emozionali Vale la pena di ricordare le finalità che la legge persegue (art. 2): garantire il diritto all'istruzione e favorire il successo scolastico (e cioè una formazione adeguata e lo sviluppo delle potenzialità), ridurre i disagi relazionali ed emozionali, adottare forme di verifica e di valutazione adeguate, preparare gli insegnanti e sensibilizzare i genitori, favorire la diagnosi precoce e percorsi didattici riabilitativi, incrementare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari, assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale. Tra le tante possibili, due sottolineature. 1) La prima riguarda la finalità di ridurre i disagi relazionali ed emozionali: tutta la legge è ovviamente orientata a questo scopo, ma certamente il riferimento esplicito a possibili sofferenze sul piano relazionale ed emotivo implica il riconoscimento del fatto che, oltre ad una adeguata preparazione, fa parte della professione docente anche la buona comunicazione, l'attenzione partecipe ed empatica alla situazione emotiva dell'alunno, al suo possibile disagio o isolamento relazionale. Il docente che, per esimersi da questo intelligente lavoro di coinvolgimento comprendente, che costituisce una funzione alta della sua professione, tiene a dichiarare, di fronte allo stato di sofferenza emotiva dell'alunno, io non sono uno psicologo, è evidentemente professionalmente inadeguato (le conoscenze in campo psicologico sono sarebbero sempre più necessarie al docente di oggi, mentre, evidentemente, qualunque sorta di intervento pseudoclinico sulle emozioni, ecc., mascherato da didattica alternativa, sarebbe un obbrobrio e un atto illegittimo). 2) La seconda riguarda i percorsi didattici riabilitativi (evitando la medicalizzazione) La legge non fa mai riferimento a interventi logopedici, né assegna compiti riabilitativi al servizio sanitario, ma parla solamente di percorsi didattici riabilitativi. Ciò non esclude che, laddove lo specialista lo ritenga necessario, l'intervento riabilitativo specialistico possa e debba essere attuato, ma la legge evita qualunque tentazione medicalizzante, assegnando al servizio sanitario solo compiti diagnostici: diagnosi e identificazione precoce. Competono invece alla scuola le strategie didattiche, metodologiche e valutative e la capacità di applicarle, che l'adeguata formazione ha il compito di assicurare (art.4, comma 1). Che la riabilitazione, insomma, avvenga all'interno dell'azione didattica ed educativa (salvo i casi in cui interventi propriamente logopedici siano insostituibili; ma quanti sono questi casi? la questione non può essere elusa) è una via obbligata, date le dimensioni del problema, ma è proprio questa la vera grande scommessa che la legge pone. 8

9 Una duplice scommessa: un'azione efficace verso i DSA, uno scatto evolutivo di tutta la scuola La decretazione ministeriale relativa ai protocolli regionali per l'identificazione precoce e quella relativa alla formazione dei docenti, alle misure educative e didattiche di supporto e alle forme di verifica e valutazione sarà preparata (art. 7) da un Comitato tecnico-scientifico composto da esperti di comprovata competenza sui DSA (ai quali non spetta alcun compenso!). Il compito è veramente arduo, perché a questi esperti è richiesto di affrontare in realtà una duplice scommessa: 1. che l'azione efficace nei confronti delle difficoltà derivanti da DSA divenga forma ordinaria della didattica nelle nostre scuole 2. che, date le dimensioni e la natura del problema, si ponga in essere uno stile diffuso di attenzione differenziata a tutte le situazioni di apprendimento nella loro diversità e a tutte le situazioni di disagio, e una visione dell'apprendere a scuola che non può non andare nella direzione del bambino e ragazzo costruttore, artigiano, artista del proprio apprendimento in un clima e un ambiente laboratoriali e di operatività cooperativa, fortemente centrati sulla signficatività del sapere e saper fare a scuola. E l'abbandono della triste visione impiegatizia, esecutiva, mortificante, relazionalmente autistica dell'apprendimento scolastico che ancora affligge profondamente tanta parte della nostra scuola e nella quale tutto il fenomeno delle difficoltà scolastiche risulta esaltato, comprese in primis quelle derivanti da DSA. Un'azione efficace nei confronti dei DSA, insomma, in un contesto in cui le situazioni di difficoltà, nella loro estrema varietà e rilevanza quantitativa, sono il primo problema della scuola - insieme a quello opposto di garantire livelli di massimo profitto nei bambini e ragazzi con forte disponibilità all'apprendimento - non può non trascinare la scuola nel suo insieme verso gradi di consapevolezza e forme del fare più avanzati; uno scatto evolutivo di cui si sente una necessità ormai inderogabile. 9

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